Chapter 9

«Venimus ad sedes ubi pulla sordida vesteInter femineas spectabat turba cathedras.Nam quocumque patent sub aperto libera coeloAut eques aut nivei loca densavere tribuni».

«Venimus ad sedes ubi pulla sordida vesteInter femineas spectabat turba cathedras.Nam quocumque patent sub aperto libera coeloAut eques aut nivei loca densavere tribuni».

«Venimus ad sedes ubi pulla sordida veste

Inter femineas spectabat turba cathedras.

Nam quocumque patent sub aperto libera coelo

Aut eques aut nivei loca densavere tribuni».

Nel portico ebbero parimenti posto le donne: «inter femineas spectabat turba cathedras». La legge augustea relativa al posto che le donne doveano occupare nei pubblici spettacoli rimase sempre in vigore, ed io opino (come già accennai) che riguardasse le donne tutte, di qualunque grado si fossero, eccettuate le Vestali e l’Imperatrice. Le parole usate da Suetonio «feminis» (termine generico) e «solis Vestalibus» (contrapposto a «feminis») bastano da sè sole a provare l’universalità della legge. Al passo di Suetonio s’aggiunga l’autorità di Calpurnio. Questo poeta non è satirico, e quindi nelle frasi e nelle parole di quel pastorale componimento in cui egli ci descrive l’Anfiteatro Flavio, non ci è lecito sospettare nascosti sali mordaci. Ora dicendoci il poeta che la «turba pulla» sedevainter femineas cathedras; sapendo che lacathedranon era sedia per donne volgari, mi pare che Calpurnio venga a confermarci che la legge colpì le donne tutte, non escluse quelle di grado elevato.

Sennonchè qual sarà stata la ragione per cui fu assegnato alle donne il portico? Se questo provvedimento fosse stato determinato da soli motivi di moralità, bastava che Augusto le avesse raccolte in cunei separati, mantenendole nell’ordine corrispondente alla rispettiva casta!... La ragione che mosse Augusto ad assegnare alle donne il portico, a me sembra di poterla scorgere nella confusione grandissima che dovea nascere allorquando una pioggia avesse interrotto lo spettacolo e costretti gli spettatori a ricoverarsi nei portici, i quali, come dice Vitruvio[316], si facevano appositamente a questo scopo: «Post scenam porticus sunt constituendae, uti cum imbres repentini ludos interpellaverint, habeat populus quo se recipiat ex theatro».

La ressa per uscire dai vomitorî sotto la sferza di una pioggia dirotta dovè essere stato qualche cosa di serio. Questo gravissimo inconveniente fu forse il motivo precipuo che spinse Augusto ad assegnare alle donne postonel portico. In caso di pioggia esse non sarebbero state costrette a muoversi; e su dai loro posti avrebbero potuto tranquillamente godersi la fuga di quell’immensa moltitudine. Spettacolo invero esilarante per chi non si trovava in mezzo a quel parapiglia! — Senza questa provvida disposizione ilconfusissimum atque solutissimum morem spectandinon sarebbe stato sufficientemente corretto.

La legge di Augusto rimase in vigore per tutto il periodo imperiale. Ai tempi di Carino e Numeriano[317]le donne sedevano ancora nellaparte più altadell’Anfiteatro, vale a dire nel portico. Nè poteva essere altrimenti, perchè la causa determinante della legge era sempre viva; e i teatri, gli anfiteatri ed i circhi rimasero in tutto il periodo imperiale quali erano ai tempi di Augusto.

Occorreva però untemperamentumche rendesse alle donne nobili del patriziato e alle doviziose della plebe meno dura l’impressione di trovarsi (sebbene del tutto separate) sotto lo stesso tetto colla parte più meschina della cittadinanza. Questotemperamentumfu opportunissimo; e nella nota lapide degli Arvali ve ne troviamo sicure tracce. In essa leggiamo che ai dettifratelli, oltre agli VIII gradi del meniano I ed ai IV nel IIsommo, furono assegnati XI gradi nelMENIANO SUMMO IN LIGNEISallatabulatioLIII. Dunque nel portico, tra laturba pulla, oltre le donne ebbero luogo anche gli Arvali; e come ve l’ebbero gli Arvali, vi poterono aver luogo gli altri collegi sacerdotali. Posto ciò, io credo di non essere troppo ardito, se, basato su questi dati, espongo la mia opinione circa la disposizione degli spettatori nel portico.

Nei quattro punti del portico, corrispondenti alle estremità dell’asse maggiore e minore, si destinarono alcuni intercolonnî per le donne; e riterrei ragionevole, che alle estremità dell’asse minore (sulle quali eranvi anche i due nobilissimi suggesti) sedessero le donne del patriziato; e che alle estremità dell’asse maggiore fossero destinati alcuni intercolonnî per quelle della plebe, escluse, ben inteso, lepullatae.

Il numero degl’intercolonnî dovette essere proporzionato alla quantità delle donne dell’una e dell’altra classe; e poichè il numero delle plebee superava indiscutibilmente quello delle patrizie, le prime dovettero avere nel portico un numero maggiore d’intercolonnî.

Latabulatioassegnata agli Arvali è la LIII. Da quest’intercolonnio a quello di mezzo ve ne sono altri quattro; sicchè, prendendone pure quattro dalla parte opposta ed il mediano, alle donne plebee sarebbero stati assegnati nove intercolonnî in ciascuna delle due estremità dell’asse maggiore. Ragion vuole poi che latabulatiosimmetrica a quella degli Arvali (ossia la LXII) fosse stata assegnata ad un altro collegio sacerdotale.

Il provvedimento fu, come si disse, opportunissimo, perchè le donne si videro onorate di potersi assidere fra la classe dei cittadini più veneranda; e la plebe misera, che (già fin dai primi decreti di separazione nell’assistere ai ludi, emanati, per testimonianza di Livio, da Scipione Africano) aveva dimostrato forte risentimento, si trovò fra la nobiltà, l’agiatezza ed il sacerdozio; in una parola, il provvedimento fu tale, che lasciò tutti contenti e..... gabbati.

