DOCUMENTO LVIII.

1673. Luglio.

Relazione presentata al senato dal dragomanno Fortis intorno al colloquio da esso tenuto coi padri domenicani venuti dalla Persia.

Relazione presentata al senato dal dragomanno Fortis intorno al colloquio da esso tenuto coi padri domenicani venuti dalla Persia.

Serenissimo principe,

Avendo fatta istanza i padri domenicani, venuti dalla Persia, a voler conferire con me Pietro Fortis, alcuni particolari da portarsi alla notizia di Vostra Serenità, ne diedi parte agli ecc. Savj dai quali comandato di riferire tutto ciò che dai medesimi sarà rapportato, dissero:

Che il viaggio loro benchè sia stato lungo, ad ogni modo questi tre anni non sono stati spesi sempre nel cammino, ma bensì per esser stati fermati nelli confini della Persia e Moscovia 22 mesi continui, per causa delle guerre con alcuni ribelli del moscovita, e che fu comandato alli medesimi padri dallo stesso re con ordine espresso di non progredire il viaggio se prima non ricevevano altre commissioni, dubitando che arrestati o svaligiati in qualche parte per le turbolenze insorte potessero perdersi le lettere che tenevan per la Serenità Vostra e per altri principi.

Furono fermati medesimamente in Polonia più di tre mesi, non permettendoli di passar oltre quei comandanti, e ciò per non aver lettere del re di Persia dirette a quelli; ma capitato poi l'ambasciatore Polacco, si levarono di là e proseguirono il loro cammino.

Nel discorso che tenne il medesimo re di Persia con l'arcivescovo di Naschirvan prima della loro partenza, fu sopra ogni altro principe della cristianità esaltato il nome della Serenissima Repubblica di Venezia, riguardevole a tutto il mondo, ma particolarmente per aver sola contro la potenza dell'ottomano imperio, non solo sostenuti gli incontri tanti anni, ma desertati tanti paesi, ed ottenute tante vittorie contro il medesimo, colla distruzione delle sue armate marittime, il che ha reso stupore a tutto l'universo. Dagli avvisi che capitarono in Persia si seppe la pace seguita, e sebbene l'isola di Candia rimase in potere del Turco, fu però col cambio di altri Stati e particolarmente di alcune piazze invece dell'isola predetta, rimaste sotto il comando della Repubblica. Ma che però la pace non poteva sussistere stantechè i principi cristiani avrebbero mosse le armi alTurco per la ricupera del detto regno. Esser molto tempo che il Persiano nutrisce stimoli di vendetta contro l'Ottomano; ma la tregua seguita fra loro nella presa di Babilonia, di 30 anni, con giuramento solenne lo obbligava all'osservanza. E benchè spirata sette anni orsono, furono tante le cause di ambe le parti che si prorogò da se stessa; perchè il Persiano occupato nella guerra con il Magor per la contesa di Conducar, fortezza di considerazione nei loro confini, ed il Turco impegnato in quella di Candia, fu cagione che ambidue simularono l'odio implacabile che verte tra queste due nazioni; ma l'assunzione al trono del regnante re d'età d'anni 28, con desiderio di riavere il perduto e restituire al nome persiano l'antico splendore, che sempre nei tempi andati fu superiore al Turco, lo stimula ad una generosa risoluzione, annuendo pure alla sua inclinazione i governatori delle provincie, nelle quali sono investiti dalli re in forma di feudo e vi continua la successione nei loro posteri, non come i bassà dell'Ottomano che di niente e senza meriti vengono innalzati al comando il quale appena principiato svanisce, e finisce senza memoria e senza posterità.

Vive dunque nella Persia la brama di cimentare le armi contro il Turco, e si andava disponendo l'armamento con gran coraggio, essendo capitati avvisi ai detti padri in Polonia della mossa di 60,000 cavalli con altri ancora che si attendevano dalle provincie più lontane, oltre la provisione che si faceva di fanteria, benchè lo sforzo di quella milizia consiste nella cavalleria. Essersi già pubblicamente promulgala la intenzione del Persiano, disponer l'armi contro l'Ottomano; essere seguite alcune fazioni nei confini di Erivan. La ribellione di un bassà turco, ricoveratosi sotto il Persiano, e mediante quella di un comandante persiano portatosi nello stato del Turco colle continue scorrerie che si fanno in quei confini, come pure la invasione dei cosacchi con saiche nelle paludi del mar Nero verso la Tana, che obbligava il Turco a spedir colà l'armata di galere. L'unione poi del Moscovita e del Polacco contro del medesimo Ottomano, lo potrà metter in grande apprensione, poichè l'invasione che possono far nel mar Nero, con il mezzo dei cosacchi con le saiche in forma di barche armate con 70 o 80 soldati armati per ciascheduna può opprimerlo molto, mentre lo sforzo dell'alimento di Costantinopoli d'altra parte non gli è permesso, che da quel mare, poco d'altrove avendone rispetto al bisogno di una così grande e popolosa città. Le qual saiche possono con facilità impedire alli vascelli che transitano per quel mare l'ingresso nel canale di Costantinopolicome altre volte è seguito, e che pose in gran costernazione il Turco; sicchè invaso nel mar Nero, molestato per terra nelle Provincie di Valacchia, Moldavia e Transilvania, possono senza difficoltà gli aggressori inoltrarsi fino a Costantinopoli, non vi essendo fortezze nè passi che lo impediscano, per aver anco uniti al loro partito buona parte di quei tartari che non obbediscono al gran Khan di Tartaria e che solo mirano al loro provecchio colla speranza di gran bottino.

