VI.

La gente ti sbatterà l’uscio sul muso, la gente ti dirà: Donnaccia, carogna, schifosa e qualche altra parola ancora e ti aizzerà i cani, e tu? Tu andrai piangendo disperata; il tuo latte se n’andrà perchè non avrai da mangiare; vedrai il tuo bambino succhiar sangue, poi lo vedrai morire fra le tue braccia; lo sentirai morto fra letue braccia e tu camperai ancora qualche giorno trascinandotelo per la selva, finchè morrai di fame anche tu, di fame capisci? ciò che vuol dire dei dolori più acuti e della morte più lenta.

Si arrestò, guardò Maria, questa non dava segno di vita, stava come morta, col capo fra le mani. Maddalena la toccò sulla spalla:

— Ebbene hai inteso?

Maria assentì lentamente il capo.

— E cosa pensi?

La ragazza ebbe un sussulto sicchè il corpo le si ripiegò violentemente ad arco, il collo si stese sulla spalliera nello spasimo e senza un grido, tutta s’agitò in una terribile convulsione ansimando. I denti scricchiolarono come frantumassero ossa, gli occhi nell’orbita si rivolsero mostrando le sclerotiche iniettate di sangue, il volto le si scompose in orribili contrazioni e le labbra dettero spuma sanguigna, mentre il seno si gonfiava a scatti come a spezzarsi.

Maddalena guardò indifferente il sinistro spettacolo e trattenne Rosa che voleva lanciarsi e si mordeva le braccia.

Poi quando la ragazza accennò a calmarsi, socchiuse l’uscio e senza strepito partì.

Passò tanto tempo ancora che Maria non seppe misurare, ella rimase ascoltando i battiti del cuore, ora più che mai, dopo una sosta, aveva necessità di rinchiudersi nel suo mondo. Come in un campo sanguigno, in una immensità oscura, ella aveva visto improvvisamente tutta una verità angosciosa; una voce aveva parlato nel turbine ed ella si era sentita travolgere e morire.

Ma nel nome Santo di Dio, chi doveva ucciderla così lentamente? Perchè, s’ella aveva amato, tutto il mondo doveva rivolgersele in guerra?

La sua anima, umile nel dolore, si fortificò nell’affetto materno, e tacque.

Poi, una sera, ella fu ridestata d’improvviso; passò una bimba che saliva al monte, si fermò nell’uscio e gridò:

— Maria, Maria, vengono; sono nella valle; se presti orecchio li sentirai cantare.

Ella ebbe un brivido di freddo e impallidì, la bimba scomparve dopo un breve saluto.

Maria si strinse al seno un piccolo scialle, s’incrociò così le mani al seno. Il bambino dormiva in una breve zana.

Ella si fece sulla porta. C’era ancora un po’ di sole, un sole quasi rosso, che sui cipressi pareva metallo incandescente, il cielo era tutto a scalelli, come se vi pascolassero mandre infinite, presso al monte, ove il sole moriva, una grande chioma d’alberi stava immobile e rigida.

Maria ascoltò e intese realmente il canto di coloro che riedevano. Un canto sereno e forte; giunse dalla profondità della valle, ella calcolò ancora la strada che avevano da percorrere; le ore, i minuti, in questi estremi, diventavano per l’anima in pena, attimi; tutto si affrettava al termine con vertiginosa rapidità; ella si vedeva ad un tratto giunta al limite e le parea di uscire da un sogno e di vivere ora solamente nella realtà di tutta la sua vita. Per una strana follia di percezione le idee le si scomponevano nel cervello perdendo la linea di continuità e di collegazione. Vedea il padre e i fratelli seduti ad aspettarla, poi ella tornava col bambino fra le braccia mandandosi innanzi le pecore, era una luce meridiana, il padre gridava alzando le braccia:

— Eccola, eccola! e prendeva il bambino accarezzandolo con amore e tutti i fratelli gli si affollavano intorno, con sorrisi, con parole buone, sicchè la piccola creatura agitava le manine con gioia aprendo la boccuccia dalle gengive rosee, l’umida boccuccia dei bimbi.

