VIINella settimana stessa partii per Londra, e seguendo le istruzioni di Elia vendetti sùbito la collana ricavandone il prezzo di duecentocinquantamila lire. Per spiegare ad Elena il mio viaggio avevo dovuto escogitare mille pretesti, raccontandole una parte sola della verità, ossia quella che si poteva dire. Ma non mi dilungherò a narrare queste piccole bassezze nè le innumerevoli sofferenze morali che dovetti conoscere durante quella estate calamitosa. Il mio delicato maestro aveva l'abilità somma di mai farmi compiere un'azione la qual fosse troppo temeraria per la mia pusillanime coscienza. Passammo l'estate nei luoghi frivoli ed ameni ove la signoria moderna riposa in bucolici ozî dalle sue cittadine fatiche. Ed Elena mi seguiva, taciturna sovente, quasi avesse nel suo vigile spirito un presagio del mio nuovo decadimento. Si può ingannare l'amico, il fratello, il compagno, si può ingannare perfino il complice, ma non la donna che al nostro fianco è partecipe della continua vita; e s'ella tace, se non rimprovera, se non consiglia, ma solamente guarda con occhi pieni di taciturno dolore, il suo silenzio è allora più terribile di una condanna duramente profferita. E nella mia vergogna v'era una riconoscenza indicibile per la soavità di quel perdono.Sul principiare dell'autunno ritornammo a Parigi, nella medesima casa, più tristemente. Fu per Elena un tempo di ansietà febbrile e di lavoro indefesso; per me invece un tempo d'angoscia e d'umiliazione. Mi trasformai; divenni sospettoso, irascibile, taciturno; anche il nostro amore ne sofferse; tutte le calamità pesarono su l'anima mia.[pg!234] Un giorno Elena mi disse:— Fra qualche mese diverrò attrice: è stato il sogno maggiore della mia vita, ed ora che sta per compiersi non mi dà più alcuna gioia. Che fatto strano!E rise d'un riso amarissimo, pieno di malinconia.— Non ami più il teatro? — le domandai, pur sapendo quanto il suo pensiero fosse diverso. Ella rovesciò il capo all'indietro, con un moto rapido, come per scacciarne una torma di pensieri tristi, e rispose, continuando a sorridere:— Mi dicono che sarò una grande attrice, mi ripetono che ho «l'anima lirica...» È la frase della mia maestra. In poco tempo ho percorso il cammino di molti anni. Il direttore dell'Athénée m'ha intesa ieri e sùbito m'ha proposto di farmi debuttare nel suo teatro. Penso che accetterò.— Fece una pausa e mi volse nel viso gli occhi profondi, troppo intensamente lucidi; soggiunse:— Chissà se il giorno della mia prima recita mi verrai a sentire?— Oh, Elena, che bizzarrie dici! Come puoi dubitarne?Ella scosse il capo ripetutamente, con ostinatezza.— Forse non ci sarai più... ma non importa! Sono sempre stata sola, ritornerò sola.— Ma Elena!...— Cosa vuoi rispondermi? cosa? È inutile! Ho sempre taciuto, ma vedo chiaramente la fine. Ora studio una parte in cui v'è questa frase: «Il nostro amore cammina sopra un filo di spada... ma la spada è breve.» Questa frase è fatta per noi.— Elena, — dissi, — le tue parole mi sorprendono, quantunque non sia la prima volta che mi fai queste nere predizioni. Non ti ho mai voluto bene come ora.Ed anch'io, Germano, anch'io... — profferì con le lagrime agli occhi. — Ma tutto questo è inutile: c'è per noi un destino.La strinsi nelle mie braccia e volli ancora parlare; ma ella con la bocca mi suggellò fortemente la bocca. Non so [pg!235] perchè mi sentii nascere nell'anima una infinita, irreparabile tristezza, ed in quell'ora, per la prima volta, dopo essermi trastullato con tutte le cose che nel cuore umano hanno il valore d'un sentimento, compresi che l'amore poteva essere una piaga insanabile, un martirio di tutte le ore. A lungo le nostre bocche rimasero congiunte, in silenzio; molte cose volevo dirle, ma una specie di paura vaga le seppelliva dentro il mio cuore; molte cose anch'ella mi taceva, trattenuta forse dalla medesima paura.In quel tempo le lettere di Fabio Capuano si erano fatte più frequenti; la prima che ricevetti, dopo il mio ritorno a Parigi, fu questa:Caro Germano,Ti ho scritto a Vichy ed a Pau, ma poichè non ebbi risposta, penso che le mie lettere abbiano sbagliato itinerario. Poco male, non ti raccontavo nulla che valesse la pena d'esser letto. Mi rallegro tuttavia nel vedere che le molte angustie delle quali ti lagni non ti fanno perdere in ogni caso le abitudine gaie del buon tempo andato.Io villeggio a Rimini, e villeggio per modo di dire, perchè a Rimini, come ti ricorderai, c'è il mare; un mare, anzi, di questi giorni splendidamente azzurro. Io, che di solito non faccio nulla, in questo momento mi riposo; cioè godo con maggior intensità la delizia del far niente.Su la spiaggia qualche dama romana ed una bolognese, che dal tempo tuo si è molto ingrassata e nulla ravveduta, si ricordano qualchevolta con una voce deliziosamente languida la tua «Bucentaura», lo yacht a vela, in cui spesso le conducevi a respirare l'aria delle solitudini marine. Ora si contentano di andarvi sopra un veliero da noleggio, con il barone Pietro de Luca, e con un marinaio, perch'egli non conosce la manovra delle vele. Ma ne conosce ben altre, non meno difficili, come ti dirò in séguito. Sai: Pietro de Luca, l'ex ufficiale di cavalleria ed ex-amante della marchesa Maggiorani, che si è stancata, pare, di pagare i suoi debiti. Pare, dico, [pg!236] perchè si mormora che ora la buona marchesa vada facendo la stessa cosa con Lodovico Nardi, l'ineffabile Vigetto che tu sai. Ma questi è più borghese, più economo, più robusto, e le costa meno. Piero de Luca tenta un'altra via.... Poveretto! non è colpa sua se i cavalli da corsa gli mangiano molta biada e se il giuoco gli va sempre male. Perdonami la parentesi e pensa che dimenticavo di star scrivendo ad un amico, il quale, secondo la tua frase, «non gode, non pensa, non vive, non è più nulla per sè stesso nè per altri». Faceva con te i pettegolezzi che scrivo alle mie buone amiche romane, le quali vogliono trovare nelle mie lettere tutta la cronaca sentimentale e galante della tarda estate riminese. Dunque, Germano mio, quale consiglio ti potrei suggerire? Se dovessi parlarti seriamente, certo ti annoierei; se volessi farti qualche rimprovero, mi troveresti uggioso, e se infine cercassi di concludere che la condizione in cui versi non è altro che il frutto inevitabile de' tuoi malanni, potresti a buon diritto rispondermi che non ho fatta una scoperta straordinaria.Tu non sei fra quegli uomini ai quali una passione basta per colmare la vita, e siccome ti conoscevo per tale, diffidavo assai de' tuoi primi ardori. Non dubito affatto che ormai, su la pagina più lirica del vostro amore, sia per sempre caduta la cenere della parola: Fine. Le tue lettere anzi me lo nascondono a mala pena. Ed ora insorgono contr'esso, come contro tutte le poesie, quelle infinite inezie, quelle innumerevoli angustie, che sono il pane quotidiano delle umili famiglie borghesi.Non mediti, Germano, all'avvenire? Mi sembra che non sarebbe degno della tua signorilità l'arrivare un giorno a Roma, spennato e contrito, chiedendo a qualche grosso mercante il favore d'un impieguccio, o forse mendicando a qualche dicastero la grazia d'un salario burocratico. E nemmeno sarebbe da uomo la bassezza di comprarti una rivoltella