592.Urlichs,Codex Urb. Rom. Topogr.p. 136.593.Loc. cit., p. 110.594.Ibid. p. 121.595.Adinolfi,Roma nell’età di mezzo. Tom. I, p. 356, nota 4.ª596.Possessi, p. 97, nota 4.597.Cf.Grisar,Histoire de Rome et des Papes, l. II, c. II, p. 23.598.Bull. Com. arch. Comun.An. XXIII, p. 121.599.I tronchi di colonne ed i capitelli di quel portico, rinvenuti nel basso dell’Anfiteatro, ne sono una chiarissima prova.600.Baronio,Ann.601.Cf.Pasquali,S. Maria in Portico. Roma 1902. Introd. p. 35.602.Panv.De Gente Frang., l. I, c. IV;Gaetani,Vita di Gelasio II, p. XI;Massimo,Mem. stor. della Chiesa di S. Benedetto in Piscinula, 7.603.Vi fu chi credè che questa torre si elevasse sopra l’Arco di Tito; ma in una stampa di Marco Sadeler, pubblicata in Praga nel 1606, osserviamo detta torre diroccata, benchè ancor visibile per poterne precisare il posto. La torreChartulariaera sul pendio del colle Palatino (ms. dellaBibl. Angelica, segn. D. V, 13), e riunita all’Arco di Tito per mezzo di un muro. L’Arco era fortificato anch’esso e congiunto con altro muro alla Chiesa di S. M. Nuova.604.I fratelli del Papa erano iGuidoni Papareschi, nobili di Trastevere.605.Di nome Pietro, figlio di Pier Leone e discendente d’Ebrei; il quale, dopo la morte di Callisto II, avea rialzata la testa.606.ApudMurat.,De script. Rerum Ital.Tom. 3.607.Tomo II.608.V.Agnello Anast.,Ist. degli ant.Tom. II, p. 35;Corti,De Sen. Rom., l. VII, c. 9, § 168;Vendettini,De Sen. Rom., l. II, c. 1, n. 2, p. 120.609.V. F.Sabatini,La fam. e le torri dei Frang. in Roma1907, p. 24, Roma 1907.610.Nel 1165, secondo ilGori, (loc. cit.), o nel 1166 secondo ilBaronioed altri.611.Ott. Frisigense,De gestis Frid.I. l. I, c. 28 al brano della lettera scritta dal Senato Romano a Corrado, ove dice:nam pacem et justitiam. «Questo fatto di guerresca occupazione, osserva l’Adinolfi (Roma, nella età di mezzoI, 365), comechè ingiustissimo, pare esser stata la cagione per cui nella vita di Alessandro III, (Muratori, R. I. S., t. III, part. I, p. 459) vien presupposto ilColosseoin dominio dei Frangipani, dicendovisi che Alessandro, presso S. Maria Nuova, la torreChartulariaed ilColosseosi fosse rifugiato alla sicura».612.Loc. cit., p. 88.613.De Gent. Frang.614.Agnello Anast., Tom. II, p. 73 e 74.615.Vita d’Inn. III, raccoltadaStefano Baluzio,ApudMurat., t. III, p. 566, n. 140.616.Il Marangoni crede che una parte di questa torre fosse quella che ai suoi tempi vedevasi nella prima vigna, passato il Colosseo, per andare ai ss. Quattro, alla quale potevano giungere i sassi e le saette scoccate dall’Anfiteatro.617.Petrus Annibaldi, sororius D. Papae, pontes omnes juxta Colisaeum et turrim ex opposito caepit construere, prohibentibus Jacobo Frajapane, et Relicta Najonis, Frajapanis impedientibus ut poterant, per Colisaeum et turrim Najonis, lapidibus et sagittis emissis: sed (Annibaldi) per dictas oppositiones ab aedificio non cessabat. — Cf.Baluzio,Vita d’Innocenzio III. —Murat., R. I, S., part. I, p. 459. —Olivieri,Sen. Rom., p. 206.618.Giacomo Frangipane era partigiano di Giovanni Capocci. Nel 1228 Giovanni Frangipane diè in enfiteusi vitaliziacryptam positam sub Amphitheatro Coliseia Pietro Salincontra (Strum.in atti di Iacopo Scrivario). V.Adinolfi, loc. cit.619.Panv.,De Gente Frangep.;Rainald.,Ann.an. 1244, n. 19.620.Suarez,in Diatriba.621.Marangoni, loc. cit., p. 78.622.IlGori(loc. cit.) vuole nell’anno 1311. Cf.Albertino Mussato,Hist. Aug.l. V. — ApudMuratoriR. I. S. Tomo X, 454.623.Loc. cit., p. 356 e segg.624.Nel medio evo vedevasi nell’arena dell’Anfiteatro unsolio termale, il quale fu, con ogni verosimiglianza, là collocato dai Frangipani o dagli Annibaldi per uso domestico più che per semplice ornamento. In seguito per donazioneinter vivosfatta da Nicolò Valentini del Rione Monti (V.Archiv. di Stato di Roma, posizione «Arciconf. del Salv.Catast. del 1419, n. 19»), il suddettosolioappartenne all’ospedale diSancta Sanctorum.625.III, n. 2.626.Rainaldo,Ann.627.L’Adinolfi, (loc. cit.) vuole che sia ciò accaduto nel 1328.628.Fumi,Codice diplomatico della città di Orvieto. Firenze 1884, pagg. V-VII.629.Tom. CXLVIII.630.«La stampa ha:che avevano raccomandato tutto con ordine di tavolini».631.«Ed io racconteró quali giovani giocorno e quali morirono, si legge nella stampa».632.Il Visconti opina che latorre di Neronefosse quella sovrastante al monastero delle Domenicane in via Magnanapoli. Il Gori peró, nel tomo CLVIII, p. 35 delGiornale Arcadico, sostiene cheper torre di Nerone era detta l’antica Torre Mesa, già esistente nel Giardino Colonna, e disegnata dallo Scamozzi prima che fosse distrutta nel secolo XVI.633.«E le altre di minor sfera dell’altra, sta nella stampa, nella quale è omesso quel che segue distinto di carattere corsivo».634.Questo nome non è nel manoscritto del Visconti.635.«E lui n’era fieramente innamorato, ha la stampa».636.«Cioè Domenico Astalli, di famiglia illustre romana, oggi estinta.Mezzo Stalloha la stampa».637.«La stampa ha:figlio di Giovanni Mario».638.«COSÌ BIANCA È LA FEDE, si legge nella stampa, togliendo il concetto dalla persona, ond’è particolare, per recarlo alla cosa, di che perde tutto quell’acume che si cercava in questi motti e nelle allusioni di essi all’indole e ai pensieri di chi voleva più o meno chiusamente dimostrarli con essi».639.«Ad Agapito Colonna la stampa fa portareuna collana di cera al cappello. Oh! diamine! direbbe il Cesari, e come questo? L’errore del copista si conosce facilmente, fu nel testo:una colonna c’era, ecc. Mutata lacolonnascritta forse da talunocollonnaincollanailc’eradivennecera, ildiparve necessario, e la collana di cera fu fatta».640.«Qui pure il testo stampato hacollana».641.«Nella stampa si leggea san Marcello de’ Stalli, chiesa che non ha riscontro alcuno con quelle esistenti o esistente già in Roma. Ben l’ha santa Mariella, come è nel testo a penna del sig. Visconti. La ricordò Fioravante Martinelli nel trattarede templis sanctorum obsoletisal capo XII della suaRoma ex ethnica sacra, in queste parole:sancta Maria, sive de strada, nunc domini Jesus. Quella piccola Chiesa fu in fatto compresa nel grande edificio della Chiesa del Gesù, e notissimo è quivi lo splendido palazzo Altieri».Gori, loc. cit., pag. 95 n. 1.642.«E li calzoni a brache bianche, sta nella stampa».643.«Franciotto Mareri personaggio di potente famiglia intorno alla quale si ha nel codice stesso manoscritto degli annali del Monaldeschi un bel consenso di memorie, venne mutato nella stampa in Franciotto di Mansini».644.L’Adinolfi (loc. cit. p. 360 e segg.) scrive: «I personaggi che diedero gli spettacoli nel 1328 (?) sembra indossasserofarsettoebrachedello stesso colore. Ma il colore delle vesti di uno era diverso da quello delle vesti dell’altro. Avevano una cintura dalla quale pendeva uno spiedo, ed in testa un cappello di ferro o cimiero con pennacchio.... Vi furono 18 morti e 9 feriti. Uccisero 11 tori. Nè tanta fu la strage umana che si vide nel Colosseo come si vorrebbe far credere. Molto sangue nondimeno si sparse, e questa fu la ragione per cui nell’età di mezzo si tralasciarono simili spettacoli».645.Notizie inediteecc.Rend. della R. Accad. dei Lincei, 1896.646.V.Duchesne,L. Pont.tom. I. p. 482, not. 23.647.De Sade,Mém. pour la vie de François Petrarche, Tom. III, l. 4, p. 35 e segg. — «Ecce Roma ipsa insolito tremore concussa est: tam graviter ut ab eadem Urbe condita supra duo annorum millia talenihil acciderit. Cecidit aedificiorum veterum neglecta civibus, stupenda peregrinis moles. — Turris illa toto orbe unica, quaecomitumdicebatur, ingentibus rimis laxata diffluit, et nunc velut trunca caput superbi verticis horrorem solo effusum despicit. Denique ut irae coelestis argumenta non desint, multorum species templorum, atque in primis Paulo Apostolo dicatae aedis bona pars humi collapsa, et Lateranensis ecclesiae deiectus apex, Jubilaei ardorem gelido horrore contristant».648.Le mem. storiche dell’Anf. Flaviop. 