L'esibizione del re di Persia fatta alla Serenità Vostra non essere senza gran fondamento, mentre stimate da lui queste forze nella cristianità maggiori di qualsiasi altro principe, si prefigge che possono far molto per mare e reprimere qualsivoglia tentativo del medesimo, perchè oppresso per terra dall'esercito polacco e moscovita, invaso dai medesimi nel mar Nero, che sarebbe un trafiggerlo nelle viscere più interne, assalito dal Persiano nell'Asia, e lontano dalli soccorsi, combattuto nel mar Bianco dalle armi di Vostra Serenità, portandosi le armate fino ai castelli dello stretto, caderà inevitabilmente quella potenza che con tirannide possede tanti regni e che va occupando alla giornata li Stati altrui.

Essere il Persiano propenso molto nell'incontrare le soddisfazioni della Serenissima Repubblica, e va meditando il modo di far conoscere il suo desiderio e di impiegare le sue armi a pro di questa, facendo gran capitale della medesima, per il beneficio che ponno ricevere con tale unione gli interessi di quella corona, come pure la Serenità Vostra.

Ma perchè quel principe non è come gli altri più vicini, e che si internano cogli avvisi nel comprendere lo stato degli altri, sarebbe molto giovevole agli interessi di Vostra Serenità e della cristianità tutta, che si compiacesse spedire qualche persona pratica a quel re colla istruzione di quello che ricerca lo stato presente delle vicende che corrono: perchè nè il vescovo suaccennato, nè altri di quel paese non avendo il filo e la notizia delle cose d'Europa, e di quello ricerca il bisogno non ponno e non sanno rappresentare a quel re, benchè istrutti, una minima parte di quello che farebbe una persona versata in affari simili, perchè al sicuro indurrebbe quel re a deliberazioni molto giovevoli alla cristianità e sarebbe gradita al maggiore segno, essendo stato già in altri tempi fatta simile spedizione dalla Serenità Vostra, come pure capitarno qui ambasciatori di quel re.

E perchè la mossa delle armi persiane contro il Turco può causareche resti preclusa la via al commercio per la Turchia delle merci che capitano a questa piazza dalla Persia, si potrebbe, come il re lo desidera, avere reciproco concorso colle flotte da Ormuz o d'altra scala in fino Moscovia, e di là poi con le carovane per terra per la Polonia e la Germania la condotta delle sete e d'altre merci preziosissime, le quali si porteranno dai medesimi Persiani in questa città con più sicurezza, per mutarle in tante pannine d'oro e di seta e d'altre merci, come si praticava prima simile condotta con le navi d'Aleppo d'altro scalo delle Sorie; perchè se gli Olandesi e gli Inglesi ne vorranno, capiteranno in questa città a comprarne, e non avranno per l'avvenire quelle forme così vantaggiose da loro praticate nella compreda delle medesime sete a loro piacimento, per non saper quei popoli altrove esitarle, e lo facevano a vilissimo prezzo.

Tanto mi dissero di portare alla notizia delle EE. VV. in ordine a quello è stato loro comandato.

Reg. Esp. Princ. pag. 43.

1673, 23 luglio, in Pregadi.

Al re di Persia.

