DECIMO SAGGIOI CIRCOLI
L’occhio è il primo circolo; l’orizzonte che esso forma è il secondo; e attraverso a tutta la natura questa figura elementare è ripetuta all’infinito; essa è il più alto emblema nel monogramma del mondo. Sant’Agostino descrisse la natura di Dio come un circolo, il cui centro era ovunque e la cui circonferenza in nessun luogo. In tutta la nostra vita noi leggiamo il molteplice senso di questa prima fra le forme. Noi abbiamo già dedotta una morale, considerando il carattere circolare o di compenso di ogni azione umana. Un’altra analogia tracceremo ora ed è: che ogni azione accetta di essere sorpassata. La nostra vita è un avviamento alla conoscenza della verità che intorno a qualsiasi circolo, un altro può essere tracciato; che non vi è fine in natura, ma che ogni fine è un principio; che sempre vi è un’altra aurora dopo il tramonto, e che sotto qualsiasi profondità un’altra profondità più profonda si apre. Questo fatto, simbolo del fatto morale dell’Irraggiungibile, del fuggente Perfetto, intorno a cui le mani degli uomini non possono mai intrecciarsi, l’ispiratore ed il giudice di ogni successo, può convenientemente servirci a riunire molte illustrazioni del potere umano in ogni circostanza.
Non vi sono immobilità in natura. L’universo è fluido e volatile — la stabilità non è che una parola relativa.Il nostro globo veduto per mezzo di Dio, è una legge trasparente e non una massa di fatti. La legge dissolve il fatto e lo mantiene fluido. La nostra cultura è il predominio di un’idea, che si trascina dietro questo séguito di città e di istituzioni. Innalziamoci ad un’altra idea; esse spariranno. La scultura greca è andata distrutta, come se le sue statue fossero state di ghiaccio; e qua e là una figura solitaria od un frammento rimangono, come quei lembi di neve che troviamo nelle fredde vallate e nei burroni alpini, in giugno ed in luglio. Il genio che creò quella scultura, crea ora qualchecosa altro. Le lettere greche durarono un poco di più, ma soggiacendo alla stessa condanna, stanno cadendo nell’inevitabile baratro che la creazione di un nuovo pensiero apre per tutto ciò che è vecchio. I nuovi continenti sono costruiti dalle rovine di un vecchio pianeta; le nuove razze si alimentano con la decomposizione delle vecchie. Le arti nuove distruggono la vecchia. Vedete i capitali impiegati negli acquedotti resi inutili dalle opere idrauliche; le fortificazioni inutilizzate dalla polvere; le strade ed i canali dalle ferrovie; le vele dal vapore; il vapore dall’elettricità.
Voi ammirate questa torre di granito, resistente agli urti di tanti secoli. Eppure una piccola mano tremula costrusse questo immenso muro e ciò che costruisce è migliore di ciò che è costruito. La mano che la costruì può buttarla giù molto più rapidamente. Migliore però e più agile della mano fu il pensiero invisibile che lavorò per mezzo di essa, e così sempre, dietro il ruvido effetto vi è una sottile causa, che vista da vicino è essa stessa l’effetto di una causa più bella. Ogni cosa sembra permanente finchè il suo segreto non è conosciuto. Un ricco possedimento appare alle donne ed ai ragazzi una cosa salda e durevole; per un mercante è una cosa creata con qualche materiale, e facilmente perduta. Unorto, una buona coltivazione, dei buoni terreni, appaiono ad un cittadino una cosa così invariabile come una miniera d’oro od un fiume; ma ad un esperto agricoltore essi appaiono non molto più invariabili delle condizioni del raccolto. La natura appare provocantemente stabile e secolare, ma essa ha pure una causa come tutto il resto. Orbene quando io abbia compreso ciò, continueranno questi campi a stendersi così immutabilmente vuoti, e queste foglie a pendere così individualmente considerevoli? L’immutabilità è una parola relativa. Ogni cosa ha un valore medio. Le lune non sono maggiori legami al potere spirituale che le racchette del criket.