96.649.Roma antica, Part. I, p. 417.650.V.Rainaldo,an.1365 n. 9. tom. XXVI, p. 114.651.Mém. sur les anciens monum. de Rome, Acad. des Inscript.Tom. XXVIII, p. 585.652.Loc. cit.Not. ined.p. 4.653.V.Albertinus Mussatus,Hist. Aug.ap.Murat.Rer. Ital. script.Tom. X, c. 454.654.V.Cancellieri,Stor. dei solenni promessip. 311, not. 2.ª655.V.Marangoni, loc. cit. il quale assicura aver desunte queste notizie dall’Archivio diSancta Sanctorum(Armad. I, mazzo III, n. 15).656.V. ap.Moroni,Diz.ecc.voce Colosseo.657.Adinolfi,Roma nell’età di mezzoTom. I, p. 374 e sgg. — Roma 1881.658.V.Archivio di Stato(Roma) — Posiz.Arciconf. del Salvat.659.V.Archivio di Stato(Roma), Posiz.Arciconf. del Salvat. catasto del 1419, n. 59.660.Ibid.,cat. de’ beni del 1435, p. 59.661.V.Marangoni, loc. cit.662.Pergamena datata al 29 Aprile 1531.663.Dai documenti dell’Archivio diSancta Sanctorum, comunicati dal Sig. Ab.Colomanno Hameranial ch. Marangoni.664.Ad calcem deletum, distrutto fino a terra, e non distruttoPER FAR CALCE, come tradusse il Gori (Memorie storiche del Colosseo, p. 98). Altri, comeH. Babucke(Geschichte des Kolosseums, p. 32), han voluto dare a queste parole lo stesso significato; ma avvertito l’errore, cosa han fatto? Hanno cambiato arbitrariamente il testo originale, e la frase «ad calcem deletum» è divenuta «ad calcem redactum!».665.Vacca,Memorie di varie antichità trovate in diversi luoghi della Città di Roma, N. 72.666.Ecco le parole del Vacca: «Mi ricordo aver sentito dire da certi frati di S. Maria Nova (ora S. Francesca Romana) che Papa Eugenio IV (a. d. 1431) aveva tirati due muri che racchiudevano il Coliseo nel loro monastero; e che non ad altro fine era stato concesso al detto monastero, se non per levare l’occasione del gran male che in quel luogo si faceva; e che dopo la morte di Eugenio, avendolo goduto per molti anni il monastero, finalmente i Romani fecero risentimento che così degna memoria non doveva restare occulta, e a dispetto de’ frati andarono a furor di popolo a gettar le mura che lo chiudevano, facendolo comune, come al presente si vede. Ma i detti frati dicono aver tutte le ragioni in carta pergamena; e mi dissero che se veniva un Papa della loro, si farebbero confermare il donativo, e vivono con questa speranza».667.Adinolfi, loc. cit., p. 379.668.Roma nell’età di mezzo, p. 376. Tom. I, Roma, Fratelli Bocca e C. 1881.669.Nibby, loc. cit., p. 417.670.Loc. cit. p. 236.671.Loc. cit. p. 60, n. XLVIII. Il Lanciani infatti non fa osservazioni contrarie.672.Part. II, c. 4.673.Aver cioè Paolo II «dato licenza ad alcuni suoi architetti di poter demolire alquanti archi del Colosseo».674.Loc. cit. p. 376.675.«Dilectis filiis etc. Non potuimus non turbari audientes sive ab altero vestrum sive ab aliis nostris offitialibus concessum fuisse ut quidam Colisei pars que Cosa vulgariter noncupatur pro restauratione quorundam domorum deiiciatur. Nam demoliri Urbis monumenta nihil aliud est quam ipsius Urbis et totius orbis excellentiam diminuere. Itaque vobis harum serie iniungimus et sub indignationis nostre pena precipiendo mandamus, ut si quid huiusmodi sive a nobis sive a quibus aliis concessum extitit penitus revocetis nec quovis modo permittatis ut et minimus dicti Colisei lapis seu aliorum edificiorum antiquorum deiiciatur: super quibus detis talem ordinem ut huiusmodi mandatum inviolabiliter observetur, contenti tamen sumus ut ille cui forsan talis concessio facta extitit, de locis subterraneis a Coliseo distantibus lapides evellere possit. Datum Florentiae etc.». (Lib. brevium Martini V, Eugenii IV et aliorum. Archiv. Vatic.Arm. XXXIX, tom. VII, c. 341, n. 319. Cf.Lanciani,Storia degli Scavi di Roma, vol. I, p. 51).676.Architetto del palazzo di S. Marco o di Venezia, forse in compagnia di Giacomo da Pietrasanta.677.Notizie della Famiglia Boccapaduli, p. 132.678.Col permesso di Urbano VIII.679.Not. ined., loc. cit.680.V.Adinolfi, loc. cit., p. 379.681.Adinolfi, loc. cit. p. 371.682.Probabilmente erano fanciulli che rappresentavano la scenaal vero; giacchè nel dramma recitato nel 1531 si legge: «Spirato il Redentore s’apre il cielo con folgori e tuoni e risuscitamento di morti; s’apre il velo del tempio e gli Angeli vengono alla Croce e diconoin musica: Ecce Agnus Dei».683.Arch. del Gonf.mazzo XII. Oggi nell’Arch. di Stato (Roma).684.Questi era solito fare la parte di Cristo.685.Loc. cit., p. 87.686.Il Redentore vestiva tunica e mantello; la Vergine indossava quegli stessi indumenti, coi quali, anche ai tempi nostri, la sogliono i pittori raffigurare. Gli altri attori poi vestivano alla foggia antica, ed avevano abiti di costume orientale o romano, secondo la parte che rappresentavano.687.Fra un atto e l’altro v’era sempre il canto di due cori.688.L’autore tralascia il resto, forse perchè notissimo.689.L’autografo dice:dinanti.690.L’autografo ha:qualee nonil quale.691.L’autografo ha: Imperiale legge.692.L’autografo ha: factionoso.693.L’autografo ha: boni.694.L’autografo ha: iudicamo.695.L’autografo ha: advenire.696.L’autografo ha: considerato.697.L’autografo ha: vergogniosamente.698.L’autografo ha: adonque.699.L’autografo ha:factionosi.700.L’autografo ha:dobiate.701.L’autografo ha:alle legie imperiale.702.Loc. cit.pag. 388.703.Arch. del Gonf.A, foglio 138, anno 1519, 6 Febbraio. (Arch. di Stato, Roma).704.Ex. lib. Decr.A. foglio 161.705.V.Lanciani,Storia degli Scavi, vol. I, p. 214.706.Ex lib. Decret.A, 182, 25 Marzo.707.Ibid. A, 185.708.Ibid. A, foglio 32.709.V. ilRubricellone dell’Archivio, p. 70.710.In quella circostanza si formò una specie di comitato, dal quale, per ottenere più facilmente la licenza, furono inviati al Papa i seguenti rappresentanti: «D. Antonius Puteus, d. Vicentius Pacetius, d. Antonius de Jacobatiis, d. Michael de Valeriis, d. Petrus Paulus de Attavantis, d. Gaspar de Scappucciis, d. Stephanus Medicus, d. Antonius Albertinus, d. Pirrus, d. Jordanus Buccabella, R. d. Bartholomaeus Cirillus, d. Franciscus Pallavicinus» (V.Lib. Decret., foglio 126).711.A, foglio 126.712.A, foglio 138.713.Lib. Decret., A. f. 138.714.Sotto lo stesso titolo di S. Maria della Pietà.715.L’Anfiteatro Flavio, l. I, p. 49.716.Anno 1435, p. 59.717.Pag. 391.718.Questo registro fu scritto da Niccolò Frangipane ai tempi di Bonifacio VIII. V.Crescimbene,Storia di S. Giovanni avanti porta Latina, p. 212.719.V. Parte IV. Questione III.720.B. A. C.a. 1895, n. 122.Gatti.721.Histoire de Rome et des Papes au Moyen âge, l. IV, c. IV, p. 232.722.F. Gori,Le memorie storiche, i giuochi e gli scavi dell’Anfiteatro Flavio ed i pretes, martiri Cristiani del Colosseo, C. II, p. 54 e segg. —P. Delehaye,Analecta Boll.T. XVIi 1897, p. 209 e segg.723.Roma alla fine del mondo antico, p. 175.724.Benedetto Mellini,Delle Antichità di Roma.725.V.Armellini,Le Chiese di Roma, 2. ediz. p. 140-41.726.Laterano e Via Maggiore, p. 120. Roma 1857.727.Cf. Il Catasto del 1462. Le surriferite notizie sono state tratte dall’archivio diSancta Sanctorum, dal citato catasto: e da uno strumentoin dominum, estratto dai protocolli di Giorgio di Albino di Castiglione, notaio, datato ai 17 Marzo 1490, il quale è del tenore seguente:«Recognitio facta per Guardianos Confalonis domorum de Coliseo.