Dai padri domenicani in Europa spediti da monsignor reverendo arcivescovo di Naschirvan, ci sono state rese in questi giorni lettere di V. M. ricevute da noi con quel contento che può esser ben concepito dalla conoscenza della stima rispetto ed affettuosa osservanza professata sempre dalla Repubblica nostra alla sua serenissima casa, e continuata alla sua imperiale persona, secondo l'istituto dei maggiori nostri, dell'assunzione della quale al trono colle più cordiali espressioni dei nostri cuori, ce ne rallegriamo; come alla perdita della Maestà del padre, contribuimo affettuoso sincero compatimento, consolandosi nel vederla compensata colla successione di sì degno erede, d'ogni più squisita prerogativa adornato. Li favori dalla M. V. impartiti nei suoi felicissimi Stati a monsignor vescovo di Naschirvan ed ai cattolici con il riguardo di esimerli da ogni aggravio, che da tenue volontario solo all'imperial cassa, è degno effetto della sua generosità, che obbligando noi a' più sinceri ed efficaci rendimenti di grazie,impetrerà dal grande Iddio alla degnissima persona e casa di V. M. la affluenza d'abbondanti concorsi di prosperi eventi, al singolar merito che la adorna corrispondenti ed adeguati. A' sudditi però di codesto serenissimo imperio saran nei stati nostri sempre e per propension propria nostra, e per corrispondere alle cortesissime deliberazioni sue, prestato ogni miglior trattamento, assistiti li mercanti nei loro negozi, e fattegli godere tutte le prove di affetto e dilezione, e quanto più abbondante sarà il loro concorso sarà tanto maggiore il nostro godimento, di poter con più copiosi effetti far conoscere la stima che per Vostra Maestà havemo, ed il desiderio di comprobargliela con effetti. Con grandissimo sentimento si ricevono pure li cortesi sensi della M. V. verso le cose pubbliche, che ad ogni occorrenza saran sempre corrisposti dalla Repubblica nostra con pari affetto e propensione alle grandezze e vantaggi del suo serenissimo dominio.

Terminando le presenti col pregar a V. M. copiose prosperità e grandezze con incremento di gloriosi successi e lungo corso di anni felici.

E da mo sia preso: che nel darsi nel collegio le lettere ai padri domenicani pel re di Persia, sian dal Serenissimo Principe spese parole che indicando la stima delle lettere e persona reale, dichiarino soddisfazione e godimento per le loro espedizioni verso monsignor vescovo di Naschirvan che li ha mandati.

Sia pur deliberato che a' padri predetti che sono due con li compagni sia pagato il viaggio sino a Fiorenza che importa ducati cinquanta. Ed alli stessi, delli danari della Signorìa nostra sien dati in dono scudi d'argento cento per una volta tanto, che doveran esserli fatti capitar dalli Savi del collegio con la notizia del deliberato per il viaggio, come meglio loro parerà.

PadavinSeg.

Senato Corti.

1695, 4 giugno.

Al re di Persia.

Quanto ha sempre la Repubblica nostra tenuto in considerazione di veri amici, e quanto ha professato di affetto e di particolarissima stima a tutti li degnissimi progenitori della M. V., altrettanto conosce opportuno e convenevole nella esaltazione di sua persona presentemente al dominio di codesto celebre regno, portargliene un pieno testimonio con esprimergliene il contento del Senato di veder appoggiata la mole del governo alla grande sua direzione, che tale viene a ripeterlo il mondo tutto per le doti singolari che la adornano e che sono universalmente acclamate.

A questo sentimento di nostra sincera inalterabile osservanza, non potemo non unire quelli delle speranze che giustamente concepimo, nella costanza e nel vigore coi quali da noi si versa, con profusioni d'oro e di sangue, per far argine alle vaste immagini della potenza ottomana di predominare l'universo intiero, veder anco dal canto della M. V. date le mosse ai proprii vittoriosi eserciti contro sì potente inimico, per tener abbassato non solo il di lui fierissimo orgoglio, ma per restituire a codesta corona quei stati che con violenta ed ingiusta usurpazione gli sono stati dal medesimo smembrati, onde vagliano le glorie di V. M. a divertire le vessazioni comuni, augurando noi al suo grande merito li avvenimenti più fortunati e le felicità più desiderabili, congiunte con lunghezza d'anni.

Senato Secreta.

Sia lodato il grande Iddio,Sia sempre benedetto il nome del potente Iddio,Sia lodato e salutato il profeta Macometto et suoi seguaci.

Al sublime, eccelso, magnanimo signore, imperatore e monarca, supremo duce, glorioso, trionfante, cospicuo tra i più grandi imperatori. A voi che siete il re più potente fra i nazareni credenti, ed arbitro degli affari tra i più maestosi principi della religion del Messia e di tutto l'imperio della cristianità, quello che porta sopra il capo la corona universale e possiede la fortuna di Alessandro Magno, possessore del manto della gloria concessa ab eterno dalla maestà del sommo e potente Dio, signore che viverà in tutti i secoli glorioso e trionfante, che così le viene da noi augurato con tutta la credenza maggiore.

Si porta li più sinceri, amichevoli, cordiali ed affettuosi saluti quali possono derivare dalla corrispondenza pronta di buon amico. Dopo di che si notifica alla S. V. e grandezza esserci pervenuta una lettera scritta dalla sua magnanimità e presentataci in ora propizia da Antonio Doni, il quale ha in tutti i numeri adempiuto il comando che dalla sua sublimità gli è stato commesso, e dal quale ci è stata con tutte le forme più efficaci rappresentata la buona disposizione che la grandezza sua si compiace conservare verso di noi.