E ancora: Nando veniva con uno dei fratelli parlandodi lei e le pareva di essere sposa e di dover partire dalla sua vecchia casa. Rosa gridava qualche parola incomprensibile, poi seguiva un silenzio sinistro nel quale si udivano solo i gemiti del suo bambino. E tutti se ne andavano ed ella rimaneva sola col piccino, nella notte; una tenebra intensa scendeva solcata da lampi, ella aveva i piedi scalzi e doveva camminare su siepi di marruche e le pareva che alcuno la rincorresse senza strepito, ma con insistenza ed era per raggiungerla, ella ne udiva il respiro prossimo, sentiva già il tocco della mano, si sentiva agguantare, stringere, finchè cadeva oppressa coprendo la sua creatura.

Per l’incubo la sua mente scossa ritornò alla verità dell’ora presente.

—E vedo, e vedo e non vedo chi voglio.Vedo le foglie di lontan tremare... —

—E vedo, e vedo e non vedo chi voglio.Vedo le foglie di lontan tremare... —

—E vedo, e vedo e non vedo chi voglio.

Vedo le foglie di lontan tremare... —

Una voce giovane più vicina cantò; era certo Alfonso, il minore fra i fratelli, quello che le voleva più bene. La voce saliva limpida come un mattino di primavera. Ella udiva:

— ...vedo le foglie di lontan tremare... —

— ...vedo le foglie di lontan tremare... —

— ...vedo le foglie di lontan tremare... —

L’ingenuo desiderio dell’affetto che si figurava l’attesa impaziente.

Altre volte ella avrebbe risposto correndo, ora doveva essere come la Maddalena Santa e farne il pianto.

Sempre più strinse lo scialle al seno, s’intirizziva come passasse sul suo corpo una veste di neve, era bianca assai e i denti le battevano insieme involontariamente per contrazioni spasmodiche. Si appoggiò allo stipite della porta, il sole non voleva morire, almeno l’ombra fosse discesa, l’ombra protettrice.

Persisteva una luce quasi affannosa che dava agli alberi un aspetto tragico e solenne.

Rosa veniva andava, dalla zana a Maria e toccava tutto con curiosità, una volta uscì sull’aia e udito il canto ritornò di corsa in casa e si chinò presso il bambino e lo cullò biascicando:

— Michele, Michelino, il bambino di Michele...

Maria udì e si rintuzzò nell’angolo della porta come se qualcuno la minacciasse in quella voce. Cos’era nel pensiero di Rosa per poter avere quelle parole?

Larghi stormi di rondini passarono gridando, altissime nel cielo come quando annunciano una tempesta.

Poi Maddalena dalla strada le gridò:

— Coraggio, sai cosa ti resta a fare.

Maria non ebbe core per risponderle; ancora altri attimi trascorsero. Vide un branco di pecore; vide un uomo chino sotto un tronco reciso; vide e udì un bimbo passare suonando un suo flauto silvestre fatto dalla viva scorza del gattice; ma furon come riflessi, come ombre, cose inconsistenti, fiamme in un infinito.

Poi il tremore convulso, l’agitazione e la tensione dei nervi si moltiplicarono, si accrebbero d’improvviso per un suono che udì. Il fischiò d’intesa, il fischio col quale Michele usava avvertire il ritorno dai campi o dalla selva. Essi erano poco distanti, un cinque o sei minuti di cammino ancora; sentì l’oppressione del loro avanzare, lo schianto dell’ira loro, come un fulmine che incenerisce. Ebbe un’oppressione che non le dava il respiro; le braccia, le mani, le gambe avevan tremiti e stiramenti come dovessero staccarsi dal corpo; sulle tempie un dolore acuto, e la mente si scompigliava sempre più, orribilmente, lasciando solo certe terribili visioni che l’accasciavano, come improvvisi scrosci di diluvi su campi.

Ma non poteva serbare l’immobilità, era costretta a muoversi, una forza interna ve la costringeva, nel moto cercando qualche po’ di calma. Corse in mezzo all’aia, ritornò, entrò in casa poi uscì, senza fermarsi mai, senza concetto di direzione e senza chiara nozione del perchè.Ad un tratto si fermò alzando il capo e sbarrando gli occhi, tutta la sua persona fu come un fusto d’acciaio: aveva udito prossimamente:

— Maria? Maria? Maria?