La via che conduce ad ogni uomo è il suo proprio pensiero. Per quanto testardo ed audace egli possa apparire, pure egli ha una guida alla quale ubbidisce, cioè l’idea secondo cui tutti i suoi fatti sono classificati. Egli può essere mutato solo con la rivelazione di una nuova idea, che domini la sua propria. La vita di un uomo è un circolo, che si evolve da sè, che da un cerchio impercettibilmente piccolo s’allarga da ogni parte esternamente, in circoli nuovi e maggiori, senza fine. L’estensione, alla quale questa generazione di circoli giungerà, dipende dalla forza o costanza dell’anima individuale, poichè questa generazione è lo sforzo inerte di ciascun pensiero formatosi in uno sviluppo circolare di circostanze, come, ad esempio, quello di un impero che usufruisce di un’arte, di un uso locale, di un rito religioso per innalzar se stesso e solidificarsi e plasmarsi nella vita. Ma se l’anima è forte e rapida, oltrepassa quel dato limite da tutti i lati e traccia una nuova orbita sulla grande profondità, che sorge con un fiotto impetuoso e con una novella tendenza ad arrestarsi e costringersi in dati limiti. Ma il cuore rifugge dall’essere imprigionato; nei suoi primi e più deboli palpiti esso tendedi già con vigorosa forza all’esterno e ad immense e innumerevoli espansioni.
Ogni fatto ultimo altro non è che il primo di una nuova serie. Ogni legge generale è un fatto particolare di qualche legge più generale in procinto di scoprirsi. Nulla vi è di esterno per noi; nessun muro v’è che ci racchiuda, nessuna circonferenza. L’uomo completa la sua storia; essa è buona e finale, e dà un nuovo aspetto a tutte le cose! Egli riempie il cielo. Ecco, dall’altra parte si leva pure un uomo, e traccia un circolo intorno al circolo che noi avevamo appunto allora affermato essere la parte esterna della sfera. Ed allora di già il nostro primo oratore non è più un uomo, ma solamente un primo oratore. Suo unico scopo è ora di tracciare un circolo che circoscriva quello del suo avversario. Così gli uomini fanno con se stessi. La conquista d’oggi che ci occupa la mente e non può essere ignorata, sarà fra poco ristretta in una parola, ed il principio che sembrava spiegare la natura, sarà esso stesso incluso come esempio di una generalizzazione più audace. Nel pensiero di domani sta il potere di capovolgere tutto il tuo credo, tutti i credi, tutte le letterature delle nazioni, e di guidarli ad un cielo, che nessun sogno epico ha mai dipinto. Ogni uomo non è tanto un lavoratore nel mondo, quanto una suggestione di ciò che egli dovrebbe essere. Gli uomini passano come profezie delle future età.
Grado a grado noi saliamo questa misteriosa scala; i passi sono le azioni; la nuova prospettiva è il potere. Ogni singolo risultato è incalzato e giudicato da quello che segue: quello sembra essere contraddetto da questo; ma ne è solamente limitato. Il nuovo assetto è sempre odiato dal vecchio e coloro che aderiscono al vecchio sono assaliti da un’onda di scetticismo. Ma l’occhio tosto si abitua al nuovo, perchè l’occhio e l’assetto sono effettidi una sola causa; allora la sua rettitudine ed il suo beneficio appaiono, e perdute tutte le sue energie, il vecchio assetto impallidisce e si piega dinnanzi alla rivelazione dell’ora nuova.
Non temete la generalizzazione nuova. Il fatto rozzo e materiale par che minacci di degradare la tua teoria dello spirito? Non resistergli, esso di tanto raffinerà ed innalzerà la tua teoria della materia.
