V.All'albergo.Giordano Mari, che si è fatto aspettare fin quasi al tocco, trova Emma buttata sul canapè, tutta in lacrime.Giordano(senza molto spaventarsi) Che è successo?— Non sei venuto più. Ti aspettavo tanto tanto, e non sei venuto più.— Non sono venuto? Eccomi.— Adesso! Così tardi!— Spero, almeno, che avrai avuto abbastanza giudizio per far colazione.Emma è in collera; risponde appena con una alzata di spalle.Giordano.Io non ho potuto esimermi. Ho dovuto, per forza, far colazione da Doney coll'onorevole Cogoleto: mi ha invitato: ha molto insistito. (Rivolgendosi a sua moglie, la testa alta, sporgendo il petto, coll'autorevole maestà dell'uomo d'ordine e di consiglio) Tu, cara, devi abituarti a non aspettarmi, quando vedi che si fa troppo tardi.Emma.Impossibile.— Come impossibile? Questa è una parola, peresempio, che io non voglio mai sentire. Per me, a questo mondo, non c'è mai stato nulla d'impossibile.Emma(ostinandosi) Impossibile! Impossibilissimo.Giordano(colla voce leggermente alterata) Ti prego: bisogna abituarsi a riflettere. Non sono libero! Ho i miei studii, il mio lavoro, i miei impegni, non posso essere tutto il santo giorno a tua disposizione, perchè io... potresti anche generosamente risparmiarmi l'amarezza di dovertelo ricordare, io non sono ricco.Emma(con effusione, con trasporto, per farsi capire, per giustificarsi) Impossibile! Ho detto impossibile perchè io non posso stare senza di te! Non voglio più uscire senza di te!Giordano(osservandola) Ma, infine, che hai?Emma(balbettando) Dio mio! Dio mio! Perchè sei tornato tanto tardi e sei tornato tanto cattivo, tanto cattivo, proprio oggi? (Lo guarda, lo fissa esitante: ad un tratto, gli si butta al collo stringendolo quasi disperatamente, sussultando, tremando, scoppiando in lacrime).Giordano(con quella dolcezza forzata, stentata, che nasconde la stizza incipiente) Ma insomma, cara, che cos'è successo di nuovo? (La guarda: le dà un bacio sui capelli, poi fa per allontanarla).Emma.No! No! Qui! Lasciami qui, sempre qui.Fra quelle braccia, alla tenera effusione, al dolce calore, colla testina appoggiata al petto di Giordano, ascoltandone tutti i battiti del cuore, Emma si sente riavere, si calma a poco a poco, si consola.Giordano(alzandole il capo) Dunque?Arrossendo, con un sorriso negli occhi furbetti che spunta ancora fra le lacrime, essa gli racconta le sue avventure della mattinata, le sue emozioni, la sua fuga in carrozza.Giordano(con gravità) Questo succede, cara, perchè voialtre donne siete tutte un po' matte. Per piacere, per far colpo, buttate via tutto il vostro tempo e un monte di quattrini nei cappellini più strani e che dànno più all'occhio, nelle vesti più vistose, più appariscenti; state un'ora ad acconciarvi allo specchio prima di uscire, per far colpo, per far girar la testa a tutti gli uomini, e poi, quando finalmente siete riuscite a farveli correr dietro, vi spaventate.Emma(colpita, mortificata, offesa) Ma io...Giordano.Anche tu, quando vai fuori, cerca di vestirti con più semplicità, con più serietà e allora vedrai che la gente non ti correrà dietro.Emma.Ma io mi vesto per te! Soltanto per te! Non voglio piacere che a te.Giordano(sorridendo ironicamente) Già; la solita storia, per noi poveri mariti. Sai benissimo che per piacere a me non hai bisogno di grandi abbigliamenti! Tanto più mi piaci quanto più sei semplice. Per piacere soltanto a me non ci sarebbe bisogno di viaggiare con dodici bauli, come una compagnia comica.Emma è diventata pallidissima, ma non piange più. Lo fissa un istante maravigliata, stupita; poi gli volta le spalle con un moto di collera, e va a guardare dalla finestra, appoggiando la fronte sui vetri chiusi.Giordano(le dà un'occhiata di traverso, e, dopo un'alzata di spalle, comincia a passeggiare in su egiù per la stanza: fra sè) Ci vuol altro con quella lì! Per tenerla allegra bisognerebbe continuare tutto il giorno a fare all'amore!Giordano Mari, invece, ha mangiato male, ha forse bevuto più del solito col Cogoleto, nel calore del discorso, nell'enfasi della commozione, ed è tornato all'albergo di pessimo umore. Non è stato invitato, come ha detto a sua moglie, ma ha finito per invitare lui stesso il colonnello a colazione.Col direttore delPopolo— il Cogoleto glielo ha detto subito — non c'è niente da poter sperare, nè dalle lusinghe, nè, tanto meno, dalle