Al famoso et eccelso fra i Principi et signori grandi della nazion cristiana, sublime fra i più nobili e potenti del popolo vivente nella legge del Messia, ornato di virtù, valore et prudenza, pieno di gravità, pompe e grandezze il Principe di Venezia et altri onorati signori et giudici della Repubblica veneziana: che il Signor Dio conduca a fine ogni loro buono et onorato desiderio.
Al famoso et eccelso fra i Principi et signori grandi della nazion cristiana, sublime fra i più nobili e potenti del popolo vivente nella legge del Messia, ornato di virtù, valore et prudenza, pieno di gravità, pompe e grandezze il Principe di Venezia et altri onorati signori et giudici della Repubblica veneziana: che il Signor Dio conduca a fine ogni loro buono et onorato desiderio.
Dopo molti honorati et affettuosi saluti che derivano dall'amore ed affezion grande che portiamo alla sua eccelsa persona, et a tutta la sua famosa Repubblica, le facciamo sapere, con questa nostra real lettera, come abbiamo ricevuto, per mano dell'honorato et scientifico padre fra Vincenzo carmelitano, le sue onorate lettere, con le quali avendoci fatto sapere la buona e sincera volontà et affezion grande che lei e tutti li signori della sua Repubblica portano a questa nostra sublime corte, hanno accresciuto nel nostro real animo la stima che facciamo della loro buona amicizia, tanto maggiormente che abbiamo da esse sue lettere inteso li favori prestati, le cortesie usate costì alli nostri agenti, et anco la buona espedizione delli loro negozi, seguita mediante la loro honorata protezione et aiuto. Del che restando noi grandemente satisfatti, le auguriamo all'incontro da Dio felice avvenimento in ogni loro azione, et aumento di maggiore prosperità et potenza conforme al loro desiderio. E le facciamo di più saper con questa nostra real lettera, che essendo da noi e dalla nostra sublime corte osservate perfettamente le condizioni della buona e sincera amicizia e confederazione con tutti li principi e signori grandi della cristianità, siccome per le continue legazioni ed ambascerie che sono state mandate e ricevute fin'ora d'ambedue le parti s'ha potuto chiaramente vedere, così desideriamo che facendo ancor loro il medesimo con noi e con la nostra eccelsa corte, non voglino mancare di darci segno di questa loro sincera volontà et affezione in ogni occasione, che le si rappresenterà concernente il suo reale servizio et interesse; e sopra il tutto desideriamo di vedere spesso loro lettere per segno della continuazione et perseveranza loro nella suddettabuona volontà et amicizia: come che non mancheremo di far anco noi il medesimo dal canto nostro, esortandoli a comandar liberamente alli mercanti et sudditi del loro stato che debbano frequentar sicuramente con li loro traffichi et mercanzie il nostro custodito paese, perchè saranno benissimo veduti et accarezzati in ogni città et luoco del nostro stato, sì come possono far di ciò fede tutti quelli mercanti et altri della nazion franca, che l'hanno veduto et esperimentato; et noi li assicuriamo da ogni molestia, et travaglio, dandogli autorità di comprar, trager, et condur fuori dal nostro stato seta et ogni altra mercanzia che li parerà; et saranno sempre honorati et stimati meglio di ogni altra nazione et anco delli medesimi sudditi mussulmani; e se tanto per suo uso, che della eccelsa Repubblica, occorresse cosa alcuna qui nella Persia, ce lo faccia sapere che sarà da noi adempito volontieri ogni loro onorato desiderio, come si conviene alla buona amicizia et unione d'animo che è tra noi, la quale desideriamo che sia sempre in augumento.
Dato nella luna di Rabilsan dell'anno di Macometto 1020, cioè nel 1611.
Archivio Donà, Miscell.
Lettera del re di Persia al nob. Alvise Sagredo.
Giunta che sarà al glorioso, nella religion del Messia, Alvise Sagredo gentiluomo del Consiglio dell'Ecc. Signoria di Venezia, questa nostra regia lettera, sia noto come dal canto nostro regio gli desideriamo ogni onore, e che le nobilissime sue azioni sieno sempre sublimate; e che sono capitate nell'Eccellentissima nostra Corte molte sue lettere scritte al padre Taddeo, dalle quali siamo stati ragguagliati dell'allegrezza da lei sentita per le nostre gloriosissime vittorie, avvisategli da Alvise Parente uomo grande fra i suoi pari: il che ha fatto maggiore la nostra benevolenza verso di lui.
Quello che scrive poi circa al mandar detto Parente in questo nostroregno, per comprar le nostre sede e per trattar con noi importantissimi interessi, gli dicemo che non può far se non bene, perchè finora tutti quelli che sono venuti nelli nostri paesi, così li uomini come le mercanzie, espediti che hanno li suoi affari se ne ritornano contenti alle patrie loro, e potendo ognuno venire ed andare a suo piacimento, tanto maggiormente potranno farlo li agenti suoi, li quali così nelle compere come nelle vendite saranno sempre protetti e favoriti, nè mai riceveranno molestia alcuna. Scriveressimo volentieri nostre lettere all'Eccellentissimo ed Eminentissimo Principe di Venezia, signore dei popoli cristiani, ma non avendo noi sentita nuova alcuna di Sua Serenità stimiamo superfluo il farlo; speriamo però in Dio Altissimo di doverne ricevere, ed allora poi non mancheremo di corrispondere a quella Repubblica in conformità della buona amicizia che tenemo seco, ed è quanto si conviene.
Già molto tempo Riza agà, uomo delli grandi della nostra Corte, ha mandato a quella volta con i suoi agenti 30 in 40 some di sete delle nostre regie entrate, e quelle ivi giunte sono state vendute, come dalle lettere del console veneto in Aleppo siamo avvisati, e che anco per il buon governo di quella città sono stati custoditi li retratti nella zecca dove tuttavia s'attrovano. Pertanto è convenevole che giunto che sarà in quella città Mehemet Alì servitore del gran ministro sopradetto abbi lui cura in conformità della buona amicizia che tiene con la nostra regia persona di farli aver il tratto a esse nostre sete, procurando che il detto Mehemet con li agenti e servitori predetti, pervenghino sani e salvi con la sopradetta facoltà nella nostra eccelsa Corte. Del resto se lei potesse venirsene con licenza dei suoi superiori in questo nostro regno, proverà favori tali che maggiori non saprà desiderarne, e tratteressimo negozi di gran rilievo per servizio di ambe le parti. Venga dunque allegramente che sarà sempre ben veduto e trattato e farà esperienza dell'amore che le portiamo.
Data nel mese di settembre 1627.
Archivio Cicogna, codice MDCCXCVI.
1629, 13 marzo in Pregadi.
Al Serenissimo re di Persia.
Quanto maggiore il desiderio della Repubblica nostra che fra li sudditi di Vostra Maestà e li nostri, passi reciproca buona intelligenza e traffico mercantile, utili ad ambi li stati, altrettanto ne riesce caro tutto ciò che viene dirizzato a questo fine. Per tanto carissimo ci è stato quello che abbiamo inteso dalle lettere della Maestà Vostra scritte al diletto nobile Alvise Sagredo, soggetto da noi per le sue ben degne condizioni grandemente amato, conducendosi nella Persia a negozio mercantile sarà ricevuto con quel candido e sincero animo che viene da lei espresso nelle medesime lettere, con la confirmazione in esse della buona disposizione della Maestà Vostra verso la Nostra Repubblica; e consolati rimanemo grandemente del buon zelo che vi tiene Vostra Maestà.
Noi ancora dove conosceremo poter riescire profittevoli ai suoi mercanti ed al comune interesse non mancheremo di porgere l'opera nostra, con quella prontezza vivezza ed affetto che avemo sempre fatto, e ne può essere stato riferto da suoi essendone grandemente a cuore la libertà del negoziare nel stato nostro a tutte le nazioni, specialmente alli Persiani; e siccome ricevemo a favore ogni testimonio che provenga da lei a maggior espressione della sua buona volontà verso il predetto diletto nobile nostro, così insieme col ringraziarnela di vivo cuore, venimo a renderla certa che tutte le volte che ne sarà dato modo non mancheremo con veri affetti di corrispondere a così graziosa dimostrazione e di conservare la nostra sincera cordialissima osservanza e comprobazione della buona amicizia che abbiamo tenuto sempre colli Serenissimi suoi Precessori; e che conserviamo e conserveremo sempre sincerissima colla Maestà Vostra affettuosa volontà verso le sue soddisfazioni, desiderandole sempre ogni maggior prosperità e contento; e gli anni di Vostra Maestà sieno lunghi e felicissimi.
Alberto ZuntaniNodaro Ducal.
Archivio Manin, codice MCCCLVII.
Copia di capitolo contenuto nella parte dell'eccellentissimo senato 7 dicembre 1548.