con l'ultimo denaro, come fanno i poveri di spirito. Quindi non vedo bene per qual via t'incammini, ed ogni volta che penso a te mi sento stringere il cuore sbigottitamente [pg!237] Eri fra quei privilegiati che la fortuna si diverte a proteggere, oserei dire per partito preso; in un momento che per te poteva sembrare difficile, questa fortuna, ecco, aveva provveduto a spingerti sottomano una tavola di salvezza. Ma tu non hai voluto, e l'hai respinta, preferendo conoscere la voluttà del naufragio. Forse, quando avrai l'acqua alla gola, comprenderai la tua stoltezza. Ma certo sarà troppo tardi. Vi sono molti che si affannano per giungere a quella salvezza che ti è parsa indegna.Il barone biondiccio e disinvolto, che ha saputo guidare le donne con la stessa impareggiabile maestria con la quale guida le pariglie al Pincio e conduce al traguardo i suoi cavalli negli ippodromi, il baroncino cui non schifano le marchese mature, ma che parla con brio, s'insinua con scaltrezza ed assedia con eleganza — in fede mia non perde il suo tempo. Egli ha fatta una corte serrata a Edoarda Laurenzano, inseguendola per tutta l'estate. Come già ti scrissi, Edoarda s'è riavuta un poco dal terribile colpo, e, forse per puntiglio, forse perchè il tempo è un medico infallibile, si è forzata di parer fra la gente assai più guarita che forse non sia.Villeggia ora nella sua villa d'Albano; mi scrive sovente, senza parlarmi di te. Presto l'andrò a vedere.Tu la chiamavi una creatura fragile, ed io stesso non sospettavo in lei quella forza d'animo che ha saputo mostrare. Le ragazze passano qualche volta una crisi, chissà se mai d'isterismo, di romanticismo o di suggestione: poi ne guariscono. Edoarda era molto malata nell'anima; la sua convalescenza sarà lunga e penosa, ma non mi stupirebbe affatto se fra qualche tempo si risolvesse ad accettare la corte di uno fra i molti che le ronzano intorno. Perchè, naturalmente, ogni donna deve un giorno arrivare a farsi una famiglia, o con quello di cui fu innamorata, o con un altro qualsiasi che le sembri almeno accettabile. Che altro può fare la donna? Edoarda poi rimarrebbe sola, quando la sua vecchia zia (e non andrà molto) le venisse a mancare. Dunque: De Luca od un altro, per fierezza se non per amore, per opportunità se non per desiderio... [pg!238] ma è certo che anch'ella finirà con piegarsi al matrimonio. Dimmi, e sii però sincero: in questo lungo tempo non ti è venuto mai una volta il rammarico di non averla sposata? Quella casa dove andavi, dov'eri già il signore, non ti è risalita mai nella memoria? Quella casa e tutte le abitudini che appartenevano alla vostra vita, e la bontà di quell'anima, ed anche il suo viso pallido... perchè in fondo è bella, è così bella come tu stesso non puoi ricordare, tu che la vedevi con altri occhi! Una di quelle bellezze spirituali, che non stancano mai. Ora è ingrassata un poco ed ha il colorito più fresco. Insomma, io voglio domandarti: non ti è balenata mai l'idea che tutto potrebbe rimediarsi ancora?E basta per oggi, finchè tu mi risponda.Questo tuo vecchio amico diventa orribilmente grigio; può darsi che sia effetto dell'acqua di mare. Ho notate varie cose, antipaticissime, ne' miei rispetti con il sesso gentile. Le signore mi dànno il braccio volentieri, senza farsi pregare, anche la sera su la spiaggia, al chiaro di luna. Parlandomi, osano mettere una mano confidenzialmente su la mia spalla: questo vuol dire che non mi credono più sensibile a certi contatti lievi... Altre parlano con me di tutti i libri sconci che si trastullano a leggere; una perfino mi ha confidato i suoi falli!... Questo mi fa comprendere che son entrato nel numero di quegli uomini a cui le donne si affidano volentieri, perchè non temono d'incendiarli troppo e nemmeno di trovarli del tutto spenti. È l'estate di San Martino... Addio!Fabio.»Questa lettera mi lasciò indifferente; pensai che il Capuano fosse un maniaco e giudicai del tutto sprecata questa caparbia insistenza. Le sue parole mi sembravano artifizi facili a scoprirsi, poichè non potevo credere alla rassegnazione di Edoarda nè alla verisimiglianza dei fatti ch'egli mi raccontava. Come supporre infatti ch'ella sopportasse di lasciarsi corteggiare da un barone Piero de Luca, uno [pg!239] sfaccendato senza levatura, un cinico senza signorilità? La figura di costui cominciò a sedermi nella mente con una ostinazione fastidiosa, e rividi la sua bocca fatua, con quel sorriso leggermente ambiguo, coi baffi biondi e morbidi, che il vento gli pettinava contro le guance smorte, quando, negli ippodromi, vestito di una giubba turchina e curvo su l'incollatura del puro sangue, a scudisciate furiose, passava il traguardo, fulmineamente. Piero de Luca era di famiglia nobilissima, però da molti anni ridotto a vivere di ripieghi; eccellente cavaliere, corteggiatore assiduo di donne ricche e di fanciulle da marito, bel giovane, buon parlatore, damerino avventuroso ed astuto, contava molte amicizie tra le vecchie signore che prestavano i lor buoni servigi per i matrimoni cosidetti di convenienza, talchè poteva darsi benissimo che il suo colpo non andasse fallito; e questo pensiero, in verità, mi causava una molestia singolare.Tuttavia, nel rispondere a Fabio, gli dissi che mi rallegravo assai di saper Edoarda sulla via della guarigione, anzi facevo i miei più caldi voti per un suo prossimo fidanzamento. Soggiunsi che in fondo questo poteva servire a dimostrargli come d'amore non si muoia mai. Lo consigliavo accademicamente a dissuaderla dallo sposare il de Luca, dicendogli che per mio conto ero fermo nel mio partito, credendo sempre di aver prescelta la strada più opportuna e più leale per entrambi.In quel tempo avevo ricominciato a giocare, con buona fortuna, e qualche speculazione mi aveva nuovamente procacciati lauti guadagni. Il d'Hermòs venne un giorno ad annunziarmi che doveva partire.— Dove pensi andare? — gli domandai con un certo stupore.— Al Cairo prima, e forse dopo in America.— Un viaggio di esplorazione? un giro artistico? od una fuga? — gli chiesi ridendo.— Fuggito non sono mai! — dichiarò fermamente, con una voce piena d'orgoglio. — Ma se vuoi conoscere lo scopo di questo viaggio, dimmi prima se desideri seguirmi.[pg!240] Risposi recisamente:— No, no. Preferisco attendere il tuo ritorno. Sai che non lascio Elena.— Eppure, — mi disse con accorgimento — avevo per te un magnifico progetto.— Rifiuto in anticipo; grazie!...— Tuttavia lasciami dire. A Nuova York ed a Washington frequento alcune fra le famiglie più ricche di laggiù e conosco tutta la nuova nobiltà del dollaro. Vi sono molte misses che amerebbero il tuo bel nome, non senza molto apprezzare la tua corporatura snella. Perchè non prenderesti moglie?— Anche tu!... Per l'amor del cielo! Ti ho pur narrata la storia di Roma!— E ti ho già detto anche il mio parere: sei stato uno sciocco. Insomma, ragazzo mio, tu non sai vivere. Sei un sentimentale, un romantico, nonostante le tue pose. Una moglie ricca è uno fra i tanti modi coi quali risolvere il problema della vita. Perchè si tratta di risolvere, non di lasciare sempre, come tu fai, le cose a mezza via. Ti prometto una moglie adorabile! Sai, quelle reni delle anglo-sassoni, che paiono sempre tese in uno spasimo di piacere; alta, snella, con l'andatura elastica, una stupenda matassa di capelli dorati, il colorito sano, e, con tutto questo, due o tre milioni di dollari, che tu ritorneresti a spendere gaiamente in mezzo ai nobiluomini romani. Cosa ne dici?