210.Loc. cit. pag. 424.211.Opusc.De Amphith.212.Roma alla fine del mondo antico, p. 174.213.Roma ant. Tom.I, p. 425.214.Domitianus Imp.... Amphitheatrum usque ad clypea.215.Tac.,Ann.2, 83;Suet.,Calig.16;Dom.23. —Trebell.,Claud. Goth.3;Liv., 25, 39; 35, 10; c. I, l. XIV, 2794.216.C. I, l. XI, 6481 — c. I, l. XIV, 2410.217.C. I, l. V, 1829 — c. I, l. IX, 5177 —Ib., XIV, 2215.218.V.P. Grisar,Roma alla fine del mondo antico, p. 174, Roma 1908.219.Loc. cit., p. 222.220.Nella descrizione che faremo dell’interno dell’Anfiteatro, vedremo che cosa fosse il velario, e come fosse disposto.221.Loc. cit., pag. 425.222.Almeno in gran parte.223.Memorie storiche del Colosseo, p. 124, Roma 1875.224.L. I.225.Agro Romano, p. 162.226.Vestigia e rarità di Roma, p. 39.227.Arch.l. II, c. VIII.228.Altre opinioni sull’origine di questi buchi, non credo necessario riportarle perchè del tutto inammissibili.229.Cassiod.,Variar.l. III, 31.230.Rom. istit., l. III, c. V, p. 261.231.Antiq. Rom., l. III, c. XII.232.Roma ricerc. nel suo sito.233.Loc. cit., p. 412.234.Ap.Winckelmann, p. 496 e sgg.235.Cicerone,in Ant. Philip.9 ed inPison.c. 38, n. 93;Paolo, l.Si statua, 27, ff.De iniur.;Ulpiano, l.Si sepulchrum, 2, ff.De sepulcri viol.236.Scevola, l.Cuiusque4 §Hoc crimen, ff.ad leg. Jul. Maiest.;Masciano, l.Non contrahit, 5;Venuleio, l.Qui statuas, 6.237.Ulpiano, l.Raetor. ait.3 ff.De sep. viol.;Paolo, l.ult. cod.238.V. ilKirchmann,De funer. Rom.lib. 3, c. 14.239.Scevola, l.Medico40. Cf.Mulier2, ff.De auro, arg.etc.240.L. XXVII, c. III.241.Prefetto di Roma nell’anno 367.242.L. XV, tit. I, leg. 37.243.S. Girolamo,Epist.1-7, adPrincipiam virg. op.Tom. I, col. 954, n. 13.244.Cassiod., l. II,epist.7.245.Dicodeputaree noncreare, perchè pare dalla formola che già vi fosse prima. La formola d’investitura, che a tal uopo fu spedita a quel magistrato, ce l’ha conservata Cassiodoro, lib. 7, form. 13.246.Come pure nell’anfiteatro di Verona, in quello di Pola, Nîmes, etc.247.Loc. cit., l. II, p. 195.248.I perni di solo ferro, come è noto, non sono di lunga durata, ma presa questa precauzione, rivestendoli cioè di piombo, questo li preserva dalla ruggine, e così dànno un ottimo risultato. Prima di mettere una pietra sopra l’altra, lasciavano abilmente nella pietra di sotto un piccolo canale, per potervi infondere il piombo e saldare il perno.249.Ap.Winckelmann, Tom. XI, p. 494. Prato MDCCCXXXII250.V.A. Musato,De gest. Henr. VII Imp.l. 8, rubr. 4, col. 455;la vita di Cola di Rienzol. II, c. XIV. Presso ilMurat.,Ant. med. aevi, Tom. II, col. 1867; l’Infessuradell’anno 1404; presso l’Eccardo,Tom.II, col. 1867; e presso il suddettoMurat., Tom. III, part. 2, col. 1116.251.Vedi Tav. II.252.Gori, loc. cit., p. 125253.Cf. Parte III, c. V.254.Prima che l’arena venisse trasformata, l’ipogeo, come in breve vedremo, riceveva luce in altro modo.255.Cf.Lips.,De Amph., c. III.256.Plinio, H. N. l. XXXVI:Invenere et alium usum(SPECULARIS LAPIDIS)in ramentis quoque Circum Maximum ludis circensibus sternendi, ut sit in commendatione candor.257.Suet., inCalig.XVIII:Edidit et circenses.... et quosdam praecipuos, minio et chrysocolla constrato circo.Plinio(Hist. Nat.l. XXXIII) scrive:Visumque iam est Neronis principis spectaculis arenam Circi chrysocolla sterni, cum ipse concolori panno aurigaturus esset. È noto che perchrysocollaintendevasi laborrace, quel nitro fossile cioè che proveniva dall’Armenia, dalla Macedonia e da Cipro.258.Lamprid., inHeliog.: Scobe auri porticum stravit et argenti, dolens quod non posset et electri. L’electrumnon era se non quella qualità di oro naturale che conteneva una quinta parte d’argento.Omni auro, dicePlinio(Hist. Nat., l. XXXIII, c. IV)inest argentum vario pondere.... Ubicumque quinta argenti portio est,ELECTRUMvocatur. Lo stesso Plinio (loc. cit.) ci assicura che l’electrumsi componeva anche artificialmente, facendo che ilcompostocontenesse i due metalli in quella stessa proporzione in cui trovavansi nell’elettro naturale.259.Lamprid., ib.260.Epig. l. II, ep. LXXV.261.V. Tav. I, lett. A-Y.262.Lamprid.,in Comm.16;Dio., cap. XXI.263.Queste si regalavano quasi intieramente ai bestiarî, i quali, dopo averle trasportate alCastrense, si dividevano fra loro le carni mangiabili, le pelli di lor pertinenza (quelle cioè di minor conto), e le ossa, delle quali, fattele seccare nei sotterranei dell’edificio, ne facevano traffico. Negli scavi ivi eseguiti nella prima metà del secolo XVIII (V.Ficoroni,Le Vestigia di Roma antica, p. 121) se ne trovarono una gran quantità.264.Parte III, c. V.265.Vedi Tavola IV.266.Nel giornale «L’Osservatore Romano» (11 Settembre 1909) leggo: «Gli Antichi Ascensori Romani. Neppure l’ascensore, entrato da non molto tempo negli usi della vita moderna, è una novità. Fin dai tempi di Giulio Cesare i Romani avevano costruito dei solidi e forti elevatori verticali per uso degli spettacoli. Questa scoperta dovuta al prof. Boni, direttore degli scavi del Foro, è importantissima. Dodici erano gli ascensori in azione nell’ultimo periodo della Repubblica. Essi servivano per elevare dai sotterranei alla superficie del foro i gladiatori e le belve. Una galleria longitudinale sotterranea moveva dai rostri di Cesare in direzione del tempio dedicato a questo dittatore, e aveva nel suo percorso (come anche oggi è dato vedere) quattro minori gallerie traversali, in ciascuna delle quali erano tre camere per gli argani e altrettante camerette di comando per la manovra degli ascensori. In ciascuna delle dodici camere si vedono i dadi di travertino su cui erano infitte le aste, e dal logoramento della buca circolare si conosce la direzione del tiro di ogni argano. Si calcola che sopra ogni elevatore potessero stare comodamente cinque o sei persone, in modo che, essendo dodici gli elevatori, oltre settanta persone venivano innalzate in un tempo solo alla superficie del Foro. Di quanto si conosce», prosegue l’«Osservatore Romano», «l’invenzione dei Romani della Repubblica non ebbe seguito sotto l’Impero (?).... I primi tentativi dei Romani contemporanei di Cesare rimasero sepolti per venti secoli nel sottosuolo del Foro, e per singolare coincidenza vengono in luce oggi che l’ascensore è alla sua più perfetta applicazione». CosìLa Casa. Ci rallegriamo di cuore coll’illustre direttore degli scavi del Foro, ma facciamo osservare al ch.