Alle donne della plebe misera furono verosimilmente assegnate nel mezzo dellaturba pulladuetabulationesnei quattro centri dei quadranti dell’ovale fra le estremità degli assi maggiore e minore. Le donne del patriziato e quelle dell’alta plebe sedettero (come si deduce da Calpurnio) in cattedre più o meno ricche secondo il grado; leclarissimaeforse ebbero cattedre mobili nella prima fila; le altre l’ebbero probabilmente fisse nei gradi, nei quali ciascun dei posti fu guarnito di una spalliera concava.

I quattro gruppi d’intercolonnî destinati alle donne del patriziato e dell’alta plebe dovettero esser decorati più che gli altri del restante del portico, ed arricchiti di dorature. Ne abbiamo un cenno in una lapide di Terni (Orell. 3279) che dice:

OPVS. THEATRI. PERFECIT. IN. MVLIEBR.AERAMENTIS. ADORNAVERE.

OPVS. THEATRI. PERFECIT. IN. MVLIEBR.AERAMENTIS. ADORNAVERE.

OPVS. THEATRI. PERFECIT. IN. MVLIEBR.

AERAMENTIS. ADORNAVERE.

Poste le cose in questa guisa, i versi di Calpurnio acquistano una chiarezza che forse prima, almeno per me, non avevano.

«Venimus ad sedes ubi pulla sordida vesteInter femineas spectabat turba cathedras. . . . . . . . . . . . . . . . . .Balteus en gemmisEN ILLITA PORTICUS AUROCertatim radiant.....».

«Venimus ad sedes ubi pulla sordida vesteInter femineas spectabat turba cathedras. . . . . . . . . . . . . . . . . .Balteus en gemmisEN ILLITA PORTICUS AUROCertatim radiant.....».

«Venimus ad sedes ubi pulla sordida veste

Inter femineas spectabat turba cathedras

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Balteus en gemmisEN ILLITA PORTICUS AURO

Certatim radiant.....».

Sulle iscrizioni dei sedili e sulla distribuzione deiloca, abbiamo uno studio interessante del ch.º R. Lanciani[318], il quale mi pregio prendere per mio duce e maestro; ed egli permetterà che io usi, qui, delle stesse sue dotte parole.

«La divisione dei posti,discrimina ordinum[319], nell’Anfiteatro, a tenore delle leggi già promulgate, dell’etichetta e delle precedenze di corte, dei privilegi,dei diritti acquisiti, delle costumanze invalse fra i varî ordini dei cittadini, fu fatta nell’anno stesso della solenne dedicazione dell’Anfiteatro, e naturalmente prima che questa avesse luogo, imperando Tito, consoli suffetti L. Elio Plauzio Lamia, Q. Pattumeio Frontone. Se ne ha memoria negli atti arvalici dell’anno stesso[320], dei quali sarà fatta più speciale menzione fra poco. Non so spiegare per quale ragione lo Hübner sia stato indotto a credere tale assegnamento di posti posteriore di un anno alla dedicazione dell’Anfiteatro[321]poichè la testimonianza di quegli atti e specialmente della fraseloca adsignata (fratribus arvalibus) in amphit(h)eatro L. Aelio Plautio Lamia, Q. Pactumeio Fr(o)ntone cosnon ammette discussione.

«L’ufficio di distribuire i posti, in questa solennissima contingenza, fu affidato a Manio Laberio Massimo, procuratore della Giudea sotto Vespasiano[322], prefetto dell’annona nell’anno 80[323], il quale è stimato dal Cardinali[324], consenziente il Borghesi[325], la medesima persona col Manio Liberio Massimo, legato della Mesia e console per la seconda volta nell’anno 104.

«Il Marini, il Guasco, il Torre, il Morcelli, lo Hübner hanno interpretato in vario senso cotesta ingerenza di Laberio prefetto dell’annona nella distribuzione dei sedili anfiteatrali. La fraseloca adsignata...... ab Laberio Maximo procuratore praef. annonae..... curatore Thyrso l.è certamente oscura, e non trova riscontro nell’epigrafia contemporanea. Una sola cosa è certa, ed è che quei due individui ebbero la direzione nel gravissimo affare.

«Rimangono documenti intorno ai posti assegnati ai senatori, ai cavalieri, a varî collegi sacerdotali, agli ambasciatori ed agli ospiti, ai pretestati, ai pedagoghi dei fanciulli, agli apparitori dei magistrati, alla plebe, ai gregarî di stanza in Roma.

«Per gli altri ordini, collegi, sacerdozî, corporazioni ecc., si può supplire alla mancanza di documenti speciali con le notizie che si hanno indirettamente intorno le precedenze gerarchico-amministrative di ciascuno di essi. Prima di ragionare minutamente dei posti assegnati ai singoli gruppi e delle memorie che ne rimangono, incise sui marmi del Colosseo, mi è d’uopo stabilire due canoni fondamentali. In primo luogo, benchè le notizie relative ai singoli gruppi, che trarrò dagli scrittori e dai marmi, non si riferiscano tutte all’Anfiteatro, ma talora ai teatri, talora al foro, scena antichissima di giuochi gladiatorî, talora al circo, pure hanno uguale valore, uguale significato anche per l’Anfiteatro:in quanto che Tito e Domiziano inaugurandolo e distribuendone i sedili, non poterono in modo alcuno derogare alle leggi promulgate sugli spettacoli, ed alle costumanze già invalse. Intorno a questo canone abbiamo splendida testimonianza nei marmi stessi dell’Anfiteatro, e sopratutto in quel sedile lungo m. 1,50, alto m. 0,39 e largo m. 0,45, sulla cui fronte leggermente ricurva sta scritto a caratteri del secol d’oro:

sigle che lo Hübner interpreta e supplisce: [collegio..... orum qu]ib. in theatr. lege pl[ebis] ve [scito..... sedere l]icet p. XII.....

