[1]A travers l'Apulie et la LucanieparF. Lenormant, Vol. I, pag. 271 e seg.[2]Liban., edit. Reiske, I vol. 580, 15.[3]Dissifinora, perchè un libro di Paul Allard:Julien l'Apostat, 1899, di cui è uscito un primo volume, pare voglia colmare la lacuna. Ma la grande difficoltà che si incontra nel parlar di Giuliano è quella di serbarsi assolutamente imparziale. Se lo storico è un credente appassionato, non può non guardare con una preconcetta antipatia, più o meno celata, quest'audace ribelle, prostrato dalla maledizione della Chiesa; se lo storico è un libero pensatore, è trascinato a nascondere a sè stesso i gravi difetti e gli errori del suo eroe. E non mi pare che l'Allard, per quanto critico dotto e sereno, sia affatto esente da quel pregiudizio di antipatia che a lui viene dal punto di vista ortodosso da cui guarda e scrive.[4]Juliani Imp. librorum contra Christ. quæ supersunt.Lipsia, 1880.[5]Julien l'apostat et sa philosophie.Paris, 1877.[6]Flavius Claudius Julianius nach der Quellen.Gotha, 1896.[7]Kaiser Julian. Seine Iugend und Kriegsthaten.1900.[8]Kaiser Julians religiose und philosophisce uberzeugung.1899.[9]La fin du paganisme.Paris, 1894.[10]Real-Encyklopedie: Julian der Kaiser.Leipzig, 1880.[11]Geschichte der Reaction Kaiser Julians.Jena, 1877.[12]Il mio libro era già stampato, quando io venni a conoscenza di uno studio di Alice Gardner:Iulian philosopher and emperor, London 1899. — È uno studio di piacevole lettura, elegantemente composto, che esaurisce, riassumendola, tutta l'azione di Giuliano, e che rivela un senso giusto ed acuto del valore delle varie fonti.[13]Görres,Die verwandten morde Costantin's des grossen. — Zeits. für wissens. Theol. 1887.[14]Iuliani imp. quæ supersunt— recensuit Hertlein, pag. 349, 10 sg.[15]Libanii orationes— recensuit Reiske, Vol. I, 524, 19 sg.[16]Amm. Marcell. libri qui supersunt— recensuit Gardthausen, Vol. I, 285, 12. Per verità dalla frase di Ammiano risulterebbe che Giuliano fu educato da Eusebio in Nicomedia. Ma, siccome Eusebio, nel 338 o 339, passava dalla sede di Nicomedia a quella di Costantinopoli, bisognerebbe ammettere che il vescovo ha educato ed istruito Giuliano negli anni della sua infanzia, cosa poco verosimile. È, invece, naturale che l'arianeggiante Eusebio, venuto a Costantinopoli, come uomo di fiducia di Costanzo, fosse incaricato dell'educazione del principe giovanetto. Probabilmente, Ammiano, sapendo che Eusebio era stato educatore di Giuliano, con la solita inesattezza degli scrittori antichi, ha confuso il soggiorno, fatto da Giuliano, assai più tardi in Nicomedia, con un supposto soggiorno anteriore, che non è provato da nessun altro documento, e che è, in fondo, già dimostrato impossibile dallo stesso Ammiano, quando dice che Giuliano, ritornando imperatore a Nicomedia, ritrovò le antiche conoscenze da lui fatte durante la sua educazione sotto Eusebio. Quali conoscenze poteva aver avute un bambino non ancora settenne?[17]Iulian., 454, 15.[18]βέλτιστος σωφροσύνης φὐλαξ (Lib. I, 525, 13).[19]Mi pare evidente che Giuliano qui non parli più di Mardonio, ma di altra persona che era nota agli Antiochesi. Ma chi era questo vecchio? Probabilmente Giuliano allude a qualcuno dei suoi maestri di Nicomedia, e la posizione eminente in cui pare si trovi il vecchio fa pensare a Massimo.[20]Iulian., 452, 16 sg.[21]Amm. Marcell., Vol. I, 271, 4 sg.[22]Sozomeni hist.— illustravit Valesius, 483.[23]Iulian., 350, 2 sg.[24]Gregorii Nazianz. opera — Parisiis, 1630, orat. 3, 58.[25]κρύπτων εν επιεικείας πλάσματι το κακοήθες. 59.[26]πρωφάσει δῆθεν ὤς τὁν ἢττω γυμνάζων λόγον, τὸ δε ὀντως γυμνασίᾳ κατα τῆς αληθείας 61.[27]Iulian., 488, 16.[28]Geschichte der Reaction Kaiser Julians, 32.[29]Gregor. Naz., Orat. 3, 62.[30]Socratis hist., illustr. Valesius, 151.[31]Liban., I, 526, 9 sg.[32]Idem, 1, 527, 10 sg.[33]Liban., I, 159, 2 sg.[34]Eunapii ritas sophistarumrecensuit Boissonade, 50.[35]Iulian., 351, 18 sg.[36]Amm. Marcell., Vol. I, 43, 3.[37]Iulian., 351, 27 sg.[38]Amm. Marcell., 1, 47, 3.[39]Iulian., 353, 10 sg.[40]Iulian., 152, 2 sg.[41]Idem, 352, 10 sg.[42]Idem, 152, 11 sg.[43]Liban., I, 532, 4 sg.[44]Gregor. Naz., orat. IV, 121-22.[45]Amm. Marcell., Vol. I, 49.[46]Idem, Vol. I, 59.[47]Idem, Vol. I, 64. —Iulian., 352, 24 sg.[48]Iulian., 354, 13 sg. ἡγήσατο γὰρ ἁπανταχοῦ μοι και παρέστησεν απανταχόδεν τοὺς φύλακας ἐξ Ηλίου και Σελήνης αγγέλους λαβοῦσα.[49]Iulian., 353, 26 sg.[50]Idem, 355, 3.[51]Iulian., 355, 14 sg.[52]Amm. Marcell., 64.[53]Liban., I, 378-79.[54]Amm. Marcell., I, 67.[55]Iulian., 159, 4 sg.[56]Idem, 158, 8 sg.[57]Eunapio ci dà il nome di questi due. Il servo fedele era Evemero, il medico Oribasio.Eunap.54.[58]Iulian., 357, 2 sg.[59]Kock,Kaiser Julian. —Allard,Julien l'Apostat.[60]Amm. Marcell., Vol. I, 67, 29.[61]Amm. Marcell., I, 77, 14 sg.[62]Amm. Marcell., I, 82, 5 sg. II, 40, 2.[63]Idem, I, 80, 6 sg.[64]Idem, I, 100, 25 sg.[65]Iulian., 359, 1.[66]Amm. Marcell.I, 95, 7 sg.[67]Idem, I, 96, 13 sg.[68]Liban., I, 539, 5 sg.[69]Amm. Marcell., I, 98, 11.[70]Idem, I, 102, 23 sg.[71]Ammiano, che non prese parte alla campagna della Gallia, ci dà una descrizione così dettagliata della battaglia di Strasburgo, da non lasciar dubbio ch'egli adoperava la fonte di un testimonio oculare. Ora, da due frammenti di Eunapio ed anche, forse, da un passo di Zosimo (3, 2, 8), si può dedurre che doveva esistere una narrazione, scritta da Giuliano stesso, e, forse non solo di questa battaglia, ma anche di una parte almeno della sua campagna contro i barbari. Del resto anche il medico Oribasio, che era al fianco di Giuliano, aveva lasciato delle memorie di ciò che aveva veduto, υπομνήματα di cui Zosimo fece uso.[72]Amm. Marcell., I, 110, 25 sg.[73]Idem, I, 115, 5 sg.[74]Amm. Marcell., I, 116, 12 sg.[75]Costui era Sallustio.[76]Liban.I, 549, 18 sg.[77]Amm. Marcell., I, 129, 21 sg.[78]In questa campagna contro i barbari renani è interessante il racconto di Zosimo (3, 7) da cui risulta che Giuliano seppe approfittare dell'aiuto offertogli da un brigante famoso, di nome Carietto, episodio curioso di cui tacciono Giuliano ed Ammiano, forse, per non attenuare lo splendore eroico delle gesta cesaree. Questo Carietto fu poi aggregato regolarmente all'esercito romano (Amm. II, 94, 9).[79]Iulian., 360, 10 sg.[80]Amm. Marcell., I, 201, 15 sg.[81]Amm. Marcell., I, 203, 15 sg.[82]Idem, I, 204, 4 sg.[83]Amm. Marcell., I, 208, 10 sg.[84]Iulian., 363, 26 sg.[85]Amm. Marcell., I, 110.[86]Iulian., 494, 20 sg.[87]Eunap., 104.[88]Idem, 53.[89]Iulian., 362, 8 sg.[90]Amm. Marcell., I, 269, 6 sg.[91]Amm. Marcell., I, 198, 5 sg.[92]Idem, I, 153, 20 sg.[93]Idem, I, 217, 20 sg.[94]Amm. Marcell., I, 215, 10 sg.[95]Idem, I, 219, 15 sg.[96]Idem, I, 219, 29 sg.[97]Amm. Marcell., I, 94, 13 sg.[98]Il mistero della morte di Elena fu, dai nemici di Giuliano, adoperato contro la sua memoria, allora che il vilipenderla divenne un titolo di onore e di favori. Noi sappiamo da Libanio come un certo Elpidio, il quale aveva cercato di creare imbarazzi a Giuliano quando era nella Gallia, e di sollevargli contro l'esercito (Liban., II, 321, 10 sg.), spargesse la calunnia che Elena fosse stata avvelenata da un medico del seguito di Giuliano, per volere di Giuliano stesso. Libanio insorge, con tutta la forza della sua onesta affezione, contro la stolta menzogna, e, siccome se ne faceva propagatore, in Antiochia, un suo amico e discepolo, Policleto, egli rompe ogni relazione con lui, e non lo riceve più in casa sua (Liban., II, 316 sg.). A questo Policleto dirige un discorso per dimostrargli la stoltezza dell'accusa e l'indegnità del calunniatore Elpidio, uomo spregevole per ogni rispetto, che aveva tentato di tradire Giuliano, e da lui era stato perdonato.[99]Amm. Marcell., I, 234, 18 sg.[100]Iulian., 367, 27 sg.[101]Iulian., 369, 20 sg.[102]Liban., I, 558, 1 sg.[103]Amm. Marcell., I, 233, 12 sg.[104]Amm. Marcell., I, 286, 19 sg. —Iulian., 369, 1 sg.[105]Idem, I, 238, 12 sg.[106]Amm. Marcell., I, 239, 1 sg.[107]Idem, I, 243, 23 sg.[108]Iulian., 268, 10.[109]Liban., I, 388, 8 sg.[110]Idem, I, 417, 2 sg.[111]Amm. Marcell., I, 244, 8 sg.[112]Amm. Marcell., I, 246, 10 sg.[113]Idem, I, 247, 12 sg.[114]Liban., I, 415, 18 sg.[115]Amm. Marcell., I, 252, 15 sg.[116]Idem, I, 255, 13 sg.[117]Amm. Marcell., I, 258, 13.[118]Amm. Marcell., I, 266, 23 sg.[119]Amm. Marcell., I, 222, 5 sg.[120]Idem, I, 268, 21.[121]Liban., I, 573 sg.[122]Liban., I, 573, 10 sg.[123]Amm. Marcell., I, 269, 13 sg.[124]Liban., I, 565, 12 sg.[125]Socrate, lo storico ecclesiastico, parlando dell'epurazione fatta da Giuliano coll'espellere dalla reggia le turbe di cuochi, di barbieri, di eunuchi, di parassiti d'ogni genere, nota come pochi lodassero tali atti del giovane imperatore, mentre i più li biasimavano, perchè col diminuire la magnificenza della reggia, diminuiva insieme il prestigio dell'impero, ed aggiunge un'acuta osservazione; un imperatore, egli dice, può fare il filosofo, però con temperanza e misura, ma il filosofo che vuole far l'imperatore, passa il segno e cade negli spropositi. (Socrat.139).[126]Amm. Marcell., I, 271, 4 sg.[127]Amm. Marcell., I, 273, 11 sg.[128]Zosimi Historiae— recensuit Reitemeier, pag. 151.[129]Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.[130]Liban., I, 593, 5 sg.[131]Liban., I, 577, 7 sg.[132]Iulian., 516, 4.[133]Amm. Marcell., I, 311, 14.[134]Zosimo, 228, 1 sg.[135]Amm. Marcell., I, 312, 20 sg.Zosimo, 229, 1 sg.[136]Amm. Marcell., I, 319, 1 sg.[137]Zosimo, 226-264.[138]Amm. Marcell., II, 11, 22 sg. —Zosimo, 243, 7 sg. —Liban., I, 597-98.[139]Amm. Marcell., II, 12, 33 sg. —Zosimo, 245, 1 sg.[140]Liban., 604, 10 sg.[141]Amm. Marcell., II, 22, 15 sg. —Zosimo, 255-58.[142]Amm. Marcell., II, 25, 22 sg. —Zosimo, 258.[143]Liban., I, 610, 3. ἔτεινε τον λογισμὸν πρὸς τοὺς Ινδῶν ποταμούς.[144]Idem, II, 610, 10.[145]Gregor. Naz., 115, D.[146]Amm. Marcell., II, 26, 5.[147]Amm. Marcell., II, 27, 17 sg.[148]Idem, II, 31, 13 sg. —Zosimo, 261.[149]Amm. Marcell., II, 33, 15 sg.[150]Amm. Marcell., II, 47, 20.[151]Liban., I, 612, 10 sg.[152]οῖς ην ἑν σπουδῆ τὸν ἄνδρα αποθάνειν. —Liban., II, 32, 1 sg.[153]ων τιμωμένον απεπνίγοντο. —Liban., II, 48, 1 sg.[154]Και νυν ῆσαν οὶ ὲν γονίαις λέγοντες ὃπως ἃπαν τὸ δρᾶμα συνετέθη.[155]Sozomen., 517.[156]Amm. Marcell., II, 37, 19 sg.[157]Liban., 614, 10 sg.[158]Zosimo, 150.[159]Sozom., 331.[160]Liban., II, 161. — ηγησάμενος αύτῳ λνσιτέλειν ἕτερόν τινα νομίζειν θεὸν.[161]Sozom., 432.[162]κόσμος αισθητός.[163]κόσμος νοητός.[164]Euseb. histor.recognovit Schwegler, 219.[165]Euseb., 277, 20 sg.[166]Euseb., 342, 10 sg. — τοῖς ιεροῖς μαθήμασι συγκεκροτημένος.[167]Socrate, 8. — φιλοτιμότερον περὶ τῆς αγίας τρίαδος, εν τριάδι μονἀδα εῖναι φιλοσοφῶν, ἑθεολόγεί.[168]Socrate, 9. — τοῖς αγαπητοῖς καὶ τιμιωτάτοις συλλειτουργοῖς τοῖς απανταχου της καθολικῆς εκκλησίας.[169]Socrate, 12. —Sozom., 348.[170]Socrate, 13.[171]Socrate, 19.[172]Sozom., 357.[173]Socrate, 36.[174]Idem, 50.[175]Idem, 62.[176]Amm. Marcell., I, 271, 15.[177]Socrate, 88.[178]Idem, 89.[179]ὅμοιον λέγομεν υιὸν τῳ πάτρι ως λέγουριν αι θεῖαι γράφαι και διδάσκουσι. —Socrate, 126.[180]Gummerus,Die homöusianische partei, 1900.[181]Confess., 8, 2 sg.[182]Müller,Kirchengeschichte, p. 206.[183]Amm. Marcell., II, 100.[184]Müller,Kirchengeschichte, 199 sg. —Harnack,Dogmengeschichte, II, 413 sg. —Hatch,Griechentum und Christentum. —Marignan,La foi chrétienne.[185]Confess.— Lib. 8.º[186]Allard,Julien l'Apostat, 329.[187]Negri,Meditazioni vagabonde, 439.[188]Queste notizie son date da Porfirio, in un brano del suo Trattato contro i Cristiani, riprodotto da Eusebio (Lib. 6, cap. 19). Quest'ultimo confuta, in parte, Porfirio, sostenendo che Ammonio è sempre rimasto cristiano. I critici moderni (Zeller. 3, 450, 459) dimostrano erronea la confutazione di Eusebio, ma, da parte loro, pongono in dubbio la relazione di Origene con Ammonio, e credono possibile un equivoco fra l'Origene cristiano ed un altro Origene, pure scolaro di Plotino. Ma la testimonianza di Porfirio a me pare fortissima. Porfirio era quasi contemporaneo di quei personaggi, ed egli aveva le sue notizie dalla fonte diretta di Plotino, che aveva vissuto nella scuola di Ammonio.[189]φήσας πειρᾶσθαι τὸ εν ημῖν θεῖον ανάγειν πρὸς τὸ εν τῷ παντὶ θεῖον, αφῆκε τὸ πνεῦμα.[190]Eunap., 10-19.[191]Zeller,Die Philosophie der Griechen. — 3º v., 678 sg. —Ritter et Preller,Historia philosophiæ græcæ. — 546 sg.[192]Eunap., 27.[193]Eunap., 49.[194]έκεῖθεν ρύδην εμφοροῦ σοφίας απὰσης καὶ μαθημάτων.[195]Eunap., 50 sg.[196]Eunap., 63. —Amm. Marcell., II, 170.[197]Iulian., 304, 21 sg.[198]Eunap., 59.[199]66. — αρμονὶαν τὶνα και επιμέλειαν πρὸς τὸ ανθρώπειον εμφυτεύων τοῖς μαθηταῖς.[200]67. — γελῶν τὴν ανθρωπίνην ἀσθένειαν.[201]Eunap., 109.[202]Eunap., 111.[203]Eunap., 104. — ό δὲ τοσοῦτον ἐπλεονέκτει ταῖς αλλαις ἀρεταῖς, ὥστε καὶ βασιλέα τόν Ιουλιανὸν απἐδειξε.[204]Zeller, V. 3, 734 sg.[205]Iulian., 565.[206]Iulian., 204, 4 sg.[207]Iulian., 168-69.[208]τρίτος ὄ φαινόμενος οὑτοσὶ δίσκος ἐναργῶς αῖτιός ἐστι τοῖς αἰσθητοῖς τῆς σωτηρίας.Iulian., 172, 19 sg.[209]τὸ φῶς οὐκ εἶδός ὲστιν άσώματόν τι και θεῖον τοῦ κατ ἐνέργειαν διαφανοῦς.Idem, 173, 1.[210]S. Giovanni, 1, 4-9.[211]ύπεκτίθεσθαι τὸν τόκον.[212]Iulian., 188, 5 sg.[213]Iulian., 203, 4 sg; 205, 5 sg.[214]Iulian., 207, 5 sg.[215]λείπεται δὴ λοιπὸν ὰύλους αἰτίας ζητειν ενεργείᾳ προτεταγμένας τῶν ἐνὺλων.[216]Iulian., 212, 19 sg.[217]Iulian., 215. 5 sg.[218]Iulian., 217, 8 sg.[219]Idem, 219, 13 sg.[220]Iulian., 220, 8 sg.[221]Iulian., 232, 13 sg.[222]Iulian., 564.[223]Iulian., 290, 7 sg.[224]Iulian., 284, 19 sg.[225]Idem, 280, 1 sg.[226]Idem, 280, 15 sg.[227]Iulian., 303, 3 sg.[228]Iulian., 296, 2 sg.[229]Tertull.,De Carne Chr., 5, 898.[230]Liban., I, 581, 17 sg.[231]Neumann.— Iulian, Libr. contra Christ. quæ supersunt, 163.[232]Neumann, 177, 7 sg.[233]Neumann, 179.[234]Intende il dio ucciso e sepolto.[235]Neumann, 199.[236]Idem, 208.[237]Neumann, 213.[238]Neumann, 216 sg.[239]Neumann, 221 sg.[240]Neumann, 225.[241]Idem, 228 sg.[242]Neumann, 232. τὴν δὲ ὰλήθειαν ουκ ἔνεστιν ιδεῖν έκ ψιλοῦ ρήματος, αλλὰ χρή τι καὶ παρακολυυθῆσαι τοῖς λόγοις εναργὲς σημεῖον, ὄ πιστώσεται γενόμενον την εις τὸ μέλλον πεποιημένην προαγόρευσιν.[243]Un piccolo brano del trattato di Giuliano, non compreso fra quelli confutati da Cirillo, venne testè pubblicato da due eruditi del Belgio, i signori Bidez e Cumont, in un loro saggio —Sur le tradition manuscrite des lettres de Julien— il quale dovrebbe essere l'introduzione di una desiderata edizione veramente critica delle lettere dell'Imperatore. Quel brano trovasi in un frammento di una confutazione che Areta, vescovo di Cesarea, nel 10º secolo, avrebbe scritto del trattato di Giuliano, frammento scoperto in una biblioteca di Mosca. Con questo testo ilNeumann(Theol. Liter. Zeitung, 1899) è riuscito a ricomporre il passo genuino di Giuliano, che probabilmente apparteneva al secondo libro del trattato giulianeo. Il breve passo è interessante come prova della sottigliezza del polemista, il quale, ricordando l'affermazione del Vangelo di Giovanni che il logos è venuto a toglier via dal mondo il peccato, e mettendola in faccia al disordine ed alle discordie di cui era stato causa l'introduzione del Cristianesimo, disordine e discordie già previste dai Vangeli sinottici, tende a ferire la dottrina della divinità del logos, ad a porre in contraddizione il quarto Vangelo coi tre primi.[244]T. Keim,Celsus wahres wort— 1893.[245]Keim, 63.[246]Keim, 39, «Τοσοῦτον ποιεῖ ὴ πίστις οποία δὴ προκατασχοῦσα».[247]Iulian., 371-392.[248]Idem, 552-555.[249]Idem, 585-588.[250]Iulian., 374. φαίην δ’ἅν, εἰ καὶ παράδοξον είπεῖν, ὅτι και τοῖς πολεμίοις ἐσθῆτος και τρυφῆς ὄσιον ὰν εἵν μεταδιδόναι. Τῷ γὰρ ανθρωπίυῳ και ού τῷ τρόπω δίδομεν.[251]Neumann, 191.[252]Iulian., 277.[253]Iulian., 375. ἄνθρωπος γαρ ανθρώπῳ και εκὼν και ἂκων πᾶς έστι συγγενής.[254]Idem, 377.[255]Iulian., 359 sg.[256]Idem, 385 sg.[257]Iulian., 388 sg.[258]Idem, 390.[259]Iulian., 391.[260]Iulian., 512.[261]Iulian., 552 sg.[262]ώς πρῶτον αὺτοκράτωρ ἄκων έγενόμην ἱσασιν οὶ θεοι.[263]Iulian., 356, 19 sg.[264]Ammian. Marcell., I, 271, 8 sg.[265]Amm. Marcell., I, 271, 15.[266]Gregor., orat. 3ª, 72-74.[267]Socrat., 151.[268]Socrate, 153.[269]«διωγμὸν δὲ λεγω οπωσοῦν ταράττειν τοὺς ῄσυχάζοντας».[270]Sozom., 488.[271]Liban., I, 562, 10.[272]κᾲν ὴ χείρ θυη, μέμφεται ὴ γνώμη.[273]ἔστι σκιαγραφία τις μετάβολῆς, οὖ μετάστασις δὁξης.[274]Liban., I, 562, 23 sg.[275]Idem, I, 565, 3.[276]Ammian. Marcell., I, 269, 13 sg.[277]Idem, I, 267, 7 sg.[278]Iulian., 503.[279]Iulian., 503, 10 seg.[280]Amm. Marcell., I, 271, 17 sg.[281]Iulian., 559, 18 sg.[282]Iulian., 485, 14 sg.[283]Iulian., 562, 5 sg.[284]Amm. Marcell., I, 289, 28 sg.[285]Iulian., 488.[286]Sozom., 492 sg.[287]Idem, 487 sg. —Gregor., 91.[288]Vedansi, insieme a questa, le leggi contenute nelCodice Teodosiano, sotto il titolode paganis, sacrificiis et templis. —Liban., II, 148 sg.[289]Liban., II, 153.[290]οί σωφρονίσται.[291]Liban., II, 164, 2 sg. È interessante il vedere come il giudizio di Libanio sull'opera rapace del clero e dei monaci si accordi con quello di Zosimo il quale dice che costoro «col pretesto di dar tutto ai poveri hanno impoverito tutti» (449). Chi fossero i σωφρονίσται è chiarito da una legge di Teodosio del 392. Sono queidefensorese queicurialesai quali l'imperatore commette la cura di vegliare all'osservanza del suo divieto d'ogni culto pagano, e di deferire ai giudici i trasgressori. Il discorso di Libanio è rimasto senza effetto, anzi ebbe un risultato opposto a quello che egli ne sperava. Infatti, mentre dalla sua parola appare che, se eran vietati i sacrifici, non lo era il rito dell'incensamento, la legge del 392, posteriore al discorso lo vieta esplicitamente, e minaccia la confisca di tutti i luoghi dove l'incenso avesse fumato:«omnia loca quae turis constiterit vapore fumasse fisco nostro adsocianda censemus».[292]Liban., II, 178.[293]Idem, 194, 10 sg.[294]Liban., 202, 10 sg.[295]Sozom., 508; ῳ γαρ διατρίρη έκτος έρωμένης ἐν Δὰφνῇ ετΰγχανεν, ηλΐθιος τε και ἄχαρις εδόκει.[296]Iulian., 466, 1 sg.[297]Sozom., 511.[298]Iulian., 522.[299]Socrat., 108.[300]Iulian., 547.[301]η το μεν κάλλος ου συνεχώρει υπονοεῖσθαι ενθάδε διάγειν τον ιερέα.[302]και ὄσα φὑσις υπομένειν βιάζεται εν ταῖς κατεπειγόυσαις χρείαις.[303]Sozom., 489[304]Iulian., 514.[305]Iulian., 484.[306]Iulian., 556.[307]Socrat., 152. —Sozom., 500.[308]Pag. [pg 281]_.«Agli abitanti di Bostra».[309]Iulian., 559 sg. —Sozom., 501.[310]Pag. [pg 281]_.[311]Euseb., 375.[312]Amm. Marcell., I, 263.[313]Sievers—Das leben des Libanius.Boissier—La fin du Paganisme.[314]Gregor., orat. 3, 97.[315]Socrat., 151[316]Amm. Marcell., I. 289.[317]Iulian., 544 sg.[318]Iulian., 484.[319]Iulian., 555.[320]Idem, 515.[321]οὐκ ὲλήφθη τῆ νὁσῳ.[322]Liban., 249.[323]Iulian., 603.[324]Amm. Marcell., I, 287, 3 sg.[325]Iulian., 433, sg.[326]Non si dimentichi che Giuliano, per artifizio d'ironia, ripete, quasi confermandoli, gli scherzi dei suoi denigratori.[327]Iulian., 440, 10 sg.[328]Qui Giuliano deride il culto dei sepolcri dei martiri, praticato con fervore dai Cristiani e da lui considerato come ridicola superstizione.[329]Iulian., 433, 15 sg.[330]Iulian., 449, 3 sg.[331]Pag. [pg 24]_.[332]Iulian., 458, 10 sg.[333]S'intendono gli altari cristiani. Si noti l'atroce insinuazione.[334]Intende per ateismo il Cristianesimo.[335]Iulian., 463, 15 sg.[336]Iulian., 467, 1 sg.[337]Iulian., 469, 12 sg.[338]Iulian., 476, 1 sg.[339]Vedi per questo episodio dei prezzi delle derrate, Libanio (επιταφ 587, 10 sg.), e Autobiogr. 85, 5.[340]Liban., I, 492, 15.[341]Liban., I, 502, 1 sg.[342]Amm. Marcell., II, 40, 29 sg.[343]L'ufficio minore è quello di Cesare, il maggiore quello di Augusto.[344]Liban., 510, 5.[345]Liban., 516, 15.[346]νομίζων άδελφὰ λόγους τε καί θεῶν ιερὰ.[347]Liban., 575, 15.[348]Liban., 579, 5.[349]Idem, 580, 10 sg.[350]Liban., 617, 5 sg.[351]Probabilmente Libanio allude a Massimo.[352]Liban., 408, 5 sg.[353]Idem, 413, 10 sg.[354]Liban., 564, 15 sg.[355]Liban., 508, 10.[356]Idem, 582, 10.[357]Amm. Marcell., II, 42, 30.[358]Gregor., 49.[359]Idem, 50. — άσοφος, ιν' οϋτως ονομάσω, σοφία.[360]Idem, 64.[361]την ὀρθὴν δὸξαν παρακίνεῖν ἔδοξεν.[362]τὸν βαλλόμενον τὴν κρηπίδα της βασιλικῆς τῳ χριστιανισμῷ δυναστείας και πίστεως[363]Gregor., 119.[364]Idem, 70 sg.[365]Gregor., 72.[366]Idem, 73.[367]και ἦν λίαν απάνθρωπον αὺτῳ τὸ φιλάνθρωπον.[368]Idem, 74.[369]Gregor., 76 sg.[370]Liban., II, 164, 5 sg.[371]Gregor., 75.[372]ινα μὴ μάρτυρας εργάσεται τοὐς ὂσον τὸ επ' αυτοῖς μάρτυρας. —Gregor., 85 sg.[373]Gregor., 102 sg.[374]Amm. Marcell., I, 288.[375]Gregor., 111. — ου γαρ εγὲνετο ποριμώτερα φύσις εκείνης εἰς κακου εύρεσιν καὶ επίνοιαν.[376]Gregor., 126.[377]Gregor., 132 sg.[378]Iulian., 277, sg.[379]ἑμοί οὐ σχολὴ τἀς μουσας ἐπὶ τοσοῦτον θεραπεύειν, ἀλλ' ὤρα λοιπὸν πρὸς ἔργον τρέπεσθαι.Iulian., 130.[380]Il prof. R. D'Alfonso, in un suo saggio sugli scritti di Giuliano di cui non venni a conoscenza se non dopo pubblicato il mio libro, saggio che, per la padronanza delle fonti e per l'acume e l'imparzialità del giudizio, è un eccellente contributo agli studii giulianei, sostiene una tesi che a me pare un poco arrischiata, la tesi, cioè, che i panegirici di Costanzo siano stati scritti da Giuliano con un'intenzione d'ironia, così che, invece d'essere l'espressione di un opportunismo deplorevole, sarebbero un attacco acerbo, per quanto velato, contro il nuovo e sempre infido protettore. Ora, che Giuliano, nel segreto del suo pensiero, non prendesse sul serio le lodi smaccate ch'egli profonde al cugino, è cosa indubitabile. Ma ciò non basta a dare al suo discorso il carattere dell'ironia. Bisognerebbe, per questo, che, avendo qualche interesse a lasciar trasparire il suo vero pensiero, avesse scritto in modo che gli uditori o i lettori potessero coglierlo sotto una parola che dice l'opposto di ciò ch'egli intende. Ora, questi panegirici furono scritti nella luna di miele della conciliazione di Giuliano con Costanzo, il primo, probabilmente durante il suo soggiorno a Milano, il secondo, in Gallia, alla vigilia di una delle sue prime campagne. Giuliano aveva accettata la sua nuova posizione che faceva di lui il secondo personaggio dell'impero. Ciò posto, egli doveva ragionevolmente desiderare di consolidar la sua base e di guadagnarsi sempre più il favore dell'imperatore, o, almeno, di dissipare i sospetti che ancora potevano nascondersi nell'animo suo. Quale leggerezza sarebbe mai stata la sua, se, proprio nel momento in cui riceveva da Costanzo l'ufficio di Cesare, e lo teneva in suo nome, egli lo avesse offeso con le punzecchiature di una trasparente ironia! I due panegirici sono scritti, e in parte sono giustificabili, per lo scopo di sradicare la diffidenza che la coscienza delle proprie perverse azioni doveva destare in Costanzo. Il punto più delicato, nei reciproci rapporti fra i due cugini, doveva essere il ricordo della strage perpetrata da Costanzo, alla morte di Costantino, del padre e dei parenti di Giuliano. Ebbene, nel suo primo discorso, questi prende nettamente posizione, ripetendo in proprio nome la scusa sotto cui Costanzo attenuava il delitto. Giuliano parla dei saggi provvedimenti presi da Costanzo nell'assumere l'impero, e poi soggiunge questa frase: «se non che, forzato dalle circostanze, contro tua volontà non impedisti agli altri di commettere degli eccessi. — πλήν εἴ που βιασθεὶς ὑπὸ τῶν καιρῶν ἄκων ἑτέρους ἐξαμαρτανεῖν οὐ διεκώλυσας» (Iulian., 19). Come dimostrammo nella nostra trattazione, questa scusa non scusava affatto Costanzo, ma, in ogni modo, gli dava la scappatoia per la quale sfuggire al biasimo, gittando sugli altri la responsabilità del misfatto. Questa spiegazione era ufficialmente ammessa, era una specie di dogma che, alla corte di Costanzo, bisognava accettare ad occhi chiusi. Giuliano, come lo dice nel manifesto agli Ateniesi, non ci credeva affatto. Ma ciò non toglie che la sua dichiarazione, al momento in cui l'ha fatta, dovesse essere considerata come una garanzia ch'egli dimenticava il passato, e deponeva ogni pensiero di vendetta, ogni sentimento di collera e d'orrore. Compiuto questo passo, che per Giuliano doveva essere il più difficile e ripugnante, al riconoscimento ipocrita della virtù di Costanzo, egli entrava, a vele spiegate e senza ostacoli, nelle acque della retorica adulatrice del suo tempo, e riempiva lo schema del panegirico ufficiale con una materia che, meno che per qualche punto del secondo panegirico, si trovava giàconfezionatanei magazzeni retorici della scuola.Ma, se egli non era sincero, voleva esser creduto tale, e, pertanto, l'intenzione ironica, a mio parere, deve essere esclusa dai suoi discorsi. Fino alla battaglia di Strasburgo, Giuliano credette di poter vivere in un pacifico componimento con Costanzo. E, dal canto suo, cercava d'infondere nell'animo del cugino la fiducia in lui e nell'opera sua e coi fatti e con le parole. Certo, Giuliano, nei suoi scritti posteriori vuole farci credere che, fino dal primo giorno, mentre egli passava trionfante, nel cocchio imperiale, per le vie di Milano, egli aveva il presentimento della verità e la certezza del tradimento di Costanzo. Ma noi non dobbiamo prendere alla lettera tutto ciò che l'abile polemista dice in sua difesa. E, d'altronde, dobbiamo fare una larga parte agli effetti della prospettiva storica, la quale diminuisce le distanze e ci fa vedere in iscorcio degli avvenimenti che, nella realtà, si distendono su di una lunga via. Credo, pertanto, di poter concludere che i due panegirici, sono stati scritti da Giuliano, nell'intento reale di far cosa grata a Costanzo, e rispecchiano un momento determinato della vita del nostro eroe.