ATTO SECONDO.Luglio. — Una delle tante sale del palazzo dei Primasco: il salotto dove d'ordinario riceve la Marchesa. In fondo un'arcata a vetri, sicchè si vedono passare le persone prima che entrino e mentre passano ad altre sale. Soffitto a cassettoni. Arazzi alle pareti. Sala vasta, dove una scrivania per signora, i mobili di stile, il pianoforte non ingombrano. Segni evidenti di ricchezza non fastosa ma antica e di buon gusto.Quando si alza la tela non è ancora buio. La scena è vuota. Poco dopo Marino, che tiene un piccolo dipinto in legno tra le mani è introdotto da un servo in livrea che s'inchina poi domanda:SCENA PRIMA.Marino — Il Servo— poiDianora.Il ServoProfessore, vuole che accenda?MarinoMi par presto.Il ServoCome vuole lei.Ed esce. Marino riguarda il dipinto, lo avvicina a sè, lo allontana, scuote la testacon dispregio. Quando vede apparire dietro la vetrata Dianora, lo depone sulla scrivania.Dianorasorridente.Buona sera, Serralunga.Gli porge le mani.Marinos'inchina.Buona sera, signora.DianoraMi dica la verità, ha pranzato?MarinoIo sì; son venuto troppo presto?Dianorasorride.Ma no. Io mi alzo adesso da tavola. Non l'ho mandata a chiamare per non levarla anche oggi a suo padre. Ero sola perchè i miei uomini sono andati alla Primaschina e, secondo l'ora, tornano.... mangiati o da mangiare.Marino si tura le orecchie. Dianora ride e suona.MarinoAnche il signor principe è fuori?DianoraSì, anche papà. La gita alla Primaschina è per lui, per mostrargli gli ultimi lavori. Lei li ha già visti, vero? Io non sono andata: troppo caldo.Apparisce un altro servo.Da bere.Il servo s'inchina, esce.E allora hanno caricato a forza il Cappelli. Se c'era anche lei, volevano anche lei. Ma al Ginnasio non c'era, così lei si è salvato e il povero Cappelli no.MarinoCappelli per amor suo farebbe questo e altro.Dianorasorride.Ma io non facevo parte della comitiva.MarinoQuesto è vero. E il signor principe si trattiene ancora?DianoraFino a sabato, perchè lunedì si riapre il Senato. Ci pensi! a metà luglio!Entrano due servi gallonati, quel di prima e un altro, con la guantiera, il secchiello del ghiaccio, siroppi, che depongono su un tavolinetto basso, poi Dianora, a tempo, li congeda col gesto.Papà deve avere una grande simpatia per lei. Spremuta di limone, vero?Marinoconferma col gesto.Simpatia ricambiata.DianoraPerchè lei l'ha battuto a scacchi, e tuttavia non le serba rancore. Io gliel'ho detto «Serra....» perchè io d'ora in poi la chiamo Serra.... Serralunga è troppo lungo, «Marino Serra» mi piace di più....Dianora serve, Marino beve.Permette?Marinomagnanimo, con gesto largo.Permetto! Sebbene tutto è questione d'abitudine. Il suo nome, prima, mi garbava poco....DianoraLo so: me lo disse Cappelli.Marinominaccioso col gesto.Ah! birbante. Ebbene, ora trovo che le si adatta alla persona come una veste. «Dianora». È pulito. Non ricordo nella storia o nella leggenda peccatrici di tal nome. È luminoso e sonoro. «Dianora».Dianorasorride.Ma guardi un po' quante cose è!Marinogaio.E poi è ricco di rime: facili ma non volgari.Quasi canticchiando.«Ridi, ridi, ridi ancora — bella boccadi Dianora.» «Quando sorgi appar l'aurora — Tutto intorno s'incolora.» «L'aria, il prato, il ciel s'indora.» E si potrebbe seguitare per un pezzo.Ride.E lei, pur mantenendo la rima, può mandare.... «il poeta alla malora». Ma sa perchè mi piace lei — la persona oltre che il nome? Glielo voglio dire.DianoraBravo, me lo dica: così ci ripenserò questi tre mesi che lei starà via. Se sapesse quanto lei mi mancherà!MarinoNon mi faccia insuperbire, che son già orgoglioso di mio.DianoraDunque mi dica; perchè le piaccio?MarinoPerchè è una donna per bene, di una bella sanità fisica e morale. Non ha la bellezza gracile e fuggitiva di certi fiori esotici: è una bellezza italiana. E