TERZO SAGGIOCOMPENSAZIONE
Fin dalla mia fanciullezza io ho desiderato di scrivere un discorso sulla compensazione: poichè mi parve, quand’ero giovanissimo, che su questo argomento la vita fosse più innanzi della teologia, e che il popolo sapesse più di quanto i predicatori insegnassero. Gli stessi documenti, dai quali la dottrina poteva essere tratta, allettavano la mia fantasia con la loro infinita varietà, e mi stavano sempre davanti, anche nel sonno; perchè essi sono gli utensili nelle nostre mani, il pane nel nostro canestro, gli avvenimenti della strada, la cascina, la dimora, i saluti, le relazioni, i debiti e i crediti, l’influenza del carattere, la natura e le doti di ogni uomo. Mi sembrava, anche, che essa potesse mostrare agli uomini un raggio della divinità, l’azione presente dell’anima di questo mondo, libera da ogni vestigio di tradizione, e potesse immergere il cuore dell’uomo in un lavacro di amore eterno, conversando con ciò che egli sa esser sempre esistito, e sempre dover esistere, perchè esso ora realmente esiste. Mi pareva inoltre, che se questa dottrina potesse essere espressa in termini, in certo modo uguali a quelle luminose intuizioni con le quali questa verità ci è talvolta rivelata, essa sarebbe una stella in molte ore oscure e in molti difficili passi del nostro viaggio, la quale non ci permetterebbe di perdere la diritta via.
Questo desiderio ultimamente crebbe in me ascoltando una predica in chiesa. Il predicatore, un uomo stimato per la sua ortodossia, spiegava nel solito modo la dottrina del giudizio universale. Egli asseriva che l’ultimo giudizio non avviene in questo mondo; che i malvagi sono vittoriosi; che i buoni sono infelici; e poi traeva dalla ragione e dalla Sacra Scrittura l’idea d’un compenso distribuito ad entrambi nella vita futura. La congrega dei fedeli non parve essere indignata da questa dottrina e per quanto io osservassi, allorchè l’adunanza si sciolse, non mi avvidi d’alcuna osservazione mossa a questa predica.
Pure quale era il senso di questo insegnamento? Che cosa intendeva dire il predicatore, affermando che i buoni sono infelici nella vita presente? Voleva egli dire che le case e le terre, le cariche, i vini, i cavalli, i vestiti, il lusso sono tenuti dagli uomini senza principî, mentre i santi sono poveri e disprezzati, e che una compensazione deve essere data a questi in futuro, donando loro come gratificazione, azioni bancarie e doppioni d’oro, cacciagione e champagne? Questa deve essere la compensazione da lui intesa; perchè se non questa, quale altra? Forse questa: che ad essi sarà concesso di pregare e glorificare? di amare e di servire gli uomini? Ma ciò è quanto possono fare ora! La legittima conseguenza che il discepolo poteva trarre era: — «Noi avremo i giorni lieti, che i peccatori hanno ora»; — o per arrivare all’estrema deduzione: — «Voi peccate ora; noi peccheremo più tardi; noi vorremmo peccare ora, se noi lo potessimo; ma non essendo felici attendiamo la nostra rivincita domani». — L’errore di questa dottrina sta nell’immensa concessione, che i cattivi siano soddisfatti; che la giustizia non si compia nel presente. La cecità del predicatore consisteva nel valutare con il vile estimo del mercato.ciò che costituisce un virile successo, anzichè confrontare e confutare il mondo con la verità, affermando la presenza dell’anima, l’onnipotenza della volontà; distinguendo così le insegne del bene e del male, del successo e della menzogna, e citando i morti al suo tribunale.
Riscontro un simile spregevole tono nelle opere popolari religiose di questi giorni, e vedo adottate le stesse dottrine dagli uomini di lettere, quando per caso trattano di analoghi argomenti. Io credo che la nostra teologia popolare s’è innalzata per decoro, e non per principî, sulle superstizioni che essa ha divelte. Ma gli uomini sono migliori di questa teologia e la loro vita giornaliera la smentisce.
Ogni anima ingegnosa e ricca d’aspirazioni abbandona tale dottrina nel passato della sua propria esperienza; e tutti gli uomini sentono talvolta la falsità che essi non possono dimostrare, poichè gli uomini sono più saggi di quanto essi stessi non sappiano. Ciò che essi sentono senza riflessione nella scuola e dal pulpito, se dovesse esser detto in conversazione, sarebbe probabilmente esaminato in silenzio. Se un uomo dogmatizza in una società promiscua, sulla Provvidenza e le leggi divine, egli riceve in tutta risposta un silenzio, che indica chiaramente, ad un osservatore, il malcontento dell’uditorio, ma anche la sua incapacità di formarsi una convinzione propria.
Ricorderò ora alcuni fatti che indicano il cammino della legge della compensazione e sarò oltremodo felice se traccierò con esattezza il più piccolo arco di questo cerchio. La polarità o azione e la reazione si riscontrano in ogni parte della natura; nell’oscurità e nella luce; nel caldo e nel freddo; nel flusso e nel riflusso delle acque; nel maschio e nella femmina; nell’inspirazione e nell’espirazione delle piante e degli animali; nellasistola e diastola del cuore; nelle ondulazioni dei fluidi e del suono; nella gravità centrifuga e centripeta; nell’elettricità, nel galvanismo, e nell’affinità chimica. Producete l’attrazione all’estremità di un ago magnetico; la forza magnetica opposta appare all’altra estremità. Se il sud attrae, il nord respinge. Per fare il vuoto qui, voi dovete condensare là. Un dualismo inevitabile scinde la natura, così che ogni cosa è una metà, e suggerisce un’altra cosa per farla intiera; così spirito, materia; uomo, donna; soggetto, oggetto; dentro, fuori; sopra, sotto; movimento, riposo; sì, no.