º scrittore dell’articolo, che glielevatoris’usarono costantemente negli anfiteatri per elevare dagli ipogei dell’arena belve, gladiatori e quant’altro era opportuno a render variato lo spettacolo. Non è esatto perciò asserire che quest’invenzione,sotto l’Impero non ebbe seguito. Oltre all’attestarci questo fatto gli antichi scrittori, ne rimangono tuttora chiarissime tracce nell’Anfiteatro Flavio e negli anfiteatri di Capua, Pozzuoli e Siracusa.267.Petronio,Satyr.c. IX.Calpurnio,Eclog.VII, c. 69.268.DD NN VALENTINIANO ET VALENTE SEMPER AVLOLCYRIVS PRINC CVR ET ERITOR DVODENA DE PROPRIO / V /VETVSTATEM CONLAPSVM AT STATUM PRISTINUM RED ////AMPHITHEATRVM CVM PORTIS POSTICIIS ET HOMNEM FABR ////ARENE NEPVS LOLCYRI PRINC CVR ET ANTE ERETORIS FILIVSCLAVDI PRIC ET PATRONI CURIAE PRONEPOS MESSIGORPRINCFELICITERL’epigrafe da noi riportata trovasi nel Museo comunale di Velletri mia città natale. Fu già trascritta dal Fabbretti, dal Fea, ecc., ma poco correttamente. Con più diligenza fu ripubblicata dal Mommsen, e trovasi inserita nel vol. X, 6565, delCorpus. Io l’ho copiata sull’originale, e la presento senza correzioni e supplementi.Nel vestibolo dell’Anfiteatro Flavio (Ingresso Ovest) vi sono i frammenti della seguente iscrizione:Nel capitolo V, Parte I, di questo lavoro riporteremo l’illustrazione di quest’epigrafe, ed il supplemento che generalmente ne dánno gli archeologi.Io leggerei le ultime due linee così:HA(re)NAM AMPHITEATRI A NOVO UNA CUM PO(rtis, instauratis)P[ost]ICIS SED ET REPARATIS SPECTACULI GRADIBUS (restituit).Quell’arenam a novo restituitnon può intendersi dellasostruzionedell’arena, perchè ancora vi vediamo tracce delle primitive, restauri dell’epoca di Eliogabalo e Severo Alessandro, ed alcune riparazioni dei secoli posteriori. Opino quindi che quell’arenam a novosi riferisca al pavimento ligneo con gli sportelli deipostica, ai qualiposticafurono fatte delle riparazioni: sarebbe insomma unaseconda edizionedell’epigrafe Veliterna:Amphitheatrum ad statum pristinum cum portis posticiis et omnem fabr(icam) arene(sic).... I pavimenti di legno erano infatti quelli che più d’ogni altra cosa doveano andare in deperimento.Nella riparazione poi fattaspectaculis gradibuspotrebbe esser compreso il rinnovamento del parapetto a transenna del podio, abbattuto forse dalla caduta di statue o d’altro, e fatto precipitare giù per la cavea dal terremoto del 422. Dico il soloparapetto, perchè non è ammissibile che il terremoto avesse fatto cadere il muro di fronte del podio: muro situato nella parte infima dell’Anfiteatro, non più alto di metri 3,50, di forma curvilinea concava, dello spessore di un metro circa, collegato col muro interno per mezzo di un soffitto sostenuto da robuste travi; e credo che nessuno possa coscenziosamente applicare al muro del podio che fronteggia l’arena la fraseA NOVOdell’epigrafe di R. Cecina Felice Lampadio. Le altre osservazioni su di questa lapide le faremo al capo quinto, Parte I, di questo lavoro.269.Flavii Vopisci Siracus.in Probo. Vitae Caes.Basileae MDXLVI, p. 303.Additit alia die in amphitheatro una missione centum iubatos leones, qui rugitibus suis tonitrua excitabant: qui omnes contificiis interempti sunt, non magnum praebentes spectaculum cum occidebantur. Neque enim erat bestiarum impetus ille, qui esse ab eis egredientibus solet. Occisi sunt praeterea multi, qui diripere volebant, sagittis. Editi deinde centum leopardi Libyci, centum deinde Syriaci, centum laenae, et ursi simul trecenti: quarum omnium ferarum magnum magis constat spectaculum fuisse quam gratum.La maggioranza dei dotti del rinascimento, come Erasmo, Egnazio, Casaubono, ecc. lesserocontificiisecontifigiis. Salmasio fu l’unico che, appoggiandosi al manoscritto Palatino, lesse e posticis. La grave autorità di quegli scrittori imporrebbe la loro lezione, ed in tal caso il passo di Vopisco non avrebbe influenza sulla nostra questione. Se poi si volesse ammettere la variante del Salmasio, allora il passo favorirebbe la mia opinione, perchè confermerebbe che nella decadenza dell’Impero le cellette dalle quali si facevano sbucare le fiere sull’arena, si dicevano postica:omnis e posticis interempti sunt.... Neque enim erat bestiarum impetus ille qui esseAB EISegredientibus solet; vale a dire:qui esse solet bestiis egredientibus ab eis posticis.L’uccisione di cento leoni, in tale ipotesi, si sarebbe voluta effettuare per mezzo di uomini nascosti nelle cellette, i quali, convenabolio lance spinte fuori per una fessura lasciata fra i due sportelli, dovevano trafiggere le fiere allorchè passavano incautamente sullapostica. Ed invero, quelle povere bestie non avrebbero trovato scampo, giacchè si aggiravano in un campo irto di settantadue lance, quante cioè erano le cellette nell’ipogeo dell’Anfiteatro Flavio. Questo spiegherebbe come molti dei leoni fossero stati uccisi con le saette, perchè per uscir fuori da quel terribile agguato tentarono di aprirsi un varco, forse nelle reti che difendevano il podio. Il Maffei (loc. cit. pag. 244) sul citato testo di Vopisco osserva quanto segue: «La falsa prevenzione intorno alla struttura degli anfiteatri, fece che il Salmasio sopra Vopisco disse significarsi con questa vocele porte da cui da’ lor sotterranei uscivan nell’arena le bestie,e pretese di emendar un oscuro passo dell’autor suo riponendovi tal voce nell’istesso senso. Della medesima opinione fu il Valesio sopra Ammiano.... perPosticenon altro si può intendere, se non le porte delle lor gabbie, quali alcuna volta riusciva alle bestie di rompere. Forse si diceanPosticeper usarsi di farle non nella fronte ma nella parte posteriore». Ma la lapide Veliterna getta giù di un tratto l’opinione del Maffei, il quale si vide nella necessità di ricorrere ad altro, e scrisse: AMPHITHEATRVM CVM PORTIS POSTICIIS etc. Par (!) si parli di restaurazioni; e se il marmo dice veramenteAmphitheatrum, le porteposticaenon possono qui intendersi di quelle delle gabbie». E conchiude: «la voceposticcioin lingua volgare esprime ciò che non è fisso.... e viene indubitamente daposticus, che avrà però avuto anche tal significato in latino. Credibil da ciò si rende, che così si chiamassero nell’anfiteatro le porte che tenean serrati gli archi esteriori d’ingresso, le quali.... non eran fisse, ma si levavano i giorni di spettacolo, onde venivano ad esserposticcie(!). Queste adunque può credersi fosser rifatte da colui di cui parla la lapide». L’opinione del Maffei non ci soddisfa affatto. Ciò che si è detto nelTestoe nelleNote, e ciò che siam per dire ci sembra che sia per annullare qualsiasi altra congettura.270.Pers.3, 3, 30.271.O cessi.272.Sat.lib. VIII.273.Lanciani, loc. cit., p. 222. «Non s’intende che cosa abbiano a fare col Colosseo (le portae posticae), cioè con un monumento il quale non aveva nè fronte nè schiena, ma che invece era uniforme in tutto il perimetro, e contava 80 archi d’ingresso.... Leportae posticaesi possono immaginare facilmente in quegli anfiteatri i quali stanno sul limite estremo di una città, come il pompeiano; ovvero a metà incassati sotterra, come il tuscolano; ovvero in quelli che, come il tuscolano ed il pompeiano avevano o uno o due o quattro soli ingressi. Le sigle dell’iscrizione romana (che parla dei restauri fatti da R. Cecina Felice Lampadio) si prestano del resto, ad altri supplementi come sarebbe, per esempio PublICIS etc.». Il parere del ch.º Huelsen lo riporteremo al c. V, parte I.274.Seneca,Epist.61.275.V. la Tavola IVfuori testo.276.Epig.LXXI, l. I.277.Dio., inAdr.278.Le varie opinioni degli archeologi sull’epoca di queste costruzioni le esporremo alla parte III, c. V.279.Cf.Supplemento all’opera del Desgodetz, Part. I, c. XXI. — L’Anfiteatro Flavio, p. 60. — Tav. VI.280.Similmente a piano inclinato.281.L. LXXII, c. IV.282.V. Tav. II fuori testo.283.I gradi dovean essere talmente larghi da potervisi assidere una persona, e posarvi i piedi l’altro che sedeva nel grado superiore. La misura prescritta da Vitruvio soddisfa pienamente allo scopo. Egli vuole che i «gradus ne minus alti sint palmopede ne plus pede et digitis sex: latitudines eorum ne plus pedes duo semis ne minus pedes duo constituantur». In misura metrica equivarrebbe, poco più poco meno, a dire: i gradi siano non meno alti di m. 0,37, nè più di m. 0,41; e larghi non più di m. 0,75, nè meno di m. 0,60. Le misure dei gradi dell’Anfiteatro Flavio, prese su quei pochi residui che sfuggirono alla devastazione, sono le seguenti: altezza m. 0,40 — larghezza 0,72.284.Nel podio vi dovette essere l’ordo subselliorumper i Senatori, giusta la legge di Augusto (Suet.,in Aug.XLIV); e vi fu anche una gradinata, giacchè Suetonio dice che Domizianoquingenas tesseras in singulos cuneos equestres etSENATORII ORDINISpronunciavit(Suet.,in Dom.IV).285.Roma ant., p. I, pag. 427.286.Suet.,in Aug., XLV.287.V. Tav. I, lett. V-X.288.Loc. cit. pag. 423-424.289.V. Tav. 21-22, fig. 2, del «Bull. Comm.» ann. VIII, serie 2. 