a mepiacciono gli scrittori pastosi, i pittori ricchi di colore, e le donne che riposano e non tormentano.S'inchina.Lei, signora, mi piace. Eccole fatta, a mio modo, la mia dichiarazione.DianoraSì, sì! Ma in casa mia non ci voleva venire.MarinoMa poi ci sono venuto fin troppo.DianoraTroppo no.MarinoSe non le par troppo, bontà sua, ma son qui da loro quasi ogni sera, e il professsor Del Basso ci ha scritto su un epigramma.DianoraAh! Sì?MarinoLo vuol sentire? Sì? glielo dico: «Quando giunse al castel torvo, Marino — Guarda si disse: — che bel can mastino! — Non passò un anno da quel giorno ancora; — Si dice: — Che bel cane da signora!»DianoraNon c'è mica male!MarinoSoltanto, come cane da signora, sono mal pettinato.DianoraE ci ha il fiocco di traverso. Si aggiusti la cravatta che è storta....MarinoCosì?E tira.Dianoraridendo.Ma no.... Se non si guarda allo specchio....Marinosi accomoda allo specchio, poi si dà una gran manata ai capelli.Bah! come muso non c'è poi tanto male!E dà in una allegra risata.DianoraLa sua dama come lo trova?MarinoMai avuto dame.DianoraEvvia!MarinoLe mie dame; prima la licenza liceale, poi la laurea, e prima e poi l'Italia. Permio! Se è bella! Viva l'Italia, permio!E poichè si trova con una giravolta innanzi al pianoforte aperto mette le dita sulla tastiera.DianoraBravo! Giacchè è lì canti qualche cosa.MarinoAh, no!E chiude il piano.DianoraUn'aria antica, che le canta così bene.... Anzi, mi spiega perchè per tanti mesi nascose a tutti le sue capacità musicali?MarinoPrimo: perchè sono scarse....Dianora protesta.Si fidi di me, sono scarse. Secondo: perchè non volevo apparire il saputello in conversazione o, Dio ci liberi tutti, la ragazzina assetatuzza che parla francese, tedesco, dipinge fiori e stonicchia romanze da salotto.Dianorascherzando.Io penso che lo fece per civetteria.MarinoQuesto mai.DianoraComunque le riuscì bene. Sentirla cantare fu una dolce sorpresa.Marinomalizioso.Dolce anche per Cappelli? Non credo.... Lo sa che adesso è geloso di me?DianoraMi sono accorta. Ma che ci posso fare? Volta a volta è stato geloso di tutti. Poi si avvede che non c'è un motivo e si acquieta. — E quella professoressa, sempre innamorata di lui?MarinoSempre. Poverina, mi fa una gran pena. A volte la sorprendo che lo guarda con tanto accoramento che mi commuove! Quella, pel suo amore, è capace di qualunque sacrificio e di qualunque delitto.DianoraCome tutte le donne.MarinoTutte non crederei. Lei per esempio, no.DianoraAnche lei va dietro alla solita leggenda che io son fredda, insensibile, diamantina? Trasparente ma gelida? Falso. Ho anch'io le mie nausee e i miei turbamenti. Soltanto li tengo per me, non li dò in pasto alla gente. E creda che con un marito come il mio....Si ferma, cambia discorso.Accendo.Dianora ora vede il dipinto.Ah! ha riportato il quadro.E lo prende.E dunque?MarinoConfermo la diagnosi: venti lire a pagarlo il suo prezzo.DianoraNo, via.MarinoIo, venti lire non le darei. E suo marito l'ha pagato cinquemila, mi pare!...DianoraSì, cinquemila.MarinoQuesta volta il signor marchese è stato buscherato. E ci ho gusto.Dianorascherzosamente.Professore! Certe compiacenze almeno le tenga per sè.Marinoimperterrito.Sì, perchè lui passa la vita a buscherare gli altri: si provi anche lui! A meno che il marchese non abbia voluto comprare un falso, sapendolo falso.DianoraA che scopo?MarinoPer dare le cinquemila lire.DianoraMa a che scopo?Marinoconferma.Dare cinquemila lire a persona che interessa cui si deve un favore, un servizio! Non so: un modo di pagare senza offendere o senza averne l'aria.DianoraMa no! Se ha comprato dal Barancola, il padre dell'Isolina.Marinocon una risata.Allora! Non cinque.... diecimila!DianoraPerchè?Marinocon un gesto largo.Eeh!DianoraL'Isolina!? No, non è possibile!Marinovuol