Cosí l'Antologiaveniva via via destando quell'amore alla terra feconda, pe 'l quale uomini di antiche e cospicue famiglie con l'esempio e con la parola si facevano maestri a' lavoratori de' campi; quell'amore che di lí a poco animava il conte di Cavour, e spingeva il barone Ricasoli a chiudere nella cerchia feudale del suo castello di Brolio non piú veltri e falconi, ma filugelli e macchine, e tutti i doni di una civiltà non corrotta né corruttrice.***Come negli argomenti di scienza l'Antologia, meglio che alle aride discussioni utili a piccolo numero di persone, provvide a divulgare quelle verità e quelle cognizioni giovevoli a maggior numero di lettori; cosí, meglio che a' versi mediocri e alle inezie letterarie, si rivolse agli studî utili e alle severe meditazioni. Fin dal principio infatti il Vieusseux fece luogo nel suo giornale alle scienze geografiche, lamentando[860]che queste non facessero parte in Italia, come altrove, di un'educazione accurata: e tempo innanzi il Montani sidoleva[861]che cosí poco fossero da noi coltivate, che il Pagnozzi, esauriti i suoi mezzi pecuniari per dare alla luce il primo volume della suaGeografia moderna universale, non potette in Firenze trovare un editore che ne desse un'edizione a suo conto.Per ridestare adunque l'amore di questo ramo di scienza importante, ha l'Antologia, specialmente ne' primi tempi, relazioni ampie di viaggi: e parecchie furono in essa le pagine consacrate a descrivere le faticose escursioni attraverso le sabbie ardenti dell'Africa, e alle ancora piú audaci spedizioni ne' ghiacci polari. Ha l'Antologiauna lettera[862]di Giambattista Brocchi, diretta al fratello da Khartem nel Sennaar, poco innanzi morisse: ha notizie[863]diffuse de' viaggi e delle scoperte in Egitto di Giambattista Belzoni: e in essa è con lode ricordato[864]il Beltrami, ricercatore fortunato delle sorgenti del Missisipí. Pubblica il Ciampi, occupato in ricerche sarmatiche, un documento[865]comprovante doversi la scoperta delle isole Canarie non già agli Spagnuoli nel 1395, ma a navigatori fiorentini e genovesi cinquantaquattro anni innanzi. Loda[866]il Mamiani un giovinetto livornese, che solo e sprovveduto di mezzi, per bramosia di veder mondo penetrava nel Canadà, tra pericoli molti: e il Vieusseux stesso con grande compiacimento annunciava[867]avere un veliero italiano per la prima volta compiuto in novantatrègiorni il tragitto dal Perú all'Italia. Discorre[868]il Pepe del “maritar l'uno oceano con l'altro„ co 'l taglio dell'istmo di Panama; e settant'anni innanzi che la guerra ispano-americana scoppiasse, con l'usato suo stile scriveva[869]“Cuba or ora si agglomererà anch'essa al novello ordine americano: il nuovo sistema planetario d'America l'avvolgerà nelle sue orbite; e rinunzia alla ragione chi spera che le forze centrali di Spagna possano ritenerla a satellite„.Di cose geografiche frequente discorre nell'Antologiail console del re di Svezia Iacopo Gräberg di Hemso[870], amico al Vieusseux e all'Italia: il quale nel parlare[871]di Tripoli e della Barberia, dice cosa oggi degna che sia ricordata: dice che “la convenienza e la necessità delle relazioni fra l'Italia e la Barberia non possono per un sol momento essere rivocate in dubbio„. Ed esso Gräberg di Hemso fa[872]anche parola delle reggenze barbaresche, affermando dovere queste la vita soltanto alla politica illiberale e disonorevole dell'Europa. A proposito delle quali reggenze l'Antologiafa menzione[873]della proposta di un signore Drovetti, console di Francia in Egitto: di civilizzare l'interno dell'Africa con lo educare annualmente in Parigi un certo numero di giovani negri.Ma se con grande larghezza il Vieusseux fece luogo nel suo giornale, fino da' primi tempi, a studî su le diverse regioni del mondo e a notizie sollecite di scoperte e di viaggi; piú di proposito intese allo studio della geografia dell'Italia, con rammarico grande notando[874]che i pochi cultori in essa delle scienze geografiche, alle altre regioni piú che alla propria ponessero mente: nel che conveniva il Pagnozzi dolendosi[875]che poco agl'Italiani fosse nota l'Italia. Loda[876]l'Antologia, gli scritti su la Sardegna del Mannu, e quelli del La Marmora; e dice che la Sardegna è uno de' paesi d'Europa men conosciuti: e il Vieusseux stesso la chiama[877]“paese mal noto al resto d'Italia, e che merita d'essere un po' meglio osservato„. Ma altrove il Ciampi si rallegra[878]che anche da scrittori stranieri incominci a studiarsi: e il Cibrario afferma[879]che in essa il popolo è feroce “perché incolto, ma che non è punto corrotto„.Parla l'Antologiadella Corsica (oggi piú straniera all'Italia che settanta anni fa, quando nel suo seno boscoso consolava l'esilio del Benci, del Tommaséo, del Guerrazzi e d'altri molti); e parlando della Corsica, il Montani si duole[880]che poco sia conosciuta, e spera che facendo sua la lingua francese “non vorrà mai rinunciare..... alla bella lingua d'Italia„. Il quale Montani nel dare notizia della Società di geografia fondata in Parigi, già nel '22 proponeva[881]che si formasse in Italia “una società di geografia nazionale„, la quale attendesse alla compilazione di una dotta opera geografica su la Toscana: e nell'ottobre del '23 il Vieusseux presentava[882]al Puccini il progetto di una Società di geografia e storia naturale, che incominciandodalla Toscana facesse oggetto de' suoi studî l'Italia. Del quale progetto il Bernardini chiamato a dare il parere, disapprovando il secondo articolo diceva[883]parergli “un'incongruenza„ che una società di Toscani cercasse “un ricovero nelle stanze di un estero..... che vive tra noi collo spaccio di altrui prodotti letterarî„. Ottenne tuttavia il Vieusseux la chiesta licenza; e nel 1826, creata per opera sua laSocietà toscana di geografia statistica e storia naturale patria, egli stesso ne dava notizia[884], affermando che la società aveva per iscopo “riunire tutti gli elementi d'una buona descrizione geografica statistica e fisica della Toscana„. Egli stesso del pari loda[885]la carta geometrica della Toscana, opera del Padre Inghirami, e quella del bellunese Girolamo Segato, plaudito altrove[886]da Gräberg di Hemso per quella dell'Africa settentrionale: e loda insieme l'Atlante geografico fisico storicodella Toscana di Attilio Zuccagni Orlandini, tempo innanzi annunciato[887]da Emmanuele Repetti; alDizionario geograficodel quale, nel medesimo scritto il Vieusseux rende onore. Né forse sarebbero, senza gli aiuti e gli incitamenti di lui, alcune di queste opere, in quel tempo e ancor oggi meritamente famose.***Come gli studî geografici, altresí quelli storici ebbero nell'Antologiaun grande sviluppo per opera del Vieusseux: il quale, sollecito di ogni novità buona efeconda, primo rammentava[888]la necessità di far conoscere all'Italia la nuova direzione data in Francia e in Germania allo studio della storia. E al desiderio del Vieusseux sodisfaceva il Capei, primo additando[889]all'Italia gli studî di Niebuhr e quelli[890]del Savigny. E il Forti rende onore[891]al Guizot; e Giuliano Ricci al Michelet[892]; altri al Thierry[893]. Ha l'Antologiascritti frequenti di Luigi Cibrario[894], allora in verità ben lontano dal pensare che re Carlo Alberto lo invierebbe con Domenico Promis a viaggiare mezza Europa in cerca di rarità numismatiche. Allora il Montani gli consigliava[895]lasciare i versi, e volgersi a cose piú utili: e il Cibrario divenne illustratore della storia del Piemonte, cioè italiana, e fu lodato[896]dal Forti.Ma a dimostrare l'importanza che l'Antologiaebbe negli studî storici, è da rammentare ciò che in essa fu fatto per ridestarne l'amore, e ciò che in loro vantaggio. Si doleva[897]il Forti che fosse in Italia venuto meno quell'ardore nell'investigare e far pubblici gli antichi documenti e le storie inedite, che fu decoro del secolo XVIII: ed egli tra' primi invogliava[898]allo studio dellestorie municipali, e come utili all'istruzione de' cittadini, e come documenti preziosi o per convalidare o per novamente discutere i principî delle scienze economiche. Nella quale sentenza conveniva il Montani, il quale non solo desiderava[899]che delle croniche antiche si dessero nuove e piú curate edizioni; ma nel lodare le memorie e i documenti per servire alla storia del ducato di Lucca, opera di varî letterati lucchesi, affermava[900]essere impossibile avere una storia esatta d'Italia se prima non fossero pubblicati i monumenti storici delle particolari provincie. Del che l'Antologialoda piú volte Emmanuele Cicogna: e il Tommaséo augura[901]a ogni città d'Italia raccoglitori o illustratori delle patrie memorie simili a lui.E per toccare, tra le molte qua e là sparse, di alcune delle idee piú nuove che furono poi fecondissime, rammenterò che molt'anni innanzi che il Tommaséo nell'esilio sconsolato di Francia, per incarico del ministro Thiers ne pubblicasse la raccolta, molt'anni innanzi il Forti ragionava[902]di alcune relazioni d'ambasciatori veneti e toscani e romani; e molto si doleva che per ragioni di Stato, o per consuetudine antica, fosse agli studiosi interdetta tale miniera di documenti ricchissima. Ma a questo riguardo il Vieusseux non taceva, probo com'era, le debite lodi del Piemonte, scrivendo[903]in una noticina a un articolo del Cibrario, che in quella regione i pubblici archivi erano “liberissimamente aperti agli eruditi e agli studiosi di ogni specie„.Come parte di storia e da' lavori storici, al dire delTommaséo[904], fatta omai inseparabile, trattazione ampia ebbero nell'Antologiaanche gli studî della statistica, della quale il Pepe saluta[905]“inventore„ Giuseppe Maria Galanti. Piú volte, ed a lungo, è tenuto discorso dell'opere dello Smith, del Say, del Malthus, del Sismondi, del Bentham e del Gioia. E a diffondere in Italia l'amore di questa scienza considerata come un nuovo atteggiamento degli studî economici e storici, il Forti dà lode[906]a' compilatori degliAnnali di statisticadi Milano: e il Montani proponeva[907]per far conoscere i varî bisogni d'Italia e destare l'emulazione, le statistiche delle varie città rinnovate di tempo in tempo.***La materia però dove piú parte aveva l'indirizzo del Vieusseux, e dove piú chiaro si vede lo scopo del giornale, era l'educazione. E nel dimostrare come il Vieusseux a divulgarla e farne sentire il bisogno mirò con ferma costanza, senza debolezza mai né incertezza; nel dimostrare come l'Antologiamolte utili proposte facesse ancora non poste in atto e meditabili tuttavia; e mirando fuori d'Italia, agl'Italiani sollecita offrisse molti esempi di piú parti d'Europa imitabili; mi verrà fatto di dimostrare quanta importanza avesse per questa parte il giornale, e quanto alle intenzioni buone del suo direttore debba la Toscana e l'Italia.Faceva il Capponi lodi[908]oneste dell'istituto famoso di Hofwil, diretto dal Fellemberg: dava notizia[909]l'Uziellidelle scuole di New-Lanark in Iscozia, dirette dall'Owen: e Antonio Benci dell'istituto del Pestalozzi[910]nel castello d'Iverdun. Nell'Antologiail Renzi ribatteva[911]le opinioni del Bonald, contrarie alle scuole di mutuo insegnamento; e Vincenzo Antinori faceva sapere[912]a' nemici di novità il metodo di reciproco insegnamento trovarsi descritto nelle lettere del viaggiatore Pietro della Valle come praticato, fin dal 1623, nelle Indie. Ma il Vieusseux giustamente avvertiva[913]che anzi che disputare a far prevalere questo o quel metodo, era opportuno far sentire la necessità dell'istruzione per le classi piú povere, e i pericoli che seco porta l'ignoranza. Al quale proposito, il Montani diceva[914]al marchese Gargallo, che nel proemio agliOfficidi Cicerone si mostrava pauroso delle conseguenze dell'istruzione da darsi al popolo: “lasci, di grazia — diceva — che diffidino le teste vuote, lasci che paventino coloro, che non trovano il loro conto se non nell'altrui ignoranza„.Per divulgare l'istruzione e riparare alla scarsezza de' libri di lettura, piú che quaranta anni innanzi che il Tabarrini, presidente dellaSocietà italiana per l'educazione del popolo, proponesse[915]allestire una biblioteca con libri e giornali “volti a promuovere la coltura intellettuale e morale del popolo„; piú che quaranta anni innanzi, proponeva[916]il Vieusseux unaraccolta d'opere straniere tradotte, che fu poi laBiblioteca d'educazione: e in altro luogo rammentava[917]come in Iscozia tutti quasi sapessero leggere, e ogni famiglia avesse la sua piccola libreria. Volgeva il Del Rosso il pensiero all'educazione de' fanciulli de' poveri; e proponeva[918], a renderla utile, l'istruzione della mente alternata via via con l'esercizio del corpo in un'arte meccanica: proponeva che una società di privati, come in Inghilterra ed in Francia, a prevenire con l'educazione la miseria, si formasse in Italia; e che si facesse a' bisognosi elemosina non di denaro ma di lavoro. E al professore Del Rosso scriveva[919]delle fanciulle povere il Mayer, il quale in altro luogo rammenta[920]quanto in pro' dell'educazione si facesse in Germania. Rammenta l'Antologia[921]essere nel 1828 venticinque in Toscana le scuole di mutuo insegnamento, e mille in esse i fanciulli istruiti e centocinquanta le ragazze; augurando che crescano in numero. E sollecita essa confortava[922]di lode l'opera di Giulio del Taja, che primo in Italia, nella scuola a sue spese fondata in Siena, co 'l metodo del reciproco insegnamento istruiva le fanciulle povere: lodava[923]la pia casa instituita in Mantova a pro' degl'isdraeliti indigenti, e la scuola di geometria e meccanica[924]pe' manifattori, fondata dal marchese Luigi Tempi, possessoreintelligente di codici dal Montani illustrati.