Chapter 15

BRAVI FUNZIONARII

Tutto ciò si legge testualmente nei rapporti di questibravifunzionari, che devono applicare le leggi antianarchiche; e tutto ciò porta la stigmata della viltà, perchè venne scritto il 26 e 27 gennaio, quando lo stato di assedio era in vigore, quando gl’imputati erano in carcere; e venne scritto per uso e consumo della magistratura inquirente, che voleva delbuono in mano per mandare in galera i socialisti. Ci fu un eroe, però, che non aspettò lo stato di assedio per denunziare i pericolosi sobillatori e le più pericolose cospirazioni: è il delegato di Bisacquino. Ecco il rapporto dell’ottimo signor Morandi, mandato in ottobre al suo superiore, il sottoprefetto di Corleone, in tutta la peregrinità del suo stile:

IL TRATTATO DI BISACQUINO

«Notizie sulla cospirazione del Comitato centrale esistente in Palermo, inspirata dai componenti di esso, da notizie partecipate da un gregario fin dall’ottobre 1893.«1. La congiura che ha la sua manifestazione a mezzo dei Fasci dei lavoratori socialisti ha per obiettivo una azione politica, protetta e promossa dalla Francia e dalla Russia, che hanno di mira lo smembramento della Sicilia dal resto d’Italia;«2. La Sicilia sarebbe invasa dalla Russia e tenuta da essa come base d’operazione sopra Costantinopoli;«3. Si promette alla Sicilia un governo libero, indipendente, senza oneri, con l’obbligo però di tenere, nei punti in cui vorrebbe la Russia, delle guarnigioni militari;«4. Non più tardi del maggio 1894 la Francia simulerà un passaggio delle Alpi per invadere il Piemonte, nel mentre che la Sicilia farà l’insurrezione socialista, protetta al di fuori dalla Francia, la cui flotta terrebbe a bada quella italiana e quella inglese, ecc.;«5. Per aver vivo lo spirito di ribellione in Sicilia si forzeranno i soci dei fasci allo sciopero, permodochè esasperati dalla miseria, l’impeto della rivolta sia indomabile;«6. I Fasci di Sicilia attendono due navi di fucili a retro-carica, munizioni e bombe cariche di dinamite;«7. Si tenterà ancora la rivoluzione dei fasci e di altri sodalizi sovversivi delle altre regioni d’Italia, e quando il governo cercherà di riparare per la Sicilia, la Francia tenterebbe una spedizione per invadere Roma;«8. Tutto avrà luogo con rapidità fulminea, che in ciò le potenze nemiche posano la maggior fiducia per completamente riuscire.«9. Si fa assegnamento sulla non intera compattezza dell’esercito italiano, tanto più che la bassa forza ritiensi voglia partecipare nelle aspirazioni comuni ed unisone alla redenzione del proletario (!);«10. Il Consiglio generale di tale congiura è composto di varii deputati siciliani, fra i quali Colajanni, De Felice Giuffrida ed un Granduca (?);«11. Per ora si è concertato un moto rivoluzionario da verificarsi, o nell’atto in cui venissero sciolti i fasci, o nel prossimo inverno, perchè i socii del fascio potessero avere agio di approfittare coi saccheggi, e così poter campare fino all’epoca in cui insorgesse con la Sicilia il resto dell’Italia. Tale rivolta che precorrerebbe la generale, si limiterebbe alla sola provincia di Palermo, essendo questa ben preparata con armi in parti nostrane, in parte a retro-carica e a Wetterly, e già i soci del fascio attendono in segreto alla formazione delle cartucce;«12. Si è stabilito che la corrispondenza dei cospiratori di tutti i fasci, venga affidata ad appositi pedoni espressamente scelti fra i più scaltri e fidi gregari, escluso il mezzo postale ed il telegrafo, con eccezione di quest’ultimo nei casi impellenti, ma con la preintelligenza fra i corrispondenti di specificare l’opposto di quello che si dovrebbe manifestare.

«Notizie sulla cospirazione del Comitato centrale esistente in Palermo, inspirata dai componenti di esso, da notizie partecipate da un gregario fin dall’ottobre 1893.

«1. La congiura che ha la sua manifestazione a mezzo dei Fasci dei lavoratori socialisti ha per obiettivo una azione politica, protetta e promossa dalla Francia e dalla Russia, che hanno di mira lo smembramento della Sicilia dal resto d’Italia;

«2. La Sicilia sarebbe invasa dalla Russia e tenuta da essa come base d’operazione sopra Costantinopoli;

«3. Si promette alla Sicilia un governo libero, indipendente, senza oneri, con l’obbligo però di tenere, nei punti in cui vorrebbe la Russia, delle guarnigioni militari;

«4. Non più tardi del maggio 1894 la Francia simulerà un passaggio delle Alpi per invadere il Piemonte, nel mentre che la Sicilia farà l’insurrezione socialista, protetta al di fuori dalla Francia, la cui flotta terrebbe a bada quella italiana e quella inglese, ecc.;

«5. Per aver vivo lo spirito di ribellione in Sicilia si forzeranno i soci dei fasci allo sciopero, permodochè esasperati dalla miseria, l’impeto della rivolta sia indomabile;

«6. I Fasci di Sicilia attendono due navi di fucili a retro-carica, munizioni e bombe cariche di dinamite;

«7. Si tenterà ancora la rivoluzione dei fasci e di altri sodalizi sovversivi delle altre regioni d’Italia, e quando il governo cercherà di riparare per la Sicilia, la Francia tenterebbe una spedizione per invadere Roma;

«8. Tutto avrà luogo con rapidità fulminea, che in ciò le potenze nemiche posano la maggior fiducia per completamente riuscire.