L’occhio suo stette fiso, immobile, spaventoso, scrutando fra le fronde; c’era nel suo viso come una rivolta straordinaria, ella aveva assunto un’espressione tragica di risolutezza, un viso di delitto e di paura.

Ma quando sul sentiero si apriron le rame e una figura comparve, ella ebbe un acutissimo grido e fuggì con le mani fra i capelli.

Fuggì in casa, si appressò alla zana, poi tornò alla porta e di nuovo si pentì, finchè spezzata la rigidezza della sua fibra cadde al suolo, prostrata.

Rosa che aveva guardato fino allora, prese il bambino e presentatasi sulla porta lo tenne ritto fra le braccia e lo mostrò ai venienti gridando ripetutamente fra brevi risa:

— Michele, Michelino... il bambino è di Michele...

Quel giorno ancora Maria bussò ad un nuovo uscio, tentò una nuova capanna. Mariangela aveva ricevuto da lei molti benefici quando si era ritrovata in tristezze, ora ella avrebbe reso bene per bene, perchè non era atta a scordare, anzi aveva mostrato d’essere riconoscente assai.

Era di mattina, sentiva una necessità grande di nutrirsi con qualche po’ di cibo, il bambino fra le sue braccia non voleva calmarsi e porgergli il seno era ormai cosa inutile. Quando l’uscio si aperse, Mariangiola guardò di traverso, poi chiese con voce rude, mostrando di non riconoscerla:

— Cosa vuoi?

— Me lo dai un pane Mariangela?

— Non ce n’ho.

E accennava di chiuder l’uscio.

— Per carità...

Mariangela grugnì un poco, poi disse:

— La carità si fa ai cristiani.

— Io lo sono...

— Tu sei una scomunicata dopo ciò che hai fatto. Non c’è niente per te.

E rinchiuse l’uscio con forza.

Maria chinò il capo e riprese il suo pellegrinaggio; di casa in casa, di umiliazione in umiliazione, di rifiuto in rifiuto.

Non v’era chi la guardasse con bontà, non uno che si movesse a compassione di tutte le sue miserie, di tutte le sue tribolazioni; tutti erano collegati nel disprezzo, chi più poteva la calpestava quasi con voluttà; la sua miserrima condizione anzichè dare sensazioni di tristezza parea acuisse il desiderio di vederla soffrire più ancora, fino alla morte. La bestialità umana nel confronto si compiacque e trionfò.

Perchè (le anime giuste si volean fare una ragione secondo le dottrine religiose che il parroco impartiva loro) ella era stata scacciata dal padre; suo padre l’aveva ripudiata, diveniva per le genti come il cane malato d’idrofobia; ognuno si sentiva non che il diritto, il dovere di perseguitarlo, di finirlo; ognuno saziava su lui gl’istinti malvagi che in ogni anima si annidano e sorgono ad occasione propizia. Ella aveva perduto qualsiasi diritto nella legge morale delle genti, era diseredata, una creatura fuori dal comune, imparagonabile, un essere che non ha se non una speranza: la morte. Le donne specialmente, le donne, più aspre nell’esecuzione della condanna, non le avrebbero perdonato mai; esse iniziavano, compivano il male; esse si compiacevano di allungarlo e di incrudelirlo con malvagità animale.

Esse, che potevano prevedere e misurare l’estensione della colpa, più e più nella condanna erano rigide edaspre. Se qualcuna, veramente buona nel cuore, sentì l’orridezza della cosa, fu costretta a tacersi e a seguire la maggioranza per non porsi fra i piedi un invincibile inciampo.

Le donne, se una legge fosse stata che dichiarasse la morte a giudizio di popolo per certe deboli creature che possono cadere, le donne avrebbero fatto il giudizio, imponendosi selvaggie e brutali come in tutte le occasioni in cui si tratta di soffocare il sentimento e di agire dietro ragioni sbagliate, di legge o di superstizione. Avrebbero gridato:

— Sia morta! sia morta!

Con l’impassibile freddezza del bruto che non sa di uccidere e non conosce il valore del sangue sparso, ma se ne pasce con insensibilità cieca, condannato così dalla natura.

