NONO SAGGIOLA SUPER-ANIMA

NONO SAGGIOLA SUPER-ANIMA

«Ma le anime che della sua buona vita partecipano, egli ama come la sua propria; care come il suo occhio esse sono a lui: egli mal le abbandonerà. Quando esse morranno, Dio stesso morirà; esse vivono, esse vivono nella benedetta eternità».Henry More.

«Ma le anime che della sua buona vita partecipano, egli ama come la sua propria; care come il suo occhio esse sono a lui: egli mal le abbandonerà. Quando esse morranno, Dio stesso morirà; esse vivono, esse vivono nella benedetta eternità».

Henry More.

V’è una differenza fra l’una e l’altra ora della vita, per il loro valore ed i loro effetti. La nostra fede viene di tratto in tratto; il nostro vizio è costante. Pure vi è una profondità in questi brevi momenti, che ci spinge ad ascrivere maggior realtà ad essi che a qualsiasi altra cosa sperimentata. Per questa ragione l’argomento che si fa innanzi per imporre il silenzio a coloro che concepiscono speranze straordinarie per l’uomo, vale a dire, l’appello all’esperienza, è debole e vano. Una più potente speranza abolisce la disperazione. Noi abbandoniamo il passato a colui che ci muove delle obbiezioni, e continuiamo a sperare. Egli deve spiegare questa speranza. — Noi ammettiamo che la vita umana è vile; ma come scoprimmo che essa è vile? Quale è la base di questo nostro disagio, di questo nostro malcontento? Che cosa è il senso universale del bisogno e dell’ignoranza, se non un cenno delicato per mezzo di cui la grande anima muove il suo immenso reclamo?Perchè gli uomini sentono che la Storia naturale dell’uomo non fu mai scritta, che tralascia sempre ciò che voi avete detto di lui, che invecchia, e che i libri di metafisica sono privi di valore? La filosofia di seimila anni non ha indagato nei recessi e nei depositi dell’anima. Nelle sue esperienze rimase sempre, in ultima analisi, un residuo che non potè risolvere. L’uomo è un corso d’acqua, la cui sorgente è nascosta. Il nostro essere discende sempre, non sappiamo donde. Il più esatto calcolatore non ha la prescienza che qualcosa d’incalcolabile possa nell’attimo seguente distruggere i suoi calcoli. Io sono costretto ogni momento a riconoscere agli eventi un’origine più alta che la volontà che chiamo mia.

Come per gli eventi, così è anche per i pensieri.

Quando io osservo quel fiume scorrente, che, venendo da regioni che io non vedo, versa per un momento le sue acque in me, io sento d’essere uno che riceve; sento di essere non una causa, ma uno spettatore sorpreso di quest’acqua eterna: io sento che desidero ed attendo, e mi pongo nell’attitudine del ricevere, ma pure sento che tali visioni vengono da un’energia a me estranea.

La Suprema Critica degli errori del passato e del presente e il solo annunziatore di ciò che deve essere, è quella grande natura, nella quale ci riposiamo, come si riposa la terra nelle molli braccia dell’atmosfera; quell’unità, quellasuperanima, dentro la quale l’essere particolare di ogni uomo è contenuto e fatto uno solo con tutti gli altri; quel cuore comune, di cui ogni sincero discorso è adorazione, per il quale ogni azione giusta è sottomissione; quella realtà onnipossente, che svela i nostri inganni e le nostre disposizioni mentali; che obbliga ciascuno a passare per ciò che realmente è, ed a parlare in corrispondenza al suo carattere enon alla sua lingua; che sempre più tende a passare nel nostro pensiero e nelle nostre mani, e divenire saggezza, virtù, potere e bellezza. Noi viviamo grado a grado e separatamente, in parti e particelle. Frattanto nell’interno dell’uomo vi è l’anima deltutto, il saggio silenzio e la bellezza universale, a cui ogni parte ed atomo sono ugualmente riferiti; infine l’eternoUno. E questa immensa potenza nella quale viviamo, e la cui beatitudine è accessibile a noi, non è solo sufficiente a se stessa e perfetta in ogni ora, ma in essa l’atto di vedere e la cosa veduta, lo spettatore e lo spettacolo, il soggetto e l’oggetto sonouno. Noi vediamo il mondo parte per parte, come il sole, la luna, l’animale, l’albero; ma il tutto, di cui queste sono le parti brillanti, è l’Anima. È soltanto con la luce di tale Sapienza che può essere letto l’oroscopo delle età, ed è soltanto con il ritornare ai nostri pensieri migliori, con l’arrenderci allo spirito di profezia, innato in ogni uomo, che noi possiamo sapere che cosa essa dica. Le parole d’ogni uomo, che parla vivendo una tal vita, devono suonare vuote a quelli che per parte loro non abitano nello stesso pensiero. Perciò io non oso parlare. Le mie parole non portano con sè il loro augusto senso; esse cadono impotenti e fredde. Se fossero inspirate da quella saggezza, guardate! esse sarebbero liriche e dolci ed universali come l’innalzarsi del vento. Pure io desidero, anche con parole profane se non posso usare quelle sacre, indicare l’empireo di questa divinità, e riferire quali ammonimenti ho raccolto dalla trascendente semplicità ed energia della più Alta Legge.

