SETTIMO SAGGIOPRUDENZA

SETTIMO SAGGIOPRUDENZA

Quale diritto ho io di scrivere intorno alla Prudenza, che poca ne ho e quella poca di specie negativa? La mia prudenza consiste nell’evitare le cose e nel farne senza, ma non nell’inventare mezzi e metodi, non in un destro governo, non in un adeguato riparo a quelle. Io non so spender bene il denaro, non ho spirito di economia, e chiunque vede il mio giardino, pensa che io deva avere qualche altro giardino. Eppure amo i fatti, odio l’instabilità e la gente senza percezione: onde io ho lo stesso diritto di scrivere della prudenza, come di scrivere della poesia e della santità. Noi scriviamo per desiderio od avversione come per esperienza. Noi dipingiamo quelle qualità che non possediamo. Il poeta ammira l’uomo d’energia e l’uomo di guerra; il mercante educa il figlio per la chiesa od il tribunale: e quando l’uomo non è vano e pieno di sè voi comprenderete ciò che egli non ha dalle cose che egli loda. Inoltre sarebbe appena onesto da parte mia, il non bilanciare le belle parole liriche d’Amore ed Amicizia con parole di più ruvido suono, e non riconoscere di passaggio la mia reale e costante obligazione ai miei sensi.

La prudenza è la virtù dei sensi. Essa è la scienza delle apparenze. È l’azione più esterna della vita interna. È Dio che pensa per il bruto. Essa muove la materia secondo le leggi della materia. Essa è lieta diricercare la salute del corpo conformandosi alle condizioni fisiche, e la salute della mente conformandosi alle leggi dell’intelletto.

Il mondo dei sensi è un mondo di sembianze, esso non esiste per sè, ma ha un carattere simbolico; ed una prudenza vera o «legge delle apparenze» riconosce la simultanea presenza di altre leggi, sa che il suo proprio ufficio è subalterno e sa di agire su una superficie e non in un centro. La prudenza è falsa quando è separata; è legittima quando è la Storia Naturale dell’anima incarnata; quando essa spiega la bellezza delle leggi dentro la stretta cerchia dei sensi.

Vi sono nella conoscenza del mondo successivi stadî di progresso. È sufficiente al nostro scopo presente l’indicarne tre: una classe vive per l’utilità del simbolo, stimando la salute e la ricchezza un bene finale: un’altra classe vive, al disopra di questo grado, per la bellezza del simbolo, come il poeta, l’artista, il naturalista e lo scienziato: una terza classe vive, al disopra della bellezza del simbolo, per la bellezza della cosa significata: questi sono i saggi. La prima classe possiede il buon senso; la seconda, il gusto e la terza, la percezione spirituale. Una volta che dopo lungo tempo un uomo ha sorpassati tutti i gradi, e vede e gioisce fortemente del simbolo, allora ha una chiara visione della sua bellezza, ed infine mentre egli innalza la sua tenda su questa isola vulcanica e sacra della natura, non si propone di costrurre case e granai, ma solo di adorare lo splendore di Dio, che egli vede sfolgorare attraverso ogni spiraglio ed ogni crepaccio.

Il mondo è ripieno di proverbi e di azioni derivate da una vile prudenza che è devozione alla materia, come se noi non possedessimo altre facoltà all’infuori del gusto, dell’odorato, del tatto, della vista e dell’udito; una prudenza che adora la regola del tre, che maisottoscrive, che mai dà, che impresta raramente, e che per qualsiasi progetto fa una domanda sola: «Produrrà del pane?» Questa è una malattia simile allo ispessirsi della pelle, finchè gli organi vitali sono distrutti. Ma la sapienza, che rivela l’eccelsa origine del mondo visibile, e che aspira come méta alla perfezione dell’uomo, riconduce ogni altra cosa, come la salute e la vita corporea, allo stato di semplici mezzi. Essa vede nella prudenza non una facoltà a sè, ma un nome per la saggezza e per la virtù poste in relazione con il corpo ed i suoi bisogni. L’uomo côlto sente e pensa che una grande fortuna, il compimento di provvedimenti civili o sociali, un grande dominio personale, un’abilità piacevole od importante, hanno il loro valore come prove dell’energia dello spirito. Se un uomo perde il suo equilibrio e s’immerge in qualsiasi commercio o in qualsiasi piacere senza altro scopo che il piacere od il commercio, può divenire una buona ruota od un buon spillo, ma non un uomo côlto.