In quanto a quello si pratica in questo stato intorno al succedere all'eredità delle facoltà dei fratelli, cioè quando un armeno abbracci la legge maomettana, è costume sempre mai continuato e però tale essendo non si può alterare la legge antica: così lo rappresentiamo alla sua notizia poichè costà non può esser cosa alcuna a lei nascosta; tuttavolta per levare qualsisia inganno o pregiudizio dei medesimi si daranno ordini espressi ai giudici cui spetta, acciò questa nazione non abbi a soggiacere ad alcuna molestia, ma solo a quello comandano le leggi antiche, e ciò sarà fatto e intanto se ci sarà dato il modo di manifestare sempre più la nostra cordiale e sincera amicizia colla Ser. V. capitando qui alcuno dei suoi sarà in tutti i numeri ben visto, se li somministrerà ogni aiuto e si procurerà di fare il possibile acciò si adempisca la volontà della sua grandezza. Tanto desideriamo di corrispondere alle sue cordiali espressioni chesi è compiaciuta darcene nelle sue lettere, le quali da noi al maggior segno sono desiderate, acciò sempre resti ferma e radicata questa buona corrispondenza, che come tale viene da noi sempre promessa, e per il resto il grande Iddio sii quello che prosperi e rendi fortunato il suo stato ed imperio.

Sigillo:Il servo di Dio,Abbasre di Persia.

Liber dominorum, Arch. gen., la sola traduzione.

1663, 29 decembre.

Al re di Persia.

Fra le glorie più insigni della M. V. quella particolarmente risplende della bontà colla quale si degna di riguardare ed amare li proprii sudditi; nè essendo li cattolici commoranti sotto il felice suo impero niente meno divoti ed affezionati alla di lei corona di quello sieno gli altri, a ragione si persuadono e promettono ogni favore. Di qui è però che dovendo la M. V. essere supplicata dal padre fra Antonio Fassi domenicano vicario generale in Oriente di una grazia a favore dei medesimi, come essi se la persuadono dalla generosità del di lei animo, così la Repubblica nostra, che professa grande osservanza verso il suo cospicuo nome e che tiene tanta parte nel vantaggio del cristianesimo, viene ad intercedere con tutta la sua svisceratezza dell'animo per la medesima, il che non anderà disgiunto dai riguardi del vantaggio della sua corona, e sommamente obbligherà la Repubblica stessa, la quale brama che dalla M. V. sia prestato cortese l'orecchio al padre suddetto in ciò che le rappresenterà in ordine alla suddetta istanza. E qua alla M. V. bramando gli incrementi delle maggiori felicità, gli auguriamo felice e prospero il corso degli anni.

Tommaso PizzoniSeg.

Questa raccomandazione è stata chiesta dal granduca di Toscana per mezzo del suo residente a Venezia Celesi; il quale fatto venire in collegio nel 29 decembre ebbe oltre questa lettera un'altra pel granduca, acciò il padre Fassi per incarico di quello sostenesse in Persia gli interessi della causa comune, rispetto agli impegni colle armi turchesche in Ungheria, invitando lo shàh a coglier l'occasione di riacquistare alla propria corona l'antico patrimonio.

Senato Corti, Reg. 40 e Filza 59.

18 luglio 1669.

Serenissimo Principe,

Quelle insegne gloriose che tiene spiegate la Serenità Vostra a difesa della cattolica religione sono tante ali della fama, che pubblicano le glorie di questa Ser. Rep. anco nelle più remote parti del mondo. Di qui è che per interceder l'alto patrocinio di V. S. sin dalla Persia son quì venuto; io Arachieli arcivescovo armeno servo umilissimo di Vostra Serenità.

Fiorisce in quelle parti tra le spine del maomettanismo la cattolica religione, e quei poveri cristiani bramano erigere nella città di Erivan una chiesa, e la pietà del sommo Pontefice è concorsa a scrivere al re di Persia perchè permetta questa erezione. Il stesso breve pontificio, accompagnato da molti testimoniali di quello eminentissimo porporato, humilio alla Serenità Vostra per comprobazione del tutto, e la supplico col solito di sua cristiana carità accompagnarmi anch'essa con sue lettere al re di Persia, acciò mediante le alte intercessioni della Serenità Vostra più facile riesca la permissione della erezione.

Humiliato pure imploro gli effetti della pubblica real munificenza, che valgano a sovvenirmi in un così lungo e disastroso viaggio, accertando la Serenità Vostra che così io nei miei sacrifici, come tutti quei poveri cristiani porgeremo fervide le preci alla Divina Maestà, perchè conceda vittorie e palme alle armi gloriose della Serenità Vostra. Grazie.

Senato Corti, 83.

1669, 20 julii in Senatu.

Ad Persarum Regem.