L'anderà parte: che salve e riservate tutte le parti prese a questa non repugnanti, sia per l'autorità di questo consiglio preso et etiam confirmato nel nostro M. C. che l'elezione del nuovo console et successori, se faccia per anni3in loco de anni2che stanno ora, e il titolo suo siaConsole della Sorìa, il qual console star debba in quel luoco dellaSorìache per questo Consiglio sarà deliberato più comodo alli mercadanti et mercanzia, e che sia di minor spesa al cottimo; il quale console aver debba de salario ducati600all'anno a v. l. 6,4 per ducato, netti da ogni angaria per sue spese, et etiam habbi tutti li consulagi di Tripoli e della Sorìa, il che sarà di buona utilità al predetto console per esser compita la concessione facta per il Consiglio nostro dei X alli figliuoli del n. h. Angelo Michel come avevano loro giusta la parte presa in questo Consiglio sotto li 2 zugno 1544, e debba cessar alli detti consoli la utilità che aveano dal cottimo delli 5 p. 0/0, per iscoder li 3 p. 0/0 ed ora li 2 da marine permessi a detti consoli fino a che compiva detta concession dei Micheli, giusta el tenor della predetta parte. Intendendo che la elezion del console di Tripoli sia fatta per il Consiglio dei XII per anno uno, e così di anno in anno s'abbia a continuar; et esso vice-console sia nobile nostro nè altrimenti possino far, ed il vice-console che sarà eletto ut supra debba dal cottimo aver il salario solito a darsi di asraffi 270 all'anno da grossi 5 per asraffo. Quanto veramente al scoder li 3 p. 0/0 ed ora due di cottimo et altre angherie alle marine, il console nostro sia obbligato lui far el scoditor, el qual console si intendi piezzo e servador di buona administrazion del danaro che si scoderà a dette marine, il qual scoditor sia pagato delli danari di esso console, e perciò il cottimo non abbia spesa alcuna come porta il dover.
Preterea, detto console sia eletto con li modi della regolazion fatta per li Savi nostri sopra la mercanzia e provvigioni di tutti li cottimi nelle revision delle spese, che hanno fatte juxta la imposition fatta alli predetti, per la parte presa in questo consiglio sotto dei 11 febbraio 1545. In reliquis vero, sia con tutti li modi, autorità, giurisdizioni et utilità che sono tra li altri consoli e che è al presente.
Et acciocchè si ottenga il detto console stii dove stanno li mercadanti, e dove si trattano le faccende che è in Aleppo, però sia preso che sia data commission alli Baili nostri overo Oratori nostri, over altro che paresse comodo et atto a far tal officio, che debba tentar con ogni mezzo la permission che detti consoli abbino la sua ferma sede in Aleppo, con que' modi, forme e virtù per li Savi nostri sopra la mercanzia e provvigioni di cottimi sarà accordato, per beneficio del cottimo e mercanti nostri.
1548 die 19. Dic. In majori Consilio posita fuit suprascripta pars, et capta fuit.
Giacomo Augusto PrettiNodaro ducal.
Archivio Manin, Codice Svaier, n. LVIII.
Ill.mi ed Eccell.mi signori Savi alla Mercanzia,
Avendo io Andrea Benedetti servo e fedel suddito del mio principe serenissimo, ed umilissimo delle Eccellenze Vostre arricordato alli signori capi di piazza alcuni affari appartenenti al negozio della Sorìa e Palestina, trovo anco dovuto presentare alle Eccellenze Vostre i seguenti capitoli; ciò per la lunga pratica di quelle parti per avervi dimorato circa anni undici con privati e pubblici impieghi, dei quali circa 6½ come vice-console in Tripoli di Sorìa e Palestina, istituito dall'eccell.mo signor Marco Bembo e confermato dall'eccell.mo signor Francesco Foscari, furono ambidue consoli in Aleppo. Nel qual loco chiamato dall'eccell.mo Foscari, fui obbligato a restare in sua vece per interveniente della nazione veneta, dove vi ho dimorato anni 3, mesi 6 e giorni 13, come dalle carte quali con la presente saranno sotto il riflesso dell'Eccellenze Vostre, sino a che il sig. Giovanni Andrea Negri entrò in mia vece che fu li 5 agosto 1681.
Dove stimolato da zelo di vedere rindrizzato quell'importante negozio di questa piazza, e incoraggire li signori mercanti, offerisco ai piedi delle Eccellenze Vostre la mia persona per intraprendere gli affari medesimi, e sacrificare quando occorresse la propria vita con più dimorarvi anni 6, o quanto parerà alle Eccellenze Vostre, sinoche sieno quelli affari ben stabiliti, il che non può essere se non colla lunghezza di tempo e con la mutazione di quei bassà e grandi che sogliono essere dalla Porta mandati al governo di quei paesi, che confidando in S. D. M. in tale affare spero ogni buon successo.
I. Per sollevare il negozio ed estinguere i debiti è necessario scansare le gran spese, che si sogliono fare in Aleppo ai grandi ed altri turchi del paese, e quelle che si va civanzando resti a diffalco dei debiti, il che sarà con il far trasportare la carica da Aleppo in Tripoli di Sorìa, e sarà facile nel primo ingresso, maggiormente che nelle capitolazioni stabilite l'anno 1670 non si fa menzione di Aleppo, ma solo di Tripoli e Beiruth.
Nei tempi andati, il console abitava in Damasco, ma per le gran spese, d'ordine dell'eccell.mo senato l'anno 1545 11 febbraio portò la residenza in Tripoli per sollievo del negozio, e per l'essere alle marine per il cottimo di entrata ed uscita e perchè il negozio dei veneti in quei tempi era florido ed opulento, ora al tutto diverso, l'eccell.mo senato decretò l'anno 1548 7 decembre che il console dovesse andare ad abitare in Aleppo invece di Tripoli.
Essendo dunque stato trasportato il console di Damasco in Tripoli e da Tripoli in Aleppo, non sarà difficile il trasportare di nuovo da Aleppo in Tripoli, conservando quella casa consolare per abitazione a suo tempo del console nobile, che sarà quando il cottimo sarà sollevato dai debiti presenti, tanto più che molte volte hanno fatto li signori mercanti tanto nazionali quanto forestieri passare le loro mercanzie da Aleppo in Tripoli, per caricare sopra navi venete per Venezia.
II. Quando io venghi graziato e istituito in carica in Tripoli di Sorìa in luogo di Aleppo, con quel titolo che parerà alle Eccellenze Vostre, ricerco che mi sia fatto sicuro assegnamento, acciò non sieno molestati gli effetti dei signori mercanti e che con onore del mio principe possa decorosamente sostenere quella carica, annualmente, di paga e panattica dalle Eccellenze Vostre con l'assenso dei signori mercanti se così li piace senza poder pretender qualsisia altra cosa, e sia tenuto con esso assegnamento fare tutte le spese al bassà, cadì, musalem, kachia, agà dei gianizzeri, agà di marina, doganieri, e ad altri turchi, sì pure ad altri del paese, tanto ordinarie quanto estraordinarie, con più salario di cancelliere, di dragomano, giannizzeri, capellano, cera per la capella, affitto di casa, vino ed aceto che si dispensa ai turchi, fattori di marina dove approdano le navi con bandiera di San Marco per gli interessi del cottimo ed altra servitù,che il decoro della carica richiede, il tutto io debba fare coll'assegnamento, senz'altro aggravare il cottimo. L'ancoraggio delle navi dover esser pagato dalli capitani o interessati di quelle, il quale è stato moderato e non pagano come prima. E le avarìe che cadessero, che Dio non voglia, benchè nel corso di anni 11 oltre ultimi anni 3 che io per particolari affari dimorai in Tripoli di Barberia, da me mai provate, nè alla nazione fatte sentire, quelle vadino a conto di cottimo, o di chi ne fosse l'autore, come le Eccellenze Vostre ordineranno.
III. Che appresso di me sieno eletti due mercanti della nazione per deputati, uno dei quali debba esser per mesi 6 cassiere e finito quel tempo debba far la consegna delle chiavi al successore, che sarà d'una cassa nella quale si ponerà il danaro di entrata ed uscita del cottimo che dalle mercanzie s'anderà scuotendo: così pure li libri e scritture appartenenti al medesimo, qual cassa doverà esser custodita appresso il rappresentante, serrata con due chiavi.
IV. Tutte le polizze e tratte d'entrada e d'uscita doveranno essere viste da me e dai suddetti deputati, e tenuta nota distinta sopra li libri, che saranno segnati con il solito san Marco, che dalle Eccellenze Vostre colle tratte e tariffe mi verrà consegnato, ciò dal scontro del cottimo per cauzione delli stimatissimi mercanti, i quali libri doveranno di tempo in tempo essere sottoscritti per cauzione ut supra.
V. Che non sieno permesse nella Sorìa e Palestina tratte di navi forestiere per Venezia, ancorchè volessero pagare li soliti diritti del cottimo, ciò per non levare il traffico alle nostre navi.
VI. Che tutte le mercanzie che saranno state caricate nelle scale della Sorìa e Palestina da Veneti o da loro fatte passare sotto nome supposto, del che venendo in cognizione siano per Livorno od altra parte, e poi quelle fatte passare in questa dominante a dazi del cottimo, sieno quelle mercanzie obbligate al pagamento di 20 p. 0/0 di pena conforme alla tariffa, qual dalle Eccellenze Vostre irremissibilmente verrà fatta levare, la metà di qual pena dovrà essere trasmessa in Sorìa, dove risiederà la carica di Aleppo per i bisogni di quel cottimo, e l'altra metà come le Eccellenze Vostre determineranno. E tanto si intendi di tutte quelle mercanzie che dalle scale medesime della Sorìa ut supra fossero fatte passare con nave barche in Cipro senza aver pagato il cottimo.