— Mi domando perchè non la sposi tu questa fidanzata ideale?— Ma io, caro Guelfo, non ho bisogno di prender moglie. Non solo; ma potrebbe anche darsi che ne avessi già una, chissà dove, chissà da quando, ma una insomma.... A te invece non rimane che questo rimedio, poichè ti giudico refrattario a tutti gli altri.— Sei bizzarro anche tu! Guarda: oserei dire che non ho preso moglie, solo perchè tutti, con una insistenza esasperante, mi spingevano al matrimonio.— Ed è naturale! Chi ti conosce non può darti altro consiglio. Da scapolo hai tutto goduto e ti annoi; prova nel matrimonio: [pg!241] chissà mai? Se non desideri venire con me in America, torna invece a Roma e sposa quella che hai lasciata.— Senti, Elia; avevo un solo amico, e tanto fece che mi urtò i nervi con i suoi continui discorsi matrimoniali.... Ora cominceresti anche tu?— Io te ne parlo per la prima volta e sarà forse l'ultima. Senza ragione mi sono affezionato a te, vorrei vederti felice. Dunque ascoltami. Ora ti sei concesso anche l'ultimo capriccio, hai amato — hai creduto di amare una donna — l'hai avuta: basta. Non bisogna mai perdere il senso della misura, specialmente nelle cose inutili, come l'amore. Poi, vedi: neanche l'ami! E te lo dice un uomo tutt'altro che sospettabile di troppa sentimentalità. Via!... tu non sai nemmeno cosa voglia dire, questa parola «amore», della quale fai spreco; ed io stesso te ne potrei persuadere, io, che una volta l'ho saputo, e che in tutta la mia vita, oggi ancora, sopporto le conseguenze di quel fatto lontano. Ma tu, vediamo, cosa fai per questa donna che dici di amare? Quali sacrifici sei capace di compiere per lei, nel bene o nel male, perchè in fondo è la stessa cosa, tu che non conosci nemmeno la tua volontà? No, Guelfo, tu sei un uomo tutto d'apparenze, ma in verità profondamente inutile e profondamente arido.— Avrai notato che non mi difendo mai delle tue accuse. Certo non faccio pompa de' miei sentimenti; li tengo per me, con una certa gelosia, lasciando che gli altri giudichino appunto dalle apparenze. Ma infine perchè t'interessi ad un uomo tanto spregevole?— Ecco una domanda che mi pone in grave imbarazzo. Prima di tutto perchè mi sei stato utile, anzi perchè potevi esserlo, a te stesso ed a me, in un grado assai maggiore, se una certa paura, mascherata dietro le spoglie dell'onestà, non ti avesse fatto preferire sempre le mezze tinte, la mezza luce, il bilico perenne tra un partito e l'altro. Gli uomini della mia specie hanno l'occhio dei segugi e l'odorato dei bracchi; dal primo giorno in cui c'incontrammo ebbi l'intuito chiaro delle tue condizioni e compresi tosto quale poteva essere l'ultimo valore della tua disutilità. Mi [pg!242] hanno chiamato una volta «il corruttore», e certo io considero gli uomini sotto un aspetto puramente utilitario. C'è quindi tutta una umanità la quale per me non conta. Son quelli che tu potresti prendere per i piedi, mettere col capo all'ingiù e scuotere ben bene, senza vedere un soldo piovere dalle loro tasche. Tutti gli altri hanno indistintamente un valore, che bisogna stimare con scrupolo, sfruttare con intelligenza. Taluni spesso non sono che un tramite per giungere altrove: tu eri fra questi; ecco perchè ti ho scelto.— La tua franchezza vale tutte l'altre virtù che ti mancano, — convenni.— Quando si può essere sinceri perchè mentire? Così, alle ragioni che ti ho dette sopra, devi aggiungere qualche nota sentimentale, se vuoi, ma sincera. Un certo rincrescimento nel vedere un uomo come te ridotto alle meschine angustie della gran fauna borghese, una simpatia spontanea da uomo ad uomo, un bisogno quasi di paternità che m'invade con il crescere degli anni, ed ancora, che vuoi? la inguaribile malattia di tutti i maestri: quella di far discepoli, per non aver studiato invano questo grande problema della vita, la quale è un grande libro di chiromanzia, pieno di molta saggezza per chi vi sappia leggere.— E tu, mago, mi hai finalmente cavato un oroscopo singolare.... Vuoi che prenda moglie! Non mi credi capace d'altro? Vi sono momenti nei quali mi sento giovane ancora come a vent'anni! Poi, vedi, non c'è rimedio; si vive secondo il proprio destino. Anche gli antichi dicevano: «Sequere deum!...» Seguire il proprio Dio.— I filosofi sono i genii dell'umanità inutile. Si dice ch'essi ci abbiano regalato il lume della ragione; ma non è vero. Sono riusciti semplicemente a chiudere in formule speciose alcune verità che il comune buon senso permette a chiunque d'intendere o d'intuire. Fa dunque a tuo modo; ma cerca di non pentirtene. Il pentimento è la vigliaccheria più triste.[pg!243]
VIINella settimana stessa partii per Londra, e seguendo le istruzioni di Elia vendetti sùbito la collana ricavandone il prezzo di duecentocinquantamila lire. Per spiegare ad Elena il mio viaggio avevo dovuto escogitare mille pretesti, raccontandole una parte sola della verità, ossia quella che si poteva dire. Ma non mi dilungherò a narrare queste piccole bassezze nè le innumerevoli sofferenze morali che dovetti conoscere durante quella estate calamitosa. Il mio delicato maestro aveva l'abilità somma di mai farmi compiere un'azione la qual fosse troppo temeraria per la mia pusillanime coscienza. Passammo l'estate nei luoghi frivoli ed ameni ove la signoria moderna riposa in bucolici ozî dalle sue cittadine fatiche. Ed Elena mi seguiva, taciturna sovente, quasi avesse nel suo vigile spirito un presagio del mio nuovo decadimento. Si può ingannare l'amico, il fratello, il compagno, si può ingannare perfino il complice, ma non la donna che al nostro fianco è partecipe della continua vita; e s'ella tace, se non rimprovera, se non consiglia, ma solamente guarda con occhi pieni di taciturno dolore, il suo silenzio è allora più terribile di una condanna duramente profferita. E nella mia vergogna v'era una riconoscenza indicibile per la soavità di quel perdono.Sul principiare dell'autunno ritornammo a Parigi, nella medesima casa, più tristemente. Fu per Elena un tempo di ansietà febbrile e di lavoro indefesso; per me invece un tempo d'angoscia e d'umiliazione. Mi trasformai; divenni sospettoso, irascibile, taciturno; anche il nostro amore ne sofferse; tutte le calamità pesarono su l'anima mia.[pg!234] Un giorno Elena mi disse:— Fra qualche mese diverrò attrice: è stato il sogno maggiore della mia vita, ed ora che sta per compiersi non mi dà più alcuna gioia. Che fatto strano!E rise d'un riso amarissimo, pieno di malinconia.— Non ami più il teatro? — le domandai, pur sapendo quanto il suo pensiero fosse diverso. Ella rovesciò il capo all'indietro, con un moto rapido, come per scacciarne una torma di pensieri tristi, e rispose, continuando a sorridere:— Mi dicono che sarò una grande attrice, mi ripetono che ho «l'anima lirica...» È la frase della mia maestra. In poco tempo ho percorso il cammino di molti anni. Il direttore dell'Athénée m'ha intesa ieri e sùbito m'ha proposto di farmi debuttare nel suo teatro. Penso che accetterò.