PARTE SECONDA.

PARTE SECONDA.

I.Il principio della fine della luna di miele.Il commendatore professor Giordano Mari (anche professore, perchè già prima del matrimonio aveva ottenuta la libera docenza all'Università di Bologna per un corso sulleOrigini dei Comuniitaliani), il commendatore professor Giordano Mari ha immaginato e proposto uno straordinario viaggio di nozze a Parigi, a Bruxelles, in Norvegia, illustrato colle visite al Lemaître; al Brunetière dellaRevue des Deux Mondes; allo storico Boissier; ai filosofi critici Faguet e De Roberty: poi al Brandes, allo Strindberg, all'Ibsen, e, naturalmente, al Björnson. Ma invece Emma, la timida e innamorata Emma, spaventata dall'idea degli alberghi, della gente, del rumore, ha ottenuto di passare il primo mese all'Argentera, la villa nel Varesotto, ch'essa ha ereditato da uno zio materno e che gode tutte le sue predilezioni, per esser quasi nascosta in una solitaria e fresca vallettina, in mezzo ad un magnifico bosco di quercie e di castagni.Emma, subito, non ha osato dire apertamente che quel primo mese, almeno, avrebbe voluto passarlo nella tranquillità remota, nel gran silenzio della verzura folta, appena interrotto dal canto dell'usignolo e dal mormorìo delle acque correnti. Essa ha bensì ascoltato estatica la descrizione del viaggio interessantissimo e l'elenco di tutte le meraviglie e di tutti gli illustri da visitare, ma poi, sul punto di dover incominciare i preparativi, tremando un pochino, ed arrossendo molto, ha fatto indovinare al suo signore e padrone quel suo immenso desiderio; e il suo signore e padrone esita, riflette, si commuove e concede la grazia.Nel cuore di Emma è sempre più viva e più profonda l'adorazione per il suo idolo. È una adorazione tutta poesia, tutto abbandono, timorosa quasi, tanto la bella fanciulla si sente piccina davanti a quel Dio gigante!E Giordano Mari, dopo che Emma è stata gravemente ammalata per le contrarietà, le angoscie, il timore di perderlo, dopo che è guarita solo per miracolo d'amore, perchè ormai tutte le opposizioni sono state vinte, ogni ostacolo rimosso, Giordano Mari comincia ad assumere verso quella bimba innamorata un certo tono olimpico di salvatore, di protettore... e di despota. Egli si lascia adorare nella pomposa maestà del suo io magnifico, tutto lustro e profumato, tutto nuovo e fiammante, sempre nel lungo abito nero dalle falde svolazzanti. Si lascia adorare come l'Altissimo, dettando leggi e concedendo grazie.I Dionisy, prima furenti contro di lui, poi rassegnati ad accettarlo, avevano finito col doverpregare, inviando messaggi e suppliche. Era lui, Giordano Mari, che adesso diceva di no. Per la propria dignità, per gli scrupoli della propria coscienza, pure protestandosi innamorato della ragazza, voleva partire, andare in America, non farsi vedere mai più. Insomma, non poteva, non voleva assolutamente accettare, concludere un matrimonio, che per la distanza delle due famiglie, per la ricchezza della moglie, lo avviliva nella sua fierezza d'uomo, nella sua delicatezza forse eccessiva, forse anche troppo sospettosa.Il buon dottore scrive per incarico della famiglia; poi fa una corsa a Genova dove il Mari si è recato, e i più temono per imbarcarsi:— Insomma — vero? — data, diremo, l'urgenza delle circostanze sempre più critiche, bisogna mettere da parte e in certo qual modo sacrificare, o modificare, un eccessivo amor proprio, quando ne consegue la felicità, e più specialmente la salute, già ormai compromessa, di una persona giovane, buona e che merita tutti riguardi, sicuro, tutti i sacrifici, oltre alle maggiori attenzioni (pausa: sospiro), e verso la quale si dice e si protesta di nutrire, appunto, certi sentimenti di... di devozione ed anche — vero? — di affezione.Giordano Mari sospira profondamente, commuove il buon dottore asciugandosi una furtiva lacrima, ripete di essere innamorato, perdutamente innamorato della signorina Emma... e impone molte condizioni che, ad una ad una, vengono poi tutte accettate. Sono, invero, condizioni, come quella, per esempio, di ottenere una cattedra per potersi mantener indipendente in faccia alla moglie troppo ricca e di una gran famiglia, che potrebbero essereinterpretate in due diversi modi: come esagerazione del punto d'onore, od anche, in fondo, come egoismo bello e buono; come furberia per mettersi a posto; come orgoglio, ambizione, interesse e vanità personale. Ma, adesso, per Giordano Mari spira l'aura favorevole. Se prima era di moda ingiuriarlo, calunniarlo, vilipenderlo, adesso, invece, è di moda l'esaltarlo. Qualunque cosa faccia o dica Giordano Mari, è tacitamente convenuto che dev'essere una gran bella cosa. Tutti i suoi sentimenti sono nobili, i pensieri delicati, le azioni da perfetto gentiluomo. La D'Arborio gli ha mandato all'albergo un suo manoscritto da leggere; al Club lo consultano sulla biblioteca e gli domandano, in confidenza, il valore, vero, delle pièces dell'Ibsen; la marchesa Gonzales lo invita a pranzo ogni giovedì, e donna Fanny, che è ritornata amicissima di Emma ed ha imposto a Guido Bardi «che non si parli più del Taine!», lo invita, invece, tutte le domeniche, con sua suocera e coll'onorevole.Nella famiglia Dionisy, ormai, è tutto un entusiasmo per Giordano Mari; entusiasmo accresciuto per l'odio ancora dissimulato, ma accanito, esistente fra i Dionisy e i Sebastiani. Il cavalier Venceslao non può più suonare un pezzo della Traviata senza farlo sentire al suo futuro genero; la signora Letizia gli confida, tra i profumi, le caramelle e i misteriosi allettamenti, nel suo angolo buio, le illusioni e le delusioni di una salute troppo gracile e di un cuore troppo sensibile; e il buon dottore, che, per amore di Emma, lo veglierebbe anche di notte, pur di risparmiargli un po' d'infreddatura, sta studiando e dosando apposta,per il suo stomaco e la sua voce, un nuovo vino chinato, da bersi prima delle conferenze.Un altro, invece, per amore di Emma, Carlo Borghetti, è andato a fare un giro in Germania. Ha provato, ma non ha potuto resistere a rimanere in quei giorni a Milano. È partito; è fuggito! Ritornerà... chi sa quando... E intanto, anche Carlo Borghetti, che, una volta lontano da Emma, sente il bisogno di avvicinarsele, continua a scrivere a Giordano Mari, mandandogli appunti, note, aggiunte, correzioni per l'Ambrogio vescovo.Emma... Emma sola non s'è mutata. Essa lo adorava prima, il suo idolo, quand'era così mal giudicato; lo adora adesso che tutti gli rendono giustizia, e si abbandona nelle sue braccia, tutta cosa sua, come in quel primo incontro dei loro sguardi, nell'attrazione arcana della simpatia, era corsa a lui, già tutta sua, la sua anima.E quel primo mese all'Argentera è per Emma un dolcissimo sogno, mentre per Giordano le più audaci speranze, le brame più ardenti sono diventate realtà.In fatti, tutto ciò che egli aveva desiderato, voluto, ormai gli appartiene: la bellezza florida della vergine innamorata, appassionata, che, nel candore ingenuo e nei trasporti del primo amore, fa quasi un umile omaggio di sè stessa al suo signore; e insieme anche la bellezza fertile della villa magnifica, il giardino inglese, il bosco immenso che la circonda. Egli, finalmente, ha ottenuto, colle gioie dell'amore, anche gli agi della vita, le lunghe passeggiate con Emma pei sentierelli fioriti e solitari, complici e confidenti, i folti rami dei faggi e le spesse fronde dei cerri e dei castagni, terminano sempre