[381]Iulian., 109.[382]Iulian., 421, 19.[383]Idem, 423, 10 sg.[384]Iulian., 431, 8 sg.[385]Io dissi più su (pag. [pg 121]_) come, fra i pagani, corresse la voce, riportata da Zosimo, che Costantino si fosse piegato in favore del Cristianesimo, perchè assicurato che questa religione aveva la facoltà di lavare le colpe commesse da un uomo. E nessuno avrebbe avuto maggior bisogno di Costantino di quel lavacro. Dissi anche che quella voce non poteva essere che leggendaria. Difatti Costantino ha perpetrato i suoi maggiori delitti domestici, l'uccisione della moglie Fausta, del figlio Crispo, del nipotino Liciniano, molti anni dopo l'editto di Milano, e, d'altra parte, desiderava così poco il lavacro purificatore, che ha ritardato fin sul letto di morte a chiedere il battesimo. Però è impossibile non riconoscere, nelle parole di Giuliano un'allusione a quella voce, e bisogna dunque concludere che, presso i Pagani contemporanei, essa fosse la spiegazione corrente della conversione di Costantino.[386]Socrat., 205. —Sozom., 565.[387]Iulian., 328, 1 sg.[388]Iulian., 335, 12 sg.[389]Iulian., 337, 12 sg.[390]Iulian., 340, 20 sg.[391]Iulian., 342, 7 sg.[392]Pag. [pg 214]_.[393]Iulian., 362, 26. — διὰ τὴν ἁρετὴν εὐθέως αυτῷ γέγονεν ὕποπτος.[394]Zosimo, 206, 6.[395]Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.[396]Iulian., 312, 7 sg.[397]Iulian., 313, 1 sg.[398]Iulian., 315, 4 sg.[399]Idem, 322, 5 sg.[400]Iulian., 326, 8 sg.[401]Amm. Marcell., I, 273, 1 sg.[402]Liban., 574, 5 sg.[403]Veramente l'autenticità loro è posta in dubbio dallo Zeller (680), perchè sulla fede di Eunapio (21) si afferma che Giamblico morisse vivente ancora Costantino, e, quindi, prima che Giuliano potesse conoscerlo. Ma Eunapio è uno storico tanto infelice e confuso che siamo autorizzati a dubitare dell'esattezza delle sue notizie. E, d'altra parte, non si comprende quale interesse potesse trovare un falsario ad inventare delle lettere di Giuliano a Giamblico, una volta avvenuta la catastrofe di Giuliano e cancellata ogni traccia del suo tentativo. D'altronde, quelle lettere, di cui or vedremo qualche saggio, portano così chiara l'impronta dello stile di Giuliano che a noi pare non si possa negarne l'autenticità. Forse non erano dirette a Giamblico, ma a qualche altro dei capi del movimento neoplatonico, a Massimo od a Crisanzio. Ma, non portando intestazione, un copista, di molto posteriore all'epoca, ingannato dall'iperbole delle lodi, vi metteva, di sua iniziativa, l'indirizzo al maestro sommo della scuola a cui Giuliano si vantava d'appartenere, alterando qua e là il testo, ed inserendo notizie, sopratutto nella lettera 40ª, che non rispondono ai fatti della vita di Giuliano.[404]Iulian., 540, 16 sg.[405]Iulian., 578, 21 sg.[406]Iulian., 482, 21 sg.[407]Idem, 494, 1 sg.[408]Iulian., 537, 4 sg.[409]Idem, 498, 10 sg.[410]Iulian., 532, 10 sg.[411]Il Basilio, a cui è diretta la lettera che abbiamo riprodotta, non può evidentemente essere Basilio il Grande, il vescovo di Cesarea, il compagno dei due Gregori nella lotta per l'unità della dottrina ortodossa. È vero che Basilio era stato compagno di Giuliano, insieme a Gregorio di Nazianzo, sui banchi della scuola d'Atene. Ma è chiaro che Giuliano non avrebbe mai potuto rivolgersi, in termini tanto amichevoli, ad uno dei più forti campioni del Cristianesimo e chiamarlo a consiglio presso di sè, senza dire poi che, in questa lettera, si parla di un giovane abituato all'ambiente cortigiano, indicazione che in nessun modo si potrebbe applicare a Basilio. Pertanto, questa lettera, indubbiamente autentica, è non meno indubbiamente diretta a tutt'altro Basilio che al Basilio cristiano.Ma nell'epistolario giulianeo si trova un'altra lettera (pagina 596), la quale, invece, è indubbiamente diretta al Basilio cristiano, ma essa è, non meno indubbiamente apocrifa. La goffa presunzione a cui s'ispira questa lettera, che pare scritta da un volgare millantatore, non può attribuirsi a Giuliano di cui conosciamo la spiritosa modestia. Vi si odora tosto il falsario che scrive ad avvenimenti compiuti. Giuliano descrive in questa lettera, con gonfia iperbole, la grandezza della sua potenza, riconosciuta da tutti i popoli della terra, e disprezzata dal solo Basilio. Per punire costui del suo contegno ostile, gli impone di portargli un enorme contributo in danaro, di cui ha bisogno per l'imminente spedizione di Persia, e minaccia la distruzione di Cesarea, nel caso che il vescovo avesse l'audacia di disobbedirgli. Il contenuto e lo stile della lettera basterebbero a dimostrarne il carattere apocrifo. Ma la prova più evidente è data dalla chiusa, nella quale il falsario adopera a sproposito una notizia di Sozomene. Narra costui che Apollinare di Siria, un letterato cristiano, autore di traduzioni bibliche in versi greci, e di operette morali, fatte sullo stampo dei modelli classici, aveva scritto un trattato contro gli errori filosofici professati da Giuliano e dai suoi maestri. Giuliano, dice Sozomene, letto il trattato, avrebbe risposto ai vescovi che glielo avevano mandato con queste tre parole — Lessi, compresi, condannai. — E i vescovi gli avrebbero, a loro volta, risposto — Leggesti, ma non comprendesti, perchè, se avessi compreso, non avresti condannato. — E Sozomene aggiunge che questa risposta fu da alcuni attribuita a Basilio (Sozomene 507). Ora, il falsario che ha inventata la lettera di Giuliano, vi ha appiccicate, come chiusa, le tre parole scritte dall'imperatore, in risposta al trattato di Apollinare, parole che lì sono affatto fuori di proposito, ed anzi riuscirebbero incomprensibili.[412]Iulian., 549, 18 sg.[413]Iulian., 521, 11 sg.[414]Pag. [pg 71]_.[415]Iulian., 496, 15 sg.[416]Koch., Kaiser Iulian.449.[417]Pag. [pg 283]_.[418]Iulian., 487, 11 sg.[419]Iulian., 351, 20 sg.[420]Amm. Marcell., I, 263.[421]Liban., I, 569, 9 sg.[422]Liban., I, 570, 11 sg.[423]Pag. [pg 37]_ e sg.[424]Fra i moderni, il solo Anatole France, per quello che io so, afferma la realtà dell'amore fra Giuliano ed Eusebia.La nature du sentiment qui unissait Eusébie et Julien n'est guère douteuse... Tel qu'il etait, Eusébie l'aime(Vie littéraire, 4, 252). — Lo spiritoso critico francese, quando scriveva quelle parole, non conosceva ancora il busto d'Acerenza. Se l'avesse conosciuto, avrebbe, forse, trovata nella prestante vigoria della figura di Giuliano, una ragione di più per credere nell'amore della bella imperatrice per lo sventurato cugino.[425]Pag. [pg 37]_, sg.[426]Pag. [pg 44]_, sg.[427]Iulian., 140, 5 sg.[428]Idem, 154, 16 sg.[429]Pag. [pg 41]_.[430]Amm. Marc., I., 240.[431]Iulian., 159, 1.[432]Zosimo, 150, 1. sg.[433]Pag. [pg 76]_.[434]Amm. Marcell., I, 94.[435]Iulian., 366, 3 sg.[436]Barnaba, 1, 6 — τρία οῦν δόγματα εστιν κυρίοu, έλπίς, δικαιοσύνη, αγάπη.[437]Barnaba, 18-21.[438]Minucio F., 32, 3.[439]Si veda, su questo punto, il recentissimo studio di Carl Schmidt,Plotin's Stellung zum Gnosticismus, 1901.
[1]A travers l'Apulie et la LucanieparF. Lenormant, Vol. I, pag. 271 e seg.[2]Liban., edit. Reiske, I vol. 580, 15.[3]Dissifinora, perchè un libro di Paul Allard:Julien l'Apostat, 1899, di cui è uscito un primo volume, pare voglia colmare la lacuna. Ma la grande difficoltà che si incontra nel parlar di Giuliano è quella di serbarsi assolutamente imparziale. Se lo storico è un credente appassionato, non può non guardare con una preconcetta antipatia, più o meno celata, quest'audace ribelle, prostrato dalla maledizione della Chiesa; se lo storico è un libero pensatore, è trascinato a nascondere a sè stesso i gravi difetti e gli errori del suo eroe. E non mi pare che l'Allard, per quanto critico dotto e sereno, sia affatto esente da quel pregiudizio di antipatia che a lui viene dal punto di vista ortodosso da cui guarda e scrive.[4]Juliani Imp. librorum contra Christ. quæ supersunt.Lipsia, 1880.[5]Julien l'apostat et sa philosophie.Paris, 1877.[6]Flavius Claudius Julianius nach der Quellen.Gotha, 1896.[7]Kaiser Julian. Seine Iugend und Kriegsthaten.1900.[8]Kaiser Julians religiose und philosophisce uberzeugung.1899.[9]La fin du paganisme.Paris, 1894.[10]Real-Encyklopedie: Julian der Kaiser.Leipzig, 1880.[11]Geschichte der Reaction Kaiser Julians.Jena, 1877.[12]Il mio libro era già stampato, quando io venni a conoscenza di uno studio di Alice Gardner:Iulian philosopher and emperor, London 1899. — È uno studio di piacevole lettura, elegantemente composto, che esaurisce, riassumendola, tutta l'azione di Giuliano, e che rivela un senso giusto ed acuto del valore delle varie fonti.[13]Görres,Die verwandten morde Costantin's des grossen. — Zeits. für wissens. Theol. 1887.[14]Iuliani imp. quæ supersunt— recensuit Hertlein, pag. 349, 10 sg.[15]Libanii orationes— recensuit Reiske, Vol. I, 524, 19 sg.[16]Amm. Marcell. libri qui supersunt— recensuit Gardthausen, Vol. I, 285, 12. Per verità dalla frase di Ammiano risulterebbe che Giuliano fu educato da Eusebio in Nicomedia. Ma, siccome Eusebio, nel 338 o 339, passava dalla sede di Nicomedia a quella di Costantinopoli, bisognerebbe ammettere che il vescovo ha educato ed istruito Giuliano negli anni della sua infanzia, cosa poco verosimile. È, invece, naturale che l'arianeggiante Eusebio, venuto a Costantinopoli, come uomo di fiducia di Costanzo, fosse incaricato dell'educazione del principe giovanetto. Probabilmente, Ammiano, sapendo che Eusebio era stato educatore di Giuliano, con la solita inesattezza degli scrittori antichi, ha confuso il soggiorno, fatto da Giuliano, assai più tardi in Nicomedia, con un supposto soggiorno anteriore, che non è provato da nessun altro documento, e che è, in fondo, già dimostrato impossibile dallo stesso Ammiano, quando dice che Giuliano, ritornando imperatore a Nicomedia, ritrovò le antiche conoscenze da lui fatte durante la sua educazione sotto Eusebio. Quali conoscenze poteva aver avute un bambino non ancora settenne?[17]Iulian., 454, 15.[18]βέλτιστος σωφροσύνης φὐλαξ (Lib. I, 525, 13).[19]Mi pare evidente che Giuliano qui non parli più di Mardonio, ma di altra persona che era nota agli Antiochesi. Ma chi era questo vecchio? Probabilmente Giuliano allude a qualcuno dei suoi maestri di Nicomedia, e la posizione eminente in cui pare si trovi il vecchio fa pensare a Massimo.[20]Iulian., 452, 16 sg.[21]Amm. Marcell., Vol. I, 271, 4 sg.[22]Sozomeni hist.— illustravit Valesius, 483.[23]Iulian., 350, 2 sg.[24]Gregorii Nazianz. opera — Parisiis, 1630, orat. 3, 58.[25]κρύπτων εν επιεικείας πλάσματι το κακοήθες. 59.[26]πρωφάσει δῆθεν ὤς τὁν ἢττω γυμνάζων λόγον, τὸ δε ὀντως γυμνασίᾳ κατα τῆς αληθείας 61.[27]Iulian., 488, 16.[28]Geschichte der Reaction Kaiser Julians, 32.[29]Gregor. Naz., Orat. 3, 62.[30]Socratis hist., illustr. Valesius, 151.[31]Liban., I, 526, 9 sg.[32]Idem, 1, 527, 10 sg.[33]Liban., I, 159, 2 sg.[34]Eunapii ritas sophistarumrecensuit Boissonade, 50.[35]Iulian., 351, 18 sg.[36]Amm. Marcell., Vol. I, 43, 3.[37]Iulian., 351, 27 sg.[38]Amm. Marcell., 1, 47, 3.[39]Iulian., 353, 10 sg.[40]Iulian., 152, 2 sg.[41]Idem, 352, 10 sg.[42]Idem, 152, 11 sg.[43]Liban., I, 532, 4 sg.[44]Gregor. Naz., orat. IV, 121-22.[45]Amm. Marcell., Vol. I, 49.[46]Idem, Vol. I, 59.[47]Idem, Vol. I, 64. —Iulian., 352, 24 sg.[48]Iulian., 354, 13 sg. ἡγήσατο γὰρ ἁπανταχοῦ μοι και παρέστησεν απανταχόδεν τοὺς φύλακας ἐξ Ηλίου και Σελήνης αγγέλους λαβοῦσα.[49]Iulian., 353, 26 sg.[50]Idem, 355, 3.[51]Iulian., 355, 14 sg.[52]Amm. Marcell., 64.[53]Liban., I, 378-79.[54]Amm. Marcell., I, 67.[55]Iulian., 159, 4 sg.[56]Idem, 158, 8 sg.[57]Eunapio ci dà il nome di questi due. Il servo fedele era Evemero, il medico Oribasio.Eunap.54.[58]Iulian., 357, 2 sg.[59]Kock,Kaiser Julian. —Allard,Julien l'Apostat.[60]Amm. Marcell., Vol. I, 67, 29.[61]Amm. Marcell., I, 77, 14 sg.[62]Amm. Marcell., I, 82, 5 sg. II, 40, 2.[63]Idem, I, 80, 6 sg.[64]Idem, I, 100, 25 sg.[65]Iulian., 359, 1.[66]Amm. Marcell.I, 95, 7 sg.[67]Idem, I, 96, 13 sg.[68]Liban., I, 539, 5 sg.[69]Amm. Marcell., I, 98, 11.[70]Idem, I, 102, 23 sg.[71]Ammiano, che non prese parte alla campagna della Gallia, ci dà una descrizione così dettagliata della battaglia di Strasburgo, da non lasciar dubbio ch'egli adoperava la fonte di un testimonio oculare. Ora, da due frammenti di Eunapio ed anche, forse, da un passo di Zosimo (3, 2, 8), si può dedurre che doveva esistere una narrazione, scritta da Giuliano stesso, e, forse non solo di questa battaglia, ma anche di una parte almeno della sua campagna contro i barbari. Del resto anche il medico Oribasio, che era al fianco di Giuliano, aveva lasciato delle memorie di ciò che aveva veduto, υπομνήματα di cui Zosimo fece uso.[72]Amm. Marcell., I, 110, 25 sg.[73]Idem, I, 115, 5 sg.[74]Amm. Marcell., I, 116, 12 sg.[75]Costui era Sallustio.[76]Liban.I, 549, 18 sg.[77]Amm. Marcell., I, 129, 21 sg.[78]In questa campagna contro i barbari renani è interessante il racconto di Zosimo (3, 7) da cui risulta che Giuliano seppe approfittare dell'aiuto offertogli da un brigante famoso, di nome Carietto, episodio curioso di cui tacciono Giuliano ed Ammiano, forse, per non attenuare lo splendore eroico delle gesta cesaree. Questo Carietto fu poi aggregato regolarmente all'esercito romano (Amm. II, 94, 9).[79]Iulian., 360, 10 sg.[80]Amm. Marcell., I, 201, 15 sg.[81]Amm. Marcell., I, 203, 15 sg.[82]Idem, I, 204, 4 sg.[83]Amm. Marcell., I, 208, 10 sg.[84]Iulian., 363, 26 sg.[85]Amm. Marcell., I, 110.[86]Iulian., 494, 20 sg.[87]Eunap., 104.[88]Idem, 53.[89]Iulian., 362, 8 sg.[90]Amm. Marcell., I, 269, 6 sg.[91]Amm. Marcell., I, 198, 5 sg.[92]Idem, I, 153, 20 sg.[93]Idem, I, 217, 20 sg.[94]Amm. Marcell., I, 215, 10 sg.[95]Idem, I, 219, 15 sg.[96]Idem, I, 219, 29 sg.[97]Amm. Marcell., I, 94, 13 sg.[98]Il mistero della morte di Elena fu, dai nemici di Giuliano, adoperato contro la sua memoria, allora che il vilipenderla divenne un titolo di onore e di favori. Noi sappiamo da Libanio come un certo Elpidio, il quale aveva cercato di creare imbarazzi a Giuliano quando era nella Gallia, e di sollevargli contro l'esercito (Liban., II, 321, 10 sg.), spargesse la calunnia che Elena fosse stata avvelenata da un medico del seguito di Giuliano, per volere di Giuliano stesso. Libanio insorge, con tutta la forza della sua onesta affezione, contro la stolta menzogna, e, siccome se ne faceva propagatore, in Antiochia, un suo amico e discepolo, Policleto, egli rompe ogni relazione con lui, e non lo riceve più in casa sua (Liban., II, 316 sg.). A questo Policleto dirige un discorso per dimostrargli la stoltezza dell'accusa e l'indegnità del calunniatore Elpidio, uomo spregevole per ogni rispetto, che aveva tentato di tradire Giuliano, e da lui era stato perdonato.[99]Amm. Marcell., I, 234, 18 sg.[100]Iulian., 367, 27 sg.[101]Iulian., 369, 20 sg.[102]Liban., I, 558, 1 sg.[103]Amm. Marcell., I, 233, 12 sg.[104]Amm. Marcell., I, 286, 19 sg. —Iulian., 369, 1 sg.[105]Idem, I, 238, 12 sg.[106]Amm. Marcell., I, 239, 1 sg.[107]Idem, I, 243, 23 sg.[108]Iulian., 268, 10.[109]Liban., I, 388, 8 sg.[110]Idem, I, 417, 2 sg.[111]Amm. Marcell., I, 244, 8 sg.[112]Amm. Marcell., I, 246, 10 sg.[113]Idem, I, 247, 12 sg.[114]Liban., I, 415, 18 sg.[115]Amm. Marcell., I, 252, 15 sg.[116]Idem, I, 255, 13 sg.[117]Amm. Marcell., I, 258, 13.[118]Amm. Marcell., I, 266, 23 sg.[119]Amm. Marcell., I, 222, 5 sg.[120]Idem, I, 268, 21.[121]Liban., I, 573 sg.[122]Liban., I, 573, 10 sg.[123]Amm. Marcell., I, 269, 13 sg.[124]Liban., I, 565, 12 sg.[125]Socrate, lo storico ecclesiastico, parlando dell'epurazione fatta da Giuliano coll'espellere dalla reggia le turbe di cuochi, di barbieri, di eunuchi, di parassiti d'ogni genere, nota come pochi lodassero tali atti del giovane imperatore, mentre i più li biasimavano, perchè col diminuire la magnificenza della reggia, diminuiva insieme il prestigio dell'impero, ed aggiunge un'acuta osservazione; un imperatore, egli dice, può fare il filosofo, però con temperanza e misura, ma il filosofo che vuole far l'imperatore, passa il segno e cade negli spropositi. (Socrat.139).[126]Amm. Marcell., I, 271, 4 sg.[127]Amm. Marcell., I, 273, 11 sg.[128]Zosimi Historiae— recensuit Reitemeier, pag. 151.[129]Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.[130]Liban., I, 593, 5 sg.[131]Liban., I, 577, 7 sg.[132]Iulian., 516, 4.[133]Amm. Marcell., I, 311, 14.[134]Zosimo, 228, 1 sg.[135]Amm. Marcell., I, 312, 20 sg.Zosimo, 229, 1 sg.[136]Amm. Marcell., I, 319, 1 sg.[137]Zosimo, 226-264.[138]Amm. Marcell., II, 11, 22 sg. —Zosimo, 243, 7 sg. —Liban., I, 597-98.[139]Amm. Marcell., II, 12, 33 sg. —Zosimo, 245, 1 sg.[140]Liban., 604, 10 sg.[141]Amm. Marcell., II, 22, 15 sg. —Zosimo, 255-58.[142]Amm. Marcell., II, 25, 22 sg. —Zosimo, 258.[143]Liban., I, 610, 3. ἔτεινε τον λογισμὸν πρὸς τοὺς Ινδῶν ποταμούς.[144]Idem, II, 610, 10.[145]Gregor. Naz., 115, D.[146]Amm. Marcell., II, 26, 5.[147]Amm. Marcell., II, 27, 17 sg.[148]Idem, II, 31, 13 sg. —Zosimo, 261.[149]Amm. Marcell., II, 33, 15 sg.[150]Amm. Marcell., II, 47, 20.[151]Liban., I, 612, 10 sg.[152]οῖς ην ἑν σπουδῆ τὸν ἄνδρα αποθάνειν. —Liban., II, 32, 1 sg.[153]ων τιμωμένον απεπνίγοντο. —Liban., II, 48, 1 sg.[154]Και νυν ῆσαν οὶ ὲν γονίαις λέγοντες ὃπως ἃπαν τὸ δρᾶμα συνετέθη.[155]Sozomen., 517.[156]Amm. Marcell., II, 37, 19 sg.[157]Liban., 614, 10 sg.[158]Zosimo, 150.[159]Sozom., 331.[160]Liban., II, 161. — ηγησάμενος αύτῳ λνσιτέλειν ἕτερόν τινα νομίζειν θεὸν.[161]Sozom., 432.[162]κόσμος αισθητός.[163]κόσμος νοητός.[164]Euseb. histor.recognovit Schwegler, 219.[165]Euseb., 277, 20 sg.[166]Euseb., 342, 10 sg. — τοῖς ιεροῖς μαθήμασι συγκεκροτημένος.[167]Socrate, 8. — φιλοτιμότερον περὶ τῆς αγίας τρίαδος, εν τριάδι μονἀδα εῖναι φιλοσοφῶν, ἑθεολόγεί.[168]Socrate, 9. — τοῖς αγαπητοῖς καὶ τιμιωτάτοις συλλειτουργοῖς τοῖς απανταχου της καθολικῆς εκκλησίας.[169]Socrate, 12. —Sozom., 348.[170]Socrate, 13.[171]Socrate, 19.[172]Sozom., 357.[173]Socrate, 36.[174]Idem, 50.[175]Idem, 62.[176]Amm. Marcell., I, 271, 15.[177]Socrate, 88.[178]Idem, 89.[179]ὅμοιον λέγομεν υιὸν τῳ πάτρι ως λέγουριν αι θεῖαι γράφαι και διδάσκουσι. —Socrate, 126.[180]Gummerus,Die homöusianische partei, 1900.[181]Confess., 8, 2 sg.[182]Müller,Kirchengeschichte, p. 206.[183]Amm. Marcell., II, 100.[184]Müller,Kirchengeschichte, 199 sg. —Harnack,Dogmengeschichte, II, 413 sg. —Hatch,Griechentum und Christentum. —Marignan,La foi chrétienne.[185]Confess.— Lib. 8.º[186]Allard,Julien l'Apostat, 329.[187]Negri,Meditazioni vagabonde, 439.[188]Queste notizie son date da Porfirio, in un brano del suo Trattato contro i Cristiani, riprodotto da Eusebio (Lib. 6, cap. 19). Quest'ultimo confuta, in parte, Porfirio, sostenendo che Ammonio è sempre rimasto cristiano. I critici moderni (Zeller. 3, 450, 459) dimostrano erronea la confutazione di Eusebio, ma, da parte loro, pongono in dubbio la relazione di Origene con Ammonio, e credono possibile un equivoco fra l'Origene cristiano ed un altro Origene, pure scolaro di Plotino. Ma la testimonianza di Porfirio a me pare fortissima. Porfirio era quasi contemporaneo di quei personaggi, ed egli aveva le sue notizie dalla fonte diretta di Plotino, che aveva vissuto nella scuola di Ammonio.[189]φήσας πειρᾶσθαι τὸ εν ημῖν θεῖον ανάγειν πρὸς τὸ εν τῷ παντὶ θεῖον, αφῆκε τὸ πνεῦμα.[190]Eunap., 10-19.[191]Zeller,Die Philosophie der Griechen. — 3º v., 678 sg. —Ritter et Preller,Historia philosophiæ græcæ. — 546 sg.[192]Eunap., 27.[193]Eunap., 49.[194]έκεῖθεν ρύδην εμφοροῦ σοφίας απὰσης καὶ μαθημάτων.[195]Eunap., 50 sg.[196]Eunap., 63. —Amm. Marcell., II, 170.[197]Iulian., 304, 21 sg.[198]Eunap., 59.[199]66. — αρμονὶαν τὶνα και επιμέλειαν πρὸς τὸ ανθρώπειον εμφυτεύων τοῖς μαθηταῖς.[200]67. — γελῶν τὴν ανθρωπίνην ἀσθένειαν.[201]Eunap., 109.[202]Eunap., 111.[203]Eunap., 104. — ό δὲ τοσοῦτον ἐπλεονέκτει ταῖς αλλαις ἀρεταῖς, ὥστε καὶ βασιλέα τόν Ιουλιανὸν απἐδειξε.[204]Zeller, V. 3, 734 sg.[205]Iulian., 565.[206]Iulian., 204, 4 sg.[207]Iulian., 168-69.[208]τρίτος ὄ φαινόμενος οὑτοσὶ δίσκος ἐναργῶς αῖτιός ἐστι τοῖς αἰσθητοῖς τῆς σωτηρίας.Iulian., 172, 19 sg.[209]τὸ φῶς οὐκ εἶδός ὲστιν άσώματόν τι και θεῖον τοῦ κατ ἐνέργειαν διαφανοῦς.Idem, 173, 1.[210]S. Giovanni, 1, 4-9.[211]ύπεκτίθεσθαι τὸν τόκον.[212]Iulian., 188, 5 sg.[213]Iulian., 203, 4 sg; 205, 5 sg.[214]Iulian., 207, 5 sg.[215]λείπεται δὴ λοιπὸν ὰύλους αἰτίας ζητειν ενεργείᾳ προτεταγμένας τῶν ἐνὺλων.[216]Iulian., 212, 19 sg.[217]Iulian., 215. 5 sg.[218]Iulian., 217, 8 sg.[219]Idem, 219, 13 sg.[220]Iulian., 220, 8 sg.[221]Iulian., 232, 13 sg.[222]Iulian., 564.[223]Iulian., 290, 7 sg.[224]Iulian., 284, 19 sg.[225]Idem, 280, 1 sg.[226]Idem, 280, 15 sg.[227]Iulian., 303, 3 sg.[228]Iulian., 296, 2 sg.[229]Tertull.,De Carne Chr., 5, 898.[230]Liban., I, 581, 17 sg.[231]Neumann.— Iulian, Libr. contra Christ. quæ supersunt, 163.[232]Neumann, 177, 7 sg.[233]Neumann, 179.[234]Intende il dio ucciso e sepolto.[235]Neumann, 199.[236]Idem, 208.[237]Neumann, 213.[238]Neumann, 216 sg.[239]Neumann, 221 sg.[240]Neumann, 225.[241]Idem, 228 sg.[242]Neumann, 232. τὴν δὲ ὰλήθειαν ουκ ἔνεστιν ιδεῖν έκ ψιλοῦ ρήματος, αλλὰ χρή τι καὶ παρακολυυθῆσαι τοῖς λόγοις εναργὲς σημεῖον, ὄ πιστώσεται γενόμενον την εις τὸ μέλλον πεποιημένην προαγόρευσιν.[243]Un piccolo brano del trattato di Giuliano, non compreso fra quelli confutati da Cirillo, venne testè pubblicato da due eruditi del Belgio, i signori Bidez e Cumont, in un loro saggio —Sur le tradition manuscrite des lettres de Julien— il quale dovrebbe essere l'introduzione di una desiderata edizione veramente critica delle lettere dell'Imperatore. Quel brano trovasi in un frammento di una confutazione che Areta, vescovo di Cesarea, nel 10º secolo, avrebbe scritto del trattato di Giuliano, frammento scoperto in una biblioteca di Mosca. Con questo testo ilNeumann(Theol. Liter. Zeitung, 1899) è riuscito a ricomporre il passo genuino di Giuliano, che probabilmente apparteneva al secondo libro del trattato giulianeo. Il breve passo è interessante come prova della sottigliezza del polemista, il quale, ricordando l'affermazione del Vangelo di Giovanni che il logos è venuto a toglier via dal mondo il peccato, e mettendola in faccia al disordine ed alle discordie di cui era stato causa l'introduzione del Cristianesimo, disordine e discordie già previste dai Vangeli sinottici, tende a ferire la dottrina della divinità del logos, ad a porre in contraddizione il quarto Vangelo coi tre primi.[244]T. Keim,Celsus wahres wort— 1893.[245]Keim, 63.[246]Keim, 39, «Τοσοῦτον ποιεῖ ὴ πίστις οποία δὴ προκατασχοῦσα».[247]Iulian., 371-392.[248]Idem, 552-555.[249]Idem, 585-588.[250]Iulian., 374. φαίην δ’ἅν, εἰ καὶ παράδοξον είπεῖν, ὅτι και τοῖς πολεμίοις ἐσθῆτος και τρυφῆς ὄσιον ὰν εἵν μεταδιδόναι. Τῷ γὰρ ανθρωπίυῳ και ού τῷ τρόπω δίδομεν.[251]Neumann, 191.[252]Iulian., 277.[253]Iulian., 375. ἄνθρωπος γαρ ανθρώπῳ και εκὼν και ἂκων πᾶς έστι συγγενής.[254]Idem, 377.[255]Iulian., 359 sg.[256]Idem, 385 sg.[257]Iulian., 388 sg.[258]Idem, 390.[259]Iulian., 391.[260]Iulian., 512.[261]Iulian., 552 sg.[262]ώς πρῶτον αὺτοκράτωρ ἄκων έγενόμην ἱσασιν οὶ θεοι.[263]Iulian., 356, 19 sg.[264]Ammian. Marcell., I, 271, 8 sg.[265]Amm. Marcell., I, 271, 15.[266]Gregor., orat. 3ª, 72-74.[267]Socrat., 151.[268]Socrate, 153.[269]«διωγμὸν δὲ λεγω οπωσοῦν ταράττειν τοὺς ῄσυχάζοντας».[270]Sozom., 488.[271]Liban., I, 562, 10.[272]κᾲν ὴ χείρ θυη, μέμφεται ὴ γνώμη.