XV.A Padova.

XV.A Padova.In una casupola antichissima, sulla quale pesa la leggenda di un turpe delitto commesso da Ezzelino da Romano. La facciata nera dà sulla Piazza delle Erbe, ma vi si accede da un vicoletto augusto e da una porticina alta, al primo piano, sopra una piccola scaletta. Appena dentro, al buio, per un giro tortuoso di corridoi e seguendo nel tanfo di rinchiuso certe zaffate di un puzzo più forte di cavoli a lesso, si arriva dinanzi ad un piccolo uscio a vetri, con una tendina stinta; di fianco, inchiodato sul muro, vicino al cordone del campanello, un cartellino, con su scritto a mano:Il signor Tancredi.«Tancredi» non è un casato, come si crederebbe a prima vista, ma soltanto il nome del signor Mari.— Che importa aggiungere il Mari, quando basta Tancredi? — Così spiega, alla sua serva, la vecchia Veronica, il signor Tancredi Mari, che risparmia sempre, su tutto.— Chi mi conosce, sa che il signor Tancredi sono io, e di chi non mi conosce, non me ne importa.L'appartamento di Tancredi si compone di quattro stanze; la famiglia, di tre individui: il padrone, la serva eTruffaldino, un galletto vecchio e spennato.Il cuore espansivo della serva ha bisogno di amore; ma il padrone, al galletto, avrebbe preferito un gatto. Il gatto si sarebbe mantenuto da sè, mangiando i topi, e per di più avrebbe permesso al signor Tancredi di papparsela allegramente, per una settimana, con polenta, cavoli eTruffaldino... Ma quando egli espresse questa sua idea, per poco la Veronica non gli cavò gli occhi. Tancredi borbottò contro tutte le donne, capricciose, pazze, romantiche... ma rinunciò al guazzetto diTruffaldino.La Veronica era l'unico essere al mondo che tenesse un po' in soggezione il signor Tancredi, e al quale il signor Tancredi, a modo suo, fosse anche affezionato. La Veronica era sempre stata in casa; egli la pagava ancora, come l'aveva pagata suo padre, sotto i tedeschi, in ragione di sette svanziche al mese; e nascosta, sotto il pelo del suo cuore, c'era una punta d'invidia, di gelosia per la preferenza che la Veronica aveva sempre dimostrato a suo fratello minore, quellospampanonedi Nano. Nano, il diminutivo di Giordano.Nella cucina che serve anche da salotto e da studio: la Veronica, seduta sotto la finestra e con un paio d'occhiali, colle lenti rotte, inforcato sul naso, rattoppa delle calze blù, grosse un dito.Truffaldino, in equilibrio sopra una gamba sola, sigratta il becco, fra le penne. Quando entra Tancredi,Truffaldinoscappa, la Veronica non si muove.Tancredi(ha la faccia, tale e quale, di suo fratello Giordano: ma bucherellata dal vaiuolo e senza barba. Non ha quasi più denti, ma i pochi rimasti sono bianchissimi come quelli di Giordano. Due, davanti, quando parla si allungano per ballare. È vestito con un'enorme giacca marrone, che sembra un saio. Le brache larghe, sformate, gli cascano da tutte le parti e gli nascondono, quasi, i piedi tozzi, piatti, con certe scarpacce di tela greggia, come le pantofole da bagno) Anche, per oggi, il pranzetto lo abbiamo guadagnato! E abbondante. (Butta un fagotto sul tavolo, e siede, ridendo sgangheratamente, sopra una seggiola di paglia, così bassa, che la giacca gli spazza per terra).LaVeronica(si alza lentamente, pone le calze sullo sgabello e gli occhiali sulle calze; si avvicina alla tavola e comincia a sciogliere i nodi del fagotto).Tancredi(cogli occhi da ghiottone e i due denti che gli ballano dalla gioia) Una bella fetta di lardo, quattro carciofi, sedano, patate, cavoli. (S'interrompe, con un'altra risata di compiacenza).Tutta quella «grazia di Dio» non gli costa un soldo. Gambe e talento; ma del vero talento, delsuo; di quello che frutta. E gambe buone: fare un sei o sette chilometri, fra l'andare e il tornare, sotto il sole cocente, lungo lo stradone, fuori di porta San Giovanni.Tancredi negozia in effetti privati. Il tasso varia dal venti al trenta per cento all'anno, sugli affari grossi, e dal cinque al dieci per cento al mese, sullepicciorlerie; cioè, sulle cambialette di poche decine di lire. Pei grossi affari ha i suoi agenti,le sue teste di legno. Lepicciorlerie, invece, le tratta da sè. Formano il suo passatempo, dal quale ritrae, oltre al solito frutto del cinque o del dieci per cento al mese, anche la piccola gioia quotidiana di un'economia sulle spese di casa.Per ciò, questi suoi piccoli clienti li sa scegliere con molto tatto.Ha le scarpe rotte?... Tancredi presta novanta lire per un mese, sopra una cambialetta di cento, ad un calzolaio, ed esige, per soprammercato, in ricambio «dell'amicizia», una buona rimonta.E così ha fatto quel giorno coll'ortolano fuori di porta San Giovanni. Passando «a caso» per di là, è entrato nel podere, per riposare un poco; e dopo quattro chiacchiere sul prezzo dei cavoli, sul taglio del fieno e sull'Africa, lasciando balenare la speranza di una rinnovazione, ha fatto,gratis, la sua abbondante provvista per il pranzo.— Sono sicuro, signor Tancredi? — gli dice l'ortolano, portandogli il fagotto fin sulla strada. — Sono sicuro? Mi fa il rinnovo per un altro mese?— Sicuro, mai! — gli risponde Tancredi, con una cera misteriosa che lo sbigottisce. — In affari, posso promettere; ma non mai assicurare. Anch'io devo ricorrere alla Banca, e il Comitato di sconto è ancora più terribile, certe volte, del Consiglio dei Dieci! Ma vi prometto, brav'uomo, tutto il mio possibile, anche a costo di fare un sacrificio. — E col sorriso e il saluto del generoso benefattore, preso il fagotto, se ne torna a Padova.Mentre Veronica, pulita e tagliata la verdura, la mette nel secchio per lavarla, Tancredi, che la sta osservando, sempre seduto sulla seggiola bassa,sente il bisogno di una parola di lode, di approvazione:— Dunque, Veronica, ho più talento io, che so conservare e far fruttare i pochi soldi di mio padre, o quella tua «bardassa cara» che ha dato fondo a tutto e si è riempito di debiti?La Veronica tace; butta sotto la tavola, aTruffaldino, le foglie verdi dei cavoli e del sedano e comincia a mondare le patate.Tancredi(per toccare il cuore alla Veronica) Anche il nostroTruffaldinofa la sua spappolata! Come becca di gusto! — Ohi, adagio,Truffaldino! Non mangiar tutto in un giorno, come Nano! (Tancredi ride per far ridere la Veronica; ma questa rimane seria, imbronciata). Gli puoi dare anche la buccia delle patate; gli fa bene: è un rinfrescante. (Chiamandola) Veronica! (più forte) Veronica!Veronica(lo guarda, imbronciata, affettando le patate in una scodella).Tancredi(strizzandole l'occhio) Mancano ancora quattro giorni soltanto; e poi la prima cambiale gli va in protesto.Veronica(fissandolo cogli occhi torvi, la voce roca) Vergogna! Godersi del male di suo fratello! Vergogna!Tancredi. Starà allegro colla gloria e le sue contesse!... Ridi, Veronica!— No; non rido.— Adesso, per altro, devi dire anche tu che Nano è un poco di buono e, per di più, un asino.— No; non dico niente.