PARTE TERZAIL SECONDO IMPERO
I.La festa di Lulù.È il 29 di aprile, è il compleanno di Lulù: la signora Eugenia entra in camera della piccina prestissimo, non sono ancora le sette e mezzo, e la sveglia spalancando la finestra:— Auguri e auguri alla signorina Elena Maria!Lulù rimane un attimo trasognata; poi, vista la signora Eugenia, dà un salto sul letto, col visetto ridente, allungando le braccine.La signora Eugenia corre a prenderla, la solleva, se la stringe al petto e baciandola, accarezzandola colla guancia, sembra aspirare la fragranza di quel bel fiore così fresco e roseo, ancora stillante di tepida rugiada.— Cara!...— Che cosa mi ha portato?...— Prima si fa il segno della croce, così!; adesso l'Avemaria:Ave, Maria, gratia plena, Dominus teco...—Tecum!...— Brava! — E quando Lulù ha finito di recitare l'orazione, la signora Eugenia la riadagia nel letto, continuando ad accarezzarla.— Che cos'è che desideri? Sentiamo. Che cosa ti si deve augurare per la tua festa?— Un bell'ombrellino grande e il ventaglio colla capretta bianca.— Invece, io voglio augurarti molto di più! Auguro alla signorina Elena Maria di essere sempre così bella e sempre così buona!... Avrei dovuto dire, buona prima, e dopo bella, ma siccome la bellezza non è altro che l'espressione e il premio della bontà, così, non è vero?... Fa lo stesso!— Fa lo stesso.— ... Sempre così bella e sempre così buona...— Ma voglio anche l'ombrellino e il ventaglio colla capretta! Anche l'ombrellino e la capretta! — Lulù, già colla smania in corpo di far del chiasso,salta di nuovo sul letto battendo le manine e continuando a strillare: — L'ombrellino e la capretta!— Sotto, sotto! Che pigli freddo!— No! No! No! Prima vedere!— Che cosa vuoi vedere?— Il regalo!Lulù diventa seria. Coi regali non si scherza e i suoi regali, per quel giorno, ella li ha già ben fissi in mente.— Che regalo mi ha portato?— Prima di tutto mi sono alzata apposta alle sei, per essere la prima a darti un bacio. Poi ti ho portato...la Storia di Roma!— Quella grande, con le figure colorate?— Appunto! — La signora Eugenia, che aveva messo il libro sopra una seggiola, va a prenderlo e lo porta alla bimba.— C'è la lupa coi bambini?... Dov'è la lupa coi bambini?— Eccola qui, guarda; la lupa che allatta Romolo e Remo, i due fondatori di Roma. Ma adesso sotto, sotto, da brava, così. Non voglio più che pigli freddo!— Luisa! Luisa!... Vieni a vedere la lupa coi bambini!— La Luisa non c'è; è andata a messa, perchè oggi è domenica.— È domenica? — Nuovo strillo di gioia. — Allora andremo a prendere il biscotto colla granita.— Cioè, prima andremo a messa, poi, dopo, ti condurrò a prendere il biscotto colla granita.Adesso il biscotto colla granita tiene il posto del gelato rosso da molto tempo dimenticato... e a poco a poco, naturalmente, col gelato rosso, anche «il suo papà» è quasi sparito dalla memoria e dal cuore di Lulù. Il povero Nespola è in paradiso fra gli angeli, ed è ricordato soltanto, coll'aiuto della signora Eugenia, nelle orazioni della sera e della messa.Lulù, che intanto continua a divertirsi ammirando e commentando i re di Roma e la madre dei Gracchi, si ferma ad un tratto alzando il visino verso l'uscio... Sente avvicinarsi un passo che ha già fatto arrossire fugacemente la signora Eugenia, e dà in un altro grido di gioia:—Cochi!Francesco, ancora in giacca da camera, cacciala testa dentro l'uscio e Lulù di nuovo salta fuori dalla coperta e corre in ginocchioni fino in fondo al letto:—Cochi! Cochi! Cochi!— Lei?... Già qui, — esclama il Roero sorpreso e contento vedendo la signora Eugenia.