[273]ἔστι σκιαγραφία τις μετάβολῆς, οὖ μετάστασις δὁξης.[274]Liban., I, 562, 23 sg.[275]Idem, I, 565, 3.[276]Ammian. Marcell., I, 269, 13 sg.[277]Idem, I, 267, 7 sg.[278]Iulian., 503.[279]Iulian., 503, 10 seg.[280]Amm. Marcell., I, 271, 17 sg.[281]Iulian., 559, 18 sg.[282]Iulian., 485, 14 sg.[283]Iulian., 562, 5 sg.[284]Amm. Marcell., I, 289, 28 sg.[285]Iulian., 488.[286]Sozom., 492 sg.[287]Idem, 487 sg. —Gregor., 91.[288]Vedansi, insieme a questa, le leggi contenute nelCodice Teodosiano, sotto il titolode paganis, sacrificiis et templis. —Liban., II, 148 sg.[289]Liban., II, 153.[290]οί σωφρονίσται.[291]Liban., II, 164, 2 sg. È interessante il vedere come il giudizio di Libanio sull'opera rapace del clero e dei monaci si accordi con quello di Zosimo il quale dice che costoro «col pretesto di dar tutto ai poveri hanno impoverito tutti» (449). Chi fossero i σωφρονίσται è chiarito da una legge di Teodosio del 392. Sono queidefensorese queicurialesai quali l'imperatore commette la cura di vegliare all'osservanza del suo divieto d'ogni culto pagano, e di deferire ai giudici i trasgressori. Il discorso di Libanio è rimasto senza effetto, anzi ebbe un risultato opposto a quello che egli ne sperava. Infatti, mentre dalla sua parola appare che, se eran vietati i sacrifici, non lo era il rito dell'incensamento, la legge del 392, posteriore al discorso lo vieta esplicitamente, e minaccia la confisca di tutti i luoghi dove l'incenso avesse fumato:«omnia loca quae turis constiterit vapore fumasse fisco nostro adsocianda censemus».[292]Liban., II, 178.[293]Idem, 194, 10 sg.[294]Liban., 202, 10 sg.[295]Sozom., 508; ῳ γαρ διατρίρη έκτος έρωμένης ἐν Δὰφνῇ ετΰγχανεν, ηλΐθιος τε και ἄχαρις εδόκει.[296]Iulian., 466, 1 sg.[297]Sozom., 511.[298]Iulian., 522.[299]Socrat., 108.[300]Iulian., 547.[301]η το μεν κάλλος ου συνεχώρει υπονοεῖσθαι ενθάδε διάγειν τον ιερέα.[302]και ὄσα φὑσις υπομένειν βιάζεται εν ταῖς κατεπειγόυσαις χρείαις.[303]Sozom., 489[304]Iulian., 514.[305]Iulian., 484.[306]Iulian., 556.[307]Socrat., 152. —Sozom., 500.[308]Pag. [pg 281]_.«Agli abitanti di Bostra».[309]Iulian., 559 sg. —Sozom., 501.[310]Pag. [pg 281]_.[311]Euseb., 375.[312]Amm. Marcell., I, 263.[313]Sievers—Das leben des Libanius.Boissier—La fin du Paganisme.[314]Gregor., orat. 3, 97.[315]Socrat., 151[316]Amm. Marcell., I. 289.[317]Iulian., 544 sg.[318]Iulian., 484.[319]Iulian., 555.[320]Idem, 515.[321]οὐκ ὲλήφθη τῆ νὁσῳ.[322]Liban., 249.[323]Iulian., 603.[324]Amm. Marcell., I, 287, 3 sg.[325]Iulian., 433, sg.[326]Non si dimentichi che Giuliano, per artifizio d'ironia, ripete, quasi confermandoli, gli scherzi dei suoi denigratori.[327]Iulian., 440, 10 sg.[328]Qui Giuliano deride il culto dei sepolcri dei martiri, praticato con fervore dai Cristiani e da lui considerato come ridicola superstizione.[329]Iulian., 433, 15 sg.[330]Iulian., 449, 3 sg.[331]Pag. [pg 24]_.[332]Iulian., 458, 10 sg.[333]S'intendono gli altari cristiani. Si noti l'atroce insinuazione.[334]Intende per ateismo il Cristianesimo.[335]Iulian., 463, 15 sg.[336]Iulian., 467, 1 sg.[337]Iulian., 469, 12 sg.[338]Iulian., 476, 1 sg.[339]Vedi per questo episodio dei prezzi delle derrate, Libanio (επιταφ 587, 10 sg.), e Autobiogr. 85, 5.[340]Liban., I, 492, 15.[341]Liban., I, 502, 1 sg.[342]Amm. Marcell., II, 40, 29 sg.[343]L'ufficio minore è quello di Cesare, il maggiore quello di Augusto.[344]Liban., 510, 5.[345]Liban., 516, 15.[346]νομίζων άδελφὰ λόγους τε καί θεῶν ιερὰ.[347]Liban., 575, 15.[348]Liban., 579, 5.[349]Idem, 580, 10 sg.[350]Liban., 617, 5 sg.[351]Probabilmente Libanio allude a Massimo.[352]Liban., 408, 5 sg.[353]Idem, 413, 10 sg.[354]Liban., 564, 15 sg.[355]Liban., 508, 10.[356]Idem, 582, 10.[357]Amm. Marcell., II, 42, 30.[358]Gregor., 49.[359]Idem, 50. — άσοφος, ιν' οϋτως ονομάσω, σοφία.[360]Idem, 64.[361]την ὀρθὴν δὸξαν παρακίνεῖν ἔδοξεν.[362]τὸν βαλλόμενον τὴν κρηπίδα της βασιλικῆς τῳ χριστιανισμῷ δυναστείας και πίστεως[363]Gregor., 119.[364]Idem, 70 sg.[365]Gregor., 72.[366]Idem, 73.[367]και ἦν λίαν απάνθρωπον αὺτῳ τὸ φιλάνθρωπον.[368]Idem, 74.[369]Gregor., 76 sg.[370]Liban., II, 164, 5 sg.[371]Gregor., 75.[372]ινα μὴ μάρτυρας εργάσεται τοὐς ὂσον τὸ επ' αυτοῖς μάρτυρας. —Gregor., 85 sg.[373]Gregor., 102 sg.[374]Amm. Marcell., I, 288.[375]Gregor., 111. — ου γαρ εγὲνετο ποριμώτερα φύσις εκείνης εἰς κακου εύρεσιν καὶ επίνοιαν.[376]Gregor., 126.[377]Gregor., 132 sg.[378]Iulian., 277, sg.[379]ἑμοί οὐ σχολὴ τἀς μουσας ἐπὶ τοσοῦτον θεραπεύειν, ἀλλ' ὤρα λοιπὸν πρὸς ἔργον τρέπεσθαι.Iulian., 130.[380]Il prof. R. D'Alfonso, in un suo saggio sugli scritti di Giuliano di cui non venni a conoscenza se non dopo pubblicato il mio libro, saggio che, per la padronanza delle fonti e per l'acume e l'imparzialità del giudizio, è un eccellente contributo agli studii giulianei, sostiene una tesi che a me pare un poco arrischiata, la tesi, cioè, che i panegirici di Costanzo siano stati scritti da Giuliano con un'intenzione d'ironia, così che, invece d'essere l'espressione di un opportunismo deplorevole, sarebbero un attacco acerbo, per quanto velato, contro il nuovo e sempre infido protettore. Ora, che Giuliano, nel segreto del suo pensiero, non prendesse sul serio le lodi smaccate ch'egli profonde al cugino, è cosa indubitabile. Ma ciò non basta a dare al suo discorso il carattere dell'ironia. Bisognerebbe, per questo, che, avendo qualche interesse a lasciar trasparire il suo vero pensiero, avesse scritto in modo che gli uditori o i lettori potessero coglierlo sotto una parola che dice l'opposto di ciò ch'egli intende. Ora, questi panegirici furono scritti nella luna di miele della conciliazione di Giuliano con Costanzo, il primo, probabilmente durante il suo soggiorno a Milano, il secondo, in Gallia, alla vigilia di una delle sue prime campagne. Giuliano aveva accettata la sua nuova posizione che faceva di lui il secondo personaggio dell'impero. Ciò posto, egli doveva ragionevolmente desiderare di consolidar la sua base e di guadagnarsi sempre più il favore dell'imperatore, o, almeno, di dissipare i sospetti che ancora potevano nascondersi nell'animo suo. Quale leggerezza sarebbe mai stata la sua, se, proprio nel momento in cui riceveva da Costanzo l'ufficio di Cesare, e lo teneva in suo nome, egli lo avesse offeso con le punzecchiature di una trasparente ironia! I due panegirici sono scritti, e in parte sono giustificabili, per lo scopo di sradicare la diffidenza che la coscienza delle proprie perverse azioni doveva destare in Costanzo. Il punto più delicato, nei reciproci rapporti fra i due cugini, doveva essere il ricordo della strage perpetrata da Costanzo, alla morte di Costantino, del padre e dei parenti di Giuliano. Ebbene, nel suo primo discorso, questi prende nettamente posizione, ripetendo in proprio nome la scusa sotto cui Costanzo attenuava il delitto. Giuliano parla dei saggi provvedimenti presi da Costanzo nell'assumere l'impero, e poi soggiunge questa frase: «se non che, forzato dalle circostanze, contro tua volontà non impedisti agli altri di commettere degli eccessi. — πλήν εἴ που βιασθεὶς ὑπὸ τῶν καιρῶν ἄκων ἑτέρους ἐξαμαρτανεῖν οὐ διεκώλυσας» (Iulian., 19). Come dimostrammo nella nostra trattazione, questa scusa non scusava affatto Costanzo, ma, in ogni modo, gli dava la scappatoia per la quale sfuggire al biasimo, gittando sugli altri la responsabilità del misfatto. Questa spiegazione era ufficialmente ammessa, era una specie di dogma che, alla corte di Costanzo, bisognava accettare ad occhi chiusi. Giuliano, come lo dice nel manifesto agli Ateniesi, non ci credeva affatto. Ma ciò non toglie che la sua dichiarazione, al momento in cui l'ha fatta, dovesse essere considerata come una garanzia ch'egli dimenticava il passato, e deponeva ogni pensiero di vendetta, ogni sentimento di collera e d'orrore. Compiuto questo passo, che per Giuliano doveva essere il più difficile e ripugnante, al riconoscimento ipocrita della virtù di Costanzo, egli entrava, a vele spiegate e senza ostacoli, nelle acque della retorica adulatrice del suo tempo, e riempiva lo schema del panegirico ufficiale con una materia che, meno che per qualche punto del secondo panegirico, si trovava giàconfezionatanei magazzeni retorici della scuola.Ma, se egli non era sincero, voleva esser creduto tale, e, pertanto, l'intenzione ironica, a mio parere, deve essere esclusa dai suoi discorsi. Fino alla battaglia di Strasburgo, Giuliano credette di poter vivere in un pacifico componimento con Costanzo. E, dal canto suo, cercava d'infondere nell'animo del cugino la fiducia in lui e nell'opera sua e coi fatti e con le parole. Certo, Giuliano, nei suoi scritti posteriori vuole farci credere che, fino dal primo giorno, mentre egli passava trionfante, nel cocchio imperiale, per le vie di Milano, egli aveva il presentimento della verità e la certezza del tradimento di Costanzo. Ma noi non dobbiamo prendere alla lettera tutto ciò che l'abile polemista dice in sua difesa. E, d'altronde, dobbiamo fare una larga parte agli effetti della prospettiva storica, la quale diminuisce le distanze e ci fa vedere in iscorcio degli avvenimenti che, nella realtà, si distendono su di una lunga via. Credo, pertanto, di poter concludere che i due panegirici, sono stati scritti da Giuliano, nell'intento reale di far cosa grata a Costanzo, e rispecchiano un momento determinato della vita del nostro eroe.[381]Iulian., 109.[382]Iulian., 421, 19.[383]Idem, 423, 10 sg.[384]Iulian., 431, 8 sg.[385]Io dissi più su (pag. [pg 121]_) come, fra i pagani, corresse la voce, riportata da Zosimo, che Costantino si fosse piegato in favore del Cristianesimo, perchè assicurato che questa religione aveva la facoltà di lavare le colpe commesse da un uomo. E nessuno avrebbe avuto maggior bisogno di Costantino di quel lavacro. Dissi anche che quella voce non poteva essere che leggendaria. Difatti Costantino ha perpetrato i suoi maggiori delitti domestici, l'uccisione della moglie Fausta, del figlio Crispo, del nipotino Liciniano, molti anni dopo l'editto di Milano, e, d'altra parte, desiderava così poco il lavacro purificatore, che ha ritardato fin sul letto di morte a chiedere il battesimo. Però è impossibile non riconoscere, nelle parole di Giuliano un'allusione a quella voce, e bisogna dunque concludere che, presso i Pagani contemporanei, essa fosse la spiegazione corrente della conversione di Costantino.[386]Socrat., 205. —Sozom., 565.[387]Iulian., 328, 1 sg.[388]Iulian., 335, 12 sg.[389]Iulian., 337, 12 sg.[390]Iulian., 340, 20 sg.[391]Iulian., 342, 7 sg.[392]Pag. [pg 214]_.[393]Iulian., 362, 26. — διὰ τὴν ἁρετὴν εὐθέως αυτῷ γέγονεν ὕποπτος.[394]Zosimo, 206, 6.[395]Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.[396]Iulian., 312, 7 sg.[397]Iulian., 313, 1 sg.[398]Iulian., 315, 4 sg.[399]Idem, 322, 5 sg.[400]Iulian., 326, 8 sg.[401]Amm. Marcell., I, 273, 1 sg.[402]Liban., 574, 5 sg.[403]Veramente l'autenticità loro è posta in dubbio dallo Zeller (680), perchè sulla fede di Eunapio (21) si afferma che Giamblico morisse vivente ancora Costantino, e, quindi, prima che Giuliano potesse conoscerlo. Ma Eunapio è uno storico tanto infelice e confuso che siamo autorizzati a dubitare dell'esattezza delle sue notizie. E, d'altra parte, non si comprende quale interesse potesse trovare un falsario ad inventare delle lettere di Giuliano a Giamblico, una volta avvenuta la catastrofe di Giuliano e cancellata ogni traccia del suo tentativo. D'altronde, quelle lettere, di cui or vedremo qualche saggio, portano così chiara l'impronta dello stile di Giuliano che a noi pare non si possa negarne l'autenticità. Forse non erano dirette a Giamblico, ma a qualche altro dei capi del movimento neoplatonico, a Massimo od a Crisanzio. Ma, non portando intestazione, un copista, di molto posteriore all'epoca, ingannato dall'iperbole delle lodi, vi metteva, di sua iniziativa, l'indirizzo al maestro sommo della scuola a cui Giuliano si vantava d'appartenere, alterando qua e là il testo, ed inserendo notizie, sopratutto nella lettera 40ª, che non rispondono ai fatti della vita di Giuliano.[404]Iulian., 540, 16 sg.[405]Iulian., 578, 21 sg.[406]Iulian., 482, 21 sg.[407]Idem, 494, 1 sg.[408]Iulian., 537, 4 sg.[409]Idem, 498, 10 sg.[410]Iulian., 532, 10 sg.[411]Il Basilio, a cui è diretta la lettera che abbiamo riprodotta, non può evidentemente essere Basilio il Grande, il vescovo di Cesarea, il compagno dei due Gregori nella lotta per l'unità della dottrina ortodossa. È vero che Basilio era stato compagno di Giuliano, insieme a Gregorio di Nazianzo, sui banchi della scuola d'Atene. Ma è chiaro che Giuliano non avrebbe mai potuto rivolgersi, in termini tanto amichevoli, ad uno dei più forti campioni del Cristianesimo e chiamarlo a consiglio presso di sè, senza dire poi che, in questa lettera, si parla di un giovane abituato all'ambiente cortigiano, indicazione che in nessun modo si potrebbe applicare a Basilio. Pertanto, questa lettera, indubbiamente autentica, è non meno indubbiamente diretta a tutt'altro Basilio che al Basilio cristiano.Ma nell'epistolario giulianeo si trova un'altra lettera (pagina 596), la quale, invece, è indubbiamente diretta al Basilio cristiano, ma essa è, non meno indubbiamente apocrifa. La goffa presunzione a cui s'ispira questa lettera, che pare scritta da un volgare millantatore, non può attribuirsi a Giuliano di cui conosciamo la spiritosa modestia. Vi si odora tosto il falsario che scrive ad avvenimenti compiuti. Giuliano descrive in questa lettera, con gonfia iperbole, la grandezza della sua potenza, riconosciuta da tutti i popoli della terra, e disprezzata dal solo Basilio. Per punire costui del suo contegno ostile, gli impone di portargli un enorme contributo in danaro, di cui ha bisogno per l'imminente spedizione di Persia, e minaccia la distruzione di Cesarea, nel caso che il vescovo avesse l'audacia di disobbedirgli. Il contenuto e lo stile della lettera basterebbero a dimostrarne il carattere apocrifo. Ma la prova più evidente è data dalla chiusa, nella quale il falsario adopera a sproposito una notizia di Sozomene. Narra costui che Apollinare di Siria, un letterato cristiano, autore di traduzioni bibliche in versi greci, e di operette morali, fatte sullo stampo dei modelli classici, aveva scritto un trattato contro gli errori filosofici professati da Giuliano e dai suoi maestri. Giuliano, dice Sozomene, letto il trattato, avrebbe risposto ai vescovi che glielo avevano mandato con queste tre parole — Lessi, compresi, condannai. — E i vescovi gli avrebbero, a loro volta, risposto — Leggesti, ma non comprendesti, perchè, se avessi compreso, non avresti condannato. — E Sozomene aggiunge che questa risposta fu da alcuni attribuita a Basilio (Sozomene 507). Ora, il falsario che ha inventata la lettera di Giuliano, vi ha appiccicate, come chiusa, le tre parole scritte dall'imperatore, in risposta al trattato di Apollinare, parole che lì sono affatto fuori di proposito, ed anzi riuscirebbero incomprensibili.[412]Iulian., 549, 18 sg.[413]Iulian., 521, 11 sg.[414]Pag. [pg 71]_.[415]Iulian., 496, 15 sg.[416]Koch., Kaiser Iulian.449.[417]Pag. [pg 283]_.[418]Iulian., 487, 11 sg.[419]Iulian., 351, 20 sg.[420]Amm. Marcell., I, 263.[421]Liban., I, 569, 9 sg.[422]Liban., I, 570, 11 sg.[423]Pag. [pg 37]_ e sg.[424]Fra i moderni, il solo Anatole France, per quello che io so, afferma la realtà dell'amore fra Giuliano ed Eusebia.La nature du sentiment qui unissait Eusébie et Julien n'est guère douteuse... Tel qu'il etait, Eusébie l'aime(Vie littéraire, 4, 252). — Lo spiritoso critico francese, quando scriveva quelle parole, non conosceva ancora il busto d'Acerenza. Se l'avesse conosciuto, avrebbe, forse, trovata nella prestante vigoria della figura di Giuliano, una ragione di più per credere nell'amore della bella imperatrice per lo sventurato cugino.[425]Pag. [pg 37]_, sg.[426]Pag. [pg 44]_, sg.[427]Iulian., 140, 5 sg.[428]Idem, 154, 16 sg.[429]Pag. [pg 41]_.[430]Amm. Marc., I., 240.[431]Iulian., 159, 1.[432]Zosimo, 150, 1. sg.[433]Pag. [pg 76]_.[434]Amm. Marcell., I, 94.[435]Iulian., 366, 3 sg.[436]Barnaba, 1, 6 — τρία οῦν δόγματα εστιν κυρίοu, έλπίς, δικαιοσύνη, αγάπη.[437]Barnaba, 18-21.[438]Minucio F., 32, 3.[439]Si veda, su questo punto, il recentissimo studio di Carl Schmidt,Plotin's Stellung zum Gnosticismus, 1901.
[1]A travers l'Apulie et la LucanieparF. Lenormant, Vol. I, pag. 271 e seg.[2]Liban., edit. Reiske, I vol. 580, 15.[3]Dissifinora, perchè un libro di Paul Allard:Julien l'Apostat, 1899, di cui è uscito un primo volume, pare voglia colmare la lacuna. Ma la grande difficoltà che si incontra nel parlar di Giuliano è quella di serbarsi assolutamente imparziale. Se lo storico è un credente appassionato, non può non guardare con una preconcetta antipatia, più o meno celata, quest'audace ribelle, prostrato dalla maledizione della Chiesa; se lo storico è un libero pensatore, è trascinato a nascondere a sè stesso i gravi difetti e gli errori del suo eroe. E non mi pare che l'Allard, per quanto critico dotto e sereno, sia affatto esente da quel pregiudizio di antipatia che a lui viene dal punto di vista ortodosso da cui guarda e scrive.[4]Juliani Imp. librorum contra Christ. quæ supersunt.Lipsia, 1880.[5]Julien l'apostat et sa philosophie.Paris, 1877.[6]Flavius Claudius Julianius nach der Quellen.Gotha, 1896.[7]Kaiser Julian. Seine Iugend und Kriegsthaten.1900.[8]Kaiser Julians religiose und philosophisce uberzeugung.1899.[9]La fin du paganisme.Paris, 1894.[10]Real-Encyklopedie: Julian der Kaiser.Leipzig, 1880.[11]Geschichte der Reaction Kaiser Julians.Jena, 1877.[12]Il mio libro era già stampato, quando io venni a conoscenza di uno studio di Alice Gardner:Iulian philosopher and emperor, London 1899. — È uno studio di piacevole lettura, elegantemente composto, che esaurisce, riassumendola, tutta l'azione di Giuliano, e che rivela un senso giusto ed acuto del valore delle varie fonti.[13]Görres,Die verwandten morde Costantin's des grossen. — Zeits. für wissens. Theol. 1887.[14]Iuliani imp. quæ supersunt— recensuit Hertlein, pag. 349, 10 sg.[15]Libanii orationes— recensuit Reiske, Vol. I, 524, 19 sg.[16]Amm. Marcell. libri qui supersunt— recensuit Gardthausen, Vol. I, 285, 12. Per verità dalla frase di Ammiano risulterebbe che Giuliano fu educato da Eusebio in Nicomedia. Ma, siccome Eusebio, nel 338 o 339, passava dalla sede di Nicomedia a quella di Costantinopoli, bisognerebbe ammettere che il vescovo ha educato ed istruito Giuliano negli anni della sua infanzia, cosa poco verosimile. È, invece, naturale che l'arianeggiante Eusebio, venuto a Costantinopoli, come uomo di fiducia di Costanzo, fosse incaricato dell'educazione del principe giovanetto. Probabilmente, Ammiano, sapendo che Eusebio era stato educatore di Giuliano, con la solita inesattezza degli scrittori antichi, ha confuso il soggiorno, fatto da Giuliano, assai più tardi in Nicomedia, con un supposto soggiorno anteriore, che non è provato da nessun altro documento, e che è, in fondo, già dimostrato impossibile dallo stesso Ammiano, quando dice che Giuliano, ritornando imperatore a Nicomedia, ritrovò le antiche conoscenze da lui fatte durante la sua educazione sotto Eusebio. Quali conoscenze poteva aver avute un bambino non ancora settenne?[17]Iulian., 454, 15.[18]βέλτιστος σωφροσύνης φὐλαξ (Lib. I, 525, 13).[19]Mi pare evidente che Giuliano qui non parli più di Mardonio, ma di altra persona che era nota agli Antiochesi. Ma chi era questo vecchio? Probabilmente Giuliano allude a qualcuno dei suoi maestri di Nicomedia, e la posizione eminente in cui pare si trovi il vecchio fa pensare a Massimo.[20]Iulian., 452, 16 sg.[21]Amm. Marcell., Vol. I, 271, 4 sg.[22]Sozomeni hist.— illustravit Valesius, 483.[23]Iulian., 350, 2 sg.[24]Gregorii Nazianz. opera — Parisiis, 1630, orat. 3, 58.[25]κρύπτων εν επιεικείας πλάσματι το κακοήθες. 59.[26]πρωφάσει δῆθεν ὤς τὁν ἢττω γυμνάζων λόγον, τὸ δε ὀντως γυμνασίᾳ κατα τῆς αληθείας 61.[27]Iulian., 488, 16.[28]Geschichte der Reaction Kaiser Julians, 32.[29]Gregor. Naz., Orat. 3, 62.[30]Socratis hist., illustr. Valesius, 151.[31]Liban., I, 526, 9 sg.[32]Idem, 1, 527, 10 sg.[33]Liban., I, 159, 2 sg.[34]Eunapii ritas sophistarumrecensuit Boissonade, 50.[35]Iulian., 351, 18 sg.[36]Amm. Marcell., Vol. I, 43, 3.[37]Iulian., 351, 27 sg.[38]Amm. Marcell., 1, 47, 3.[39]Iulian., 353, 10 sg.[40]Iulian., 152, 2 sg.[41]Idem, 352, 10 sg.[42]Idem, 152, 11 sg.[43]Liban., I, 532, 4 sg.[44]Gregor. Naz., orat. IV, 121-22.[45]Amm. Marcell., Vol. I, 49.[46]Idem, Vol. I, 59.[47]Idem, Vol. I, 64. —Iulian., 352, 24 sg.[48]Iulian., 354, 13 sg. ἡγήσατο γὰρ ἁπανταχοῦ μοι και παρέστησεν απανταχόδεν τοὺς φύλακας ἐξ Ηλίου και Σελήνης αγγέλους λαβοῦσα.[49]Iulian., 353, 26 sg.[50]Idem, 355, 3.[51]Iulian., 355, 14 sg.[52]Amm. Marcell., 64.[53]Liban., I, 378-79.[54]Amm. Marcell., I, 67.[55]Iulian., 159, 4 sg.[56]Idem, 158, 8 sg.[57]Eunapio ci dà il nome di questi due. Il servo fedele era Evemero, il medico Oribasio.Eunap.54.[58]Iulian., 357, 2 sg.[59]Kock,Kaiser Julian. —Allard,Julien l'Apostat.[60]Amm. Marcell., Vol. I, 67, 29.[61]Amm. Marcell., I, 77, 14 sg.[62]Amm. Marcell., I, 82, 5 sg. II, 40, 2.[63]Idem, I, 80, 6 sg.[64]Idem, I, 100, 25 sg.[65]Iulian., 359, 1.[66]Amm. Marcell.I, 95, 7 sg.[67]Idem, I, 96, 13 sg.[68]Liban., I, 539, 5 sg.[69]Amm. Marcell., I, 98, 11.[70]Idem, I, 102, 23 sg.[71]Ammiano, che non prese parte alla campagna della Gallia, ci dà una descrizione così dettagliata della battaglia di Strasburgo, da non lasciar dubbio ch'egli adoperava la fonte di un testimonio oculare. Ora, da due frammenti di Eunapio ed anche, forse, da un passo di Zosimo (3, 2, 8), si può dedurre che doveva esistere una narrazione, scritta da Giuliano stesso, e, forse non solo di questa battaglia, ma anche di una parte almeno della sua campagna contro i barbari. Del resto anche il medico Oribasio, che era al fianco di Giuliano, aveva lasciato delle memorie di ciò che aveva veduto, υπομνήματα di cui Zosimo fece uso.[72]Amm. Marcell., I, 110, 25 sg.[73]Idem, I, 115, 5 sg.[74]Amm. Marcell., I, 116, 12 sg.[75]Costui era Sallustio.[76]Liban.I, 549, 18 sg.[77]Amm. Marcell., I, 129, 21 sg.[78]In questa campagna contro i barbari renani è interessante il racconto di Zosimo (3, 7) da cui risulta che Giuliano seppe approfittare dell'aiuto offertogli da un brigante famoso, di nome Carietto, episodio curioso di cui tacciono Giuliano ed Ammiano, forse, per non attenuare lo splendore eroico delle gesta cesaree. Questo Carietto fu poi aggregato regolarmente all'esercito romano (Amm. II, 94, 9).[79]Iulian., 360, 10 sg.[80]Amm. Marcell., I, 201, 15 sg.[81]Amm. Marcell., I, 203, 15 sg.[82]Idem, I, 204, 4 sg.[83]Amm. Marcell., I, 208, 10 sg.[84]Iulian., 363, 26 sg.[85]Amm. Marcell., I, 110.[86]Iulian., 494, 20 sg.[87]Eunap., 104.[88]Idem, 53.[89]Iulian., 362, 8 sg.[90]Amm. Marcell., I, 269, 6 sg.[91]Amm. Marcell., I, 198, 5 sg.[92]Idem, I, 153, 20 sg.[93]Idem, I, 217, 20 sg.[94]Amm. Marcell., I, 215, 10 sg.[95]Idem, I, 219, 15 sg.[96]Idem, I, 219, 29 sg.[97]Amm. Marcell., I, 94, 13 sg.[98]Il mistero della morte di Elena fu, dai nemici di Giuliano, adoperato contro la sua memoria, allora che il vilipenderla divenne un titolo di onore e di favori. Noi sappiamo da Libanio come un certo Elpidio, il quale aveva cercato di creare imbarazzi a Giuliano quando era nella Gallia, e di sollevargli contro l'esercito (Liban., II, 321, 10 sg.), spargesse la calunnia che Elena fosse stata avvelenata da un medico del seguito di Giuliano, per volere di Giuliano stesso. Libanio insorge, con tutta la forza della sua onesta affezione, contro la stolta menzogna, e, siccome se ne faceva propagatore, in Antiochia, un suo amico e discepolo, Policleto, egli rompe ogni relazione con lui, e non lo riceve più in casa sua (Liban., II, 316 sg.). A questo Policleto dirige un discorso per dimostrargli la stoltezza dell'accusa e l'indegnità del calunniatore Elpidio, uomo spregevole per ogni rispetto, che aveva tentato di tradire Giuliano, e da lui era stato perdonato.[99]Amm. Marcell., I, 234, 18 sg.[100]Iulian., 367, 27 sg.[101]Iulian., 369, 20 sg.[102]Liban., I, 558, 1 sg.[103]Amm. Marcell., I, 233, 12 sg.[104]Amm. Marcell., I, 286, 19 sg. —Iulian., 369, 1 sg.[105]Idem, I, 238, 12 sg.[106]Amm. Marcell., I, 239, 1 sg.[107]Idem, I, 243, 23 sg.[108]Iulian., 268, 10.[109]Liban., I, 388, 8 sg.[110]Idem, I, 417, 2 sg.[111]Amm. Marcell., I, 244, 8 sg.[112]Amm. Marcell., I, 246, 10 sg.[113]Idem, I, 247, 12 sg.