— Un poco di buono, perchè non paga i proprii debiti.— Se non paga vuol dire che non può. Del resto, ancora non si sa niente. Non mancano quattro giorni alla scadenza?Tancredi(arrabbiandosi) Devi dire almeno che è un asino: lo devi dire! Quando non si può pagare, si corre, si cerca, si domanda; non si aspetta di aver l'acqua alla gola; non si lasciano protestare le cambiali; non si disonora la propria firma, il proprio nome!Veronica. Ancora non si può dir niente sul conto del mio Nano. Ancora non si sa che cosa farà!Tancredi. Il tuo Nano!... Però, se si lascia protestare le cambiali, questo sarà un disonore anche per il tuo Nano! Sì o no? Sarà un disonore, sì o no? (Non ottenendo risposta, dopo un momento, con un impeto d'ira, agguantando il galletto che continua a beccare sotto la tavola) Rispondi sì o no, o strappo la coda aTruffaldino!Veronica(avventandosi, infuriata; togliendogli la vittima dalle mani) Vergogna! Disonore è il suo di fare il Caino!... Caino! Anche colle povere bestie!Tancredi. Caino! Perchè Caino? È venuto forse, il gran talentone, a domandarmi qualche cosa? Forse che io gli dovrei correr dietro a costo di sporcarlo, soltanto a farmi vedere dalle suemadame, per ottener l'alto onore di pagare i suoi debiti? (Facendo colle dita il solito conto che seguita a ripetere da quindici giorni alla Veronica) Dunque quattordici, poi mille e cinquecento, poi altre duemila fanno diciassette e cinquecento... in tutto ventimila lire! Ha mangiato tutto il suo, più ventimila lire degli altri. Che appetito il tuoNano, la tua bella bardassa cara! Oggi — capisci l'aritmetica? — ha bisogno ancora di ventimila lire, soltanto per non aver un soldo! (Alzandosi, irritato per l'atteggiamento e il mutismo ostile di Veronica) Superbo, spampanone, vanaglorioso e asino, con tutta la sua scienza; (più forte) un bell'asino!Veronica(si tappa le orecchie colle mani, allontanandosi per non sentire).Tancredi(la segue gridando) Un asino! Un asino! Un asino! (L'afferra per un braccio e le urla sul viso) Un porco!Veronica(divincolandosi) Finiamola! Mi lasci andare!Tancredi(scotendola brutalmente) Devi dire che questa è un'azionaccia! Che non te l'aspettavi da Nano.Veronica(tramortita: senza fiato e senza voce) No... non me l'aspettavo.Tancredi. E che io sono un galantuomo e Nano, invece, no.Veronica. Sì; sarà.Tancredi. Sarà? No, per Dio, è!Veronica(sciogliendosi: stirandosi il braccio indolenzito) È, è; sissignore! Ma è uno di quei galantuomini lei... che fanno paura ai ladri.Si sente camminare in fondo alla scaletta, poi uno scricchiolìo leggero di scarpe che sale e si avvicina rapidamente. Veronica e Tancredi cessano dal bisticciarsi e guardano istintivamente verso l'uscio.Truffaldinoposa per terra anche l'altra gamba, e, fissando l'uscio a sua volta, emette dal gozzo uncorrocochèstrozzato.Dopo un momento di sospensione, entra GiordanoMari, senza picchiare, spalancando l'uscio di colpo.Giordano Mari. Addio! Tutti bene? Bravi! (E va ad appendere il cappello al solito piuolo, come se rientrasse per il pranzo, dopo la passeggiatina di una mezz'ora).Veronica(è rimasta esterrefatta col mestolo in mano) Gesummaria! Il Nano! Proprio il Nano! (A mano a mano, diventa rossa dal piacere e le rughe della sua vecchia faccia sembrano spianarsi: rivolgendosi a Tancredi, sempre col mestolo in mano e in aria di trionfo) Vede, se io avevo ragione di voler aspettare a giudicare? Eccolo, che è venuto in persona.Tancredi(sogghigna ironicamente, squadrando il fratello dalla testa ai piedi; fa una smorfia sprezzante in atto di stizza; si caccia le mani in tasca; poi, voltandogli le spalle, dimenandosi tutto e zufolando, passa nell'altra stanza).Veronica(gridandogli dietro incollerita, mentre accende il fuoco sotto la pentola) È suo fratello! Vergogna! E dovrebbe vantarsi di averlo per fratello!Giordano Mari(intanto fa i complimenti al galletto che gli si avvicina ciangottando sottovoce) EvvivaTruffaldino! Corrocochè! Corrocochè!Sempre di buon appetito e di buon umore!Veronica(pianino) È tornato per le sue cambiali, non è vero! Ha fatto bene. Adesso che è venuto, suo fratello gliele dovrà pagare.Giordano Mari(fissandola, un po' inquieto) Credi, Veronica?Veronica(indicando Tancredi nell'altra camera) Quel ludro è pieno di quattrini!Giordano. Non ho bisogno di quattrini: basta che mi faccia rinnovare le mie cambiali per sei mesi.Veronica(sicura di quello che promette) Lo farà; si tratta di suo fratello.Giordano. E di tutto il mio avvenire. (A bassa voce) Prendo moglie.Veronica(tra lo spavento e la contentezza) Gesummaria! (Guardando esitante verso la camera di Tancredi) Almeno, la sposina, ha qualche cosa?Giordano(ancora più piano: in un orecchio) Più di mezzo milione!La Veronica rimane a bocca aperta, mentre il suo Nano entra nell'altra stanza, lasciando l'uscio socchiuso.La camera da letto di Tancredi:Un lettone alto e gonfio, colla coperta bianca e l'imbottita rossa: seggiole di paglia; lo sciugamano appeso ad un chiodo, accanto al catino. A capo del letto, l'oleografia di una Madonna addolorata, con una cornicetta nera, sottile, senza vetro.Giordano. Puoi ascoltarmi cinque minuti, tranquillamente, e senza ingiuriarmi?Tancredi(continua a fissarlo, a squadrarlo, e ghignare: i due denti davanti gli si allungano, ma per mordere) Parlare con me? Oh, oh, che degnazione! Ma, caso mai, intendiamoci: se tu mediti un colpo nella speranza di potermiimbalsamarecolla tua oratoria, hai preso un gambero, anzi un'aragosta addirittura! (Ride contento del motto spiritoso: continua a squadrarlo beffandolo) Che lusso, commendatore! Non ti dico nemmeno di sedere. Sei vestito troppo allamilordaper le mie seggiole. Io, invece, come mi vedi, estate e inverno, semprelo stesso vestito! (Con invidia per l'eleganza del fratello e colla boria esosa dei proprii quattrini) Il che vuol dire che, non essendo un riccone milionario, come te, io soffro il freddo l'inverno e il caldo l'estate.Giordano(cominciando a perdere la pazienza) Mi vuoi ascoltare? Ho da parlarti di affari serii, che premono.Tancredi. A me, intanto, un solo affare mi preme; avvertirti che, se vuoi denari, non ne ho. (Soffiandosi sul palmo della mano)Tabula rasa. In quanto poi al tuoavitopatrimonio, rivolgersi per informazioni all'avvocato Todeschini: e se hai fretta, gambe in spalla e corri: Portici del Santo, n. 337.Giordano. Ho da parlare con te: con te.Tancredi. Non hai capito che non ho denari? Nostra madre ti ha lasciato di più, nel testamento, perchè eri il più giovane, il più bello, il talentone della casa. E dunque, se non hai più un soldo, paga le cambiali colla bellezza e col genio.Giordano(per la bile, gli diventa la faccia color di piombo: ma si sa contenere: sedendosi) Quando mi lascierai parlare, ti dirò che non ti domando niente, nemmeno un soldo.Tancredi. Oh, oh, ti conosco, mascherina! Quando non hai bisogno di niente, non ti lasci vedere; non mi capiti fra i piedi. Allora, colla