Se noi ci appelliamo alla nostra persuasione diremo che non ci sono cose immutabili negli uomini. Ogni uomo suppone di non essere pienamente compreso; e se vi è qualche verità in lui, se egli riposa alfine nell’anima divina, io non vedo come potrebbe essere altrimenti. Egli sente che l’ultimo cielo, l’ultimo orizzonte non fu mai aperto; che vi è sempre un residuo sconosciuto, non analizzabile. Ogni uomo cioè crede di avere una maggiore possibilità.
I nostri stati di mente non si integrano vicendevolmente. Oggi io son ricco di pensieri, e posso scrivere ciò che mi piace. Io non vedo perchè non debba avere lo stesso pensiero, lo stesso potere d’espressione, domani. Ciò che io scrivo, mi pare scrivendolo la più naturale cosa del mondo; ma ieri vidi una terribile vacuità in questa stessa direzione, nella quale vedo ora tante cose; e fra un mese, non ne dubito, mi domanderò chi fu, che scrisse tante pagine di séguito. Pietà, per questa fede malferma, per questa volontà incerta, per questo solitario riflusso di un flusso silenzioso! Io sono Dio nella natura; io sono una cattiva erba appesa al muro.
Il continuo sforzo di innalzarsi al disopra di se stesso, di toccare una vetta superiore all’ultima vetta, traspare dalle relazioni dell’uomo. Noi siamo assetati di lode, eppure sentiamo una specie di astio contro chi ci loda. La dolcezza della natura è l’amore; eppure se ho un amico, io sono tormentato dalle mie imperfezioni. Se eglifosse alto abbastanza da avvilirmi, allora potrei amarlo, ed innalzarmi col mio affetto a nuove altezze. Il progresso d’un uomo può essere osservato nelle cerchie successive dei suoi amici. Per ogni amico che perde in omaggio alla verità, uno migliore ne guadagna. Io pensavo, camminando nei boschi e meditando sui miei amici: «perchè dovrei io giuocare con essi questo giuoco dell’idolatria?». Io conosco e discerno troppo bene, quando non sono volontariamente cieco, i brevi confini delle persone chiamate alte e meritevoli. Ricche, nobili e grandi, esse sono in grazia della generosità del nostro discorso; ma la verità è triste. Oh! benedetto Spirito, che io abbandonai per loro; essi non sono tu! Ogni stima personale da noi concessa, ci costa celesti tesori. Noi vendiamo i seggi degli angeli per un piacere breve e turbolento.
Quante volte dobbiamo noi imparare questa lezione? Gli uomini cessano d’interessarci quando noi scopriamo i loro confini. L’unico male è la limitazione. Così tosto come vi imbattete con i limiti segnati ad un uomo, tutto è finito con lui. Ha egli talento? iniziativa? cultura? Ciò non giova. Ieri egli era per voi infinitamente interessante ed attraente, era una grande speranza, un mare in cui nuotare; ora avete scoperto i suoi confini, lo avete trovato una palude, e nulla v’importa se non lo rivedrete mai più.
Ogni nuovo passo che noi facciamo nel pensiero, riconcilia venti fatti apparentemente discordi, come espressioni di una sola legge. Aristotile e Platone sono riconosciuti i rispettivi capi di due scuole. Un uomo saggio vedrà che Aristotile platonizza. Col retrocedere di un passo nel pensiero, le opinioni discordi si riconciliano, apparendo esse i due estremi di un solo principio e noi possiamo giammai tanto retrocedere da precludere una ancor più alta visione.
Badate quando il grande Iddio pone un pensatore su questo pianeta: tutte le cose sono allora in pericolo; ed avviene ciò che nelle grandi città quando un disastro è scoppiato, e nessuno sa ciò che è salvo, e quando quello finirà. Non vi è parte della scienza, che non possa trasmutarsi domani; non vi è alcuna riputazione letteraria, neppure i così detti eterni nomi della fama, che non possa essere riesaminata e condannata. Le speranze stesse dell’uomo, i pensieri del suo cuore, la religione delle nazioni, i costumi e la morale del genere umano, sono tutti in balìa di una nuova generalizzazione: questa è sempre un nuovo influsso della divinità nella nostra mente. Di qui deriva il brivido che la accompagna.