«9. Si fa assegnamento sulla non intera compattezza dell’esercito italiano, tanto più che la bassa forza ritiensi voglia partecipare nelle aspirazioni comuni ed unisone alla redenzione del proletario (!);

«10. Il Consiglio generale di tale congiura è composto di varii deputati siciliani, fra i quali Colajanni, De Felice Giuffrida ed un Granduca (?);

«11. Per ora si è concertato un moto rivoluzionario da verificarsi, o nell’atto in cui venissero sciolti i fasci, o nel prossimo inverno, perchè i socii del fascio potessero avere agio di approfittare coi saccheggi, e così poter campare fino all’epoca in cui insorgesse con la Sicilia il resto dell’Italia. Tale rivolta che precorrerebbe la generale, si limiterebbe alla sola provincia di Palermo, essendo questa ben preparata con armi in parti nostrane, in parte a retro-carica e a Wetterly, e già i soci del fascio attendono in segreto alla formazione delle cartucce;

«12. Si è stabilito che la corrispondenza dei cospiratori di tutti i fasci, venga affidata ad appositi pedoni espressamente scelti fra i più scaltri e fidi gregari, escluso il mezzo postale ed il telegrafo, con eccezione di quest’ultimo nei casi impellenti, ma con la preintelligenza fra i corrispondenti di specificare l’opposto di quello che si dovrebbe manifestare.

CERTEZZA ... METAFISICA

Questo rapporto è un brano di romanzo di Ponson du Terrail? è una farsa? è una realtà terribile e dolorosa? La ritenne cosa comica il sottoprefetto di Corleone, che non volle mandarla all’on. Giolitti come desiderava l’autore; e cosa lontanissima dalla serietà la ritenne l’avvocato fiscale Viesti in una interruzione fatta durante la mia deposizione.Altriinvece, vi prestò piena fede; e il suo autore quando il 21 aprile fu richiesto in Tribunale se era sicuro che ciò che aveva scritto corrispondesse al vero, rispose:ne ho la certezza metafisica! E a domanda analoga aggiunge imperterrito: iltrattato rivoluzionario fu sottoscritto in ottobre 1893.

Ebbene: Prefetti, Sotto-prefetti, Questori, Ispettori, Delegati, Carabinieri—che tanto gravi accuse lanciarono—d’onde e come ne acquistarono lacertezzapiù menometafisica?

LA SORGENTE DELLE NOTIZIE

La grande sorgente delle notizie è la vaga ed indeterminatavoce pubblica; le esatte emetafisicheinformazioni vengono da misteriosi quanto comodiconfidenti. Qualche volta si tentò determinare meglio chi fosse lavoce pubblica; e il tentativo non poteva riuscire più infelice pei suoi portavoce.

Viene un ricco proprietario di Palermo, il Barone Valdaura, chiamato dall’accusa e dichiara di saper nulla di nulla, meravigliandosi di vedersi citato. Un delegato Zummo riassume lavoce pubblicadi Piana dei Greci nel D. Carnesi, ma questi quantunque nemico personale di Barbato, interrogato, risponde che nulla disse maidirettamenteal Delegato, che avrà saputo qualche cosa dai discorsi che correvano.

Lavoce pubblicaafferma che Petrina in un dato giorno si trovava in Palermo a cospirare col Comitato deiFasci, ma il signor Restivo viene a deporre, che proprio in quel giorno il Petrina stava nel suo ufficio diProcuratore del Rein Messina, per cose che interessavano la giustizia, e si può non credere ora alla ubiquità di Sant’Antonio? Nè sono le sole autorità governative a trincerarsi dietro la inviolabilità del segreto di ufficio; l’espediente per fare accettare come oro di coppella le proprie invenzioni è comodissimo e vi ricorrono anche i privati. Migliore, sindaco di Belmonte Mezzagno, ne dice tante e così grosse a carico degli imputati, negandosi a fare i nomi deiconfidentidai quali leaveva apprese, che il Tribunale si vede costretto per salvare la decenza, ad incriminarlo. Un Vernaci di Parco assicura in nome dellavoce pubblicache ilFasciolocale aspettava comunicazioni per discendere armato a Palermo; ma incalzato dalla difesa a dare migliori prove dell’asserto conclude:Ma..... non so..... l’ho inteso a dire..... Però non mi risulta affatto.....

BEL MODO DI MANDARE IN GALERA I GALANTUOMINI

«Bel modo di mandare in galera i galantuomini!» esclama dalla gabbia il povero Nicola Petrina fremendo al pensiero che nella terza Italia si fosse tornati ai tempi della onnipotenza delle delazioni segrete.

Se lavoce pubblicae iconfidenti—risulta dal dibattimento—non sono che la espressione genuina della menzogna viene invece dimostrato a luce meridiana la provocazione poliziesca, la corruzione e la falsità di molti e gravi testimoni dell’accusa.

Premetto che tali arti nefande dei peggiori tempi del dispotismo non furono messe in opera soltanto nel processo De Felice. Un delegato di Pubblica sicurezza si traveste da detenuto per carpire rivelazioni a Molinari in carcere.

Un Macciscali, nel processo pei tumulti di Salemi, fu corrotto con promesse di denaro e d’impunità per fare false testimonianze. Parecchi testimoni risultarono mendaci e reticenti nel processo pei fatti di Valguarnera e furono corrotti per fare condannare i cittadini egregi, che militavano nella opposizione municipale.

Ma tutto ciò che negli altri processi fu incidente, nelprocesso mostruosodivenne sistema. E il punto di partenza del medesimo è tipico: il QuestoreLucchese chiama Bosco nel suo gabinetto e gli dice:ma non sentite dolore di tanti eccidî? Se ne sentite affrettate la convocazione del Comitato Centrale deiFasci,riunitevi, portate una parola di calma!

Bosco, l’ingenuo! si commove e affretta la riunione, quantunque un telegramma del corrispondente delSicilianoda Roma, avvisasse dei pericoli; e il Comitato mandò quella sola parola di calma che poteva mandare.