scusa di lavorare, col pretesto degli studii, scappi lontano, il più lontano possibile; e quando le tue contesse ti portano in trionfo nei loro tiri a due, allora, fingi di non vedermi per la strada, perchè hai vergogna di salutarmi!... Allora, quando ti domandano al caffè Pedrocchi, se sei parente del Maricapitalista, allora, per cavartela, rispondi ai tuoi nobili che ce ne son tanti deimarie deimonti. (Ridendo, trionfando, la faccia rossa, invasata; gli occhi loschi, la boccaccia enorme, sdentata, che perde la saliva) Fuori! Fuori di casa mia! Adesso ho vergogna io, di te! Sì, io, l'usuraio! Io che pago i miei debiti; io che non mi lascio protestare le cambiali; io che ho una firma onorata e alla quale tutte le Banche fanno di cappello! Va via! Vattene!... Ce ne son tanti dimarie dimonti: io non ti conosco.Giordano(abbassa la voce) Ho un affare da proporti. Un buon affare anche per te.Tancredi. No, no, no; io sono l'usuraio dei signori. Lavoro sul sicuro. Affari con te? Niente! (Gli gira intorno di nuovo, osservandolo con dispetto e invidia per quella sua eleganza signorile) Certo che... a guardarti, a giudicarti dagli abiti... altro che Rothschild!Giordano(con la voce bassa e con un tremito che pare d'incertezza, mentre non è che lo sforzo per trattenere la collera) Sì... hai ragione. Non ho avuto testa, mi sono rovinato. Speravo di ottenere dagli studii, dalle lettere, un compenso materiale molto maggiore. Invece (con un sospiro) non ho pensato che non siamo in Francia, ma nel paese più cretino, più ignorante e più pitocco, dove non leggono che i professori e i giornalisti... ai quali i libri bisogna regalarli! Hai ragione; ho commesso molti spropositi, ma ormai sono risoluto. Voglio cambiar vita.Tancredi. Cambiar vita, alla tua età? (Ghignando) Fai ancora il biondino con abbastanza disinvoltura, ma i quaranta sono sonati anche perte. Troppo tardi per cambiar vita... quantunque si direbbe che tu continui a mettere i denti. Una volta, o mi sbaglio? te ne mancava qualcuno.Giordano. Sono sul punto di farmi una posizione, di ottenere una cattedra, di pagare tutti i miei debiti.Tancredi(interrompendolo) Vuoi dar la scalata alla Banca d'Italia?Giordano. Aiutami, te ne prego colle lacrime agli occhi. Aiutami, è la prima e sarà l'ultima volta. Non ti domando niente; non ti domando un soldo. Sarai contento di me, e anche tu avrai fatto un buon affare, te lo giuro. No? No? Ebbene, pensaci. Se non mi aiuti, al punto in cui sono, al punto di raggiungere la felicità, la fortuna e la quiete, perdio, mi ammazzo e sarà per colpa tua!Tancredi. Per colpa mia? No, caro. Ammazzati quanto vuoi; io non ho rimorsi.La voce diVeronica,dalla cucina. È suo fratello, vergogna! Lo stia a sentire. Lo deve sentire!Tancredi(sottovoce) Animo, spicciati, perchè devo uscire. Non vuoi niente? Non vuoi un soldo? Allora, cos'è che vuoi?Giordano. Poter concludere un matrimonio colla nipote di un ministro, molto ricca.Tancredi(sogghigna, mostrandosi incredulo; ma nell'espressione della faccia gli si vede ancora la rabbia, l'invidia) Bravo! Congratulazioni! È... giovane? Non sarà più tanto giovane, voglio sperare; perchè sarebbe un altro sproposito, per tutti e due.Giordano(risentito: sincero) Giovanissima; eparlane con tutto il rispetto; e se la sposo, non è per interesse, ma perchè l'amo, appassionatamente, perchè ne sono innamorato.Tancredi. Giovanissima? Male. La tua età è una brutta età per il matrimonio in generale, e per sposare una giovane in particolare. (Ridendo, coi due denti che gli ballano) C'è da diventar vecchi dalla sera alla mattina... e, al solito, avresti fatto un altro debito, senza aver da pagarlo. La nipote di un ministro! Salute, Eccellenza!Giordano(scattando: afferrandogli un braccio) Finiscila di scherzare! Finiscila di ghignare!Tancredi(spaventato: diventando livido, gridando) Veronica! Veronica!Giordano. Non c'è da gridare, non c'è d'aver paura. Il tuo ghigno offende quella ragazza, e non lo voglio, perchè devi rispettarla. Hai capito? E devi ascoltarmi: ascoltami.— Ebbene, non ti ascolto, perchè non ti credo.— Non mi credi?— No.— Non credi al mio matrimonio?— No.— Ma, allora, perchè te lo avrei inventato?— Per farmi pagare le tue cambiali.— Ma ti giuro che è vero; verissimo; te lo giuro!— No. Non ti credo; non credo niente.Giordano(afferrandolo per una mano; sottovoce) Mi prometti di tacere? È la signorina Emma Dionisy di Milano, la nipote dell'onorevole Albertoni, ministro dell'istruzione pubblica. Scrivi a Milano, a qualche tuo corrispondente d'affari... ti diranno se non è vero. Mi basta che tu, con unatua parola, mi ottenga la rinnovazione di tutte le mie cambiali per sei mesi. Sai che anch'io sono stato vittima di una disgrazia. Se quell'altro non falliva, col mezzo del Finardi ero certo di rinnovare. Pensa che colpo, che disgrazia sarebbe per me... e anche per te! Prima di ammazzarmi, penserei anch'io a vendicarmi. Lo direbbero tutti i giornali, che Giordano Mari si è ammazzato perchè tu, suo fratello, tu ricco, tu il capitalista, l'usuraio, ti sei rifiutato, non lo hai voluto aiutare.Tancredi(colpito) Sei sempre stato... una disgrazia per tutti!Giordano. Per nessuno; e per te ancora meno; ma per te, al caso, potrò diventarlo.Tancredi(lo fissa cogli occhi sbigottiti: ha una gran paura istintiva dei tribunali, dei giornali, di tutto ciò che può mettere in pubblico i suoi affari e la sua vita... specialmente quella di notte. Se un cronista pettegolo avesse fatto cantare le ragazzette di una vecchia sarta in Prà della Valle, che egli, non ostante la sua avarizia, regalava di dolciumi... e di certe piccole statuette in legno rappresentanti sant'Antonio col bambino?) Ne anderebbe di mezzo anche il mio nome; sono sempre un Mari come te.Giordano. Vedi, dunque? Bisogna star uniti, per l'interesse del nome, della famiglia, per l'interesse comune. Fammi rinnovare le cambiali, per sei mesi, soltanto. Ti regalerò cinque, diecimila lire.Tancredi. Come vai di carriera! Si vede che hai in animo di amministrarla bene la dote di tua moglie. Le hai dato ad intendere, anche, di essere un milionario?Giordano. Sa che sono povero.Tancredi. E dunque?Giordano. Altra cosa è esser povero... e altra essere un fallito.Tancredi. Tu sei un letterato; non sei un mercante. Dunque, tu non hai paura del fallimento. Non mi hai scritto, l'ultima volta, che ti avevano offerta la collaborazione in tante Riviste tedesche, inglesi, francesi? Ebbene, vuol dire che diventerai un collaboratore... anche delMonitore dei protesti! No; ti dico di no, la mia parola vale la firma e dovrei pagare per te. Ventimila lire! Sei matto!Giordano(è agitatissimo: un tremito delle labbra, delle mani mostra la sua nervosità, il suo dispetto, la sua rabbia, il suo timore di non poter riuscire) Ebbene, come ti ho detto, informati a Milano. Non adoperare, s'intende, il primo che capita, ma uno dei tuoi manigoldi; uno molto prudente e che abbia