— Fece una pausa e mi volse nel viso gli occhi profondi, troppo intensamente lucidi; soggiunse:— Chissà se il giorno della mia prima recita mi verrai a sentire?— Oh, Elena, che bizzarrie dici! Come puoi dubitarne?Ella scosse il capo ripetutamente, con ostinatezza.— Forse non ci sarai più... ma non importa! Sono sempre stata sola, ritornerò sola.— Ma Elena!...— Cosa vuoi rispondermi? cosa? È inutile! Ho sempre taciuto, ma vedo chiaramente la fine. Ora studio una parte in cui v'è questa frase: «Il nostro amore cammina sopra un filo di spada... ma la spada è breve.» Questa frase è fatta per noi.— Elena, — dissi, — le tue parole mi sorprendono, quantunque non sia la prima volta che mi fai queste nere predizioni. Non ti ho mai voluto bene come ora.Ed anch'io, Germano, anch'io... — profferì con le lagrime agli occhi. — Ma tutto questo è inutile: c'è per noi un destino.La strinsi nelle mie braccia e volli ancora parlare; ma ella con la bocca mi suggellò fortemente la bocca. Non so [pg!235] perchè mi sentii nascere nell'anima una infinita, irreparabile tristezza, ed in quell'ora, per la prima volta, dopo essermi trastullato con tutte le cose che nel cuore umano hanno il valore d'un sentimento, compresi che l'amore poteva essere una piaga insanabile, un martirio di tutte le ore. A lungo le nostre bocche rimasero congiunte, in silenzio; molte cose volevo dirle, ma una specie di paura vaga le seppelliva dentro il mio cuore; molte cose anch'ella mi taceva, trattenuta forse dalla medesima paura.In quel tempo le lettere di Fabio Capuano si erano fatte più frequenti; la prima che ricevetti, dopo il mio ritorno a Parigi, fu questa:Caro Germano,Ti ho scritto a Vichy ed a Pau, ma poichè non ebbi risposta, penso che le mie lettere abbiano sbagliato itinerario. Poco male, non ti raccontavo nulla che valesse la pena d'esser letto. Mi rallegro tuttavia nel vedere che le molte angustie delle quali ti lagni non ti fanno perdere in ogni caso le abitudine gaie del buon tempo andato.Io villeggio a Rimini, e villeggio per modo di dire, perchè a Rimini, come ti ricorderai, c'è il mare; un mare, anzi, di questi giorni splendidamente azzurro. Io, che di solito non faccio nulla, in questo momento mi riposo; cioè godo con maggior intensità la delizia del far niente.Su la spiaggia qualche dama romana ed una bolognese, che dal tempo tuo si è molto ingrassata e nulla ravveduta, si ricordano qualchevolta con una voce deliziosamente languida la tua «Bucentaura», lo yacht a vela, in cui spesso le conducevi a respirare l'aria delle solitudini marine. Ora si contentano di andarvi sopra un veliero da noleggio, con il barone Pietro de Luca, e con un marinaio, perch'egli non conosce la manovra delle vele. Ma ne conosce ben altre, non meno difficili, come ti dirò in séguito. Sai: Pietro de Luca, l'ex ufficiale di cavalleria ed ex-amante della marchesa Maggiorani, che si è stancata, pare, di pagare i suoi debiti. Pare, dico, [pg!236] perchè si mormora che ora la buona marchesa vada facendo la stessa cosa con Lodovico Nardi, l'ineffabile Vigetto che tu sai. Ma questi è più borghese, più economo, più robusto, e le costa meno. Piero de Luca tenta un'altra via.... Poveretto! non è colpa sua se i cavalli da corsa gli mangiano molta biada e se il giuoco gli va sempre male. Perdonami la parentesi e pensa che dimenticavo di star scrivendo ad un amico, il quale, secondo la tua frase, «non gode, non pensa, non vive, non è più nulla per sè stesso nè per altri». Faceva con te i pettegolezzi che scrivo alle mie buone amiche romane, le quali vogliono trovare nelle mie lettere tutta la cronaca sentimentale e galante della tarda estate riminese. Dunque, Germano mio, quale consiglio ti potrei suggerire? Se dovessi parlarti seriamente, certo ti annoierei; se volessi farti qualche rimprovero, mi troveresti uggioso, e se infine cercassi di concludere che la condizione in cui versi non è altro che il frutto inevitabile de' tuoi malanni, potresti a buon diritto rispondermi che non ho fatta una scoperta straordinaria.Tu non sei fra quegli uomini ai quali una passione basta per colmare la vita, e siccome ti conoscevo per tale, diffidavo assai de' tuoi primi ardori. Non dubito affatto che ormai, su la pagina più lirica del vostro amore, sia per sempre caduta la cenere della parola: Fine. Le tue lettere anzi me lo nascondono a mala pena. Ed ora insorgono contr'esso, come contro tutte le poesie, quelle infinite inezie, quelle innumerevoli angustie, che sono il pane quotidiano delle umili famiglie borghesi.Non mediti, Germano, all'avvenire? Mi sembra che non sarebbe degno della tua signorilità l'arrivare un giorno a Roma, spennato e contrito, chiedendo a qualche grosso mercante il favore d'un impieguccio, o forse mendicando a qualche dicastero la grazia d'un salario burocratico. E nemmeno sarebbe da uomo la bassezza di comprarti una rivoltella con l'ultimo denaro, come fanno i poveri di spirito. Quindi non vedo bene per qual via t'incammini, ed ogni volta che penso a te mi sento stringere il cuore sbigottitamente [pg!237] Eri fra quei privilegiati che la fortuna si diverte a proteggere, oserei dire per partito preso; in un momento che per te poteva sembrare difficile, questa fortuna, ecco, aveva provveduto a spingerti sottomano una tavola di salvezza. Ma tu non hai voluto, e l'hai respinta, preferendo conoscere la voluttà del naufragio. Forse, quando avrai l'acqua alla gola, comprenderai la tua stoltezza. Ma certo sarà troppo tardi. Vi sono molti che si affannano per giungere a quella salvezza che ti è parsa indegna.Il barone biondiccio e disinvolto, che ha saputo guidare le donne con la stessa impareggiabile maestria con la quale guida le pariglie al Pincio e conduce al traguardo i suoi cavalli negli ippodromi, il baroncino cui non schifano le marchese mature, ma che parla con brio, s'insinua con scaltrezza ed assedia con eleganza — in fede mia non perde il suo tempo. Egli ha fatta una corte serrata a Edoarda Laurenzano, inseguendola per tutta l'estate. Come già ti scrissi, Edoarda s'è riavuta un poco dal terribile colpo, e, forse per puntiglio, forse perchè il tempo è un medico infallibile, si è forzata di parer fra la gente assai più guarita che forse non sia.Villeggia ora nella sua villa d'Albano; mi scrive sovente, senza parlarmi di te. Presto l'andrò a vedere.Tu la chiamavi una creatura fragile, ed io stesso non sospettavo in lei quella forza d'animo che ha saputo mostrare. Le ragazze passano qualche volta una crisi, chissà se mai d'isterismo, di romanticismo o di suggestione: poi ne guariscono. Edoarda era molto malata nell'anima; la sua convalescenza sarà lunga e penosa, ma non mi stupirebbe affatto se fra qualche tempo si risolvesse ad accettare la corte di uno fra i molti che le ronzano intorno. Perchè, naturalmente, ogni donna deve un giorno arrivare a farsi una famiglia, o con quello di cui fu innamorata, o con un altro qualsiasi che le sembri almeno accettabile. Che altro può fare la donna? Edoarda poi rimarrebbe sola, quando la sua vecchia zia (e non andrà molto) le venisse a mancare. Dunque: De Luca od un altro, per fierezza se non per amore, per opportunità se non per desiderio... [pg!238] ma è certo che anch'ella