Il valore consiste nella facoltà dell’auto-ricupero, così che un uomo non può essere voltato, non può essere vinto; ma ponetelo dove vi piaccia egli starà eretto. Questo può solo derivare dal suo preferire la verità alla sua passata intelligenza della verità, e dalla sua rapida accettazione di essa, da qualunque parte venga; come dalla salda convinzione che le sue leggi, le sue relazioni con la società, la sua cristianità, il suo mondo, possono ad ogni momento essere allontanati e morire.
Vi sono nell’idealismo diversi stadi. Noi impariamo prima a scherzare con esso accademicamente, allo stesso modo che la pietra magnetica non era una volta che un trastullo. In seguito noi vediamo nell’impeto della gioventù e della poesia che l’idealismopuòessere vero: che è vero a sprazzi e frammentariamente. Poi il suo aspetto diviene severo e grande e noi pensiamo chedeveessere vero. Esso ora si mostra etico e pratico, e noi impariamo cheDio esiste, che egli è in me; che tutte le cose sono ombre di lui. L’idealismo di Berkeley è solamente una cruda affermazione dell’idealismo di Gesù, e ancora è una cruda affermazione del fatto, che tutta la natura è la rapida emanazione della bontà,che effettua ed organizza se stessa. Molto più chiaramente la storia e lo stato del mondo sono in qualsiasi tempo direttamente dipendenti dalla classificazione intellettuale allora esistente nelle menti degli uomini. Le cose che sono care agli uomini del nostro tempo sono tali a causa delle idee sorte sul loro orizzonte mentale, e che producono il presente ordine di cose, come un albero produce le sue mele. Un nuovo grado di coltura rivoluzionerebbe immediatamente l’intiero sistema delle aspirazioni umane.
La conversazione è un giuoco di circoli. Nella conversazione noi cogliamo i «termini» che limitano da ogni lato il silenzio comune. Quelli che conversano non devono essere giudicati a seconda dello spirito che essi seguono ed anche esprimono sotto questa Pentecoste. Domani essi si saranno ritirati da questa alta marea. Domani li troverete curvi sotto i vecchi basti. Eppure perchè non dobbiamo godere del fiammante garofano mentre palpita sui nostri muri? Allorquando ogni nuovo oratore ci illumina di una nuova luce, egli ci solleva dall’oppressione dell’ultimo oratore per opprimerci con la grandezza e l’esclusività del suo proprio pensiero; poi ci abbandona ad un altro redentore, mentre a noi pare di ricuperare i nostri diritti e di divenire uomini. Quali verità profonde ed effettuabili solo nei secoli sono supposte nell’annunzio di una verità qualsiasi. Nelle ore comuni la società siede fredda e pari ad una statua. Noi tutti giaciamo attendendo, bisognosi, attorniati da simboli potenti, che per noi non sono simboli, ma prosa e trastulli triviali. Allora viene un dio e converte le statue in uomini ardenti, e con un lampo dei suoi occhi brucia il velo che seppelliva tutte le cose; ed allora anche il significato del mobilio, della tazza e del piattellino, della sedia e della pentola, è manifesto. I fatti che apparivano così grandi nella nebbia di ieri — la proprietà,il clima, l’educazione, la bellezza personale e simili, hanno stranamente mutate le loro proporzioni. Tutto ciò che credevamo stabile si muove e rumoreggia; e letterature, città, climi, religioni, abbandonano le loro basi e danzano davanti ai nostri occhi. Eppure vedete qui nuovamente la rapida circoscrizione! Per quanto buono sia il discorso, il silenzio è migliore e lo mortifica. La lunghezza del discorso indica la distanza fra colui che parla e colui che ascolta. Se entrambi fossero assolutamente d’accordo sopra un punto qualsiasi non vi sarebbe bisogno di alcuna parola. Se si fosse d’accordo in tutti i punti, nessuna parola sarebbe sopportata.