rapporti coll'aristocrazia. Bada bene: sono i Dionisy, che hanno un palazzo in Monte Napoleone.Tancredi(con un'alzata di spalle) Che ci siano i Dionisy e il palazzo non vuol dire.Giordano(con qualche esitazione: poi vincendosi) Fa domandare se non è vero che la figlia unica dei Dionisy, la... (soffre nel dover dire quel nome a suo fratello, il cui occhio, il ghigno della boccaccia lurca, hanno dell'osceno nella loro volgarità) la signorina Emma, era quasi fidanzata ad un ricchissimo giovinotto, il Sebastiani; e se non è vero che il matrimonio è andato a monte perchè si è innamorata di un letterato, di Giordano Mari di Padova...Tancredi(con sprezzo) Peuh! Sarebbe una bella matta da legare; ma non ti credo. Sei semprestato un bugiardo: questo lo diceva anche nostra madre e arriva ad ammetterlo anche Veronica: tu mi vuoigabbolareper via delle cambialette. Alle ragazze piace di scherzare, di far le civette anche coi disperati: ma sposano i quattrini. In ogni modo, lontan dagli occhi lontan dal cuore, e quando le diranno che sei uno spiantato, un letterato... collaboratore delMonitore dei protestiper lapicciorleriadi ventimila lire, ti volterà le spalle e sarà come se non ti avesse mai conosciuto. (Vede di aver punto suo fratello sul vivo e contento, ripete le stesse parole con una sghignazzata).Giordano.Ah, no! Anche volendolo, non lo potrebbe più fare. È in mano mia.L'altro continua a sghignazzare. Ma bisogna aver pazienza, ingoiare gli scherni, gli insulti, soffrire e soffocare la collera; bisogna che suo fratello gli faccia rinnovare le cambiali o è perduto: perduta Emma, perduto tutto! Bisogna smuoverlo, bisogna convincerlo. Ha creduto la cosa assai più facile e sopra tutto sicura. Una firma; del denaro, più o meno, da sborsare dopo il matrimonio. E se, invece, quella canaglia si ostinasse? Se non volesse saperne ad ogni costo? Se lasciasse protestare le cambiali?... Egli trema convulso e ansima per la rabbia repressa, per l'orgasmo e per lo spavento dell'ultimo pericolo. Da plumbeo, è diventato livido: gli occhi affossati, cattivi. Non è più lui, Giordano Mari, il bel conferenziere, il gonfio e pettoruto padrone del mondo: è un altro: un vecchio dalla faccia losca, truce, curvo, schiacciato sotto il peso del delitto che sta per commettere.Giordano Mari(afferrando ad un tratto, stringendo una mano di suo fratello: la voce alterata,tremula) Se ti fo vedere le sue lettere?.. È una prova!... Ti basta? Mi fai rinnovare le cambiali?Tancredi(ha un lampo negli occhi: il desiderio, la curiosità di quelle lettere per sè stesse: delle parole amorose, delle smorfie, dei baci, perchè ci devono essere anche i baci) Vediamo: fuori le letterine!... Due sole?Giordano.Questa l'ho ricevuta a Milano, all'albergo (Gli dà, infatti, la prima lettera di Emma).Tancredi(l'apre, la legge, slargando la boccaccia, coi due denti che sembrano cadere dalle gengive scoperte. Sente un profumo delicato uscir dal foglietto: lo fiuta a lungo, poi sternutisce per fare una buffonata spiritosa) E l'altra?... Vediamo l'altra...Giordano(gli dà anche l'altra da leggere) Questa l'ho ricevuta adesso alla posta, prima di venir qui.Non sono che due parole:«TuaEmma.»Tancredi non ride più. Sente tutto il veleno della gelosia, dell'invidia, della rabbia contro suo fratello:— Sai, che anche questa qui... è un bel capo? Buttarsi via in tal modo, senza nessuna vergogna, col primo che capita?Giordano(gli salta alla gola, strozzandogli le parole).Tancredi(gridando) Veronica! Veronica!Giordano.Canaglia d'una canaglia! Bada come parli!Tancredi.Veronica!Giordano.Non sei degno di baciare, colla tua bocca schifosa, dove questa creatura mette i piedi.Tancredi.Aiuto! Veronica!Veronica(sull'uscio) Gesummaria! Cosa succede?Tancredi.Mi ammazza per le cambiali!Giordano(spingendolo, buttandolo contro il letto) Va via! Sei una canaglia e un vigliacco!Tancredi.Te lo giuro. Veronica. È per le cambiali! Ha tentato di ammazzarmi per le cambiali! Perchè gli ho detto di no!Giordano.Sì; per cattiveria! Sai, Veronica?.. Mi ha detto di no! Per cattiveria! Perchè mi vuol vedere rovinato, morto. Lo sa, gliel'ho detto che mi ammazzo. E lui non ci rimette un soldo: sa anche questo. E gli ho fin promesso diecimila lire di regalo.Veronica.Vada di là; si calmi. Parlerò io col signor Tancredi! Lo persuaderò io.Tancredi.Dopo che mi ha messo le mani addosso? Piuttosto morire!Veronica(spinge Giordano nella cucina: chiude l'uscio, rimane qualche momento sola con Tancredi, poi torna da Giordano: piano) È ancora troppo presto: bisogna lasciare che si calmi. Poi lasci fare a me. So che cosa devo dire. Gridavano tanto che ho sentito tutto. Lei, adesso, vada all'albergo. È allaStella d'oro? Va bene. Più tardi glielo mando io, il signor Tancredi, o le faccio sapere qualche cosa. Aspetti un momento! (E la Veronica corre a prendere una spazzola, e pulisce dalla polvere il cappello e i vestiti del suo Nano, come faceva quand'era ragazzo, prima di mandarlo a scuola). Mi deve promettere però...— Che cosa?— Una volta che l'ha sposata, quella sua signorina di Milano... di farle buona compagnia. Pensi alla sua povera mamma. È morta giovane; e lo so io di che male. È morta di lacrime, la poveretta!L'arrabbiarsi non toglie l'appetito a Giordano Mari, e le ultime parole della Veronica sono state per lui un buon cordiale. Ha fatto onore, dunque, al pranzo dellaStella d'oro: poi, preso il caffè, ha speso un'altra mezz'oretta fumando, centellinando il cognac, immollando nel bicchierino tutti i pezzetti di zucchero che gli sono rimasti. Ma poi, a poco a poco, è tornato inquieto, e non può più star fermo. È ormai notte; si alza e va a girare in piazza, tenendo sempre d'occhio il portone dell'albergo.Non viene nessuno.— Come mai? Che anche Veronica non abbia ottenuto nulla?— Addio, Nano! — È Tancredi che lo ferma, sbucando ad un tratto fra le colonne dei portici.— Buona sera.— Sono stato dal Finardi. Ho parlato del matrimonio: riuscirò a persuaderli. Rinnovazione a sei mesi: ci metteremo d'accordo per la regalìa. Li ho persuasi che, protestando adesso, non c'è più niente da sperare; mentre, aspettando, possono fare un buon affare, oltre al ricevere i loro quattrini. Domani fisseremo tutto. Dammi, intanto, le lettere.— Che lettere?— Le lettere della ragazza.— Perchè?— Le voglio io, come documento. Se le tue sonocabale... io voglio aver tanto in mano da giustificarmi con quella gente. Non ti persuade? Allora a monte e buona sera.Giordano Mari(fermando Tancredi che fa per allontanarsi) Aspetta! Un momento! Ti darò una copia.— Bravo! Per farmi dare anche del minchione.Giordano Mari(impallidisce di nuovo. Guarda, fissa suo fratello) Mi devi giurare che queste lettere non usciranno mai dalle tue mani. A questa sola condizione...Tancredi(interrompendolo) Le condizioni le metto io, che ti faccio rinnovar le cambiali; e non ne ricevo. C'è poco da scegliere; o dammi le lettere, o niente di fatto!