finirà con piegarsi al matrimonio. Dimmi, e sii però sincero: in questo lungo tempo non ti è venuto mai una volta il rammarico di non averla sposata? Quella casa dove andavi, dov'eri già il signore, non ti è risalita mai nella memoria? Quella casa e tutte le abitudini che appartenevano alla vostra vita, e la bontà di quell'anima, ed anche il suo viso pallido... perchè in fondo è bella, è così bella come tu stesso non puoi ricordare, tu che la vedevi con altri occhi! Una di quelle bellezze spirituali, che non stancano mai. Ora è ingrassata un poco ed ha il colorito più fresco. Insomma, io voglio domandarti: non ti è balenata mai l'idea che tutto potrebbe rimediarsi ancora?E basta per oggi, finchè tu mi risponda.Questo tuo vecchio amico diventa orribilmente grigio; può darsi che sia effetto dell'acqua di mare. Ho notate varie cose, antipaticissime, ne' miei rispetti con il sesso gentile. Le signore mi dànno il braccio volentieri, senza farsi pregare, anche la sera su la spiaggia, al chiaro di luna. Parlandomi, osano mettere una mano confidenzialmente su la mia spalla: questo vuol dire che non mi credono più sensibile a certi contatti lievi... Altre parlano con me di tutti i libri sconci che si trastullano a leggere; una perfino mi ha confidato i suoi falli!... Questo mi fa comprendere che son entrato nel numero di quegli uomini a cui le donne si affidano volentieri, perchè non temono d'incendiarli troppo e nemmeno di trovarli del tutto spenti. È l'estate di San Martino... Addio!Fabio.»Questa lettera mi lasciò indifferente; pensai che il Capuano fosse un maniaco e giudicai del tutto sprecata questa caparbia insistenza. Le sue parole mi sembravano artifizi facili a scoprirsi, poichè non potevo credere alla rassegnazione di Edoarda nè alla verisimiglianza dei fatti ch'egli mi raccontava. Come supporre infatti ch'ella sopportasse di lasciarsi corteggiare da un barone Piero de Luca, uno [pg!239] sfaccendato senza levatura, un cinico senza signorilità? La figura di costui cominciò a sedermi nella mente con una ostinazione fastidiosa, e rividi la sua bocca fatua, con quel sorriso leggermente ambiguo, coi baffi biondi e morbidi, che il vento gli pettinava contro le guance smorte, quando, negli ippodromi, vestito di una giubba turchina e curvo su l'incollatura del puro sangue, a scudisciate furiose, passava il traguardo, fulmineamente. Piero de Luca era di famiglia nobilissima, però da molti anni ridotto a vivere di ripieghi; eccellente cavaliere, corteggiatore assiduo di donne ricche e di fanciulle da marito, bel giovane, buon parlatore, damerino avventuroso ed astuto, contava molte amicizie tra le vecchie signore che prestavano i lor buoni servigi per i matrimoni cosidetti di convenienza, talchè poteva darsi benissimo che il suo colpo non andasse fallito; e questo pensiero, in verità, mi causava una molestia singolare.Tuttavia, nel rispondere a Fabio, gli dissi che mi rallegravo assai di saper Edoarda sulla via della guarigione, anzi facevo i miei più caldi voti per un suo prossimo fidanzamento. Soggiunsi che in fondo questo poteva servire a dimostrargli come d'amore non si muoia mai. Lo consigliavo accademicamente a dissuaderla dallo sposare il de Luca, dicendogli che per mio conto ero fermo nel mio partito, credendo sempre di aver prescelta la strada più opportuna e più leale per entrambi.In quel tempo avevo ricominciato a giocare, con buona fortuna, e qualche speculazione mi aveva nuovamente procacciati lauti guadagni. Il d'Hermòs venne un giorno ad annunziarmi che doveva partire.— Dove pensi andare? — gli domandai con un certo stupore.— Al Cairo prima, e forse dopo in America.— Un viaggio di esplorazione? un giro artistico? od una fuga? — gli chiesi ridendo.— Fuggito non sono mai! — dichiarò fermamente, con una voce piena d'orgoglio. — Ma se vuoi conoscere lo scopo di questo viaggio, dimmi prima se desideri seguirmi.[pg!240] Risposi recisamente:— No, no. Preferisco attendere il tuo ritorno. Sai che non lascio Elena.— Eppure, — mi disse con accorgimento — avevo per te un magnifico progetto.— Rifiuto in anticipo; grazie!...— Tuttavia lasciami dire. A Nuova York ed a Washington frequento alcune fra le famiglie più ricche di laggiù e conosco tutta la nuova nobiltà del dollaro. Vi sono molte misses che amerebbero il tuo bel nome, non senza molto apprezzare la tua corporatura snella. Perchè non prenderesti moglie?— Anche tu!... Per l'amor del cielo! Ti ho pur narrata la storia di Roma!— E ti ho già detto anche il mio parere: sei stato uno sciocco. Insomma, ragazzo mio, tu non sai vivere. Sei un sentimentale, un romantico, nonostante le tue pose. Una moglie ricca è uno fra i tanti modi coi quali risolvere il problema della vita. Perchè si tratta di risolvere, non di lasciare sempre, come tu fai, le cose a mezza via. Ti prometto una moglie adorabile! Sai, quelle reni delle anglo-sassoni, che paiono sempre tese in uno spasimo di piacere; alta, snella, con l'andatura elastica, una stupenda matassa di capelli dorati, il colorito sano, e, con tutto questo, due o tre milioni di dollari, che tu ritorneresti a spendere gaiamente in mezzo ai nobiluomini romani. Cosa ne dici?— Mi domando perchè non la sposi tu questa fidanzata ideale?— Ma io, caro Guelfo, non ho bisogno di prender moglie. Non solo; ma potrebbe anche darsi che ne avessi già una, chissà dove, chissà da quando, ma una insomma.... A te invece non rimane che questo rimedio, poichè ti giudico refrattario a tutti gli altri.— Sei bizzarro anche tu! Guarda: oserei dire che non ho preso moglie, solo perchè tutti, con una insistenza esasperante, mi spingevano al matrimonio.— Ed è naturale! Chi ti conosce non può darti altro consiglio. Da scapolo hai tutto goduto e ti annoi; prova nel matrimonio: [pg!241] chissà mai? Se non desideri venire con me in America, torna invece a Roma e sposa quella che hai lasciata.— Senti, Elia; avevo un solo amico, e tanto fece che mi urtò i nervi con i suoi continui discorsi matrimoniali.... Ora cominceresti anche tu?— Io te ne parlo per la prima volta e sarà forse l'ultima. Senza ragione mi sono affezionato a te, vorrei vederti felice. Dunque ascoltami. Ora ti sei concesso anche l'ultimo capriccio, hai amato — hai creduto di amare una donna — l'hai avuta: basta. Non bisogna mai perdere il senso della misura, specialmente nelle cose inutili, come l'amore. Poi, vedi: neanche l'ami! E te lo dice un uomo tutt'altro che sospettabile di troppa sentimentalità. Via!... tu non sai nemmeno cosa voglia dire, questa parola «amore», della quale fai spreco; ed io stesso te ne potrei persuadere, io, che una volta l'ho saputo, e che in tutta la mia vita, oggi ancora, sopporto le conseguenze di quel fatto lontano. Ma tu, vediamo, cosa fai per questa donna che dici di amare? Quali sacrifici sei capace di compiere per lei, nel bene o nel male, perchè in fondo è la stessa cosa, tu che non conosci nemmeno la tua volontà? No, Guelfo, tu sei un uomo tutto d'apparenze, ma in verità profondamente inutile e profondamente arido.— Avrai notato che non mi difendo mai delle tue accuse. Certo non faccio pompa de' miei sentimenti; li tengo per me, con una certa gelosia, lasciando che gli altri giudichino appunto dalle apparenze. Ma infine perchè t'interessi ad un uomo tanto spregevole?