[925]Né tacque l'Antologia, né poteva, dell'Istituto della SS. Annunziata[926]: ma nel farne le debite lodi, saggiamente l'Antinori avvertiva che gli istituti e i collegi “non si debbono riguardare se non come supplemento alla educazione domestica...; che non possono i figli aver migliori maestri dei genitori...; che l'esempio delle virtú domestiche è il miglior precetto per i figli„. Al quale proposito, curiosissima e arguta è l'osservazione del Centofanti: il quale, vedendo come troppo piú spesso si insegna ostentare che praticare la virtú, notava[927]che “noi formiamo due uomini nei nostri fanciulli: un uomo assai morale nelle parole, un altro non molto sano, e forse corrottissimo, nelle abitudini. Questi due uomini sono perpetuamente in discordia tra loro, e fanno a gara a rendere almeno ridicolo il terzo uomo, ch'è il vero, e che risulta dalla composizione di queste due parti„. Divulgava[928]il Tommaséo i principî di quella educazione che incomincia con la vita; e additava[929]la necessità degli esercizi ginnastici, lamentando che non ancora in Italia si ponesse mente a questi esercizi, utilissimi a' ragazzi non solo, ma a tutti, i letterati compresi; a' quali un po' di ginnastica risparmierebbe molti paradossi, molte baruffein istampa, e molti versi cattivi.Per ciò che riguarda piú propriamente l'istruzione, si può dire che dalle scuole prime alle Università non è problema che non sia stato ampiamente svolto dall'Antologia; la quale assai cose desiderò, tuttora degnedi nota, notabilissime in que' tempi in cui i gerundi si alternavano con gli scappellotti, i participî con le nerbate. Parlava[930]il Mayer delle Università, “monumenti gloriosi dell'umana ragione„, desideroso che in esse la morale filosofia si studiasse maggiormente: e il Lambruschini esponeva[931]un metodo nuovo per insegnare leggere a' fanciulli. Rammentava[932]Urbano Lampredi — discorrendo del barbaro modo d'insegnare — com'egli entrasse nella città delle lettere per quellaJanua linguae latinae, quasi simile a quella per cui l'Alighieri entrò nella città dolente; con quelleparoledicolore oscurodideclinazionie diconiugazioni: e tribolasse la sua memoria per ritenere vocaboli non intesi dall'intelletto, e strane desinenze. Rammentava come, passando alla grammatica del De Colonia, ossia alla città di Dite, gli comparissero nella forma gigantesca dei Flegias e dei Nembrotti i precetti della grammatica: e come combattesse con que' giganti, per tre anni armeggiando con insignificanti concordanze, e poi co'latinucciolatinacci; e cosí camminando a tentone per una profonda oscurità d'idee.Ma l'Antologiaqua e là proponeva, per ovviare a tali difetti, modi d'insegnamento piú adatti all'intelligenza de' fanciulli, piú spediti, piú gai: senza che tutti però gli scrittori assentissero a quell'idea della signora Genlis, sostenuta[933]dal Tommaséo, la quale desiderava per insegnare la storia rappresentati su le pareti di varie stanze i fatti piú degni di nota. Gioverebbe però meditare tuttavia questo che il Forti, parlando dell'istruzione de' fanciulli, scriveva[934]: “Quelloche importa soprattutto nell'istruzione della gioventú non è già di fornire il maggior numero possibile di cognizioni positive, ma bensí di formare la capacità di ragionare dirittamente, di svegliare lo spirito di discussione e di esame, di suscitare l'amore del sapere e tanta fiducia nelle doti naturali che sproni a volerne usare come meglio la natura consente„. Cose queste alle quali sarebbe desiderabile che molti per vero degl'insegnanti ponessero mente.Gioverebbe altresí meditare alcuna delle proposte sparse qua e là nel giornale: come quella del Tommaséo, il quale desiderava[935]che un'arte fosse da' ricchi coltivata per amore d'occupazione, per amore dell'arte stessa; creando cosí un vincolo nuovo di fratellanza tra' gradi differenti della scala sociale. Né a' ricchi soltanto ed a' poveri l'Antologiaprovvedeva, ma agl'infelici altresí. Cose sagge scriveva[936]il Del Rosso perché a' ciechi poveri si impedisse l'andare raminghi accattando: e rammentava come in Londra, in Liverpool, in Parigi, si aprissero case pe' ciechi, tenuti operosi in adatti lavori. Discuteva[937]il sacerdote Marcacci de' metodi varî per istruire i sordomuti, e ricondurli in seno alla società (dalla quale li esilia quasi la natura matrigna), insegnando loro gli eterni principî e le verità consolanti. Ne parlava piú tardi il Padre Tommaso Pendola con le dottrine apprese al Padre Assarotti, annunciando[938]fondata a spese di privati una scuola per i sordomuti in Siena: e non diceva egli, modesto, che per sua iniziativa sorgeva. Ma il Forti gli rende l'onore dovuto[939]; e insiemerende onore a Siena, che chiama “città distinta tra le altre della Toscana per singolare amore de' cittadini al bene e all'onore della patria, e quella fra tutte che serbi piú viva la ricordanza dell'antica gloria„.***Gioverebbe qui rammentare taluno di quegli scritti inediti antichi che prima l'Antologiadiede in luce; taluna di quelle scoperte e di quelle opere di cui prima diede agli stranieri e all'Italia stessa notizia.E, per tacere dello scritto di Antonio Cocchi intorno Asclepiade, del quale a suo luogo ho parlato, si potrebbe rammentare che di cose inedite ha un abbozzo di discorso[940]del Machiavelli a' signori di Badia; alcune lettere[941]di Voltaire, e una di Benedetto IV a Scipione Maffei su' teatri: ne ha una del Foscolo[942], indirizzata al Capponi nel '26, ove dice, tra l'altre cose, che su la lingua italiana vorrebbe fare un'opera diretta all'Accademia della Crusca, co 'l motto:battimi e ascolta: ed ha alcune pagine[943]delCommentario alla rivoluzione francese, da Lazzaro Papi date al Vieusseux avanti che l'opera uscisse alla luce.Prima l'Antologia dava notizia[944]all'Italia di un nuovo cannocchiale iconantidiptico imaginato dal fisico Amici: primo il Libri annunciava[945]nell'Antologiale scoperte su' raggi calorifici dello spettro solare, del professore Macedonio Melloni, esule a Dole. Annunciava[946]il Montani il saggio dell'esule Bozzelli su irapporti tra la filosofia e la morale, come il piú ragguardevole intorno alla scienza morale: e di un altro esule napoletano, voglio dire di Pasquale Borelli, egli stesso il Montani discorre[947]per primo, e piú ampiamente, qualche anno dopo[948], Terenzio Mamiani. Primo il Capei faceva all'Italia conoscere[949]nell'Antologial'opera grande del Savigny e quella del Niebuhr[950]: e il Tommaséo afferma[951]che il Gioberti confessava avere all'Antologiaattinta dell'opere del Rosmini la prima notizia; e che Dionigi Solomos di lí coglieva il destro ad ampliare il suo concetto dell'arte.Queste, e altre cose ancora, si potrebbero: ma è meglio di proposito rammentare taluna di quelle istituzioni utilmente proposte, nuove o esemplarmente innovate. Desiderava anzi tutto l'Antologia, modellati su quelli degli altri popoli d'Europa, codici criminali e civili, i quali consacrassero la pubblicità de' dibattimenti, la instituzione de' giurati e l'abolizione della confisca e della pena di morte. Al quale proposito il dottore Giuseppe Giusti, dopo annunciato[952]che Stefano Dumont preparava su' manoscritti del Bentham un'opera sull'organizzazione de' tribunali e delle prove giudiziarie, faceva conoscere[953]di quell'opera il capitolo su la pubblicità de' giudizi: argomento anni dopo trattato[954]dal Romagnosi per rispetto alla monarchia. E su la pubblicità de' giudizi criminali, cosenotevoli scrissero[955]l'avvocato Tommaso Tonelli e Celso Marzucchi[956]; e piú ampiamente Giuseppe Bianchetti[957]: il quale rammenta come Caterina II confessasse troppo i processi segreti sapere di prepotenza tiranna. Intorno a' giurati, Salvatore Viale scrisse[958]due lettere al Lambruschini: e Vincenzo Salvagnoli patrocinò[959]la libera difesa per gli accusati. A lungo, e piú volte, tratta l'Antologiadell'abolire la pena di morte[960]: e quando l'avvocato Tonelli con nuovi argomenti cercò mostrare[961]giusta in certi casi sí fatta pena, in questo solo modificata, nel rendere “private le esecuzioni„; il Lambruschini rispose[962]con uno scritto, che è tra le cose piú belle dell'Antologia. Rispose sinceramente accorato che tale opinione avesse potuto apparire giusta, e che l'esporla non fosse apparso intempestivo “ad un uomo d'ingegno e di cuore„.Sosteneva l'Antologia, in luogo della pena di morte, quella della carcere: ma non a caso il Vieusseux riportava[963]dallaGazzetta Piemontesela notizia del miglioramento delle carceri negli Stati del re di Sardegna; non a caso faceva tradurre dal Cioni un racconto[964]del Say, ove era affermato che l'ordinamento delle prigionidovrebbe “condurre insensibilmente i carcerati a dimenticare le loro antiche abitudini e a conoscere ed amare i proprî doveri„. Fino da' primordi del giornale, il conte Girolamo Bardi, in una memoria[965]su 'l modo di trattare i carcerati, poneva per iscopo della legislazione il miglioramento dell'uomo reo: e in questa sentenza pienamente conveniva[966]il Del Rosso, il quale poneva l'ignoranza “prima cagione della massima parte dei misfatti„. Richiestone dal Vieusseux, a lungo su la legislazione criminale espose i suoi pensamenti l'avvocato Massa di Mentone, autore di un codice criminale di procedura compilato per commissione del governo di Lucca: il quale avvocato saggiamente, tra l'altre cose, notava[967]come invece di correggere l'uomo colpevole con pene dedotte dalla natura stessa della colpa, si adoprassero castighi atti solo a renderlo peggiore, rinchiudendolo in ergastoli e galere; saggiamente augurava le pene, piú che corporali, morali. Al quale proposito è da rammentare l'affermazione[968]del Valeri, meditabile tuttavia: “Noi non ci stancheremo giammai dal dire e ridire che i delinquenti sono malati morali, e che quindi i luoghi di pena debbono essere ospedali morali, e morali medicine le pene, all'amministrazione delle quali medici debbono essere adoperati morali. Se ospedali si hanno per medicarsi il corpo, per curarsi la mente, perché non si dovranno anche avere ospedali per risanarvi il cuore?