VII. Quando il debito di cottimo preso sopra di se il signor Giovanni Andrea Negri non sia stato da lui soddisfatto con il ricavaredalla tansa di 3 p. 0/0, el qual nel principio della sua carica in anno uno e mezzo gli è capitato a quelle scale 17 navi, oltrecchè dovea riscuotere il cottimo e tansa della nave san Giovanni Battista, che sotto di me partì per Venezia senza tratte, verranno li creditori in Tripoli, con li quali et con li deputati si potrà con vantaggio aggiustare come sarà dalle Eccellenze Vostre stabilito.
VIII. Che con ogni convoglio o almeno ogni anno siano mandati al Magistrato delle Eccellenze Vostre note distinte di quello sarà entrato in cassa di cottimo e pagato per cauzione alli signori mercanti.
IX. Quando le Eccellenze Vostre terminassero, che io dovessi risiedere in Aleppo e non in Tripoli di Sorìa pure mi esibisco nella conformità del II capitolo. Con che genuflesso alle Eccellenze Vostre mi inchino.
Andrea Benedetti.
Archivio Manin, Codice Svaier n. DCCXLII.
Serenissimo Principe,
Nella sollecitudine in cui siamo di mantenere e coltivare per ogni modo il veneto commercio, e procurar da esso i possibili vantaggi, abbiamo fatto nostro singolare studio per ravvisare quali traffici e quali profitti derivino alla nostra nazione solita a commerciare colla piazza di Aleppo.
Riconoscemmo in fatto che riaperto di presente il traffico con la Persia, molto contribuisce allo smaltimento delle merci e manifatture, che da questa a quella piazza si spediscono, il libero passaggio che da non molto tempo hanno le carovane di Bassora (prima scala delle Indie nel golfo Persico) e Bagdad per Aleppo e Damasco, nelle quali i sudditi negozianti stabiliti in Aleppo spediscono per arbitrio in dette due piazze merci di Germania, robe, allume, perle false, corniole e diverse conterie.
Gli stessi Arabi conduttori delle carovane fanno considerabili provviste di detti generi per contanti, ciò che rende un riguardevole profitto, ossia perchè i ritorni che ricevono quei veneti negozianti consistono per lo più in droghe diverse, capo di essenzial commercio di questa piazza, ossia perchè gli Arabi suddetti comperando in Aleppo per contanti le sopradette merci e manifatture provvedono li mercanti delle spezie, onde possano adempiere alle commissioni o tratte che lor vengono ingiunte dalli loro corrispondenti proprietari.
Utile pertanto e per noi vantaggioso ravvisando questo commercio, ci siamo perciò applicati nel cercare quale protezione venga nella detta scala di Aleppo donata al nostro traffico, e rilevassimo per il fatto essere presentemente appoggiati questi affari ad una ditta ebrea, e ciò fino a che si trasferisce a quelle parti la suddita persona di Domenico Serioli in qualità di deputato, dipendente questo dal veneto console in Cipro, nella di cui scala doveva per decreto di Vostra Serenità 10 aprile 1770 risiedervi in figura di console nostro Girolamo Brigadi che attualmente ne sostiene il carico. Sembrando a noi nelle già esposte circostanze di questo commercio non adattata la figura di un deputato, perciò chiamati i capi del Consorzio di Egitto e pur quelli di Cipro e Sorìa, ed eccitati a porre in scritto che a pubblici rispetti rassegniamo se convenisse unire li 2 Consorzi e le di loro rispettive casse, se più utile fosse a quel commercio destinarvi colà un console o pur bastasse lasciarvi un deputato, finalmente se la persona che avesse a sostenere il carico in Aleppo potesse soffrire l'annuo aggravio di piastre 600 da corrispondersi al veneto console in Cipro; mostrarono anzi la necessità di trascegliersi un console in Aleppo, indipendente da quello di Cipro, di sollevarlo dall'annua contribuzione delle accennate piastre 600, e perfino di unire i due Consorzii e le casse.
Ed infatti essendo li Consorzi stessi di Cipro, di Egitto e di Sorìa composti di un numero di negozianti che per lo più negoziano del pari nell'uno e nell'altro luoco, ne diviene che le viste dell'interesse sieno comuni e che questi due corpi abbiano ad essere diretti colle stesse massime e con gli stessi principii.
Ben è vero però, che la pratica fin'oggi corsa nel metodo del pagamento dei consolati è stata eseguita in modo differente. Ma è vero altresì che questi rispettivi consoli si mantengono con li diritti consolari che si ricavano dalle merci andanti e venienti da quelle scale, con questa diversità però che il Consorzio d'Egitto corrisponde al suo console generale un annuo ed idoneo assegnamento, ed egli inveceesige per cassa nazionale a questa parte tutti i diritti consolari; ma il Consorzio di Cipro e di Sorìa, che non tiene cassa nazionale, assegna alli suoi rispettivi consoli in moneta turca tutti i diritti consolari sopra il valore delle merci andanti e venienti, che risultano in ragione di 2 per 100 delle stime delle dogane turchesche, e mercè di tali esborsi viene la nazione protetta e resa immune da ogni altro aggravio. — Ora pertanto che la esperienza delle cose corse e l'indole delle presenti ci documenta, sembra perciò che convenga al rispettivo interesse dei commercianti ed alla buona disciplina del commercio l'unione di questi Consorzi nella parte che tende al pagamento dei consolati, da farsi sempre da ognuno indistintamente a Venezia, onde andrà a passare tutto il soldo in una cassa nazionale. Oltre il ravvisarvi per le importanti viste di quel commercio necessaria la residenza di un console in Aleppo dalli medesimi negozianti che là vi trafficano come abbiamo accennato, altro riflesso ancora persuase di aderirvi, mentre essendo stata eletta per lo innanzi la figura di deputato nella supposizione che risparmiar potesse molte spese, non sussiste per il fatto la stessa supposizione poichè i Turchi soliti a ricever regali dalla figura colà residente per la dovuta protezione delle rispettive loro nazioni, li professano inalterabilmente e senza alcuna diminuzione, nè potrebbero minorarsi senza molta dispiacenza di quei comandanti, i quali non distinguendo deputato da console, riguardando sì l'uno come l'altro come rappresentante la nazione, allorchè essi non rimanessero contenti, ne succederebbe inevitabilmente una rovinosa conseguenza pei mali trattamenti che riceverebbe la nazione e chi la rappresenta, con pericolo e danno del nostro commercio.
Se in Aleppo pertanto devesi per gli addotti motivi destinare un console, che per le informazioni prese e per le asserzioni scritte dagli stessi capi delli due rispettivi Consorzii, il più utile ed il più opportuno non sappiamo riconoscere se non se il veneto suddito Domenico Serioli persona di tutta probità e cognizione, avendone già dati saggi nell'esercizio del vice-consolato di Cipro con molta sua laude e nostra approvazione sostenuto; indebita perciò comparisce l'annua corresponsione delle piastre 600 verso il Briganti console in Cipro: sì perchè tal sottrazione gli toglierebbe il modo di potersi mantenere; sì perchè lo stesso Briganti, lorchè risiedeva in Aleppo, considerando non bastevoli i proventi consolari che senza alcuna diminuzione esigeva, supplicò in seguito che gli fossero aggiunti i dritti per le mercanzie che andassero e venissero da Alessandretta, Cipro, Acri edaltre scale; si perchè finalmente il ricavato di alquante merci che dalla dominante colà si spediscono passano con cambiali in danaro in Cipro e nelle coste della Sorìa per la provvista dei coloni e di altri generi necessari al carico delle venete navi di ritorno a questa parte. — Quando pertanto dall'eccellentissimo senato venga adottata la massima di destinar questo console ad Aleppo indipendente da quello di Cipro, vorrà pertanto V. S. precisamente stabilire che il Serioli abbia da rimanere sollevato da tal contribuzione tanto per il passato che per l'avvenire. E che sì l'uno che l'altro debbano conseguire un annuo certo ed idoneo assegnamento, da esser loro corrisposto dalla cassa nazionale che dovrà tenersi in questa parte ed in cui avranno ad affluire tutti i diritti consolari spettanti alli sopradetti due consoli, come si accostuma per quello del Cairo. Ma siccome per deficenze dei lumi non si può ora fissare il preciso annuo quantitativo, così si sono eccitati i capi delli sopradetti due Consorzi a denotarci qual provisionale assegnamento stabilir si potesse a dovuto mantenimento di ambedue questi consoli, sopra il qual punto non avendo essi per ora esibiti i loro pensamenti, ci riserbiamo perciò di produrre il reverente nostro parere in altra scrittura. Avendo la particolarità di questo consolato somministrato a noi argomento di riconoscere nella generalità dei consoli singolarmente del levante, la inosservanza e la indisciplina anco riguardo alla esazione dei cottimi e delle avarìe, faremo pertanto nostro impegno il rintracciarne i disordini, per quindi rilevati portarne distinte le relazioni all'eccellentissimo senato per gli opportuni rimedi e compensi. Ma poichè tale importante argomento esigerà qualche dilazione di tempo, così vorrà intanto la sovrana autorità rinnovare la tanto utile e salutar legge, che i consoli abbiano coi metodi soliti e praticati ad ogni quinquennio ad essere ammessi alla ballottazione o per la loro riconferma, o per la dimissione dal servizio, a norma delle loro direzioni. Grazie.
