Nelle man vostre, o dolce donna mia,Raccomando lo spirito che muoreE se ne va sì dolente che AmoreLo mira con pietà...Dante,Rime.
Nelle man vostre, o dolce donna mia,Raccomando lo spirito che muoreE se ne va sì dolente che AmoreLo mira con pietà...Dante,Rime.
Nelle man vostre, o dolce donna mia,
Raccomando lo spirito che muore
E se ne va sì dolente che Amore
Lo mira con pietà...
Dante,Rime.
In sull'una ora di notte, la medesima via seguitando, se ne tornarono a Firenze, dove, avvisati i capitani di guardia alle porte e fortezze, risposero con le artiglierie levando clamorosa gazzarra.
Il convoglio procedeva lentissimo; — ad ora ad ora si fermava, affinchè il moto non riuscisse funesto al Martelli; molte torcie bituminose gettavano luce vermiglia, come se per ardere si alimentassero del sangue versato in cotesta infelice giornata: si udìa pel bujo un accorrere di gente e voci confuse ricambiate alla lontana, — poi si vedevano figure avvolgersi intorno alle bare simili alla ridda dei demonii esultanti per qualche gran delitto commesso dagli uomini.
Dante con passi rigidi, le braccia fasciate, il capo pensoso rivolto a terra, cammina in mezzo alle bare; le sue forme, michelangiolesche, l'espressione che loro comunicava lo splendere sinistro delle torcie, incutevano in chiunque lo riguardava meraviglia e spavento.
Giunsero in via del Parione: la medesima gente della mattina si stava affollata alle finestre, — però non come la mattina salutante, agitante i fazzoletti per dare conforto o per causa di onore: nè al suo balcone mancava Maria... misera! gli occhi di lei per troppo piangere non distinguevano bene; — un sentimento indefinito di sventura la teneva oppressa; ma la sua testa cominciava a diventare immemore, — le idee vi trascorrevano sconnesse, o nessun altro vincolo conservavano fra loro, eccetto la continuità di tormento. Non per tanto con le pupille dilatate cercava, come per istinto, un oggetto che non le riusciva incontrare, quando Giannozzo, levando la faccia lagrimosa, le gittò tale uno sguardo che le sommerse l'anima dentro un abisso di dolore: passò l'angoscia ogni segno mortale, e dalle sue fauci ingrossate sfuggì un grido.
Forse il grido della madre che veda l'unico suo figliuolo precipitare nel torrente può assomigliarsi a quello che in cotesta ora lanciò per la notte la povera Maria. — Ma qual cosa quaggiù può assomigliare il grido della madre disperata? Io per me credo che torture d'inferno non valgano a strapparlo uguale dai labbri dei dannati. Gli astanti a quello strano lacerarsi dell'aria portarono ambe le mani agli orecchi, imperciocchè temessero di averli feriti, e pregarono il cielo che per pietà di loro non si rinnovasse. Bocca mortale non può cacciare fuori due volte un suono siffatto.
Passando dalla chiesa di San Michele Berteldi, vi depositarono il corpo di Bertino Aldobrandi: il giorno appresso che avesse sepoltura convenevole piuttosto alla pietà di chi gliela dava che ai meriti di lui curarono. Lo rammentarono pochi; — più pochi lo piansero; il cuore di sua madre, quando ne seppe la morte, sentì dolore per tutti, gli occhi di lei lo lacrimarono per tutti... misera madre! pienamente misera, imperciocchè la gloria mai si inchinasse a consolare quel pianto.
«Alzati!» grida un servo investendo co' piedi il soldato rimasto immobile nel cortile del palazzo Martelli; «alzati e cibati, perchè messere Ludovico ritorna; — e non morto...»
«Oh!» esclamò saltando da terra l'uomo d'arme mutilato; e, immemore di sè, solleva il moncherino in atto di battersi la fronte.
Di fuori si udia come fremito di mare in lontananza; — dentro si vedevano lumi correre di su, di giù, e un affrettarsi di servi e un irrompere senza saper dove. Chi mai aveva così presto apportato la notizia nella casa Martelli? — Un vento precorre l'infortunio, siccome le procelle della natura.
