Come e dove s'industrializza l'allevamento dell'anatra
L'industria dell'allevamento intensivo dell'anatra a scopo della produzione accelerata di carne per consumo non è praticata finora che negli Stati Uniti d'America ed in Australia; l'Inghilterra possiede solo un grande stabilimento di tal natura, la piccola industriacampestre di cui si è parlato a proposito della razza di Aylesbury non potendo esser annoverata fra le grandi del genere perchè suddivisa tra la popolazione villica. In Francia è ancora sconosciuta, come lo è, inutile dirlo, da noi, nè mi consta venga esercitata in Germania dove l'oca è preferita; da tempo presso i Cinesi si usano dei sistemi economici per l'allevamento industriale dell'anatra, ma anche colà si tratta d'un'industria frazionata, per quanto diffusissima, non mai di un sistema grandioso come viene applicato e condotto nei vasti allevamenti americani un modello del qual genere il solo forse che esista in Europa è quello di Harrow Weald nel Middlesex (Inghilterra).
Il primo ad aver l'idea d'un immensoanatrificio(mi si conceda il neologismo che nessun dizionario registrerà sicuramente) è stato l'americano Rankin, ricordato in certi recenti lavori di pollicoltura fra i quali quello del Blanchon riprodotto dalGiornale degli Allevatori. Il Rankin fece i primi esperimenti della nuova industria or sono circa cinquant'anni coi sistemi artificiali senza di che non sarebbe probabilmente mai riuscito a capo di nulla d'importante. Dopo varie prove più o meno fortunate e non senza aver assaggiato il fiele delle facili ed acerbe critiche nonchè dei catastrofici pronostici, non scoraggiato, ostinatissimo, vien sù ad ottenere dei giovani prodotti a condizioni rimunerative, specialmente perchè portati sul mercato nei momenti più favorevoli, molto tempo prima cioè dell'arrivo dei prodotti ottenuti nell'epoca normale.
Come nella maggior parte dei casi succede, vistol'esito ottenuto, vennero fuori i scimmiottatori, e fra questi si distinse certo Weber, tedesco d'origine, che in unione ai figli si dedicò egli pure all'industria novella stabilendosi nel 1890 a Wrentham, al sud di Boston.
Quello dei Weber è uno stabilimento modello, in cui l'impianto meccanico è al completo; i trituratori di ossa fresche e tutti gli altri istrumenti funzionano per mezzo di motore a vapore; le incubatrici, le allevatrici tutte sono perfezionatissime; una minuscola ferrovia circola nell'intero stabilimento, sia per il trasporto degli alimenti come per l'asportazione degli escrementi dei volatili e così per ogni altro servizio. I tuberi e così pure i legumi che entrano a far parte dell'alimentazione sono prodotti sul terreno della vasta proprietà, si fanno cuocere e si mescolano alle granaglie triturate ed alle farine formando dei pastoni che vengono lavorati con acqua bollente.
L'impianto non è sulle rive d'un corso d'acqua come lo sono altri congeneri, forse meno importanti, ma a quanto pare ciò non è un impedimento alla sua prosperità; tuttavia quando sia possibile una derivazione d'acqua per la vicinanza d'un fiume o d'un canale, ciò è sempre assai preferibile, la proporzione delle uova fecondate risultando in generale assai maggiore.
Nel suddetto anatrificio, dove la razza di Pechino è in preponderanza, come del resto in quasi tutti i grandi stabilimenti americani, si cerca di produrre l'anatrotto precoce da consumo; i riproduttori sono tenuti in recinti di proporzioni adatte ed i maschiin quantità sufficiente per assicurare una buona riproduzione. Le giovani femmine non si lasciano produrre troppo presto, non si forzano, e ciò nell'intento di aver delle uova meglio fecondate.
Gli anatrotti rimangono due settimane soltanto sotto le allevatrici artificiali, riscaldate a non oltre 15 gradi, ed hanno libero accesso a delle tettoie ben riparate dove vanno a godersi quel po' di vita che alla gran maggioranza di essi è concessa. Allorquando hanno quattro settimane, se la temperatura è mite, vengono trasportati all'aria libera, dove trovano delle capannuccie da ripararsi, circondate da telai a rete metallica, ma nei casi di repentini cambiamenti di temperatura sono subito ritirati e trasportati in locali difesi dalle intemperie; giunti però a sei settimane d'età gli anatrotti non temono più gran che dei capricci del tempo e, d'altro lato, l'alimentazione che ricevono essendo assai animalizzata molto contribuisce al loro sviluppo. E allorquando hanno poi dieci settimane e pesano circa due chilogrammi e mezzo vengono sacrificati e piumati immediatamente dopo morti, e appena terminata la spiumatura tuffati in acqua freddissima, ottenendo con ciò una maggior compattezza della carne oltre all'aspetto migliore del volatile.