1880.290.Suet.,in Aug.XLIV —Facto igitur decreto patrum ut quoties quid spectandi usquam publice ederetur primus subselliorum ordo vacant senatoribus.291.Alle Vestali non era lecito di assistere a tutti i giuochi. Esse entrarono manifestamente nel divieto imposto alle donne di assistere ai giuochi atletici. Le parole che Suetonio fa immediatamente seguire al racconto della disposizione data da Augusto circa il posto che doveano occupare le donne nell’assistere ai ludi, ed il luogo speciale concesso alle Vestali, non lasciano dubbio di sorta. «Athletarum vero spectaculo (dice)muliebrem sexumOMNEMadeo summovit.... edixeritque mulieres ante horam quintam venire in theatrum non placere». Suetonio (come bene osserva il ch. Lanciani) ricorda come una singolarità di Nerone l’aver egli invitatead athletarum spectaculum et virgines vestales, quia Olympiae quoque Cereris sacerdotibus spectare conceditur(cap. XII).292.Cic.,pro Mur.35, 73.293.Prud.,Contr. Symm.II, v. 1109.294.Hübner,Ann. delle Ist.p. 59.295.Più tardi, come vedremo, anche l’Imperatrice fu esclusa dal pulvinare.296.Suet.,in Tito, IX.297.Suet.,in Domit.IV.298.Id.in Aug.XLIV.299.Questo decreto fu emanato nell’anno 776 d. R.300.Tacit.,Annal.IV, 16.301.Tra breve procurerò dimostrare che la legge Augustea non colpì soltanto le plebee, ecc.; ma tutte indistintamente le donne.302.«Il rito fu ordinato nei primi anni di Roma con quattro sole sacerdotesse. Tarquinio Prisco (v.Dionisio, III, 67) o Servio Tullio (Plut. 10) accrebbero il numero delle Vestali fino a sei, e questa cifra si mantenne costante fino al secolo IV dell’era volgare. Nell’ultimo periodo del paganesimo si ha notizia di sette Vestali (Cf.Ambrosii,epp. ed. Pareip. 477;Müller,Geog. gr. min.II, 525); ma è incerto quando e perchè sia stata in tal guisa cambiata la consuetudine antica del numero senario».Lanciani,Notizie degli Scavi, C. I,Delle Vergini Vestali, pag. 436.303.Böetius,De consolatione philosophiae, lib. II, prosa III.304.Plinio,Hist. Nat.XXXVII, c. III, 43 — «DC. fere M. passuum a Carnunto Pannoniae abest littus Germaniae ex quo invehitur (succinum) percognitum nuper. Vidit enim eques Romanus missus ad id comparandum a Juliano curante gladiatorium munus Neronis principis, qui haec commercia et littora peragravit, tanta copia invecta, ut retia arcendis feris podium protegentia succinis nodarentur» — (per ornamento).305.Calpurn.,Eclog.VII.«...... Nec non ubi finis arenaeProscina marmoreo peragit spectacula muroSternitur adiunctis ebur admirabile truncis,Et coit in rutulum, texti qua lubricus axeImpositos subita vertigine falleret ungues,Excuteretque feras. Auro quoque torta refulgentRetia quae totis in arenam dentibus extant,Dentibus aequatis, et erat (mihi crede Lycota,Si qua fides) nostro dans longior omnis aratro».306.Tom. I, pag. 4.307.Varr.,De L. L.4, 24.Quod cingulum e corio habebant bullatum balteum dictum.308.Tert., (De Spect.3) chiamòcardines balteorumi vomitorî aperti nellepraecinctiones.309.La numerazione delletabulationesdoveva seguire quella delle arcate terrene.310.Lib. XLIV.311.Dio., l. XLIX.312.Ann.l. XVI, c. 12.313.V. p. 33.314.Suet.,in Augusto.315.V. XLII.316.De arch., l. V, c. IX.317.Calpurnio, loc. cit.318.«Bull. della Commissione Archeol. Com. di Roma» 1880, p. 236 e sgg. Anno VIII, serie seconda. Tutti i frammenti epigrafici rinvenuti nei diversi scavi fatti nell’Anfiteatro Flavio sono stati più recentemente (anno 1902) pubblicati e con molta cura dall’Huelsen,Inscriptiones Urbis Romae Latinae. Partis quartae, fasciculus posterior. — Additamenta, pp. 3199 e sgg. Berolini, apud Georgium Reimerum, MCMII. — Noi li riporteremo alla II Appendice. E questo volume delCorpusè quello che citiamo in quest’opera.319.Tacito,Ann.13, 54.320.Ap.Henzen,Arv.p. CVI.321.Ann. Inst.1856, p. 62.322.Ioseph.,Iud.7, 7.323.Henzen,Arv.CVI, 8.324.Diplomi153.325.Oeuvres, 3, 69.326.Oct. 44.327.Lo Hübner nega che ilsenatusconsultodi Augusto si riferisca ad ogni genere di spettacoli, perchè in quello si nomina fra le altre cose ilcuneus praetextatorum, che è divisione non ammissibile nel circo privo di cunei. «Questo fatto» egli dice «può servire per nuova prova, i regolamenti di Augusto non essere stati generali per tutti e tre i generi di spettacoli». Ora se Augusto giudicò utile, opportuno, morale dividere i pretestati dalla restante folla nel teatro, identiche considerazioni di moralità, di opportunità, di convenienza avranno fatto adottare uguale misura pel circo. Sarebbe stato puerile rinunciarvi per la sola ragione che nel circo non c’era divisione per cunei.328.Suet.,Octav.44.
210.Loc. cit. pag. 424.
210.Loc. cit. pag. 424.
211.Opusc.De Amphith.
211.Opusc.De Amphith.
212.Roma alla fine del mondo antico, p. 174.
212.Roma alla fine del mondo antico, p. 174.
213.Roma ant. Tom.I, p. 425.
213.Roma ant. Tom.I, p. 425.
214.Domitianus Imp.... Amphitheatrum usque ad clypea.
214.Domitianus Imp.... Amphitheatrum usque ad clypea.
215.Tac.,Ann.2, 83;Suet.,Calig.16;Dom.23. —Trebell.,Claud. Goth.3;Liv., 25, 39; 35, 10; c. I, l. XIV, 2794.
215.Tac.,Ann.2, 83;Suet.,Calig.16;Dom.23. —Trebell.,Claud. Goth.3;Liv., 25, 39; 35, 10; c. I, l. XIV, 2794.
216.C. I, l. XI, 6481 — c. I, l. XIV, 2410.
216.C. I, l. XI, 6481 — c. I, l. XIV, 2410.
217.C. I, l. V, 1829 — c. I, l. IX, 5177 —Ib., XIV, 2215.
217.C. I, l. V, 1829 — c. I, l. IX, 5177 —Ib., XIV, 2215.
218.V.P. Grisar,Roma alla fine del mondo antico, p. 174, Roma 1908.
218.V.P. Grisar,Roma alla fine del mondo antico, p. 174, Roma 1908.
219.Loc. cit., p. 222.
219.Loc. cit., p. 222.
220.Nella descrizione che faremo dell’interno dell’Anfiteatro, vedremo che cosa fosse il velario, e come fosse disposto.
220.Nella descrizione che faremo dell’interno dell’Anfiteatro, vedremo che cosa fosse il velario, e come fosse disposto.
221.Loc. cit., pag. 425.
221.Loc. cit., pag. 425.
222.Almeno in gran parte.
222.Almeno in gran parte.
223.Memorie storiche del Colosseo, p. 124, Roma 1875.
223.Memorie storiche del Colosseo, p. 124, Roma 1875.
224.L. I.
224.L. I.
225.Agro Romano, p. 162.
225.Agro Romano, p. 162.
226.Vestigia e rarità di Roma, p. 39.
226.Vestigia e rarità di Roma, p. 39.
227.Arch.l. II, c. VIII.
227.Arch.l. II, c. VIII.
228.Altre opinioni sull’origine di questi buchi, non credo necessario riportarle perchè del tutto inammissibili.
228.Altre opinioni sull’origine di questi buchi, non credo necessario riportarle perchè del tutto inammissibili.
229.Cassiod.,Variar.l. III, 31.
229.Cassiod.,Variar.l. III, 31.
230.Rom. istit., l. III, c. V, p. 261.
230.Rom. istit., l. III, c. V, p. 261.
231.Antiq. Rom., l. III, c. XII.
231.Antiq. Rom., l. III, c. XII.
232.Roma ricerc. nel suo sito.
232.Roma ricerc. nel suo sito.
233.Loc. cit., p. 412.
233.Loc. cit., p. 412.
234.Ap.Winckelmann, p. 496 e sgg.
234.Ap.Winckelmann, p. 496 e sgg.
235.Cicerone,in Ant. Philip.9 ed inPison.c. 38, n. 93;Paolo, l.Si statua, 27, ff.De iniur.;Ulpiano, l.Si sepulchrum, 2, ff.De sepulcri viol.
