TUTTO È LASCIATO ALL’ARBITRIO
Poteva, doveva farlo la Cassazione—e non lo fece—per non lasciare tutto all’arbitrio del potere esecutivo, gli averi, la libertà e la vita dei cittadini.
«Chi non vede che col sistema della Cassazione—rispettando ed accettando cioè la legalità dei Tribunali militari—si condannano potenzialmente a perpetua impotenza le norme di competenza, stabilite dal Codice di procedura penale? Ogni volta, che vi saranno delle bande armate, dei moti insurrezionali, basterà che il potere esecutivo dica essere necessario sospendere la competenza ordinaria perchè si creda essere nel diritto di farlo; per modo che i Tribunali e le Corti di Assise potranno essere competenti a conoscere di simili reati sempre..... meno quando avverranno. Vi saranno sempre le autorità giudiziarie del regno pronte a dire, come ha detto la Corte diCassazione: noi ce ne laviamo le mani, è affare che non ci riguarda, decidano in altro luogo se le leggi bastano; quando lassù crederanno che non bastano, noi non abbiamo che a sottometterci ai decreti che verranno imposti. Ma allora, domandiamo noi, a che serve la legge? a che serve la divisione dei poteri? qual’è la differenza, che passa tra un regime assoluto e un regime costituzionale?» (Impallomeni, p. 39).
LA CONVENIENZA POLITICA INVECE DEL DIRITTO
Di più: quando la Cassazione intervenne e dichiarò la propria competenza—e non poteva essere competente e non doveva intervenire se i Tribunali di guerra fossero stati legali e costituzionali—lo fece in modo scorretto e sconveniente e misconoscendo la missione commessale dalla legge. Questa, infatti, è tassativa nello stabilire che essa debba esaminare le quistioni didirittoe non le quistioni difatto; essa ci sta per separarle e nella separazione sta la sua ragione di essere. Or bene la Cassazione precisamente in questa occasione, in cui poteva affermarsi nella sua più grande maestà come uno dei poteri pubblici dello Stato, venne meno al proprio compito esaminando la questione difatto, la opportunità dei provvedimenti presi, e non se tali provvedimenti per quanto opportuni, per quanto anche necessarî, siano stati conformi allo Statuto e alle leggi, sicchè il supremo magistrato desumendo lalegittimitàdi siffatti provvedimenti dalla ipotetica loronecessitàeconvenienza politica, svisò la propria funzione, si sostituì al Parlamento, rese un servizio al governo, che incoraggiato dal precedente, segnalando comenecessarioqualunque illecito ed incostituzionaleprovvedimento, sa che verrà giustificato ed approvato dal corpo che avrebbe dovuto precisamente richiamarlo alla osservanza della Costituzione e delle leggi (Brusa, p. 10, 11 e 34;Lucchini, p. 57;Impallomeni, p. 40).
IN ITALIA E ALTROVE
Epperò, tutto ben considerato, se ne deve conchiudere con amarezza, che il popolo non può riporre più la sua fiducia nel supremo magistrato, che dovrebbe avere il compito di difenderne i diritti e fare rispettare la Costituzione e le leggi del potere esecutivo, come fece la Cassazione francese anche in momenti non propizî alla libertà e alle franchigie costituzionali (Impallomeni, p. 32 e 33). E la conclusione dolorosa è assai umiliante per l’Italia, la cui inferiorità di fronte alle altre nazioni, in fatto di rispetto ai diritti dei cittadini da parte del potere esecutivo, e nella pratica del regime costituzionale, rimane ognora più assodata e confermata; e questa inferiorità viene sopratutto assodata e confermata per opera della Suprema Corte di Cassazione che è venuta meno al suo compito ed ha rinnegato la propria ragione di essere.
L’AFFERMAZIONE DI UN MINISTRO
Intanto nelperiodo fortunoso dei fatti eccezionalmente disonesti e scandalosi, come la Suprema Corte di Cassazione designò quello della scoperta degli scandali della Banca Romana, si trovò un Ministro, il senatore Santamaria, che, nauseato dal contegno della magistratura, la qualificò unpunto interrogativoe non avendo il coraggio di interrogare la sfinge provvide se non altro a sè stesso, e sdegnoso si ritrasse. E allora—fu già ricordato—una eco onesta e coraggiosa di questo sdegno si ebbe nel responso della Cassazione. Pare che con quell’atto sisia esaurita la vigoria del supremo magistrato, che quando si trovò nella situazione di dovere solennemente affermare la propria indipendenza di fronte al governo piegò e si sottomise e la sua voce si trovò all’unisono con quella del Ministro, che in Parlamento, dimentico di rappresentare la giustizia, non seppe che difendere e giustificare le pretese e gli atti della reazione.
E da questo stesso ministero nell’ora triste e pericolosa di decadenza e di reazione che attraversiamo, in risposta ad una interrogazione dell’onorevole Imbriani, l’Italia apprese che se ilministero avesse manifestato un desiderio alla magistratura, questa avrebbe trovato nella procedura i mezzi per soddisfarlo! (Seduta della Camera dei deputati del 7 aprile 1894).
La dipendenza della magistratura in quell’infausto giorno venne ufficialmente affermata; la nomina della famosaCommissione dei treall’indomani della sentenza nel processo Tanlongo e Lazzaroni, è servita a riconfermarla. La nomina di tale commissione se è stata una indecorosa canzonatura dal punto di vista della restaurazione della moralità, è riuscita, però, ad esautorare la magistratura. Quale può essere il suo prestigio nel giudicare gli altri se essa stessa è sotto giudizio? Il giudizio sull’opera dei Tribunali militari e della magistratura ordinaria, non può essere pertanto completo senza la conoscenza di alcune cifre e di alcuni confronti.
CIFRE E CONFRONTI
I Tribunali militari di Palermo e di Trapani e quelli di Caltanissetta sino al 30 maggio—non ho i dati di quello di Messina—distribuirono 3203anni di detenzione e di reclusione a 630 individui, oltre le pene per le contravvenzioni al disarmo. In tutto si può approssimativamente calcolare che i Tribunali militari di Sicilia distribuirono circa 5000 anni di prigione a contadini che protestarono contro la fame e contro l’oppressione, e a giovani non rei di altro che di onesta propaganda socialista. Ebberosette annidi reclusione coloro che furono consideratianime dei Fasci; ebbesedicianni di reclusione Bernardino Verro per un discorsosovversivo; ebbero venti anni di reclusione donne ingenue, che credettero lecito gridareViva il Re!eabbasso il Sindaco!
Da un’altra parte sta questo: un Tenente Blanc dal Tribunale penale di Padova ritenuto responsabile di omicidio colposo e di abuso di autorità fu condannato aseimesi e venti giorni di carcere militare ed a cinquecento lire di multa; e sisperache la Corte di Appello di Venezia, che si mostrò altra volta tenerissima degli ufficiali di Cavalleria riduca la pena....