— Ecco una domanda che mi pone in grave imbarazzo. Prima di tutto perchè mi sei stato utile, anzi perchè potevi esserlo, a te stesso ed a me, in un grado assai maggiore, se una certa paura, mascherata dietro le spoglie dell'onestà, non ti avesse fatto preferire sempre le mezze tinte, la mezza luce, il bilico perenne tra un partito e l'altro. Gli uomini della mia specie hanno l'occhio dei segugi e l'odorato dei bracchi; dal primo giorno in cui c'incontrammo ebbi l'intuito chiaro delle tue condizioni e compresi tosto quale poteva essere l'ultimo valore della tua disutilità. Mi [pg!242] hanno chiamato una volta «il corruttore», e certo io considero gli uomini sotto un aspetto puramente utilitario. C'è quindi tutta una umanità la quale per me non conta. Son quelli che tu potresti prendere per i piedi, mettere col capo all'ingiù e scuotere ben bene, senza vedere un soldo piovere dalle loro tasche. Tutti gli altri hanno indistintamente un valore, che bisogna stimare con scrupolo, sfruttare con intelligenza. Taluni spesso non sono che un tramite per giungere altrove: tu eri fra questi; ecco perchè ti ho scelto.— La tua franchezza vale tutte l'altre virtù che ti mancano, — convenni.— Quando si può essere sinceri perchè mentire? Così, alle ragioni che ti ho dette sopra, devi aggiungere qualche nota sentimentale, se vuoi, ma sincera. Un certo rincrescimento nel vedere un uomo come te ridotto alle meschine angustie della gran fauna borghese, una simpatia spontanea da uomo ad uomo, un bisogno quasi di paternità che m'invade con il crescere degli anni, ed ancora, che vuoi? la inguaribile malattia di tutti i maestri: quella di far discepoli, per non aver studiato invano questo grande problema della vita, la quale è un grande libro di chiromanzia, pieno di molta saggezza per chi vi sappia leggere.— E tu, mago, mi hai finalmente cavato un oroscopo singolare.... Vuoi che prenda moglie! Non mi credi capace d'altro? Vi sono momenti nei quali mi sento giovane ancora come a vent'anni! Poi, vedi, non c'è rimedio; si vive secondo il proprio destino. Anche gli antichi dicevano: «Sequere deum!...» Seguire il proprio Dio.— I filosofi sono i genii dell'umanità inutile. Si dice ch'essi ci abbiano regalato il lume della ragione; ma non è vero. Sono riusciti semplicemente a chiudere in formule speciose alcune verità che il comune buon senso permette a chiunque d'intendere o d'intuire. Fa dunque a tuo modo; ma cerca di non pentirtene. Il pentimento è la vigliaccheria più triste.[pg!243]
Nella settimana stessa partii per Londra, e seguendo le istruzioni di Elia vendetti sùbito la collana ricavandone il prezzo di duecentocinquantamila lire. Per spiegare ad Elena il mio viaggio avevo dovuto escogitare mille pretesti, raccontandole una parte sola della verità, ossia quella che si poteva dire. Ma non mi dilungherò a narrare queste piccole bassezze nè le innumerevoli sofferenze morali che dovetti conoscere durante quella estate calamitosa. Il mio delicato maestro aveva l'abilità somma di mai farmi compiere un'azione la qual fosse troppo temeraria per la mia pusillanime coscienza. Passammo l'estate nei luoghi frivoli ed ameni ove la signoria moderna riposa in bucolici ozî dalle sue cittadine fatiche. Ed Elena mi seguiva, taciturna sovente, quasi avesse nel suo vigile spirito un presagio del mio nuovo decadimento. Si può ingannare l'amico, il fratello, il compagno, si può ingannare perfino il complice, ma non la donna che al nostro fianco è partecipe della continua vita; e s'ella tace, se non rimprovera, se non consiglia, ma solamente guarda con occhi pieni di taciturno dolore, il suo silenzio è allora più terribile di una condanna duramente profferita. E nella mia vergogna v'era una riconoscenza indicibile per la soavità di quel perdono.
Sul principiare dell'autunno ritornammo a Parigi, nella medesima casa, più tristemente. Fu per Elena un tempo di ansietà febbrile e di lavoro indefesso; per me invece un tempo d'angoscia e d'umiliazione. Mi trasformai; divenni sospettoso, irascibile, taciturno; anche il nostro amore ne sofferse; tutte le calamità pesarono su l'anima mia.
[pg!234] Un giorno Elena mi disse:
— Fra qualche mese diverrò attrice: è stato il sogno maggiore della mia vita, ed ora che sta per compiersi non mi dà più alcuna gioia. Che fatto strano!
E rise d'un riso amarissimo, pieno di malinconia.
— Non ami più il teatro? — le domandai, pur sapendo quanto il suo pensiero fosse diverso. Ella rovesciò il capo all'indietro, con un moto rapido, come per scacciarne una torma di pensieri tristi, e rispose, continuando a sorridere:
— Mi dicono che sarò una grande attrice, mi ripetono che ho «l'anima lirica...» È la frase della mia maestra. In poco tempo ho percorso il cammino di molti anni. Il direttore dell'Athénée m'ha intesa ieri e sùbito m'ha proposto di farmi debuttare nel suo teatro. Penso che accetterò.
— Fece una pausa e mi volse nel viso gli occhi profondi, troppo intensamente lucidi; soggiunse:
— Chissà se il giorno della mia prima recita mi verrai a sentire?
— Oh, Elena, che bizzarrie dici! Come puoi dubitarne?
Ella scosse il capo ripetutamente, con ostinatezza.
— Forse non ci sarai più... ma non importa! Sono sempre stata sola, ritornerò sola.
— Ma Elena!...
— Cosa vuoi rispondermi? cosa? È inutile! Ho sempre taciuto, ma vedo chiaramente la fine. Ora studio una parte in cui v'è questa frase: «Il nostro amore cammina sopra un filo di spada... ma la spada è breve.» Questa frase è fatta per noi.
— Elena, — dissi, — le tue parole mi sorprendono, quantunque non sia la prima volta che mi fai queste nere predizioni. Non ti ho mai voluto bene come ora.
Ed anch'io, Germano, anch'io... — profferì con le lagrime agli occhi. — Ma tutto questo è inutile: c'è per noi un destino.
La strinsi nelle mie braccia e volli ancora parlare; ma ella con la bocca mi suggellò fortemente la bocca. Non so [pg!235] perchè mi sentii nascere nell'anima una infinita, irreparabile tristezza, ed in quell'ora, per la prima volta, dopo essermi trastullato con tutte le cose che nel cuore umano hanno il valore d'un sentimento, compresi che l'amore poteva essere una piaga insanabile, un martirio di tutte le ore. A lungo le nostre bocche rimasero congiunte, in silenzio; molte cose volevo dirle, ma una specie di paura vaga le seppelliva dentro il mio cuore; molte cose anch'ella mi taceva, trattenuta forse dalla medesima paura.
In quel tempo le lettere di Fabio Capuano si erano fatte più frequenti; la prima che ricevetti, dopo il mio ritorno a Parigi, fu questa:
Caro Germano,
Caro Germano,
Caro Germano,
Ti ho scritto a Vichy ed a Pau, ma poichè non ebbi risposta, penso che le mie lettere abbiano sbagliato itinerario. Poco male, non ti raccontavo nulla che valesse la pena d'esser letto. Mi rallegro tuttavia nel vedere che le molte angustie delle quali ti lagni non ti fanno perdere in ogni caso le abitudine gaie del buon tempo andato.
Io villeggio a Rimini, e villeggio per modo di dire, perchè a Rimini, come ti ricorderai, c'è il mare; un mare, anzi, di questi giorni splendidamente azzurro. Io, che di solito non faccio nulla, in questo momento mi riposo; cioè godo con maggior intensità la delizia del far niente.
