INTERMEZZOLa sala del primo atto, senza il tavolo. I due paraventi distesi, l'uno partendo dal cembalo e l'altro dalla prima quinta al proscenio, in modo da formare un angolo; lo spazio racchiuso in esso servirà poi di teatrino per la recita del prologo e delBurbero benefico. Dinnanzi a questa scena tuttora chiusa, il canapè, dietro il canapè le seggiole per gli invitati, disposte in modo da riempire la parte destra della scena. Sugli stipi in fondo l'occorrente per servire rinfreschi, i mazzi di fiori ed i regali portati dagli amici.SCENA I.LaRICCOBONI, leFARINELLImadre e figlia, iRINALDImarito e moglie,AGIRONI, BOUCHARD, LEGENDRE, edANTONIOePIERINAche servono gli altri di rinfreschi.Bouch.— Sentite, io capisco fin dove può arrivare una vendetta lungamente e ardentemente bramata; ma portare in trionfo i soldati che assassinano gli ufficiali, giurar fede alla legge per violarla e al re per arrestarlo, scannare i prigionieri, far scempio di donne e di fanciulli, questo, parola d'onore, non è più rappresaglia, è delirio di ogni più bassa passione.Legen.— Speriamo che si siano sfogati abbastanza, altrimenti ne vedremo delle altre, prima che la gente onesta capisca la necessità di mettersi d'accordo.Ricc.— Intanto si è tutti come storditi da un gran colpo alla testa... Si sente in aria il coltello del macellaio, e non si fa nulla nessuno per liberarsene.Emilia.— E avete osservato per le strade, che deserto!Agir.— Sfido io! I negozi sono chiusi per la paura del saccheggio, ogni arte è sbandita come nemica, e ognuno sospetta del vicino!Maria.— Aggiungete che ognuno teme di essere arrestato, poichè l'essere arrestato equivale ad essere condannato, e comparire dinnanzi ad un tribunale è lo stesso che una sentenza di morte.Rinaldi.— E non vogliono che si faccia voti per essereliberati! Per me darei il benvenuto a Belzebù ed a tutti i diavoli dell'inferno!Ant.— Quando finirà quest'agonia?!Ricc.— Voi siete ancora giovani...Gli altri(meno Rosalia). — Bella gioventù!Ricc.— Appetto a me, e siamo in pieno regno dell'impreveduto; ma a me, ai Goldoni, a Balletti, Gandini e Mattiuzzi, che cosa ci resta? La rivoluzione ha cancellato ogni gloria come un insulto alle mediocrità irrimediabili, e Dio non voglia che ci tolga anche quel boccone di pane che ci ha dato la splendidezza della Corte!Gli altri.— Dio guardi!Maria.— Se si potesse scappare tutti in Italia!Agir.— È quello che farò io al più presto.Rosalia.— Ritorniamoci anche noi, mamma; tanto tu lo sai, io non ho più da dare una sola lezione di musica.Rinaldi.— E chi pensa più ad imparare l'italiano adesso che la fratellanza universale ha esordito col dichiarare traditori gli italiani?Bouc.— Noi due ci siamo tappati nel nostro eremo, e finchè le cose non cambiano, chiusi!Agir.— E, se non era per dare questa consolazione al povero Goldoni, davvero che non lasciavo Clignancourt, sopratutto oggi!Ant.— Per carità , non una parola di nulla allo zio!Rinaldi.— Facciamo meglio: per oggi sopprimiamo ogni pensiero del presente e dell'avvenire.Ricc.— Bravo; riviviamo, s'è possibile, qualche ora del passato!Gli altri.— Sì, sì, per Goldoni!Ant.— Eccolo colla moglie... Mi raccomando adunque... E non si alzi troppo la voce, mi capite.SCENA II.GOLDONIeNICOLETTAdalla destra al proscenio, in abito di gala tutti e due.Detti.Gli altri(affollandosi attorno a Carlo e Nicoletta). — Cento di questi giorni!Gold.— Oh che piacere, che consolazione mi date!Nicol.— Grazie, grazie proprio di cuore a tutti!Gold.— La Riccoboni, la miaYenny! Ma questo è un onore che io non merito...Tò un baso, vecia!(la bacia)Maria.— E a me nulla?Gold.— Anche a te, la mia Farinelli!... Come recitavi... quando c'ero io in teatro! Brava, ti conservi sempre bella!Maria.— Bella con cinque icchese sulle spalle?Gold.— Sono bello io con otto e mezzo!Emilia.— Carletto, non sono degna io di esser baciata da cotanto amante? Oh scusa, Nicoletta!Gold.— Niente scuse, mia moglie sa che se io sono un così bel vecchietto, è tutto merito suo!Nicol.— Padron mio, dal momento che non dice nulla Rinaldi!Rinaldi.— Goldoni è irresistibile!Rosalia.— E io rimango a bocca asciutta?Gold.— Figurati, a te ne do due! — Nicoletta, la colpa non è mia, è dell'usanza francese, la più bella delle vostre usanze, quella che voglio portare a Venezia: baci a tutto spiano! A proposito, Agironi — a te non ne dò, sei troppo brutto — ma ti ringrazio di essere venuto ad abbracciarmi prima di partire. A Venezia cercami subito un quartiere, a Riva, al sole. — Ah! Rinaldi, quella è un'aggiunta che avresti da copiare per le mie memorie! — Bravo Bouchard! — Bravo Legendre: avete visto che la montagna non si moveva per andare a Belleville, e voi siete venuti verso di essa...Nicol.(andata in fondo colle altre signore). — Carlo, guarda che bei fiori! E confetti, e cioccolato... Quanto siete buoni!(scende presso Goldoni, seguita dalle altre)Sai che cosa mi pare oggi? Che sia il primo giorno del nostro matrimonio!Gold.— Delle nozze, vuoi dire; perchè il primo giorno di matrimonio io aveva la febbre, e mica soltanto la febbre dell'amore, la febbre del vaiuolo! Eh che disdetta? Ma siccome, dopo la burrasca, finisce sempre per splendere il sole, il vaiuolo è sparito e mi è rimasta questa buona e bella moglie.Gli altri.— Bravo!Nicol.— Buona, mi sono ingegnata; bella, mai, e in ogni modo sarebbe troppo da un pezzo per ricordarlo.Gold.— Senti, Nicolina — io per mia moglie ho due diminutivi accarezzativi, Nicoletta ogni giorno che Domineddio manda in terra, e Nicolina nelle grandi occasioni solenni — senti: per gli occhi del cuore...(alle altre)voi altre è inutile che mi facciate l'occhio di pesce morto... tu sei sempre la più bella!...Gli altri.— Bravo! bravo!Ant.— Più basso!Gold.— Che c'è ora? Non si può più applaudire Goldoni?Ant.— Sì, sempre; ma è meglio non gridare...