Il Fea crede che la voce theatrum stia qui a far la vece di amphitheatrum: mentre è chiaro che tutt’intera la leggenda esprime questo senso:a tenore delle leggi, dei plebisciti, dei senatus consulti vigenti, si assegna al collegio dei tali e tali quel dato numero di piedi, quel dato posto, cui hanno diritto nel teatro. Del resto il senatus consulto di Augusto, cui accenna Suetonio si riferiva[326]ad ogni genere di spettacoli, e noi vedremo fra poco con quanta mirabile precisione le epigrafi dei sedili del Colosseo corrispondano ai singoli paragrafi di quel senatusconsulto[327].

«Il secondo canone si riferisce alla cronologia delle iscrizioni dei sedili.A partire dall’anno 80, fino a tutto il secolo terzo si incisero sui sedili soltanto i titoli dei varî ordini, corpi morali, gruppi ecc. con cifre indicanti il numero dei piedi cui ciascun ordine ecc. avea diritto di occupare: giammai si incisero nomi di individui.

«Nel secolo quarto incominciano ad apparire nomi senatori, individuali, predominando però il caso plurale, il che significa che coteste prime iscrizioni furono graffite per indicare il posto non di un individuo ma di una famiglia. Nel secolo quarto scadente e nei successivi, ogni senatore volle graffito il proprio nome nel sito ove la propria sedia e il proprio cuscino eran collocati in occasione di spettacoli. E siccome quest’uso ha durato per parecchie generazioni, così quelle pietre sono state incise e scalpellate sin quattro volte.

1.Senatores«Spectandi confusissimum ac solutissimum morem (Augustus) correxit, motus iniuria senatoris, quem Puteolis per celeberrimos ludos consessu frequenti, nemo receperat. Facto igitur decreto patrum, ut, quoties quid spectaculi usquam publice ederetur primus subselliorum ordo vacaret senatoribus[328]. La origine antichissima della confusione deve riconoscersi nel fatto che — prima del trionfo di L. Mummio — cioè prima dell’introduzione dei sedili di legno, tutti stavano in piedi nel circo o nel foro, pochissimi sedevano in terra o sugli scanni recati espressamente dai servi. Un’assemblea di gente in piedi non può non essere disordinata: pur tuttavia, la modestia e la riverenza del popolo verso i padri coscritti era spontanea e profonda abbastanza da lasciar loro i posti migliori. Narra Val. Massimo (4, 5, 1), che dalla fondazione di Roma fino all’anno 560,promiscuus senatui et populo spectandorum ludorum locus erat; nunquam tamen quisquam ex plebe ante patres conscriptos in theatro spectare sustinuit; adeo circumspecta nostrae civitatis verecundia fuit. In quell’anno 560, nel quale la supremazia del governo senatorio sul plebeo fu definitivamente costituita, i senatori furono separati dalla plebe negli spettacoli.Per quingentos autem et quinquaginta octo(560)annos senatus populo mixtus spectaculo ludorum interfuit. Sed hunc morem Atilius Serranus et L. Scribonius aediles, ludos matri deum facientes, superioris Africani sententiam secuti, discretis senatus et populi locis solverunt[329]; e Livio conferma:Censores Sex. Aelius Paetus et C. Cornelius Cethegus...... gratiam quoque ingentem apud (senatores) pepererunt, quod ludis romanis, aedilibus curulibus imperarunt, ut loca senatoria secernerent a populo, nam antea in promiscuo spectabant[330].

«Il Becker[331], crede che Augusto abbia semplicemente separato senatori e cavalieri dalla plebe, senz’altra divisione fra le classi più nobili: a me sembra poter dedurre dal passo di Suetonio che i senatori fossero separati dai cavalieri, ed ai primi fosse attribuito (nel circo) ilprimus subselliorum ordo, che è quanto dire il posto d’onore. Ciò è confermato dal passo di Dione, relativo all’anno 5, τὰς ἱπποδρομίας χωρὶς μὲν οί βουλευταὶ, χωρὶς δὲ οί ἱππεις άπό τοῦ λοιποῦ πλήθους εἱδον, ὄ καὶ νῦν γίγνεται[332].

«Claudio fece qualche cosa di più:circo vero maximo.... propria senatoribus constituit loca, promiscue spedare solitis[333]. Il Becker interpreta questa notizia come una separazione dei senatori dai cavalieri. Si oppone a questa teoria il passo parallelo di Dione, dell’anno 41, così tradotto dallo Jordan[334],antea in circo spectabant senatores, equites, plebes urbana,PRIVATIM SUO QUISQUE LOCO,nimirum ex quo tempore hic spectandi mos lege(roscia, giulia teatraleetc.)sanctus est: neque vero certa loca attributa erant, sed tum(a. 41)Claudius senatoribus eam quam nunc tenent sedem concessit. Questo racconto di Dione può interpretarsi in tre maniere:

1º che prima di Claudio, purchè senatori e cavalieri e plebe stessero vicendevolmente divisi, potevano occupare quel posto che loro talentava: e che Claudio abbia alle tre classi assegnato un posto fisso. Ciò non è ammissibile, perchè molto tempo prima di Claudio ai due ordini senatorio ed equestre, quel posto fisso era stato assegnato:

2º che le leggi anteriori a Claudio abbiano voluto soltanto separare la massa dei senatori e dei cavalieri della plebe, e che Claudio abbia suddiviso il gruppo dei senatori per cariche, vale a dire in consolari, pretori, edilici etc. Di una suddivisione generale per cariche e per dignità al tempo dell’impero si ha indizio nel passo di Erodiano, ove narra di un affronto fatto a Commodo nel teatro πληρωθέντος δὲ τοῦ θεάτρον μετὰ πάσης εὐκοσμιας, τῶν τέ ἐν ἀξιώσεσιν ἐν ἐξαιρέτοις ἐδραις καὶ ώς ἐκὰστοις διετέτακτο ἱδρυμένον etc.[335]. Della separazione dei consolari dal restante ceto, abbiamo due documenti: il primo nel passo di Arnobiosedent in spectaculis publicis..... senatus,CONSULATO FUNCTI PATRESetc.[336]: il secondo nel seguente brano di iscrizione scoperto negli scavi del 1874[337]:

3º che Claudio abbia assegnato a ciascun senatore e sua famiglia un posto determinato lungo tanti piedi nel tale o tal altro cuneo del «primus subselliorum ordo»; conciossiachè sappiamo da Suetonio che anche i posti senatorî eran divisi per cunei. Nel secondo giorno delle feste settimonziali, Domizianoomne genus rerum missilia sparsit, et quia pars maior inter popularia deciderat, quinquagenas tesseras in singulos cuneos equestris ac senatorii ordinis pronunciavit[338].