minacce. Non ha bisogni, non ha desiderii e perciò fa pompa d'incorruttibilità; è testardo come un mulo, ma nel fondo non è cattivo. Cattivo no; è sempre in buona fede anche quando fa il male. È un vecchio fanciullo, che morde qualche volta, ma, appunto perchè è rimasto fanciullo, si è conservato un ingenuo. Voi non siete andato in cerca di un ricco matrimonio? Voi siete stato quasi costretto a sposare la signorina Dionisy; avete ceduto alle preghiere dei parenti per un sentimento gentile di pietà, di compassione? Ebbene, tutto ciò, perchè non lo dite voi stesso allo Schiavino? Per parte mia, non c'è altro da fare: bisogna tentare il colpo di sorprenderlo, di commuoverlo, colla verità.E così è stato convenuto. L'onorevole Cogoleto ha scritto la lettera di presentazione e Giordano Mari deve recarsi, la sera stessa, in cerca di Pietro Schiavino alla Direzione delPopolo.Il passo è grave, è rischioso. Il pensiero di quell'incontro, di quel colloquio, lo agita, lo rende nervoso.C'è anche il pericolo di venire alle mani!E continua, continua a passeggiare sempre su e giù per la stanza: torna a guardare sua moglie alla sfuggita: Emma è sempre alla finestra colla fronte appoggiata ai vetri.— Anche lo zio! — Giordano non è arrabbiato soltanto per quel rospo dello Schiavino, ma ha preso la mosca anche per suo zio. È stato due volte al Ministero senza poter mai aver l'onore di essere ricevuto. Sua Eccellenza gli ha fatto dire di aver mandato una lettera all'albergo, e all'albergo il segretario, perchè il portiere era uscito un momento, gli ha risposto: — Niente per il signor commendatore!... Nessuna lettera; e così, della conferenza, che è lo scopo del suo viaggio a Roma, ne sa meno di prima. Nè quando si farà, nè dove, nè se interverrà la Regina, nè se potrà aver il tempo di prepararsi; niente.Giordano Mari(fermandosi su due piedi: forte, rivolgendosi ad Emma) Ma... e dunque? Vuoi fare colazione sì o no?Emma(senza voltarsi, colla voce un po' roca) Non ho fame.Giordano(si avvicina a un tratto al campanello e lo sona a lungo, con forza).Emma(sempre dalla finestra) Ho detto che non ho fame.Giordano.Se non hai fame, fai benissimo a non mangiare. Pranzeremo più presto, quando vuoi. Avrai mangiato, come al solito, appena alzata, caffè e latte, burro, miele, biscotti!Emma(col muso) Ho mangiato moltissimo.Giordano.So anch'io che non puoi aver fame! Qui ti alzi troppo tardi e non siamo all'Argentera.Emma.Allora perchè hai sonato?Si sente bussare all'uscio.Giordano.Avanti.Entra il cameriere: Emma si tiene nascosta fra i cortinaggi della finestra.Giordano(al cameriere) E così? Questo portiere? C'è o non c'è?— È tornato adesso. Ha detto che è arrivata una lettera, per lei, questa mattina, e che l'ha consegnata alla signora.Giordano(chiamando forte, mentre il cameriere esce in punta di piedi e chiude l'uscio) Emma!Emma(accigliata, col viso pallido, stravolto, si presenta senza avvicinarsi, rimanendo nel vano della finestra).Giordano.Dov'è questa lettera?Emma.Devo averla messa lì, in qualche posto, sul tavolino o sulla scrivania.Giordano(fuori di sè) Non sai nemmeno? Non sai dove metti le lettere che mi devi consegnare? (Cercando dappertutto, frugando persino, sgarbatamente, nelle tasche della giacchettina di Emma che trova sopra una seggiola). E un'altra volta, per tua regola, per tua norma, cacciatelo bene in testa, le mie lettere si lasciano dal portiere! Le mie lettere non si devono toccare! Ma, viva Dio, io non ti capisco! Tu diventi tutti i giorni più... Ah! Eccola! (Trova la lettera sulla toeletta, sotto il cappellino di Emma).Emma(con impeto, avanzandosi) Più... che cosa? Divento tutti i giorni che cosa?Giordano(butta il cappellino sul canapè: apre e legge la lettera).Emma(afferrandogli un braccio: scotendolo) Piùche cosa? Rispondi. Hai detto che divento tutti i giorni più?... Devi dirlo! Oh, ma devi dirlo, rispondi: più... che cosa?Giordano(mentre legge, la sua faccia cambia a vista d'occhio: diventa raggiante: con un grido di gioia) La Regina! Ha accettato! Interverrà la Regina! L'avrò alla mia conferenza. Me lo ha scritto lo zio! Senti! (Circondando Emma con un braccio, stringendosela e tirandosela vicina sul petto, per leggerle la lettera).Emma(sciogliendosi vivamente) No! no! Devi dirlo! Devi rispondere! Tutti i giorni divento più?... più?...Giordano(distrattamente, tanto per