UNDECIMO SAGGIOINTELLETTO

UNDECIMO SAGGIOINTELLETTO

Ogni sostanza è negativamente elettrica per quella che le sta sopra nelle tavole chimiche, positivamente per quella che le è di sotto. L’acqua scioglie il legno, il ferro ed il sale; l’aria scioglie l’acqua; il fuoco elettrico scioglie l’aria; ma l’intelletto scioglie il fuoco, la gravità, le leggi, il metodo e le più sottili, indefinibili relazioni di natura, nel suo irresistibile mestruo. L’intelletto giace dietro il genio, che è l’intelletto costruttivo. L’intelletto è il semplice potere anteriore a qualsiasi azione o costruzione. Con gioia io vorrei spiegare a lenti passi una storia naturale dell’intelletto; ma quale uomo è stato fin’ora capace di segnare i passi ed i limiti di questa essenza trasparente? Le prime domande rimangono sempre tali, ed il più saggio dottore è imbarazzato dalla curiosità di un bambino. Come possiamo noi parlare dell’azione della mente sotto qualsiasi aspetto, (come della sua conoscenza, della sua etica, del suo operare e simili), dal momento che essa scioglie la volontà in percezione, la conoscenza in atto? Ciascuna azione si muta in un’altra. La mente sola esiste e la sua visione non è come la visione dell’occhio, ma è unione con le cose conosciute.

L’intelletto e l’intellezione significano, all’orecchio comune, considerazione di verità astratta. La considerazione di tempo e di luogo, di voi e di me, di profitto e di danno, tiranneggia la mente della maggioranzadegli uomini. L’intelletto separa il fatto considerato davoi, da qualsiasi relazione di luogo e di persona, e lo distingue come se esso esistesse per merito proprio. Eraclito considerò le affezioni come nuvole dense e colorate. Nella nebbia delle affezioni buone e cattive è difficile per l’uomo avanzare in linea retta. L’intelletto è vuoto di affezione, ed osserva un oggetto qualsiasi nel modo con cui esso si presenta alla luce della scienza indifferente e libera. L’intelletto va al di là dell’individuo, fluttua sulla sua propria personalità, e lo riguarda come un fatto e non comeIooppuremio. Colui che è immerso in ciò che concerne la persona o il luogo non può studiare il problema dell’esistenza. Questo è ciò che l’intelletto sempre medita. La natura mostra tutte le cose formate e collegate. L’intelletto passa attraverso la forma, valica l’ostacolo, scopre intrinseche somiglianze fra cose lontane, e riduce tutte le cose a pochi principii.

Il fare d’un fatto il soggetto del pensiero è innalzarlo. Tutta quella massa di fenomeni mentali e morali, che noi non facciamo oggetto di pensiero volontario, viene in potere della fortuna; essi costituiscono la condizione della vita giornaliera; essi sono soggetti a mutamento, a timore ed a speranza. Ogni uomo contempla la sua condizione umana con un certo grado di melanconia. Come un bastimento arenato è sbattuto dalle onde, così l’uomo, imprigionato nella vita mortale, giace senza difesa in balìa degli eventi. Ma una verità, separata dall’intelletto, non è più a lungo un soggetto del destino. Noi la osserviamo come un dio innalzato al disopra dell’affanno e del timore. E così qualsiasi fatto nella nostra vita, o qualsiasi ricordo della nostra fantasia o della nostra riflessione, disimpigliato dalla rete della nostra inconsapevolezza, diviene un oggetto impersonale ed immortale. È il passato restaurato, maimbalsamato. Un’arte migliore di quella dell’Egitto l’ha protetto dal timore e dalla corruzione. Esso è prosciolto dall’affanno. — Esso è offerto alla scienza. Ciò che ci è inviato per contemplazione non ci minaccia, ma ci rende degli esseri intellettuali.

