ATTO PRIMO.

ATTO PRIMO.

Casa del vecchio Werle; elegante e seria stanza di studio. In fondo una biblioteca; poltrone, sedie e divani imbottiti. Grande scrivania nel mezzo con molte carte, sulla scrivania una lucerna con paralume verde che illumina fiocamente la stanza. In fondo una porta a due battenti con tende. La detta porta lascia scorgere una stanza elegante e molto illuminata. A destra due porte: una, la prima, che conduce alla sala da pranzo, l’altra, che guida agli uffici del Werle. A sinistra un gran camino con fuoco acceso.

Casa del vecchio Werle; elegante e seria stanza di studio. In fondo una biblioteca; poltrone, sedie e divani imbottiti. Grande scrivania nel mezzo con molte carte, sulla scrivania una lucerna con paralume verde che illumina fiocamente la stanza. In fondo una porta a due battenti con tende. La detta porta lascia scorgere una stanza elegante e molto illuminata. A destra due porte: una, la prima, che conduce alla sala da pranzo, l’altra, che guida agli uffici del Werle. A sinistra un gran camino con fuoco acceso.

(Pietro e Giovanni ambedue in livrea stanno mettendo in ordine lo studio. Nella stanza in fondo si vedono altri camerieri, pure in livrea, che accendono candelabri. Nella sala da pranzo si ode parlare e ridere; quando con un coltello si picchia in un bicchiere si fa silenzio, si fa un brindisi che non arriva fino al pubblico, finito il quale scoppiano vivi battimani e grida di bravo bravo).

(Pietro e Giovanni ambedue in livrea stanno mettendo in ordine lo studio. Nella stanza in fondo si vedono altri camerieri, pure in livrea, che accendono candelabri. Nella sala da pranzo si ode parlare e ridere; quando con un coltello si picchia in un bicchiere si fa silenzio, si fa un brindisi che non arriva fino al pubblico, finito il quale scoppiano vivi battimani e grida di bravo bravo).

Pietro.(accende una lampada, vi mette il paralume e la pone sul camino) Sentite Giovanni, il vecchio brinda alla signora Sorbi.

Giov. (spingendo avanti una poltrona) È vero che tra lui e lei.... non so se mi spiego.... ci sia del tenero?

Pietro. Dicono.

Giov. Lui, una volta, fu un gran ruba cuori, nevvero?

Pietro. Dicono.

Giov. E questa festa è in onore del figlio? Così almeno sentii dire in cucina.

Pietro. Sì, il signor Gregorio è arrivato ieri.

Giov. Io non sapevo neppure che avesse un figlio.

Pietro. Dacchè sono in casa Werle è la prima volta che lo vedo.

Un cameriere. (dalla soglia della porta grande) Pietro, c’è qui un vecchio che vuol vedervi ad ogni costo.

Pietro(brontolando) Fate passare, chi può essere mai a quest’ora? (dalla stanza in fondo viene il vecchio Ekdal, avvolto in un grande mantello col bavero rialzato, tenendo in una mano un nodoso bastone, nell’altra un gran berrettone di pelo, ha sotto il braccio un involto di carte).

Pietro.(andandogli incontro) Cosa fa lei qui a quest’ora?

Ekdal. Buon Pietro ho da andare in ufficio.

Pietro. A quest’ora è chiuso. Non c’è più nessuno.

Ekdal. No, vi è ancora Groberg; debbo consegnargli queste carte, abbiate la compiacenza di lasciarmi passare per di là (s’avvicina alla seconda porta di destra) La conosco la strada.

Pietro. (alzando le spalle) Per me vada pure (gli apre la seconda porta di destra) ma si ricordi di passare dall’altra strada nell’uscire, che qui ci sono degli invitati.

Ekdal. Lo so, lo so, grazie buon Pietro. (attraversa la scena dicendo a bassa voce) Imbecille (esce e Pietro rinchiude l’uscio).

Giov. È impiegato anche lui nella casa?

Pietro. No, lavora fuori.... quando c’è troppo lavoro. Vedete Giovanni, una volta Ekdal era un grande signore.