Maria sentiva morirsi.

Se trovò qualche aiuto, fu un vecchio che glielo dette. Simone. Un uomo retto, che aveva vissuto sempre solo e non sapeva amore di nessuno. Egli non temeva alcun biasimo, era presso alla terra, come si esprimeva egli stesso, un giorno o l’altro avrebbe chiesto alla buona madre che gli facesse da guanciale per il suo sonno ultimo. Simone le aveva dato del pane due volte e, se fosse ritornata, il vecchio non le avrebbe negato nulla finchè nella madia ci fosse stato qualcosa. Maria non voleva abusare di quella bontà, benchè fosse tanta grazia nel suo porgere, ed egli mostrasse di non far l’elemosina, ma di spartire, fra due che avevan fame, un po’ di cibo che la provvidenza aveva mandato.

Egli non sapeva biasimarla, solo aveva detto:

— Se fosse stato mio figlio, vedi l’avrei ucciso con queste mani mie, piuttosto che vederlo partire.

Ma poi si era taciuto e non aveva detto altro su questo argomento. Parlava poco, era un vecchio curvo e bianco e silenzioso; solo, figlio della terra, ne amava i silenzi e come la terra era buono.

Era tre giorni che Maria errava fra i monti e per le valli e in questo poco tempo aveva avuto campo ad esperimentare la vita nelle sue molteplici insidie, nelle sue bassezze e viltà.

Maddalena del Bosco continuò a perseguitarla, tanto che una volta le aveva fatto schifo e si era rivolta gridandole:

— Anche se dovessi morire dalla fame, anche se fossi boccheggiante e vedessi già il mio bambino morto, da te strega, da te non accetterei nulla, neppure l’olio Santo!

L’altra se ne era andata ridendo:

— Oh! verrai, verrai cagnolina, verrai che ti costringerà la miseria.

E sarai tu a pregare Vincenzo allora...

Essa si sentiva rivoltare, tutto ciò le dava maggior dolore che se l’avessero schiaffeggiata e calpestata.

Doveva seguire quella via adunque, vendersi per un po’ di pane, per il suo bambino?

Mio Dio! quand’egli avesse saputo ciò, quando gli avessero detto:

— Tua madre per camparti ha venduto il suo corpo; certo avrebbe avuto una maledizione, per lei, un’ingiuria.

— Perchè hai messo al mondo un bastardo?

E il disprezzo che avevan per lei sarebbe ricaduto sul figlio moltiplicandosi.

Ella sentiva desiderio di finirla e non voleva morire, eran due forze che si combattevano in lei stessa, due tendenze in continua lotta che le tormentavano il cervello esausto di già per le precedenti scosse continuate. Tre giorni, dal momento in cui il padre la trascinò pei capelli fuori dalla porta, tre giorni in cui tutte le sofferenze eran passate ad una, ad una, come goccie di fuoco sull’anima sua.

Un calvario tristissimo e infinito, una via di rovi e di fiamme, un patimento lento ed atroce, un avvio versouna tenebra senza confini. Si sentiva rabbrividire e stringeva il suo bambino al seno e lo cullava baciandolo perchè non piangesse, perchè nel sonno trovasse alfine un po’ di calma.

Una volta aveva incontrato una frotta di monelli che si eran fermati con curiosità a vederla passare; poi s’era imbattuta in Vanna, la sua migliore amica, che non la guardò neppure. Un uomo solo, verso il meriggio, osò fermarla e le fece proposte d’amore.

E andava, sempre, senza una meta, cercando, aspettando in una incoscienza completa dell’avvenire, con una speranza vaga in fondo al cuore.

A volte si addormentava stanca ad un’ombra, le sue belle guancie si erano disfatte, infossate, erano pallide, livide; le labbra, un tempo sottili e graziose, eran secche ed esangui, gli occhi solo eran vivi ancora sotto la fronte bianca, una pallida fronte di martire.

In pochi mesi s’era invecchiata di anni, ma i suoi capelli stavano ancora come un cespo di capreoli selvaggi.

— S’egli mi vedesse, pensava, s’egli tornasse ad amarmi! Ora sono brutta e non mi vorrebbe più.

Poi si rivolgeva al bimbo.