deviare e si alza.Allora vogliamo fare un po' di musica? Ma io suono e lei canta. Oppure lei canta e suona, e io sto a sentire.... Beatitudine piena! Una bella voce calda come la sua, vetrate aperte sul giardino fiorito e in cielo tutto un spolverìo di stelle.Dianora è pensosa.Guardi, guardi il cielo.DianoraL'Isolina! Ma no, via!Tutto questo come a sè, più forte.Del restoSi avvia.ora sentiamo.E suona.MarinoChe fa, signora? che fa?DianoraLa chiamo e le domando.MarinoIo vado via.DianoraNo. Non è forse nelle usanze, ma voglio che senta anche lei. Perchè potrebbe ricredersi e smentire questa stupida calunnia.Apparisce un servo.Mandatemi l'Isolina.Il servo esce.MarinoDunque lei non sapeva? Eppure suo marito non si fa un riguardo.... E generalmente si pensava che lei si sentisse superiore a queste miserie.DianoraDi altre sì, sapevo e tacevo; ma di questa....S'interrompe.È qui.SCENA II.Dianora — Marino — Isolina.Isolinabionda, fresca, graziosa nel suo vestitino da cameriera, saluta appena col capo Marino e rivolta a Dianora chiede.Voleva?DianoraVieni avanti. Qui il professor Serralunga dice che il quadro che tuo padre ha venduto al marchese è falso.IsolinaQuale quadro?DianoraNon sai che il marchese ha comperato un quadretto di proprietà di tuo padre,un vecchio quadro che avevate in casa — dice lui — e lo ha pagato cinquemila lire?IsolinaIo no. Non so nulla.Dianorache diffida.Questo qui. Guarda.E le mostra il dipinto.Lo conosci?IsolinaIo non so nulla. La signora marchesa sa che io vedo mio padre, sì e no, due volte l'anno. Lui sta a Novara e fa i suoi affari; io sto qui e non me ne occupo.Marinoa Dianora.Mi pare che non occorra altro.DianoraPuoi andare.Quando Isolina è sulla porta la richiama.Eh! no! Isolina, senti un po'. Sai che cosa mi son venuti a raccontare? Bada, io non ci credo.La fissa.Che tu te la intendi con mio marito. — Esiti? Dunque è vero!Isolinafredda.Ma allora perchè non ha cominciato a chiedermi del marito invece che del quadro?Marinod'impeto.Che maniere son queste?IsolinaE lei che c'entra? Io non ho da renderle i conti.DianoraA me, rispondi a me. Dunque di mio marito....IsolinaNon son io che sono andata a cercarlo.DianoraIo ti ho beneficata, ti ho accolta, e tu....IsolinaBeneficata in che modo? Lei mi paga e io la servo. Dunque, benefici niente.DianoraMa è il tuo padrone, ma è mio marito!...IsolinaProprio per questo!DianoraMa tu fai i tuoi fagottisùbitoe te ne vai:sùbito. La tua roba te la manderemo a Novara.IsolinaNossignora: no a Novara, a Torino, perchè non torno a casa. Lascio l'indirizzo alla Caterina.Il fragore di un'automobile che si ferma.Sente? Sono i signori. Vuol dire che al signor marchese glielo dice lei che non sono più al servizio. — Signora.Esce tranquilla, sfrontata.Dianoranauseata e furiosa.E non ha vent'anni. Che schifo! Ah! Ma tutto ha un limite. Buona, sì, imbecille, no.MarinoMa lasci diguazzar nel pantano chi è nel pantano, lei che è pulita!SCENA III.Dianora — Marino — Il Principe di Melisangro — Il marchese Andrea — I Servi.Entra prima il Principe di Melisangro, poi Andrea, tutti e due polverosi. Il Principe sessantenne, ma valido, ancor bello. Andrea trentacinquenne, barbuto, naso aquilino, occhi lucenti, modi bruschi e recisi d'imperio. I servi passano dietro le invetriate con le maschere, gli spolverini dei padroni. Il servo gallonato che ha schiuso le porte per far entrare il Principe, attende che entri anche il marchese Andrea ed esce soltanto quando è entrato lui.Il PrincipeCiao, Dianora.E la bacia sulle guance senza troppo accostarsi a lei.Buona sera, professore. La mano no: troppa polvere.MarinoSignor principe....Il Principea Marino.Ha pranzato colla marchesa?A Dianora.Hai avuto buona compagnia.DianoraNo, è venuto dopo.Il Principea Marino.Mi darà la rivincita a scacchi?MarinoQuando