Data dal Magistrato dei V. Savi alla Mercanzia li 23 decembre 1762.
Marcantonio Trevisan—L. Andrea da RezzeGabriel Marcello—Alvise ContariniSavi alla Mercanzia.
Senato Mar., Filza 1110.
1762, 29 decembre in Pregadi.
Sollecito il benemerito magistrato dei Cinque Savj alla mercanzia in riconoscere i traffici e le utilità derivanti alla veneta nazione dal commercio, che ella esercita con la piazza di Aleppo, rappresenta nella diligente scrittura ora letta, che riapertasi di presente la comunicazione con la Persia, molto contribuisce allo smaltimento dei generi nostri il libero passaggio delle carovane di Bassora e Bagdad per Aleppo e Damasco, e quindi descrive i vantaggi che ne colgono i sudditi negozianti dalle spedizioni che fanno in dette piazze di merci di Germania, di robe, allume, perle false, conterie ed altre nazionali manifatture.
Dalla descrizione di un così utile e vantaggioso commercio, passando a riflettere alla figura non addattata di un veneto deputato, stabilito col decreto 10 aprile 1760, riferisce il magistrato stesso le commissioni che dietro a tale prudente considerazione ha creduto di dare ai capi del consorzio di Egitto e a quelli di Cipro e Sorìa, per li riflessi dei quali si vede risultare ad evidenza la necessità di doversi stabilire in avvenire un consolato in Aleppo indipendente da quello di Cipro, di sollevar nel frattempo il deputato dalla contribuzione di piastre 600 all'anno imposte a favore del console Brigadi (di Cipro), e finalmente di unire li due consorzi e casse, fissando ai rispettivi due consoli quell'annuo assegnamento che sia conveniente ai rispetti e convenienze dell'uno e dell'altro consolato.
Utili riconoscendosi dalla maturità di questo Consiglio tali suggerimenti, si assente a buon conto in via di massima allo stabilimento del console in Aleppo, indipendente da quello di Cipro in luogo della deputazione; e che debba assegnarsi all'uno e all'altro un congruo stipendio, con l'oggetto che il pagamento dei consolati abbia a farsi a questa parte come si pratica per quelli di Egitto; mentre per quello sia alla proposta unione dei consorzi e casse e rispettivi assegnamenti dovrà il magistrato stesso ricercare ai capi predetti se nel proposto espediente vi sia pure concorsa la volontà dei rispettivi consorzi, con tutto il di più che tiene rapporto alla materia.
Al giungere di tali riferte, che colla maggiore sollecitudine porterà il magistrato alla cognizione del senato, si fisserà parimenti quell'annuo stipendio dovrà assignarsi ai consoli di Aleppo ed a quello del Cairo, sospendendosi la contribuzione delle piastre 600 che dal Serioli doveano corrispondersi al Brigadi.
Nel rimarcarsi infine con sensibile rammarico quanto accenna il magistrato rispetto all'innosservanza e indiscipline dei consoli, singolarmente del levante nella esazione dei cottimi ed avarìe, attenderà questo Consiglio le premesse relazioni, per quindi addattarvi gli opportuni rimedii, unitamente a quanto prescrivono le leggi e i decreti sul generale dei consolati e ciò a lume delle più convenienti deliberazioni.
Cesare VignolaSegretario.
Fra i nostri Codici.
Copia de una letera copiosa, scrita per ser Donado da Leze q. ser Priamo da Padova, a dì 14 settembre 1514, drizzata a Zuan Jacomo Caroldo secretario.
Copia de una letera copiosa, scrita per ser Donado da Leze q. ser Priamo da Padova, a dì 14 settembre 1514, drizzata a Zuan Jacomo Caroldo secretario.
Come per sue lettere è avisato esser avisi da Costantinopoli del progresso che aveva fatto il signor Turco contra le genti del Sophì quali erano ritirate e el signor era intrado nel paexe 4 zornate et che lo exercito del dito signor Turco essendo in certe montagne havea patido de vituarie e che da poi per via di Trabisonda sono sta soccorsi, et era venuto 14 mille Giorgiani sul campo Turchesco li quali se oferivano de darli vituarie per il campo e che il signor Sophì non se sapea dove fosse et il signor havea deliberato andar in Tauris; a le qual nuove risponde a parte a parte licet non habi le scripture lì, et tutavolta essendo aiutado da domino Zuan Maria Anzolello citadin vicentino qual stete con l'avo de questo signor ani 20,e se ritrovò quando el dito signor andò contra Ussum Cassam sempre nel campo si che scriveva cossa che li piaceva, ecc.
Sempre che el Turco vol far exercito per andar in levante se aponta cum quello in mezzo della Natolia paese atto a nutrir li exerciti nel qual loco andò Baiezid signor Turco contra Tamerlan et li fo roto e preso e messo in una gabia di ferro dove morite e cusì fece Maumetho avo del presente signor quando l'andò contra dito Usson Cassam si che questo sarà el principio del camino che ha tegnudo el presente Selim. E qual camin tolse verso Amasia che è partendosi dal loco de Ancira per greco a man manca et è zornate sei da campo. Da questo loco de Ancira a banda destra per ostro se va al Cogno per sirocho alla Caramania e per sirocho a levante se va alla Cazaria. Ma torniamo in Amasia seguitando il viazo nostro. Amasia è una città grande murata quale era sedia del soldan Achmash posta fra colli ha uno castello alla parte di tramontana sopra uno monte, passa per la dita citade una fiumana la qual nasse nelle montagne del Tochat et come la pasa dita cità per miglia 10, se volze per maistro andando per vallade tra montagne grandissime buta in mar mazor avente Sinope cità nominata. Dala cità di Amasia per due zorni de campo se va al Tochat terra murada dove se fan pani da seda assai et chi se partisse da questo locho et chi andasse per grego per 100 mia anderia in Trapesonda; lassamo questo camin che viene al proposito nostro. Dal Tochat per dieci zorni da campo se va a Sivas casal grande e l'ultimo del paese del signor Turco, lontan dal qual per miglia cinque passa una fiumana grande la qual nasse nelle montagne apresso Trapesonda discore Cazaria et si mette in lo Eufrates. Sopra della strada partendosi da Sivas per passar el dito fiume v'è un ponte de piera grande, questa è la strada principal e più comoda a tutti quelli che voleno andar in Tauris passato dito ponte intrase nel paexe de Erzingan qual è parte de la Armenia minore et è del signor Sophi paese montuoso circumdato da due parte da montagne grandissime, da tramontana in parte montagne de Trapesonda ed in parte da la terra de Giorgiani, da levante le montagne che divide la Armenia mazor e menor le qual principia da li monti dei Giorgiani e va per ostro fino a lo Euphrates sopra le qual le gente del paexe fuze quando li vien invasion alcuna come ha fato al presente. Ma perchè si dice chel Sophis è retrato e non se trova, scrive lui tien certo, el non se trovi a quelle bande perchè come el scrisse lui feva gran guerra nel paese de Zagathay et haveva da far non solum con li fioli del signorde dito loco ma haveva etiam al incontro uno barbaro di diti fioli quale uno de li 7 soldani della Tartaria, si che tien lui non sia stato a queste bande si potria dir che gente sono queste che ha fato mover il signor Turco avvisa el signor Sophì per voler ajutar soltam Murath havea mandato comito a li paesi soi che confina con il Turco. Tutti obedisse al dito Murath e lui haveva fatto exercito de gente comandato a nostro modo, però sono retrati e questo sarà il vero. Passando el fiume Lys se intra nel paese de Erzingan el primo loco che si ritrova se chiama Niessier posto sopra un monte lontan dal fiume Lys mia do a banda mancha del dito locho andando per monte se trova uno altro castello: e da questo per una zornata dessendendo in capo del monte dove se fa lume de rocha, loco murato e forte, e questo è quello che in le lettere si chiama Cussari è paexe sterilissimo, e quando al signor Mahumeth fo li, el suo exercito patì grandemente come ha fato al presente Selim, da questo loco per zorni doi per campagna e coline se va in Erzingan e le dite campagne è dette de Erzingan, questo locho non è murato, ma hanno castello quando vi andò el signor Mahumetho avo de questo signor fo trovato pocha gente perchè tutti eran fugiti a la montagna, fo trovato in una chiexa de ditto caxal un vecchio qual aveva assai libri intorno et essendo andatti dentro molti Turchi dimandato chi l'era non respondendo fo morto. Da poi se intese che l'era gran philosopho el signor Mahumeth se ne dolse assai di questa tal morte.
