XCIII.

XCIII.Io non fui appena traboccata nel fiume, che per la mia propria gravità, e per le spire del gorgo fra il quale venni a cadere, toccai l'ultimo fondo. Quivi era un alto e denso limaccio, che nel tonfo mi fu insino all'anche. Io diedi per istinto assai calci per levarmi su, ma il piede batteva nel tenero, e ad ogni calcio mi sommergevo più e più nell'orribile mota, e bevevo del fiumeche già n'affogavo. Alla fine due gorghi mi si confusero e rigirarono sul capo in tal guisa, che dall'urto delle due spire ne nacque una terza per il verso contrario, la quale, furiosamente circuendomi, mi ritrasse su in quanto balena. Io tornai a vedere il sole ed a spirare l'aria; ma tutto era niente. Più io m'aiutava con le mani e coi piedi, e più, com'era ignara al tutto del nuoto, la corrente, i gorghi, l'acqua stessa e le mie scosse mi ritornavano spietatamente nel fondo; ed alla fine, stanca e mortalmente affannosa, mi rassegnai alla morte, e mi gettai, senza più muovermi, sull'onde, acciocchè m'ingoiassero. Ma quelle onde, che avevano così spietatamente negato di sostenermi mentr'io m'affaticai di salvarmi, quando mi vi gettai sopra per morire, cominciarono a sostenermi.Io fui strascinata e convolta, forse per un quarto di miglio, dalla corrente ch'era assai rapida quel dì, allorchè s'affacciò dalla ripa un guardiano di que' bufali, e mi vide: e saltando ove la ripa era più umile e smottata, abbassò a traverso il fiume una lunga pertica forcuta, di cui era armato, e mi gridò d'afferrarmivi. L'atto eroico e la risoluzione di quel suo grido mi diedero la forza di stendere ambe le mani e d'afferrare quella pertica, ed egli mi trasse a riva e mi sollevò come una piuma. E vedendo ch'io già affogava, mi strinse con la sinistra mano i due piedi e mi capovolse, e stretta la destra, mi diede di forti pugni nelle reni, ond'io rigettai gran parte dell'acqua ch'avevo bevuta; e, rivoltami in su come se nulla fosse, mi posò semiviva sull'erba.Io non fui questa volta tanto felice da perdere il conoscimento. Anzi assaporai a sorso a sorso, non altrimenti che l'amaro fango del fiume, tutto l'orrore dell'inumanitàdi Cammillo; ma una contrazione convulsiva di tutti i miei nervi m'impediva di muovermi e di parlare. Stetti lunga pezza contemplando, come per sogno, il contrasto misterioso ch'era quel dì fra la placida e serena natura, che pareva annunziare pace, fraternità ed amore, e l'atrocità dell'uomo, pure figliuolo di quella stessa natura.Il mandriano, vedendo ch'io, al suo credere, non risensava, lasciatami un istante, saltò nella prossima vigna, donde tornò con una sua donna; ed aiutato da questa, mi ricoverarono in una loro rustica capannetta. Nè potendomi io muovere nè parlare, benchè avessi riavuto presso che tutto il mio discorso, andò l'uomo pei carabinieri, che sono come qui i gendarmi, e tornato con una mano di questi e con una bussola, ne fui menata in quella al Governo.Quivi, alla fine, tratto un medico e fattomi cavar sangue, racquistai il movimento e la favella; e interrogata dell'avvenimento, giurai ch'io passeggiava sola, com'era mio costume, per quella sponda, e che mi era venuto messo il piede in fallo, ed ero precipitata nel fiume, donde quel buon mandriano m'aveva salvata. Questi, che con la sua donna ed altra gente accorsa alla novità, m'era ancora dappresso, testificò, nella sua innocenza, che quando s'era accorto di me, non aveva veduto orma d'uomo che fuggisse, nè nessun'altra cosa che desse sospetto che il caso mio fosse stato altro che fortuito. E dopo ch'io, in premio dell'avermi salva, gli ebbi data la sola cosa che m'avanzava, l'anello col quale il traditore aveva mille volte promesso d'impalmarmi, e ch'ebbi mostrato un gran desiderio di ridurmi a casa per rivestirmi di panni più asciutti, gli ufficiali del Governo romano, che non sono dei sottili, ci lasciarono andar tutti alla nostra ventura.Battevano le ventitrè, quand'io giunsi all'uscio da via della mia casa, e m'imbattei nella mia minente che ne usciva; la quale, al solo vedermi, s'arretrò d'un passo, come a un fantasma pauroso: e quando m'ebbe corsa dell'occhio, e m'ebbe veduta così scinta e molle e scarmigliata e pallida del pallore della morte, s'arretrò d'un altro passo. Ma poi ch'io la chiamai a nome, che l'era detto Nanna:O come, mi diss'ella, persuasa alla fine ch'io non era una visione, non siete voi partita altrimenti?...Ristretteci insieme nella piccola corte, io le confidai tutto quanto m'era seguíto, ch'io l'aveva conosciuta per donna da ciò. E tosto n'ebbi, che Cammillo, dopo avermi traboccata nel fiume, era venuto in gran furia a casa, e trovatala quivi, l'aveva come garrita del suo essere venuta tardi; perocchè egli allora allora partiva con un principe russo, e gli era convenuto accompagnarmi di persona all'albergo in Piazza di Spagna, mentre, s'ella veniva prima, m'avrebbe mandata con lei; e fatti incontanente suoi gruppi e valige, era montato su all'altro piano a dar la chiave alla padrona delle stanze, ed a pagargliene i giorni dispari; e, data licenza ad essa Nanna, cui mostrandosi tutto infuriato, aveva impedito che venisse a darmi il buon viaggio all'albergo, s'era dileguato come il fulmine in una carrettella da nolo.Allora fui io chiarita del tutto e percossi per l'ultima volta la mia fronte. Così come ero intirizzita e prossima a rendere lo spirito, m'afferrai al collo della Nanna, e la scongiurai di venir meco all'albergo in Piazza di Spagna. Era già notte quando giungemmo proprio sulla fonte ch'è nel mezzo di quella piazza, detta dal volgo la Barcaccia, da una barca di marmo che ne forma lapila. Quivi io, così com'ero lassa e rifinita, quasi mi veniva meno al solo pensiero di rivedere quell'albergo e quegli albergatori nello stato in cui ero, e mi raccomandai alla mia Nanna di montar ella su, e cercare del vero. Nanna andò, seppe e ritornò; e mi disse che, in sulle quindici ore, il principe con la moglie e con la sua gente, e Cammillo con una principessa russa, erano tutti partiti in sulle poste per Pietroburgo; che costei, giovane, ricca e bella, era venuta poco fa di Napoli e s'era trattenuta il più del tempo nella villeggiatura del principe; che quivi, visto Cammillo, n'era divenuta sì persa, che gli s'era profferta, s'egli non fosse maritato, di sposarlo; e che Cammillo l'aveva sposata incontanente, nè aveva dubitato di predicare a chiunque sapesse del fatto mio, ch'io non era già sua moglie, ma una vile bastarda di concubina che per dappocaggine egli aveva sostenuta insino allora, e della quale gli era troppo facile di sbrigarsi.