235.Cicerone,in Ant. Philip.9 ed inPison.c. 38, n. 93;Paolo, l.Si statua, 27, ff.De iniur.;Ulpiano, l.Si sepulchrum, 2, ff.De sepulcri viol.
236.Scevola, l.Cuiusque4 §Hoc crimen, ff.ad leg. Jul. Maiest.;Masciano, l.Non contrahit, 5;Venuleio, l.Qui statuas, 6.
236.Scevola, l.Cuiusque4 §Hoc crimen, ff.ad leg. Jul. Maiest.;Masciano, l.Non contrahit, 5;Venuleio, l.Qui statuas, 6.
237.Ulpiano, l.Raetor. ait.3 ff.De sep. viol.;Paolo, l.ult. cod.
237.Ulpiano, l.Raetor. ait.3 ff.De sep. viol.;Paolo, l.ult. cod.
238.V. ilKirchmann,De funer. Rom.lib. 3, c. 14.
238.V. ilKirchmann,De funer. Rom.lib. 3, c. 14.
239.Scevola, l.Medico40. Cf.Mulier2, ff.De auro, arg.etc.
239.Scevola, l.Medico40. Cf.Mulier2, ff.De auro, arg.etc.
240.L. XXVII, c. III.
240.L. XXVII, c. III.
241.Prefetto di Roma nell’anno 367.
241.Prefetto di Roma nell’anno 367.
242.L. XV, tit. I, leg. 37.
242.L. XV, tit. I, leg. 37.
243.S. Girolamo,Epist.1-7, adPrincipiam virg. op.Tom. I, col. 954, n. 13.
243.S. Girolamo,Epist.1-7, adPrincipiam virg. op.Tom. I, col. 954, n. 13.
244.Cassiod., l. II,epist.7.
244.Cassiod., l. II,epist.7.
245.Dicodeputaree noncreare, perchè pare dalla formola che già vi fosse prima. La formola d’investitura, che a tal uopo fu spedita a quel magistrato, ce l’ha conservata Cassiodoro, lib. 7, form. 13.
245.Dicodeputaree noncreare, perchè pare dalla formola che già vi fosse prima. La formola d’investitura, che a tal uopo fu spedita a quel magistrato, ce l’ha conservata Cassiodoro, lib. 7, form. 13.
246.Come pure nell’anfiteatro di Verona, in quello di Pola, Nîmes, etc.
246.Come pure nell’anfiteatro di Verona, in quello di Pola, Nîmes, etc.
247.Loc. cit., l. II, p. 195.
247.Loc. cit., l. II, p. 195.
248.I perni di solo ferro, come è noto, non sono di lunga durata, ma presa questa precauzione, rivestendoli cioè di piombo, questo li preserva dalla ruggine, e così dànno un ottimo risultato. Prima di mettere una pietra sopra l’altra, lasciavano abilmente nella pietra di sotto un piccolo canale, per potervi infondere il piombo e saldare il perno.
248.I perni di solo ferro, come è noto, non sono di lunga durata, ma presa questa precauzione, rivestendoli cioè di piombo, questo li preserva dalla ruggine, e così dànno un ottimo risultato. Prima di mettere una pietra sopra l’altra, lasciavano abilmente nella pietra di sotto un piccolo canale, per potervi infondere il piombo e saldare il perno.
249.Ap.Winckelmann, Tom. XI, p. 494. Prato MDCCCXXXII
249.Ap.Winckelmann, Tom. XI, p. 494. Prato MDCCCXXXII
250.V.A. Musato,De gest. Henr. VII Imp.l. 8, rubr. 4, col. 455;la vita di Cola di Rienzol. II, c. XIV. Presso ilMurat.,Ant. med. aevi, Tom. II, col. 1867; l’Infessuradell’anno 1404; presso l’Eccardo,Tom.II, col. 1867; e presso il suddettoMurat., Tom. III, part. 2, col. 1116.
250.V.A. Musato,De gest. Henr. VII Imp.l. 8, rubr. 4, col. 455;la vita di Cola di Rienzol. II, c. XIV. Presso ilMurat.,Ant. med. aevi, Tom. II, col. 1867; l’Infessuradell’anno 1404; presso l’Eccardo,Tom.II, col. 1867; e presso il suddettoMurat., Tom. III, part. 2, col. 1116.
251.Vedi Tav. II.
251.Vedi Tav. II.
252.Gori, loc. cit., p. 125
252.Gori, loc. cit., p. 125
253.Cf. Parte III, c. V.
253.Cf. Parte III, c. V.
254.Prima che l’arena venisse trasformata, l’ipogeo, come in breve vedremo, riceveva luce in altro modo.
254.Prima che l’arena venisse trasformata, l’ipogeo, come in breve vedremo, riceveva luce in altro modo.
255.Cf.Lips.,De Amph., c. III.
255.Cf.Lips.,De Amph., c. III.
256.Plinio, H. N. l. XXXVI:Invenere et alium usum(SPECULARIS LAPIDIS)in ramentis quoque Circum Maximum ludis circensibus sternendi, ut sit in commendatione candor.
256.Plinio, H. N. l. XXXVI:Invenere et alium usum(SPECULARIS LAPIDIS)in ramentis quoque Circum Maximum ludis circensibus sternendi, ut sit in commendatione candor.
257.Suet., inCalig.XVIII:Edidit et circenses.... et quosdam praecipuos, minio et chrysocolla constrato circo.Plinio(Hist. Nat.l. XXXIII) scrive:Visumque iam est Neronis principis spectaculis arenam Circi chrysocolla sterni, cum ipse concolori panno aurigaturus esset. È noto che perchrysocollaintendevasi laborrace, quel nitro fossile cioè che proveniva dall’Armenia, dalla Macedonia e da Cipro.
257.Suet., inCalig.XVIII:Edidit et circenses.... et quosdam praecipuos, minio et chrysocolla constrato circo.Plinio(Hist. Nat.l. XXXIII) scrive:Visumque iam est Neronis principis spectaculis arenam Circi chrysocolla sterni, cum ipse concolori panno aurigaturus esset. È noto che perchrysocollaintendevasi laborrace, quel nitro fossile cioè che proveniva dall’Armenia, dalla Macedonia e da Cipro.
258.Lamprid., inHeliog.: Scobe auri porticum stravit et argenti, dolens quod non posset et electri. L’electrumnon era se non quella qualità di oro naturale che conteneva una quinta parte d’argento.Omni auro, dicePlinio(Hist. Nat., l. XXXIII, c. IV)inest argentum vario pondere.... Ubicumque quinta argenti portio est,ELECTRUMvocatur. Lo stesso Plinio (loc. cit.) ci assicura che l’electrumsi componeva anche artificialmente, facendo che ilcompostocontenesse i due metalli in quella stessa proporzione in cui trovavansi nell’elettro naturale.
258.Lamprid., inHeliog.: Scobe auri porticum stravit et argenti, dolens quod non posset et electri. L’electrumnon era se non quella qualità di oro naturale che conteneva una quinta parte d’argento.Omni auro, dicePlinio(Hist. Nat., l. XXXIII, c. IV)inest argentum vario pondere.... Ubicumque quinta argenti portio est,ELECTRUMvocatur. Lo stesso Plinio (loc. cit.) ci assicura che l’electrumsi componeva anche artificialmente, facendo che ilcompostocontenesse i due metalli in quella stessa proporzione in cui trovavansi nell’elettro naturale.
259.Lamprid., ib.
259.Lamprid., ib.
260.Epig. l. II, ep. LXXV.
260.Epig. l. II, ep. LXXV.
261.V. Tav. I, lett. A-Y.
261.V. Tav. I, lett. A-Y.
262.Lamprid.,in Comm.16;Dio., cap. XXI.
262.Lamprid.,in Comm.16;Dio., cap. XXI.
263.Queste si regalavano quasi intieramente ai bestiarî, i quali, dopo averle trasportate alCastrense, si dividevano fra loro le carni mangiabili, le pelli di lor pertinenza (quelle cioè di minor conto), e le ossa, delle quali, fattele seccare nei sotterranei dell’edificio, ne facevano traffico. Negli scavi ivi eseguiti nella prima metà del secolo XVIII (V.Ficoroni,Le Vestigia di Roma antica, p. 121) se ne trovarono una gran quantità.
263.Queste si regalavano quasi intieramente ai bestiarî, i quali, dopo averle trasportate alCastrense, si dividevano fra loro le carni mangiabili, le pelli di lor pertinenza (quelle cioè di minor conto), e le ossa, delle quali, fattele seccare nei sotterranei dell’edificio, ne facevano traffico. Negli scavi ivi eseguiti nella prima metà del secolo XVIII (V.Ficoroni,Le Vestigia di Roma antica, p. 121) se ne trovarono una gran quantità.
264.Parte III, c. V.
264.Parte III, c. V.
265.Vedi Tavola IV.
265.Vedi Tavola IV.