«Indictione VIII. mens. martii die 17. 1490.«Eisdem indictione mense et die quibus supra.«In praesentia nostrorum notariorum etc. Discreti viri Mariani Scalibastri et mei Georgii Albini et cuiuslibet nostrorum in solidum. Cum hoc fuerit et sit, quod Venerabile hospitale Societatis Sanctissimi Salvatoris ad Sancta Sanctorum de Urbe, cum spatio 120 annorum vel circa tenuerit et possiderit pacifice et quiete, nemine contradicente, certas domos, et accasamenta positas et posita in Amphitheatro Colisei, quae fuerunt quondam nobilium de Anniballis de Coliseo, qui illas Guardianis dicti hospitalis vendiderunt ut constat pubblico instrumento; et nunc nobiles viri Ludovicus de Marganis et Altus de Nigris Guardiani dicti hospitalis Salvatoris teneant et possideant; et nobiles viri Joannes de Branca et Marcus quondam Pauli Columne Sebastiani Guardiani Societatis confalonis de Urbe dixerint et exposuerint eisdem Guardianis hospitalis Salvatoris per Sanctissimum Dominum nostrum Papam Innocentium fuisse et esse eis concessum, posse in dicto Coliseo facere representationes et devotiones Christi, et Sanctorum suorum; et quod ipsi Guardiani Confalonis egent dictis domibus et accasamentis et dicta parte Amphitheatri, ubi dictae domus apparent edificatae et constructae; et quod sine ipsis, ipsi Guardiani non possent dictas representationes facere, et pro aptitudine loci et conservatione rerum ad dicta festa necessaria. Conservatores requisiverint prefatos Guardianos Salvatoris, ut velint consentire, ut dictis domibus et accasamentis ut valeant et possint pro dictis representationibus et festis tantum, et non ad alium usum. Hinc est quod prefati Ludovicus de Marganis et Altus de Nigris Guardiani prefati hospitalis Salvatoris, sponte et ex certa eorum scientia, et non per errorem quoad suprascripta et infrascripta, dederunt et concesserunt eisdem Guardianis Confalonis, presentibus, recipientibus vice et nomine dicte Societatis Confalonis, et nobis Notariis, plenam licentiam et omnimodam facultatem, et potestatem, posse in dicto palatio dictas devotiones et representationes facere, et illud reparare ad dictum usum tantum, et non aliter, citra tamen prejudicium aliorum jurium et privilegiorum utriusque partis si qua (sic) habent, et cum licentia et auctoritate dictorum conservatorum alme urbis et Lelii de Fabris, Francisci Teuli, et Simeonis de Cecchinis; et convenerunt Guardiani Confalonis et ita promiserunt eisdem Guardianis Salvatoris, quod dato quod tractu temporis et quandocumque dicti Guardiani et Societas hospitalis Salvatoris vellent rehabere dictas domos et accasamenta et illis egerent pro eorum usu, quod tunc dicti Guardiani et Societas Confalonis teneantur illico dictum palatium seu domos dicto hospitali et illius Guardianis libere dimittere et relaxare, absque aliqua exceptione: quas domos et accasamenta costituerunt et recognoverunt sese tenere et possidere nomine dicti hospitalis et Guardianorum eiusdem, et liceat Guardianis dicti hospitalis et Societatis eiusdem hospitalis Salvatoris dictam Societatem Confalonis et illius Guardianos inde expellere, promittentes plenarie partes una alteri et altera alteri cum juramento, predicta omnia et singula inviolabiliter perpetuo observare, et rata et grata tenere et habere contra non facere, dicere vel venire, aliqua ratione, jure, modo, titulo, sive causa pro quibus omnibus et singulis observandis et plenarie adimplendis, dicte partes hinc inde singula singulis congrue referendo, obligarunt omnia et singula bona dictorum hospitalium et societatis (sic) et voluerunt pro prefatis posse cogi etc. et renuntiaverunt etc. et juraverunt etc.«Actum in Palatio Conservatorum alme Urbis presentibus etc. iis testibus etc. nobilibus viris Joanne de Palonibus regionis Arenule et Dominico quondam Joannis de Maldosso Regionis Trivii ad premissa vocatis habitis et rogatis.«Ex protocollo Instrumentorum Georgii Albini de Castiglione Notarii pubblici et Venerabilis hospitalis Sanctissime Imaginis Salvatoris».
592.Urlichs,Codex Urb. Rom. Topogr.p. 136.
592.Urlichs,Codex Urb. Rom. Topogr.p. 136.
593.Loc. cit., p. 110.
593.Loc. cit., p. 110.
594.Ibid. p. 121.
594.Ibid. p. 121.
595.Adinolfi,Roma nell’età di mezzo. Tom. I, p. 356, nota 4.ª
595.Adinolfi,Roma nell’età di mezzo. Tom. I, p. 356, nota 4.ª
596.Possessi, p. 97, nota 4.
596.Possessi, p. 97, nota 4.
597.Cf.Grisar,Histoire de Rome et des Papes, l. II, c. II, p. 23.
597.Cf.Grisar,Histoire de Rome et des Papes, l. II, c. II, p. 23.
598.Bull. Com. arch. Comun.An. XXIII, p. 121.
598.Bull. Com. arch. Comun.An. XXIII, p. 121.
599.I tronchi di colonne ed i capitelli di quel portico, rinvenuti nel basso dell’Anfiteatro, ne sono una chiarissima prova.
599.I tronchi di colonne ed i capitelli di quel portico, rinvenuti nel basso dell’Anfiteatro, ne sono una chiarissima prova.
600.Baronio,Ann.
600.Baronio,Ann.
601.Cf.Pasquali,S. Maria in Portico. Roma 1902. Introd. p. 35.
601.Cf.Pasquali,S. Maria in Portico. Roma 1902. Introd. p. 35.
602.Panv.De Gente Frang., l. I, c. IV;Gaetani,Vita di Gelasio II, p. XI;Massimo,Mem. stor. della Chiesa di S. Benedetto in Piscinula, 7.
602.Panv.De Gente Frang., l. I, c. IV;Gaetani,Vita di Gelasio II, p. XI;Massimo,Mem. stor. della Chiesa di S. Benedetto in Piscinula, 7.
603.Vi fu chi credè che questa torre si elevasse sopra l’Arco di Tito; ma in una stampa di Marco Sadeler, pubblicata in Praga nel 1606, osserviamo detta torre diroccata, benchè ancor visibile per poterne precisare il posto. La torreChartulariaera sul pendio del colle Palatino (ms. dellaBibl. Angelica, segn. D. V, 13), e riunita all’Arco di Tito per mezzo di un muro. L’Arco era fortificato anch’esso e congiunto con altro muro alla Chiesa di S. M. Nuova.
603.Vi fu chi credè che questa torre si elevasse sopra l’Arco di Tito; ma in una stampa di Marco Sadeler, pubblicata in Praga nel 1606, osserviamo detta torre diroccata, benchè ancor visibile per poterne precisare il posto. La torreChartulariaera sul pendio del colle Palatino (ms. dellaBibl. Angelica, segn. D. V, 13), e riunita all’Arco di Tito per mezzo di un muro. L’Arco era fortificato anch’esso e congiunto con altro muro alla Chiesa di S. M. Nuova.
604.I fratelli del Papa erano iGuidoni Papareschi, nobili di Trastevere.
604.I fratelli del Papa erano iGuidoni Papareschi, nobili di Trastevere.