ad un dato puntoprestabilito, dove trovano in attesa la comodavittoria, coi due giovani sauri, che non patiscono l'ombra.E le sere?... Oh, le sere deliziose! Lui solo che parla, esaltandosi, vantandosi, improvvisando, mentre Emma lo ascolta fissandolo estatica, incantata, in adorazione... e al tocco, al tocco preciso delle dieci, Lorenzo, il cameriere, sempre in tutto punto nel frak irreprensibile, che entra passo passo, senza far rumore, portando il servizio splendido del the, tutto d'argento. E l'assoluta rinunzia di Emma ad ogni atto di padronanza, ad ogni diritto, su tutta la sua casa; la sua piena sommissione così nell'intimità della vita, come nell'amministrazione dei beni; e, per ciò, la deferenza del ragioniere, la soggezione del fattore, le scappellate dei contadini e il suono, così spiacevole, di quelle due parole: «signor padrone» che lo accompagnano dovunque e che, mutate nell'espressione di un sentimento più profondo, più squisito, più poetico, egli legge persino negli occhi amorosi di Emma!... Tutto ciò è per Giordano Mari la felicità; queste, sono queste le nuove gioie e i veri e sicuri godimenti dell'amore matrimoniale; e però non con Emma soltanto, ma con Emma e con tutta l'Argentera, compresi i cavalli, le carrozze, i servitori e i villani, egli passa beato i suoi giorni nella più perfetta luna di miele.Ogni mattina, dopo un ultimo bacio all'adorata, che lascia alle cure della toeletta, scende in giardino, dove lo aspetta ilsuofattore per ricevere i suoi ordini. Nel letterato, coi nuovi possedimenti, è divampata una nuova passione, quella dell'agricoltura; e col fattore gira e discute a propositodegli impianti dei vigneti e della peronospora, delle varie coltivazioni dei terreni, della segatura e del filugello, finchè Emma lo chiama lei stessa dalla finestra, a terreno, della sala da pranzo:— Vieni? È ora di colazione!— Brava!... Portino in tavola!... — E continua a discorrere col fattore e a farsi ammirare, spiegandogli come, per un po' dinevrasteniadel suo stomaco, guadagnata col grande e continuo lavoro a tavolino, in mezzo ai libri ed alle carte ingiallite, egli non può più aspettare quando si mette a tavola. Diventa nervoso, furioso, e perciò preferisce far aspettar sua moglie per esser sicuro, quando arriva lui, di trovar tutto pronto edarci dentro, subito!Ma un bel giorno — come mai? — comincia a perdere l'appetito e ad essere oppresso dal sonno. Dopo colazione, dopo pranzo — di colpo — gli piomba addosso il sonno come una schioppettata!... Egli deve fingere con Emma di aver qualche lettera da scrivere, le bozze dell'Ambrogioda correggere; si chiude nello studio e dorme. Che sia il vino?... Beve acqua e continua a dormire. È un sonno pesante; una fatica, invece d'un riposo, che gli aggrava lo stomaco e la testa. Poi, quando il tempo vuol mutare, si sente inquieto, irascibile, gli par d'essere di vetro; gli dolgono le giunture delle dita. — Che sia la gotta?... — Poi un dolorino persistente alla nuca — una punta come di tarlo che roda... — e un formicolìo alle gambe... Comincia a capire e si spaventa.Basta, basta, villa Argentera!... Basta per il momento, e quando si ritorna, bisogna riempirla di parenti, di amici, di distrazioni. Emma è giovane,molto giovane, e ha diritto di godere il mondo, di divertirsi!Dopo colazione: è arrivata la posta:Emma(è seduta al caminetto. È d'ottobre, piove e fa freschino. Legge una lunga lettera del babbo che le descrive il grande successo ottenuto dall'Otello a Parigi, con Tamagno, e le esprime tutto il suo grande compiacimento, come musicista e come cittadino).Giordano(finge di leggere ilCorriere della Sera,e invece guarda, studia sua moglie: fra sè) Che bella cera!... Diventa fin troppo grassa (dopo un momento, posa il giornale sul tavolino: si alza, passeggia, va alla finestra). E intanto continua a piovere!... Quando piove, anche la campagna non è allegra.Emma(corre anche lei alla finestra, pigliando a braccetto e stringendosi a suo marito) Perchè? A me, invece, piace tanto! Guarda! Non c'è più nessuno! Non si vede più niente! Come tutto è lontano, perduto! Mi piace tanto! (Abbracciandolo) Mi pare che siamo ancora più soli!Giordano(scostandosi) Bada! Può venire Lorenzo.Emma(tornando a tirarselo vicino, nel vano della finestra, con le due mani, con forza) Ma no! Anche Lorenzo, adesso, fa colazione. Da qualche giorno hai una gran paura di Lorenzo!Giordano(guardando sempre dalla finestra) Che brutto tempo! E laggiù, come si fa sempre più scuro! Ne avremo per un pezzo.Emma(in estasi: sorridendo) Magari! Mi par d'essere sola con te, in mezzo al mare! Di', Nino(stringendosi di nuovo e molto), non ti piacerebbe di essere in mezzo al mare?... Noi due soli — soli, soli, soli. — Che incanto! Che sogno! Che felicità! E tu? Rispondi, dunque! Ti piacerebbe?Giordano(dopo aver starnutito perchè ha preso dell'umido) Se hai sempre detto che lo soffri il mare?Emma(coi begli occhioni che subito si riempiono di lacrime) Come sei oggi... cattivo! Perchè mi rispondi così, cattivo?Giordano(graziosamente) Perchè sei una pazzerella. Carina tanto, ma pazzerella molto.Emma(torna a sorridere: appoggia le due mani alle spalle di Giordano che sta diritto: alzandosi in punta di piedi per dargli un bacio sulla bocca) Io non ci arrivo! (Un po' dondolando: sull'aria della ninna-nanna) No... no... no! Io sola non ci arrivo! No... no... no!Giordano(le dà un bacio in fretta: poi, subito, volendo cambiar discorso) Ha scritto il babbo, non è vero? Oh, da brava! Sentiamo che cosa scrive il nostro caro papà!Emma(mortificata: gli dà la lettera) Prendi; leggi.Giordano(con molta nobiltà) Oh, questo no: mai. Per massima, io non leggo le lettere che non mi sono dirette; mi sembra un'indelicatezza, se non altro, verso chi le scrive.Emma(lo guarda e non può a meno di ammirarlo: suo marito ha sempre ragione) È stato a Parigi per l'Otelloe...Giordano.No, no, no, cara. Leggi, adagio, tutta la lettera. Mi fa tanto piacere sentirti a leggere. Leggi tanto bene, hai una voce tanto bella. Siedial tuo posto, da brava; vicino al fuoco. Dopo mi leggerai anche la lettera della mamma.Emma(lusingata, legge le due lettere).Giordano(intanto, seguita a camminare su e giù e pensa come intavolare il discorso della partenza dall'Argentera. Quando Emma ha finito) Brava! Tu sei molto brava e molto buona; e sei anche molto ragionevole. Questa, anzi, è la tua miglior qualità, perchè è la più rara di tutte, specialmente in una figlia unica.Emma.E a che proposito mi dici tutto questo?Giordano(con galanteria) A proposito... del bene che ti voglio! (Torna a passeggiare su e giù, un po' per tenersi lontano da Emma e molto per prudenza, perchè sente il sonno che è lì lì per piombargli addosso) Io, poi, devo essere ragionevole per forza; e sai come fo? Mi trovo bene in un luogo, per esempio, e non ci posso più stare? Io trovo il coraggio di dimenticare tutto il bello e tutto il buono di questo luogo, per non vederne più altro che gl'inconvenienti, gl'incomodi; se non ce ne sono, li creo, e così parto contento! All'Argentera, ecco... troveremo che ci dovrà piovere per un pezzo!Emma(si alza, dando un balzo) Vuoi partire? Nino! Vuoi partire?Giordano(con gran sospiro) Non io, cara, voglio; ma lo vogliono gli altri; i miei impegni precedenti. Le mie conferenze di Milano, di Napoli, di Roma, suiPrecursori della Rivoluzione.Emma(col più vivo interesse, avvicinandosi) Le tue conferenze? Hai da riprendere le