calmarla) Più cara; tutti i giorni più cara. Senti, carina mia! (Ricominciando da capo la lettera che non aveva ancora finito di leggere) «Darai la bella notizia alla nostra Emma per la prima ed a mio nome; Sua Maestà, la nostra graziosa e benamata Regina, ci farà l'altissimo onore di assistere alla tua prossima conferenza. Fisseremo il giorno e l'ora più opportuna di comune accordo; ma, intanto, regolati che bisognerà far presto, il più presto possibile. Se devi prepararti, potremo fissarla per sabato o per domenica, ma non più tardi certamente, perchè Sua Maestà parte per Napoli ai primissimi della settimana ventura, e vi si fermerà, almeno si crede, parecchio tempo.«Dirai alla mia formosissima e preclara nipotina che oggi, purtroppo, sono occupatissimo, ma che, per non aver da rimpiangere tutto un giorno perduto, verrò a prenderla questa sera alle nove per condurla al Costanzi: —Cavalleria Rusticana, for ever!«E a te, mio caro... la solita raccomandazione: dalle fiorite pagineSperdi ogni ria parola!«Io non ti farò la predica, come il conte zio o don Ferrante, ma solo ti dirò, col frutto della mia esperienza, che per arrivare lontano, e per salire in alto, bisogna sempre andare adagio, molto adagio... anche colla filosofia!»Giordano(con aria preoccupata) Sabato o domenica al più tardi? Oggi che giorno è?Emma.Mercoledì.Giordano(facendo il conto sulle dita) Mercoledì, giovedì, venerdì, sabato... quattro giorni!Emma.Anzi tre, perchè oggi non conta.— Brava! Domando io se in tre giorni si può preparare una conferenza!Emma(rasserenandosi a poco a poco e dimenticando il proprio risentimento, ansiosa e inquieta per il buon nome e la fama di suo marito) Assolutamente, ricordati; se non ti senti, se non sei ben sicuro, se ti manca il tempo necessario, rispondi di no. Lo zio, sai, lo zio... anche per altri indizii mi pareinscemito; o gli è montato il portafoglio alla testa. «Salire in alto!» Ma che! Tu non hai bisogno di salire in alto: ci sei! Tu... seitu, e basta. E mi pare che lo zio non l'abbia ancora capito. A Roma! Appunto! Siamo a Roma e non si scherza. Come hai sempre detto benissimo, Roma oltre l'essere la capitale politica, è anche il centro più intellettuale di tutta Italia. Dunque, pensaci bene: prima o dopo, non importa, ma devono restar tutti a bocca aperta, dinanzi a te, come a Milano.— Come a Milano, a Bologna, a Napoli.Emma.Sì! Sì. Come da per tutto!Giordano accarezza leggermente le guance, i capelli di Emma, scherza tirandole un po' il nasino, allungandole i ricciolini della fronte, ma, intanto, sta pensando, combinando il suo piano e l'idea gli sorride. Colla scusa della ristrettezza del tempo e tirando in ballo un po' le convenienze, un po' la volontà dello zio Albertoni, forse forse, invece di dover mettersi a fare, così stanco e svogliato, tutto il gran lavoro della seconda conferenza del ciclo, potrebbe finire, anche a Roma, col cavarsela bene, ripetendo la prima. Certamente, bisognerebbe cambiare l'esordio e la chiusa: tagliare qua e là: sopprimere la frase di Voltaire che disinventa Dio.Giordano(ergendosi solenne e maestoso, e con quella sicurezza di sè che fa brillare gli occhi di Emma, perchè s'illude quasi di essere ancora in via San Paolo durante il loro primissimo colloquio) Giovedì, venerdì e sabato: tre giorni. Sono corti e sono lunghi, secondo; l'uomo, cara mia, quando vuole, fa ciò che vuole. Se abbiamo inventato e creato Dio, lo abbiamo fatto apposta... per fare insieme dei grandi miracoli!Emma(non ha capito bene, ma è stretta fra le sue braccia: lo vede così alto, le sembra così grande: si sente piccola piccola, al suo confronto: si sente umile. Essa lo guarda in estasi, beata: e alzandosi sulla punta dei piedi e coi ditini bianchi, inanellati, scintillanti, sollevandogli i baffi, gli bacia quella bocca adorata, che sa dire tante belle cose con un suono di voce così tenero, così armonioso che la rapisce, la incanta, la commuove deliziosamente. Dopoun momento: tenendosi ancora stretta, appesa al suo collo) Poco fa... volevi dire che divento tutti i giorni più noiosa... non è vero?Giordano. No; ma no. Non parlarmene più o mi torna la luna.— Mi hai perdonato? Per la lettera?