CONCLUSIONE

CONCLUSIONE

Pervenuti alla fine dei nostri studii possiamo riprendere la quistione dei rapporti, che corrono tra le eresie ed il movimento filosofico e politico del medio evo. Codesto movimento era indirizzato a tre scopi, che sono la libertà del pensiero, l'autonomia dello Stato, la riabilitazione della vita. In quanto al primo punto non si può negare che le discussioni e le polemiche religiose valevano a scuotere le menti dal loro torpore dommatico, e già notammo parziali contatti tra i filosofi e gli eretici. Il capo degli Arnaldisti, ad esempio, era discepolo fido di Abelardo, e coi gioachimiti si unirono apertamente gli scolari di Amorico di Bena e di Davide di Dinant. Ma in verità codesti contatti sono o accidentali, o sforzati. Quanta opposizione corresse tra il pensiero di Gioacchino e quello di Amorico lo dimostrammo più sopra, e più sopra notammo che gli Arnaldisti fuori di un punto solo erano del tutto ligi ai dommi tradizionali, nè v'ha ricordo che l'intendessero nel modo razionalistico di Abelardo.Ora aggiungiamo che qualunque delle eresie fosse prevalsa, non esclusa la valdese, non sarebbe stata meno infesta alla libertà del pensiero, e vedemmo con quanto disprezzo e sospetto parli Gioacchino della scienza. Nè va taciuto che alcune delle eresie, principalmente la catara, erano fatte per favorire le credenze superstiziose, che maggiormente ripugnano alla sana ragione, come a dire la fede nel diavolo e nelle stregonerie. Lo stesso possiamo dire per quel che riguarda l'autonomia dello Stato. Certo tutti codesti eretici, benchè discordi tra loro, s'uniscono nel combattere la mondanità della Chiesa, e contro il potere temporale dei Papi e la voluta donazione di Costantino levano unanimi la voce; ma un'azione diretta dell'eresia sul partito ghibellino non c'è stata, almeno fino a Ludovico il Bavaro. E ricordo che se da una parte gl'imperatori, non escluso Federico II, furono aperti persecutori dell'eresia, dall'altra i gioachimiti tennero Federico per l'Anticristo. Finalmente intorno al terzo punto, la riabilitazione della vita, gli eretici di qualunque setta vi si opponevano con maggior vigore degli ortodossi; imperocchè notammo che nelle più opposte scuole dominava il medesimo ascetismo. Le due correnti adunque, la razionalistica e l'eretica, si tennero bene distinte, come ha già notato il Reuter; ma nella fine del secondo periodo parve che si ricongiungessero, perchè l'Occam, capo della scuola nominalistica, fu altresì strenuo difensore della causa di Ludovico il Bavaro, e uno dei piùautorevoli tra i dissidenti francescani, che insorsero contro l'assolutismo della Curia romana. Se non che l'Occam non apparteneva a nessuna delle sètte eretiche da noi studiate, neanco a quella dei gioachimiti, le cui opinioni sul terzo stato egli non insegnò mai. E se pure eretica s'ha da dire la sua dottrina, certo è un'eresia che ha uno stampo suo proprio, un carattere più sano e meno mistico delle precedenti. Per tal guisa il pensiero dell'Occam sopravvive, ed anche oggi se ne trova una traccia nei vecchi cattolici, laddove le eresie medievali, l'una dopo l'altra, scomparvero tutte, alcune per non risorgere più, altre per rifiorire rielaborate e trasformate nella Protesta.


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