ATTO SECONDO.

ATTO SECONDO.

Spiazzo innanzi alla villa Banti a Monte Porzio. La villa si erge a sinistra, con vestibolo a loggiato. In fondo, e a destra, è tutto alberato. Autunno.

Spiazzo innanzi alla villa Banti a Monte Porzio. La villa si erge a sinistra, con vestibolo a loggiato. In fondo, e a destra, è tutto alberato. Autunno.

LauraeIl Giardiniere Filippo.

Laura è su una sedia a sdrajo, pallida, un po’ molle d’un languore ardente d’inesausta passione; presta ascolto con interesse e, insieme, con un certo turbamento che vorrebbe dissimulare, a ciò che le dice il vecchio giardiniere, il quale le sta presso, in piedi, con un sacchetto a tracolla, un fascetto di ramoscelli sotto il braccio e l’innestatojo in mano.

Laura è su una sedia a sdrajo, pallida, un po’ molle d’un languore ardente d’inesausta passione; presta ascolto con interesse e, insieme, con un certo turbamento che vorrebbe dissimulare, a ciò che le dice il vecchio giardiniere, il quale le sta presso, in piedi, con un sacchetto a tracolla, un fascetto di ramoscelli sotto il braccio e l’innestatojo in mano.

Filippo.

Ma l’arte ci vuole! Se non ci hai l’arte, signora, tu vai per dar vita a una pianta, e la pianta ti muore.

Laura.

Perchè può anche morirne, la pianta?

Filippo.

E come! Si sa! Tu tagli — a croce, mettiamo — a forca — a zeppa — a zampogna — c’è tanti modi d’innestare! — applichi la buccia e la gemma, cacci dentro uno di questi talli qua;

Mostra uno dei ramoscelli che tiene sotto il braccio.

Mostra uno dei ramoscelli che tiene sotto il braccio.

leghi bene; impiastri e impeci — a seconda —; credi d’aver fatto l’innesto; aspetti.... — che aspetti? Hai ucciso la pianta. — Ci vuol l’arte, ci vuole! Ah, forse perchè è l’opera d’un villano? d’un villano che, Dio liberi, se con la sua manaccia ti tocca, ti fa male? Ma questa manaccia.... Ecco qua. Qua c’è una pianta. Tu la guardi: è bella, sì; te la godi, ma per vista soltanto: frutto non te ne dà! Vengo io, villano, con le mie manacce; pare che in un momento t’abbia distrutto la pianta: ho strappato, tagliato, inciso.... — aspetta un poco — e senza che tu ne sappia niente, ti faccio dare il frutto: — Che ho fatto? Ho preso una gemma da un’altra pianta e l’ho innestata qua. — È agosto? — A primavera ventura tu avrai il frutto. — E sai come si chiama quest’innesto?

Laura

sorride triste.

sorride triste.

Non so.

Filippo.

A occhio chiuso! Questo è l’innesto a occhio chiuso, che si fa d’agosto. Perchè c’è poi quello a occhio aperto, che si fa di maggio, quando la gemma può subito sbocciare.

Laura

con infinita tristezza.

con infinita tristezza.

Ma la pianta?

Filippo.

Ah, la pianta, per sè, bisogna che sia in succhio, signora! Questo, sempre. Chè se non è in succhio, l’innesto non lega!

Laura.

In succhio? Non capisco....

Filippo.

Eh, sì, in succhio.... Vuol dire.... come sarebbe?... in amore, ecco! Che voglia.... che voglia il frutto che per sè non può dare!

Laura

interessandosi vivamente.

interessandosi vivamente.

L’amore di farlo suo, questo frutto? del suo amore?

Filippo.

Delle sue radici che debbono nutrirlo; dei suoi rami che debbono portarlo....

Laura.

Del suo amore, del suo amore.... Senza saperpiù nulla, senza più nessun ricordo donde quella gemma le sia venuta, la fa sua, la fa del suo amore?

Filippo.

Ecco.... così! così!

