Chapter 3

Che mai vuole da noi quel branco di nubi galoppanteche s'avventa contro la luna?Con un lungo sospiro, con un lungo riflesso melodico,la luna le dissolve già….Nulla resiste alla sua triste tenerezza,sorella della tua! Nulla resiste,tranne questo corvo di velluto nero che io fo dondolarecome un giocattolo….La luna beve a lunghi sorsile più lontane ombre dell'orizzonte….Non vedi? Quel tenebroso profilo di città merlata,oscilla lontanocome uno scenario di teatro e dileguafilando via, sospeso a fili dì ferro invisibili,miracolosamente….

Non tremare! Il silenzio è tanto grande e quelle tre nubi d'argento sono tanto vive e tanto attente, che stanno per cantare con la loro più bella voce di cristallo….

E' la tua voce, che sento tinnire dolcemente? E quest'altra voce, quasi altrettanto dolce non è tua cugina che tu hai ridestata? E' lei, è lei, che soffoca le sue piccole grida e il suo pudore abbrividente, in camicia…. Che cosa dite?… Mi chino e v'ascolto.

__La mia amica.__

E' lui! E' lui! Ne sono sicura….Ah! com'è bello!… Ho paura!…Scendi! Scendi!… E' una pazzia volare così!…Ho troppa paura!…Non posso nemmeno guardarlo!…

__Io.__

Non andar via! Alza il capo, e sorridimi! Se il motore si ferma, sai pure che il mio cuore continuerà a rombare violentemente spingendo dritto avanti il mio bel monoplano dall'ali bianche!…

Giro intorno, a duecento metri d'altezza, sul prato tutto impregnato del latte di materna felicità di cui volevi nutrire mio figlio, il figlio tuo, che io non ti feci…. Per la seconda volta, io formo, volando, una corona terribile di spine sulla tua bella fronte che sanguina!… Suvvia! Non si tratta dì Cristo, nè di Calvario!… Ho sudicie le mani, viscoso il volto, e volo nella mia fetida doccia d'olio di ricino. Ma quando scendo, il tuo alito mi profuma…. i tuoi prati indolenti mi lanciano a soffi l'odore ebbro dei fieni e il profumo del tuo seno inquieto, e la voluttà profonda della terra….

Teneramente, teneramente, per imitare il molle abbandono delle erbe folli, il mio monoplano scivola col leggiero trasalire d'un canotto, alla deriva in questo fiume di latte, le cui rive sinuose non sono altro che nuvole intrise d'argento vivo!… Il mio corpo ha il desiderio e l'orgoglio sensuale che provavo, una volta, lasciando la mia bocca galleggiare a caso, sulle onde del tuo corpo….

Il mio monoplano felice condivide il mio piacere, mentre contemplo tranquillo la minuziosa cura con cui la luna spiega, fino ai più alti fastigi dello Zenit, i suoi veli di turchese cosparsi di polvere argentea…

Con instancabile arte ella si sforza d'abbellire senza fine l'arcata del cielo sotto cui la tua fragile casa incantata, che sembra aerea, s'avanza a piccoli passi ovattati….

Ascolta lontano!… E' la voce della luna…. Comincia altissimo il suo canto, sul picco di una nota acuta inaccessibile, poi ruzzola giù, fino alla nota tonica, per due sentieri melodiosi, paralleli, dagli scoscendimenti spasmodici che la costringono a saltellare soavemente!… Il doppio canto della luna s'arresta —ascolta!—improvvisamente, al muro di un'azzurra finale che soffoca ed atterrisce!… Non è questo il simbolo musicale dei nostri destini cantati? Io so, io so quel che pensi e non mi dirai…. Come sarebbe bello starcene tutti e due sul tuo balcone, al quale ci si affaccia in abbandono, a respirare amore, dolcezza imprecisa, fino al momento in cui la penombra intima della camera ci chiama nei cantucci verso una delizia più precisa, verso un maggior piacere acuto e intenso!… Come sarebbe bello starcene l'uno accanto all'altro, affacciati nel fresco immenso silenzio, e con aperta la bocca ai granelli sparsi o volanti dei rumori minuti, delle voci lontane, sempre più tenui, e bevute dai vapori dell'orizzonte!

Sentiremmo salire alle nostre mani, alle nostre braccia, alle nostre guancie, la tremula acqua pesante, tutta piena di pruriti, l'acqua vasta dei baci e delle carezze, che bruscamente crolla in calda cascata sulle nuche, e le piega!… Per desiderarci di più! Per desiderarci di più!… Fino al momento confuso in cui non ne possiamo più! I tuoi occhi supplicano ancora!… Si tarda!… Si prolunga ancora l'attesa!… No, no, basta!… La tua mamma s'addormenta già nel suo seggiolone, presso la lampada velata di rosa…. Tu alzi il roseo braccio ignudo per abbassarne la fiamma. Le mie labbra frettolose ti sfiorano l'ascella…. Allora, a passi cauti di lupo, tu mi trascini verso la vaga mollezza del divano amico…. Il tuo sorriso azzurro che brilla e si lagna mi sussurra: «Ella dorme!…» Ed è la tua voce, già bagnata, un po' rôca, imbavagliata…. Oh! non ne hai colpa tu, mia piccola amica, se ti faccio oscillare sopra la testa un papa!… Facesti tutto quello che dovevi per farti adorare senza fine, perdutamente…. E m'hai offerto una grande felicità, tutta la felicità terrestre, fra le tue mani graziose, appetitose, che sembrano da mangiare, da bere, da suggere, frutti e fiori dei paradisi d'una volta, giocattoli, dolci squisiti, per la mia bocca infantile, merende divine di tutte le belle domeniche non ancora abolite dal mio cuore futurista!…

Ma quella felicità non bastava, purtroppo, al barbaro febbricitante che ingigantisce nella mia pelle!… Chimico, fisico, curvo, sulla miscela di me stesso, io stavo preparando la nuova fusione della felicità metallica!…

Grazie, grazie ugualmente, mia piccola amica, per l'amorosa tazza di the, dissetante e profumata, che ho lungamente bevuto fra le tue labbra calde!… Grazie, poichè mi ha brutalmente, d'un tratto, raddrizzato lo stomaco ed il pensiero bellicoso!…

Discendere in quel recinto?… Tu scherzi, amica mia!… Le tue messi, i tuoi pascoli, il tuo giardinetto gentile, con le sue aiuole ingenue, attente, immateriali, e coi suoi bianchi sentieri obbedienti, e con le sue piante parlanti, dalle foglie aggraziate riccamente ornate di perle!… Eh! via!… Un trampoliere gigantesco quale io sono con ali tanto possenti devasterebbe, scendendovi, un simile paradiso!…

No, no, piccola amica! Io non possofarti una visita, stanotte….Perdona, dunque la scortesia involontaria.Addio, piccola amica!… Devo portare altrovequesto grosso papa in catene!Tu mi segui cogli occhi, tenendo pei fianchila tua cuginetta che ride, ed io odoil tuo pensiero:«Oh incorreggibile monello!Non potrai mai calmarti, mio grande ragazzo?…Quale nuova pazzia vai macchinando?Che cosa porti appeso al tuo monoplano?…E' un fardello pesante, ma sembra vivo….Vieni qui…. scendi nel prato…. Lo vuoi?…»Ma io non ti rispondo e salgo nell'effusionedello scetticismo azzurro… D'altronde,nulla potrebbe colmare il mio cuorespalancato sotto la luna!

Vedo la tua figurina elegantestrettamente avvolta nella viva tenerezzadella veste bianca! La tua snella figurinatrascolora piamentenella castità del paesaggio….La tua casetta d'un grigio di cenere,si disgrega e sviene lentamente….E la cesta fiorita del tuo balcone se ne stacca,per salire lenta ed offrirtiperdutamente alla luna!…Voleremo insieme nei dominî del vento,o casetta dell'amica, o casetta di Nazareth,sulle vostre slitte di nubi perlaceetrainate dal volo melodioso degli Angeli.Tutto è bianco, tutto è bianco, tutto è bianco,se m'allontano stanco dalla lussuriae dal sangue!Piume di tenerezza…. Cadenze vellutate….Il mio monoplano sì confondenel coro dei serafini….