I signori Tanlongo e Lazzaroni accusati di un grappolo di reati e della scomparsa diventitre milionidalla cassa della Banca Romana vennero assolti dal Giurì di Roma. Era giusto che Tanlongo e Lazzaroni uscissero a libertà quando entravano in prigione De Felice e Petrina che la loro popolarità acquistarono smascherando i ladri.
L’UFFICIO DELLE LEGGI PENALI
Queste condanne e queste assoluzioni si spiegano e si completano, e darebbero occasione, se questo fosse un libro sistematico, a svolgere ampiamente e confortare la opinione di coloro i quali asserivano che i Tribunali e la cosidetta giustizia funzionano attualmente nello interesse esclusivodella borghesia per assicurare il trionfo di quelli, che Pietro Ellero—un Consigliere della Corte di Cassazione di Roma—chiama ivermi della cleptocrazia. Queste condanne e queste assoluzioni ribadiscono la tesi del Vaccaro, che crede: «ufficio delle leggi penali non essere stato sin qui quello di difendere la società, cioè tutte le classi, che la compongono; ma particolarmente gl’interessi di coloro in favore dei quali è costituito il potere politico, cioè dei proprietarî.»[67]
NOTE:[61]La quistione delle istituzioni deiTribunali militariin conseguenza della proclamazione dello Stato d’assedio oltre che nelle discussioni parlamentari fu esaminata dal punto di vista politico e specialmente giuridico in modo esauriente da Brusa:Della giustizia penale eccezionale. Torino 1894; Impallomeni:Cenni sul ricorso in Cassazione dell’on. De Felice Giuffrida e C.Palermo 1894; A. Pierantoni:La costituzione e la legge marziale, La legge e non l’arbitrio, Roma 1894. Una fiacca difesa dello Stato di assedio ed i Tribunali militari tentarono A. Muratori e Torquato Giannini:Lo Stato d’assedio e i Tribunali militari. Firenze 1894. Quando citerò tali autori mi riferirò alle sovraccennate pubblicazioni.[62]In molti punti di questo capitolo e del seguente ho copiato integralmente o riassunto alcune pagine delle monografie dei professori Brusa e Impallomeni. Della loro esposizione e dei loro giudizî di preferenza mi son valso per la grande autorità loro nelle discipline penali e perchè nulla hanno di comune coi socialisti e coi repubblicani. Alle loro parole talora ho apportato queste modificazioni: il primo si riferisce al processo Molinari e il secondo al processo De Felice e C. Io le ho applicate ai processi tutti che si sono svolti in Sicilia innanzi ai Tribunali di guerra per la identità delle situazioni tra i primi e gli ultimi.[63]Comeanimadi un Fascio, in mancanza di altro motivo venne condannato l’egregio giovane Eugenio Bruno da S. Caterina. Ma il Tribunale militare di Caltanissetta lo condannò a sei mesi.[64]Tra i casi veramente tipici e recenti dell’asservimento della magistratura si deve registrare quello confessato dal Prefetto Municchi—ex magistrato—nella causaNasi-Cavallotti. La ingenuità colla quale il Municchi, che passa per una cima, confessò di essersi prestato da magistrato alle voglie dell’on. Morana, ex-sottosegretario agl’interni, è prova, che il fatto è normale e notorio per quanto brutto.[65]Ricordo con vivo compiacimento il Tribunale penale di Caltanissetta, che durante il 1893 ed anche dopo proclamato lo Stato di assedio, in parecchie occasioni, seppe con maggiore costanza dimostrare la propria indipendenza.[66]Come attenuante per la magistratura siciliana qualcuno mi ha esposto questo tipico argomento: i processi che si svolsero innanzi i Tribunali militari furono istruiti... come sappiamo, perchè la magistratura credeva che una amnistia sarebbe venuta in tempo a troncarli. Quando essa si accorse che si voleva andare sino in fondo non potè più rifare sul serio ciò che era stato imbastito quasi per burla..... Ed avvenne quello che avvenne e di cui si avrà più completa conoscenza nel seguente capitolo.[67]Genesi e funzioni delle leggi penali. Roma 1889.Questa tesi viene sostenuta con parole analoghe da Pellegrino Rossi, Pietro Ellero, Mausley, Letourneau, De Greef e da altri illustri scienziati; dal diritto penale venne applicata al diritto civile da Menger, Salvioli, Bechaux, Loria, De Championniere ecc., che ritengono tutti gli aforismi giuridici essere stati esclusivamente redatti a vantaggio dei ricchi e dei più forti e a disprezzo della giustizia e dell’equità.Nel testo l’ho presentata colle parole del Vaccaro, perchè la scienza in questo quarto d’ora è sospetta, e perchè il Vaccaro non è solo un cultore della scienza, ma è anche il Segretario del Ministro della Presidenza e perciò non può considerarsi come un pericoloso sobillatore... L’egregio Prof. Alimena metterebbe meno impegno a combattere il Vaccaro se dovesse scrivere l’ottimo suo libro suiLimiti modificatori dell’imputabilitàdopo le condanne di Sicilia e di Padova e le assoluzioni di Roma.
[61]La quistione delle istituzioni deiTribunali militariin conseguenza della proclamazione dello Stato d’assedio oltre che nelle discussioni parlamentari fu esaminata dal punto di vista politico e specialmente giuridico in modo esauriente da Brusa:Della giustizia penale eccezionale. Torino 1894; Impallomeni:Cenni sul ricorso in Cassazione dell’on. De Felice Giuffrida e C.Palermo 1894; A. Pierantoni:La costituzione e la legge marziale, La legge e non l’arbitrio, Roma 1894. Una fiacca difesa dello Stato di assedio ed i Tribunali militari tentarono A. Muratori e Torquato Giannini:Lo Stato d’assedio e i Tribunali militari. Firenze 1894. Quando citerò tali autori mi riferirò alle sovraccennate pubblicazioni.
[61]La quistione delle istituzioni deiTribunali militariin conseguenza della proclamazione dello Stato d’assedio oltre che nelle discussioni parlamentari fu esaminata dal punto di vista politico e specialmente giuridico in modo esauriente da Brusa:Della giustizia penale eccezionale. Torino 1894; Impallomeni:Cenni sul ricorso in Cassazione dell’on. De Felice Giuffrida e C.Palermo 1894; A. Pierantoni:La costituzione e la legge marziale, La legge e non l’arbitrio, Roma 1894. Una fiacca difesa dello Stato di assedio ed i Tribunali militari tentarono A. Muratori e Torquato Giannini:Lo Stato d’assedio e i Tribunali militari. Firenze 1894. Quando citerò tali autori mi riferirò alle sovraccennate pubblicazioni.
[62]In molti punti di questo capitolo e del seguente ho copiato integralmente o riassunto alcune pagine delle monografie dei professori Brusa e Impallomeni. Della loro esposizione e dei loro giudizî di preferenza mi son valso per la grande autorità loro nelle discipline penali e perchè nulla hanno di comune coi socialisti e coi repubblicani. Alle loro parole talora ho apportato queste modificazioni: il primo si riferisce al processo Molinari e il secondo al processo De Felice e C. Io le ho applicate ai processi tutti che si sono svolti in Sicilia innanzi ai Tribunali di guerra per la identità delle situazioni tra i primi e gli ultimi.