«Questo assegnamento di posti personali, il quale mi sembra confermato dal passo di Sparziano in Didio[339],occupatis, omnium subselliis populus geminavit convicia in Julianum, — non deve credersi una novità assoluta. Se ne hanno esempî anche ne’ tempi della repubblica (benchè come eccezione alla regola) tanto nel foro per le monomachie, quanto nel circo per leippodromie[340]: SELLAE. CVRVLIS. LOCVS. IPSI. POSTERISQUE. AD. MURCIAI. SPECTANDI. CAVSSA. DATVS. EST.Sedecim eodem tempore Aelii erant, quibus una domuncula erat...... inque maximo et Flaminio spectaculo locus: quae quidem loca ob virtutem publice donata possidebant.Assai importante, fra tutti, è il passo di Cicerone:senatui piacere Sergio Sulpicio statuam in rostris statui, circumque eam statuam locum ludis gladiatoribus liberos posterosque eius quoquoversus quinque pedes habere[341]equivalente a m. q. 2,187. Che nelle assegnazioni di posti personali si tenesse conto, in generale, perfino delle semiuncie e dei sicilici, lo sapevamo dagli atti arvalici dell’anno 80; che poi di tal rigorosa parsimonia si facesse uso anche verso chiarissimi personaggi di rango senatorio, è confermato dal seguente brano di Cicerone[342]:(Clodius) quaerit ex me, num consuessem siculis locum gladiatoribus dare? Negavi; at ego, inquit,NOVUS PATRONUS(?)instituam sed soror quae tantum habet consularis loci, unum mihi solum pedem dat.

«Come nel teatro i senatori ebbero il posto migliore nell’orchestra[343]nella quale sedeva anche l’imperatore[344], così nell’anfiteatro fu loro assegnato il podio[345]nel quale fu anco il palco del sovrano, protetto da gelosie[346].

«Dalle dotte disquisizioni dello Hübner[347], è provato quanto sia difficile ritrovare nel Colosseo il sito esatto nel quale sedevano senatori e cavalieri; quanto sia difficile riconoscere la forma e la disposizione del podio, e quanto sia oscura la stessa divisione in meniani.

«Ma che i senatori sedessero sul ripiano infimo che dominava immediatamente l’arena, privi di sedili marmorei, ma capace di due o tre file di seggiole, credo poterlo dimostrare così:

«I massi marmorei scorniciati sui quali è incisa la grande iscrizione di Placido Valentiniano, mentre servivano di coronamento al murello del podio, servivano pure di base e sostegno alla ringhiera forse di marmo, ma assai più probabilmente di bronzo, la quale formava parapetto. Infatti tutti quei massi scorniciati conservano la incassatura del parapetto a questo modo:

«Ora le più antiche e perfette iscrizioni recanti i nomi di due, di tre, di quattroclarissimi viri, sono incise precisamente su quella lista che corrispondeal di fuori della ringhiera: la qual cosa dimostra che i chiarissimi personaggi sedevano precisamente su quei massi di marmo. Che poi questi stessero dove li ho collocati, cioè sul ciglio dell’infimo suggesto o podio, è dimostrato dalla regolarità somma con la quale sono caduti in fondo all’arena. I massi scoperti nel 1878 contenenti le prime parole dell’iscrizione di Valentiniano III, si seguivano con regolarità e senza gravi lacune nel testo. Ora ciò non potrebbe essere avvenuto se fossero precipitati dai baltei superiori. Del resto è cosa nota che i nove decimi dei marmi di ogni specie trovati nell’arena spettano al suggesto senatorio siccome quello che le stava più vicino».

2.Equites.«Dei cavalieri si può ripetere quello che si è detto dei senatori. Assisterono promiscuamente agli spettacoli, misti alla folla, prima dell’introduzione dei sedili: poi si saranno riuniti in gruppo tenendosi fra i senatori e la plebe: e col tempo avranno acquistato una specie di diritto e di privilegio a preceder questa in tutte le rappresentazioni circensi, teatrali, gladiatorie. Nell’anno 687/87 L. Roscio Otone, tribuno della plebe, confermò con la sualex roscia theatralisgli antichi privilegi dell’ordine, aggiungendone forse dei nuovi e più speciali[348].L. Otho, vir fortis, meus necessarius equestri ordiniRESTITUITnon solum dignitatem sed etiam voluptatem. Itaque haec lex, quae ad ludos pertinet, est omnium gratissima, quod honestissimo ordini cum splendore fructus quoque iucunditatis estRESTITUTUS»[349]. Furono destinati ai cavalieriin theatro quatuordecim gradus proximi[350]e che facevan giro attorno l’orchestra dei senatori. Questa misura sollevò l’indignazione del popolo al punto, che Cicerone dovette far ricorso a tutto l’artificio della sua eloquenza per calmare gli spiriti esacerbati[351]: esacerbati non tanto dal mero fatto dei XIVordines, quanto dal riconoscimento indiretto sì, ma solenne del ceto equestre (cioè del cetocapitalista) come seconda autorità politica dello stato[352]. Del resto queste lotte fra le varie classi dei cittadini pei posti negli spettacoli non erano cosa nuova. « Ἔμελλεν ὁ δὴμος θεάσθαι μονομάχους ἔν ἀγορᾷ καὶ τῶν ἀρχόντων οί πλεῖστοι θεωφητήρια κόκλῳ κατασκευάσαντες ἐζεμίσθουν. Ταῦτα ὁ Γάιος ἐκέλευεν αὺτοὺς καθαιρεῖν, ὅπος οῖ πένητες ἐκ τῶν τόπων ἑκείνων ἄμισθὶ θεάσασθαι δύνωνται»[353].