UNA RIUNIONE DESIDERATA DAL QUESTORE

Ebbene nella riunione affrettata,volutaeconsigliatadal questore di Palermo, si trova uno degli indizî più forti delle intenzioni criminose degli imputati! Nè si dica che il crimine fu trovato nelle parole del manifesto.

No! Lo esclude la magistratura, che mandò assolti Leone e De Luca, che lo avevano sottoscritto.

LE CREAZIONI DELLA POLIZIA

Passo sopra alle dinamite, colbollo anarchicoe di provenienzacostituzionale, che la questura scovò a Catania[71]e vengo allacreazionedi lettere e di telegrammi che dovevano, nella intenzione degli autori, nuocere agli imputati. A carico di De Luca, e dopo la sua liberazione, sicreanolettere di indubitabile altissima origine portanti la intestazione:Comitato rivoluzionarioe firmatetout bonnement: «FrancescoDe Luca». Ma il tranello è così volgare ed evidente che il De Luca dopo essere stato arrestato per la seconda volta, col lusso di un Maggiore dei Carabinieri mandato a posta da Palermo a Girgenti, viene subito rimesso in libertà.

La lettera di presentazione al direttore delVero Guelfodi Napoli non fu ritenuta sufficiente a provare l’alleanza dei socialisti coi clericali; allora si crea una lettera dei clericali.... di Venezia, che la dirigono a De Felice in... carcere e nella quale il tema discusso è la rivoluzione; e di rivoluzione e disbarchiparla un telegramma anonimo da Palermo inviato all’on. Cavallotti e che l’occhio vigile del Generale Morra di Lavriano lascia allegramente passare mentre sequestra il discorso del Procuratore generale e i telegrammi commerciali con linguaggio convenzionale.

Di testimoni mendaci, reticenti, interessati a mentire a danno degli imputati si sa qualche cosa; di più se ne saprà del caso dellaBaronessadi Valguarnera, che a dire il falso se non fu indotta dalle promesse del delegato Munizio, vi fu certo dalla speranza di salvare dalla prigione il marito fratello al Cottonaro. Il Polizzi, della stessa Valguarnera, narra una circostanza a carico di De Felice in quattro modi diversi enon sa dire mai la verità, neppure per isbaglio!come disse il Presidente del Tribunale di Guerra.

PICO E LAGANÀ

E vengo alla storia edificante di Pico e di Laganà.

Pico è un disgraziato studente di Francofonte. Lo arrestano, lo intimidiscono, lo seducono promettendogli la libertà immediata se si fa accusatore dei suoi amici. Pico, come suggestionato, cede e la sua deposizione diviene il perno dell’accusa. È Pico chescrive a suo padre,mentre era trattenuto in questura: «Ho conferito col signor Questore;è una persona oltremodo cortese e gentile. Egli mi ha promesso che domani verso le 10 probabilmente sarò fuori e in libertà. Intanto ha fatto sì che io sia trattato bene, ecc., ecc.»

Lepromessesono invenzioni di Pico, anche colla buona intenzione di tranquillare la famiglia? No; esse portano il bollo morale della questura: Lucchese confessò innanzi al Tribunale, che lesse la cartolina prima di spedirla. E Pico, contro i regolamenti, in prigione viene chiamato col falso nome di Araldi. Ma Pico si ravvede, si pente dell’infamia commessa resta in prigione e si guadagna una condanna, che può valere a riabilitarlo.

Giorgio Laganà, è un povero sarto di Napoli, pochi giorni prima della proclamazione dello stato di assedio va a Palermo a nome degli amici del Continente per mettersi di accordo coi siciliani per la rivoluzione. Non c’erano accordi di sorta alcuna da prendere e tornato a Napoli, dopo l’arresto di De Felice e Compagni, viene ghermito della polizia, che lo induce a nuove delazioni contro il Comitato centrale deiFasci. E Laganà accetta; e Laganà piangendo fa la storia della propria delazione innanzi al Tribunale di Napoli il 12 marzo 1894: «i delegati, che lo arrestarono, egli narra, mentre avevafame e freddolo rifocillarono, lo sedussero promisero e dettero soccorsi alle sue figliuole, che avevano piùfamedi lui!» E basta con queste menzogne, con queste insinuazioni, con questo fango...

La sorgente delle accuse contro gl’imputati del processo mostruoso era impura; ma i rivoli che furonoraccolti nell’atto di accusa della Camera di Consiglio del Tribunale penale di Palermo prima e poscia nella requisitoria dell’avvocato Fiscale presso il Tribunale militare—che ne fu la copia, giacchè l’avvocato Fiscale dichiarò che non avrebbe tenuto conto delle risultanze del dibattimento orale bastandogli il processo scritto.—vennero maggiormente intorbidati e inquinati da uno spirito più che farisaico, loiolesco.

TUTTO, PURCHÈ CONTRO GLI IMPUTATI

L’on. De Felice, forse per sentimento cavalleresco o per abilità, attribuì all’atto di accusa e alla requisitoria, che ne fu la parafrasi, dei meriti che non ha; può essere un laberinto all’interno, come egli la qualificò, ma non è certo un magnifico edificio all’esterno. L’una e l’altra, e con esse la sentenza furono vuote, fiacche, sconnesse. La logica adoperata avrà potuto essere efficace per convincere i militari, che nè la logica nè il diritto hannostudiato; avrebbe fatto sorridere qualunque giurista, qualunque pensatore uso a ragionare sui dati di fatto e ad indurre dai medesimi. Con sì strana logica si generalizza da un singolo caso, si esagerano i fatti reali, degli stessi fatti reali si sconvolge l’ordine di successione, si stacca una frase da un discorso e da una lettera alterandone, mutandone il significato, si induce da una ipotesi, si asserisce gratuitamente, si mutila, si contorce, si adultera ogni pensiero e s’interpreta capricciosamente ogni fatto purchè si possa rivolgere contro gl’imputati.