(si odono tre colpi dalla sinistra)Gold.— Che cosa è? (Rosalia corre al pianoforte)Ant.— Il segnale all'orchestra.Gold.— Quale orchestra?Rosalia.— Eccola!(suona un minuetto)Gold.— Si balla? Nicolina, si balla!(con vivacità , offrendole la mano)Nicol.— Proviamo?(tutti fanno loro siepe)Gold.— Ma figurati se s'ha da provare! Non è questo il giorno delle nozze? Dunque si prova anche a ballare!(fermandosi dopo un giro)Non è nè lo stomaco, nè la testa..... non sono che le gambe... ma si capisce, dopo la malattia... Del resto vedresti!...Nicol.— Sarà per un altr'anno!Gold.— Brava, per un altr'anno, a Venezia!SCENA III.BATTISTINO, vestito da Arlecchino, mette la testa fra i paraventi che ha socchiuso.Detti.Arlec.— Signorie!Gold.— Arlecchino? Che cos'è questa baracca?Arlec.— Se me lo permettono, vorrei dire una parola, senza contare le altre, in italiano e non nel mio bergamasco, per riguardo ad una parte della civile udienza...Tutti.— Parla! Parla!Ant.— Qui sul canapè colla zia.Gold.— Ho capito, anche una recita! che cari matti!(seggono tutti)Arlec.(uscito fuori dai paraventi e inchinatosi). — Cittadine belle ed amabili sempre, e cittadini... amabili... qualche volta e belli... io ho l'onore di annunziarvi quale capocomico — molto comico e niente capo — delle principali maschere dell'antica commedia dell'arte, non meno ragguardevoli per l'abilità — modestia a parte — quanto per la nobiltà di ventidue secoli, tutte proprietarie..... d'una infinità di generi brighelleschi tanto d'entrata che d'uscita — che non pagano dazio — che avremo l'onore di recitare colle principali maschere prima un prologo di nostra composizione e poi, senza papere e senza suggeritore, la commedia di Carlo GoldoniIl Burbero benefico, per rendere il maggior omaggio possibile al principe dei poeti comici italiani, al riformatore immortale delle nostre scene.Gli altri(meno Goldoni). — Bravi! Bravi!Gold.— O quante sorprese!Nicol.— Che buoni amici!Arlec.— Quanto ai costumi, si sa, in tempo di rivoluzione si tira via e le migliori intenzioni se ne vanno troppo sovente a monte..... di pietà ; ma, in un'epoca così sbracata, loro sono ormai avvezzi a non badare troppo al sottile.(apre i paraventi, ripiegandoli in modo che il primo serva di quinta alla porta al proscenio a sinistra, e l'altro copra il pianoforte)La scena rappresenta al vivo, come vedete, la città di Venezia: di qua a sinistra, il palazzo ducale tutto duro come un marmo, e così vero, che pare dipinto. Lì accosto, San Marco, che si metterebbe sotto una campana di vetro, tant'è meraviglioso e originale..... Lei di lì non lo vede... e neanche più in là ... e glielo dico in segreto il perchè: San Marco, modesto, sa che siamo in tempi di rivoluzione e per timore di essere confuso colla gente che si fa avanti, preferisce di starsene indietro... bel caso! Poi la torre dell'orologio e le Procuratie... Qui Marco e Todero; dinnanzi il mare infinito; bucintori, gondole, peote e barche rotte — che sono giusto le meglio dipinte. Ora do il segnale per la sinfonia.Gold.— Anche la sinfonia?Arlec.— Diamine, un capocomico che rispetta l'arte!... Ma, stante il gran concorso, ho messo i suonatori fra le quinte, violini e violoni, tube e catube, fagotti, corni e pifferi, speriamo senza ritorno, ma tutti al vostro servizio.Nicol.— Ma non vedo gli istrumenti.Arlec.— Oh gli istrumenti... si ommettono per brevità ; ma non ci perderete nulla, anzi! La sinfonia, per il gradimento universale della musica e la fortunata allusione del titolo, è quella diGiannina e Bernardone(s'inchina a Carlo e Nicoletta)Ora giù il sipario... cioè no, niente sipario... se il sipario non va nè su, nè giù, ma che non lo sappia neanche l'aria, sopratutto l'aria che potrebbe averselo a male, è soltanto per risparmiare all'illustre poeta ed alla gentile udienza un raffreddore, col quale, inchinandomi, ho il piacere di lasciarvi!(S'inchina verso tre parti e poi sparisce dietro il paravento che ha alla sua destra)SCENA IV.Dalla seconda porta a sinistra, dietro al paravento, colla Rosalia che si mette subito al cembalo,MATTIUZZI, vestito da Pantalone,GANDINIda Capitan Fracassa,BALLETTIda Dottore,SUSANNAda Colombina.Detti.Arlec., Pant., Capit., Dott., Colomb.—(Solfeggiano la sinfonia dell'operaGiannina e Bernardonedi Cimarosa, in grande voga a quell'epoca, come ilMatrimonio segretodello stesso maestro, accompagnati col cembalo da Rosalia).Gli altri(a sinfonia finita, applaudendo). — Bravi! Bravi!SCENA V.PANTALONEeCOLOMBINAdal paravento alla loro destraDetti.Colomb.— Ma cheBurberod'Egitto! Io non vi recito neanche se viene a domandarmelo in ginocchio l'Imperatore dei Pirenei, altro che Arlecchin Battocio, perchè alla fin fine Colombina non ha mai avuto bisogno e mai non avrà del poeta comico per farsi applaudire!Pant.— Questo xe vero...Colomb.— Un po' di grazietta, occhiate in platea a dritta ed a sinistra, girate rapide per far vedere il piedino...Pant.— E magari un tocheto de gamba!Colomb.— E il giuoco è fatto. E voi che cosa contate di fare?Pant.— Io? niente: questa la xe sempre sta la mia politica.Colomb.— Sior Pantalon dei Bisognosi non ha bisogno di poeta per far ridere.Pant.— Mi? Non rapresento coi fioj l'autorità paterna, co la mugier la maritale e in banco la paronal? Dunque, quando se rapresenta l'autorità , no s'ha bisogno de poeti per far ridere, basta mostrarse!SCENA VI.IlDOTTOREdalla sinistra del teatrino.Detti.Dott.— Voi parlate e favellate di ridere, ed io screpolo di rabbia!Colomb.— Con chi l'avete, eccellentissimo Dottore?Dott.