[114]Liban., I, 415, 18 sg.[115]Amm. Marcell., I, 252, 15 sg.[116]Idem, I, 255, 13 sg.[117]Amm. Marcell., I, 258, 13.[118]Amm. Marcell., I, 266, 23 sg.[119]Amm. Marcell., I, 222, 5 sg.[120]Idem, I, 268, 21.[121]Liban., I, 573 sg.[122]Liban., I, 573, 10 sg.[123]Amm. Marcell., I, 269, 13 sg.[124]Liban., I, 565, 12 sg.[125]Socrate, lo storico ecclesiastico, parlando dell'epurazione fatta da Giuliano coll'espellere dalla reggia le turbe di cuochi, di barbieri, di eunuchi, di parassiti d'ogni genere, nota come pochi lodassero tali atti del giovane imperatore, mentre i più li biasimavano, perchè col diminuire la magnificenza della reggia, diminuiva insieme il prestigio dell'impero, ed aggiunge un'acuta osservazione; un imperatore, egli dice, può fare il filosofo, però con temperanza e misura, ma il filosofo che vuole far l'imperatore, passa il segno e cade negli spropositi. (Socrat.139).[126]Amm. Marcell., I, 271, 4 sg.[127]Amm. Marcell., I, 273, 11 sg.[128]Zosimi Historiae— recensuit Reitemeier, pag. 151.[129]Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.[130]Liban., I, 593, 5 sg.[131]Liban., I, 577, 7 sg.[132]Iulian., 516, 4.[133]Amm. Marcell., I, 311, 14.[134]Zosimo, 228, 1 sg.[135]Amm. Marcell., I, 312, 20 sg.Zosimo, 229, 1 sg.[136]Amm. Marcell., I, 319, 1 sg.[137]Zosimo, 226-264.[138]Amm. Marcell., II, 11, 22 sg. —Zosimo, 243, 7 sg. —Liban., I, 597-98.[139]Amm. Marcell., II, 12, 33 sg. —Zosimo, 245, 1 sg.[140]Liban., 604, 10 sg.[141]Amm. Marcell., II, 22, 15 sg. —Zosimo, 255-58.[142]Amm. Marcell., II, 25, 22 sg. —Zosimo, 258.[143]Liban., I, 610, 3. ἔτεινε τον λογισμὸν πρὸς τοὺς Ινδῶν ποταμούς.[144]Idem, II, 610, 10.[145]Gregor. Naz., 115, D.[146]Amm. Marcell., II, 26, 5.[147]Amm. Marcell., II, 27, 17 sg.[148]Idem, II, 31, 13 sg. —Zosimo, 261.[149]Amm. Marcell., II, 33, 15 sg.[150]Amm. Marcell., II, 47, 20.[151]Liban., I, 612, 10 sg.[152]οῖς ην ἑν σπουδῆ τὸν ἄνδρα αποθάνειν. —Liban., II, 32, 1 sg.[153]ων τιμωμένον απεπνίγοντο. —Liban., II, 48, 1 sg.[154]Και νυν ῆσαν οὶ ὲν γονίαις λέγοντες ὃπως ἃπαν τὸ δρᾶμα συνετέθη.[155]Sozomen., 517.[156]Amm. Marcell., II, 37, 19 sg.[157]Liban., 614, 10 sg.[158]Zosimo, 150.[159]Sozom., 331.[160]Liban., II, 161. — ηγησάμενος αύτῳ λνσιτέλειν ἕτερόν τινα νομίζειν θεὸν.[161]Sozom., 432.[162]κόσμος αισθητός.[163]κόσμος νοητός.[164]Euseb. histor.recognovit Schwegler, 219.[165]Euseb., 277, 20 sg.[166]Euseb., 342, 10 sg. — τοῖς ιεροῖς μαθήμασι συγκεκροτημένος.[167]Socrate, 8. — φιλοτιμότερον περὶ τῆς αγίας τρίαδος, εν τριάδι μονἀδα εῖναι φιλοσοφῶν, ἑθεολόγεί.[168]Socrate, 9. — τοῖς αγαπητοῖς καὶ τιμιωτάτοις συλλειτουργοῖς τοῖς απανταχου της καθολικῆς εκκλησίας.[169]Socrate, 12. —Sozom., 348.[170]Socrate, 13.[171]Socrate, 19.[172]Sozom., 357.[173]Socrate, 36.[174]Idem, 50.[175]Idem, 62.[176]Amm. Marcell., I, 271, 15.[177]Socrate, 88.[178]Idem, 89.[179]ὅμοιον λέγομεν υιὸν τῳ πάτρι ως λέγουριν αι θεῖαι γράφαι και διδάσκουσι. —Socrate, 126.[180]Gummerus,Die homöusianische partei, 1900.[181]Confess., 8, 2 sg.[182]Müller,Kirchengeschichte, p. 206.[183]Amm. Marcell., II, 100.[184]Müller,Kirchengeschichte, 199 sg. —Harnack,Dogmengeschichte, II, 413 sg. —Hatch,Griechentum und Christentum. —Marignan,La foi chrétienne.[185]Confess.— Lib. 8.º[186]Allard,Julien l'Apostat, 329.[187]Negri,Meditazioni vagabonde, 439.[188]Queste notizie son date da Porfirio, in un brano del suo Trattato contro i Cristiani, riprodotto da Eusebio (Lib. 6, cap. 19). Quest'ultimo confuta, in parte, Porfirio, sostenendo che Ammonio è sempre rimasto cristiano. I critici moderni (Zeller. 3, 450, 459) dimostrano erronea la confutazione di Eusebio, ma, da parte loro, pongono in dubbio la relazione di Origene con Ammonio, e credono possibile un equivoco fra l'Origene cristiano ed un altro Origene, pure scolaro di Plotino. Ma la testimonianza di Porfirio a me pare fortissima. Porfirio era quasi contemporaneo di quei personaggi, ed egli aveva le sue notizie dalla fonte diretta di Plotino, che aveva vissuto nella scuola di Ammonio.[189]φήσας πειρᾶσθαι τὸ εν ημῖν θεῖον ανάγειν πρὸς τὸ εν τῷ παντὶ θεῖον, αφῆκε τὸ πνεῦμα.[190]Eunap., 10-19.[191]Zeller,Die Philosophie der Griechen. — 3º v., 678 sg. —Ritter et Preller,Historia philosophiæ græcæ. — 546 sg.[192]Eunap., 27.[193]Eunap., 49.[194]έκεῖθεν ρύδην εμφοροῦ σοφίας απὰσης καὶ μαθημάτων.[195]Eunap., 50 sg.[196]Eunap., 63. —Amm. Marcell., II, 170.[197]Iulian., 304, 21 sg.[198]Eunap., 59.[199]66. — αρμονὶαν τὶνα και επιμέλειαν πρὸς τὸ ανθρώπειον εμφυτεύων τοῖς μαθηταῖς.[200]67. — γελῶν τὴν ανθρωπίνην ἀσθένειαν.[201]Eunap., 109.[202]Eunap., 111.[203]Eunap., 104. — ό δὲ τοσοῦτον ἐπλεονέκτει ταῖς αλλαις ἀρεταῖς, ὥστε καὶ βασιλέα τόν Ιουλιανὸν απἐδειξε.[204]Zeller, V. 3, 734 sg.[205]Iulian., 565.[206]Iulian., 204, 4 sg.[207]Iulian., 168-69.[208]τρίτος ὄ φαινόμενος οὑτοσὶ δίσκος ἐναργῶς αῖτιός ἐστι τοῖς αἰσθητοῖς τῆς σωτηρίας.Iulian., 172, 19 sg.[209]τὸ φῶς οὐκ εἶδός ὲστιν άσώματόν τι και θεῖον τοῦ κατ ἐνέργειαν διαφανοῦς.Idem, 173, 1.[210]S. Giovanni, 1, 4-9.[211]ύπεκτίθεσθαι τὸν τόκον.[212]Iulian., 188, 5 sg.[213]Iulian., 203, 4 sg; 205, 5 sg.[214]Iulian., 207, 5 sg.[215]λείπεται δὴ λοιπὸν ὰύλους αἰτίας ζητειν ενεργείᾳ προτεταγμένας τῶν ἐνὺλων.[216]Iulian., 212, 19 sg.[217]Iulian., 215. 5 sg.[218]Iulian., 217, 8 sg.[219]Idem, 219, 13 sg.[220]Iulian., 220, 8 sg.[221]Iulian., 232, 13 sg.[222]Iulian., 564.[223]Iulian., 290, 7 sg.[224]Iulian., 284, 19 sg.[225]Idem, 280, 1 sg.[226]Idem, 280, 15 sg.[227]Iulian., 303, 3 sg.[228]Iulian., 296, 2 sg.[229]Tertull.,De Carne Chr., 5, 898.[230]Liban., I, 581, 17 sg.[231]Neumann.— Iulian, Libr. contra Christ. quæ supersunt, 163.[232]Neumann, 177, 7 sg.[233]Neumann, 179.[234]Intende il dio ucciso e sepolto.[235]Neumann, 199.[236]Idem, 208.[237]Neumann, 213.[238]Neumann, 216 sg.[239]Neumann, 221 sg.[240]Neumann, 225.[241]Idem, 228 sg.[242]Neumann, 232. τὴν δὲ ὰλήθειαν ουκ ἔνεστιν ιδεῖν έκ ψιλοῦ ρήματος, αλλὰ χρή τι καὶ παρακολυυθῆσαι τοῖς λόγοις εναργὲς σημεῖον, ὄ πιστώσεται γενόμενον την εις τὸ μέλλον πεποιημένην προαγόρευσιν.[243]Un piccolo brano del trattato di Giuliano, non compreso fra quelli confutati da Cirillo, venne testè pubblicato da due eruditi del Belgio, i signori Bidez e Cumont, in un loro saggio —Sur le tradition manuscrite des lettres de Julien— il quale dovrebbe essere l'introduzione di una desiderata edizione veramente critica delle lettere dell'Imperatore. Quel brano trovasi in un frammento di una confutazione che Areta, vescovo di Cesarea, nel 10º secolo, avrebbe scritto del trattato di Giuliano, frammento scoperto in una biblioteca di Mosca. Con questo testo ilNeumann(Theol. Liter. Zeitung, 1899) è riuscito a ricomporre il passo genuino di Giuliano, che probabilmente apparteneva al secondo libro del trattato giulianeo. Il breve passo è interessante come prova della sottigliezza del polemista, il quale, ricordando l'affermazione del Vangelo di Giovanni che il logos è venuto a toglier via dal mondo il peccato, e mettendola in faccia al disordine ed alle discordie di cui era stato causa l'introduzione del Cristianesimo, disordine e discordie già previste dai Vangeli sinottici, tende a ferire la dottrina della divinità del logos, ad a porre in contraddizione il quarto Vangelo coi tre primi.[244]T. Keim,Celsus wahres wort— 1893.[245]Keim, 63.[246]Keim, 39, «Τοσοῦτον ποιεῖ ὴ πίστις οποία δὴ προκατασχοῦσα».[247]Iulian., 371-392.[248]Idem, 552-555.[249]Idem, 585-588.[250]Iulian., 374. φαίην δ’ἅν, εἰ καὶ παράδοξον είπεῖν, ὅτι και τοῖς πολεμίοις ἐσθῆτος και τρυφῆς ὄσιον ὰν εἵν μεταδιδόναι. Τῷ γὰρ ανθρωπίυῳ και ού τῷ τρόπω δίδομεν.[251]Neumann, 191.[252]Iulian., 277.[253]Iulian., 375. ἄνθρωπος γαρ ανθρώπῳ και εκὼν και ἂκων πᾶς έστι συγγενής.[254]Idem, 377.[255]Iulian., 359 sg.[256]Idem, 385 sg.[257]Iulian., 388 sg.[258]Idem, 390.[259]Iulian., 391.[260]Iulian., 512.[261]Iulian., 552 sg.[262]ώς πρῶτον αὺτοκράτωρ ἄκων έγενόμην ἱσασιν οὶ θεοι.[263]Iulian., 356, 19 sg.[264]Ammian. Marcell., I, 271, 8 sg.[265]Amm. Marcell., I, 271, 15.[266]Gregor., orat. 3ª, 72-74.[267]Socrat., 151.[268]Socrate, 153.[269]«διωγμὸν δὲ λεγω οπωσοῦν ταράττειν τοὺς ῄσυχάζοντας».[270]Sozom., 488.[271]Liban., I, 562, 10.[272]κᾲν ὴ χείρ θυη, μέμφεται ὴ γνώμη.[273]ἔστι σκιαγραφία τις μετάβολῆς, οὖ μετάστασις δὁξης.[274]Liban., I, 562, 23 sg.[275]Idem, I, 565, 3.[276]Ammian. Marcell., I, 269, 13 sg.[277]Idem, I, 267, 7 sg.[278]Iulian., 503.[279]Iulian., 503, 10 seg.[280]Amm. Marcell., I, 271, 17 sg.[281]Iulian., 559, 18 sg.[282]Iulian., 485, 14 sg.[283]Iulian., 562, 5 sg.[284]Amm. Marcell., I, 289, 28 sg.[285]Iulian., 488.[286]Sozom., 492 sg.[287]Idem, 487 sg. —Gregor., 91.[288]Vedansi, insieme a questa, le leggi contenute nelCodice Teodosiano, sotto il titolode paganis, sacrificiis et templis. —Liban., II, 148 sg.[289]Liban., II, 153.[290]οί σωφρονίσται.[291]Liban., II, 164, 2 sg. È interessante il vedere come il giudizio di Libanio sull'opera rapace del clero e dei monaci si accordi con quello di Zosimo il quale dice che costoro «col pretesto di dar tutto ai poveri hanno impoverito tutti» (449). Chi fossero i σωφρονίσται è chiarito da una legge di Teodosio del 392. Sono queidefensorese queicurialesai quali l'imperatore commette la cura di vegliare all'osservanza del suo divieto d'ogni culto pagano, e di deferire ai giudici i trasgressori. Il discorso di Libanio è rimasto senza effetto, anzi ebbe un risultato opposto a quello che egli ne sperava. Infatti, mentre dalla sua parola appare che, se eran vietati i sacrifici, non lo era il rito dell'incensamento, la legge del 392, posteriore al discorso lo vieta esplicitamente, e minaccia la confisca di tutti i luoghi dove l'incenso avesse fumato:«omnia loca quae turis constiterit vapore fumasse fisco nostro adsocianda censemus».[292]Liban., II, 178.[293]Idem, 194, 10 sg.[294]Liban., 202, 10 sg.[295]Sozom., 508; ῳ γαρ διατρίρη έκτος έρωμένης ἐν Δὰφνῇ ετΰγχανεν, ηλΐθιος τε και ἄχαρις εδόκει.[296]Iulian., 466, 1 sg.[297]Sozom., 511.[298]Iulian., 522.[299]Socrat., 108.[300]Iulian., 547.[301]η το μεν κάλλος ου συνεχώρει υπονοεῖσθαι ενθάδε διάγειν τον ιερέα.[302]και ὄσα φὑσις υπομένειν βιάζεται εν ταῖς κατεπειγόυσαις χρείαις.[303]Sozom., 489[304]Iulian., 514.[305]Iulian., 484.[306]Iulian., 556.[307]Socrat., 152. —Sozom., 500.[308]Pag. [pg 281]_.«Agli abitanti di Bostra».[309]Iulian., 559 sg. —Sozom., 501.[310]Pag. [pg 281]_.[311]Euseb., 375.[312]Amm. Marcell., I, 263.[313]Sievers—Das leben des Libanius.Boissier—La fin du Paganisme.[314]Gregor., orat. 3, 97.[315]Socrat., 151[316]Amm. Marcell., I. 289.[317]Iulian., 544 sg.[318]Iulian., 484.[319]Iulian., 555.[320]Idem, 515.[321]οὐκ ὲλήφθη τῆ νὁσῳ.[322]Liban., 249.[323]Iulian., 603.[324]Amm. Marcell., I, 287, 3 sg.[325]Iulian., 433, sg.[326]Non si dimentichi che Giuliano, per artifizio d'ironia, ripete, quasi confermandoli, gli scherzi dei suoi denigratori.[327]Iulian., 440, 10 sg.[328]Qui Giuliano deride il culto dei sepolcri dei martiri, praticato con fervore dai Cristiani e da lui considerato come ridicola superstizione.[329]Iulian., 433, 15 sg.[330]Iulian., 449, 3 sg.[331]Pag. [pg 24]_.[332]Iulian., 458, 10 sg.[333]S'intendono gli altari cristiani. Si noti l'atroce insinuazione.[334]Intende per ateismo il Cristianesimo.[335]Iulian., 463, 15 sg.[336]Iulian., 467, 1 sg.[337]Iulian., 469, 12 sg.[338]Iulian., 476, 1 sg.[339]Vedi per questo episodio dei prezzi delle derrate, Libanio (επιταφ 587, 10 sg.), e Autobiogr. 85, 5.[340]Liban., I, 492, 15.[341]Liban., I, 502, 1 sg.[342]Amm. Marcell., II, 40, 29 sg.[343]L'ufficio minore è quello di Cesare, il maggiore quello di Augusto.[344]Liban., 510, 5.[345]Liban., 516, 15.[346]νομίζων άδελφὰ λόγους τε καί θεῶν ιερὰ.[347]Liban., 575, 15.[348]Liban., 579, 5.[349]Idem, 580, 10 sg.[350]Liban., 617, 5 sg.[351]Probabilmente Libanio allude a Massimo.[352]Liban., 408, 5 sg.[353]Idem, 413, 10 sg.[354]Liban., 564, 15 sg.[355]Liban., 508, 10.[356]Idem, 582, 10.[357]Amm. Marcell., II, 42, 30.[358]Gregor., 49.[359]Idem, 50. — άσοφος, ιν' οϋτως ονομάσω, σοφία.[360]Idem, 64.[361]την ὀρθὴν δὸξαν παρακίνεῖν ἔδοξεν.[362]τὸν βαλλόμενον τὴν κρηπίδα της βασιλικῆς τῳ χριστιανισμῷ δυναστείας και πίστεως[363]Gregor., 119.[364]Idem, 70 sg.[365]Gregor., 72.[366]Idem, 73.[367]και ἦν λίαν απάνθρωπον αὺτῳ τὸ φιλάνθρωπον.[368]Idem, 74.[369]Gregor., 76 sg.[370]Liban., II, 164, 5 sg.[371]Gregor., 75.[372]ινα μὴ μάρτυρας εργάσεται τοὐς ὂσον τὸ επ' αυτοῖς μάρτυρας. —Gregor., 85 sg.[373]Gregor., 102 sg.[374]Amm. Marcell., I, 288.[375]Gregor., 111. — ου γαρ εγὲνετο ποριμώτερα φύσις εκείνης εἰς κακου εύρεσιν καὶ επίνοιαν.[376]Gregor., 126.[377]Gregor., 132 sg.[378]Iulian., 277, sg.[379]ἑμοί οὐ σχολὴ τἀς μουσας ἐπὶ τοσοῦτον θεραπεύειν, ἀλλ' ὤρα λοιπὸν πρὸς ἔργον τρέπεσθαι.Iulian., 130.[380]Il prof. R. D'Alfonso, in un suo saggio sugli scritti di Giuliano di cui non venni a conoscenza se non dopo pubblicato il mio libro, saggio che, per la padronanza delle fonti e per l'acume e l'imparzialità del giudizio, è un eccellente contributo agli studii giulianei, sostiene una tesi che a me pare un poco arrischiata, la tesi, cioè, che i panegirici di Costanzo siano stati scritti da Giuliano con un'intenzione d'ironia, così che, invece d'essere l'espressione di un opportunismo deplorevole, sarebbero un attacco acerbo, per quanto velato, contro il nuovo e sempre infido protettore. Ora, che Giuliano, nel segreto del suo pensiero, non prendesse sul serio le lodi smaccate ch'egli profonde al cugino, è cosa indubitabile. Ma ciò non basta a dare al suo discorso il carattere dell'ironia. Bisognerebbe, per questo, che, avendo qualche interesse a lasciar trasparire il suo vero pensiero, avesse scritto in modo che gli uditori o i lettori potessero coglierlo sotto una parola che dice l'opposto di ciò ch'egli intende. Ora, questi panegirici furono scritti nella luna di miele della conciliazione di Giuliano con Costanzo, il primo, probabilmente durante il suo soggiorno a Milano, il secondo, in Gallia, alla vigilia di una delle sue prime campagne. Giuliano aveva accettata la sua nuova posizione che faceva di lui il secondo personaggio dell'impero. Ciò posto, egli doveva ragionevolmente desiderare di consolidar la sua base e di guadagnarsi sempre più il favore dell'imperatore, o, almeno, di dissipare i sospetti che ancora potevano nascondersi nell'animo suo. Quale leggerezza sarebbe mai stata la sua, se, proprio nel momento in cui riceveva da Costanzo l'ufficio di Cesare, e lo teneva in suo nome, egli lo avesse offeso con le punzecchiature di una trasparente ironia! I due panegirici sono scritti, e in parte sono giustificabili, per lo scopo di sradicare la diffidenza che la coscienza delle proprie perverse azioni doveva destare in Costanzo. Il punto più delicato, nei reciproci rapporti fra i due cugini, doveva essere il ricordo della strage perpetrata da Costanzo, alla morte di Costantino, del padre e dei parenti di Giuliano. Ebbene, nel suo primo discorso, questi prende nettamente posizione, ripetendo in proprio nome la scusa sotto cui Costanzo attenuava il delitto. Giuliano parla dei saggi provvedimenti presi da Costanzo nell'assumere l'impero, e poi soggiunge questa frase: «se non che, forzato dalle circostanze, contro tua volontà non impedisti agli altri di commettere degli eccessi. — πλήν εἴ που βιασθεὶς ὑπὸ τῶν καιρῶν ἄκων ἑτέρους ἐξαμαρτανεῖν οὐ διεκώλυσας» (Iulian., 19). Come dimostrammo nella nostra trattazione, questa scusa non scusava affatto Costanzo, ma, in ogni modo, gli dava la scappatoia per la quale sfuggire al biasimo, gittando sugli altri la responsabilità del misfatto. Questa spiegazione era ufficialmente ammessa, era una specie di dogma che, alla corte di Costanzo, bisognava accettare ad occhi chiusi. Giuliano, come lo dice nel manifesto agli Ateniesi, non ci credeva affatto. Ma ciò non toglie che la sua dichiarazione, al momento in cui l'ha fatta, dovesse essere considerata come una garanzia ch'egli dimenticava il passato, e deponeva ogni pensiero di vendetta, ogni sentimento di collera e d'orrore. Compiuto questo passo, che per Giuliano doveva essere il più difficile e ripugnante, al riconoscimento ipocrita della virtù di Costanzo, egli entrava, a vele spiegate e senza ostacoli, nelle acque della retorica adulatrice del suo tempo, e riempiva lo schema del panegirico ufficiale con una materia che, meno che per qualche punto del secondo panegirico, si trovava giàconfezionatanei magazzeni retorici della scuola.Ma, se egli non era sincero, voleva esser creduto tale, e, pertanto, l'intenzione ironica, a mio parere, deve essere esclusa dai suoi discorsi. Fino alla battaglia di Strasburgo, Giuliano credette di poter vivere in un pacifico componimento con Costanzo. E, dal canto suo, cercava d'infondere nell'animo del cugino la fiducia in lui e nell'opera sua e coi fatti e con le parole. Certo, Giuliano, nei suoi scritti posteriori vuole farci credere che, fino dal primo giorno, mentre egli passava trionfante, nel cocchio imperiale, per le vie di Milano, egli aveva il presentimento della verità e la certezza del tradimento di Costanzo. Ma noi non dobbiamo prendere alla lettera tutto ciò che l'abile polemista dice in sua difesa. E, d'altronde, dobbiamo fare una larga parte agli effetti della prospettiva storica, la quale diminuisce le distanze e ci fa vedere in iscorcio degli avvenimenti che, nella realtà, si distendono su di una lunga via. Credo, pertanto, di poter concludere che i due panegirici, sono stati scritti da Giuliano, nell'intento reale di far cosa grata a Costanzo, e rispecchiano un momento determinato della vita del nostro eroe.[381]Iulian., 109.[382]Iulian., 421, 19.[383]Idem, 423, 10 sg.[384]Iulian., 431, 8 sg.[385]Io dissi più su (pag. [pg 121]_) come, fra i pagani, corresse la voce, riportata da Zosimo, che Costantino si fosse piegato in favore del Cristianesimo, perchè assicurato che questa religione aveva la facoltà di lavare le colpe commesse da un uomo. E nessuno avrebbe avuto maggior bisogno di Costantino di quel lavacro. Dissi anche che quella voce non poteva essere che leggendaria. Difatti Costantino ha perpetrato i suoi maggiori delitti domestici, l'uccisione della moglie Fausta, del figlio Crispo, del nipotino Liciniano, molti anni dopo l'editto di Milano, e, d'altra parte, desiderava così poco il lavacro purificatore, che ha ritardato fin sul letto di morte a chiedere il battesimo. Però è impossibile non riconoscere, nelle parole di Giuliano un'allusione a quella voce, e bisogna dunque concludere che, presso i Pagani contemporanei, essa fosse la spiegazione corrente della conversione di Costantino.[386]Socrat., 205. —Sozom., 565.[387]Iulian., 328, 1 sg.[388]Iulian., 335, 12 sg.[389]Iulian., 337, 12 sg.[390]Iulian., 340, 20 sg.[391]Iulian., 342, 7 sg.[392]Pag. [pg 214]_.[393]Iulian., 362, 26. — διὰ τὴν ἁρετὴν εὐθέως αυτῷ γέγονεν ὕποπτος.[394]Zosimo, 206, 6.[395]Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.[396]Iulian., 312, 7 sg.[397]Iulian., 313, 1 sg.[398]Iulian., 315, 4 sg.[399]Idem, 322, 5 sg.[400]Iulian., 326, 8 sg.[401]Amm. Marcell., I, 273, 1 sg.[402]Liban., 574, 5 sg.[403]Veramente l'autenticità loro è posta in dubbio dallo Zeller (680), perchè sulla fede di Eunapio (21) si afferma che Giamblico morisse vivente ancora Costantino, e, quindi, prima che Giuliano potesse conoscerlo. Ma Eunapio è uno storico tanto infelice e confuso che siamo autorizzati a dubitare dell'esattezza delle sue notizie. E, d'altra parte, non si comprende quale interesse potesse trovare un falsario ad inventare delle lettere di Giuliano a Giamblico, una volta avvenuta la catastrofe di Giuliano e cancellata ogni traccia del suo tentativo. D'altronde, quelle lettere, di cui or vedremo qualche saggio, portano così chiara l'impronta dello stile di Giuliano che a noi pare non si possa negarne l'autenticità. Forse non erano dirette a Giamblico, ma a qualche altro dei capi del movimento neoplatonico, a Massimo od a Crisanzio. Ma, non portando intestazione, un copista, di molto posteriore all'epoca, ingannato dall'iperbole delle lodi, vi metteva, di sua iniziativa, l'indirizzo al maestro sommo della scuola a cui Giuliano si vantava d'appartenere, alterando qua e là il testo, ed inserendo notizie, sopratutto nella lettera 40ª, che non rispondono ai fatti della vita di Giuliano.[404]Iulian., 540, 16 sg.[405]Iulian., 578, 21 sg.[406]Iulian., 482, 21 sg.[407]Idem, 494, 1 sg.[408]Iulian., 537, 4 sg.[409]Idem, 498, 10 sg.[410]Iulian., 532, 10 sg.[411]Il Basilio, a cui è diretta la lettera che abbiamo riprodotta, non può evidentemente essere Basilio il Grande, il vescovo di Cesarea, il compagno dei due Gregori nella lotta per l'unità della dottrina ortodossa. È vero che Basilio era stato compagno di Giuliano, insieme a Gregorio di Nazianzo, sui banchi della scuola d'Atene. Ma è chiaro che Giuliano non avrebbe mai potuto rivolgersi, in termini tanto amichevoli, ad uno dei più forti campioni del Cristianesimo e chiamarlo a consiglio presso di sè, senza dire poi che, in questa lettera, si parla di un giovane abituato all'ambiente cortigiano, indicazione che in nessun modo si potrebbe applicare a Basilio. Pertanto, questa lettera, indubbiamente autentica, è non meno indubbiamente diretta a tutt'altro Basilio che al Basilio cristiano.Ma nell'epistolario giulianeo si trova un'altra lettera (pagina 596), la quale, invece, è indubbiamente diretta al Basilio cristiano, ma essa è, non meno indubbiamente apocrifa. La goffa presunzione a cui s'ispira questa lettera, che pare scritta da un volgare millantatore, non può attribuirsi a Giuliano di cui conosciamo la spiritosa modestia. Vi si odora tosto il falsario che scrive ad avvenimenti compiuti. Giuliano descrive in questa lettera, con gonfia iperbole, la grandezza della sua potenza, riconosciuta da tutti i popoli della terra, e disprezzata dal solo Basilio. Per punire costui del suo contegno ostile, gli impone di portargli un enorme contributo in danaro, di cui ha bisogno per l'imminente spedizione di Persia, e minaccia la distruzione di Cesarea, nel caso che il vescovo avesse l'audacia di disobbedirgli. Il contenuto e lo stile della lettera basterebbero a dimostrarne il carattere apocrifo. Ma la prova più evidente è data dalla chiusa, nella quale il falsario adopera a sproposito una notizia di Sozomene. Narra costui che Apollinare di Siria, un letterato cristiano, autore di traduzioni bibliche in versi greci, e di operette morali, fatte sullo stampo dei modelli classici, aveva scritto un trattato contro gli errori filosofici professati da Giuliano e dai suoi maestri. Giuliano, dice Sozomene, letto il trattato, avrebbe risposto ai vescovi che glielo avevano mandato con queste tre parole — Lessi, compresi, condannai. — E i vescovi gli avrebbero, a loro volta, risposto — Leggesti, ma non comprendesti, perchè, se avessi compreso, non avresti condannato. — E Sozomene aggiunge che questa risposta fu da alcuni attribuita a Basilio (Sozomene 507). Ora, il falsario che ha inventata la lettera di Giuliano, vi ha appiccicate, come chiusa, le tre parole scritte dall'imperatore, in risposta al trattato di Apollinare, parole che lì sono affatto fuori di proposito, ed anzi riuscirebbero incomprensibili.[412]Iulian., 549, 18 sg.[413]Iulian., 521, 11 sg.[414]Pag. [pg 71]_.[415]Iulian., 496, 15 sg.[416]Koch., Kaiser Iulian.449.[417]Pag. [pg 283]_.[418]Iulian., 487, 11 sg.[419]Iulian., 351, 20 sg.[420]Amm. Marcell., I, 263.[421]Liban., I, 569, 9 sg.[422]Liban., I, 570, 11 sg.[423]Pag. [pg 37]_ e sg.[424]Fra i moderni, il solo Anatole France, per quello che io so, afferma la realtà dell'amore fra Giuliano ed Eusebia.La nature du sentiment qui unissait Eusébie et Julien n'est guère douteuse... Tel qu'il etait, Eusébie l'aime(Vie littéraire, 4, 252). — Lo spiritoso critico francese, quando scriveva quelle parole, non conosceva ancora il busto d'Acerenza. Se l'avesse conosciuto, avrebbe, forse, trovata nella prestante vigoria della figura di Giuliano, una ragione di più per credere nell'amore della bella imperatrice per lo sventurato cugino.[425]Pag. [pg 37]_, sg.[426]Pag. [pg 44]_, sg.[427]Iulian., 140, 5 sg.[428]Idem, 154, 16 sg.[429]Pag. [pg 41]_.[430]Amm. Marc., I., 240.[431]Iulian., 159, 1.[432]Zosimo, 150, 1. sg.[433]Pag. [pg 76]_.[434]Amm. Marcell., I, 94.[435]Iulian., 366, 3 sg.[436]Barnaba, 1, 6 — τρία οῦν δόγματα εστιν κυρίοu, έλπίς, δικαιοσύνη, αγάπη.[437]Barnaba, 18-21.[438]Minucio F., 32, 3.[439]Si veda, su questo punto, il recentissimo studio di Carl Schmidt,Plotin's Stellung zum Gnosticismus, 1901.