[62]In molti punti di questo capitolo e del seguente ho copiato integralmente o riassunto alcune pagine delle monografie dei professori Brusa e Impallomeni. Della loro esposizione e dei loro giudizî di preferenza mi son valso per la grande autorità loro nelle discipline penali e perchè nulla hanno di comune coi socialisti e coi repubblicani. Alle loro parole talora ho apportato queste modificazioni: il primo si riferisce al processo Molinari e il secondo al processo De Felice e C. Io le ho applicate ai processi tutti che si sono svolti in Sicilia innanzi ai Tribunali di guerra per la identità delle situazioni tra i primi e gli ultimi.
[63]Comeanimadi un Fascio, in mancanza di altro motivo venne condannato l’egregio giovane Eugenio Bruno da S. Caterina. Ma il Tribunale militare di Caltanissetta lo condannò a sei mesi.
[63]Comeanimadi un Fascio, in mancanza di altro motivo venne condannato l’egregio giovane Eugenio Bruno da S. Caterina. Ma il Tribunale militare di Caltanissetta lo condannò a sei mesi.
[64]Tra i casi veramente tipici e recenti dell’asservimento della magistratura si deve registrare quello confessato dal Prefetto Municchi—ex magistrato—nella causaNasi-Cavallotti. La ingenuità colla quale il Municchi, che passa per una cima, confessò di essersi prestato da magistrato alle voglie dell’on. Morana, ex-sottosegretario agl’interni, è prova, che il fatto è normale e notorio per quanto brutto.
[64]Tra i casi veramente tipici e recenti dell’asservimento della magistratura si deve registrare quello confessato dal Prefetto Municchi—ex magistrato—nella causaNasi-Cavallotti. La ingenuità colla quale il Municchi, che passa per una cima, confessò di essersi prestato da magistrato alle voglie dell’on. Morana, ex-sottosegretario agl’interni, è prova, che il fatto è normale e notorio per quanto brutto.
[65]Ricordo con vivo compiacimento il Tribunale penale di Caltanissetta, che durante il 1893 ed anche dopo proclamato lo Stato di assedio, in parecchie occasioni, seppe con maggiore costanza dimostrare la propria indipendenza.
[65]Ricordo con vivo compiacimento il Tribunale penale di Caltanissetta, che durante il 1893 ed anche dopo proclamato lo Stato di assedio, in parecchie occasioni, seppe con maggiore costanza dimostrare la propria indipendenza.
[66]Come attenuante per la magistratura siciliana qualcuno mi ha esposto questo tipico argomento: i processi che si svolsero innanzi i Tribunali militari furono istruiti... come sappiamo, perchè la magistratura credeva che una amnistia sarebbe venuta in tempo a troncarli. Quando essa si accorse che si voleva andare sino in fondo non potè più rifare sul serio ciò che era stato imbastito quasi per burla..... Ed avvenne quello che avvenne e di cui si avrà più completa conoscenza nel seguente capitolo.
[66]Come attenuante per la magistratura siciliana qualcuno mi ha esposto questo tipico argomento: i processi che si svolsero innanzi i Tribunali militari furono istruiti... come sappiamo, perchè la magistratura credeva che una amnistia sarebbe venuta in tempo a troncarli. Quando essa si accorse che si voleva andare sino in fondo non potè più rifare sul serio ciò che era stato imbastito quasi per burla..... Ed avvenne quello che avvenne e di cui si avrà più completa conoscenza nel seguente capitolo.
[67]Genesi e funzioni delle leggi penali. Roma 1889.Questa tesi viene sostenuta con parole analoghe da Pellegrino Rossi, Pietro Ellero, Mausley, Letourneau, De Greef e da altri illustri scienziati; dal diritto penale venne applicata al diritto civile da Menger, Salvioli, Bechaux, Loria, De Championniere ecc., che ritengono tutti gli aforismi giuridici essere stati esclusivamente redatti a vantaggio dei ricchi e dei più forti e a disprezzo della giustizia e dell’equità.Nel testo l’ho presentata colle parole del Vaccaro, perchè la scienza in questo quarto d’ora è sospetta, e perchè il Vaccaro non è solo un cultore della scienza, ma è anche il Segretario del Ministro della Presidenza e perciò non può considerarsi come un pericoloso sobillatore... L’egregio Prof. Alimena metterebbe meno impegno a combattere il Vaccaro se dovesse scrivere l’ottimo suo libro suiLimiti modificatori dell’imputabilitàdopo le condanne di Sicilia e di Padova e le assoluzioni di Roma.
[67]Genesi e funzioni delle leggi penali. Roma 1889.Questa tesi viene sostenuta con parole analoghe da Pellegrino Rossi, Pietro Ellero, Mausley, Letourneau, De Greef e da altri illustri scienziati; dal diritto penale venne applicata al diritto civile da Menger, Salvioli, Bechaux, Loria, De Championniere ecc., che ritengono tutti gli aforismi giuridici essere stati esclusivamente redatti a vantaggio dei ricchi e dei più forti e a disprezzo della giustizia e dell’equità.
Nel testo l’ho presentata colle parole del Vaccaro, perchè la scienza in questo quarto d’ora è sospetta, e perchè il Vaccaro non è solo un cultore della scienza, ma è anche il Segretario del Ministro della Presidenza e perciò non può considerarsi come un pericoloso sobillatore... L’egregio Prof. Alimena metterebbe meno impegno a combattere il Vaccaro se dovesse scrivere l’ottimo suo libro suiLimiti modificatori dell’imputabilitàdopo le condanne di Sicilia e di Padova e le assoluzioni di Roma.
Indice
Di questo processo si potrebbe dire per eccellenza quello che il Carrara affermava dei processi politici: «la giustizia non vi ebbe parte.»
Quella politica che già fin dai singoli processi per i tumulti del dicembre ’93 e gennaio ’94 s’era mostrata conturbatrice del giudizio; quella politica che aveva esercitato tutta la sua bassa influenza nel processo contro il Curatolo—del quale si parlò avanti—venne, nel processo De Felice e compagni, a spiegare intera la sua mostruosa gravezza; così che, questo, tutto riassume e comprende le brutture e le violazioni degli antecedenti processi svoltisi avanti ai Tribunali di guerra.
COME FU ORDITO
Per una fatalità, l’istruzione di esso fu iniziata e compiuta in un antico palazzo medievale—fosco di molte truci memorie—che porta ancora nella piccola torre merlata il vecchio orologio a campana che sonò tante ore di agonie tremende.