Pietatis impulsu digne excitatus venerabilis archiepiscopus Arachielis armenus prolixo plane despecto itinere Romam adiit, ubi humanitate ac virtute emicans vir habuit consequi apud Maiestatem Vestram officiosas ac enixas summi Pontificis commendatitias, ut generose ac perlibenter ipsi eadem largiatur facultatem construendi ecclesiam in civitatem de Erivan in cultum erga Deum et in Christi fidelium solatium qui illic incolunt. Eundem ergo huc perventum comiter excipimus cura suavitatis et honesti gratia ingenii causa, tum honoris, quo ipsum idem summus Pontifex suarum litterarum commenta prosecutus est, et ipsi Archiepiscopo nostrarum ibidem commendationum cupiditate flagranti, grato animo condescendimus, eas perlibenter concedendo, presertim ob sic nobis oblatam opportunitatem in Majestatis Vestrae memoriam redigendi veterem nostram observantiam. His igitur enixe rogamus, ut benigne de erectione eiusdem templi sua regia voluntas assentiatur, quam ipse Archiepiscopus suppliciter implorabit, non temere credentes Maiestatem Vestram consueta mira clementia imperturam hoc gratiae; quod certo fiet non absque sui nominis praeclarissimi gloria quae ab avectione divini cultu sibi emanavit, et inde magnus ad sua pristina erga nos studia cumulus accedet. Hoc interitu a Deo summopere petimus ut satis longum vitae spatium M. V. peragat et omnia sibi feliciter eveniant.

E da me sia preso che del danaro della Signorìa Nostra sia dato in dono per una volta tanto ducati cento buona valuta al sopradetto arcivescovo armeno.

Lodovico FranceschiSegretario.

Senato Corti, 83.

Sia glorificato il nome di Dio.

Silvester Valerius,

Adorno di felicità, principe confederato e grande di Venezia e delli stati Bergamasco, Cremasco, Bresciano, Veronese, di Padova, del Polesine, del Cadorin, dell'Istria, della Dalmazia, d'Epiro, Lesina, Corfù, Cefalonia, Zante, Cerigo, Candia, Micone, del Vicentino, del Trevisano, Feltrino, Bellunese, Cherso, Arbe, Chersoneso, ecc. Siccome colle espressioni fregiate dell'amicizia e buona corrispondenza mi portate le notizie ripiene di congratulazione e testimonianza di affetto per la assunzione mia disposta dalla divina Provvidenza al trono monarcale ed ornamento del mondo, così bramo di accudire in questo tempo con diligenza acciò possa riescir bello e fruttifero il fine; e che un albero piantato di primavera faccia confidare un buon autunno nella raccolta dei suoi desideri.

Si dissiparono poi in un istante le nubi ai raggi luminosi della pace ed amicizia con la partecipazione favorevole del vostro ben stare ed abbondante del genio vostro sincero verso di me, assieme con le vaste idee che nutrite per l'avanzamento a gradi maggiori che io ve lo prego dal creatore, ed assicuro che dal mio canto si avrà sempre riguardo a quello concerne alla grandezza e dominio del mondo.

Intanto vi desidero un fine propizio ed una vita coronata di vittorie ed aiuto eterno, come pure la continuazione della vostra colleganza. Ed augurando al vostro dominio e governo potenza e fine fortunato, prego Dio vi concedi il suo perdono.

Con tali caratteri invia e rappresenta la dichiarazione della sua sincerità il servo dell'Altissimo.

Sigillo—Sultan HuseimMonarca universale figlio di Suleiman.

Questa traduzione è del dragomanno Fortis; l'originale ed il sigillo, fotografati, stanno a pag.1e55della presente memoria.

1697, 15 marzo, in Pregadì.

Al re di Persia.

Passa negli stati felici di V. M. mons. rev. fra Pietro Paolo Palma carmelitano scalzo arcivescovo d'Ancira, per affari incaricatigli dal nostro sommo pontefice, e sebbene siamo certi che per le distinte condizioni di virtù e di merito che adornano questo degno soggetto, sarà benignamente accolto coi suoi compagni dalla bontà della Maestà Vostra, non lasciamo di raccomandarglielo, come pure li suoi negozi che anderà maneggiando, e stessamente monsignor Elia pure carmelitano scalzo, e tutta questa esemplar religione.

Confidiamo nell'animo invitto e grande di Vostra Maestà che queste nostre raccomandazioni saranno gradite dal suo molto stimato affetto, mentre noi siamo pronti a dare alla Maestà Vostra in tutti gli incontri vere prove dell'osservanza nostra sincera verso la reale persona di Vostra Maestà, a cui bramiamo incrementi sempre maggiori di gloria in anni lunghi di felicissima vita.

L. S.Michel MarinoSegretario.

Filza Roma ordinaria, 1697.

1718, 23 decembre, in Pregadì.

Al re di Persia.

Dar cuore magnanimo dei gloriosi predecessori di Vostra Maestà e dall'imperiale benignità sua, protetta sempre egualmente la cattolica religione nei suoi felicissimi stati, riesce alla stessa tanto più sensibile il vedersi perturbata, quanto più lontani dalla regia sua mente son li disordini arrivati a Tiflis in Georgia ad istigazione delpatriarca armeno e di un certo Minas Vartutier, con danno personale dei cappuccini missionari e d'altri armeni cattolici e collo spoglio della loro chiesa.