266.Nel giornale «L’Osservatore Romano» (11 Settembre 1909) leggo: «Gli Antichi Ascensori Romani. Neppure l’ascensore, entrato da non molto tempo negli usi della vita moderna, è una novità. Fin dai tempi di Giulio Cesare i Romani avevano costruito dei solidi e forti elevatori verticali per uso degli spettacoli. Questa scoperta dovuta al prof. Boni, direttore degli scavi del Foro, è importantissima. Dodici erano gli ascensori in azione nell’ultimo periodo della Repubblica. Essi servivano per elevare dai sotterranei alla superficie del foro i gladiatori e le belve. Una galleria longitudinale sotterranea moveva dai rostri di Cesare in direzione del tempio dedicato a questo dittatore, e aveva nel suo percorso (come anche oggi è dato vedere) quattro minori gallerie traversali, in ciascuna delle quali erano tre camere per gli argani e altrettante camerette di comando per la manovra degli ascensori. In ciascuna delle dodici camere si vedono i dadi di travertino su cui erano infitte le aste, e dal logoramento della buca circolare si conosce la direzione del tiro di ogni argano. Si calcola che sopra ogni elevatore potessero stare comodamente cinque o sei persone, in modo che, essendo dodici gli elevatori, oltre settanta persone venivano innalzate in un tempo solo alla superficie del Foro. Di quanto si conosce», prosegue l’«Osservatore Romano», «l’invenzione dei Romani della Repubblica non ebbe seguito sotto l’Impero (?).... I primi tentativi dei Romani contemporanei di Cesare rimasero sepolti per venti secoli nel sottosuolo del Foro, e per singolare coincidenza vengono in luce oggi che l’ascensore è alla sua più perfetta applicazione». CosìLa Casa. Ci rallegriamo di cuore coll’illustre direttore degli scavi del Foro, ma facciamo osservare al ch.º scrittore dell’articolo, che glielevatoris’usarono costantemente negli anfiteatri per elevare dagli ipogei dell’arena belve, gladiatori e quant’altro era opportuno a render variato lo spettacolo. Non è esatto perciò asserire che quest’invenzione,sotto l’Impero non ebbe seguito. Oltre all’attestarci questo fatto gli antichi scrittori, ne rimangono tuttora chiarissime tracce nell’Anfiteatro Flavio e negli anfiteatri di Capua, Pozzuoli e Siracusa.
266.Nel giornale «L’Osservatore Romano» (11 Settembre 1909) leggo: «Gli Antichi Ascensori Romani. Neppure l’ascensore, entrato da non molto tempo negli usi della vita moderna, è una novità. Fin dai tempi di Giulio Cesare i Romani avevano costruito dei solidi e forti elevatori verticali per uso degli spettacoli. Questa scoperta dovuta al prof. Boni, direttore degli scavi del Foro, è importantissima. Dodici erano gli ascensori in azione nell’ultimo periodo della Repubblica. Essi servivano per elevare dai sotterranei alla superficie del foro i gladiatori e le belve. Una galleria longitudinale sotterranea moveva dai rostri di Cesare in direzione del tempio dedicato a questo dittatore, e aveva nel suo percorso (come anche oggi è dato vedere) quattro minori gallerie traversali, in ciascuna delle quali erano tre camere per gli argani e altrettante camerette di comando per la manovra degli ascensori. In ciascuna delle dodici camere si vedono i dadi di travertino su cui erano infitte le aste, e dal logoramento della buca circolare si conosce la direzione del tiro di ogni argano. Si calcola che sopra ogni elevatore potessero stare comodamente cinque o sei persone, in modo che, essendo dodici gli elevatori, oltre settanta persone venivano innalzate in un tempo solo alla superficie del Foro. Di quanto si conosce», prosegue l’«Osservatore Romano», «l’invenzione dei Romani della Repubblica non ebbe seguito sotto l’Impero (?).... I primi tentativi dei Romani contemporanei di Cesare rimasero sepolti per venti secoli nel sottosuolo del Foro, e per singolare coincidenza vengono in luce oggi che l’ascensore è alla sua più perfetta applicazione». CosìLa Casa. Ci rallegriamo di cuore coll’illustre direttore degli scavi del Foro, ma facciamo osservare al ch.º scrittore dell’articolo, che glielevatoris’usarono costantemente negli anfiteatri per elevare dagli ipogei dell’arena belve, gladiatori e quant’altro era opportuno a render variato lo spettacolo. Non è esatto perciò asserire che quest’invenzione,sotto l’Impero non ebbe seguito. Oltre all’attestarci questo fatto gli antichi scrittori, ne rimangono tuttora chiarissime tracce nell’Anfiteatro Flavio e negli anfiteatri di Capua, Pozzuoli e Siracusa.
267.Petronio,Satyr.c. IX.Calpurnio,Eclog.VII, c. 69.
267.Petronio,Satyr.c. IX.Calpurnio,Eclog.VII, c. 69.
268.DD NN VALENTINIANO ET VALENTE SEMPER AVLOLCYRIVS PRINC CVR ET ERITOR DVODENA DE PROPRIO / V /VETVSTATEM CONLAPSVM AT STATUM PRISTINUM RED ////AMPHITHEATRVM CVM PORTIS POSTICIIS ET HOMNEM FABR ////ARENE NEPVS LOLCYRI PRINC CVR ET ANTE ERETORIS FILIVSCLAVDI PRIC ET PATRONI CURIAE PRONEPOS MESSIGORPRINCFELICITERL’epigrafe da noi riportata trovasi nel Museo comunale di Velletri mia città natale. Fu già trascritta dal Fabbretti, dal Fea, ecc., ma poco correttamente. Con più diligenza fu ripubblicata dal Mommsen, e trovasi inserita nel vol. X, 6565, delCorpus. Io l’ho copiata sull’originale, e la presento senza correzioni e supplementi.Nel vestibolo dell’Anfiteatro Flavio (Ingresso Ovest) vi sono i frammenti della seguente iscrizione:Nel capitolo V, Parte I, di questo lavoro riporteremo l’illustrazione di quest’epigrafe, ed il supplemento che generalmente ne dánno gli archeologi.Io leggerei le ultime due linee così:HA(re)NAM AMPHITEATRI A NOVO UNA CUM PO(rtis, instauratis)P[ost]ICIS SED ET REPARATIS SPECTACULI GRADIBUS (restituit).Quell’arenam a novo restituitnon può intendersi dellasostruzionedell’arena, perchè ancora vi vediamo tracce delle primitive, restauri dell’epoca di Eliogabalo e Severo Alessandro, ed alcune riparazioni dei secoli posteriori. Opino quindi che quell’arenam a novosi riferisca al pavimento ligneo con gli sportelli deipostica, ai qualiposticafurono fatte delle riparazioni: sarebbe insomma unaseconda edizionedell’epigrafe Veliterna:Amphitheatrum ad statum pristinum cum portis posticiis et omnem fabr(icam) arene(sic).... I pavimenti di legno erano infatti quelli che più d’ogni altra cosa doveano andare in deperimento.Nella riparazione poi fattaspectaculis gradibuspotrebbe esser compreso il rinnovamento del parapetto a transenna del podio, abbattuto forse dalla caduta di statue o d’altro, e fatto precipitare giù per la cavea dal terremoto del 422. Dico il soloparapetto, perchè non è ammissibile che il terremoto avesse fatto cadere il muro di fronte del podio: muro situato nella parte infima dell’Anfiteatro, non più alto di metri 3,50, di forma curvilinea concava, dello spessore di un metro circa, collegato col muro interno per mezzo di un soffitto sostenuto da robuste travi; e credo che nessuno possa coscenziosamente applicare al muro del podio che fronteggia l’arena la fraseA NOVOdell’epigrafe di R. Cecina Felice Lampadio. Le altre osservazioni su di questa lapide le faremo al capo quinto, Parte I, di questo lavoro.
268.
DD NN VALENTINIANO ET VALENTE SEMPER AVLOLCYRIVS PRINC CVR ET ERITOR DVODENA DE PROPRIO / V /VETVSTATEM CONLAPSVM AT STATUM PRISTINUM RED ////AMPHITHEATRVM CVM PORTIS POSTICIIS ET HOMNEM FABR ////ARENE NEPVS LOLCYRI PRINC CVR ET ANTE ERETORIS FILIVSCLAVDI PRIC ET PATRONI CURIAE PRONEPOS MESSIGORPRINCFELICITER
L’epigrafe da noi riportata trovasi nel Museo comunale di Velletri mia città natale. Fu già trascritta dal Fabbretti, dal Fea, ecc., ma poco correttamente. Con più diligenza fu ripubblicata dal Mommsen, e trovasi inserita nel vol. X, 6565, delCorpus. Io l’ho copiata sull’originale, e la presento senza correzioni e supplementi.
Nel vestibolo dell’Anfiteatro Flavio (Ingresso Ovest) vi sono i frammenti della seguente iscrizione:
Nel capitolo V, Parte I, di questo lavoro riporteremo l’illustrazione di quest’epigrafe, ed il supplemento che generalmente ne dánno gli archeologi.
Io leggerei le ultime due linee così:
HA(re)NAM AMPHITEATRI A NOVO UNA CUM PO(rtis, instauratis)P[ost]ICIS SED ET REPARATIS SPECTACULI GRADIBUS (restituit).