È il palazzo dei Manfredi Chiaramonte, ove perdue secoli infami i Tribunali del S. Uffizio compirono la tenebrosa opera loro! e dove oggi—da magistrati che pur videro infrangersi contro a una civiltà nuova l’ultimo avanzo della temporalità della Chiesa—potè essere ordito, malvagiamente, un processo su delazioni segrete,... di quel segreto che fu anima dell’Inquisizione.
Consapevole com’ero di tutti gli elementi che potevano comporre quel processo, e dei mezzi adoperati a raccoglierli, e del criterio seguito nel coordinarli; delle intenzioni, insomma, che guidavano coloro che lo avevano imbastito e imposto, scrissi nella prima edizione di questo libro—tre mesi avanti che cominciasse il dibattimento—le seguenti parole:
«La grandiosità artificiale del processo contro De Felice, Bosco e C. è una vera montatura teatrale, che mira a giustificare le misure prese e l’allarme destato; ma se il processo verrà a termine, se si svolgerà innanzi ai giudici naturali e non verrà soppresso da una comoda e pietosa amnistia che gioverà a coloro che lo hanno imbastito e non agli accusati, si vedrà che esso sarebbe una colossale bolla di sapone, se non fosse una grande infamia nella quale si tenta coinvolgere quanti ebbero innocenti relazioni con De Felice, Bosco e compagni, quanti ebbero parte nella organizzazione deiFascicolla ferma intenzione di mantenersi nei più stretti limiti della legge. Il processo, se sarà conosciuto nei suoi dettagli, riabiliterà la fama dei giudici dei peggiori tempi della tirannide. E allora si vedrà quale opera nefanda di servilismo e di complicità hanno fatto certi giornali, che con singolare compiacenzahanno riferito, fingendo di averle dalle solite fonti ineccepibili e autorevoli—ch’erano poi quelle delle questure—le notizie sull’alto tradimento, sull’oro francese, sui depositi delle armi, sui cannoncini (che servono a sparare le così dettebotte!), sul cifrario e sulle misteriose corrispondenze col medesimo spiegate, sulla constatata relazione tra i fatti di Massa e Carrara e quelli di Sicilia e di questi coi capi deiFasci...»
I FATTI SUPERARONO LE PREVISIONI
Previsione triste, la quale pure venne superata dai fatti! così che veramente, questo processo, e per la sua durata; e per gli incidenti; e per il numero e la qualità dei testimoni di accusa e di difesa; e per le risultanze sorte dalla grande libertà di parola e di apprezzamenti a tutti accordata; e per l’enorme contraddizione tra quelle risultanze e la sentenza—non impreveduta, certo—ma che avrebbe dovuto essere imprevedibile, questo processo, dico, che trasse tutta la sua esistenza dalle accuse della polizia fondate su delazioni di confidenti segreti, non può essere chiamato altrimenti che mostruoso.
Dai 7 d’aprile, ai 30 di maggio: due mesi di discussioni e di lotte tra gli accusati, la difesa, il Presidente, i testimoni, l’Avvocato Fiscale, provarono l’istruzione del processo tutta una farsa indegna, la quale però finì in tragedia per la condanna che mandò in galera dei giovani valorosi che lasciarono nella squallida miseria le loro famiglie.
Il processo mostruoso si svolse nell’ex convento di S. Francesco di Assisi—nel 1848 sede di quel parlamento Siciliano che doveva adattare ai tempi la costituzione del ’12—e nella stessa Sala dove fu dichiarata decaduta la dinastia dei Borboni!
APPARATI INVEROSIMILI
L’evocazione di questi ricordi di glorie infelici—conquistate con tanto sangue in nome della libertà,—faceva sentire più forte la melanconia di quel grande inverosimile apparato di forza, che dalla via del Parlamento non era interrotto fino nell’aula del Tribunale. C’erano poi soldati, carabinieri, questurini, delegati, scaglionati da per tutto nelle vicinanze del Palazzo e si sentiva subito, anche da chi l’ignorava, che in esso si perpetrava qualcosa d’inusitato e di contrario alla libertà, di inviso al popolo e che premeva molto al governo che si compisse a malgrado di tutto e contro tutti.
Innumerevoli guardie di P. S. venivano appostate lungo la strada che, dalla Vicaria alla via del Parlamento, percorrevano le carrozze cellulari, scortate da drappelli di carabinieri.
Ammanettati ben bene, gli accusati, erano condotti nella grande gabbia che ha racchiuso briganti famosi e delinquenti d’ogni sorta.
Nell’aula non era già dato a chicchessia di penetrare. Gli agenti di polizia squadravano d’alto in basso, e negavano o accordavano l’ingresso secondo il loro talento, onde accadeva poi che una quantità di guardie travestite venivano comandate a far la comparsa di pubblico nell’aula grande, chè altrimenti sarebbe rimasta presso che deserta.
Entravano liberamente Signori e Signore dell’aristocrazia e dell’alta borghesia, che avevano biglietti per posti distinti. Venivano volentieri a godere dello spettacolo di quel processo!
Pure qualche volta accadde a una dama di commoversi; altre però fecero mostra di una durezza fenomenale.
Una contessa, che ama le bertucce, un giorno scendendo per l’ampie scale, ebbe tanta gentilezza d’animo da dire, ridendo, che quegli uomini dentro la gabbia le erano sembrati degli scimmioni.
E la cosa fu tanto orribile che un onorevole principe, il quale le stava a lato, disse a quella dama delle parole così severe che somigliavano a un rimprovero.
Non ugualmente, da quei posti riservati poterono assistere sempre i congiunti degli imputati, perchè le spie assicuravano giudici e poliziotti che essi scambiavano segni misteriosi e pericolosi coi giovani baldi rinchiusi nella gabbia;—e non erano altro che dei saluti furtivi ed affettuosi!
Forse, furono ritenute anche pericolose le lagrime che qualche volta, sgorgavano dai bruni occhi di Maria De Felice, proprio malgrado, quando il padre levavasi fiero e sorridente a protestare contro una calunnia, o a schiacciare cogli articolati stringenti un basso testimonio di accusa.
Gli imputati—da prima malvisti e odiati anche—destarono poi nel pubblico interesse e simpatia vivissima: fu un crescendo, mano mano che al dibattimento venivano sfatate le accuse vili che i loro nemici avevano fatto circolare sapientemente.
IL LAVORIO DI DENIGRAZIONE
Perocchè il governo e le classi dirigenti, con uno sfacciato lavorio di denigrazione, erano riusciti a rendere odiosi i socialisti del processo mostruoso; nei giornali, alle Camere, nei crocchi, le calunnie più inverosimili si erano spacciate contro di loro. Gl’imputati non erano soltanto responsabili degli eccidî, degli incendî, delle devastazioni di Sicilia, ma erano anche i traditori della patria, che volevanodisfare l’opera secolare a cui consacrarono braccia, mente e cuore tanti martiri e tanti eroi; erano i traditori della patria, che avevano trescato coll’eterno nemico d’Italia, il clericalismo e ch’erano stati comprati dall’oro straniero. E in essi, più che gli utopisti imprudenti, che sognavano la redenzione economica dei lavoratori, lo ripeto, non si vedevano che i traditori della patria.