„. I quali scritti ben possono dimostrare come le cose piú rilevanti, che oggi passano per nuove, venissero dall'Antologiaproposte o accennate, e certamente oltre a quanto è stato sin qui posto in atto.Come dell'abolire la pena di morte, piú volte tratta l'Antologiadell'abolire la schiavitú: e su la tratta de' negri il Vieusseux faceva dalGlobetradurre uno scritto[969], in cui si diceva che in quel mercato di carne obbrobrioso ben ottanta velieri venivano regolarmente impiegati. Ma ad altri schiavi non meno infelici pensava l'Antologiacon pietosa sollecitudine: lodava[970]essa la pia Casa di lavoro, dalla beneficenza privata mantenuta in Siena; ove per impedire l'accattonaggio si accoglievano i poveri e quelli che non avevano lavoro. Meglio ancora, un dottore Gherardi, tra i soccorsi caritatevoli, proponeva[971]l'abolizione del giuoco del lotto (soccorso da attendersi ancora): e a tale proposta il Tommaséo consentiva, scrivendo[972]che “l'utile che da simile imposta volontaria viene al pubblico erario, èun vero danno, perché abituando il povero alla dissipazione, oltre all'aggravare la miseria, e al rendere di quando in quando necessarî i soccorsi del governo, scema quelle produzioni e quelle consumazioni, dalle quali il governo trae un profitto e maggiore, e piú durevole, e piú fecondo„.A provvedere a' bisogni del povero, senza umiliarlo, può l'Antologiasenza vanto immodesto gloriarsi che in essa il Lambruschini, il Ridolfi e Lapo de' Ricci, diedero l'idea prima di una cassa di risparmio[973]: e anni dopo, annunciando l'istituzione diffusa in San Marcello, in Prato e in Pistoia, il Tommaséo scriveva[974]che “il risparmio de' piccoli quattrini, porta seco il risparmio de' grandi disordini, delle gravi umiliazioni private e pubbliche„. Al qual proposito, tempo innanziil Forti aveva già detto[975]che “la previdenza e il risparmio possono riguardarsi come i punti cardinali della morale pratica del popolo„.E per dire di altre proposte nuove utilissime, ma piú propriamente riguardanti le scienze e le lettere, rammenterò che primo il Vieusseux parlava[976]della utilità del formare un teatro nazionale permanente; e che l'Antologiapubblicava[977]di lí a poco un progetto per la formazione in Firenze di una stabile compagnia comica. Prima l'Antologiaproponeva[978], per mezzo del Gazzeri, che a similitudine dell'Elvetica una società di scienze naturali si creasse in Italia, per descriverla fisicamente e geograficamente; rimproverando che di far conoscere i prodotti del nostro suolo, ai naturalisti stranieri si lasciasse la cura. E dall'avere il Vieusseux proposto[979]nell'Antologiae creato la Società toscana di geografia, ho già parlato a suo luogo. Prima l'Antologiareca saggi di poesia popolare, e tutta quanta la popolare letteratura il Tommaséo addita[980]come “prezioso documento de' costumi nazionali, delle opinioni, delle credenze, delle varietà molte che corrono e di favella e d'indole e d'ingegno fra gente e gente italiana„: e afferma che “avanzi di vecchie canzoni, e racconti popolari, e motti, e proverbi, tutto gioverebberaccogliere, a tutto dar ordine e luce„. Egli stesso poi, in vantaggio degli studiosi, proponeva[981]che una almeno delle pubbliche biblioteche fosse aperta in tutte le ore del giorno, e le feste, e la sera; lamentando la confusione con che nelle biblioteche d'Italia si dispongono i libri, la difficoltà nel trovarli, la negligenza con cui sono tenuti. Meglio però l'avvocato Tonelli proponeva[982]che nelle grandi città le varie biblioteche si ordinassero per generi; per modo che in una si accumulasse ciò che appartiene alle scienze, in un'altra ciò che alla giurisprudenza e agli argomenti morali: in una terza i manoscritti e le edizioni rare; in una quarta i libri di letteratura e di storia: e cosí via via, in modo che in ciascuna si trovasse qualche parte completa nel suo genere. Proposta questa che se ancor oggi, pur troppo, inattuabile, non è tuttavia da porre in dimenticanza.Prima del pari l'Antologialamentava[983]non avere l'Italia una legge che proteggesse la proprietà letteraria, per cui non ardivano i librai di Firenze cimentarsi a stampare laGeografia universaledel Pagnozzi: e la proprietà letteraria difendeva[984]il Tommaséo, chiamandola “sacra al par d'ogni altra proprietà e molto piú„; non presago allora che il difenderla in altri tempi gli frutterebbe l'onore della carcere, e il plauso del popolo liberatore. Ma piú ampiamente, e con piú autorevoli parole, in risposta al dottore Perugini che scusava un libraio fiorentino dicendo tutti i popoli d'Europa l'uno all'altro rubarsi la proprietà letteraria, Lorenzo Collini affermava[985]esser tempo oramai di reprimere l'iniqualicenza data dalle leggi, e di bandire l'ingorda pirateria degli stampatori arricchiti con le sostanze de' letterati. Né piccolo merito è questo per l'Antologia, quando si pensi che appunto in quel tempo Giuseppe Borghi, a cui un editore aveva bistrattato i suoi inni, si doleva[986]di essere “cittadino di una patria dove le leggi difendono il censo e la vigna, ma non la proprietà dell'ingegno„: quando si pensi che il Giordani si sdegnava[987]che in Rovigo disponessero delle cose sue senza pur fargliene motto; anzi, chiedendo ad altri un suo ritratto: lieto egli di sola una cosa: del poter almeno difendere la proprietà della sua faccia, e sicuro che questa resterebbe a lui sempre.***A questo punto, non senza un poco di meraviglia il lettore dimanderà come mai potessero tanti ingegni, dissimili in tante cose, in non poche contrarî, concorrere a un'opera sola senza che troppo vivi apparissero in essa i contrasti. Scrivevano infatti nell'Antologialo Zannoni, segretario della Crusca, e il Ciampi che, per dispetto alla Crusca, soleva chiamarsiaccademico valdarnese; il Botta ed il Pieri nemici a' romantici, quanto amici il Mazzini e il Montani; il Vieusseux, sinceramente convinto del progresso de' lumi, e affermante[988]che “di tutte le scienze... non ve n'è alcuna piú importante per gli uomini uniti in società... che quella sorta modernamente sotto il nomedistatistica„; e il Leopardi, che amaramente derideva[989]le scienze politiche ed economiche, e chiamava il XIX unsecolo da ragazzi. Scrivevano nell'Antologiail pio Lambruschini e il Giordani non pio; il Forti sensista in filosofia, e il Tommaséo devoto allo spiritualismo cattolico del Manzoni e del Rosmini; il Colletta nemico alle sette, e il Pepe che si vantava di essere stato carbonaro e massone. E chi sperava un dominatore, che tutta di forza cavalcasse la cavalla dantesca, chi avrebbe tollerato anco i principi, quando che fatti mansueti e benigni; chi sperava nel papa capo di una nuova lega guelfa, e chi sognava l'Italia repubblica indivisibile.Non potrebbero certo le differenze essere piú manifeste e piú grandi: e il Mazzini infatti avvertiva[990]che l'Antologiaera un “giornale eccellente, e l'ottimo forse in Italia, se l'unità delle dottrine letterarie vi fosse maggiore„. Che importa però, se non tutti erano di un colore? Non era possibile, non sarebbe stato neppure utile. Infiniti sono i pregi e gli usi e gli aspetti del buono: prende ciascuno quello che piú gli si confà. Non è tuttavia da credere che il Vieusseux non sentisse questa disparità di opinioni: avrebbe, anzi, voluto rimediarvi, e si doleva co 'l Giordani dicendo, che quand'anche fosse stata concessa vera libertà di stampa, non avrebbe potuto trovare due scrittori del medesimo sentimento. Ma il Giordani pur confessando, nel rispondergli, che non tutto gli piaceva egualmente, e alcune cose poco, lo assicurava[991]che non era possibile a lui trovare nell'Antologiacosele quali direttamente offendessero certe sue massime principali e immutabili: e saggiamente avvertiva che in quelle condizioni era piú bene che male accettare, come il Vieusseux faceva, una ragionevole differenza d'idee, acquistando giusto e util credito d'imparzialità: esempio non inutile alla povera Italia.L'Antologianon era un giornale né di partito né di municipio: e in ciò appunto il suo pregio, in ciò l'origine delle voci diverse che si levavano da essa. Pur che fossero dettate da amore del vero e senza meschina acrimonia, concedeva il Vieusseux largo spazio nel suo giornale alla libertà delle opinioni, molte delle quali accoglieva e a quelle de' suoi amici e alle sue proprie contrarie. Basterà solo ricordare che in quel grande discutere, tra gli studiosi di scienze economiche, per stabilire se le macchine e i processi rapidi di fabbricazione fossero utili o dannosi al benessere universale; accolse l'Antologiauno scritto del Gazzeri, il quale sosteneva[992]“grande, inestimabile e perpetuo beneficio l'invenzione delle macchine„: ne accolse uno del Say, intento a mostrare[993]che “ovunque si lavora piú speditamente, e si produce piú abbondantemente, àvvi ricchezza piú che altrove, o almeno minore miseria„: ma diede luogo altresí a uno scritto del Sismondi, che riteneva[994]la scoperta di una macchina non già male per sé stessa, ma resa tale “per l'ingiusta divisione che vien fatta de' suoi frutti, di cui profitta uno solo a danno di molti„. Giungeva il Vieusseux perfino a stampare intorno alla maremma senese un articolo[995]di scrittore anonimo, il quale non solo combatteva le opinioni di lui e de'suoi amici, ma accusava il direttore di pubblicare nel suo giornale “tutti e interi gli scritti soltanto di un partito, e di sopprimere o mutilare quelli dell'altro„. E il Vieusseux si limitava a scrivere in corsivo queste parole, che pur sonavano ingiuria a lui: condiscendenza questa non so quanto imitata da molti direttori di giornali, al dí d'oggi, perché non so quanti siano, al par di lui, generosi.Voleva[996]il Vieusseux che l'Antologiarappresentasse “lo stato e i desiderii„ della nazione; che non avesse in sé “nulla di municipale„, e fosse “tutta italiana„: e appunto per questo, l'Antologiarifletteva da un lato le varie correnti del pensiero italiano, quand'anche fossero non conciliate tra loro e talvolta non conciliabili; e dall'altro si mostrava giudice spassionato e benevola incitatrice di ogni opera e di ogni cosa degne di lode: ponendo[997]essa per suo solo vanto “far conoscere agli stranieri l'Italia, e l'Italia a lei stessa: difendere le sue glorie, incoraggiare i suoi sforzi... additare ai pensieri degl'Italiani uno scopo non mai municipale, ma nazionale; stimolarli con prudenti confronti..., dimostrare che l'Italia nel suo seno possiede gli elementi di qualunque gloria scientifica e letteraria...