— Non ero arrabbiato con te. Ero seccato, un poco, per tuo zio che mi aveva fatto andare due volte inutilmente, su e giù, sino al Ministero; ed ero poi seccato moltissimo per aver dovuto far colazione con quel fanfarone del Cogoleto... senza la mia Emma buona, cara... senza la mia gioia bella.Emma(colle lacrime, che le corrono subito agli occhi, pieni di amore e di riconoscenza) Quanto sei buono! E come hai sempre ragione tu. Nino! Mio! Caro!Giordano(a sua volta: nobile e generoso) Mi hai perdonato?— Io sì; e tu?— Tutto! E, per oggi, riposo. Non voglio più lavorare. Voglio dimenticarmi, persino, di quella maledetta conferenza.Emma(alzando la manina minacciosa, e contando colle dita e con un certo fare maliziosetto e molto birichino i giorni della settimana) Giovedì... Venerdì... Sabato...Giordano(prendendole la mano, serrandola stretta nella sua e baciandola) Ma oggi è mercoledì! Oggi non conta! Si va fuori! Si fa una bella scarrozzata, come a Napoli, fino all'ora del pranzo!Emma(ridendo) Io, veramente, andrei a pranzo prima, e farei dopo la bella scarrozzata.— Ma sicuro, povera piccola! Non hai fatto ancora colazione!— Quando sono felice, ho subito fame; e adesso... ho moltissima fame!Giordano suona perchè venga il cameriere; ordina la colazione. Intanto, Emma si accomoda un po' i capelli, che sono troppi e sempre spettinati, e si mette il cappellino.Giordano(mentre si spazzola gli abiti e si liscia i baffi e la barba, torna a pensare all'incontro di quella sera, alla sua presentazione, alla sua visita al direttore delPopolo:dopo un momento, ad Emma) Dunque, siamo intesi: oggi tutta la giornata è nostra.— E... Cogoleto?— Nostra, fino all'ora di pranzo. Poi, dopo, stasera, mi prometti di essere ragionevole. Non vorrai condannarmi allaCavalleria Rusticanaa vita. Vai sola, collo zio, al Costanzi. Io, intanto, lavoro un paio d'orette, e sul tardi vengo a prenderti.Emma(è pochissimo soddisfatta di quel progetto, ma vi si rassegna temendo l'umore di suo marito così variabile) Sì, sì, Nino; sarò ragionevole. Ma per altro... volevo sempre dirtelo e poi... ho aspettato che tu fossi di buon umore, per riderne insieme. Lo zio, sai, è... molto cambiato. Diventa un po'... strano.Giordano(inquieto) Ti sembra meno premuroso? Meno affettuoso?— No, no, anzi! (fissandolo sorridendo) Tutt'altro!Giordano(rasserenandosi) Non ci devi badare; e non gli devi credere. È l'epoca!... È la scuola vecchia del giulebbe romantico-sentimentale a cui appartiene!Emma. Invece... proprio no. Fa certi discorsi... alle volte anche certi scherzi...Giordano(ridendo) Oh! Oh! Avresti dunque ragione tu? Diventato ministro, è diventato anche... Richelieu?Emma(esitando). Ieri sera... dopo pranzo... tu eri uscito... eri andato innanzi. Nell'aiutarmi a mettere la mantellina, mi ha dato un bacio... (arrossendo e indicando col dito un piccolissimo neo fra i ricciolini della nuca) proprio qui.Giordano. E tu?Emma(con un brivido, nervosa) Mi son voltata di colpo: gli ho data un'occhiata... Deve aver capito, perchè è diventato pallidissimo.Giordano(conciliativo) È tuo zio. Ti ha sempre baciata da che sei al mondo!— In una maniera ben diversa! E non mai trovandomi sola! E poi bisogna sentire tutte le... sciocchezze che mi dice!— Ecco, sciocchezze! Hai detta la parola giusta. Lo hai messo a posto? Hai fatto benissimo e devi sempre regolarti così. Ma devi persuaderti che... appunto sono sciocchezze. E non ci devi più nemmeno pensare, per non turbare la profonda onestà della tua coscienza e per non correre il rischio di creare inimicizie... in famiglia. La donna di spirito e di tatto deve appunto sapersi difendere, deve saper tenere la gente a posto, ma senza bisogno di far musi, senza ostentazioni, senza esagerazioni. Gli hai data la sua opportuna e necessaria lezioncina? Gliel'hai fatta capire? L'ha capita? Brava: allora basta. È un incidente che dev'essere dimenticato da tutti e due, anzi, da tutti e tre, perchè c'entro anch'io, la mia parte. Del resto, credi pure: gli uomini, certe volte, commettono... sciocchezze, perchè se ne credonoin obbligo. Se per caso si trovano soli, con una donna, subito sentono il dovere di spiattellarle una brava dichiarazione, di farle il galante. È una regola dell'etichetta. E tu, cara, devi abituarti.Emma(interrompendolo: congiungendo le palme in atto supplichevole) No! No! No! Ti prego, ti supplico! Farò tutto ciò che vorrai, ma senza abituarmi!
Giordano Mari, che si è fatto aspettare fin quasi al tocco, trova Emma buttata sul canapè, tutta in lacrime.