«Dalla legge roscia ebbero origine le frasi:sedere in quatuordecim ordinibus — in equite spectare — in equestribus, in pulvino equestri sedere, assai frequente presso gli scrittori[354].Quum autem plerique equitum, attritobellis civilibus patrimonio spectare ludosE QUATUORDECIMnon auderent, metu poenae theatralis: pronunciavit, non teneri ea, quibus ipsis parentibusve equester census unquam fuisset[355]. Non è questa la sola alterazione che le vicende dei tempi avevano recato alla regolare osservanza della legge roscia.Quum spectaculo ludorum gregarium militem, in quatuordecim ordinibus sedentem, excitari per apparitorem iussisset, rumore ab obrectatoribus dilato, quasi eundem mox discruciatum necasset, minimum abfuit quin periret concursu et indignatione turbae militaris[356]. Benchè Suetonio, nel notissimo paragrafo del c. 44, non faccia menzione di ordinamenti speciali riguardo al ceto equestre, non v’ha dubbio che Augusto si sia occupato anche di loro, come, del resto, dimostrano e il paragrafo poco anzi citato dal c. 40, ed i testi già recati a proposito dei senatori.

«Nerone adottò pei cavalieri, e soltanto nel circo, un’altra misura, la quale non è ben chiara. Ne parlano Tacito e Plinio. Il primo nel libro 15, capo 32 degli annali riferisce, che nell’anno 65 l’imperatoreequitum romanorum locos sedilibus plebeisANTEPOSUITapud circum. Namque ad eam diem indiscreti inibant, quia lex Roscia nihil nisi de quatuordecim ordinibus sanxit.Il secondo poi aggiunge aver Nerone soppresso gli euripi che circondavano la lizza attribuendo ai cavalieri il maggiore spazio così guadagnato. (Caesar dictator)euripis harenam circumdedit, quos Nero princeps sustutit, equiti loca addens[357].

«Dal confronto di due testi sembra apparire che la legge roscia sia stata rispettata nel solo teatro: e che nel circo (dove i 14 ordini sarebbero stati esuberanti, eccessivi) i cavalieri avessero preso posto, non appresso ai subselli senatorî, ma forse nelle gradinate più alte, che erano veramente le migliori per godere tutto lo insieme delle cose, e più lontane da quei nembi di polvere dei quali parla Ovidio. Nerone li avrà fatti discendere nell’ordine più basso, e per non togliere troppo posto alla plebe, avrà spinto in fuori i posti dei senatori, nell’area già occupata dagli euripi, attribuendo ai cavalieri lo spazio lasciato libero dai senatori. Si veggano i dotti commenti dello Hübner[358]e dello Jordan[359]. Tito, ed il suo agente Manio Laberio Massimo, dividendo i sedili del Colosseo, attribuirono ai cavalieri gli ordini più bassi e più vicini ai senatorî, uniformandosi se non alla lettera, allo spirito almeno della legge roscia. Domiziano con editto promulgato forse quando ebbe recata a compimento la fabbrica dell’Anfiteatrolicentiam theatralem promiscue spectandiIN EQUITEinhibuit. Marziale lo chiama:edictum quo subsellia certiora fiunt[360].

«Intorno ai posti dei cavalieri nel Colosseo, allescamna equitumdi Marziale (5, 41), abbiamo un documento contemporaneo alla sua prima dedicazione. È un gradino marmoreo lungo m. 1,17, alto m. 0,72, largo m. 0,40 sulla fronte del quale è scritto a lettere auree:

EQVITI (bus)(C. I, L. VI,Pars.4, 32098).

EQVITI (bus)(C. I, L. VI,Pars.4, 32098).

EQVITI (bus)

(C. I, L. VI,Pars.4, 32098).

«Questi posti erano divisi per cunei, come risulta dalla testimonianza di Suetonio[361]già allegato di sopra. Uno dei cunei[362]era chiamatoIVNIORVM[363].Equester ordo cuneumGermaniciappellavit, quiIUNIORUMdicebatur. — Questo passo dimostra che i cavalieri, senza avere forse postipersonali, sedevano però distinti fra loro, per cariche e per dignità. Le divisioni, delle quali ho contezza, sono queste:

a)iuniores, forse quelli che attualmente prestavano servizio nelle turme equestri. Sedevano in un cuneo separato.

b)decoctores, cavalieri decaduti nel censo. Sedevano nei due ordini più alti e più lontani dall’orchestra e dall’arena.

c) coloro che, di origine libertina, avevano raggranellato il censo equestre. Sedevano c. s.[364].

d) i tribuni militari ed in genere gli ufficiali superiori delle milizie stanziate in Roma[365].

e) idecemviri litibus iudicandis[366].

f)Tribuni plebis. Forse a questa classe va riferita la glossa di Porfirioad Horat. Epod.4:ex quattuor(decim)autem ordinibus, quos lege Roscius Otho tr. pl. in theatro equestri ordini dedit, duo primi..... tribuniciis vacabant.Le si riferisce senza dubbio il passo di Dione 44,4 nel quale fra gli onori decretati in favore di Cesare nell’anno 710/44 si registra: καὶ καθὲζεσθαι ἑπὶ τοῦ ἀρχικοῦ δίφρου παντακῆ πλὴν ἐν ταῖς πανηγύρεσιν..... τότε γὰρ ἐπῒ τε τοῦ δημαρχικοῦ βάθρου καὶ μετὰ τῶν ἀεὶ δημαρχούντων Θεὰσθαι ἔλαβεν.