tue conferenze?Giordano.Certo: e non soltanto per la gloria, ma anche per la cattedra. (Guardando Emma: sospirando melanconicamente) Finchè resto all'Argentera,non mi passano ordinario; e tu sai che io non sono ricco come te. Io ho l'obbligo, e tanto più ora, di lavorare per vivere. Mi ha scritto il Consiglio dell'Associazione universitaria di Bologna, poi la Presidenza della Filarmonica napoletana; poi tutti quegli altri di Roma. Sono conferenze che dovevo tenere fin dallo scorso maggio. Le ho sempre rimandate per te. Ed ora... (un altro sospiro, più profondo) Desidererei, vorrei tanto, per l'egoismo mio, poter scrivere a quella gente: non vengo più; non fo più conferenze. Ma, come si fa? Il ciclo, capisci? resterebbe interrotto.Emma(vivamente) No, no! Devi rispondere che vai! Rispondi subito che vai! (Sforzandosi per sorridere, mentre due lacrimone le rigano le guance) E... dovremo partire... presto... non è vero?Giordano.Presto... secondo. Quando anch'io sarò pronto. Ormai, son giù di esercizio, ho tutto dimenticato; anche i miei studii. Una conferenza, specialmente la prima, a Bologna, all'Università! Credi, cara mia, una conferenza, una vera e bella conferenza, costa assai più d'un libro.Emma(con entusiasmo) Lo credo! (carezzevole, consolandosi, rianimandosi) Dunque, non si parte... così subito?Giordano. No, ma... (guardandola: accarezzandole i capelli con aria di affetto paterno) Intanto ho bisogno di molto raccoglimento, di quiete assoluta, per poter riordinare le mie idee. Dunque, figliuola mia... (s'interrompe sorridendo).Emma(lo guarda: è la prima volta dopo il matrimonio che la chiama «figliuola mia». Sorride anche Emma).Giordano.Dunque, mentre io dovrò passarele mie ore a leggere, a scartabellare, a consultare carte e documenti, tu pensa un pochino alla casa. E, finchè c'è tempo dinanzi a noi per far tutto con garbo e con comodo, pensa anche ai preparativi della partenza. Ricordati che di queste faccende io non me ne occupo affatto. Non so fare; e poi, ho altro in mente. Quando ho preso con me le mie carte, basta. (Sfiorandole appena i capelli con un moto rapido delle labbra: poi, subito, con serietà e imponenza, allontanandola da sè) Ed ora, figliuola mia, non c'è tempo da perdere. Bisogna rispondere a Bologna, a Napoli, a Roma. — Parla.Emma (lo guarda, interrogandolo, coi grandi occhi incantati).— Parla! Che cosa? Devo rispondere di sì, o di no?— Sì, sì, sì! Devi rispondere di sì! Oggi stesso! Subito! Ma pensa, io sono tanto fiera di te! Così contenta, così beata, di saperti ammirato, apprezzato, desiderato! Io che ti amo per te, e che ti adoro perchè sei così superiore a tutti gli altri! Io che vivo della tua gloria; la respiro come l'aria; mi fa bene! So che non ho nemmeno il diritto di volerti tutto per me! Il tuo cuore, sì, non è vero? (gli mette sul cuore la piccola manina bianca, ingemmata) Questo, sì? Tutto, tutto mio! Ma lì (col ditino, graziosamente, tocca la fronte del marito), lì... ha diritto anche l'Italia... e tutti i popoli civili! Tutti i contemporanei e tutti i posteri! (ride, e, guardandogli la bocca e i denti bianchi, ha una voglia ardente di dargli un bacio: poi torna seria). Come avrei rimorso di darti un dispiacere, così avrei pure un gran rimorso di farti sacrificare, per un mio capriccio, per me sola, un'ora di lavoro.(Appoggiandosi, abbandonandosi tutta sul suo petto) Sento che sarei indegna di te; che non meriterei più... (guardandolo, con uno sguardo lungo senza alzare il capo, fissando ancora la bocca di Giordano e sospirando) più, più... più nemmeno un bacio!Giordano(serio, calmo, dignitoso: sollevando Emma colle due mani, tenendola ritta, un po' discosta) Allora, se devo rispondere, lasciami andare.Emma(tenendolo per un braccio) Sì! Va! Va! Ma va!Giordano(con gravità) Lasciami andare davvero; si fa tardi per la posta. (Assumendo un'aria paterna) E poi, anche tu, cerca di occuparti, come ti ho detto, cerca di far qualche cosa. Sei ancora troppo giovane per restare tutto il giorno a dondolarti in ozio. Guai, abituarsi! Finiresti come le donne turche, o, come tua madre, a passar tutta la vita sdraiata sopra una poltrona. Bisogna muoversi, camminare, stancarsi qualche volta, stare in esercizio colla mente e col corpo. Mentre io sono nel mio studio, per esempio, a lavorare, tu dovresti fare qualche bella passeggiata, arrampicarti su per il bosco.Emma.Piove.Giordano.Non dico per oggi; ma per un altro giorno. E poi, leggi qualche cosa; mettiti un po' al corrente colle ultime pubblicazioni, colle novità più importanti. Pensa che a Bologna, a Napoli, a Roma, devi vivere con me in un mondo intellettuale! Quand'eri ragazza, mi piaceva tanto la tua passione per i fiori; occupati del giardino.Emma(guardandolo con un sorrisetto assai espressivo, tra il timido ed il birichino) Piove.— Piove oggi, ma non pioveva ieri e, speriamo, non pioverà domani. Sona un po'. Hai fatto malissimo a trascurare il pianoforte. Sai quanto ci tiene anche il papà! Sonami qualche cosa. Io di là, mentre scrivo, ti sento e mi diverto; mi fa tanto piacere!Emma(carina molto: ricordando il loro primo colloquio, la sera del concerto e guardandogli sempre quella bocca, che vuol far la cattiva, e i denti bianchi) Sonerò leTrascrizioni di Liszt sull'Aida. Vuoi?Giordano(che non può più lottare contro il sonno: senza capir niente) Ma sì, appunto! Sona qualche cosa! Quello che vuoi! Per me fa lo stesso! Io penserò che sono le tue manine care (le bacia, una dopo l'altra) e sarà per me uno squisito godimento spirituale. (Fa di nuovo per avviarsi verso lo studio).Emma(lo lascia andare fin quasi sull'uscio, poi gli corre dietro e lo ferma ancora).Giordano.Ma che hai, cara? Perchè mi guardi così? Piangi? (colla voce un po' alterata per un principio di collera) Ma che cosa vuoi, infine? Ebbene, risponderò a Bologna, a Napoli, a Roma, risponderò di no! Ma, o sì o no, devo rispondere; non sono un ineducato! — Lasciami andare!Emma.Sì! sì! Non ho detto di sì? Va subito a rispondere di sì! Voglio! Non è questo! Non è questo che mi affligge, che mi rende melanconica, triste...Giordano.E allora? Che cosa?Emma(balbettando). Che dolore, che gran dolore dover lasciare l'Argentera! Dio, Dio! Pensandoci, mi sembra che in quel giorno in cui dovrò partire finirà qualche cosa... una parte della mia vita! Che dolore sarà quel giorno, per me... E per te, Nino?...Giordano(cogli occhi semispenti) Anche per me, sicuro, un grandissimo dolore! Ma torneremo, questa primavera. Persuaditi, cara figliuola mia, per l'autunno, specialmente quando cominciano le piogge, e qui poi non finiscono mai, non è un posto molto sano. La villa è troppo bassa, e per ciò non può a meno di essere umida. All'Argentera, per star bene, ci vuole il sole e il caldo.Emma, malinconicamente, va al pianoforte, ma, senza più nemmeno pensarci, non sona leTrascrizioni di Liszt sull'Aida. Sona svogliata, distratta, una cosa qualunque, tanto per sonare, mentre guarda dalla finestra: il giorno è diventato bigio, oscuro, triste. Continua a guardare, continua a sonare, e quella pioggia, tutta quella pioggia minuta, fine, silenziosa, che gocciola dai rami senza foglie, le penetra, con un brivido, nelle ossa e nell'anima..... Giordano Mari, entrato appena nel suo studio, vi si chiude dentro a chiave; mette uno sull'altro i cuscini del sofà; si sdraia comodamente con unoh!di sollievo e quasi subito si addormenta e comincia a russare con un sottile fischiettìo.