[1]A travers l'Apulie et la LucanieparF. Lenormant, Vol. I, pag. 271 e seg.[2]Liban., edit. Reiske, I vol. 580, 15.[3]Dissifinora, perchè un libro di Paul Allard:Julien l'Apostat, 1899, di cui è uscito un primo volume, pare voglia colmare la lacuna. Ma la grande difficoltà che si incontra nel parlar di Giuliano è quella di serbarsi assolutamente imparziale. Se lo storico è un credente appassionato, non può non guardare con una preconcetta antipatia, più o meno celata, quest'audace ribelle, prostrato dalla maledizione della Chiesa; se lo storico è un libero pensatore, è trascinato a nascondere a sè stesso i gravi difetti e gli errori del suo eroe. E non mi pare che l'Allard, per quanto critico dotto e sereno, sia affatto esente da quel pregiudizio di antipatia che a lui viene dal punto di vista ortodosso da cui guarda e scrive.[4]Juliani Imp. librorum contra Christ. quæ supersunt.Lipsia, 1880.[5]Julien l'apostat et sa philosophie.Paris, 1877.[6]Flavius Claudius Julianius nach der Quellen.Gotha, 1896.[7]Kaiser Julian. Seine Iugend und Kriegsthaten.1900.[8]Kaiser Julians religiose und philosophisce uberzeugung.1899.[9]La fin du paganisme.Paris, 1894.[10]Real-Encyklopedie: Julian der Kaiser.Leipzig, 1880.[11]Geschichte der Reaction Kaiser Julians.Jena, 1877.[12]Il mio libro era già stampato, quando io venni a conoscenza di uno studio di Alice Gardner:Iulian philosopher and emperor, London 1899. — È uno studio di piacevole lettura, elegantemente composto, che esaurisce, riassumendola, tutta l'azione di Giuliano, e che rivela un senso giusto ed acuto del valore delle varie fonti.[13]Görres,Die verwandten morde Costantin's des grossen. — Zeits. für wissens. Theol. 1887.[14]Iuliani imp. quæ supersunt— recensuit Hertlein, pag. 349, 10 sg.[15]Libanii orationes— recensuit Reiske, Vol. I, 524, 19 sg.[16]Amm. Marcell. libri qui supersunt— recensuit Gardthausen, Vol. I, 285, 12. Per verità dalla frase di Ammiano risulterebbe che Giuliano fu educato da Eusebio in Nicomedia. Ma, siccome Eusebio, nel 338 o 339, passava dalla sede di Nicomedia a quella di Costantinopoli, bisognerebbe ammettere che il vescovo ha educato ed istruito Giuliano negli anni della sua infanzia, cosa poco verosimile. È, invece, naturale che l'arianeggiante Eusebio, venuto a Costantinopoli, come uomo di fiducia di Costanzo, fosse incaricato dell'educazione del principe giovanetto. Probabilmente, Ammiano, sapendo che Eusebio era stato educatore di Giuliano, con la solita inesattezza degli scrittori antichi, ha confuso il soggiorno, fatto da Giuliano, assai più tardi in Nicomedia, con un supposto soggiorno anteriore, che non è provato da nessun altro documento, e che è, in fondo, già dimostrato impossibile dallo stesso Ammiano, quando dice che Giuliano, ritornando imperatore a Nicomedia, ritrovò le antiche conoscenze da lui fatte durante la sua educazione sotto Eusebio. Quali conoscenze poteva aver avute un bambino non ancora settenne?[17]Iulian., 454, 15.[18]βέλτιστος σωφροσύνης φὐλαξ (Lib. I, 525, 13).[19]Mi pare evidente che Giuliano qui non parli più di Mardonio, ma di altra persona che era nota agli Antiochesi. Ma chi era questo vecchio? Probabilmente Giuliano allude a qualcuno dei suoi maestri di Nicomedia, e la posizione eminente in cui pare si trovi il vecchio fa pensare a Massimo.[20]Iulian., 452, 16 sg.[21]Amm. Marcell., Vol. I, 271, 4 sg.[22]Sozomeni hist.— illustravit Valesius, 483.[23]Iulian., 350, 2 sg.[24]Gregorii Nazianz. opera — Parisiis, 1630, orat. 3, 58.[25]κρύπτων εν επιεικείας πλάσματι το κακοήθες. 59.[26]πρωφάσει δῆθεν ὤς τὁν ἢττω γυμνάζων λόγον, τὸ δε ὀντως γυμνασίᾳ κατα τῆς αληθείας 61.[27]Iulian., 488, 16.[28]Geschichte der Reaction Kaiser Julians, 32.[29]Gregor. Naz., Orat. 3, 62.[30]Socratis hist., illustr. Valesius, 151.[31]Liban., I, 526, 9 sg.[32]Idem, 1, 527, 10 sg.[33]Liban., I, 159, 2 sg.[34]Eunapii ritas sophistarumrecensuit Boissonade, 50.[35]Iulian., 351, 18 sg.[36]Amm. Marcell., Vol. I, 43, 3.[37]Iulian., 351, 27 sg.[38]Amm. Marcell., 1, 47, 3.[39]Iulian., 353, 10 sg.[40]Iulian., 152, 2 sg.[41]Idem, 352, 10 sg.[42]Idem, 152, 11 sg.[43]Liban., I, 532, 4 sg.[44]Gregor. Naz., orat. IV, 121-22.[45]Amm. Marcell., Vol. I, 49.[46]Idem, Vol. I, 59.[47]Idem, Vol. I, 64. —Iulian., 352, 24 sg.[48]Iulian., 354, 13 sg. ἡγήσατο γὰρ ἁπανταχοῦ μοι και παρέστησεν απανταχόδεν τοὺς φύλακας ἐξ Ηλίου και Σελήνης αγγέλους λαβοῦσα.[49]Iulian., 353, 26 sg.[50]Idem, 355, 3.[51]Iulian., 355, 14 sg.[52]Amm. Marcell., 64.[53]Liban., I, 378-79.[54]Amm. Marcell., I, 67.[55]Iulian., 159, 4 sg.[56]Idem, 158, 8 sg.[57]Eunapio ci dà il nome di questi due. Il servo fedele era Evemero, il medico Oribasio.Eunap.54.[58]Iulian., 357, 2 sg.[59]Kock,Kaiser Julian. —Allard,Julien l'Apostat.[60]Amm. Marcell., Vol. I, 67, 29.[61]Amm. Marcell., I, 77, 14 sg.[62]Amm. Marcell., I, 82, 5 sg. II, 40, 2.[63]Idem, I, 80, 6 sg.[64]Idem, I, 100, 25 sg.[65]Iulian., 359, 1.[66]Amm. Marcell.I, 95, 7 sg.[67]Idem, I, 96, 13 sg.[68]Liban., I, 539, 5 sg.[69]Amm. Marcell., I, 98, 11.[70]Idem, I, 102, 23 sg.[71]Ammiano, che non prese parte alla campagna della Gallia, ci dà una descrizione così dettagliata della battaglia di Strasburgo, da non lasciar dubbio ch'egli adoperava la fonte di un testimonio oculare. Ora, da due frammenti di Eunapio ed anche, forse, da un passo di Zosimo (3, 2, 8), si può dedurre che doveva esistere una narrazione, scritta da Giuliano stesso, e, forse non solo di questa battaglia, ma anche di una parte almeno della sua campagna contro i barbari. Del resto anche il medico Oribasio, che era al fianco di Giuliano, aveva lasciato delle memorie di ciò che aveva veduto, υπομνήματα di cui Zosimo fece uso.[72]Amm. Marcell., I, 110, 25 sg.[73]Idem, I, 115, 5 sg.[74]Amm. Marcell., I, 116, 12 sg.[75]Costui era Sallustio.[76]Liban.I, 549, 18 sg.[77]Amm. Marcell., I, 129, 21 sg.[78]In questa campagna contro i barbari renani è interessante il racconto di Zosimo (3, 7) da cui risulta che Giuliano seppe approfittare dell'aiuto offertogli da un brigante famoso, di nome Carietto, episodio curioso di cui tacciono Giuliano ed Ammiano, forse, per non attenuare lo splendore eroico delle gesta cesaree. Questo Carietto fu poi aggregato regolarmente all'esercito romano (Amm. II, 94, 9).[79]Iulian., 360, 10 sg.[80]Amm. Marcell., I, 201, 15 sg.[81]Amm. Marcell., I, 203, 15 sg.[82]Idem, I, 204, 4 sg.[83]Amm. Marcell., I, 208, 10 sg.[84]Iulian., 363, 26 sg.[85]Amm. Marcell., I, 110.[86]Iulian., 494, 20 sg.[87]Eunap., 104.[88]Idem, 53.[89]Iulian., 362, 8 sg.[90]Amm. Marcell., I, 269, 6 sg.[91]Amm. Marcell., I, 198, 5 sg.[92]Idem, I, 153, 20 sg.[93]Idem, I, 217, 20 sg.[94]Amm. Marcell., I, 215, 10 sg.[95]Idem, I, 219, 15 sg.[96]Idem, I, 219, 29 sg.[97]Amm. Marcell., I, 94, 13 sg.[98]Il mistero della morte di Elena fu, dai nemici di Giuliano, adoperato contro la sua memoria, allora che il vilipenderla divenne un titolo di onore e di favori. Noi sappiamo da Libanio come un certo Elpidio, il quale aveva cercato di creare imbarazzi a Giuliano quando era nella Gallia, e di sollevargli contro l'esercito (Liban., II, 321, 10 sg.), spargesse la calunnia che Elena fosse stata avvelenata da un medico del seguito di Giuliano, per volere di Giuliano stesso. Libanio insorge, con tutta la forza della sua onesta affezione, contro la stolta menzogna, e, siccome se ne faceva propagatore, in Antiochia, un suo amico e discepolo, Policleto, egli rompe ogni relazione con lui, e non lo riceve più in casa sua (Liban., II, 316 sg.). A questo Policleto dirige un discorso per dimostrargli la stoltezza dell'accusa e l'indegnità del calunniatore Elpidio, uomo spregevole per ogni rispetto, che aveva tentato di tradire Giuliano, e da lui era stato perdonato.[99]Amm. Marcell., I, 234, 18 sg.[100]Iulian., 367, 27 sg.[101]Iulian., 369, 20 sg.[102]Liban., I, 558, 1 sg.[103]Amm. Marcell., I, 233, 12 sg.[104]Amm. Marcell., I, 286, 19 sg. —Iulian., 369, 1 sg.[105]Idem, I, 238, 12 sg.[106]Amm. Marcell., I, 239, 1 sg.[107]Idem, I, 243, 23 sg.[108]Iulian., 268, 10.[109]Liban., I, 388, 8 sg.[110]Idem, I, 417, 2 sg.[111]Amm. Marcell., I, 244, 8 sg.[112]Amm. Marcell., I, 246, 10 sg.[113]Idem, I, 247, 12 sg.[114]Liban., I, 415, 18 sg.[115]Amm. Marcell., I, 252, 15 sg.[116]Idem, I, 255, 13 sg.[117]Amm. Marcell., I, 258, 13.[118]Amm. Marcell., I, 266, 23 sg.[119]Amm. Marcell., I, 222, 5 sg.[120]Idem, I, 268, 21.[121]Liban., I, 573 sg.[122]Liban., I, 573, 10 sg.[123]Amm. Marcell., I, 269, 13 sg.[124]Liban., I, 565, 12 sg.[125]Socrate, lo storico ecclesiastico, parlando dell'epurazione fatta da Giuliano coll'espellere dalla reggia le turbe di cuochi, di barbieri, di eunuchi, di parassiti d'ogni genere, nota come pochi lodassero tali atti del giovane imperatore, mentre i più li biasimavano, perchè col diminuire la magnificenza della reggia, diminuiva insieme il prestigio dell'impero, ed aggiunge un'acuta osservazione; un imperatore, egli dice, può fare il filosofo, però con temperanza e misura, ma il filosofo che vuole far l'imperatore, passa il segno e cade negli spropositi. (Socrat.139).[126]Amm. Marcell., I, 271, 4 sg.[127]Amm. Marcell., I, 273, 11 sg.[128]Zosimi Historiae— recensuit Reitemeier, pag. 151.[129]Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.[130]Liban., I, 593, 5 sg.[131]Liban., I, 577, 7 sg.[132]Iulian., 516, 4.[133]Amm. Marcell., I, 311, 14.[134]Zosimo, 228, 1 sg.[135]Amm. Marcell., I, 312, 20 sg.Zosimo, 229, 1 sg.[136]Amm. Marcell., I, 319, 1 sg.[137]Zosimo, 226-264.[138]Amm. Marcell., II, 11, 22 sg. —Zosimo, 243, 7 sg. —Liban., I, 597-98.[139]Amm. Marcell., II, 12, 33 sg. —Zosimo, 245, 1 sg.[140]Liban., 604, 10 sg.[141]Amm. Marcell., II, 22, 15 sg. —Zosimo, 255-58.[142]Amm. Marcell., II, 25, 22 sg. —Zosimo, 258.[143]Liban., I, 610, 3. ἔτεινε τον λογισμὸν πρὸς τοὺς Ινδῶν ποταμούς.[144]Idem, II, 610, 10.[145]Gregor. Naz., 115, D.[146]Amm. Marcell., II, 26, 5.[147]Amm. Marcell., II, 27, 17 sg.[148]Idem, II, 31, 13 sg. —Zosimo, 261.[149]Amm. Marcell., II, 33, 15 sg.[150]Amm. Marcell., II, 47, 20.[151]Liban., I, 612, 10 sg.[152]οῖς ην ἑν σπουδῆ τὸν ἄνδρα αποθάνειν. —Liban., II, 32, 1 sg.[153]ων τιμωμένον απεπνίγοντο. —Liban., II, 48, 1 sg.[154]Και νυν ῆσαν οὶ ὲν γονίαις λέγοντες ὃπως ἃπαν τὸ δρᾶμα συνετέθη.[155]Sozomen., 517.[156]Amm. Marcell., II, 37, 19 sg.[157]Liban., 614, 10 sg.[158]Zosimo, 150.[159]Sozom., 331.[160]Liban., II, 161. — ηγησάμενος αύτῳ λνσιτέλειν ἕτερόν τινα νομίζειν θεὸν.[161]Sozom., 432.[162]κόσμος αισθητός.[163]κόσμος νοητός.[164]Euseb. histor.recognovit Schwegler, 219.[165]Euseb., 277, 20 sg.[166]Euseb., 342, 10 sg. — τοῖς ιεροῖς μαθήμασι συγκεκροτημένος.[167]Socrate, 8. — φιλοτιμότερον περὶ τῆς αγίας τρίαδος, εν τριάδι μονἀδα εῖναι φιλοσοφῶν, ἑθεολόγεί.[168]Socrate, 9. — τοῖς αγαπητοῖς καὶ τιμιωτάτοις συλλειτουργοῖς τοῖς απανταχου της καθολικῆς εκκλησίας.[169]Socrate, 12. —Sozom., 348.[170]Socrate, 13.[171]Socrate, 19.[172]Sozom., 357.[173]Socrate, 36.[174]Idem, 50.[175]Idem, 62.[176]Amm. Marcell., I, 271, 15.[177]Socrate, 88.[178]Idem, 89.[179]ὅμοιον λέγομεν υιὸν τῳ πάτρι ως λέγουριν αι θεῖαι γράφαι και διδάσκουσι. —Socrate, 126.[180]Gummerus,Die homöusianische partei, 1900.[181]Confess., 8, 2 sg.[182]Müller,Kirchengeschichte, p. 206.[183]Amm. Marcell., II, 100.[184]Müller,Kirchengeschichte, 199 sg. —Harnack,Dogmengeschichte, II, 413 sg. —Hatch,Griechentum und Christentum. —Marignan,La foi chrétienne.[185]Confess.— Lib. 8.º[186]Allard,Julien l'Apostat, 329.[187]Negri,Meditazioni vagabonde, 439.[188]Queste notizie son date da Porfirio, in un brano del suo Trattato contro i Cristiani, riprodotto da Eusebio (Lib. 6, cap. 19). Quest'ultimo confuta, in parte, Porfirio, sostenendo che Ammonio è sempre rimasto cristiano. I critici moderni (Zeller. 3, 450, 459) dimostrano erronea la confutazione di Eusebio, ma, da parte loro, pongono in dubbio la relazione di Origene con Ammonio, e credono possibile un equivoco fra l'Origene cristiano ed un altro Origene, pure scolaro di Plotino. Ma la testimonianza di Porfirio a me pare fortissima. Porfirio era quasi contemporaneo di quei personaggi, ed egli aveva le sue notizie dalla fonte diretta di Plotino, che aveva vissuto nella scuola di Ammonio.[189]φήσας πειρᾶσθαι τὸ εν ημῖν θεῖον ανάγειν πρὸς τὸ εν τῷ παντὶ θεῖον, αφῆκε τὸ πνεῦμα.[190]Eunap., 10-19.[191]Zeller,Die Philosophie der Griechen. — 3º v., 678 sg. —Ritter et Preller,Historia philosophiæ græcæ. — 546 sg.[192]Eunap., 27.[193]Eunap., 49.[194]έκεῖθεν ρύδην εμφοροῦ σοφίας απὰσης καὶ μαθημάτων.[195]Eunap., 50 sg.[196]Eunap., 63. —Amm. Marcell., II, 170.[197]Iulian., 304, 21 sg.[198]Eunap., 59.[199]66. — αρμονὶαν τὶνα και επιμέλειαν πρὸς τὸ ανθρώπειον εμφυτεύων τοῖς μαθηταῖς.[200]67. — γελῶν τὴν ανθρωπίνην ἀσθένειαν.[201]Eunap., 109.[202]Eunap., 111.[203]Eunap., 104. — ό δὲ τοσοῦτον ἐπλεονέκτει ταῖς αλλαις ἀρεταῖς, ὥστε καὶ βασιλέα τόν Ιουλιανὸν απἐδειξε.[204]Zeller, V. 3, 734 sg.[205]Iulian., 565.[206]Iulian., 204, 4 sg.[207]Iulian., 168-69.[208]τρίτος ὄ φαινόμενος οὑτοσὶ δίσκος ἐναργῶς αῖτιός ἐστι τοῖς αἰσθητοῖς τῆς σωτηρίας.Iulian., 172, 19 sg.[209]τὸ φῶς οὐκ εἶδός ὲστιν άσώματόν τι και θεῖον τοῦ κατ ἐνέργειαν διαφανοῦς.Idem, 173, 1.[210]S. Giovanni, 1, 4-9.[211]ύπεκτίθεσθαι τὸν τόκον.[212]Iulian., 188, 5 sg.[213]Iulian., 203, 4 sg; 205, 5 sg.[214]Iulian., 207, 5 sg.[215]λείπεται δὴ λοιπὸν ὰύλους αἰτίας ζητειν ενεργείᾳ προτεταγμένας τῶν ἐνὺλων.[216]Iulian., 212, 19 sg.[217]Iulian., 215. 5 sg.[218]Iulian., 217, 8 sg.[219]Idem, 219, 13 sg.[220]Iulian., 220, 8 sg.[221]Iulian., 232, 13 sg.[222]Iulian., 564.[223]Iulian., 290, 7 sg.[224]Iulian., 284, 19 sg.[225]Idem, 280, 1 sg.[226]Idem, 280, 15 sg.[227]Iulian., 303, 3 sg.[228]Iulian., 296, 2 sg.[229]Tertull.,De Carne Chr., 5, 898.[230]Liban., I, 581, 17 sg.[231]Neumann.— Iulian, Libr. contra Christ. quæ supersunt, 163.[232]Neumann, 177, 7 sg.[233]Neumann, 179.[234]Intende il dio ucciso e sepolto.[235]Neumann, 199.[236]Idem, 208.[237]Neumann, 213.[238]Neumann, 216 sg.[239]Neumann, 221 sg.[240]Neumann, 225.[241]Idem, 228 sg.[242]Neumann, 232. τὴν δὲ ὰλήθειαν ουκ ἔνεστιν ιδεῖν έκ ψιλοῦ ρήματος, αλλὰ χρή τι καὶ παρακολυυθῆσαι τοῖς λόγοις εναργὲς σημεῖον, ὄ πιστώσεται γενόμενον την εις τὸ μέλλον πεποιημένην προαγόρευσιν.[243]Un piccolo brano del trattato di Giuliano, non compreso fra quelli confutati da Cirillo, venne testè pubblicato da due eruditi del Belgio, i signori Bidez e Cumont, in un loro saggio —Sur le tradition manuscrite des lettres de Julien— il quale dovrebbe essere l'introduzione di una desiderata edizione veramente critica delle lettere dell'Imperatore. Quel brano trovasi in un frammento di una confutazione che Areta, vescovo di Cesarea, nel 10º secolo, avrebbe scritto del trattato di Giuliano, frammento scoperto in una biblioteca di Mosca. Con questo testo ilNeumann(Theol. Liter. Zeitung, 1899) è riuscito a ricomporre il passo genuino di Giuliano, che probabilmente apparteneva al secondo libro del trattato giulianeo. Il breve passo è interessante come prova della sottigliezza del polemista, il quale, ricordando l'affermazione del Vangelo di Giovanni che il logos è venuto a toglier via dal mondo il peccato, e mettendola in faccia al disordine ed alle discordie di cui era stato causa l'introduzione del Cristianesimo, disordine e discordie già previste dai Vangeli sinottici, tende a ferire la dottrina della divinità del logos, ad a porre in contraddizione il quarto Vangelo coi tre primi.[244]T. Keim,Celsus wahres wort— 1893.[245]Keim, 63.[246]Keim, 39, «Τοσοῦτον ποιεῖ ὴ πίστις οποία δὴ προκατασχοῦσα».[247]Iulian., 371-392.[248]Idem, 552-555.[249]Idem, 585-588.[250]Iulian., 374. φαίην δ’ἅν, εἰ καὶ παράδοξον είπεῖν, ὅτι και τοῖς πολεμίοις ἐσθῆτος και τρυφῆς ὄσιον ὰν εἵν μεταδιδόναι. Τῷ γὰρ ανθρωπίυῳ και ού τῷ τρόπω δίδομεν.[251]Neumann, 191.[252]Iulian., 277.[253]Iulian., 375. ἄνθρωπος γαρ ανθρώπῳ και εκὼν και ἂκων πᾶς έστι συγγενής.[254]Idem, 377.[255]Iulian., 359 sg.[256]Idem, 385 sg.[257]Iulian., 388 sg.[258]Idem, 390.[259]Iulian., 391.[260]Iulian., 512.[261]Iulian., 552 sg.[262]ώς πρῶτον αὺτοκράτωρ ἄκων έγενόμην ἱσασιν οὶ θεοι.[263]Iulian., 356, 19 sg.[264]Ammian. Marcell., I, 271, 8 sg.[265]Amm. Marcell., I, 271, 15.[266]Gregor., orat. 3ª, 72-74.[267]Socrat., 151.[268]Socrate, 153.[269]«διωγμὸν δὲ λεγω οπωσοῦν ταράττειν τοὺς ῄσυχάζοντας».[270]Sozom., 488.[271]Liban., I, 562, 10.[272]κᾲν ὴ χείρ θυη, μέμφεται ὴ γνώμη.[273]ἔστι σκιαγραφία τις μετάβολῆς, οὖ μετάστασις δὁξης.[274]Liban., I, 562, 23 sg.[275]Idem, I, 565, 3.[276]Ammian. Marcell., I, 269, 13 sg.[277]Idem, I, 267, 7 sg.[278]Iulian., 503.[279]Iulian., 503, 10 seg.[280]Amm. Marcell., I, 271, 17 sg.[281]Iulian., 559, 18 sg.[282]Iulian., 485, 14 sg.[283]Iulian., 562, 5 sg.[284]Amm. Marcell., I, 289, 28 sg.[285]Iulian., 488.[286]Sozom., 492 sg.[287]Idem, 487 sg. —Gregor., 91.[288]Vedansi, insieme a questa, le leggi contenute nelCodice Teodosiano, sotto il titolode paganis, sacrificiis et templis. —Liban., II, 148 sg.[289]Liban., II, 153.[290]οί σωφρονίσται.[291]Liban., II, 164, 2 sg. È interessante il vedere come il giudizio di Libanio sull'opera rapace del clero e dei monaci si accordi con quello di Zosimo il quale dice che costoro «col pretesto di dar tutto ai poveri hanno impoverito tutti» (449). Chi fossero i σωφρονίσται è chiarito da una legge di Teodosio del 392. Sono queidefensorese queicurialesai quali l'imperatore commette la cura di vegliare all'osservanza del suo divieto d'ogni culto pagano, e di deferire ai giudici i trasgressori. Il discorso di Libanio è rimasto senza effetto, anzi ebbe un risultato opposto a quello che egli ne sperava. Infatti, mentre dalla sua parola appare che, se eran vietati i sacrifici, non lo era il rito dell'incensamento, la legge del 392, posteriore al discorso lo vieta esplicitamente, e minaccia la confisca di tutti i luoghi dove l'incenso avesse fumato:«omnia loca quae turis constiterit vapore fumasse fisco nostro adsocianda censemus».[292]Liban., II, 178.[293]Idem, 194, 10 sg.[294]Liban., 202, 10 sg.[295]Sozom., 508; ῳ γαρ διατρίρη έκτος έρωμένης ἐν Δὰφνῇ ετΰγχανεν, ηλΐθιος τε και ἄχαρις εδόκει.[296]Iulian., 466, 1 sg.[297]Sozom., 511.[298]Iulian., 522.[299]Socrat., 108.[300]Iulian., 547.[301]η το μεν κάλλος ου συνεχώρει υπονοεῖσθαι ενθάδε διάγειν τον ιερέα.[302]και ὄσα φὑσις υπομένειν βιάζεται εν ταῖς κατεπειγόυσαις χρείαις.[303]Sozom., 489[304]Iulian., 514.[305]Iulian., 484.[306]Iulian., 556.[307]Socrat., 152. —Sozom., 500.[308]Pag. [pg 281]_.«Agli abitanti di Bostra».[309]Iulian., 559 sg. —Sozom., 501.[310]Pag. [pg 281]_.[311]Euseb., 375.[312]Amm. Marcell., I, 263.[313]Sievers—Das leben des Libanius.Boissier—La fin du Paganisme.[314]Gregor., orat. 3, 97.[315]Socrat., 151[316]Amm. Marcell., I. 289.[317]Iulian., 544 sg.[318]Iulian., 484.[319]Iulian., 555.[320]Idem, 515.[321]οὐκ ὲλήφθη τῆ νὁσῳ.[322]Liban., 249.[323]Iulian., 603.[324]Amm. Marcell., I, 287, 3 sg.[325]Iulian., 433, sg.[326]Non si dimentichi che Giuliano, per artifizio d'ironia, ripete, quasi confermandoli, gli scherzi dei suoi denigratori.[327]Iulian., 440, 10 sg.[328]Qui Giuliano deride il culto dei sepolcri dei martiri, praticato con fervore dai Cristiani e da lui considerato come ridicola superstizione.[329]Iulian., 433, 15 sg.[330]Iulian., 449, 3 sg.[331]Pag. [pg 24]_.[332]Iulian., 458, 10 sg.[333]S'intendono gli altari cristiani. Si noti l'atroce insinuazione.[334]Intende per ateismo il Cristianesimo.[335]Iulian., 463, 15 sg.[336]Iulian., 467, 1 sg.[337]Iulian., 469, 12 sg.[338]Iulian., 476, 1 sg.[339]Vedi per questo episodio dei prezzi delle derrate, Libanio (επιταφ 587, 10 sg.), e Autobiogr. 85, 5.[340]Liban., I, 492, 15.[341]Liban., I, 502, 1 sg.[342]Amm. Marcell., II, 40, 29 sg.[343]L'ufficio minore è quello di Cesare, il maggiore quello di Augusto.[344]Liban., 510, 5.[345]Liban., 516, 15.[346]νομίζων άδελφὰ λόγους τε καί θεῶν ιερὰ.[347]Liban., 575, 15.[348]Liban., 579, 5.[349]Idem, 580, 10 sg.[350]Liban., 617, 5 sg.[351]Probabilmente Libanio allude a Massimo.[352]Liban., 408, 5 sg.[353]Idem, 413, 10 sg.[354]Liban., 564, 15 sg.[355]Liban., 508, 10.[356]Idem, 582, 10.[357]Amm. Marcell., II, 42, 30.[358]Gregor., 49.[359]Idem, 50. — άσοφος, ιν' οϋτως ονομάσω, σοφία.[360]Idem, 64.[361]την ὀρθὴν δὸξαν παρακίνεῖν ἔδοξεν.[362]τὸν βαλλόμενον τὴν κρηπίδα της βασιλικῆς τῳ χριστιανισμῷ δυναστείας και πίστεως[363]Gregor., 119.[364]Idem, 70 sg.[365]Gregor., 72.[366]Idem, 73.[367]και ἦν λίαν απάνθρωπον αὺτῳ τὸ φιλάνθρωπον.[368]Idem, 74.[369]Gregor., 76 sg.[370]Liban., II, 164, 5 sg.[371]Gregor., 75.[372]ινα μὴ μάρτυρας εργάσεται τοὐς ὂσον τὸ επ' αυτοῖς μάρτυρας. —Gregor., 85 sg.[373]Gregor., 102 sg.[374]Amm. Marcell., I, 288.[375]Gregor., 111. — ου γαρ εγὲνετο ποριμώτερα φύσις εκείνης εἰς κακου εύρεσιν καὶ επίνοιαν.[376]Gregor., 126.[377]Gregor., 132 sg.[378]Iulian., 277, sg.[379]ἑμοί οὐ σχολὴ τἀς μουσας ἐπὶ τοσοῦτον θεραπεύειν, ἀλλ' ὤρα λοιπὸν πρὸς ἔργον τρέπεσθαι.Iulian., 130.[380]Il prof. R. D'Alfonso, in un suo saggio sugli scritti di Giuliano di cui non venni a conoscenza se non dopo pubblicato il mio libro, saggio che, per la padronanza delle fonti e per l'acume e l'imparzialità del giudizio, è un eccellente contributo agli studii giulianei, sostiene una tesi che a me pare un poco arrischiata, la tesi, cioè, che i panegirici di Costanzo siano stati scritti da Giuliano con un'intenzione d'ironia, così che, invece d'essere l'espressione di un opportunismo deplorevole, sarebbero un attacco acerbo, per quanto velato, contro il nuovo e sempre infido protettore. Ora, che Giuliano, nel segreto del suo pensiero, non prendesse sul serio le lodi smaccate ch'egli profonde al cugino, è cosa indubitabile. Ma ciò non basta a dare al suo discorso il carattere dell'ironia. Bisognerebbe, per questo, che, avendo qualche interesse a lasciar trasparire il suo vero pensiero, avesse scritto in modo che gli uditori o i lettori potessero coglierlo sotto una parola che dice l'opposto di ciò ch'egli intende. Ora, questi panegirici furono scritti nella luna di miele della conciliazione di Giuliano con Costanzo, il primo, probabilmente durante il suo soggiorno a Milano, il secondo, in Gallia, alla vigilia di una delle sue prime campagne. Giuliano aveva accettata la sua nuova posizione che faceva di lui il secondo personaggio dell'impero. Ciò posto, egli doveva ragionevolmente desiderare di consolidar la sua base e di guadagnarsi sempre più il favore dell'imperatore, o, almeno, di dissipare i sospetti che ancora potevano nascondersi nell'animo suo. Quale leggerezza sarebbe mai stata la sua, se, proprio nel momento in cui riceveva da Costanzo l'ufficio di Cesare, e lo teneva in suo nome, egli lo avesse offeso con le punzecchiature di una trasparente ironia! I due panegirici sono scritti, e in parte sono giustificabili, per lo scopo di sradicare la diffidenza che la coscienza delle proprie perverse azioni doveva destare in Costanzo. Il punto più delicato, nei reciproci rapporti fra i due cugini, doveva essere il ricordo della strage perpetrata da Costanzo, alla morte di Costantino, del padre e dei parenti di Giuliano. Ebbene, nel suo primo discorso, questi prende nettamente posizione, ripetendo in proprio nome la scusa sotto cui Costanzo attenuava il delitto. Giuliano parla dei saggi provvedimenti presi da Costanzo nell'assumere l'impero, e poi soggiunge questa frase: «se non che, forzato dalle circostanze, contro tua volontà non impedisti agli altri di commettere degli eccessi. — πλήν εἴ που βιασθεὶς ὑπὸ τῶν καιρῶν ἄκων ἑτέρους ἐξαμαρτανεῖν οὐ διεκώλυσας» (Iulian., 19). Come dimostrammo nella nostra trattazione, questa scusa non scusava affatto Costanzo, ma, in ogni modo, gli dava la scappatoia per la quale sfuggire al biasimo, gittando sugli altri la responsabilità del misfatto. Questa spiegazione era ufficialmente ammessa, era una specie di dogma che, alla corte di Costanzo, bisognava accettare ad occhi chiusi. Giuliano, come lo dice nel manifesto agli Ateniesi, non ci credeva affatto. Ma ciò non toglie che la sua dichiarazione, al momento in cui l'ha fatta, dovesse essere considerata come una garanzia ch'egli dimenticava il passato, e deponeva ogni pensiero di vendetta, ogni sentimento di collera e d'orrore. Compiuto questo passo, che per Giuliano doveva essere il più difficile e ripugnante, al riconoscimento ipocrita della virtù di Costanzo, egli entrava, a vele spiegate e senza ostacoli, nelle acque della retorica adulatrice del suo tempo, e riempiva lo schema del panegirico ufficiale con una materia che, meno che per qualche punto del secondo panegirico, si trovava giàconfezionatanei magazzeni retorici della scuola.Ma, se egli non era sincero, voleva esser creduto tale, e, pertanto, l'intenzione ironica, a mio parere, deve essere esclusa dai suoi discorsi. Fino alla battaglia di Strasburgo, Giuliano credette di poter vivere in un pacifico componimento con Costanzo. E, dal canto suo, cercava d'infondere nell'animo del cugino la fiducia in lui e nell'opera sua e coi fatti e con le parole. Certo, Giuliano, nei suoi scritti posteriori vuole farci credere che, fino dal primo giorno, mentre egli passava trionfante, nel cocchio imperiale, per le vie di Milano, egli aveva il presentimento della verità e la certezza del tradimento di Costanzo. Ma noi non dobbiamo prendere alla lettera tutto ciò che l'abile polemista dice in sua difesa. E, d'altronde, dobbiamo fare una larga parte agli effetti della prospettiva storica, la quale diminuisce le distanze e ci fa vedere in iscorcio degli avvenimenti che, nella realtà, si distendono su di una lunga via. Credo, pertanto, di poter concludere che i due panegirici, sono stati scritti da Giuliano, nell'intento reale di far cosa grata a Costanzo, e rispecchiano un momento determinato della vita del nostro eroe.