Quell’arenam a novo restituitnon può intendersi dellasostruzionedell’arena, perchè ancora vi vediamo tracce delle primitive, restauri dell’epoca di Eliogabalo e Severo Alessandro, ed alcune riparazioni dei secoli posteriori. Opino quindi che quell’arenam a novosi riferisca al pavimento ligneo con gli sportelli deipostica, ai qualiposticafurono fatte delle riparazioni: sarebbe insomma unaseconda edizionedell’epigrafe Veliterna:Amphitheatrum ad statum pristinum cum portis posticiis et omnem fabr(icam) arene(sic).... I pavimenti di legno erano infatti quelli che più d’ogni altra cosa doveano andare in deperimento.
Nella riparazione poi fattaspectaculis gradibuspotrebbe esser compreso il rinnovamento del parapetto a transenna del podio, abbattuto forse dalla caduta di statue o d’altro, e fatto precipitare giù per la cavea dal terremoto del 422. Dico il soloparapetto, perchè non è ammissibile che il terremoto avesse fatto cadere il muro di fronte del podio: muro situato nella parte infima dell’Anfiteatro, non più alto di metri 3,50, di forma curvilinea concava, dello spessore di un metro circa, collegato col muro interno per mezzo di un soffitto sostenuto da robuste travi; e credo che nessuno possa coscenziosamente applicare al muro del podio che fronteggia l’arena la fraseA NOVOdell’epigrafe di R. Cecina Felice Lampadio. Le altre osservazioni su di questa lapide le faremo al capo quinto, Parte I, di questo lavoro.
269.Flavii Vopisci Siracus.in Probo. Vitae Caes.Basileae MDXLVI, p. 303.Additit alia die in amphitheatro una missione centum iubatos leones, qui rugitibus suis tonitrua excitabant: qui omnes contificiis interempti sunt, non magnum praebentes spectaculum cum occidebantur. Neque enim erat bestiarum impetus ille, qui esse ab eis egredientibus solet. Occisi sunt praeterea multi, qui diripere volebant, sagittis. Editi deinde centum leopardi Libyci, centum deinde Syriaci, centum laenae, et ursi simul trecenti: quarum omnium ferarum magnum magis constat spectaculum fuisse quam gratum.La maggioranza dei dotti del rinascimento, come Erasmo, Egnazio, Casaubono, ecc. lesserocontificiisecontifigiis. Salmasio fu l’unico che, appoggiandosi al manoscritto Palatino, lesse e posticis. La grave autorità di quegli scrittori imporrebbe la loro lezione, ed in tal caso il passo di Vopisco non avrebbe influenza sulla nostra questione. Se poi si volesse ammettere la variante del Salmasio, allora il passo favorirebbe la mia opinione, perchè confermerebbe che nella decadenza dell’Impero le cellette dalle quali si facevano sbucare le fiere sull’arena, si dicevano postica:omnis e posticis interempti sunt.... Neque enim erat bestiarum impetus ille qui esseAB EISegredientibus solet; vale a dire:qui esse solet bestiis egredientibus ab eis posticis.L’uccisione di cento leoni, in tale ipotesi, si sarebbe voluta effettuare per mezzo di uomini nascosti nelle cellette, i quali, convenabolio lance spinte fuori per una fessura lasciata fra i due sportelli, dovevano trafiggere le fiere allorchè passavano incautamente sullapostica. Ed invero, quelle povere bestie non avrebbero trovato scampo, giacchè si aggiravano in un campo irto di settantadue lance, quante cioè erano le cellette nell’ipogeo dell’Anfiteatro Flavio. Questo spiegherebbe come molti dei leoni fossero stati uccisi con le saette, perchè per uscir fuori da quel terribile agguato tentarono di aprirsi un varco, forse nelle reti che difendevano il podio. Il Maffei (loc. cit. pag. 244) sul citato testo di Vopisco osserva quanto segue: «La falsa prevenzione intorno alla struttura degli anfiteatri, fece che il Salmasio sopra Vopisco disse significarsi con questa vocele porte da cui da’ lor sotterranei uscivan nell’arena le bestie,e pretese di emendar un oscuro passo dell’autor suo riponendovi tal voce nell’istesso senso. Della medesima opinione fu il Valesio sopra Ammiano.... perPosticenon altro si può intendere, se non le porte delle lor gabbie, quali alcuna volta riusciva alle bestie di rompere. Forse si diceanPosticeper usarsi di farle non nella fronte ma nella parte posteriore». Ma la lapide Veliterna getta giù di un tratto l’opinione del Maffei, il quale si vide nella necessità di ricorrere ad altro, e scrisse: AMPHITHEATRVM CVM PORTIS POSTICIIS etc. Par (!) si parli di restaurazioni; e se il marmo dice veramenteAmphitheatrum, le porteposticaenon possono qui intendersi di quelle delle gabbie». E conchiude: «la voceposticcioin lingua volgare esprime ciò che non è fisso.... e viene indubitamente daposticus, che avrà però avuto anche tal significato in latino. Credibil da ciò si rende, che così si chiamassero nell’anfiteatro le porte che tenean serrati gli archi esteriori d’ingresso, le quali.... non eran fisse, ma si levavano i giorni di spettacolo, onde venivano ad esserposticcie(!). Queste adunque può credersi fosser rifatte da colui di cui parla la lapide». L’opinione del Maffei non ci soddisfa affatto. Ciò che si è detto nelTestoe nelleNote, e ciò che siam per dire ci sembra che sia per annullare qualsiasi altra congettura.
269.Flavii Vopisci Siracus.in Probo. Vitae Caes.Basileae MDXLVI, p. 303.Additit alia die in amphitheatro una missione centum iubatos leones, qui rugitibus suis tonitrua excitabant: qui omnes contificiis interempti sunt, non magnum praebentes spectaculum cum occidebantur. Neque enim erat bestiarum impetus ille, qui esse ab eis egredientibus solet. Occisi sunt praeterea multi, qui diripere volebant, sagittis. Editi deinde centum leopardi Libyci, centum deinde Syriaci, centum laenae, et ursi simul trecenti: quarum omnium ferarum magnum magis constat spectaculum fuisse quam gratum.
La maggioranza dei dotti del rinascimento, come Erasmo, Egnazio, Casaubono, ecc. lesserocontificiisecontifigiis. Salmasio fu l’unico che, appoggiandosi al manoscritto Palatino, lesse e posticis. La grave autorità di quegli scrittori imporrebbe la loro lezione, ed in tal caso il passo di Vopisco non avrebbe influenza sulla nostra questione. Se poi si volesse ammettere la variante del Salmasio, allora il passo favorirebbe la mia opinione, perchè confermerebbe che nella decadenza dell’Impero le cellette dalle quali si facevano sbucare le fiere sull’arena, si dicevano postica:omnis e posticis interempti sunt.... Neque enim erat bestiarum impetus ille qui esseAB EISegredientibus solet; vale a dire:qui esse solet bestiis egredientibus ab eis posticis.L’uccisione di cento leoni, in tale ipotesi, si sarebbe voluta effettuare per mezzo di uomini nascosti nelle cellette, i quali, convenabolio lance spinte fuori per una fessura lasciata fra i due sportelli, dovevano trafiggere le fiere allorchè passavano incautamente sullapostica. Ed invero, quelle povere bestie non avrebbero trovato scampo, giacchè si aggiravano in un campo irto di settantadue lance, quante cioè erano le cellette nell’ipogeo dell’Anfiteatro Flavio. Questo spiegherebbe come molti dei leoni fossero stati uccisi con le saette, perchè per uscir fuori da quel terribile agguato tentarono di aprirsi un varco, forse nelle reti che difendevano il podio. Il Maffei (loc. cit. pag. 244) sul citato testo di Vopisco osserva quanto segue: «La falsa prevenzione intorno alla struttura degli anfiteatri, fece che il Salmasio sopra Vopisco disse significarsi con questa vocele porte da cui da’ lor sotterranei uscivan nell’arena le bestie,e pretese di emendar un oscuro passo dell’autor suo riponendovi tal voce nell’istesso senso. Della medesima opinione fu il Valesio sopra Ammiano.... perPosticenon altro si può intendere, se non le porte delle lor gabbie, quali alcuna volta riusciva alle bestie di rompere. Forse si diceanPosticeper usarsi di farle non nella fronte ma nella parte posteriore». Ma la lapide Veliterna getta giù di un tratto l’opinione del Maffei, il quale si vide nella necessità di ricorrere ad altro, e scrisse: AMPHITHEATRVM CVM PORTIS POSTICIIS etc. Par (!) si parli di restaurazioni; e se il marmo dice veramenteAmphitheatrum, le porteposticaenon possono qui intendersi di quelle delle gabbie». E conchiude: «la voceposticcioin lingua volgare esprime ciò che non è fisso.... e viene indubitamente daposticus, che avrà però avuto anche tal significato in latino. Credibil da ciò si rende, che così si chiamassero nell’anfiteatro le porte che tenean serrati gli archi esteriori d’ingresso, le quali.... non eran fisse, ma si levavano i giorni di spettacolo, onde venivano ad esserposticcie(!). Queste adunque può credersi fosser rifatte da colui di cui parla la lapide». L’opinione del Maffei non ci soddisfa affatto. Ciò che si è detto nelTestoe nelleNote, e ciò che siam per dire ci sembra che sia per annullare qualsiasi altra congettura.