Lo sviluppo dell’intelletto è spontaneo in ogni momento. La mente non potrebbe predire il tempo, il mezzo, il modo di tale spontaneità. Dio entra per una porta segreta in ogni individuo. Molto anteriore all’età della riflessione è il pensare della mente. Esso venne insensibilmente dalla oscurità alla meravigliosa luce d’oggi. Sopra di esso regnò sempre una salda legge. Nel periodo dell’infanzia esso ricevette e dispose di tutte le impressioni della circostante creazione in un suo proprio modo. La mente nel fare o nel dire è governata da una legge; essa non ha azione o parola espressa per caso. E questa legge nativa domina la mente dopo che essa è venuta alla riflessione o al pensiero conscio. Nella più agitata, più pedante, più introspettiva vita d’un auto-analizzatore, la più grande parte di essa è per lui incalcolabile, imprevista ed inimmaginabile.

Che cosa sono io? Che cosa ha fatto la mia volontà per rendermi ciò che sono? Nulla! Io sono stato cullato in questo pensiero, in quest’ora, in questa connessione di eventi da un potere e da una mente sublime e la mia destrezza e la mia volontà pur non contrastando non mi hanno aiutato in modo apprezzabile.

La nostra azione spontanea è sempre la migliore. Voi non potete, con la vostra migliore deliberazione o cura, avvicinarvi tanto ad una questione, quanto un vostro spontaneo sguardo vi porterà mentre vi alzate da letto o uscite al mattino dopo aver meditata la cosa, prima del riposo della notte precedente. Il nostro pensare è sempre un devoto atto di ricevere. La spontaneità del nostro pensiero è perciò viziata tanto da una troppoviolenta direzione data dalla nostra volontà, quanto da una troppo grande negligenza. Noi non determiniamo ciò che penseremo. Solamente apriamo i nostri sensi, ci liberiamo, quanto è possibile, d’ogni ostacolo al fatto, e lasciamo che l’intelletto veda. Noi abbiamo un debole controllo sui nostri pensieri. Noi siamo i prigionieri delle idee. Esse ci portano per qualche momento nel loro cielo e così intieramente ci conquidono, che noi non abbiamo pensiero per il domani, ma le guardiamo stupefatti come bambini, senza uno sforzo per impossessarcene. Poco a poco cadiamo fuori di questa estasi, ci ricordiamo dove siamo stati, ciò che abbiamo visto e sinceramente ripetiamo come possiamo, quanto abbiamo contemplato. Fino a quando noi possiamo richiamare questi rapimenti, noi ne portiamo nella incancellabile memoria il risultato, e tutti gli uomini e tutti i secoli lo confermano. Ciò è chiamato Verità. Ma dal momento in cui cessiamo di riferirci ad essa e tentiamo di correggere od inventare, ciò non è più verità.

Se consideriamo quali persone ci hanno stimolato e giovato, noi noteremo la superiorità del principio spontaneo od intuitivo su quello aritmetico o logico. Il primo sempre contiene il secondo, ma virtuale e latente. Noi richiediamo in ogni uomo una lunga logica; non possiamo perdonare l’assenza di essa, ma di essa non si deve parlare. La logica è il procedimento o lo svolgimento proporzionato dell’intuizione; ma la sua virtù è come un metodo silenzioso; se essa volesse apparire come una proposizione ed avere un valore separato, perderebbe ogni valore.

Nella mente di ogni uomo, rimangono senza sforzo impresse imagini, fatti o parole, che altri dimenticano, e che in seguito gli rivelano leggi importanti. Tutto il nostro progresso è sviluppo, come lo è la gemma vegetale. Prima voi avete un istinto, poi un’opinione,poi una conoscenza, come la pianta ha prima la radice, poi il germoglio e poi il frutto. Confidatevi all’istinto fino alla fine, anche se non potete rendervi ragione di esso. È vano lo stimolarlo; confidando nell’istinto fino alla fine, esso maturerà nella verità e voi saprete perchè credete.