„. Con vero compiacimento infatti, e come atto di dovere (noto a ben pochi giornali e giornalisti, non solo in quel tempo e non in Italia soltanto), lodava[998]l'AntologialaSocietà italiana delle scienzeresidente in Modena; ilGiornale di scienze e lettere[999]delle provincie venete; e ricordava via via i lavori dell'Accademia di scienzee dellaSocietà agrariadi Torino. Sollecitava[1000]essa gli aiuti di quella di Napoli; chiamava[1001]l'Istituto di Milano “la prima società scientifica dell'Italia„; e confortava[1002]di lode laNuova Società di scienze naturaliin Catania iniziata. Lodò[1003]del pari l'Indicatore genovesee ilProgresso[1004]di Napoli: e fondandosi in Roma un nuovo giornale, ilDiscernitore, certo alludendo alle parole con che dallaBiblioteca Italianaera stata accolta in su 'l nascere, asseriva[1005]che non poteva in essa destarsi invidioso timore di vedere diminuita la sua efficacia; né mai sí basso pensiero avrebbe fatto augurare una vita breve alle nuove pubblicazioni di genere simile. E a' compilatori dell'opera nuova desiderava “ogni miglior successo„.In somma, mentre laBiblioteca Italianacercava troppo sovente avvivare le stizze tra la Toscana e la Lombardia; mentre ilGiornale Arcadiconon usciva dal cerchio angusto delle moribonde accademie romane, e ilGiornale de' letteratinon era se non lo strumento di una combriccola di professori pisani; l'Antologiasi levava non già come cosa toscana, ma nelle sue cento voci tutta nazionale, tutta italiana.Piú che alle differenze, maggiori o minori, delle opinioni (le quali però in certi principî fondamentali si contemperavano, come vedremo, in felice armonia), mirava il Vieusseux al modo con che le questioni venivano nel suo giornale agitate e discusse: ponendo egli ogni cura perché verso i rivali, verso gli stessi nemici, fosse almeno temperata quell'acrimonia, che è vanto di assai letterati. E pubblicandoun articolo di Domenico Sestini non ristava dal confessare[1006]che non si sarebbe indotto a pubblicarlo se non costrettovi da' “rispettosi riguardi verso il Nestore de' numismatici„. Co' quali sentimenti del Vieusseux, tutti convenivano gli scrittori dell'Antologia: la quale, co 'l darne non rari esempi, a piú d'uno in Italia insegnò temperanza. Non voglio qui rammentare gli scritti di Urbano Lampredi e di altri su laPropostadel Monti, de' quali a suo luogo ho parlato: ma non è da tacere che a Michelangelo Lanci l'Orioli diceva[1007]ch'egli “buon orientalista e cultissimo scrittore„, faceva onta a sé stesso mordendo, com'egli usava, lo Champollion e gli altri scrittori di cose copte. E il Montani a un editore che (in un reclamo, per preghiera dello stesso Montani inserito nell'Antologia) lo chiamava “gran testa„ e “anima vile„, sa rispondere[1008]che quanto in quel reclamo è di piú aspro non può offenderlo punto, perché non tocca lui, ma un essere supposto e troppo diverso da lui. Bene Sebastiano Ciampi fingendosi forestiere, e de' forastieri con malizia ingegnosa imitando nel suo scritto gli errori, rimproverava[1009]che in Italia le critiche con tali villanie si facessero da parere “piú vituperato l'uomo che emendato lo errore„: e raro esempio di onestà letteraria dà il Valeriani quando, pentito d'avere in modo assai acre combattuto[1010]lo Champollion, pubblicamente disapprova[1011]il suo “tuono piccante, e qualunque frase disdicevole alla dignità delle lettere, e di quelli che le coltivano„.Non mirando mai alle persone, né apertamente né con insinuazioni velate che feriscono a sangue, e tenendosi sempre non pure lontana dalle meschine consorterie letterarie, ma molto piú su; accoglieva l'Antologiail bello ed il buono da qualunque parte venissero, cosí riscotendo in Italia e fuori giusto e util credito di imparzialità. E che al bene soltanto mirasse, si ha una prova esemplare nel vedere le opinioni di alcuni scrittori dell'Antologiada altri scrittori suoi contradette. Di altre cose parlando, dissi[1012]a suo luogo le dispute tra il Ridolfi ed il Gazzeri; o quelle[1013]tra il Franceschini e il Leoni, a proposito del Rossini: ma altri esempi fornisce l'Antologianumerosi. Parlando del Fantoni, contradisse[1014]alle idee del Montani l'avvocato Giovanni Castinelli: contradisse[1015]Giuseppe Bianchetti al Giordani, che al perfetto scrittore d'Italia desiderava la nobiltà e la ricchezza. Rispondeva[1016]il Tommaséo a Carlo Botta, che gridava[1017]l'Italia morta, morta davvero: al Mazzini, che sognava una letteratura europea, contradisse[1018]il Forti, e piú tardi[1019]Opprandino Arrivabene, al quale l'idea di una letteratura cosmopolita pareva “uno spregevole aborto di tutte le letterature„: e all'Arrivabene, con temperanza pacata, nel numero istesso il Tommaséo contradisse.[1020]Certo all'Antologianon mancano errori[1021], fra tantigiudizi su cose e persone: ma in essa non si rincontra un biasimo solo che dall'urbanità non sia temperato, e dalla benevolenza addolcito; non una lode adulatoria vilmente, di quelle che irritano le anime oneste piú del biasimo istesso. A molti giornali potrebbe l'Antologiafornire esempi preclari di costante imparzialità: quello, tra gli altri non pochi, che mai i suoi cooperatori non osarono offrire a sé stessi e agli amici proprî devotissime libazioni di lode. Scrupolo questo oggi smesso, pur troppo, da molti. Della traduzione di Dante (per ricordare anche qui qualche esempio), fatta dal re di Sassonia, giudicò[1022]Tommaso Tonelli con inusitata franchezza: allo Stendhal, amico al Vieusseux che lo accolse tra gli ospiti illustri, non tacque l'Antologiatra le debite lodi osservazioni parecchie[1023]: e Gräberg di Hemso onestamente ammirava[1024]“la molta e rara dottrina„, e fino i modi “gentili e ornatissimi„ dell'Acerbi; delle ingiurie del quale, scagliate contro la sua patria che l'aveva ospitato, ben poteva con ragione dolersi. L'essere nato toscano non impediva al Benci rammemorare[1025]nel giornale fiorentino i pregi veri del Perticari: né l'essere a capo di giornale fiorentino impediva al Vieusseux parlare con lode[1026]dellaBibliotecadi Milano. E splendida prova di onestà letteraria dava il Montani quando, per certi riguardi di amicizia, indeciso nel giudicare severamente la traduzione francese d'opera italiana famosa, scriveva[1027]: “la verità vada innanzia tutto„. Le quali parole ben potrebbe l'Antologiatuttaquanta prendere per proprio vessillo, senza vanto immodesto.***A dimostrare viepiú lo spirito nazionale del giornal fiorentino, e insieme l'onestà sua e del suo direttore, giova qui rammentare non già gli illustri meritamente in esso lodati, ma quanti ingegni d'ogni parte d'Italia, giovani ancora o maturi, ha messo in mostra, e quanti si sono in esso non senza loro e comune utilità esercitati. Affermava[1028]l'Antologia, che “il negare la debita lode ai primi sforzi di un ingegno nascente.... è un delitto„: ed essa prima rese onore[1029]a Girolamo Poggi, con varî scritti reputati[1030]“stupendi„; essa giudicò[1031]il Benedetti “giovine di non volgar fama ed ingegno„, incitando i parenti a pubblicarne le opere. Annunciava[1032]con lode gli studî su cose egizie di Ippolito Rosellini, e lo chiamava[1033]“giovine di belle speranze„: di soli 22 anni scrisse nell'AntologiaVincenzo Salvagnoli: di ventiquattro Angelo Brofferio era salutato[1034]giovine che dava a sperar bene di sé, avendo lode pe' versi: e lode pe' versi ebbe[1035]Cesare Betteloni. Arrise l'Antologiaalle prime fatiche di Giuseppa Guacci, appena ventenne,dicendo[1036]che dava di sé “liete speranze„; arrise[1037]a quelle di Luigi Carrer, al quale desiderava “quella popolarità, ch'egli è degno d'ambire„. Giovine di ventiquattro anni il Guerrazzi era annunciato[1038]all'Italia da un giovine di ventisei, che ne faceva conoscere il “forte ingegno„, per quellaBattaglia di Benevento, squillo annunciatore di altre e non lontane battaglie. E Cesare Cantù[1039]per una novella e per la Storia di Como, e l'Alberi[1040]pe 'l Commentario delle guerre di Eugenio di Savoia, scrittori entrambi di appena vent'anni, ebbero dall'Antologiaconsolate le prime loro fatiche. In essa invece già innanzi negli anni si annunciarono scrittori il Lambruschini e il Colletta; ed ebbe da essa le prime lodi[1041]Cesare Balbo. Può il giornale fiorentino vantarsi d'avere indovinato l'ingegno di Silvestro Centofanti, accogliendo suoi scritti, e scrivendo[1042]di lui, che “moltissimo noi dobbiamo aspettare da questo giovine ingegno„: ed è tutto merito del Vieusseux l'avere giudicato[1043]il Mazzini “giovine di singolare ingegno„; e l'avere accolto il primo scritto[1044]di Giuseppe Montanelli, e il primo di Carlo Cattaneo.[1045]Né oggi per certo si trova chi l'ingegno de' giovani con tanta disinteressata giustiziapromuova e indovini; chi ne educhi le speranze: per questa ragione, tra l'altre, che il Vieusseux lasciò di essere mercante nel farsi editore, e i piú al dí d'oggi nel farsi editori diventano mercanti.Ma né a' giornali presenti per certo né a' lor direttori serbano i giovani, né i già provetti, altrettanta gratitudine in cuore, quanta ne meritarono l'Antologiaed il Vieusseux. “Quantunque io non possa molto lodarmi della fortuna — scriveva[1046]nel '35 il Mamiani al Vieusseux — pure dirò ch'ella mi è stata favorevole sopramodo quel giorno che mi fece regalo della vostra amicizia. In nove anni ch'essa dura, io non saprei numerare quanto frutto di bene io ne abbia ricevuto; m'è dolce pensare a questo, e non mi pesa avere con voi un infinito obligo di gratitudine: solo mi pesa e affligge il non aver mai potuto mostrarvi segno della mia riconoscenza....„. Con gratitudine vera il Mayer rammentava[1047]come a lui giovinetto amorevolmente il Vieusseux aprisse le pagine dell'Antologia: godeva[1048]il Tommaséo nel confessarsi debitore al Vieusseux del suo venire in Firenze; godeva[1049]di avere, scrivendo nell'Antologia, educato sé stesso, e giudicando gli altri, appreso a “metter giudizio„. E il Mannu, sinceramente afflitto per la soppressione, “io in particolare — scriveva[1050]al Vieusseux — deggio sentire che questa perdita è la perdita di una mia benefattrice, dappoiché l'Antologiaha, infino da' mieiprimi passi nella carriera delle lettere, confortato il mio buon volere, e contribuito grandemente a che il mio nome non fosse ignoto in Italia„. Ma la cosa piú commovente, giurerei la piú cara al Vieusseux, doveva essere il ripensare, ne' pochi istanti di riposo che a lui concedeva il lavoro, il ripensare queste parole[1051]della madre del Forti: “Je sens avec une juste reconnaissance que c'est à l'Antologieet à vos réunions que François a dû le developpement de ses talens: et mon plaisir séroit de le déclarer publiquement....„.Cosí l'Antologia, senza amore meschino di parte, accoglieva tutte le voci della nazione: i provetti vi mostravano lo splendore della gloria loro, i piú giovani vi cimentavano le loro forze. E ognuno apprendeva dagli altri qualche cosa, qualche cosa agli altri insegnava; e tutti venivansi mutuamente educando.***Come altrove ho notato[1052], di cose politiche l'Antologianon trattò ne' primi suoi anni: non per difficoltà di convenientemente trattarne, ma per accorta prudenza. Né certo il suo direttore interdiva a sé stesso percorrere, quanto gli consentivano i tempi, liberamente quel campo: che, fin da' primi numeri del giornale, dopo avere affermato[1053]“a noi non pertiene di parlare della politica propriamente detta„; subito aggiungeva: “ma se certi grandi avvenimenti.... possono direttamente influire sulla civiltà, sulle arti, sul commercio, sull'agricoltura, sulle scienze,... allorala politica diverrebbe di nostra pertinenza„. Qualche accenno via via anche in principio s'incontra: e il Niccolini infatti trovava modo, difendendo una sua traduzione, di fieramente assalire gli scrittori dellaBiblioteca italiana, in una nota[1054]non letteraria davvero. Ma letteraria in tutto e scientifica fu nelle sue origini l'Antologia, la quale, procedendo per gradi, si venne però co 'l tempo tanto discostando da quelle, che negli ultimi anni la letteratura e la scienza non furono se non un pretesto per trattare di cose politiche; un velo, talvolta tenuissimo, con cui si adombravano questioni di tutt'altra natura. Della qual cosa ben si mostrava avvertito il non pedante Censore: e quando infatti il Vieusseux nella prefazione all'annata del 1829 scrisse[1055], che l'Antologiaera “particolarmente consacrata agli studî severi che si legano piú da vicino alla scienza dell'uomo e della società„; il Bernardini non ristette dal commentare[1056]: “Da questo tratto si rileva l'oggetto vero dell'Antologia. È scientifica quando non può essere politica; cessa subito di essere politica, quando ha mancanza di materia che tratti dell'uomo e della società, cioè dei governi concepiti a modo de' recenti pensatori„.Non con intenti letterarî per certo l'Antologiapubblicava[1057]come “primizie di nuovi canti nazionali„ pe 'l fatto d'armi nella spedizione di Tripoli, i sonetti del Bertolotti e del marchese di Negro (per altra cosa che per i versi meritamente famoso), e l'ode del Borghi, il quale cantava:
Cosí l'Antologiaveniva via via destando quell'amore alla terra feconda, pe 'l quale uomini di antiche e cospicue famiglie con l'esempio e con la parola si facevano maestri a' lavoratori de' campi; quell'amore che di lí a poco animava il conte di Cavour, e spingeva il barone Ricasoli a chiudere nella cerchia feudale del suo castello di Brolio non piú veltri e falconi, ma filugelli e macchine, e tutti i doni di una civiltà non corrotta né corruttrice.