270.Pers.3, 3, 30.
270.Pers.3, 3, 30.
271.O cessi.
271.O cessi.
272.Sat.lib. VIII.
272.Sat.lib. VIII.
273.Lanciani, loc. cit., p. 222. «Non s’intende che cosa abbiano a fare col Colosseo (le portae posticae), cioè con un monumento il quale non aveva nè fronte nè schiena, ma che invece era uniforme in tutto il perimetro, e contava 80 archi d’ingresso.... Leportae posticaesi possono immaginare facilmente in quegli anfiteatri i quali stanno sul limite estremo di una città, come il pompeiano; ovvero a metà incassati sotterra, come il tuscolano; ovvero in quelli che, come il tuscolano ed il pompeiano avevano o uno o due o quattro soli ingressi. Le sigle dell’iscrizione romana (che parla dei restauri fatti da R. Cecina Felice Lampadio) si prestano del resto, ad altri supplementi come sarebbe, per esempio PublICIS etc.». Il parere del ch.º Huelsen lo riporteremo al c. V, parte I.
273.Lanciani, loc. cit., p. 222. «Non s’intende che cosa abbiano a fare col Colosseo (le portae posticae), cioè con un monumento il quale non aveva nè fronte nè schiena, ma che invece era uniforme in tutto il perimetro, e contava 80 archi d’ingresso.... Leportae posticaesi possono immaginare facilmente in quegli anfiteatri i quali stanno sul limite estremo di una città, come il pompeiano; ovvero a metà incassati sotterra, come il tuscolano; ovvero in quelli che, come il tuscolano ed il pompeiano avevano o uno o due o quattro soli ingressi. Le sigle dell’iscrizione romana (che parla dei restauri fatti da R. Cecina Felice Lampadio) si prestano del resto, ad altri supplementi come sarebbe, per esempio PublICIS etc.». Il parere del ch.º Huelsen lo riporteremo al c. V, parte I.
274.Seneca,Epist.61.
274.Seneca,Epist.61.
275.V. la Tavola IVfuori testo.
275.V. la Tavola IVfuori testo.
276.Epig.LXXI, l. I.
276.Epig.LXXI, l. I.
277.Dio., inAdr.
277.Dio., inAdr.
278.Le varie opinioni degli archeologi sull’epoca di queste costruzioni le esporremo alla parte III, c. V.
278.Le varie opinioni degli archeologi sull’epoca di queste costruzioni le esporremo alla parte III, c. V.
279.Cf.Supplemento all’opera del Desgodetz, Part. I, c. XXI. — L’Anfiteatro Flavio, p. 60. — Tav. VI.
279.Cf.Supplemento all’opera del Desgodetz, Part. I, c. XXI. — L’Anfiteatro Flavio, p. 60. — Tav. VI.
280.Similmente a piano inclinato.
280.Similmente a piano inclinato.
281.L. LXXII, c. IV.
281.L. LXXII, c. IV.
282.V. Tav. II fuori testo.
282.V. Tav. II fuori testo.
283.I gradi dovean essere talmente larghi da potervisi assidere una persona, e posarvi i piedi l’altro che sedeva nel grado superiore. La misura prescritta da Vitruvio soddisfa pienamente allo scopo. Egli vuole che i «gradus ne minus alti sint palmopede ne plus pede et digitis sex: latitudines eorum ne plus pedes duo semis ne minus pedes duo constituantur». In misura metrica equivarrebbe, poco più poco meno, a dire: i gradi siano non meno alti di m. 0,37, nè più di m. 0,41; e larghi non più di m. 0,75, nè meno di m. 0,60. Le misure dei gradi dell’Anfiteatro Flavio, prese su quei pochi residui che sfuggirono alla devastazione, sono le seguenti: altezza m. 0,40 — larghezza 0,72.
283.I gradi dovean essere talmente larghi da potervisi assidere una persona, e posarvi i piedi l’altro che sedeva nel grado superiore. La misura prescritta da Vitruvio soddisfa pienamente allo scopo. Egli vuole che i «gradus ne minus alti sint palmopede ne plus pede et digitis sex: latitudines eorum ne plus pedes duo semis ne minus pedes duo constituantur». In misura metrica equivarrebbe, poco più poco meno, a dire: i gradi siano non meno alti di m. 0,37, nè più di m. 0,41; e larghi non più di m. 0,75, nè meno di m. 0,60. Le misure dei gradi dell’Anfiteatro Flavio, prese su quei pochi residui che sfuggirono alla devastazione, sono le seguenti: altezza m. 0,40 — larghezza 0,72.
284.Nel podio vi dovette essere l’ordo subselliorumper i Senatori, giusta la legge di Augusto (Suet.,in Aug.XLIV); e vi fu anche una gradinata, giacchè Suetonio dice che Domizianoquingenas tesseras in singulos cuneos equestres etSENATORII ORDINISpronunciavit(Suet.,in Dom.IV).
284.Nel podio vi dovette essere l’ordo subselliorumper i Senatori, giusta la legge di Augusto (Suet.,in Aug.XLIV); e vi fu anche una gradinata, giacchè Suetonio dice che Domizianoquingenas tesseras in singulos cuneos equestres etSENATORII ORDINISpronunciavit(Suet.,in Dom.IV).
285.Roma ant., p. I, pag. 427.
285.Roma ant., p. I, pag. 427.
286.Suet.,in Aug., XLV.
286.Suet.,in Aug., XLV.
287.V. Tav. I, lett. V-X.
287.V. Tav. I, lett. V-X.
288.Loc. cit. pag. 423-424.
288.Loc. cit. pag. 423-424.
289.V. Tav. 21-22, fig. 2, del «Bull. Comm.» ann. VIII, serie 2. 1880.
289.V. Tav. 21-22, fig. 2, del «Bull. Comm.» ann. VIII, serie 2. 1880.
290.Suet.,in Aug.XLIV —Facto igitur decreto patrum ut quoties quid spectandi usquam publice ederetur primus subselliorum ordo vacant senatoribus.
290.Suet.,in Aug.XLIV —Facto igitur decreto patrum ut quoties quid spectandi usquam publice ederetur primus subselliorum ordo vacant senatoribus.
291.Alle Vestali non era lecito di assistere a tutti i giuochi. Esse entrarono manifestamente nel divieto imposto alle donne di assistere ai giuochi atletici. Le parole che Suetonio fa immediatamente seguire al racconto della disposizione data da Augusto circa il posto che doveano occupare le donne nell’assistere ai ludi, ed il luogo speciale concesso alle Vestali, non lasciano dubbio di sorta. «Athletarum vero spectaculo (dice)muliebrem sexumOMNEMadeo summovit.... edixeritque mulieres ante horam quintam venire in theatrum non placere». Suetonio (come bene osserva il ch. Lanciani) ricorda come una singolarità di Nerone l’aver egli invitatead athletarum spectaculum et virgines vestales, quia Olympiae quoque Cereris sacerdotibus spectare conceditur(cap. XII).
291.Alle Vestali non era lecito di assistere a tutti i giuochi. Esse entrarono manifestamente nel divieto imposto alle donne di assistere ai giuochi atletici. Le parole che Suetonio fa immediatamente seguire al racconto della disposizione data da Augusto circa il posto che doveano occupare le donne nell’assistere ai ludi, ed il luogo speciale concesso alle Vestali, non lasciano dubbio di sorta. «Athletarum vero spectaculo (dice)muliebrem sexumOMNEMadeo summovit.... edixeritque mulieres ante horam quintam venire in theatrum non placere». Suetonio (come bene osserva il ch. Lanciani) ricorda come una singolarità di Nerone l’aver egli invitatead athletarum spectaculum et virgines vestales, quia Olympiae quoque Cereris sacerdotibus spectare conceditur(cap. XII).
292.Cic.,pro Mur.35, 73.
292.Cic.,pro Mur.35, 73.
293.Prud.,Contr. Symm.II, v. 1109.
293.Prud.,Contr. Symm.II, v. 1109.
294.Hübner,Ann. delle Ist.p. 59.
294.Hübner,Ann. delle Ist.p. 59.
295.Più tardi, come vedremo, anche l’Imperatrice fu esclusa dal pulvinare.
295.Più tardi, come vedremo, anche l’Imperatrice fu esclusa dal pulvinare.
296.Suet.,in Tito, IX.
296.Suet.,in Tito, IX.
297.Suet.,in Domit.IV.
297.Suet.,in Domit.IV.
298.Id.in Aug.XLIV.
298.Id.in Aug.XLIV.
299.Questo decreto fu emanato nell’anno 776 d. R.
299.Questo decreto fu emanato nell’anno 776 d. R.
300.Tacit.,Annal.IV, 16.
300.Tacit.,Annal.IV, 16.
301.Tra breve procurerò dimostrare che la legge Augustea non colpì soltanto le plebee, ecc.; ma tutte indistintamente le donne.