— Ed io credevo di essere il primo a far gli auguri alla signorina! Invece lei è già qui: abito nero, collettino bianco, in tutto punto e tutti i giorni più bella!Ma Lulù, ch'è scivolata dal letto, lo interrompe saltandogli al collo, baciandolo, stringendolo, soffocandolo.— Che cosa mi hai portato?Lulù, presa in collo dal Roero con un solo braccio, si volta, si rivolta, per poter vedere l'altra mano ch'egli tien sempre dietro, nascosta.— Che cosa mi hai portato?— Oggi hai compiuti i sette anni! Sei ormai una signorina! Vergognati! Non sta bene correre intorno in camicia, per la camera!Mentre fa la predica, la signora Eugenia prende Lulù, la riporta a sedere sul letto, l'avvolge fino al collo in uno scialle di seta che le annoda dietrola vita, gonfiando bene il fiocco e lasciandole libere e scoperte soltanto le braccine.— Così, almeno, non piglierai freddo!— Che cosa mi hai portato? — Ripete Lulù, che sa sempre vincere, con un tono flebile di preghiera. — Fammi vedere!Il Roero si avvicina, e lentamente pone sul letto un lungo involto.— L'ombrellino grande! — Esclama subito Lulù.— Guarda.È proprio l'ombrellino! Un magnifico ombrellino! Lulù ha gli occhi scintillanti, batte le manine e domanda alla signora Eugenia:— È mio, l'ombrellino?— Sì: è tuo.— E questo, non lo vuoi? — Il Roero scioglie un altro piccolo involto; è il ventaglio colla caprettina bianca.La gioia diventa troppo grande; Lulù non può contenerla tutta, ha bisogno di espanderla, di dividerla con altri, e si mette a chiamare, a strillare:— Luisa! Luisa! Giovanni! Venite a vedere! Ma venite a vedere! — E di nuovo domanda alla signora Eugenia ed al Roero: — Mio anche il ventaglio?— Sì, tuo anche il ventaglio. Tutto per la tua festa!— Ecco la Luisa ed ecco Giovanni.Lulù siede con sussiego sotto l'ombrellino aperto, facendosi vento; ma appena entrano i due, si ferma attonita, spalancando i grandi occhioni neri:— Ancora?... Ancora?... Regalo?Giovanni e la Luisa si avvicinano a' piedi del letto e le offrono una magnifica torta di cioccolatta con fiori e ghirigori di zucchero colorato, punteggiati di confettini d'argento.— Che cos'è?— Leggi.Lulù si alza sulle ginocchia, e insieme alla signora Eugenia legge compitando:«Evviva la signorina».Francesco, allo spettacolo di tanta felicità, sorride di tenerezza e di compiacenza:— Mi vuoi bene, Lulù?La bimba salta in piedi sul letto, e scotendo la testina per liberarsi gli occhi dalle lunghe ciocche dei capelli, con le ditine grassocce gli alza i baffi delicatamente e lo bacia forte proprio lì, sulle labbra nude.— Tanto bene io... aCochi!Cochiè l'ostinazione di Lulù. Per quanto la signora Eugenia abbia predicato per farle dire Francesco, non c'è stato verso; sempre Cochi! Ella vuol provare anche adesso, e comincia in fatti colla severa ammonizione dei sette anni, ma resta subito interrotta da una grande scampanellata e dall'arrivo dell'avvocato Olivieri.— Anche tu?... Così presto? — Esclama il Roero.— Ho allungato fin qui il mio solito giretto mattutino, per portare i miei auguri alla signorina Elena Maria!La signorina Elena Maria colla faccia seria e gli occhi ridenti, sempre seduta sul letto, e tenendo alto l'ombrellino aperto, si fa vento come una gran dama.— Per bacco, quanti regali e che bei regali!... Te ne ho portato uno anch'io però piccolino, che adesso forse farà brutta figura.