— Salve,foemina! L'ho con quel mostro policromo di Arlecchino, che, senza alcun rispetto per un Dottore della mia circonferenza, dice che se non voglio recitare nelBurbero, è segno che sono un asino, sì,asinus, vel buricchius; e così io laureato senza aver aperto un libro, io famigerato prima di aver fatto checchessia comechessia; io delizia del pubblico per i miei insensati, ma spontanei spropositi in ogni scibile e ignorabile, dovrò dare il pessimo esempio ai miei discepoli di studiare prima di professare, di pensare prima di dire? AhArlecchinus, non ego doctor in utrà que et in utrìque, sed tu buricchius, terque, quaterque asellus!Pant.—Ciucus!Colomb.—Asinissimusque!SCENA VII.IlCAPITAN FRACASSAdalla destra del teatrino.Detti.Capit.(spavaldo e minaccioso). — Chi è che mi dà dell'asino?Dott.— Nessuno! nessuno! Anzisalvete et salvetote vos, miles gloriosus.Colomb.— Vi faccio umilissima riverenza!Pant.— Paron mio, sor Capitan Fracassa, Spavento, Matamoros, Coccodrillo...Colomb.(crescendo comicamente). — Bellerofonte, Arcitonitrante, Firibirimbombo...Capit.— Scarabombardon de la Papiriotonda, invincibile ad ogni arma anche a vento!Dott.— Quelle a vento non nominarle neanche, o scappo subito! Si parlava d'Arlecchino.Capit.— Arlecchino?! Se fosse possibile rivederlo, io lo ripiglierei per i tacchi e lo slancierei per aria tant'alto, tanto alto... che, quando cascasse giù, tutti i soldi della sua tasca sarebbero fuori di corso.Dott.— Bella forza!Capit.— Io? Spiano i monti, asciugo il mare, divido il mappamondo, e se mi piace, inchiodo il sole, gioco alla palla coi pianeti e rompo il firmamento.Colomb.— (Ma più le scatole!)Pant.— Capitano, disè una volta la verità : Arlechin v'ha dà dell'aseno!Capit.— A me?! A me?!! Voleva darmelo... ma bastò che io starnutissi, perchè... l'aveste più visto voi altri?Gli altri.— No...Capit.— E neanch'io...(guarda in aria e fa un gesto)Dott.— S'è fatto in polvere?...Pant.— S'è ridoto in caligo?...SCENA VIII.ARLECCHINO, inosservato, dalla destra del teatrino.Detti.Capit.(mostrando un punto in aria). — Già , dalla paura... La vedete quella nuvoletta piccola piccola, che starebbe nel grembialino di Colombina, e corre giù giù verso la fine del mondo?Colomb.— Quello è quanto rimane di Arlecchino?Pant.— Povareto!Dott.— Ma già , se non finiva in nebbia oggi, finiva in polvere stassera lui ed il suoBurbero!Pant.— No digo che se lo meriteria; ma che bisogno gh'avemo nù de sta rassa de can de poeti per farse applaudire, quando n'avemo d'avanzo delle nostre entrate e sortite di scena? Pistolotti, digo mi, pistolotti a sogèto; smorfie, lazi a volontà , e po' basta!Colomb.— A me, non avessi altro, basta la canzonetta allegra e l'ardita furlana.Tra la la là !Capit.— Io non ho che da aprir bocca perchè il pubblico dalla paura si metta subito ad applaudirmi.Dott.— E io, più voglio parlare sul serio, e più faccio ridere!Capit.— Dunque, viva noi e abbasso i poeti, gente incontentabile.Dott.— Che vuol sempre esser chiamata fuori...Colomb.— Mentre non merita che d'esser messa dentro!Gli altri(meno Arlecchino). — Brava! Abbasso!Capit.— Sì, abbasso tutti i poeti e in particolare...(vede Arlecchino che gli si pianta davanti agitando la bà tola)evviva Arlecchino!Arlec.— Abbasso Arlecchino con tutte le teste di legno pari vostre, e viva Goldoni; sì, Goldoni, che per il primo ha dato all'Italia un teatro suo; Goldoni che ha fatto di più lui solo per render simpatica la nostra Venezia, che non tutti assieme gli artisti e scrittori del mondo; Goldoni, che colBurberoha la gloria splendidissima di aver ricondotto nel paese istesso di Molière il gusto e l'amore della naturalezza e della verità !Gold.— È troppo! Basta, figliuoli...Arlec.— Sì, è vero, Goldoni ha fatto della nostra commedia a braccia colle maschere... quello che il Capitano disse d'aver fatto di me...Capit.— Per ridere!Arlec.(seguitando). — Ma, mentre nessuno rimpiange la nostra commedia così recente e si dimenticano i meglio autori, l'Italia applaude ora, come venti, trenta e quarant'anni fa, ilCavalier di spirito...Colomb.—Pamèla...Pant.—Sior Todaro Brontolon...Capit.—Le barufe ciosote...Dott.—L'avvocato Veneziano...Arlec.—Il bugiardo...Colomb.—La sposa sagace...Pant.—Il curioso accidente...Capit.—Le gelosie di Lindoro...Dott.—Terenzio e Molière...Arlec.—Il campièlo...Colomb.—Gl'innamorati...Pant.—L'impresario delle smirne...Capit.—La bottega da caffè...Dott.—La vedova scaltra...Arlec.—Le donne curiose...Ricc.—La bona mare...M. Far.—La locandiera...Agir.—I pettegolezzi...Signora Rin.—Le tre della villeggiatura...R. Fari.—L'ultima notte di carnevale...Rinaldi.—La moglie saggia...Ant.—Il ventaglio...Bouch.—La casa nova...Leg.—I rusteghi...Nicol.— EIl burbero benefico!(abbraccia Goldoni).Tutti(meno Goldoni). — Viva Goldoni!(applausi entusiastici)Gold.— Basta! Basta!Gli altri(seguitando l'ovazione). — Viva molti altri anni!(Violenta scampanellata dal fondo, che tronca all'istante gli applausi e gli abbracciamenti)Pier.— Corro io!(esce dal fondo correndo)Ant.— (Non può ancora essere il desinare).(s'avvia al fondo)SCENA IX.PIERINA, unCOMMISSARIOdi polizia seguito da dueAGENTIche rimangono in fondo.Detti.Pier.— Signor avvocato, un commissario di polizia.Ant.— Lasciate parlare da me.Commiss.(intima a Pierina di uscire dal fondo, quindi bruscamente). — Qu'est il ce tapage, ces applaudissements?Ant.— Citoyen commissaire, nous fêtons entre amis l'anniversaire des noces de mon oncle l'avocat Goldoni, que voilà .Commiss.(ad Ant.). — Et dans quelle manière fêtez-vous ce bel anniversaire?Ant.— Avec des scènes improvisées, des impromptus...Commiss.— Dites des chansons grivoises, des propos gaillards, je m'y connais; mais, allons donc! n'improvise pas qui veut des scènes!Ball.— Monsieur, il n'y a que l'argent que nous autres Italiens ne savons pas improviser!Commiss.— Des Italiens? Qu'est qu'il radote ce vieux magot, mille million de tonnerres?!Ant.— Rien, excusez... Il a trop bu!(a Ball.)Zitto!Ball.— (Trop bu? Se ho una sete che la vedo!)Ant.— Pardon, citoyen Commissaire; j'ai oublié de vous dire que tous ces messieurs et ces dames sont des artistes de théâtre.Commiss.