Partendose de Erzingan per miglia 10 se ritrova una fiumana grande la qual nasce nelle montagne che divide la Armenia mazor da la menor; passato detto fiume se entra in un paexe qual dura due zornate fino al fiume Euphrate dove è el passo solito a passar le gente che vano in Tauris, quì il fiume è larghissimo, fa de molti polexeni dentro giarosi. Quivi se apresentò el signor Mahumetho cum lo exercito suo per voler passar, dal altra banda del fiume se ritrovava le gente de Ussum Cassan. El signor Turco volse far experientia de dover passar se anegò Asmurath bassà della Romania et assai altri, si che tra annegati, presi et morti se perse de le persone 12 mille. El signor Turco, visto non poter far altro, lassò la impresa del passar et andò cum l'exercito seguitando el fiume verso levante per zorni due e mezo. Dapoi voltatosi per maistro abbandonato el fiume intrò in algune ville dove el retrovò esser passato Ussum Cassan a traverso di quelle montagne furno a le mani el fu rota a la gente de Ussum Cassan et morto Ezeniel suo fiol prese licariazì e pavioni e le gente furono fugate dopo de questo el dito signor Mahumetho se redusse a le sue terre e messo lo exercito intorno in termine di 17 zorni l'ebbe a patti, questo è quanto operhò el dito signor Mahumetho contra Ussum Cassan el qual non havea la mità del poder che ha al presente el signor Sophì, sì che questa è la conclusione et opinion nostra che più altro non passerà de quello fece suo avo. E si el passera el camin che aveva a far dito signor per andar in Tauris e questo passato che l'averà lo Euphrate troverà do strade, una verso levante, l'altra verso ostro e sirocho; quella verso levante è strada inusitata per esser mal habitata passando Palu che uno castello sopra un monte, sotto del qual passa lo Euphrate se ritrova campagne che produce giunchi e non se habita, salvo a pe di monti, siche qua exercito non po andar. La strada in ostro e sirocho è quella che è usitata dove vanno caravane, sichè partendose dal fiume per pocho spatio se trova montagne nel principio dele qual è uno castello andando per valle et monti se ritrova Angora per due zornate et per due altre pur vallade e monti se discende in una pianura dove è Amith, questa è città murata et ha un castello sopra un monte, qua se fa grandissime marchatantie sì per la Sorìa come per la Persia. Dal dito loco de Amith per garbin se va per 6 zorni in Alepo. Qui stanzia el capetanio zeneral del signor Sophì; da questo loco per andar in Tauris ghè do strade le qual vanno a una cità nominata Tiflis la quale è posta fra due montagne et è passo fortissimo sì per el sito del loco come per la fiumana che fa forte el dito passo. Quivi ne sarà da far assai.
Da Amith per sirocho se va a Mardin che è passo sopra un monte et è zorni cinque, da Mardin per zorni do per levante se va in Askaranchief, quì se ritrova da la banda da levante del dito locho una fiumana grandissima che quella che vien per Amith, questa fiumana è profonda et ha le rive altissime, sichè ruinato el ponte che passa dito fiume è impossibile che exercito alcun passa da el dito locho de Askaranchief, per 3 zorni pur per levante se va a Tiflis, hor partendose de Amith per levante se va per una vallada larghissima et abitatissima per zurnade 10 se ariva a Tiflis e nel mezo del camin se ritrova una piccola terra de un signor el qual non volea dar obedienzia al Sophì e ghe mosse el campo el have per forza e tagliò tutti a pezi, al presente è tuto rovinato. Quando se parte da Tiflis per levante per 3 zorni declinando uno poco a la mancha se trova Van la quale è in principio de un lago chiamato dello stesso nome, el qual è longo miglia 100 largo 20, l'acqua sua è salsae non è poca maraveglia perchè essendo detto lago in mezzo de la Armenia sia salso. El se ritrova uno altro lago arente Tauris do zornade lo qual è salso et è grande più de 20 miglia, longo se chiama Salamas del quale se traze sai assai de la qual se fornise la Media, Persia, Armenia et Mesopotamia.
El lago dito de Vanar ha tre insule dentro, una è desabitata e le altre due habitate, la principal se chiama Santa Croxe, l'altra Santa Maria, quella di Santa Croxe è miglia do lontan da terra da la banda de ostro del lago, la qual insula ha uno monasterio dove sta un patriarcha con 100 monaci, in questo monasterio Jacub signor de Tauris fiol de Ussuni Cassam fece custodir sua sorella major che fo de Shàh Aider padre del signor Sophì insieme cum el fiolo qual stete 7 anni et quando fo messo ne haveva nove morto Jacub andò nel paexe del padre e fecesi signor, del qual al presente non se dirà altro, ma andando a Van dal dito loco suso per el lago per una zornata se trova altri casali, fino che dopo 10 giorni, se arriva a Tauris. Tauris è in pianura et è in sul confin de la Media et de la Armenia, volge mia tre murato de terra dove è la stanzia di signori de la Persia, avanti che diti signori l'avvesseno dito locho de Tauris la stanzia sua era in Susa. Resta a dir de' Giorgiani ma per non esser al proposito a questo cammino non se dirà altro.
Marin Sanudo, Cod. Marciani, vol. XIX.
Sumario de una lettera de ser Donato da Leze scrita a Zuan Giacomo Caroldo, secretario ducal, a dì 7 octubris 1514.
Sumario de una lettera de ser Donato da Leze scrita a Zuan Giacomo Caroldo, secretario ducal, a dì 7 octubris 1514.
...... Et quanto a la parte de venir le spetie in Trapesunda per el seno Persico, qui soto noterò il modo se solea tenirse neli tempi passati, essendo l'impero de Costantinopoli ne le man dei Greci. Li navili che venivano dall'India cum spetie non solevano andare nel mar Rosso, ma tutti venivano nel seno Persico, nel qual golfo è uno porto dove buta l'Eufrate, quivi entrava li navili e si conduceva allacità de la Balsera, la qual è sopra la riva del dito fiume, mìa 50 lontan dal mar. Parte de le qual specie si conduceva in Trabesonda et parte in Erzingan e de lì alla terra, da poi essendo el deto paese in guerra, rote le strade fu forza ai mercanti condurle nel seno Arabico come fanno al presente.
La cità della Balsera è grande e mercantesca, dove se fa faccende assai, come de fide degni armeni ho inteso, et è situata ne la provincia de Babilonia. Da questo loco in Trabesonda sono giornate XXX a mìa XXV per zornata. Sicchè tanta strada feva dita mercanzia e lungo saria narrar li lochi dove capitavano, e de Trabesonda con navigli se conducevano a Costantinopoli. L'altra strada che è Astrakan, partendosi dalla Balsera e fuori per tramontana al fiume Eufrate fina dove se congiunge Tigris che è zornate 8, e de lì a Cazan cità sopra el Tigri giornate 4, poi se passa pur per tramontana molte zornate de caravana fino a la gran cità de Schamachi, e da detto luoco fina in Bachù che è posta sopra il mar Caspio zorni 4. Quivi è una cità dove se fa gran fazende, da la qual è ditto mare de Bachù. In questo loco se cargava le spetie sopra li navigli e se conduceva in Astrakan terra dei Tartari posta sopra il fiume Volga e de qua per 8 zorni chi volesse andar alla traversa se andaria alla Tana per la campagna che per esser disabitada se va suso per el fiume, poi se traversa al dicto loco de la Tana in zorni 16. Quivi venia le galere de Venezia e levavano dicte spetie come è scritto nell'itinerario di Messer Josafat Barbaro.
Marin Sanudo, Cod. Marciani, vol. XIX.
Copia de una letera de ser Donado da Leze, podestà e capitano a Rovigo, scrita a Zuan Jacomo Caroldo, secretario. Data a Rovigo adì 2 novembre 1514.
Copia de una letera de ser Donado da Leze, podestà e capitano a Rovigo, scrita a Zuan Jacomo Caroldo, secretario. Data a Rovigo adì 2 novembre 1514.
Per lettere vostre de ultimo del passato son avvisado, esser nove importantissima venuta al clarissimo Gritti da Ragusi, come el signor turco Selim a dì 23 agosto su la campagna de Choi ha fatto zeneral battaglia col signor Sophì con crudelissima strage dell'esercito suo. Tandem era restato victorioso et era fugito detto signor Sophì e losignor Selim dovea andar in Tauris, pregandomi che io vogli far risposta sopra di ciò. Io desideroso di satisfar al voler vostro, anchor che sii occupatissimo in diverse cose et abi dei gran fastidj in questo locho, non resterò che io notifichi li lochi et siti che potrà andar detto Selim, et dove si potrà ritrager el detto Sophì, per ritornare iterum a la campagna; ben ve dirò questo che Selim è entrato troppo dentro, che da Choi dove me scrivete esser sta la battaglia fin al principio del so paese sono giornate 25, et avendo avuto una tal rotta qual me scrivete non potendose refar per esser el paese tutto per el signor Sophì non so come el farà se iterum un altro esercito adosso li venirà, nonostante questa vittoria, facio mal juditio del fato suo come qui soto intenderete.