— Un regalo?... Ancora?Lulù non ride più; diventa seria. L'incognita di un nuovo regalo turba quasi la sua piccola mente. Che cosa sarà? Tutti quelli che aveva immaginato, desiderato, li ha già avuti. L'Olivierisi accosta al letto e dopo averle dato un bacio, presenta a Lulù un astuccetto di velluto: lo apre: c'è un piccolo anello con due diamanti e una turchina.Lulù lascia cadere l'ombrellino e il ventaglio, ma questa volta non dice una parola. Guarda il Roero, guarda la signora Eugenia e diventa rossa rossa... L'Olivieri le prende una mano:— Lasciami vedere se ti va bene... — Le infila l'anellino nel ditino medio.Lulù rimane immobile colla mano aperta, poi si volta di colpo stendendola verso la Luisa.— Che bellezza! Un anello di brillanti! — La Luisa si mostra incantata. — Ma adesso, dal momento che il signor avvocato ti ha già dato l'anello, gli devi promettere che quando sarai grande lo sposerai!— No, — risponde subito Lulù, aggrottando le ciglia. — Io non sposo lui... Io sposoCochi!Tutti si mettono a ridere e Francesco più di tutti:— Oh povera la mia Lulù!Sulle prime ride anche la signora Eugenia, ma poi osserva:— Quando Lulù sarà grande, da marito, il signor Francesco sarà ancora un giovinotto... quasi.— Quasi, signora Eugenia!Quasi!Con vent'anni di differenza! Auguriamo qualche cosa di meglio alla povera Lulù per la sua festa!Poi Francesco si volta verso l'Olivieri cambiando tono:— Ho scritto una lettera che mi preme di leggerti. Voglio leggerla anche a lei, signora Eugenia. Venite nel mio studio, un momento. Intanto Lulù farà la sua toletta colla Luisa.Lulù, ch'era di nuovo rotolata in mezzo a' suoi regali, alza il visino verso il Roero e ripete cantando:— Io sposoCochi!— Brava, vedremo se sarai di parola! — Esclama il Roero, e prima di uscire le torna vicino per salutarla.Lulù lo fissa, poi ridendo allegra, con un fremito di gioia, abbassa la testina, solleva i capelli e riceve il piccolo bacio sul collo.
È il 29 di aprile, è il compleanno di Lulù: la signora Eugenia entra in camera della piccina prestissimo, non sono ancora le sette e mezzo, e la sveglia spalancando la finestra:
— Auguri e auguri alla signorina Elena Maria!
Lulù rimane un attimo trasognata; poi, vista la signora Eugenia, dà un salto sul letto, col visetto ridente, allungando le braccine.
La signora Eugenia corre a prenderla, la solleva, se la stringe al petto e baciandola, accarezzandola colla guancia, sembra aspirare la fragranza di quel bel fiore così fresco e roseo, ancora stillante di tepida rugiada.
— Cara!...
— Che cosa mi ha portato?...
— Prima si fa il segno della croce, così!; adesso l'Avemaria:Ave, Maria, gratia plena, Dominus teco...
—Tecum!...
— Brava! — E quando Lulù ha finito di recitare l'orazione, la signora Eugenia la riadagia nel letto, continuando ad accarezzarla.
— Che cos'è che desideri? Sentiamo. Che cosa ti si deve augurare per la tua festa?
— Un bell'ombrellino grande e il ventaglio colla capretta bianca.
— Invece, io voglio augurarti molto di più! Auguro alla signorina Elena Maria di essere sempre così bella e sempre così buona!... Avrei dovuto dire, buona prima, e dopo bella, ma siccome la bellezza non è altro che l'espressione e il premio della bontà, così, non è vero?... Fa lo stesso!
— Fa lo stesso.
— ... Sempre così bella e sempre così buona...
— Ma voglio anche l'ombrellino e il ventaglio colla capretta! Anche l'ombrellino e la capretta! — Lulù, già colla smania in corpo di far del chiasso,salta di nuovo sul letto battendo le manine e continuando a strillare: — L'ombrellino e la capretta!
— Sotto, sotto! Che pigli freddo!
— No! No! No! Prima vedere!
— Che cosa vuoi vedere?
— Il regalo!
Lulù diventa seria. Coi regali non si scherza e i suoi regali, per quel giorno, ella li ha già ben fissi in mente.
— Che regalo mi ha portato?