LE INFAMIE ACQUISTARONO CREDITO
Tale l’ambiente morale creato non solo in Palermo, ma in tutta Italia. Era stato creato colle menzogne e colle calunnie più scellerate; ma queste venivano proclamate con tanta sicurezza e con tanta insistenza da coloro che si presumeva dovessero conoscere la verità—dall’infimo giornaletto di provincia sussidiato dal Prefetto, al grande giornale della capitale, la cui ufficiosità non era discutibile; dal delegato di pubblica sicurezza al primo ministro del regno—che la pubblica opinione venne traviata e le infamie, per un momento, acquistarono credito presso gli uomini indipendenti e di mente eletta, sinanco tra gli amici politici dei prigionieri.[68]
Ma è tempo di fare, per così dire, la cronaca e la descrizione delprocesso mostruosoe comincio dalla lista degli accusati, dei giudici, dei difensori, dei testimoni e degli accusatori.
Degli accusati non faccio la biografia; sono giovani tutti, meno il Bensi, e non ebbero campo di fare qualche cosa notevole pel proprio paese o per la libertà; quasi tutti furono giornalisti intelligenti oratori e propagandisti instancabili e fortunati dell’ideale socialista. Emerge Giuseppe De Felice e per la sua vita avventurosa, e perchè è Deputato al Parlamento, e perchè èonoratodall’odio personale di Francesco Crispi, e perchè in fine, a torto o a ragione, viene ritenuto il Capo deiFascie della cospirazione: da lui, perciò, prende nome il processo mostruoso.
Gli accusati nell’atto di accusa e nella requisitoria del Pubblico ministero sommariamente vengono qualificati come appresso—e la qualifica è bene conservare a documentodellafenomenale leggerezza e della malignità di chi istruì il processo e di chi fece da pubblico accusatore.
GLI ACCUSATI
Ciprianiè notoriamente conosciuto quale un internazionalistaanarchicoed unardente rivoluzionario.Gulì Emmanueleè unanarchicosiciliano così ritenuto nelle denuncie, così definito dai coimputati nei loro interrogatorii.Petrinaunrivoluzionarioditempra adamantina, così negli elogi che in diverse lettere gli fa Cipriani.Montaltoilpiù serio del partitotra quelli del Comitato, secondo egli stesso si qualifica in una lettera del 23 maggio 1893 diretta al farmacista Curatolo di Trapani.IlCiralliè unfanatico gregario, mentre ilCassisaè unarrabbiato contro l’attuale ordine di cosetanto da scrivere in una lettera del 19 marzo 1892 diretta a Montalto, essereuna vergogna che il municipio di Trapani preparasse un’accoglienza al Duca degli Abruzzi che chiama farabutto savoiardo, che non ha altro pregio che appartenere a casa Savoia.IlPicoè unentusiasta travolto nella correntedal De Felice, perchè elevato a segreto ambasciatore: come prova una sua lettera ed egli lo ammette nel suo interrogatorio.IlVerroèun rivoluzionario opportunistaed ilBarbatounrivoluzionario convintoche non disdegnerebbe di cogliere la prima favorevole occasione.IlBensi Gaetano, bolognese èun opportunistache per la rivoluzione fa causa comune con chicchessia. Difatti egli in una lettera dell’8 dicembre 1893 diretta a De Felice scrive che: nel fascio già costituito entrano anarchici, collettivisti, socialisti.E più sotto: Oggi a Ravenna vi sarà una riunione regionale, «speriamo che i bravi anarchici vi si trovino.»Boscosa mantenere tutte leapparenzeper dirsisocialista evoluzionista, non si tradisce scrivendo, ma parlando ed agendo è un vero campione degno diDe Felicech’è unrivoluzionario decisosecondo egli stesso si analizza nei suoi interrogatorî, e non ne fa un mistero.Sono imputati di cospirazione per commettere fatti diretti a far sorgere in armi gli abitanti del Regno contro i poteri dello Stato, di eccitamento alla guerra civile ed alla devastazione in qualsiasi punto del Regno con la consecuzione in parte dell’intento: fatti avvenuti nei mesi di novembre e dicembre 1893 e gennaio 1894 in Sicilia, articoli 136, 120, 252.
Ciprianiè notoriamente conosciuto quale un internazionalistaanarchicoed unardente rivoluzionario.
Gulì Emmanueleè unanarchicosiciliano così ritenuto nelle denuncie, così definito dai coimputati nei loro interrogatorii.
Petrinaunrivoluzionarioditempra adamantina, così negli elogi che in diverse lettere gli fa Cipriani.
Montaltoilpiù serio del partitotra quelli del Comitato, secondo egli stesso si qualifica in una lettera del 23 maggio 1893 diretta al farmacista Curatolo di Trapani.
IlCiralliè unfanatico gregario, mentre ilCassisaè unarrabbiato contro l’attuale ordine di cosetanto da scrivere in una lettera del 19 marzo 1892 diretta a Montalto, essereuna vergogna che il municipio di Trapani preparasse un’accoglienza al Duca degli Abruzzi che chiama farabutto savoiardo, che non ha altro pregio che appartenere a casa Savoia.
IlPicoè unentusiasta travolto nella correntedal De Felice, perchè elevato a segreto ambasciatore: come prova una sua lettera ed egli lo ammette nel suo interrogatorio.
IlVerroèun rivoluzionario opportunistaed ilBarbatounrivoluzionario convintoche non disdegnerebbe di cogliere la prima favorevole occasione.
IlBensi Gaetano, bolognese èun opportunistache per la rivoluzione fa causa comune con chicchessia. Difatti egli in una lettera dell’8 dicembre 1893 diretta a De Felice scrive che: nel fascio già costituito entrano anarchici, collettivisti, socialisti.
E più sotto: Oggi a Ravenna vi sarà una riunione regionale, «speriamo che i bravi anarchici vi si trovino.»
Boscosa mantenere tutte leapparenzeper dirsisocialista evoluzionista, non si tradisce scrivendo, ma parlando ed agendo è un vero campione degno diDe Felicech’è unrivoluzionario decisosecondo egli stesso si analizza nei suoi interrogatorî, e non ne fa un mistero.
Sono imputati di cospirazione per commettere fatti diretti a far sorgere in armi gli abitanti del Regno contro i poteri dello Stato, di eccitamento alla guerra civile ed alla devastazione in qualsiasi punto del Regno con la consecuzione in parte dell’intento: fatti avvenuti nei mesi di novembre e dicembre 1893 e gennaio 1894 in Sicilia, articoli 136, 120, 252.
Tra gli accusati c’è un assente. A. Cipriani, che come usa presso i Tribunali di guerra non venne condannato in contumacia.
Il Tribunale era così composto.