— Ah! Des baladins, des farceurs pour égayer les aristos?Gold.— Non, citoyen, pour égayer tout le monde.Commiss.— Et vous aussi, l'avocat, vous êtes de la bande?Gold.— Oui, de la troupe.Commiss.— Danseur?Gold.— Je le voudrais bien; mais j'en suis simplement le poëte comique.Commiss.— C'est une profession ça?Gold.— Oui, en France.Commiss.— Et cette mascarade?Ant.— Des pensionnaires de la troupe italienne au service du Roi de France.Commiss.— Du Roi de France?! En voilà une bonne de farce! Mais c'est à se tordre de rire!! Dites moi, s'il vous plaît, qui est-ce maintenant ce fameux Roi de France qui vous paye la pension?Ant.— Mais... Louis Seize de Bourbon.SCENA X.CHÉNIERdal fondo, seguito daPIERINA.Detti.Commiss.— Ah! Ah! quels farceurs! Et c'est de Louis Seize que vous attendez tous vôtre pension?Chén.— Citoyen Commissaire, je réponds d'eux tous; laissez nous.Commiss.— Très-bien, citoyen député, c'est dit!... Mais, si vous avez envie de rire, demandez à ces gens qui fêtent, aujourd'hui! l'anniversaire de leur mariage, qui est-ce le Roi de France!Chén.— Suffit, Commissaire.Commiss.— Suffit..... Ah! s'ils connaissent leur métier comme le temps où ils vivent, fichtre! c'était bien servi monsieur Capet... le Roi de France!(Esce ridendo dopo i suoi agenti e seguito da Pierina, che ritorna poi subito in scena).Gli altri(meno Chénier, con un respiro). — Ah!(uscito il Commissario, s'affollano attorno a Chénier)Che cosa ha voluto dire?Gold.— Che forse il Re ha abdicato?Chén.— Il Re non ha abdicato: l'Assemblea costituitasi in Convenzione nazionale ha abolito la monarchia.Gli altri.— Dio!Gold.— Oh il mio povero Luigi, così buono e generoso!Chén.— Il tuo primo grido di dolore non è per te, è per lui, generoso amico!... Ma bada e badate tutti che coll'abolizione della monarchia, la Convenzione ha oggi decretato la pena di morte per chiunque possa esser sospetto — soltanto sospetto — di far voti per la liberazione di Luigi ed il suo ritorno sul trono!Gold.— La sua liberazione! Ma dunque egli...?Chén.— Egli è prigioniero colla famiglia nella torre del Tempio.Gold.— Come un malfattore, lui! E anche la Regina? La Principessa Adelaide? Il delfino?Nicol.— Coraggio, Carlo!Gold.— No... non posso reggere!..... Voglio fuggire da questo paese dove non si conosce moderazione in nulla; dove si è sempre agli estremi nella servilità e nella ribellione! L'ambasciatore di Venezia mi ha promesso di farmi ritornare a Venezia; ebbene, andiamo da lui subito, pur che si parta in qualunque modo, pur che si vada via!Chén.— Ohimè, che ti debbo dare anche questo dolore! L'ambasciatore Almorò Pisani è partito per Londra!Gold.(smarrito). — Partito... senza una parola... un soccorso!... partito... dopo d'avermi inchiodato qui a morire di terrore e di miseria!(Si abbandona sopra una seggiola assistito da Nicoletta e Battistino)Ant.— Fuggito dalla paura, lasciando qui abbandonata la sua vecchiaia veneranda! Ah! io non sono che un povero disgraziato, oscuro e miserabile; ma mi vergognerei di avere il cuore così basso come sua Eccellenza, ben degna di rappresentare, non il popolo veneziano, vivaddio! ma il Governo che non ha mai saputo riconoscere il tuo valore, che ti ha ricusato il misero impiego che gli domandavi per non essere costretto a venire in terra straniera a cercarvi il pane e la gloria!Tutti(meno Goldoni). — Sì, sì, ha ragione!Gold.— Ma no che non ha ragione! Mi vuole troppo bene e l'amore lo fa ingiusto! Zitto là !... L'Ambasciatore è partito... buon viaggio! Ma ci resta l'amico che non abbandona, ci resta Chénier, il mio valoroso compagno d'arte, che ci farà dare gli arretrati della nostra pensione e ci porrà così in grado di ripararci tutti in Italia.Gli altri(meno Chénier). — Sì! Sì!Ball.— Daremo rappresentazioni...Gand.— Tutti vorranno vedere gli ultimi comici italiani del Re di Francia...Batt.— Tutti vorranno vedere Carlo Goldoni!Gli altri(supplichevoli). — Sì, Chénier! Se non per noi, per lui solo!Chén.— L'amicizia di Carlo Goldoni è l'orgoglio della mia gioventù; ma, appunto per questo, se io vi lusingassi, vi tradirei!Gli altri(costernati). — Come?Chén.— Ma, col Re in prigione, la monarchia abolita e l'assegno alla corona soppresso, io non posso per ora parlare di voi alla Convenzione senza compromettervi tutti!Nicol.— E intanto, per il mio buon Carlo..... la miseria!Ricc.— Per me la morte!Ball.— Ora sì che mi sento vecchio!Ant.(angosciato, a Goldoni). — E tu dici che io sono ingiusto verso il Governo di Venezia!Gold.— Antonio..... Guarda quanti hanno perduto tutto come noi e non maledicono che la sorte! E tu, per troppo amore, invece di pensare a consolarci, mi tocchi la mia Venezia!(un moto di Antonio)Ma anche chi ve comanda xè vinizian... e co se dise Venezia, mi no fasso distinzion... per mi Venezia la xè la mare cara e benedeta... di cui no se recorda che l'amor, la gloria, i benefizi... E bel e abandonà ... bel e ridoto a non aver più speranza de poderla riveder(con uno schianto)mai più!...da Venezia lontan do mila mia,no passa di che no me vegna in mente...el linguagio... e i costumi de la gente...el dolse nome de la patria mia!(Soffocato dalla emozione, si butta al collo di Antonio, mentre tutti gli altri gli si accostano commossi, e cala il sipario)Fine dell'intermezzo.
La sala del primo atto, senza il tavolo. I due paraventi distesi, l'uno partendo dal cembalo e l'altro dalla prima quinta al proscenio, in modo da formare un angolo; lo spazio racchiuso in esso servirà poi di teatrino per la recita del prologo e delBurbero benefico. Dinnanzi a questa scena tuttora chiusa, il canapè, dietro il canapè le seggiole per gli invitati, disposte in modo da riempire la parte destra della scena. Sugli stipi in fondo l'occorrente per servire rinfreschi, i mazzi di fiori ed i regali portati dagli amici.
