Chapter 9

Ammiratore non stupido dell'ingegno e non ombroso malignamente, benché non fornito di soda educazione letteraria, sapeva tuttavia, per una, direi quasi, luce serena d'intelligenza, conoscere gli errori; gli errori non solo, ma gli uomini e le armi adatte a combatterli. Indovinando, da un motto solo talvolta, la disposizione degli animi, e la forza, e la varia qualità degl'ingegni, a tale affidava lavori che certo non avrebbe ad altri commesso: e quando Giuseppe Salvagnoli pedantescamente assalse gl'Inni sacri di Alessandro Manzoni, al Tommaséo, che pur voleva preparare[543]un articolo, non diede il suo assenso il Vieusseux. “Non ho voluto — scriveva[544]al Mayer — che il Tommaséogli rispondesse nell'Antologiaperché sotto la sua penna la cosa sarebbe degenerata in polemica„: e la risposta affidò al Mayer, piú sereno, piú mite; né volle tuttavia, pubblicarla, innanzi che i due fratelli Salvagnoli ne fossero stati avvertiti[545].In somma, il Vieusseux faceva anche in questo come il buon medico, che nella cura pon mente all'età, alla complessione de' suoi infermi. Egli, che aveva l'arte di trascegliere gli scrittori, aveva anche il buon senso di ripartire secondo le varie loro tendenze i lavori; l'intuito di ciò che i tempi permettevano manifestare o tacere. Pronto sempre a rendere, entro i limiti del possibile, giustizia a ciascuno, e tanto moderato tuttavia da non darsi intero a un'idea letteraria o politica; sapendo stare sapientementein dimidio rerum, e portando sempre una parola di pace; con finissimo tatto riusciva, fra tante difficoltà create dalle pretese e vanità letterarie, a mantenere un meraviglioso equilibrio; e quel che è piú, a far concorrere a un'opera comune tanti ingegni per attitudini e per valore contrarî, piú che dissimili. Non pensando egli come l'Acerbi[546], che gli scrittori di un giornale non dovessero “mai riunirsi, anzi neppur conoscersi„, perché non come l'Acerbi stimava i letterati “sublime canaglia„, al suo giornale provvedeva non solo co 'l rispettarli fin nelle debolezze, ma piú e meglio con li adunare familiarmente dintorno a sé. In quelGabinetto, in quella sala dove soleva ricevere, ei dava la vita all'Antologia:ivi idee nuove destavansi e opinioni diverse venivano a riscontro; e quel rincontrarsi dissipava un gran numero di pregiudizi e di animosità, e se non sempre conciliava gli avversi, spesso però ne ammansiva piú d'uno o li rendeva tra loro tollerabili almeno.

Ammiratore non stupido dell'ingegno e non ombroso malignamente, benché non fornito di soda educazione letteraria, sapeva tuttavia, per una, direi quasi, luce serena d'intelligenza, conoscere gli errori; gli errori non solo, ma gli uomini e le armi adatte a combatterli. Indovinando, da un motto solo talvolta, la disposizione degli animi, e la forza, e la varia qualità degl'ingegni, a tale affidava lavori che certo non avrebbe ad altri commesso: e quando Giuseppe Salvagnoli pedantescamente assalse gl'Inni sacri di Alessandro Manzoni, al Tommaséo, che pur voleva preparare[543]un articolo, non diede il suo assenso il Vieusseux. “Non ho voluto — scriveva[544]al Mayer — che il Tommaséogli rispondesse nell'Antologiaperché sotto la sua penna la cosa sarebbe degenerata in polemica„: e la risposta affidò al Mayer, piú sereno, piú mite; né volle tuttavia, pubblicarla, innanzi che i due fratelli Salvagnoli ne fossero stati avvertiti[545].

In somma, il Vieusseux faceva anche in questo come il buon medico, che nella cura pon mente all'età, alla complessione de' suoi infermi. Egli, che aveva l'arte di trascegliere gli scrittori, aveva anche il buon senso di ripartire secondo le varie loro tendenze i lavori; l'intuito di ciò che i tempi permettevano manifestare o tacere. Pronto sempre a rendere, entro i limiti del possibile, giustizia a ciascuno, e tanto moderato tuttavia da non darsi intero a un'idea letteraria o politica; sapendo stare sapientementein dimidio rerum, e portando sempre una parola di pace; con finissimo tatto riusciva, fra tante difficoltà create dalle pretese e vanità letterarie, a mantenere un meraviglioso equilibrio; e quel che è piú, a far concorrere a un'opera comune tanti ingegni per attitudini e per valore contrarî, piú che dissimili. Non pensando egli come l'Acerbi[546], che gli scrittori di un giornale non dovessero “mai riunirsi, anzi neppur conoscersi„, perché non come l'Acerbi stimava i letterati “sublime canaglia„, al suo giornale provvedeva non solo co 'l rispettarli fin nelle debolezze, ma piú e meglio con li adunare familiarmente dintorno a sé. In quelGabinetto, in quella sala dove soleva ricevere, ei dava la vita all'Antologia:ivi idee nuove destavansi e opinioni diverse venivano a riscontro; e quel rincontrarsi dissipava un gran numero di pregiudizi e di animosità, e se non sempre conciliava gli avversi, spesso però ne ammansiva piú d'uno o li rendeva tra loro tollerabili almeno.


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