Troverò la mia mamma sul margine di quella stella, e le parlerò così vicino al suo viso che le sue lagrime coleranno sulle mie guancie…. In ginocchio, in ginocchio le chiederò se i suoi occhi che adoro videro il Paradiso!

Oh! tormento sinistro!… Quando, quando potrò annientare tutto il veleno di Cristo, nelle mie vene antiche?

Mamma! Mamma!O tu che non sei morta e che porto in me!O lontano paradiso, irrigato di lagrime….o risacca gemente di rimpianti eterni….triste oceano di pianto, dalle scogliere di bronzo….Nilo di tenerezza dal vasto sorriso soleggiato!Mamma! Mamma! Dimmi tu se ho tortodi sollevare il mio cuoreben alto, al disopra dei profumi opprimentidella carne, al disopra dei ghiacciaidella tristezza superba,nei venti! nei venti! fra le tonantimascelle della folgore!

Oh! dimmi tu se ho torto di colorire d'aurora e di sublime, e d'ideale, e di divino, il sangue impetuoso che mi mettesti nelle vene! Dimmi tu se ho torto di coprire di lava l'orgoglio fisiologico che ti rendeva altera del corpicino già muscoloso che cullasti!…

Lancio così la voce del mio dolore notturno, nel cielo aperto, al largo di questo mare di latte, come una rete immensa, munita d'ami che tremano…. Ma voi non volete lasciarvi prendere, stelle dell'assoluto, squamate o guizzanti!…

9.

Suvvia!… È un'indecenza! Svegliatevi! Presto! se non volete che io sfondi le vostre finestre con un colpo d'ala! Credete dunque molto bello ciò che fate, sdraiati, là, nei vostri letti, a gambe aperte, con le mani tra le coscie o coricati sul fianco con le ginocchia piegate, oppure con le gambe allacciate a quelle dello vostro donne?

Voi meritate che gli obici sfondino a un tratto i vostri tetti e vi schiaccino, marmellate coniugali! Puah! sembrate caduti a terra, piatti come sterchi di vacca! La guerra! La guerra!… Capite, udite questa grande parola: la Guerra? Su! E' semplicissimo! Bisogna balzare in piedi! Su ritti! Spalancate le vostre finestre ed i vostri balconi! Aprite tutte le porte! E uscite dalla prigione del sonno, per seguire a ritmici passi la Guerra, liberatrice di schiavi!

Ma voi russate! E' vergognoso, è indecente, è immondo! Tutti, giudici e agenti di polizia, vi dichiarano che non si può copulare in mezzo alla strada, nè pisciar fuori dagli orinatoi, nè palpare le donne nella folla, nè violare i ragazzini…. Eh! via!… Si tratta di ben altro!… Il sonno! Il sonno! Ecco l'unica, la più esecrabile immoralità!… Dormendo—capite?—dormendo, voi offendete le leggi sublimi della vita! O Sole! O Sole! fracassa tutte le vetrate della città, e spazza fuori dalle case tutti questi poltroni che hanno l'inaudita impudenza di dormire!… In verità, lo stomaco mi si rivolta! Oh! le pesanti esalazioni di tanti sonni! Che nausea!

Per fortuna, vi sono ancora quelli che non vogliono mai andare a letto perchè hanno orrore del letto! Vi sono quelli che amano alzarsi la mattina, prestissimo, e che se ne vanno, orgogliosi di essere soli, con le loro canne da pesca sulla spalla, o col fucile ad armacollo, verso la pesca o la caccia!

E infatti, dormono forse gli uccelli? Ascoltate il gran popolo dei passeri, che cinguetta sugli alberi, rumorosi teatri dai cupi gradini!… E le rondinelle sputate dai fucili del vento, le rondinelle che mescolano, lacerano e arruffano i loro voli capricciosi, le udite? Passeri e rondini non dormono, o, per dir meglio, non dormono più! Tutti gli uccelli si ribellano, gridando il loro disgusto sul nauseante brodo fangoso che il sonno distribuisce prodigalmente in fondo ai refettorii mefitici della notte. Quanto a voi, Italiani, che udiste ieri sera le trombe squarciate della guerra, che fate là immoti, già predisposti alle cure delle tenebre, imbalsamatrici di cadaveri?… Che fate, infornati e caldi nella farina delle vostre lenzuola, come pani di cui la morte regolerà la cottura? Non vedete che le case non dormono, con le loro chiare facciate che aspettano, agitate da angosciosi riflessi, la festa dall'aurora?

Non vedete che le acque non dormono?Fiumi, canali e ruscelli,non dormirono mai!Scorrono sempre gridando:«Senza riposo! Senza riposo! Senza riposo!…»

E le puttane, dormono forse?Irrequiete sotto la dirotta pioggia elettrica delle lampade,dànno la caccia ai sessi impazzitiche la notte ha stanati….

E i cani dei carrettieri? Camminano abbaiando di tanto in tanto fra le ruote tonanti dei carri colossali….

E gli automobili di piazza, dormono forse? Ah! no!… Sempre desti. I loro chauffeurs, i loro motori, che sonnecchiano appena, son sempre pronti a partire, tra le gialle fiamme, chiacchierone e smorfiose, dei lampioni che fanno lunghi inchini…. Sia gloria agli automobili di piazza, che salvano il mondo dalla morte totale del sonno!

Gli automobili di piazza sono belli e orgogliosi come le stelle! Nemmeno le stelle dormono, ma corrono, facendo grandi gesti folli per salvare da collisioni fatali le prue salienti dei pianeti, che forse stanno per investirci a tutto vapore?

E quella stella sola, laggiù—la vedete?— più bianca, dalle braccia più lunghe, è tutta affaccendata a sgombrare la soglia dell'orizzonte…. Poi se ne viene a picchiare con le sue lunghe dita indiamantate e sonore su ogni finestra chiusa, per avvertire, per avvertire che arriva la luce e che le si devono innalzare degli archi di trionfo! Guai all'uomo che non balzò sussultando fuori dal suo letto, allorquando passò, cantando, la stella del mattino! Lo giuro in suo nome!… Se l'umanità s'addormentasse, tutta, improvvisamente, una notte, coi suoi nottambuli, i suoi automobili, le sue guardie, i suoi cani, le sue rondini e i suoi passeri, i suoi ruscelli, i suoi fiumi, le sue puttane e le sue stelle, morrebbe infallibilmente alle quattro della mattina!…

Quando non posso volar viacol mio monoplano, io percorro la città,a notte alta,con orde pazze di studenti,rompendo tutti i vetri dei pianterreni,lanciando nelle finestre apertegrosse pietre che s'odonopoi ruzzolare fragorosamente nell'interno!Nulla è più divertente! Ecco, noi prepariamocon cura minuziosa il blocco e l'assedio metodicod'una casa addormentata….Ognuno di noi reca fra le mani grossi sassicome se fossero astri carbonizzati….Poi, ad un tratto, tutti i vetri della casaemettono grida umanee lunghi singhiozzi di terrore….

Talvolta, si svolgono trattative d'armistizio…. «Portinaio, che ne diresti se fracassassi i tuoi vetri?» «Oh! no!… Per pietà! Non lo fate!…» supplica una voce. «Ebbene, prendi! Ecco il nostro sasso sublime, nel tuo vetro infranto, per insegnarti a non imputridire senza fine, nel tuo letto nero! Tu mi dirai che lavori dalla mattina alla sera. Noi facciamo altrettanto…. Che vuol dire?» Questo non c'impedisce di correre nella notte come un incubo enorme, per le piazze, vasi sanguigni, e per le vie, circonvoluzioni della città, grande cranio assopito! Bisogna pure che qualcuno si dia la briga di rinnovare così lo stupore nel cervello degli uomini!

Come te, noi abbiam lavorato tutto il giorno, ma ad onta della stanchezza che ci rompe le gambe, continuiamo a lavorare diversamente e ancor meglio! Poichè bisogna pure che qualcuno s'incarichi di dipingere le statue nelle piazze alberate, di sostituire all'insegna d'un dentista quella imponente d'un avvocato, o d'appendere alla porta d'un lupanare, che s'affatica ed ànsima, il cartello d'un teatro che annunzia: «Riposo»! Bisogna pure che qualcuno provveda a lanciar nei canali le persiane dei pianterreni, graziose zattere avventurose che vanno forse a ritrovare, lontano, lontano, nella campagna, le loro radici d'alberi segati e a rivedere i loro amici d'infanzia vegetale!