Si sente da lontano, a destra, la voce di Zena, che chiama: “Filippo! Filippo!„

Si sente da lontano, a destra, la voce di Zena, che chiama: “Filippo! Filippo!„

Ah, ecco la Zena col suo figliuolo. Vado ad aprirle!

Corre via, tra gli alberi, a destra.

Corre via, tra gli alberi, a destra.

Laura

resta assorta e ripete tra sè, lentamente, con angoscia d’intenso e disperato desiderio:

resta assorta e ripete tra sè, lentamente, con angoscia d’intenso e disperato desiderio:

Del suo amore.... del suo amore....

DettieLa Zena.

Filippo

dall’interno.

dall’interno.

E vieni avanti! che paura hai?

Rientra in iscena per la destra seguito dalla Zena, che veste a modo delle contadine della campagna romana.

Rientra in iscena per la destra seguito dalla Zena, che veste a modo delle contadine della campagna romana.

Eccola qua. Si vergogna, la sciocca.

Zena.

No. Che m’ho da vergognare? Buon giorno, signora.

Laura.

Buon giorno.

La guarda, forzandosi a dissimulare la disillusione.

La guarda, forzandosi a dissimulare la disillusione.

Ah, sei tu la Zena?

Zena.

Io, signora, sì. Eccomi qua.

Filippo.

Vedi come s’è fatta brutta.... vecchia?

Laura.

No, perchè?

Zena.

Siamo poveretti, signora.

Filippo.

Quanti anni hai? Non devi averne più di venticinque!

Zena.

Tu mi guardi, signora? Eh, tu che non sai, hai forse ragione di meravigliarti. Ma tu, brutto vecchiaccio, che fai il signore qua in villa e sei tutto storto lì, che vuoi mettere? le fatiche tue con le mie?

Filippo.

Oh! oh! Gran fatiche, sì!

Zena.

E cinque figliuoli, signora, chi li ha fatti? Li ha fatti lui?

Filippo

accorgendosi soltanto ora.

accorgendosi soltanto ora.

E come? Sei venuta senza il ragazzo? T’avevo detto di portarlo con te, chè la signora voleva conoscerlo....

Zena.

Non l’ho portato, signora.

Laura.

Perchè non l’hai portato?

Zena.

Ma.... perchè mi lavora il ragazzo, col padre.

Filippo.

E non potevi chiamarlo un momento?

Zena.

Già, davanti al padre, per dirgli che la signora lo voleva qua....

Filippo.

E che c’era di male?

Zena.

Dopo le chiacchiere che ci sono state?

Filippo.

Ma va’! Vuoi che tuo marito pensi ancora a quelle chiacchiere?

Zena.

Non ci pensa, se qualcuno non ce lo fa pensare! — Ma poi che c’entra il ragazzo qua? — Tu che volevi dal ragazzo, signora? — Noi non abbiamo più parlato, da allora.

Laura.

Lo so, lo so, Zena. T’ho fatto chiamare perchè volevo io, ora, parlare con te. Da sola.

Zena.

E di che?

Laura.

Tu va’, Filippo; va’ per le tue faccende.

Filippo.

Vado, sì, signora. Ma la Zena, in coscienza — lasciamelo dire per il male che le voglio — la Zena.... — io sono vecchio e so tutto, di quando lei era qua coi padroni antichi, che aveva appena sedici anni e il signorino non ne aveva neanche venti — non fu mai lei a parlare!

Zena.

Ecco! La verità, signora!

Filippo.

Fu la madre, fu la madre.

Zena.

Ma nessuno ci pensa più, adesso! Neppure mia madre!

Laura.

Lo so, ti dico! Non è per questo, Zena. — Vai, vai Filippo.

Filippo.

Ecco, ecco, me ne vado, sì. — Scusami, signora, se ho parlato. Me ne vado.

Via per la sinistra.

Via per la sinistra.

LauraeLa Zena.

Zena

subito, risentita.

subito, risentita.

È forse venuto qualcuno a mia insaputa, signora, a parlarti di quel ragazzo?

Laura.

No, Zena: nessuno, t’assicuro.

Zena.