Il mutilato si precipita alle porte, quinci tende lo sguardo per le prossime vie; dappertutto erano tenebre, se non che all'improvviso il popolo allaga il terreno, non pure a udirsi, ma ben anche a vedersi somigliante all'onda nera di torrente infernale: poco dopo le torcie diffondono sinistro splendore, — poi appariscono le bare, — poi il gigantesco Dante da Castiglione, davanti al quale l'onda del popolo si apriva, non altrimenti che le acque del fiume grosso davanti il petto di poderoso cavallo intento a guadarlo.
Nè il mutilato potendo, atteso la gente, percorrere lo spazio che lo divideva dalla bara, mandò fuori un guaito in accento di domanda:
«Morto?»
Dante rimase percosso da cotesta voce, e sebbene non si accorgesse da cui moveva, pur comprendendo dal suono quanta angoscia travagliasse l'anima di quello che lo proferiva, rispose per tôrlo dalla incertezza:
«No: vive.»
Con infinito amore fu il Martelli portato e deposto entro al letto; — gli rinnuovano l'apparecchio; — lo circonda Giannozzo con le cure di madre: Dante non si mosse più dal suo fianco; — seduto sopra un basso sgabello, con le mani si abbracciando le ginocchia su quelle riposava la faccia ed attentissimo porgeva l'orecchio se più o meno uscisse affannoso l'anelito dal petto dell'infermo.
Le ferite erano di per sè stesse pericolose, non mortali; — ma l'anima stette percossa in maniera che forte dava a dubitare se si sarebbe rilevata più mai. Il volto gli si faceva con incessante vicenda ora bianco, ora di fuoco; — la vergogna gli spingeva il sangue alla fronte, urtandogli dolorosamente il cranio, — l'ira glielo richiamava intorno al cuore: non tregua mai nè riposo: un zufolìo acuto gli strazia i nervi, sicchè spesso si scuote e si distende rigido, come se il trisma lo assalisse; — talvolta un rapido roteare di fiamme par che lo investa e seco lo trascini; onde, temendo gli manchi sotto il terreno, sporge le mani per afferrare un oggetto qualunque, e supplica Dio che alcuno lo liberi dal precipitare. Sovente si lamentò che sua madre lo lasciasse così nudo e assiderato giacersi in mezzo a nevi insopportabili; più spesso esclamò: «Levatemi questi carboni di sotto, perchè mi arroventano le carni! — Mi avete esposto alla bocca dell'inferno! — Voi mi avete tradito! — Mi avete sorpreso in mezzo al sonno per trasportarmi nei deserti dell'Africa! — È il tormento di Busiride!...»
Questo delirio nasceva, per così dire, dai dolori fisici; a mille doppi più doloroso era quello che ei cacciava fuori stretto dallo spasimo morale, e:
«Dove mi trascinate voi?» gridava. «Io non voglio il paradiso, tenete per voi, angioli e Dio, le vostre celestiali allegrezze, — il mio cuore mortale non sa concepirle. — Tu sei, Maria, il mio paradiso; — Maria, vedi quell'aquila sopra codesta roccia dirupata?... vieni... vuoi tu che la raggiungiamo col volo?... vieni... stringimiti alla cintura... oh! come scorriamo leggieri... come andiamo in alto! — perchè gemi, Maria? — Ti offende forse quel suono lontano che pare di sospiri? Non badarvi...e' muove dal brulichio che fa su quel punto nero la razza delle formiche infernali che si chiama uomini, — la razza dei miserabili che si vanta simile a Dio e si divora sopra un pugno di terra insanguinata, — che si contende le sepolture. Maria, stringimi forte... la procella mi ha rovesciato l'ale... misericordia! la bufera mi trabalza, mi travolge peggio che filo di paglia... si fendono i cieli.... ci fulminano coll'acqua e col fuoco. — Bene! se la tempesta non avesse lampi, io morirei... ma finchè uno splendore — o di sole o di fulmine — mi mostrerà il tuo volto... io sarò lieto, Maria. — Guarda, Maria, studia il passo, imperciocchè su queste verdi erbe e odorose che tu calchi improvvida ha strisciato il serpente, — e il serpente, lo sai, insidia il piè della femmina da quel giorno in cui una donna chiamata come te, o Maria, gli calpestò la cervice.. ecco la biscia! salvati! — Gran Madre di Dio, ella non mi ascolta! — si compiace nel suo sorriso!... il sergente l'ha affascinata!... ti salverò tuo malgrado... Ahimè! sono ferito! il mio sangue si tramuta in veleno... come mi pesa il cuore! come mi pesa la testa! — Io muoio di sonno...»