***
Come negli argomenti di scienza l'Antologia, meglio che alle aride discussioni utili a piccolo numero di persone, provvide a divulgare quelle verità e quelle cognizioni giovevoli a maggior numero di lettori; cosí, meglio che a' versi mediocri e alle inezie letterarie, si rivolse agli studî utili e alle severe meditazioni. Fin dal principio infatti il Vieusseux fece luogo nel suo giornale alle scienze geografiche, lamentando[860]che queste non facessero parte in Italia, come altrove, di un'educazione accurata: e tempo innanzi il Montani sidoleva[861]che cosí poco fossero da noi coltivate, che il Pagnozzi, esauriti i suoi mezzi pecuniari per dare alla luce il primo volume della suaGeografia moderna universale, non potette in Firenze trovare un editore che ne desse un'edizione a suo conto.
Per ridestare adunque l'amore di questo ramo di scienza importante, ha l'Antologia, specialmente ne' primi tempi, relazioni ampie di viaggi: e parecchie furono in essa le pagine consacrate a descrivere le faticose escursioni attraverso le sabbie ardenti dell'Africa, e alle ancora piú audaci spedizioni ne' ghiacci polari. Ha l'Antologiauna lettera[862]di Giambattista Brocchi, diretta al fratello da Khartem nel Sennaar, poco innanzi morisse: ha notizie[863]diffuse de' viaggi e delle scoperte in Egitto di Giambattista Belzoni: e in essa è con lode ricordato[864]il Beltrami, ricercatore fortunato delle sorgenti del Missisipí. Pubblica il Ciampi, occupato in ricerche sarmatiche, un documento[865]comprovante doversi la scoperta delle isole Canarie non già agli Spagnuoli nel 1395, ma a navigatori fiorentini e genovesi cinquantaquattro anni innanzi. Loda[866]il Mamiani un giovinetto livornese, che solo e sprovveduto di mezzi, per bramosia di veder mondo penetrava nel Canadà, tra pericoli molti: e il Vieusseux stesso con grande compiacimento annunciava[867]avere un veliero italiano per la prima volta compiuto in novantatrègiorni il tragitto dal Perú all'Italia. Discorre[868]il Pepe del “maritar l'uno oceano con l'altro„ co 'l taglio dell'istmo di Panama; e settant'anni innanzi che la guerra ispano-americana scoppiasse, con l'usato suo stile scriveva[869]“Cuba or ora si agglomererà anch'essa al novello ordine americano: il nuovo sistema planetario d'America l'avvolgerà nelle sue orbite; e rinunzia alla ragione chi spera che le forze centrali di Spagna possano ritenerla a satellite„.
Di cose geografiche frequente discorre nell'Antologiail console del re di Svezia Iacopo Gräberg di Hemso[870], amico al Vieusseux e all'Italia: il quale nel parlare[871]di Tripoli e della Barberia, dice cosa oggi degna che sia ricordata: dice che “la convenienza e la necessità delle relazioni fra l'Italia e la Barberia non possono per un sol momento essere rivocate in dubbio„. Ed esso Gräberg di Hemso fa[872]anche parola delle reggenze barbaresche, affermando dovere queste la vita soltanto alla politica illiberale e disonorevole dell'Europa. A proposito delle quali reggenze l'Antologiafa menzione[873]della proposta di un signore Drovetti, console di Francia in Egitto: di civilizzare l'interno dell'Africa con lo educare annualmente in Parigi un certo numero di giovani negri.
Ma se con grande larghezza il Vieusseux fece luogo nel suo giornale, fino da' primi tempi, a studî su le diverse regioni del mondo e a notizie sollecite di scoperte e di viaggi; piú di proposito intese allo studio della geografia dell'Italia, con rammarico grande notando[874]che i pochi cultori in essa delle scienze geografiche, alle altre regioni piú che alla propria ponessero mente: nel che conveniva il Pagnozzi dolendosi[875]che poco agl'Italiani fosse nota l'Italia. Loda[876]l'Antologia, gli scritti su la Sardegna del Mannu, e quelli del La Marmora; e dice che la Sardegna è uno de' paesi d'Europa men conosciuti: e il Vieusseux stesso la chiama[877]“paese mal noto al resto d'Italia, e che merita d'essere un po' meglio osservato„. Ma altrove il Ciampi si rallegra[878]che anche da scrittori stranieri incominci a studiarsi: e il Cibrario afferma[879]che in essa il popolo è feroce “perché incolto, ma che non è punto corrotto„.
Parla l'Antologiadella Corsica (oggi piú straniera all'Italia che settanta anni fa, quando nel suo seno boscoso consolava l'esilio del Benci, del Tommaséo, del Guerrazzi e d'altri molti); e parlando della Corsica, il Montani si duole[880]che poco sia conosciuta, e spera che facendo sua la lingua francese “non vorrà mai rinunciare..... alla bella lingua d'Italia„. Il quale Montani nel dare notizia della Società di geografia fondata in Parigi, già nel '22 proponeva[881]che si formasse in Italia “una società di geografia nazionale„, la quale attendesse alla compilazione di una dotta opera geografica su la Toscana: e nell'ottobre del '23 il Vieusseux presentava[882]al Puccini il progetto di una Società di geografia e storia naturale, che incominciandodalla Toscana facesse oggetto de' suoi studî l'Italia. Del quale progetto il Bernardini chiamato a dare il parere, disapprovando il secondo articolo diceva[883]parergli “un'incongruenza„ che una società di Toscani cercasse “un ricovero nelle stanze di un estero..... che vive tra noi collo spaccio di altrui prodotti letterarî„. Ottenne tuttavia il Vieusseux la chiesta licenza; e nel 1826, creata per opera sua laSocietà toscana di geografia statistica e storia naturale patria, egli stesso ne dava notizia[884], affermando che la società aveva per iscopo “riunire tutti gli elementi d'una buona descrizione geografica statistica e fisica della Toscana„. Egli stesso del pari loda[885]la carta geometrica della Toscana, opera del Padre Inghirami, e quella del bellunese Girolamo Segato, plaudito altrove[886]da Gräberg di Hemso per quella dell'Africa settentrionale: e loda insieme l'Atlante geografico fisico storicodella Toscana di Attilio Zuccagni Orlandini, tempo innanzi annunciato[887]da Emmanuele Repetti; alDizionario geograficodel quale, nel medesimo scritto il Vieusseux rende onore. Né forse sarebbero, senza gli aiuti e gli incitamenti di lui, alcune di queste opere, in quel tempo e ancor oggi meritamente famose.
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Come gli studî geografici, altresí quelli storici ebbero nell'Antologiaun grande sviluppo per opera del Vieusseux: il quale, sollecito di ogni novità buona efeconda, primo rammentava[888]la necessità di far conoscere all'Italia la nuova direzione data in Francia e in Germania allo studio della storia. E al desiderio del Vieusseux sodisfaceva il Capei, primo additando[889]all'Italia gli studî di Niebuhr e quelli[890]del Savigny. E il Forti rende onore[891]al Guizot; e Giuliano Ricci al Michelet[892]; altri al Thierry[893]. Ha l'Antologiascritti frequenti di Luigi Cibrario[894], allora in verità ben lontano dal pensare che re Carlo Alberto lo invierebbe con Domenico Promis a viaggiare mezza Europa in cerca di rarità numismatiche. Allora il Montani gli consigliava[895]lasciare i versi, e volgersi a cose piú utili: e il Cibrario divenne illustratore della storia del Piemonte, cioè italiana, e fu lodato[896]dal Forti.
Ma a dimostrare l'importanza che l'Antologiaebbe negli studî storici, è da rammentare ciò che in essa fu fatto per ridestarne l'amore, e ciò che in loro vantaggio. Si doleva[897]il Forti che fosse in Italia venuto meno quell'ardore nell'investigare e far pubblici gli antichi documenti e le storie inedite, che fu decoro del secolo XVIII: ed egli tra' primi invogliava[898]allo studio dellestorie municipali, e come utili all'istruzione de' cittadini, e come documenti preziosi o per convalidare o per novamente discutere i principî delle scienze economiche. Nella quale sentenza conveniva il Montani, il quale non solo desiderava[899]che delle croniche antiche si dessero nuove e piú curate edizioni; ma nel lodare le memorie e i documenti per servire alla storia del ducato di Lucca, opera di varî letterati lucchesi, affermava[900]essere impossibile avere una storia esatta d'Italia se prima non fossero pubblicati i monumenti storici delle particolari provincie. Del che l'Antologialoda piú volte Emmanuele Cicogna: e il Tommaséo augura[901]a ogni città d'Italia raccoglitori o illustratori delle patrie memorie simili a lui.
E per toccare, tra le molte qua e là sparse, di alcune delle idee piú nuove che furono poi fecondissime, rammenterò che molt'anni innanzi che il Tommaséo nell'esilio sconsolato di Francia, per incarico del ministro Thiers ne pubblicasse la raccolta, molt'anni innanzi il Forti ragionava[902]di alcune relazioni d'ambasciatori veneti e toscani e romani; e molto si doleva che per ragioni di Stato, o per consuetudine antica, fosse agli studiosi interdetta tale miniera di documenti ricchissima. Ma a questo riguardo il Vieusseux non taceva, probo com'era, le debite lodi del Piemonte, scrivendo[903]in una noticina a un articolo del Cibrario, che in quella regione i pubblici archivi erano “liberissimamente aperti agli eruditi e agli studiosi di ogni specie„.
Come parte di storia e da' lavori storici, al dire delTommaséo[904], fatta omai inseparabile, trattazione ampia ebbero nell'Antologiaanche gli studî della statistica, della quale il Pepe saluta[905]“inventore„ Giuseppe Maria Galanti. Piú volte, ed a lungo, è tenuto discorso dell'opere dello Smith, del Say, del Malthus, del Sismondi, del Bentham e del Gioia. E a diffondere in Italia l'amore di questa scienza considerata come un nuovo atteggiamento degli studî economici e storici, il Forti dà lode[906]a' compilatori degliAnnali di statisticadi Milano: e il Montani proponeva[907]per far conoscere i varî bisogni d'Italia e destare l'emulazione, le statistiche delle varie città rinnovate di tempo in tempo.
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La materia però dove piú parte aveva l'indirizzo del Vieusseux, e dove piú chiaro si vede lo scopo del giornale, era l'educazione. E nel dimostrare come il Vieusseux a divulgarla e farne sentire il bisogno mirò con ferma costanza, senza debolezza mai né incertezza; nel dimostrare come l'Antologiamolte utili proposte facesse ancora non poste in atto e meditabili tuttavia; e mirando fuori d'Italia, agl'Italiani sollecita offrisse molti esempi di piú parti d'Europa imitabili; mi verrà fatto di dimostrare quanta importanza avesse per questa parte il giornale, e quanto alle intenzioni buone del suo direttore debba la Toscana e l'Italia.
Faceva il Capponi lodi[908]oneste dell'istituto famoso di Hofwil, diretto dal Fellemberg: dava notizia[909]l'Uziellidelle scuole di New-Lanark in Iscozia, dirette dall'Owen: e Antonio Benci dell'istituto del Pestalozzi[910]nel castello d'Iverdun. Nell'Antologiail Renzi ribatteva[911]le opinioni del Bonald, contrarie alle scuole di mutuo insegnamento; e Vincenzo Antinori faceva sapere[912]a' nemici di novità il metodo di reciproco insegnamento trovarsi descritto nelle lettere del viaggiatore Pietro della Valle come praticato, fin dal 1623, nelle Indie. Ma il Vieusseux giustamente avvertiva[913]che anzi che disputare a far prevalere questo o quel metodo, era opportuno far sentire la necessità dell'istruzione per le classi piú povere, e i pericoli che seco porta l'ignoranza. Al quale proposito, il Montani diceva[914]al marchese Gargallo, che nel proemio agliOfficidi Cicerone si mostrava pauroso delle conseguenze dell'istruzione da darsi al popolo: “lasci, di grazia — diceva — che diffidino le teste vuote, lasci che paventino coloro, che non trovano il loro conto se non nell'altrui ignoranza„.