Se noi consideriamo che cosa succede nella conversazione, nel rimorso, nelle ore di passione, nelle sorprese, nella formazione dei sogni, dove spesso ci vediamo trasvestiti — (gli strani trasvestimenti magnificano ed innalzano solo un elemento reale, imponendolo allanostra attenzione) noi troveremo molti indizi che s’amplieranno e ci illumineranno nella conoscenza dei segreti della natura. Tutto tende a dimostrare che l’anima dell’uomo non è un organo, ma vita e moto per tutti gli organi; non è una funzione, come il potere della memoria, del calcolo, della comparazione, ma usa di queste funzioni come di mani e di piedi; non è una facoltà, ma una luce, non è l’intelletto o la volontà, ma quella che regge l’intelletto e la volontà; è il fondo del nostro essere, sul quale tutto giace; un’immensità infine non posseduta e che non può essere posseduta. Una luce brilla attraverso di noi sulle cose, e ci insegna che noi siamo nulla, ma che la luce è tutto. Un uomo è la facciata di un tempio, in cui abita tutta la sapienza e tutto il bene. Ciò che noi comunemente chiamiamo «uomo», l’uomo che mangia, che beve, che pianta, che canta, non si presenta come noi lo conosciamo, ma dà una cattiva immagine di sè. Noi non lo rispettiamo, ma se egli lasciasse apparire l’anima attraverso la sua azione, l’anima di cui è l’organo, ci farebbe cadere in ginocchio. Quando essa respira attraverso il suo intelletto, allora è genio; quando respira attraverso la sua volontà, è virtù; quando irrompe attraverso le sue affezioni, è amore. E la cecità dell’intelletto e la debolezza della volontà incominciano quando l’intelletto e l’individuo voglian avere un loro proprio valore. Ogni riforma tende a permettere all’anima di aprire le sue vie attraverso di noi; in altre parole ad indurci all’obbedienza.

Ogni uomo è talora sensibile a questa purissima spirituale natura. Il linguaggio non può dipingerla con i suoi colori; essa è troppo fine. Essa è indefinibile, incommensurabile, ma noi sappiamo che essa ci pervade e ci contiene. Noi sappiamo che tutto l’essere spirituale è contenuto nell’uomo. Un saggio ed anticoproverbio dice «Dio viene a vederci senza campana» cioè, come non vi è una linea di separazione fra la nostra testa ed il cielo infinito, così nell’anima non vi è punto dove l’uomo, cioè l’effetto, cessa, e Dio, cioè la causa, incomincia. I confini sono tolti. Noi siamo aperti alle profondità della natura spirituale, ed agli attributi di Dio. Vediamo e conosciamo la Giustizia, l’Amore, la Libertà, il Potere. Nessun uomo possedette mai queste nature, ma esse si librano al disopra di noi, e specialmente quando i nostri interessi ci spingono a ferirle.

La sovranità della super-anima si rivela nella sua indipendenza da quelle limitazioni che ci circoscrivono da ogni parte. L’anima circoscrive ogni cosa. Come ho detto, essa contraddice ogni esperienza e nello stesso modo abolisce il tempo e lo spazio. Il dominio dei sensi ha dominato nella maggior parte degli uomini la mente a tal grado, che le mura del tempo e dello spazio sono giunte ad apparire così reali ed insormontabili, che il parlare con leggerezza di questi baluardi è divenuto, nel mondo, segno di pazzia. Eppure il tempo e lo spazio non sono che misure inverse della forza dell’anima. Un uomo è capace di abolirli. Lo spirito scherza con il tempo.

«Può raccogliere l’eternità in un’ora,O prolungare un’ora in un’eternità.»

«Può raccogliere l’eternità in un’ora,O prolungare un’ora in un’eternità.»

«Può raccogliere l’eternità in un’ora,

O prolungare un’ora in un’eternità.»

Spesso siamo condotti a sentire che vi è un’altra gioventù ed un’altra età oltre quelle che sono misurate dal nostro naturale anno di nascita. Alcuni pensieri ci trovano sempre giovani e ci mantengono tali. Un tale pensiero è ad esempio l’amore dell’universale ed eterna bellezza. Ogni uomo si parte da tale contemplazione con il sentimento che ciò appartenga piuttosto alle età che alla vita mortale. La più piccola attività dei poteri intellettuali ci redime in un certo grado dalle tirannie del tempo. Nella malattia, nel dolore, dateci un branodi poesia od una profonda sentenza, e noi ci sentiamo sollevati; presentateci un volume di Platone o di Shakespeare, o ricordateci il loro nome, ed instantaneamente noi incliniamo ad un sentimento di longevità.

Vedete come il profondo, divino pensiero demolisce i secoli ed i millenni, e si fa presente attraverso tutte le età. L’ammaestramento di Cristo è meno efficace ora di ciò che fosse quando per la prima volta la sua bocca lo pronunziò? L’impressione scultoria di fatti e di persone sulla mia anima ha nulla a che fare col tempo. E così sempre, la scala dell’anima è una e quella dei sensi e dell’intelligenza è un’altra. Davanti alle rivelazioni dell’anima, il Tempo, lo Spazio e la Natura si ritraggono. Nel discorso comune, noi riferiamo tutte le cose al tempo, come abitualmente riferiamo le stelle sparse ad una sfera concava. E così diciamo che il Giudizio è lontano o vicino; che il Millennio s’avanza; che il giorno di certe riforme politiche morali o sociali è prossimo, e simili; quando noi vogliamo significare che, nella natura delle cose, uno dei fatti che noi contempliamo è esterno e fuggitivo, e l’altro è permanente e connaturato con l’anima. Le cose che noi stimiamo prestabilite, si staccheranno una per una come frutti maturi, dalla nostra esperienza e cadranno. Il vento le sospingerà chissà dove. I paesaggi, le figure, Boston, Londra, sono dei fatti così fuggitivi come qualsiasi istituzione passata o qualsiasi velo di nebbia o di fumo: e così è la società, e così è il mondo. L’anima guarda fermamente innanzi, creando un mondo davanti ad essa, lasciando dei mondi dietro di sè. Essa non ha date, non ha riti, non ha persone, non ha preferenze, non ha uomini. L’anima conosce solamente l’anima; tutte le altre cose non sono che oziosi veli per la sua veste.