La prudenza spuria, che pone come méta i sensi, è il dio degli imbecilli e dei codardi, e tema d’ogni commedia. Essa è oggetto di scherno della natura e pur anco della letteratura. La prudenza vera limita questo sensualismo ammettendo la conoscenza d’un mondo interno e reale. Una volta acquistata questa conoscenza — l’ordine del mondo e la distribuzione degli affari e del tempo essendo studiati con la simultanea percezione del loro posto rispettivo, — essa compenserà ogni grado della vostra attenzione. Perchè la nostra esistenza, così apparentemente legata in natura al sole ed alla luna ed ai periodi che essi segnano; così suscettibile al clima e al paese; così vigilante del bene e del male sociale; così amante dello splendore, e così sensibile alla fame ed al freddo, impara le sue prime lezioni fuori di questi libri.

La prudenza non va dietro alla natura e non domanda donde venga. Essa prende le leggi del mondo dalle quali è condizionato l’essere dell’uomo, così come esse sono e le mantiene per poter godere del loro beneficio. Essa rispetta lo spazio ed il tempo, il clima, il bisogno, il sonno, la legge di polarità, l’accrescimento e la morte. Rispetta i primi, perchè in essi il sole e la luna, i grandi formalisti del cielo, con le loro rivoluzioni segnano i limiti e i periodi dell’uomo; rispetta gli ultimi perchè in questi giace la materia bruta, che non si scosterà dalla sua funzione chimica. Ecco un globo, cinto e attraversato da leggi naturali, difeso e diviso esternamente da partizioni civili e da civili proprietà, che impongono nuove restrizioni al giovine abitante.

Noi mangiamo il pane che cresce nel campo. Noi viviamo dell’aria che s’agita intorno a noi, eppure noi siamo avvelenati dall’aria, quand’è troppo fredda o troppo calda, troppo secca o troppo umida. Il tempo che si mostra così indivisibile e divino nel suo venire, è diviso da noi e speso in inezie e brano a brano: ad es.: una porta dev’essere verniciata; una serratura dev’essere riparata; ho bisogno di legna, olio, farina o sale; vi è fumo nella casa; io ho mal di capo; poi viene l’imposta; poi un affare combinato con un uomo senza cuore o senza cervello; poi il pungente ricordo di una parola ingiuriosa o maldestra — ... a questo modo si consumano le ore. Facciamo ciò che vogliamo, l’estate avrà le sue mosche: se camminiamo nei boschi, dobbiamo ingoiare dei moscerini; se andiamo a pescare, dobbiamo attenderci di inumidire il vestito. Così il clima è un grande impedimento per le persone pigre. Spesso risolviamo di non occuparci più del tempo, pure osserviamo ancora le nuvole e la pioggia.