La sala del primo atto, senza il tavolo. I due paraventi distesi, l'uno partendo dal cembalo e l'altro dalla prima quinta al proscenio, in modo da formare un angolo; lo spazio racchiuso in esso servirà poi di teatrino per la recita del prologo e delBurbero benefico. Dinnanzi a questa scena tuttora chiusa, il canapè, dietro il canapè le seggiole per gli invitati, disposte in modo da riempire la parte destra della scena. Sugli stipi in fondo l'occorrente per servire rinfreschi, i mazzi di fiori ed i regali portati dagli amici.
LaRICCOBONI, leFARINELLImadre e figlia, iRINALDImarito e moglie,AGIRONI, BOUCHARD, LEGENDRE, edANTONIOePIERINAche servono gli altri di rinfreschi.
Bouch.— Sentite, io capisco fin dove può arrivare una vendetta lungamente e ardentemente bramata; ma portare in trionfo i soldati che assassinano gli ufficiali, giurar fede alla legge per violarla e al re per arrestarlo, scannare i prigionieri, far scempio di donne e di fanciulli, questo, parola d'onore, non è più rappresaglia, è delirio di ogni più bassa passione.
Legen.— Speriamo che si siano sfogati abbastanza, altrimenti ne vedremo delle altre, prima che la gente onesta capisca la necessità di mettersi d'accordo.
Ricc.— Intanto si è tutti come storditi da un gran colpo alla testa... Si sente in aria il coltello del macellaio, e non si fa nulla nessuno per liberarsene.
Emilia.— E avete osservato per le strade, che deserto!
Agir.— Sfido io! I negozi sono chiusi per la paura del saccheggio, ogni arte è sbandita come nemica, e ognuno sospetta del vicino!
Maria.— Aggiungete che ognuno teme di essere arrestato, poichè l'essere arrestato equivale ad essere condannato, e comparire dinnanzi ad un tribunale è lo stesso che una sentenza di morte.
Rinaldi.— E non vogliono che si faccia voti per essereliberati! Per me darei il benvenuto a Belzebù ed a tutti i diavoli dell'inferno!
Ant.— Quando finirà quest'agonia?!
Ricc.— Voi siete ancora giovani...
Gli altri(meno Rosalia). — Bella gioventù!
Ricc.— Appetto a me, e siamo in pieno regno dell'impreveduto; ma a me, ai Goldoni, a Balletti, Gandini e Mattiuzzi, che cosa ci resta? La rivoluzione ha cancellato ogni gloria come un insulto alle mediocrità irrimediabili, e Dio non voglia che ci tolga anche quel boccone di pane che ci ha dato la splendidezza della Corte!
Gli altri.— Dio guardi!
Maria.— Se si potesse scappare tutti in Italia!
Agir.— È quello che farò io al più presto.
Rosalia.— Ritorniamoci anche noi, mamma; tanto tu lo sai, io non ho più da dare una sola lezione di musica.
Rinaldi.— E chi pensa più ad imparare l'italiano adesso che la fratellanza universale ha esordito col dichiarare traditori gli italiani?
Bouc.— Noi due ci siamo tappati nel nostro eremo, e finchè le cose non cambiano, chiusi!
Agir.— E, se non era per dare questa consolazione al povero Goldoni, davvero che non lasciavo Clignancourt, sopratutto oggi!
Ant.— Per carità , non una parola di nulla allo zio!
Rinaldi.— Facciamo meglio: per oggi sopprimiamo ogni pensiero del presente e dell'avvenire.
Ricc.— Bravo; riviviamo, s'è possibile, qualche ora del passato!
Gli altri.— Sì, sì, per Goldoni!
Ant.— Eccolo colla moglie... Mi raccomando adunque... E non si alzi troppo la voce, mi capite.
GOLDONIeNICOLETTAdalla destra al proscenio, in abito di gala tutti e due.Detti.
Gli altri(affollandosi attorno a Carlo e Nicoletta). — Cento di questi giorni!
Gold.— Oh che piacere, che consolazione mi date!
Nicol.— Grazie, grazie proprio di cuore a tutti!
Gold.— La Riccoboni, la miaYenny! Ma questo è un onore che io non merito...Tò un baso, vecia!(la bacia)
Maria.— E a me nulla?
Gold.— Anche a te, la mia Farinelli!... Come recitavi... quando c'ero io in teatro! Brava, ti conservi sempre bella!
Maria.— Bella con cinque icchese sulle spalle?
Gold.— Sono bello io con otto e mezzo!
Emilia.— Carletto, non sono degna io di esser baciata da cotanto amante? Oh scusa, Nicoletta!
Gold.— Niente scuse, mia moglie sa che se io sono un così bel vecchietto, è tutto merito suo!
Nicol.— Padron mio, dal momento che non dice nulla Rinaldi!
Rinaldi.— Goldoni è irresistibile!
Rosalia.— E io rimango a bocca asciutta?
Gold.— Figurati, a te ne do due! — Nicoletta, la colpa non è mia, è dell'usanza francese, la più bella delle vostre usanze, quella che voglio portare a Venezia: baci a tutto spiano! A proposito, Agironi — a te non ne dò, sei troppo brutto — ma ti ringrazio di essere venuto ad abbracciarmi prima di partire. A Venezia cercami subito un quartiere, a Riva, al sole. — Ah! Rinaldi, quella è un'aggiunta che avresti da copiare per le mie memorie! — Bravo Bouchard! — Bravo Legendre: avete visto che la montagna non si moveva per andare a Belleville, e voi siete venuti verso di essa...
Nicol.(andata in fondo colle altre signore). — Carlo, guarda che bei fiori! E confetti, e cioccolato... Quanto siete buoni!(scende presso Goldoni, seguita dalle altre)Sai che cosa mi pare oggi? Che sia il primo giorno del nostro matrimonio!
Gold.— Delle nozze, vuoi dire; perchè il primo giorno di matrimonio io aveva la febbre, e mica soltanto la febbre dell'amore, la febbre del vaiuolo! Eh che disdetta? Ma siccome, dopo la burrasca, finisce sempre per splendere il sole, il vaiuolo è sparito e mi è rimasta questa buona e bella moglie.
Gli altri.— Bravo!
Nicol.— Buona, mi sono ingegnata; bella, mai, e in ogni modo sarebbe troppo da un pezzo per ricordarlo.
Gold.— Senti, Nicolina — io per mia moglie ho due diminutivi accarezzativi, Nicoletta ogni giorno che Domineddio manda in terra, e Nicolina nelle grandi occasioni solenni — senti: per gli occhi del cuore...(alle altre)voi altre è inutile che mi facciate l'occhio di pesce morto... tu sei sempre la più bella!...
Gli altri.— Bravo! bravo!
Ant.— Più basso!
Gold.— Che c'è ora? Non si può più applaudire Goldoni?