Giov. Già, l’ho sentito dire.

Pietro. Era luogotenente.

Giov. Davvero?

Pietro. Sicuro. Ma poi si diede agli affari; commerciò in legnami; fu socio col nostro padrone, col signor Werle, in una miniera, ma deve avere commesso qualche brutta azione al padrone. Io sono molto amico di Ekdal, spesso beviamo insieme una tazza di birra, dalla Eraksen.

Giov.Mi pare che il vecchio debba esser corto a quattrini.

Pietro.Pago io, bisogna bene usare dei riguardi a chi un giorno fu qualche cosa.

Giov. Troppo giusto. Ma, ditemi: forse una bancarotta?

Pietro. Peggio, fu messo in prigione, e resti tra noi. (a bassa voce) Credo sia stato condannato anche a qualche anno di galera.

Giov.(mostrasi stupito) Oh!...

Pietro. (ascoltando) Tacete, si alzano da tavola ora. (Pietro e Giovanni si ritirano nel fondo della scena sempre mettendo in ordine i mobili).

Sorb. Fate servire il caffè nella sala grande.

Pietro. Come la signora comanda. (la Sorbi e gli invitati passano nella sala grande, dietro loro Pietro e Giovanni).

Sig. A.(sprofondandosi in una poltrona) Che pranzi, che fatica!!!

Sig. B.In tre ore se ne mangia di roba!

Sig. C.E poi il caffè e il maraschino.

Sig. A.Speriamo che la signora Sorbi ci faccia godere un poco di musica.

Sig. B.Eh! oramai, credo che presto ci accomiaterà.

Sig. A.Non lo crediate; la signora Sorbi è sempre gentile coi vecchi amici. (ridendo vanno nella sala grande).

Werle vec. (avvicinandosi al figlio) Dimmi, non se ne saranno accorti eh?

Greg.Di che?

Werle.(abbassando sempre più la voce guardandosi attorno con circospezione) Eravamo in tredici a tavola.

Greg. (alzando le spalle) Ebbene che c’è di male?

Werle. (accennando a Erminio) Di solito siamo dodici. (a voce alta) Restate voi altri?

Greg. Sì. (Werle saluta con la mano Ekdal e entra anche lui nella stanza di fondo).

Erm.(che ha udito il discorso del vecchio Werle, avvicinandosi a Gregorio) Non dovevi invitarmi (si siedono su un divano).

Greg.Il pranzo fu dato in mio onore, almeno così hanno detto, e non dovevo invitare il mio migliore amico?

Erm.Ti ringrazio, ma ciò deve aver recato dispiacere a tuo padre; io non vengo mai in casa tua.

Greg.Lo so. Ma io volevo vederti, parlarti; presto ripartirò e sono tanti anni che siamo divisi.

Erm.Quasi sedici anni.

Greg. Lascia che ti guardi, sei diventato un pezzo d’uomo, della salute non puoi lagnarti.

Erm. (triste) Il fisico non ha sofferto, ma il cuore!... (si passa una mano sulla fronte) La sciagura che mi è toccata.

Greg. (triste anch’esso abbassando la voce) Lo so.... e ora come sta tuo padre?

Erm. Ti prego, non parliamone. L’infelice vecchio vive presso di me.... non ha nessun altro al mondo.... parliamo delle tue miniere sarà meglio.

Greg.Sì hai ragione, (si siedono su due poltrone in faccia al camino) Nelle mie miniere, nella mia cara solitudine io pensavo a te, alla nostra amicizia.

Erm. (interrompendolo e stringendogli la mano) Grazie, grazie, ora sono certo che sei sempre lo stesso Gregorio.

Greg. Che intendi dire?

Erm.Dubitavo che dopo.... la disgrazia che mi colpì.... del resto sarebbe stato naturale.... per un pelo tuo padre non fu immischiato in quel losco affare.

Greg.E per questo io avrei dovuto amarti meno? Chi ti mise mai simili idee pel capo?

Erm.So che è vero, eppoi anche tuo padre me lo disse.

Greg.(sorpreso) Mio padre!... (dopo breve pausa) Ecco perchè non ti facesti più vivo.