[381]Iulian., 109.[382]Iulian., 421, 19.[383]Idem, 423, 10 sg.[384]Iulian., 431, 8 sg.[385]Io dissi più su (pag. [pg 121]_) come, fra i pagani, corresse la voce, riportata da Zosimo, che Costantino si fosse piegato in favore del Cristianesimo, perchè assicurato che questa religione aveva la facoltà di lavare le colpe commesse da un uomo. E nessuno avrebbe avuto maggior bisogno di Costantino di quel lavacro. Dissi anche che quella voce non poteva essere che leggendaria. Difatti Costantino ha perpetrato i suoi maggiori delitti domestici, l'uccisione della moglie Fausta, del figlio Crispo, del nipotino Liciniano, molti anni dopo l'editto di Milano, e, d'altra parte, desiderava così poco il lavacro purificatore, che ha ritardato fin sul letto di morte a chiedere il battesimo. Però è impossibile non riconoscere, nelle parole di Giuliano un'allusione a quella voce, e bisogna dunque concludere che, presso i Pagani contemporanei, essa fosse la spiegazione corrente della conversione di Costantino.[386]Socrat., 205. —Sozom., 565.[387]Iulian., 328, 1 sg.[388]Iulian., 335, 12 sg.[389]Iulian., 337, 12 sg.[390]Iulian., 340, 20 sg.[391]Iulian., 342, 7 sg.[392]Pag. [pg 214]_.[393]Iulian., 362, 26. — διὰ τὴν ἁρετὴν εὐθέως αυτῷ γέγονεν ὕποπτος.[394]Zosimo, 206, 6.[395]Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.[396]Iulian., 312, 7 sg.[397]Iulian., 313, 1 sg.[398]Iulian., 315, 4 sg.[399]Idem, 322, 5 sg.[400]Iulian., 326, 8 sg.[401]Amm. Marcell., I, 273, 1 sg.[402]Liban., 574, 5 sg.[403]Veramente l'autenticità loro è posta in dubbio dallo Zeller (680), perchè sulla fede di Eunapio (21) si afferma che Giamblico morisse vivente ancora Costantino, e, quindi, prima che Giuliano potesse conoscerlo. Ma Eunapio è uno storico tanto infelice e confuso che siamo autorizzati a dubitare dell'esattezza delle sue notizie. E, d'altra parte, non si comprende quale interesse potesse trovare un falsario ad inventare delle lettere di Giuliano a Giamblico, una volta avvenuta la catastrofe di Giuliano e cancellata ogni traccia del suo tentativo. D'altronde, quelle lettere, di cui or vedremo qualche saggio, portano così chiara l'impronta dello stile di Giuliano che a noi pare non si possa negarne l'autenticità. Forse non erano dirette a Giamblico, ma a qualche altro dei capi del movimento neoplatonico, a Massimo od a Crisanzio. Ma, non portando intestazione, un copista, di molto posteriore all'epoca, ingannato dall'iperbole delle lodi, vi metteva, di sua iniziativa, l'indirizzo al maestro sommo della scuola a cui Giuliano si vantava d'appartenere, alterando qua e là il testo, ed inserendo notizie, sopratutto nella lettera 40ª, che non rispondono ai fatti della vita di Giuliano.[404]Iulian., 540, 16 sg.[405]Iulian., 578, 21 sg.[406]Iulian., 482, 21 sg.[407]Idem, 494, 1 sg.[408]Iulian., 537, 4 sg.[409]Idem, 498, 10 sg.[410]Iulian., 532, 10 sg.[411]Il Basilio, a cui è diretta la lettera che abbiamo riprodotta, non può evidentemente essere Basilio il Grande, il vescovo di Cesarea, il compagno dei due Gregori nella lotta per l'unità della dottrina ortodossa. È vero che Basilio era stato compagno di Giuliano, insieme a Gregorio di Nazianzo, sui banchi della scuola d'Atene. Ma è chiaro che Giuliano non avrebbe mai potuto rivolgersi, in termini tanto amichevoli, ad uno dei più forti campioni del Cristianesimo e chiamarlo a consiglio presso di sè, senza dire poi che, in questa lettera, si parla di un giovane abituato all'ambiente cortigiano, indicazione che in nessun modo si potrebbe applicare a Basilio. Pertanto, questa lettera, indubbiamente autentica, è non meno indubbiamente diretta a tutt'altro Basilio che al Basilio cristiano.Ma nell'epistolario giulianeo si trova un'altra lettera (pagina 596), la quale, invece, è indubbiamente diretta al Basilio cristiano, ma essa è, non meno indubbiamente apocrifa. La goffa presunzione a cui s'ispira questa lettera, che pare scritta da un volgare millantatore, non può attribuirsi a Giuliano di cui conosciamo la spiritosa modestia. Vi si odora tosto il falsario che scrive ad avvenimenti compiuti. Giuliano descrive in questa lettera, con gonfia iperbole, la grandezza della sua potenza, riconosciuta da tutti i popoli della terra, e disprezzata dal solo Basilio. Per punire costui del suo contegno ostile, gli impone di portargli un enorme contributo in danaro, di cui ha bisogno per l'imminente spedizione di Persia, e minaccia la distruzione di Cesarea, nel caso che il vescovo avesse l'audacia di disobbedirgli. Il contenuto e lo stile della lettera basterebbero a dimostrarne il carattere apocrifo. Ma la prova più evidente è data dalla chiusa, nella quale il falsario adopera a sproposito una notizia di Sozomene. Narra costui che Apollinare di Siria, un letterato cristiano, autore di traduzioni bibliche in versi greci, e di operette morali, fatte sullo stampo dei modelli classici, aveva scritto un trattato contro gli errori filosofici professati da Giuliano e dai suoi maestri. Giuliano, dice Sozomene, letto il trattato, avrebbe risposto ai vescovi che glielo avevano mandato con queste tre parole — Lessi, compresi, condannai. — E i vescovi gli avrebbero, a loro volta, risposto — Leggesti, ma non comprendesti, perchè, se avessi compreso, non avresti condannato. — E Sozomene aggiunge che questa risposta fu da alcuni attribuita a Basilio (Sozomene 507). Ora, il falsario che ha inventata la lettera di Giuliano, vi ha appiccicate, come chiusa, le tre parole scritte dall'imperatore, in risposta al trattato di Apollinare, parole che lì sono affatto fuori di proposito, ed anzi riuscirebbero incomprensibili.[412]Iulian., 549, 18 sg.[413]Iulian., 521, 11 sg.[414]Pag. [pg 71]_.[415]Iulian., 496, 15 sg.[416]Koch., Kaiser Iulian.449.[417]Pag. [pg 283]_.[418]Iulian., 487, 11 sg.[419]Iulian., 351, 20 sg.[420]Amm. Marcell., I, 263.[421]Liban., I, 569, 9 sg.[422]Liban., I, 570, 11 sg.[423]Pag. [pg 37]_ e sg.[424]Fra i moderni, il solo Anatole France, per quello che io so, afferma la realtà dell'amore fra Giuliano ed Eusebia.La nature du sentiment qui unissait Eusébie et Julien n'est guère douteuse... Tel qu'il etait, Eusébie l'aime(Vie littéraire, 4, 252). — Lo spiritoso critico francese, quando scriveva quelle parole, non conosceva ancora il busto d'Acerenza. Se l'avesse conosciuto, avrebbe, forse, trovata nella prestante vigoria della figura di Giuliano, una ragione di più per credere nell'amore della bella imperatrice per lo sventurato cugino.[425]Pag. [pg 37]_, sg.[426]Pag. [pg 44]_, sg.[427]Iulian., 140, 5 sg.[428]Idem, 154, 16 sg.[429]Pag. [pg 41]_.[430]Amm. Marc., I., 240.[431]Iulian., 159, 1.[432]Zosimo, 150, 1. sg.[433]Pag. [pg 76]_.[434]Amm. Marcell., I, 94.[435]Iulian., 366, 3 sg.[436]Barnaba, 1, 6 — τρία οῦν δόγματα εστιν κυρίοu, έλπίς, δικαιοσύνη, αγάπη.[437]Barnaba, 18-21.[438]Minucio F., 32, 3.[439]Si veda, su questo punto, il recentissimo studio di Carl Schmidt,Plotin's Stellung zum Gnosticismus, 1901.
[1]A travers l'Apulie et la LucanieparF. Lenormant, Vol. I, pag. 271 e seg.[2]Liban., edit. Reiske, I vol. 580, 15.[3]Dissifinora, perchè un libro di Paul Allard:Julien l'Apostat, 1899, di cui è uscito un primo volume, pare voglia colmare la lacuna. Ma la grande difficoltà che si incontra nel parlar di Giuliano è quella di serbarsi assolutamente imparziale. Se lo storico è un credente appassionato, non può non guardare con una preconcetta antipatia, più o meno celata, quest'audace ribelle, prostrato dalla maledizione della Chiesa; se lo storico è un libero pensatore, è trascinato a nascondere a sè stesso i gravi difetti e gli errori del suo eroe. E non mi pare che l'Allard, per quanto critico dotto e sereno, sia affatto esente da quel pregiudizio di antipatia che a lui viene dal punto di vista ortodosso da cui guarda e scrive.[4]Juliani Imp. librorum contra Christ. quæ supersunt.Lipsia, 1880.[5]Julien l'apostat et sa philosophie.Paris, 1877.[6]Flavius Claudius Julianius nach der Quellen.Gotha, 1896.[7]Kaiser Julian. Seine Iugend und Kriegsthaten.1900.[8]Kaiser Julians religiose und philosophisce uberzeugung.1899.[9]La fin du paganisme.Paris, 1894.[10]Real-Encyklopedie: Julian der Kaiser.Leipzig, 1880.[11]Geschichte der Reaction Kaiser Julians.Jena, 1877.[12]Il mio libro era già stampato, quando io venni a conoscenza di uno studio di Alice Gardner:Iulian philosopher and emperor, London 1899. — È uno studio di piacevole lettura, elegantemente composto, che esaurisce, riassumendola, tutta l'azione di Giuliano, e che rivela un senso giusto ed acuto del valore delle varie fonti.[13]Görres,Die verwandten morde Costantin's des grossen. — Zeits. für wissens. Theol. 1887.[14]Iuliani imp. quæ supersunt— recensuit Hertlein, pag. 349, 10 sg.[15]Libanii orationes— recensuit Reiske, Vol. I, 524, 19 sg.[16]Amm. Marcell. libri qui supersunt— recensuit Gardthausen, Vol. I, 285, 12. Per verità dalla frase di Ammiano risulterebbe che Giuliano fu educato da Eusebio in Nicomedia. Ma, siccome Eusebio, nel 338 o 339, passava dalla sede di Nicomedia a quella di Costantinopoli, bisognerebbe ammettere che il vescovo ha educato ed istruito Giuliano negli anni della sua infanzia, cosa poco verosimile. È, invece, naturale che l'arianeggiante Eusebio, venuto a Costantinopoli, come uomo di fiducia di Costanzo, fosse incaricato dell'educazione del principe giovanetto. Probabilmente, Ammiano, sapendo che Eusebio era stato educatore di Giuliano, con la solita inesattezza degli scrittori antichi, ha confuso il soggiorno, fatto da Giuliano, assai più tardi in Nicomedia, con un supposto soggiorno anteriore, che non è provato da nessun altro documento, e che è, in fondo, già dimostrato impossibile dallo stesso Ammiano, quando dice che Giuliano, ritornando imperatore a Nicomedia, ritrovò le antiche conoscenze da lui fatte durante la sua educazione sotto Eusebio. Quali conoscenze poteva aver avute un bambino non ancora settenne?[17]Iulian., 454, 15.[18]βέλτιστος σωφροσύνης φὐλαξ (Lib. I, 525, 13).[19]Mi pare evidente che Giuliano qui non parli più di Mardonio, ma di altra persona che era nota agli Antiochesi. Ma chi era questo vecchio? Probabilmente Giuliano allude a qualcuno dei suoi maestri di Nicomedia, e la posizione eminente in cui pare si trovi il vecchio fa pensare a Massimo.[20]Iulian., 452, 16 sg.[21]Amm. Marcell., Vol. I, 271, 4 sg.[22]Sozomeni hist.— illustravit Valesius, 483.[23]Iulian., 350, 2 sg.[24]Gregorii Nazianz. opera — Parisiis, 1630, orat. 3, 58.[25]κρύπτων εν επιεικείας πλάσματι το κακοήθες. 59.[26]πρωφάσει δῆθεν ὤς τὁν ἢττω γυμνάζων λόγον, τὸ δε ὀντως γυμνασίᾳ κατα τῆς αληθείας 61.[27]Iulian., 488, 16.[28]Geschichte der Reaction Kaiser Julians, 32.[29]Gregor. Naz., Orat. 3, 62.[30]Socratis hist., illustr. Valesius, 151.[31]Liban., I, 526, 9 sg.[32]Idem, 1, 527, 10 sg.[33]Liban., I, 159, 2 sg.[34]Eunapii ritas sophistarumrecensuit Boissonade, 50.[35]Iulian., 351, 18 sg.[36]Amm. Marcell., Vol. I, 43, 3.[37]Iulian., 351, 27 sg.[38]Amm. Marcell., 1, 47, 3.[39]Iulian., 353, 10 sg.[40]Iulian., 152, 2 sg.[41]Idem, 352, 10 sg.[42]Idem, 152, 11 sg.[43]Liban., I, 532, 4 sg.[44]Gregor. Naz., orat. IV, 121-22.[45]Amm. Marcell., Vol. I, 49.[46]Idem, Vol. I, 59.[47]Idem, Vol. I, 64. —Iulian., 352, 24 sg.[48]Iulian., 354, 13 sg. ἡγήσατο γὰρ ἁπανταχοῦ μοι και παρέστησεν απανταχόδεν τοὺς φύλακας ἐξ Ηλίου και Σελήνης αγγέλους λαβοῦσα.[49]Iulian., 353, 26 sg.[50]Idem, 355, 3.[51]Iulian., 355, 14 sg.[52]Amm. Marcell., 64.[53]Liban., I, 378-79.[54]Amm. Marcell., I, 67.[55]Iulian., 159, 4 sg.[56]Idem, 158, 8 sg.[57]Eunapio ci dà il nome di questi due. Il servo fedele era Evemero, il medico Oribasio.Eunap.54.[58]Iulian., 357, 2 sg.[59]Kock,Kaiser Julian. —Allard,Julien l'Apostat.[60]Amm. Marcell., Vol. I, 67, 29.[61]Amm. Marcell., I, 77, 14 sg.[62]Amm. Marcell., I, 82, 5 sg. II, 40, 2.[63]Idem, I, 80, 6 sg.[64]Idem, I, 100, 25 sg.[65]Iulian., 359, 1.[66]Amm. Marcell.I, 95, 7 sg.[67]Idem, I, 96, 13 sg.[68]Liban., I, 539, 5 sg.[69]Amm. Marcell., I, 98, 11.[70]Idem, I, 102, 23 sg.[71]Ammiano, che non prese parte alla campagna della Gallia, ci dà una descrizione così dettagliata della battaglia di Strasburgo, da non lasciar dubbio ch'egli adoperava la fonte di un testimonio oculare. Ora, da due frammenti di Eunapio ed anche, forse, da un passo di Zosimo (3, 2, 8), si può dedurre che doveva esistere una narrazione, scritta da Giuliano stesso, e, forse non solo di questa battaglia, ma anche di una parte almeno della sua campagna contro i barbari. Del resto anche il medico Oribasio, che era al fianco di Giuliano, aveva lasciato delle memorie di ciò che aveva veduto, υπομνήματα di cui Zosimo fece uso.[72]Amm. Marcell., I, 110, 25 sg.[73]Idem, I, 115, 5 sg.[74]Amm. Marcell., I, 116, 12 sg.[75]Costui era Sallustio.[76]Liban.I, 549, 18 sg.[77]Amm. Marcell., I, 129, 21 sg.[78]In questa campagna contro i barbari renani è interessante il racconto di Zosimo (3, 7) da cui risulta che Giuliano seppe approfittare dell'aiuto offertogli da un brigante famoso, di nome Carietto, episodio curioso di cui tacciono Giuliano ed Ammiano, forse, per non attenuare lo splendore eroico delle gesta cesaree. Questo Carietto fu poi aggregato regolarmente all'esercito romano (Amm. II, 94, 9).[79]Iulian., 360, 10 sg.[80]Amm. Marcell., I, 201, 15 sg.[81]Amm. Marcell., I, 203, 15 sg.[82]Idem, I, 204, 4 sg.[83]Amm. Marcell., I, 208, 10 sg.[84]Iulian., 363, 26 sg.[85]Amm. Marcell., I, 110.[86]Iulian., 494, 20 sg.[87]Eunap., 104.[88]Idem, 53.[89]Iulian., 362, 8 sg.[90]Amm. Marcell., I, 269, 6 sg.[91]Amm. Marcell., I, 198, 5 sg.[92]Idem, I, 153, 20 sg.[93]Idem, I, 217, 20 sg.[94]Amm. Marcell., I, 215, 10 sg.[95]Idem, I, 219, 15 sg.[96]Idem, I, 219, 29 sg.[97]Amm. Marcell., I, 94, 13 sg.[98]Il mistero della morte di Elena fu, dai nemici di Giuliano, adoperato contro la sua memoria, allora che il vilipenderla divenne un titolo di onore e di favori. Noi sappiamo da Libanio come un certo Elpidio, il quale aveva cercato di creare imbarazzi a Giuliano quando era nella Gallia, e di sollevargli contro l'esercito (Liban., II, 321, 10 sg.), spargesse la calunnia che Elena fosse stata avvelenata da un medico del seguito di Giuliano, per volere di Giuliano stesso. Libanio insorge, con tutta la forza della sua onesta affezione, contro la stolta menzogna, e, siccome se ne faceva propagatore, in Antiochia, un suo amico e discepolo, Policleto, egli rompe ogni relazione con lui, e non lo riceve più in casa sua (Liban., II, 316 sg.). A questo Policleto dirige un discorso per dimostrargli la stoltezza dell'accusa e l'indegnità del calunniatore Elpidio, uomo spregevole per ogni rispetto, che aveva tentato di tradire Giuliano, e da lui era stato perdonato.[99]Amm. Marcell., I, 234, 18 sg.[100]Iulian., 367, 27 sg.[101]Iulian., 369, 20 sg.[102]Liban., I, 558, 1 sg.[103]Amm. Marcell., I, 233, 12 sg.[104]Amm. Marcell., I, 286, 19 sg. —Iulian., 369, 1 sg.[105]Idem, I, 238, 12 sg.[106]Amm. Marcell., I, 239, 1 sg.[107]Idem, I, 243, 23 sg.[108]Iulian., 268, 10.[109]Liban., I, 388, 8 sg.[110]Idem, I, 417, 2 sg.[111]Amm. Marcell., I, 244, 8 sg.[112]Amm. Marcell., I, 246, 10 sg.[113]Idem, I, 247, 12 sg.[114]Liban., I, 415, 18 sg.[115]Amm. Marcell., I, 252, 15 sg.[116]Idem, I, 255, 13 sg.[117]Amm. Marcell., I, 258, 13.[118]Amm. Marcell., I, 266, 23 sg.[119]Amm. Marcell., I, 222, 5 sg.[120]Idem, I, 268, 21.[121]Liban., I, 573 sg.[122]Liban., I, 573, 10 sg.[123]Amm. Marcell., I, 269, 13 sg.[124]Liban., I, 565, 12 sg.[125]Socrate, lo storico ecclesiastico, parlando dell'epurazione fatta da Giuliano coll'espellere dalla reggia le turbe di cuochi, di barbieri, di eunuchi, di parassiti d'ogni genere, nota come pochi lodassero tali atti del giovane imperatore, mentre i più li biasimavano, perchè col diminuire la magnificenza della reggia, diminuiva insieme il prestigio dell'impero, ed aggiunge un'acuta osservazione; un imperatore, egli dice, può fare il filosofo, però con temperanza e misura, ma il filosofo che vuole far l'imperatore, passa il segno e cade negli spropositi. (Socrat.139).[126]Amm. Marcell., I, 271, 4 sg.[127]Amm. Marcell., I, 273, 11 sg.[128]Zosimi Historiae— recensuit Reitemeier, pag. 151.[129]Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.[130]Liban., I, 593, 5 sg.[131]Liban., I, 577, 7 sg.[132]Iulian., 516, 4.[133]Amm. Marcell., I, 311, 14.[134]Zosimo, 228, 1 sg.[135]Amm. Marcell., I, 312, 20 sg.Zosimo, 229, 1 sg.[136]Amm. Marcell., I, 319, 1 sg.[137]Zosimo, 226-264.[138]Amm. Marcell., II, 11, 22 sg. —Zosimo, 243, 7 sg. —Liban., I, 597-98.[139]Amm. Marcell., II, 12, 33 sg. —Zosimo, 245, 1 sg.[140]Liban., 604, 10 sg.[141]Amm. Marcell., II, 22, 15 sg. —Zosimo, 255-58.[142]Amm. Marcell., II, 25, 22 sg. —Zosimo, 258.[143]Liban., I, 610, 3. ἔτεινε τον λογισμὸν πρὸς τοὺς Ινδῶν ποταμούς.[144]Idem, II, 610, 10.[145]Gregor. Naz., 115, D.[146]Amm. Marcell., II, 26, 5.[147]Amm. Marcell., II, 27, 17 sg.[148]Idem, II, 31, 13 sg. —Zosimo, 261.[149]Amm. Marcell., II, 33, 15 sg.[150]Amm. Marcell., II, 47, 20.[151]Liban., I, 612, 10 sg.[152]οῖς ην ἑν σπουδῆ τὸν ἄνδρα αποθάνειν. —Liban., II, 32, 1 sg.[153]ων τιμωμένον απεπνίγοντο. —Liban., II, 48, 1 sg.[154]Και νυν ῆσαν οὶ ὲν γονίαις λέγοντες ὃπως ἃπαν τὸ δρᾶμα συνετέθη.[155]Sozomen., 517.[156]Amm. Marcell., II, 37, 19 sg.[157]Liban., 614, 10 sg.[158]Zosimo, 150.[159]Sozom., 331.[160]Liban., II, 161. — ηγησάμενος αύτῳ λνσιτέλειν ἕτερόν τινα νομίζειν θεὸν.[161]Sozom., 432.[162]κόσμος αισθητός.[163]κόσμος νοητός.[164]Euseb. histor.recognovit Schwegler, 219.[165]Euseb., 277, 20 sg.[166]Euseb., 342, 10 sg. — τοῖς ιεροῖς μαθήμασι συγκεκροτημένος.[167]Socrate, 8. — φιλοτιμότερον περὶ τῆς αγίας τρίαδος, εν τριάδι μονἀδα εῖναι φιλοσοφῶν, ἑθεολόγεί.[168]Socrate, 9. — τοῖς αγαπητοῖς καὶ τιμιωτάτοις συλλειτουργοῖς τοῖς απανταχου της καθολικῆς εκκλησίας.[169]Socrate, 12. —Sozom., 348.[170]Socrate, 13.[171]Socrate, 19.[172]Sozom., 357.[173]Socrate, 36.[174]Idem, 50.[175]Idem, 62.[176]Amm. Marcell., I, 271, 15.[177]Socrate, 88.[178]Idem, 89.[179]ὅμοιον λέγομεν υιὸν τῳ πάτρι ως λέγουριν αι θεῖαι γράφαι και διδάσκουσι. —Socrate, 126.[180]Gummerus,Die homöusianische partei, 1900.[181]Confess., 8, 2 sg.[182]Müller,Kirchengeschichte, p. 206.[183]Amm. Marcell., II, 100.[184]Müller,Kirchengeschichte, 199 sg. —Harnack,Dogmengeschichte, II, 413 sg. —Hatch,Griechentum und Christentum. —Marignan,La foi chrétienne.[185]Confess.— Lib. 8.º[186]Allard,Julien l'Apostat, 329.[187]Negri,Meditazioni vagabonde, 439.[188]Queste notizie son date da Porfirio, in un brano del suo Trattato contro i Cristiani, riprodotto da Eusebio (Lib. 6, cap. 19). Quest'ultimo confuta, in parte, Porfirio, sostenendo che Ammonio è sempre rimasto cristiano. I critici moderni (Zeller. 3, 450, 459) dimostrano erronea la confutazione di Eusebio, ma, da parte loro, pongono in dubbio la relazione di Origene con Ammonio, e credono possibile un equivoco fra l'Origene cristiano ed un altro Origene, pure scolaro di Plotino. Ma la testimonianza di Porfirio a me pare fortissima. Porfirio era quasi contemporaneo di quei personaggi, ed egli aveva le sue notizie dalla fonte diretta di Plotino, che aveva vissuto nella scuola di Ammonio.[189]φήσας πειρᾶσθαι τὸ εν ημῖν θεῖον ανάγειν πρὸς τὸ εν τῷ παντὶ θεῖον, αφῆκε τὸ πνεῦμα.[190]Eunap., 10-19.[191]Zeller,Die Philosophie der Griechen. — 3º v., 678 sg. —Ritter et Preller,Historia philosophiæ græcæ. — 546 sg.[192]Eunap., 27.[193]Eunap., 49.[194]έκεῖθεν ρύδην εμφοροῦ σοφίας απὰσης καὶ μαθημάτων.[195]Eunap., 50 sg.[196]Eunap., 63. —Amm. Marcell., II, 170.[197]Iulian., 304, 21 sg.[198]Eunap., 59.[199]66. — αρμονὶαν τὶνα και επιμέλειαν πρὸς τὸ ανθρώπειον εμφυτεύων τοῖς μαθηταῖς.[200]67. — γελῶν τὴν ανθρωπίνην ἀσθένειαν.[201]Eunap., 109.[202]Eunap., 111.[203]Eunap., 104. — ό δὲ τοσοῦτον ἐπλεονέκτει ταῖς αλλαις ἀρεταῖς, ὥστε καὶ βασιλέα τόν Ιουλιανὸν απἐδειξε.[204]Zeller, V. 3, 734 sg.[205]Iulian., 565.[206]Iulian., 204, 4 sg.[207]Iulian., 168-69.[208]τρίτος ὄ φαινόμενος οὑτοσὶ δίσκος ἐναργῶς αῖτιός ἐστι τοῖς αἰσθητοῖς τῆς σωτηρίας.Iulian., 172, 19 sg.[209]τὸ φῶς οὐκ εἶδός ὲστιν άσώματόν τι και θεῖον τοῦ κατ ἐνέργειαν διαφανοῦς.Idem, 173, 1.[210]S. Giovanni, 1, 4-9.[211]ύπεκτίθεσθαι τὸν τόκον.[212]Iulian., 188, 5 sg.[213]Iulian., 203, 4 sg; 205, 5 sg.[214]Iulian., 207, 5 sg.[215]λείπεται δὴ λοιπὸν ὰύλους αἰτίας ζητειν ενεργείᾳ προτεταγμένας τῶν ἐνὺλων.[216]Iulian., 212, 19 sg.[217]Iulian., 215. 5 sg.[218]Iulian., 217, 8 sg.[219]Idem, 219, 13 sg.[220]Iulian., 220, 8 sg.[221]Iulian., 232, 13 sg.[222]Iulian., 564.[223]Iulian., 290, 7 sg.[224]Iulian., 284, 19 sg.[225]Idem, 280, 1 sg.[226]Idem, 280, 15 sg.[227]Iulian., 303, 3 sg.[228]Iulian., 296, 2 sg.[229]Tertull.,De Carne Chr., 5, 898.[230]Liban., I, 581, 17 sg.[231]Neumann.— Iulian, Libr. contra Christ. quæ supersunt, 163.[232]Neumann, 177, 7 sg.[233]Neumann, 179.[234]Intende il dio ucciso e sepolto.[235]Neumann, 199.[236]Idem, 208.[237]Neumann, 213.[238]Neumann, 216 sg.[239]Neumann, 221 sg.[240]Neumann, 225.[241]Idem, 228 sg.[242]Neumann, 232. τὴν δὲ ὰλήθειαν ουκ ἔνεστιν ιδεῖν έκ ψιλοῦ ρήματος, αλλὰ χρή τι καὶ παρακολυυθῆσαι τοῖς λόγοις εναργὲς σημεῖον, ὄ πιστώσεται γενόμενον την εις τὸ μέλλον πεποιημένην προαγόρευσιν.[243]Un piccolo brano del trattato di Giuliano, non compreso fra quelli confutati da Cirillo, venne testè pubblicato da due eruditi del Belgio, i signori Bidez e Cumont, in un loro saggio —Sur le tradition manuscrite des lettres de Julien— il quale dovrebbe essere l'introduzione di una desiderata edizione veramente critica delle lettere dell'Imperatore. Quel brano trovasi in un frammento di una confutazione che Areta, vescovo di Cesarea, nel 10º secolo, avrebbe scritto del trattato di Giuliano, frammento scoperto in una biblioteca di Mosca. Con questo testo ilNeumann(Theol. Liter. Zeitung, 1899) è riuscito a ricomporre il passo genuino di Giuliano, che probabilmente apparteneva al secondo libro del trattato giulianeo. Il breve passo è interessante come prova della sottigliezza del polemista, il quale, ricordando l'affermazione del Vangelo di Giovanni che il logos è venuto a toglier via dal mondo il peccato, e mettendola in faccia al disordine ed alle discordie di cui era stato causa l'introduzione del Cristianesimo, disordine e discordie già previste dai Vangeli sinottici, tende a ferire la dottrina della divinità del logos, ad a porre in contraddizione il quarto Vangelo coi tre primi.