Il commendatore professor Giordano Mari (anche professore, perchè già prima del matrimonio aveva ottenuta la libera docenza all'Università di Bologna per un corso sulleOrigini dei Comuniitaliani), il commendatore professor Giordano Mari ha immaginato e proposto uno straordinario viaggio di nozze a Parigi, a Bruxelles, in Norvegia, illustrato colle visite al Lemaître; al Brunetière dellaRevue des Deux Mondes; allo storico Boissier; ai filosofi critici Faguet e De Roberty: poi al Brandes, allo Strindberg, all'Ibsen, e, naturalmente, al Björnson. Ma invece Emma, la timida e innamorata Emma, spaventata dall'idea degli alberghi, della gente, del rumore, ha ottenuto di passare il primo mese all'Argentera, la villa nel Varesotto, ch'essa ha ereditato da uno zio materno e che gode tutte le sue predilezioni, per esser quasi nascosta in una solitaria e fresca vallettina, in mezzo ad un magnifico bosco di quercie e di castagni.

Emma, subito, non ha osato dire apertamente che quel primo mese, almeno, avrebbe voluto passarlo nella tranquillità remota, nel gran silenzio della verzura folta, appena interrotto dal canto dell'usignolo e dal mormorìo delle acque correnti. Essa ha bensì ascoltato estatica la descrizione del viaggio interessantissimo e l'elenco di tutte le meraviglie e di tutti gli illustri da visitare, ma poi, sul punto di dover incominciare i preparativi, tremando un pochino, ed arrossendo molto, ha fatto indovinare al suo signore e padrone quel suo immenso desiderio; e il suo signore e padrone esita, riflette, si commuove e concede la grazia.