605.Di nome Pietro, figlio di Pier Leone e discendente d’Ebrei; il quale, dopo la morte di Callisto II, avea rialzata la testa.
605.Di nome Pietro, figlio di Pier Leone e discendente d’Ebrei; il quale, dopo la morte di Callisto II, avea rialzata la testa.
606.ApudMurat.,De script. Rerum Ital.Tom. 3.
606.ApudMurat.,De script. Rerum Ital.Tom. 3.
607.Tomo II.
607.Tomo II.
608.V.Agnello Anast.,Ist. degli ant.Tom. II, p. 35;Corti,De Sen. Rom., l. VII, c. 9, § 168;Vendettini,De Sen. Rom., l. II, c. 1, n. 2, p. 120.
608.V.Agnello Anast.,Ist. degli ant.Tom. II, p. 35;Corti,De Sen. Rom., l. VII, c. 9, § 168;Vendettini,De Sen. Rom., l. II, c. 1, n. 2, p. 120.
609.V. F.Sabatini,La fam. e le torri dei Frang. in Roma1907, p. 24, Roma 1907.
609.V. F.Sabatini,La fam. e le torri dei Frang. in Roma1907, p. 24, Roma 1907.
610.Nel 1165, secondo ilGori, (loc. cit.), o nel 1166 secondo ilBaronioed altri.
610.Nel 1165, secondo ilGori, (loc. cit.), o nel 1166 secondo ilBaronioed altri.
611.Ott. Frisigense,De gestis Frid.I. l. I, c. 28 al brano della lettera scritta dal Senato Romano a Corrado, ove dice:nam pacem et justitiam. «Questo fatto di guerresca occupazione, osserva l’Adinolfi (Roma, nella età di mezzoI, 365), comechè ingiustissimo, pare esser stata la cagione per cui nella vita di Alessandro III, (Muratori, R. I. S., t. III, part. I, p. 459) vien presupposto ilColosseoin dominio dei Frangipani, dicendovisi che Alessandro, presso S. Maria Nuova, la torreChartulariaed ilColosseosi fosse rifugiato alla sicura».
611.Ott. Frisigense,De gestis Frid.I. l. I, c. 28 al brano della lettera scritta dal Senato Romano a Corrado, ove dice:nam pacem et justitiam. «Questo fatto di guerresca occupazione, osserva l’Adinolfi (Roma, nella età di mezzoI, 365), comechè ingiustissimo, pare esser stata la cagione per cui nella vita di Alessandro III, (Muratori, R. I. S., t. III, part. I, p. 459) vien presupposto ilColosseoin dominio dei Frangipani, dicendovisi che Alessandro, presso S. Maria Nuova, la torreChartulariaed ilColosseosi fosse rifugiato alla sicura».
612.Loc. cit., p. 88.
612.Loc. cit., p. 88.
613.De Gent. Frang.
613.De Gent. Frang.
614.Agnello Anast., Tom. II, p. 73 e 74.
614.Agnello Anast., Tom. II, p. 73 e 74.
615.Vita d’Inn. III, raccoltadaStefano Baluzio,ApudMurat., t. III, p. 566, n. 140.
615.Vita d’Inn. III, raccoltadaStefano Baluzio,ApudMurat., t. III, p. 566, n. 140.
616.Il Marangoni crede che una parte di questa torre fosse quella che ai suoi tempi vedevasi nella prima vigna, passato il Colosseo, per andare ai ss. Quattro, alla quale potevano giungere i sassi e le saette scoccate dall’Anfiteatro.
616.Il Marangoni crede che una parte di questa torre fosse quella che ai suoi tempi vedevasi nella prima vigna, passato il Colosseo, per andare ai ss. Quattro, alla quale potevano giungere i sassi e le saette scoccate dall’Anfiteatro.
617.Petrus Annibaldi, sororius D. Papae, pontes omnes juxta Colisaeum et turrim ex opposito caepit construere, prohibentibus Jacobo Frajapane, et Relicta Najonis, Frajapanis impedientibus ut poterant, per Colisaeum et turrim Najonis, lapidibus et sagittis emissis: sed (Annibaldi) per dictas oppositiones ab aedificio non cessabat. — Cf.Baluzio,Vita d’Innocenzio III. —Murat., R. I, S., part. I, p. 459. —Olivieri,Sen. Rom., p. 206.
617.Petrus Annibaldi, sororius D. Papae, pontes omnes juxta Colisaeum et turrim ex opposito caepit construere, prohibentibus Jacobo Frajapane, et Relicta Najonis, Frajapanis impedientibus ut poterant, per Colisaeum et turrim Najonis, lapidibus et sagittis emissis: sed (Annibaldi) per dictas oppositiones ab aedificio non cessabat. — Cf.Baluzio,Vita d’Innocenzio III. —Murat., R. I, S., part. I, p. 459. —Olivieri,Sen. Rom., p. 206.
618.Giacomo Frangipane era partigiano di Giovanni Capocci. Nel 1228 Giovanni Frangipane diè in enfiteusi vitaliziacryptam positam sub Amphitheatro Coliseia Pietro Salincontra (Strum.in atti di Iacopo Scrivario). V.Adinolfi, loc. cit.
618.Giacomo Frangipane era partigiano di Giovanni Capocci. Nel 1228 Giovanni Frangipane diè in enfiteusi vitaliziacryptam positam sub Amphitheatro Coliseia Pietro Salincontra (Strum.in atti di Iacopo Scrivario). V.Adinolfi, loc. cit.
619.Panv.,De Gente Frangep.;Rainald.,Ann.an. 1244, n. 19.
619.Panv.,De Gente Frangep.;Rainald.,Ann.an. 1244, n. 19.
620.Suarez,in Diatriba.
620.Suarez,in Diatriba.
621.Marangoni, loc. cit., p. 78.
621.Marangoni, loc. cit., p. 78.
622.IlGori(loc. cit.) vuole nell’anno 1311. Cf.Albertino Mussato,Hist. Aug.l. V. — ApudMuratoriR. I. S. Tomo X, 454.
622.IlGori(loc. cit.) vuole nell’anno 1311. Cf.Albertino Mussato,Hist. Aug.l. V. — ApudMuratoriR. I. S. Tomo X, 454.
623.Loc. cit., p. 356 e segg.
623.Loc. cit., p. 356 e segg.
624.Nel medio evo vedevasi nell’arena dell’Anfiteatro unsolio termale, il quale fu, con ogni verosimiglianza, là collocato dai Frangipani o dagli Annibaldi per uso domestico più che per semplice ornamento. In seguito per donazioneinter vivosfatta da Nicolò Valentini del Rione Monti (V.Archiv. di Stato di Roma, posizione «Arciconf. del Salv.Catast. del 1419, n. 19»), il suddettosolioappartenne all’ospedale diSancta Sanctorum.
624.Nel medio evo vedevasi nell’arena dell’Anfiteatro unsolio termale, il quale fu, con ogni verosimiglianza, là collocato dai Frangipani o dagli Annibaldi per uso domestico più che per semplice ornamento. In seguito per donazioneinter vivosfatta da Nicolò Valentini del Rione Monti (V.Archiv. di Stato di Roma, posizione «Arciconf. del Salv.Catast. del 1419, n. 19»), il suddettosolioappartenne all’ospedale diSancta Sanctorum.
625.III, n. 2.
625.III, n. 2.
626.Rainaldo,Ann.
626.Rainaldo,Ann.
627.L’Adinolfi, (loc. cit.) vuole che sia ciò accaduto nel 1328.
627.L’Adinolfi, (loc. cit.) vuole che sia ciò accaduto nel 1328.
628.Fumi,Codice diplomatico della città di Orvieto. Firenze 1884, pagg. V-VII.
628.Fumi,Codice diplomatico della città di Orvieto. Firenze 1884, pagg. V-VII.
629.Tom. CXLVIII.
629.Tom. CXLVIII.
630.«La stampa ha:che avevano raccomandato tutto con ordine di tavolini».
630.«La stampa ha:che avevano raccomandato tutto con ordine di tavolini».
631.«Ed io racconteró quali giovani giocorno e quali morirono, si legge nella stampa».
631.«Ed io racconteró quali giovani giocorno e quali morirono, si legge nella stampa».
632.Il Visconti opina che latorre di Neronefosse quella sovrastante al monastero delle Domenicane in via Magnanapoli. Il Gori peró, nel tomo CLVIII, p. 35 delGiornale Arcadico, sostiene cheper torre di Nerone era detta l’antica Torre Mesa, già esistente nel Giardino Colonna, e disegnata dallo Scamozzi prima che fosse distrutta nel secolo XVI.