Come il mondo è dualistico, così è ciascuna delle sue parti. L’intiero sistema delle cose viene rappresentato in ogni particella. Vi è qualcosa che rassomiglia al flusso ed al riflusso del mare, al giorno ed alla notte, all’uomo e alla donna, nella scaglia del pino, in un grano di frumento, in ogni individuo del regno animale. La reazione, così grandiosa nei suoi elementi, si ripete in questi limiti angusti. Per esempio, nel regno animale, il fisiologo ha osservato che nessun essere è privilegiato, ma che una certa compensazione bilancia ogni dono ed ogni difetto. Un soprappiù concesso ad una parte è ripagato dallo stesso essere con una riduzione di un’altra parte. Se la testa ed il collo sono più larghi, il tronco e le estremità sono accorciati.
La teoria delle forze meccaniche fornisce un altro esempio. Ciò che noi guadagniamo in potenzialità, perdiamo in durata; e viceversa. Le rivoluzioni periodiche o equivalenti dei pianeti sono un altro esempio; così l’influenza del clima e del suolo nella storia politica.
Il clima freddo rinvigorisce. Il suolo arido non produce febbri, cocodrilli, tigri o scorpioni.
Lo stesso dualismo si cela nella natura e nella condizione dell’uomo. Ogni eccesso dà origine ad un difetto; ogni difetto ad un eccesso. Ogni dolce ha il suoamaro; ogni male ha il suo bene. Ogni facoltà che riceve piacere, ha un castigo uguale al piacere, in caso d’abuso e deve rispondere della sua moderazione a prezzo della vita. Per ogni grano di spirito vi è un grano di follia. Ad ogni cosa perduta, corrisponde un’altra guadagnata; ad ogni cosa guadagnata un’altra perduta. Le ricchezze crescono; cresce il numero di coloro che le usano. Se il raccoglitore raccoglie troppo, la natura prende dall’uomo ciò che essa mette nelle casse di lui; aumenta i beni, ma uccide il proprietario. La natura odia i monopoli e gli eccessi. Le onde del mare non ricercano più rapidamente il loro livello dopo il loro agitarsi, di quanto tendano le varietà della condizione ad uguagliarsi. Vi è sempre qualche circostanza livellatrice, che riconduce il superbo, il forte, il ricco, il fortunato, sostanzialmente allo stesso livello di tutti gli altri. Un uomo è troppo forte e feroce per la società, è un cattivo cittadino per temperamento e per posizione, — è un testardo malfattore con un tanto di pirata in se stesso; — ebbene la natura gli manda uno stuolo di figli e di figlie che studiano lodevolmente nella scuola del villaggio, e l’amore ed il timore per essi, spianano il suo tristo viso arcigno alla cortesia. Così essa giunge ad intenerire il granito, a scacciare la bestia feroce ed introdurvi l’agnello, ed a mantenere esatta la bilancia.
Il contadino immagina che il potere e la preminenza siano delle belle cose, ma il Presidente ha pagato cara la suaCasa Blanca. Ordinariamente essa gli è costata tutta la sua pace, e le migliori delle sue qualità virili. Per conservare per breve tempo una posizione apparentemente così cospicua innanzi al mondo, egli è lieto di mangiare polvere davanti ai suoi veri padroni, che stanno eretti dietro il trono. Oppure desiderano gli uomini la grandezza più sostanziale e permanente delgenio? Anche questa non ha maggior immunità. Colui che colla forza della volontà o del pensiero è grande, e domina migliaia di cose, ha la responsabilità del dominio. Con ogni influsso di luce viene un pericolo nuovo. Possiede egli la luce? Egli deve far testimonianza di quella luce, e sempre precedere con la sua fedeltà alle nuove rivelazioni dell’anima eterna, quella simpatia, che gli dà tanta viva soddisfazione. Egli deve odiare il padre e la madre, la moglie e il figlio. Ha egli tutto ciò che il mondo ama ed ammira ed agogna? egli deve rigettare dietro di sè l’ammirazione, ed affligger il mondo con la fedeltà alla sua verità e diventare un proverbio ed un oggetto di burla.
Questa legge crea le leggi delle città e delle nazioni. Essa non sarà deviata dal suo fine del più piccolo iota. È vano il macchinare o il complottare o l’accordarsi contro di essa. Le cose rifiutano di essere maneggiate male per lungo tempo.Res nolunt diu male administrari.Sebbene nessun impedimento ad un nuovo male appaia, l’impedimento esiste, ed apparirà. Se il governo è crudele, la vita del governatore non è sicura. Se voi mettete delle tasse troppo alte, il reddito nazionale sarà nullo. Se fate il codice penale sanguinario, i giurati non condanneranno. Nulla che sia arbitrario, nulla che sia artificiale, può durare.
La vita vera e le soddisfazioni dell’uomo sembrano eludere gli estremi rigori o le estreme prosperità delle condizioni, e stabilirsi con grande indifferenza sotto tutte le varietà di circostanze. Sotto tutti i governi l’influenza del carattere rimane la stessa, — in Turchia o nella nuova Inghilterra. Sotto i despoti primitivi dell’Egitto, la storia onestamente confessa che l’uomo ebbe tanta libertà quanta fu la sua cultura.
Queste apparenze dimostrano che l’universo è rappresentato in ciascuno delle sue molecole. Ogni cosain natura contiene tutti i poteri della natura stessa. Ogni cosa è fatta di una sola materia conosciuta; così il naturalista vede un solo tipo sotto ogni metamorfosi, e considera un cavallo quale un uomo corrente, un pesce quale un uomo natante, un uccello quale un uomo che vola, un albero quale un uomo radicato nel suolo. Ogni nuova forma ripete non solamente il carattere principale del tipo, ma via via tutte le particolarità, tutte le finalità, tutti i progressi, tutti gli impedimenti, tutte le energie e l’intiero sistema in fine di qualsiasi altro tipo. Ogni occupazione, ogni commercio, ogni arte, ogni avvenimento è un compendio del mondo, e un correlativo di ciascun’altra di queste cose. Ogni uomo è un completo emblema della vita umana, del suo bene e del suo male, dei suoi cimenti, dei suoi nemici, del suo corso e della sua fine: e ciascuno deve in qualche modo contenere l’uomo completo e narrare tutto il suo destino.