Per esempio, il solo Cassisa scrive a Montalto chiamando il duca degli Abbruzzi unfarabutto savojardo? E nell’ordinanza si afferma chenon ci fumaiinaugurazione diFascisenza un discorso violento contro i farabutti di Casa Savoia. Nella sola Valguarnera vi furono rapine? Le rapine, per aggravare le tinte, si dicono avvenute dovunque ci furono tumulti.

A Gibellina si uccide il pretore, a Pietraperzia si devasta? Si dimentica di ricordare che l’uccisione e la devastazioneseguonoal massacro dei contadini e che rappresentano, perciò, la esplosione di una indignazione se non giusta, certo spiegabile.

Si trova uno scritto di De Felice in cui si parla di regicidio? Si tace di tutto il resto dello scritto, ch’erano gli appunti per un discorso sulla rivoluzione francese, e si afferma che il deputato di Catania professa ed approva il regicidio. E questa abile ma disonesta tattica si eleva a sistema, presentando, tra le migliaia di lettere sequestrate agli imputati, solo quelle, che potevano loro riuscire nocive e sopprimendo le altre che avrebbero potuto costituire la loro difesa.

Ancora. I socialisti si riuniscono a banchetto all’Acquasanta, e la polizia illegittimamente vuole intervenirvi provocando.

Petrina, ironicamente, parla da commendatore alla Tanlongo in senso monarchico; e la polizia induce che se mutossi discorso è segno che il soggetto della discussione precedente era criminoso. Cipriani risponde a De Felice questo e quest’altro? e il pubblico accusatore induce che De Feliceavrà dovutoscrivergli in questo o quell’altro senso.

ASSERZIONI E DEDUZIONI GRATUITE

Le gratuite asserzioni poi abbondano. Si afferma, senza un solo minimo elemento di dimostrazione,che nel Comitato interprovinciale dei Fasci c’era un misterioso sotto-comitato di azione, più misterioso del Consiglio dei Dieci. Il popolo grida:Viva il Re! Abbasso le tasse!e il pubblico accusatore asserisce che quei gridi erano una lustra, e che in fondo si voleva e si preparava una rivoluzione politica generale. E così di seguito.

UNA CIRCOSTANZA CAPITALE

L’ordinanza, la requisitoria, la sentenza talora si contraddicono, e che, nell’insieme, l’orditura dell’accusa sia stata sfasciata, distrutta vittoriosamente dal dibattimento pubblico, risulta all’evidenza da questa circostanza capitale: l’avvocato fiscale sentì il bisogno di dichiarare che non intendeva avvalersi delle risultanze del dibattimento e che gli bastavano quelle del processo scritto. È enorme, ma... naturale! Il processo scritto glibastava, perchè il processo orale aveva annientato il primo; ma al processo orale, abbandonati i metodi da Sant’Uffizio, si accorda oggi la preminenza per unanime consenso dei giuristi, non escluso Francesco Crispi, e col processo orale, l’on. De Felice con logica stringentissima fece l’auto-demolizione dell’accusa.

La demolizione già apparve evidente assai prima che il dibattimento fosse terminato; e quindi l’avvocato fiscale Soddu-Millo, forse convinto di non potere sostenere l’accusa e non essendogli lasciata la libertà di ritirarla—così è lecito supporre—a mezzo processo, aiutato da un lieve incomodo, si dette per ammalato e si fece sostenere dal Cireneo... Viesti. Onde il De Felice, con ammirabile ironia, «manda un saluto al Cav. Soddu-Millo,che ebbe la rara fortuna di ammalarsi in tempo!...»

La inconsistenza e la irragionevolezza della ordinanza,della requisitoria e della sentenza risultano meglio collo esame critico delle principali accuse, cui furono fatti segno iFascie il Comitato Centrale.

L’AVV. FISCALE E LE CALUNNIE DELLA POLIZIA

L’avvocato fiscale facendo sue le calunnie della polizia volle disonorare la massa deiFascimettendo in luce la preponderanza numerica, che vi avevano i delinquenti. Non accettò la proporzione del Commendatore Lucchese, che poteva essere denunziata soltanto da un ignorante qual’è il questore di Palermo; ma fece della statistica giudiziaria e portò i delinquenti dei sodalizî odiati a 1645.

Il De Felice abilmente accettò la cifra, la mise in rapporto con l’altra ammessa dall’accusa del numero dei socî deiFasci, e facendo le proporzioni coideploratidella Camera dei Deputati, indusse che tra i lavoratori la moralità era quindici volte maggiore, che tra i deputati. E il confronto sarebbe riuscito più concludente in favore deiFascise posto tra questi e i commendatori e cavalieri del regno d’Italia; con questa differenza che i delinquenti operai per piccoli reati vanno in galera; i commendatori delinquenti vanno fino in Senato.

L’esame delle statistiche giudiziarie, del resto, che ho intrapreso per alcune località della Sicilia, quando seppi delle stolte asserzioni del Prefetto De Rosa, mi convinsero che durante il 1893 nelle provincie dove erano numerosi iFasci, o non vi fu aumento della criminalità o non superò quello del resto d’Italia, dovuto alle generali cause sociali.

A Corleone, poi, secondo l’avv. Riolo, la costituzione delFasciofece diminuire la delinquenza; e così avvenne in altri luoghi.

Da questa accusa generica e che riguardava lacollettività passiamo a quella speciale, che si fece pesare sui membri del Comitato Centrale: l’accusa dialto tradimentofondata sull’oro straniero—leggi,francese—e sulla cessione di una parte del territorio a ipotetici futuri nemici del regno.

L’ORO STRANIERO

Si rise della cessione di un porto della Sicilia alla Russia, stipulata nel trattato di... Bisacquino; e della cessione della Sicilia... all’Inghilterra; ma l’Italia tutta si indignò contro il Deputato di Catania e i suoi complici, che si erano lasciati corrompere dall’oro straniero. Questa calunnia fa capolino in numerosi rapporti della polizia e nelle testimonianze dei più alti accusatori.