L’importanza del suo progresso deve computarsi secondo la sua propria legge e non secondo l’aritmetica.I progressi dell’anima non sono fatti a gradi, che potrebbero rappresentarsi con il movimento di una linea retta; ma piuttosto a progressivi sviluppi, che potrebbero rappresentarsi con la metamorfosi — dall’uovo al verme, dal verme alla mosca. Le progressioni del genio sono di un certo carattere universale che non solleva l’individuo eletto prima al disopra di Giovanni, poi d’Adamo, e poi di Riccardo, e dà a ciascuno il dolore di un’inferiorità manifesta; ma per mezzo d’ogni laborioso progresso l’uomo si espande dove egli lavora, passando ad ogni impulso sopra classi e popolazioni di uomini. Ad ogni divino impulso lo spirito rompe la sottile corteccia del visibile e del finito, e sguscia nell’eternità, ne inspira ed espira l’aria. Esso conversa con le verità che sono sempre state dette nel mondo, e si fa conscio di una più intima simpatia con Zenone ed Ariano che con persone della sua casa.

Questa è la legge dell’acquisizione morale e mentale. I semplici si innalzano, come per leggerezza specifica, non ad una particolare virtù, ma nella regione di tutte le virtù. Essi vivono nello spirito che tutti li contiene. L’anima è superiore a tutte le peculiarità dei nostri pregi morali. L’anima richiede purezza, ma non quella tal nostra purezza; richiede giustizia, ma non quella tal nostra giustizia; richiede beneficenza, ma essa è qualche cosa di meglio; cosicchè quando tralasciamo di parlare di natura morale, noi sentiamo una specie d’inclinazione e di convenienza a sollecitare una virtù, che essa c’impone. Poichè all’anima, nella sua pura attività, tutte le virtù sono naturali, e non faticosamente acquisite. Parlate al cuore dell’uomo, ed egli diventa subitaneamente virtuoso.

Nello stesso sentimento si trova il germe del progresso intellettuale, che ubbidisce alla stessa legge. Coloro che sono capaci di umiltà, di giustizia, d’amore,d’aspirazioni, si trovano già ad un livello, che domina le scienze e le arti, l’oratoria e la poesia, l’azione e le buone disposizioni. Perciò coloro che dimorano in questa beatitudine morale si ripromettono di già quegli speciali poteri che gli uomini sì altamente stimano, allo stesso modo che l’amore apprezza tutte le doti dell’oggetto amato. L’amante non ha talento, non ha abilità, che conti per nulla presso la sua innamorata, per poco ch’essa possegga facoltà correlative. E il cuore, che si abbandona allo Spirito Supremo, si trova in relazione con tutte le sue opere, e giungerà per una strada regale alle particolari conoscenze ed ai poteri particolari. Perciò ascendendo a questo sentimento primario ed aborigeno, noi siamo venuti istantaneamente dalla nostra rimota stazione posta sulla circonferenza al centro del mondo, dove, come nel gabinetto di Dio, noi vediamo le cause, e preveniamo l’universo, che è se non un lento effetto.

Un modo del divino insegnamento è l’incarnazione dello spirito in una forma — in forme simili alla mia. Io vivo in società, con persone che corrispondono a pensieri della mia propria mente od esternamente esprimono a me una certa ubbidienza ai grandi istinti per i quali vivo. Io vedo la sua presenza in essi. Io ho la certezza dell’esistenza di una natura comune; e queste altre anime, questi separati me stessi mi attirano come null’altro può. Essi eccitano in me le nuove emozioni che noi chiamiamo passioni; quelle dell’amore, dell’odio, del timore, dell’ammirazione, della pietà; donde provengono la conversazione, la competizione, la persuasione, le città, la guerra. Le persone sono supplementari all’insegnamento primario dell’anima. Nella giovinezza noi andiamo pazzi per gli uomini individui. L’infanzia e la giovinezza vedono tutto il mondo in quelli. Ma una maggiore esperienza scopre in tutti l’identità della natura. Infatti sono appunto le personeche ci apprendono l’impersonale. In ogni conversazione fra due persone nasce un tacito richiamo ad una comune natura, come se fosse una terza persona. Questa terza parte o natura comune non è sociale; è impersonale; è Dio. Così nei gruppi dove la discussione è ardente ed intenta a gravi questioni di pensiero, i componenti il gruppo s’avvedono della loro unità; s’avvedono che il pensiero si innalza ad un’eguale altezza in tutti gli spiriti, che tutti hanno in ciò che vien detto la stessa proprietà spirituale di colui che dice. Essi divengono più saggi di quanto non lo fossero. Orbene questa unità di pensiero si innalza al disopra di essi come un tempio in cui ogni cuore batte con un più nobile senso di potere e di dovere, e pensa ed agisce con un’insolita solennità, e dove tutti sono consci di raggiungere un più alto dominio di se stessi. Essa brilla per tutti. Vi è una certa saggezza umana che è comune ai più grandi uomini ed ai più piccoli e che la nostra ordinaria educazione spesso si sforza di tacitare ed ostruire. Lo spirito è uno solo, e gli spiriti migliori che amano la verità per se stessa, la accettano riconoscenti ovunque, e non la classificano nè la segnano con il nome di alcun uomo, perchè essa è loro da molto tempo prima; dall’eternità. Gli uomini còlti e gli studiosi non hanno alcun monopolio della sapienza. La violenza del loro indirizzo in un certo modo li rende incapaci di pensare secondo verità. Noi siamo debitori di molte osservazioni di valore a persone che non sono molto acute o profonde, e che dicono senza sforzo la cosa di cui manchiamo e che noi abbiamo per lungo tempo cercata invano. L’azione dell’anima esiste più spesso in ciò che è sentito ed inespresso, che in ciò che è detto nelle conversazioni. Essa aleggia sopra ogni società e noi inconsciamente la ricerchiamo l’uno nell’altro. Noi meglio sappiamo di quello che operiamo. Noi non possediamoancora noi stessi, e sappiamo allo stesso tempo di essere molto di più. Molto spesso io sento nelle mie volgari conversazioni coi miei vicini questa verità: che qualche cosa più alto di noi osserva i nostri scherzi, e che dietro a ciascuno di noi Giove saluta Giove.