E qui si addormenta, e tutto il suo corpo stilla sudore; — poi con piccola voce rispondeva:
«Ti amo tanto, Maria! — non fuggirmi... accostati... io abbisogno di sentirti alitare... se mi ponessero dove non è aria, io mi nudrirei del tuo alito... se dove non è luce, mi scalderei al tuo sguardo, — tu mi saresti il creato; — ma deh! Maria, non amare il Bandino. — In fede di gentiluomo egli non merita il tuo affetto... senti! — Io ho versato il sangue per Fiorenza! — egli trucidò la patria; me benedisse il cielo con un raggio di poesia.... costui è chiuso ad ogni senso di bello... e poi... io dico o lo taccio? — Te lo dirò... io l'ho contemplato fisso più di un'ora... ho partitamente distinto il volto e la persona... mi sono fatto qui nella mente la sua immagine con la tenacità dell'odio, e subito corsi ad uno specchio per paragonarmi con lui; — in verità io lo vinco in bellezza; — egli ha gli occhi smorti, infossati, livida ha la sembianza e truce; — i miei occhi splendono lucidissimi, — ho bianco il colore... l'aspetto benigno... amami dunque; — e se non vuoi amarmi, — sia, — ma non abbandonarmi... a me basta che tu mi tocchi con i tuoi piedi... io porto invidia al pavimento della tua cappella... detesto quasi il tuo libro di orazioni... lui beato! — Senti, io sarò qual più mi vuoi... se mi dirai: piangi, io piangerò con tutte le viscere, perchè sono nato a questo: — se m'imporrai ch'io rida.... ed io mi sforzerò, — riderò, — e sempre terrò riposto un pugnale nel seno per uccidermi quando mi dirai: sgombra da questa terra... — perchè non mi rispondi, Maria? — Dove vai? — Perchè ti allontani? — Chi è colui che ti chiama? — Ah! — s'intrecciano per le braccia... ridono forte.... bisbigliano sommessi... si volgono... si schermiscono... Morte di Dio! Il Bandino! — Maria si allontana col Bandino!»
... e spingere la stoccata nella gola del nemico; insomma gli accorgimenti tutti della scuola italiana,...Cap. XXI, pag. 465.
... e spingere la stoccata nella gola del nemico; insomma gli accorgimenti tutti della scuola italiana,...Cap. XXI, pag. 465.
«Questa è cosa che non può durare!» esclamò Dante da Castiglione la sera del 3 aprile del nuovo anno 1531.
I miei lettori sanno i Fiorentini avere il costume di cominciare l'anno il 24 marzo, perchè in quel giorno cade la solennità della incarnazione di Cristo: l'uso d'incominciare l'anno dal gennaio data da epoca assai meno remota a quella che percorre il nostro racconto.
«Questa cosa non può durare!» replicò Dante, «corrono ormai venti giorni dal duello; le sue ferite appaiono rimarginate; — il corpo ha riposato... nè il delirio cessa... forse... Giannozzo!»
Dante si strinse in segreto colloquio con Giannozzo, e dopo pochi momenti, tolto il mantello, che la notte era fredda e piovigginosa, s'incamminò a gran passo verso Parione alla casa della vedova Benintendi.
«Ella è in casa madonna?» domandava il Castiglione alla fante che venne ad aprirgli l'uscio.
«È.»
«Ditele, un cavaliere desidera favellare con lei per cosa onde ne va la morte o la vita.»