Il mondo aduna se stesso in una goccia di rugiada. Il microscopio che esamina il microbo, non lo trova meno perfetto solo per essere piccolo. Occhi, orecchi, gusto, odorato, movimento, resistenza, appetito, e gli organi stessi di riproduzione che congiungono all’eternità, trovano modo d’esser contenuti nel più piccolo essere.
Allo stesso modo noi mettiamo la nostra vita in ogni atto. La vera teoria dell’omnipresenza è che Dio riappare, con tutti i suoi elementi, in ogni muschio ed in ogni tela di ragno. Il valore dell’universo si studia di penetrare in ogni punto. Se il bene c’è in un luogo, anche il male ci sarà; se si trova l’affinità, pure si troverà la repulsione; se la forza c’è, ci sarà anche una limitazione ad essa.
Così è il vivente universo. Tutte le cose sono morali. L’anima che dentro di noi è sentimento, all’infuoridi noi è legge. In noi sentiamo la sua ispirazione; fuori, nella storia, noi possiamo vedere la sua forza fatale. Essa è onnipossente e tutta la natura sente il suo potere. Essa è nel mondo; per essa il mondo fu creato. Essa è eterna e rappresenta se stessa nel tempo e nello spazio. La giustizia non è posposta. Un’equità perfetta regola la sua bilancia in ogni parte della vita.
«Οί κύβοι Διὸς ’αεὶ εὐπίπτουσι»: «I dadi degli Dei sempre vincono». Il mondo appare come una tavola di moltiplicazione od un’equazione matematica, che, voltata come voi volete, mantiene sempre il suo equilibrio. Prendete qualsiasi figura vi piaccia, essa vi renderà conto del suo esatto valore, nè più nè meno. Ogni segreto è palesato, ogni delitto punito, ogni virtù ricompensata, ogni torto riparato in silenzio e certamente. Ciò che noi chiamiamo «compenso» è la necessità universale, per la quale l’intiero appare ogni qualvolta appare una parte. Se vedete del fumo, là ci deve essere del fuoco. Se vedete un braccio od un altro membro, voi sapete che il tronco al quale esso appartiene, sta dietro.
Ogni atto ricompensa se stesso, od in altre parole, si integra in un duplice modo: primo, nella cosa o nella natura reale; secondo, nella circostanza o nella natura apparente. Gli uomini dànno alla circostanza il nome di retribuzione. La retribuzione causale è nella cosa, e non è veduta che dall’anima; invece la retribuzione della circostanza è veduta dall’intelligenza; essa è inseparabile dalla cosa, ma spesso stesa su di un lunghissimo tempo, non viene distinta che dopo molti anni. Le ferite specifiche possono seguire l’offesa dopo lungo tempo, ma esse giungono perchè l’accompagnano. Il delitto e la pena crescono da un solo stelo. La pena è un frutto insospettato, che matura nel fiore del piacere, che lo ha coperto. Causa ed effetto, mezzie fini, seme e frutto, non possono essere separati, perchè l’effetto fiorisce già nella causa, il fine preesiste nei mezzi, il frutto nel seme.
Mentre il mondo in tal guisa sarebbe unità e rifuggirebbe dall’esser diviso, noi cerchiamo di operare parzialmente, di separare, di appropriarci qualchecosa; per esempio, per soddisfare i sensi, noi separiamo il piacere dei sensi dalle necessità del carattere. L’ingenuità dell’uomo è sempre stata dedicata alla soluzione di un solo problema: in qual modo separare la dolcezza sensuale, la forza sensuale, la luce sensuale, ecc. dalla dolcezza morale, dalla morale profondità, dalla bellezza morale: vale a dire, ancora, come separare nettamente questa superficie esterna in modo da lasciarla senza il fondo; come giungere ad un’estremità senza averne un’altra. L’anima dice: «Mangia»; il corpo vorrebbe banchettare. L’anima dice: «L’uomo e la donna non saranno che una carne sola ed una sola anima» ed il corpo vorrebbe unirsi solamente alla carne. L’anima dice: «abbiate il dominio su tutte le cose per fini di virtù» ed il corpo vorrebbe avere il potere su tutte le cose per i suoi propri fini.
L’anima lotta con vigore per vivere e lavorare attraverso tutte le cose. Essa potrebbe essere l’unico fatto e tutte le cose sarebbero ad essa unite: potere, piacere, conoscenza, bellezza.
Ma l’uomo individuo aspira ad essere «qualcuno»; a costruire per se stesso; ad affaccendarsi ed a mercanteggiare per il bene privato; monta a cavallo allo scopo di montar a cavallo; si abbiglia per abbigliarsi; mangia per mangiare; governa allo scopo di eccellere. Gli uomini cercano di essere grandi; essi vorrebbero avere uffici, ricchezze, potere e fama. Essi credono che essere grandi sia possedere una parte sola della natura, quella dolce, senza l’altra parte, quella amara.
Questa divisione e questa separazione sono però energicamente avversate dalla natura. Fino al giorno nostro, bisogna riconoscerlo, nessun creatore di progetti ha avuto il più piccolo successo. L’acqua separata si riunisce dietro la nostra mano. Nel momento in cui cerchiamo di separarlo dal «tutto», il piacere è colto fuor dalle cose piacevoli, il profitto fuori dalle cose profittevoli, il potere fuori dalle cose forti. Noi non possiamo scindere le cose e ricercare solo il bene sensuale per se stesso, come non possiamo raggiungere un interno che non abbia esterno od una luce senza ombra. «Scacciate la natura con un bidente, essa ritorna di corsa».
La vita si riveste di condizioni inevitabili, che lo stolto cerca di schivare, che questi e quegli si vanta di non conoscere, come cose che non lo riguardano; ma la millanteria è sulle sue labbra, mentre le condizioni sono nella sua anima. Se egli le sfugge per una parte, esse lo attaccano per un’altra parte più vitale. Se egli le ha sfuggite in forma ed in apparenza, è perchè egli ha resistito alla sua vita, è fuggito lungi da se stesso, e il compenso è tale quale la morte. L’inanità di tutti i tentativi per fare questa separazione del bene dall’obbligazione è così evidente, che l’esperimento non sarebbe tentato — e il tentarlo sarebbe opera pazza, — senza che, iniziata nella volontà la malattia della ribellione e della separazione, l’intelletto subito non vada infetto; tanto che l’uomo cessa di vedere in ogni oggetto Dio nella sua pienezza, ma vede l’adescamento sensuale di esso, e non vede il suo pregiudizio; egli vede la testa della sirena, ma non la coda del drago; e pensa di poter recidere ciò che egli vuole avere da ciò che egli non vorrebbe. «Quanto secreto tu sei, che abiti nei più alti cieli silenziosamente, tu unico grande Iddio, che getti per castigo, con Provvidenza infaticabile,l’acciecamento su coloro che nutrono sfrenati desideri!»[2].