Ogni mente ha il suo proprio metodo. Un uomo vero, un uomo sincero non impara mai secondo le leggi d’una comunità. Ciò che voi avete raccolto in un modo naturale, vi sorprende e vi colma di gioia quando si palesa; perciò noi non possiamo vigilare sui segreti l’uno dell’altro. E da ciò le differenze fra gli uomini per le loro doti naturali sono insignificanti, in paragone della loro ricchezza comune. Credete voi che il portinaio ed il cuoco non abbiano degli aneddoti, delle esperienze, delle meraviglie per voi? Ognuno sa tanto quanto il saggio. I baluardi delle menti rudi sono tutti coperti d’iscrizioni, che sono fatti e pensieri. Gli uomini un giorno porteranno una lanterna e leggeranno le iscrizioni. Ogni uomo, a seconda del suo spirito e della sua cultura, trova la sua curiosità infiammata verso i modi di vita e di pensiero di altri uomini, e specialmente di quelle classi di uomini, le cui menti non sono state soggiogate dalle discipline dell’educazione scolastica.

Quest’azione istintiva non viene mai meno in una mente equilibrata; ma diviene più ricca e più frequente nelle sue conoscenze attraverso tutti gli stati della coltura. Al fine viene l’êra della riflessione, quando noi non solo osserviamo, ma ci prendiamo cura di osservare; quando con deliberato proposito ci arrestiamo per considerare una verità astratta; quando teniamo aperti gli occhi della mente, mentre conversiamo, mentre leggiamo, mentre facciamo, intenti ad imparare la segreta legge di alcune classi di fatti.

Quale è il più difficile compito nel mondo? Pensare. Io vorrei pormi nell’atteggiamento di guardare negli occhi una verità astratta, e non posso. Io titubo e mi agito da questa parte e da quella. Mi sembra di sapere che cosa volle dire colui che disse: Nessun uomo può guardare Iddio faccia a faccia e vivere. Per esempio un uomo studia le basi del governo civile: volga pure egli la sua mente senza interruzione, senza riposo, in una sola direzione. La sua attenzione per lungo tempo a nulla gli serve. Pure, dei pensieri sorgono innanzi a lui. Noi intravediamo, noi vagamente presentiamo la verità. Noi diciamo: vado fuori e la verità prenderà forma e chiarezza per me. Usciamo, ma non la troviamo. Allora pare a noi di abbisognare del silenzio e del raccoglimento della biblioteca per afferrare il pensiero. Noi entriamo, ma siamo così lontani da esso, come lo eravamo in principio. Ma ecco, d’un tratto, senza esser annunziata, la verità appare. Una certa luce vagante appare, ed è la distinzione, il principio che noi cercavamo. Ma l’oracolo giunge perchè noi avevamo antecedentemente posto assedio all’ara. La legge dell’intelletto sembra che assomigli a quella legge naturale per la quale noi inspiriamo ed espiriamo; per la quale il cuore attrae e respinge il sangue — vale a dire la legge dell’ondulazione. Così ora voi dovete lavorare con il vostro cervello, ora dovete arrestare la vostra attività, e vedere che cosa la grande Anima insegni.

Le nostre intellezioni sono sopratutto prospettiche. L’immortalità dell’uomo è così legittimamente predicata dalle intellezioni come dalle volizioni morali. Ogni intellezione è specialmente prospettica. Il suo valore istante è la sua minor parte. Osservate ciò che vi diletta in Plutarco, in Shakespeare, in Cervantes. Ogni verità che lo scrittore acquista è una lanterna, che egli volge in pieno su quei fatti e pensieri, che giacciono di giànella sua mente, e mirate! tutte le inezie e le anticaglie che hanno pavimentata la sua soffitta, divengono preziose. Ogni fatto triviale nella sua biografia privata diventa un’illustrazione di questo nuovo principio, s’inchina di nuovo al giorno, ed allieta tutti gli uomini con la sua arguzia e la sua nuova bellezza. Gli uomini dicono: dove ottenne egli questo? e credono vi sia qualchecosa di divino nella sua vita. Ma non è così: gli uomini hanno migliaia di fatti, altrettanto buoni, se essi volessero solo procurarsi una lampada per ricercarli nelle loro soffitte.