Per divulgare l'istruzione e riparare alla scarsezza de' libri di lettura, piú che quaranta anni innanzi che il Tabarrini, presidente dellaSocietà italiana per l'educazione del popolo, proponesse[915]allestire una biblioteca con libri e giornali “volti a promuovere la coltura intellettuale e morale del popolo„; piú che quaranta anni innanzi, proponeva[916]il Vieusseux unaraccolta d'opere straniere tradotte, che fu poi laBiblioteca d'educazione: e in altro luogo rammentava[917]come in Iscozia tutti quasi sapessero leggere, e ogni famiglia avesse la sua piccola libreria. Volgeva il Del Rosso il pensiero all'educazione de' fanciulli de' poveri; e proponeva[918], a renderla utile, l'istruzione della mente alternata via via con l'esercizio del corpo in un'arte meccanica: proponeva che una società di privati, come in Inghilterra ed in Francia, a prevenire con l'educazione la miseria, si formasse in Italia; e che si facesse a' bisognosi elemosina non di denaro ma di lavoro. E al professore Del Rosso scriveva[919]delle fanciulle povere il Mayer, il quale in altro luogo rammenta[920]quanto in pro' dell'educazione si facesse in Germania. Rammenta l'Antologia[921]essere nel 1828 venticinque in Toscana le scuole di mutuo insegnamento, e mille in esse i fanciulli istruiti e centocinquanta le ragazze; augurando che crescano in numero. E sollecita essa confortava[922]di lode l'opera di Giulio del Taja, che primo in Italia, nella scuola a sue spese fondata in Siena, co 'l metodo del reciproco insegnamento istruiva le fanciulle povere: lodava[923]la pia casa instituita in Mantova a pro' degl'isdraeliti indigenti, e la scuola di geometria e meccanica[924]pe' manifattori, fondata dal marchese Luigi Tempi, possessoreintelligente di codici dal Montani illustrati.[925]
Né tacque l'Antologia, né poteva, dell'Istituto della SS. Annunziata[926]: ma nel farne le debite lodi, saggiamente l'Antinori avvertiva che gli istituti e i collegi “non si debbono riguardare se non come supplemento alla educazione domestica...; che non possono i figli aver migliori maestri dei genitori...; che l'esempio delle virtú domestiche è il miglior precetto per i figli„. Al quale proposito, curiosissima e arguta è l'osservazione del Centofanti: il quale, vedendo come troppo piú spesso si insegna ostentare che praticare la virtú, notava[927]che “noi formiamo due uomini nei nostri fanciulli: un uomo assai morale nelle parole, un altro non molto sano, e forse corrottissimo, nelle abitudini. Questi due uomini sono perpetuamente in discordia tra loro, e fanno a gara a rendere almeno ridicolo il terzo uomo, ch'è il vero, e che risulta dalla composizione di queste due parti„. Divulgava[928]il Tommaséo i principî di quella educazione che incomincia con la vita; e additava[929]la necessità degli esercizi ginnastici, lamentando che non ancora in Italia si ponesse mente a questi esercizi, utilissimi a' ragazzi non solo, ma a tutti, i letterati compresi; a' quali un po' di ginnastica risparmierebbe molti paradossi, molte baruffein istampa, e molti versi cattivi.
Per ciò che riguarda piú propriamente l'istruzione, si può dire che dalle scuole prime alle Università non è problema che non sia stato ampiamente svolto dall'Antologia; la quale assai cose desiderò, tuttora degnedi nota, notabilissime in que' tempi in cui i gerundi si alternavano con gli scappellotti, i participî con le nerbate. Parlava[930]il Mayer delle Università, “monumenti gloriosi dell'umana ragione„, desideroso che in esse la morale filosofia si studiasse maggiormente: e il Lambruschini esponeva[931]un metodo nuovo per insegnare leggere a' fanciulli. Rammentava[932]Urbano Lampredi — discorrendo del barbaro modo d'insegnare — com'egli entrasse nella città delle lettere per quellaJanua linguae latinae, quasi simile a quella per cui l'Alighieri entrò nella città dolente; con quelleparoledicolore oscurodideclinazionie diconiugazioni: e tribolasse la sua memoria per ritenere vocaboli non intesi dall'intelletto, e strane desinenze. Rammentava come, passando alla grammatica del De Colonia, ossia alla città di Dite, gli comparissero nella forma gigantesca dei Flegias e dei Nembrotti i precetti della grammatica: e come combattesse con que' giganti, per tre anni armeggiando con insignificanti concordanze, e poi co'latinucciolatinacci; e cosí camminando a tentone per una profonda oscurità d'idee.
Ma l'Antologiaqua e là proponeva, per ovviare a tali difetti, modi d'insegnamento piú adatti all'intelligenza de' fanciulli, piú spediti, piú gai: senza che tutti però gli scrittori assentissero a quell'idea della signora Genlis, sostenuta[933]dal Tommaséo, la quale desiderava per insegnare la storia rappresentati su le pareti di varie stanze i fatti piú degni di nota. Gioverebbe però meditare tuttavia questo che il Forti, parlando dell'istruzione de' fanciulli, scriveva[934]: “Quelloche importa soprattutto nell'istruzione della gioventú non è già di fornire il maggior numero possibile di cognizioni positive, ma bensí di formare la capacità di ragionare dirittamente, di svegliare lo spirito di discussione e di esame, di suscitare l'amore del sapere e tanta fiducia nelle doti naturali che sproni a volerne usare come meglio la natura consente„. Cose queste alle quali sarebbe desiderabile che molti per vero degl'insegnanti ponessero mente.
Gioverebbe altresí meditare alcuna delle proposte sparse qua e là nel giornale: come quella del Tommaséo, il quale desiderava[935]che un'arte fosse da' ricchi coltivata per amore d'occupazione, per amore dell'arte stessa; creando cosí un vincolo nuovo di fratellanza tra' gradi differenti della scala sociale. Né a' ricchi soltanto ed a' poveri l'Antologiaprovvedeva, ma agl'infelici altresí. Cose sagge scriveva[936]il Del Rosso perché a' ciechi poveri si impedisse l'andare raminghi accattando: e rammentava come in Londra, in Liverpool, in Parigi, si aprissero case pe' ciechi, tenuti operosi in adatti lavori. Discuteva[937]il sacerdote Marcacci de' metodi varî per istruire i sordomuti, e ricondurli in seno alla società (dalla quale li esilia quasi la natura matrigna), insegnando loro gli eterni principî e le verità consolanti. Ne parlava piú tardi il Padre Tommaso Pendola con le dottrine apprese al Padre Assarotti, annunciando[938]fondata a spese di privati una scuola per i sordomuti in Siena: e non diceva egli, modesto, che per sua iniziativa sorgeva. Ma il Forti gli rende l'onore dovuto[939]; e insiemerende onore a Siena, che chiama “città distinta tra le altre della Toscana per singolare amore de' cittadini al bene e all'onore della patria, e quella fra tutte che serbi piú viva la ricordanza dell'antica gloria„.
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Gioverebbe qui rammentare taluno di quegli scritti inediti antichi che prima l'Antologiadiede in luce; taluna di quelle scoperte e di quelle opere di cui prima diede agli stranieri e all'Italia stessa notizia.
E, per tacere dello scritto di Antonio Cocchi intorno Asclepiade, del quale a suo luogo ho parlato, si potrebbe rammentare che di cose inedite ha un abbozzo di discorso[940]del Machiavelli a' signori di Badia; alcune lettere[941]di Voltaire, e una di Benedetto IV a Scipione Maffei su' teatri: ne ha una del Foscolo[942], indirizzata al Capponi nel '26, ove dice, tra l'altre cose, che su la lingua italiana vorrebbe fare un'opera diretta all'Accademia della Crusca, co 'l motto:battimi e ascolta: ed ha alcune pagine[943]delCommentario alla rivoluzione francese, da Lazzaro Papi date al Vieusseux avanti che l'opera uscisse alla luce.
Prima l'Antologia dava notizia[944]all'Italia di un nuovo cannocchiale iconantidiptico imaginato dal fisico Amici: primo il Libri annunciava[945]nell'Antologiale scoperte su' raggi calorifici dello spettro solare, del professore Macedonio Melloni, esule a Dole. Annunciava[946]il Montani il saggio dell'esule Bozzelli su irapporti tra la filosofia e la morale, come il piú ragguardevole intorno alla scienza morale: e di un altro esule napoletano, voglio dire di Pasquale Borelli, egli stesso il Montani discorre[947]per primo, e piú ampiamente, qualche anno dopo[948], Terenzio Mamiani. Primo il Capei faceva all'Italia conoscere[949]nell'Antologial'opera grande del Savigny e quella del Niebuhr[950]: e il Tommaséo afferma[951]che il Gioberti confessava avere all'Antologiaattinta dell'opere del Rosmini la prima notizia; e che Dionigi Solomos di lí coglieva il destro ad ampliare il suo concetto dell'arte.
Queste, e altre cose ancora, si potrebbero: ma è meglio di proposito rammentare taluna di quelle istituzioni utilmente proposte, nuove o esemplarmente innovate. Desiderava anzi tutto l'Antologia, modellati su quelli degli altri popoli d'Europa, codici criminali e civili, i quali consacrassero la pubblicità de' dibattimenti, la instituzione de' giurati e l'abolizione della confisca e della pena di morte. Al quale proposito il dottore Giuseppe Giusti, dopo annunciato[952]che Stefano Dumont preparava su' manoscritti del Bentham un'opera sull'organizzazione de' tribunali e delle prove giudiziarie, faceva conoscere[953]di quell'opera il capitolo su la pubblicità de' giudizi: argomento anni dopo trattato[954]dal Romagnosi per rispetto alla monarchia. E su la pubblicità de' giudizi criminali, cosenotevoli scrissero[955]l'avvocato Tommaso Tonelli e Celso Marzucchi[956]; e piú ampiamente Giuseppe Bianchetti[957]: il quale rammenta come Caterina II confessasse troppo i processi segreti sapere di prepotenza tiranna. Intorno a' giurati, Salvatore Viale scrisse[958]due lettere al Lambruschini: e Vincenzo Salvagnoli patrocinò[959]la libera difesa per gli accusati. A lungo, e piú volte, tratta l'Antologiadell'abolire la pena di morte[960]: e quando l'avvocato Tonelli con nuovi argomenti cercò mostrare[961]giusta in certi casi sí fatta pena, in questo solo modificata, nel rendere “private le esecuzioni„; il Lambruschini rispose[962]con uno scritto, che è tra le cose piú belle dell'Antologia. Rispose sinceramente accorato che tale opinione avesse potuto apparire giusta, e che l'esporla non fosse apparso intempestivo “ad un uomo d'ingegno e di cuore„.
Sosteneva l'Antologia, in luogo della pena di morte, quella della carcere: ma non a caso il Vieusseux riportava[963]dallaGazzetta Piemontesela notizia del miglioramento delle carceri negli Stati del re di Sardegna; non a caso faceva tradurre dal Cioni un racconto[964]del Say, ove era affermato che l'ordinamento delle prigionidovrebbe “condurre insensibilmente i carcerati a dimenticare le loro antiche abitudini e a conoscere ed amare i proprî doveri„. Fino da' primordi del giornale, il conte Girolamo Bardi, in una memoria[965]su 'l modo di trattare i carcerati, poneva per iscopo della legislazione il miglioramento dell'uomo reo: e in questa sentenza pienamente conveniva[966]il Del Rosso, il quale poneva l'ignoranza “prima cagione della massima parte dei misfatti„. Richiestone dal Vieusseux, a lungo su la legislazione criminale espose i suoi pensamenti l'avvocato Massa di Mentone, autore di un codice criminale di procedura compilato per commissione del governo di Lucca: il quale avvocato saggiamente, tra l'altre cose, notava[967]come invece di correggere l'uomo colpevole con pene dedotte dalla natura stessa della colpa, si adoprassero castighi atti solo a renderlo peggiore, rinchiudendolo in ergastoli e galere; saggiamente augurava le pene, piú che corporali, morali. Al quale proposito è da rammentare l'affermazione[968]del Valeri, meditabile tuttavia: “Noi non ci stancheremo giammai dal dire e ridire che i delinquenti sono malati morali, e che quindi i luoghi di pena debbono essere ospedali morali, e morali medicine le pene, all'amministrazione delle quali medici debbono essere adoperati morali. Se ospedali si hanno per medicarsi il corpo, per curarsi la mente, perché non si dovranno anche avere ospedali per risanarvi il cuore?„. I quali scritti ben possono dimostrare come le cose piú rilevanti, che oggi passano per nuove, venissero dall'Antologiaproposte o accennate, e certamente oltre a quanto è stato sin qui posto in atto.