Si calano le brache allo spirito filosoficoper sculacciarlo come si deve!…Che fa quella puttana, col suo sorrisocome una lenza,sull'acqua torbida e pescosa del marciapiede?Non si diverte affatto! Per divertirla,l'afferriamo gentilmente pei fianchie ce la mettiamo sulle spalle!

Da una viuzza all'altra, dove si va? Aspettate! Alt! Silenzio!… Quella finestra aperta, a pianterreno, russa stranamente! Soffi di clarinetto, e a quando a quando sordi ribollimenti di caldaia…. Non è altro che la grossa marea notturna d'un seno di donna obesa…. Qui s'infradicia l'inondante borghesia clericale e sudante, dalla faccia di sego…. La chiamano Saggezza, nel rione…. A teatro, essa lascia grondare dal palco le sue due poppe ripugnanti, su cui son tatuati questi due sudici nomi: «Pudore! Morale!»

Ora capirete con quali attente precauzioni introduciamo la puttana guizzante per la finestra aperta…. Senza far rumore deponiamo cautamente il corpo bene aerato accanto al grosso corpo costipato…. Che cosa accadrà?… Chi ci pensa più?… Abbiamo altro da fare…. Per esempio?… Chi di noi ha del mastice?… Ecco una serratura inglese da ostruire…. Eccone un'altra!… E poi ci si nasconde, fondendoci nelle rughe della casa dirimpetto, ad aspettare il lento piede del borghese che rincasa dal teatro, senza affannare la sua paziente stupidità!… Ah! Ah!… Potrà divertirsi un pezzo a stappare la serratura con la sua chiave che non serve più! Mio Dio! Quante bestemmie e quante imprecazioni!… La neve intanto gli fiocca sulla schiena che tossisce malgrado la costosa pelliccia!…

Divertitevi, pance ben pensanti! Arrivederci fra poco… Una carrozza di piazza?… Utilizzabile anch'essa!… Si apre e si richiude lo sportello, si finge di salutare qualcuno che è dentro, e si grida al vetturino: «Alla stazione!» E' semplicissimo: Egli si rimette in cammino scarrozzando il vuoto! Un campanello?… «Levatrice»… «svegliatevi, signora!» Si suona ancora…. «Presto! Su! Alzatevi! Correte!… La terra ci partorisce! Siamo noi, i neonati! Milano sta per mettere al mondo un nuovo futurista!»

Ora gettiamo a terra quest'altra vetrinapiena di vasi e di cristalli….Fragore di valanga, di terremoto!…E' l'ora della ricreazione!Passando via, si fracassano coi bastonile vetrate che pensano e guardano….Poichè, insomma, rispondeteci,chi vi ha datodiritto di dormire?… La polizia, siamo noi!Polizia del disordine e della libertà!A grandi passi si va per le vie riconquistate,alta la testa, come re, con la spavalderiae la superbia dei capitani vittoriosi. E' naturale!Lo vedete! La Città tutta interasta supina, atterrita davanti a noi!

Fanciullaggini, dite? E altri brontolano: «Vandalismi indecenti!…» Per conto mio, mi auguro di morire prima d'aver perduto le mie deliziose fanciullaggini e i miei cari vandalismi!… Io non sarò mai due vecchierelli tremanti, un vecchio cuore, un vecchio corpo incollati come due cani sotto le risate di quelle folli educande che sono le stelle!…

Sia maledetto il giovane che adora il suo letto e che non casca dal sonno tutto il giorno per aver scatenati i suoi istinti durante la notte Sia maledetto il giovane che non è convinto di essere diventato, finalmente, padrone della città, dopo mezzanotte, con tutti i suoi sputacchi lanciati a ventaglio sull'ordine carceriere e sul sinistrocome-si-devedella società!

O Duomo di Milano! Io ti ho spaventato sfiorando con la mia ala di gabbiano I tuoi scoscendimenti mostruosi di secolare scogliera…. Io sono, dici, un milanese che va troppo in fretta. E' infatti la tua tenerezza sbigottita che colora di giallo e di rosso e di nero e di verde e di bianco la pelle trasparente delle tue vetrate camaleontiche. Sono io che t'irrito, ogni sera, lanciando la palla del mio cuore più in alto della tua madonnina dorata!

O piovra smisurata dai tentacoli bianchi, tu tremi al sentirti stringersi intorno a te la vastissima rete delle rotaie scintillanti con tutti i loro tramvai, anelli multicolori che la sera s'adornano d'alghe verdi e di coralli…. Tu piangi sulla tua sorte, cattedrale arenata in mezzo al chiassoso tumulto della più grande stazione del mondo?… Ah! ah! Verrà il giorno —i Milanesi ne sono capaci!— in cui si potrà costruire un treno colossale, tratto da una gigantesca locomotiva, per riportarti in paradiso, d'onde tu fosti spedita, in altri tempi, dai Fratelli Gondrand!…

Odo un immenso clamore laggiù, alla punta estrema della città…. Affrettati, o mio motore, sono gli studenti, che in marea rumorosa hanno inondata la stazione! Cari studenti, scolari d'Italia, noi partiremo tutti insieme per le vacanze! Vacanze del fuoco, del sangue e delle rosse follìe, in cui potremo finalmente giocare afoot-ballcoi nostri cranî pesanti!… Io vi raggiungo, sono già, sopra di voi, mentre vi urtate brutalmente per trovar buoni posti nei vagoni, accanto ai finestrini, da cui potrete tirare, prima degli altri, sul nemico. Oh! perchè non ho la vostra bella noncuranza infantile, o studenti infornati nei treni militari dei quali precipitate il galoppo conquistatore con la furia e la follia delle vostre grida lunghe, mordendo le reni della locomotiva che si squarcia in bianco vapore?

Vorrei assaporare come voi, lentamente, la polpa del paesaggio primaverile, che soffre un poco dei primi tagli geometrici incisi dal sole…. Volo seguendo l'abbagliante evasione dell'aurea pianura lombarda senza confini…. Sono vestito del più bel cielo del mondo, succinta veste orientale a larghi fiori color di turchese ed a rami dorati…. Ma il mio cuore immelmato si rifiuta alla gioia e non so più volare con disinvolta gaiezza! Sono forse allucinato?… Le mie orecchie percepiscono un fragore di carrozze e di carri sulla tela delle mie ali…. Questo scalpiccìo di passi pesanti che s'accanisce dietro di me, non esce dal mio petto sgomentato? E questi grossi venti balordi strideranno ancora per molto tempo contro il muro della mia cameretta volante?.. Non sono dunque solo? Non sono mai solo! Il vento rude s'abbatte sulla mia testa col calpestìo d'una folla sul marciapiede, ed io l'odo dal fondo di una cantina!…

I venti forti s'appoggiano con le dita brutalmente!… Terribile rumore di mani invisibili che s'attaccono, molli, alla tela delle ali!… Altri s'aggrappano alla mia fusoliera…. Schifosi contatti che mi inorridiscono!… Ecco ora la mia esasperazione si comunica al mio motore, e comprendo, comprendo la nervosità tossicolante e pigra dell'elica…. So bene che le tue ruote, o mio monoplano, si sono impigliate, durante la notte, fra i troppo profumati capelli d'una donna…. Ma questa non è certo una buona ragione per tremare come un vile davanti alle correnti d'aria, che, vispe e birichine, non hanno veramente minaccia alcuna di pericolo!

Le campane, stamane non hanno i loro soliti suoni rosati e bagnati di tenerezza…. Campane di noia e d'amarezza inesprimibile, state dunque per frangere sotto i vostri colpi il sole, salvadanaio dorato i cui soldi aspettati debbon pagare regalmente la festa?… Il vostro soffrire diffuso disillude il cielo e spezza il mio slancio…. Ma nel cielo danzante della mia anima scomposta, ecco splendere fra i pensieri amari fuggenti zone di speranza dorata….

Arrota le tue ascie, o Luce della battaglia, e taglia la carne ruvida delle mura, e ammucchia le tue colossali fascine di sarmenti, per meglio appiccar fuoco alle arruffate capigliature dei giardini!

10.