Giordano(senza molto spaventarsi) Che è successo?
— Non sei venuto più. Ti aspettavo tanto tanto, e non sei venuto più.
— Non sono venuto? Eccomi.
— Adesso! Così tardi!
— Spero, almeno, che avrai avuto abbastanza giudizio per far colazione.
Emma è in collera; risponde appena con una alzata di spalle.
Giordano.Io non ho potuto esimermi. Ho dovuto, per forza, far colazione da Doney coll'onorevole Cogoleto: mi ha invitato: ha molto insistito. (Rivolgendosi a sua moglie, la testa alta, sporgendo il petto, coll'autorevole maestà dell'uomo d'ordine e di consiglio) Tu, cara, devi abituarti a non aspettarmi, quando vedi che si fa troppo tardi.
Emma.Impossibile.
— Come impossibile? Questa è una parola, peresempio, che io non voglio mai sentire. Per me, a questo mondo, non c'è mai stato nulla d'impossibile.
Emma(ostinandosi) Impossibile! Impossibilissimo.
Giordano(colla voce leggermente alterata) Ti prego: bisogna abituarsi a riflettere. Non sono libero! Ho i miei studii, il mio lavoro, i miei impegni, non posso essere tutto il santo giorno a tua disposizione, perchè io... potresti anche generosamente risparmiarmi l'amarezza di dovertelo ricordare, io non sono ricco.
Emma(con effusione, con trasporto, per farsi capire, per giustificarsi) Impossibile! Ho detto impossibile perchè io non posso stare senza di te! Non voglio più uscire senza di te!
Giordano(osservandola) Ma, infine, che hai?
Emma(balbettando) Dio mio! Dio mio! Perchè sei tornato tanto tardi e sei tornato tanto cattivo, tanto cattivo, proprio oggi? (Lo guarda, lo fissa esitante: ad un tratto, gli si butta al collo stringendolo quasi disperatamente, sussultando, tremando, scoppiando in lacrime).
Giordano(con quella dolcezza forzata, stentata, che nasconde la stizza incipiente) Ma insomma, cara, che cos'è successo di nuovo? (La guarda: le dà un bacio sui capelli, poi fa per allontanarla).
Emma.No! No! Qui! Lasciami qui, sempre qui.
Fra quelle braccia, alla tenera effusione, al dolce calore, colla testina appoggiata al petto di Giordano, ascoltandone tutti i battiti del cuore, Emma si sente riavere, si calma a poco a poco, si consola.
Giordano(alzandole il capo) Dunque?
Arrossendo, con un sorriso negli occhi furbetti che spunta ancora fra le lacrime, essa gli racconta le sue avventure della mattinata, le sue emozioni, la sua fuga in carrozza.
Giordano(con gravità) Questo succede, cara, perchè voialtre donne siete tutte un po' matte. Per piacere, per far colpo, buttate via tutto il vostro tempo e un monte di quattrini nei cappellini più strani e che dànno più all'occhio, nelle vesti più vistose, più appariscenti; state un'ora ad acconciarvi allo specchio prima di uscire, per far colpo, per far girar la testa a tutti gli uomini, e poi, quando finalmente siete riuscite a farveli correr dietro, vi spaventate.
Emma(colpita, mortificata, offesa) Ma io...
Giordano.Anche tu, quando vai fuori, cerca di vestirti con più semplicità, con più serietà e allora vedrai che la gente non ti correrà dietro.
Emma.Ma io mi vesto per te! Soltanto per te! Non voglio piacere che a te.
Giordano(sorridendo ironicamente) Già; la solita storia, per noi poveri mariti. Sai benissimo che per piacere a me non hai bisogno di grandi abbigliamenti! Tanto più mi piaci quanto più sei semplice. Per piacere soltanto a me non ci sarebbe bisogno di viaggiare con dodici bauli, come una compagnia comica.
Emma è diventata pallidissima, ma non piange più. Lo fissa un istante maravigliata, stupita; poi gli volta le spalle con un moto di collera, e va a guardare dalla finestra, appoggiando la fronte sui vetri chiusi.
Giordano(le dà un'occhiata di traverso, e, dopo un'alzata di spalle, comincia a passeggiare in su egiù per la stanza: fra sè) Ci vuol altro con quella lì! Per tenerla allegra bisognerebbe continuare tutto il giorno a fare all'amore!
Giordano Mari, invece, ha mangiato male, ha forse bevuto più del solito col Cogoleto, nel calore del discorso, nell'enfasi della commozione, ed è tornato all'albergo di pessimo umore. Non è stato invitato, come ha detto a sua moglie, ma ha finito per invitare lui stesso il colonnello a colazione.