— Prima di tutto mi sono alzata apposta alle sei, per essere la prima a darti un bacio. Poi ti ho portato...la Storia di Roma!
— Quella grande, con le figure colorate?
— Appunto! — La signora Eugenia, che aveva messo il libro sopra una seggiola, va a prenderlo e lo porta alla bimba.
— C'è la lupa coi bambini?... Dov'è la lupa coi bambini?
— Eccola qui, guarda; la lupa che allatta Romolo e Remo, i due fondatori di Roma. Ma adesso sotto, sotto, da brava, così. Non voglio più che pigli freddo!
— Luisa! Luisa!... Vieni a vedere la lupa coi bambini!
— La Luisa non c'è; è andata a messa, perchè oggi è domenica.
— È domenica? — Nuovo strillo di gioia. — Allora andremo a prendere il biscotto colla granita.
— Cioè, prima andremo a messa, poi, dopo, ti condurrò a prendere il biscotto colla granita.
Adesso il biscotto colla granita tiene il posto del gelato rosso da molto tempo dimenticato... e a poco a poco, naturalmente, col gelato rosso, anche «il suo papà» è quasi sparito dalla memoria e dal cuore di Lulù. Il povero Nespola è in paradiso fra gli angeli, ed è ricordato soltanto, coll'aiuto della signora Eugenia, nelle orazioni della sera e della messa.
Lulù, che intanto continua a divertirsi ammirando e commentando i re di Roma e la madre dei Gracchi, si ferma ad un tratto alzando il visino verso l'uscio... Sente avvicinarsi un passo che ha già fatto arrossire fugacemente la signora Eugenia, e dà in un altro grido di gioia:
—Cochi!
Francesco, ancora in giacca da camera, cacciala testa dentro l'uscio e Lulù di nuovo salta fuori dalla coperta e corre in ginocchioni fino in fondo al letto:
—Cochi! Cochi! Cochi!
— Lei?... Già qui, — esclama il Roero sorpreso e contento vedendo la signora Eugenia.
— Ed io credevo di essere il primo a far gli auguri alla signorina! Invece lei è già qui: abito nero, collettino bianco, in tutto punto e tutti i giorni più bella!
Ma Lulù, ch'è scivolata dal letto, lo interrompe saltandogli al collo, baciandolo, stringendolo, soffocandolo.
— Che cosa mi hai portato?
Lulù, presa in collo dal Roero con un solo braccio, si volta, si rivolta, per poter vedere l'altra mano ch'egli tien sempre dietro, nascosta.
— Che cosa mi hai portato?
— Oggi hai compiuti i sette anni! Sei ormai una signorina! Vergognati! Non sta bene correre intorno in camicia, per la camera!
Mentre fa la predica, la signora Eugenia prende Lulù, la riporta a sedere sul letto, l'avvolge fino al collo in uno scialle di seta che le annoda dietrola vita, gonfiando bene il fiocco e lasciandole libere e scoperte soltanto le braccine.
— Così, almeno, non piglierai freddo!
— Che cosa mi hai portato? — Ripete Lulù, che sa sempre vincere, con un tono flebile di preghiera. — Fammi vedere!
Il Roero si avvicina, e lentamente pone sul letto un lungo involto.
— L'ombrellino grande! — Esclama subito Lulù.
— Guarda.
È proprio l'ombrellino! Un magnifico ombrellino! Lulù ha gli occhi scintillanti, batte le manine e domanda alla signora Eugenia:
— È mio, l'ombrellino?
— Sì: è tuo.
— E questo, non lo vuoi? — Il Roero scioglie un altro piccolo involto; è il ventaglio colla caprettina bianca.
La gioia diventa troppo grande; Lulù non può contenerla tutta, ha bisogno di espanderla, di dividerla con altri, e si mette a chiamare, a strillare:
— Luisa! Luisa! Giovanni! Venite a vedere! Ma venite a vedere! — E di nuovo domanda alla signora Eugenia ed al Roero: — Mio anche il ventaglio?
— Sì, tuo anche il ventaglio. Tutto per la tua festa!
— Ecco la Luisa ed ecco Giovanni.