L’anima umana è fedele a questi fatti nel rappresentarli nelle favole, nella storia, nei proverbi, nella conversazione. Ciò trova inopinatamente una voce nella letteratura. Così i Greci chiamarono Giove, la Mente Suprema; ma avendogli per tradizione ascritto molte azioni basse, involontariamente fecero ammenda alla ragione, incatenando le mani di un dio così cattivo. Egli è ridotto così senza sostegno, come un re d’Inghilterra. Prometeo conosce un segreto per il quale Giove deve patteggiare; Minerva un altro ne conosce. Egli non può disporre dei suoi propri fulmini; Minerva ne tiene le chiavi.
«Fra tutti gli Dei, io sola conosco le chiavi che aprono le solide porte delle aule, ove le sue folgori dormono».
È una sincera confessione dell’opera interna del Tutto, e del suo scopo morale. La mitologia indiana finisce nella stessa etica; e sembrerebbe impossibile inventare qualsiasi favola e darle una popolarità, se essa non è morale. Aurora scordò di chiedere la gioventù per il suo amante, e Titone sebbene immortale è vecchio. Achille non è completamente invulnerabile; poichè le acque sacre non bagnarono il suo tallone, per il quale Teti lo sosteneva. Siegfried, nei Nibelungi, non è completamente immortale, perchè una foglia cadde sul suo dorso, mentre egli si bagnava nel sangue del drago, e quella parte rimasta coperta è mortale. E così è sempre. V’è una fenditura in tutte le cose che Dio ha fatto. E pare che questa circostanza vendicativa sempre appaia, improvvisa, perfino nella poesia, dove la fantasia umana tenta di cantare feste ardimentose, e di liberarsidelle vecchie leggi —, come appare nell’urto all’indietro, nel retrocedere del cannone, affermanti che la legge è fatale e che in natura nulla può essere donato, ma tutto è venduto.
Questo è l’antico significato della Nemesi, che vigila sull’universo, e non lascia impunita alcuna offesa. Le furie, dicono gli antichi, sono le ancelle della giustizia, e se il sole in cielo trasgredisse dalla sua via, esse lo punirebbero. I loro poeti raccontano che le mura di pietra, e le spade di ferro, e le cinghie di cuoio hanno un’occulta simpatia con i falli dei loro proprietari; che la cintura, che Ajace donò ad Ettore, trascinò sul campo l’eroe Trojano attaccato alle ruote del carro di Achille, e che la spada, che Ettore diede ad Ajace, fu quella con cui Ajace si trafisse. Essi ricordano che quando i Thasiani eressero una statua a Teogene, vincitore nei giuochi, uno dei suoi rivali andò ad essa nottetempo, e tentò abbatterla con colpi ripetuti, finchè la smosse dal suo piedestallo, ma vi rimase sotto, schiacciato dalla sua caduta.
La voce della favola ha in sè qualcosa di divino. Essa sorse da un pensiero posto al di sopra della volontà dello scrittore. La parte migliore d’ogni scrittore è quella che ha nulla d’individuale; quella che egli non conosce; che sorse dalla sua costituzione e non dalla sua troppo fervida invenzione; quella che nello studio di un solo artista non potreste facilmente trovare, ma che nello studio di molti, voi raccogliereste come se fosse lo spirito di tutti. Io vorrei conoscere l’opera dell’uomo in quell’antico mondo ellenico, non Fidia. Il nome e la vita di Fidia, per quanto convenienti per la storia, ci imbarazzano quando ci innalziamo al criticismo supremo. Noi dobbiamo vedere ciò che in un dato periodo l’uomo intendeva di fare e che fu impedito, o se vi piace meglio, modificato dalle intervenute volizioni di Fidia,di Dante, di Shakespeare, organi per mezzo dei quali l’uomo in quel momento s’espresse.
L’espressione di questa legge della compensazione è ancor più rimarchevole nei proverbi di tutte le nazioni, i quali formano sempre la letteratura della ragione, o l’affermazione di una verità assoluta, senza restrizione. I proverbi, come i libri sacri di ogni nazione, sono il santuario delle intuizioni. Ciò che il mondo pigro, incatenato alle apparenze, non permetterà di dire al realista con sue proprie parole, senza contraddirsi gli concederà di dire con proverbi. E questa legge delle leggi, che il pulpito il senato ed il collegio negano, è ad ogni ora predicata su tutti i mercati ed in tutte le officine, in tutte le lingue, con miriadi di proverbi, il cui insegnamento è così vero ed omnipresente come l’esistenza degli uccelli e delle mosche.
Tutte le cose sono duplici: l’una opposta all’altra: pane per focaccia: occhio per occhio, dente per dente; sangue per sangue; misura per misura; amore per amore. Date e vi sarà dato. Colui che bagna sarà bagnato. «Che cosa volete? — dice Dio, — pagatelo e prendetelo». — Nulla arrischi, nulla avrai. Tu sarai pagato esattamente per ciò che hai fatto, nè più nè meno. Colui che non lavora non mangerà. Poca cura, cattivo profitto. Le maledizioni ricadono sempre sul capo di colui che le scaglia. Se voi mettete una catena al collo di uno schiavo, l’altra estremità si attorciglia intorno al vostro. Il cattivo consiglio perde il consigliere. — Il Diavolo è un ciuco.
Così è scritto, perchè così è nella vita. La nostra azione è dominata e caratterizzata, al disopra del nostro volere, dalla legge della natura. Noi aspiriamo ad un piccolo scopo separato in modo assoluto dal bene pubblico, ma la nostra azione si dispone per un magnetismo irresistibile, parallela ai poli del mondo.