Signora, dimmelo! Perchè una parola ebbi allora, quando avrei potuto approfittarmene, senon avessi avuto coscienza — io sola, sai? contro tutti! — e una parola ho anche adesso!

Laura.

Ma no, no, non è venuto nessuno: stai tranquilla. È venuto in mente a me. Così. Perchè mi sono ricordata che, prima di sposare, mi fu detto che mio marito qua, in villa, da giovane....

Zena.

Ma che vai pensando più, signora!

Laura.

Aspetta. Io voglio sapere. Voglio parlare con te, Zena. Siedi, qua, accanto a me....

Indica uno sgabello.

Indica uno sgabello.

Zena

sedendo, impacciata.

sedendo, impacciata.

Ma sai che mi pare tu voglia parlarmi di un altro mondo, ormai, signora?

Laura.

Sì, perchè tu eri tanto ragazza, allora.

Zena.

Oh, una ragazzaccia senza testa! E non ero mica così....

Laura.

Me l’immagino. Dovevi esser bella....

Zena.

Bruttaccia non ero.

Laura.

Ed eri già fidanzata, è vero?

Zena.

Sissignora. Con questo che ora è mio marito.

Laura.

Ah!

Zena

con gli occhi bassi, alza un po’ le spalle e sospira.

con gli occhi bassi, alza un po’ le spalle e sospira.

Eh, signora, che vuoi?

Breve pausa.

Breve pausa.

Laura

quasi con timidezza.

quasi con timidezza.

E lui lo sapeva?

Zena

impronta, ma senz’impudicizia.

impronta, ma senz’impudicizia.

Chi? Il signorino?

Laura.

Sì; che eri fidanzata?

Zena.

Sissignora, come non lo sapeva? Ma era un ragazzo anche lui, il signorino.

Laura.

Sì, ma dimmi....

Zena.

Signora, sono una poveretta; ma credi che se male feci allora, lo feci soltanto a me, e non volli che ne fosse fatto ad altri senza ragione!

Laura.

Ti credo, Zena; lo so. Ma dimmi: ecco, io voglio sapere. “Senza ragione„, hai detto. Ne eri proprio, dunque, così sicura tu?

Zena.

Di che? Che il ragazzo non era del signorino?

Laura.

Ecco, sì. Perchè, tu sai, tante volte.... avresti potuto tu stessa essere in dubbio.

Zena

la guarda, sorpresa, scontrosa; poi si alza.

la guarda, sorpresa, scontrosa; poi si alza.

Perchè mi fai codesto discorso, signora?

Laura.

No. Perchè ti turbi? Siedi, siedi....

Zena.

No, non siedo più.

Laura.

Vorrei saperlo perchè.... perchè sarei.... sarei contenta che tu mi dicessi....

Zena

la guarda, sorpresa, scontrosa; poi si alza.

la guarda, sorpresa, scontrosa; poi si alza.

Che il ragazzo era del signorino?

Laura.

Tu non hai nessun dubbio?

Zena

seguita a guardarla male, poi, come per richiamarla a sè:

seguita a guardarla male, poi, come per richiamarla a sè:

Signora....

Laura

ansiosa.

ansiosa.

Di’ di’....

Zena.

Tu dovresti esser contenta, mi pare, di quello che ho sempre detto!

Laura.

Se ne sei proprio certa....

Zena

seguita a guardarla male, poi, come per richiamarla a sè:

seguita a guardarla male, poi, come per richiamarla a sè:

Bada, signora, che la povertà è cattiva consigliera.

Laura.

Ma no: perchè io anzi, ora, alla tua coscienza mi rivolgo, Zena!

Zena.

La mia coscienza, lasciala stare. Parlò allora, la mia coscienza, e disse quello che doveva dire.

Laura.

Proprio la tua coscienza? Ecco, vorrei saper questo! Eri così giovine, inesperta.... E, forse per timore....

Zena

ride, quasi con ischerno.

ride, quasi con ischerno.