Erm. Già....

Greg.T’intendo sei diventato fotografo?

Erm.Fu tuo padre che mi consigliò di non avvertirti.

Greg. (presto) Forse ha avuto ragione. Ma ora, almeno, sei contento della tua nuova professione?

Erm. (sospira) Perchè no? Oramai mi ci sono avvezzato. Sul principio l’osso era duro a rodere....ho dovuto troncare i miei studi.... Tutto. Dopo la disgrazia di mio padre non m’era rimasto un soldo.... Ah! Gregorio che vergogna!... che vergognai...

Greg.Lo so, lo so.

Erm.Di tutto quanto avevamo non restava che una obbligazione verso tuo padre.

Greg. (scuote mestamente il capo).

Erm.Capii che per sdebitarmi dovevo cambiar vita. Il signor Werle mi consigliò ed anzi mi ha aiutato.

Greg. Mio padre?

Erm. Sì, fu lui che mi ha dato i denari per impiantare il mio laboratorio.... Ed è costato caro sai? Credevo te l’avesse scritto.

Greg. No, si sarà dimenticato, ci scrivevamo solo per affari.... Dunque fu lui.

Erm.Sì, lui ha pensato a tutto, ed ha anche combinato il mio matrimonio. Questo lo sapevi?

Greg. No. (stringendogli la mano) Ma le tue parole mi fanno piacere, mi persuadono che anche mio padre ha....

Erm.Del buon cuore, sì molto ne ha....

Greg. (stringendogli forte la mano) Grazie, grazie.... E spero che tua moglie ti farà felice....

Erm.Sono felice, è una buona e brava donna che non manca di educazione.

Greg. (tra sè) No, non può essere lei.

Erm.Se tu mi verrai a trovare, sono certo che non riconoscerai più la Gina.

Greg.(meravigliato) La Gina?

Erm. Non ti ricordi, quella giovane che fu dama di compagnia di tua madre?

Greg. (fissando Erminio negli occhi) Gina Hansen; quella che assistette la mia povera mamma.

Erm. Appunto. (con un sorriso) Vedi che il signor Werle ti aveva scritto qualche cosa.

Greg. (alzandosi e passeggiando) Sì, sì.... mi pare,mi pare, (si siede sul bracciale della poltrona dov’è seduto Gregorio) E fu mio padre che ti fece conoscere lei?

Erm.Gina non restò molto tempo in casa tua, erano gli anni in cui tua madre stava male; un anno o due prima della sua morte.

Greg.(serio) L’anno stesso. Continua.

Erm.E poi ritornò presso sua madre che faceva l’ostessa, fu appunto in casa sua che tuo padre affittò per me una stanza.

Greg.Vi siete conosciuti?

Erm.E ci siamo amati.

Greg.(torna ad alzarsi e passeggia di nuovo) E fu quand’eri già fidanzato che.... che ti diede i mezzi per aprire una fotografia?

Erm.Sì, voleva vedermi a posto. Che dovevo fare?... E poi avevo il vantaggio che a quest’arte Gina non era del tutto estranea.

Greg.Tutto vi andava a meraviglia.

Erm.(alzandosi) Era così ben combinato!

Greg.Hai ragione.... Mio padre per lei fu una provvidenza.

Erm.(commosso) Egli non ha abbandonato nella sventura il figlio del suo vecchio amico. Credimi, ha cuore.

Sorbi.(prendendo per mano Werle padre) Non una parola di più: a lei la luce fa male.

Werle.(liberandosi dalla stretta della Sorbi a mezza voce) Non ha torto.

(Pietro e Giovanni portano il punch).

(Pietro e Giovanni portano il punch).

Sorbi. (andando alla porta) Chi di lor signori vuole il punch favorisca di qua.

Sig. A.(sull’uscio) Mi dica è vero che lei ha proibito di fumare.

Sorbi. Verissimo.

Sig. B. E perchè?

Sorbi. Perchè l’ultima volta approfittaste troppo del permesso datovi.

Sig. A. E il verdetto è inappellabile.

Sorbi. Inappellabile.