Un uomo non può parlare senza giudicare se stesso. Volente o nolente, egli disegna con ogni parola il suo proprio ritratto agli occhi dei suoi compagni. Ogni opinione reagisce su colui che la pronuncia: è un gomitolo di filo gettato in un punto, ma di cui l’estremità opposta rimane nella tasca di colui che l’ha lanciato: o piuttosto è un arpione scagliato contro una balena, che svolge nel suo volo una spira di corda nella barca, e che taglierà in due il timoniere e affonderà la barca, s’esso non è buono o bene scagliato. Non potete fare il peggio senza soffrire il peggio. Nessun uomo ebbe mai punta d’orgoglio, che non gli fosse dannosa, disse Burke. Chi vive esclusivamente di vita mondana non s’avvede che egli esclude ogni godimento nel tentativo di appropriarselo. L’esclusivista nel campo religioso non s’avvede di chiuder la porta del cielo a se stesso, tentando di chiuderla per gli altri. Trattate gli uomini come pedine e come birilli e voi soffrirete ciò che essi soffrono. Se voi non terrete conto del loro cuore, perderete il vostro. I sensi vorrebbero trasformare in cose tutte le persone: le donne i bambini, i poveri. Il proverbio volgare «Questo otterrò dalla sua borsa o dalla sua pelle» è filosofia gagliarda.
Tutte le infrazioni all’amore ed all’equità nelle nostre relazioni sociali sono rapidamente punite. Esse sono punite dal timore. Finchè io mantengo una semplice relazione col mio simile, non provo alcun dispiacere nell’incontrarlo. Noi ci incontriamo come l’acqua incontra l’acqua, come una corrente d’aria ne incontra un’altra, con una perfetta fusione e penetrazione di natura. Ma così tosto come vi è un allontanamento dalla semplicità od un tentativo di reticenza, il bene mio non è più il bene suo ed il mio prossimo sente il danno; egli mi sfugge come io l’ho sfuggito; i suoi occhi non cercano più i miei; vi è guerra fra noi; vi è odio in lui e timore in me.
Tutti gli antichi abusi della società, universali e particolari, tutto l’ingiusto accumulamento di proprietà e di potere, sono vendicati allo stesso modo.
Il timore è maestro di grande sagacità e l’araldo di tutte le rivoluzioni. Una sola cosa esso ci insegna: che vi è corruzione là dove esso appare. Il timore è come un corvo che ama le carogne; benchè voi non vediate bene intorno a che cosa svolazzi, pure vi è la morte in quel luogo. La nostra proprietà è timida, le nostre leggi sono timide, le nostre classi colte sono timide. Il timore per secoli e secoli ha presagito e cianciato e pronosticato sopra il governo e la proprietà. Questo tristo uccello non è là per nulla. Esso indica dei grandi torti che devono essere riparati. Della stessa natura è quell’aspettazione d’un mutamento, che immediatamente segue la sospensione della nostra attività volontaria. Il terrore di una luna senza nubi, lo smeraldo di Policrate, il timore della prosperità, l’istinto che spinge ogni anima generosa ad imporsi il compito d’un nobile ascetismo, sono come le oscillazioni della bilancia della giustizia attraverso il cuore e la mente dell’uomo.
Gli uomini che hanno esperienza del mondo sanno molto bene che è meglio pagare lo scotto, ovunque vadano, e che l’uomo paga sovente cara una piccola economia. Colui che dà in prestito, rientra nel suo proprio debito. Colui che ha ricevuto cento favori e non ne ha reso alcuno, ha egli guadagnato qualche cosa? Ha egli guadagnato chiedendo, per indolenza od abilità, le merci od i cavalli od il denaro del suo vicino?
Il riconoscimento del beneficio da una parte, e del debito dall’altra, vale a dire della superiorità e dell’inferiorità sorge immediato nel fatto. La transazione rimane nella memoria sua e del suo vicino; ed ogninuova transazione àltera, a seconda della sua natura, le relazioni reciproche. Egli giunge tosto a comprendere che sarebbe stato meglio per lui rompersi le ossa che l’aver viaggiato nella carrozza del suo vicino, e che il prezzo più alto, cui egli può pagare una cosa qualsiasi, sta nel chiederla.
Un uomo saggio applicherà questo ammonimento a tutte le fasi della vita e saprà che è parte della prudenza il far fronte ad ogni richiedente e soddisfare ogni giusta richiesta con il vostro tempo, il vostro ingegno e il vostro cuore. Pagate sempre; perchè tardi o tosto dovrete pagare il vostro debito intiero. Persone ed eventi possono frapporsi fra voi e la giustizia per qualche tempo, ma ciò è solamente un differimento. Voi dovrete, in ultimo, pagare. Se siete saggi, sfuggirete una prosperità che accresce solo il vostro debito.
Il beneficio è lo scopo della natura. Ma per ogni beneficio che voi ricevete è imposta una tassa. Più grande è colui, che conferisce più benefici. È vile — ed è l’unica cosa vile nell’universo — ricevere favori, senza contraccambiarne alcuno. È nell’ordine naturale che noi non possiamo rendere dei benefici a coloro, dai quali li riceviamo, e se ciò avviene, accade però molto di rado. Ma il beneficio che noi riceviamo deve essere reso a qualcuno, linea per linea, fatto per fatto, centesimo per centesimo. Temete che troppi beni rimangano nelle vostre mani! Presto si corromperanno e genereranno dei vermi. Pagate, presto, in qualche modo.