«In mal punto veniste, messere; adesso sta rinchiusa in cappella nè vuole essere sturbata nelle sue orazioni.»
«Non importa: andate in ogni modo.»
«Con buona licenza vostra io non andrò, messere.»
«Va, per Dio! e dille Dante da Castiglione instare per vederla... Il caso è grave... io voglio vederla, — intendi?»
La fante obbediva, imperciocchè lo sguardo di Dante, commosso a furore non consigliava a fargli troppa opposizione, — quindi a poco tornava la fante per dirgli, non senza un qualche dispetto, entrasse liberamente.
«Madonna!» favella Dante con quei suoi liberi modi, salutata in prima Maria, «spero mi conoscerete... io mi chiamo Dante... e sono di casa Castigliona.»
«Messere, dei vostri illustri fatti così piena è la fama che...»
«Eh giusto, madonna, si tratta adesso di questo! — Io non lo diceva mica per quello che pensate voi, nè anco per ombra», interruppe Dante, il quale, comunque in campo feroce, nel foro audacissimo, manteneva nei socievoli commerci peritanza virginale, «io lo diceva soltanto per conoscere se voi mi tenevate in concetto di gentiluomo onorato.»
«Onorato! Voi mi parete quanto onore viva al mondo.»
«Bene; — e sopratutto discreto.»
«Io vi venero come padre, se non fosse peccato direi come Dio.»
«Bene via: ora dunque, Madonna, ascoltatemi se volete, non sono troppo destro nell'arte di favellare con femmine; voi mi confondete, — quasi mi fate obbliare la cagione per la quale mi condussi in vostracasa... però, siccome penso essere le vostre parole sincere, io ve ne profferisco col cuore quelle grazie che so e posso maggiori, — e di ciò basta. — Conoscete voi Ludovico Martelli? Se voi nol conoscete, non monta, — egli invece conosce, e più che non gli farebbe di mestieri, voi; — insomma egli sembra preso da svisceratissimo amore per voi, madonna Maria; — già corrono venti giorni dal duello, le sue ferite si rimarginano, ma il suo cuore ha tale una piaga alla quale eccellenza di fisico o virtù di farmaco non giovano; — il più del tempo vaneggia, e voi chiama e voi prega che non lo sprezziate, altri non gli preferiate in amore; ed invero qualora ciò faceste, voi avreste il torto, madonna, perocchè sia il più gentile cavaliere che viva in Italia. — Ora non credete voi che la presenza e parole vostre gli apporterebbero altissimo conforto? Io penso che sì, — e forse varrebbe a fargli deporre quella ostinata voglia di morire che tanto lo assale; — venite dunque, madonna, e per voi sia conservato un difensore alla patria, un amico ai suoi amici, a molti infelici un benefattore, i quali da lui in fuori non hanno sostegno altro su questa terra. — In quanto all'onor vostro non dubitatelo vi giuro in fede di gentiluomo che non solo non iscapiterà, ma acquisterà nuovo pregio; imperciocchè, se a voi piaccia, — rimarrà ad ognuno celata la cortesia vostra, o se venisse per accidente a sapersi, fu ed è sempre nobile ufficio di gentildonna sovvenire senza pregiudizio della sua onestà di pietosa aita un cavaliere prestante.»
«Messere Castiglione, che cosa mai pretendete da me?»
«Nulla, madonna, che a me non paia convenevole al vostro decoro, al giusto consentaneo ed all'onesto; io per me, quando sto in procinto di commettere azione la quale possa essere giudicata diversamente dagli uomini mi pongo una mano sul cuore e mi consiglio da lui; se egli approva, ed io con animo lieto la imprendo, imperciocchè quando l'uomo sta bene con sè, vedrete che gli altri terminano sempre di star bene con lui.»
«Non vi sia grave, messere, attendere per brevi momenti», interruppe Maria; e lasciato Dante soletto, passò in altre stanze.