Col direttore delPopolo— il Cogoleto glielo ha detto subito — non c'è niente da poter sperare, nè dalle lusinghe, nè, tanto meno, dalle minacce. Non ha bisogni, non ha desiderii e perciò fa pompa d'incorruttibilità; è testardo come un mulo, ma nel fondo non è cattivo. Cattivo no; è sempre in buona fede anche quando fa il male. È un vecchio fanciullo, che morde qualche volta, ma, appunto perchè è rimasto fanciullo, si è conservato un ingenuo. Voi non siete andato in cerca di un ricco matrimonio? Voi siete stato quasi costretto a sposare la signorina Dionisy; avete ceduto alle preghiere dei parenti per un sentimento gentile di pietà, di compassione? Ebbene, tutto ciò, perchè non lo dite voi stesso allo Schiavino? Per parte mia, non c'è altro da fare: bisogna tentare il colpo di sorprenderlo, di commuoverlo, colla verità.
E così è stato convenuto. L'onorevole Cogoleto ha scritto la lettera di presentazione e Giordano Mari deve recarsi, la sera stessa, in cerca di Pietro Schiavino alla Direzione delPopolo.
Il passo è grave, è rischioso. Il pensiero di quell'incontro, di quel colloquio, lo agita, lo rende nervoso.
C'è anche il pericolo di venire alle mani!
E continua, continua a passeggiare sempre su e giù per la stanza: torna a guardare sua moglie alla sfuggita: Emma è sempre alla finestra colla fronte appoggiata ai vetri.
— Anche lo zio! — Giordano non è arrabbiato soltanto per quel rospo dello Schiavino, ma ha preso la mosca anche per suo zio. È stato due volte al Ministero senza poter mai aver l'onore di essere ricevuto. Sua Eccellenza gli ha fatto dire di aver mandato una lettera all'albergo, e all'albergo il segretario, perchè il portiere era uscito un momento, gli ha risposto: — Niente per il signor commendatore!... Nessuna lettera; e così, della conferenza, che è lo scopo del suo viaggio a Roma, ne sa meno di prima. Nè quando si farà, nè dove, nè se interverrà la Regina, nè se potrà aver il tempo di prepararsi; niente.
Giordano Mari(fermandosi su due piedi: forte, rivolgendosi ad Emma) Ma... e dunque? Vuoi fare colazione sì o no?
Emma(senza voltarsi, colla voce un po' roca) Non ho fame.
Giordano(si avvicina a un tratto al campanello e lo sona a lungo, con forza).
Emma(sempre dalla finestra) Ho detto che non ho fame.
Giordano.Se non hai fame, fai benissimo a non mangiare. Pranzeremo più presto, quando vuoi. Avrai mangiato, come al solito, appena alzata, caffè e latte, burro, miele, biscotti!
Emma(col muso) Ho mangiato moltissimo.
Giordano.So anch'io che non puoi aver fame! Qui ti alzi troppo tardi e non siamo all'Argentera.
Emma.Allora perchè hai sonato?
Si sente bussare all'uscio.
Giordano.Avanti.
Entra il cameriere: Emma si tiene nascosta fra i cortinaggi della finestra.
Giordano(al cameriere) E così? Questo portiere? C'è o non c'è?
— È tornato adesso. Ha detto che è arrivata una lettera, per lei, questa mattina, e che l'ha consegnata alla signora.
Giordano(chiamando forte, mentre il cameriere esce in punta di piedi e chiude l'uscio) Emma!
Emma(accigliata, col viso pallido, stravolto, si presenta senza avvicinarsi, rimanendo nel vano della finestra).
Giordano.Dov'è questa lettera?
Emma.Devo averla messa lì, in qualche posto, sul tavolino o sulla scrivania.
Giordano(fuori di sè) Non sai nemmeno? Non sai dove metti le lettere che mi devi consegnare? (Cercando dappertutto, frugando persino, sgarbatamente, nelle tasche della giacchettina di Emma che trova sopra una seggiola). E un'altra volta, per tua regola, per tua norma, cacciatelo bene in testa, le mie lettere si lasciano dal portiere! Le mie lettere non si devono toccare! Ma, viva Dio, io non ti capisco! Tu diventi tutti i giorni più... Ah! Eccola! (Trova la lettera sulla toeletta, sotto il cappellino di Emma).
Emma(con impeto, avanzandosi) Più... che cosa? Divento tutti i giorni che cosa?
Giordano(butta il cappellino sul canapè: apre e legge la lettera).
Emma(afferrandogli un braccio: scotendolo) Piùche cosa? Rispondi. Hai detto che divento tutti i giorni più?... Devi dirlo! Oh, ma devi dirlo, rispondi: più... che cosa?
Giordano(mentre legge, la sua faccia cambia a vista d'occhio: diventa raggiante: con un grido di gioia) La Regina! Ha accettato! Interverrà la Regina! L'avrò alla mia conferenza. Me lo ha scritto lo zio! Senti! (Circondando Emma con un braccio, stringendosela e tirandosela vicina sul petto, per leggerle la lettera).
Emma(sciogliendosi vivamente) No! no! Devi dirlo! Devi rispondere! Tutti i giorni divento più?... più?...