Ho superato tre treni…. Quell'altro, all'orizzonte, interminabile e lento, coi lunghi anelli dei suoi vagoni-serbatoi trasporta vino per l'esercito…. Ma si berranno meglio a garganella tutti i vecchi vini umani nella battaglia, formidabile urto scarlatto di ottocentomila bottiglie viventi!… Ho sete! Ho sete e mi tormenta il desiderio di mordere e di picchiare instancabilmente sulle ossa, sui nervi, sulla carne…. Macella! Macella! Macella!… E tu, sole, regolerai la cottura dei cadaveri!… Sotto di noi, quella stazione è veramente la più strana delle cucine, affocata, fumante, con guizzi azzurri di rotaie-anguilla tra i forni e le casseruole delle locomotive allineate…. Le campanelle elettriche hanno intensi ribollimenti e gorgoglii di frittura nei loro vasi di porcellana….

Quell'automobile che sembra spazzato via, sulla strada, da enormi globi di polvere, porta al confine il generale supremo…. Io son sicuro che i corpi arrotondati dei quattro venti che brucian di rabbia nei suoi pneumatici non scoppieranno prima di stasera! Sono al pari di me sottomessi alle leggi della vittoria. Fa troppo caldo…. E quelle nuvole nascondono un sole vile!… Fra poco pioverà! Il vento sbatte lungo la fusoliera bruscamente, come una porta che si richiuda dietro di me. Varco in questo momento la soglia del lugubre palazzo del Maltempo!… La pioggia sta per presiedere alla velocità convergente degli eserciti, al passaggio dei fiumi, alla conquista delle alture, che bisognerà coronare di batterie!…

Palazzo maestoso del Maltempo, dalle grigie mura che fuggono, velate qua e là del fumo sinistro d'incensieri invisibili!… Io scivolo con angoscia sui tuoi profondi tappeti di nebbia violetta, supplicando i tuoi fantasmi armati di lampi d'esser propizi all'Italia!…

Oh! guarda!… L'uragano ha destato il mio motore! Cento, mille, diecimila chilometri…. Che m'importa?. Purchè l'elica russi bene e il mio carburatore sprizzi con regolarità e i miei nervi continuino esattamente la sensibilità delle ali e della fusoliera!

Salgo verso di te, nuvolone decrepito dalla faccia color di vinaccia! Credi forse di spaventarmi, col tuo turgido naso eruttivo, pieno di colline gialle e di crateri urlanti? Ti salto selvaggiamente nella bocca, che si sforma, moltiplicandosi!… Nuvole dai cento buchi mutevoli mi vedete volare ebbro di gioia, balzando nei vostri cerchi come un cavallerizzo nel circo del cielo?…

Eccomi appenna addentato, e già digerito,ed evaso, in petardi, dalle budella dell'uragano!…Ho il tuono alle calcagna. Venga pure se ciò lo diverte!…Con calma, con sicurezza assoluta,mi tuffo a nuoto, feliced'esser sfiorato dalle più affascinantinubi del cielo,belle nubi dalle squame violacee,che passano come grandi pesci ciechie che sorridonocon la bocca spumosa d'oro,misteriosamente….Ma la voce degli uccelli m'attira ancora più in alto.I loro voli e i loro canti trillano e brillanosopra di me. Il mio motore ne gode follementeed io lo spingo, e ci pare di filar via tutti e duesotto fantastiche pergole da cui pendono e oscillanograppoli succosi di suonilunghi, zuccherini e furibondi….

Quando volgo la testa, vedo lontano lontano l'azzurra sciarpa dell'amore sfilacciarsi in pallidi lembi nel cielo che la furia della mia anima eccita e infiamma sempre di più!…

Città e villaggi, barbieri eleganti e diligenti delle montagne e delle pianure, avete—non è vero?—ben poco da fare! Poichè proprio non val la pena di pettinare quel poggio, o d'ammorbidire l'acconciatura bionda di quella collina, o di rifare la scriminatura di quella vigna!… E i boschi lontani non si lagneranno più d'esser tanto trascurati da voi, dimenticati dai vostri pèttini, con le loro capigliature sudicie arruffate.

Vedo già in sogno, un po' dappertutto, vastissimi campi di battaglia che si scamiciano mettendo a nudo il petto villoso, sudante, della terra scorticata dagli obici, danzanti amuleti…. la terra tatuata di cavalli morti, in basso rilievo!…

La mia velocità spaventosa diverte il paesaggio,che bizzarramente si contorce dalla gioia.Assisto al valzer travolgente delle colline….Le più vicine fanno la danza del ventre….Tutti i ruscelli si torcono in chiare risate.

Salgo, e subito gli alberi diventano cavoli. Quella valle vomita a un tratto quattro villaggi. Ma quell'altra s'affretta ad ingoiarli! Affonderai, bel casale, fra poco, ne sono sicuro, nell'acqua verde e increspata del tuo bosco…. Dov'è?… Scomparso! Tuffo improvviso di granchio!

Per arrestarmi, le città levano altissime le loro braccia di pietra…. e poi svaniscono, rase dalla falce azzurra di quel fiume ricurvo! Null'altro persiste se non lo schiaffo instancabile che il vento dell'elica moltiplica senza posa, sulla mia faccia! Attraverso un acquazzone in tre secondi…. Allora il vento si sveste, e m'offre violentemente un corpo nudo fremente tutto bagnato di sale marino e di lagrime, il corpo salato della mia amante che stringevo un tempo fra le mie braccia, nella cabina dalle pareti di tela, a Pancaldi…. Oh! la calda ricchezza del suo odore che morde!

Lussuria, guscio del cuore tartaruga! Lussuria! rosea cupula d'un'orrida latrina! Sarò io dunque sempre l'orgogliosobidetdell'Avventura, falsa cortigiana?… Un povero cuore strisciante ai molli suoni d'una voce un cagnolino freddoloso fra due calde mammelle?… O paesaggi danzanti che sgambettate lontano, cessate, cessate d'illudere la mia speranza d'infinito! Il mio monoplano vola per sempre negli occhi di una donna!

Non vedo io, immensificata a mille metri sotto i miei piedi, la nudità indolente della mia amica? Oh! via!… la lussuria ha dunque invischiato il mio spirito? Poichè quello che vedo non è altro che il corpo immenso e disossato del mare…. Oh! io diguazzo ancora in una biancheria eccitante d'immagini femminili…. Oh! rabbia esasperata!… Bisogna dunque che io m'arrampichi fino allo zenit, per liberare il mio corpo da queste lumache viscose, appiccicaticce: orgoglio del sesso colonizzatore, inestinguibile sete di tenerezza! È detto! Raschierò, scorticherò la mia carne, fino al sangue, fino allo strangolamento del cuore, con le spazzole rudi delle soffianti velocità, salendo su per due o trecento chilometri azzurri!…

Galli dell'orgoglio virile schiavi delle stagioni, voi che alzate la zampa sulle vostre galline, sui vostri tetti e sulle vostre donne domate, banderuole giranti alla brezza d'aprile, sono dunque incatenato, con voi, senza scampo nel sinistro cortile dell'atmosfera?

Noi fummo cotti a fuoco lento nell'utero fetente…. Chi mai potrebbe lavarci da tanta sozzurra? Chi può guarirci dell'incurabile amore? Noi non saremo mai i monelli senza cuore e senza memoria, che sputano dall'alto sui balconi delle donne, volando rapidi fuori dalla storia e dall'anatomia, in vacanza, in vacanza, lontano dalla vulva, triste collegio obbligatorio!…

Io sono l'artista, l'essere numeroso e formicolante, la rissa pullulante, la sera di prima rappresentazione, la sala gremita in cui tutti i posti son presi: palchi, poltrone e loggione….

Io non so descrivere la mia sofferenza squisita!…sono un bruto rapace,ammalato d'eroismo infinito e d'impossibile!Sono un Creusotche vorrebbe fabbricare deifondants!…Pedante virilità del poetasempre in foia del proprio orgoglio!Quando saprò io trovareabbastanza minuzia e delicatezzaper poter fare a pezzi il mio Ioe bendare le mie ferite?