Su la spiaggia qualche dama romana ed una bolognese, che dal tempo tuo si è molto ingrassata e nulla ravveduta, si ricordano qualchevolta con una voce deliziosamente languida la tua «Bucentaura», lo yacht a vela, in cui spesso le conducevi a respirare l'aria delle solitudini marine. Ora si contentano di andarvi sopra un veliero da noleggio, con il barone Pietro de Luca, e con un marinaio, perch'egli non conosce la manovra delle vele. Ma ne conosce ben altre, non meno difficili, come ti dirò in séguito. Sai: Pietro de Luca, l'ex ufficiale di cavalleria ed ex-amante della marchesa Maggiorani, che si è stancata, pare, di pagare i suoi debiti. Pare, dico, [pg!236] perchè si mormora che ora la buona marchesa vada facendo la stessa cosa con Lodovico Nardi, l'ineffabile Vigetto che tu sai. Ma questi è più borghese, più economo, più robusto, e le costa meno. Piero de Luca tenta un'altra via.... Poveretto! non è colpa sua se i cavalli da corsa gli mangiano molta biada e se il giuoco gli va sempre male. Perdonami la parentesi e pensa che dimenticavo di star scrivendo ad un amico, il quale, secondo la tua frase, «non gode, non pensa, non vive, non è più nulla per sè stesso nè per altri». Faceva con te i pettegolezzi che scrivo alle mie buone amiche romane, le quali vogliono trovare nelle mie lettere tutta la cronaca sentimentale e galante della tarda estate riminese. Dunque, Germano mio, quale consiglio ti potrei suggerire? Se dovessi parlarti seriamente, certo ti annoierei; se volessi farti qualche rimprovero, mi troveresti uggioso, e se infine cercassi di concludere che la condizione in cui versi non è altro che il frutto inevitabile de' tuoi malanni, potresti a buon diritto rispondermi che non ho fatta una scoperta straordinaria.
Tu non sei fra quegli uomini ai quali una passione basta per colmare la vita, e siccome ti conoscevo per tale, diffidavo assai de' tuoi primi ardori. Non dubito affatto che ormai, su la pagina più lirica del vostro amore, sia per sempre caduta la cenere della parola: Fine. Le tue lettere anzi me lo nascondono a mala pena. Ed ora insorgono contr'esso, come contro tutte le poesie, quelle infinite inezie, quelle innumerevoli angustie, che sono il pane quotidiano delle umili famiglie borghesi.
Non mediti, Germano, all'avvenire? Mi sembra che non sarebbe degno della tua signorilità l'arrivare un giorno a Roma, spennato e contrito, chiedendo a qualche grosso mercante il favore d'un impieguccio, o forse mendicando a qualche dicastero la grazia d'un salario burocratico. E nemmeno sarebbe da uomo la bassezza di comprarti una rivoltella con l'ultimo denaro, come fanno i poveri di spirito. Quindi non vedo bene per qual via t'incammini, ed ogni volta che penso a te mi sento stringere il cuore sbigottitamente [pg!237] Eri fra quei privilegiati che la fortuna si diverte a proteggere, oserei dire per partito preso; in un momento che per te poteva sembrare difficile, questa fortuna, ecco, aveva provveduto a spingerti sottomano una tavola di salvezza. Ma tu non hai voluto, e l'hai respinta, preferendo conoscere la voluttà del naufragio. Forse, quando avrai l'acqua alla gola, comprenderai la tua stoltezza. Ma certo sarà troppo tardi. Vi sono molti che si affannano per giungere a quella salvezza che ti è parsa indegna.
Il barone biondiccio e disinvolto, che ha saputo guidare le donne con la stessa impareggiabile maestria con la quale guida le pariglie al Pincio e conduce al traguardo i suoi cavalli negli ippodromi, il baroncino cui non schifano le marchese mature, ma che parla con brio, s'insinua con scaltrezza ed assedia con eleganza — in fede mia non perde il suo tempo. Egli ha fatta una corte serrata a Edoarda Laurenzano, inseguendola per tutta l'estate. Come già ti scrissi, Edoarda s'è riavuta un poco dal terribile colpo, e, forse per puntiglio, forse perchè il tempo è un medico infallibile, si è forzata di parer fra la gente assai più guarita che forse non sia.
Villeggia ora nella sua villa d'Albano; mi scrive sovente, senza parlarmi di te. Presto l'andrò a vedere.
Tu la chiamavi una creatura fragile, ed io stesso non sospettavo in lei quella forza d'animo che ha saputo mostrare. Le ragazze passano qualche volta una crisi, chissà se mai d'isterismo, di romanticismo o di suggestione: poi ne guariscono. Edoarda era molto malata nell'anima; la sua convalescenza sarà lunga e penosa, ma non mi stupirebbe affatto se fra qualche tempo si risolvesse ad accettare la corte di uno fra i molti che le ronzano intorno. Perchè, naturalmente, ogni donna deve un giorno arrivare a farsi una famiglia, o con quello di cui fu innamorata, o con un altro qualsiasi che le sembri almeno accettabile. Che altro può fare la donna? Edoarda poi rimarrebbe sola, quando la sua vecchia zia (e non andrà molto) le venisse a mancare. Dunque: De Luca od un altro, per fierezza se non per amore, per opportunità se non per desiderio... [pg!238] ma è certo che anch'ella finirà con piegarsi al matrimonio. Dimmi, e sii però sincero: in questo lungo tempo non ti è venuto mai una volta il rammarico di non averla sposata? Quella casa dove andavi, dov'eri già il signore, non ti è risalita mai nella memoria? Quella casa e tutte le abitudini che appartenevano alla vostra vita, e la bontà di quell'anima, ed anche il suo viso pallido... perchè in fondo è bella, è così bella come tu stesso non puoi ricordare, tu che la vedevi con altri occhi! Una di quelle bellezze spirituali, che non stancano mai. Ora è ingrassata un poco ed ha il colorito più fresco. Insomma, io voglio domandarti: non ti è balenata mai l'idea che tutto potrebbe rimediarsi ancora?
E basta per oggi, finchè tu mi risponda.
Questo tuo vecchio amico diventa orribilmente grigio; può darsi che sia effetto dell'acqua di mare. Ho notate varie cose, antipaticissime, ne' miei rispetti con il sesso gentile. Le signore mi dànno il braccio volentieri, senza farsi pregare, anche la sera su la spiaggia, al chiaro di luna. Parlandomi, osano mettere una mano confidenzialmente su la mia spalla: questo vuol dire che non mi credono più sensibile a certi contatti lievi... Altre parlano con me di tutti i libri sconci che si trastullano a leggere; una perfino mi ha confidato i suoi falli!... Questo mi fa comprendere che son entrato nel numero di quegli uomini a cui le donne si affidano volentieri, perchè non temono d'incendiarli troppo e nemmeno di trovarli del tutto spenti. È l'estate di San Martino... Addio!
Fabio.»
Fabio.»
Questa lettera mi lasciò indifferente; pensai che il Capuano fosse un maniaco e giudicai del tutto sprecata questa caparbia insistenza. Le sue parole mi sembravano artifizi facili a scoprirsi, poichè non potevo credere alla rassegnazione di Edoarda nè alla verisimiglianza dei fatti ch'egli mi raccontava. Come supporre infatti ch'ella sopportasse di lasciarsi corteggiare da un barone Piero de Luca, uno [pg!239] sfaccendato senza levatura, un cinico senza signorilità? La figura di costui cominciò a sedermi nella mente con una ostinazione fastidiosa, e rividi la sua bocca fatua, con quel sorriso leggermente ambiguo, coi baffi biondi e morbidi, che il vento gli pettinava contro le guance smorte, quando, negli ippodromi, vestito di una giubba turchina e curvo su l'incollatura del puro sangue, a scudisciate furiose, passava il traguardo, fulmineamente. Piero de Luca era di famiglia nobilissima, però da molti anni ridotto a vivere di ripieghi; eccellente cavaliere, corteggiatore assiduo di donne ricche e di fanciulle da marito, bel giovane, buon parlatore, damerino avventuroso ed astuto, contava molte amicizie tra le vecchie signore che prestavano i lor buoni servigi per i matrimoni cosidetti di convenienza, talchè poteva darsi benissimo che il suo colpo non andasse fallito; e questo pensiero, in verità, mi causava una molestia singolare.