IL TRIBUNALE
Presidente: colonnello del genio cav. Giussani—Giudici: tenente colonnello del 57 cav.Bianchi—tenente colonnello del 3. bersaglieri cav.Borgna—capitano d’artiglieriaDe Boyen—capitano di fanteriacav. Minneci—capitano di fanteriaCortella—capitano d’artiglieriaPontiglione.
Da prima funzionò da pubblico ministero l’avvocato fiscale Soddu-Millo, poi—ammalatosi—venne sostituito definitivamente dal sostituto Viesti.
Sull’opera del Tribunale non ritornerò; esporrò qui la impressione che ne ebbe il pubblico in generale.
IMPUTATI E GIUDICI
Il Presidente, colonnello Giussani, concesse grande libertà di parola non solo ai testimoni a difesa, ma anche agli accusati tanto da sembrare interessato a vederne risultare luminosamente l’innocenza.
Quale fosse il pensiero degli accusati sulla loro posizione di fronte al tribunale militare lo lascerò dire al Dr. Barbato che nella sua splendida orazione in cui non fece la sua auto-difesa ma espose le fatali ragioni storiche del socialismo, così disse:
«Quanto a noi, abbiamo semplicemente due doveri in questo processo, secondo me. Riaffermare la nostra fede, e lo abbiamo fatto. Fornire i documenti della nostra moralità extra legale, e lo abbiamo fatto. I miei compagni hanno creduto di avere anche un terzo dovere, quello di difendersi giuridicamente. Io affermo che questo diritto noi non l’abbiamo; non perchè si dubiti della lealtà vostra, non per le ragioni giuridiche che si sono messe avanti ne’ parlamenti, ma perchè voi non siete i nostri giudici naturali.»
«E giudici naturali non esistono, per noi: il codice non ci riguarda. Io sono lieto di trovarmi dinnanzi a voi, perchè ci avete dato agio di mostrarvi chi siamo, mentre i così detti giudici naturali questo agio non ce l’avrebbero dato.»
«Sicchè quando vi dico che nel mio animo c’è riconoscenza per voi, riconoscenza sincera, dovetecredermi. Voi con molta probabilità, anzi con certezza, manderete a casa, non certo me, ma quelli tra i miei compagni che sono i meno odiati, mentre sono sicuro che i giudici naturali avrebbero sacrificato tutti insieme a me, in omaggio a quella libertà che ha dato feudi, ville, palazzi ai vecchi lupi, manette e piombo ai figli della plebe cenciosa che ha liberato l’Italia dallo straniero e che libererà l’Italia dalla schiavitù del capitale. Ma io dubito che voi appunto non vogliate dare il vostro contributo alla civiltà in cui viviamo. Quando si vive in un dato periodo di civiltà, ogni uomo leale che la ritiene buona sente il dovere di darle, il suo contributo: quella di oggi è ancora quella che innalzava i roghi e i patiboli.»
NON SI TRATTA DI CODICI
«Non si tratta di codici. Nè voi, nè io c’intendiamo di codici. Si tratta della convinzione che nei vostri animi può esserci rispetto a questi elementi distruttivi del presente.»[69]
E il Dr. Barbato non s’ingannò: i meno odiati, Ciralli e Cassisa, vennero assolti; gli altri tutti condannati, non perchè dimostrati autori dei reati a loro imputati, ma perchè rappresentanti di un idea, che il Tribunale aveva la consegna di combattere. Parve a tutti, che esso, abbia condannato, perdisciplina.
I difensori furono:
I DIFENSORI
Truglio, tenente del 38º fanteria, per De Felice—Caldarera,tenente del 22º artiglieria, per Ciralli—Calcagno, tenente del 22º artiglieria, per Cassisa—Lelli, tenente del 57º fanteria, per Bosco—Palizzolo, tenente del 22º artiglieria, per Petrina—Orioles, capitano del 57º fanteria, per Verro—Piccoli, capitano del 22º artiglieria, per Barbato—Trulla, tenente del 38º fanteria, per Benzi—Ponti, tenente del 57º, per Montalto—Palizzolo, tenente del 22º artiglieria, per Pico—Trulla, tenente del 38º, per Gulì.
Non c’è parola di elogio che basti per coloro che ebbero il compito della difesa, ingrato, perchè si sapeva inutile ogni sforzo. In questo e negli altri processi i militari della difesa mostrarono intelligenza, coraggio, indipendenza, eloquenza; essi sollevarono numerosi incidenti e somministrarono elementi preziosi per il ricorso in Cassazione; scattarono spesso contro le calunnie e le menzogne dei testimoni dell’accusa, che non di raro s’imbrogliarono, si contraddissero, si ritrattarono. Essi infine meritarono il saluto seguente, che in nome di tutti i suoi compagni rivolse loro Giuseppe De Felice: «mandoun caldo saluto di affetto e riconoscenza ai nostri egregi, cari, simpatici difensori. Essi che accettarono titubanti le nostre difese perchè ci credettero per un momento colpevoli, li avete sentiti, hanno col maggiore entusiasmo sostenuta la nostra difesa perchè ci sanno innocenti. Essi dubitarono della nostra fede, noi non dubitammo mai della loro lealtà, vennero sconosciuti al carcere, uscirono fratelli nostri. E noi li ringraziamo come fratelli; l’opera loro non può essere che quella di fratelli. E ci confortò l’idea che, arrivati a noi in mezzo al dubbio, sono usciti pieni di entusiasmo e di affetto perquesti giovani che hanno lasciato le dolcezze della vita per farsi chiudere in carcere, animati da un desiderio infinito d’amore. Grazie, grazie dal profondo del cuore, qualunque sia l’esito del dibattimento!... Nè noi siamo qui per domandare pietà per noi o per le nostre famiglie, ma per manifestare al paese che giovani leali lottano lealmente, senza transigere mai colla lealtà del cuore. Vi ringraziamo!...»
Gli ufficiali preposti alla difesa dei predestinati alla condanna, nel senso più elevato della parola fecero il loro dovere!
DEUS EX MACHINA
Supero la ripugnanza, che destano certe persone e presento ai lettori il Comm. Lucchese, ildeus ex machinadel processo mostruoso, l’artefice e lo strumento principale delle vendette del governo e della borghesia e che gli odî dell’una e le paure dell’altra condensò nei suoi rapporti e nelle sue deposizioni.
Il passato del comm. Lucchese non è bello. All’epoca del processo Notarbartolo quel passato venne rievocato dallaTribuna Giudiziaria, autorevole rivista di Napoli—la quale... non venne incriminata. Poscia fu esposto succintamente dall’On. Altobelli nella sua testimonianza innanzi al Tribunale di Guerra, in questo processo—udienza del 16 maggio—a domanda del tenente Truglio: e infine da me, in Parlamento, costrettovi dalle denegazioni dell’onor. Crispi....