Queste piccole esperienze ci rivelano che cosa è che consuma le ore e gli anni. Il suolo inospitale ed i quattromesi di neve fanno l’abitante della Zona temperata del Nord più saggio e più abile del suo fratello, che gode il sorriso costante dei tropici. L’isolano può vagare tutto il giorno a piacimento; di notte egli può dormire sopra una stuoia al chiaror della luna, e ovunque una pianta di datteri cresce, la natura gli ha preparato, senza che egli nemmeno lo richiedesse, una tavola pronta per la sua colazione. L’abitante del Nord è forzatamente amante della sua casa. Egli deve farsi la sua birra, salare, cuocere e conservare il suo alimento ed ammucchiare la legna ed il carbone. Ma siccome nessun sforzo può esser fatto senza ottenere qualche nuova familiarità con la natura; e siccome la natura è inesauribilmente espressiva, gli abitanti di questi climi hanno sempre sorpassato in forza gli abitanti del Sud. Il valore di queste cose è tale che un uomo pur conoscendo altre cose, non saprà mai troppo intorno a queste. Abbia egli adunque percezioni esatte. Se egli ha delle mani, le usi; se ha degli occhi misuri e scruti; accolga e metta in serbo ogni fatto di chimica, di storia naturale e di economia politica. Il tempo fornisce sempre occasioni, che discoprono il valore di queste cose. Una qualche saggezza scaturisce da ogni azione semplice e naturale. Il servo, che nessuna musica ama quanto quella dell’orologio della cucina o quanto le arie che i pezzi di legno cantano ardendo nel focolare, ha dei godimenti che nessun’altra persona mai sognerebbe. L’applicazione del mezzo al fine assicura la vittoria non meno in una fattoria od in una officina che nella tattica di un partito o di una guerra. Il buon contadino trova il metodo, utile nell’accatastare legna sotto una tettoia o nella disposizione della frutta nella cantina, come nelle campagne Peninsulari o nelle file del Dipartimento di Stato. Nei giorni piovosi egli costruisce una panca ed adopra la sua cassetta di utensili ch’è nell’angolo del granaio,cassetta provvista di chiodi, pinze, seghe, cacciavite e scalpelli: con ciò egli gusta una vecchia gioia della gioventù e della fanciullezza, gusta l’amore pari a quello del gatto per i granai, per le guardarobe, per i solai e per le comodità determinate da una lunga dimora: ed ancora il suo giardino ed il suo pollaio gli raccontano molti aneddoti piacevoli. Si potrebbe trovare argomento d’ottimismo nell’abbondante sorgente di questo dolce elemento di piacere, in ogni sobborgo ed in ogni estremità del buon mondo. Mantenga un uomo la sua legge, — qualunque essa sia — e la sua via sarà florida di soddisfazioni. V’è più differenza nella qualità dei nostri piaceri che nella quantità.

D’altra parte la natura punisce qualsiasi noncuranza della prudenza. Se voi pensate che i sensi siano fine a se stessi, ubbidite alla loro legge. Se credete nell’anima non attaccatevi alla dolcezza sensuale, prima che sia maturata sul lento albero di causa od effetto. Trattare con uomini di percezione rilassata ed imperfetta è aceto agli occhi. Si narra che il dottor Johnson abbia detto: «Se un ragazzo dice d’aver guardato fuori da questa finestra, mentre invece egli ha guardato fuori da quella, frustatelo». Il nostro carattere americano è contraddistinto da un piacere più che mediocre per una giusta percezione, e ciò viene dimostrato dall’uso comunissimo della frase «Nessun errore!» Ma il disagio della inesattezza, della confusione di pensiero circa i fatti, della noncuranza per i bisogni del domani, non è cosa peculiare di una nazione. Le belle leggi del tempo e dello spazio, quando sono disorganizzate dalla nostra inettitudine diventano spelonche e tane. Se l’alveare è disturbato da mani audaci e stupide non produrrà miele, ma lancierà su noi le api. Le nostre azioni per essere belle devono essere opportune. Un suono gaio e piacevole è quello delle falci affilate dai falciatori nelle mattine digiugno; eppure che cosa vi è di più triste di quello stesso suono in una stagione troppo avanzata per falciare il fieno?

Gli uomini di poco cervello sciupano molto più che non i loro propri affari sciupando le naturali disposizioni di coloro, che trattano con essi. Io ho letto qualche giudizio critico sull’arte del dipingere, di cui mi ricordo quando vedo uomini senza risorse ed infelici, che non sono leali con i loro sensi. L’ultimo granduca di Weimar, uomo di intelligenza superiore, disse: «Ho osservato qualche volta dinanzi a grandi opere d’arte e specialmente ora in Dresda, quanto una certa proprietà contribuisca a quell’effetto che dà vita alle figure e dà alla vita irresistibile senso di verità. Questa proprietà sta nel trovare, in tutte le figure disegnate, il centro esatto di gravità, vale a dire, nel mettere le figure salde sui loro piedi, con le mani strette intorno a qualche cosa e con gli occhi fissi al punto cui dovrebbero guardare. Anche le figure inanimate come i vasi ed i mobili (siano disegnati sempre correttamente) perdono tutto l’effetto così tosto come ad essi manchi l’appoggio sul loro centro di gravità, ed acquistano una certa apparenza che ha dell’oscillante. Il Raffaello della Galleria di Dresda, (l’unica grande, commovente pittura che io abbia visto) è il più quieto ed il più composto quadro che potete immaginare: una coppia di santi che adorano una Vergine con il Bambino. Ciò nonostante esso produce un’impressione più profonda, che le contorsioni di dieci martiri crocifissi. Perchè, oltre a tutta l’irresistibile bellezza della forma, esso possiede nel più alto grado la proprietà della perpendicolarità di tutte le figure». Questa perpendicolarità è quella che noi richiediamo da tutte le figure nel nostro quadro della vita. Stiano esse sui loro piedi e non ondeggino o non oscillino. Distinguano esse fra ciò che ricordano e ciò chesognarono; dicano pala alla pala; ci diano dei fatti ed onorino con fede i loro sensi.