Ant.— Sì, sempre; ma è meglio non gridare...(si odono tre colpi dalla sinistra)
Gold.— Che cosa è? (Rosalia corre al pianoforte)
Ant.— Il segnale all'orchestra.
Gold.— Quale orchestra?
Rosalia.— Eccola!(suona un minuetto)
Gold.— Si balla? Nicolina, si balla!(con vivacità , offrendole la mano)
Nicol.— Proviamo?(tutti fanno loro siepe)
Gold.— Ma figurati se s'ha da provare! Non è questo il giorno delle nozze? Dunque si prova anche a ballare!(fermandosi dopo un giro)Non è nè lo stomaco, nè la testa..... non sono che le gambe... ma si capisce, dopo la malattia... Del resto vedresti!...
Nicol.— Sarà per un altr'anno!
Gold.— Brava, per un altr'anno, a Venezia!
BATTISTINO, vestito da Arlecchino, mette la testa fra i paraventi che ha socchiuso.Detti.
Arlec.— Signorie!
Gold.— Arlecchino? Che cos'è questa baracca?
Arlec.— Se me lo permettono, vorrei dire una parola, senza contare le altre, in italiano e non nel mio bergamasco, per riguardo ad una parte della civile udienza...
Tutti.— Parla! Parla!
Ant.— Qui sul canapè colla zia.
Gold.— Ho capito, anche una recita! che cari matti!(seggono tutti)
Arlec.(uscito fuori dai paraventi e inchinatosi). — Cittadine belle ed amabili sempre, e cittadini... amabili... qualche volta e belli... io ho l'onore di annunziarvi quale capocomico — molto comico e niente capo — delle principali maschere dell'antica commedia dell'arte, non meno ragguardevoli per l'abilità — modestia a parte — quanto per la nobiltà di ventidue secoli, tutte proprietarie..... d'una infinità di generi brighelleschi tanto d'entrata che d'uscita — che non pagano dazio — che avremo l'onore di recitare colle principali maschere prima un prologo di nostra composizione e poi, senza papere e senza suggeritore, la commedia di Carlo GoldoniIl Burbero benefico, per rendere il maggior omaggio possibile al principe dei poeti comici italiani, al riformatore immortale delle nostre scene.
Gli altri(meno Goldoni). — Bravi! Bravi!
Gold.— O quante sorprese!
Nicol.— Che buoni amici!
Arlec.— Quanto ai costumi, si sa, in tempo di rivoluzione si tira via e le migliori intenzioni se ne vanno troppo sovente a monte..... di pietà ; ma, in un'epoca così sbracata, loro sono ormai avvezzi a non badare troppo al sottile.(apre i paraventi, ripiegandoli in modo che il primo serva di quinta alla porta al proscenio a sinistra, e l'altro copra il pianoforte)La scena rappresenta al vivo, come vedete, la città di Venezia: di qua a sinistra, il palazzo ducale tutto duro come un marmo, e così vero, che pare dipinto. Lì accosto, San Marco, che si metterebbe sotto una campana di vetro, tant'è meraviglioso e originale..... Lei di lì non lo vede... e neanche più in là ... e glielo dico in segreto il perchè: San Marco, modesto, sa che siamo in tempi di rivoluzione e per timore di essere confuso colla gente che si fa avanti, preferisce di starsene indietro... bel caso! Poi la torre dell'orologio e le Procuratie... Qui Marco e Todero; dinnanzi il mare infinito; bucintori, gondole, peote e barche rotte — che sono giusto le meglio dipinte. Ora do il segnale per la sinfonia.
Gold.— Anche la sinfonia?
Arlec.— Diamine, un capocomico che rispetta l'arte!... Ma, stante il gran concorso, ho messo i suonatori fra le quinte, violini e violoni, tube e catube, fagotti, corni e pifferi, speriamo senza ritorno, ma tutti al vostro servizio.
Nicol.— Ma non vedo gli istrumenti.
Arlec.— Oh gli istrumenti... si ommettono per brevità ; ma non ci perderete nulla, anzi! La sinfonia, per il gradimento universale della musica e la fortunata allusione del titolo, è quella diGiannina e Bernardone(s'inchina a Carlo e Nicoletta)Ora giù il sipario... cioè no, niente sipario... se il sipario non va nè su, nè giù, ma che non lo sappia neanche l'aria, sopratutto l'aria che potrebbe averselo a male, è soltanto per risparmiare all'illustre poeta ed alla gentile udienza un raffreddore, col quale, inchinandomi, ho il piacere di lasciarvi!
(S'inchina verso tre parti e poi sparisce dietro il paravento che ha alla sua destra)
Dalla seconda porta a sinistra, dietro al paravento, colla Rosalia che si mette subito al cembalo,MATTIUZZI, vestito da Pantalone,GANDINIda Capitan Fracassa,BALLETTIda Dottore,SUSANNAda Colombina.Detti.
Arlec., Pant., Capit., Dott., Colomb.—
(Solfeggiano la sinfonia dell'operaGiannina e Bernardonedi Cimarosa, in grande voga a quell'epoca, come ilMatrimonio segretodello stesso maestro, accompagnati col cembalo da Rosalia).
Gli altri(a sinfonia finita, applaudendo). — Bravi! Bravi!
PANTALONEeCOLOMBINAdal paravento alla loro destraDetti.
Colomb.— Ma cheBurberod'Egitto! Io non vi recito neanche se viene a domandarmelo in ginocchio l'Imperatore dei Pirenei, altro che Arlecchin Battocio, perchè alla fin fine Colombina non ha mai avuto bisogno e mai non avrà del poeta comico per farsi applaudire!
Pant.— Questo xe vero...
Colomb.— Un po' di grazietta, occhiate in platea a dritta ed a sinistra, girate rapide per far vedere il piedino...
Pant.— E magari un tocheto de gamba!
Colomb.— E il giuoco è fatto. E voi che cosa contate di fare?
Pant.— Io? niente: questa la xe sempre sta la mia politica.
Colomb.— Sior Pantalon dei Bisognosi non ha bisogno di poeta per far ridere.
Pant.— Mi? Non rapresento coi fioj l'autorità paterna, co la mugier la maritale e in banco la paronal? Dunque, quando se rapresenta l'autorità , no s'ha bisogno de poeti per far ridere, basta mostrarse!
IlDOTTOREdalla sinistra del teatrino.Detti.
Dott.— Voi parlate e favellate di ridere, ed io screpolo di rabbia!
Colomb.— Con chi l'avete, eccellentissimo Dottore?
Dott.— Salve,foemina! L'ho con quel mostro policromo di Arlecchino, che, senza alcun rispetto per un Dottore della mia circonferenza, dice che se non voglio recitare nelBurbero, è segno che sono un asino, sì,asinus, vel buricchius; e così io laureato senza aver aperto un libro, io famigerato prima di aver fatto checchessia comechessia; io delizia del pubblico per i miei insensati, ma spontanei spropositi in ogni scibile e ignorabile, dovrò dare il pessimo esempio ai miei discepoli di studiare prima di professare, di pensare prima di dire? AhArlecchinus, non ego doctor in utrà que et in utrìque, sed tu buricchius, terque, quaterque asellus!