Nel cuore di Emma è sempre più viva e più profonda l'adorazione per il suo idolo. È una adorazione tutta poesia, tutto abbandono, timorosa quasi, tanto la bella fanciulla si sente piccina davanti a quel Dio gigante!

E Giordano Mari, dopo che Emma è stata gravemente ammalata per le contrarietà, le angoscie, il timore di perderlo, dopo che è guarita solo per miracolo d'amore, perchè ormai tutte le opposizioni sono state vinte, ogni ostacolo rimosso, Giordano Mari comincia ad assumere verso quella bimba innamorata un certo tono olimpico di salvatore, di protettore... e di despota. Egli si lascia adorare nella pomposa maestà del suo io magnifico, tutto lustro e profumato, tutto nuovo e fiammante, sempre nel lungo abito nero dalle falde svolazzanti. Si lascia adorare come l'Altissimo, dettando leggi e concedendo grazie.

I Dionisy, prima furenti contro di lui, poi rassegnati ad accettarlo, avevano finito col doverpregare, inviando messaggi e suppliche. Era lui, Giordano Mari, che adesso diceva di no. Per la propria dignità, per gli scrupoli della propria coscienza, pure protestandosi innamorato della ragazza, voleva partire, andare in America, non farsi vedere mai più. Insomma, non poteva, non voleva assolutamente accettare, concludere un matrimonio, che per la distanza delle due famiglie, per la ricchezza della moglie, lo avviliva nella sua fierezza d'uomo, nella sua delicatezza forse eccessiva, forse anche troppo sospettosa.

Il buon dottore scrive per incarico della famiglia; poi fa una corsa a Genova dove il Mari si è recato, e i più temono per imbarcarsi:

— Insomma — vero? — data, diremo, l'urgenza delle circostanze sempre più critiche, bisogna mettere da parte e in certo qual modo sacrificare, o modificare, un eccessivo amor proprio, quando ne consegue la felicità, e più specialmente la salute, già ormai compromessa, di una persona giovane, buona e che merita tutti riguardi, sicuro, tutti i sacrifici, oltre alle maggiori attenzioni (pausa: sospiro), e verso la quale si dice e si protesta di nutrire, appunto, certi sentimenti di... di devozione ed anche — vero? — di affezione.

Giordano Mari sospira profondamente, commuove il buon dottore asciugandosi una furtiva lacrima, ripete di essere innamorato, perdutamente innamorato della signorina Emma... e impone molte condizioni che, ad una ad una, vengono poi tutte accettate. Sono, invero, condizioni, come quella, per esempio, di ottenere una cattedra per potersi mantener indipendente in faccia alla moglie troppo ricca e di una gran famiglia, che potrebbero essereinterpretate in due diversi modi: come esagerazione del punto d'onore, od anche, in fondo, come egoismo bello e buono; come furberia per mettersi a posto; come orgoglio, ambizione, interesse e vanità personale. Ma, adesso, per Giordano Mari spira l'aura favorevole. Se prima era di moda ingiuriarlo, calunniarlo, vilipenderlo, adesso, invece, è di moda l'esaltarlo. Qualunque cosa faccia o dica Giordano Mari, è tacitamente convenuto che dev'essere una gran bella cosa. Tutti i suoi sentimenti sono nobili, i pensieri delicati, le azioni da perfetto gentiluomo. La D'Arborio gli ha mandato all'albergo un suo manoscritto da leggere; al Club lo consultano sulla biblioteca e gli domandano, in confidenza, il valore, vero, delle pièces dell'Ibsen; la marchesa Gonzales lo invita a pranzo ogni giovedì, e donna Fanny, che è ritornata amicissima di Emma ed ha imposto a Guido Bardi «che non si parli più del Taine!», lo invita, invece, tutte le domeniche, con sua suocera e coll'onorevole.

Nella famiglia Dionisy, ormai, è tutto un entusiasmo per Giordano Mari; entusiasmo accresciuto per l'odio ancora dissimulato, ma accanito, esistente fra i Dionisy e i Sebastiani. Il cavalier Venceslao non può più suonare un pezzo della Traviata senza farlo sentire al suo futuro genero; la signora Letizia gli confida, tra i profumi, le caramelle e i misteriosi allettamenti, nel suo angolo buio, le illusioni e le delusioni di una salute troppo gracile e di un cuore troppo sensibile; e il buon dottore, che, per amore di Emma, lo veglierebbe anche di notte, pur di risparmiargli un po' d'infreddatura, sta studiando e dosando apposta,per il suo stomaco e la sua voce, un nuovo vino chinato, da bersi prima delle conferenze.