La letteratura è un punto esterno del nostro circolo d’oggi, attraverso il quale un nuovo circolo può essere tracciato. L’utilità della letteratura è di fornirci di una piattaforma, dalla quale possiamo godere di una completa visione della nostra vita presente, e fare un acquisto, per mezzo del quale muoverla. Noi ci armiamo di antica sapienza; e ci installiamo nel migliore modo possibile nelle case Romane, Puniche e Greche, solamente allo scopo di osservare più saggiamente le case ed i modi di vita dei Francesi, Inglesi e Americani. Allo stesso modo noi possiamo nel miglior modo osservare la letteratura dal mezzo di una natura selvaggia, dallo strepito degli affari o dall’alto di una religione. Il campo non può essere ben osservato dall’interno del campo stesso. L’astronomo deve avere il diametro dell’orbita della terra come base per trovare il paralasse di qualsiasi stella.
Perciò noi stimiamo il poeta. Tutta la scienza e tutta la saggezza non si trovano nell’enciclopedia o nel trattato di metafisica, ma nel sonetto o nella commedia. Nel mio lavoro giornaliero io tendo a ripetere i miei vecchi passi, e non credo in una forza correttiva e nel poteredel mutamento e della riforma. Ma qualche Petrarca od Ariosto, ricco del nuovo vino della sua immaginazione, mi scrive un’ode od una vivace romanza, piena di audace pensiero e di movimento. Egli mi colpisce e mi scuote coi suoi toni acuti, rompe la mia intiera catena di abitudini, ed io apro gli occhi sulle mie stesse possibilità. Egli mette ali a fianco di tutto il pesante e vecchio legname del mondo, ed io posso una volta ancora scegliere la diritta via nella teoria e nella pratica.
Noi sentiamo la stessa necessità per ciò che riguarda la religione del mondo. Noi non potremo mai osservare il Cristianesimo dal catechismo; ma potremo forse osservarlo dalla barca nel laghetto, dai pascoli, fra i canti degli uccelli nei boschi. Purificati dalla luce elementare e dal vento, immersi nel mare delle forme belle, che il campo ci offre, noi possiamo aver la buona sorte di gettare un diritto sguardo sulla vita passata. Il Cristianesimo è giustamente caro alla miglior parte del genere umano; nè mai vi fu un giovane filosofo, la cui educazione fosse caduta nella chiesa cristiana, da cui quelle coraggiose parole di S. Paolo non fossero specialmente lodate: — «Allora anche il Figlio sarà soggetto a Colui che mise tutte le cose sotto lui, affinchè Dio sia tutto in tutti». Siano pure grandi e ben venuti i diritti e le virtù delle persone, ma l’istinto dell’uomo si spinge avanti verso l’impersonale e l’illimitato, e lietamente si arma, contro il dogmatismo dei bigotti, con questa generosa parola tolta dal Libro stesso.
Il mondo naturale può essere concepito come un sistema di circoli concentrici, e i leggieri spostamenti che di tanto in tanto scopriamo nella natura ci informano che questa superficie, sulla quale stiamo, non è fissa ma scorrevole. Queste molteplici qualità tenaci, la chimica e la vegetazione, i metalli e gli animali, che sembrano esistere per un loro proprio fine, — sono parole di Dio,e parole fuggitive quanto qualsiasi altra. Ha imparato l’arte sua il naturalista od il chimico, che ha esplorato la gravità degli atomi, e le affinità elettive, che non ha ancora scorta la legge più profonda, di cui questa è solo una affermazione parziale od approssimativa, cioè che il simile attira il simile, e che i beni che vi appartengono gravitano su di voi, e che non è necessario che voi li perseguitiate con dolori e fatiche? Eppure, questa affermazione è anche approssimativa e non finale. L’omnipresenza è un fatto più alto. Gli amici ed i fatti non debbono essere attratti verso i loro simili, attraverso canali e sotterranei, ma giustamente considerando, queste cose provengono dalla generazione eterna dell’anima. La causa e l’effetto sono due lati di un solo fatto.