— Tu sì, tu mi vorrai, amor mio, mio bene! e lo baciava piangendo.

Poi che Mariangela le ebbe rifiutato il pane era il mattino del terzo giorno e non aveva mangiato da ventiquattro ore, proseguì la via, tentò altri luoghi.

C’era la Santa, suo figlio, era in America e le mandava denari, ella poteva farla l’elemosina. Andò alla sua casa, quando chiese:

— Santa... mi dai un pane?

L’altra la guardò:

— Ma chi sei tu?

La donna era un po’ cieca.

— Io? Voi mi conoscete, sono Maria...

— Ah! ho capito. Ed hai il coraggio di venire in casa mia, svergognata?

— Santa Santa, ho tanta fame.

— Ebbene muori... ma vai lontano di qui.

Maria tremò tutta e l’altra rinchiuse l’uscio con impeto.

Riprese la via trascinando i passi, sentendo un languore impossessarsi di tutta la sua persona, avvolgerla come con legami.

Percorse tanto cammino e già il sole era alto e il caldo opprimeva.

Pellegrinò fra ingiurie, rifiuti e si decise finalmente a bussare da Simone. La sua casetta stava presso la selva, sul monte; ella vi salì lentamente, con fatica, ma quando vi giunse bussò invano, nessuno rispose, Simone era assente.

Allora s’internò nella selva e cadde ad un’ombra in un sonno grave che la prese e la tenne.

Quando si ridestò, il sole era presso a morire, il suo primo sguardo fu per il piccino: questi stava senza più gridare sul suo grembo, sollevando solo a tratti le piccole mani e boccheggiando insistentemente con un piccolo moto convulso.

Ella ne ebbe una pietà infinita e sorse nel suo pensiero un’assoluta volontà di aiutarlo, di farlo rivivere. Pertanto abitualmente le sue mani apersero il corsetto e porsero le mammelle alle avide labbra che si protesero. Il bambino premette un poco, ma poi scostò le labbra respingendo con la lingua una bava sanguigna che gli colava lungo gli angoli della bocca.

Ella vide e rabbrividì. Ecco, d’improvviso le parole di Maddalena le tornavano in mente: — Il tuo bambino succhierà il sangue dal tuo seno e tu morrai di fame... — Bisognava trovare un rimedio, un rimedio qualsiasi pur di vivere, pur di vivere per la sua creatura. Cercava, cercava pensieri, ma la sua mente rimaneva in unaoscurità terribile, la fame la spingeva all’inerzia completa; ella non sarebbe stata capace di concepire il piano più semplice e cercava pensieri, senza muoversi, tremando per la vuotezza terribile della sua mente.

Si appressava la notte, e una tempesta, per il vento freddo e sibilante che si era levato ad un tratto con impeto e veemenza, si annunziava. Un bubbolio cupo, uno scrosciare, un ripercuotersi di suoni brevi e moltiplicantesi andava per l’aria; per il sole morente gli orli delle nubi si illuminavano di sanguigno; volavan per l’aria ramicelli e foglie. Come uno spavento per l’imminente bufera era nelle creature vegetali, parea che gli steli più piccoli si rintuzzassero cercando di sparire per esser salvi. E il giorno scendeva rapidamente, finchè quasi ad un tratto fu scuro e il cielo tutto coperto.

Maria stava ancora seduta presso al tronco ove il sonno l’aveva presa e guardava la sua creaturina portarsi le manine alla bocca con insistenza e il pensiero consolatore non era ancora nato, anzi si svegliava a volte di soprassalto da un buio intenso che le si avvicinava sempre più come ad inghiottire il suo essere. Ma poi le balenò un pensiero rapido come un lampo, non le restava altro; o la morte, o vendersi; tanto era sulla via e tutti la disprezzavano più di una meretrice.

Maddalena glie l’aveva detto: — Tu verrai... — Ora bisognava curvare il capo alla fame, al destino che ve la spingeva senza tregua. E per il bambino, per salvar lui. Oh! se avesse potuto parlare a suo padre, se avesse potuto dirglielo:

— Campami il bambino, ch’io morirò se tu vorrai o non mi farò più vedere. — Ma Michele era inflessibile ed ella non avrebbe arrischiato una parola con lui perchè si sentiva, di fronte al suo vecchio, la più colpevole fra le donne.