Come dell'abolire la pena di morte, piú volte tratta l'Antologiadell'abolire la schiavitú: e su la tratta de' negri il Vieusseux faceva dalGlobetradurre uno scritto[969], in cui si diceva che in quel mercato di carne obbrobrioso ben ottanta velieri venivano regolarmente impiegati. Ma ad altri schiavi non meno infelici pensava l'Antologiacon pietosa sollecitudine: lodava[970]essa la pia Casa di lavoro, dalla beneficenza privata mantenuta in Siena; ove per impedire l'accattonaggio si accoglievano i poveri e quelli che non avevano lavoro. Meglio ancora, un dottore Gherardi, tra i soccorsi caritatevoli, proponeva[971]l'abolizione del giuoco del lotto (soccorso da attendersi ancora): e a tale proposta il Tommaséo consentiva, scrivendo[972]che “l'utile che da simile imposta volontaria viene al pubblico erario, èun vero danno, perché abituando il povero alla dissipazione, oltre all'aggravare la miseria, e al rendere di quando in quando necessarî i soccorsi del governo, scema quelle produzioni e quelle consumazioni, dalle quali il governo trae un profitto e maggiore, e piú durevole, e piú fecondo„.
A provvedere a' bisogni del povero, senza umiliarlo, può l'Antologiasenza vanto immodesto gloriarsi che in essa il Lambruschini, il Ridolfi e Lapo de' Ricci, diedero l'idea prima di una cassa di risparmio[973]: e anni dopo, annunciando l'istituzione diffusa in San Marcello, in Prato e in Pistoia, il Tommaséo scriveva[974]che “il risparmio de' piccoli quattrini, porta seco il risparmio de' grandi disordini, delle gravi umiliazioni private e pubbliche„. Al qual proposito, tempo innanziil Forti aveva già detto[975]che “la previdenza e il risparmio possono riguardarsi come i punti cardinali della morale pratica del popolo„.
E per dire di altre proposte nuove utilissime, ma piú propriamente riguardanti le scienze e le lettere, rammenterò che primo il Vieusseux parlava[976]della utilità del formare un teatro nazionale permanente; e che l'Antologiapubblicava[977]di lí a poco un progetto per la formazione in Firenze di una stabile compagnia comica. Prima l'Antologiaproponeva[978], per mezzo del Gazzeri, che a similitudine dell'Elvetica una società di scienze naturali si creasse in Italia, per descriverla fisicamente e geograficamente; rimproverando che di far conoscere i prodotti del nostro suolo, ai naturalisti stranieri si lasciasse la cura. E dall'avere il Vieusseux proposto[979]nell'Antologiae creato la Società toscana di geografia, ho già parlato a suo luogo. Prima l'Antologiareca saggi di poesia popolare, e tutta quanta la popolare letteratura il Tommaséo addita[980]come “prezioso documento de' costumi nazionali, delle opinioni, delle credenze, delle varietà molte che corrono e di favella e d'indole e d'ingegno fra gente e gente italiana„: e afferma che “avanzi di vecchie canzoni, e racconti popolari, e motti, e proverbi, tutto gioverebberaccogliere, a tutto dar ordine e luce„. Egli stesso poi, in vantaggio degli studiosi, proponeva[981]che una almeno delle pubbliche biblioteche fosse aperta in tutte le ore del giorno, e le feste, e la sera; lamentando la confusione con che nelle biblioteche d'Italia si dispongono i libri, la difficoltà nel trovarli, la negligenza con cui sono tenuti. Meglio però l'avvocato Tonelli proponeva[982]che nelle grandi città le varie biblioteche si ordinassero per generi; per modo che in una si accumulasse ciò che appartiene alle scienze, in un'altra ciò che alla giurisprudenza e agli argomenti morali: in una terza i manoscritti e le edizioni rare; in una quarta i libri di letteratura e di storia: e cosí via via, in modo che in ciascuna si trovasse qualche parte completa nel suo genere. Proposta questa che se ancor oggi, pur troppo, inattuabile, non è tuttavia da porre in dimenticanza.
Prima del pari l'Antologialamentava[983]non avere l'Italia una legge che proteggesse la proprietà letteraria, per cui non ardivano i librai di Firenze cimentarsi a stampare laGeografia universaledel Pagnozzi: e la proprietà letteraria difendeva[984]il Tommaséo, chiamandola “sacra al par d'ogni altra proprietà e molto piú„; non presago allora che il difenderla in altri tempi gli frutterebbe l'onore della carcere, e il plauso del popolo liberatore. Ma piú ampiamente, e con piú autorevoli parole, in risposta al dottore Perugini che scusava un libraio fiorentino dicendo tutti i popoli d'Europa l'uno all'altro rubarsi la proprietà letteraria, Lorenzo Collini affermava[985]esser tempo oramai di reprimere l'iniqualicenza data dalle leggi, e di bandire l'ingorda pirateria degli stampatori arricchiti con le sostanze de' letterati. Né piccolo merito è questo per l'Antologia, quando si pensi che appunto in quel tempo Giuseppe Borghi, a cui un editore aveva bistrattato i suoi inni, si doleva[986]di essere “cittadino di una patria dove le leggi difendono il censo e la vigna, ma non la proprietà dell'ingegno„: quando si pensi che il Giordani si sdegnava[987]che in Rovigo disponessero delle cose sue senza pur fargliene motto; anzi, chiedendo ad altri un suo ritratto: lieto egli di sola una cosa: del poter almeno difendere la proprietà della sua faccia, e sicuro che questa resterebbe a lui sempre.
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A questo punto, non senza un poco di meraviglia il lettore dimanderà come mai potessero tanti ingegni, dissimili in tante cose, in non poche contrarî, concorrere a un'opera sola senza che troppo vivi apparissero in essa i contrasti. Scrivevano infatti nell'Antologialo Zannoni, segretario della Crusca, e il Ciampi che, per dispetto alla Crusca, soleva chiamarsiaccademico valdarnese; il Botta ed il Pieri nemici a' romantici, quanto amici il Mazzini e il Montani; il Vieusseux, sinceramente convinto del progresso de' lumi, e affermante[988]che “di tutte le scienze... non ve n'è alcuna piú importante per gli uomini uniti in società... che quella sorta modernamente sotto il nomedistatistica„; e il Leopardi, che amaramente derideva[989]le scienze politiche ed economiche, e chiamava il XIX unsecolo da ragazzi. Scrivevano nell'Antologiail pio Lambruschini e il Giordani non pio; il Forti sensista in filosofia, e il Tommaséo devoto allo spiritualismo cattolico del Manzoni e del Rosmini; il Colletta nemico alle sette, e il Pepe che si vantava di essere stato carbonaro e massone. E chi sperava un dominatore, che tutta di forza cavalcasse la cavalla dantesca, chi avrebbe tollerato anco i principi, quando che fatti mansueti e benigni; chi sperava nel papa capo di una nuova lega guelfa, e chi sognava l'Italia repubblica indivisibile.
Non potrebbero certo le differenze essere piú manifeste e piú grandi: e il Mazzini infatti avvertiva[990]che l'Antologiaera un “giornale eccellente, e l'ottimo forse in Italia, se l'unità delle dottrine letterarie vi fosse maggiore„. Che importa però, se non tutti erano di un colore? Non era possibile, non sarebbe stato neppure utile. Infiniti sono i pregi e gli usi e gli aspetti del buono: prende ciascuno quello che piú gli si confà. Non è tuttavia da credere che il Vieusseux non sentisse questa disparità di opinioni: avrebbe, anzi, voluto rimediarvi, e si doleva co 'l Giordani dicendo, che quand'anche fosse stata concessa vera libertà di stampa, non avrebbe potuto trovare due scrittori del medesimo sentimento. Ma il Giordani pur confessando, nel rispondergli, che non tutto gli piaceva egualmente, e alcune cose poco, lo assicurava[991]che non era possibile a lui trovare nell'Antologiacosele quali direttamente offendessero certe sue massime principali e immutabili: e saggiamente avvertiva che in quelle condizioni era piú bene che male accettare, come il Vieusseux faceva, una ragionevole differenza d'idee, acquistando giusto e util credito d'imparzialità: esempio non inutile alla povera Italia.
L'Antologianon era un giornale né di partito né di municipio: e in ciò appunto il suo pregio, in ciò l'origine delle voci diverse che si levavano da essa. Pur che fossero dettate da amore del vero e senza meschina acrimonia, concedeva il Vieusseux largo spazio nel suo giornale alla libertà delle opinioni, molte delle quali accoglieva e a quelle de' suoi amici e alle sue proprie contrarie. Basterà solo ricordare che in quel grande discutere, tra gli studiosi di scienze economiche, per stabilire se le macchine e i processi rapidi di fabbricazione fossero utili o dannosi al benessere universale; accolse l'Antologiauno scritto del Gazzeri, il quale sosteneva[992]“grande, inestimabile e perpetuo beneficio l'invenzione delle macchine„: ne accolse uno del Say, intento a mostrare[993]che “ovunque si lavora piú speditamente, e si produce piú abbondantemente, àvvi ricchezza piú che altrove, o almeno minore miseria„: ma diede luogo altresí a uno scritto del Sismondi, che riteneva[994]la scoperta di una macchina non già male per sé stessa, ma resa tale “per l'ingiusta divisione che vien fatta de' suoi frutti, di cui profitta uno solo a danno di molti„. Giungeva il Vieusseux perfino a stampare intorno alla maremma senese un articolo[995]di scrittore anonimo, il quale non solo combatteva le opinioni di lui e de'suoi amici, ma accusava il direttore di pubblicare nel suo giornale “tutti e interi gli scritti soltanto di un partito, e di sopprimere o mutilare quelli dell'altro„. E il Vieusseux si limitava a scrivere in corsivo queste parole, che pur sonavano ingiuria a lui: condiscendenza questa non so quanto imitata da molti direttori di giornali, al dí d'oggi, perché non so quanti siano, al par di lui, generosi.
Voleva[996]il Vieusseux che l'Antologiarappresentasse “lo stato e i desiderii„ della nazione; che non avesse in sé “nulla di municipale„, e fosse “tutta italiana„: e appunto per questo, l'Antologiarifletteva da un lato le varie correnti del pensiero italiano, quand'anche fossero non conciliate tra loro e talvolta non conciliabili; e dall'altro si mostrava giudice spassionato e benevola incitatrice di ogni opera e di ogni cosa degne di lode: ponendo[997]essa per suo solo vanto “far conoscere agli stranieri l'Italia, e l'Italia a lei stessa: difendere le sue glorie, incoraggiare i suoi sforzi... additare ai pensieri degl'Italiani uno scopo non mai municipale, ma nazionale; stimolarli con prudenti confronti..., dimostrare che l'Italia nel suo seno possiede gli elementi di qualunque gloria scientifica e letteraria...„. Con vero compiacimento infatti, e come atto di dovere (noto a ben pochi giornali e giornalisti, non solo in quel tempo e non in Italia soltanto), lodava[998]l'AntologialaSocietà italiana delle scienzeresidente in Modena; ilGiornale di scienze e lettere[999]delle provincie venete; e ricordava via via i lavori dell'Accademia di scienzee dellaSocietà agrariadi Torino. Sollecitava[1000]essa gli aiuti di quella di Napoli; chiamava[1001]l'Istituto di Milano “la prima società scientifica dell'Italia„; e confortava[1002]di lode laNuova Società di scienze naturaliin Catania iniziata. Lodò[1003]del pari l'Indicatore genovesee ilProgresso[1004]di Napoli: e fondandosi in Roma un nuovo giornale, ilDiscernitore, certo alludendo alle parole con che dallaBiblioteca Italianaera stata accolta in su 'l nascere, asseriva[1005]che non poteva in essa destarsi invidioso timore di vedere diminuita la sua efficacia; né mai sí basso pensiero avrebbe fatto augurare una vita breve alle nuove pubblicazioni di genere simile. E a' compilatori dell'opera nuova desiderava “ogni miglior successo„.
In somma, mentre laBiblioteca Italianacercava troppo sovente avvivare le stizze tra la Toscana e la Lombardia; mentre ilGiornale Arcadiconon usciva dal cerchio angusto delle moribonde accademie romane, e ilGiornale de' letteratinon era se non lo strumento di una combriccola di professori pisani; l'Antologiasi levava non già come cosa toscana, ma nelle sue cento voci tutta nazionale, tutta italiana.