301.Tra breve procurerò dimostrare che la legge Augustea non colpì soltanto le plebee, ecc.; ma tutte indistintamente le donne.
302.«Il rito fu ordinato nei primi anni di Roma con quattro sole sacerdotesse. Tarquinio Prisco (v.Dionisio, III, 67) o Servio Tullio (Plut. 10) accrebbero il numero delle Vestali fino a sei, e questa cifra si mantenne costante fino al secolo IV dell’era volgare. Nell’ultimo periodo del paganesimo si ha notizia di sette Vestali (Cf.Ambrosii,epp. ed. Pareip. 477;Müller,Geog. gr. min.II, 525); ma è incerto quando e perchè sia stata in tal guisa cambiata la consuetudine antica del numero senario».Lanciani,Notizie degli Scavi, C. I,Delle Vergini Vestali, pag. 436.
302.«Il rito fu ordinato nei primi anni di Roma con quattro sole sacerdotesse. Tarquinio Prisco (v.Dionisio, III, 67) o Servio Tullio (Plut. 10) accrebbero il numero delle Vestali fino a sei, e questa cifra si mantenne costante fino al secolo IV dell’era volgare. Nell’ultimo periodo del paganesimo si ha notizia di sette Vestali (Cf.Ambrosii,epp. ed. Pareip. 477;Müller,Geog. gr. min.II, 525); ma è incerto quando e perchè sia stata in tal guisa cambiata la consuetudine antica del numero senario».Lanciani,Notizie degli Scavi, C. I,Delle Vergini Vestali, pag. 436.
303.Böetius,De consolatione philosophiae, lib. II, prosa III.
303.Böetius,De consolatione philosophiae, lib. II, prosa III.
304.Plinio,Hist. Nat.XXXVII, c. III, 43 — «DC. fere M. passuum a Carnunto Pannoniae abest littus Germaniae ex quo invehitur (succinum) percognitum nuper. Vidit enim eques Romanus missus ad id comparandum a Juliano curante gladiatorium munus Neronis principis, qui haec commercia et littora peragravit, tanta copia invecta, ut retia arcendis feris podium protegentia succinis nodarentur» — (per ornamento).
304.Plinio,Hist. Nat.XXXVII, c. III, 43 — «DC. fere M. passuum a Carnunto Pannoniae abest littus Germaniae ex quo invehitur (succinum) percognitum nuper. Vidit enim eques Romanus missus ad id comparandum a Juliano curante gladiatorium munus Neronis principis, qui haec commercia et littora peragravit, tanta copia invecta, ut retia arcendis feris podium protegentia succinis nodarentur» — (per ornamento).
305.Calpurn.,Eclog.VII.«...... Nec non ubi finis arenaeProscina marmoreo peragit spectacula muroSternitur adiunctis ebur admirabile truncis,Et coit in rutulum, texti qua lubricus axeImpositos subita vertigine falleret ungues,Excuteretque feras. Auro quoque torta refulgentRetia quae totis in arenam dentibus extant,Dentibus aequatis, et erat (mihi crede Lycota,Si qua fides) nostro dans longior omnis aratro».
305.Calpurn.,Eclog.VII.
«...... Nec non ubi finis arenaeProscina marmoreo peragit spectacula muroSternitur adiunctis ebur admirabile truncis,Et coit in rutulum, texti qua lubricus axeImpositos subita vertigine falleret ungues,Excuteretque feras. Auro quoque torta refulgentRetia quae totis in arenam dentibus extant,Dentibus aequatis, et erat (mihi crede Lycota,Si qua fides) nostro dans longior omnis aratro».
«...... Nec non ubi finis arenaeProscina marmoreo peragit spectacula muroSternitur adiunctis ebur admirabile truncis,Et coit in rutulum, texti qua lubricus axeImpositos subita vertigine falleret ungues,Excuteretque feras. Auro quoque torta refulgentRetia quae totis in arenam dentibus extant,Dentibus aequatis, et erat (mihi crede Lycota,Si qua fides) nostro dans longior omnis aratro».
«...... Nec non ubi finis arenae
Proscina marmoreo peragit spectacula muro
Sternitur adiunctis ebur admirabile truncis,
Et coit in rutulum, texti qua lubricus axe
Impositos subita vertigine falleret ungues,
Excuteretque feras. Auro quoque torta refulgent
Retia quae totis in arenam dentibus extant,
Dentibus aequatis, et erat (mihi crede Lycota,
Si qua fides) nostro dans longior omnis aratro».
306.Tom. I, pag. 4.
306.Tom. I, pag. 4.
307.Varr.,De L. L.4, 24.Quod cingulum e corio habebant bullatum balteum dictum.
307.Varr.,De L. L.4, 24.Quod cingulum e corio habebant bullatum balteum dictum.
308.Tert., (De Spect.3) chiamòcardines balteorumi vomitorî aperti nellepraecinctiones.
308.Tert., (De Spect.3) chiamòcardines balteorumi vomitorî aperti nellepraecinctiones.
309.La numerazione delletabulationesdoveva seguire quella delle arcate terrene.
309.La numerazione delletabulationesdoveva seguire quella delle arcate terrene.
310.Lib. XLIV.
310.Lib. XLIV.
311.Dio., l. XLIX.
311.Dio., l. XLIX.
312.Ann.l. XVI, c. 12.
312.Ann.l. XVI, c. 12.
313.V. p. 33.
313.V. p. 33.
314.Suet.,in Augusto.
314.Suet.,in Augusto.
315.V. XLII.
315.V. XLII.
316.De arch., l. V, c. IX.
316.De arch., l. V, c. IX.
317.Calpurnio, loc. cit.
317.Calpurnio, loc. cit.
318.«Bull. della Commissione Archeol. Com. di Roma» 1880, p. 236 e sgg. Anno VIII, serie seconda. Tutti i frammenti epigrafici rinvenuti nei diversi scavi fatti nell’Anfiteatro Flavio sono stati più recentemente (anno 1902) pubblicati e con molta cura dall’Huelsen,Inscriptiones Urbis Romae Latinae. Partis quartae, fasciculus posterior. — Additamenta, pp. 3199 e sgg. Berolini, apud Georgium Reimerum, MCMII. — Noi li riporteremo alla II Appendice. E questo volume delCorpusè quello che citiamo in quest’opera.
318.«Bull. della Commissione Archeol. Com. di Roma» 1880, p. 236 e sgg. Anno VIII, serie seconda. Tutti i frammenti epigrafici rinvenuti nei diversi scavi fatti nell’Anfiteatro Flavio sono stati più recentemente (anno 1902) pubblicati e con molta cura dall’Huelsen,Inscriptiones Urbis Romae Latinae. Partis quartae, fasciculus posterior. — Additamenta, pp. 3199 e sgg. Berolini, apud Georgium Reimerum, MCMII. — Noi li riporteremo alla II Appendice. E questo volume delCorpusè quello che citiamo in quest’opera.
319.Tacito,Ann.13, 54.
319.Tacito,Ann.13, 54.
320.Ap.Henzen,Arv.p. CVI.
320.Ap.Henzen,Arv.p. CVI.
321.Ann. Inst.1856, p. 62.
321.Ann. Inst.1856, p. 62.
322.Ioseph.,Iud.7, 7.
322.Ioseph.,Iud.7, 7.
323.Henzen,Arv.CVI, 8.
323.Henzen,Arv.CVI, 8.
324.Diplomi153.
324.Diplomi153.
325.Oeuvres, 3, 69.
325.Oeuvres, 3, 69.
326.Oct. 44.
326.Oct. 44.
327.Lo Hübner nega che ilsenatusconsultodi Augusto si riferisca ad ogni genere di spettacoli, perchè in quello si nomina fra le altre cose ilcuneus praetextatorum, che è divisione non ammissibile nel circo privo di cunei. «Questo fatto» egli dice «può servire per nuova prova, i regolamenti di Augusto non essere stati generali per tutti e tre i generi di spettacoli». Ora se Augusto giudicò utile, opportuno, morale dividere i pretestati dalla restante folla nel teatro, identiche considerazioni di moralità, di opportunità, di convenienza avranno fatto adottare uguale misura pel circo. Sarebbe stato puerile rinunciarvi per la sola ragione che nel circo non c’era divisione per cunei.
327.Lo Hübner nega che ilsenatusconsultodi Augusto si riferisca ad ogni genere di spettacoli, perchè in quello si nomina fra le altre cose ilcuneus praetextatorum, che è divisione non ammissibile nel circo privo di cunei. «Questo fatto» egli dice «può servire per nuova prova, i regolamenti di Augusto non essere stati generali per tutti e tre i generi di spettacoli». Ora se Augusto giudicò utile, opportuno, morale dividere i pretestati dalla restante folla nel teatro, identiche considerazioni di moralità, di opportunità, di convenienza avranno fatto adottare uguale misura pel circo. Sarebbe stato puerile rinunciarvi per la sola ragione che nel circo non c’era divisione per cunei.
328.Suet.,Octav.44.
328.Suet.,Octav.44.