Noi tutti siamo saggi. La differenza tra le persone non sta nella saggezza, ma nell’arte. Io conobbi, in un circolo accademico, una persona che sempre si rivolgeva a me, perchè, vedendo il mio capriccio per lo scrivere, s’immaginava che la mia esperienza avesse qualchecosa di superiore; mentre io ben m’accorgevo che la sua esperienza era buona quanto la mia. Date la sua esperienza a me, ed io ne farò lo stesso uso. Egli seguiva il vecchio; egli segue il nuovo; io avevo l’abitudine di riunire il vecchio e il nuovo che egli non usava esercitare. Questo può sostenersi con grandi esempi. Forse se incontrassimo Shakespeare, noi non saremmo consci di alcuna grande inferiorità; no: ma di grande uguaglianza; solo che egli possedeva una straordinaria abilità d’usare, di classificare i suoi fatti, abilità della quale noi manchiamo. Però, nonostante la nostra totale incapacità di produrre qualche cosa simile all’Amleto o all’Otello, vedete l’accoglienza che trovano in noi quello spirito, quell’immensa conoscenza della vita, quella fluida eloquenza.

Se raccogliete delle mele alla luce del sole o raccogliete del fieno o ammucchiate del frumento, e poi vi ritirate in casa e chiudete i vostri occhi, e li comprimete con le mani, vedrete le mele appese nella lucebrillante con i loro ramoscelli e le loro foglie, o il fieno ammucchiato, o le spiche di frumento; e ciò per cinque o sei ore dopo. Le impressioni s’adagiano nell’organo ritentivo, ancorchè voi non lo sappiate. Così giacciono le serie complete delle imagini naturali, con le quali la vostra vita a vostra insaputa vi ha messo in rapporto per mezzo della memoria; un brivido di passione illumina come un lampo la loro camera oscura, ed il potere attivo prende istantaneamente l’imagine adatta come espressione del suo pensiero istante.

Molto tempo passa prima di scoprire quanto ricchi noi siamo. La nostra storia, noi pensiamo, è completamente sbiadita; nulla abbiamo da scrivere, nulla dà concludere. Ma i nostri anni più saggi rievocano ancora i ricordi disprezzati della nostra infanzia, e noi sempre ancora peschiamo qualche cosa di meraviglioso in quel lago; finchè, poco a poco, incominciamo a sospettare che la biografia della sola folle persona che conosciamo sia in realtà nulla di meno che la parafrasi in miniatura dei cento volumi della Storia Universale.