Un altro, invece, per amore di Emma, Carlo Borghetti, è andato a fare un giro in Germania. Ha provato, ma non ha potuto resistere a rimanere in quei giorni a Milano. È partito; è fuggito! Ritornerà... chi sa quando... E intanto, anche Carlo Borghetti, che, una volta lontano da Emma, sente il bisogno di avvicinarsele, continua a scrivere a Giordano Mari, mandandogli appunti, note, aggiunte, correzioni per l'Ambrogio vescovo.

Emma... Emma sola non s'è mutata. Essa lo adorava prima, il suo idolo, quand'era così mal giudicato; lo adora adesso che tutti gli rendono giustizia, e si abbandona nelle sue braccia, tutta cosa sua, come in quel primo incontro dei loro sguardi, nell'attrazione arcana della simpatia, era corsa a lui, già tutta sua, la sua anima.

E quel primo mese all'Argentera è per Emma un dolcissimo sogno, mentre per Giordano le più audaci speranze, le brame più ardenti sono diventate realtà.

In fatti, tutto ciò che egli aveva desiderato, voluto, ormai gli appartiene: la bellezza florida della vergine innamorata, appassionata, che, nel candore ingenuo e nei trasporti del primo amore, fa quasi un umile omaggio di sè stessa al suo signore; e insieme anche la bellezza fertile della villa magnifica, il giardino inglese, il bosco immenso che la circonda. Egli, finalmente, ha ottenuto, colle gioie dell'amore, anche gli agi della vita, le lunghe passeggiate con Emma pei sentierelli fioriti e solitari, complici e confidenti, i folti rami dei faggi e le spesse fronde dei cerri e dei castagni, terminano sempre ad un dato puntoprestabilito, dove trovano in attesa la comodavittoria, coi due giovani sauri, che non patiscono l'ombra.

E le sere?... Oh, le sere deliziose! Lui solo che parla, esaltandosi, vantandosi, improvvisando, mentre Emma lo ascolta fissandolo estatica, incantata, in adorazione... e al tocco, al tocco preciso delle dieci, Lorenzo, il cameriere, sempre in tutto punto nel frak irreprensibile, che entra passo passo, senza far rumore, portando il servizio splendido del the, tutto d'argento. E l'assoluta rinunzia di Emma ad ogni atto di padronanza, ad ogni diritto, su tutta la sua casa; la sua piena sommissione così nell'intimità della vita, come nell'amministrazione dei beni; e, per ciò, la deferenza del ragioniere, la soggezione del fattore, le scappellate dei contadini e il suono, così spiacevole, di quelle due parole: «signor padrone» che lo accompagnano dovunque e che, mutate nell'espressione di un sentimento più profondo, più squisito, più poetico, egli legge persino negli occhi amorosi di Emma!... Tutto ciò è per Giordano Mari la felicità; queste, sono queste le nuove gioie e i veri e sicuri godimenti dell'amore matrimoniale; e però non con Emma soltanto, ma con Emma e con tutta l'Argentera, compresi i cavalli, le carrozze, i servitori e i villani, egli passa beato i suoi giorni nella più perfetta luna di miele.

Ogni mattina, dopo un ultimo bacio all'adorata, che lascia alle cure della toeletta, scende in giardino, dove lo aspetta ilsuofattore per ricevere i suoi ordini. Nel letterato, coi nuovi possedimenti, è divampata una nuova passione, quella dell'agricoltura; e col fattore gira e discute a propositodegli impianti dei vigneti e della peronospora, delle varie coltivazioni dei terreni, della segatura e del filugello, finchè Emma lo chiama lei stessa dalla finestra, a terreno, della sala da pranzo:

— Vieni? È ora di colazione!

— Brava!... Portino in tavola!... — E continua a discorrere col fattore e a farsi ammirare, spiegandogli come, per un po' dinevrasteniadel suo stomaco, guadagnata col grande e continuo lavoro a tavolino, in mezzo ai libri ed alle carte ingiallite, egli non può più aspettare quando si mette a tavola. Diventa nervoso, furioso, e perciò preferisce far aspettar sua moglie per esser sicuro, quando arriva lui, di trovar tutto pronto edarci dentro, subito!

Ma un bel giorno — come mai? — comincia a perdere l'appetito e ad essere oppresso dal sonno. Dopo colazione, dopo pranzo — di colpo — gli piomba addosso il sonno come una schioppettata!... Egli deve fingere con Emma di aver qualche lettera da scrivere, le bozze dell'Ambrogioda correggere; si chiude nello studio e dorme. Che sia il vino?... Beve acqua e continua a dormire. È un sonno pesante; una fatica, invece d'un riposo, che gli aggrava lo stomaco e la testa. Poi, quando il tempo vuol mutare, si sente inquieto, irascibile, gli par d'essere di vetro; gli dolgono le giunture delle dita. — Che sia la gotta?... — Poi un dolorino persistente alla nuca — una punta come di tarlo che roda... — e un formicolìo alle gambe... Comincia a capire e si spaventa.

Basta, basta, villa Argentera!... Basta per il momento, e quando si ritorna, bisogna riempirla di parenti, di amici, di distrazioni. Emma è giovane,molto giovane, e ha diritto di godere il mondo, di divertirsi!

Dopo colazione: è arrivata la posta:

Emma(è seduta al caminetto. È d'ottobre, piove e fa freschino. Legge una lunga lettera del babbo che le descrive il grande successo ottenuto dall'Otello a Parigi, con Tamagno, e le esprime tutto il suo grande compiacimento, come musicista e come cittadino).

Giordano(finge di leggere ilCorriere della Sera,e invece guarda, studia sua moglie: fra sè) Che bella cera!... Diventa fin troppo grassa (dopo un momento, posa il giornale sul tavolino: si alza, passeggia, va alla finestra). E intanto continua a piovere!... Quando piove, anche la campagna non è allegra.

Emma(corre anche lei alla finestra, pigliando a braccetto e stringendosi a suo marito) Perchè? A me, invece, piace tanto! Guarda! Non c'è più nessuno! Non si vede più niente! Come tutto è lontano, perduto! Mi piace tanto! (Abbracciandolo) Mi pare che siamo ancora più soli!