I RAPPORTI DELLA POLIZIA
Ora quale parte abbia potuto rappresentare il Lucchese nel processo De Felice si può argomentarlo da questi due rapporti a sua firma:
R. Questura di Palermo5 gennaio 94Il Comitato Centrale agiva d’accordo col Comitato internazionale socialista-anarchico residente all’estero.I presidenti dei Fasci sono scelti fra gli ammoniti ed i facinorosi.Fu istituito un comitato d’azione per preparare meglio la rivoluzione.Sul principio il Comitato si tenne separato dagli anarchici: e si unì poi a loro nel novembre del 93.Fuprogettata la rivoluzione in Palermo, che fu poi sventata dall’opportuno arrivo della forza. Si verificò invece il movimento preveduto nei Comuni dell’Isola.Lo scopo del sodalizio era di eccitare nel popolo l’odio contro le istituzioni e le classi abbienti.Si fa rilevare l’acquisto d’armi e munizioni fatto dai contadini a Palermo su vasta scala, e molte riparazioni alle vecchie armi.La flagranza del delitto di cospirazione è continua e provata dalle continue riunioni del Comitato, e specialmente da quella del 3 gennaio u. s.I fatti successi poi nei comuni costituiscono il reato di associazione a delinquere.R. Questura di PalermoVerbale 9 gennaio 1894Lo scopo del partito socialista si desume:1. Dal punto storico dello sviluppo dei fasci:2. Dallo spoglio dei giornali cittadini e specialmente dai fogli del partito, come: laGiustizia Socialee ilSiciliano;3. Dai documenti sequestrati, costituendo essi un corredo di prove chiare, complete ed inoppugnabili.Perchè l’organizzazione potesse concertarsi e rinsaldarsi, oltre alloStatuto unicoper i fasci, occorrevano:1. Un centro direttivo nella Capitale dell’isola, celebre per le patriottiche iniziative:2. Mezzi economici sufficienti alla propaganda colla stampa, coi viaggi, con attiva corrispondenza, sussidi e feste;3. Un numero di persone capaci di correre qua e là, affrontare i rigori della legge e di sostituire nei grandi centri l’azione che nei piccoli centri è affidata e devoluta ai pregiudicati ed ai facinorosi.I Fasci erano compostiper 2/3 di povera gente e per 1/3 di delinquenti.Se il manifesto del 3 non è dichiarazione di guerra, ha però l’aspetto di un ultimatum da potenza a potenza.Gli appelli alla calma erano platonici ed apparenti.Il socialismo che per altri è una fede ed una scuola; per essi (i membri del Comitato) è uno strumento ed un mestiere.Questore Lucchese—Palermo
R. Questura di Palermo
5 gennaio 94
Il Comitato Centrale agiva d’accordo col Comitato internazionale socialista-anarchico residente all’estero.
I presidenti dei Fasci sono scelti fra gli ammoniti ed i facinorosi.
Fu istituito un comitato d’azione per preparare meglio la rivoluzione.
Sul principio il Comitato si tenne separato dagli anarchici: e si unì poi a loro nel novembre del 93.
Fuprogettata la rivoluzione in Palermo, che fu poi sventata dall’opportuno arrivo della forza. Si verificò invece il movimento preveduto nei Comuni dell’Isola.
Lo scopo del sodalizio era di eccitare nel popolo l’odio contro le istituzioni e le classi abbienti.
Si fa rilevare l’acquisto d’armi e munizioni fatto dai contadini a Palermo su vasta scala, e molte riparazioni alle vecchie armi.
La flagranza del delitto di cospirazione è continua e provata dalle continue riunioni del Comitato, e specialmente da quella del 3 gennaio u. s.
I fatti successi poi nei comuni costituiscono il reato di associazione a delinquere.
R. Questura di Palermo
Verbale 9 gennaio 1894
Lo scopo del partito socialista si desume:
1. Dal punto storico dello sviluppo dei fasci:
2. Dallo spoglio dei giornali cittadini e specialmente dai fogli del partito, come: laGiustizia Socialee ilSiciliano;
3. Dai documenti sequestrati, costituendo essi un corredo di prove chiare, complete ed inoppugnabili.
Perchè l’organizzazione potesse concertarsi e rinsaldarsi, oltre alloStatuto unicoper i fasci, occorrevano:
1. Un centro direttivo nella Capitale dell’isola, celebre per le patriottiche iniziative:
2. Mezzi economici sufficienti alla propaganda colla stampa, coi viaggi, con attiva corrispondenza, sussidi e feste;
3. Un numero di persone capaci di correre qua e là, affrontare i rigori della legge e di sostituire nei grandi centri l’azione che nei piccoli centri è affidata e devoluta ai pregiudicati ed ai facinorosi.
I Fasci erano compostiper 2/3 di povera gente e per 1/3 di delinquenti.
Se il manifesto del 3 non è dichiarazione di guerra, ha però l’aspetto di un ultimatum da potenza a potenza.
Gli appelli alla calma erano platonici ed apparenti.
Il socialismo che per altri è una fede ed una scuola; per essi (i membri del Comitato) è uno strumento ed un mestiere.
Questore Lucchese—Palermo
LA DEPOSIZIONE DEL LUCCHESE
Il Lucchese completò l’opera sua nella udienza del 20 Aprile, quando innanzi al Tribunale, disse che in Palermo si vedevano gironzare molte facce nuove venute per fare le squadre e la rivoluzione tra gli ultimi di dicembre e i primi di gennaio; che si erano fatti straordinarî acquisti di armi.
Messo alle strette s’imbroglia e si contraddice; si rifiuta per non violare i segreti di Ufficio, a scoprire la fonte delle sue notizie; ma oltre ai comuni confidenti di polizia, insinua che ebbe tutto comunicato da un membro del Comitato Centrale, completando la campagna da lui condotta contro uno dei tre membri del Comitato non arrestati immediatamente e che lasciava comprendere di non volere arrestare.
UN’ENORMITÀ GIURIDICA
La testimonianza orale di questo Comm. Lucchese fu tale, che la difesa domandò la sua incriminazione per applicazione dell’art. 214 del Codice penale. Quando il Tribunale si ritirò per decidere, furono molte le discussioni e i commenti; l’incriminatoandò al banco della Stampa per giustificarsi; fu tale, però, l’accoglienza che se ne allontanò subito. Nessuno s’illuse sulla decisione che avrebbe presa il Tribunale; ma nessuno poteva aspettarsi unaordinanzacome quella che lesse il Presidente, poichè essa consacrava una enormità giuridica e morale colle seguenti parole finali: «Il Tribunale dichiara veridica la deposizione del teste, la quale non può essere infirmata dalla cartolina scritta dal Pico e respinge l’istanza della difesa». Tali parole furono accolte nell’aula da un mormorio prolungato, che in quel momento, a chi vi assisteva, potè sembrare un fremito di ribrezzo del popolo.
Per intendere tale impressione, ed anticipando la narrazione si deve aggiungere che diquesta cartolina di Picosarebbe vero autore morale lo stesso Lucchese: se non la dettò, la lesse, la conobbe, l’approvò!