Nell’intelletto costruttivo, che designiamo popolarmente con la parola Genio, noi osserviamo lo stesso equilibrio di due elementi, come nell’intelletto ricettivo. L’intelletto costruttivo produce pensieri, sentenze, poemi, piani, disegni, sistemi. Esso è la generazione della mente, il connubio del pensiero con la natura. Al genio devono sempre accoppiarsi due doti, il pensiero e la divulgazione di esso. Il primo è rivelazione, sempre miracolo che nè la frequenza del caso, nè lo studio incessante può mai render familiare, ma che deve sempre lasciar l’indagatore stupito e meravigliato. Esso è l’avvento della verità nel mondo; è una forma di pensiero che, per la prima volta, s’apre nell’universo; un figlio della vecchia anima eterna; un brano di genuina ed incommensurabile grandezza. Per quel momento, pare ch’esso eredititutto ciò che esistette, e che detti a ciò che non nacque ancora. Questa rivelazione, questo miracolo interessa ogni pensiero dell’uomo, e s’appresta a rendere possibile ogni istituzione. Ma per esser utile, essa abbisogna di un’arte, di un veicolo, con cui esser trasportata fra gli uomini. Per essere comunicabile, essa deve divenire pittura od oggetto sensibile. Noi dobbiamo imparare il linguaggio dei fatti. Le più sublimi ispirazioni muoiono con il loro soggetto, se l’uomo non ha mani per dipingerle ai sensi. Il raggio di luce passa invisibile attraverso lo spazio, e solo quando cade sopra un oggetto diviene visibile. Quando l’energia spirituale è diretta sopra qualche cosa di esterno, allora c’è un pensiero. La relazione fra esso e voi fa diventare voi ed il vostro valore visibili a me. Il florido genio inventivo del pittore è nascosto e disperso quando manca la potenza del disegno; e nelle nostre ore felici noi saremmo dei poeti inesauribili, se potessimo rompere solo una volta il silenzio in rime adeguate. Come tutti gli uomini hanno qualche accesso alla verità primitiva, così tutti hanno nel loro cervello qualche arte o qualche potere di comunicabilità; ma solo nell’artista questo potere discende dal cervello alla sua mano. Vi è rispetto a questa facoltà una disparità le cui leggi noi non conosciamo ancora, fra due uomini e fra due momenti dello stesso uomo. Nelle ore comuni noi abbiamo gli stessi fatti che in quelle non comuni od ispirate; ma essi non figurano come loro ritratti; essi non sono staccati, ma giacciono come in una rete. Il pensiero del genio è spontaneo; ma il potere della pittura o dell’espressione, nella più ricca e prodiga natura implica una mescolanza di volontà, un certo controllo sugli stati spontanei, senza il quale nessuna produzione è possibile. Esso è una conversione di tutta la natura nella rettorica del pensiero, sotto gli occhi delgiudizio, con uno strenuo esercizio della scelta. Eppure anche il vocabolario immaginativo sembra essere spontaneo. Esso non sorge dall’esperienza solamente o principalmente, ma da una sorgente più ricca. Le grandi opere del pittore non sono prodotte da alcuna conscia imitazione di particolari forme, ma dal procedere della sua mente alla sorgente principale di tutte le forme. Chi è il primo maestro di disegno? Senza insegnamenti noi conosciamo molto bene l’ideale della forma umana. Un bambino distingue se una gamba od un braccio sono storti in una pittura, se la posa è naturale o grandiosa o volgare, sebbene egli non abbia mai ricevuto alcun ammaestramento nel disegno, od udita alcuna conversazione su questo soggetto, nè possa egli stesso disegnare correttamente un viso. Una buona forma colpisce piacevolmente tutti gli sguardi, molto prima che essi posseggano alcuna nozione a questo riguardo; ed un bel viso fa palpitare venti cuori, prima di qualsiasi considerazione intorno alle proporzioni meccaniche delle membra e del capo. È possibile che noi si debba ai sogni qualche luce sulla sorgente di questa abilità; poichè così tosto come abbandoniamo la nostra volontà, e lasciamo seguire lo stato incosciente, vedete quali meravigliosi disegnatori noi siamo; noi rallegriamo noi stessi con meravigliose forme di uomini, di donne, di animali, di giardini, di boschi e di mostri; ed il mistico pennello, con il quale allora disegniamo, non pecca d’inabilità od inesperienza, non ha alcuna debolezza o povertà; esso può ben disegnare ed aggruppare; la sua composizione è ricca d’arte, i suoi colori sono ben messi, e la tela intera, che esso dipinge, è simile alla vita, e atta a toccarci con terrore, con tenerezza, con desiderio o con dolore. Nè le copie che l’artista trae dall’esperienza sono semplici copie, ma esse sono sempre ritoccate ed intenerite dai colori che vengono da questa proprietà ideale.

Le condizioni essenziali per una mente costruttiva non appaiono spesso così ben combinate da rendere una buona frase o un buon verso freschi e memorabili per lungo tempo. Pure, quando noi scriviamo con facilità, ed usciamo all’aria libera del pensiero, ci pare certo che nulla è più facile che continuare a volontà in questa comunicazione. Per ogni dove, il regno del pensiero non ha limiti, ma la Musa ci fa liberi nella sua città. Bene, il mondo ha un milione di scrittori. Si penserebbe dunque che il buon pensiero debba essere familiare come l’aria e l’acqua, e che i doni di ogni ora nuova debbano escludere quelli dell’ora trascorsa. Pure noi possiamo enumerare i nostri libri nuovi; più ancora, io ricordo qualche bel verso degli ultimi vent’anni. È vero che l’intelletto che giudica è sempre molto più avanti dell’intelletto che crea; così che vi sono molti competenti giudici del libro migliore e pochi scrittori di ottimi libri. Ma alcune condizioni della costruzione intellettuale s’incontrano di rado. L’intelletto è un intero e richiede integrità in ogni opera. Questa è ugualmente contrastata dalla devozione di un uomo ad un solo pensiero, e dalla sua ambizione di raggrupparne troppi.