Giordano(distrattamente, tanto per calmarla) Più cara; tutti i giorni più cara. Senti, carina mia! (Ricominciando da capo la lettera che non aveva ancora finito di leggere) «Darai la bella notizia alla nostra Emma per la prima ed a mio nome; Sua Maestà, la nostra graziosa e benamata Regina, ci farà l'altissimo onore di assistere alla tua prossima conferenza. Fisseremo il giorno e l'ora più opportuna di comune accordo; ma, intanto, regolati che bisognerà far presto, il più presto possibile. Se devi prepararti, potremo fissarla per sabato o per domenica, ma non più tardi certamente, perchè Sua Maestà parte per Napoli ai primissimi della settimana ventura, e vi si fermerà, almeno si crede, parecchio tempo.
«Dirai alla mia formosissima e preclara nipotina che oggi, purtroppo, sono occupatissimo, ma che, per non aver da rimpiangere tutto un giorno perduto, verrò a prenderla questa sera alle nove per condurla al Costanzi: —Cavalleria Rusticana, for ever!
«E a te, mio caro... la solita raccomandazione: dalle fiorite pagine
Sperdi ogni ria parola!
Sperdi ogni ria parola!
«Io non ti farò la predica, come il conte zio o don Ferrante, ma solo ti dirò, col frutto della mia esperienza, che per arrivare lontano, e per salire in alto, bisogna sempre andare adagio, molto adagio... anche colla filosofia!»
Giordano(con aria preoccupata) Sabato o domenica al più tardi? Oggi che giorno è?
Emma.Mercoledì.
Giordano(facendo il conto sulle dita) Mercoledì, giovedì, venerdì, sabato... quattro giorni!
Emma.Anzi tre, perchè oggi non conta.
— Brava! Domando io se in tre giorni si può preparare una conferenza!
Emma(rasserenandosi a poco a poco e dimenticando il proprio risentimento, ansiosa e inquieta per il buon nome e la fama di suo marito) Assolutamente, ricordati; se non ti senti, se non sei ben sicuro, se ti manca il tempo necessario, rispondi di no. Lo zio, sai, lo zio... anche per altri indizii mi pareinscemito; o gli è montato il portafoglio alla testa. «Salire in alto!» Ma che! Tu non hai bisogno di salire in alto: ci sei! Tu... seitu, e basta. E mi pare che lo zio non l'abbia ancora capito. A Roma! Appunto! Siamo a Roma e non si scherza. Come hai sempre detto benissimo, Roma oltre l'essere la capitale politica, è anche il centro più intellettuale di tutta Italia. Dunque, pensaci bene: prima o dopo, non importa, ma devono restar tutti a bocca aperta, dinanzi a te, come a Milano.
— Come a Milano, a Bologna, a Napoli.
Emma.Sì! Sì. Come da per tutto!
Giordano accarezza leggermente le guance, i capelli di Emma, scherza tirandole un po' il nasino, allungandole i ricciolini della fronte, ma, intanto, sta pensando, combinando il suo piano e l'idea gli sorride. Colla scusa della ristrettezza del tempo e tirando in ballo un po' le convenienze, un po' la volontà dello zio Albertoni, forse forse, invece di dover mettersi a fare, così stanco e svogliato, tutto il gran lavoro della seconda conferenza del ciclo, potrebbe finire, anche a Roma, col cavarsela bene, ripetendo la prima. Certamente, bisognerebbe cambiare l'esordio e la chiusa: tagliare qua e là: sopprimere la frase di Voltaire che disinventa Dio.
Giordano(ergendosi solenne e maestoso, e con quella sicurezza di sè che fa brillare gli occhi di Emma, perchè s'illude quasi di essere ancora in via San Paolo durante il loro primissimo colloquio) Giovedì, venerdì e sabato: tre giorni. Sono corti e sono lunghi, secondo; l'uomo, cara mia, quando vuole, fa ciò che vuole. Se abbiamo inventato e creato Dio, lo abbiamo fatto apposta... per fare insieme dei grandi miracoli!
Emma(non ha capito bene, ma è stretta fra le sue braccia: lo vede così alto, le sembra così grande: si sente piccola piccola, al suo confronto: si sente umile. Essa lo guarda in estasi, beata: e alzandosi sulla punta dei piedi e coi ditini bianchi, inanellati, scintillanti, sollevandogli i baffi, gli bacia quella bocca adorata, che sa dire tante belle cose con un suono di voce così tenero, così armonioso che la rapisce, la incanta, la commuove deliziosamente. Dopoun momento: tenendosi ancora stretta, appesa al suo collo) Poco fa... volevi dire che divento tutti i giorni più noiosa... non è vero?
Giordano. No; ma no. Non parlarmene più o mi torna la luna.
— Mi hai perdonato? Per la lettera?
— Non ero arrabbiato con te. Ero seccato, un poco, per tuo zio che mi aveva fatto andare due volte inutilmente, su e giù, sino al Ministero; ed ero poi seccato moltissimo per aver dovuto far colazione con quel fanfarone del Cogoleto... senza la mia Emma buona, cara... senza la mia gioia bella.