Dante, rimasto senza compagnia, si pone a passeggiare turbato mormorando:
«Ma doveva pure conoscere che non vi sarei riuscito! Io non mi sento acconcio a cosiffatte bisogne; la parola stretta in quattro mura mi manca; dei concetti che penso ad aria aperta non mi riesce aprire la millesima parte dentro una stanza; avrei dovuto affidarne l'incarico a qualcheduno dei miei amici così valenti a ragionare per filo e per segno su la stagione, sul caldo, sul freddo e su tante altre belle cose che pare un incanto; — io non so quali argomenti adoperino, ma, a sentirli dire, e' ti sembra proprio vedere quello che espongono; e se ti vogliono cacciare addosso il furore, tu sbuffi come toro ferito; se piace loro farti piangere, tu piangi... Oh! se potessimo tornare a vivere due volte io porgerei ascolto a quel buon padre Zaccaria il quale sudavaacqua e sangue a farmi leggere su que' suoi libri latini: — ma a quei tempi io ne facevo turaccioli per l'archibuso! Quante volte ho ammazzato un colombo con un'egloga di Virgilio e con un pezzo di piombaggine levata dalle vetriere della cappella...»
Gli troncava le parole Maria, la quale, tornando coperta di una specie di gabbano di colore sanguigno, disse:
«Deh! cavaliere, siatemi cortese di porgermi il vostro braccio, e andiamo...»
«Favellate da senno? Oh siate benedetta! Dopo Maria Santissima, e madonna mia madre, la femmina che d'ora in poi terrò più in pregio sarete voi...»
«Ludovico!» chiamò Dante con voce soave accostandosi al letto.
«O Dante mio, se' tu?»
«Ti senti un po' sollevato, Vico?»
«Sollevato? Sì... certo... sollevato verso il cielo; — il mio fine si avvicina... eppure mi parrebbe di morire contento, se potessi una volta — una volta sola contemplarla... udire dalla sua bocca che... non mi abborre... Maria!»
«Senti, Vico... e s'ella venisse?...»
«Chi venisse?»
«Colei che desideri tanto, — colei che così spesso chiami, — Maria.»
«O mio diletto, e perchè vuoi rendermi fuori di misura angosciose le ore della mia agonia? Forse non ho sofferto abbastanza? — Io manco di vigore per consumarmi nell'anelito di speranza che ha da riuscire vana...»
«Ella verrà.»
«S'ella avesse promesso di venire tra un secolo, io, vedi, Dante, amico qual tu mi sei, ti ruberei la vita per aggiuntarla alla mia e così poterla aspettare...»
«Ed io non aspetterei che tu me la togliessi... io te la donerei;... ma ella verrà prima...»
«E quando?»
«Tosto; anche adesso.»
«Oh venga!... subito... venga! — Il mio cuore non m'inganna., — io non la vedo, — ma il mio sangue sente la presenza di lei. — O Maria! — o Maria! — Guarda in che stato si trova ridotto il tuo Ludovico — Maria!»
«Ahi Ludovico! Non ti bastò vedermi sventurata, tu mi hai voluta anche iniqua.»
«Nè sventurata nè iniqua. Io ti ho mantenuta la parola. — Non ti giurai lasciarmi uccidere? Ecco, come vedi, io batto alla porta della morte; — desiderava di non arrecarti l'affanno di udirmi un'altra volta...al cielo piacque altrimenti... io non poteva fare di più... apersi il mio seno all'odiato nemico. Oh! perchè non vi spinse la spada più forte — Non pertanto, vicino a comparire davanti al tribunale di Dio, nel mio seno mortale comprimo la rabbia... ed ogni altra passione che ci viene dalla terra, per dirti che Giovanni Bandini... non è un codardo.»
«Ludovico!»