La verità è nostro elemento di vita, eppure se un uomo concede la sua attenzione ad un solo aspetto della verità, e si dedica a quello solo, per un lungo tempo, la verità s’altera e diviene falsità; in ciò simile all’aria, nostro elemento naturale e respiro dei nostri polmoni, che diretta come corrente sul nostro corpo per un dato tempo, causerà raffreddori, febbre e perfino la morte. Vedete come diviene insopportabile il grammatico, il frenologo, il fanatico politico o religioso, o qualsiasi altro mortale, il cui equilibrio è perduto per l’esagerazione di un solo argomento! Ciò è pazzia incipiente. Ogni pensiero è anche una prigione, lo non posso vedere ciò che voivedete, perchè sono preso da un fortissimo vento, e trasportato così lontano verso una data direzione, che non posso vedere il cerchio del vostro orizzonte.

È meglio forse che lo studente per evitare questo danno e per aver maggior lunghezza di veduta, tenda a fare della storia, della scienza, della filosofia un tutto meccanico per mezzo di un’addizione numerica di tutti i fatti che cadono nel cerchio della sua visione? Il mondo rifugge dall’essere analizzato mediante l’addizione e la sottrazione. Quando noi siamo giovani, spendiamo molto tempo e fatica nel riempire i nostri taccuini con tutte le definizioni della Religione, dell’Amore, della Poesia, della Politica, dell’Arte, con la speranza che nel corso di pochi anni noi avremo condensato nella nostra enciclopedia il valore netto di tutte le teorie, alle quali il mondo è fin’ora giunto; ma coll’andar degli anni le nostre tavole non si completano ed alfine scopriamo che la nostra curva è una parabola, i cui archi non si incontreranno mai.

L’integrità dell’intelletto è trasmessa alle sue opere nè per distacco, nè per aggregazione, bensì con una vigilanza che dà all’intelletto tutta la sua grandezza e la condizione migliore per operare in ogni momento. Esso deve avere la stessa integrità che ha la natura. Sebbene nessuna accuratezza può ricostruire l’universo in un modello, mediante il migliore aggruppamento e disposizione di dettagli, pure il mondo riappare in miniatura ad ogni evento, così che tutte le leggi della natura possono essere lette nel più piccolo fatto. L’intelletto deve avere la stessa perfezione nelle sue acquisizioni che nelle sue opere. Per questa ragione indice del profitto intellettuale è la percezione dell’identità. Noi parliamo con delle persone compite che appaiono essere estranee alla natura. La nuvola, l’albero, il prato, l’uccello, non sono cose loro, non hanno nulla di loro; il mondo è solo la loro abitazione e la loro tavola. Ma il poeta, i cuiversi devono essere perfetti, è tale che la Natura non può ingannare, qualsiasi strana maschera possa porsi sul viso. Egli sente una stretta consanguineità con la natura e scopre maggior identità che varietà in tutti i suoi mutamenti. Noi siamo punti dal desiderio di un nuovo pensiero, ma quando riceviamo un nuovo pensiero, esso non è che un pensiero vecchio con un viso nuovo; e sebbene ce ne impossessiamo, istantaneamente noi ne desideriamo un altro; cosicchè noi realmente non ci siamo arricchiti. Poichè la verità era in noi prima che fosse riflessa su noi da oggetti naturali; ed il profondo genio darà rassomiglianza a tutte le creature in ogni produzione del suo spirito.