«A tutte queste classi dimagistratus ordinis equestrisallude Calpurnio nei ben noti versi della settima ecloga:Venimus ad sedes ubi pulla sordida veste, — Inter foemineas spectabat turba cathedras — Nam quocumque patent sub aperto libera coelo. Aut eques aut nivei loca densavere tribuni.

«I cavalieri, a differenza dei senatori, non graffiarono il nome nel proprio loco, nemmeno in tempi di decadenza assoluta, forse perchè non ebbero posti personali. Una sola leggenda conosco che possa applicarsi agli ordini dei cavalieri: ed è incisa in ungradinodi marmo, spettante ad uno scalare, a lettere di forma esilarante. Dice:

AbinsteiF. A[367](C. I, L. VI, part. 4, n. 32098).

AbinsteiF. A[367](C. I, L. VI, part. 4, n. 32098).

AbinsteiF. A[367]

(C. I, L. VI, part. 4, n. 32098).

e lo attribuisco ai gradini equestri, perchè i senatori non sedettero mai nel marmo.

3.Sacerdotum omnium collegia.«Il testo principe intorno ai posti sacerdotali è il lamento di Arnobio 4, 35 p. 151 Hild.Sedent in spectaculis publicis sacerdotum omnium collegia:

a) pontifices maximi

b) et maximi curiones

c) sedent quindecim viri laureati.

d) et Diales cum apicibus flamines.

e) sedent interpretes augures divinae mentis et voluntatis.

f) nec non et castae virgines perpetui nutrices et conservatrices ignis.

«È chiaro che Arnobio non parla rigorosamente, e che è d’uopo tener conto la sua enfasi rettorica. Nondimeno tengo per certo che, nel periodo di Augusto a Claudio, questi sacerdoti abbiano indistintamente sedutoin senatue che, dopo Claudio, abbiano ciascuno avuto la propria sede distinta e determinata di tanti piedi nel tale o tal altro cuneo, dell’ordine cui appartenevano. È certo parimenti che Arnobio non mentova tutti i collegi sacerdotali che avevano diritto a sedere sul podio. Abbiamo memoria e documenti per ciò che spettaa) agli arvali,b) alle vestali,c) al flamine diale,d) ai sacerdoti augustali, e, particolarmente ai soldati fluviali.

a) Fratelli Arvali[368].

b) Vergini vestali[369].

c)Flamine diale. «Di costui fanno parola Arnobio, nel passo soprariferito, e, indirettamente, Suetonio[370]narrando aver l’imperatore presieduto alcertamen quinquennale assidentibus Diale sacerdote— cet.».

d) Sacerdoti Augustali.Dei posti riservati agli augustali fa menzione Tacito[371]narrando del senatus consulto per le onoranze funebri a Germanico:honores decreti....... ut sedes curules sacerdotum augustalium locis, superque eas querceae coronae statuerentur.E nel senatus consulto per le onoranze a Druso si ripete:[372]

VTIQUE. OMNIBVS theATRISsellae curules habentes drusiCAESARIS NOMINA Inscripta locis augustalium ponerentur.

VTIQUE. OMNIBVS theATRISsellae curules habentes drusiCAESARIS NOMINA Inscripta locis augustalium ponerentur.

VTIQUE. OMNIBVS theATRISsellae curules habentes drusi

CAESARIS NOMINA Inscripta locis augustalium ponerentur.

«Del collegio dei sodali fluviali, abbiamo indirettamente notizia da Suetonio[373].

«Paeanisti(?) — AiLOCAdel collegio dei peanisti[374]si è voluto riferire[375]questo brano d’iscrizione trovata circa dieci anni or sono[376]nel cimitero di s. Agnese, sulla via Nomentana:

«Ed infatti quella cifra dei quattro piedi e la menzione deicunei fenestrarumnon disconverrebbero ad un rescritto di concessioni di posti dell’anfiteatro. Ma prescindendo dalla difficoltà di spiegare come i peanisti abbiano potutoextruerecosa alcuna nell’anfiteatro, il confronto del libello greco con il rescritto di Severo, benchè ambedue mutili, mi induce a credere trattarsi piuttosto di qualche contravvenzione alle leggi promulgate da Severo e Caracalla circa gli edificî e leinsulaedella città[377]— per es. la sporgenza abusiva di un meniano in area pubblica: — contravvenzione per la quale sarà stata richiesta e concessa la condonazione.

4.Legati-Hospites.«La maggior parte delle memorie lasciate dagli scrittori sui posti propri degli ambasciatori e rappresentanti diplomatici si riferisce al teatro.Romae legatos liberarum sociarumque gentium vetuit in orchestra considere, quum quosdam etiam libertini generis mitti deprehendisset[378].

«A questa legge si fecero eccezioni continue. Claudio permise ai legati dei Parti, degli Armeni e dei Germani di sederein senatucioè nell’orchestra[379]. Sotto Nerone avvenne qualche cosa di simile, se pure Tacito non confonda i suoi due ambasciatori frisî Verrito e Malorige con gli ambasciatori germani di Suetonio[380]: Traiano τοὺς πρεσβευτὰς τοὺς παρὰ τῶν βασιλέων ἀφικρομένους ἐν τῷ βουλευτικῷ θεάσασθαι ἐποίει[381].

«Anche nei giuochi gladiatorî ebbero ab antico sede onorevolissima. Agli ambasciatori marsigliesi, venuti in Roma dopo l’incendio gallicolocus spectaculorum in senatu datus(est)[382]. Finalmente sappiamo l’istesso essere avvenuto nel circoquodam autem muneris die Parthorum obsides, tunc primum missos, per arenam mediam ad spectaculum induxit, superque se subsellio secundo collocavit[383]. A questa classe di persone riferisco due epigrafi dei sedili del Colosseo. La prima, appartenente al primo secolo, dice:

hos]PITIB[us(C. I, L. VI, parte 4, 32098 (e))

hos]PITIB[us(C. I, L. VI, parte 4, 32098 (e))

hos]PITIB[us

(C. I, L. VI, parte 4, 32098 (e))

«La seconda è ripetuta su due gradini, grezzi nella superficie, con lettere dei tempi Severiani:

lGADITANORVMmGADITANorum(C. I, L.ib.).

lGADITANORVMmGADITANorum(C. I, L.ib.).

lGADITANORVM

mGADITANorum

(C. I, L.ib.).