Pant.—Ciucus!
Colomb.—Asinissimusque!
IlCAPITAN FRACASSAdalla destra del teatrino.Detti.
Capit.(spavaldo e minaccioso). — Chi è che mi dà dell'asino?
Dott.— Nessuno! nessuno! Anzisalvete et salvetote vos, miles gloriosus.
Colomb.— Vi faccio umilissima riverenza!
Pant.— Paron mio, sor Capitan Fracassa, Spavento, Matamoros, Coccodrillo...
Colomb.(crescendo comicamente). — Bellerofonte, Arcitonitrante, Firibirimbombo...
Capit.— Scarabombardon de la Papiriotonda, invincibile ad ogni arma anche a vento!
Dott.— Quelle a vento non nominarle neanche, o scappo subito! Si parlava d'Arlecchino.
Capit.— Arlecchino?! Se fosse possibile rivederlo, io lo ripiglierei per i tacchi e lo slancierei per aria tant'alto, tanto alto... che, quando cascasse giù, tutti i soldi della sua tasca sarebbero fuori di corso.
Dott.— Bella forza!
Capit.— Io? Spiano i monti, asciugo il mare, divido il mappamondo, e se mi piace, inchiodo il sole, gioco alla palla coi pianeti e rompo il firmamento.
Colomb.— (Ma più le scatole!)
Pant.— Capitano, disè una volta la verità : Arlechin v'ha dà dell'aseno!
Capit.— A me?! A me?!! Voleva darmelo... ma bastò che io starnutissi, perchè... l'aveste più visto voi altri?
Gli altri.— No...
Capit.— E neanch'io...(guarda in aria e fa un gesto)
Dott.— S'è fatto in polvere?...
Pant.— S'è ridoto in caligo?...
ARLECCHINO, inosservato, dalla destra del teatrino.Detti.
Capit.(mostrando un punto in aria). — Già , dalla paura... La vedete quella nuvoletta piccola piccola, che starebbe nel grembialino di Colombina, e corre giù giù verso la fine del mondo?
Colomb.— Quello è quanto rimane di Arlecchino?
Pant.— Povareto!
Dott.— Ma già , se non finiva in nebbia oggi, finiva in polvere stassera lui ed il suoBurbero!
Pant.— No digo che se lo meriteria; ma che bisogno gh'avemo nù de sta rassa de can de poeti per farse applaudire, quando n'avemo d'avanzo delle nostre entrate e sortite di scena? Pistolotti, digo mi, pistolotti a sogèto; smorfie, lazi a volontà , e po' basta!
Colomb.— A me, non avessi altro, basta la canzonetta allegra e l'ardita furlana.Tra la la là !
Capit.— Io non ho che da aprir bocca perchè il pubblico dalla paura si metta subito ad applaudirmi.
Dott.— E io, più voglio parlare sul serio, e più faccio ridere!
Capit.— Dunque, viva noi e abbasso i poeti, gente incontentabile.
Dott.— Che vuol sempre esser chiamata fuori...
Colomb.— Mentre non merita che d'esser messa dentro!
Gli altri(meno Arlecchino). — Brava! Abbasso!
Capit.— Sì, abbasso tutti i poeti e in particolare...(vede Arlecchino che gli si pianta davanti agitando la bà tola)evviva Arlecchino!
Arlec.— Abbasso Arlecchino con tutte le teste di legno pari vostre, e viva Goldoni; sì, Goldoni, che per il primo ha dato all'Italia un teatro suo; Goldoni che ha fatto di più lui solo per render simpatica la nostra Venezia, che non tutti assieme gli artisti e scrittori del mondo; Goldoni, che colBurberoha la gloria splendidissima di aver ricondotto nel paese istesso di Molière il gusto e l'amore della naturalezza e della verità !
Gold.— È troppo! Basta, figliuoli...
Arlec.— Sì, è vero, Goldoni ha fatto della nostra commedia a braccia colle maschere... quello che il Capitano disse d'aver fatto di me...
Capit.— Per ridere!
Arlec.(seguitando). — Ma, mentre nessuno rimpiange la nostra commedia così recente e si dimenticano i meglio autori, l'Italia applaude ora, come venti, trenta e quarant'anni fa, ilCavalier di spirito...
Colomb.—Pamèla...
Pant.—Sior Todaro Brontolon...
Capit.—Le barufe ciosote...
Dott.—L'avvocato Veneziano...
Arlec.—Il bugiardo...
Colomb.—La sposa sagace...
Pant.—Il curioso accidente...
Capit.—Le gelosie di Lindoro...
Dott.—Terenzio e Molière...
Arlec.—Il campièlo...
Colomb.—Gl'innamorati...
Pant.—L'impresario delle smirne...
Capit.—La bottega da caffè...
Dott.—La vedova scaltra...
Arlec.—Le donne curiose...
Ricc.—La bona mare...
M. Far.—La locandiera...
Agir.—I pettegolezzi...
Signora Rin.—Le tre della villeggiatura...
R. Fari.—L'ultima notte di carnevale...
Rinaldi.—La moglie saggia...
Ant.—Il ventaglio...
Bouch.—La casa nova...
Leg.—I rusteghi...
Nicol.— EIl burbero benefico!(abbraccia Goldoni).
Tutti(meno Goldoni). — Viva Goldoni!(applausi entusiastici)
Gold.— Basta! Basta!
Gli altri(seguitando l'ovazione). — Viva molti altri anni!
(Violenta scampanellata dal fondo, che tronca all'istante gli applausi e gli abbracciamenti)
Pier.— Corro io!(esce dal fondo correndo)
Ant.— (Non può ancora essere il desinare).(s'avvia al fondo)
PIERINA, unCOMMISSARIOdi polizia seguito da dueAGENTIche rimangono in fondo.Detti.
Pier.— Signor avvocato, un commissario di polizia.
Ant.— Lasciate parlare da me.
Commiss.(intima a Pierina di uscire dal fondo, quindi bruscamente). — Qu'est il ce tapage, ces applaudissements?
Ant.— Citoyen commissaire, nous fêtons entre amis l'anniversaire des noces de mon oncle l'avocat Goldoni, que voilà .
Commiss.(ad Ant.). — Et dans quelle manière fêtez-vous ce bel anniversaire?
Ant.— Avec des scènes improvisées, des impromptus...
Commiss.— Dites des chansons grivoises, des propos gaillards, je m'y connais; mais, allons donc! n'improvise pas qui veut des scènes!
Ball.— Monsieur, il n'y a que l'argent que nous autres Italiens ne savons pas improviser!