Il Prefetto De Rosa, accettando per Vangelo le sciocchezze dei carabinieri di Acquaviva, fa dire a Bosco che denari non ne mancavano, perchè ne venivano dalla Francia, dalla Germania, ecc. Si afferma che Bosco e De Felice lasciarono somme a Balestrate e a Monreale; che una amica di Barbato, aveva accennato a soccorsi francesi; che fossero stati pagati i viaggi di Cottonaro da Valguarnera... Al questore Lucchese risulta che i fondi vengono dall’estero, specialmente dal partito socialista germanico; all’ispettore Marzullo consta che i membri del Comitato erano sovvenutilargamenteda mano ignota. Di grosse somme venute dall’estero parla l’ispettore Gallegra; e supera tutti l’ispettore Castellini, che precisa che il denaro col quale Bosco, Barbato e C.i se la scialavano inpranzi e bagordiveniva dalle 32000 lire che De Felice portò dal suo convegno col Cipriani a Marsiglia.

GLI ACCUSATI SONO NELLA MISERIA

Che cosa rimase di tali turpissime accuse? Nulla: documenti e testimonianze irrefragabili distrusserola indegna calunnia. Comincio dai piccoli. Consta a me che Cottonaro da Valguarnera era tanto fornito di mezzi, che viaggiava a piedi e mangiava per carità altrui.

Il lusso di Bosco fece ridere tutta Palermo. Lo stesso Bosco in data 11 novembre 1893 scrive a Montalto in Trapani: «Dimezzinoi ne abbiamomeno di te; perchè, eccettuato Baucina che pagasolamentele passività del giornale, tutti gli altri sono socialisti da burla. Il solo Tasca diede 500 lire per la cassa centrale e 100 per gli arrestati. La cassa centrale serve per le spese di posta e di telegrammi, non indifferenti dati i momenti che attraversiamo.»

Egli vendette alcuni vestiti per potere scappare!

Quanti ne avesse il Montalto si rileva da sue lettere da Palermo a Curatolo. Il 27 maggio 1893 gli scrive:

«Andrò al Congresso di Reggio Emiliaricorrendo per denaro agli amici, naturalmente a titolo di prestito.»

E in data del 25 gli aveva scritto: «... le cambiali fatte per sostenere il giornaleIl Marescadono enon so come far fronte....»

Ci saranno almeno le 32000 lire date da Cipriani a De Felice. Sì! Cipriani ne aveva tanti quattrini da dare agli altri, che ne chiede a Bensi, il quale gli manda lire 60, sequestrate dalla polizia; ne aveva tanti che domandacentolire a De Felice.... per venire in Sicilia!

Della calunnia non rimane traccia alcuna; rimane invece assodata questa dolorosa verità: gli accusati sono nella miseria e nella più squallida miseriarimasero le loro famiglie. La calunnia era tanto ignobile, che quando Bosco, accompagnato da un suo amico va a protestare presso il Questore Lucchese contro la voce dell’oro straniero, specialmentefrancese, che gli agenti spargevano e che la stampa raccoglieva, il questore ipocrita lo rassicura. L’accusa infine, era tanto falsa, che l’Avvocato fiscale nella sua requisitoria la ritirò, per non coprire di ridicolo sè stesso. Ma la calunnia aveva circolato liberamente per sei lunghi mesi ed aveva fatto la sua opera!

LA COSPIRAZIONE

Se l’accusa battè in ritirata su questo punto, insistette maggiormente nella imputazione di cospirazione politica per alcuni e di eccitamento alla guerra civile per tutti; precisamente i reati pei quali furono condannati i socialisti del processo mostruoso.

Furono condannati sì; ma contro ogni norma di diritto e contro tutte le risultanze di fatto.[72]

Anzitutto perchè ci sia la cospirazione, secondo il Codice penale, occorre il concerto stabilito e conchiuso, l’unicità dello scopo, la risoluzione di agire al fine di far sorgere in armi gli abitanti contro i poteri dello Stato e i mezzi idonei per raggiungere lo scopo. Tutto ciò, naturalmente, viene ammesso dall’ordinanza, dalla requisitoria della sentenza.

Esistevano, risultarono del processo questi estremi, che costituiscono la cospirazione? No!

L’esame dei documenti, che l’accusa ritenne decisamentecompromettenti, esclude ilconcerto stabilito e conchiuso; e questi documenti vengono rappresentati dalle lettere di Cipriani e di De Felice e dal famoso cifrario.

Cipriani scrive a De Felice: «Se maifarai o tenteraiqualche cosa, spero penserai a me.» Avrebbe potuto scrivere ciò se fosse stato a parte di una cospirazione e se cospirazione vi fosse stata?

Cipriani continua: «Dimmi qualche cosa.» Dunque egli non sa nulla! Cipriani gli annunzia «che stasulle spine e che ha bisogno più di frenare se stesso, anzichè di frenare gli altri.» Non è evidente che De Felice lo aveva pregato difrenaregli altri?

C’è di più. Cipriani domanda a De Felice: «Perchè non scrivi?Eppure sei giornali non mentisconovi sarebbe di che.» Non prova questo che il più temuto fautore della cospirazione apprende le notizie dai giornali piuttosto che dal complice?

La premura, la diligenza di un altro complice, viene luminosamente dimostrata da questo altro brano di una lettera dello stesso Cipriani a De Felice:

«Scrissi a Bosco e non si èneanche degnato di rispondermi. Poverino!» E questa lettera porta la data del 1º gennaio, cioè della vigilia della rivoluzione!

ACCORDO SINGOLARISSIMO

Quando si pensa alla importanza assegnata dal processo al Cipriani non si può fare a meno di sorridere pensando all’accordo singolarissimo, che esisteva tra questi non meno singolari cospiratori! Quanto poi i tumulti di Sicilia fossero la conseguenza della coordinata direzione dei cospiratoricon non minore evidenza emerge da ciò che il De Felice scrive a una sua amica:

«Giungono notizie di gravi disordini dalla provincia.» Dunque quei disordini erano per lui cosa nuova; e lo erano ancora il 1º gennaio, quando gliene scrive, provando che non erano stati da lui preparati.