Choi è uno casale grande sopra la campagna, non è murato e da questo luoco fin in Tauris sono sei zornate. In tuta campagna, se ritrovano due loci grandi, due zornate lontani l'uno dall'altro chiamati Moriam et Sophiam, come vedrete ne le mie lettere per avanti scritteve. Sichè dicto signor Turco anderà in Tauris, et sono certo che li se affirmerà, perchè el signor Sophì s'era lontano da lui, et volendo andar a trovarlo vorrà del tempo. S'el Sophì serà vivo potrà far gran numero di zente et presto in diverse provincie come è nella Persia, Kerman, Eri, Ghan, Fars, et Shirvan. Tutti questi paesi sono abbondantissimi de uomini. Accostato a qual voi di questi loci con quelle poche zente se ritrova ritornerà iterum alla campagna e serà alla condizione di Antheo che reassumeva le forze tante volte quante la terra toccava. Et acciò intendiate li paesi scripti de sopra:
Tauris è in li confini de la Media et Armenia, guardando dal dicto locho di Tauris verso levante a banda destra è la Persia, Cherman Irak. La principal cità de presente della Persia è Schraz, la quale è lontana da Tauris per levante e scirocco zornate 20, e da lì in Kar altre 20. Shiraz è di sotto da questo verso ostro per mezzo l'isola de Ormus. Da tutte queste tre provincie se pol trazer una gran quantità de zente et massime de Schiraz et Persia. La dicta cità de Schraz fa 200,000 anime ed è murata. Altre volte ribellò a Ussun Cassan de volontà de un suo figliuolo che voleva farse signor, sicchè da questi loci potria esser tratto esercito potentissimo, ma tengo non andrà a questa banda, ma anderà ad altra parte verso tramontana per aver li Georgiani con lui, quali sono inimicissimi col Turco ancor che venissero nel suo campo. Questo farieno per non se lo retirar adosso per confinar loro con Trapesonda.
Or torniamo a Tauris; partendosi de lì, andar per greco per 7giornate se trova Ardevil, confina da ponente con el paese de Shirvan dove è la gran cità de Schiamachi. Et il paese de Schirvan confina con li Giorgiani verso maistro dove è Emircapi dicta e porte de ferro, et da questa banda potrà aver soccorso numeroso sì dai Giorgiani come da quelli altri paesi nominati. Puol aver etiam soccorso grande de Azerbigian che confina da levante col paese de Ardevil, et etiam de Sara che è sopra el mar Caspio. Se potria dir che el potesse trager zente assai dal paese de Corassan, ma per esser novi sotto el suo dominio non credo che vorrà di quelle. Se potria anco servir di bona zente de Ispaan et altri paesi che sono in la Media. Sicchè per concludere tengo farà grandi eserciti per esser ben voluto da tutti e liberalissimo. Sta che, come ho dicto di sopra, mi dubito assai del fatto de Selim.
Marin Sanudo, Cod. Marciani, vol. XIX.
Relazione di Persia, del clarissimo messer Teodoro Balbi console veneto nella Siria dall'anno 1578 al 1582.
Serenissimo Principe,
Dalla guerra di Persia, nella quale con numerosissimo esercito e con gran spargimento di sangue contendono insieme due potentissimi re del mondo, non mi ha parso poter avere informazione della quale la Serenità Vostra possa in parte rimanere soddisfatta, se non coll'aver minutamente inteso se le forze del presente esercito come di ogni altra particolarità con cui si possa far giudicio, come il re persiano sia per resistere alli assalti turcheschi, e con che ordine e fondamento possa muover le armi contro un tanto forte inimico. Così mi sono andato, con più certezza che ho potuto, informando delle entrate e spese di detto re, della milizia che egli ha, dell'ordine del guerreggiare e stipendiar li soldati, dell'obbedienza che gli porta il suo popolo, di molti altri successi nelli tempi passati nella creazione di re, dalla quale si può comprender la durazione di quell'imperio, e di molte altre cose pertinenti alle forze e poter suo; le quali tutte ho voluto far sapere alla Serenità Vostra con questa mia scrittura,non aspettando di farlo personalmente nel mio ritorno a Venezia, per sapere quanto più ora, che si fa questa guerra famosa appresso tutti li principi del mondo, erano desideratissimi tali avvisi, di quello sarà di qui a tre anni, quando forse sarà compito il guerreggiare in quelle parti. Supplico intanto Vostra Serenità che in questa mia relazione attenda più alla volontà e desiderio con che io la faccio, che è di darle quanto più per me di sua soddisfazione; perchè del resto sono sicuro che per la mia poca esercitazione nel dire non sarà degna del suo cospetto, e per non essere stato io nella Persia, nè aver ragionato con persone maggiormente istruite di quel regno, potrà parere in molte parti imperfetto.
È posta la Persia sotto il clima stesso di Venezia e dell'Europa, e nella parte di tramontana dove è il mar Caspio è montuosa e freddissima, da quella di mezzogiorno è pur anco montuosa ma fertilissima e calda. Ha molte fontane e fiumi, e dove è il golfo d'Ormuz è dal mare perfino bagnata. Confina coi Tartari e con altri re idolatri. Dove è la città di Vastan ed altre città dalla parte di ponente confina con Turchi e Georgiani.
Ebbe questo imperio molti re, dei quali siccome è stato scritto copiosamente da molti scrittori, così ora non tocca a me ragionare che di quelli che della legge maomettana in quà hanno regnato.
Il primo dei quali fu Ismail Gioneid che seguendo la legge di Alì et per questa cagione perseguitato dai Turchi fuggì in queste regioni nella città di Ardevil, dove vivendo vita esemplare e da tutti i circonvicini tenuto per santo, venne in tanta reverenza appresso ciascuno che ridusse molti di quei popoli alla fede di Alì, essendo da loro tenuto per capo. Così visse molto tempo e dopo la sua morte successe Haider, il quale non stette molto che in guerra fu morto restando suo erede Ismail che dopo gli idolatri di Nembrod fu il primo che ebbe titolo di re della Persia, e quasi di tutta se ne fece padrone sottomettendola al suo impero con molti regni e ducati di fede turca. Combattè con sultan Selino, e per causa delle artiglierie fu rotto. Fu uomo liberalissimo e sopratutto coi soldati spendeva quanto aveva, e la sua morte ne diede il segno che pochissimo oro se gli ritrovò. Fu bellicoso e sopramodo si dilettò della caccia. Fabbricò una gran moschea nella città di Ispahan, morì ad Ardevil, dove era andato a visitare la tomba di suo padre l'anno 1523, avendo xv anni con assai buona fortuna amministrato il regno.
Il figliuolo per nome chiamato shàh Thamasp padre del presente re successe nel regno in età di 11 anni e ne regnò 50. Guerreggiò conSelim quantunque non volesse mai seco venire a giornata, per la esperienza che ebbe dal padre dell'artiglieria; prese Tauris città principale di quel regno e di nuovo la riacquistò, fece la pace con detto Turco e promise di mai rompergli guerra, siccome fu veduto nelli capitoli fatti tra loro, nè fu detto che la fortezza di Kars fosse gittata a terra, e che per 8 miglia da una parte e dall'altra fosse fatto deserto affinchè in niun tempo potesse nascer mai fra circonvicini dissensioni. Così mai l'uno contro l'altro mosse le armi, anzi in occasion di bisogno si promisero soccorso. Il detto shàh Thamasp andando contro un re georgiano a questo e quello inimico così fece, e lo vinse a tempo che d'ogni altra cosa pensava che alla guerra per esser l'invernata e d'ogni intorno la neve, ed oltre il sacco e bottino che fece menò un 30 mille anime fra uomini e donne da 15 fino ai 30 anni.
E perchè si trovavano del re morto 24 figliuoli tutti in diverse città del regno divisi, che intendendo la perdita del padre e della città regia, nissuno se ne fece padrone chiamandosi re di quelle, e ne restò il regno in 14 parti diviso. Uno di questi fratelli è Simbes che è quello che l'anno passato era in poter del re di Persia e che prometteva andar ad infestar li passi e non lasciar andar niuna cosa all'esercito dei nemici, ed acciocchè gli fosse data credenza si fece turco-persiano. Siccome scrissi a Vostra Serenità è uomo di grandissima stima, e tanto che in qualcuno è animo che se questi è da parte dei Persiani, basti lui a metter in gravissima necessità i nemici. Son tutti i suoi georgiani soldati veterani dati a vita comoda, che non hanno alcun pensiero nè cura della cavalleria. Dicono discender da una figliuola di Salomone. Tengono altari e chiese come le nostre con figure del Salvatore e della Beata Vergine. La sua sede è ora a Tiflis che rende tributi al regno di Persia.
Fu quel Shàh Thamasp il primo che andò ad abitare Kasbin ed ivi poner la sedia; e quella città era per avanti antica villa suddita del re di Ghilan, il territorio della quale per lunghezza è 18 leghe e per larghezza 14, situata in mezzo di alte montagne dalla parte di tramontana, dove la neve in ogni tempo dell'anno si trova; e questo fece per sicurtà e per esser in mezzo del suo regno in sito fortissimo, e di essa ne ha fatto una città principalissima. Si chiama questa villa Kasbin che in sua lingua non vuol dir altro che castigo, perchè a quel tempo in essa erano rilegati tutti i malfattori che non erano giudicati a morte; ed ora è città nobilissima adorna di grandissime fabbriche e giardini di molta spesa, fra li quali ven'è uno del proprio re, di spesa di più di 12,000 ducati, per la cui bellezza lo chiamano reest che in lingua loro intendono paradiso. È città popolatissima che dicono che ad ogni richiesta del re gli sono sempre pronti 30,000 cavalli, il circuito della quale è intorno a leghe tre. Ebbe il suddetto shàh Thamasp dal re dei Tartari il regno di Candar in dono per l'aiuto e soccorso che egli diede per rimetterlo in stato al tempo che fu rotto nel regno di Cambaia.