In una casupola antichissima, sulla quale pesa la leggenda di un turpe delitto commesso da Ezzelino da Romano. La facciata nera dà sulla Piazza delle Erbe, ma vi si accede da un vicoletto augusto e da una porticina alta, al primo piano, sopra una piccola scaletta. Appena dentro, al buio, per un giro tortuoso di corridoi e seguendo nel tanfo di rinchiuso certe zaffate di un puzzo più forte di cavoli a lesso, si arriva dinanzi ad un piccolo uscio a vetri, con una tendina stinta; di fianco, inchiodato sul muro, vicino al cordone del campanello, un cartellino, con su scritto a mano:

Il signor Tancredi.

«Tancredi» non è un casato, come si crederebbe a prima vista, ma soltanto il nome del signor Mari.

— Che importa aggiungere il Mari, quando basta Tancredi? — Così spiega, alla sua serva, la vecchia Veronica, il signor Tancredi Mari, che risparmia sempre, su tutto.

— Chi mi conosce, sa che il signor Tancredi sono io, e di chi non mi conosce, non me ne importa.

L'appartamento di Tancredi si compone di quattro stanze; la famiglia, di tre individui: il padrone, la serva eTruffaldino, un galletto vecchio e spennato.

Il cuore espansivo della serva ha bisogno di amore; ma il padrone, al galletto, avrebbe preferito un gatto. Il gatto si sarebbe mantenuto da sè, mangiando i topi, e per di più avrebbe permesso al signor Tancredi di papparsela allegramente, per una settimana, con polenta, cavoli eTruffaldino... Ma quando egli espresse questa sua idea, per poco la Veronica non gli cavò gli occhi. Tancredi borbottò contro tutte le donne, capricciose, pazze, romantiche... ma rinunciò al guazzetto diTruffaldino.

La Veronica era l'unico essere al mondo che tenesse un po' in soggezione il signor Tancredi, e al quale il signor Tancredi, a modo suo, fosse anche affezionato. La Veronica era sempre stata in casa; egli la pagava ancora, come l'aveva pagata suo padre, sotto i tedeschi, in ragione di sette svanziche al mese; e nascosta, sotto il pelo del suo cuore, c'era una punta d'invidia, di gelosia per la preferenza che la Veronica aveva sempre dimostrato a suo fratello minore, quellospampanonedi Nano. Nano, il diminutivo di Giordano.

Nella cucina che serve anche da salotto e da studio: la Veronica, seduta sotto la finestra e con un paio d'occhiali, colle lenti rotte, inforcato sul naso, rattoppa delle calze blù, grosse un dito.Truffaldino, in equilibrio sopra una gamba sola, sigratta il becco, fra le penne. Quando entra Tancredi,Truffaldinoscappa, la Veronica non si muove.

Tancredi(ha la faccia, tale e quale, di suo fratello Giordano: ma bucherellata dal vaiuolo e senza barba. Non ha quasi più denti, ma i pochi rimasti sono bianchissimi come quelli di Giordano. Due, davanti, quando parla si allungano per ballare. È vestito con un'enorme giacca marrone, che sembra un saio. Le brache larghe, sformate, gli cascano da tutte le parti e gli nascondono, quasi, i piedi tozzi, piatti, con certe scarpacce di tela greggia, come le pantofole da bagno) Anche, per oggi, il pranzetto lo abbiamo guadagnato! E abbondante. (Butta un fagotto sul tavolo, e siede, ridendo sgangheratamente, sopra una seggiola di paglia, così bassa, che la giacca gli spazza per terra).

LaVeronica(si alza lentamente, pone le calze sullo sgabello e gli occhiali sulle calze; si avvicina alla tavola e comincia a sciogliere i nodi del fagotto).

Tancredi(cogli occhi da ghiottone e i due denti che gli ballano dalla gioia) Una bella fetta di lardo, quattro carciofi, sedano, patate, cavoli. (S'interrompe, con un'altra risata di compiacenza).

Tutta quella «grazia di Dio» non gli costa un soldo. Gambe e talento; ma del vero talento, delsuo; di quello che frutta. E gambe buone: fare un sei o sette chilometri, fra l'andare e il tornare, sotto il sole cocente, lungo lo stradone, fuori di porta San Giovanni.

Tancredi negozia in effetti privati. Il tasso varia dal venti al trenta per cento all'anno, sugli affari grossi, e dal cinque al dieci per cento al mese, sullepicciorlerie; cioè, sulle cambialette di poche decine di lire. Pei grossi affari ha i suoi agenti,le sue teste di legno. Lepicciorlerie, invece, le tratta da sè. Formano il suo passatempo, dal quale ritrae, oltre al solito frutto del cinque o del dieci per cento al mese, anche la piccola gioia quotidiana di un'economia sulle spese di casa.

Per ciò, questi suoi piccoli clienti li sa scegliere con molto tatto.

Ha le scarpe rotte?... Tancredi presta novanta lire per un mese, sopra una cambialetta di cento, ad un calzolaio, ed esige, per soprammercato, in ricambio «dell'amicizia», una buona rimonta.

E così ha fatto quel giorno coll'ortolano fuori di porta San Giovanni. Passando «a caso» per di là, è entrato nel podere, per riposare un poco; e dopo quattro chiacchiere sul prezzo dei cavoli, sul taglio del fieno e sull'Africa, lasciando balenare la speranza di una rinnovazione, ha fatto,gratis, la sua abbondante provvista per il pranzo.

— Sono sicuro, signor Tancredi? — gli dice l'ortolano, portandogli il fagotto fin sulla strada. — Sono sicuro? Mi fa il rinnovo per un altro mese?

— Sicuro, mai! — gli risponde Tancredi, con una cera misteriosa che lo sbigottisce. — In affari, posso promettere; ma non mai assicurare. Anch'io devo ricorrere alla Banca, e il Comitato di sconto è ancora più terribile, certe volte, del Consiglio dei Dieci! Ma vi prometto, brav'uomo, tutto il mio possibile, anche a costo di fare un sacrificio. — E col sorriso e il saluto del generoso benefattore, preso il fagotto, se ne torna a Padova.

Mentre Veronica, pulita e tagliata la verdura, la mette nel secchio per lavarla, Tancredi, che la sta osservando, sempre seduto sulla seggiola bassa,sente il bisogno di una parola di lode, di approvazione:

— Dunque, Veronica, ho più talento io, che so conservare e far fruttare i pochi soldi di mio padre, o quella tua «bardassa cara» che ha dato fondo a tutto e si è riempito di debiti?

La Veronica tace; butta sotto la tavola, aTruffaldino, le foglie verdi dei cavoli e del sedano e comincia a mondare le patate.

Tancredi(per toccare il cuore alla Veronica) Anche il nostroTruffaldinofa la sua spappolata! Come becca di gusto! — Ohi, adagio,Truffaldino! Non mangiar tutto in un giorno, come Nano! (Tancredi ride per far ridere la Veronica; ma questa rimane seria, imbronciata). Gli puoi dare anche la buccia delle patate; gli fa bene: è un rinfrescante. (Chiamandola) Veronica! (più forte) Veronica!

Veronica(lo guarda, imbronciata, affettando le patate in una scodella).

Tancredi(strizzandole l'occhio) Mancano ancora quattro giorni soltanto; e poi la prima cambiale gli va in protesto.

Veronica(fissandolo cogli occhi torvi, la voce roca) Vergogna! Godersi del male di suo fratello! Vergogna!

Tancredi. Starà allegro colla gloria e le sue contesse!... Ridi, Veronica!

— No; non rido.

— Adesso, per altro, devi dire anche tu che Nano è un poco di buono e, per di più, un asino.

— No; non dico niente.

— Un poco di buono, perchè non paga i proprii debiti.

— Se non paga vuol dire che non può. Del resto, ancora non si sa niente. Non mancano quattro giorni alla scadenza?

Tancredi(arrabbiandosi) Devi dire almeno che è un asino: lo devi dire! Quando non si può pagare, si corre, si cerca, si domanda; non si aspetta di aver l'acqua alla gola; non si lasciano protestare le cambiali; non si disonora la propria firma, il proprio nome!