632.Il Visconti opina che latorre di Neronefosse quella sovrastante al monastero delle Domenicane in via Magnanapoli. Il Gori peró, nel tomo CLVIII, p. 35 delGiornale Arcadico, sostiene cheper torre di Nerone era detta l’antica Torre Mesa, già esistente nel Giardino Colonna, e disegnata dallo Scamozzi prima che fosse distrutta nel secolo XVI.
633.«E le altre di minor sfera dell’altra, sta nella stampa, nella quale è omesso quel che segue distinto di carattere corsivo».
633.«E le altre di minor sfera dell’altra, sta nella stampa, nella quale è omesso quel che segue distinto di carattere corsivo».
634.Questo nome non è nel manoscritto del Visconti.
634.Questo nome non è nel manoscritto del Visconti.
635.«E lui n’era fieramente innamorato, ha la stampa».
635.«E lui n’era fieramente innamorato, ha la stampa».
636.«Cioè Domenico Astalli, di famiglia illustre romana, oggi estinta.Mezzo Stalloha la stampa».
636.«Cioè Domenico Astalli, di famiglia illustre romana, oggi estinta.Mezzo Stalloha la stampa».
637.«La stampa ha:figlio di Giovanni Mario».
637.«La stampa ha:figlio di Giovanni Mario».
638.«COSÌ BIANCA È LA FEDE, si legge nella stampa, togliendo il concetto dalla persona, ond’è particolare, per recarlo alla cosa, di che perde tutto quell’acume che si cercava in questi motti e nelle allusioni di essi all’indole e ai pensieri di chi voleva più o meno chiusamente dimostrarli con essi».
638.«COSÌ BIANCA È LA FEDE, si legge nella stampa, togliendo il concetto dalla persona, ond’è particolare, per recarlo alla cosa, di che perde tutto quell’acume che si cercava in questi motti e nelle allusioni di essi all’indole e ai pensieri di chi voleva più o meno chiusamente dimostrarli con essi».
639.«Ad Agapito Colonna la stampa fa portareuna collana di cera al cappello. Oh! diamine! direbbe il Cesari, e come questo? L’errore del copista si conosce facilmente, fu nel testo:una colonna c’era, ecc. Mutata lacolonnascritta forse da talunocollonnaincollanailc’eradivennecera, ildiparve necessario, e la collana di cera fu fatta».
639.«Ad Agapito Colonna la stampa fa portareuna collana di cera al cappello. Oh! diamine! direbbe il Cesari, e come questo? L’errore del copista si conosce facilmente, fu nel testo:una colonna c’era, ecc. Mutata lacolonnascritta forse da talunocollonnaincollanailc’eradivennecera, ildiparve necessario, e la collana di cera fu fatta».
640.«Qui pure il testo stampato hacollana».
640.«Qui pure il testo stampato hacollana».
641.«Nella stampa si leggea san Marcello de’ Stalli, chiesa che non ha riscontro alcuno con quelle esistenti o esistente già in Roma. Ben l’ha santa Mariella, come è nel testo a penna del sig. Visconti. La ricordò Fioravante Martinelli nel trattarede templis sanctorum obsoletisal capo XII della suaRoma ex ethnica sacra, in queste parole:sancta Maria, sive de strada, nunc domini Jesus. Quella piccola Chiesa fu in fatto compresa nel grande edificio della Chiesa del Gesù, e notissimo è quivi lo splendido palazzo Altieri».Gori, loc. cit., pag. 95 n. 1.
641.«Nella stampa si leggea san Marcello de’ Stalli, chiesa che non ha riscontro alcuno con quelle esistenti o esistente già in Roma. Ben l’ha santa Mariella, come è nel testo a penna del sig. Visconti. La ricordò Fioravante Martinelli nel trattarede templis sanctorum obsoletisal capo XII della suaRoma ex ethnica sacra, in queste parole:sancta Maria, sive de strada, nunc domini Jesus. Quella piccola Chiesa fu in fatto compresa nel grande edificio della Chiesa del Gesù, e notissimo è quivi lo splendido palazzo Altieri».Gori, loc. cit., pag. 95 n. 1.
642.«E li calzoni a brache bianche, sta nella stampa».
642.«E li calzoni a brache bianche, sta nella stampa».
643.«Franciotto Mareri personaggio di potente famiglia intorno alla quale si ha nel codice stesso manoscritto degli annali del Monaldeschi un bel consenso di memorie, venne mutato nella stampa in Franciotto di Mansini».
643.«Franciotto Mareri personaggio di potente famiglia intorno alla quale si ha nel codice stesso manoscritto degli annali del Monaldeschi un bel consenso di memorie, venne mutato nella stampa in Franciotto di Mansini».
644.L’Adinolfi (loc. cit. p. 360 e segg.) scrive: «I personaggi che diedero gli spettacoli nel 1328 (?) sembra indossasserofarsettoebrachedello stesso colore. Ma il colore delle vesti di uno era diverso da quello delle vesti dell’altro. Avevano una cintura dalla quale pendeva uno spiedo, ed in testa un cappello di ferro o cimiero con pennacchio.... Vi furono 18 morti e 9 feriti. Uccisero 11 tori. Nè tanta fu la strage umana che si vide nel Colosseo come si vorrebbe far credere. Molto sangue nondimeno si sparse, e questa fu la ragione per cui nell’età di mezzo si tralasciarono simili spettacoli».
644.L’Adinolfi (loc. cit. p. 360 e segg.) scrive: «I personaggi che diedero gli spettacoli nel 1328 (?) sembra indossasserofarsettoebrachedello stesso colore. Ma il colore delle vesti di uno era diverso da quello delle vesti dell’altro. Avevano una cintura dalla quale pendeva uno spiedo, ed in testa un cappello di ferro o cimiero con pennacchio.... Vi furono 18 morti e 9 feriti. Uccisero 11 tori. Nè tanta fu la strage umana che si vide nel Colosseo come si vorrebbe far credere. Molto sangue nondimeno si sparse, e questa fu la ragione per cui nell’età di mezzo si tralasciarono simili spettacoli».
645.Notizie inediteecc.Rend. della R. Accad. dei Lincei, 1896.
645.Notizie inediteecc.Rend. della R. Accad. dei Lincei, 1896.
646.V.Duchesne,L. Pont.tom. I. p. 482, not. 23.
646.V.Duchesne,L. Pont.tom. I. p. 482, not. 23.
647.De Sade,Mém. pour la vie de François Petrarche, Tom. III, l. 4, p. 35 e segg. — «Ecce Roma ipsa insolito tremore concussa est: tam graviter ut ab eadem Urbe condita supra duo annorum millia talenihil acciderit. Cecidit aedificiorum veterum neglecta civibus, stupenda peregrinis moles. — Turris illa toto orbe unica, quaecomitumdicebatur, ingentibus rimis laxata diffluit, et nunc velut trunca caput superbi verticis horrorem solo effusum despicit. Denique ut irae coelestis argumenta non desint, multorum species templorum, atque in primis Paulo Apostolo dicatae aedis bona pars humi collapsa, et Lateranensis ecclesiae deiectus apex, Jubilaei ardorem gelido horrore contristant».
647.De Sade,Mém. pour la vie de François Petrarche, Tom. III, l. 4, p. 35 e segg. — «Ecce Roma ipsa insolito tremore concussa est: tam graviter ut ab eadem Urbe condita supra duo annorum millia talenihil acciderit. Cecidit aedificiorum veterum neglecta civibus, stupenda peregrinis moles. — Turris illa toto orbe unica, quaecomitumdicebatur, ingentibus rimis laxata diffluit, et nunc velut trunca caput superbi verticis horrorem solo effusum despicit. Denique ut irae coelestis argumenta non desint, multorum species templorum, atque in primis Paulo Apostolo dicatae aedis bona pars humi collapsa, et Lateranensis ecclesiae deiectus apex, Jubilaei ardorem gelido horrore contristant».
648.Le mem. storiche dell’Anf. Flaviop. 96.
648.Le mem. storiche dell’Anf. Flaviop. 96.
649.Roma antica, Part. I, p. 417.
649.Roma antica, Part. I, p. 417.
650.V.Rainaldo,an.1365 n. 9. tom. XXVI, p. 114.
650.V.Rainaldo,an.1365 n. 9. tom. XXVI, p. 114.
651.Mém. sur les anciens monum. de Rome, Acad. des Inscript.Tom. XXVIII, p. 585.
651.Mém. sur les anciens monum. de Rome, Acad. des Inscript.Tom. XXVIII, p. 585.
652.Loc. cit.Not. ined.p. 4.
652.Loc. cit.Not. ined.p. 4.
653.V.Albertinus Mussatus,Hist. Aug.ap.Murat.Rer. Ital. script.Tom. X, c. 454.