vuole!Il PrincipeMa sono già rassegnato al mio destino. Troppo forte!Andreache entra solo adesso perchè si è intrattenuto a leggere un telegramma.Dianora, noi non abbiamo pranzato.... Addio, professore....Riprende.Ma occorre aspettare Cappelli: lo abbiamo deposto a casa. Formalista, lui! Se non è in abito nero.... Ma io rimango così, se permetti. Andiamo a levarci la polvere.Il Principe lo precede per uscire, Andrea lo segue, poi si ferma.Di' tu a Dianora quel che ti è parso della Primaschina.Il PrincipeSuperba! Un tenimento superbo. Ci avete speso, ma è raddoppiato di valore. Ci dovreste passare qualche mese, godervela.AndreaSpeso relativamente poco.Guardando Marino.Di versi non m'intendo, vero, professore? ma di affari....Dianorache intanto ha preso il dipinto, lo mette quasi sotto gli occhi del marito e dice seccamente.È falso.AndreaAh! sì?Al Principe.Va' intanto. Vengo sùbito.Il Principe, che era già sulla porta, esce.Chi lo dice?A Marino.Lei?... Ne è sicuro?MarinoSicurissimo.Andreafreddo.Sarà. Ma io lo faccio vedere a un altro.MarinoChe se ne intenda più di me.AndreaSi capisce.MarinoNon la consiglio. Ci scapiterà il suo buon nome d'intenditore.AndreaNon occorre dire che l'ho già comperato. Se confermerà, butteremo sul fuoco. Ma anche il più esperto a volte ci casca.DianoraBell'imbroglione quel Barancola che te l'ha venduto!AndreaSe credi che io ci perda l'appetito!A Marino.Venga ad assistere e vedrà.Esce.DianoraHa visto? Imperturbabile! Quasi quasi mi piace più la serva del padrone.MarinoCi pensa ancora? Non mi faccia pentire di aver parlato.DianoraLei? Le ho detto: lei mi ha dato una prova di amicizia.Si volta.Ecco Cappelli.E gli va incontro.Buona sera, Cappelli.SCENA IV.Marino — Dianora — Cappelli.Cappelliche entra.Buona sera, marchesa.Le bacia la mano.Marinoda lontano.Ciao, Cappelli.Cappellilo vede solo ora e ne è seccato.Ah! sei qui anche tu? Ciao.Dianoraa Marino.Magari sapeva anche Cappelli e non mi ha detto nulla.CappelliChe cosa, marchesa? Mi dica.DianoraPoi, poi, a suo tempo. Ci divertiremo un po' tutti.CappelliDi cattivo umore anche lei?DianoraNuvoli. — Pare che le faccia piacere.CappelliChe lei sia triste? Si figuri!... Posso almeno sapere?DianoraA suo tempo. Perchè questa volta non sto zitta. Non ci pensi. Vado dar ordini anche per lei.Ed esce.SCENA V.Marino — Cappelli — Andrea.Cappellia Marino.Mi dici dove ti cacci tu tutto il giorno? Al Ginnasio non c'eri, a casa non c'eri. Oramai per trovarti bisogna venir qui.MarinoHo riportato il dipinto.CappelliTutti i pretesti son buoni.MarinoPretesti di che?CappelliNulla. M'intendo da me.MarinoCaro il mio Cappelli, tu vaneggi....Cappellialtro tono.Be'; tu sarai informato. Ormai se non sei tu al corrente, non lo è nessuno. Che cos'ha la Marchesa? Sì, che cosa dovevo sapere e non le ho detto, ma a suo tempo saprò?MarinoHai sentito.... Nuvoli.... Ma forse le passano... E non volendo sono stato io.... Nel bel mondo, nel vostro mondo, si direbbe che ho fatto una gaffe.CappelliMiracolo!MarinoPerchè? Ne ho fatte molte?CappelliQualcuna.Marinoindulgente.Che tono!Con un inchino.Signor conte!Cambiando.Del resto lo so, la maggiore, per te — la sola anzi — lo sproposito che ti dà fastidio, è quel vedermi qui. Se mai, battiti il petto....mea culpa. Sei tu che mi ci hai voluto. E posso fare al più degli spropositi se si guarda alle leggi eleganti del bel mondo: ma le azioni, no. E sulle regole eleganti del bel mondo io ci faccio una bella risata.Andreaentrando, a Cappelli.Hai fatto presto: bravo! Possiamo andare.A Marino.Venga anche lei ad assistere.Cappelli e Marino si avviano. Andrea vorrebbe seguirli, ma sopraggiunge Dianora.SCENA VI.Dianora — Andrea.Dianoraad AndreaHo bisogno di te....A Marino e Cappelli.Andate pure voi, ve lo mando sùbito.AndreaAdesso? Mica una