La stessa legge dell’eterno procedere allinea tutte quelle cose che noi chiamiamo virtù, e spegne ognuna di esse nella luce di una migliore. L’uomo grande non sarà prudente secondo il senso comune; tutta la sua prudenza sarà proporzionalmente dedotta dalla sua grandezza. Ma si addice a ciascuno il vedere, quando egli sacrifica la prudenza, a quale dio egli la dedichi; se alla comodità ed al piacere, sarebbe meglio che egli fosse prudente ancora; se ad una grande fede, può ben risparmiare il suo mulo ed il suo canestro, possedendo invece un carro alato. Goffredo si mette gli stivali per andare nei boschi, affinchè i suoi piedi siano al sicuro dal morso dei serpenti; Aarone non pensa mai a tale pericolo ed in molti anni nessuno dei due è stato colpito da tale accidente. Pure mi sembra che qualsiasi precauzione voi prendiate contro un male, voi vi mettiate in potere del male. Io suppongo che la più alta prudenza è quella più bassa. È ciò un buttarsi troppo rapidamente dal centro della nostra orbita alla sua periferia? Pensate quante volte ricadremo in pietose meditazioni prima di prendere il nostro riposo nel grandesentimento, o faremo del confine d’oggi il centro nuovo. Inoltre il vostro più nobile sentimento è familiare ai più umili uomini. I poveri e gli umili hanno il loro modo di esprimere gli ultimi fatti della filosofia così bene come voi. «L’essere benedetto è nulla» e «quanto peggiori sono le cose, e tanto migliori sono» sono proverbi che esprimono il trascendentalismo della vita comune.
La giustizia di un uomo diviene l’ingiustizia di un altro; la bellezza di un uomo diviene la bruttezza di un altro; la saggezza di un uomo la follia di un altro; a misura che uno osserva gli stessi oggetti da un punto più alto. Un uomo crede che la giustizia consista nel pagare i debiti, e non ha misura nel suo disprezzo per un altro che è molto negligente su questo punto e fa attendere, oltre il bisogno, il suo creditore. Ma questo secondo uomo ha il suo modo personale di osservare le cose; egli si domanda quale debito debba pagare prima: il debito verso il ricco o quello verso il povero? il debito del denaro od il debito del pensiero verso la umanità, del genio verso la natura? Per voi, trafficante, non vi è altro principio all’infuori dell’aritmetica. Per me il commercio ha un’importanza volgare; l’amore, la fede, la lealtà del carattere, le aspirazioni dell’uomo, sono per me cose sacre; nè io posso staccare, come voi fate, un solo dovere da tutti gli altri doveri, e concentrare le mie forze meccanicamente sul pagamento del denaro. Lasciatemi vivere progredendo, e voi troverete, anche se più lentamente, che il progresso della mia natura spirituale liquiderà tutti questi debiti senza recare ingiustizia ai più alti diritti. Se un uomo si dedicasse al pagamento dei conti non sarebbe ciò un’ingiustizia? Non ha egli altri debiti dunque che il denaro? E devono tutti i diritti su di lui essere posposti a quelli del padrone di casa o del banchiere?
Non vi sono virtù finali; tutte sono iniziali. Le virtù della società sono i vizi del santo. Il terrore della riforma è la rivelazione che noi dobbiamo abbandonare le nostre virtù e ciò che abbiamo tenuto sempre per virtù nello stesso abisso che ha consumato i nostri vizi più grossolani.