653.V.Albertinus Mussatus,Hist. Aug.ap.Murat.Rer. Ital. script.Tom. X, c. 454.
654.V.Cancellieri,Stor. dei solenni promessip. 311, not. 2.ª
654.V.Cancellieri,Stor. dei solenni promessip. 311, not. 2.ª
655.V.Marangoni, loc. cit. il quale assicura aver desunte queste notizie dall’Archivio diSancta Sanctorum(Armad. I, mazzo III, n. 15).
655.V.Marangoni, loc. cit. il quale assicura aver desunte queste notizie dall’Archivio diSancta Sanctorum(Armad. I, mazzo III, n. 15).
656.V. ap.Moroni,Diz.ecc.voce Colosseo.
656.V. ap.Moroni,Diz.ecc.voce Colosseo.
657.Adinolfi,Roma nell’età di mezzoTom. I, p. 374 e sgg. — Roma 1881.
657.Adinolfi,Roma nell’età di mezzoTom. I, p. 374 e sgg. — Roma 1881.
658.V.Archivio di Stato(Roma) — Posiz.Arciconf. del Salvat.
658.V.Archivio di Stato(Roma) — Posiz.Arciconf. del Salvat.
659.V.Archivio di Stato(Roma), Posiz.Arciconf. del Salvat. catasto del 1419, n. 59.
659.V.Archivio di Stato(Roma), Posiz.Arciconf. del Salvat. catasto del 1419, n. 59.
660.Ibid.,cat. de’ beni del 1435, p. 59.
660.Ibid.,cat. de’ beni del 1435, p. 59.
661.V.Marangoni, loc. cit.
661.V.Marangoni, loc. cit.
662.Pergamena datata al 29 Aprile 1531.
662.Pergamena datata al 29 Aprile 1531.
663.Dai documenti dell’Archivio diSancta Sanctorum, comunicati dal Sig. Ab.Colomanno Hameranial ch. Marangoni.
663.Dai documenti dell’Archivio diSancta Sanctorum, comunicati dal Sig. Ab.Colomanno Hameranial ch. Marangoni.
664.Ad calcem deletum, distrutto fino a terra, e non distruttoPER FAR CALCE, come tradusse il Gori (Memorie storiche del Colosseo, p. 98). Altri, comeH. Babucke(Geschichte des Kolosseums, p. 32), han voluto dare a queste parole lo stesso significato; ma avvertito l’errore, cosa han fatto? Hanno cambiato arbitrariamente il testo originale, e la frase «ad calcem deletum» è divenuta «ad calcem redactum!».
664.Ad calcem deletum, distrutto fino a terra, e non distruttoPER FAR CALCE, come tradusse il Gori (Memorie storiche del Colosseo, p. 98). Altri, comeH. Babucke(Geschichte des Kolosseums, p. 32), han voluto dare a queste parole lo stesso significato; ma avvertito l’errore, cosa han fatto? Hanno cambiato arbitrariamente il testo originale, e la frase «ad calcem deletum» è divenuta «ad calcem redactum!».
665.Vacca,Memorie di varie antichità trovate in diversi luoghi della Città di Roma, N. 72.
665.Vacca,Memorie di varie antichità trovate in diversi luoghi della Città di Roma, N. 72.
666.Ecco le parole del Vacca: «Mi ricordo aver sentito dire da certi frati di S. Maria Nova (ora S. Francesca Romana) che Papa Eugenio IV (a. d. 1431) aveva tirati due muri che racchiudevano il Coliseo nel loro monastero; e che non ad altro fine era stato concesso al detto monastero, se non per levare l’occasione del gran male che in quel luogo si faceva; e che dopo la morte di Eugenio, avendolo goduto per molti anni il monastero, finalmente i Romani fecero risentimento che così degna memoria non doveva restare occulta, e a dispetto de’ frati andarono a furor di popolo a gettar le mura che lo chiudevano, facendolo comune, come al presente si vede. Ma i detti frati dicono aver tutte le ragioni in carta pergamena; e mi dissero che se veniva un Papa della loro, si farebbero confermare il donativo, e vivono con questa speranza».
666.Ecco le parole del Vacca: «Mi ricordo aver sentito dire da certi frati di S. Maria Nova (ora S. Francesca Romana) che Papa Eugenio IV (a. d. 1431) aveva tirati due muri che racchiudevano il Coliseo nel loro monastero; e che non ad altro fine era stato concesso al detto monastero, se non per levare l’occasione del gran male che in quel luogo si faceva; e che dopo la morte di Eugenio, avendolo goduto per molti anni il monastero, finalmente i Romani fecero risentimento che così degna memoria non doveva restare occulta, e a dispetto de’ frati andarono a furor di popolo a gettar le mura che lo chiudevano, facendolo comune, come al presente si vede. Ma i detti frati dicono aver tutte le ragioni in carta pergamena; e mi dissero che se veniva un Papa della loro, si farebbero confermare il donativo, e vivono con questa speranza».
667.Adinolfi, loc. cit., p. 379.
667.Adinolfi, loc. cit., p. 379.
668.Roma nell’età di mezzo, p. 376. Tom. I, Roma, Fratelli Bocca e C. 1881.
668.Roma nell’età di mezzo, p. 376. Tom. I, Roma, Fratelli Bocca e C. 1881.
669.Nibby, loc. cit., p. 417.
669.Nibby, loc. cit., p. 417.
670.Loc. cit. p. 236.
670.Loc. cit. p. 236.
671.Loc. cit. p. 60, n. XLVIII. Il Lanciani infatti non fa osservazioni contrarie.
671.Loc. cit. p. 60, n. XLVIII. Il Lanciani infatti non fa osservazioni contrarie.
672.Part. II, c. 4.
672.Part. II, c. 4.
673.Aver cioè Paolo II «dato licenza ad alcuni suoi architetti di poter demolire alquanti archi del Colosseo».
673.Aver cioè Paolo II «dato licenza ad alcuni suoi architetti di poter demolire alquanti archi del Colosseo».
674.Loc. cit. p. 376.
674.Loc. cit. p. 376.
675.«Dilectis filiis etc. Non potuimus non turbari audientes sive ab altero vestrum sive ab aliis nostris offitialibus concessum fuisse ut quidam Colisei pars que Cosa vulgariter noncupatur pro restauratione quorundam domorum deiiciatur. Nam demoliri Urbis monumenta nihil aliud est quam ipsius Urbis et totius orbis excellentiam diminuere. Itaque vobis harum serie iniungimus et sub indignationis nostre pena precipiendo mandamus, ut si quid huiusmodi sive a nobis sive a quibus aliis concessum extitit penitus revocetis nec quovis modo permittatis ut et minimus dicti Colisei lapis seu aliorum edificiorum antiquorum deiiciatur: super quibus detis talem ordinem ut huiusmodi mandatum inviolabiliter observetur, contenti tamen sumus ut ille cui forsan talis concessio facta extitit, de locis subterraneis a Coliseo distantibus lapides evellere possit. Datum Florentiae etc.». (Lib. brevium Martini V, Eugenii IV et aliorum. Archiv. Vatic.Arm. XXXIX, tom. VII, c. 341, n. 319. Cf.Lanciani,Storia degli Scavi di Roma, vol. I, p. 51).
675.«Dilectis filiis etc. Non potuimus non turbari audientes sive ab altero vestrum sive ab aliis nostris offitialibus concessum fuisse ut quidam Colisei pars que Cosa vulgariter noncupatur pro restauratione quorundam domorum deiiciatur. Nam demoliri Urbis monumenta nihil aliud est quam ipsius Urbis et totius orbis excellentiam diminuere. Itaque vobis harum serie iniungimus et sub indignationis nostre pena precipiendo mandamus, ut si quid huiusmodi sive a nobis sive a quibus aliis concessum extitit penitus revocetis nec quovis modo permittatis ut et minimus dicti Colisei lapis seu aliorum edificiorum antiquorum deiiciatur: super quibus detis talem ordinem ut huiusmodi mandatum inviolabiliter observetur, contenti tamen sumus ut ille cui forsan talis concessio facta extitit, de locis subterraneis a Coliseo distantibus lapides evellere possit. Datum Florentiae etc.». (Lib. brevium Martini V, Eugenii IV et aliorum. Archiv. Vatic.Arm. XXXIX, tom. VII, c. 341, n. 319. Cf.Lanciani,Storia degli Scavi di Roma, vol. I, p. 51).
676.Architetto del palazzo di S. Marco o di Venezia, forse in compagnia di Giacomo da Pietrasanta.
676.Architetto del palazzo di S. Marco o di Venezia, forse in compagnia di Giacomo da Pietrasanta.
677.Notizie della Famiglia Boccapaduli, p. 132.
677.Notizie della Famiglia Boccapaduli, p. 132.