«Ambedue questi sedili sono degni di osservazione, perchè conservano la famosa linea di divisione. Nel primo è segnata 4 centimetri all’infuori, cioè a sinistra, della lettera G: nel secondo 2 centimetriall’infuoridella stessa lettera.

5.Pretextati.«Ilsenatus consultoaugusteo rilegò i pretestati in un cuneo del teatro:praetextatis cuneum suum assignavit. Chi sa che non siaquesto ilcuneus iuniorumdel quale abbiamo parlato di sopra. Di questo gruppo è rimasto documento epigrafico nel Colosseo. Sulla fronte di un sedile è scritto con lettere della buona epoca[384]:

ETEXTVIIIS(C. I, L. VI, p. 4, 32098c).

ETEXTVIIIS(C. I, L. VI, p. 4, 32098c).

ETEXT

VIIIS

(C. I, L. VI, p. 4, 32098c).

6.Paedagogi.«Questi due marmi, prosegue il ch.o Lanciani, confermano egregiamente la sentenza, aver Tito o Domiziano seguito alla lettera i regolamenti augustei nella divisione dei posti anfiteatrali.

paedagogis pVEROum(C. I. L, part. 4, 32098,d).

paedagogis pVEROum(C. I. L, part. 4, 32098,d).

paedagogis pVEROum

(C. I. L, part. 4, 32098,d).

7.Apparitores magistratuum publicorum populi romani.«Dalla narrazione di Tacito[385]riferibile all’anno 819/66 —liberto et accusatori(Publii Galli eq. r.)locus in theatro inter viatores tribunicios datur— con molta probabilità si può argomentare che gliapparitoresdei diversi magistrati, cioè gliscribae, lictores, viatores, praecones, secondo le loro rispettive decurie avessero posti fissi nel teatro[386].

8.Popularia(loca). «La plebe fu divisa per tribù e per istato civile. Della divisione per tribù negli spettacoli si hanno memorie fino dagli antichissimi tempi di Roma. Essa fu fomentata dall’abuso dell’ambitus tribuariuse deglispectacula tributim dataper parte di chi cercava, acquistare sul pubblico influenza all’approssimarsi delle elezioni:in circo totas tabernas tribulium causa comparare. Si consultino Cicerone,Vatin.15, 37;Mur.34, 72; Orelli,Ind. leg.p. 286;hanc autem(plebem)tributim divisa loca occupasse tempore Ciceronis et Dionysii, ipsorum verba sat certo testantur: ad Severi usque tempora, an idem mos manserit, incertum est[387]. Io credo che il costume fosse serbato anche nei tempi imperiali: in primo luogo perchè non v’era ragione di rinunciare ad una misura così semplice e così opportuna a disciplinare quelle folle tremende: in secondo luogo, perchè, della continuazione del costume, mi sembra trovare documento nellabasis magna marmorea litteris magnisscoperta sulla fine del quattrocentoin angulo circi maximiversus templum Herculis victoris in foro Boario et Tiberimdedicata a Traiano, nell’anno 103, dalle

TRIBVS .XXXVQVOD . LIBERALITATEOPTIMI . PRINCIPISCOMMODA . EARVM . ETIAMLOCORUM . ADIECTIONEAMPLIATA . SINT

(C. I. L. VI, 955).

«Si sa in qual modo avvenisse cotestalocorum adiectiodal c. 5 del panegirico di Plinio. Poco prima dell’anno 100 Traiano fece demolire la tribuna imperiale, cedendone l’area al popolo. Quest’area era capace di cinquemila posti, dal che risulta che ilcubiculum principisera vasto due volte più dei nostri teatri della Scala, di S. Carlo, ecc. La plebe di ciascuna tribù fu suddivisa per istato civile; i coniugati da una banda, le donne (e forse i celibi) dall’altra.

a)Maritis a plebe proprios ordines assignavit[388], la quale misura sembra allo Hübner essere conseguenza delle leggiiulia de adulteriisdell’anno 757/4, epapia poppeadell’anno 762/9 e degli editti contro il celibato, emessi dopo la vittoria di Azio[389]. Ho già notato che cotesta separazione degli ammogliati dagli scapoli, ebbe vigore soltantointer popularianon mai per gli ordini senatori ed equestri. Gli ammogliati delle trentacinque tribù sedettero fra l’ultima fila dei cavalieri ed ilmaenianum summum in ligneis, ubi pulla sordida veste — inter foemineas sedebat turba cathedras.

b) «Anticamente le donne sole non erano escluse dal consorzio comune:antiquitus solebant mulieres cum viris omnibus interesse spectaculis indifferentercome dice lo scoliaste di Giovenale[390]. Il costume durava al tempo di Silla[391], di Cicerone[392]e di Ovidio[393], benchè da alcune frasi del poeta possa dedursi che le donne scompagnate occupavano già per abitudine il portico in cima ai sedili:Sic ego marmorei respexi summa theatri. — Eligis e multis unde dolere velis[394]. Augusto rese obbligatorio e legittimo il loro isolamento:Foeminis ne gladiatores quidem, quos promiscue spectari solemne olim erat, nisi ex superiore loco spectare concessit..... Athletarum vero spectaculo;prosegue Suetonio:muliebre sexus omne adeo summovit, ut pontificalibus ludis pugilum par postulatum distulerit in sequentis diei matutinum tempus, edixeritque — mulieres ante horam quintam venire in theatrum non placere.