Io non fui appena traboccata nel fiume, che per la mia propria gravità, e per le spire del gorgo fra il quale venni a cadere, toccai l'ultimo fondo. Quivi era un alto e denso limaccio, che nel tonfo mi fu insino all'anche. Io diedi per istinto assai calci per levarmi su, ma il piede batteva nel tenero, e ad ogni calcio mi sommergevo più e più nell'orribile mota, e bevevo del fiumeche già n'affogavo. Alla fine due gorghi mi si confusero e rigirarono sul capo in tal guisa, che dall'urto delle due spire ne nacque una terza per il verso contrario, la quale, furiosamente circuendomi, mi ritrasse su in quanto balena. Io tornai a vedere il sole ed a spirare l'aria; ma tutto era niente. Più io m'aiutava con le mani e coi piedi, e più, com'era ignara al tutto del nuoto, la corrente, i gorghi, l'acqua stessa e le mie scosse mi ritornavano spietatamente nel fondo; ed alla fine, stanca e mortalmente affannosa, mi rassegnai alla morte, e mi gettai, senza più muovermi, sull'onde, acciocchè m'ingoiassero. Ma quelle onde, che avevano così spietatamente negato di sostenermi mentr'io m'affaticai di salvarmi, quando mi vi gettai sopra per morire, cominciarono a sostenermi.

Io fui strascinata e convolta, forse per un quarto di miglio, dalla corrente ch'era assai rapida quel dì, allorchè s'affacciò dalla ripa un guardiano di que' bufali, e mi vide: e saltando ove la ripa era più umile e smottata, abbassò a traverso il fiume una lunga pertica forcuta, di cui era armato, e mi gridò d'afferrarmivi. L'atto eroico e la risoluzione di quel suo grido mi diedero la forza di stendere ambe le mani e d'afferrare quella pertica, ed egli mi trasse a riva e mi sollevò come una piuma. E vedendo ch'io già affogava, mi strinse con la sinistra mano i due piedi e mi capovolse, e stretta la destra, mi diede di forti pugni nelle reni, ond'io rigettai gran parte dell'acqua ch'avevo bevuta; e, rivoltami in su come se nulla fosse, mi posò semiviva sull'erba.