678.Col permesso di Urbano VIII.
678.Col permesso di Urbano VIII.
679.Not. ined., loc. cit.
679.Not. ined., loc. cit.
680.V.Adinolfi, loc. cit., p. 379.
680.V.Adinolfi, loc. cit., p. 379.
681.Adinolfi, loc. cit. p. 371.
681.Adinolfi, loc. cit. p. 371.
682.Probabilmente erano fanciulli che rappresentavano la scenaal vero; giacchè nel dramma recitato nel 1531 si legge: «Spirato il Redentore s’apre il cielo con folgori e tuoni e risuscitamento di morti; s’apre il velo del tempio e gli Angeli vengono alla Croce e diconoin musica: Ecce Agnus Dei».
682.Probabilmente erano fanciulli che rappresentavano la scenaal vero; giacchè nel dramma recitato nel 1531 si legge: «Spirato il Redentore s’apre il cielo con folgori e tuoni e risuscitamento di morti; s’apre il velo del tempio e gli Angeli vengono alla Croce e diconoin musica: Ecce Agnus Dei».
683.Arch. del Gonf.mazzo XII. Oggi nell’Arch. di Stato (Roma).
683.Arch. del Gonf.mazzo XII. Oggi nell’Arch. di Stato (Roma).
684.Questi era solito fare la parte di Cristo.
684.Questi era solito fare la parte di Cristo.
685.Loc. cit., p. 87.
685.Loc. cit., p. 87.
686.Il Redentore vestiva tunica e mantello; la Vergine indossava quegli stessi indumenti, coi quali, anche ai tempi nostri, la sogliono i pittori raffigurare. Gli altri attori poi vestivano alla foggia antica, ed avevano abiti di costume orientale o romano, secondo la parte che rappresentavano.
686.Il Redentore vestiva tunica e mantello; la Vergine indossava quegli stessi indumenti, coi quali, anche ai tempi nostri, la sogliono i pittori raffigurare. Gli altri attori poi vestivano alla foggia antica, ed avevano abiti di costume orientale o romano, secondo la parte che rappresentavano.
687.Fra un atto e l’altro v’era sempre il canto di due cori.
687.Fra un atto e l’altro v’era sempre il canto di due cori.
688.L’autore tralascia il resto, forse perchè notissimo.
688.L’autore tralascia il resto, forse perchè notissimo.
689.L’autografo dice:dinanti.
689.L’autografo dice:dinanti.
690.L’autografo ha:qualee nonil quale.
690.L’autografo ha:qualee nonil quale.
691.L’autografo ha: Imperiale legge.
691.L’autografo ha: Imperiale legge.
692.L’autografo ha: factionoso.
692.L’autografo ha: factionoso.
693.L’autografo ha: boni.
693.L’autografo ha: boni.
694.L’autografo ha: iudicamo.
694.L’autografo ha: iudicamo.
695.L’autografo ha: advenire.
695.L’autografo ha: advenire.
696.L’autografo ha: considerato.
696.L’autografo ha: considerato.
697.L’autografo ha: vergogniosamente.
697.L’autografo ha: vergogniosamente.
698.L’autografo ha: adonque.
698.L’autografo ha: adonque.
699.L’autografo ha:factionosi.
699.L’autografo ha:factionosi.
700.L’autografo ha:dobiate.
700.L’autografo ha:dobiate.
701.L’autografo ha:alle legie imperiale.
701.L’autografo ha:alle legie imperiale.
702.Loc. cit.pag. 388.
702.Loc. cit.pag. 388.
703.Arch. del Gonf.A, foglio 138, anno 1519, 6 Febbraio. (Arch. di Stato, Roma).
703.Arch. del Gonf.A, foglio 138, anno 1519, 6 Febbraio. (Arch. di Stato, Roma).
704.Ex. lib. Decr.A. foglio 161.
704.Ex. lib. Decr.A. foglio 161.
705.V.Lanciani,Storia degli Scavi, vol. I, p. 214.
705.V.Lanciani,Storia degli Scavi, vol. I, p. 214.
706.Ex lib. Decret.A, 182, 25 Marzo.
706.Ex lib. Decret.A, 182, 25 Marzo.
707.Ibid. A, 185.
707.Ibid. A, 185.
708.Ibid. A, foglio 32.
708.Ibid. A, foglio 32.
709.V. ilRubricellone dell’Archivio, p. 70.
709.V. ilRubricellone dell’Archivio, p. 70.
710.In quella circostanza si formò una specie di comitato, dal quale, per ottenere più facilmente la licenza, furono inviati al Papa i seguenti rappresentanti: «D. Antonius Puteus, d. Vicentius Pacetius, d. Antonius de Jacobatiis, d. Michael de Valeriis, d. Petrus Paulus de Attavantis, d. Gaspar de Scappucciis, d. Stephanus Medicus, d. Antonius Albertinus, d. Pirrus, d. Jordanus Buccabella, R. d. Bartholomaeus Cirillus, d. Franciscus Pallavicinus» (V.Lib. Decret., foglio 126).
710.In quella circostanza si formò una specie di comitato, dal quale, per ottenere più facilmente la licenza, furono inviati al Papa i seguenti rappresentanti: «D. Antonius Puteus, d. Vicentius Pacetius, d. Antonius de Jacobatiis, d. Michael de Valeriis, d. Petrus Paulus de Attavantis, d. Gaspar de Scappucciis, d. Stephanus Medicus, d. Antonius Albertinus, d. Pirrus, d. Jordanus Buccabella, R. d. Bartholomaeus Cirillus, d. Franciscus Pallavicinus» (V.Lib. Decret., foglio 126).
711.A, foglio 126.
711.A, foglio 126.
712.A, foglio 138.
712.A, foglio 138.
713.Lib. Decret., A. f. 138.
713.Lib. Decret., A. f. 138.
714.Sotto lo stesso titolo di S. Maria della Pietà.
714.Sotto lo stesso titolo di S. Maria della Pietà.
715.L’Anfiteatro Flavio, l. I, p. 49.
715.L’Anfiteatro Flavio, l. I, p. 49.
716.Anno 1435, p. 59.
716.Anno 1435, p. 59.
717.Pag. 391.
717.Pag. 391.
718.Questo registro fu scritto da Niccolò Frangipane ai tempi di Bonifacio VIII. V.Crescimbene,Storia di S. Giovanni avanti porta Latina, p. 212.
718.Questo registro fu scritto da Niccolò Frangipane ai tempi di Bonifacio VIII. V.Crescimbene,Storia di S. Giovanni avanti porta Latina, p. 212.
719.V. Parte IV. Questione III.
719.V. Parte IV. Questione III.
720.B. A. C.a. 1895, n. 122.Gatti.
720.B. A. C.a. 1895, n. 122.Gatti.
721.Histoire de Rome et des Papes au Moyen âge, l. IV, c. IV, p. 232.
721.Histoire de Rome et des Papes au Moyen âge, l. IV, c. IV, p. 232.
722.F. Gori,Le memorie storiche, i giuochi e gli scavi dell’Anfiteatro Flavio ed i pretes, martiri Cristiani del Colosseo, C. II, p. 54 e segg. —P. Delehaye,Analecta Boll.T. XVIi 1897, p. 209 e segg.
722.F. Gori,Le memorie storiche, i giuochi e gli scavi dell’Anfiteatro Flavio ed i pretes, martiri Cristiani del Colosseo, C. II, p. 54 e segg. —P. Delehaye,Analecta Boll.T. XVIi 1897, p. 209 e segg.
723.Roma alla fine del mondo antico, p. 175.
723.Roma alla fine del mondo antico, p. 175.
724.Benedetto Mellini,Delle Antichità di Roma.
724.Benedetto Mellini,Delle Antichità di Roma.
725.V.Armellini,Le Chiese di Roma, 2. ediz. p. 140-41.
725.V.Armellini,Le Chiese di Roma, 2. ediz. p. 140-41.
726.Laterano e Via Maggiore, p. 120. Roma 1857.
726.Laterano e Via Maggiore, p. 120. Roma 1857.