__Il mio motore.__

Taci, imbecille! Respira meglio, piuttosto! Ti basti uscire da quest'Io pestilenziale in cui t'annoi lugubremente, e cacciar fuori dai tuoi polmoni quest'odore di luna paludosa e di cipressi civettuoli!… Vuoi che analizzi il tuo più bell'eroismo? Acrobatismo d'un marmocchio che vorrebbe star ritto sulla rotondità del ventre materno….

Oh! gli occhi delle donne che guardano gli eroi, cui subitamente diventano essenziali!… Tu vorresti sfondarli ma sono dentro di te! O milioni di donne scollacciate…. gioielli, piume, cappelli e milioni d'occhi indistruttibili!… L'orgoglio! Ecco il solo nemico da temere, ecco il peccato dei peccati! Io t'applaudo, ingegnoso Gesù, per avere insultato e minacciato del peso crollante del tuo inferno l'orgoglio, bestia fetida, invincibile tartaruga dal guscio troppo vasto!… Orgoglio del sorriso e della letizia, orgoglio della miseria e dei singhiozzi, orgoglio della sozzurra, della stupidità e della morte!

Dimenticavo! Anche vidilo spaventoso orgoglio d'essere vilee di fuggire,l'orgoglio di non riuscire, l'orgoglio di non essere,l'orgoglio atroce del nulla!Commedia fatale!… Pensare è esser giovane!O gioventù! feroce unitàdesiderio di concentrare in sè stessole unità del mondo,desiderio d'esser scelto,l'unico scelto, l'unico amatodal popolo infedele delle labbra innamorate!Esser giovane vuol dire temer d'invecchiaree di cessare di piacere ai fiori e ai frutti!…Esser giovane vuol dire temer di caderedalla ribalta del teatro!…

Teatro? Chi ha detto questa parola? Ebbene, sì…. Non sei un teatro tu stesso, col tuo milione di Soli spettatori, binocoli e raggi puntati da tutti i palchi dei tuoi nervi? Io t'auguro di morire come una pulce, fra due unghie sporche e distratte….

__La mia voce.__

Zitto! M'infastidisci!… T'impongo silenzio, togliendo l'accensione!… Olà! Che cosa fa Sua Santità? Certo contempla il suo dio che naviga nella barca di Pietro, e la pesante immersione del sole, enorme remo d'oro massiccio!…

Ha dunque anche il cielo, al pari di me, un desiderio supremo di grazie e di tenerezza? Nulla, infatti, che agguagli la gioia di viaggiare nella soave reazione sentimentale dell'orizzonte, che finalmente s'è intenerito, lasciando traboccare le sue stelle, fresche lagrime lungamente rattenute fra le ciglia delle nubi, lagrime gialle, rosse, verdi, perlacee….

Un'altra ancora sta per spuntare…. Spunta,violetta, con una cannonata improvvisa!E laggiù, verso l'ovest, oltre i monti….Bisogna che io vi giunga in un'ora!…E' necessario! Lo capisci, motore?E che m'importa dei venti contrari?Lo so: questo papa è ingombrante….Ma devo farlo oscillare come un pendolosulla battaglia!

La mia ombra azzurreggiante corre obliqua sulle praterie soleggiate. Balza dall'ombra d'una nuvola all'ombra d'un'altra, come un ginnasta che salti dall'uno all'altro trapezio….

Sotto i miei piedi, in senso contrario, la campagna fugge coprendosi tutta d' immense crepe imbizzarrite…. Quel villaggio s'inabissa, quella città si polverizza, mentre, là, quel vallone si slancia a galoppo sfrenato. Quella collina gonfia il suo ventre poi bruscamente si vuota, e ricostruisce. lentamente il proprio scheletro!…

In modo strano si torce e s'ammucchia il paesaggio, poi cade a pezzi, a poco a poco, crollando in torrenti di case, in ruscelli di verde, interminabilmente, sotto di me, a rovescio….

Laggiù, il Veneto s'annega coi fianchi ignudi dei suoi fiumi carnali nella marea crescente dei vapori violetti…. O Tempo ti sputo in faccia!… Tu che sei il più odiato e il più tremendo di tutti i nostri nemici!… So che la mia velocità e la mia febbre t'irritano!… Ed è perciò che accelero il polso del mio motore! La rabbia, forse, farà scoppiare il tuo cuore, o Tempo, vecchia anitra colossale, dall'ali frangiate di fango, le cui zacchere enormi intenebrano la città….

Chi mai ti disse che devo percorreread ogni costo, ad ogni costo,più di cento chilometri, prima di sera?…Tu ne approfitti, per corrermi incontro,aprendo immensamente le cesoie metodichedel tuo becco, ingombro d'un grovigliodi minuti vivi e di secondi velocissimi….vermi, insetti e fetide cavalletteche tu mastichi precipitosamente.O tempo rapace!Tu pretendi divorare tutto il tempoche ancora mi resta!…Che m'importa delle giornate solari, cronometri guasti?Io posso raddoppiare il mio orologiosalendo in cielo, sempre più in alto,affinchè il sole mi colpisca ancora gli occhicon la sua ora elastica….Tu ti sganasci a ridere credendolo morto,rovesciato al di là dell'orizzontecon un colpo d'ala!Ma ha finto di morire…. Lo vedo ancorafiammeggiare nello spazio col suo lungo sorriso….O Tempo,tu credi di poter troncare il mio collo illimitatoe soffocarmi tra quattro piccoli quarti d'orae fare a pezzi i miei polmoni di pallone!…Ah! ah!… Siamo due potenzecoalizzate dal desiderio di domarti:il mio genio caparbio e il mio libero motore!…

Nessuno osò, prima di me, colmare il nero fossato dalle profondità incalcolabili che divide il gran regno animale dal regno meccanico, tutto velato di fumi!

Motore, tu sei mio fratello, mio compagno, mio alleato, come se fossi un buon cavallo da guerra!… T'ammiro assai più, fratello perfezionato, perchè sai prolungare ogni giorno la tua giovinezza, cambiando ad una ad una le tue membra, albero eterno dalle inesauribili primavere! O Tempo, anitra che diguazzi in paludi intessute di cifre, ora sappi che l'acciaio di questo fedele motore è almeno più vivo della mia carne futurista!

Come il mio corpo, tu contieni, o Motore, cento o duecento popoli di molecole, ognuno organizzato da un capo cosciente e tutti domati da una Legge, regina che impone dovunque la sua volontà di coesione, da una Legge autonoma che pur si fonde col Destino! La mia libera volontà può stasera sposare nella battaglia il mio destino di morte! Essa è identica, dunque, alla legge che regge questo mio motore vivo!

E' perciò che mi slancio, sorvegliandola reazione fisico-chimica del mio corpo.Il mio motore, intanto, più che mai cosciente,fa altrettanto!…Bella nuvola lilla, dalla veste di gala,fate una riverenza al mio motore!Io m'infischio di voi, nuvoloni astiosidal ventre flaccido e giallo….Vecchi nuvoloni positivisti, senza ideale,m'infischio delle vostre verdi smorfie ironiche!O scetticismo desolante di questo cielo senza passioneche filacciosamente si stiracon tutte le sue raffinatezze di rosei bagliori,senza degnare d'uno sguardo il mio motore!…Motore, fratello adorato la cui bellezza m'offende,fai bene a sputare sulla dolorosa ebbrezzadi questa sera dai profumi amari e lamentosie su queste povere voci'd'agonie persistentiche la grazia delle stelle ardite e gaienon può consolare!…

O Tempo! Mi scaglierò contro di te,e ti spezzerò le ali,e romperò la tua voce asmatica d'orologio!Chiama pure alla riscossa lo spazio,vecchio avoltoio podagrosoche lascia dietro di sè come striscia di bavail bianco nastro delle strade e i grandi archidell'orizzonte, simili a immense lumachearrotondate!…Tempo! Spazio! Sole divinità padrone del mondo!Io mi ribello contro di voi!

Spazio! Tu mi mettesti intorno al collo, come una cavezza, questo mutevole orizzonte irto di monti, di piani e di città capellute!… Tu mi lasciasti, sola libertà, la distanza che separa la mia gola palpitante dal cerchio chiuso dell'orizzonte…. Ora io t'impongo—comprendi?—d'allargarlo di più, sempre di più, finchè si schianti!