(la maggior parte degli ospiti entrano in scena, distribuendosi a capannelli: a ciascuno i domestici portano il punch).

(la maggior parte degli ospiti entrano in scena, distribuendosi a capannelli: a ciascuno i domestici portano il punch).

Werle.(a Erminio che appoggiato al camino guarda un album di fotografie) Cosa studia Ekdal?

Erm.Guardo queste fotografie.

Sig. A.(che sarà sdraiato in una poltrona) E non ne portò delle sue?

Erm.No.

Sig. A.Fece male. Se è lecito, perchè?

Sorbi.Perchè, caro consigliere, quando si è invitati a pranzo non s’ama parlare del proprio lavoro (continua a ridere e scherzare con gli invitati. Erminio è tornato a sfogliare l’album).

Greg. (avvicinandosi ad Erminio) E tu non parli?

Erm. Perchè vuoi che parli? Ascolto.

Sig. B.(a Werle) Il vino di Ekdal fa bene, nevvero?

Werle. Il tokai che avete bevuto oggi posso garantirvi che è genuino. Questa fu una delle migliori annate.

Sig. A. Di un gusto squisito.

Erm.(che si sarà allontanato dal camino, bonariamente dice) Il gusto del vino varia di anno in anno?

Sig. C. (ridendo) Non ve ne intendete dunque?

Werle. (che sarà andato ad appoggiarsi al camino, sorridendo) Non è confortante per chi vi procura dare dei migliori vini.

Sig. C. Al vino avviene quello che sapete colle fotografie! Hanno bisogno del sole, nevvero?

Erm. Di certo, il sole fa il suo dovere.

Sorbi. Come per i consiglieri. (si rivolge ad A. B. C.) Hanno bisogno di vederci ben chiaro.

Sig. A.Badi, è una malignità questa.

Sorbi.Tutt’altro, affermo solo che i vini vecchi sono i migliori.

Sig. C.E metterebbe me tra i vini vecchi? (sorridendo) Il cielo me ne scampi.

Sig. A. Dica la verità, mi annovera tra quali vini?

Sorbi. Tra i vini dolci. (prende un bicchiere di punch e continua a scherzare)

Werle.Signora Sorbi, lei sa tenerli a bada tutti questi signori. (a Pietro che è in fondo della scena) Ma Pietro sta attento ai bicchieri. (Pietro torna ad empire i bicchieri) Gregorio, bevine un altro sorso con me. (vedendo che il figlio non si muove) E lei pure, signor Ekdal, a tavola non ebbi occasione di brindare con lei.

Groberg. (affacciandosi alla porta di destra che dà agli uffici) Signor Werle, non posso uscire.

Werle. Hanno chiuso il portone?

Groberg. Sì, e il facchino ha portato via la chiave.

Werle. Passi di qua....

Groberg. Non sono solo.

Werle. Non importa.

(Groberg e il vecchio Ekdal entrano in scena, nel vedere il vecchio Werle retrocede di qualche passo turbato).

(Groberg e il vecchio Ekdal entrano in scena, nel vedere il vecchio Werle retrocede di qualche passo turbato).

Greg. Ah!...

(Gli ospiti cessano dal parlare, Groberg ed Ekdal attraversano la scena).

(Gli ospiti cessano dal parlare, Groberg ed Ekdal attraversano la scena).

Ekdal. (inchinandosi) Mi scusino, mi scusino, (torna per la porta in fondo).

Werle.(mormora fra i denti) Sciocco d’un Groberg.

Greg.(stupito e fermando Erminio) Ma quello non è....

Sig. A. Chi è? chi è?

Greg. (ravvedendosi) Il segretario di mio padre e un impiegato.

Sig. C.(a Erminio) Lo conosceva lei quel vecchio?

Erm.(con voce spenta) Io.... no.

Sorbi.(non vista si avvicina a Pietro) Dà qualche cosa a quel vecchio.

Pietro. (inchinandosi) Corro. (parte).

Greg. (che si è avvicinato ad Erminio a voce bassa) Dunque era proprio lui.

Erm. Sì.