727.Cf. Il Catasto del 1462. Le surriferite notizie sono state tratte dall’archivio diSancta Sanctorum, dal citato catasto: e da uno strumentoin dominum, estratto dai protocolli di Giorgio di Albino di Castiglione, notaio, datato ai 17 Marzo 1490, il quale è del tenore seguente:«Recognitio facta per Guardianos Confalonis domorum de Coliseo.«Indictione VIII. mens. martii die 17. 1490.«Eisdem indictione mense et die quibus supra.«In praesentia nostrorum notariorum etc. Discreti viri Mariani Scalibastri et mei Georgii Albini et cuiuslibet nostrorum in solidum. Cum hoc fuerit et sit, quod Venerabile hospitale Societatis Sanctissimi Salvatoris ad Sancta Sanctorum de Urbe, cum spatio 120 annorum vel circa tenuerit et possiderit pacifice et quiete, nemine contradicente, certas domos, et accasamenta positas et posita in Amphitheatro Colisei, quae fuerunt quondam nobilium de Anniballis de Coliseo, qui illas Guardianis dicti hospitalis vendiderunt ut constat pubblico instrumento; et nunc nobiles viri Ludovicus de Marganis et Altus de Nigris Guardiani dicti hospitalis Salvatoris teneant et possideant; et nobiles viri Joannes de Branca et Marcus quondam Pauli Columne Sebastiani Guardiani Societatis confalonis de Urbe dixerint et exposuerint eisdem Guardianis hospitalis Salvatoris per Sanctissimum Dominum nostrum Papam Innocentium fuisse et esse eis concessum, posse in dicto Coliseo facere representationes et devotiones Christi, et Sanctorum suorum; et quod ipsi Guardiani Confalonis egent dictis domibus et accasamentis et dicta parte Amphitheatri, ubi dictae domus apparent edificatae et constructae; et quod sine ipsis, ipsi Guardiani non possent dictas representationes facere, et pro aptitudine loci et conservatione rerum ad dicta festa necessaria. Conservatores requisiverint prefatos Guardianos Salvatoris, ut velint consentire, ut dictis domibus et accasamentis ut valeant et possint pro dictis representationibus et festis tantum, et non ad alium usum. Hinc est quod prefati Ludovicus de Marganis et Altus de Nigris Guardiani prefati hospitalis Salvatoris, sponte et ex certa eorum scientia, et non per errorem quoad suprascripta et infrascripta, dederunt et concesserunt eisdem Guardianis Confalonis, presentibus, recipientibus vice et nomine dicte Societatis Confalonis, et nobis Notariis, plenam licentiam et omnimodam facultatem, et potestatem, posse in dicto palatio dictas devotiones et representationes facere, et illud reparare ad dictum usum tantum, et non aliter, citra tamen prejudicium aliorum jurium et privilegiorum utriusque partis si qua (sic) habent, et cum licentia et auctoritate dictorum conservatorum alme urbis et Lelii de Fabris, Francisci Teuli, et Simeonis de Cecchinis; et convenerunt Guardiani Confalonis et ita promiserunt eisdem Guardianis Salvatoris, quod dato quod tractu temporis et quandocumque dicti Guardiani et Societas hospitalis Salvatoris vellent rehabere dictas domos et accasamenta et illis egerent pro eorum usu, quod tunc dicti Guardiani et Societas Confalonis teneantur illico dictum palatium seu domos dicto hospitali et illius Guardianis libere dimittere et relaxare, absque aliqua exceptione: quas domos et accasamenta costituerunt et recognoverunt sese tenere et possidere nomine dicti hospitalis et Guardianorum eiusdem, et liceat Guardianis dicti hospitalis et Societatis eiusdem hospitalis Salvatoris dictam Societatem Confalonis et illius Guardianos inde expellere, promittentes plenarie partes una alteri et altera alteri cum juramento, predicta omnia et singula inviolabiliter perpetuo observare, et rata et grata tenere et habere contra non facere, dicere vel venire, aliqua ratione, jure, modo, titulo, sive causa pro quibus omnibus et singulis observandis et plenarie adimplendis, dicte partes hinc inde singula singulis congrue referendo, obligarunt omnia et singula bona dictorum hospitalium et societatis (sic) et voluerunt pro prefatis posse cogi etc. et renuntiaverunt etc. et juraverunt etc.«Actum in Palatio Conservatorum alme Urbis presentibus etc. iis testibus etc. nobilibus viris Joanne de Palonibus regionis Arenule et Dominico quondam Joannis de Maldosso Regionis Trivii ad premissa vocatis habitis et rogatis.«Ex protocollo Instrumentorum Georgii Albini de Castiglione Notarii pubblici et Venerabilis hospitalis Sanctissime Imaginis Salvatoris».
727.Cf. Il Catasto del 1462. Le surriferite notizie sono state tratte dall’archivio diSancta Sanctorum, dal citato catasto: e da uno strumentoin dominum, estratto dai protocolli di Giorgio di Albino di Castiglione, notaio, datato ai 17 Marzo 1490, il quale è del tenore seguente:
«Recognitio facta per Guardianos Confalonis domorum de Coliseo.
«Indictione VIII. mens. martii die 17. 1490.
«Eisdem indictione mense et die quibus supra.
«In praesentia nostrorum notariorum etc. Discreti viri Mariani Scalibastri et mei Georgii Albini et cuiuslibet nostrorum in solidum. Cum hoc fuerit et sit, quod Venerabile hospitale Societatis Sanctissimi Salvatoris ad Sancta Sanctorum de Urbe, cum spatio 120 annorum vel circa tenuerit et possiderit pacifice et quiete, nemine contradicente, certas domos, et accasamenta positas et posita in Amphitheatro Colisei, quae fuerunt quondam nobilium de Anniballis de Coliseo, qui illas Guardianis dicti hospitalis vendiderunt ut constat pubblico instrumento; et nunc nobiles viri Ludovicus de Marganis et Altus de Nigris Guardiani dicti hospitalis Salvatoris teneant et possideant; et nobiles viri Joannes de Branca et Marcus quondam Pauli Columne Sebastiani Guardiani Societatis confalonis de Urbe dixerint et exposuerint eisdem Guardianis hospitalis Salvatoris per Sanctissimum Dominum nostrum Papam Innocentium fuisse et esse eis concessum, posse in dicto Coliseo facere representationes et devotiones Christi, et Sanctorum suorum; et quod ipsi Guardiani Confalonis egent dictis domibus et accasamentis et dicta parte Amphitheatri, ubi dictae domus apparent edificatae et constructae; et quod sine ipsis, ipsi Guardiani non possent dictas representationes facere, et pro aptitudine loci et conservatione rerum ad dicta festa necessaria. Conservatores requisiverint prefatos Guardianos Salvatoris, ut velint consentire, ut dictis domibus et accasamentis ut valeant et possint pro dictis representationibus et festis tantum, et non ad alium usum. Hinc est quod prefati Ludovicus de Marganis et Altus de Nigris Guardiani prefati hospitalis Salvatoris, sponte et ex certa eorum scientia, et non per errorem quoad suprascripta et infrascripta, dederunt et concesserunt eisdem Guardianis Confalonis, presentibus, recipientibus vice et nomine dicte Societatis Confalonis, et nobis Notariis, plenam licentiam et omnimodam facultatem, et potestatem, posse in dicto palatio dictas devotiones et representationes facere, et illud reparare ad dictum usum tantum, et non aliter, citra tamen prejudicium aliorum jurium et privilegiorum utriusque partis si qua (sic) habent, et cum licentia et auctoritate dictorum conservatorum alme urbis et Lelii de Fabris, Francisci Teuli, et Simeonis de Cecchinis; et convenerunt Guardiani Confalonis et ita promiserunt eisdem Guardianis Salvatoris, quod dato quod tractu temporis et quandocumque dicti Guardiani et Societas hospitalis Salvatoris vellent rehabere dictas domos et accasamenta et illis egerent pro eorum usu, quod tunc dicti Guardiani et Societas Confalonis teneantur illico dictum palatium seu domos dicto hospitali et illius Guardianis libere dimittere et relaxare, absque aliqua exceptione: quas domos et accasamenta costituerunt et recognoverunt sese tenere et possidere nomine dicti hospitalis et Guardianorum eiusdem, et liceat Guardianis dicti hospitalis et Societatis eiusdem hospitalis Salvatoris dictam Societatem Confalonis et illius Guardianos inde expellere, promittentes plenarie partes una alteri et altera alteri cum juramento, predicta omnia et singula inviolabiliter perpetuo observare, et rata et grata tenere et habere contra non facere, dicere vel venire, aliqua ratione, jure, modo, titulo, sive causa pro quibus omnibus et singulis observandis et plenarie adimplendis, dicte partes hinc inde singula singulis congrue referendo, obligarunt omnia et singula bona dictorum hospitalium et societatis (sic) et voluerunt pro prefatis posse cogi etc. et renuntiaverunt etc. et juraverunt etc.
«Actum in Palatio Conservatorum alme Urbis presentibus etc. iis testibus etc. nobilibus viris Joanne de Palonibus regionis Arenule et Dominico quondam Joannis de Maldosso Regionis Trivii ad premissa vocatis habitis et rogatis.
«Ex protocollo Instrumentorum Georgii Albini de Castiglione Notarii pubblici et Venerabilis hospitalis Sanctissime Imaginis Salvatoris».