E tu, esecrabile Tempo, farai altrettanto! Tu devi, ti piaccia, allentare la strangolante e sinistra cavezza dell'ora…. dell'ora che segue quella che viviamo e che da ogni parte la stringe per dominarla meglio e per soffocarla uccidendo la mia azione! Tempo! Spazio! Che direste se bruscamente attraversassi, in dieci secondi, l'intervallo che mi divide da questo rotondo orizzonte che, secondo i vostri calcoli, m'aspetta soltanto fra un'ora?… Ah! ah! ridete giallo, e sentite tremare sotto i vostri piedi geometrici i piedestalli della vostra potenza millenaria!

E' perchè—cordialmente ve lo confesso—il mio motore ha talvolta delle velocità stupefacenti.Voi sapete, d'altronde, che tutti i chilometrinon sono lunghi ugualmente….Alcuni sono di trecento, ed altri d'ottocento metri….E vi sono delle ore che si slancianomentre altre s'addormentano….Tutto ciò manca d'ordine e di precisione!…Sappiate che uno spirito forte come il miopuò dare a un'ora l'ampiezza di una settimana,o serrarla nel suo pugno duro,come un limoneda cui colerà soltanto il sugod'un minuscolo quarto d'ora!…A forza di desideri e d'attese guardinghe,conobbi le segrete serratureche chiudono i collari dell'orizzonte e dell'ora.Ed ecco: adesso batto la testanei quattro cantoni di questi quattro quarti d'orache m'imprigionano!

Ma tutt'intorno c'è una cornice assai più grande, e assai più elastica…. E' la giornata solare. Poi, più ampia, la mutevole stagione, fragile, infinitamente allungabile…. guardate! La mia tenace volontà e la mia sensibilità, collaborando coll'elica fanno della velocità una cosa assoluta!…

Spazio, io ti costringo, volando, a mettermi intorno al collo, incessantemente, senza riposo, ad ogni istante un sempre nuovo orizzonte!… Carezze sempre diverse e sempre più cupe!… Non è la Via Lattea, che m'abbellisce, in questo momento, una fulgida collana di perle che potrebbe inebbriare il collo della mia amica? Suvvia! Fa presto! In quale orizzonte stai dunque per rinchiudermi!…

Tempo! Spazio! Sarete sorpassati per forza! Spazio! tu perderai, ogni volta, un po' del tempo, tuo amico…. La mia cavezza è almeno cento volte più larga di quella che lega quel treno sorpassato! Fra un'ora tu dovrai allungare la mia all'infinito!… Meglio varrebbe abbandonarla subito!… Ecco! E' già fatto! Al diavolo il Tempo e lo Spazio! Dieci secondi mi sono bastati per giungere al confine! Butrio! Palmanova! Vi sento sotto di me Quel polverie di fuochi agonizzanti è Gorizia o Gradisca…. Volgiamo a destra! Sotto le fiere stelle guerriere, che vortici! che vortici! Cado su una profondità, e bruscamente mi sento strappato dal mio sediletto, così che me ne vado, a caso, a nuoto, a passeggiare sull'ala destra…. Ma presto m'allungo, di nuovo seduto, col naso sulla bussola, ed ascolto….

Io tolgo l'accensione…. Silenzio? No!… Quasi!… un funebre e crescente scalpiccìo d'eserciti…. Sono laggiù a trecento metri sotto i miei piedi, nell'oceano delle tenebre…. In cerchio, gli echi, tutt'intorno, ricaccian nella loro gola ingombra il sordo rotolìo dei cannoni pesanti.

In quella cupa prateria, sul ventre semiaperto d'un carro, un nero profilo si china, inzaccherato di rosa dalla fiamma d'una candela. Un soldato telegrafista, chiusa la testa nell'elmo sonoro, ascolta parole volanti che hanno balzi lunghi più d'un chilometro…. Scivolo via per un momento, a fianco a fianco con una giovane stella filante che mi disvela il mare cadendovi dentro, gabbiano d'oro che raggiunge il proprio riflesso….

Quel fresco nastro azzurrino è una strada larga, lungo la riva…. Scendo morbidamente per non schiacciar contro il suolo il mio papa, vecchio pendolo assopito che avevo dimenticato!… Egli si desta singhiozzando, infarinato come un barile nella polvere, mentre trascino il mio monoplano sul dolce declivio della spiaggia….

Finite dunque di lambirmi i piedi, onde gementi che venite, piangendo, a rannicchiarvi tra gli scogli?… La rada guardinga trattiene il morbido sciacquio ed il respiro per non svelare quell'intenso nocciolo di tenebre che spicca sui lucidi inchiostri del mare: una torpediniera a fuochi spenti! Vasto silenzio, interrotto ad ogni secondo dallo sternuto dell'onde sulla ghiaia…. Quella grotta che tossisce per vecchiaia, per angoscia e per noia, dorme assai male, stanotte…. Per me, pregusto già le delizie profonde d'un lungo sonno…. Morire domani? Che importa? Meglio così! E dormi anche tu, mio motore!… Riposa i tuoi polmoni, facendo grandi sogni di velocità…. Io mi stendo nudo, supino, nella sabbia, e subito le stelle dell'Orsa Maggiore mi gridano in cadenza: «Buona fortuna! Buona fortuna!»

__Io.__ (con le mani a portavoce)

Grazie per la mia patria!… Grazie! Grazie!

11.

Avanti! Su! Sono almeno le quattro.Il mio spirito è esatto come un cronometro.Ma la terra, dalle rotondità infantili,comunica con sua madre, la Notte,e beve avidamente alla Via Lattea!…

O Notte, grassa nutrice dalle pesanti carni d'ebano,la Terra vagentes'attacca spaventata ai tuoi neri capezzolie non rallenta la stretta.Ancora questo sorso di stelle fresche e pure,prima del coltellaccio sanguinolento del giorno!

Perchè, perchè strisci così lungo la riva,foca sinistra?Tu vorresti fuggire affidando la panciaa questo mare italianoche per primo alza la voce scatenandole criniere dei suoi puledri selvaggi….Come me tu dovresti abbeverare il tuo voltonell'odore verde e folto che spandono l'alghee in tutti i profumi salini che abbondano intorno.Io te li offro tutti come un buon cioccolatte….

Le tue coscie grassoccie rimpiangono le delizie delle quattordicimila camere del Vaticano? E non pensi forse nostalgicamente al tuo medico notturno e alla tua poltrona a rotelle pneumatiche? Staresti meglio forse nella tua portantina…. E' questa l'ora in cui la tua pancia, colata giù dal letto, si versava nella carrozza dalle soffici molle e dai grassi cavalli che t'aspetta ogni mattina nel cortile della Pigna! E' questa l'ora in cui pensavi alla colazione vicina, nell'attraversare gli untuosi giardini del Vaticano…. E la tua nostalgia rievoca la fila degli Svizzeri: che di lontano sembrano tante uovaà la coque, tutti grondanti di giallo e di rosso viscoso. Ognuno aveva la sua alabarda, mostruosa forchetta! Mangiavano, dormivano, quella sera? E dov'era la Guardia Nobile? Dove la Guardia Palatina?

Affrettati a controllare i nodi del tuo cilicio, poichè partiamo…. Guarda? Il mare immenso, gravido, s'apre penosamente al sole neonato che fa forza col capo. Il mio motore lo saluta con un russare di gioia offrendogli la sua elica, vasta rosa africana ebbra d'insetti che flirtano!…

Attento ai vortici avidi che il caldo sta per scavare nello spazio!… Nuvole dalle flessibili mani m'impacchettano con grazia, in una ovatta ardente che tratto tratto mi doccia…. Io cado a volta a volta sulla mia ala destra, poi bruscamente sull'ala sinistra. Sono lanciato dal basso in alto, dall'alto in basso…. Ed ora, a colpi bruschi, correnti d'aria violente mi suggono in avanti…. Abbraccio il mio motore, poi resto per un istante ritto sui miei pedali. Eccomi ricaduto indietro, a caso, in un buco, piombando nella morte!… Dov'è il mio cuscino? Ho sentito sulla schiena il freddo astratto del vuoto!… Avanti! Io filo sulla strada e me ne stacco. Non scuotermi così, riprendi il tuo calmo oscillare di pendolo. Noi dovremo salire molto in alto…. Fra queste due nuvole bituminose, come tra i piloni d'un ponte gigante, ecco l'aurora che precipita tutta la colata del suo sangue bellicoso!…

__Lo sbarco dei volontari.__

Luce cruda di luglio, odori irritanti del mare…. Tutto balza alla rinfusa, con la cannonata improvvisa nella rada traboccante di fuoco…. Gli echi fracassati crollano a pezzi sonori interminabilmente…. Nell'imboccatura tre bastimenti sorgono portando ritto alla poppa il tricolore! Chi dunque li decàpita?… Decapitati s'avanzano seminando intorno i fumaiuoli, gibus inutili, e le vele, mantelli…. (Fa tanto caldo!) sotto gli obici sibilanti d'un incrociatore austriaco che non ha potuto affondarli nè sbarrar loro la via….