È sulle traccie di quanto praticano gli americani e dopo aver fatto gli studi nello stabilimento Forbin che l'inglese L. B. Purdey si è deciso ad impiantare una granfabbrica di anatrecon tutti i perfezionamenti dettati dalla pratica e con l'adattazione dei più recenti trovati della scienza, come termosifoni per riscaldamento, luce elettrica in tutti quanti i locali,compresi quelli di abitazione dei palmipedi ecc. ecc., onde farne un allevamento modello sotto ogni rapporto. Allo impianto, costato dodicimila lire sterline, ha presieduto uno spirito d'organizzazione quale non si potrebbe trovar superiore per industrie di qualsivoglia altro genere, e data la novità di questa, di più razionale e perfetto.
L'azienda, intitolata «Middlesex duck plant», occupa una superficie di quattro ettari; i vari edifizi che vi sorgono sono tutti in legno, senza lusso, ma ben ideati e solidamente costrutti.
I recinti dove stanno i riproduttori, dei quali quasi tremila sono femmine e nella maggior parte della feconda e precoce razza di Pechino, sono tutti muniti di una vaschetta in cemento, dove l'acqua corrente viene di continuo rinnovata; ogni due recinti un pollaio in comune serve di ricovero agli abitanti per la notte, e per la fetazione; esso è però diviso in modo che i volatili di ogni parchetto hanno una parte separata e con ciò non succedono confusioni.
La parte più interessante dell'azienda è quella che concerne i giovani e la loro breve esistenza di nove settimane attraverso una serie di sale e parchetti che si seguono gli uni in fila agli altri e dove gradatamente dalla nascita si avviano al sacrifizio.
Un grande interesse desta pure il locale d'incubazione; le incubatrici ad acqua calda, di marca Hearson, una delle più perfezionate, sono in numero di ottanta e possono contenere fino a ventimila uova in una sola volta. Le sale d'incubazione vedono schiudere giornalmente le uova di parecchie di questemacchine e gli anatrotti vengono trasportati immediatamente di mano in mano che nascono nelle sale d'allevamento, il cui riscaldamento è assicurato a mezzo di un termo-sifone posto nella stessa sala dove si preparano gli alimenti: la temperatura è costantemente mantenuta fissa da un regolatore automatico.
Nelle cucine belle e ben aereate si preparano i pastoni per i riproduttori e pei piccoli allievi e appena pronti, dei vagoncini su rotaie li trasportano per la rapida distribuzione. L'alimentazione è combinata in modo da ottenere il prontissimo sviluppo degli anatrotti destinati a breve carriera mortale, dapprima in carne ed in grasso successivamente, senza preoccupazione della forte ossatura necessaria soltanto negli individui che dovranno formare dei vigorosi riproduttori.
Appena nati si lasciano tranquilli durante ventiquatt'ore, nel qual periodo di tempo essi nulla hanno a soffrire del digiuno, trascorso il quale periodo si incomincia a distribuir loro dei pastoni composti con farina di mais, uova sode spiaccicate, foglie d'ortica o crescime oppure trifoglio, secondo la stagione, trinciata molto finemente. Essi, nei primi momenti stentano un po' a nutrirsi da sè, ma una volta la difficoltà vinta, diventano quei famosi mangioni che tutti sanno; in seguito, i pastoni vengono formati con mais macinato, panelli triturati, crusca e un po' di carne di bue. I pasti pei giovani allievi sono tre al giorno; per i riproduttori invece sono due soli e nella loro composizione si cerca di associare l'efficacia maggiore all'economia.
Subito dopo le cucine una galleria lunga trecentometri comprende sessantanove scomparti, parte a destra e parte a sinistra, divisi da un passaggio centrale dove scorrono i vagoncini su rotaie che portano gli alimenti e quelli pel trasporto della paglia da giaciglio, la quale viene cambiata ogni giorno, quella sporca da escrementi essendo asportata ed ammucchiata in locale distante.
L'edifizio, sbiancato con latte di calce internamente ed intonacato all'esterno, dipinto a carbolineo, ha il suolo tutto cementato, onde facilitare la pulizia con lavatura e disinfezioni; esso è nella notte continuamente rischiarato a luce elettrica per evitare qualsiasi pericolo d'allarme nei timidi animali al passaggio dei guardiani, e, a quanto pare, non è la luce che turbi i loro sonni, essendovi abituati fin dalla nascita. La galleria è divisa in due parti, delle quali una è riscaldata, per l'allevamento degli anatrotti fino alla settima settimana, l'altra non riscaldata serve a contenerli per le rimanenti due settimane, in cui si compie il loro allevamento e l'ingrassamento.