Greg. Era qui, e non l’hai salutato?

Erm. (con voce commossa) Ma cosa avrei dovuto fare?

Greg. Riconoscerlo! È tuo padre.

Erm.(con dolore) Se tu fossi al mio posto.

(La conversazione che s’era assopita è tornata a divenire rumorosa).

(La conversazione che s’era assopita è tornata a divenire rumorosa).

Sig. B.(avvicinandosi a Gregorio ed Erminio) Scommetto che rievocate gli anni in cui eravate studenti. Signor Ekdal posso offrirle un sigaro.... ah! è vero che qui non è permesso.

Erm. Grazie, non fumo.

Sig. A. Lei, vede, signor Ekdal, dovrebbe declamarci qualche cosa, una volta era così bravo.

Erm.Mi rincresce, non mi ricordo più di nulla.

Sig. B.Peccato, peccato. (si allontanano e seguono gli altri invitati che sono già nella stanza in fondo).

Erm.(triste a Gregorio) Bisogna che me ne vada, saluta tuo padre per me.

Greg. Vai a casa tua?

Erm.Sì, perchè me lo domandi?

Greg.Più tardi forse verrò da te.

Erm.No, è meglio che tu non ci venga, uscendo da una festa così grande ti sembrerebbe troppo triste. Ci troveremo in città.

Sorbi.(che viene dal fondo) Se ne va, signor Ekdal?

Erm. Sì, signora.

Sorbi.Mi saluti la Gina. (gli stende la mano)

Erm.(stringendo la mano) Grazie.

Sorbi.Le dica che tra poco verrò a trovarla.

Erm.Mi farà un regalo. (a Gregorio che vorrebbe accompagnarlo) No, resta qui, me ne vado senza che nessuno se ne accorga. (stringe la mano a Gregorio, saluta ancora la Signora Sorbi ed esce dal fondo)

Sorbi. (a Pietro che è entrato in scena) Avete dato qualche cosa al vecchio?

Pietro. Sì, una bottiglia di cognac.

Sorbi.Potevate scegliere meglio.

Pietro. Conosco il suo debole. Va pazzo per il cognac.

Sig. A.(sulla porta con un pezzo di musica in mano) Signora Sorbi ci suona un pezzettino?

Sorbi.Volentieri (va nella stanza in fondo, tutti gli invitati applaudono).

(Il vecchio Werle entra in iscena e si mette a sfogliare carte alla scrivania, pare desideri che Gregorio parta, vedendo che questo non si muove, si dirige verso la porta di destra).

(Il vecchio Werle entra in iscena e si mette a sfogliare carte alla scrivania, pare desideri che Gregorio parta, vedendo che questo non si muove, si dirige verso la porta di destra).

Greg. Avrei bisogno di parlarti.

Werle. (fermandosi) Non puoi aspettare quando saremo soli?

Greg. Forse, non ci troveremo mai soli.

Werle. (avvicinandosi) Cosa vuoi?

(Si ode il suono del piano-forte che continuerà fino quasi alla fine della scena).

(Si ode il suono del piano-forte che continuerà fino quasi alla fine della scena).

Greg. Come mai quella famiglia è andata sì in basso?

Werle. Parli degli Ekdal, mi immagino.

Greg. Sì del luogotenente Ekdal, una volta il tuo grande amico.

Werle. Pur troppo; dovetti sopportarlo parecchi anni ed ebbi a pentirmene; fu per mia colpa che sul mio nome è rimasta una piccola macchia.

Greg.(a voce bassa) E lui solo era il colpevole?

Werle. Di chi sospetti ancora?

Greg. Voi, avevate comprato insieme il bosco.

Werle. Ma! prima li aveva lui, lui aveva i disegni fatti, fu lui che fece abbattere gli alberi sopra terreno municipale; il responsabile del lavoro era lui, io non sapevo cosa si facesse.

Greg. Forse era Ekdal che non sapeva quello che si faceva.

Werle. Può essere. Ma al giudizio lui fu condannato ed io assolto....

Greg.Per mancanze di prove, lo so.