Urrà, Garibaldini!… Ben venuti! Le vostre rosse camicie fiammeggiano col rosso nitrito dei vostri cavalli! Gru metalliche, vuotate le stive dei bastimenti, e date l'imbeccata alle maone! La banchina gronda di barili, gocce nere, che scoppian rosse, talvolta…. Ebbrezza delle vendemmie! Folli ubriacature delle vittorie prossime!… Le case dei pescatori vacillano pel caldo, e sembrano trascinate dal peso dell'ombra loro. Bizzarramente passeggiano al largo quattro pontoni imbottiti di fieno e letame che portan cavalli nitrenti. Sembrano lembi di praterie strappati dalla violenza d'un torrente, che vadano alla deriva….

Sulla spiaggia, più lontano, ecco i sanguinolenti macelli, vaste zattere violacee e purpuree che beccheggiano sotto il peso schiacciante ed i flosci sussulti delle bestie sventrate che uomini rossi stanno squartando in mezzo al flusso e riflusso del sangue. L'odore caldo e zuccherino inebria i cavalli trottanti, che somigliano a macchine a vapore…. Le loro zampe-stantuffi scattan fuori alternativamente dalle groppe…. E tutti volgono il capo verso quei fasci enormi di fieno, disposti a piramidi.

A fra poco il piacere di morire con voi, o rossi volontari! Ho già in me, nel mio cuore, questo porto fremente d'eroismo, folto intrico di verghe e di nervi entusiasti, estirpato dal petto aperto dell'Aurora!…

Vedo una torpediniera che viene ad ancorarsi davanti alla foce muggente del fiume. Partorisce un canotto, che muove a forti remate verso la spiaggia per scandagliare i fondi della strada fluviale.

Tutto si muove senza rumore in quel villaggio…. Andirivieni di milizie grigie: è il Genio dell'esercito regolare. Ordine e silenzio. Ed io sento soltanto stridere le molle dei carretti…. I contadini attaccano i loro cavalli…. Ognuno ha la sua provvista d'avena ed il suo secchio d'acqua. Quelle barche da pesca che beccheggiano nella baia dall'acque azzurre portano ognuna, in piramide, trecento gabbie di polli che gridano troppo. E sul ponte d'imbarco, ecco il completo equipaggiamento d'un battaglione con molti sacchi di grano e molte ceste di frutta…. Gli automobili dei generali, simili a torpediniere avvolte nella nebbia, filano via strombettando sulle strade, con lunghe scìe di polvere sollevata.

O lunghe strade gessose, mostruosi serpenti…. vedo passare pei vostri corpi anellati gli automobili ingoiati, simili a veloci bocconi che scendano! Eccone uno che preme duramente quella strada nerastra, simile a un sanguinaccio tra le frenetiche dita delle sue ruote, per farne sprizzar fuori un ripieno di polvere lattiginosa e arricciata. La battaglia potrà durare più di tre settimane. Per questo si sta preparando una gran rete ferrata, come se fosse un bel tappeto tessuto d'argento disteso sul passaggio d'un gran Sultano-Locomotiva! Eccolo che s'avanza solennemente asmatico e acciaccoso, irritato pel ritardo, spingendo innanzi la sua grossa pancia puntuta, con lunghi e gutturali sputacchi di vapore.

Ritti sopra i sobbalzi delle loro automobili, i soldati del Genio, Petits-Poucets febbricitanti, vanno svolgendo in cima alle loro lunghe aste i gomitoli di fili telefonici, che attaccano a casaccio, qua e là, alle siepi, alle rocce, ed alle case dei villaggi….

La campagna, rigata da lunghe file militari, come un'immensa lira dalle corde policrome, vibra tutta ai pizzicati di mille automobili!… Ecco i grandi autocarri a grandissimo rendimento. Vanno sventrando le vallate con le loro ruote di valanga…. simili a treni ubbriachi deviati per capriccio, e si divertono talvolta a inerpicarsi strombazzando dall'alto il loro schifo pei tunnels.

__I treni militari.__

Coll'agilità dei clowns disossati,l'esercito mette a contatto la sua frontecol suo ventre pesante e col suo deretano,seduto, là, lontano, sul confine!In grossi ribollimenti di vagoniscivolano i treni sulle spiralidelle stradefino al cavo della valle,imbuto in cui s'agita e si gonfiail vettovagliamento,strangolato in quest'ora fuggente!…Cinquecento vagoni ogni giornovengono a vuotare la loro panciain più di quattrocentomila bocchebruciate dalla polveree dal fuoco volante della battaglia.Ognuno ha la sua razione:cinquecento grammi di carne.Si spazzan via come immondizie i feritifuori dal campo della carneficina.Mani veloci d'infermiere ripulisconoil letto pazzo che s'incava sotto al malato!…

Le mie due ali s'appoggiano sul maestoso e prolungato muggito di quattromila buoi. Più lontano il fetore ed i gemiti melati di centomila pecore soffocano di nausea il mio motore. Ruzzolerò io dunque tanto lontano dalla battaglia? Questo groviglio di corna ritte su più di tre chilometri è veramente un sinistro tappeto! I soldati s'accalcano intorno ai pozzi come farfalle intorno alle lampade. Ecco i forni del pane. Son tende bianche munite di fumaiuoli, lumaconi giganteschi dalle corna di fumo…. Le baracche nerastre dell'intendenza stuzzicano le nubi coi loro appetitosi fumi di rosticceria….

Tu guarda, Santo Padre, cogli occhi dello stomaco, quell'ufficiale tarchiato, ritto presso la sua tenda! E' il gran capo dei capi di tutti gli eserciti nostri, il primocordon-bleuche cucina la guerra fra il sonoro tintinno delle gavette felici!…

L'Austria è ben lungi dal dominare la costa, Ecco infatti trasporti traboccanti di cavalleria, i cui nitriti e le cui folli criniere sventolanti entusiasmano il mare! Trecento carri a stanghe all'aria sulla banchina infocata si offrono loro fervidamente…. Io vorrei attaccarvi, piuttosto che cavalli, grandi aquile forti!… Tutti i cavalli da tiro, tutti i cavalli da soma, e anche i muletti, s'impennano inebbriati dal possente odor della guerra e dalla folleggiante canzone del cannone!

E' il cannone, che mi guida…. Ed io volo sui torvi scoscendimenti d'un paesaggio scarnito e scavato dagli aratri tonanti della bora!… I miei baffi folleggiano al raddoppiar del vento soffiato dalla mia elica liberante. Ma qual presentimento, qual brusca intuizione rilancia verso la riva il mio desiderio?…

__Il massacro dei sottomarini.__

Esploro il mare che va placandosi a mille metri sotto di me e mi rivela luminosamente le sue viscere verdi…. A cinque gomene dalla spiaggia, quelle zone di rilucente smeraldo sono alti fondi di sabbia. Quel bellissimo vello dalle striscie rossastre macchiate d'ombra è un ammasso di fuchi. Ah! sangue futurista!… Ah! canaglie!… Questo temevo!… Ecco i sottomarini!… Son due…. Son tre…. I loro manometri indican certo sei braccia di profondità…. Sto a piombo sopra il più grande, magnifico pesce febbrilmente amoerrato dalla maglia elastica di sontuosi riflessi smeraldo e topazio…. Tutto distinguo, la cupoletta del chiosco e il cofano di prua e quello di poppa. Non sono ermeticamente chiusi, poichè ne sprizzano a quando a quando vive sorgenti di gemme gazose.