«Poichè gl'istanti della mia vita sono numerati, non mi volere interrompere, Maria. — Egli non è un codardo... bensì traditore... in ciò non lo scuso, nè Dio lo scuserà... — Io amerei poterlo avere in pregio, — vorrei potere renderlo onorato, — degno in tutto di te. Forse le lagrime del pentimento hanno la virtù del battesimo... San Pietro rinnegò Cristo... San Paolo lo perseguitò... Tu dunque imprendi a fargli detestare il suo misfatto... convertilo alla patria... almeno tentalo; e se il cielo seconda la tua opera, Maria, confida a quell'uomo la tua sorte... amalo... che bene lo amerai. — Per me poi... io era nato a morir presto — troppo gran fiamma ardeva nel mio petto perchè non mi consumasse veloce; — non mi uccide il ferro del Bandino bensì la mia passione, — il tempo mena l'oblio; — bene spesso la lapide del sepolcro seppellisce col morto gli affetti dei vivi. — Nè, quando pure mi fosse concesso, a te felice vorrei comparire dinanzi ombra dolente, nè desidero insinuarmi pensiero miserissimo a turbarti le gioie dell'anima — E' v'ha un'ora nella notte, nella quale i sepolti nei chiostri dei conventi sembra che mandino su pel campanile una voce di bronzo ai morti della prossima chiesa, e questi a quelli di un'altra, finchè quel suono si disperde nello spazio quasi per domandare a tutti se debbano continuare a dormire o se pur giunse il tempo di presentarsi al giudizio finale... ora consacrata alle meste memorie — alla ricordanza degli antichi trapassati... Maria, in quell'ora... in quella invocazione dei defunti alla preghiera pei vivi, ricordati di me che ti amai tanto... tu poi non mi ami, o Maria...»
«Io?»
«Tu non mi ami, e lo so; — perchè vorresti lusingarmi adesso? Io intendeva assuefarmi a questo veleno... egli fu assai più potente di me e mi ha divorato le viscere. — Che cosa vuoi farvi? — ormai le viscere sono corrose. — Però non dovrebbe increscerti ch'io muoia per te... anche a Dio piacciono gli olocausti di sangue... Addio! — Talora vorrei supplicare l'Eterno, che a tanto peso di sciagura condannò la mia giovanezza, di poterti mettere in oblio, Maria,... ma io non posso invocare il mio inferno... e d'altronde quanto è tremenda angoscia, mio Dio, quella di uno spirito immortale che per la durata di secoli senza fine si affanna in un amore che non può ispirare altrui... O Creatore! sovvieni alla tua creatura. O Cristo! alle spine, ai chiodi, alla lancia nel costato la tua anima spirò... io sopravvivo alle mie ferite...»
«Ludovico, confortati, vivi per essere felice; — se, come dici e come credo, tu mi ami tanto, a nome dell'amor tuo, io ti prego, — io t'impongo di vivere: — la mia vita ebbe uno splendido mattino; tu vedicome la funesti tenebroso il vespero; — beato te, a cui certamente si apparecchia una vicenda diversa!»
«E il tuo destino, Maria?»
«Io sono morta al mondo: — anche me ha consumato la mia passione; — io per me credo avere vuoto il seno, — o se alcuna cosa dentro vi avanza, ella è un pugno di cenere. — Gli affetti d'ora in poi traverseranno il mio cuore quasi pellegrini nel deserto, o affrettandosi a fuggirlo, o vi rimanendo sepolti; — ma il cielo, — e solo il cielo lo può — nella sua misericordia illuminerà con speranza questa caligine di dolore, — ravviverà lo spirito contristato col refrigerio della divina compassione.»
«Ahi Bandini! Bandini!»
«Deh! Ludovico, che questo nome non ti sfugga dalle labbra più mai; — io non ho fibra che mi stia ferma nell'udire cotesto nome d'infamia; io lo abborro: lo avrei amato infelice e perseguitato, — lo avrei seguito sposa, ancella, tutto, in qualsivoglia plaga del mondo; se il sole avesse troppo ardenti piovuti i suoi raggi, nè albero o frasca avesse portato la terra per ripararlo, io mi sarei sciolta i capelli, e, glieli diffondendo sul volto e sulla persona, gli avrei detto: Riposati all'ombra, diletto mio; — se trapassando una landa nevosa non avessimo trovato asilo nessuno, io mi sarei incisa le vene e lo avrei scaldato nel tepido lavacro del mio sangue... La vita, oh! è egli un sacrifizio dare la vita per l'uomo del nostro amore? — Adesso... io lo abborro; il traditore non potrebbe dirsi punito, se trovasse un asilo dove ricovrare il suo capo; — a lui sia padre il delitto, consorte la paura, figlio il rimorso, — in lui si rinnovi la maledizione di Caino; — viva una lunga agonia, — col terrore di essere riconosciuto e lapidato, viva una vita immortale.»