Il lavoro è salvaguardato dalle stesse leggi inflessibili. Dicono i prudenti che i lavori più cari sono quelli a buon prezzo. Ciò che noi acquistiamo in una scopa, in un materasso, in un carro, in un coltello, è una applicazione del buon senso ad un bisogno comune. La cosa migliore è quella di pagare nel vostro possedimento un giardiniere abile, vale a dire acquistareil buon senso applicato al giardinaggio; nel vostro marinaio, il buon senso applicato alla navigazione: nella casa, il buon senso applicato alla cucina, al cucire, al servire; nel vostro agente, il buon senso applicato ai conti e agli affari. Così voi moltiplicate la vostra presenza, ossia spargete voi stesso in tutto il vostro possedimento. Ma per la duplice costituzione di tutte le cose, nel lavoro come nella vita non vi può essere inganno. Il ladro deruba se stesso, lo scroccone truffa se stesso; poichè la ricompensa reale del lavoro è la conoscenza e la virtù, mentre la ricchezza e il credito ne sono i simboli. Questi simboli, come la carta-moneta possono essere falsificati o rubati, ma ciò che essi rappresentano, vale a dire conoscenza e virtù, non può essere falsificato o rubato. Questi fini del lavoro non possono essere raggiunti che dagli sforzi reali della mente, e dall’obbedienza a dei motivi puri. Lo scroccone, il truffatore, il giuocatore non possono ottenere quella conoscenza della natura materiale e morale, che insegna al lavoratore le sue oneste cure e gli affanni. La legge della natura dice: Agite e voi avrete il potere; ma coloro che non agiscono non l’avranno.
Il lavoro umano, in tutte le sue forme, dall’aguzzare un palo sino alla costruzione di una città o alla creazione di un poema epico, è un’illustrazione immensa della perfetta compensazione dell’universo. L’assoluta bilancia del Dare e dell’Avere, la teoria che ogni cosa ha il suo prezzo, e che se quel prezzo non è pagato, un’altra viene ottenuta in pagamento, e che è impossibile ottenere cosa alcuna senza il suo prezzo — non è meno sublime nelle colonne di un libro-mastro che nei bilanci degli stati, nelle leggi della luce e dell’oscurità, in tutta l’azione e reazione della natura. Io non posso dubitare che le alte leggi che ogni uomo vedeimplicate in quelle occupazioni che gli sono familiari, quali la rigida morale che scintilla sul filo del suo scalpello, che è misurata dal suo filo a piombo e dalla sua squadra, che è visibile alla base d’un conto di bottega come nella storia di uno Stato — gli raccomandino il suo commercio, ed esaltino i suoi affari nella sua imaginazione.
La lega fra la virtù e la natura obbliga tutte le cose ad assumere un contegno ostile di fronte al vizio. Le leggi e le sostanze del mondo perseguitano e condannano il traditore. Egli trova che le cose sono disposte per la verità ed il beneficio, ma che nell’intiero mondo non vi è una sola caverna per nascondere un furfante. Nulla v’è che sia un segreto. Commettete un delitto e la terra diventa di cristallo; commettete un delitto e sembrerà che un mantello di neve sia caduto sul terreno, come quello, che nei boschi, rivela la traccia d’ogni pernice, d’ogni volpe, d’ogni scoiattolo e d’ogni talpa. Non potete riprendere la parola detta, non potete cancellare la traccia, non potete ritirare la scala in modo da non lasciare luogo a passaggio o ad indizio. Qualche circostanza che vi condanna, sempre sopravvive. Le leggi e le sostanze della natura — acqua, neve, vento, gravitazione — si mutano in castighi per il ladro. Con la stessa forza ed in senso opposto la legge sostiene con uguale sicurezza ogni azione giusta. Amate e sarete amati. Ogni amore è matematicamente giusto, come i due membri d’una equazione algebrica. L’uomo buono possiede il bene assoluto, che, come il fuoco, riconduce ogni cosa alla sua propria natura, così che non potete recargli alcun danno; ma come gli eserciti inviati contro Napoleone, al suo avvicinarsi abbassavano le loro bandiere e da nemici diventavano amici, così per lui i disastri di tutte le specie, le malattie, le offese, la povertà diventano benefattori.
«I venti soffiano e le acque portano al coraggioso la forza, il potere e la divinità. Eppure in se stessi, quelli sono nulla».
I buoni sono protetti perfino dalla loro debolezza e dai loro difetti. Allo stesso modo che mai nessun uomo ha avuto un punto di orgoglio, che non fosse a lui ingiurioso, così nessun uomo ha mai avuto un difetto che in qualche modo non gli riuscisse talvolta giovevole. Il cervo della favola ammirava le sue corna e criticava i suoi piedi, ma quando il cacciatore venne, i suoi piedi lo salvarono e preso nella boscaglia, le sue corna lo perdettero. Ogni uomo deve nella sua vita render grazie ai suoi difetti. Come nessun uomo penetra completamente una verità, fino a che non ha lottato contro di essa, così nessun uomo ha completa conoscenza degli impedimenti o dei talenti degli uomini, finchè egli non ha sofferto gli uni e veduti i trionfi degli altri e constatata in se stesso la mancanza di essi. Ha egli un difetto di carattere che lo rende poco atto alla vita sociale? Egli è allora obbligato a vivere da solo, ad acquistare l’abitudine dell’auto-aiuto; e come l’ostrica ferita, egli aggiusta la sua conchiglia con una perla.
La nostra forza è prodotta dalla nostra debolezza. L’indignazione, che si arma con delle forze segrete, non si sveglia finchè noi non siamo punti, feriti e dolorosamente assaliti a colpi di fucile. Un grande uomo vuol esser sempre piccolo. Mentre egli siede sui cuscini delle comodità, egli si addormenta. Quando egli è spinto, tormentato, sconfitto, egli dalle sue vicende impara qualche cosa; egli è stato posto nella sua saggia virilità, egli ha acquistata la nozione dei fatti e conosce la sua ignoranza; è guarito dall’insania della fantasia; ha acquistata la moderazione e l’abilità reale. L’uomo saggio si getta dalla parte dei suoi assalitori; trovareil suo punto debole è più il suo interesse che il loro. La ferita si cicatrizza e cade come pelle morta, e quando essi stanno per trionfare, ecco! egli è passato avanti invulnerabile. Il biasimo è più sicuro della lode. Io odio d’essere difeso in un giornale. Fintantochè tutto ciò che si dice, è detto contro di me, sento una certa sicurezza di successo; ma tosto che parole melate di lode sono pronunciate a mio riguardo, mi sento come senza protezione di fronte ai miei nemici. In generale, ogni male al quale noi non soccombiamo, è un nostro benefattore. Come l’isolano delle isole di Sandwich crede che la forza ed il coraggio del nemico che egli uccide, passino in lui, così noi acquistiamo la forza di quella tentazione, alla quale resistiamo.