Giordano(scostandosi) Bada! Può venire Lorenzo.

Emma(tornando a tirarselo vicino, nel vano della finestra, con le due mani, con forza) Ma no! Anche Lorenzo, adesso, fa colazione. Da qualche giorno hai una gran paura di Lorenzo!

Giordano(guardando sempre dalla finestra) Che brutto tempo! E laggiù, come si fa sempre più scuro! Ne avremo per un pezzo.

Emma(in estasi: sorridendo) Magari! Mi par d'essere sola con te, in mezzo al mare! Di', Nino(stringendosi di nuovo e molto), non ti piacerebbe di essere in mezzo al mare?... Noi due soli — soli, soli, soli. — Che incanto! Che sogno! Che felicità! E tu? Rispondi, dunque! Ti piacerebbe?

Giordano(dopo aver starnutito perchè ha preso dell'umido) Se hai sempre detto che lo soffri il mare?

Emma(coi begli occhioni che subito si riempiono di lacrime) Come sei oggi... cattivo! Perchè mi rispondi così, cattivo?

Giordano(graziosamente) Perchè sei una pazzerella. Carina tanto, ma pazzerella molto.

Emma(torna a sorridere: appoggia le due mani alle spalle di Giordano che sta diritto: alzandosi in punta di piedi per dargli un bacio sulla bocca) Io non ci arrivo! (Un po' dondolando: sull'aria della ninna-nanna) No... no... no! Io sola non ci arrivo! No... no... no!

Giordano(le dà un bacio in fretta: poi, subito, volendo cambiar discorso) Ha scritto il babbo, non è vero? Oh, da brava! Sentiamo che cosa scrive il nostro caro papà!

Emma(mortificata: gli dà la lettera) Prendi; leggi.

Giordano(con molta nobiltà) Oh, questo no: mai. Per massima, io non leggo le lettere che non mi sono dirette; mi sembra un'indelicatezza, se non altro, verso chi le scrive.

Emma(lo guarda e non può a meno di ammirarlo: suo marito ha sempre ragione) È stato a Parigi per l'Otelloe...

Giordano.No, no, no, cara. Leggi, adagio, tutta la lettera. Mi fa tanto piacere sentirti a leggere. Leggi tanto bene, hai una voce tanto bella. Siedial tuo posto, da brava; vicino al fuoco. Dopo mi leggerai anche la lettera della mamma.

Emma(lusingata, legge le due lettere).

Giordano(intanto, seguita a camminare su e giù e pensa come intavolare il discorso della partenza dall'Argentera. Quando Emma ha finito) Brava! Tu sei molto brava e molto buona; e sei anche molto ragionevole. Questa, anzi, è la tua miglior qualità, perchè è la più rara di tutte, specialmente in una figlia unica.

Emma.E a che proposito mi dici tutto questo?

Giordano(con galanteria) A proposito... del bene che ti voglio! (Torna a passeggiare su e giù, un po' per tenersi lontano da Emma e molto per prudenza, perchè sente il sonno che è lì lì per piombargli addosso) Io, poi, devo essere ragionevole per forza; e sai come fo? Mi trovo bene in un luogo, per esempio, e non ci posso più stare? Io trovo il coraggio di dimenticare tutto il bello e tutto il buono di questo luogo, per non vederne più altro che gl'inconvenienti, gl'incomodi; se non ce ne sono, li creo, e così parto contento! All'Argentera, ecco... troveremo che ci dovrà piovere per un pezzo!

Emma(si alza, dando un balzo) Vuoi partire? Nino! Vuoi partire?

Giordano(con gran sospiro) Non io, cara, voglio; ma lo vogliono gli altri; i miei impegni precedenti. Le mie conferenze di Milano, di Napoli, di Roma, suiPrecursori della Rivoluzione.

Emma(col più vivo interesse, avvicinandosi) Le tue conferenze? Hai da riprendere le tue conferenze?

Giordano.Certo: e non soltanto per la gloria, ma anche per la cattedra. (Guardando Emma: sospirando melanconicamente) Finchè resto all'Argentera,non mi passano ordinario; e tu sai che io non sono ricco come te. Io ho l'obbligo, e tanto più ora, di lavorare per vivere. Mi ha scritto il Consiglio dell'Associazione universitaria di Bologna, poi la Presidenza della Filarmonica napoletana; poi tutti quegli altri di Roma. Sono conferenze che dovevo tenere fin dallo scorso maggio. Le ho sempre rimandate per te. Ed ora... (un altro sospiro, più profondo) Desidererei, vorrei tanto, per l'egoismo mio, poter scrivere a quella gente: non vengo più; non fo più conferenze. Ma, come si fa? Il ciclo, capisci? resterebbe interrotto.

Emma(vivamente) No, no! Devi rispondere che vai! Rispondi subito che vai! (Sforzandosi per sorridere, mentre due lacrimone le rigano le guance) E... dovremo partire... presto... non è vero?

Giordano.Presto... secondo. Quando anch'io sarò pronto. Ormai, son giù di esercizio, ho tutto dimenticato; anche i miei studii. Una conferenza, specialmente la prima, a Bologna, all'Università! Credi, cara mia, una conferenza, una vera e bella conferenza, costa assai più d'un libro.

Emma(con entusiasmo) Lo credo! (carezzevole, consolandosi, rianimandosi) Dunque, non si parte... così subito?

Giordano. No, ma... (guardandola: accarezzandole i capelli con aria di affetto paterno) Intanto ho bisogno di molto raccoglimento, di quiete assoluta, per poter riordinare le mie idee. Dunque, figliuola mia... (s'interrompe sorridendo).

Emma(lo guarda: è la prima volta dopo il matrimonio che la chiama «figliuola mia». Sorride anche Emma).

Giordano.Dunque, mentre io dovrò passarele mie ore a leggere, a scartabellare, a consultare carte e documenti, tu pensa un pochino alla casa. E, finchè c'è tempo dinanzi a noi per far tutto con garbo e con comodo, pensa anche ai preparativi della partenza. Ricordati che di queste faccende io non me ne occupo affatto. Non so fare; e poi, ho altro in mente. Quando ho preso con me le mie carte, basta. (Sfiorandole appena i capelli con un moto rapido delle labbra: poi, subito, con serietà e imponenza, allontanandola da sè) Ed ora, figliuola mia, non c'è tempo da perdere. Bisogna rispondere a Bologna, a Napoli, a Roma. — Parla.