«Se come parli, tu senti, Maria, — ecco, io ti aspetto a braccia aperte... vieni... oh! vieni... a farmi palpitare di speranza e di amore...»
«Ormai io sono sacra: con giuramenti solenni io mi legava a Dio; — lo supplicai di pace, ed egli m'indicò la quiete del monastero: — tra poco queste mie chiome cadranno recise; — in breve udrò su me viva salmeggiare le preghiere dei morti: null'altra cura in me, tranne quella di scavarmi la fossa, — null'altro pensiero tranne quello di stancare quotidianamente il mio Creatore, onde gli piaccia abbreviarmi questa veglia incresciosa che si chiama vita; null'altro mi starà a cuore, Ludovico, finchè le mie labbra si chiudano alla parola, che offrire voti a Gesù e alla santissima sua madre Maria, onde ti concedano giorni riposati e dolcezza di sposa e orgoglio di figli generosi, — magnanimi, — a te somiglievoli.»
«Odi, Maria, — senza ferro, o laccio, o veleno, o mezzo altro esterno di levare me stesso dal mondo, io sento stare nella mia volontà sola il vivere o il morire; se il tuo destino vorrai, aggiungere al mio, — ecco, io vivo; se tu lo neghi, io spiro.»
«Ludovico, ho giurato...»
«Un sacerdote ti scioglierà dal giuramento e ti porrà in pace col cielo.»
«E chi mi porrebbe in pace colla mia coscienza?»
«L'amore.»
«Ho giurato! ho giurato! Lasciami... io sono sacra... Invano speriamo felicità dallo spergiuro. Dalla soglia del sepolcro, dove io m'incammino a seppellirmi viva, ti supplico a vivere... Addio! Perchè prolunghiamo questa ora piena di amarezza? Addio! Il Signore, che contempla il nostro sagrifizio, ci somministrerà forze non isperate per consumarlo... rammentati in cielo chiamarsi gloria quello che in terra si va dicendo martirio[256].»
«Or dunque addio! Però, in questa ultima ora dalla quale ogni vivente tremando rifugge, una grazia ti chiedo, Maria, una grazia che può rendermela la più lieta di quante io ne abbia goduto nel mondo, tale per cui il paradiso e le sue gioie mi sembreranno una continuazione di morte...»
«Chiedila, Vico...»
«Nè io oserei domandartela, se subito dopo non dovessi avvilupparmi nel manto della eternità. Ma il volto di colui che sta per essere coperto da una lapida può animosamente svelare il suo desiderio. Il mio sangue, più che mezzo gelato, non colorirà più la mia fronte col vermiglio della vergogna...»
«Parla, via, in nome di Dio!»
«Maria, ho sete di un bacio... Maria, questa è la sete degli agonizzanti... Ah! lo rifiuta. Spinto desolato traverserò lamentando i regni della morte, siccome disperando ho consumato la vita.»
«Ludovico!» tutta tremante favella Maria e nel favellare si curva, «possa non prenderne nota l'angiolo accusatore, o cancellarlo l'angiolo della pietà... eccoti un bacio...»
«Un altro! Oh un altro!... mille altri ancora!»
E con un impeto che sembrava, ed era, rabbioso, forte le avvinghia ambedue le braccia intorno al collo: — la testa della donna tiene strettamente congiunta con la sua; l'una respira l'anima dell'altro. — Ludovico, traendo un gran sospiro, esclama:
«Questo abisso di contentezza supera la mia natura mortale!...»