Lulù siede con sussiego sotto l'ombrellino aperto, facendosi vento; ma appena entrano i due, si ferma attonita, spalancando i grandi occhioni neri:
— Ancora?... Ancora?... Regalo?
Giovanni e la Luisa si avvicinano a' piedi del letto e le offrono una magnifica torta di cioccolatta con fiori e ghirigori di zucchero colorato, punteggiati di confettini d'argento.
— Che cos'è?
— Leggi.
Lulù si alza sulle ginocchia, e insieme alla signora Eugenia legge compitando:
«Evviva la signorina».
Francesco, allo spettacolo di tanta felicità, sorride di tenerezza e di compiacenza:
— Mi vuoi bene, Lulù?
La bimba salta in piedi sul letto, e scotendo la testina per liberarsi gli occhi dalle lunghe ciocche dei capelli, con le ditine grassocce gli alza i baffi delicatamente e lo bacia forte proprio lì, sulle labbra nude.
— Tanto bene io... aCochi!
Cochiè l'ostinazione di Lulù. Per quanto la signora Eugenia abbia predicato per farle dire Francesco, non c'è stato verso; sempre Cochi! Ella vuol provare anche adesso, e comincia in fatti colla severa ammonizione dei sette anni, ma resta subito interrotta da una grande scampanellata e dall'arrivo dell'avvocato Olivieri.
— Anche tu?... Così presto? — Esclama il Roero.
— Ho allungato fin qui il mio solito giretto mattutino, per portare i miei auguri alla signorina Elena Maria!
La signorina Elena Maria colla faccia seria e gli occhi ridenti, sempre seduta sul letto, e tenendo alto l'ombrellino aperto, si fa vento come una gran dama.
— Per bacco, quanti regali e che bei regali!... Te ne ho portato uno anch'io però piccolino, che adesso forse farà brutta figura.
— Un regalo?... Ancora?
Lulù non ride più; diventa seria. L'incognita di un nuovo regalo turba quasi la sua piccola mente. Che cosa sarà? Tutti quelli che aveva immaginato, desiderato, li ha già avuti. L'Olivierisi accosta al letto e dopo averle dato un bacio, presenta a Lulù un astuccetto di velluto: lo apre: c'è un piccolo anello con due diamanti e una turchina.
Lulù lascia cadere l'ombrellino e il ventaglio, ma questa volta non dice una parola. Guarda il Roero, guarda la signora Eugenia e diventa rossa rossa... L'Olivieri le prende una mano:
— Lasciami vedere se ti va bene... — Le infila l'anellino nel ditino medio.
Lulù rimane immobile colla mano aperta, poi si volta di colpo stendendola verso la Luisa.
— Che bellezza! Un anello di brillanti! — La Luisa si mostra incantata. — Ma adesso, dal momento che il signor avvocato ti ha già dato l'anello, gli devi promettere che quando sarai grande lo sposerai!
— No, — risponde subito Lulù, aggrottando le ciglia. — Io non sposo lui... Io sposoCochi!
Tutti si mettono a ridere e Francesco più di tutti:
— Oh povera la mia Lulù!
Sulle prime ride anche la signora Eugenia, ma poi osserva:
— Quando Lulù sarà grande, da marito, il signor Francesco sarà ancora un giovinotto... quasi.
— Quasi, signora Eugenia!Quasi!Con vent'anni di differenza! Auguriamo qualche cosa di meglio alla povera Lulù per la sua festa!
Poi Francesco si volta verso l'Olivieri cambiando tono:
— Ho scritto una lettera che mi preme di leggerti. Voglio leggerla anche a lei, signora Eugenia. Venite nel mio studio, un momento. Intanto Lulù farà la sua toletta colla Luisa.
Lulù, ch'era di nuovo rotolata in mezzo a' suoi regali, alza il visino verso il Roero e ripete cantando:
— Io sposoCochi!
— Brava, vedremo se sarai di parola! — Esclama il Roero, e prima di uscire le torna vicino per salutarla.
Lulù lo fissa, poi ridendo allegra, con un fremito di gioia, abbassa la testina, solleva i capelli e riceve il piccolo bacio sul collo.