«Perdonate i suoi delitti, perdonate anche le sue virtù, quelle più piccole colpe, ed a metà si converte al giusto».
Quello d’abolire anche le nostre contrizioni è il più alto potere degli impulsi divini. Io accuso me stesso di negligenza e di inutilità giorno per giorno; ma quando queste ondate di Dio sorgono in me, io non calcolo più il tempo perduto. Non calcolo più meschinamente ciò che potrò compiere per mezzo di ciò che mi rimane del mese e dell’anno; perchè quei momenti divini mi conferiscono una specie di omnipresenza ed omnipotenza, che non richiede durata, ma che è conscia che l’energia della mente è commisurata al lavoro da farsi, senza restrizioni di tempo.
«E così, oh filosofo dei circoli», — io sento esclamare da qualche lettore — «sei giunto ad un bel Pirronismo, all’equivalenza ed all’indifferenza di tutte le azioni, e vorresti tentare d’insegnarci chese siamo veritieri, i nostri delitti possono essere pietre viventi con le quali costruiremo il tempio del vero Dio!».
Io non curo di giustificarmi. Io riconosco di essere lieto nel vedere la predominanza del principio della saccarina in tutta la natura vegetale, e di esserlo non meno osservando nella morale quell’irrefrenabile innondazione del principio del bene, in ogni fessura e pertugio che l’egoismo ha lasciato aperto, e più nell’egoismo e nel peccato stesso; così che nessun male è puro, nè l’inferno stesso è senza le sue estreme soddisfazioni. Ma onde non traviare alcuno, mentre posseggo la mia propriatesta e obbedisco ai miei desideri, mi si permetta di ricordare al lettore che io sono solo un esperimentatore. Non ponete il più piccolo valore in ciò che io faccio od il più piccolo discredito in ciò che io non faccio, come se io pretendessi di stabilire la verità o la falsità di cosa alcuna. Io sconvolgo tutte le cose. Nessun fatto è sacro per me; nessuno è profano; io semplicemente sperimento, ricercatore instancabile, senza Passato alle mie spalle.
Eppure questo incessante movimento e progressione di cui tutte le cose partecipano, non potrebbe mai divenirci sensibile, se non per contrasto a qualche principio di fissità o di stabilità dell’anima. Mentre l’eterna generazione dei circoli avanza, l’eterno generatore ristà. Tale vita centrale è qualcosa di superiore alla creazione, di superiore alla conoscenza ed al pensiero, e ne contiene in sè tutti i circoli. Eternamente essa lavora per creare una vita e un pensiero così grandi ed eccellenti come se stessa; ma in vano; perchè ciò che è fatto insegna sul come far meglio.
Così non vi è sonno, non vi è pausa, non vi è conservazione, ma tutte le cose si rinnovano, germinano e fioriscono. Perchè dovremmo noi introdurre dei brandelli e delle reliquie nell’ora nuova? La natura abborre le cose vecchie, e la vecchia età pare la sola malattia; tutte le altre hanno foce in questa. Noi chiamiamo ciò con molti nomi: febbre, intemperanza, pazzia, stupidità, delitto; esse sono tutte forme di vecchiezza; esse sono riposo, conservazione, apparizione, inerzia, ma non novità, non via di progresso. Noi incanutiamo ogni giorno. Io non ne vedo il bisogno. Quando conversiamo con ciò che è al dissopra di noi, noi non invecchiamo ma ritorniamo giovani. L’infanzia, la giovinezza, che aspirano con occhio devoto guardando verso l’alto, non si considerano nulla, e si abbandonano all’insegnamento, che scaturisce da ogni lato.