Ma se i poteri costruttivi sono rari, e se solo a pochi uomini è dato d’essere poeti, pure ogni uomo è il ricevitore di questo discendente Spirito Santo e ben può studiare le leggi del suo influsso. La legge del dovere intellettuale è esattamente parallela alla legge del dovere morale. Un’abnegazione di se stesso non meno austera di quella di un Santo viene chiesta allo studioso. Egli deve adorare la verità e tralasciare per essa tutte le cose, e scegliere le sconfitte e i dolori, affinchè il suo tesoro di pensiero ne venga con ciò aumentato.

Dio offre ad ogni mente la scelta fra la verità ed il riposo. Scegliete quale volete — ma ambedue non li potrete mai avere. Fra essi l’uomo oscilla come un pendolo. Colui, nel quale l’amore del riposo predomina, accetterà il primo credo, la prima filosofia, il primo partito politico che egli incontra — e con tutta probabilità quello di suo padre. Egli ottiene il riposo, l’agio, la riputazione; ma egli chiude la porta alla verità. Colui, nel quale predomina l’amore della verità, si terrà libero da tutte le catene e navigherà. Egli si asterrà dal dogmatismo, e riconoscerà tutte le negazioni opposte, fra le quali, come fra dei muri, il suo essereè agitato. Egli si sottomette agli inconvenienti dell’incertezza e dell’opinione imperfetta; ma egli è un candidato della verità come l’altro non lo è, e rispetta la più alta legge del suo essere.

Egli deve misurare con le proprie scarpe la circonferenza della verde terra per trovare l’uomo che possa dargli la verità. Egli allora saprà che vi è qualcosa di più santo e di più grande nell’udire che nel parlare. Beato è colui che ascolta; infelice colui che parla! Fino a quando io ascolto la verità, sono inondato da un bell’elemento, e non sono conscio di alcun limite della mia natura. Le acque del grande oceano entrano ed escono dall’anima mia. Ma se parlo, io definisco, circoscrivo, e mi sminuisco. Quando Socrate parla, Liside e Menesseno non sono afflitti dalla vergogna di non parlare. Essi pure sono buoni. Egli altresì attende ad essi, e li ama mentre parla. Perchè un uomo vero e naturale contiene ed è la stessa verità espressa da un uomo eloquente; ma nell’uomo eloquente, poichè può dirla, essa pare qualche cosa di meno, ed egli si volge verso questi silenziosi con maggiore inclinazione e rispetto. L’antico proverbio diceva: Siamo silenziosi; perchè silenziosi sono gli dèi. Il silenzio è un solvente, che distrugge la personalità, e ci concede di essere grandi ed universali. Il progresso di ogni uomo si svolge attraverso ad una successione di maestri, ognuno dei quali pare possegga volta a volta un’influenza superlativa, ma che cede alfine il suo posto ad un’altra nuova. Accetti egli tutto francamente. Gesù dice: lasciate padre, madre, case e terre e seguitemi. Colui che lascia tutto, più riceve. Questo è vero tanto intellettualmente quanto moralmente. Ogni mente nuova alla quale ci avviciniamo, sembra chiederci l’abdicazione di tutti i nostri possessi passati e presenti. Una nuova dottrina, pare dapprima una sovversione di tutte le nostre opinioni,i nostri gusti e i nostri modi di vita. Tali sembrarono Swedenborg, Kant, Coleridge, Cousin a molti giovani di questo paese. Prendete cordialmente e con riconoscenza tutto ciò che essi possono dare. Esauriteli, lottate con essi, non lasciateli andare finchè non abbiate ottenuta la loro benedizione, e dopo poco tempo, lo sconforto sarà dominato, l’eccesso di dominio sconfitto, ed essi non saranno più a lungo una meteora allarmante, ma una fulgida stella di più, brillante serenamente nel vostro cielo, e mescolante la sua luce con tutto il vostro giorno.