Ingegnosamente prodotto e distribuito a mezzo di canali, attraverso i quali passa il vapore, il riscaldamento è regolato in modo da portare la temperatura nel punto più caldo a 32.2 centigradi e non scende mal al disotto di 21 gradi. È quello insomma di una gran madre artificiale, in cui tutte le disposizioni sono prese in vista di un allevamento in condizioni ottime, e che troppo luogo sarebbe descrivere più minutamente.
In complesso, si tratta di tre grandi scomparti suddivisi in sessantanove piccoli, i due primi sono riscaldati dovendo funzionare da madre per gli anatrotti; il terzo grande scomparto, dalla 16ª alla 49ªsuddivisione è riscaldato soltanto in inverno, e dalla 50ª alla 69ª ed ultima suddivisione, dedicate all'ingrassamento, non sono punto riscaldate.
A cominciare dalla quinta suddivisione gli scomparti hanno tutti il loro piccolo recinto esterno aperto con cui comunicano, di superficie minore o maggiore a misura che si procede; ognuno di questi è provvisto di abbeveratori in legno, di dimensioni appena sufficienti perchè gli animali possano tuffarsi il becco per bere ma non per bagnarvisi questa facoltà, è concessa soltanto a quelli giunti all'ultima suddivisione e per la vigoria della loro immolazione; come agli umani condannati alla pena capitale, è accordato di chiedere quel che vogliono per mangiare e bere, così a questi infelici animaletti si procura per pochi istanti quanto avrebbe formato la loro delizia, giornaliera il prendere un bagno! e questo naturale, legittimo diletto segna la fine della tranquilla sì ma rapidissima carriera. Lo scopo di tanto generosa largizione non è inutile dirlo, umanitario ma egoistico, ottenere cioè col supremo lavacro un piumaggio ben pulito e con la tranquillità dell'ultimo giorno una carne migliore; e neanche quel conforto è intero, poichè accompagnato da un completo digiuno affinchè il corpo sia ben vuotato prima di passare nelle mani del sacrificatore.
Sortite dalla vasca e dopo il completamento della toeletta con un breve soggiorno in paniere ben guarnito di paglia dove si asciugano, le vittime vengono portate nella sala dell'immolazione ed in pochi istanti da appositi incaricati soppresse, mediante uno stiramento di collo che frange la colonna vertebrale, vuotatee spiumate completamente salvo al collo ed alla testa; tutto ciò è fatto con la massima rapidità e precisione da un personale pratico, abilissimo. Le morticine disposte in bell'ordine entro casse a quindici per cassa ed introdotte in un frigorifero vi rimangono fino alla partenza per i mercati londinesi e questa ha luogo nella nottata successiva all'immolazione a mezzo delle automobili dello stabilimento.
E così si compie il breve ciclo; in nove settimane nasce, vegeta e muore il povero anatrotto industriale a Ducks Plant; esso non ha conosciuto alcuna delle gioie della vita che a tanti altri volatili sono largite tranne quelle di mangiare e dormire ed appena gli fu dato di veder il sole dei suoi sogni, il bagno, subito ne fu privo; tale è il suo fato e tale il fatto che la ardita iniziativa dell'industriale è stata coronata da incontrastato successo. Impostata su così vaste basi era impossibile che delle difficoltà enormi non si presentassero all'inizio al coraggioso imprenditore; così fu che per utilizzare fin dal bel principio un impianto simile bisognava procurarsi una ingente quantità d'uova per l'incubazione, un migliaio o due al giorno; per cui si dovettero provvedere in parte nelle vicinanze ed altre farle venire di fuori e ciò fu eseguito non senza pena mentre in pari tempo si provvide all'acquisto dei primi riproduttori. Questo fu il principale ostacolo iniziale, poichè tutto il resto era stato così ben studiato e disposto che funzionò subito senza alcun inciampo serio; con l'andar del tempo si ricorse sempre meno alla provvista d'uova da incubazione ed ora sono le riproduttrici dello stabilimento, in gran maggioranza anatre di Pechino,che danno tutte le uova necessarie, con una media di 130 circa annue cadauna.
In sostanza, il Purdey ha risolto il problema dell'industrializzazione dell'allevamento anatrino, ed il suo esempio, abbia, o meno, imitatori in Europa, resta sempre ad attestare uno spirito d'iniziativa singolare e merita encomio, non foss'altro per l'ardimento e la scienza spiegati.
In Australia, come altrove ho accennato, l'allevamento industriale dell'anatra è pure assai esteso; la razza che colà si tiene è solo in parte la Pechino pura, poichè molto si adopera la Muschiata i cui maschi grossi e libidinosi vengono adibiti alla fecondazione di femmine Pechino ed Aylesbury ottenendone degli enormi prodotti; è lo stesso sistema adottato da tempo in alcune regioni francesi come ora diremo.