Gli uomini tendono ad incontrarsi. Nelle loro occupazioni abituali e volgari della vita, per le quali abbandonano la loro nobiltà nativa, essi somigliano a quei seicci Arabi, che abitano in case basse, affettando una povertà esteriore per sfuggire alla rapacità del Pascià, e racchiudono lo sfoggio della loro ricchezza nell’interno delle loro ben custodite dimore.

Come l’anima è presente in tutte le persone, così è presente in ogni periodo della vita. Essa è adulta di già nel bambino. Nei rapporti con il mio bimbo, il mio Latino e Greco, la mia coltura ed il mio denaro, mi servono a nulla, ma mi serve l’anima. Se io sono capriccioso, egli mette il suo capriccio contro il mio, uno contro uno, e lascia a me, se lo voglio, l’avvilimento del batterlo con la superiorità della mia forza. Ma se io rinuncio al mio capriccio ed agisco con l’anima, mettendo essa come arbitra fra noi due, essa appare ai suoi occhi ed egli la riverisce e l’ama con me.

L’anima percepisce e rivela la verità. Noi conosciamo la verità quando la vediamo; dicano gli scettici ed i burloni ciò che vogliono. La gente sciocca, quando voi avete detto ciò che loro non piace di udire, vi domanda: «Come sapete voi che ciò è vero, e che non è un vostro errore?» Noi conosciamo la verità quando la vediamo, come sappiamo di essere svegli quando siamo svegli. V’è una grande sentenza di Emanuele Swedenborg, che da sola basterebbe ad indicare la grandezza della sua percezione: «Non è prova dell’intelligenza di un uomo il suo poter affermare ciò che gli piace; ma il poter discernere che ciò che è vero è vero, e checiò che è falso è falso, è il segno ed il carattere dell’intelligenza». Nel libro che io leggo, il buon pensiero mi rispecchia, come ogni verità, l’imagine completa dell’anima. Ad ogni cattivo pensiero che io vi trovo, l’anima stessa diventa una spada, che infrange quell’imagine. Noi siamo più saggi di quel che non crediamo. Se non interporremo il nostro pensiero, ma agiremo francamente, e vedremo come la cosa sia sita in Dio, conosceremo quella particolare cosa ed ogni cosa ed ogni uomo. Perchè il Fattore di tutte le cose e di tutte le persone sta dietro di noi, e getta attraverso a noi la sua terribile omniscienza sopra di esse.

Ma oltre a questa conoscenza dei particolari passaggi dell’esperienza individuale, la super-anima rivela anche la verità. E qui dovremmo cercar di rinvigorirci con la sua stessa presenza, e parlare con un più degno e più alto tono del suo avvento: poichè il partecipare dell’anima della verità, è il più grande evento in natura, ed in tal caso quella non dàqualcosadi se stessa, ma si concede intera o s’incarna e diventa l’uomo che essa illumina, o toglie di lui in proporzione di quella verità che egli riceve.

Noi indichiamo gli annunzi dell’anima, le sue proprie manifestazioni naturali con il nome diRivelazione. Esse sono sempre accompagnate da un vigoroso sentimento del sublime, poichè la comunicazione dell’anima è un influsso della mente divina nella nostra mente. È un riflusso del ruscello individuale davanti alle impetuose onde del mare della vita. Ogni distinta intelligenza di questo potere centrale agita gli uomini con timore e delizia. Un brivido passa in tutti gli uomini nel ricevere una nuova verità o nel compiere una grande azione, che sorga dal cuore della natura. In queste comunicazioni il potere di vedere non è separato dalla volontà di fare, ma la conoscenza procede dalla sottomissione, e lasottomissione procede da una lieta percezione. Ogni momento in cui l’individuo si sente invaso da essa, è un momento memorabile. Per necessità della nostra costituzione, io credo, un certo entusiasmo accompagna la consapevolezza individuale di quella divina presenza. Il carattere e la durata di questo entusiasmo variano, a seconda dello stato dell’individuo, da un’estasi e rapimento ed ispirazione profetica, — che sono la loro forma più rara — al più debole ardore di un sentimento virtuoso, nella quale forma esso riscalda, come i nostri focolari domestici, tutte le famiglie e le associazioni d’uomini e rende possibile la società. Una certa tendenza verso l’insania ha sempre accompagnato il sorgere del sentimento religioso negli uomini, come se questi fossero «abbagliati da un eccesso di luce». I rapimenti di Socrate; la conversione di Paolo; la visione di Porfirio; l’aurora di Behmen; le violenze di Giorgio Fox e dei suoi Quaccheri; l’ispirazione di Swedenborg; sono di questa specie. Ciò che in queste persone rimarchevoli fu un’estasi, in innumerevoli casi della vita comune fu cosa di minor conto. Ovunque, la storia della religione lascia intravedere una tendenza all’entusiasmo. I rapimenti dei Moravi e dei Quietisti; il sorgere del profondo significato del Verbo nel linguaggio della nuova Chiesa di Gerusalemme; il risveglio delle Chiese Calvinistiche; le esperienze dei Metodisti, sono varianti forme di quel brivido di timore e di delizia, con il quale l’anima individuale si mescola con l’anima universale.