Veronica. Ancora non si può dir niente sul conto del mio Nano. Ancora non si sa che cosa farà!

Tancredi. Il tuo Nano!... Però, se si lascia protestare le cambiali, questo sarà un disonore anche per il tuo Nano! Sì o no? Sarà un disonore, sì o no? (Non ottenendo risposta, dopo un momento, con un impeto d'ira, agguantando il galletto che continua a beccare sotto la tavola) Rispondi sì o no, o strappo la coda aTruffaldino!

Veronica(avventandosi, infuriata; togliendogli la vittima dalle mani) Vergogna! Disonore è il suo di fare il Caino!... Caino! Anche colle povere bestie!

Tancredi. Caino! Perchè Caino? È venuto forse, il gran talentone, a domandarmi qualche cosa? Forse che io gli dovrei correr dietro a costo di sporcarlo, soltanto a farmi vedere dalle suemadame, per ottener l'alto onore di pagare i suoi debiti? (Facendo colle dita il solito conto che seguita a ripetere da quindici giorni alla Veronica) Dunque quattordici, poi mille e cinquecento, poi altre duemila fanno diciassette e cinquecento... in tutto ventimila lire! Ha mangiato tutto il suo, più ventimila lire degli altri. Che appetito il tuoNano, la tua bella bardassa cara! Oggi — capisci l'aritmetica? — ha bisogno ancora di ventimila lire, soltanto per non aver un soldo! (Alzandosi, irritato per l'atteggiamento e il mutismo ostile di Veronica) Superbo, spampanone, vanaglorioso e asino, con tutta la sua scienza; (più forte) un bell'asino!

Veronica(si tappa le orecchie colle mani, allontanandosi per non sentire).

Tancredi(la segue gridando) Un asino! Un asino! Un asino! (L'afferra per un braccio e le urla sul viso) Un porco!

Veronica(divincolandosi) Finiamola! Mi lasci andare!

Tancredi(scotendola brutalmente) Devi dire che questa è un'azionaccia! Che non te l'aspettavi da Nano.

Veronica(tramortita: senza fiato e senza voce) No... non me l'aspettavo.

Tancredi. E che io sono un galantuomo e Nano, invece, no.

Veronica. Sì; sarà.

Tancredi. Sarà? No, per Dio, è!

Veronica(sciogliendosi: stirandosi il braccio indolenzito) È, è; sissignore! Ma è uno di quei galantuomini lei... che fanno paura ai ladri.

Si sente camminare in fondo alla scaletta, poi uno scricchiolìo leggero di scarpe che sale e si avvicina rapidamente. Veronica e Tancredi cessano dal bisticciarsi e guardano istintivamente verso l'uscio.Truffaldinoposa per terra anche l'altra gamba, e, fissando l'uscio a sua volta, emette dal gozzo uncorrocochèstrozzato.

Dopo un momento di sospensione, entra GiordanoMari, senza picchiare, spalancando l'uscio di colpo.

Giordano Mari. Addio! Tutti bene? Bravi! (E va ad appendere il cappello al solito piuolo, come se rientrasse per il pranzo, dopo la passeggiatina di una mezz'ora).

Veronica(è rimasta esterrefatta col mestolo in mano) Gesummaria! Il Nano! Proprio il Nano! (A mano a mano, diventa rossa dal piacere e le rughe della sua vecchia faccia sembrano spianarsi: rivolgendosi a Tancredi, sempre col mestolo in mano e in aria di trionfo) Vede, se io avevo ragione di voler aspettare a giudicare? Eccolo, che è venuto in persona.

Tancredi(sogghigna ironicamente, squadrando il fratello dalla testa ai piedi; fa una smorfia sprezzante in atto di stizza; si caccia le mani in tasca; poi, voltandogli le spalle, dimenandosi tutto e zufolando, passa nell'altra stanza).

Veronica(gridandogli dietro incollerita, mentre accende il fuoco sotto la pentola) È suo fratello! Vergogna! E dovrebbe vantarsi di averlo per fratello!

Giordano Mari(intanto fa i complimenti al galletto che gli si avvicina ciangottando sottovoce) EvvivaTruffaldino! Corrocochè! Corrocochè!Sempre di buon appetito e di buon umore!

Veronica(pianino) È tornato per le sue cambiali, non è vero! Ha fatto bene. Adesso che è venuto, suo fratello gliele dovrà pagare.

Giordano Mari(fissandola, un po' inquieto) Credi, Veronica?

Veronica(indicando Tancredi nell'altra camera) Quel ludro è pieno di quattrini!

Giordano. Non ho bisogno di quattrini: basta che mi faccia rinnovare le mie cambiali per sei mesi.

Veronica(sicura di quello che promette) Lo farà; si tratta di suo fratello.

Giordano. E di tutto il mio avvenire. (A bassa voce) Prendo moglie.

Veronica(tra lo spavento e la contentezza) Gesummaria! (Guardando esitante verso la camera di Tancredi) Almeno, la sposina, ha qualche cosa?

Giordano(ancora più piano: in un orecchio) Più di mezzo milione!

La Veronica rimane a bocca aperta, mentre il suo Nano entra nell'altra stanza, lasciando l'uscio socchiuso.

La camera da letto di Tancredi:

Un lettone alto e gonfio, colla coperta bianca e l'imbottita rossa: seggiole di paglia; lo sciugamano appeso ad un chiodo, accanto al catino. A capo del letto, l'oleografia di una Madonna addolorata, con una cornicetta nera, sottile, senza vetro.

Giordano. Puoi ascoltarmi cinque minuti, tranquillamente, e senza ingiuriarmi?

Tancredi(continua a fissarlo, a squadrarlo, e ghignare: i due denti davanti gli si allungano, ma per mordere) Parlare con me? Oh, oh, che degnazione! Ma, caso mai, intendiamoci: se tu mediti un colpo nella speranza di potermiimbalsamarecolla tua oratoria, hai preso un gambero, anzi un'aragosta addirittura! (Ride contento del motto spiritoso: continua a squadrarlo beffandolo) Che lusso, commendatore! Non ti dico nemmeno di sedere. Sei vestito troppo allamilordaper le mie seggiole. Io, invece, come mi vedi, estate e inverno, semprelo stesso vestito! (Con invidia per l'eleganza del fratello e colla boria esosa dei proprii quattrini) Il che vuol dire che, non essendo un riccone milionario, come te, io soffro il freddo l'inverno e il caldo l'estate.

Giordano(cominciando a perdere la pazienza) Mi vuoi ascoltare? Ho da parlarti di affari serii, che premono.

Tancredi. A me, intanto, un solo affare mi preme; avvertirti che, se vuoi denari, non ne ho. (Soffiandosi sul palmo della mano)Tabula rasa. In quanto poi al tuoavitopatrimonio, rivolgersi per informazioni all'avvocato Todeschini: e se hai fretta, gambe in spalla e corri: Portici del Santo, n. 337.

Giordano. Ho da parlare con te: con te.

Tancredi. Non hai capito che non ho denari? Nostra madre ti ha lasciato di più, nel testamento, perchè eri il più giovane, il più bello, il talentone della casa. E dunque, se non hai più un soldo, paga le cambiali colla bellezza e col genio.

Giordano(per la bile, gli diventa la faccia color di piombo: ma si sa contenere: sedendosi) Quando mi lascierai parlare, ti dirò che non ti domando niente, nemmeno un soldo.