Ma quale uomo oserà tacciare un altro di imprudenza? Chi è prudente? Gli uomini che noi chiamiamo grandi sono in minor numero in questo regno. Vi è un certo spostamento fatale nella nostra relazione con la natura, che scompone il nostro modo di vivere, e fa di ogni legge il nostro nemico, e pare infine aver elevato lo spirito e le virtù del mondo alla meditazione della Riforma. Noi dobbiamo chiamare la più alta prudenza a consiglio, e domandare perchè la salute, la bellezza, il genio debbano ora essere l’eccezione anzichè la regola della natura umana. Noi non conosciamo le proprietà delle piante e degli animali e le leggi della natura mediante la nostra simpatia per essi; questo rimane il sogno dei poeti. La poesia e la prudenza dovrebbero compenetrarsi, così i poeti diverrebbero legislatori e la più audace ispirazione lirica non sarebbe rimprovero od ingiuria, ma promulgherebbe e guiderebbe il codice civile ed il lavoro giornaliero. Ma per ora le due cose sembrano irreconciliabilmente separate. Noi abbiamo violate leggi su leggi, fino a rimaner fra delle rovine, e siamo sorpresi quando per caso scopriamo una coincidenza fra la ragione ed i fenomeni. La bellezza dovrebbe essere il retaggio di ogni uomo e di ogni donna; ma ciò è raro. La salute e la sana costituzione dovrebbero essere universali. Il genio dovrebbe essere figlio del genio, ed ogni bimbo dovrebbe esserne ispirato; ma per ora quello non può essere predetto in alcun bambino, ed in nessun luogo esso è puro. Noi chiamiamo, per cortesia, genio certe parziali mezze luci; un certo talento, che si converte in denaro; un certo talento che brilla oggi affinchè possa pranzare e dormire bene domani; e così la società è amministrata dauomini di parte, come essi sono giustamente chiamati,e non da uomini divini. Questi usano i loro poteri per raffinare il lusso, non per abolirlo. Il genio è sempre ascetico ed è pietà ed amore. L’appetito si mostra alle anime più belle come una malattia, ed esse trovano la bellezza nei riti e nei termini, che gli fanno resistenza.

Noi abbiamo trovato dei bei nomi per coprire la nostra sensualità, ma nessun potere può elevare l’intemperanza. L’uomo d’ingegno affetta di chiamare triviali le trasgressioni alle leggi dei sensi e di non tenerne conto in rapporto con la devozione all’arte sua. La sua arte però gli rinfaccia di avergli mai insegnata la lascivia, nè l’amore al vino, nè il desiderio di raccogliere dove non aveva seminato. La sua arte vien meno per ogni affievolimento della sua santità, e vien meno per ogni difetto di senso comune. Su lui, che dileggiò il mondo, il mondo dileggiato porta la sua vendetta. Colui che disprezza le cose piccole, morrà per piccole e futili cose. Il Tasso di Goethe è un bel ritratto storico, ed è una vera tragedia. Quello di un centinaio di persone innocenti oppresse ed uccise da quel tirannico Riccardo terzo, non mi sembra dolore tanto vero quanto quello di Antonio e Tasso, che apparentemente retti entrambi, si fanno reciprocamente dei torti; l’uno vivendo secondo le massime di questo mondo, fedele e leale con esse; l’altro infiammato di sentimenti divini, ricercante ancora i piaceri del senso, senza sottomettersi alla sua legge. Questo è un dolore che tutti sentiamo, un nodo che non possiamo sciogliere; ed il caso del Tasso non è infrequente nella biografia moderna. Un uomo di genio, di temperamento ardente, insofferente delle leggi fisiche, indulgente con se stesso, diviene tosto infelice, querulo, un «parente noioso», una spina per se stesso e per gli altri.