Fu questo shàh Thamasp crudel tiranno, che chi vedeva ricco e di qualche autorità nel suo regno lo privava della roba, e se non gli toglieva la vita gli faceva cavare gli occhi; di niuno suo capitano o cavaliere si fidava, nè d'alcuno voleva consiglio; era avarissimo e per accumular danari mandava perfino al bazar le proprie vesti, tratteneva il soldo che prometteva ai soldati, per il che 15000 e più abbandonarono la Persia facendosi vassalli dei Tartari ed altri re delle Indie, per non esser sottoposti a un tanto tiranno. Usava d'anno in anno rinnovar la moneta facendola fare di metà valor, e non si stampava dell'altra, proibendo quella, e quasi tutta la colava nella zecca, e di questa ragione nelle altre città del regno cavava danaro grandissimo, che non si mette in computo delle sue rendite. Alla sua morte gli fu trovato fra oro argento e gioie, cosa che par impossibile, nondimeno mi è stata confermata da più bocche più di 80 milioni di ducati, tra li quali v'erano 17 milioni battuti a maidini d'oro. Lasciò fra cavalli, cavalle e cammelli al nº di 100,000. Morì del 1576 ai 11 maggio, avendo regnato 50 anni. Poche ore avanti conoscesse la sua morte, ordinò il suo testamento, e avanti che nel suo regno succedesse shàh Ismail suo figlio secondogenito, per trovarsi il presente Mohammed Kodabende dedicato alle cose della sua legge e per aver corta vista: e si fidò pur di 4 suoi capitani che essi chiamano sultani, il nome dei quali sono: sultan Ibraim mirza, suo nipote che si trovava in alcuni suoi castelli discosti da Kasbin 6 in 7 giornate dalla parte di levante, al qual fece intender venisse con quante più forze potesse, così fece venendo con 12 mille cavalli: mettendosi nella casa regale, e datogli dal detto re autorità del governo, e fattolo camerier principale con autorità di portar la spada che a niuno è concessa; il secondo era mirza Alì sultan; il terzo Absalon bey; e del quarto non si è potuto aver il nome, e solo per il tratto intendeva andar attorno dal Derogi che a loro usanza vuol dir governatore del regno, il quale era quarto visir creato di più dell'ordinario, già per avanti trattava di far morir shàh Thamasp e suo figliuolo shàh Ismail per metter in sedia sultan Aider altro figliodi shàh Thamasp e di madre georgiana, sol perchè lui saria stato, sopraintendente di tutto il maneggio del regno.
Sapendo adunque shàh Thamasp questo disegno del governatore consultò coi sultani, di tor di vita sultan Aider figliuolo suo, e lo mandò a chiamar con fargli dire che avanti chiudesse gli occhi desiderava vederlo e farlo suo successore, alla qual richiesta fu il figliuolo obbediente, e giunto al cospetto del padre disse il re ad un suo capitano chiamato Absalon bey che facesse il suo ufficio; per il che fu il figliuolo legato e posto in catena in una stanza con sicurissima guardia. Mancato il re fu tenuta detta morte secreta facendo serrar tutte le porte del palazzo. Il che vedendo il terzo giorno che fu li 8 detto, il governatore ribelle non volse più tardare che Aider non fosse pronunziato re, corse armata mano alla casa regale con 15000 fanti suoi seguaci, gettando a terra la prima, seconda e terza porta gridando a loro usanza Aider suo re. Questo vedendo li sultani che erano alla custodia del palazzo, mandarono nella stanza dove era Aider serrato, Samal bey di sangue circasso e fecero che gli troncasse la testa; e troncata che l'ebbe la portò in mano gettandola dalle scale del palazzo a piedi del cavallo del governatore nemico, che pur attendeva a gridar Aider re: dicendogli, piglia la testa del tuo re con molte parole vituperose. Ed essendo ancor essi provvisti di gran banda di gente e soccorsi, attaccarono la zuffa, tagliandone quanti ne trovavano che ascesero al numero di 4 mille e più, non lasciando in vita nè grande, nè piccolo, nè dell'uno, nè dell'altro sesso della sua prole, mettendo a sacco le case loro e dispianandole fino alle fondamenta; e lui togliendo la fuga con non più di 2000 cavalli se ne uscì fuori della città, e per necessità di fame ed altri disagi fu abbandonato nel viaggio dalle sue genti, e dal proprio figliuolo che si ricorse nella città di Kom a Sultania madre di Ismail e del presente re di nazione turcomanna zia di Emerkan, il quale al presente è capitano generale, ed è detto per sopranome Spada di Persia, sperando che per mezzo di lei gli fosse salvata la vita; ma non gli riuscì perchè de li a poco fu morto insieme con sei altri fratelli. E vedutosi detto governator abbandonato da ognuno si vestì da medico in alcune montagne fuggendo per venirsene al Turco, fu da alcuni cacciatori inviati da Absalon bey suo nemico, conosciuto e preso e condotto ad esso e tenuto fino alla venuta di Ismail che lo fece morire, siccome dirò più abbasso. E perchè per le rapine e morti che si facevano nella città, per non vi essere il re, pochi erano sicuri nelle case proprie, il giorno 17 Absalonbey ed alcuni capitani del re morto, con gran banda di gente andarono per la città e per li bazari assicurando e dando animo a ciascuno che tornasse ai suoi negozi: dicendo che il re Ismail non poteva far che ogni ora non comparisse: mandando bandi attorno che sotto pena della vita niuno avesse ardire di molestare nè cosa, nè persona della città; e dove si trovava un malfattore gli erano troncate le mani e i piedi o tagliata la testa siccome pareva meritasse il delitto, ponendola sopra le lancie e portandola attorno per la città e bazari, e con questi mezzi fecero cessare il spavento ed assicurare l'animo di ognuno. Facevano al mezzogiorno e alla sera che fossero sonate gnacchere, e fatta allegrezza con gridi altissimi che il re era vicino, e questo solo per tenere il freno a qualcuno che avesse animo di perseverar nelle stesse rapine.
Il giorno dietro che fu alli 18 fu pubblicato shàh Ismail re, nella moschea grande, e di subito tutti li capitani e soldati che erano alla custodia della città e di tutte le circonvicine, andarono a levare il re che ancora si trovava in un castello sottoposto alla città di Ardevil discosta da Kasbin giornate dieci dalla parte di tramontana, dove fu dal padre relegato, per il mal animo che lui credeva avere contro i Turchi, et per esser di natura feroce dubitava calasse alli confini e fosse cagione di romper la guerra col Turco, e per questo lo tenne in quella fortezza appresso anni sedici. E giunti in vista di detto castello cominciarono a gridar shàh Ismail che vuol dire re Ismail, facendo molti segni d'allegrezza; al che però da lui non fu dato ascolto nè manco dal capitano che era in sua custodia congiunto di sangue col governator ribelle, e diceva voler combatter con loro; ma fu da Ismail ordinato che non facesse motto alcuno perchè in breve la visita si sapria, sì come fu che non stettero molto che da ogni luoco vedeva comparir gente ed empiersi le campagne di soldati che gridavano colle stesse voci Ismail re. Del che fatto certo discese dalla fortezza, ed il capitano che primamente non volse credere fu il primo a baciargli il piede, e dimandargli perdono con la spada legata al collo se l'aveva offeso, perchè tutto aveva fatto per non esser disobbediente al re morto padre suo, che già tanti anni glielo avea dato in custodia; e così gli perdonò, anzi concesse ad un suo figliuolo il governo di Tauris; e di poi gli corse ognuno a baciare il piede: e veduto che già si erano adunati più di 85 mille cavalli con forse 5 mille padiglioni deliberò incamminarsi verso Kasbin ed a mezzo camminofu incontrato da sultan Mirza suo germano da parte di padre e cognato, e smontato da cavallo, volse il re fare il medesimo abbracciandolo e raccogliendolo caramente, e dopo molte parole di complimento lo creò suo capitan generale, confirmandolo nella stessa dignità la quale il padre gli aveva data, ordinando che il suo padiglione fosse posto all'incontro delli reali ancorchè ciò non fosse solito a farsi in niun tempo. E giunto alli 14 luglio alla vista della città di Kasbin, ivi si accampò ed alli 15 gli fu menato in catena per il capitano Absalon bey il governatore ribelle, e da esso re gli furono dette molte parole come conveniva alla sua infedeltà, e se lo scacciò davanti serbando la sua morte a pochi giorni. Dopo, lui stette fino li 17 facendo molte giustizie crudeli. Venne fino alle porte della città sopra 12 cavalli cavalcando or sopra l'uno or sull'altro, per segno delli 12 figliuoli di Alì suo profeta; e per timore non gli fosse tirata qualche archibugiata e fosse morto, con 20 suoi più fidati si mise in una strada dove non era aspettato e per la porta del giardino ascosamente se ne andò nel palazzo reale, facendo che il suo capitano generale andasse sotto l'ombrello per la strada ove tutto il popolo stava aspettandolo.