Questo il contenuto dei più terribili documenti dell’accusa: si pensi cosa erano gli altri!

IL CIFRARIO DI DE FELICE

Uno ce n’è, però, che mostra le ree intenzioni di De Felice: il cifrario. Sia: De Felice lo compilò per servirsene a fini criminosi. Ma oltrel’intenzione, che non è punibile se rimane esclusivamente tale senza un principio di esecuzione, c’è un dato che può giovare all’accusa? Se ne servì mai il suo autore? Mai. Ne fu trovata copia corrispondente presso altri complici? Nessuna. Fu adoperato pei casi di Sicilia? Neppure: De Felice lo lascia a Roma, dove viene sequestrato, dopo ch’era stato arrestato a Palermo.

Se il concerto sfuma, non possono restarei mezzi idoneiper raggiungere i fini della cospirazione.

Quali sonoi mezzi idonei e determinati? Le armi e il denaro.

Che siano indispensabilii mezzi idonei e determinatirisulta dai precedenti giudiziari. Il giurì di Bologna nel 1874 assolse Costa e gl’internazionalisti pei moti d’Imola e di Persiceto, perchè fu riconosciuta la inidoneità dei mezzi. Il giurì è di manica larga? Ma il suo responso venne corroborato dalla sentenza della Corte di appello di Trani (18 marzo 1875) relativa ai moti del Barese. Dunque secondo il Codice e secondo la giurisprudenza perchè ilreato di cospirazione ci sia occorrono i mezzi idonei: armi e denaro.

LE ARMI!

In quanto alle armi, nel nostro caso, le hanno cercate dapertutto e non le hanno mai e in nessun luogo trovate. Il questore Lucchese in un rapporto del 16 dicembre scrive:

«Il mio studio è rivolto a scovrire dove trovasi un deposito di armi e di materie esplodenti.» Ebbene eglistudiaancora e non ha ancora trovato il deposito.

Sappiamo che non è stata più fortunata la polizia nella ricerca del denaro: ha cercato l’oro francese, e non ha trovato che la miseria grande onesta dei cospiratori.

E in quanto a questi mezzi idonei e determinati—alle armi e al denaro—la situazione viene brillantemente riassunta da una lettera di Cipriani nella quale egli dice: «Siamo senza un fucile, senza un centesimo!»

Qualche cosa, però, trovarono gli agenti della polizia, i magistrati, l’avvocato fiscale, i giudici del tribunale militare: un delegato trova certi pericolosi bastoni bianchi, un altro lecoccardedei socî deiFasci; quello di Monreale trova l’acqua calda; l’eroe di Bisacquino scopre unvetterly; il comodo e misterioso signor Peter promette armi a De Felice.... già in carcere; l’avvocato fiscale vede i mezzinella organizzazione dei lavoratori.

Contro i battaglioni serrati e contro i cannoni dovevano riuscire efficacissimi talimezzi idonei e determinati; Turpin per distruggere gli eserciti non potrebbe inventarne di più terribili.

TRIBUNALE SAPIENTE

Non se ne accontentò che in parte il sapienteTribunale di guerra—che in fatto di efficacia dei mezzi distruttivi se ne doveva intendere—e sentenziò: «è vana la ricerca delle armi, inutile il provare la mancanza di depositi di armi, vana la ricerca della maggiore o minore vendita di esse,perchè le risoluzioni si fanno anche senza armi, come s’è visto nei tumulti nei quali combatterono con bastoni e con sassi.»

Combatterono!

Il Tribunale non poteva mostrarsi piùsapientenelle storiche e politiche discipline confondendo itumulticon lerivoluzioni; inchiniamoci riverenti innanzi a lui e procediamo oltre.

E procediamo oltre concedendo ciò che in verun modo è dimostrato: concediamo che ci sia stata la cospirazione con tutti i suoi estremi: concerto, unità d’intenti, mezzi idonei e determinati per conseguirli. Anche in questo caso nè il processo era giustificabile, nè la condanna era conforme a giustizia secondo i Codici.

Un’alinea dell’art. 134 del Codice Penale stabilisce: «va esente da pene chi receda dalla cospirazione politica prima che si cominci l’esecuzione del delitto e prima che sia iniziato il procedimento.»

IL RECESSO DALLA COSPIRAZIONE

Ora dato che cospirazione ci fosse stata, l’esecuzione non era cominciata per confessione stessa del magistrato ordinario che istruì, e del Tribunale militare che giudicò, poichè non venne imputato agli accasati alcuno degli attentati politici previsti dagli articoli 104, 117, 118, 120 e 128 del Codice penale e vi fu ilrecessoprima che fosse iniziato il procedimento, col manifesto del 3 gennaio.

L’ordinanza della Camera di Consiglio che sentivadi non potere rinviare i socialisti innanzi il Tribunale militare non considera il manifesto come unrecesso, ma lo chiama un’abile ritiratae ne adultera il significato considerandolo come unrecesso dall’attentato, giammai dalla cospirazione, tanto più che gli accusatisono rimasti più affratellati che prima.

E che cosa significa recessodall’attentatose diattentatonon furono mai accusati gl’imputati? E perchè non smettere ogni ipocrisia dichiarando con franchezza che loaffratellamentoequivale acospirazione? Tali loiolesche distinzioni non possono che disonorare sempre più una magistratura, che ha perduto ogni prestigio e che è venuta meno alla sua funzione, non sapendo cherendere servigial governo. Il compianto Eula oramai, si affretterebbe sdegnato ad uscirne.

E non si può che disprezzare di più questa magistratura che ilrecesso dalla cospirazionetramuta capricciosamente in recessodall’attentatoe che il contorcimento illegittimo aggrava colla menzogna, perchè insinua con volgare indeterminatezza di frasi e di pensiero che il manifesto, l’abile ritirata, sia stata suggerita dalle energiche misure del governo, dallo Stato di assedio e dall’arrivo delle forze militari.