Lo studioso ci fa arrossire per la sua vita a due facce. Quando qualcosa di più alto della prudenza è attivo,egli è ammirevole; quando il senso comune è necessario egli è un ingombro. Ieri Cesare non era così grande; oggi Giobbe non è così miserabile. Ieri era raggiante per la luce di un mondo ideale, nel quale egli viveva, primo degli uomini; ed ora, oppresso dal bisogno e dalla malattia, per i quali deve ringraziare se stesso, nessun uomo è povero tanto da fargli riverenza. Egli somiglia a quei consumatori d’oppio, che i viaggiatori ci descrivono quali frequentatori dei bazar di Costantinopoli, che girano tutto il giorno, gialli, emaciati, laceri; finchè giunta la sera, ed aperti i bazar vi s’introducono furtivamente, inghiottiscono la loro parte d’oppio e diventano sereni, gloriosi e grandi. E chi non ha assistito alla tragedia del genio imprudente, lottante per anni con terribili difficoltà pecuniarie, finchè cade in ultimo, abbattuto, esausto, senza alcun frutto, come un gigante ucciso a colpi di spillo?

Non è meglio che un uomo accetti le prime pene e le prime mortificazioni, che la natura non è lenta nell’inviargli, come preavviso che egli non deve attendere altro bene se non il giusto frutto del suo proprio lavoro e sacrificio? La salute, il pane, il clima, la posizione sociale, hanno la loro importanza, ed egli darà ad essi quanto è dovuto. Stimi egli la Natura come un perpetuo consigliere, e le perfezioni di essa una misura esatta dei nostri traviamenti. Faccia egli della notte notte, e del giorno giorno. Controlli le sue abitudini spendereccie. Osservi che tanta saggezza può usarsi nell’economia privata quanta in un impero, e quanta saggezza può trarsi da questa. Le leggi del mondo sono a lui espresse sopra ogni moneta che ha in mano. Nulla vi sarà per cui egli non si migliori sapendo, fosse anche la sapienza del Povero Riccardo; o la prudenza commerciale di comperare ad acri e vendere a piedi; o l’abilità dell’agricoltore di piantare un alberodi tempo in tempo, perchè esso crescerà mentre egli dorme; o la prudenza che consiste nell’economizzare gli utensili, le piccole porzioni di tempo ed i piccoli guadagni. L’occhio della prudenza non si chiuderà mai. Il ferro, se tenuto in casa del fabbro, s’arrugginirà; la birra, se non fatta nelle volute condizioni di atmosfera, diverrà acida; il legname dei bastimenti marcirà in mare, o, se tratto a riva, diverrà secco, si aprirà, si torcerà; il denaro se tenuto da noi, non produrrà rendita e sarà soggetto alla perdita; se investito potrà essere soggetto al deprezzamento di quella speciale qualità di merce. Battete, — dice il fabbro — il ferro è bianco; tenete il rastrello — dice il contadino che raccoglie il fieno — vicino alla falce, come il carro altrettanto vicino al rastrello. Il nostro commercio americano è giudicato essere all’estremo opposto di questa prudenza; esso si salva con la sua attività. Esso prende i biglietti di banca buoni, cattivi, puliti, stracciati; e si salva per la velocità con la quale li fa circolare. Il ferro non può arrugginirsi nè la birra divenire acida, nè il legname marcire, nè le stoffe cessare di essere di moda, nè i titoli ribassarsi, in quei pochi rapidi momenti, cui lo Jankee permette che essi rimangano in suo possesso. Pattinando sul ghiaccio sottile la nostra salvezza consiste nella velocità.