Ma sai che tu mi stai parlando adesso, come mi parlò mia madre, allora, quando s’accorse del signorino? Proprio così mi disse: ragazza.... inesperta.... se non avevo almeno qualche dubbio.... se non negavo per timore....

Laura.

Anche tua madre, vedi?

Zena.

Ma di mia madre lo capisco. Il male me l’ero già fatto, con quell’altro; se ne voleva approfittare. Ma tu perchè, signora, adesso, dopo nove anni, mi vieni a riparlare di quel ragazzo?

Laura.

Perchè.... perchè so, ecco.... so che tuo marito pretese, allora, del denaro, per sposarti.

Zena.

Ah, per questo? Ma si sa, signora! Non erapovero per niente.... Mia madre lo mise su, facendo sapere a tutti del signorino. Non mi voleva più sposare, pur sapendo bene che il figliuolo era suo. C’era da spillar danaro, qua, dai signori; e se ne volle anche lui approfittare. E bada che se ora viene a sapere che a te piacerebbe

La guarda in un modo ambiguo e provocante.

La guarda in un modo ambiguo e provocante.

— chi sa perchè.... — che io avessi ancora qualche dubbio....

Laura.

Ah! Tu mi fai pentire d’aver voluto parlare con te a cuore aperto, per uno scrupolo che non puoi neanche intendere!

Zena.

E chi sa? Forse t’intendo, signora; non ti pentire!

Laura.

Che cosa intendi?

Zena.

Eh, siamo furbi noi contadini! Vedo che ti piacerebbe che tuo marito avesse avuto un figlio con me. Ebbene, io ti dico questo soltanto: che io, contadina, il figlio lo diedi a chi ne era il padre vero. — Ah, eccolo qua, il signorino....

Si trae indietro, a testa bassa.

Si trae indietro, a testa bassa.

GiorgioeDette.

Laura, appena vede entrare Giorgio, balza in piedi tutta fremente e corre ad aggrapparsi a lui in una crisi di pianto.

Laura, appena vede entrare Giorgio, balza in piedi tutta fremente e corre ad aggrapparsi a lui in una crisi di pianto.

Laura.

Giorgio! Giorgio! Ah Giorgio mio!

Giorgio

soprappreso, premuroso, non badando a Zena.

soprappreso, premuroso, non badando a Zena.

Ebbene? Che cos’è?

Laura.

Niente.... niente....

Giorgio.

Ma tu piangi?

Laura.

Niente.... no....

Giorgio.

Come no? Che è stato?

Laura.

Niente, ti dico.... Così! La sorpresa.... Non t’aspettavo così presto di ritorno....

Zena.

Io me ne vado, signora. Addio, eh?

Laura.

Sì, sì, va’, puoi andare, Zena!

Zena, via per la destra.

Zena, via per la destra.

LauraeGiorgio.

Giorgio

sorpreso, addolorato.

sorpreso, addolorato.

Ma come? tu parlavi con.... Che forse è venuta a dirti qualche cosa?

Laura

subito, negando con forza.

subito, negando con forza.

No, no! Ma che! Nulla! Non ci pensa più!

Giorgio.

E perchè è venuta qua, allora?

Laura.

No, non è venuta lei; l’ho fatta chiamare io.

Giorgio.

Tu? E perchè?

Laura.

Per un capriccio.... per una curiosità....

Giorgio.

Hai fatto male, Laura! Non dovevi farlo.

Laura.

Ne parlò Filippo.... così, per caso.... E mi venne desiderio di conoscerla, ecco. Ma come l’ho veduta....

Giorgio.

Ti avrà detto però qualche cosa....?

Laura.

No, niente! Sai pure che negò sempre!

Giorgio.

Sfido! Volevano fare un ricatto!

Laura.

Lei, no! La madre. Me lo disse, difatti.

Giorgio.

Ma tu perchè, allora, hai pianto?

Laura.

Non per lei! non per lei! È stato.... te l’ho detto.... non so perchè, appena t’ho visto all’improvviso.... È per quello che io sento, Giorgio....E vedi che rido, ora, poichè tu sei qua di nuovo, con me....

Giorgio.