Werle. Un’assoluzione è sempre un’assoluzione. Ma perchè vai a rinnovare quei tristi fatti che mi fecero invecchiare innanzi tempo? Pensavi a ciò forse lassù alle miniere? Gregorio, queste storie sono dimenticate.... almeno per ciò che mi riguarda.

Greg. E quell’infelice famiglia?

Werle. Cosa poteva fare? Quando Ekdal uscì di prigione era un uomo perduto, non è di quelle fibre che resistono ai colpi violenti e che sanno riabilitarsi. Io feci quello che stava in me, sempre senza compromettermi perchè non avessero a sospettare. Gli ho dato del lavoro pagandolo molto, molto di più di quello che si meritava.

Greg. (sorridendo tristamente) Non ne dubito.

Werle. Credi forse che io menta? Sui miei libri non troverai il suo salario, tali spese sui libri non le metto.

Greg. Già, certe spese stanno bene fuori dei registri.

Werle. (guardandolo) Che intendi dire?

Greg.(parlando a stento) Hai tu tenuto conto delle spese fatte per impiantare a Ekdal una fotografia?

Werle. Io? In che modo?

Greg. So, so tutto, so che fosti tu ad aiutarlo.

Werle. Dunque vedi che per gli Ekdal ho fatto qualche cosa.

Greg.Dimmi, fu quando Erminio era fidanzato che tu lo prendesti tanto a cuore?

Werle. Non me ne ricordo.

Greg. Mi annunciasti il matrimonio di Erminio in un poscritto, dopo una lunga lettera d’affari; in poche parole! Ekdal si sposa con una certa signorina Hansen.

Werle. È il nome di sua moglie.

Greg.Ma non riflettesti che questa Hansen era Gina la nostra ex governante!

Werle. (tentando sorridere) Non supponevo che la nostra ex governante ti interessasse tanto.

Greg. (parlando lentamente) A qualcun altro interessava molto.

Werle. Cosa vuoi dire con ciò. (alzando la voce) Alluderesti a me?

Greg. (c. s.) Sì, alludo a te.

Werle.E tu osi?... Come mai quel dannato fotografo ti mise simili idee per il capo?

Greg.Erminio non mi ha detto nulla, sono certo che lui neppure lo immagina.

Werle. Ma chi fu allora?

Greg.(con voce triste) La mia povera madre, l’ultima volta che la vidi.

Werle. Tua madre!... Dovevo immaginarlo, voi altri due andaste sempre d’accordo. Essa anzi ha sempre cercato di alienarmi la tua affezione.

Greg. Non fu lei, ma la vista di quello che dovette sopportare prima di morire.

Werle. Ma se non aveva nulla da soffrire.... almeno meno delle altre; con la gente stravagante, già difficilmente si va d’accordo e ne parlo per esperienza. Ora tu, dopo tanti anni torni per lanciarmi calunnie che credevo dimenticate e contro tuo padre.... Gregorio alla tua età dovresti occuparti di qualche cosa di più utile.

Greg.(triste) Lo so, lo so.

Werle. (con voce carezzevole) Ti sentirai il cuore più libero. A che ti servì rimanere alle miniere tanti anni non volendo che il solo stipendio di uno scrivano? Fu una sciocchezza da parte tua.

Greg.Se non fossi sicuro direi....

Werle. Ti comprendo, non vuoi nulla da me. Ebbene ora ti si presenta l’occasione per renderti indipendente.

Greg.In che modo?

Werle.Quando ti scrissi di venire in città.... (parla impacciatissimo)

Greg.Ma infine che vuoi da me? È tutto il giorno che desidero saperlo.

Werle.Ti propongo di entrare socio nella mia azienda.

Greg.Io, tuo socio?

Werle.Sì, non c’è bisogno di vivere uniti, tu dirigerai l’azienda in città, io mi ritirerò alle miniere.

Greg. Tu lassù?

Werle.Sì; sento che invecchio, non lavoro più con l’ardore di un tempo e poi i miei occhi continuano a indebolirsi.

Greg. Furono sempre deboli.