Apprenda l’uomo una prudenza più alta. Impari che ogni cosa in natura, anche gli atomi e le piume, vanno per legge e non per caso, e che ciò che egli semina, egli raccoglie. Con la diligenza e con il dominio di se stesso, metta a sua propria disposizione il pane che egli mangia e non a disposizione altrui, affinchè egli non giaccia in falsi ed amari rapporti con altri uomini, perchè il miglior bene della ricchezza è la libertà. Pratichi egli le virtù minori. Quanta parte della vita umana va perduta attendendo! Non faccia egli attendere i suoisimili. Quante parole e promesse non sono che promesse di conversazione! Siano le sue, parole del fato. La busta chiusa e sigillata che egli vede navigare intorno al mondo su una nave, e giungere salva alla persona, per la quale essa fu scritta, fra una densa popolazione, gli sia di ammonimento per integrare il suo essere attraverso tutte le forze divergenti, per conservare una piccola parola umana fra le bufere, le lontananze e gli accidenti che ci trascinano di qua e di là; e con la persistenza faccia riapparire dopo mesi ed anni, nei più lontani climi, la debole forza di un solo uomo per compiere il suo voto.

Noi non dobbiamo tentare di scrivere le leggi di una qualche virtù, guardando solo a quella. La natura umana non ama le contraddizioni, ma è simmetrica. La prudenza, che assicura un benessere esteriore, non deve essere studiata da un gruppo di uomini, e l’eroismo e la santità da un altro, ma essi possono accumunarsi. La prudenza concerne il tempo presente, le persone, la proprietà e le forme esistenti. Ma siccome ogni fatto ha le sue radici nell’anima, e se l’anima mutasse, esso cesserebbe di esistere o diventerebbe qualche altra cosa, la giusta amministrazione delle cose esterne starà sempre in una giusta comprensione delle loro cause e della loro origine; onde l’uomo buono sarà l’uomo saggio, e quello sincero, l’uomo politico. Ogni violazione della verità non è solamente una specie di suicidio del bugiardo, ma è un colpo di pugnale alla salute della società umana. Il corso degli eventi applica in breve alla più vantaggiosa menzogna una tassa distruggitrice; la franchezza invece è la migliore tattica, poichè essa invita alla franchezza, pone le parti sopra un terreno conveniente e muta i loro affari in amicizie. Abbiate fiducia negli uomini ed essi saranno sinceri con voi: trattateli con liberalità, ed essi si dimostrerannoliberali, anche se debban fare in favor vostro un’eccezione a tutte le regole del commercio.

Così, in rapporto alle cose spiacevoli e temibili, la prudenza non sta nel sotterfugio o nella fuga, ma nel coraggio. Colui che desidera passare nei periodi più pacifici della vita con serenità, deve imprimere in se stesso questa risoluzione. Affronti egli l’oggetto delle sue peggiori apprensioni e la sua forza renderà il suo timore infondato. Il proverbio latino dice che «nelle battaglie il primo ad esser vinto è l’occhio», infatti l’occhio intimidito esagera erroneamente il pericolo del momento. Il completo dominio di se stesso renderà una battaglia non più pericolosa per la vita che un assalto di scherma od una partita di foot-ball. Molti esempi sono citati da soldati, di uomini che hanno visto puntare e sparare il cannone contro la propria persona, e che si sono posti fuori del passaggio della palla. Il terrore d’una tempesta è specialmente confinato nel salotto e nella cabina. Il pastore ed il marinaio lottano con essa tutto il giorno, e la loro salute si rinnova con una pulsazione vigorosa tanto sotto il nevischio e la pioggia, quanto sotto il sole di giugno.

Nel caso di incidenti spiacevoli fra vicini, il timore sale rapidamente al nostro cuore, e ne ingrandisce le conseguenze; ma il timore è un attivo consigliere. Ogni uomo è effettivamente debole, ed apparentemente forte. A se stesso egli appare debole, agli altri formidabile. Voi temete Grim; ma Grim pure teme voi. Voi ricercate il buon volere delle persone più abbiette, e siete angustiati per il loro mal volere. Ma il più brutale violatore della vostra pace e del vicinato, è, se voi esaminate le sue pretese, debole e timido come qualsiasi altro; e la pace della società è spesso mantenuta perchè, come dicono i bambini, uno ha paura e l’altro non osa. Da lontano gli uomini si gonfiano, sfidano, minacciano: portateli vicini e divengono deboli compagni.