Trecento metri mi separano dal mare…. Il periscopio dei sottomarini non può denunciare la mia presenza…. Oh! il torcicollo degli ufficiali in vedetta sotto le troniere orizzontali!… Potrebbero vedermi soltanto se salissero alla superficie!… Sembrano oziar spensierati, i sottomarini…. Strana manovra: i due più grandi si sfiorano come se stessero per accoppiarsi, grandi squali in amore!… Ah! ah! ora vedrete!… Ho venti bombe ben piene, ed ognuna contiene cento chili di melinite! Due sole basterebbero a spopolare rapidamente un gran lago pescoso. Ecco ho premuto un bottone: s'è aperta la botola, le mie bombe piombano su di voi!… Urrà! Che bel pennacchio! E che fracasso tonante che si lacera in sibili di rabbia!… Ciclone di vapore e di schiuma schiaffeggiante! Il mare s'incava…. Vortici innumerevoli…. Poi tutto si ricompone…. Guardiamo!…

Il sottomarino è sventrato. La prua affonda a vista d'occhio…. Oh! che fortuna!… Ecco: il secondo sottomarino anch'esso s'inchina sempre più…. ferito a morte? Ma dov'è la ferita?… Vedo, vedo una gran buca ornata d'un fascio nero di teste e di braccia! E' il pànico…. Tutti si scagliano ferocemente verso un'uscita!… La stiva s'empie d'acqua, e l'acqua sale rapida…. sale, allaga il ponte chiuso, giunge alla macchina…. La macchina s'arresta.

Oh! divertente e spaventevole angoscia! Gettate, gettate pure tutti i piombi di soccorso! Non potrete mai chiudere il portello dello scafo sottomarino?… L'acqua vi cade sul capo dalla cupola del chiosco. Le turbine di poppa rimandano meno acqua di quanta ne beve la falla…. Non vi stancate inutilmente!… Vedete: è semplicissimo! Faccio un cerchio nell'acqua con la dinamite, e il terzo sottomarino verrà a raggiungere gli altri due già morti!…

Ecco un altro pennacchio abbagliante d'acqua scarlatta.Lugubre detonazione nelle budellasonore, interminabili del mare….Le case della riva son brutalmente lavateda tutte le macchie che le insozzano: tetti e finestre!…Il terzo pescecane vuoi pagliaccescamente morire….Mi mostra il suo culo, fuori dall'acqua,grondante, convulso. Tre marinai, un guardamarinaaggrappati al balconcino del chiosco.La prua scomparsa nella sabbia? E' possibile?Ho decapitato il gran pesce…. Il suo collo recisobeve golosamente tutto il mare.Ma le alghe lo soffocano…. Si riempielentissimamente. S'ode ancora il motore,o son piuttosto i ballasts d'acqua russanteche si dibattono tra i due scafi di ferro….Automaticamente l'aria compressa delle stivevorrebbe respingerle e far risalirea galla il sottomarino.E finitela col vostro monotono e stolido gridio!…Crepate,crepate alfine in silenzio, o pescicani austriaciche non avevate il coraggiodi navigare alla superficie!…Uno sputacchio sopra la poppa, prima che affondi!…E poi ritorno indietro, involandomiverso i chiari ossami dei montiche i trapani accaniti della battagliascavano in tondo.

__La battaglia.__

Due vaste macchie attirano i miei sguardi.S'allargano.La più piccola, a sinistra, è rossastra,Sembra una pozza di sangue….Sono le dense file dei volontari.Sul suo fianco sinistro riluceun'ampia macchia grigia,simile ad una enorme lastra di piombo.E' l'esercito regolare.Le masse parallele dei soldati s'avanzano a scattiverso le alture rocciose,ornata senza posa, da invisibili batterie;folli lingue rosse e piume bianche….Lassù! Lassù!Ecco il fronte strategico dell'esercito austriacosapientemente dispostoin fondo a questo anfiteatro di monti….Dobbiamo attraversare la platea o salire,sotto i fuochi, convergenti dei palchiche lancian folgori,salire su fino all'invisibile palcoscenicodal sipario di fumo!…

Io scorgo a poco a poco nella sua tragica ampiezzatutto il mobile oceano della battagliadall'onde maestose, lunghe tre chilometri.Ma mentre m'avanzo, lo spettacolo impazza,s'imbroglia, si complica….Il flusso e riflusso sussultante degli esercitidiventa contradittorio….Tutto sembra illogico. Perchè quel reggimentova così lento?Quei soldati neri sembrano scendereper un declivio erboso,ma s'inerpicano; invece, su per un'erta….Quell'altro reggimento, par che fugga. Oh! tutt'altro!Gira, semplicemente, intorno ad un ostacolo invisibile….Quei fiumi, quei torrenti di fantaccini grigiastridovrebbero comporre un mare azzurro….Inesplicabilmente, scompaiono, svanisconoin quei crateri minuscoli di vulcanodisposti in batteria,che li assorbono con lunghi singhiozzie poi li sputano e destra e a sinistra!…

Quei filari di vigne si sbarazzano rapidamente di tutta la loro polvere estiva, come sotto l'asprezza d'una violenta spazzola. E, vicinissimo, un gran bosco par calpestato da piedi invisibili. Formiche-soldati, cavallette-cavalli e grossi topi-cannoni ne escono precipitosamente, per stendersi più lontano, senza riparo, con un'apparente stupidità, in quei campi di frumento, che perdono tutto l'oro e si coprono di grigio!…

Sotto i fumi volanti, le colline leggiere trotterellano…. Una roccia impennacchiata sembra pavoneggiarsi in parata…. E quella valle m'irrita coi suoi lamentosi muggiti di macello!…

__La polifonia dei gas e dei piombo.__

Laggiù si trasloca…. Chi dunque pianta chiodiin pareti di legno troppo secco?…Pazzi martelli. Innumerevoli picchiottiche traforan di colpi le porte.Dimenarsi improvviso di danze spagnuolesotto un crollante scroscio di nacchere rosee!…Son le mitragliatrici dal fragore elegante.O rumorose raganelle di lebbrosi ammutinati!Giranti inaffiatoi che piovon pallesu file lunghe di fiori e di frutti eroici!Morsi scattanti del tornio sul legno!…Son le mitragliatrici dall'assiduo lavoro,operaie zelanti che imprimono senza posanell'atmosfera,colpi taglienti triangolario a losanga, dagli angoli netti!Geometria dei rumori, teoremi fracassantiche spezzano a quando a quandoil russar vitreo e vellutato della mia elica….

Fucileria lontana: chioccolìo di ghiaia sulle spiaggie notturne…. Fucileria lontana; quacquerare febbrile di rane che s'accoppiano al chiaro di luna…. Fischi di capitani, proiettili sibilanti!… Gli echi irritati brontolano di rabbia sotto lo scalpitio gigantesco degli shrapnels galoppanti. I cannoni allineati lungo il padule tendono il collo, come coccodrilli, bruscamente sussultando e lanciando al cielo, con un'enorme scossa, i rutilanti spasimi della loro coda formidabile…. Sono i bellissimi shrapnels!… Grovigli d'argentei serpenti che guizzano, uscendo flessuosamente da riccioli di fumo biondo o scoppiando da sacchi di cenere nivea, azzurra, e a volta a volta color marrone!… Il cielo è tutto squamato di fuochi triangolari. I battaglioni lontani sono orgogliosi di portare sul capo volanti corone di shrapnels esplosi, le cui rosse spine di continuo si moltiplicano!… Io fiuto con ebbrezza l'odore voluminoso e carico di pimento, che la battaglia spande. Odor di lana calda e di castagne bruciate. Odore di grasso e d'olio, d'orina e d'escrementi cotti dal sole, e odore d'aglio insieme. Volo a tratti per zone ancora intatte…. Ecco l'acredine soave e carnale dei fieni. Poi tutto si mescola, e la sintesi disordinata degl'ingenui fetori. e dei mordenti profumi mi s'accanisce nella testa e mi sconvolge il sangue!…

E' quasi mezzogiorno. Il sole si eleva come un grande albero d'oro massiccio che s'erga sui possenti eserciti intrecciati, radici contorte della luce solare!… Il sole largamente effonde il suo fogliame di splendide nuvole, rami d'argento, carichi d'aranci acciecanti!…


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