[244]T. Keim,Celsus wahres wort— 1893.[245]Keim, 63.[246]Keim, 39, «Τοσοῦτον ποιεῖ ὴ πίστις οποία δὴ προκατασχοῦσα».[247]Iulian., 371-392.[248]Idem, 552-555.[249]Idem, 585-588.[250]Iulian., 374. φαίην δ’ἅν, εἰ καὶ παράδοξον είπεῖν, ὅτι και τοῖς πολεμίοις ἐσθῆτος και τρυφῆς ὄσιον ὰν εἵν μεταδιδόναι. Τῷ γὰρ ανθρωπίυῳ και ού τῷ τρόπω δίδομεν.[251]Neumann, 191.[252]Iulian., 277.[253]Iulian., 375. ἄνθρωπος γαρ ανθρώπῳ και εκὼν και ἂκων πᾶς έστι συγγενής.[254]Idem, 377.[255]Iulian., 359 sg.[256]Idem, 385 sg.[257]Iulian., 388 sg.[258]Idem, 390.[259]Iulian., 391.[260]Iulian., 512.[261]Iulian., 552 sg.[262]ώς πρῶτον αὺτοκράτωρ ἄκων έγενόμην ἱσασιν οὶ θεοι.[263]Iulian., 356, 19 sg.[264]Ammian. Marcell., I, 271, 8 sg.[265]Amm. Marcell., I, 271, 15.[266]Gregor., orat. 3ª, 72-74.[267]Socrat., 151.[268]Socrate, 153.[269]«διωγμὸν δὲ λεγω οπωσοῦν ταράττειν τοὺς ῄσυχάζοντας».[270]Sozom., 488.[271]Liban., I, 562, 10.[272]κᾲν ὴ χείρ θυη, μέμφεται ὴ γνώμη.[273]ἔστι σκιαγραφία τις μετάβολῆς, οὖ μετάστασις δὁξης.[274]Liban., I, 562, 23 sg.[275]Idem, I, 565, 3.[276]Ammian. Marcell., I, 269, 13 sg.[277]Idem, I, 267, 7 sg.[278]Iulian., 503.[279]Iulian., 503, 10 seg.[280]Amm. Marcell., I, 271, 17 sg.[281]Iulian., 559, 18 sg.[282]Iulian., 485, 14 sg.[283]Iulian., 562, 5 sg.[284]Amm. Marcell., I, 289, 28 sg.[285]Iulian., 488.[286]Sozom., 492 sg.[287]Idem, 487 sg. —Gregor., 91.[288]Vedansi, insieme a questa, le leggi contenute nelCodice Teodosiano, sotto il titolode paganis, sacrificiis et templis. —Liban., II, 148 sg.[289]Liban., II, 153.[290]οί σωφρονίσται.[291]Liban., II, 164, 2 sg. È interessante il vedere come il giudizio di Libanio sull'opera rapace del clero e dei monaci si accordi con quello di Zosimo il quale dice che costoro «col pretesto di dar tutto ai poveri hanno impoverito tutti» (449). Chi fossero i σωφρονίσται è chiarito da una legge di Teodosio del 392. Sono queidefensorese queicurialesai quali l'imperatore commette la cura di vegliare all'osservanza del suo divieto d'ogni culto pagano, e di deferire ai giudici i trasgressori. Il discorso di Libanio è rimasto senza effetto, anzi ebbe un risultato opposto a quello che egli ne sperava. Infatti, mentre dalla sua parola appare che, se eran vietati i sacrifici, non lo era il rito dell'incensamento, la legge del 392, posteriore al discorso lo vieta esplicitamente, e minaccia la confisca di tutti i luoghi dove l'incenso avesse fumato:«omnia loca quae turis constiterit vapore fumasse fisco nostro adsocianda censemus».[292]Liban., II, 178.[293]Idem, 194, 10 sg.[294]Liban., 202, 10 sg.[295]Sozom., 508; ῳ γαρ διατρίρη έκτος έρωμένης ἐν Δὰφνῇ ετΰγχανεν, ηλΐθιος τε και ἄχαρις εδόκει.[296]Iulian., 466, 1 sg.[297]Sozom., 511.[298]Iulian., 522.[299]Socrat., 108.[300]Iulian., 547.[301]η το μεν κάλλος ου συνεχώρει υπονοεῖσθαι ενθάδε διάγειν τον ιερέα.[302]και ὄσα φὑσις υπομένειν βιάζεται εν ταῖς κατεπειγόυσαις χρείαις.[303]Sozom., 489[304]Iulian., 514.[305]Iulian., 484.[306]Iulian., 556.[307]Socrat., 152. —Sozom., 500.[308]Pag. [pg 281]_.«Agli abitanti di Bostra».[309]Iulian., 559 sg. —Sozom., 501.[310]Pag. [pg 281]_.[311]Euseb., 375.[312]Amm. Marcell., I, 263.[313]Sievers—Das leben des Libanius.Boissier—La fin du Paganisme.[314]Gregor., orat. 3, 97.[315]Socrat., 151[316]Amm. Marcell., I. 289.[317]Iulian., 544 sg.[318]Iulian., 484.[319]Iulian., 555.[320]Idem, 515.[321]οὐκ ὲλήφθη τῆ νὁσῳ.[322]Liban., 249.[323]Iulian., 603.[324]Amm. Marcell., I, 287, 3 sg.[325]Iulian., 433, sg.[326]Non si dimentichi che Giuliano, per artifizio d'ironia, ripete, quasi confermandoli, gli scherzi dei suoi denigratori.[327]Iulian., 440, 10 sg.[328]Qui Giuliano deride il culto dei sepolcri dei martiri, praticato con fervore dai Cristiani e da lui considerato come ridicola superstizione.[329]Iulian., 433, 15 sg.[330]Iulian., 449, 3 sg.[331]Pag. [pg 24]_.[332]Iulian., 458, 10 sg.[333]S'intendono gli altari cristiani. Si noti l'atroce insinuazione.[334]Intende per ateismo il Cristianesimo.[335]Iulian., 463, 15 sg.[336]Iulian., 467, 1 sg.[337]Iulian., 469, 12 sg.[338]Iulian., 476, 1 sg.[339]Vedi per questo episodio dei prezzi delle derrate, Libanio (επιταφ 587, 10 sg.), e Autobiogr. 85, 5.[340]Liban., I, 492, 15.[341]Liban., I, 502, 1 sg.[342]Amm. Marcell., II, 40, 29 sg.[343]L'ufficio minore è quello di Cesare, il maggiore quello di Augusto.[344]Liban., 510, 5.[345]Liban., 516, 15.[346]νομίζων άδελφὰ λόγους τε καί θεῶν ιερὰ.[347]Liban., 575, 15.[348]Liban., 579, 5.[349]Idem, 580, 10 sg.[350]Liban., 617, 5 sg.[351]Probabilmente Libanio allude a Massimo.[352]Liban., 408, 5 sg.[353]Idem, 413, 10 sg.[354]Liban., 564, 15 sg.[355]Liban., 508, 10.[356]Idem, 582, 10.[357]Amm. Marcell., II, 42, 30.[358]Gregor., 49.[359]Idem, 50. — άσοφος, ιν' οϋτως ονομάσω, σοφία.[360]Idem, 64.[361]την ὀρθὴν δὸξαν παρακίνεῖν ἔδοξεν.[362]τὸν βαλλόμενον τὴν κρηπίδα της βασιλικῆς τῳ χριστιανισμῷ δυναστείας και πίστεως[363]Gregor., 119.[364]Idem, 70 sg.[365]Gregor., 72.[366]Idem, 73.[367]και ἦν λίαν απάνθρωπον αὺτῳ τὸ φιλάνθρωπον.[368]Idem, 74.[369]Gregor., 76 sg.[370]Liban., II, 164, 5 sg.[371]Gregor., 75.[372]ινα μὴ μάρτυρας εργάσεται τοὐς ὂσον τὸ επ' αυτοῖς μάρτυρας. —Gregor., 85 sg.[373]Gregor., 102 sg.[374]Amm. Marcell., I, 288.[375]Gregor., 111. — ου γαρ εγὲνετο ποριμώτερα φύσις εκείνης εἰς κακου εύρεσιν καὶ επίνοιαν.[376]Gregor., 126.[377]Gregor., 132 sg.[378]Iulian., 277, sg.[379]ἑμοί οὐ σχολὴ τἀς μουσας ἐπὶ τοσοῦτον θεραπεύειν, ἀλλ' ὤρα λοιπὸν πρὸς ἔργον τρέπεσθαι.Iulian., 130.[380]Il prof. R. D'Alfonso, in un suo saggio sugli scritti di Giuliano di cui non venni a conoscenza se non dopo pubblicato il mio libro, saggio che, per la padronanza delle fonti e per l'acume e l'imparzialità del giudizio, è un eccellente contributo agli studii giulianei, sostiene una tesi che a me pare un poco arrischiata, la tesi, cioè, che i panegirici di Costanzo siano stati scritti da Giuliano con un'intenzione d'ironia, così che, invece d'essere l'espressione di un opportunismo deplorevole, sarebbero un attacco acerbo, per quanto velato, contro il nuovo e sempre infido protettore. Ora, che Giuliano, nel segreto del suo pensiero, non prendesse sul serio le lodi smaccate ch'egli profonde al cugino, è cosa indubitabile. Ma ciò non basta a dare al suo discorso il carattere dell'ironia. Bisognerebbe, per questo, che, avendo qualche interesse a lasciar trasparire il suo vero pensiero, avesse scritto in modo che gli uditori o i lettori potessero coglierlo sotto una parola che dice l'opposto di ciò ch'egli intende. Ora, questi panegirici furono scritti nella luna di miele della conciliazione di Giuliano con Costanzo, il primo, probabilmente durante il suo soggiorno a Milano, il secondo, in Gallia, alla vigilia di una delle sue prime campagne. Giuliano aveva accettata la sua nuova posizione che faceva di lui il secondo personaggio dell'impero. Ciò posto, egli doveva ragionevolmente desiderare di consolidar la sua base e di guadagnarsi sempre più il favore dell'imperatore, o, almeno, di dissipare i sospetti che ancora potevano nascondersi nell'animo suo. Quale leggerezza sarebbe mai stata la sua, se, proprio nel momento in cui riceveva da Costanzo l'ufficio di Cesare, e lo teneva in suo nome, egli lo avesse offeso con le punzecchiature di una trasparente ironia! I due panegirici sono scritti, e in parte sono giustificabili, per lo scopo di sradicare la diffidenza che la coscienza delle proprie perverse azioni doveva destare in Costanzo. Il punto più delicato, nei reciproci rapporti fra i due cugini, doveva essere il ricordo della strage perpetrata da Costanzo, alla morte di Costantino, del padre e dei parenti di Giuliano. Ebbene, nel suo primo discorso, questi prende nettamente posizione, ripetendo in proprio nome la scusa sotto cui Costanzo attenuava il delitto. Giuliano parla dei saggi provvedimenti presi da Costanzo nell'assumere l'impero, e poi soggiunge questa frase: «se non che, forzato dalle circostanze, contro tua volontà non impedisti agli altri di commettere degli eccessi. — πλήν εἴ που βιασθεὶς ὑπὸ τῶν καιρῶν ἄκων ἑτέρους ἐξαμαρτανεῖν οὐ διεκώλυσας» (Iulian., 19). Come dimostrammo nella nostra trattazione, questa scusa non scusava affatto Costanzo, ma, in ogni modo, gli dava la scappatoia per la quale sfuggire al biasimo, gittando sugli altri la responsabilità del misfatto. Questa spiegazione era ufficialmente ammessa, era una specie di dogma che, alla corte di Costanzo, bisognava accettare ad occhi chiusi. Giuliano, come lo dice nel manifesto agli Ateniesi, non ci credeva affatto. Ma ciò non toglie che la sua dichiarazione, al momento in cui l'ha fatta, dovesse essere considerata come una garanzia ch'egli dimenticava il passato, e deponeva ogni pensiero di vendetta, ogni sentimento di collera e d'orrore. Compiuto questo passo, che per Giuliano doveva essere il più difficile e ripugnante, al riconoscimento ipocrita della virtù di Costanzo, egli entrava, a vele spiegate e senza ostacoli, nelle acque della retorica adulatrice del suo tempo, e riempiva lo schema del panegirico ufficiale con una materia che, meno che per qualche punto del secondo panegirico, si trovava giàconfezionatanei magazzeni retorici della scuola.Ma, se egli non era sincero, voleva esser creduto tale, e, pertanto, l'intenzione ironica, a mio parere, deve essere esclusa dai suoi discorsi. Fino alla battaglia di Strasburgo, Giuliano credette di poter vivere in un pacifico componimento con Costanzo. E, dal canto suo, cercava d'infondere nell'animo del cugino la fiducia in lui e nell'opera sua e coi fatti e con le parole. Certo, Giuliano, nei suoi scritti posteriori vuole farci credere che, fino dal primo giorno, mentre egli passava trionfante, nel cocchio imperiale, per le vie di Milano, egli aveva il presentimento della verità e la certezza del tradimento di Costanzo. Ma noi non dobbiamo prendere alla lettera tutto ciò che l'abile polemista dice in sua difesa. E, d'altronde, dobbiamo fare una larga parte agli effetti della prospettiva storica, la quale diminuisce le distanze e ci fa vedere in iscorcio degli avvenimenti che, nella realtà, si distendono su di una lunga via. Credo, pertanto, di poter concludere che i due panegirici, sono stati scritti da Giuliano, nell'intento reale di far cosa grata a Costanzo, e rispecchiano un momento determinato della vita del nostro eroe.[381]Iulian., 109.[382]Iulian., 421, 19.[383]Idem, 423, 10 sg.[384]Iulian., 431, 8 sg.[385]Io dissi più su (pag. [pg 121]_) come, fra i pagani, corresse la voce, riportata da Zosimo, che Costantino si fosse piegato in favore del Cristianesimo, perchè assicurato che questa religione aveva la facoltà di lavare le colpe commesse da un uomo. E nessuno avrebbe avuto maggior bisogno di Costantino di quel lavacro. Dissi anche che quella voce non poteva essere che leggendaria. Difatti Costantino ha perpetrato i suoi maggiori delitti domestici, l'uccisione della moglie Fausta, del figlio Crispo, del nipotino Liciniano, molti anni dopo l'editto di Milano, e, d'altra parte, desiderava così poco il lavacro purificatore, che ha ritardato fin sul letto di morte a chiedere il battesimo. Però è impossibile non riconoscere, nelle parole di Giuliano un'allusione a quella voce, e bisogna dunque concludere che, presso i Pagani contemporanei, essa fosse la spiegazione corrente della conversione di Costantino.[386]Socrat., 205. —Sozom., 565.[387]Iulian., 328, 1 sg.[388]Iulian., 335, 12 sg.[389]Iulian., 337, 12 sg.[390]Iulian., 340, 20 sg.[391]Iulian., 342, 7 sg.[392]Pag. [pg 214]_.[393]Iulian., 362, 26. — διὰ τὴν ἁρετὴν εὐθέως αυτῷ γέγονεν ὕποπτος.[394]Zosimo, 206, 6.[395]Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.[396]Iulian., 312, 7 sg.[397]Iulian., 313, 1 sg.[398]Iulian., 315, 4 sg.[399]Idem, 322, 5 sg.[400]Iulian., 326, 8 sg.[401]Amm. Marcell., I, 273, 1 sg.[402]Liban., 574, 5 sg.[403]Veramente l'autenticità loro è posta in dubbio dallo Zeller (680), perchè sulla fede di Eunapio (21) si afferma che Giamblico morisse vivente ancora Costantino, e, quindi, prima che Giuliano potesse conoscerlo. Ma Eunapio è uno storico tanto infelice e confuso che siamo autorizzati a dubitare dell'esattezza delle sue notizie. E, d'altra parte, non si comprende quale interesse potesse trovare un falsario ad inventare delle lettere di Giuliano a Giamblico, una volta avvenuta la catastrofe di Giuliano e cancellata ogni traccia del suo tentativo. D'altronde, quelle lettere, di cui or vedremo qualche saggio, portano così chiara l'impronta dello stile di Giuliano che a noi pare non si possa negarne l'autenticità. Forse non erano dirette a Giamblico, ma a qualche altro dei capi del movimento neoplatonico, a Massimo od a Crisanzio. Ma, non portando intestazione, un copista, di molto posteriore all'epoca, ingannato dall'iperbole delle lodi, vi metteva, di sua iniziativa, l'indirizzo al maestro sommo della scuola a cui Giuliano si vantava d'appartenere, alterando qua e là il testo, ed inserendo notizie, sopratutto nella lettera 40ª, che non rispondono ai fatti della vita di Giuliano.[404]Iulian., 540, 16 sg.[405]Iulian., 578, 21 sg.[406]Iulian., 482, 21 sg.[407]Idem, 494, 1 sg.[408]Iulian., 537, 4 sg.[409]Idem, 498, 10 sg.[410]Iulian., 532, 10 sg.[411]Il Basilio, a cui è diretta la lettera che abbiamo riprodotta, non può evidentemente essere Basilio il Grande, il vescovo di Cesarea, il compagno dei due Gregori nella lotta per l'unità della dottrina ortodossa. È vero che Basilio era stato compagno di Giuliano, insieme a Gregorio di Nazianzo, sui banchi della scuola d'Atene. Ma è chiaro che Giuliano non avrebbe mai potuto rivolgersi, in termini tanto amichevoli, ad uno dei più forti campioni del Cristianesimo e chiamarlo a consiglio presso di sè, senza dire poi che, in questa lettera, si parla di un giovane abituato all'ambiente cortigiano, indicazione che in nessun modo si potrebbe applicare a Basilio. Pertanto, questa lettera, indubbiamente autentica, è non meno indubbiamente diretta a tutt'altro Basilio che al Basilio cristiano.Ma nell'epistolario giulianeo si trova un'altra lettera (pagina 596), la quale, invece, è indubbiamente diretta al Basilio cristiano, ma essa è, non meno indubbiamente apocrifa. La goffa presunzione a cui s'ispira questa lettera, che pare scritta da un volgare millantatore, non può attribuirsi a Giuliano di cui conosciamo la spiritosa modestia. Vi si odora tosto il falsario che scrive ad avvenimenti compiuti. Giuliano descrive in questa lettera, con gonfia iperbole, la grandezza della sua potenza, riconosciuta da tutti i popoli della terra, e disprezzata dal solo Basilio. Per punire costui del suo contegno ostile, gli impone di portargli un enorme contributo in danaro, di cui ha bisogno per l'imminente spedizione di Persia, e minaccia la distruzione di Cesarea, nel caso che il vescovo avesse l'audacia di disobbedirgli. Il contenuto e lo stile della lettera basterebbero a dimostrarne il carattere apocrifo. Ma la prova più evidente è data dalla chiusa, nella quale il falsario adopera a sproposito una notizia di Sozomene. Narra costui che Apollinare di Siria, un letterato cristiano, autore di traduzioni bibliche in versi greci, e di operette morali, fatte sullo stampo dei modelli classici, aveva scritto un trattato contro gli errori filosofici professati da Giuliano e dai suoi maestri. Giuliano, dice Sozomene, letto il trattato, avrebbe risposto ai vescovi che glielo avevano mandato con queste tre parole — Lessi, compresi, condannai. — E i vescovi gli avrebbero, a loro volta, risposto — Leggesti, ma non comprendesti, perchè, se avessi compreso, non avresti condannato. — E Sozomene aggiunge che questa risposta fu da alcuni attribuita a Basilio (Sozomene 507). Ora, il falsario che ha inventata la lettera di Giuliano, vi ha appiccicate, come chiusa, le tre parole scritte dall'imperatore, in risposta al trattato di Apollinare, parole che lì sono affatto fuori di proposito, ed anzi riuscirebbero incomprensibili.[412]Iulian., 549, 18 sg.[413]Iulian., 521, 11 sg.[414]Pag. [pg 71]_.[415]Iulian., 496, 15 sg.[416]Koch., Kaiser Iulian.449.[417]Pag. [pg 283]_.[418]Iulian., 487, 11 sg.[419]Iulian., 351, 20 sg.[420]Amm. Marcell., I, 263.[421]Liban., I, 569, 9 sg.[422]Liban., I, 570, 11 sg.[423]Pag. [pg 37]_ e sg.[424]Fra i moderni, il solo Anatole France, per quello che io so, afferma la realtà dell'amore fra Giuliano ed Eusebia.La nature du sentiment qui unissait Eusébie et Julien n'est guère douteuse... Tel qu'il etait, Eusébie l'aime(Vie littéraire, 4, 252). — Lo spiritoso critico francese, quando scriveva quelle parole, non conosceva ancora il busto d'Acerenza. Se l'avesse conosciuto, avrebbe, forse, trovata nella prestante vigoria della figura di Giuliano, una ragione di più per credere nell'amore della bella imperatrice per lo sventurato cugino.[425]Pag. [pg 37]_, sg.[426]Pag. [pg 44]_, sg.[427]Iulian., 140, 5 sg.[428]Idem, 154, 16 sg.[429]Pag. [pg 41]_.[430]Amm. Marc., I., 240.[431]Iulian., 159, 1.[432]Zosimo, 150, 1. sg.[433]Pag. [pg 76]_.[434]Amm. Marcell., I, 94.[435]Iulian., 366, 3 sg.[436]Barnaba, 1, 6 — τρία οῦν δόγματα εστιν κυρίοu, έλπίς, δικαιοσύνη, αγάπη.[437]Barnaba, 18-21.[438]Minucio F., 32, 3.[439]Si veda, su questo punto, il recentissimo studio di Carl Schmidt,Plotin's Stellung zum Gnosticismus, 1901.
A travers l'Apulie et la LucanieparF. Lenormant, Vol. I, pag. 271 e seg.
Liban., edit. Reiske, I vol. 580, 15.
Dissifinora, perchè un libro di Paul Allard:Julien l'Apostat, 1899, di cui è uscito un primo volume, pare voglia colmare la lacuna. Ma la grande difficoltà che si incontra nel parlar di Giuliano è quella di serbarsi assolutamente imparziale. Se lo storico è un credente appassionato, non può non guardare con una preconcetta antipatia, più o meno celata, quest'audace ribelle, prostrato dalla maledizione della Chiesa; se lo storico è un libero pensatore, è trascinato a nascondere a sè stesso i gravi difetti e gli errori del suo eroe. E non mi pare che l'Allard, per quanto critico dotto e sereno, sia affatto esente da quel pregiudizio di antipatia che a lui viene dal punto di vista ortodosso da cui guarda e scrive.
Juliani Imp. librorum contra Christ. quæ supersunt.Lipsia, 1880.
Julien l'apostat et sa philosophie.Paris, 1877.
Flavius Claudius Julianius nach der Quellen.Gotha, 1896.
Kaiser Julian. Seine Iugend und Kriegsthaten.1900.
Kaiser Julians religiose und philosophisce uberzeugung.1899.
La fin du paganisme.Paris, 1894.
Real-Encyklopedie: Julian der Kaiser.Leipzig, 1880.
Geschichte der Reaction Kaiser Julians.Jena, 1877.
Il mio libro era già stampato, quando io venni a conoscenza di uno studio di Alice Gardner:Iulian philosopher and emperor, London 1899. — È uno studio di piacevole lettura, elegantemente composto, che esaurisce, riassumendola, tutta l'azione di Giuliano, e che rivela un senso giusto ed acuto del valore delle varie fonti.
Görres,Die verwandten morde Costantin's des grossen. — Zeits. für wissens. Theol. 1887.
Iuliani imp. quæ supersunt— recensuit Hertlein, pag. 349, 10 sg.
Libanii orationes— recensuit Reiske, Vol. I, 524, 19 sg.
Amm. Marcell. libri qui supersunt— recensuit Gardthausen, Vol. I, 285, 12. Per verità dalla frase di Ammiano risulterebbe che Giuliano fu educato da Eusebio in Nicomedia. Ma, siccome Eusebio, nel 338 o 339, passava dalla sede di Nicomedia a quella di Costantinopoli, bisognerebbe ammettere che il vescovo ha educato ed istruito Giuliano negli anni della sua infanzia, cosa poco verosimile. È, invece, naturale che l'arianeggiante Eusebio, venuto a Costantinopoli, come uomo di fiducia di Costanzo, fosse incaricato dell'educazione del principe giovanetto. Probabilmente, Ammiano, sapendo che Eusebio era stato educatore di Giuliano, con la solita inesattezza degli scrittori antichi, ha confuso il soggiorno, fatto da Giuliano, assai più tardi in Nicomedia, con un supposto soggiorno anteriore, che non è provato da nessun altro documento, e che è, in fondo, già dimostrato impossibile dallo stesso Ammiano, quando dice che Giuliano, ritornando imperatore a Nicomedia, ritrovò le antiche conoscenze da lui fatte durante la sua educazione sotto Eusebio. Quali conoscenze poteva aver avute un bambino non ancora settenne?
Iulian., 454, 15.
βέλτιστος σωφροσύνης φὐλαξ (Lib. I, 525, 13).
Mi pare evidente che Giuliano qui non parli più di Mardonio, ma di altra persona che era nota agli Antiochesi. Ma chi era questo vecchio? Probabilmente Giuliano allude a qualcuno dei suoi maestri di Nicomedia, e la posizione eminente in cui pare si trovi il vecchio fa pensare a Massimo.
Iulian., 452, 16 sg.
Amm. Marcell., Vol. I, 271, 4 sg.
Sozomeni hist.— illustravit Valesius, 483.
Iulian., 350, 2 sg.
Gregorii Nazianz. opera — Parisiis, 1630, orat. 3, 58.
κρύπτων εν επιεικείας πλάσματι το κακοήθες. 59.
πρωφάσει δῆθεν ὤς τὁν ἢττω γυμνάζων λόγον, τὸ δε ὀντως γυμνασίᾳ κατα τῆς αληθείας 61.
Iulian., 488, 16.
Geschichte der Reaction Kaiser Julians, 32.
Gregor. Naz., Orat. 3, 62.
Socratis hist., illustr. Valesius, 151.
Liban., I, 526, 9 sg.
Idem, 1, 527, 10 sg.
Liban., I, 159, 2 sg.
Eunapii ritas sophistarumrecensuit Boissonade, 50.
Iulian., 351, 18 sg.
Amm. Marcell., Vol. I, 43, 3.
Iulian., 351, 27 sg.
Amm. Marcell., 1, 47, 3.
Iulian., 353, 10 sg.
Iulian., 152, 2 sg.
Idem, 352, 10 sg.
Idem, 152, 11 sg.
Liban., I, 532, 4 sg.
Gregor. Naz., orat. IV, 121-22.
Amm. Marcell., Vol. I, 49.
Idem, Vol. I, 59.
Idem, Vol. I, 64. —Iulian., 352, 24 sg.
Iulian., 354, 13 sg. ἡγήσατο γὰρ ἁπανταχοῦ μοι και παρέστησεν απανταχόδεν τοὺς φύλακας ἐξ Ηλίου και Σελήνης αγγέλους λαβοῦσα.
Iulian., 353, 26 sg.
Idem, 355, 3.
Iulian., 355, 14 sg.
Amm. Marcell., 64.
Liban., I, 378-79.
Amm. Marcell., I, 67.
Iulian., 159, 4 sg.
Idem, 158, 8 sg.
Eunapio ci dà il nome di questi due. Il servo fedele era Evemero, il medico Oribasio.Eunap.54.
Iulian., 357, 2 sg.
Kock,Kaiser Julian. —Allard,Julien l'Apostat.
Amm. Marcell., Vol. I, 67, 29.
Amm. Marcell., I, 77, 14 sg.
Amm. Marcell., I, 82, 5 sg. II, 40, 2.
Idem, I, 80, 6 sg.
Idem, I, 100, 25 sg.
Iulian., 359, 1.
Amm. Marcell.I, 95, 7 sg.
Idem, I, 96, 13 sg.
Liban., I, 539, 5 sg.
Amm. Marcell., I, 98, 11.
Idem, I, 102, 23 sg.
Ammiano, che non prese parte alla campagna della Gallia, ci dà una descrizione così dettagliata della battaglia di Strasburgo, da non lasciar dubbio ch'egli adoperava la fonte di un testimonio oculare. Ora, da due frammenti di Eunapio ed anche, forse, da un passo di Zosimo (3, 2, 8), si può dedurre che doveva esistere una narrazione, scritta da Giuliano stesso, e, forse non solo di questa battaglia, ma anche di una parte almeno della sua campagna contro i barbari. Del resto anche il medico Oribasio, che era al fianco di Giuliano, aveva lasciato delle memorie di ciò che aveva veduto, υπομνήματα di cui Zosimo fece uso.
Amm. Marcell., I, 110, 25 sg.
Idem, I, 115, 5 sg.
Amm. Marcell., I, 116, 12 sg.
Costui era Sallustio.
Liban.I, 549, 18 sg.
Amm. Marcell., I, 129, 21 sg.
In questa campagna contro i barbari renani è interessante il racconto di Zosimo (3, 7) da cui risulta che Giuliano seppe approfittare dell'aiuto offertogli da un brigante famoso, di nome Carietto, episodio curioso di cui tacciono Giuliano ed Ammiano, forse, per non attenuare lo splendore eroico delle gesta cesaree. Questo Carietto fu poi aggregato regolarmente all'esercito romano (Amm. II, 94, 9).
Iulian., 360, 10 sg.
Amm. Marcell., I, 201, 15 sg.
Amm. Marcell., I, 203, 15 sg.
Idem, I, 204, 4 sg.
Amm. Marcell., I, 208, 10 sg.
Iulian., 363, 26 sg.
Amm. Marcell., I, 110.
Iulian., 494, 20 sg.
Eunap., 104.
Idem, 53.
Iulian., 362, 8 sg.
Amm. Marcell., I, 269, 6 sg.
Amm. Marcell., I, 198, 5 sg.
Idem, I, 153, 20 sg.
Idem, I, 217, 20 sg.
Amm. Marcell., I, 215, 10 sg.
Idem, I, 219, 15 sg.
Idem, I, 219, 29 sg.
Amm. Marcell., I, 94, 13 sg.