Piú che alle differenze, maggiori o minori, delle opinioni (le quali però in certi principî fondamentali si contemperavano, come vedremo, in felice armonia), mirava il Vieusseux al modo con che le questioni venivano nel suo giornale agitate e discusse: ponendo egli ogni cura perché verso i rivali, verso gli stessi nemici, fosse almeno temperata quell'acrimonia, che è vanto di assai letterati. E pubblicandoun articolo di Domenico Sestini non ristava dal confessare[1006]che non si sarebbe indotto a pubblicarlo se non costrettovi da' “rispettosi riguardi verso il Nestore de' numismatici„. Co' quali sentimenti del Vieusseux, tutti convenivano gli scrittori dell'Antologia: la quale, co 'l darne non rari esempi, a piú d'uno in Italia insegnò temperanza. Non voglio qui rammentare gli scritti di Urbano Lampredi e di altri su laPropostadel Monti, de' quali a suo luogo ho parlato: ma non è da tacere che a Michelangelo Lanci l'Orioli diceva[1007]ch'egli “buon orientalista e cultissimo scrittore„, faceva onta a sé stesso mordendo, com'egli usava, lo Champollion e gli altri scrittori di cose copte. E il Montani a un editore che (in un reclamo, per preghiera dello stesso Montani inserito nell'Antologia) lo chiamava “gran testa„ e “anima vile„, sa rispondere[1008]che quanto in quel reclamo è di piú aspro non può offenderlo punto, perché non tocca lui, ma un essere supposto e troppo diverso da lui. Bene Sebastiano Ciampi fingendosi forestiere, e de' forastieri con malizia ingegnosa imitando nel suo scritto gli errori, rimproverava[1009]che in Italia le critiche con tali villanie si facessero da parere “piú vituperato l'uomo che emendato lo errore„: e raro esempio di onestà letteraria dà il Valeriani quando, pentito d'avere in modo assai acre combattuto[1010]lo Champollion, pubblicamente disapprova[1011]il suo “tuono piccante, e qualunque frase disdicevole alla dignità delle lettere, e di quelli che le coltivano„.
Non mirando mai alle persone, né apertamente né con insinuazioni velate che feriscono a sangue, e tenendosi sempre non pure lontana dalle meschine consorterie letterarie, ma molto piú su; accoglieva l'Antologiail bello ed il buono da qualunque parte venissero, cosí riscotendo in Italia e fuori giusto e util credito di imparzialità. E che al bene soltanto mirasse, si ha una prova esemplare nel vedere le opinioni di alcuni scrittori dell'Antologiada altri scrittori suoi contradette. Di altre cose parlando, dissi[1012]a suo luogo le dispute tra il Ridolfi ed il Gazzeri; o quelle[1013]tra il Franceschini e il Leoni, a proposito del Rossini: ma altri esempi fornisce l'Antologianumerosi. Parlando del Fantoni, contradisse[1014]alle idee del Montani l'avvocato Giovanni Castinelli: contradisse[1015]Giuseppe Bianchetti al Giordani, che al perfetto scrittore d'Italia desiderava la nobiltà e la ricchezza. Rispondeva[1016]il Tommaséo a Carlo Botta, che gridava[1017]l'Italia morta, morta davvero: al Mazzini, che sognava una letteratura europea, contradisse[1018]il Forti, e piú tardi[1019]Opprandino Arrivabene, al quale l'idea di una letteratura cosmopolita pareva “uno spregevole aborto di tutte le letterature„: e all'Arrivabene, con temperanza pacata, nel numero istesso il Tommaséo contradisse.[1020]
Certo all'Antologianon mancano errori[1021], fra tantigiudizi su cose e persone: ma in essa non si rincontra un biasimo solo che dall'urbanità non sia temperato, e dalla benevolenza addolcito; non una lode adulatoria vilmente, di quelle che irritano le anime oneste piú del biasimo istesso. A molti giornali potrebbe l'Antologiafornire esempi preclari di costante imparzialità: quello, tra gli altri non pochi, che mai i suoi cooperatori non osarono offrire a sé stessi e agli amici proprî devotissime libazioni di lode. Scrupolo questo oggi smesso, pur troppo, da molti. Della traduzione di Dante (per ricordare anche qui qualche esempio), fatta dal re di Sassonia, giudicò[1022]Tommaso Tonelli con inusitata franchezza: allo Stendhal, amico al Vieusseux che lo accolse tra gli ospiti illustri, non tacque l'Antologiatra le debite lodi osservazioni parecchie[1023]: e Gräberg di Hemso onestamente ammirava[1024]“la molta e rara dottrina„, e fino i modi “gentili e ornatissimi„ dell'Acerbi; delle ingiurie del quale, scagliate contro la sua patria che l'aveva ospitato, ben poteva con ragione dolersi. L'essere nato toscano non impediva al Benci rammemorare[1025]nel giornale fiorentino i pregi veri del Perticari: né l'essere a capo di giornale fiorentino impediva al Vieusseux parlare con lode[1026]dellaBibliotecadi Milano. E splendida prova di onestà letteraria dava il Montani quando, per certi riguardi di amicizia, indeciso nel giudicare severamente la traduzione francese d'opera italiana famosa, scriveva[1027]: “la verità vada innanzia tutto„. Le quali parole ben potrebbe l'Antologiatuttaquanta prendere per proprio vessillo, senza vanto immodesto.
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A dimostrare viepiú lo spirito nazionale del giornal fiorentino, e insieme l'onestà sua e del suo direttore, giova qui rammentare non già gli illustri meritamente in esso lodati, ma quanti ingegni d'ogni parte d'Italia, giovani ancora o maturi, ha messo in mostra, e quanti si sono in esso non senza loro e comune utilità esercitati. Affermava[1028]l'Antologia, che “il negare la debita lode ai primi sforzi di un ingegno nascente.... è un delitto„: ed essa prima rese onore[1029]a Girolamo Poggi, con varî scritti reputati[1030]“stupendi„; essa giudicò[1031]il Benedetti “giovine di non volgar fama ed ingegno„, incitando i parenti a pubblicarne le opere. Annunciava[1032]con lode gli studî su cose egizie di Ippolito Rosellini, e lo chiamava[1033]“giovine di belle speranze„: di soli 22 anni scrisse nell'AntologiaVincenzo Salvagnoli: di ventiquattro Angelo Brofferio era salutato[1034]giovine che dava a sperar bene di sé, avendo lode pe' versi: e lode pe' versi ebbe[1035]Cesare Betteloni. Arrise l'Antologiaalle prime fatiche di Giuseppa Guacci, appena ventenne,dicendo[1036]che dava di sé “liete speranze„; arrise[1037]a quelle di Luigi Carrer, al quale desiderava “quella popolarità, ch'egli è degno d'ambire„. Giovine di ventiquattro anni il Guerrazzi era annunciato[1038]all'Italia da un giovine di ventisei, che ne faceva conoscere il “forte ingegno„, per quellaBattaglia di Benevento, squillo annunciatore di altre e non lontane battaglie. E Cesare Cantù[1039]per una novella e per la Storia di Como, e l'Alberi[1040]pe 'l Commentario delle guerre di Eugenio di Savoia, scrittori entrambi di appena vent'anni, ebbero dall'Antologiaconsolate le prime loro fatiche. In essa invece già innanzi negli anni si annunciarono scrittori il Lambruschini e il Colletta; ed ebbe da essa le prime lodi[1041]Cesare Balbo. Può il giornale fiorentino vantarsi d'avere indovinato l'ingegno di Silvestro Centofanti, accogliendo suoi scritti, e scrivendo[1042]di lui, che “moltissimo noi dobbiamo aspettare da questo giovine ingegno„: ed è tutto merito del Vieusseux l'avere giudicato[1043]il Mazzini “giovine di singolare ingegno„; e l'avere accolto il primo scritto[1044]di Giuseppe Montanelli, e il primo di Carlo Cattaneo.[1045]Né oggi per certo si trova chi l'ingegno de' giovani con tanta disinteressata giustiziapromuova e indovini; chi ne educhi le speranze: per questa ragione, tra l'altre, che il Vieusseux lasciò di essere mercante nel farsi editore, e i piú al dí d'oggi nel farsi editori diventano mercanti.
Ma né a' giornali presenti per certo né a' lor direttori serbano i giovani, né i già provetti, altrettanta gratitudine in cuore, quanta ne meritarono l'Antologiaed il Vieusseux. “Quantunque io non possa molto lodarmi della fortuna — scriveva[1046]nel '35 il Mamiani al Vieusseux — pure dirò ch'ella mi è stata favorevole sopramodo quel giorno che mi fece regalo della vostra amicizia. In nove anni ch'essa dura, io non saprei numerare quanto frutto di bene io ne abbia ricevuto; m'è dolce pensare a questo, e non mi pesa avere con voi un infinito obligo di gratitudine: solo mi pesa e affligge il non aver mai potuto mostrarvi segno della mia riconoscenza....„. Con gratitudine vera il Mayer rammentava[1047]come a lui giovinetto amorevolmente il Vieusseux aprisse le pagine dell'Antologia: godeva[1048]il Tommaséo nel confessarsi debitore al Vieusseux del suo venire in Firenze; godeva[1049]di avere, scrivendo nell'Antologia, educato sé stesso, e giudicando gli altri, appreso a “metter giudizio„. E il Mannu, sinceramente afflitto per la soppressione, “io in particolare — scriveva[1050]al Vieusseux — deggio sentire che questa perdita è la perdita di una mia benefattrice, dappoiché l'Antologiaha, infino da' mieiprimi passi nella carriera delle lettere, confortato il mio buon volere, e contribuito grandemente a che il mio nome non fosse ignoto in Italia„. Ma la cosa piú commovente, giurerei la piú cara al Vieusseux, doveva essere il ripensare, ne' pochi istanti di riposo che a lui concedeva il lavoro, il ripensare queste parole[1051]della madre del Forti: “Je sens avec une juste reconnaissance que c'est à l'Antologieet à vos réunions que François a dû le developpement de ses talens: et mon plaisir séroit de le déclarer publiquement....„.
Cosí l'Antologia, senza amore meschino di parte, accoglieva tutte le voci della nazione: i provetti vi mostravano lo splendore della gloria loro, i piú giovani vi cimentavano le loro forze. E ognuno apprendeva dagli altri qualche cosa, qualche cosa agli altri insegnava; e tutti venivansi mutuamente educando.
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Come altrove ho notato[1052], di cose politiche l'Antologianon trattò ne' primi suoi anni: non per difficoltà di convenientemente trattarne, ma per accorta prudenza. Né certo il suo direttore interdiva a sé stesso percorrere, quanto gli consentivano i tempi, liberamente quel campo: che, fin da' primi numeri del giornale, dopo avere affermato[1053]“a noi non pertiene di parlare della politica propriamente detta„; subito aggiungeva: “ma se certi grandi avvenimenti.... possono direttamente influire sulla civiltà, sulle arti, sul commercio, sull'agricoltura, sulle scienze,... allorala politica diverrebbe di nostra pertinenza„. Qualche accenno via via anche in principio s'incontra: e il Niccolini infatti trovava modo, difendendo una sua traduzione, di fieramente assalire gli scrittori dellaBiblioteca italiana, in una nota[1054]non letteraria davvero. Ma letteraria in tutto e scientifica fu nelle sue origini l'Antologia, la quale, procedendo per gradi, si venne però co 'l tempo tanto discostando da quelle, che negli ultimi anni la letteratura e la scienza non furono se non un pretesto per trattare di cose politiche; un velo, talvolta tenuissimo, con cui si adombravano questioni di tutt'altra natura. Della qual cosa ben si mostrava avvertito il non pedante Censore: e quando infatti il Vieusseux nella prefazione all'annata del 1829 scrisse[1055], che l'Antologiaera “particolarmente consacrata agli studî severi che si legano piú da vicino alla scienza dell'uomo e della società„; il Bernardini non ristette dal commentare[1056]: “Da questo tratto si rileva l'oggetto vero dell'Antologia. È scientifica quando non può essere politica; cessa subito di essere politica, quando ha mancanza di materia che tratti dell'uomo e della società, cioè dei governi concepiti a modo de' recenti pensatori„.
Non con intenti letterarî per certo l'Antologiapubblicava[1057]come “primizie di nuovi canti nazionali„ pe 'l fatto d'armi nella spedizione di Tripoli, i sonetti del Bertolotti e del marchese di Negro (per altra cosa che per i versi meritamente famoso), e l'ode del Borghi, il quale cantava: