DOCUMENTO XII.

Delle sue entrate non posso bene intendere: tol la decima di tutte le entrade; gli Armeni pagano uno ducato per testa che sono grandissimo numero. Li signori, a beneplacito di questo signore, li mette e dismette alle sue zenti e castelli, li quali secondo la signorìa che hanno, quando il signor li chiama sono obbligati di venir con certo numero di cavalli et huomini secondo le sue rendite, e così vengono; le zente d'armi sono pagate a ragion di anno, et hanno le paghe di mesi sei in mesi sei, et da per homo col cavallo da ducati 40 fin a 60 secondo li homini, all'anno; et benchè dica, Serenissimo Principe, che questo illustre signore potrà fare un milione di huomini et al presente abbia in campo homini 300,000, di questo la non la si meravigli: perchè come ho detto la lettera di V. Serenità de 9 Fevrer 1473 non fu lettera, ma fu lo Spirito Santo. Questo ill.mo signore non pretendeva per lui venir zoso, ma andar alla volta di levante; et ho saputo per buona via da principali signori, che questo illustrissimo signore, la venuta del veneto ambassador reputava un sogno, per essere il paese della Signorìa lontanissimo, et dopo che venne questa santissima lettera, il signore che avea allora persone 100,000, veduta la ditta lettera, la quale ricevè addì 12 jugno, si deliberò di venire contro l'Othoman.

In questi zorni è venuto un ambassator del Soldan a Ongurlu bei fio di questo ill.mo signore, et al signor Caraman, ad esortar quelli s'interpona con questo ill.mo signore di far paze col Soldan,e vuol far tutto quello piace a questo ill.mo signore, l'ha mandà al Soldan un suo ambassatore per questa facenda per quel che mi dice il Caraman, ma temo la pace non seguirà. Nec alia. Alla grazia di Vostra Serenità mi raccomando. Data nel felicissimo Campo di Ussun Cassan in le campagne di Erzignan addì 27 luio 1473. Excellentissimae Dominationis vestre, Caterinus Zeno.

Cronaca Sanudo. Ms. Cicogna.

Relazione della battaglia di Terdshan.

Magnifici et generosi domini post commendationem, etc. Le ultime mie scritte a Vostre Mag. fo de XXVII lujo, per le quali significai a quelle come questo ill.mosignore andava in persona a trovar l'Ottoman, e che non saria tropi zorni che i sariano a le mano. A hora significo a Vostre Mag. come a dì primo avosto questo ill.mosignore se acostò a lo exercito de l'Ottoman, et el detto Ottoman era, con persone da cavalo e a piedi 150m, ben in ordene de chari, bombarde e schiopetieri e fanterie. Questo ill.mosignore haveva da persone a chavalo 300m, e lasò con el suo chariazo de le done, puti e suo haver, da persone 100m. El ditto Ottoman visto esserli venuto arente, dubitando, serò tuto el campo suo con chari e bombarde. Questo ill.mosignore commenzò subito principiar la bataglia, e sempre era vincitor, e fo morto de l'ottoman Asmorat bassà de la Romania, e Amirbei capetanio de la Morea fo prexo: l'Ottoman mandò uno suo subaschi a questo signore per far pace. Questo ill.mosignore per niente volse pace, per la fede el me aveva dado per nome de la nostra Ill.maSignoria. Questo signore mandò Ugurlonbei suo figlio con el signor Charaman de sopra el campo de l'Ottoman con gran numero di chavali, mandò ancor l'altro figlio suo nominado Seinel beg da una banda del campo de l'Ottoman e Bajandur beg dall'altra banda con gran numero de chavali. Questo ill.mosignore romase a lo incontro de sotto da l'Ottoman con grande exercito, in modo che lo exercito de l'Ottoman era tuto circondà da la zente de questo ill.mosignore. Questo ill.mosignore voleva strenzer l'Ottoman; l'Ottoman vedendose circondà cercava de voler con lo exercito fuzir, e mosesi per do fiade.A dì X volendo fuzir l'Ottoman, questo ill.mosignore volonteroso de esser a le mano in questo dì X, a hora de nona montò a chavalo, e commenzò ad intrar contra l'Ottomano e sempre venzando, et essendo l'Ottoman in fuga, fono da una parte e dall'altra molti et assaissimi morti, e per questo ill.mosignore fo presi de quelli dell'Ottoman e morto Duranamet fio de Amirbei capetanio de la Morea, Agybey, Cuzuxenan, Penzin, Enzingalar, uno principal signore haveva l'Ottoman in Constantinopoli è stato morto, el qual era christiano et al fradel de Mamut bassà, tutti i soprascripti grandissimi capetanj frambulari da 50; e accostandose questo ill.mosignore a li chari de l'Ottoman, l'Ottoman comenzò a cargar a dosso a questo ill.mosignore con bombarde, spingarde e con molta fantaria, con schiopeti in modo che le zenti de questo ill.mosignore comenzò fuzir. Intanto che tuti fuzino, et lassono tuti i pavioni e gambeli, i quali fono tuti tolti per quelli de l'Ottoman, e tuto el bazaro, e questo campo fo rotto. Mi che sempre seguiva el signore, miracolosamente Dio per sua misericordia me ha salvà, al qual rendo immortalissime gratie. Questo ill.mosignore fuzì e tute le sue zente per le montagne, e tuti son reduti dove i lassorno i pavioni de le loro done, puti e suo haver. El signore è salvo, e do suo fioli e el signore Charaman e Baiandurbey.

Non par da conto de questo ill.mosignore sia manchà alcuno, tute le zente sono redute. Questo ill.mosignore è in pè, e su la reputation e non par rotto. L'ha mandà in Syras che è mexe uno de zornade sopra Tauris per el fiol grande, el qual è potentissimo, chel debi vignir zoso con tuto el suo poder, et ha fatto commandamento per tuti suoi luoghi che tuti se meta in ordene. Questo ill.mosignore va ordenando el paexe suo, e va verso Tauris, e dice che a tempo novo el vol andar contra l'Ottoman, el qual torna nel suo paexe.

A dì VII de questo, vene in campo do ambassadori del serenissimo signor re de Hungaria, con i qual fui a la presentia de questo ill.mosignore, et udita la sua ambassada, dissi a la sua ill.masignorìa voleva mandar uno mio homo a la mag. del capetanio zeneral, e quel piacesse commandar a sua ill.masignoria che la commandasse. Sua serenità me disse non mandar el tuo homo, ma voglio tu vadi da la to ill.masignoria insieme con questi ambassadori del serenissimo re de Hungaria. Mi come tuti i miei sano, haveva deliberado remagnir infina uno altro anno ad intender e veder quello era per far questo ill.mosignore. Habiandome dà licentia questo signore non posso far manco de non me partir, et in nel nome di Dio, con questi mag. ambassadori del re de Hungaria torò el mio chamin. PriegoDio me condugi a Venexia a salvamento per seguir mio debito ho scripto questa a Vostre Mag. aziò quelle de tuto sia informade de quanto è seguido. Priego Vostre Mag. a tutti me arecomandati. — Nec alia. — Data nel campo de Ussun Cassan zornade quatro lonzi d'Erzingan die XVIII, Augusti MCCCCLXXIII.

Catharinus GenoOrator.

A latere:

Magnificis et generosis viris, dominis Petro Mozenico procuratori, capit. generali maris, ac provisoribus classis, nec non Josaphat Barbaro oratori Ill.mi DD. Venetiarum ad Ill.mum D. Ussonum Cassanum dignissimis.

Dai Codici Foscarini.

†Jesus MCCCCLXXIII die XVI Octobris in civitate Caffe.

In nomine Domini amen. Haec est quaedam tranlatio de lingua persica in lingua latina seu italica, cuiusdam literae magni et potentissimi Assanbech, directe ill. dominationi venetiarum, translata de dictis linguis vid. arabica et persica in idiomate italico, de mandato spectabilis domini Christophori de Calle, honor. consulis mercatorum venetorum in civitate Caffe. Instante ac requirente magnifico domino Catarino Zeno veneto oratore Ill. D. Venet. ad prefactum dominum Assanbech ac oratore prefacti domini Assanbech ad Summum Pontificem, ad Ser.mum imperatorem Romanorum, ad Ser.mum Ferdinandum regem Siciliae, ad Ser.mum dominum Cassimirum regem Poloniae, ser. D. Mattiam regem Hungariae, nec non ad prefactum Ill.mum dominum Venetiarum per me Constantinum de Sarra artium liberalium magistrum, et specialiter ad hoc negotium cancellarium electum per prefactum dominum consulem, tamquam suum confidentem, de verbo ad verbum et verbum pro verbo, nihil addito vel mutato quod mutet sensum, aut variet intellectum, nisi forte forent alique dictione in illis linguis: quae per propriam italicam dictionem non possent transferre, quas dictiones exposui pro propinquioremdictionem, quae potuit confirmari tali arabicae, sive persicae dictioni. Quae translatio facta fuit interpretante Choza Goli armeno docto viro et perito in dictis linguis, ipso interpretante et me transferrente mediante patre Giorgio de ordine unitorum perito in lingua armenica et tartarica, verba illa mihi exponenti in lingua italica.

Et q. littera habet signa sex rotunda, videlicet unum in fine litterae a parte interiori et reliqua quinq. etiam in fine litterae a parte exteriori.

Quae translatio talis est, scripta tamen per alium mihi confidentem.

In nomine omnipotentis Dei,litteris aureis.

Unus Deus,litteris aureis. Haec sunt verba risplendentis atque fortissimis Assan,litteris nigris.

Grandissimo honorandissimo Gran Signor, Signor de grandi Signori, relucentissimo signor Sultan su la fede christiana Nicola Tron doxe di Venexia, cum la man a la gola me inchino e a le bone parole non torno in driedo: ma anchora me inchino. — Ahora ve fasso assaper come sultan Othoman per mal far vegniva suxo el mio paese: e l'è vegnudo a le contrade de Erzingan; et nui a pocho a pocho semo venuti al intorno del detto Erzingan. Pochi delli nostri huomeni sono scontradi cum quelli a volto a volto: cum la nostra benediction adosso i nostri nemici li avemo superati de cinquanta sei milia homeni de quelle dell'Othoman avemo tagliati a pezzi, et cento e cinquanta subaschi et trentacinque capitanii grandi havemo prexi vivi. Dentro de questi xe Absmorat. L'Othoman de queste cose ha fatto gran pensamento, et tuto intorno avea facto fossi, et haveva grande pensier: el fundamento so è de gran signor. Ma alquanto sono tornado in driedo, et quelo l'altro zorno è tornado in driedo a la parte del so paese ha dato, el suo volto, et nui asì havemo seguido driedo. Tanto havemo seguido apresso che presto l'è uscito fuora del nostro paese. Da poi alquanti zorni andassimo alla volta della caza et andar a tanfaruzo per el tornar fece indriedo queli, havemo cavalcado, et una parte dei miei huomeni senza la mia parola cazete intorno de quelli et fece battaglia. Pocho de rota n'ha facto mancamento come cossa fortuita. I Othomani de simil cossa se han fatto per lor grande favore et nome. Et sono tornadi indriedo. Nui semo in riposo in nostro paexe in paze. Dentro el mio spirito zorno et nocte è che questo primo tempo, cum la vostra union et con la volontà de Dio, cavalcheremo addosso a l'Othoman, et non sapiate altramente perchè questo è el mio voler. Io ho manda sul mio paexe Irach, Fars, sin a la porta de Condustam, e mio paexe Taharsam, Masanderam, Ghilam, Sarahath, Aderbigian,Bagdad. Questi tutti miei paexi et in tuti miei luoghi dove sono zente d'arme, e quando comandarò tuti serano a mi. Sapiè non sarà altramente. Bixogna queste cose non metter in dubio, perchè la mia parola xe una, e la vostra disposition senza falo avviseme, et che le vostre lettere no manchi, de quel vui deliberè et che me fassa assaver, che non manchi che li vostri homeni venga a mi de continuo et d'ogni cossa savarè de Catharin Zen ambassador. Data a la nostra porta dei primo lune mensis augusti MCCCCLXXIII.

Nos Christophorus Calle per la nostra S. S. de Venexia consolo in la presente Città de Caffa de la prenominata inclita natione, affirmamus omnia suprascrita; et ad robur omnium premissorum vissimus has sigillo gloriosi evangelistae Sancti Marci impressione muniri manu propria.

Ego Constantius de Sarra, artium liberalium magister et pubblicus imperiali autoritate notarius, tamquam confidens praefacti domini consulis, suprascriptam literam transtulit ut supra, et ad veritate proemissorum, signum meum notarj apposui consuetum.

Commemoriale XVI, p. 27. Arch. ven. gen.

1474, 11 Febbraio. Commissione ad Ambrogio Contarini, ambasciatore veneto in Persia.

Nicolaus Marcellus Dei gratia dux Ventiarum etc. — Comittimo a ti, nobel homo Ambrosio Contareno dilecto cittadin et fedel nostro, che tu vadi ambassador nostro al illustrissimo signor Uxon Cassan, et quanto più presto te sia possibile per via de terra vadi a Caffa e di lì passi el mar Mazor e desmonti in quel luogo che tu intenderai esser più apto e più vicino a le provincie et dominio del prefacto illustrissimo signor.

La via toa de qui a Caffa zudegemo più segura per Polonia, per esser le provincie più pachate, et anche perchè cum el favor de quel serenissimo signor re del paexe suo fino a Caffa sarà più tuto l'andartuo, et in la terra propria più riguardado et reservado che altramente per la autorità et reverentia ha sua maestà et per lo paexe è in la terra.

Zonto adunque in Polonia te conferirai a quella città o luogo dove intenderai esser la regia sublimità, a la qual te presenterai e porte le nostre lettere de credenza e fate le consuete et observante salutation et offerte, et prexentato el don et prexente li mandemo per ti, dirai a la maestà predicta ti esser mandato da nui per esser al cospecto del soprascripto illustrissimo signor per animarlo, persuaderlo, et ridurlo a l'imprexa contra el Turcho, come coloro che cum tuti i nostri pensieri e forze ricerchemo la liberazion de la fede et religion christiana dal pericolo de questo immanissimo inimico di Christo, et non cognoscemo niun più accomodato rimedio che la ritornata del soprascripto potentissimo signor a l'imprexa, el qual ritornando serà a christiani facil cosa spinzerlo de l'Europa, et molto più facile al soprascripto signor opprimerlo in l'Asia, et per questo modo liberar el mondo de questa peste et pernicie. Et sapendo nui la autorità e reverentia grande che necessariamente ha la prefacta regia sublimità, cussì per tuto el paexe fino a Caffa come anche in la terra propria, et ricordevoli de la singolar benevolentia et amor che dicta maestà ci porta et de la observantia et culto nostro in quella, havemo prexo questa confidentia de mandarte a la presentia soa e richieder e pregarla che in beneficio de le cosse christiane et in nostra precipua complacentia el te faci accompagnar et scorzer fino a quella città, et per mezo de suo proprio nuntio o letere efficacissime, anche in quella, et al passar de lì te presti ogni possibel favor et ajuto, declarando ti esser suo proprio ambassador mandato per sua regia sublimità al predicto potentissimo signor, la qual cosa a ti sarà de grandissimo comodo et segurtà et a la maestà predicta non potrà esser se non grandemente honorevole.

Impetrato adonque tutto quello favor e de quella qualità potrai obtener, spazandote prestissimamente de Polonia prosiegui el tuo cammino a Caffa, e de li oltramar, nel qual passazo e camino non te demo più uno comandamento che un altro, perchè bixogna che per zornata tu prendi i partiti siano a più tuo seguro, et anche prestissimo andar per ritrovarte a la presentia del soprascripto potente signor. Nui te dicemo de Caffa e de passar al mar perchè existimemo che tal via et transito sia apto et idoneo per information havemo, ma se alguno miglior partito te occorresse o per ricordo et favor del soprascripto serenissimo signor re, o altramente, volemo chesia però in tua libertà prender quel partito sia più accomodato presto e seguro, perchè el nostro final desiderio è che tu gli vadi, e sia per qual via se vogli, pur che là te conduchi.

Et per tuo avixo nui havemo mandato per quella propria via el prudente cittadin nostro Polo Ognibene, et havemo indrizzato a la prefata maestà sua cum prexente de uno cavezo de panno d'oro in restagno molto bello, de braza..... Investiga cum diligentia et anche modestia sel dicto Polo è capitato e fato el prexente nostro, e come in tute cosse lui ha facto et obtenuto da quel serenissimo signor re, ogni cosa potrai dimandar apertamente et a la maestà predecta et ad altri; ma del presente fa de intenderlo quanto più cautamente et honestamente poi, et danne avixo de tuto e del dì del suo partir de lì per Caffa, e cusì del tuo zonzer come anche del partir tuo.

L'unico nostro pensiero et desiderio è che lo illustrissimo signor Usson Cassan ritorni questo anno o quanto più prestamente sia possibile a l'impresa contra el Turcho, e questa è la principal causa de l'andata toa et del mandar anche de tuti altri messi et letere nostre; et prima chel seguisse la bataglia fra el prefacto excellentissimo signor et el Turcho, pur per tenerlo suxo l'impresa li mandasemo el nobel homo Josaphat Barbaro cum prexenti e munition, el qual non ha mai per la via de la Sorìa potuto passar, et anchora se ritrova in Cypro cum tute le soprascripte prexenti e munition.

Zonto adonque in cospecto del soprascripto potentissimo signor, li presenterai le letere a lui directive che sono narrative de tuto questo proprio effecto, et in fine la credentiale in toa persona come nostro ambassador come per la copia la qual te havemo facto dar vedrai, et volemo che quelle te siano instruction e doctrina al suader el soprascripto ill.mo signor la ritornata et prosecution de la gloriosa impresa soa, dichiarandoli veramente per esse letere la singular fama et immortal gloria acquistata per lui per la mossa et magnanima imprexa soa predicta, la facilità de la oppression de lo inimicho, li singular et inenarabel beneficij lui ne ha a ricever, la necessità grande del proseguirla, et de accelerarla per non dar a lo inimicho de riposo et de reassumer le forze, perchè più duro e più difficile sarìa poi el vincerlo. Et cum tutte quelle raxon che in dicte letere se contien, da poi facte le conveniente salutation cum le parole e modi se serve cum tal signor, procurerai cum ogni tuo ingegno, studio e diligentia, chel prefato signor per ogni modo questo anno se movi e torni a l'imprexa, che impossibel è che l'inimicho se li opponi per esser stato da lui grandemente frachassato et morto el fior de la zente sue,et impoverito et desperato tuto el suo paexe. La qual cossa cognoscendo tutti li principi christiani sono tuti erecti et aspectano la fama de la ritornata del soprascripto ill.mo signor a l'imprexa per spingerlo et opprimerlo ognuno dal canto suo, et a questo nui continuamente li tenimo inanemati et solicitati per nostri messi et ambassadori. Nui veramente cum l'armata nostra più instructa che mai, cum tute nostre munition et instrumenti bellici mandati l'anno passato et che da novo nui manderemo saremo molto per tempo a quelle marine o dove intenderemo drezarse el soprascripto illustrissimo signor, per poterli porzer non solamente in mare, ma anche in terra i favori nostri. Al qual etiam dichiarerai che cum i nostri presidii seranno anche quelli del serenissimo signor re Ferdinando nostro confederato, come dal suo ambassador quello intenderà, et similiter el summo pontefice et cum le proprie forze et cum el concitar e mover tutti cristiani in forma che non si po nè creder nè stimar altramente, ma che tranne lo inimicho per ogni modo habia ad esser preda et triumpho de quel sublime signor, a chi Dio per suo iusticia et singular bontà et virtù ha per ogni modo promissa questa glorioxa victoria in exaltation soa et in vendeta de tante tirannie, oppression et crudeltà commesse et che ogni dì commette el predicto inimicho. Tute queste cosse e de le altre più difuxamente narremo in dicte letere che in questa commission, tu le anderai amplificando a tuo proposito per persuadere et indur dicto potentissimo signor a l'imprexa. Questo è in effecto, quello nui desideremo et cerchemo come cossa sopra tutte altre salutar al soprascritto ill.mo signor et a nui, però tu niente lassa intentato et non cerchato dicto o facto, che per ti far sia possibile per obtener quanto di sopra te imponemo.

El serenissimo signor re Ferando nostro confederato manda anche lui el magnifico cavalier misser Lanciloto.... zentilomo napoletano, costumata e virtuoxa persona, suo ambassador al soprascripto signor illustrissimo, cum lo qual tu hai qui conferito, cercha la via e modo de lo securo e presto andar vostro o divixi per diverse vie, o in diversi zorni, o uniti parte, e parte divixi, che de questo lassamo a vui prender el miglior partito. Ma zonti ambidui cum la gratia de Dio in corte del soprascripto ill.mo signor conferirete insieme, et insieme tuto procurarete et farete unita et conformamente per nome de ambeduo i signori vostri, azò in ogni andamento vostro et opera apparati et siati conformi et uniti. E se tu zonzesti prima che lui, avixane el soprascripto illustrissimo signor de la venuta del soprascripto ambassador, e cusì cum lui intendeti de qui, che zonzendo luiprima, ne avixi dicto signor de la toa venuta del compagno, el qual venuto moltiplichi poi l'instantia et efficacia de compagnia.

Et ex nunc captum sit quod presens commissio ante discessum oratoris ostendatur oratori regio, sicut de commissione ser Josaphat Barbaro factum fuit cum altero oratore regio et oratore summi pontificis.

Del nobel homo Catharin Zen el qual da poi partito da quello illustrissimo signor è zonto a Caffa niente più avemo sentito de lui, per el che non semo senza qualche dubio de la persona soa, impossibel è che tu per strada o non lo scontri se è sano e libero, o veramente in Polonia non senti da lui qualche cosa, o almancho in Caffa dove pur è zonto. Se tu lo scontri per ventura, informate da lui de ogni cossa necessaria perchè meglio sappi quanto tu hai a far per bona e votiva execution de i nostri comandamenti, et anche del tuo cammino qual quelo habi ad esser da Caffa in là, informati molto bene. E zonto al signor Usson dali avixo che al tuo partir decto ser Catarin non era zonto a nui e cusì havendo de lui sentito o non sentito cossa alguna, avixane la sua sublimità, perchè se forse non li respondesamo a qualche particularità commessa da esserne riferita per decto ser Catharin, essa celsitudine non prendi admiration o sdegno. Et anche avixa esso ill.mo signor, che algune lettere che da Caffa, el predecto ser Catharin ne scriveva mandate per lui per via de Costantinopoli a la mano del capitanio nostro zeneral da mar et per lui a nui, in mar sono perite cum el grippo, sì che nui semo rimasti senza desiderata information de quelle cosse.

El potria occorrer, che insieme cum ti se ritrovasse el nobel homo Josaphat Barbaro, et qualchun altro nostro zentiluomo mandato per la via de Sorìa, et anche Polo Ogniben che nui havemo intitulato nostro secretario. Ritrovandote cum questi o cum alguno de loro, conferite insieme et habiatevi ambassadori per ambassadori, et Polo in suo grado, et unitamente fate quello se convien, sì che tutti appariate como sete mandati da uno instesso signor et per una instessa cossa, per ben de la materia et per più honor nostro, et per quanto aveti chara la gratia nostra, non mostrate fra vui algun segno de discordantia. I messi anche che nui havemo mandati Martin Pin e uno Polo albanexe et altri mandati per el capitanio nostro zeneral cum letere de simel consonantia al soprascripto signor, habiatili e tractatili per nostri nuntii, et expediteli a nui cum vostre lettere, separati l'uno da l'altro et per diverse vie.

Oltra questi o se questi non fusseno capitati, spazatene de li altriet siatesolicitissimi in scriverne e de ogni successo distincto avixo per ogni via, e de Sorìa e de Charmania, et per ogni altra via, e non guardate a sparagno nè de persone nè di dinari, che ben sapete el desiderio nostro de esser cum diligentia et frequentia avixati de ogni deliberation et progresso del soprascritto excellentissimo signor.

Visiterai quando potrai anche quello excellentissimo signor la moglie la despina, la qual intendemo esser in gratia sopra ogni altra persona del soprascripto signor, et ha cauxa de esser implacabel inimicha del turco per la morte del padre e spoliation del sangue suo del suo stato et imperio de Trapexonda. E come nui intendiamo, che è optima christiana e sempre a nui ha mostrato benivolentia et amor, messedando tuti questi respecti et cauxe ad insieme, et presertim le proprie soe e le christiane, procura de inflamarla in questa opinion et voler chel soprascritto illustrissimo signor prosiegui la comenzata imprexa, et possi dir victoria soa, perchè reducto lo inimicho ne i termini presenti se li po ben dir esser vincto e superato.

I figlioli del soprascripto illustrissimo signor similiter visiterai, e dextra et acconzamente a chiascun de loro ricorda conforta e suadi chel signor suo padre proseguì l'imprexa soa, et dimostra anche a loro la facilità e certezza de la victoria, la necessità che li de' indur a cusì desiderar i fructi inenarabili non solamente cum amplication del stato e dominio che è guadagno, ma cum stabilimento de quello già possedono et dominano, che è segurtà econservation del proprio imperio, che vivendo el Turco e rassumendo per riposo le forze, sempre sarà da lui insidiato e cercato de poner in periculo.

Cum el signor Caraman e cum quelli altri signori se ritroverano in corte de quel signor, cazati per lo Turcho fa anche assiduamente l'officio, inanimali e solicitali, che questa prexente occaxion non si perdi, mostrando anche a loro la facilità anzi certeza de la victoria.

Serenissimo autem domino regi Poloniae mittantur dono per eundem oratorem brachia XVI campi auri pulcherimi, ducat. circa X pro quolibet brachio, sicut melius fieri per deputandos ab collegio videbitur.

Spazata questa commission toa, l'è zonta una nave da Caffa per la qual havemo ricevuto le copie de le letere che quello illustrissimo signor ne scrive, e quelle lui scrive al papa e al re, et havemo intexo la cauxa de la indugia de Catarin in Caffa, el al soprascripto potentissimo signor havemo per più vie risposto a dictesuo letere et per ti anche replichemo quelle instesse, et havemoti fato dar una copia per che ti anche oltra la letera exponi et operi quello medesimo. Et quello più oltra sentirai in camino de dicto Caterin, ne avixerai come de sopra havemo dicto el soprascripto excellentissimo signor.

Secreta XXVI.Cornet, op. cit.

1473. Die 11 Februarij.Comissione segreta ad Ambrogio Contarini.Ser Ambrosio Contareno oratori ad illustrissimum dominum Ussonum Cassanum.

Per la patente tua commission te havemo imposto quello che generalmente rechiede la materia e che se convien a la comunication havrai a far cum l'ambassador regio. Qui nui te parleremo alquanto più particularmente cussì de la guerra come de la pace, et è nostra intention che tutto questo appresso de ti sia secretissimo per quella forma te sarà comandato, zoè che prima che tu parti de Italia, tu impari molto ben e tengi a memoria cum quelli contrasegni e zifre parerà a ti, questo foglio in tutto brusi et consumi, sì che mai possi esser veduto per alguno.

Existimando nui questo anno passato, che quello serenissimo signor fusse per intrar in la Natolia et venir a la extintion del Othoman, havevamo dato comandamento al capitanio nostro zeneral da mar, che cum tuta l'armata vigoroxamente intrasse nel Streto e penetrasse fino a Costantinopoli mettendo a focho e consumando tuto da l'una e dal altra ripa, per el che seria stata forza a lo inimico remandarbona parte de le gente suo a difexa de la propria caxa et sedia soa, e tanto serìa stato mancho potente contra al potentissimo exercito de la soa sublimità, cum grandissima confusion et perturbation de tuto el stato suo, per la intersecation e division de ogni comodità sì de victuarie, come de ogni altra cossa de la Grecia in la Natolia, et cum certo sollevamento et rebellion de molte sue provincie e luoghi de la banda de la Grecia che poteria facilmente esser la ultima ruina de tuto el stato suo in l'una et in l'altra provincia.

Intexo dapoi per letere del nobel homo Catarin Zen nostro ambassador, quello excellentissimo signor haver facto altra deliberation e drizarsi ad altro cammino, aviassemo cum celerità verso le marine del Caraman le munition, artiglierie et homeni al manizarle experti, richiesti per soa celsitudine, le qual ancora se ritrovano in Cypro et ritrovase anche l'ambassador nostro cum i presenti che nui mandèmo per honorar sua illustrissima signoria.

El capitanio veramento nostro che come havemo dicto aspectava de intrar in Strecto, havendo da nui oltra el primo quello anche reservato et exceptivo comandamento de far in tuto e per tuto quanto comanderia quel potentissimo signor, havendo ricevuto lettere dal signor Caraman et cussì da ser Catarin Zen nostro ambassador, che dichiariva la intention et voler del soprascripto illustrissimo signor esser, che cum l'armada se conferisse a le marine del predecto signor Caraman et quello aiutasse a lo acquisto del suo stato, cussì fece conferendosi lì cum l'armata e tute munition, et acquistò et restituì a quel signor quelle castelle et luoghi sape (che sa) la sublimità sopradicta, aspectando sempre la venuta de quella o de la scorta per assegurarli et assignarli le artigliarie predicte, e lo ambassador nostro per venir a la presentia soa per honorar quello come desideriamo.

Successe, stando in questa expectatione, la battaglia fra la celsitudine soa et l'Othoman, per la qual è lo inimicho reducto in grandissimo extermio, licenziate le reliquie del suo esercito, le qual non ponno non confessar la loro extrema et incedibel strage e ruina, e ritrovase el paexe et dominio suo desperato et consumato et cum continua angossa e paura della ritornata a suo ultimo excidio del soprascripto illustrissimo signor.

Queste cosse volemo che tu dichiari a do fini: l'uno perchè questo passato anno dicto illustrissimo signor intendi et cognossi el vero successo de le cosse dal canto nostro e de la speranza conceputa per lui de i presidij nostri, se reputi satisfacto da nui et siane anchecerto in lo avenire per ogni imprexa che la soa subblimità deliberi prender.

L'è ben vero che per lo desiderio nostro vossamo (vorremmo) e judichemo sarìa più in proposito proseguir totis viribus contra l'Othoman, soa sublimità per terra, e nui nel Streto come de sopra havemo dicto, che come havemo già dicto è pessimamente conditionato, per non aspectar che cum el tempo si resumi e fortifichi, perchè vincto et estincto costui, niuna più difficultà resta ad esso eccellentissimo signor a la monarchia de tuta l'Asia. Ma quando pur sua celsitudine a la Sorìa più presto fosse disposta per parerli più facilitar et meglio disponer l'impresa nostra contra l'Othoman el qual per niente è da lassar in riposo, dichiarali anche che ad essa imprexa lui è per haver niente mancho l'armata, munition, favori et presidii nostri tuti, come de coloro che cum sua sublimità se reputemo conjuncti et uniti in partecipation de ognifortuna.

Aggiunta proposta dai savi agli ordini.

Se per ventura tu ritrovassi el soprascripto illustrissimo signor suspexo e tardo al moversi et presertim contra l'Othoman, e le raxon già dicte de la facilità, utilità, gloria et necessità non lo persuadesse, et anche per se medesimo a l'imprexa de la Sorìa ti paresse star in dubio, perchè essendone per se incitado et volunteroxo basta che tu l'offerischi quanto de sopra havemo dicto, in tal caxo per persuaderlo e moverlo per qualche modo, facta ogni experientia de la Natolia, e non si movando, tu suadili la Sorìa reame di tante victualie, intrade e tute altre commodità inenarabile, al vincer veramente niuna difficultà, domata continuamente et desiderata per lo inimico, la qual unita ale forze del soprascripto illustrissimo signor insuperabile per se medesime, et havendo in sua disposizione el mare per mezo de l'armata nostra, per lo qual po' ricever soa sublimità ogni necessario favore e lo inimico ogni danno et ogni disconzo, come questi do superior anni per nui soli li avemo facto, cossa indubitatissimaè che l'Othoman in spacio brevissimo et senza difficultà convegni esser per se medesimo suppresso et extincto et quello excellentissimo signor libero dominator de tuto.

Queste cosse proponile, et sforzate de farle molto ben gustar et intender, che o per l'una o per l'altra de queste imprexe la sublimità predicta se movi, l'una vincta, l'altra è necessariamente obtenuta, e non può fallir che cussì non sia. Tutto consiste nel celere moto de quel signor, essendo tutte cosse al suo favor disposte più che mai fusseno o potesseno esser per le allegate raxon: si che venendo non gli è dubietà e difficultà alcuna, che soa celsitudine non abbia ad esser el secondo Alessandro, et lassar in simel stato la soa posterità.

Secreta XXVI.Cornet, op. cit.

Altri punti segreti ad Ambrogio Contarini.— 1473, 11 Febbraio.

Capitulum distincte scribendum et imponendum oratori secretius una cum aliis secretioribus et non comunicandum cum regio oratore.

Capitulum distincte scribendum et imponendum oratori secretius una cum aliis secretioribus et non comunicandum cum regio oratore.

Se tu sentisti o nel tuo zorzer o da poi alguna practica tractamento o mention de pace o triegua fra el prefato illustrissimo signor et il signor Turcho, tu quella dessuadi et desturba quanto più tu poi, ricordando el pericolo che per tal pace e triegua po adevenir al stato del soprascripto illustrissimo signor, perchè per quelle si dà tempo e commodità a lo inimico de reassumer le forze al presente debilitate et exauste, e de offender et opprimer, dove hora po senza molta difficultà esser lui offeso et oppresso. Ricorda tuti i regni e provincie lui ha occupato, esser occupati per questi mezi de ritrovar condition de pace o triegua quando lui è stato da la parte del desavantazo come hora è, et instaurate le forze, non haservato mai fede ad alguno, et però non è da esserli dato tempo nè riposo. Ma questo è el tracto e la occasion de estinguerlo et assecurarse in perpetuo de sue avare et pericolose condition et voglie. Se veramente facta per ti ogni possibel experientia e conato de disuader et romper ogni simel practica, e te accorzesti l'animo del soprascripto illustrissimo signor inrevocabiliter a lo acordo esser disposto, in questo caxo perche semo certissimi che quello excellentissimo signor vorà dicto accordo cum ogni avantazo et segure condition et deturbation de la potentia de lo inimico e vorà che a lui sia restituito Trapesunda, et al Caraman et ad altri signori spogliati e cazati del stato loro, per nui tu anche ricorda e dimanda chel ne sia restituito Negroponte nostro et Argos, o almancho Negroponte non possendo obtenir tuti do, dechiarando a quello excellentissimo signor l'importantia de l'ixola predicta per le cosse da mar, la qual essendo in nostra podestà, sempre tute quelle forze maritime sono ad ogni proposito commodità et voglia de esso excellentissimo signor cum singular sua gloria et exaltation. Fa adunque quanto tu poi et sai, che venendosi a pace o accordo quello sia cum li soprascripti avantazi. Da poi facto ogni cossa, se pur pace o triegua hano necessariamente a seguir a chavo a chavo senza avantazi, procura anche che in quelle insieme cum el serenissimo signor re Ferando siamo nominati comprexi et inclusi per la parte del soprascripto exellentissimo signor, come suo confederati et partecipi cusì della guerra come de la pace e de ogni altra sorte d'acordo, insieme cum li adherenti e recomandati nostri e de chiaschun de nui. Ma questa sia l'ultima cossa che tu dimandi e cerchi, dapoi che tentato ogni cossa per ti non fosse possibel far altramente. Et se al tuo zonzer la pace per ventura fosse facta o triegua ne le qual de nuj doi non fosse sta facta mention, tu modestamente recorda la conjunction et union nostra e la nostra constantia et refuto facto de ogni pace offertane da lo inimicho e fede et speranza nostra in soa sublimità, a qual tu pregherai che in dicta pace o triegua ce vogli includer cum quanta miglior condition sia possibile, purchè cum soa sublimità in ogni condition o fortuna siamo uniti, insieme cum i nostri.

Secreta XXVI.Cornet, op. cit.

Carteggio del veneto segretario Giovanni Dario, spedito in Persia dal bailo a Costantinopoli, nel 1485.

Magnifice et generose Domine. Partecipo a Vostra Magnificenza, come ho già fatto con altra lettera che mandai al console nostro in Adrianopoli, che questa mattina fu fata porta solenne per accettar l'ambasciatore del soldano, e anche io andai per vedere cose nuove, e subito presentandomi in quel cerchio che era intorno li signori, per sua grazia mi fecero chiamare e sentare sopra uno scagno incontro di loro, arente i defterdari, e venne da mi un ambasciatore di questi Ungheri, che venne ultimamente con una bella compagnia alla quale mandarono un tappeto fuora del pavion. E poi per buon spazio cominciarono a venire li presenti del sultano, e fu in prima: un animale grande come un lion con varie macchie, negro del capo fino alla coda, che era una terribilità a vederlo; di poi vennero sei corsieri bellissimi, el primo con una sella e briglia d'oro e con barda di lame all'azimesca, e i altri corsieri poi disfornidi. Drio vennero tre cammelli corridori con tre selle e cossinelli di panno di seta, e coverte a lor modo; e drio di questi vennero presenti minudi: tre pappagalli bellissimi con gabbie, e quattro garzoni eunuchi neri, e due spade fornide e quattro disfornie. Doi mazze di ferro bellissime, doi accette con la cima un suo fornimento, elmi, brochieri di azzal, e drio questo furono molte selle, sanibaffi, centure, lizari, panni di seda che in verità a doi pezze per uomo erano più di ottanta per sorte che le portavano. Dietro li presenti venne l'ambasciatore con una berretta in testa e una veste damaschina verde e le maniche di ricamo d'oro, e tutta la sua schiena fino in terra era coperta di zibellini. E subito ch'el se appresentò in quel cerchio li signori uscirono dal pavione con loro seguito e li andarono incontro; dopo la salutatione lo menarono sotto il pavione, ed essendo di sotto il Daut bassà, ed in mezzo agli altri sentati, e ragionando per buon pezzo furono chiamati dal signore e andaronoli tre bassà con l'ambasciatore e quel suo dottor grande che venne di Costantinopoli. Et entradi dal signore, stettero manco de un quarto d'ora ed escirono fuori, e tornarono a sentare sotto il pavione, e portarono fuori un gran rotolo di scritture, le quali fecero tagliare, e le lesse il dottor grande, e fu lunghissima lettura.