Quanto degno è l'oggetto di presentarsi all'animo retto e pietoso di Vostra Maestà per esigere gli effetti della sua imperiale giustizia, altrettanto forte è il motivo che move gli animi del senato ad avanzarle le proprie premure, onde con ogni maggiore efficacia preghiamo la Maestà vostra a degnarsi di porger sollievo agli oppressi cogli ordini opportuni, affinchè cessino gli insulti e le animosità, e sia restituita la cattolica religione nella sua pristina quiete. Mentre però in favor della istanza parla con vigor sufficiente l'equità, ed essendo certo il senato che questo titolo sarà motivo bastante per meritarsi l'imperial sua protezione: così non ci resta che ravvivare con tale incontro alla Maestà Vostra l'antica stima ben distinta e la osservanza affettuosa che la Repubblica nostra professa alla serenissima sua casa ed imperiale persona, e pregare il grande Iddio che sopra di essa diffonda le grandezze e prosperità più copiose, con incremento di gloriosi successi, e che il giro degli anni della Maestà Vostra sia lungo e ricolmo di ogni più desiderabile felicità.

Giovanni Maria VincentiSegretario.

Senato Corti, Registro 95.

Illustrissimi ed Eccellentissimi Signori V Savi alla Mercanzia,

Incaricata dal comando delle EE. VV. l'umilissima persona mia, di renderle informate di quali e quante spese occorrono sopra le mercanzie, le quali si distaccano da questa dominante per giungere in Astrakan, porto in ora dipendente dall'imperio di tutte le Russie e situato alle bocche del Volga, per mezzo delle quali esso gran fiume si scarica nel mar Caspio, non ho creduto di poterlo adempiere in modo migliore che con quello di rassegnare a VV. EE. l'inserto conto,il quale con chiarezza e preciso dettaglio dimostra ogni e qualunque spesa non solo, ma quale è altresì la strada per cui le mercanzie da queste lagune presentemente giungono, traversando li mari Adriatico e Arcipelago, li stati Ottomani, il regno di Persia ed il mar Caspio fino alle foci del Volga.

Dalla nota stessa rileveranno le EE. VV. che sopra colli 61 di libbre 500 sottili cadauno, in conseguenza pesanti fra tutti libbre 30,500, composti per la maggior parte di specchi, conterie, robe, allume, panni ad uso di Francia e carta tutte manifatture venete, come pure di qualche porzione d'oro cantarin, aghi e fil di citra, lavori germanici ascendenti al costo di L. 45,193 piccole, comprese le loro spese sino a bordo, nonchè le sicurtà sopra veneta nave sino in Alessandretta, rileveranno dico, che montarono le spese del loro distacco da questo porto sino al loro giungere per Aleppo in Babilonia a lire 20,313 piccole.

Nel caso poi che si avesse voluto far tradurre questi stessi colli 61 di merci sino in Astrakan per mezzo del Tigri e Bassora, indi per il seno Persico e Buscir ad Ispahan, poi nel Ghilan e finalmente per il Caspio in Astrakan, osserveranno che la aggiunta delle spese al proseguimento di un tal viaggio rileva oltre L. 41,310,15; sicchè unite queste alle precedentemente accennate spese da Venezia in Babilonia di L. 20,313 sommano assieme L. 61,623,15, che seco portano L. 45,193 di costo di mercanzie in peso di libbre 30,500.

Le spese adunque sopra le merci da Venezia sino a Babilonia montano a 15% sopra il loro capitale ed a soldi 14 per ogni libbra di peso veneto sottile, e giungendo poi esse merci sino in Astrakan arriverebbero le spese al 30% sopra il loro costo, ed a soldi 40 per ogni libbra del loro peso.

Oltre alla accennata strada per la parte meridionale della Persia, avvi per l'altra parte settentrionale di quel regno l'altra via di Tauris con cui si può passare dalli stati Ottomani nelli Russi, traversando li stati Persiani; ma quantunque questa sii strada più breve ed anco meno costosa, ciò non ostante praticata non viene attesi li gravi pericoli che incontrerebbero le merci e i loro condottieri attraversando il deserto, denominato deserto nero.