Werle. Non mai come adesso. Eppoi ora desidero quel soggiorno. Ascoltami Gregorio. Noi due, non ci siamo mai amati; ma però siamo sempre padre e figlio. Cerchiamo di stabilire una specie di accordo.

Greg. In apparenza?!

Werle.Sarebbe sempre qualche cosa. Riflettici.

Greg.(fissandolo) Dove miri?

Werle. Perchè?

Greg. Tu hai bisogno di me?

Werle. Un padre ha sempre bisogno di suo figlio.

Greg. Queste sono parole.

Werle.Ti vorrei in casa per qualche tempo; io sono solo, Gregorio, e fui sempre solo durante tutta la mia vita. Ora che sono vecchio questo abbandono mi fa male; abbisogno di qualcuno.

Greg.Hai la Sorbi.

Werle. È vero; ormai quella donna mi è diventata indispensabile, lei sola arreca un soffio di vita nella mia casa.

Greg. Ma hai ciò che desideri!

Werle. Temo che ciò non possa durare; questa donna in faccia al mondo occupa un posto equivoco, temo che presto si stancherà. E, se non si stancherà, perchè ha per me della vera affezione, temo che abbia a stancarsi delle calunnie.... Tu Gregorio, tu sei giusto... dovresti comprendere....

Greg. (interrompendolo) Sii franco, la vuoi sposare?

Werle. E se avessi questa intenzione mi contrarieresti tu?

Greg.No.

Werle. Credevo, che per riguardo a tua madre....

Greg. Non sono uno sciocco.

Werle. Mi hai tolto una spina dal cuore.

Greg.(fissandolo) Ora capisco come ti sei servito di me.

Werle.Servirmi di te? Che brutta espressione!

Greg.Non misuriamo le parole.... almeno a quattr’occhi. (ride) Ed è per sposare la Sorbi che mi facesti venire in città; per lei mi proponevi una vita quieta.... Una vita di famiglia. La riconciliazione tra padre e figlio.

Werle. Non parlare così.

Greg.Ma quando abbiamo conosciuto noi la vita di famiglia? Certo, sarà un bello spettacolo nel vedere il figlio assistere alle nozze del padre; testimonio ai suoi amori..... Oh! povera morta, di te che tanto hai sofferto, che resta ormai? Anche tuo figlio è sul punto di dimenticarti.

Werle. Io credo che nessun uomo al mondo ti disgusti quanto me.... Mi hai sempre guardato con gli occhi di tua madre. (abbassando la voce) Ma ricordati che spesso tua madre aveva un velo sugli occhi.

Greg. (molto commosso) Ti comprendo.... Ma chi fu colpevole nella disgraziata malattia di mia madre?... Tu, tu e.... e quelle.... e l’ultima di esse fu quella giovane che desti in moglie ad Ekdal.

Werle. (alzando le spalle) Mi pare di rivedere tua madre.

Greg. (come parlando a sè) E quell’uomo vive nella sua innocenza, ignaro dell’inganno. Vive con una donna che... Lui non sa come la sua casa sia fabbricata sulla menzogna. (avvicinandosi a suo padre) La tua vita mi sembra un campo cosparso di membra umane.

(A questo punto il piano-forte cessa di suonare).

Werle. (con voce asciutta) Temo che la distanza che ne separa sia troppo grande.

Greg. (inchinandosi freddamente) Me ne ero accorto, per questo me ne vado.

Werle. Parti?

Greg. Sì. Oramai ho uno scopo, per raggiungere il quale posso vivere.

Werle. E sarebbe?

Greg. Rideresti se te lo dicessi.

Werle. Un uomo melanconico come me non ride mai. (Si odono gli ospiti ridere e si vede la Sorbi che con gli occhi bendati rincorre degli invitati fino al salone della festa).

Greg. (additando al fondo) Vedi là, dei consiglieri, dei dignitari che si rincorrono con la signora Sorbi.... Buona notte. Addio. (parte per la porta di destra in fondo)

Werle. (dopo che è partito) Poveretto e vuole sostenere che non è pazzo! (si avvia lentamente verso il fondo)

FINE DELL’ATTO PRIMO.


Back to IndexNext