Ma l’uomo e la donna di settant’anni pretendono di tutto sapere, si innalzano sulle loro proprie speranze, rinunziano all’aspirazione; accettano il presente come necessario, e parlano ai giovani dall’alto. Divengano essi dunque organi dello Spirito Santo, siano essi amanti, contemplino essi la verità; ed i loro occhi alzati, le loro rughe appianate, siano nuovamente inebbriati dalla speranza e dal potere. Questa vecchiaia non dovrebbe accostarsi allo spirito umano. In natura ogni momento è nuovo; il passato è sempre inabissato e dimenticato; il futuro solamente è sacro. Nulla è sicuro se non la vita, la transizione, lo spirito energetico. Nessun amore può essere assicurato da promesse o giuramenti contro un amore più alto. Nessuna verità è così sublime da non poter essere volgare domani, alla luce di nuovi pensieri.
La vita è una serie di sorprese. Noi non indoviniamo oggi il modo, il piacere, il potere di domani, mentre stiamo innalzando il nostro essere. Noi possiamo dire qualche cosa dei più bassi stati, degli atti della consuetudine e del senso; ma i capolavori di Dio, i totali accrescimenti ed i movimenti universali dell’anima sono nascosti; essi sono incalcolabili. Io posso sapere che la verità è divina e che aiuta; ma come essa mi aiuterà non posso indovinare, perchè ilcosì essereè l’unico accesso alcosì sapere. La nuova condizione dell’uomo che avanza, fruisce di tutti i poteri del vecchio stato, eppure essi sono per noi tutti nuovi. Essa porta nel suo seno tutte le energie del passato; eppure è un’esalazione del mattino. Io butto via in questo momento tutta la mia scienza una volta accatastata, come se fosse cosa vuota e vana. Ora, per la prima volta, mi sembra di sapere qualche cosa giustamente. Noi non conosciamo il significato delle più semplici parole fino a che non amiamo e desideriamo.
La differenza fra l’ingegno ed il carattere è pari a quella che esiste fra l’abilità di tenere la vecchia pista calpestata, e il potere e il coraggio di percorrere una nuova strada con una nuova e migliore méta. Il carattere rende il presente dominante, lo fa lieto e determinato, e capace di fortificare tutta la società, facendo osservare ad essa che molte cose, alle quali non si era pensato, sono possibili ed eccellenti. Il carattere offusca l’impressione degli eventi particolari. Quando noi vediamo il conquistatore, non pensiamo a qualcuna delle sue battaglie o delle sue vittorie particolari. Noi vediamo che avevamo esagerato la difficoltà. Ciò era facile per lui. Il grande uomo non è sensibile o impressionabile; gli eventi passano sopra lui senza molta impressione. La gente dice talvolta, «Guardate che cosa ho sorpassato; guardate quanto lieto io sono; guardate come ho trionfato completamente di quei neri eventi». Non perchè essi mi ricordano ancora il nero evento, hanno per questo qualcosa conquistato. È conquista forse l’essere un gaio e decorato sepolcro, o una semi-pazza vedova, ridente istericamente? La vera vittoria consiste nel far svanire e sparire il nero evento; come se esso fosse una nuvola intempestiva d’insignificante risultato in una storia così grande e progredente.
L’unica cosa che cerchiamo con desiderio insaziabile è di dimenticar noi stessi, di perdere la nostra sempiterna memoria, e di fare qualche cosa senza sapere il come od il perchè; in breve, di tracciare un nuovo circolo. Nulla di grande fu mai raggiunto senza entusiasmo. La via della vita è meravigliosa: essa lo è per abbandono. I grandi momenti della storia sono quelli dei facili compimenti per mezzo della forza delle idee, come le opere del genio e della religione. «Un uomo — disse Oliviero Cromwell — non si innalza mai così alto, come quando egli non sa dove va». I sogni el’ubbriachezza; l’uso dell’oppio e dell’alcool, sono la sembianza e la contraffazione di questo genio profetico e da cui viene la loro pericolosa attrazione per gli uomini. Per lo stesso motivo essi richiedono l’aiuto di passioni selvagge, come il giuoco e la guerra, per imitare in qualche modo queste fiamme e generosità del cuore.