«L’usanza di Roma divenne generale, almeno nelle regioni italiche: e gli altissimi sedili dei teatri furono chiamatimuliebri. Cf. l’iscrizione di Terni ap. Orelli 3279: OPVS . THEATRI . PERFECT . IN . MVLIEBRIB . AERAMENTIS . ADORNAVER.

c) «Dai citati versi di Calpurnio, sullasordida turba pulla veste, arguisco che anche gli scapoli debbono essere stati rilegati lassù; e mi sembra che a questa speciale classe accennino gli scrittori, usando la vocepullati. Stazio,silv.1, 6, 43, parlando delle largizioni di Domiziano, conferma indirettamente questa triplice divisione:una vescitur omnis ordo mensa: parvi, femina, plebes, eques, senatus.

9.Militari.«È ragionevole il credere che i gregarî dei corpi di milizia stanziati in Roma, i pretoriani, gli urbani, i peregrini, i vigili, i misenati, i ravennati, ecc. avessero posto fisso nell’anfiteatro, come lo avevano senza dubbio negli altri luoghi di spettacolo. Cf. ilmilitem secrevit a populodel regolamento di Augusto. Icorporis custodes, gliequites singularesavranno forse avuto una distinzione speciale.

«Le epigrafi dei sedili fin qui citate sono quelle che possono con probabilità o con certezza attribuirsi ad un dato ordine o gruppo di spettatori, ma non sono tutte». Fin qui l’illustre Lanciani.

Le sigle ed i numeri, d’epoca buona, che si leggono sulla fronte di altri gradini marmorei, li riporteremo nell’Appendice II.

***

IlCuriosum urbisci assicura che nell’Anfiteatro Flavio v’erano 87,000 posti,loca: RegioIII.Isis et Serapis. Continet Monetam, Amphitheatrum qui continet locaLXXXVII. — Questo stesso leggesi nelDe Regionibus, il quale in altro non differisce dalCuriosumse non in questo: che nel primo il numero dei posti vien indicato in cifre, mentre nel secondo s’indica in lettere.RegioIII.Isis et Serapis. Cont. Monetam. Anphit..... qui capit octoginta septem millia.— Pomponio Leto nel suoVittoreritiene la stessa cifra. Fra gli scrittori moderni poi ve n’è chi diminuisce d’assai la capacità dell’Anfiteatro.

Fra questi noto Leon Home, il quale nel suoLexique de Topographie Romaine[395]scrive: «L’ensemble de lacaveaqui pouvait contener de 50,000 a 55,000 personnes. Le chiffre des Regionales — 87,000 — est évidemment très exagéré». L’Huelsen, prendendo occasione dalla scoperta del Vaglieri, (la quale consiste in aver questi riconosciuto che in alcuni luoghi, ove le tavole degli Arvali sono intiere ed hanno il margine antico, il testo finora creduto intiero non lo è, perchè la scrittura fu continuata sul margine di un’altra tavola attigua), conchiude che il Colosseo non poteva contenere più di quaranta o quarantacinque mila spettatori seduti; e dice che, calcolando che gli spettatoripullati[396]fossero altri cinque mila, non si oltrepasserebbe in nessun modo il numero di 50,000 persone. Però osserva che, almeno nell’epoca buona, non fu assegnato nell’Anfiteatro un postoad hominem, ma che si assegnò alle corporazioni, ai sodalizi, ai collegi sacerdotali, un certo numero di piedi di spazio rispettivamente, lasciandosi ai singoli membri dei collegi stessi il diritto di accordarsi fra loro sulla distribuzione di detto spazio. Sicchè se su piedi 55⁄16, che erano degli Arvali[397], si fossero voluti adagiare due soli sacerdoti, oppure starvi tre alla stretta, ciò non riguardava affatto l’officiale incaricato della distribuzione dei posti[398].

Ammessa l’opinione del ch.º Huelsen apparisce chiaro che se (specialmente in caso di spettacoli straordinarî) la curiosità avesse fatto occupare disagiatamente a due persone il posto designato per una, si sarebbe raddoppiato il numero degli spettatori; ossia l’Anfiteatro sarebbe stato materialmente capace di circa 100,000 persone. La cifra pertanto indicata dai Regionarî non è assolutamente esagerata, molto più se si rifletta che il Codice Vaticanon.3227 delCuriosum, invece dilocaLXXXVIIha:capet loca LXXVII.

Dai portici del piano terreno dell’Anfiteatro si accedeva ai varî ordini di gradi per passaggi e scale diverse[399]. In ogni quadrante dell’ovale dal secondo giro (2) del portico esterno tre passaggi (3) immettevano nell’ambulacro (6) sottoposto all’iterdellapraecinctiodella gradinata dei cavalieri: da quest’ambulacro, per quattro scale (8), si saliva alla gradinata del podio, e per mezzo di dodici passaggi si giungeva all’ambulacro (9), dal quale si ascendeva al ripiano deisubsellia.

Inoltre dallo stesso secondo giro (2) del portico esterno, quattro scale (5) ad una branca conducevano all’ambulacro, nel quale s’aprivano i vomitorî dellagradinata dei cavalieri; ed altre cinque scale (4) a due branche menavano ai piani superiori, vale a dire allamedia cavea, allasummaed al portico. Con tal sistema l’immensa folla degli spettatori era ripartita in modo, che questa poteva discendere ed uscire dall’Anfiteatro senza confusione e disordine.

Ora, a compire la descrizione dell’interno dell’Anfiteatro Flavio, mi resta a parlare del velario.

Lo scopo del velario già l’enunciammo[400]: esso serviva a riparare gli spettatori dagli ardenti raggi solari. Plinio[401], dopo aver narrato delle vele di vario colore adoperate nelle flotte di Alessandro Magno, e di quelle purpuree che avea la nave con cui M. Antonio andò ad Azio con Cleopatra, dice: «Postea in theatris tantum umbram facere»; le quali parole c’insegnano che, abbandonato nelle navi l’uso di vele colorate, passarono queste a far ombra ai teatri. Anche Lucrezio fa menzione di siffatto lusso nei velarî:


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