I medesimi custodi che ci proteggono dalla sventura, dal difetto e dall’inimicizia, ci difendono, se noi vogliamo, dall’egoismo e dalla frode. I ceppi e i banchi degli accusati non sono le migliori nostre istituzioni, nè l’astuzia in commercio è una prova di saggezza. Gli uomini giacciono durante tutta la vita sotto la superstizione stupida di poter essere truffati. Ma è così impossibile ad un uomo l’essere truffato, se non da se stesso, come è impossibile per una cosa l’essere e non essere allo stesso tempo. Vi è una terza persona silenziosa in tutti i nostri contratti. La natura e l’anima delle cose prendono su se stesse la garanzia del compimento d’ogni contratto, così che un servizio onesto non può mutarsi in una perdita. Se voi servite un padrone ingrato, servitelo il più a lungo possibile. Ponete Iddio nel vostro debito. Ogni azione sarà ripagata. Quanto più a lungo il pagamento è ritardato, tanto meglio è per voi, perchè l’interesse composto su interesse composto è la norma e l’abitudine del tesoriere. La storia della persecuzione è una storia dei tentativi per frodare la natura, per far salire l’acqua suicolli, per attorcigliare corde di sabbia. Che i persecutori siano molti od uno solo, un tiranno od una folla, ciò non ha importanza. Una folla tumultuante è una società di corpi, privati volontariamente dell’uso della ragione, e che cammina attraverso le proprie opere. La folla tumultuante è un uomo che volontariamente discende al livello del bruto; la sua ora d’attività è la notte; le sue azioni sono pazze come tutta la sua costituzione; essa perseguita un principio; vorrebbe frustare un diritto, vorrebbe sopprimere la giustizia, dando al fuoco ed all’oltraggio le case e le persone che la rispettano. Essa compie le sciocchezze dei ragazzi, che corrono con pompe da incendio per spegnere la rossa aurora innalzantesi alle stelle. Lo spirito inviolato ritorce contro i malfattori il loro odio. Il martire non può essere disonorato; ogni frustata inflitta è una voce per la fama; ogni prigione, un’abitazione più illustre; ogni libro o casa bruciata illumina il mondo; ogni parola soppressa o cancellata si riflette attraverso la terra, da parte a parte. Le menti degli uomini sono alfine ridestate, la ragione appare e giustifica se stessa e la perfidia trova vane tutte le sue opere.
Così tutte le cose ammoniscono sull’indifferenza delle circostanze. L’uomo è tutto. Ogni cosa ha due lati, uno buono ed uno cattivo. Ogni vantaggio ha il suo contrario: io imparo così ad essere contento. Ma la teoria della compensazione non è la teoria dell’indifferenza. Lo spensierato dice, udendo queste dimostrazioni: «A che cosa giova il fare bene? Vi è una vicenda sola per il bene e per il male; se guadagno qualche bene, devo pagare per esso; se lo perdo un altro ne guadagno; tutte le azioni sono indifferenti».
Vi è nell’anima un fatto più profondo della compensazione, vale a dire, la sua propria natura. L’anima non è una compensazione, ma una vita. L’anima è.Sotto questa marea ondeggiante di circostanze, le cui acque si alzano e si abbassano con perfetto succedersi, giace l’aborigeno abisso dell’«Essere» reale. L’essenza, o Iddio, non è una relazione od una parte, ma il Tutto. L’essere è l’affermazione vasta, che esclude la negazione, che si regge in equilibrio di per se stesso, e inghiottisce tutte le relazioni, tutte le parti, e tutti i tempi. La natura, la verità, la virtù, sono i flussi che di là provengono. Il vizio è l’assenza dell’essere e l’allontanamento da esso. Il nulla, la falsità, possono invero stare come la grande notte o l’ombra, sulla quale, come su uno sfondo, l’universo vivente proietta se stesso; ma nessun fatto è dal nulla generato; il nulla non può operare, perchè esso non è. Non può fare alcun bene; non può far alcun male. Ma è un male perchè è peggio non essere che essere.
Noi ci sentiamo defraudati della retribuzione dovuta alle azioni cattive, perchè il criminale aderisce ai suoi vizî, rimane fedele alla sua contumacia e non viene in nessun modo ad una crisi o ad un giudizio della natura visibile. Non vi è confutazione della sua stoltezza davanti agli uomini ed agli angeli. Ha egli perciò superata in destrezza la legge? Più egli porta seco la malignità e la menzogna, più egli s’allontana dalla natura. In qualche modo una dimostrazione del suo misfatto vi sarà anche per l’intelligenza; ma se noi anche non la vedessimo, questa deduzione implacabile bilancierà il conto eterno.
Nè può dirsi, d’altra parte, che l’acquisto di rettitudine debba essere ottenuto a prezzo di una perdita qualsiasi. Non vi è penalità per la virtù, non v’è penalità per la saggezza; esse sono delle vere aggiunte all’essere. In un’azione virtuosa, io realmentesono; in un’azione virtuosa io accresco il mondo; io mi stabilisco nei deserti conquistati al Caos ed al nulla, e vedol’oscurità recedere ai limiti dell’orizzonte. Non vi può essere eccesso nell’amore, nella conoscenza, nella bellezza, quando questi attributi sono considerati nel loro più puro senso. L’anima rifugge da tutti i limiti, e nell’uomo sempre afferma un ottimismo, mai un pessimismo.