Ora la condotta da tenersi, una volta varcato il limite, era indifferente per lei.

Si levò con fatica e prese la via che doveva condurla alla sua ultima fermata. Per giungervi la strada era lunga e faticosa e conveniva passare innanzi alla casa sua. E perciò fece core e nell’oscurità si avviò fra il vento e la tempesta.

I tre fratelli e il padre stavano muti dal giorno primo del loro ritorno. Nessuno aveva rivolto la parola all’altro, come se un peso incombesse sulla loro coscienza e avessero paura di leggerselo in viso, non si guardarono mai, anzi evitarono con cura che i loro sguardi s’incontrassero.

Il nome della sorella e della figlia non venne pronunziato neppure di sfuggita, ma ciascuno insistentemente vi pensò.

Solo Rosa continuò ad agitare la zana vuota e a dire certi suoi ritornelli senza significato.

Le opere consuete furono riprese ma con lentezza e svogliatezza, ciascuno andò per suo conto senza guardare ove l’altro si dirigesse.

Eran tornati con allegrezza perchè era riuscito loro di accumulare qualche po’ di denaro; i fratelli avevan trovato una nota allegra e il padre amava conversare, mentre prima difficilmente levava la voce per dire le cose più necessarie. Eran venuti con l’anima aperta e pieni di speranze come non mai e ad un tratto, in gruppo, eran stati spinti nell’abisso, vi si eran trovati inaspettatamente e nel modo più brutale.

Ciascuno pensò! ciò ch’era stato fatto era necessario, ma ora non necessitava incrudelire; quella povera figlia, sola, sarebbe morta e così pure il suo bambino che non ne aveva una colpa al mondo.

Ciascuno pensava ciò ma non lo confessava all’altro per tema d’incontrare una volontà contraria, ciò che avrebbe inasprito le relazioni fra loro.

Il padre non avrebbe mai parlato ai figli di ciò e i figli, allo stesso modo, non avrebbero iniziato un discorso per difendere Maria; ma ciascuno, nell’anima sua, la compiangeva, ciascuno la desiderava, ciascuno voleva dirle, il perdono poichè ella era debole e sola, sola come nessun altro e bella.

Ora ella era stata punita, aveva sofferto abbastanza, sapevan bene che nelle sue condizioni aiuti ne avrebbe trovati pochi, anzi nessuno. E se il suo bambino fosse morto? E s’ella fosse morta? Chi avrebbe avuto sulla coscienza il delitto?

Così chè ciascuno s’inaspriva e s’adirava con sè stesso e avrebbe voluto schiantar qualcosa pur di manifestare in qualche modo il suo stato d’animo, pur di dar sfogo all’ira enorme che l’accasciava.

Passaron così i tre giorni, già alla fine dell’ultimo, quando rincasarono, nella mente di tutti era il pensiero di romperla e, s’era necessario, d’imporre agli altri la propria volontà.

Si raccolsero a mensa senza parlare e nessuno assaggiò cibo senza preoccuparsi dell’altro.

La lampada arse fumigando.

Fuori la tempesta si rivolgeva schiantando e distruggendo con orribile frastuono di tuoni e lampeggii acciecanti di fulmini.

Fu l’atto di un vecchio poichè ululò più aspra la bufera e un fulmine presso alla casa cadde.

Michele rizzò il capo ed alzò gli occhi interrogando. Negli occhi dei figli era la stessa domanda e la stessa preghiera.

Egli allora si gettò la mantella sulle spalle, prese la lanterna e si avviò per uscire.

I figli lo seguirono.

Ma poi che aperse l’uscio e una folata di vento spense il lucignolo, egli vide accoccolata sulla soglia un’ombra, si avvicinò e chiese:

— Chi sei?

La voce sua, tremava.

Rispose un suono fioco di parole:

— Sono io e ti aspettavo...

Il vecchio cadde ginocchioni. Tutto il firmamento si riaccese d’improvviso in un lampo, sicchè la pazza ebbe, per il terrore, un’espressione di vita nel grido che suonò come uno strano ululare:

— Il fuoco il fuoco!....


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