La natura di queste rivelazioni è sempre la stessa. Esse sono percezioni della legge assoluta: esse sono soluzioni dei problemi propri dell’anima. Esse non rispondono alle domande che vengono fatte dall’intelligenza. L’anima non risponde mai con parole, ma con la cosa stessa che si investiga.

La rivelazione è lo schiudersi dell’anima. Il concetto popolare di rivelazione è che essa sia un sortire fortune. Nei passati responsi dell’anima, l’intelligenza si sforza di trovar risposte ai problemi della materia, e partendo da Dio dichiara quanto tempo gli uomini vivranno; che cosa faranno le loro mani; quale sarà la loro società, pronunciando anche nomi, date e luoghi. Ma noi dobbiamo forzare nessuna serratura. Noi dobbiamo frenare questo basso desiderio d’inquisizione. Una risposta in parole è ingannatrice; essa non è affatto una risposta alle domande che voi fate. Non richiedete una descrizione dei paesi verso i quali fate vela. La descrizione non ve li descriverà, e domani giungendovi conoscerete quei paesi abitandoli. Lo stesso è per gli uomini che interrogano riguardo all’immortalità dell’anima, alle funzioni del cielo, allo stato del peccatore e così di seguito. Essi ancora sognano che Gesù abbia lasciato dei responsi precisi per questi interrogatori. Mai, nemmeno per un momento, quello spirito divino parlò nel loropatois. L’idea dell’immutabilità è essenzialmente associata alla verità, alla giustizia, all’amore, ed agli attributi dell’anima. Gesù, vivendo in questi sentimenti morali, noncurante delle sorti del senso ma solo delle sue manifestazioni, non fece mai una separazione dell’idea di durata dall’essenza di questi attributi; nè mai pronunziò una parola concernente il potere vitale dell’anima. Fu cómpito dei suoi discepoli il separare la durata dagli elementi morali, e l’insegnare l’immortalità dell’anima come dottrina, e sostenerla per mezzo di prove. Nel momento che la dottrina dell’immortalità è insegnata separatamente, l’uomo è di già caduto. Nell’impeto dell’amore, nell’adorazione dell’umiltà, non può esservi questione di durata. Un uomo ispirato non muove mai questa domanda nè condiscende a queste prove, poichè l’anima è veritiera con se stessa, e l’uomoin cui essa giace, non può andare dal presente che è infinito, ad un futuro che sarebbe finito.

Queste domande che noi desideriamo di fare circa il futuro, sono una confessione del peccato. Dio non ha risposte per esse. Nessuna risposta di parole può rispondere ad una questione di cose. Non è in un arbitrario «decreto di Dio» ma nella natura dell’uomo che un velo rinchiuda i fatti del domani; poichè l’anima non vuole che noi si legga alcuna altra parola all’infuori di quella della causa e dell’effetto. Con questo velo che nasconde gli eventi, essa ammaestra i figli degli uomini a vivere nell’oggi. L’unico mezzo per ottenere una risposta a queste domande dei sensi è di rinunciare ad ogni bassa curiosità, e sottomettendoci alla corrente dell’essere che ci porta nel segreto della natura, lavorare e vivere, vivere e lavorare, finchè inaspettatamente l’anima abbia costruita e foggiata per se stessa una nuova condizione, onde domanda e risposta saranno una cosa sola.

Così è l’anima di colui che percepisce e rivela la verità. Per lo stesso fuoco, placido, impersonale, perfetto, che arde finchè dissolverà tutte le cose nelle onde e nei gorghi di un oceano di luce, noi ci vediamo e ci conosciamo a vicenda, e sappiamo di quale spirito è ciascuno di noi. Chi può dire quali siano le basi della sua conoscenza del carattere di parecchi individui nella cerchia dei suoi amici? Nessuno. Pure i loro atti e le loro parole non lo stupiscono. In quell’uomo, pur nulla di male avendo saputo di lui, noi non abbiamo fiducia; in quest’altro ancorchè radi siano stati i nostri incontri, segni autentici sono già sorti a significare che egli potrebbe essere degno di fiducia, come uno che abbia un valore nel suo proprio carattere. Noi vicendevolmente ci conosciamo molto bene; sappiamo quale di noi è stato conforme a se stesso, e se quello che noi insegniamo omiriamo è solamente un’ispirazione od anche un nostro onesto sforzo.