Tuttavia, nel rispondere a Fabio, gli dissi che mi rallegravo assai di saper Edoarda sulla via della guarigione, anzi facevo i miei più caldi voti per un suo prossimo fidanzamento. Soggiunsi che in fondo questo poteva servire a dimostrargli come d'amore non si muoia mai. Lo consigliavo accademicamente a dissuaderla dallo sposare il de Luca, dicendogli che per mio conto ero fermo nel mio partito, credendo sempre di aver prescelta la strada più opportuna e più leale per entrambi.
In quel tempo avevo ricominciato a giocare, con buona fortuna, e qualche speculazione mi aveva nuovamente procacciati lauti guadagni. Il d'Hermòs venne un giorno ad annunziarmi che doveva partire.
— Dove pensi andare? — gli domandai con un certo stupore.
— Al Cairo prima, e forse dopo in America.
— Un viaggio di esplorazione? un giro artistico? od una fuga? — gli chiesi ridendo.
— Fuggito non sono mai! — dichiarò fermamente, con una voce piena d'orgoglio. — Ma se vuoi conoscere lo scopo di questo viaggio, dimmi prima se desideri seguirmi.
[pg!240] Risposi recisamente:
— No, no. Preferisco attendere il tuo ritorno. Sai che non lascio Elena.
— Eppure, — mi disse con accorgimento — avevo per te un magnifico progetto.
— Rifiuto in anticipo; grazie!...
— Tuttavia lasciami dire. A Nuova York ed a Washington frequento alcune fra le famiglie più ricche di laggiù e conosco tutta la nuova nobiltà del dollaro. Vi sono molte misses che amerebbero il tuo bel nome, non senza molto apprezzare la tua corporatura snella. Perchè non prenderesti moglie?
— Anche tu!... Per l'amor del cielo! Ti ho pur narrata la storia di Roma!
— E ti ho già detto anche il mio parere: sei stato uno sciocco. Insomma, ragazzo mio, tu non sai vivere. Sei un sentimentale, un romantico, nonostante le tue pose. Una moglie ricca è uno fra i tanti modi coi quali risolvere il problema della vita. Perchè si tratta di risolvere, non di lasciare sempre, come tu fai, le cose a mezza via. Ti prometto una moglie adorabile! Sai, quelle reni delle anglo-sassoni, che paiono sempre tese in uno spasimo di piacere; alta, snella, con l'andatura elastica, una stupenda matassa di capelli dorati, il colorito sano, e, con tutto questo, due o tre milioni di dollari, che tu ritorneresti a spendere gaiamente in mezzo ai nobiluomini romani. Cosa ne dici?
— Mi domando perchè non la sposi tu questa fidanzata ideale?
— Ma io, caro Guelfo, non ho bisogno di prender moglie. Non solo; ma potrebbe anche darsi che ne avessi già una, chissà dove, chissà da quando, ma una insomma.... A te invece non rimane che questo rimedio, poichè ti giudico refrattario a tutti gli altri.
— Sei bizzarro anche tu! Guarda: oserei dire che non ho preso moglie, solo perchè tutti, con una insistenza esasperante, mi spingevano al matrimonio.
— Ed è naturale! Chi ti conosce non può darti altro consiglio. Da scapolo hai tutto goduto e ti annoi; prova nel matrimonio: [pg!241] chissà mai? Se non desideri venire con me in America, torna invece a Roma e sposa quella che hai lasciata.
— Senti, Elia; avevo un solo amico, e tanto fece che mi urtò i nervi con i suoi continui discorsi matrimoniali.... Ora cominceresti anche tu?
— Io te ne parlo per la prima volta e sarà forse l'ultima. Senza ragione mi sono affezionato a te, vorrei vederti felice. Dunque ascoltami. Ora ti sei concesso anche l'ultimo capriccio, hai amato — hai creduto di amare una donna — l'hai avuta: basta. Non bisogna mai perdere il senso della misura, specialmente nelle cose inutili, come l'amore. Poi, vedi: neanche l'ami! E te lo dice un uomo tutt'altro che sospettabile di troppa sentimentalità. Via!... tu non sai nemmeno cosa voglia dire, questa parola «amore», della quale fai spreco; ed io stesso te ne potrei persuadere, io, che una volta l'ho saputo, e che in tutta la mia vita, oggi ancora, sopporto le conseguenze di quel fatto lontano. Ma tu, vediamo, cosa fai per questa donna che dici di amare? Quali sacrifici sei capace di compiere per lei, nel bene o nel male, perchè in fondo è la stessa cosa, tu che non conosci nemmeno la tua volontà? No, Guelfo, tu sei un uomo tutto d'apparenze, ma in verità profondamente inutile e profondamente arido.
— Avrai notato che non mi difendo mai delle tue accuse. Certo non faccio pompa de' miei sentimenti; li tengo per me, con una certa gelosia, lasciando che gli altri giudichino appunto dalle apparenze. Ma infine perchè t'interessi ad un uomo tanto spregevole?
— Ecco una domanda che mi pone in grave imbarazzo. Prima di tutto perchè mi sei stato utile, anzi perchè potevi esserlo, a te stesso ed a me, in un grado assai maggiore, se una certa paura, mascherata dietro le spoglie dell'onestà, non ti avesse fatto preferire sempre le mezze tinte, la mezza luce, il bilico perenne tra un partito e l'altro. Gli uomini della mia specie hanno l'occhio dei segugi e l'odorato dei bracchi; dal primo giorno in cui c'incontrammo ebbi l'intuito chiaro delle tue condizioni e compresi tosto quale poteva essere l'ultimo valore della tua disutilità. Mi [pg!242] hanno chiamato una volta «il corruttore», e certo io considero gli uomini sotto un aspetto puramente utilitario. C'è quindi tutta una umanità la quale per me non conta. Son quelli che tu potresti prendere per i piedi, mettere col capo all'ingiù e scuotere ben bene, senza vedere un soldo piovere dalle loro tasche. Tutti gli altri hanno indistintamente un valore, che bisogna stimare con scrupolo, sfruttare con intelligenza. Taluni spesso non sono che un tramite per giungere altrove: tu eri fra questi; ecco perchè ti ho scelto.
— La tua franchezza vale tutte l'altre virtù che ti mancano, — convenni.
— Quando si può essere sinceri perchè mentire? Così, alle ragioni che ti ho dette sopra, devi aggiungere qualche nota sentimentale, se vuoi, ma sincera. Un certo rincrescimento nel vedere un uomo come te ridotto alle meschine angustie della gran fauna borghese, una simpatia spontanea da uomo ad uomo, un bisogno quasi di paternità che m'invade con il crescere degli anni, ed ancora, che vuoi? la inguaribile malattia di tutti i maestri: quella di far discepoli, per non aver studiato invano questo grande problema della vita, la quale è un grande libro di chiromanzia, pieno di molta saggezza per chi vi sappia leggere.
— E tu, mago, mi hai finalmente cavato un oroscopo singolare.... Vuoi che prenda moglie! Non mi credi capace d'altro? Vi sono momenti nei quali mi sento giovane ancora come a vent'anni! Poi, vedi, non c'è rimedio; si vive secondo il proprio destino. Anche gli antichi dicevano: «Sequere deum!...» Seguire il proprio Dio.
— I filosofi sono i genii dell'umanità inutile. Si dice ch'essi ci abbiano regalato il lume della ragione; ma non è vero. Sono riusciti semplicemente a chiudere in formule speciose alcune verità che il comune buon senso permette a chiunque d'intendere o d'intuire. Fa dunque a tuo modo; ma cerca di non pentirtene. Il pentimento è la vigliaccheria più triste.
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