No, o illustri Iaghi della magistratura: la vostra rimane una menzogna.

Il manifesto precedette la proclamazione dello Stato di assedio e lo sappiamo dalle spie del governo, che ci dissero dell’animata discussione tra De Felice, che voleva favorire il movimento e gli altri membri del Comitato, che volevano e riuscirono a fare accettare al primo il consiglio dellacalma; il manifesto non potè essere imposto dal timore dell’arrivo delle forze militari, perchè queste non furono in Sicilia che verso la metà di gennaio, quando già gli accusati erano in prigione da parecchi giorni, sotto processo e predestinati alla condanna.

Rimanga dunque a voi tutta l’onta dell’opera vostra o magistrati degni di una istituzione che muore!

Non contenta del contorcimento tormentoso del significato dei fatti, per farli entrare nelle maglie del Codice penale; non contenta del mendacio per togliere ad essi il valore, che non osano negare; la magistratura di Palermo completò l’opera sua colla manifesta contraddizione nelle accuse. Temendo che la preda potesse sfuggirle pel capo dellacospirazione, le imputa anche loeccitamento della guerra civile.

L’accusa contemporaneamente portata su di alcune delle vittime designate non la esamino dal lato giuridico, poichè qui è evidente che se c’eracospirazione politicanon ci potea essereeccitamento alla guerra civile: un reato esclude l’altro; ma passando sopra alla contraddizione in cui incorsero e istruttoria, e requisitoria e sentenza che tra i due reati contraddicentesi videro un nesso come tra causa ed effetto, bisogna dimostrare che dieccitamento alla guerra civile, da per sè solo, non erano colpevoli gli accusati.

LA PAROLA RIVOLUZIONE

Anzitutto, si rilevi che si volle trovare unsubstratumper l’accusa nelle ripetute dichiarazioni in favore dellarivoluzionesenza considerare che, dinanzi alla filosofia della storia ed alla politica, questaparola ha un significato ben diverso da quello connesso all’atto materiale, che si compie per rovesciare un governo. Si dicono convinti rivoluzionarî tutti i socialisti marxisti, che rifuggono dai tumulti e dalle violenze; e tali si dicono impunemente nei discorsi, nei giornali, nei libri. Perchè non processare tutti coloro che rivoluzionarî in tale senso si proclamano? E in tale senso il più grande reo in Italia fu Giuseppe Ferrari, che scrisse sinanco laFilosofia della rivoluzionee che invece di essere tradotto sullo sgabello degli accusati, venne innalzato agli onori del Senato, non ancora prostituito.

BISOGNA AVER FEDE NEL PARLAMENTARISMO

Nel De Felice non solo si volle colpire ilrivoluzionario, ma anche colui, che non ha fede nelparlamentarismo.

Ciò fecero, perchè i giudici non frequentarono mai Montecitorio; se lo avessero frequentato o non avrebbero imputato a colpa del rappresentante di Catania questa sua mancanza di fede nel parlamentarismo, o avrebbero fatto una retata di deputati di lui più scettici e avrebbero dovuto sopratutto fare il processo alla memoria di Agostino Depretis.

Ma De Felice non è semplicemente questo sereno osservatore del corso degli avvenimenti, che inneggia alla rivoluzione come complemento necessario, fatale, di una serie di trasformazioni economiche, politiche e morali; no, egli ha predicato la rivoluzione materiale e immediata: lo hafattoa Pedara. Egli a Pedara ripetè i versi popolari:

A rivederci maschere pagate.A rivederci illustri mangiapani,A rivederci sulle barricate!

A rivederci maschere pagate.A rivederci illustri mangiapani,A rivederci sulle barricate!

Oh! perchè dunque non si processa l’autore diquesti versi incendiarî e si lascia Olindo Guerini ai suoi studî prediletti? perchè non si processa Giosuè Carducci che versi più pericolosi scrisse prima che ponesse piede a Palazzo Madama? Perchè non si allontana dall’insegnamento inteso a formare le madri italiane, Ada Negri, che ha eccitato alla ribellione contro il mondo borghese,mondo d’oche e di serpenti, mondo vigliacco? perchè non si mandarono e non si mandano in galera le migliaia d’italiani, che ripeterono e ripetono le fatidiche parole di Beppe Giusti sull’invocatoDies irae?

CASO STRANO...

Ma vedi caso strano: dovunque vanno i pericolosi eccitatori, dovunque esercitano indiscutibile e forte influenza, ivi si conserva la calma e non viene turbato l’ordine. Dunque eccitarono alla calma! Gli eccitatori, i sobillatori hanno pronunziato centinaia di discorsi; ma non si trova da incriminare che quello di Casteltermini, per cui la Camera di Consiglio del Tribunale penale di Girgenti non trovò luogo a procedere, e l’altro di Pedara... pei versi dello Stecchetti. E chiunque ha parlato alle masse, improvvisando, forse anche Rugero Bonghi—non si dica poi se parla Francesco Crispi—raramente evita gli scatti improvvisi, le frasi roventi, gli appelli all’azione energica salutare, necessaria. E l’applauso caloroso, sincero, spontaneo che accoglie le parole vibrate dell’oratore lo eccitano, lo trascinano irresistibilmente verso maggiore accentuazione di frasi. Solo i magistrati italiani ignorano questi elementi notissimi di psicologia popolare e questi fenomeni di contagio psichico, che talora trascinano i più miti.

Si svolgono numerosi i processi innanzi i Tribunali militari e fra tanti sobillatori non se ne trovanoche due soli socialisti, aderenti o dirigenti il moto deiFasci: l’avv. Sparti a Misilmeri, che fu assolto; B. Verro per Lercara, che venne condannato colle prove che furono esposte nel precedente capitolo.