Non stette molto che divenne crudele sopra ogni altro non perdonando ad alcuno della stirpe del governatore ribelle, nemmeno al cognato creato da lui capitano generale che tutti fece morire insieme con dieci fratelli, chi di veleno e chi strangolandoli, fuori che il presente re il quale si trovava in Schiraz discosto da Kasbin due giornate che non lo potè aver mai in così poco tempo che regnò; ma bensì il suo figliuolo con due suoi germani e tutti li principali sultani che erano nella corte del padre; et soleva dire che non si potevano sostentar i padiglioni reali con corde vecchie, e con le sue proprie mani ne ammazzò infiniti, dicendo voler vedere se la sua spada tagliava, e per il computo fatto delli morti di mano sua e di suo ordine ascesero al numero di dodici mille, senza quelli che in così breve tempo che regnò privò degli occhi e scacciò in esilio. Fu di pensiero per qualche suo fine di lasciar la fede di Aly e pigliar quella di Omar, ne diede segno col cavar gli occhi ad un suo califfo persona principal della fede; e con far molte altre offese ed insulti a molti altri suoi santoni; il che pressentito da' principali che restarono nel regno fecero congiura insieme con una sua sorella alla quale lui aveva fatti molti oltraggi e toltigli 200,000 ducati e più che si trovava e li schiavi e schiave, facendola star in vita ristretta e piena di disagi; donna di 30 anni astuta e prudente e che dal padre suo era stimata e si fidavadi lei; e così insieme ordinarono il veleno ponendolo in alcune palle di teriaca che soleva mangiare, e postate in una busteta che soleva portare il figliuolo di un suo capitano confidente che sempre gli stava a lato; egli al solito ne prese e la notte seguente restò morto, essendo in età di 44 anni e fu alli 24 novembre 1577, la vigilia di santa Catterina avendo regnato solamente 1 anno 7 mesi e 6 giorni, morto a tempo che disegnava far pubblicar la legge che voleva firmare all'ultimo del suo Ramadan, e diceva pubblicamente che avria fatto doni e tenuti in sua grazia tutti quelli i quali l'avessero seguitato ed altri che avessero voluto star ostinati nelle sue opinioni gli avria fatti andar a fil di spada; e per non lasciar andar più avanti questo suo disegno gli fu dato il veleno. Fu tenuta dalla detta sorella la morte del re secreta, mandando a chiamar li capitani principali complici della morte del detto re, e lor disse che nelle sue mani stava quell'abbondantissimo regno, e se volevano essi con gli odi particolari vederle il fine facevano gran peccato; ma che allora era tempo di rimettere ogni malanimo che avessero, l'uno contro l'altro, e non dar questa allegrezza ai Turchi e Tartari che dall'una e dall'altra banda confinano che goderiano di beverli il sangue, e di veder la desolazione di quell'impero, e quello diceva, lo diceva per loro e suoi successori non per lei che ne aveva la minor parte, essendo donna e di sangue regio che da qualche banda avria pur avuto un pezzo di pane; e non voler che tante fatiche del padre ed avolo suo rimanessero distrutte per le lor dissensioni in questo momento, e fusse annullata la casa del suo profeta, e con parole assai maggiori, cosa insolita in una donna e massime in quelle parti, e con tanta eloquenza che fece risolver ogni mal animo che era tra loro ed aquietar l'uno e l'altro alla sua presenza, facendo loro dopo giurare sopra il suo mufti di conservare il regno per il fratello.
Fu per questi sparsa voce per la città che il re fosse morto e fu dal popolo levato tumulto, il quale andando alla casa reale e gridando voler vedere il suo re, la sorella con li capitani deliberarono di far comparire uno vestito cogli abiti regali sopra una terrazza eminente, intonando la voce come Ismail era solito fare, mostrando colle mani segni di comandare ai suoi, e diede a creder al popolo che quello fosse il re e lo aquetò ed ordinò di subito che tutta la milizia fosse posta sotto quei capitani che erano sette e che cadauno avesse cura delli sottoposti, ed a detta signora furono fatti venire tutti li capitani in loro lingua sultani, dicendoli sotto che banda di capitano volevano stare, perchè il re era morto e bisognava tenereil regno senza confusione fino a che venisse il fratello. Tutti assentirono e nominarono il capitano, cui volevano essere sottoposti colle sue genti fra li 7 antedetti; ed ordinata la città in sette quartieri ed a cadauno consegnato il suo con li soldati sottoposti, spedirono quante più genti poterono sì di Kasbin come delle città circonvicine con padiglioni ed altre cose necessarie per levare il nuovo re che era pure in Schiraz.
Così venne a far l'entrata ai 25 di gennaio 1577 essendo di età di anni 41, tutto canuto ancor che si tinga la barba; di bella faccia, e proporzionata persona, impedito della vista e non vede niente a basso, ma guardando all'alto vede così ben come ciascuno; ma avanti venisse a Kasbin, mandò a dimandar al zio della sorella, come quello che l'amava, dubitando che al disegno avea fatto di farlo morir questo suo zio non se li opponesse con vederla difender; e perciò non gli nascesse tumulto, ed essendo questo buon capitano ed amato sopra ogni altro dai suoi soldati ed era chiamato Samahal sultan, il quale andò se ben con timore, ed avea fatto per avanti andar la nipote sorella del detto re a casa sua, avendo fortificato benissimo il suo palazzo, e messovi grandissimo numero di gente colla guardia e donatogli quanto aveva d'importanza, acciocchè in ogni occasione fossero pronti a morir con lui; dove dal re fu accolto caramente e non mostrando segno di animo cattivo, anzi confermatolo gran cancelliero; siccome era stato fatto dal fratello; avendo ordinato prima che fosse strangolato, subito fosse partito da lui, come fu eseguito spedendo di subito a far morir la sorella a compiacenza della prima moglie di shàh Ismail fratello del marito; ma più per l'invidia che le portava per esser donna accorta e prudentissima facendo anco far il medesimo ad Alì sultan uno dei 7 capitani che gli conservarono il regno, sol perchè trovandosi lui governatore per avanti dove lui abitava gli usò molte stranezze e per esser stato molto amico del fratello morto, e che teneva ancora un suo figliuolo di mesi 4 in governo che lo fece anche morire. Entrò nella città, fece doni liberalissimi di centinaia e migliaia di ducati; i banditi fece venir nella città e restituir loro le dignità, fece di subito liberare gli ambasciatori dei Tartari che si trovavono in un castello postivi dal fratello, e con doni e cortesi parole gli dimostrò il dispiacere che sentiva del mal procedere loro usato, e che lui era prontissimo di conservar la stessa amicizia che li usò il padre suo; e si partirono soddisfattissimi da lui. Fece il medesimo a molti ambasciatori di re delle Indie e ciaus turchi che si trovavano in Bagdad e Caraemit che in tutto eranootto, e li fece consegnare a 4 di quei capitani principali acciò li custodissero fino ad altro suo ordine. E questo per li moti che già erano stati sentiti al tempo del fratello che i Turchi volevano mandare a fortificar Kars e che intendevano voler il kasnadar e facoltà a loro modo lasciate in quel regno alla morte di sultan Bocafir, fuggito in Persia al tempo di sultan Selim suo padre, che lo perseguitava per farlo morire per la discordia e disamore che le venne coi fratelli, e che alfine di ordine di sultan Soliman fu morto nella Persia in un banchetto che shàh Thamasp gli fece, e non per altro che per non voler romper la guerra col Turco secondo la fede promessa, facendo anche morire insieme col padre, due suoi figliuoli e tutta la corte che ascendevano al numero di 2000 persone; e restatigli 17 pezzi di artiglieria minuta, uno di 50 e gli altri di 21, con numero grande di archibugi, che aveva seco, del che sultan Amurath al presente re dei Tartari, gli mandò a ricercar dette facoltà, ovvero come essi dicono tesoro, ed anco perchè fino l'anno avanti al tempo di shàh Ismail era concertato di aver Shirvan a tradimento colli propri terrieri, avendo veduta una lettera che prometteva alli detti di Shirvan di mandargli 50,000 archibugi, se loro si contentassero d'accettarlo per loro re; la quale ebbe per mezzo di un proprio di Shirvan con industria, e se ne fuggì al re suo, narrandogli particolarmente quanto era allora seguìto, e per questo si diede voce di guerra, e tanto più era tenuta per certa, quanto che Ismail era in pensiero di andar a cingersi la spada e far le solite cerimonie siccome fecero li suoi predecessori in Babilonia; del che essendo morto e successo il presente re nominato Mohammed Khodabende e trovati gli umori alterati, le opinioni di Amurath di voler fortificare Kars, anzi che tuttavia lo fortificava (fortezza che per li capitoli del padre sultan Soliman con il suo shàh Thamasp non poteva ad alcun modo fare), commesse a quei sangiacchi vicini che non permettessero che tal fortificazione andasse avanti, d'onde per necessità ne seguirono scaramuccie e danni all'uno e all'altro nelle città e castella vicine; e furono mandati da una parte e dall'altra per propria difesa gente e soldati con sangiacchi ed altri venendo in questo modo a guerra odiosa ed a scoperta battaglia. Fu per questo spedito in diligenza da Costantinopoli Mustafà che se ne andò con potentissimo esercito verso quelle bande, nè per altro sono venuti questi due barbari e potentissimi re a definizione di armi, ancorchè alcuno voglia che tutto sia nato più per causa della fede che per altro. Ma le cause sono state le sopradette che furono prima origine ditante guerre. Questo è quanto alle condizioni delli re che fino al tempo presente hanno avuta la Persia.