Ho l'onore di esponere tutti questi fatti, ed asserirli per indubitati per propria mia pratica o per asserzione non dubia degli Armeni miei compatrioti, li quali al presente a questa parte si trovano dopo averne incontrate le prove essi medesimi. Possiamo poi assicurare noi tutti con costanza a questo gravissimo Magistrato, che intantolimitatissimo si è il commercio tra questa dominante e la Persia con il Volga, che fanno gli Armeni qui domiciliati, come pure quelli che di continuo viaggiano trasferendosi dagli uni agli altri stati, in quanto che le spese sopra le merci dell'esporto e dell'introduzione, come le EE. VV. rilevano, sono maggiori del capitale, ed inoltre perchè a comodo delle differenti vetture del viaggio, ora con cammelli, che portano sino a libbre 1000, ora con muli capaci di libbre 600 solo, e qualche volta di altri animali da soma che non possono levare se non il peso di libbre 300, delle quali differenti vetture è necessità di servirsi, conviene più di una volta disfare e rifare li colli, ed assoggettarsi bene spesso alle ruberie, e per la difficoltà poi e lunghezza del viaggio soggiacere a rotture, le quali, massime nelli specchi e robe di allume lavoro di questo metropoli, sono assai significanti. Per altro qualora tutti questi ostacoli non si incontrassero, ed il cammino per giungere dall'Adriatico nel Caspio potesse riuscire più facile e più breve, anzichè limitato quale in oggi egli è per le difficoltà esposte, abbondantissimo e quasi immenso riescirebbe un tal traffico, tanto per ogni genere di prodotti e di manifatture che da questi stati si tradurrebbero nell'Asia, quanto delli effetti dell'Asia stessa che a questa parte giungerebbero.

Umilmente esposto quant'era a mia cognizione e quanto di vero ho potuto rintracciare da pratiche persone nel proposito ho l'onore di inchinarmi e di baciare le loro vesti. Grazie.

Ascendendo l'importo delle suddette mercanzie qui fino a bordo L. 45193, quindi le spese che, come sopra, di poi occorrono, le aggravano di più di 35 per % circa.

Si avverte che da Babilonia può andarsi in Astrakan per la via di Tauris, passando per il deserto negro, e sono le spese all'incirca come sopra, e forse meno qualche cosa, ma per altro la strada è più pericolosa.

Archivio Cicogna, codice MDCCXCVII, fra le carte che appartenevano al senatore storiografo Francesco Donà.

Lettera scritta dal re di Persia all'ill.mo signor Giovanni Francesco Sagredo, console veneto in Aleppo, tradotta dal persiano in italiano.

Lettera scritta dal re di Persia all'ill.mo signor Giovanni Francesco Sagredo, console veneto in Aleppo, tradotta dal persiano in italiano.

Signore illustrissimo. Il desiderio mio, Re di Persia, da voi ill.mo signor console veneto nella Sorìa, degnissimo, onoratissimo, meritissimo e giustissimo giudice, il quale io molto amo, è che V. S. Ill. abbia per raccomandati li miei dipendenti, che vanno e vengono del continuo per coteste parti, e li favorisca, siccome ioper il passato ho fatto, e per l'avvenire farò a tutti i suoi, che capiteranno in queste parti, alli quali resterò con obbligo di favorire per amore di V. S. Ill. e del serenissimo senato, stantechè tutti li miei predicano molto bene del favore che del continuo ricevono. Però per l'avvenire V. S. per amor mio non manchi di fare il medesimo, che io come affezionato alli cristiani non mancherò per l'amor suo di fare lo stesso in questi miei paesi: e così come V. S. è stata dal suo principe sostituita costì, così anco nel mio regno ha la medesima autorità e potestà; et inoltre in ogni altro che ella desideri da me in suo contento, me ne faccia consapevole che sarà soddisfatta. Et in fine etc.

1608 — 11 Archivio Donà. Miscellanee.

A Giovanni Francesco Sagredo console veneto nella Sorìa.

D'ordine della maestà regia fo sapere a voi, onorato giudice e console della nazione cristiana, che avendo noi inteso da tutti li nostri messi, ambasciatori ed uomini che vanno e vengono di lì, li buoni trattamenti e le cortesie che voi li usate, e li favori che ci prestate per amor nostro, siamo restati di voi e delle opere vostre grandemente soddisfatti, e però giudicandovi degno dell'amore e grazia nostra, abbiamo voluto con questa regal carta darvi segno della buona volontà, ed affetto verso di voi, che è concepito in noi verso la vostra persona, la quale affezione anderà di giorno in giorno crescendo nella real nostra persona, si come anderete voi crescendo con questa volontà e amore nella divozione verso la nostra real corte, che sarà anche causa di accrescere maggiormente l'amore e la affezione che portiamo alla razza cristiana. E pertanto farete conto di risiedere lì non solo per il vostro altissimo e potentissimo principe di Venezia, ma anco per noi e per li nostri sudditi persiani, ai quali non resterete di prestar favore ed aiuto nelle occorrenze, e se da qui havete bisogno di cosa alcuna, lo farete senza alcun rispetto sapere alla nostra alta corte, che sarete da lei gratificato ed esaudito prontamente; così sappiate e prestate fede a questa nostra regal lettera.

1610, Filza Atti turcheschi.

Il regno è di Dio.