La sua vita è un progresso e non una stazione. Il suo istinto è la fiducia. Il nostro istinto usa più o meno nei rapporti con l’uomo, dellapresenza dell’animae non mai della sua assenza; l’uomo coraggioso è più grande del codardo; il veritiero, il benevolente, il saggio, è più uomo e non meno del demente e del furfante. Non vi è tassa sui beni della virtù, perchè essi sono patrimonio di Dio stesso, o esistenza assoluta, senza comparazione alcuna. Il bene materiale ha la sua tassa, e se è venuto senza merito e senza sudore, esso non ha radice in me, ed il primo vento lo spazzerà via. Ma tutti i beni della natura appartengono all’anima, e possono essere acquistati con moneta legale in natura, vale a dire con un lavoro che il cuore e il cervello permettono. Io non desidero di ritrovare un bene che non merito, per esempio rinvenire un recipiente sotterrato, pieno d’oro, perchè so che esso mi porta nuove responsabilità. Io non desidero beni esterni, nè possessi, nè onori, nè potere, nè persone. Il guadagno è apparente; la tassa è certa. Ma non vi è tassa sulla conoscenza che la compensazione esiste, e che non è desiderabile trovare dei tesori. Di ciò io godo con una pace serena, eterna. Io restringo i limiti del male possibile. Imparo la saggezza di san Bernardo: «Nulla può farmi del male eccetto me stesso; il male che io soffro lo porto in me stesso e non sono mai un reale sofferente se non per colpa mia».
Nella natura dell’anima v’è un compenso per l’ineguaglianza delle condizioni. La tragedia radicale dellanatura sembra essere nella distinzione diPiùeMeno. Come può il Meno non sentire il dolore; non sentire indignazione o malevolenza contro il Più? Badate a colui che ha minori facoltà e voi vi sentite triste e non sapete bene che cosa fare. Egli quasi evita i vostri occhi; egli quasi teme che essi rimbrottino Iddio. Che fare? Tutto ciò pare una grande ingiustizia. Ma avvicinate i fatti, vedeteli da vicino e queste ineguaglianze simili a montagne, spariscono. L’amore le riduce, come il sole fonde gli icebergs in mare. Il cuore e l’anima di tutti gli uomini essendo uno, cessa quest’amarezza delSuoe delMio. Il suo è mio. Io sono mio fratello e mio fratello è io stesso. Se io mi sento oscurato e sorpassato da grandi vicini, pure io li posso ancora amare; io li posso ancora ricevere; e colui che ama, fa cosa sua propria la grandezza che egli ama. Con ciò io rilevo a me stesso che mio fratello è il mio guardiano, che opera per me con i più amichevoli intenti, e che il possedimento che io tanto ammirai ed invidiai è mio. È della eterna natura dell’anima l’appropriarsi e far sue tutte le cose. Gesù e Shakespeare sono frammenti dell’anima, e con l’amore io li conquido e li incorporo nel mio proprio conscio dominio. La loro virtù non è mia? Il loro intelletto, se non può essere fatto mio, non è intelletto.
Tale è anche la storia naturale delle calamità. I cambiamenti, che feriscono a brevi intervalli la prosperità degli uomini, sono avvisi di una natura la cui legge è lo svilupparsi. È ordine di natura lo svilupparsi ed ogni anima per questa intrinseca necessità lascia il suo intiero sistema di cose, i suoi amici, la casa, le leggi, la fede, come il mollusco sguscia fuori della sua casa bella ma di pietra, perchè essa non permette più il suo sviluppo, e lentamente si forma una casa nuova. Queste rivoluzioni sono frequenti in proporzione al vigoredell’individuo, ed in qualcuno più fortunato esse sono incessanti, e tutte le relazioni mondane lo circondano, diventando, per così dire, una trasparente membrana fluida, attraverso la quale la forma vivente è sempre visibile, anzichè, come per la maggior parte degli uomini, un tessuto eterogeneo di molte età e senza carattere stabilito, nel quale l’uomo è imprigionato. In questo caso c’è ampliamento, e l’uomo d’oggi riconosce a stento l’uomo di ieri. E tale dovrebbe essere la biografia esterna dell’uomo in rapporto col tempo: un abbandono delle circostanze morte giorno per giorno, come egli rinnova giorno per giorno i suoi vestiti. Ma per noi, nel nostro stato ingannevole, stagnante, che non progredisce, che resiste, che non coopera con la divina espansione, questo sviluppo viene a sbalzi.
Noi non possiamo separarci dai nostri amici. Non possiamo lasciar andare i nostri angeli. Noi non vediamo ch’essi escono, perchè degli arcangeli possano entrare. Noi siamo idolatri delle cose vecchie. Noi non crediamo alla ricchezza dell’anima, alla sua eternità ed onnipresenza. Noi non crediamo che vi sia una forza oggi per rivaleggiare o creare nuovamente quel ch’era bello ieri. Noi ci soffermiamo nelle rovine della vecchia tenda, dove avevamo una volta pane e riparo e vita, nè crediamo che lo spirito possa alimentarci, coprirci, e fornirci di nervi nuovamente. Noi non possiamo nuovamente trovare alcunchè così caro, così dolce, così grazioso. Ma sediamo e piangiamo invano. La voce dell’Onnipotente dice: «Alzatevi ed andate avanti, per sempre». Noi non possiamo rimanere fra le rovine, pure non vogliamo affidarci al nuovo; e così camminiamo sempre cogli occhi rivolti, come quei mostri che guardano sempre all’indietro.
Eppure le compensazioni delle calamità appaiono all’intelligenza, anche dopo lunghi intervalli di tempo.Una febbre, una mutilazione, un crudele disinganno, una perdita di ricchezze sembrano al primo momento una perdita completamente irreparabile. Ma gli anni rivelano la profonda forza del rimedio, che giace sotto tutti i fatti. La morte d’un amico caro, della moglie, d’un fratello o d’un’amante, che sembrava dapprima null’altro che privazione, un poco più tardi assume l’aspetto di una guida o di un buon genio; perchè essa comunemente opera delle rivoluzioni nel nostro modo di vita; chiude un’epoca d’infanzia o di gioventù, che attendeva di essere chiusa; rompe un’abituale occupazione od un «mènage» di casa, e permette la formazione di nuove abitudini, più adatte allo sviluppo del carattere; essa permette o limita la formazione di nuove conoscenze, e la possibilità di nuove influenze, che risultano della massima importanza negli anni futuri; e allora l’uomo o la donna che sarebbero rimasti come un soleggiato fiore da giardino, senza terreno per le sue radici e con troppa luce solare per il suo capo a causa della caduta delle mura e della negligenza del giardiniere, sono come il banano della foresta, che dà ombra e frutti alle grandi moltitudini d’uomini che gli sono d’intorno.