Tancredi. Oh, oh, ti conosco, mascherina! Quando non hai bisogno di niente, non ti lasci vedere; non mi capiti fra i piedi. Allora, colla scusa di lavorare, col pretesto degli studii, scappi lontano, il più lontano possibile; e quando le tue contesse ti portano in trionfo nei loro tiri a due, allora, fingi di non vedermi per la strada, perchè hai vergogna di salutarmi!... Allora, quando ti domandano al caffè Pedrocchi, se sei parente del Maricapitalista, allora, per cavartela, rispondi ai tuoi nobili che ce ne son tanti deimarie deimonti. (Ridendo, trionfando, la faccia rossa, invasata; gli occhi loschi, la boccaccia enorme, sdentata, che perde la saliva) Fuori! Fuori di casa mia! Adesso ho vergogna io, di te! Sì, io, l'usuraio! Io che pago i miei debiti; io che non mi lascio protestare le cambiali; io che ho una firma onorata e alla quale tutte le Banche fanno di cappello! Va via! Vattene!... Ce ne son tanti dimarie dimonti: io non ti conosco.

Giordano(abbassa la voce) Ho un affare da proporti. Un buon affare anche per te.

Tancredi. No, no, no; io sono l'usuraio dei signori. Lavoro sul sicuro. Affari con te? Niente! (Gli gira intorno di nuovo, osservandolo con dispetto e invidia per quella sua eleganza signorile) Certo che... a guardarti, a giudicarti dagli abiti... altro che Rothschild!

Giordano(con la voce bassa e con un tremito che pare d'incertezza, mentre non è che lo sforzo per trattenere la collera) Sì... hai ragione. Non ho avuto testa, mi sono rovinato. Speravo di ottenere dagli studii, dalle lettere, un compenso materiale molto maggiore. Invece (con un sospiro) non ho pensato che non siamo in Francia, ma nel paese più cretino, più ignorante e più pitocco, dove non leggono che i professori e i giornalisti... ai quali i libri bisogna regalarli! Hai ragione; ho commesso molti spropositi, ma ormai sono risoluto. Voglio cambiar vita.

Tancredi. Cambiar vita, alla tua età? (Ghignando) Fai ancora il biondino con abbastanza disinvoltura, ma i quaranta sono sonati anche perte. Troppo tardi per cambiar vita... quantunque si direbbe che tu continui a mettere i denti. Una volta, o mi sbaglio? te ne mancava qualcuno.

Giordano. Sono sul punto di farmi una posizione, di ottenere una cattedra, di pagare tutti i miei debiti.

Tancredi(interrompendolo) Vuoi dar la scalata alla Banca d'Italia?

Giordano. Aiutami, te ne prego colle lacrime agli occhi. Aiutami, è la prima e sarà l'ultima volta. Non ti domando niente; non ti domando un soldo. Sarai contento di me, e anche tu avrai fatto un buon affare, te lo giuro. No? No? Ebbene, pensaci. Se non mi aiuti, al punto in cui sono, al punto di raggiungere la felicità, la fortuna e la quiete, perdio, mi ammazzo e sarà per colpa tua!

Tancredi. Per colpa mia? No, caro. Ammazzati quanto vuoi; io non ho rimorsi.

La voce diVeronica,dalla cucina. È suo fratello, vergogna! Lo stia a sentire. Lo deve sentire!

Tancredi(sottovoce) Animo, spicciati, perchè devo uscire. Non vuoi niente? Non vuoi un soldo? Allora, cos'è che vuoi?

Giordano. Poter concludere un matrimonio colla nipote di un ministro, molto ricca.

Tancredi(sogghigna, mostrandosi incredulo; ma nell'espressione della faccia gli si vede ancora la rabbia, l'invidia) Bravo! Congratulazioni! È... giovane? Non sarà più tanto giovane, voglio sperare; perchè sarebbe un altro sproposito, per tutti e due.

Giordano(risentito: sincero) Giovanissima; eparlane con tutto il rispetto; e se la sposo, non è per interesse, ma perchè l'amo, appassionatamente, perchè ne sono innamorato.

Tancredi. Giovanissima? Male. La tua età è una brutta età per il matrimonio in generale, e per sposare una giovane in particolare. (Ridendo, coi due denti che gli ballano) C'è da diventar vecchi dalla sera alla mattina... e, al solito, avresti fatto un altro debito, senza aver da pagarlo. La nipote di un ministro! Salute, Eccellenza!

Giordano(scattando: afferrandogli un braccio) Finiscila di scherzare! Finiscila di ghignare!

Tancredi(spaventato: diventando livido, gridando) Veronica! Veronica!

Giordano. Non c'è da gridare, non c'è d'aver paura. Il tuo ghigno offende quella ragazza, e non lo voglio, perchè devi rispettarla. Hai capito? E devi ascoltarmi: ascoltami.

— Ebbene, non ti ascolto, perchè non ti credo.

— Non mi credi?

— No.

— Non credi al mio matrimonio?

— No.

— Ma, allora, perchè te lo avrei inventato?

— Per farmi pagare le tue cambiali.

— Ma ti giuro che è vero; verissimo; te lo giuro!

— No. Non ti credo; non credo niente.

Giordano(afferrandolo per una mano; sottovoce) Mi prometti di tacere? È la signorina Emma Dionisy di Milano, la nipote dell'onorevole Albertoni, ministro dell'istruzione pubblica. Scrivi a Milano, a qualche tuo corrispondente d'affari... ti diranno se non è vero. Mi basta che tu, con unatua parola, mi ottenga la rinnovazione di tutte le mie cambiali per sei mesi. Sai che anch'io sono stato vittima di una disgrazia. Se quell'altro non falliva, col mezzo del Finardi ero certo di rinnovare. Pensa che colpo, che disgrazia sarebbe per me... e anche per te! Prima di ammazzarmi, penserei anch'io a vendicarmi. Lo direbbero tutti i giornali, che Giordano Mari si è ammazzato perchè tu, suo fratello, tu ricco, tu il capitalista, l'usuraio, ti sei rifiutato, non lo hai voluto aiutare.

Tancredi(colpito) Sei sempre stato... una disgrazia per tutti!

Giordano. Per nessuno; e per te ancora meno; ma per te, al caso, potrò diventarlo.

Tancredi(lo fissa cogli occhi sbigottiti: ha una gran paura istintiva dei tribunali, dei giornali, di tutto ciò che può mettere in pubblico i suoi affari e la sua vita... specialmente quella di notte. Se un cronista pettegolo avesse fatto cantare le ragazzette di una vecchia sarta in Prà della Valle, che egli, non ostante la sua avarizia, regalava di dolciumi... e di certe piccole statuette in legno rappresentanti sant'Antonio col bambino?) Ne anderebbe di mezzo anche il mio nome; sono sempre un Mari come te.

Giordano. Vedi, dunque? Bisogna star uniti, per l'interesse del nome, della famiglia, per l'interesse comune. Fammi rinnovare le cambiali, per sei mesi, soltanto. Ti regalerò cinque, diecimila lire.

Tancredi. Come vai di carriera! Si vede che hai in animo di amministrarla bene la dote di tua moglie. Le hai dato ad intendere, anche, di essere un milionario?

Giordano. Sa che sono povero.

Tancredi. E dunque?

Giordano. Altra cosa è esser povero... e altra essere un fallito.

Tancredi. Tu sei un letterato; non sei un mercante. Dunque, tu non hai paura del fallimento. Non mi hai scritto, l'ultima volta, che ti avevano offerta la collaborazione in tante Riviste tedesche, inglesi, francesi? Ebbene, vuol dire che diventerai un collaboratore... anche delMonitore dei protesti! No; ti dico di no, la mia parola vale la firma e dovrei pagare per te. Ventimila lire! Sei matto!

Giordano(è agitatissimo: un tremito delle labbra, delle mani mostra la sua nervosità, il suo dispetto, la sua rabbia, il suo timore di non poter riuscire) Ebbene, come ti ho detto, informati a Milano. Non adoperare, s'intende, il primo che capita, ma uno dei tuoi manigoldi; uno molto prudente e che abbia rapporti coll'aristocrazia. Bada bene: sono i Dionisy, che hanno un palazzo in Monte Napoleone.