Noi siamo tutti discernitori di spiriti. Tale diagnosi giace in alto nella nostra vita o nel nostro inconscio potere, ma non nell’intelligenza. Il complesso della società, con il suo commercio, la sua religione, le sue amicizie, le sue contese, è un’ampia, giudiziaria investigazione del carattere. In piena seduta, od in seduta segreta, nei confronti viso a viso, come accusatore od accusato, l’uomo si offre spontaneamente per essere giudicato. Contro la loro volontà essi fanno mostra di quei segni decisivi per mezzo dei quali il carattere è letto. Ma chi è che giudica? e che cosa? Non certo la nostra intelligenza. Noi non possiamo interpetrare quei segni con la coltura o con l’abilità. No, la saggezza dell’uomo saggio consiste in ciò, che egli non giudica per mezzo di quei segni; egli lascia che essi si giudichino da se stessi e semplicemente legge e ricorda il loro proprio verdetto.

La volontà individuale è dominata da questa inevitabile natura, e nonostante i nostri sforzi o le nostre imperfezioni, il vostro buon genio parlerà da voi, ed il mio da me. Quello che noi siamo, noi insegneremo, ma non volontariamente, bensì involontariamente. I pensieri vengono nella nostra mente per strade che noi giammai lasciamo aperte, ed escono dalla nostra mente per strade che noi mai aprimmo volontariamente. Il carattere ammaestra al di sopra del nostro capo. L’indice infallibile del vero progresso sta nel tono che l’uomo prende. Nè la sua età, nè l’educazione, nè la compagnia, nè i libri, nè le azioni, nè il talento, nè tutto ciò insieme, possono impedirgli di essere ossequente ad uno spirito più alto del suo. Se egli non ha trovato il suohomein Dio, i suoi modi, la sua forma di discorso, il giro delle sue frasi, il modo di costrurre, dirò così,tutte le sue opinioni, confesseranno ciò involontariamente, per quanto egli possa schermirsi. Se egli ha trovato il suo centro, la Divinità brillerà attraverso a lui, attraverso tutti i travestimenti dell’ignoranza, del temperamento meschino, delle circostanze sfavorevoli.

La grande distinzione fra docenti di cose sacre o di letteratura — fra poeti come Herbert, e poeti come Pope, — fra filosofi come Spinoza, Kant e Coleridge, e filosofi come Locke, Paley, Mackintosh e Stewart — fra uomini di mondo, che sono creduti perfetti parlatori, e un mistico fervente, profetizzante con una semiinsania sotto l’infinità del suo pensiero — la grande differenza, dico, è, che una classe parladall’internoo dall’esperienza, come parti e possessori del fatto; e l’altra classedall’esterno, come semplici spettatori o conoscitori forse del fatto per testimonianza di terze persone.

Non giova a nulla il predicare a me dall’esterno. Ciò lo posso fare io troppo facilmente. Gesù parla sempre dall’interno ed in modo tale che sorpassa tutti gli altri. In ciò sta il miracolo: ciò include il miracolo. La mia anima crede anzitutto che ciò debba essere così. Tutti gli uomini continuamente attendono l’apparire di un tale maestro. Ma se un uomo non parla dall’interno del suo involucro, in cui la parola è una con ciò cui accenna, lo confessi umilmente.

La stessa Omniscienza fluisce nell’intelletto e produce ciò che noi chiamiamo genio. Molta parte della sapienza del mondo non è sapienza, e la più illuminata classe di uomini è senza dubbio superiore alla fama letteraria, e non è composta di scrittori. Fra la moltitudine degli studiosi e degli autori noi non sentiamo alcuna presenza consacrante; noi sentiamo l’abilità e la maestria, ma non l’ispirazione; essi hanno una luce e non sanno donde venga e la chiamano loro propria; il loro talento consistein una qualche facoltà eccessivamente sviluppata, così che la loro potenza è una malattia. In questi casi i doni intellettuali non fanno l’impressione di virtù, ma quasi di vizio; e noi sentiamo che le buone doti di un uomo stanno sulla strada che lo conducono verso la verità. Ma il genio è puro. Esso è un più alto assorbente dell’anima universale. Esso non è anomalo ma più simile e non meno simile agli altri uomini. Vi è in tutti i grandi poeti una sapienza umana superiore a qualsiasi virtù essi possano esercitare. L’autore, il bello spirito, il partigiano, l’elegante signore, non prende in essi il posto dell’uomo. L’umanità brilla in Omero, in Chaucer, in Spenser, in Shakespeare, in Milton. Essi stanno in pace con la verità. Essi usano il grado positivo. Essi sembrano freddi e flemmatici a coloro che sono abituati alle passioni pazze ed ai quadri violenti degli scrittori inferiori e popolari. Perciò essi sono poeti per il libero corso che essi concedono all’anima che li informa, la quale attraverso i loro occhi ancora contempla e benedice le cose che essa ha prodotte. L’anima è superiore alla sua conoscenza ed è più saggia di qualunque delle sue opere. Il grande poeta ci fa sentire la nostra propria ricchezza e noi stimiamo meno le sue composizioni. La sua più grande comunicazione alle nostre menti è quella che c’insegna a disprezzare tutto ciò che egli ha fatto. Shakespeare ci porta a tale straordinaria altezza di attività intelligente da illuderci d’una ricchezza tale da impoverir la sua; ed allora noi sentiamo che le splendide opere che egli ha creato e che in altre ore innalziamo come una specie di poesia autoesistente, non hanno maggiore aderenza alla natura reale di quanta ne abbia l’ombra del passeggiero sulla roccia. L’ispirazione che espresse se stessa per bocca di Amleto e Re Lear potrebbe pronunziare cose altrettanto buone ogni giorno e sempre. Perchè allora dovreiio tener conto di Amleto e di Lear, come se noi non avessimo l’anima dalla quale essi caddero come parole dal labbro?