Hai pur detto tu stessa che non m’aspettavi così presto di ritorno....

Laura.

Sì, è vero. Ma ho tanto sofferto, sai? a restar sola! Ho bisogno di te, tanto! Che tu mi tenga così, stretta così, senza più staccarti da me, mai, mai!

Giorgio.

Ma io sono andato per te, Laura mia....

Laura.

Lo so, sì, è vero!

Giorgio.

Vedi come sono fredde queste tue manine? T’ho portato da ricoprirti bene. Siamo scappati qua tutt’a un tratto. È volato più di un mese. È venuto il freddo....

Laura.

Ma staremo qua ancora! Sarà più bello, ora, qua, soli soli.... Tu non hai paura del freddo, è vero?

Giorgio.

No, cara.

Laura.

Non devi aver paura con me....

Giorgio.

Ma io ho avuto paura di te, cara!

Laura.

Non dirmi “cara„ così!

Giorgio.

Come vuoi che ti dica?

Laura.

Laura.... come sai dirlo tu.

Giorgio.

Ebbene, Laura....

Laura.

Così! Mi piace guardarti le labbra quando stacchi le sillabe.

Giorgio.

Perchè? Come le stacco?

Laura.

Non so.... Così....

Giorgio.

Laura mia....

Laura.

Tua, tua, sì! Ah, non puoi immaginarti come,ora! E pure vorrei ancora di più! Ma non so come!

Giorgio.

Ancora di più?

Laura.

Sì, ancora più tua — ma non è possibile! Tu lo sai, è vero? lo sai che di più non è possibile?

Giorgio.

Sì, Laura.

Laura.

Lo sai? Di più, si morirebbe. Eppure ne vorrei morire.

Giorgio.

No! Che dici?

Laura.

Per me dico; per non esser più io.... non so, una cosa che senta ancora minimamente di vivere per sè.... ma una cosa tua, che tu possa fare più tua, tutta del tuo amore, del tuo amore, intendi? tutta in te, così, del tuo amore, come sono!

Giorgio.

Sì, sì, come sei! come sei!

Laura.

Tu lo senti, è vero? lo senti che sono così, tutta del tuo amore? e che non ho per me piùniente, niente, nè un pensiero, nè un ricordo per me, di nulla più.... tutta, assolutamente tua, per te, del tuo amore?

Giorgio.

Sì, sì!

Laura, che ha proferito le parole precedenti con la più immedesimata intensità, che è quasi il succhio della pianta di cui le ha parlato il giardiniere, si fa pallidissima, sorridendo di un sorriso che vanisce nella beatitudine di un deliquio, e gli appoggia la fronte sul petto.

Laura, che ha proferito le parole precedenti con la più immedesimata intensità, che è quasi il succhio della pianta di cui le ha parlato il giardiniere, si fa pallidissima, sorridendo di un sorriso che vanisce nella beatitudine di un deliquio, e gli appoggia la fronte sul petto.

Laura?

Laura.

Ah?

Giorgio.

Oh Dio! Laura! Che hai?

Laura.

Nulla.... nulla....

Sorride, levando il volto.

Sorride, levando il volto.

Vedi? Nulla.

Giorgio.

Ma ti sei fatta pallida!

Laura.

No; non è niente.

Giorgio.

Sei tutta fredda! Siedi, siedi!

Laura.

Ma no.... Non mi dare ajuto.... Tu non capisci....

Giorgio.

Che cosa?

Laura.

Che è così.... che è così....

Giorgio.

Che cosa è così?

Laura.

Che io sono tutta del tuo amore — così!

Giorgio.

Ma sì, siedi.... siedi qua...

Laura.

L’ho toccata qua sul tuo petto.... per un attimo, congiunta...

Giorgio.

Che cosa?

Laura.

Sì, col tuo amore e col mio, congiunta, sul tuo petto per un attimo — la vita.

Giorgio.

Ma che dici?

Laura

ha un brivido violento che la scuote tutta e di nuovo la costringe ad aggrapparsi a lui.

ha un brivido violento che la scuote tutta e di nuovo la costringe ad aggrapparsi a lui.