La donna, immemore, non ardisce abbandonare quella bocca; intanto il suo pensiero volgendo a considerare quanto fedele amatore si fosse costui e qual tesoro di affetti nel suo cuore accogliesse, sente vacillareil suo proponimento di rendersi a Dio; spera le sia rimesso il voto, nella sua mente delibera premiare tanto amorosa costanza: — la concetta durezza le si scioglie, quasi neve tocca dal sole, e giù per le guancie le scorre uno sfogo di dolcissime lacrime. — Allora raddoppiando il delirio dei baci esclama:
«Vico, tu hai vinto Dio.... io ti amo!»
Non risposta, — non moto, — non fremito di fibra: — or come può esser questo? — Ella guarda.
Ludovico tiene gli occhi dischiusi... ma fissi... ma vitrei: — le labbra aperte, — tese, — scolorate, — fredde.
«Gran Madre di Dio, che avvenne mai?»
Ella tenta svincolarsi; — le braccia di Ludovico la stringono come tanaglie; prorompe in altissime strida, — accorrono... ahimè! ahimè!
Ludovico è morto e par che seco voglia strascinare nel sepolcro la donna amata.
Povero Ludovico! Infelice Maria!
Il giorno appresso, in mezzo alla sala del palazzo Martelli, sopra magnifico letto il corpo del defunto Ludovico era esposto alla vista dei popoli.
Giannozzo apparecchiò quel letto, l'ornò dei panni più doviziosi serbati nelle arche della famiglia; intorno intorno vi dispose i drappelloni con tutte le armi entrate per via di parentado o in altra guisa in casa, siccome correva il costume di fare ai funerali dell'ultimo fiato d'illustre prosapia; — poi lavò diligentemente il cadavere del suo diletto signore, lo profumò con acqua nanfa ed altri preziosissimi odori, gli pose addosso la vesta dei giorni solenni: — ciò fatto, gli stette accanto immobile, come ogni giorno vediamo lo scheletro davanti un feretro; — quantunque al fedele Giannozzo la vita tuttavia durasse e il dolore, nessuno oggetto avrebbe meglio di lui rappresentato la immagine della morte.
E il giorno dopo aprirono l'avello della famiglia Martelli; — ma per due. Giannozzo, colto nella notte di apoplessia, che in quei tempi chiamavano accidente di gocciola, fu trovato alla dimane ghiaccio nel letto, — e il letto era bagnato... segno certo che il buon servo non trapassò dal sonno alla morte, — sibbene dal pianto alla eternità. Dio apra le sue sante braccia a cotesta anima degna!
Su quell'avello nei tempi susseguenti furono veduti venire quotidianamente a pregare un uomo ed una donna: — erano l'uomo d'arme mutilato e la vedova.
Certo dì la femmina non comparve; — simile al corvo dell'arca, dimenticò l'asilo che l'aveva riparata. Mercè le larghezze del nobile Ludovico, le fu fatta abilità di accasare la figlia con certo giovane di onesto lignaggio. Caduta la Repubblica, istituito il principato, quel giovane ottenne di presente notabile ufficio, lo sperò nel futuro maggiore: allora, consapevole del come procedesse sospettosa la nuova tirannide, consigliò la suocera di rimanersi da coteste visite giornaliere; e la suocera cessò, imperciocchè all'utile d'oggi ci riesca lieve, oh! anche troppo lieve, sagrificare la gratitudine di ieri: — e poi tutti gli affetti hanno la propria stagione, — e adesso per quelli della vedova correva la stagione dell'inverno. La riconoscenza si stava attaccata alla sua anima come una foglia pallida al tronco inaridito, — qualunque soffio di vento bastava a divellerla e fu divelta: — inoltre quello andare incessante la infastidiva, e nondimeno senza sapersene dire la ragione continuava: — quando cessò si accorse come il cuore da gran tempo non vi contribuisse più in nulla; — le faceva forza l'abitudine: — prossima a morire, la sua anima assumea la durezza della lapide. Il mutilato invece nè per tempo sinistro nè per ingiurie, che gravi e spesse n'ebbe a soffrire sotto il duca Alessandro, nè per minaccie che contro di lui operassero, mancò un giorno solo di visitare il sepolcro del suo benefattore; — però anch'egli alfine una volta non venne, — ma la scusa non recò ingiuria alla pietà; — lo aveva trattenuto la morte.