Questa energia discende nella vita individuale a nessun’altra condizione che quella dell’intiero possesso. Essa viene agli umili ed ai semplici; essa verrà a chiunque abbandoni ciò che è straniero e superbo; essa viene come conoscenza; viene come serenità e grandezza. Quando osserviamo coloro in cui essa abita, noi siamo informati di nuovi gradi di grandezza. Dalla ispirazione di questa super-anima l’uomo ritorna con un tono cambiato. Egli non parla agli uomini tenendo lo sguardo alle loro opinioni. Egli li sperimenta. Essa richiede da noi semplicità e lealtà. Il viaggiatore sciocco tenta di adornare la sua vita citando ciò che dissero a lui o ciò che fecero a lui il principe tale o la contessa tal’altra. L’ambizioso volgare vi mostrerà i suoi cucchiai, i suoi gingilli ed i suoi anelli. I più colti, nei ragguagli intorno alle loro proprie conoscenze, rievocano le circostanze piacevoli e poetiche: — la visita a Roma; l’uomo di genio che essi videro; l’amico brillante che essi conoscono; andranno ancora più lontano, forse; il bel paesaggio, le luci della montagna, che essi godettero ieri; e così essi cercano di dare un colore romantico alla loro vita. Ma l’anima che s’innalza all’adorazione del grande Dio, è semplice e vera; non ha roseo colore; non ha eleganti amici; non ha cavalleria; non ha avventure; non desidera ammirazione; vive nell’ora presente, nella severa esperienza del giorno comune, aperta al pensiero e imbevuta del mare di luce.

Conversate con uno spirito essenzialmente semplice, e la letteratura appare una caccia alle parole. Le più semplici parole sono le più degne d’essere scritte; pure esse sono così alla portata di tutti, che, nell’infinita ricchezza dell’anima, è come il raccogliere poche pietruzzedalla terra, o racchiudere un poco d’aria in un’ampolla, quando la terra intera e l’intiera atmosfera sono nostre. Lo scrittore semplice in tali condizioni, è come un borsaiolo fra gentiluomini, che s’è introdotto per rubare un bottone o una spilla d’oro. Nulla può però passare o fare di voi uno del circolo, se non gettando da banda i vostri arnesi, e trattando da uomo a uomo, con la nuda verità e con la confessione leale.

Tali anime vi trattano come vi tratterebbero gli dèi; camminano sulla terra come dèi, accettando senza alcuna ammirazione, il vostro ingegno, la vostra munificenza, la stessa vostra virtù, o per meglio dire, il compimento del vostro dovere; perchè essi considerano la vostra virtù come il loro proprio sangue, regale come essi stessi, ed ultra-regale, ed il padre degli dèi. Ma quale rimprovero muove la loro condotta franca e fraterna alla mutua adulazione, con la quale gli autori si ricreano o si feriscono! — Essi non adulano. Non mi meraviglio che questi uomini vadano a visitare Cromwell e Cristina e Carlo II e Giacomo I ed il Grande Turco. Perchè essi sono, nella loro propria elevazione, i compagni dei re, e devono sentire il tono servile della conversazione del mondo. Essi devono essere sempre divini inviati ai principi, ed ai re per termine di paragone, senza inchini o concessioni, e per dare ad un’alta natura il ristoro e la soddisfazione della resistenza, della semplice umanità, della società stessa e di nuove idee. Esse lasciano gli uomini più saggi e superiori. Tali anime ci fanno sentire che la sincerità è più eccellente dell’adulazione. Trattate gli uomini e le donne così francamente da obbligarli alla massima sincerità, e da distruggere in loro ogni speranza di folleggiare con voi. Questo è il più alto omaggio che voi possiate rendere. «La loro più alta lode — disse Milton, — non è adulazione ed il loro più semplice consiglio è una specie di lode».

L’unione dell’uomo con Dio in ogni atto dell’anima è inesprimibile. La più semplice persona che nella sua integrità adori Dio, diviene Dio; e l’influsso di questoiomigliore ed universale è eternamente nuovo ed impenetrabile. Esso ispira timore e stupefazione. Quanto cara e rasserenante appare all’uomo l’idea di Dio, che popola i luoghi solitari, cancellando i segni dei nostri errori e dei nostri disinganni! Quando noi abbiamo spezzato il dio della tradizione, e abbandonato il nostro dio della retorica, allora Dio può infiammare il cuore con la sua presenza. Allora si ha il raddoppiarsi del cuore stesso; si ha un infinito sviluppo del cuore con il potere di progredire verso una nuova infinità, da ogni parte. Esso ispira nell’uomo un’infallibile fiducia. Questi allora non ha la convinzione, ma la visione che il meglio è il vero, e può in quel pensiero facilmente scacciare tutte le incertezze ed i timori particolari, ed attendere dalla sicura rivelazione del tempo la soluzione dei suoi secreti enimmi. Con tale principio nella sua mente, egli è invaso da una completa fiducia, che asporta nei suoi flutti ogni accarezzata speranza, ed i più saldi progetti di carattere finito. Egli crede di non poter sfuggire al suo bene. Le cose che sono realmente per te, gravitano su te. Voi correte per cercare il vostro amico. Corrano i vostri piedi, ma il vostro spirito non abbisogna di farlo. Se voi non lo trovate, non converrete che è la miglior cosa per voi non averlo trovato? poichè vi è un potere, che come è in voi è anche in lui, e che potrebbe molto bene portarvi insieme, se ciò fosse per il meglio. Voi vi preparate ansiosamente per muovervi onde rendere un servizio, cui il vostro talento ed il vostro gusto vi invita. Non vi è venuto in mente che voi non avete alcun diritto di muovervi, a meno che abbiate un’egual voglia d’esserne impediti?