Io non fui questa volta tanto felice da perdere il conoscimento. Anzi assaporai a sorso a sorso, non altrimenti che l'amaro fango del fiume, tutto l'orrore dell'inumanitàdi Cammillo; ma una contrazione convulsiva di tutti i miei nervi m'impediva di muovermi e di parlare. Stetti lunga pezza contemplando, come per sogno, il contrasto misterioso ch'era quel dì fra la placida e serena natura, che pareva annunziare pace, fraternità ed amore, e l'atrocità dell'uomo, pure figliuolo di quella stessa natura.

Il mandriano, vedendo ch'io, al suo credere, non risensava, lasciatami un istante, saltò nella prossima vigna, donde tornò con una sua donna; ed aiutato da questa, mi ricoverarono in una loro rustica capannetta. Nè potendomi io muovere nè parlare, benchè avessi riavuto presso che tutto il mio discorso, andò l'uomo pei carabinieri, che sono come qui i gendarmi, e tornato con una mano di questi e con una bussola, ne fui menata in quella al Governo.

Quivi, alla fine, tratto un medico e fattomi cavar sangue, racquistai il movimento e la favella; e interrogata dell'avvenimento, giurai ch'io passeggiava sola, com'era mio costume, per quella sponda, e che mi era venuto messo il piede in fallo, ed ero precipitata nel fiume, donde quel buon mandriano m'aveva salvata. Questi, che con la sua donna ed altra gente accorsa alla novità, m'era ancora dappresso, testificò, nella sua innocenza, che quando s'era accorto di me, non aveva veduto orma d'uomo che fuggisse, nè nessun'altra cosa che desse sospetto che il caso mio fosse stato altro che fortuito. E dopo ch'io, in premio dell'avermi salva, gli ebbi data la sola cosa che m'avanzava, l'anello col quale il traditore aveva mille volte promesso d'impalmarmi, e ch'ebbi mostrato un gran desiderio di ridurmi a casa per rivestirmi di panni più asciutti, gli ufficiali del Governo romano, che non sono dei sottili, ci lasciarono andar tutti alla nostra ventura.

Battevano le ventitrè, quand'io giunsi all'uscio da via della mia casa, e m'imbattei nella mia minente che ne usciva; la quale, al solo vedermi, s'arretrò d'un passo, come a un fantasma pauroso: e quando m'ebbe corsa dell'occhio, e m'ebbe veduta così scinta e molle e scarmigliata e pallida del pallore della morte, s'arretrò d'un altro passo. Ma poi ch'io la chiamai a nome, che l'era detto Nanna:

O come, mi diss'ella, persuasa alla fine ch'io non era una visione, non siete voi partita altrimenti?...

Ristretteci insieme nella piccola corte, io le confidai tutto quanto m'era seguíto, ch'io l'aveva conosciuta per donna da ciò. E tosto n'ebbi, che Cammillo, dopo avermi traboccata nel fiume, era venuto in gran furia a casa, e trovatala quivi, l'aveva come garrita del suo essere venuta tardi; perocchè egli allora allora partiva con un principe russo, e gli era convenuto accompagnarmi di persona all'albergo in Piazza di Spagna, mentre, s'ella veniva prima, m'avrebbe mandata con lei; e fatti incontanente suoi gruppi e valige, era montato su all'altro piano a dar la chiave alla padrona delle stanze, ed a pagargliene i giorni dispari; e, data licenza ad essa Nanna, cui mostrandosi tutto infuriato, aveva impedito che venisse a darmi il buon viaggio all'albergo, s'era dileguato come il fulmine in una carrettella da nolo.

Allora fui io chiarita del tutto e percossi per l'ultima volta la mia fronte. Così come ero intirizzita e prossima a rendere lo spirito, m'afferrai al collo della Nanna, e la scongiurai di venir meco all'albergo in Piazza di Spagna. Era già notte quando giungemmo proprio sulla fonte ch'è nel mezzo di quella piazza, detta dal volgo la Barcaccia, da una barca di marmo che ne forma lapila. Quivi io, così com'ero lassa e rifinita, quasi mi veniva meno al solo pensiero di rivedere quell'albergo e quegli albergatori nello stato in cui ero, e mi raccomandai alla mia Nanna di montar ella su, e cercare del vero. Nanna andò, seppe e ritornò; e mi disse che, in sulle quindici ore, il principe con la moglie e con la sua gente, e Cammillo con una principessa russa, erano tutti partiti in sulle poste per Pietroburgo; che costei, giovane, ricca e bella, era venuta poco fa di Napoli e s'era trattenuta il più del tempo nella villeggiatura del principe; che quivi, visto Cammillo, n'era divenuta sì persa, che gli s'era profferta, s'egli non fosse maritato, di sposarlo; e che Cammillo l'aveva sposata incontanente, nè aveva dubitato di predicare a chiunque sapesse del fatto mio, ch'io non era già sua moglie, ma una vile bastarda di concubina che per dappocaggine egli aveva sostenuta insino allora, e della quale gli era troppo facile di sbrigarsi.


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