Il mistero della morte di Elena fu, dai nemici di Giuliano, adoperato contro la sua memoria, allora che il vilipenderla divenne un titolo di onore e di favori. Noi sappiamo da Libanio come un certo Elpidio, il quale aveva cercato di creare imbarazzi a Giuliano quando era nella Gallia, e di sollevargli contro l'esercito (Liban., II, 321, 10 sg.), spargesse la calunnia che Elena fosse stata avvelenata da un medico del seguito di Giuliano, per volere di Giuliano stesso. Libanio insorge, con tutta la forza della sua onesta affezione, contro la stolta menzogna, e, siccome se ne faceva propagatore, in Antiochia, un suo amico e discepolo, Policleto, egli rompe ogni relazione con lui, e non lo riceve più in casa sua (Liban., II, 316 sg.). A questo Policleto dirige un discorso per dimostrargli la stoltezza dell'accusa e l'indegnità del calunniatore Elpidio, uomo spregevole per ogni rispetto, che aveva tentato di tradire Giuliano, e da lui era stato perdonato.
Amm. Marcell., I, 234, 18 sg.
Iulian., 367, 27 sg.
Iulian., 369, 20 sg.
Liban., I, 558, 1 sg.
Amm. Marcell., I, 233, 12 sg.
Amm. Marcell., I, 286, 19 sg. —Iulian., 369, 1 sg.
Idem, I, 238, 12 sg.
Amm. Marcell., I, 239, 1 sg.
Idem, I, 243, 23 sg.
Iulian., 268, 10.
Liban., I, 388, 8 sg.
Idem, I, 417, 2 sg.
Amm. Marcell., I, 244, 8 sg.
Amm. Marcell., I, 246, 10 sg.
Idem, I, 247, 12 sg.
Liban., I, 415, 18 sg.
Amm. Marcell., I, 252, 15 sg.
Idem, I, 255, 13 sg.
Amm. Marcell., I, 258, 13.
Amm. Marcell., I, 266, 23 sg.
Amm. Marcell., I, 222, 5 sg.
Idem, I, 268, 21.
Liban., I, 573 sg.
Liban., I, 573, 10 sg.
Amm. Marcell., I, 269, 13 sg.
Liban., I, 565, 12 sg.
Socrate, lo storico ecclesiastico, parlando dell'epurazione fatta da Giuliano coll'espellere dalla reggia le turbe di cuochi, di barbieri, di eunuchi, di parassiti d'ogni genere, nota come pochi lodassero tali atti del giovane imperatore, mentre i più li biasimavano, perchè col diminuire la magnificenza della reggia, diminuiva insieme il prestigio dell'impero, ed aggiunge un'acuta osservazione; un imperatore, egli dice, può fare il filosofo, però con temperanza e misura, ma il filosofo che vuole far l'imperatore, passa il segno e cade negli spropositi. (Socrat.139).
Amm. Marcell., I, 271, 4 sg.
Amm. Marcell., I, 273, 11 sg.
Zosimi Historiae— recensuit Reitemeier, pag. 151.
Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.
Liban., I, 593, 5 sg.
Liban., I, 577, 7 sg.
Iulian., 516, 4.
Amm. Marcell., I, 311, 14.
Zosimo, 228, 1 sg.
Amm. Marcell., I, 312, 20 sg.Zosimo, 229, 1 sg.
Amm. Marcell., I, 319, 1 sg.
Zosimo, 226-264.
Amm. Marcell., II, 11, 22 sg. —Zosimo, 243, 7 sg. —Liban., I, 597-98.
Amm. Marcell., II, 12, 33 sg. —Zosimo, 245, 1 sg.
Liban., 604, 10 sg.
Amm. Marcell., II, 22, 15 sg. —Zosimo, 255-58.
Amm. Marcell., II, 25, 22 sg. —Zosimo, 258.
Liban., I, 610, 3. ἔτεινε τον λογισμὸν πρὸς τοὺς Ινδῶν ποταμούς.
Idem, II, 610, 10.
Gregor. Naz., 115, D.
Amm. Marcell., II, 26, 5.
Amm. Marcell., II, 27, 17 sg.
Idem, II, 31, 13 sg. —Zosimo, 261.
Amm. Marcell., II, 33, 15 sg.
Amm. Marcell., II, 47, 20.
Liban., I, 612, 10 sg.
οῖς ην ἑν σπουδῆ τὸν ἄνδρα αποθάνειν. —Liban., II, 32, 1 sg.
ων τιμωμένον απεπνίγοντο. —Liban., II, 48, 1 sg.
Και νυν ῆσαν οὶ ὲν γονίαις λέγοντες ὃπως ἃπαν τὸ δρᾶμα συνετέθη.
Sozomen., 517.
Amm. Marcell., II, 37, 19 sg.
Liban., 614, 10 sg.
Zosimo, 150.
Sozom., 331.
Liban., II, 161. — ηγησάμενος αύτῳ λνσιτέλειν ἕτερόν τινα νομίζειν θεὸν.
Sozom., 432.
κόσμος αισθητός.
κόσμος νοητός.
Euseb. histor.recognovit Schwegler, 219.
Euseb., 277, 20 sg.
Euseb., 342, 10 sg. — τοῖς ιεροῖς μαθήμασι συγκεκροτημένος.
Socrate, 8. — φιλοτιμότερον περὶ τῆς αγίας τρίαδος, εν τριάδι μονἀδα εῖναι φιλοσοφῶν, ἑθεολόγεί.
Socrate, 9. — τοῖς αγαπητοῖς καὶ τιμιωτάτοις συλλειτουργοῖς τοῖς απανταχου της καθολικῆς εκκλησίας.
Socrate, 12. —Sozom., 348.
Socrate, 13.
Socrate, 19.
Sozom., 357.
Socrate, 36.
Idem, 50.
Idem, 62.
Amm. Marcell., I, 271, 15.
Socrate, 88.
Idem, 89.
ὅμοιον λέγομεν υιὸν τῳ πάτρι ως λέγουριν αι θεῖαι γράφαι και διδάσκουσι. —Socrate, 126.
Gummerus,Die homöusianische partei, 1900.
Confess., 8, 2 sg.
Müller,Kirchengeschichte, p. 206.
Amm. Marcell., II, 100.
Müller,Kirchengeschichte, 199 sg. —Harnack,Dogmengeschichte, II, 413 sg. —Hatch,Griechentum und Christentum. —Marignan,La foi chrétienne.
Confess.— Lib. 8.º
Allard,Julien l'Apostat, 329.
Negri,Meditazioni vagabonde, 439.
Queste notizie son date da Porfirio, in un brano del suo Trattato contro i Cristiani, riprodotto da Eusebio (Lib. 6, cap. 19). Quest'ultimo confuta, in parte, Porfirio, sostenendo che Ammonio è sempre rimasto cristiano. I critici moderni (Zeller. 3, 450, 459) dimostrano erronea la confutazione di Eusebio, ma, da parte loro, pongono in dubbio la relazione di Origene con Ammonio, e credono possibile un equivoco fra l'Origene cristiano ed un altro Origene, pure scolaro di Plotino. Ma la testimonianza di Porfirio a me pare fortissima. Porfirio era quasi contemporaneo di quei personaggi, ed egli aveva le sue notizie dalla fonte diretta di Plotino, che aveva vissuto nella scuola di Ammonio.
φήσας πειρᾶσθαι τὸ εν ημῖν θεῖον ανάγειν πρὸς τὸ εν τῷ παντὶ θεῖον, αφῆκε τὸ πνεῦμα.
Eunap., 10-19.
Zeller,Die Philosophie der Griechen. — 3º v., 678 sg. —Ritter et Preller,Historia philosophiæ græcæ. — 546 sg.
Eunap., 27.
Eunap., 49.
έκεῖθεν ρύδην εμφοροῦ σοφίας απὰσης καὶ μαθημάτων.
Eunap., 50 sg.
Eunap., 63. —Amm. Marcell., II, 170.
Iulian., 304, 21 sg.
Eunap., 59.
66. — αρμονὶαν τὶνα και επιμέλειαν πρὸς τὸ ανθρώπειον εμφυτεύων τοῖς μαθηταῖς.
67. — γελῶν τὴν ανθρωπίνην ἀσθένειαν.
Eunap., 109.
Eunap., 111.
Eunap., 104. — ό δὲ τοσοῦτον ἐπλεονέκτει ταῖς αλλαις ἀρεταῖς, ὥστε καὶ βασιλέα τόν Ιουλιανὸν απἐδειξε.
Zeller, V. 3, 734 sg.
Iulian., 565.
Iulian., 204, 4 sg.
Iulian., 168-69.
τρίτος ὄ φαινόμενος οὑτοσὶ δίσκος ἐναργῶς αῖτιός ἐστι τοῖς αἰσθητοῖς τῆς σωτηρίας.Iulian., 172, 19 sg.
τὸ φῶς οὐκ εἶδός ὲστιν άσώματόν τι και θεῖον τοῦ κατ ἐνέργειαν διαφανοῦς.Idem, 173, 1.
S. Giovanni, 1, 4-9.
ύπεκτίθεσθαι τὸν τόκον.
Iulian., 188, 5 sg.
Iulian., 203, 4 sg; 205, 5 sg.
Iulian., 207, 5 sg.
λείπεται δὴ λοιπὸν ὰύλους αἰτίας ζητειν ενεργείᾳ προτεταγμένας τῶν ἐνὺλων.
Iulian., 212, 19 sg.
Iulian., 215. 5 sg.
Iulian., 217, 8 sg.
Idem, 219, 13 sg.
Iulian., 220, 8 sg.
Iulian., 232, 13 sg.
Iulian., 564.
Iulian., 290, 7 sg.
Iulian., 284, 19 sg.
Idem, 280, 1 sg.
Idem, 280, 15 sg.
Iulian., 303, 3 sg.
Iulian., 296, 2 sg.
Tertull.,De Carne Chr., 5, 898.
Liban., I, 581, 17 sg.
Neumann.— Iulian, Libr. contra Christ. quæ supersunt, 163.
Neumann, 177, 7 sg.
Neumann, 179.
Intende il dio ucciso e sepolto.
Neumann, 199.
Idem, 208.
Neumann, 213.
Neumann, 216 sg.
Neumann, 221 sg.
Neumann, 225.
Idem, 228 sg.
Neumann, 232. τὴν δὲ ὰλήθειαν ουκ ἔνεστιν ιδεῖν έκ ψιλοῦ ρήματος, αλλὰ χρή τι καὶ παρακολυυθῆσαι τοῖς λόγοις εναργὲς σημεῖον, ὄ πιστώσεται γενόμενον την εις τὸ μέλλον πεποιημένην προαγόρευσιν.
Un piccolo brano del trattato di Giuliano, non compreso fra quelli confutati da Cirillo, venne testè pubblicato da due eruditi del Belgio, i signori Bidez e Cumont, in un loro saggio —Sur le tradition manuscrite des lettres de Julien— il quale dovrebbe essere l'introduzione di una desiderata edizione veramente critica delle lettere dell'Imperatore. Quel brano trovasi in un frammento di una confutazione che Areta, vescovo di Cesarea, nel 10º secolo, avrebbe scritto del trattato di Giuliano, frammento scoperto in una biblioteca di Mosca. Con questo testo ilNeumann(Theol. Liter. Zeitung, 1899) è riuscito a ricomporre il passo genuino di Giuliano, che probabilmente apparteneva al secondo libro del trattato giulianeo. Il breve passo è interessante come prova della sottigliezza del polemista, il quale, ricordando l'affermazione del Vangelo di Giovanni che il logos è venuto a toglier via dal mondo il peccato, e mettendola in faccia al disordine ed alle discordie di cui era stato causa l'introduzione del Cristianesimo, disordine e discordie già previste dai Vangeli sinottici, tende a ferire la dottrina della divinità del logos, ad a porre in contraddizione il quarto Vangelo coi tre primi.
T. Keim,Celsus wahres wort— 1893.
Keim, 63.
Keim, 39, «Τοσοῦτον ποιεῖ ὴ πίστις οποία δὴ προκατασχοῦσα».
Iulian., 371-392.
Idem, 552-555.
Idem, 585-588.
Iulian., 374. φαίην δ’ἅν, εἰ καὶ παράδοξον είπεῖν, ὅτι και τοῖς πολεμίοις ἐσθῆτος και τρυφῆς ὄσιον ὰν εἵν μεταδιδόναι. Τῷ γὰρ ανθρωπίυῳ και ού τῷ τρόπω δίδομεν.
Neumann, 191.
Iulian., 277.
Iulian., 375. ἄνθρωπος γαρ ανθρώπῳ και εκὼν και ἂκων πᾶς έστι συγγενής.
Idem, 377.
Iulian., 359 sg.
Idem, 385 sg.
Iulian., 388 sg.
Idem, 390.
Iulian., 391.
Iulian., 512.
Iulian., 552 sg.
ώς πρῶτον αὺτοκράτωρ ἄκων έγενόμην ἱσασιν οὶ θεοι.
Iulian., 356, 19 sg.
Ammian. Marcell., I, 271, 8 sg.
Amm. Marcell., I, 271, 15.
Gregor., orat. 3ª, 72-74.
Socrat., 151.
Socrate, 153.
«διωγμὸν δὲ λεγω οπωσοῦν ταράττειν τοὺς ῄσυχάζοντας».
Sozom., 488.
Liban., I, 562, 10.
κᾲν ὴ χείρ θυη, μέμφεται ὴ γνώμη.
ἔστι σκιαγραφία τις μετάβολῆς, οὖ μετάστασις δὁξης.
Liban., I, 562, 23 sg.
Idem, I, 565, 3.
Ammian. Marcell., I, 269, 13 sg.
Idem, I, 267, 7 sg.
Iulian., 503.
Iulian., 503, 10 seg.
Amm. Marcell., I, 271, 17 sg.
Iulian., 559, 18 sg.
Iulian., 485, 14 sg.
Iulian., 562, 5 sg.
Amm. Marcell., I, 289, 28 sg.
Iulian., 488.
Sozom., 492 sg.
Idem, 487 sg. —Gregor., 91.
Vedansi, insieme a questa, le leggi contenute nelCodice Teodosiano, sotto il titolode paganis, sacrificiis et templis. —Liban., II, 148 sg.
Liban., II, 153.
οί σωφρονίσται.
Liban., II, 164, 2 sg. È interessante il vedere come il giudizio di Libanio sull'opera rapace del clero e dei monaci si accordi con quello di Zosimo il quale dice che costoro «col pretesto di dar tutto ai poveri hanno impoverito tutti» (449). Chi fossero i σωφρονίσται è chiarito da una legge di Teodosio del 392. Sono queidefensorese queicurialesai quali l'imperatore commette la cura di vegliare all'osservanza del suo divieto d'ogni culto pagano, e di deferire ai giudici i trasgressori. Il discorso di Libanio è rimasto senza effetto, anzi ebbe un risultato opposto a quello che egli ne sperava. Infatti, mentre dalla sua parola appare che, se eran vietati i sacrifici, non lo era il rito dell'incensamento, la legge del 392, posteriore al discorso lo vieta esplicitamente, e minaccia la confisca di tutti i luoghi dove l'incenso avesse fumato:«omnia loca quae turis constiterit vapore fumasse fisco nostro adsocianda censemus».
Liban., II, 178.
Idem, 194, 10 sg.
Liban., 202, 10 sg.
Sozom., 508; ῳ γαρ διατρίρη έκτος έρωμένης ἐν Δὰφνῇ ετΰγχανεν, ηλΐθιος τε και ἄχαρις εδόκει.
Iulian., 466, 1 sg.
Sozom., 511.
Iulian., 522.
Socrat., 108.
Iulian., 547.
η το μεν κάλλος ου συνεχώρει υπονοεῖσθαι ενθάδε διάγειν τον ιερέα.
και ὄσα φὑσις υπομένειν βιάζεται εν ταῖς κατεπειγόυσαις χρείαις.
Sozom., 489
Iulian., 514.
Iulian., 484.
Iulian., 556.
Socrat., 152. —Sozom., 500.
Pag. [pg 281]_.
«Agli abitanti di Bostra».
«Agli abitanti di Bostra».
Iulian., 559 sg. —Sozom., 501.
Pag. [pg 281]_.
Euseb., 375.
Amm. Marcell., I, 263.
Sievers—Das leben des Libanius.Boissier—La fin du Paganisme.
Gregor., orat. 3, 97.
Socrat., 151
Amm. Marcell., I. 289.
Iulian., 544 sg.
Iulian., 484.
Iulian., 555.
Idem, 515.
οὐκ ὲλήφθη τῆ νὁσῳ.
Liban., 249.
Iulian., 603.
Amm. Marcell., I, 287, 3 sg.
Iulian., 433, sg.
Non si dimentichi che Giuliano, per artifizio d'ironia, ripete, quasi confermandoli, gli scherzi dei suoi denigratori.
Iulian., 440, 10 sg.
Qui Giuliano deride il culto dei sepolcri dei martiri, praticato con fervore dai Cristiani e da lui considerato come ridicola superstizione.
Iulian., 433, 15 sg.
Iulian., 449, 3 sg.
Pag. [pg 24]_.
Iulian., 458, 10 sg.
S'intendono gli altari cristiani. Si noti l'atroce insinuazione.
Intende per ateismo il Cristianesimo.
Iulian., 463, 15 sg.
Iulian., 467, 1 sg.
Iulian., 469, 12 sg.
Iulian., 476, 1 sg.
Vedi per questo episodio dei prezzi delle derrate, Libanio (επιταφ 587, 10 sg.), e Autobiogr. 85, 5.
Liban., I, 492, 15.
Liban., I, 502, 1 sg.
Amm. Marcell., II, 40, 29 sg.
L'ufficio minore è quello di Cesare, il maggiore quello di Augusto.
Liban., 510, 5.
Liban., 516, 15.
νομίζων άδελφὰ λόγους τε καί θεῶν ιερὰ.
Liban., 575, 15.
Liban., 579, 5.
Idem, 580, 10 sg.
Liban., 617, 5 sg.
Probabilmente Libanio allude a Massimo.
Liban., 408, 5 sg.
Idem, 413, 10 sg.
Liban., 564, 15 sg.
Liban., 508, 10.
Idem, 582, 10.
Amm. Marcell., II, 42, 30.
Gregor., 49.
Idem, 50. — άσοφος, ιν' οϋτως ονομάσω, σοφία.
Idem, 64.
την ὀρθὴν δὸξαν παρακίνεῖν ἔδοξεν.
τὸν βαλλόμενον τὴν κρηπίδα της βασιλικῆς τῳ χριστιανισμῷ δυναστείας και πίστεως
Gregor., 119.
Idem, 70 sg.
Gregor., 72.
Idem, 73.
και ἦν λίαν απάνθρωπον αὺτῳ τὸ φιλάνθρωπον.
Idem, 74.
Gregor., 76 sg.
Liban., II, 164, 5 sg.
Gregor., 75.
ινα μὴ μάρτυρας εργάσεται τοὐς ὂσον τὸ επ' αυτοῖς μάρτυρας. —Gregor., 85 sg.
Gregor., 102 sg.
Amm. Marcell., I, 288.
Gregor., 111. — ου γαρ εγὲνετο ποριμώτερα φύσις εκείνης εἰς κακου εύρεσιν καὶ επίνοιαν.
Gregor., 126.
Gregor., 132 sg.
Iulian., 277, sg.
ἑμοί οὐ σχολὴ τἀς μουσας ἐπὶ τοσοῦτον θεραπεύειν, ἀλλ' ὤρα λοιπὸν πρὸς ἔργον τρέπεσθαι.Iulian., 130.
Il prof. R. D'Alfonso, in un suo saggio sugli scritti di Giuliano di cui non venni a conoscenza se non dopo pubblicato il mio libro, saggio che, per la padronanza delle fonti e per l'acume e l'imparzialità del giudizio, è un eccellente contributo agli studii giulianei, sostiene una tesi che a me pare un poco arrischiata, la tesi, cioè, che i panegirici di Costanzo siano stati scritti da Giuliano con un'intenzione d'ironia, così che, invece d'essere l'espressione di un opportunismo deplorevole, sarebbero un attacco acerbo, per quanto velato, contro il nuovo e sempre infido protettore. Ora, che Giuliano, nel segreto del suo pensiero, non prendesse sul serio le lodi smaccate ch'egli profonde al cugino, è cosa indubitabile. Ma ciò non basta a dare al suo discorso il carattere dell'ironia. Bisognerebbe, per questo, che, avendo qualche interesse a lasciar trasparire il suo vero pensiero, avesse scritto in modo che gli uditori o i lettori potessero coglierlo sotto una parola che dice l'opposto di ciò ch'egli intende. Ora, questi panegirici furono scritti nella luna di miele della conciliazione di Giuliano con Costanzo, il primo, probabilmente durante il suo soggiorno a Milano, il secondo, in Gallia, alla vigilia di una delle sue prime campagne. Giuliano aveva accettata la sua nuova posizione che faceva di lui il secondo personaggio dell'impero. Ciò posto, egli doveva ragionevolmente desiderare di consolidar la sua base e di guadagnarsi sempre più il favore dell'imperatore, o, almeno, di dissipare i sospetti che ancora potevano nascondersi nell'animo suo. Quale leggerezza sarebbe mai stata la sua, se, proprio nel momento in cui riceveva da Costanzo l'ufficio di Cesare, e lo teneva in suo nome, egli lo avesse offeso con le punzecchiature di una trasparente ironia! I due panegirici sono scritti, e in parte sono giustificabili, per lo scopo di sradicare la diffidenza che la coscienza delle proprie perverse azioni doveva destare in Costanzo. Il punto più delicato, nei reciproci rapporti fra i due cugini, doveva essere il ricordo della strage perpetrata da Costanzo, alla morte di Costantino, del padre e dei parenti di Giuliano. Ebbene, nel suo primo discorso, questi prende nettamente posizione, ripetendo in proprio nome la scusa sotto cui Costanzo attenuava il delitto. Giuliano parla dei saggi provvedimenti presi da Costanzo nell'assumere l'impero, e poi soggiunge questa frase: «se non che, forzato dalle circostanze, contro tua volontà non impedisti agli altri di commettere degli eccessi. — πλήν εἴ που βιασθεὶς ὑπὸ τῶν καιρῶν ἄκων ἑτέρους ἐξαμαρτανεῖν οὐ διεκώλυσας» (Iulian., 19). Come dimostrammo nella nostra trattazione, questa scusa non scusava affatto Costanzo, ma, in ogni modo, gli dava la scappatoia per la quale sfuggire al biasimo, gittando sugli altri la responsabilità del misfatto. Questa spiegazione era ufficialmente ammessa, era una specie di dogma che, alla corte di Costanzo, bisognava accettare ad occhi chiusi. Giuliano, come lo dice nel manifesto agli Ateniesi, non ci credeva affatto. Ma ciò non toglie che la sua dichiarazione, al momento in cui l'ha fatta, dovesse essere considerata come una garanzia ch'egli dimenticava il passato, e deponeva ogni pensiero di vendetta, ogni sentimento di collera e d'orrore. Compiuto questo passo, che per Giuliano doveva essere il più difficile e ripugnante, al riconoscimento ipocrita della virtù di Costanzo, egli entrava, a vele spiegate e senza ostacoli, nelle acque della retorica adulatrice del suo tempo, e riempiva lo schema del panegirico ufficiale con una materia che, meno che per qualche punto del secondo panegirico, si trovava giàconfezionatanei magazzeni retorici della scuola.
Ma, se egli non era sincero, voleva esser creduto tale, e, pertanto, l'intenzione ironica, a mio parere, deve essere esclusa dai suoi discorsi. Fino alla battaglia di Strasburgo, Giuliano credette di poter vivere in un pacifico componimento con Costanzo. E, dal canto suo, cercava d'infondere nell'animo del cugino la fiducia in lui e nell'opera sua e coi fatti e con le parole. Certo, Giuliano, nei suoi scritti posteriori vuole farci credere che, fino dal primo giorno, mentre egli passava trionfante, nel cocchio imperiale, per le vie di Milano, egli aveva il presentimento della verità e la certezza del tradimento di Costanzo. Ma noi non dobbiamo prendere alla lettera tutto ciò che l'abile polemista dice in sua difesa. E, d'altronde, dobbiamo fare una larga parte agli effetti della prospettiva storica, la quale diminuisce le distanze e ci fa vedere in iscorcio degli avvenimenti che, nella realtà, si distendono su di una lunga via. Credo, pertanto, di poter concludere che i due panegirici, sono stati scritti da Giuliano, nell'intento reale di far cosa grata a Costanzo, e rispecchiano un momento determinato della vita del nostro eroe.
Iulian., 109.
Iulian., 421, 19.
Idem, 423, 10 sg.
Iulian., 431, 8 sg.
Io dissi più su (pag. [pg 121]_) come, fra i pagani, corresse la voce, riportata da Zosimo, che Costantino si fosse piegato in favore del Cristianesimo, perchè assicurato che questa religione aveva la facoltà di lavare le colpe commesse da un uomo. E nessuno avrebbe avuto maggior bisogno di Costantino di quel lavacro. Dissi anche che quella voce non poteva essere che leggendaria. Difatti Costantino ha perpetrato i suoi maggiori delitti domestici, l'uccisione della moglie Fausta, del figlio Crispo, del nipotino Liciniano, molti anni dopo l'editto di Milano, e, d'altra parte, desiderava così poco il lavacro purificatore, che ha ritardato fin sul letto di morte a chiedere il battesimo. Però è impossibile non riconoscere, nelle parole di Giuliano un'allusione a quella voce, e bisogna dunque concludere che, presso i Pagani contemporanei, essa fosse la spiegazione corrente della conversione di Costantino.
Socrat., 205. —Sozom., 565.
Iulian., 328, 1 sg.
Iulian., 335, 12 sg.
Iulian., 337, 12 sg.
Iulian., 340, 20 sg.
Iulian., 342, 7 sg.
Pag. [pg 214]_.
Iulian., 362, 26. — διὰ τὴν ἁρετὴν εὐθέως αυτῷ γέγονεν ὕποπτος.
Zosimo, 206, 6.
Amm. Marcell., I, 316, 15 sg.
Iulian., 312, 7 sg.
Iulian., 313, 1 sg.
Iulian., 315, 4 sg.
Idem, 322, 5 sg.
Iulian., 326, 8 sg.
Amm. Marcell., I, 273, 1 sg.
Liban., 574, 5 sg.
Veramente l'autenticità loro è posta in dubbio dallo Zeller (680), perchè sulla fede di Eunapio (21) si afferma che Giamblico morisse vivente ancora Costantino, e, quindi, prima che Giuliano potesse conoscerlo. Ma Eunapio è uno storico tanto infelice e confuso che siamo autorizzati a dubitare dell'esattezza delle sue notizie. E, d'altra parte, non si comprende quale interesse potesse trovare un falsario ad inventare delle lettere di Giuliano a Giamblico, una volta avvenuta la catastrofe di Giuliano e cancellata ogni traccia del suo tentativo. D'altronde, quelle lettere, di cui or vedremo qualche saggio, portano così chiara l'impronta dello stile di Giuliano che a noi pare non si possa negarne l'autenticità. Forse non erano dirette a Giamblico, ma a qualche altro dei capi del movimento neoplatonico, a Massimo od a Crisanzio. Ma, non portando intestazione, un copista, di molto posteriore all'epoca, ingannato dall'iperbole delle lodi, vi metteva, di sua iniziativa, l'indirizzo al maestro sommo della scuola a cui Giuliano si vantava d'appartenere, alterando qua e là il testo, ed inserendo notizie, sopratutto nella lettera 40ª, che non rispondono ai fatti della vita di Giuliano.
Iulian., 540, 16 sg.
Iulian., 578, 21 sg.
Iulian., 482, 21 sg.
Idem, 494, 1 sg.
Iulian., 537, 4 sg.
Idem, 498, 10 sg.
Iulian., 532, 10 sg.
Il Basilio, a cui è diretta la lettera che abbiamo riprodotta, non può evidentemente essere Basilio il Grande, il vescovo di Cesarea, il compagno dei due Gregori nella lotta per l'unità della dottrina ortodossa. È vero che Basilio era stato compagno di Giuliano, insieme a Gregorio di Nazianzo, sui banchi della scuola d'Atene. Ma è chiaro che Giuliano non avrebbe mai potuto rivolgersi, in termini tanto amichevoli, ad uno dei più forti campioni del Cristianesimo e chiamarlo a consiglio presso di sè, senza dire poi che, in questa lettera, si parla di un giovane abituato all'ambiente cortigiano, indicazione che in nessun modo si potrebbe applicare a Basilio. Pertanto, questa lettera, indubbiamente autentica, è non meno indubbiamente diretta a tutt'altro Basilio che al Basilio cristiano.
Ma nell'epistolario giulianeo si trova un'altra lettera (pagina 596), la quale, invece, è indubbiamente diretta al Basilio cristiano, ma essa è, non meno indubbiamente apocrifa. La goffa presunzione a cui s'ispira questa lettera, che pare scritta da un volgare millantatore, non può attribuirsi a Giuliano di cui conosciamo la spiritosa modestia. Vi si odora tosto il falsario che scrive ad avvenimenti compiuti. Giuliano descrive in questa lettera, con gonfia iperbole, la grandezza della sua potenza, riconosciuta da tutti i popoli della terra, e disprezzata dal solo Basilio. Per punire costui del suo contegno ostile, gli impone di portargli un enorme contributo in danaro, di cui ha bisogno per l'imminente spedizione di Persia, e minaccia la distruzione di Cesarea, nel caso che il vescovo avesse l'audacia di disobbedirgli. Il contenuto e lo stile della lettera basterebbero a dimostrarne il carattere apocrifo. Ma la prova più evidente è data dalla chiusa, nella quale il falsario adopera a sproposito una notizia di Sozomene. Narra costui che Apollinare di Siria, un letterato cristiano, autore di traduzioni bibliche in versi greci, e di operette morali, fatte sullo stampo dei modelli classici, aveva scritto un trattato contro gli errori filosofici professati da Giuliano e dai suoi maestri. Giuliano, dice Sozomene, letto il trattato, avrebbe risposto ai vescovi che glielo avevano mandato con queste tre parole — Lessi, compresi, condannai. — E i vescovi gli avrebbero, a loro volta, risposto — Leggesti, ma non comprendesti, perchè, se avessi compreso, non avresti condannato. — E Sozomene aggiunge che questa risposta fu da alcuni attribuita a Basilio (Sozomene 507). Ora, il falsario che ha inventata la lettera di Giuliano, vi ha appiccicate, come chiusa, le tre parole scritte dall'imperatore, in risposta al trattato di Apollinare, parole che lì sono affatto fuori di proposito, ed anzi riuscirebbero incomprensibili.
Iulian., 549, 18 sg.
Iulian., 521, 11 sg.
Pag. [pg 71]_.
Iulian., 496, 15 sg.
Koch., Kaiser Iulian.449.
Pag. [pg 283]_.
Iulian., 487, 11 sg.
Iulian., 351, 20 sg.
Amm. Marcell., I, 263.
Liban., I, 569, 9 sg.
Liban., I, 570, 11 sg.
Pag. [pg 37]_ e sg.
Fra i moderni, il solo Anatole France, per quello che io so, afferma la realtà dell'amore fra Giuliano ed Eusebia.La nature du sentiment qui unissait Eusébie et Julien n'est guère douteuse... Tel qu'il etait, Eusébie l'aime(Vie littéraire, 4, 252). — Lo spiritoso critico francese, quando scriveva quelle parole, non conosceva ancora il busto d'Acerenza. Se l'avesse conosciuto, avrebbe, forse, trovata nella prestante vigoria della figura di Giuliano, una ragione di più per credere nell'amore della bella imperatrice per lo sventurato cugino.
Pag. [pg 37]_, sg.
Pag. [pg 44]_, sg.
Iulian., 140, 5 sg.
Idem, 154, 16 sg.
Pag. [pg 41]_.
Amm. Marc., I., 240.
Iulian., 159, 1.
Zosimo, 150, 1. sg.
Pag. [pg 76]_.
Amm. Marcell., I, 94.
Iulian., 366, 3 sg.
Barnaba, 1, 6 — τρία οῦν δόγματα εστιν κυρίοu, έλπίς, δικαιοσύνη, αγάπη.
Barnaba, 18-21.
Minucio F., 32, 3.
Si veda, su questo punto, il recentissimo studio di Carl Schmidt,Plotin's Stellung zum Gnosticismus, 1901.