Oh! Credilo, come credi alla tua vita, che ogni parola che è detta nel mondo intiero, e che tu dovresti udire, vibrerà nel tuo orecchio! Ogni proverbio, ogni libro, ogni cenno, che deve essere tuo per aiuto e conforto, dovrà venire a te per vie aperte o tortuose. Ogni amico, che non il tuo fantastico capriccio, ma il grande e tenero tuo cuore chiederà, ti stringerà nel suo abbraccio. E questo perchè il cuore ch’è in te, è il cuore di tutti. In natura non si trova mai un intoppo, mai una barriera, mai un’intersezione; ma un solo sangue circola senza interruzione attraverso tutti gli uomini, come l’acqua del globo è tutta un solo mare, con una sola marea.

Apprenda adunque l’uomo la rivelazione di tutta la natura e di tutto il pensiero al suo cuore: apprenda cioè che l’Altissimo abita in lui; che le sorgenti della natura sono nella sua propria mente, se v’è in essa il sentimento del dovere. Ma se egli volesse sapere ciò che il grande Iddio dice, egli «dovrebbe andare nel suo gabinetto e chiudervisi» come disse Gesù. Dio non si manifesterà ai codardi. L’uomo deve degnamente ascoltar se stesso, ritraendosi dagli accenti di devozione di tutti gli altri uomini. Le loro stesse preghiere gli sono sgradevoli finchè egli non ha fatto le sue. L’anima non fa appello fuor se stessa. La nostra religione volgarmente sta nel numero dei credenti. Ogni qualvolta è fatto appello al numero, per quanto indiretto esso possa essere, quello vien fatto nel momento e là dove la religione non c’è. Colui che constata essere Dio come un pensiero dolce ed avvolgente per lui, non conterà mai il numero dei suoi compagni. Quando io siedo alla sua presenza, chi oserà entrare? Quando io riposo in perfetta umiltà, quando ardo di puro amore, che cosa possono dire Calvino o Swedenborg?

Non ha nessuna importanza che l’appello sia rivolto a molti o ad uno solo. La fede che si basa sull’autoritànon è fede. La fiducia nell’autorità misura il declinare della religione ed il ritrarsi dell’anima. Il posto che gli uomini hanno dato a Gesù, da molti secoli di storia, è un posto di autorità: ciò li caratterizza e non può alterare i fatti eterni. L’anima è grande, è semplice; essa non è adulatrice, nè pedissequa; essa mai s’appella fuori di se stessa. Essa crede sempre in se stessa. Davanti alle immense possibilità dell’uomo, tutta la semplice esperienza, tutta la biografia passata, per quanto santa e immacolata, si ritira. Dinnanzi a quel cielo preannunziato dai nostri presentimenti noi non possiamo facilmente lodare una forma qualsiasi di vita, che abbiamo osservata o di cui abbiamo letto. Noi non soltanto affermiamo di avere pochi grandi uomini, ma, parlando in senso assoluto, affermiamo di non averne alcuno; di non avere storia, di non aver memoria di alcun carattere o modo di vita, che interamente ci soddisfi. Noi siamo costretti ad accettare con un po’ d’indulgenza i santi ed i semidei che la storia adora. Sebbene nelle nostre ore solitarie otteniamo dal loro ricordo una forza nuova, pure, imposti alla nostra attenzione, come essi sono, dall’uso, essi stancano ed importunano. L’anima si dà sola, originale e pura, a chi è Solo, Originario e Puro, il quale in tale condizione lietamente si veste, cammina e parla per suo mezzo. Allora essa è lieta, giovane ed agile; non è saggia, ma vede attraverso tutte le cose: non è chiamata religiosa, ma è innocente. Essa richiama la luce sua propria, e sente che l’erba cresce e che la pietra cade per una legge inferiore alla sua natura, e dipendente da essa. Guarda — essa dice — io sono nata nel grande spirito universale. Io, l’imperfetto, adoro il mio proprioPerfetto. Io sono in qualche modo ricettiva della grande anima, e perciò non mi curo del sole e delle stelle, e sento che essi non sono che vaghi accidenti edeffetti, che mutano e passano. — Quanto più le sorgenti dell’eterna natura entrano in me, tanto più io divengo universale ed umana nei miei rapporti e nelle mie azioni. Così io giungo a vivere in pensieri e ad agire con energie, che sono immortali. Così riverendo l’anima ed imparando, come disse l’antico, che «la sua beltà è immensa», l’uomo giungerà a vedere che il mondo è il miracolo perenne compiuto dall’anima, e sarà meno stupito dinnanzi a particolari meraviglie; ed imparerà che non vi è storia profana; che tutta la storia è sacra; che l’universo è rappresentato in un atomo, in un istante fuggevole. Egli non condurrà più a lungo una vita di colpe e di ripieghi, ma vivrà con una divina unità. Egli abbandonerà ciò che è basso e frivolo nella sua vita, e sarà contento di qualsiasi posto, e di qualsiasi servizio egli potrà rendere. Egli affronterà calmo e noncurante il domani, mercè la fiducia posta in Dio, e così avrà di già l’intero futuro nelle profondità del suo cuore.


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