Ma mentre egli si dà senza restrizione a ciò che lo attira, perchè ciò è suo proprio, egli deve rifiutarsi a ciò che non lo attira, qualsiasi fama ed autorità ciò possa avere, perchè non è suo proprio. L’intera fiducia in se stesso appartiene all’intelletto. Un’anima è il contrappeso di tutte le anime, come una colonna capillare d’acqua è una bilancia del mare. Essa deve trattare cose e libri, e genii sovrani, come se stessa pure sovrana. Se Eschilo è realmente l’uomo che si crede, egli non ha ancora compiuto il suo ufficio, educando i saggi d’Europa per mille anni. Egli deve provare anche a me d’essere un maestro di diletto. Se egli non può fare ciò, tutta la sua fama presso di me sarà nulla. Io sarei un folle a non sacrificare mille Eschili alla mia integrità intellettuale. In primo luogo siate sullo stesso terreno in fatto di verità astratta, scienza della mente. Bacone, Spinoza, Hume, Schelling, Kant o chiunque vi proponga una filosofia della mente, è solo un traduttore più o meno destro di cose della vostra coscienza, che anche voi avete il vostro modo di vedere e probabilmente anche di nominare. Dite, allora, invece di meditare troppo timidamente sul suo senso oscuro, che egli non è riuscito a rendervi la vostra coscienza. Egli non riuscì, provi un altro. Se Platone non può, forse Spinoza potrà.Se Spinoza non può, lo può forse Kant. Ad ogni modo, quando finalmente la cosa è compiuta, troverete che quello che lo scrittore vi dà indietro, non è uno stato recondito, ma semplice, naturale, comune.

Ma poniamo fine a questa didattica. Io non parlerò, benchè il soggetto mi provochi, della questione aperta fra Verità e Amore. Io non presumerò di poter intervenire nella vecchia politica dei cieli: «Il Cherubino sa di più, il Serafino ama di più». Gli dèi comporranno le loro proprie querele. Ma io non posso proclamare pur così maldestramente le leggi dell’intelletto, senza ricordare quella alta ed appartata classe di uomini, che sono stati i suoi profeti ed oracoli, l’alto sacerdozio della ragione pura, iTrismegisti, i commentatori dei principii del pensiero, di età in età. Quando, a lunghi intervalli, noi sfogliamo le loro pagine astruse, immensa appare la calma e la dignità di questi pochi, di questi grandi signori dello spirito, che hanno camminato nel mondo, — questi della vecchia religione — dimoranti in un’adorazione, che fa apparire le santità del Cristianesimo comeparvenuese plebee: perchè la «persuasione è nell’anima, ma la necessità è nell’intelletto». Questo gruppo di grandi, Hermes, Heraclito, Empedocle, Platone, Plotino, Olympiodoro, Proclo, Synesio e gli altri hanno qualcosa di così vasto nella loro logica, di così primario nel loro pensiero, che tutto ciò sembra anteriore a tutte le distinzioni ordinarie di retorica e letteratura, e sembra essere allo stesso tempo poesia, musica, danza, astronomia e matematica. Io sono presente alla seminagione del seme del mondo. Con una geometria di raggi di sole, l’anima pone le fondamenta della natura. La verità e la grandiosità del loro pensiero è provata dallo scopo di esso e dalla sua applicabilità, poichè esso domina le complete e varie specie di cose a favore della sua illustrazione. Ma ciò che segna la loro elevatezza, edha perfino un comico aspetto per noi, è l’innocente serenità con cui questi Giovi infantili seggono sulle loro nuvole, e di età in età chiacchierano l’uno con l’altro e giammai con i contemporanei. Sicuri che il loro discorso è intelligibile ed è la cosa più naturale al mondo essi aggiungono tesi su tesi, senza curarsi, per un solo momento, della stupefazione universale della sottostante razza umana, che non capisce i loro più semplici argomenti; nè essi mai transigono tanto da inserire una sentenza popolare ed esplicativa; nè dimostrano il più piccolo dispiacere o petulanza di fronte all’ottusità del loro attonito uditorio. Gli angeli sono così innamorati del linguaggio che si parla in cielo, che essi non si torceranno le labbra con i dialetti sibilanti ed anti-musicali degli uomini, ma parlano il loro proprio dialetto, vi sia o non vi sia chi lo comprenda.


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