Un proverbio dice che «la cortesia costa nulla», ma il calcolo potrebbe venire a valutare l’amore a seconda del suo profitto. L’amore è finto cieco; ma l’affabilità è necessaria alla percezione; l’amore non è una benda, ma un lavacro per gli occhi. Se incontrate un settario od un partigiano ostile non riconoscete mai i punti che vi dividono; ma incontratevi su quei punti d’accordo che rimangono, ad esempio che solamente il sole brilla e la pioggia cade per entrambi; allora la superficie del vostro accordo s’allargherà rapidamente, e prima che ve ne siate accorti, le montagne che segnavano i limiti e su cui l’occhio s’era soffermato si saranno trasformate in aria. In che bassa, povera, spregevole, ipocrita gente, una discussione religiosa trasformerà delle anime pure ed elette! Esse si agiteranno, si vanteranno, tergiverseranno, dissimuleranno, fingeranno di confessare qui con l’unico scopo di alzar la voce e vincere là, e non un solo pensiero avrà arricchita alcuna delle parti, non un sentimento di coraggio, di modestia o di speranza. Per questa stessa ragione voi non dovreste assumere un ingannevole contegno di fronte ai vostri contemporanei per indulgere alla vostra ostilità od amarezza. Sebbene le vostre vedute siano in completo antagonismo con le loro, uniformatevi ad un’identità di sentimento, affermate di dire precisamente ciò che tutti pensano e nel fluire dello spirito e dell’amore convertite il vostro paradosso in una solida colonna, senza l’infermità del dubbio. Così almeno acquisterete un’adeguata libertà. I moti naturali dell’anima sono di tanto migliori dei moti volontari, che voi non vi farete mai giustizia in una contesa; poichè il pensiero non vien reso con esattezza, non si dimostra adeguato e vero nella sua esteriorità, ma appare forzato, aspro, ed a metà convincente; volgete invece ad un accordo, ed esso subito vi sarà concesso, perchèrealmente sotto tutte le diversità esteriori tutti gli uomini sono di un solo cuore e di una sola mente.

La saggezza non ci permetterà mai di rimanere con uno o più uomini in rapporti non amichevoli. Noi rifiutiamo la simpatia e l’intimità di certe persone, come se attendessimo l’avvento di una migliore simpatia ed intimità. Ma quando debbono esse giungere e donde? Domani sarà come oggi. La vita si consuma mentre noi ci prepariamo a vivere. — I nostri amici e compagni di lavoro muoiono lontani da noi. È molto se noi possiamo dire di veder nuovi uomini e nuove donne avvicinantisi. Siamo troppo vecchi per curarci delle cose nuove, troppo vecchi per attendere la protezione di qualcuno più grande o più potente. — Godiamo della dolcezza di quelle affezioni e consuetudini che crescono vicino a noi. Queste vecchie scarpe ben si adattano ai nostri piedi. Senza dubbio noi possiamo facilmente ritrovare delle manchevolezze nella nostra società e possiamo facilmente sussurrare dei nomi più superbi e che in più alto grado accarezzano la fantasia. L’immaginazione di ogni uomo ha i suoi amici; e la vita sarebbe piacevole con tali compagni. Ma se non potete averli in buoni termini, non potete averli affatto. Se non la deità, ma la nostra ambizione foggia e contrae nuove relazioni, la virtù di esse sfugge, come le fragole pérdono il gusto quando si coltivano nei giardini.

Così, la verità, la sincerità, il coraggio, l’amore, l’umiltà, e tutte le virtù si schierano dalla parte della prudenza, che è l’arte d’assicurarsi un benessere presente. Io non so se si scoprirà che tutta la materia è fatta d’un solo elemento, come l’ossigeno o l’idrogeno; ma il mondo delle usanze e delle azioni è composto di una sola sostanza, ed incominciamo dove vogliamo, siamo ben sicuri, in breve tempo, di trovarci biascicando i nostri dieci comandamenti.


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