Emma(colle lacrime, che le corrono subito agli occhi, pieni di amore e di riconoscenza) Quanto sei buono! E come hai sempre ragione tu. Nino! Mio! Caro!
Giordano(a sua volta: nobile e generoso) Mi hai perdonato?
— Io sì; e tu?
— Tutto! E, per oggi, riposo. Non voglio più lavorare. Voglio dimenticarmi, persino, di quella maledetta conferenza.
Emma(alzando la manina minacciosa, e contando colle dita e con un certo fare maliziosetto e molto birichino i giorni della settimana) Giovedì... Venerdì... Sabato...
Giordano(prendendole la mano, serrandola stretta nella sua e baciandola) Ma oggi è mercoledì! Oggi non conta! Si va fuori! Si fa una bella scarrozzata, come a Napoli, fino all'ora del pranzo!
Emma(ridendo) Io, veramente, andrei a pranzo prima, e farei dopo la bella scarrozzata.
— Ma sicuro, povera piccola! Non hai fatto ancora colazione!
— Quando sono felice, ho subito fame; e adesso... ho moltissima fame!
Giordano suona perchè venga il cameriere; ordina la colazione. Intanto, Emma si accomoda un po' i capelli, che sono troppi e sempre spettinati, e si mette il cappellino.
Giordano(mentre si spazzola gli abiti e si liscia i baffi e la barba, torna a pensare all'incontro di quella sera, alla sua presentazione, alla sua visita al direttore delPopolo:dopo un momento, ad Emma) Dunque, siamo intesi: oggi tutta la giornata è nostra.
— E... Cogoleto?
— Nostra, fino all'ora di pranzo. Poi, dopo, stasera, mi prometti di essere ragionevole. Non vorrai condannarmi allaCavalleria Rusticanaa vita. Vai sola, collo zio, al Costanzi. Io, intanto, lavoro un paio d'orette, e sul tardi vengo a prenderti.
Emma(è pochissimo soddisfatta di quel progetto, ma vi si rassegna temendo l'umore di suo marito così variabile) Sì, sì, Nino; sarò ragionevole. Ma per altro... volevo sempre dirtelo e poi... ho aspettato che tu fossi di buon umore, per riderne insieme. Lo zio, sai, è... molto cambiato. Diventa un po'... strano.
Giordano(inquieto) Ti sembra meno premuroso? Meno affettuoso?
— No, no, anzi! (fissandolo sorridendo) Tutt'altro!
Giordano(rasserenandosi) Non ci devi badare; e non gli devi credere. È l'epoca!... È la scuola vecchia del giulebbe romantico-sentimentale a cui appartiene!
Emma. Invece... proprio no. Fa certi discorsi... alle volte anche certi scherzi...
Giordano(ridendo) Oh! Oh! Avresti dunque ragione tu? Diventato ministro, è diventato anche... Richelieu?
Emma(esitando). Ieri sera... dopo pranzo... tu eri uscito... eri andato innanzi. Nell'aiutarmi a mettere la mantellina, mi ha dato un bacio... (arrossendo e indicando col dito un piccolissimo neo fra i ricciolini della nuca) proprio qui.
Giordano. E tu?
Emma(con un brivido, nervosa) Mi son voltata di colpo: gli ho data un'occhiata... Deve aver capito, perchè è diventato pallidissimo.
Giordano(conciliativo) È tuo zio. Ti ha sempre baciata da che sei al mondo!
— In una maniera ben diversa! E non mai trovandomi sola! E poi bisogna sentire tutte le... sciocchezze che mi dice!
— Ecco, sciocchezze! Hai detta la parola giusta. Lo hai messo a posto? Hai fatto benissimo e devi sempre regolarti così. Ma devi persuaderti che... appunto sono sciocchezze. E non ci devi più nemmeno pensare, per non turbare la profonda onestà della tua coscienza e per non correre il rischio di creare inimicizie... in famiglia. La donna di spirito e di tatto deve appunto sapersi difendere, deve saper tenere la gente a posto, ma senza bisogno di far musi, senza ostentazioni, senza esagerazioni. Gli hai data la sua opportuna e necessaria lezioncina? Gliel'hai fatta capire? L'ha capita? Brava: allora basta. È un incidente che dev'essere dimenticato da tutti e due, anzi, da tutti e tre, perchè c'entro anch'io, la mia parte. Del resto, credi pure: gli uomini, certe volte, commettono... sciocchezze, perchè se ne credonoin obbligo. Se per caso si trovano soli, con una donna, subito sentono il dovere di spiattellarle una brava dichiarazione, di farle il galante. È una regola dell'etichetta. E tu, cara, devi abituarti.
Emma(interrompendolo: congiungendo le palme in atto supplichevole) No! No! No! Ti prego, ti supplico! Farò tutto ciò che vorrai, ma senza abituarmi!