I testimoni. La loro sfilata è immensa; tra quelli di accusa ho notato, senza avere avuto la pazienza di rilevare la condizione di tutti:setteprefetti,unex prefetto,unconsigliere delegato di Prefettura,trequestori,seiispettori di pubblica sicurezza; e poi Delegati, ufficiali dell’esercito di ogni arma e di ogni grado, sindaci e proprietari, avversarî notissimi deiFasci; e poi questurini e carabinieri; e poi pochissimi lavoratori, che o depongono su circostanze inconcludenti o smentiscono ciò che risultava avevano affermato nel processo scritto...
Quanta fosse la indipendenza di questi funzionarî-testimoni si può detergerlo dal caso occorso al Comm. Bondi, ex-prefetto di Catania e Messina: egli fu messo a disposizione del ministero per punirlo, sidice, di avere deposto in parte favorevolmente agli accusati.
Tra i testimoni a difesa stanno deputati di ogni colore—da Pierino Lucca a Prampolini, da Imbriani a Tasca Lanza, da Cavallotti a Paternostro, da Florena ad Altobelli,—consiglieri provinciali e comunali, proprietarî, avvocati, medici, ingegneri, farmacisti, commercianti—insomma il fior fiore delle intelligenze e del carattere di ogni angolo della Sicilia e di altre regioni d’Italia.
Da un questore Lucchese e da quella razza di testimoni d’accusa non furono raccolte che testimonianze e prove nelle quali c’era tutto meno che la verità e la serietà; dell’una e dell’altra non traspare neppur l’ombra della preoccupazione. E la magistratura tutte le gratuite e calunniose asserzioni, tutti gli elementi innocenti accettò come prove irrefragabili della colpevolezza degli imputati; le accettò senza alcun beneficio d’inventario.
GLI ELEMENTI ... PIÙ SERII DEL PROCESSO
Gli elementi più serî, a prima vista, sono le lettere di Cipriani a De Felice e a Petrina; molte rimontano al 1890, al 1888; ma di tutte l’uno e l’altro fecero un minuzioso esame, che distrusse le induzioni dell’accusa, come si vedrà, non rimanendo di assodato che questo solo: Cipriani desiderava la rivoluzione.
Si parlò di unterribileappello dello stesso Cipriani ai Siciliani; ma era tanto criminoso e pericoloso che laGiustizia Socialelo aveva a suo tempo pubblicato senza essere sequestrata e processata.
Si fece una colpa a De Felice di un discorso pronunziato... in ottobre, a Casteltermini; ma vi fu denunzia e processo a suo tempo e la Camera di Consigliodel Tribunale penale di Girgenti non trovò luogo a procedere. Il pubblico ministero appellossi... dopo proclamato lo stato di assedio e iniziato ilprocesso mostruoso.
A dimostrare l’accordo per la rivoluzione tra De Felice e i clericali si invoca una lettera di presentazione dell’Avvocato D’Agata di Catania all’avvocato Menzione di Napoli; ma non si procede contro chi l’ha scritta, non si procede contro colui cui è diretta e se ne fa una colpa al deputato socialista, che... non la presentò.
I PREFETTI TESTIMONII
De Rosa, ex prefetto di Caltanissetta, trova l’indizio grave della colpabilità di De Felice nella visita da lui fatta ai prigionieri di Valguarnera nelle carceri di Caltanisetta e non si trattava che di un’inchiesta legittimissima, fatta alla presenza del Direttore delle Carceri, e la cui relazione fu pubblicata dalSiciliano, per conto del quale venne fatta.
Lo stesso De Rosa, parlò di unpatto di mortesottoscritto—da contadini, che non sanno leggere e scrivere!—tra i membri deiFascidella provincia, che reggeva, e tacque prudentemente dello schiaffo assestatogli dalla magistratura nel processo di Milocca in cui figurava lo stesso tremendo patto.
Bondi, ex prefetto di Catania, desume le intenzioni rivoluzionarie di De Felice da un suo discorso al Teatro Nazionale di Catania, che le autorità politiche non interruppero, le giudiziarie non incriminarono e la stampa borghese locale non trovò biasimevole.
Lo stesso Bondi attribuì ad un discorso di De Felice i tumulti di Catenanuova e i resoconti parlamentariin quel giorno provarono che il De Felice era a Roma.
Novari, tenente dei carabinieri, dice violentissimo un discorso dallo stesso De Felice nella stessa Catenanuova dove si portò molti mesi dopo ch’era stato pronunziato, e contraddice e smentisce il maresciallo dei carabinieri, che lo aveva ascoltato e non vi aveva trovato da ridire; e il superiore dichiara inesatto e incompleto il rapporto del suo subordinato per giustificare la propria asserzione. Si fa colpa al De Felice di avere partecipato al Congresso socialista di Zurigo ed egli documenta che si trovava in Italia.
Si dichiarano rivoluzionarî nel significato volgare De Felice, Bosco, Petrina sulla base di elementi di questo genere: perchè in una lettera di un Barbagallo il primo vien dettotenace sostenitore dei più sacri diritti popolari; perchè in un’altra lettera da Lugo lo si dicecaldo oratore del partito rejetto, caldo sostenitore dei diritti finora conculcati, illustre condannato della borghesia; perchè Bosco scrive a Petrinasenza il giornale(L’Isola, da me diretta) ilmovimento operajo è ammazzato... E da tali elementi si argomenta che la propaganda socialista ha false apparenze!
UN DIALOGO ... ISTRUTTIVO
Non basta, non basta! Ecco un dialogo istruttivo all’udienza del 28 Aprile:
Difensore Piccoli: Da che cosa arguisce il teste, che ilFasciodi Piana dei Greci fosse così terribilmente provocatore?
Zumma, Delegato di P. S.: Dalla compattezza dei soci, iquali si fecero crescere tutti i baffi in seguito ad ordine del Barbato, il quale disse che sarebbero statiespulsi dal Fascio quelli che non avrebbero portato i baffi...
Il resoconto nota, che quando venne denunziato questo terribile indizio deibaffiil pubblico scoppiò in ilarità. Si rideva; ma con siffatti elementi si tolsero la libertà e i diritti civili a tanta generosa ed intelligente gioventù.
Ed ora viene il meglio. Un Marzullo, ispettore di P. S. in Palermo afferma che gl’imputati accordavanolargizioni, sussidî, assegnia coloro, che lavoravano per la causa comune. Un Delegato, il Gallegra, riferisce che si è fatta una propaganda contro la monarchia e che i collettivisti avevanopredicato la divisione della proprietà.[70]Un terzo ispettore, il Castellini, riconosce che il vero scopo delComitato dei Fascinon fu mai il miglioramento morale e materiale dei lavoratori, ma ilsolo proprio tornaconto; che promettevano ai gonzi la divisione dei beni e che intantofanaticandole masse ignoranti e spillando denari se la godevano da signori... De Felice, Bosco, Barbato e Verro, nulla tenenti, spendevano e spandevano comegrandi signori in pranzi e bagordi senza sapersi ove trovavano il denaro....