Commiss.— Des Italiens? Qu'est qu'il radote ce vieux magot, mille million de tonnerres?!
Ant.— Rien, excusez... Il a trop bu!(a Ball.)Zitto!
Ball.— (Trop bu? Se ho una sete che la vedo!)
Ant.— Pardon, citoyen Commissaire; j'ai oublié de vous dire que tous ces messieurs et ces dames sont des artistes de théâtre.
Commiss.— Ah! Des baladins, des farceurs pour égayer les aristos?
Gold.— Non, citoyen, pour égayer tout le monde.
Commiss.— Et vous aussi, l'avocat, vous êtes de la bande?
Gold.— Oui, de la troupe.
Commiss.— Danseur?
Gold.— Je le voudrais bien; mais j'en suis simplement le poëte comique.
Commiss.— C'est une profession ça?
Gold.— Oui, en France.
Commiss.— Et cette mascarade?
Ant.— Des pensionnaires de la troupe italienne au service du Roi de France.
Commiss.— Du Roi de France?! En voilà une bonne de farce! Mais c'est à se tordre de rire!! Dites moi, s'il vous plaît, qui est-ce maintenant ce fameux Roi de France qui vous paye la pension?
Ant.— Mais... Louis Seize de Bourbon.
CHÉNIERdal fondo, seguito daPIERINA.Detti.
Commiss.— Ah! Ah! quels farceurs! Et c'est de Louis Seize que vous attendez tous vôtre pension?
Chén.— Citoyen Commissaire, je réponds d'eux tous; laissez nous.
Commiss.— Très-bien, citoyen député, c'est dit!... Mais, si vous avez envie de rire, demandez à ces gens qui fêtent, aujourd'hui! l'anniversaire de leur mariage, qui est-ce le Roi de France!
Chén.— Suffit, Commissaire.
Commiss.— Suffit..... Ah! s'ils connaissent leur métier comme le temps où ils vivent, fichtre! c'était bien servi monsieur Capet... le Roi de France!
(Esce ridendo dopo i suoi agenti e seguito da Pierina, che ritorna poi subito in scena).
Gli altri(meno Chénier, con un respiro). — Ah!(uscito il Commissario, s'affollano attorno a Chénier)Che cosa ha voluto dire?
Gold.— Che forse il Re ha abdicato?
Chén.— Il Re non ha abdicato: l'Assemblea costituitasi in Convenzione nazionale ha abolito la monarchia.
Gli altri.— Dio!
Gold.— Oh il mio povero Luigi, così buono e generoso!
Chén.— Il tuo primo grido di dolore non è per te, è per lui, generoso amico!... Ma bada e badate tutti che coll'abolizione della monarchia, la Convenzione ha oggi decretato la pena di morte per chiunque possa esser sospetto — soltanto sospetto — di far voti per la liberazione di Luigi ed il suo ritorno sul trono!
Gold.— La sua liberazione! Ma dunque egli...?
Chén.— Egli è prigioniero colla famiglia nella torre del Tempio.
Gold.— Come un malfattore, lui! E anche la Regina? La Principessa Adelaide? Il delfino?
Nicol.— Coraggio, Carlo!
Gold.— No... non posso reggere!..... Voglio fuggire da questo paese dove non si conosce moderazione in nulla; dove si è sempre agli estremi nella servilità e nella ribellione! L'ambasciatore di Venezia mi ha promesso di farmi ritornare a Venezia; ebbene, andiamo da lui subito, pur che si parta in qualunque modo, pur che si vada via!
Chén.— Ohimè, che ti debbo dare anche questo dolore! L'ambasciatore Almorò Pisani è partito per Londra!
Gold.(smarrito). — Partito... senza una parola... un soccorso!... partito... dopo d'avermi inchiodato qui a morire di terrore e di miseria!
(Si abbandona sopra una seggiola assistito da Nicoletta e Battistino)
Ant.— Fuggito dalla paura, lasciando qui abbandonata la sua vecchiaia veneranda! Ah! io non sono che un povero disgraziato, oscuro e miserabile; ma mi vergognerei di avere il cuore così basso come sua Eccellenza, ben degna di rappresentare, non il popolo veneziano, vivaddio! ma il Governo che non ha mai saputo riconoscere il tuo valore, che ti ha ricusato il misero impiego che gli domandavi per non essere costretto a venire in terra straniera a cercarvi il pane e la gloria!
Tutti(meno Goldoni). — Sì, sì, ha ragione!
Gold.— Ma no che non ha ragione! Mi vuole troppo bene e l'amore lo fa ingiusto! Zitto là !... L'Ambasciatore è partito... buon viaggio! Ma ci resta l'amico che non abbandona, ci resta Chénier, il mio valoroso compagno d'arte, che ci farà dare gli arretrati della nostra pensione e ci porrà così in grado di ripararci tutti in Italia.
Gli altri(meno Chénier). — Sì! Sì!
Ball.— Daremo rappresentazioni...
Gand.— Tutti vorranno vedere gli ultimi comici italiani del Re di Francia...
Batt.— Tutti vorranno vedere Carlo Goldoni!
Gli altri(supplichevoli). — Sì, Chénier! Se non per noi, per lui solo!
Chén.— L'amicizia di Carlo Goldoni è l'orgoglio della mia gioventù; ma, appunto per questo, se io vi lusingassi, vi tradirei!
Gli altri(costernati). — Come?
Chén.— Ma, col Re in prigione, la monarchia abolita e l'assegno alla corona soppresso, io non posso per ora parlare di voi alla Convenzione senza compromettervi tutti!
Nicol.— E intanto, per il mio buon Carlo..... la miseria!
Ricc.— Per me la morte!
Ball.— Ora sì che mi sento vecchio!
Ant.(angosciato, a Goldoni). — E tu dici che io sono ingiusto verso il Governo di Venezia!
Gold.— Antonio..... Guarda quanti hanno perduto tutto come noi e non maledicono che la sorte! E tu, per troppo amore, invece di pensare a consolarci, mi tocchi la mia Venezia!(un moto di Antonio)Ma anche chi ve comanda xè vinizian... e co se dise Venezia, mi no fasso distinzion... per mi Venezia la xè la mare cara e benedeta... di cui no se recorda che l'amor, la gloria, i benefizi... E bel e abandonà ... bel e ridoto a non aver più speranza de poderla riveder(con uno schianto)mai più!...
da Venezia lontan do mila mia,no passa di che no me vegna in mente...el linguagio... e i costumi de la gente...el dolse nome de la patria mia!
da Venezia lontan do mila mia,
no passa di che no me vegna in mente...
el linguagio... e i costumi de la gente...
el dolse nome de la patria mia!
(Soffocato dalla emozione, si butta al collo di Antonio, mentre tutti gli altri gli si accostano commossi, e cala il sipario)
Fine dell'intermezzo.