La connessione diretta tra lo eccitamento dei sobillatori e i moti di Sicilia si volle maggiormente riconoscere nell’azione di De Felice, e con una smemorataggine sorprendente si dimenticò che il colpevole nel periodo più agitato e dei più frequenti tumulti, dal 20 Novembre al 28 Dicembre, non si mosse da Roma.

I MANIFESTI

E c’è di più. Il manifesto del Comitato centrale col quale si consiglia la calma non è atto isolato o semplicemente palese e destinato ad ingannare le vigili autorità politiche; no, dal processo risulta che altri manifesti precedettero il primo e nello stesso senso e che le lettere private sono inspirate agli stessi sensi.

L. Macchi, vice presidente delFasciodi Catania, ritenuto il più fedele interprete di De Felice, in data del 31 Dicembre, prima della riunione del Comitato, aveva diramato questa lettera caratteristica:

FASCIO DEI LAVORATORICATANIACatania, 31 dicembre 1893.Egregio Compagno,L’inaugurazione delMagazzino Cooperativo della Scuola Industrialeè stata rimandata alla seconda domenica di gennaio.Il presidente mi scrive da Palermo che egli deve fermarsi sino a tutto il giorno 3 in quella città, in seguito ai deplorevoli e dolorosi fatti accaduti in diversi Comuni della Sicilia.Dopo la riunione del Comitato, egli sarà qui e stabiliremo tutto di accordo con lui.Colgo quest’occasione, intanto, per pregarvi, anche a suo nome, avendomene egli dato speciale incarico, di consigliare a tutti la calma più assoluta.Come vedete, sono moti dovuti alla fame ed all’influenza dei partiti locali, non agl’ideali, e il Fascio dei lavoratori di Catania non può che sconsigliare moti incomposti.Compagni,Siate calmi! È questo il momento di dimostrare all’Italia che noi siamo tutt’altro che sobillatori.Il Vice PresidenteLuigi Macchi.

FASCIO DEI LAVORATORI

CATANIA

Catania, 31 dicembre 1893.

Egregio Compagno,

L’inaugurazione delMagazzino Cooperativo della Scuola Industrialeè stata rimandata alla seconda domenica di gennaio.

Il presidente mi scrive da Palermo che egli deve fermarsi sino a tutto il giorno 3 in quella città, in seguito ai deplorevoli e dolorosi fatti accaduti in diversi Comuni della Sicilia.

Dopo la riunione del Comitato, egli sarà qui e stabiliremo tutto di accordo con lui.

Colgo quest’occasione, intanto, per pregarvi, anche a suo nome, avendomene egli dato speciale incarico, di consigliare a tutti la calma più assoluta.

Come vedete, sono moti dovuti alla fame ed all’influenza dei partiti locali, non agl’ideali, e il Fascio dei lavoratori di Catania non può che sconsigliare moti incomposti.

Compagni,

Siate calmi! È questo il momento di dimostrare all’Italia che noi siamo tutt’altro che sobillatori.

Il Vice PresidenteLuigi Macchi.

E in una lettera di Cipriani a De Felice si legge: «fa,come consiglinella tua lettera, di evitare scatti inopportuni, le generali impazienze, le manifestazioni intempestive.»

Come i magistrati, l’avvocato fiscale e il Tribunale militare che ripetutamentesupposerociò cheaveva dovutoscrivere De Felice a Cipriani, non si accorsero—qui, che la cosa era evidente—che De Felice avevasconsigliatoquegli avvenimenti di cui si volle renderlo responsabile?

IL MANIFESTO DEL 3 GENNAIO

Da tutto ciò emerge che il manifesto del 3 gennaio nè era un atto isolato, nè una manifestazione pubblica intesa a mascherare macchinazioni segrete: il consiglio alla calma rispondeva a tutto il metodo adottato ed era stato manifestato in pubblico e nelle lettere intime più efficaci, perchè non si vede in esse alcunarriere pensèe.[73]

NON SI RAGGIUNSE L’INTENTO

Per quanto sinceri e ripetuti, questi consigli alla calma e non all’eccitamento, certo è che essi non raggiunsero l’intento e che furono accompagnati o seguiti dai noti tumulti. Ma si potrà renderne responsabili coloro che li biasimarono? Ciò è semplicemente enorme; e si troverà più enorme il fatto quando si penserà alla minima responsabilità diretta deiFasci, dimostrata in un precedente capitolo, che fa supporre dovere essere nulla o incalcolabile quella delComitato centrale, che poca o nessuna azione esercitava in molti punti e su queiFascinati da recente, male organizzati, acefali o in via di dissoluzione, che parteciparono ai tumulti.

Fosse pure stata energica ed indiscussa la influenza esercitata dalComitato centralesuiFascie sulle masse non si può menomamente renderlo responsabile di ciò che avvenne, perchè è noto che quando esistono certe condizioni di animo e certe altre cause efficienti le parole più autorevoli non vengono, non possono venire ascoltate. Chi, come opportunamente ricordò De Felice, più adorato di Garibaldi dai suoi volontarî? Eppure egli impone alle sue schiere—e chi scrive ebbe la fortuna di trovarsi vicino a lui sulla spianata di Aspromonte e rammenta il tono imperioso e solenne della sua voce—dinon far fuoconel caso che venissero attaccati dalle truppe del Generale Pallavicini, e non viene ubbidito. Non poteva esserlo; perchè era umano che chi aveva il fucile in mano lo adoperasse contro l’aggressore: l’istinto supremo della propria conservazione lo esigeva o spiegava ladisubbidienzaverso l’idolo dei volontari che avevano preso per divisa:o Roma o morte.

Uguale fatalità s’imponeva in Sicilia: i consigli alla calma non furono ascoltati, perchè date le condizionidellemasse, non potevano esserlo. C’erano altri e più poderosi agenti disobillazione, che non permettevano fosse ascoltata la voce dei socialisti coscienti; il grido degli affamati, degli oppressi, dei malcontenti la copriva.


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