Tancredi(con un'alzata di spalle) Che ci siano i Dionisy e il palazzo non vuol dire.

Giordano(con qualche esitazione: poi vincendosi) Fa domandare se non è vero che la figlia unica dei Dionisy, la... (soffre nel dover dire quel nome a suo fratello, il cui occhio, il ghigno della boccaccia lurca, hanno dell'osceno nella loro volgarità) la signorina Emma, era quasi fidanzata ad un ricchissimo giovinotto, il Sebastiani; e se non è vero che il matrimonio è andato a monte perchè si è innamorata di un letterato, di Giordano Mari di Padova...

Tancredi(con sprezzo) Peuh! Sarebbe una bella matta da legare; ma non ti credo. Sei semprestato un bugiardo: questo lo diceva anche nostra madre e arriva ad ammetterlo anche Veronica: tu mi vuoigabbolareper via delle cambialette. Alle ragazze piace di scherzare, di far le civette anche coi disperati: ma sposano i quattrini. In ogni modo, lontan dagli occhi lontan dal cuore, e quando le diranno che sei uno spiantato, un letterato... collaboratore delMonitore dei protestiper lapicciorleriadi ventimila lire, ti volterà le spalle e sarà come se non ti avesse mai conosciuto. (Vede di aver punto suo fratello sul vivo e contento, ripete le stesse parole con una sghignazzata).

Giordano.Ah, no! Anche volendolo, non lo potrebbe più fare. È in mano mia.

L'altro continua a sghignazzare. Ma bisogna aver pazienza, ingoiare gli scherni, gli insulti, soffrire e soffocare la collera; bisogna che suo fratello gli faccia rinnovare le cambiali o è perduto: perduta Emma, perduto tutto! Bisogna smuoverlo, bisogna convincerlo. Ha creduto la cosa assai più facile e sopra tutto sicura. Una firma; del denaro, più o meno, da sborsare dopo il matrimonio. E se, invece, quella canaglia si ostinasse? Se non volesse saperne ad ogni costo? Se lasciasse protestare le cambiali?... Egli trema convulso e ansima per la rabbia repressa, per l'orgasmo e per lo spavento dell'ultimo pericolo. Da plumbeo, è diventato livido: gli occhi affossati, cattivi. Non è più lui, Giordano Mari, il bel conferenziere, il gonfio e pettoruto padrone del mondo: è un altro: un vecchio dalla faccia losca, truce, curvo, schiacciato sotto il peso del delitto che sta per commettere.

Giordano Mari(afferrando ad un tratto, stringendo una mano di suo fratello: la voce alterata,tremula) Se ti fo vedere le sue lettere?.. È una prova!... Ti basta? Mi fai rinnovare le cambiali?

Tancredi(ha un lampo negli occhi: il desiderio, la curiosità di quelle lettere per sè stesse: delle parole amorose, delle smorfie, dei baci, perchè ci devono essere anche i baci) Vediamo: fuori le letterine!... Due sole?

Giordano.Questa l'ho ricevuta a Milano, all'albergo (Gli dà, infatti, la prima lettera di Emma).

Tancredi(l'apre, la legge, slargando la boccaccia, coi due denti che sembrano cadere dalle gengive scoperte. Sente un profumo delicato uscir dal foglietto: lo fiuta a lungo, poi sternutisce per fare una buffonata spiritosa) E l'altra?... Vediamo l'altra...

Giordano(gli dà anche l'altra da leggere) Questa l'ho ricevuta adesso alla posta, prima di venir qui.

Non sono che due parole:

«Tua

Emma.»

Tancredi non ride più. Sente tutto il veleno della gelosia, dell'invidia, della rabbia contro suo fratello:

— Sai, che anche questa qui... è un bel capo? Buttarsi via in tal modo, senza nessuna vergogna, col primo che capita?

Giordano(gli salta alla gola, strozzandogli le parole).

Tancredi(gridando) Veronica! Veronica!

Giordano.Canaglia d'una canaglia! Bada come parli!

Tancredi.Veronica!

Giordano.Non sei degno di baciare, colla tua bocca schifosa, dove questa creatura mette i piedi.

Tancredi.Aiuto! Veronica!

Veronica(sull'uscio) Gesummaria! Cosa succede?

Tancredi.Mi ammazza per le cambiali!

Giordano(spingendolo, buttandolo contro il letto) Va via! Sei una canaglia e un vigliacco!

Tancredi.Te lo giuro. Veronica. È per le cambiali! Ha tentato di ammazzarmi per le cambiali! Perchè gli ho detto di no!

Giordano.Sì; per cattiveria! Sai, Veronica?.. Mi ha detto di no! Per cattiveria! Perchè mi vuol vedere rovinato, morto. Lo sa, gliel'ho detto che mi ammazzo. E lui non ci rimette un soldo: sa anche questo. E gli ho fin promesso diecimila lire di regalo.

Veronica.Vada di là; si calmi. Parlerò io col signor Tancredi! Lo persuaderò io.

Tancredi.Dopo che mi ha messo le mani addosso? Piuttosto morire!

Veronica(spinge Giordano nella cucina: chiude l'uscio, rimane qualche momento sola con Tancredi, poi torna da Giordano: piano) È ancora troppo presto: bisogna lasciare che si calmi. Poi lasci fare a me. So che cosa devo dire. Gridavano tanto che ho sentito tutto. Lei, adesso, vada all'albergo. È allaStella d'oro? Va bene. Più tardi glielo mando io, il signor Tancredi, o le faccio sapere qualche cosa. Aspetti un momento! (E la Veronica corre a prendere una spazzola, e pulisce dalla polvere il cappello e i vestiti del suo Nano, come faceva quand'era ragazzo, prima di mandarlo a scuola). Mi deve promettere però...

— Che cosa?

— Una volta che l'ha sposata, quella sua signorina di Milano... di farle buona compagnia. Pensi alla sua povera mamma. È morta giovane; e lo so io di che male. È morta di lacrime, la poveretta!

L'arrabbiarsi non toglie l'appetito a Giordano Mari, e le ultime parole della Veronica sono state per lui un buon cordiale. Ha fatto onore, dunque, al pranzo dellaStella d'oro: poi, preso il caffè, ha speso un'altra mezz'oretta fumando, centellinando il cognac, immollando nel bicchierino tutti i pezzetti di zucchero che gli sono rimasti. Ma poi, a poco a poco, è tornato inquieto, e non può più star fermo. È ormai notte; si alza e va a girare in piazza, tenendo sempre d'occhio il portone dell'albergo.

Non viene nessuno.

— Come mai? Che anche Veronica non abbia ottenuto nulla?

— Addio, Nano! — È Tancredi che lo ferma, sbucando ad un tratto fra le colonne dei portici.

— Buona sera.

— Sono stato dal Finardi. Ho parlato del matrimonio: riuscirò a persuaderli. Rinnovazione a sei mesi: ci metteremo d'accordo per la regalìa. Li ho persuasi che, protestando adesso, non c'è più niente da sperare; mentre, aspettando, possono fare un buon affare, oltre al ricevere i loro quattrini. Domani fisseremo tutto. Dammi, intanto, le lettere.

— Che lettere?

— Le lettere della ragazza.

— Perchè?

— Le voglio io, come documento. Se le tue sonocabale... io voglio aver tanto in mano da giustificarmi con quella gente. Non ti persuade? Allora a monte e buona sera.

Giordano Mari(fermando Tancredi che fa per allontanarsi) Aspetta! Un momento! Ti darò una copia.

— Bravo! Per farmi dare anche del minchione.

Giordano Mari(impallidisce di nuovo. Guarda, fissa suo fratello) Mi devi giurare che queste lettere non usciranno mai dalle tue mani. A questa sola condizione...

Tancredi(interrompendolo) Le condizioni le metto io, che ti faccio rinnovar le cambiali; e non ne ricevo. C'è poco da scegliere; o dammi le lettere, o niente di fatto!


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