Da poi letto, portarono il desinare e messe molte vivande davanti li bassà e altri che sentavano con loro. Da poi il desinare fu messo avanti li defterdari e da poi furono messi otto piatti di porcellana avanti di me con diverse cose. E chiamato lo ambasciatore unghero, sedette sotto di me e mangiassimo di quel che vi era cadauno. Levati i piatti vennero i deputati e dissero all'ambasciatore unghero ch'el tornasse fora al suo primo luogo, e così fece, ed ebbe del sole quanto ne ha voluto, ed io rimasi sopra il mio scagno, ed ogni uomo ha giudicato che la persona mia sia stata molto onorata in questa giornata alla corte. E Dio sia di tutto ringraziato.

Domani si dice che anderà l'ambasciatore d'India, ed io faccio conto di riposare. Ma Luca Sofrano, portadore di questa è stato alla presente solennitade. Di nuovo el sarà anche a quella di domani, e narrerà tutto alla Magnificenza Vostra e tuorrà a mi la fadiga de scriver, che in verità stando scomodo come sto, con grandissimo caldo sotto di questo padiglione non mi vien voglia di far niente di ben, nè mai in vita mia ho visto più strano solazzo di questo che non avevo pur aqua fresca da bere. Ricevo per altro grandissima cortesia, ma ritardi e struzi inesplicabili, avendo anche alle spalle gli ambasciatori di tre città e se ne aspettano degli altri, e ognuno vorria essere spacciato dal dire e fare le cose sue. E questa corte contrapesa, e con tanti ambasciatori è occupatissima. Io peno di mezzo, e in verità, come altre fiate ho scritto, non bisogneria metter tanta carne al fuoco, nè creder ad un giovine che non sa niente e che ha riferido cosa non vera e poste le cose nostre in pericolo. Prego Dio me dia grazia che possa riescir con onore e alla Magnificenza Vostra mi raccomando.

Dat. in Kasbin in Persia, li 10 luglio 1485.

Archivio Cicogna, cod. MDCCXCVI.

Magnifice et generose domine. Hieri scrissi a Vostra Magnificenza come l'ambasciator del soldano era andato alla corte, e le cosse seguite, e mandai la lettera al detto nostro console la quale credo l'averà ben recata. Questa mattina doveva andare l'ambasciatore d'India, e io desiderava di riposare e aveva anche tolto un poco de medicina, e temporeggiando così sul mio stramazzo sentii venire un chiaus el qual me domandò da parte da questi signori sultani che io andasse a questa solennità; e così mi vestii e andai alla Porta accompagnato da quel medesimo chiaus, e presentandomi davanti il loro pavione fui chiamato e introdotto sotto, e sentai in quel scagno preparatomi secondo usanza, e dietro de mi per tre o quattro passi fora del pavione erano sentati tre di quei signori ungheri, e dietro di loro due servitori, e avevano del sole quanto volevano. Dopo buon pezzo venne l'ambasciatore indiano, il quale fu accettato honoratamente e sentò sotto Daut in mezzo delli altri signori; e averte le casse delli presenti li sultani hanno voluto vedere el pugnal e la cima che venivano presentate al signore, e portate avanti di loro, mi chiamarono che anch'io andassi a vedere, e sentando avanti di loro, me fu messo in mano, et era la vagina tutta d'oro, e la guardia di fora di rubini, cioè in mezzo vi erano 22 grossi rubini, e dalle bande rubinetti piccoli, ed in alcuni luoghi qualche turchese, e nella cima della vaina una perla grossa; e mentre vedevo et esaminavo detto pugnale furono chiamati e andorno dal signore. E la corte e tutto quel campo erano pieni d'uomini, che portavano suoi presenti e sono 2600 lizari e porcellane, code di cavalli, lanze di canna, uno bellissimo papagallo rosso ed altre gentilezze indiane, e parve miracolo a vedere in un tratto tanti presenti. E li signori sultani sentando così e vedendo me mandarono a dire, che tenissi bene a mente per fare e simile anca mi verso il signore. Et io risposi che valeva più al loro signore il buon amore dei miei signori, che non valeva tutte le cose del mondo. E così se voltarono da mi tutti insieme, e mi fecero atto che avevo risposto molto bene. Fu portato il desinare e avanti de mi solo fu portate diverse bandigioni. E alli ongheri fu dato di fuora, e mangiando quei signori, me invitarono che mangiassi, ed io lor facevo dire, che anco volevo bevere; e mangiammo molto bene eappetito e allegramente, e prometto alla Magnificenza Vostra che tra quelle bandigioni vi era una minestra con sugo de limone che mi ha saputo molto buona, e di questa sola ho desinato. E dicto pasto mi fu portato in piatti di porcellana, la vivanda era buona, ma mi averìa piuttosto bevuto una tazza di vino. Partito poi l'ambasciatore indiano anch'io tolsi licenza, e me ne venni al mio alloggiamento. Ed in tutto ciò è stato presente Luca Sofrano, e potrà ragionarle distintamente. Ne me accade altro che raccomandarmi alla Magnificenza Vostra.

dat. in Castris regis Persiarum 11 luglio 1485.

Giovanni Dario.

Archivio Cicogna, cod. MDCCXCVI.


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