All'onorevole e prudente fra li seguaci principali della nazione cristiana, eletto fra i più nobili della generazione credente al Messia Giovanni Francesco Sagredo, il cui valore sia in aumento.

All'onorevole e prudente fra li seguaci principali della nazione cristiana, eletto fra i più nobili della generazione credente al Messia Giovanni Francesco Sagredo, il cui valore sia in aumento.

Dopo molti amorevoli ed amichevoli saluti che si convengono alle onorate sue qualità e condizioni, le si fa sapere con questa nostra regal lettera che sono state da noi ricevute per mano dell'onorato fra i sapienti della religione cristiana fra Vincenzo carmelitano le sue lettere piene di amore ed osservanza verso la nostra regal corte, insieme coll'onorato presente che le è parso di mandarci, il quale è stato da noi ricevuto ed accettato volentieri, perchè pervenuto dalle mani di persona che da noi è amata molto per la sua prudenza e buona disposizione che ha mostrato sempre in ogni occorrenza del nostro real servizio in Siria. Però ringraziandola molto le diremo di aver presentemente inteso da esse sue lettere il servizio prestatoci nel custodire ed inviare qui quelle robe che si ritrovavano costì di nostra ragione, e li favori e le cortesie usate alli nostri mercatanti ed agenti in quelle parti, la qual cosa avendo portato molto piacere e contento al nostro real animo è stata cagione di accrescere in noi la buona volontà ed affezione verso la sua persona ed il desiderio che abbiamo di gratificarla in ogni occorrenza: intanto augurando noi buono ed onorato fine alle sue azioni e prosperità maggiore alla sua casa, l'abbiamo ora per segno di questa nostra buona volontà ed affezione, come amico et curatore della nostra inclita eccelsa corte, eletto nostro procuratore generale nella città e stato di Venezia, volendo che tutti li nostri agenti e mercanti che capiteranno in quelle parti sieno ricevuti ed accettati da lei e fatti spedire delli loro negozi e faccende, ed in particolar di quelli così che si saranno da noi commessi ad uso della nostra regal corte; e offerendoci ancor noi pronti di far prestare dalli nostri qui ogni aiuto e favore alli suoi agenti e dipendenti che verranno nella Persia: desiderando noi che siano sempre aperte le porte fra l'una e l'altra parte alli negozii e commerci per servizio ed utilità comune di ambedue li stati; ed occorrendo particolarmente cosa alcuna qui in questa provincia per uso della sua persona ne la faccia sapere che sarà da noi adempito ogni suo desiderio, e la si assicuri del nostro amore in ogni tempo.

Dato nella luna di.... dell'anno del nostro Profeta 1020. (1611).

Filza Atti turcheschi.

Il regno è di Dio.

Con questa real carta si fa sapere a Voi, onorata turba di mercanti venetiani, a' quali il signor Dio sia sempre propitio e favorevole, che avendo noi avuto sempre particolar mira di favorire et accarezzare nel nostro florido regno tutti li mercanti forestieri, sia di che grado et conditione esser si voglia, et in particolar quelli della natione cristiana amata et stimata da noi molto, non abbiamo mancato di procurare in ogni tempo di dar così a quelli, come a questi, et più a questi che a quelli ogni possibile satisfazione, acciò che ognuno di essi ritornasse alla sua patria et paese contento e satisfatto delli nostri buoni et onorati trattamenti, siccome potranno far di ciò fede tutti li mercanti della nazione franca et armena che sono stati finora in questa provincia; nè avendo mai permesso, nè consentito che niuno delli nostri sudditi e vassalli li possi far alcuna minima offesa et oltraggio, nè meno dargli danno che possi importar tanto quanto importa un semplice capello della testa sua.

Ma nondimeno vedendo noi che per tema e rispetto di questi presenti moti di guerra, li mercanti cristiani non ardiscono di venire così liberamente qui in questi paesi, come fanno tutti gli altri, abbiamo voluto colla presente nostra esortarli ed invitarli a voler frequentare senza alcun rispetto questo nostro amplissimo regno, et continuar con animo libero et franco nelli soliti negotii et faccende, per servizio ed utilità comune delli sudditi di ambedue le parti, che saranno da noi ben veduti ed accarezzati in ogni città et loco del nostro stato, dandoli libertà di poter comperare e condur fuori del nostro regno seta et ogni altra mercanzia senza tema di essere molestati od impediti da alcuno: siccome abbiamo anco di ciò scritto all'onorato fra i grandi e principali della nazione cristiana Giovanni Francesco Sagredo che è stato da noi eletto commesso generale nella città et stato di Venezia, il quale facendo consapevole di questa nostra buona volontà e desiderio tutti li onorati mercanti di Venetia, farà ad ognuno di loro palese questa nostra reale patente.

Data nella luna di Rabilsan dell'anno del nostro propheta 1020, cioè nel 1611.

Fra i nostri Codici.

Il regno è di Dio


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