Oh Dio!

Giorgio

sorreggendola.

sorreggendola.

Ma tu ti fai male! Che hai?.... Che hai?....

Laura.

Niente. Un po’ di freddo. Un po’ di smarrimento.

Giorgio.

È troppo, vedi! Ti sei troppo....

Laura

subito, con ardore quasi eroico.

subito, con ardore quasi eroico.

Sì, ma voglio così!

Giorgio.

No, così è male! No.

Le prende il volto fra le mani.

Le prende il volto fra le mani.

Tu sei il mio amore; ma io non voglio, non voglio che tu ne abbia male!

Laura

bevendo la dolcezza delle parole di lui.

bevendo la dolcezza delle parole di lui.

No?

Giorgio.

No, non voglio! Vedi? I tuoi occhi....

S’interrompe vedendosi guardato in un modo che gli fa perdere la voce.

S’interrompe vedendosi guardato in un modo che gli fa perdere la voce.

Laura

seguitando a guardarlo, quasi provocante.

seguitando a guardarlo, quasi provocante.

Di’.... parla, parla....

Giorgio

ebbro.

ebbro.

Dio mio, Laura....

Laura

ridendo, gaja.

ridendo, gaja.

I miei occhi? Ma guarda, guarda.... Non vedi che ci sei tu?

Giorgio.

Lo vedo. Ma tu ridi....

Laura.

No, no, non rido più!

Giorgio.

È per te, bada!

Laura.

Sì. Basta. Siamo buoni, ora! Siedi, siedi qua anche tu: ti faccio posto!

Nella sedia a sdrajo.

Nella sedia a sdrajo.

Giorgio.

No, siedo qua allora!

Indica lo sgabello.

Indica lo sgabello.

Laura

si alza dalla sedia a sdrajo.

si alza dalla sedia a sdrajo.

No, qua.... e io, così.

Gli siede sulle ginocchia.

Gli siede sulle ginocchia.

Giorgio.

Sì, sì.

Laura.

No, buoni! Di’, sei passato dalla mamma?

Giorgio.

Sì, ma non l’ho trovata.

Laura.

Non hai veduto neanche Giulietta?

Giorgio.

Era uscita con la mamma.

Laura.

E non t’hanno detto nulla a casa?

Giorgio.

No, nulla. Perchè?

Laura.

Perchè ho telefonato di qua alla mamma.

Giorgio.

Tu? Stamattina?

Laura.

Sì.

Giorgio.

Per me? Volevi forse qualche cosa?

Laura.

No. Mi sono sentita un po’ male.

Giorgio.

Ah sì? Quando?

Laura.

Poco dopo che sei andato via tu. Quando mi sono levata. Ma nulla, sai? È passato!

Giorgio.

Che ti sei sentito?

Laura.

Nulla, ti dico. Non so. Mi son sentita mancare, appena mi sono alzata. Un momento, sai? Ecco, come dianzi!

Giorgio.

E hai telefonato alla mamma per il medico?

Laura.

No! Che medico! Per te. Per dire a te, che tornassi presto. La mamma mi rispose, che avrebbe fatto venire il dottor Romeri con te.

Giorgio.

Ma non m’ha detto niente nessuno!

Laura.

Meglio così! È stata una pensata della mamma. Io mi sono opposta. Le ho ripetuto dieci volte che non ce n’era bisogno! Ma sai com’è la mamma? Ho paura che ce la vedremo spuntare da un momento all’altro, qua, col dottor Romeri.

Giorgio.

E sarà bene! così vedrà....

Laura.

Ma no! Che vuoi che veda! Io avevo bisogno, che tornassi tu, presto! Sei tornato. Basta.

Giorgio.

Ma forse il medico....

Laura.

Che vuoi che mi faccia il medico? Bada: se viene, non mi faccio neanche vedere!

Giorgio.

Ma perchè?

Laura.

Perchè no! Non mi faccio vedere. O se no, guarda: gli parlo così


Back to IndexNext