Emma (lo guarda, interrogandolo, coi grandi occhi incantati).

— Parla! Che cosa? Devo rispondere di sì, o di no?

— Sì, sì, sì! Devi rispondere di sì! Oggi stesso! Subito! Ma pensa, io sono tanto fiera di te! Così contenta, così beata, di saperti ammirato, apprezzato, desiderato! Io che ti amo per te, e che ti adoro perchè sei così superiore a tutti gli altri! Io che vivo della tua gloria; la respiro come l'aria; mi fa bene! So che non ho nemmeno il diritto di volerti tutto per me! Il tuo cuore, sì, non è vero? (gli mette sul cuore la piccola manina bianca, ingemmata) Questo, sì? Tutto, tutto mio! Ma lì (col ditino, graziosamente, tocca la fronte del marito), lì... ha diritto anche l'Italia... e tutti i popoli civili! Tutti i contemporanei e tutti i posteri! (ride, e, guardandogli la bocca e i denti bianchi, ha una voglia ardente di dargli un bacio: poi torna seria). Come avrei rimorso di darti un dispiacere, così avrei pure un gran rimorso di farti sacrificare, per un mio capriccio, per me sola, un'ora di lavoro.(Appoggiandosi, abbandonandosi tutta sul suo petto) Sento che sarei indegna di te; che non meriterei più... (guardandolo, con uno sguardo lungo senza alzare il capo, fissando ancora la bocca di Giordano e sospirando) più, più... più nemmeno un bacio!

Giordano(serio, calmo, dignitoso: sollevando Emma colle due mani, tenendola ritta, un po' discosta) Allora, se devo rispondere, lasciami andare.

Emma(tenendolo per un braccio) Sì! Va! Va! Ma va!

Giordano(con gravità) Lasciami andare davvero; si fa tardi per la posta. (Assumendo un'aria paterna) E poi, anche tu, cerca di occuparti, come ti ho detto, cerca di far qualche cosa. Sei ancora troppo giovane per restare tutto il giorno a dondolarti in ozio. Guai, abituarsi! Finiresti come le donne turche, o, come tua madre, a passar tutta la vita sdraiata sopra una poltrona. Bisogna muoversi, camminare, stancarsi qualche volta, stare in esercizio colla mente e col corpo. Mentre io sono nel mio studio, per esempio, a lavorare, tu dovresti fare qualche bella passeggiata, arrampicarti su per il bosco.

Emma.Piove.

Giordano.Non dico per oggi; ma per un altro giorno. E poi, leggi qualche cosa; mettiti un po' al corrente colle ultime pubblicazioni, colle novità più importanti. Pensa che a Bologna, a Napoli, a Roma, devi vivere con me in un mondo intellettuale! Quand'eri ragazza, mi piaceva tanto la tua passione per i fiori; occupati del giardino.

Emma(guardandolo con un sorrisetto assai espressivo, tra il timido ed il birichino) Piove.

— Piove oggi, ma non pioveva ieri e, speriamo, non pioverà domani. Sona un po'. Hai fatto malissimo a trascurare il pianoforte. Sai quanto ci tiene anche il papà! Sonami qualche cosa. Io di là, mentre scrivo, ti sento e mi diverto; mi fa tanto piacere!

Emma(carina molto: ricordando il loro primo colloquio, la sera del concerto e guardandogli sempre quella bocca, che vuol far la cattiva, e i denti bianchi) Sonerò leTrascrizioni di Liszt sull'Aida. Vuoi?

Giordano(che non può più lottare contro il sonno: senza capir niente) Ma sì, appunto! Sona qualche cosa! Quello che vuoi! Per me fa lo stesso! Io penserò che sono le tue manine care (le bacia, una dopo l'altra) e sarà per me uno squisito godimento spirituale. (Fa di nuovo per avviarsi verso lo studio).

Emma(lo lascia andare fin quasi sull'uscio, poi gli corre dietro e lo ferma ancora).

Giordano.Ma che hai, cara? Perchè mi guardi così? Piangi? (colla voce un po' alterata per un principio di collera) Ma che cosa vuoi, infine? Ebbene, risponderò a Bologna, a Napoli, a Roma, risponderò di no! Ma, o sì o no, devo rispondere; non sono un ineducato! — Lasciami andare!

Emma.Sì! sì! Non ho detto di sì? Va subito a rispondere di sì! Voglio! Non è questo! Non è questo che mi affligge, che mi rende melanconica, triste...

Giordano.E allora? Che cosa?

Emma(balbettando). Che dolore, che gran dolore dover lasciare l'Argentera! Dio, Dio! Pensandoci, mi sembra che in quel giorno in cui dovrò partire finirà qualche cosa... una parte della mia vita! Che dolore sarà quel giorno, per me... E per te, Nino?...

Giordano(cogli occhi semispenti) Anche per me, sicuro, un grandissimo dolore! Ma torneremo, questa primavera. Persuaditi, cara figliuola mia, per l'autunno, specialmente quando cominciano le piogge, e qui poi non finiscono mai, non è un posto molto sano. La villa è troppo bassa, e per ciò non può a meno di essere umida. All'Argentera, per star bene, ci vuole il sole e il caldo.

Emma, malinconicamente, va al pianoforte, ma, senza più nemmeno pensarci, non sona leTrascrizioni di Liszt sull'Aida. Sona svogliata, distratta, una cosa qualunque, tanto per sonare, mentre guarda dalla finestra: il giorno è diventato bigio, oscuro, triste. Continua a guardare, continua a sonare, e quella pioggia, tutta quella pioggia minuta, fine, silenziosa, che gocciola dai rami senza foglie, le penetra, con un brivido, nelle ossa e nell'anima.

.... Giordano Mari, entrato appena nel suo studio, vi si chiude dentro a chiave; mette uno sull'altro i cuscini del sofà; si sdraia comodamente con unoh!di sollievo e quasi subito si addormenta e comincia a russare con un sottile fischiettìo.


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