storia lunga?DianoraNo, no.AndreaUn qualche baloss da mettere a posto? Asili infantili? Sussidii di latte alle gestanti?Dianorasempre fredda.No, no. Altra roba.AndreaChe non si può rimandare?A Cappelli.Allora andate voi, il principe è già a tavola.Marino e Cappelli escono.DianoraSiedi.AndreaAhi! si comincia male.Siede.Siedo perchè son stanco, ma breve, eh?Dianorain piedi vicino a lui, calma.Prima che te lo dica lei, se la incontri, te lo dico io, anche per incarico suo, anche perchè tu non ne chieda agli altri della servitù: ho messo fuori di casa l'Isolina.Andreafreddo.Ah!DianoraProprio adesso: sarà un quarto d'ora.AndreaBene. C'è altro?DianoraSei un ingrato. Nemmeno una parola di rimpianto.AndreaIsolina: personale tuo, affare tuo.DianoraAh! no: personale tuo, molto più tuo che mio, perchè veniva a letto con te.Andreaalza le spalle.Storie.E si leva.DianoraNo, storia. E se n'è anche vantata.AndreaAnche!DianoraDomanda a Serralunga. C'era anche lui....Andreaaggrotta le ciglia.E tu, davanti a Serralunga...?DianoraEra già informato. Sicuro! Tutti informati prima di me.AndreaE Serralunga ha riferito a te. Bella canaglia!DianoraPerchè?AndreaPerchè è una canaglia, che ti sta attorno e cerca di profittare di malumori....Dianorainterrompendo.No, sai. Non deviare perchè non attacca. Niente alibi. Rispondi a me.AndreaChe cosa ho da rispondere? Te l'ha detto lei, se n'è anche vantata.... tu l'hai messa fuori: partita chiusa. Ora mi lasci andare a pranzo.DianoraNo, eh! Così no. Come se fosse una cosa da nulla, come se dovessi rifarti un tanto, no. Non è la prima volta, verissimo. Tu sai che lo so. Ma non è una ragione perchè tu debba passarla liscia, senza rivalse da parte mia. Sì, anche delle altre a suo tempo ho saputo, ma almeno le altre valevan qualche cosa, con quelle altre rischiavi qualche cosa, dietro le altre c'era qualcuno, non un padre che specula vendendoti, per pitture antiche, modernissime croste; un ricattino sudicio e dissimulato. Sì, capisco: aver la donnetta in casa per i bassi servizi era comodo, ma vergognoso ancheper te; perchè non devi credere che lei ti voglia bene, che tu le piaccia. No; per avvilirti.... e per avvilirmi. Di questo s'è vantata: non d'altro. Per essere alla pari con una gran dama, per dividere con me, me, per fare un dispregio a me....Minacciosa.Ma non finisce qui. Stavolta non finisce qui. Balleremo tutti, stavolta.AndreaTu che vuoi? Parla chiaro. Vuoi denunziarmi a tuo padre?DianoraNiente mio padre. Fra me e te. Da un pezzo non siamo più marito e moglie, ma non mi basta. Me ne voglio andare.Andreaimpetuoso.Ah! senti, veh! Ho sgobbato tutta la mattina a scriver lettere, a dar ordini, a far verifiche. Sono stato quattr'ore al volante. Ho discusso con appaltatori e fittavoli tutto il pomeriggio. Sono più delle nove e quasi non ho preso un bocconedacchè mi sono alzato. E tutto il giorno e tutti i giorni lavoro e giro come un facchino e come un fattorino di banca. Altro che chiacchiere di letteratura e comitati di beneficenza! E dunque lasciami in pace. E non diventar ridicola. Dopo sei anni di matrimonio!DianoraNo, non sei anni: sei mesi. Nemmeno. Non eran sei mesi che già ti sapevo con un'altra. — Ma perchè mi hai sposato? Perchè mi hai sposato?AndreaAnche il perchè? Non possiamo rimandare a domani?DianoraNoo.AndreaPerchè? o bella, perchè mi piacevi. Per averti. E con te non c'era altro modo. Perchè ridevi bene con una bella bocca, e io ti speravo meno romantica, meno nelle nuvole e più di questo mondo, dovei maschi sono maschi e le femmine sono femmine, e non angioletti di bambagia o caprette di cartapesta!Più marcato.E sopratutto per aver dei figlioli che non mi hai saputo fare. Almeno, quando le donne hanno un marmocchio si acquietano!DianoraE quando non ne hanno, marmocchi?AndreaQuando non ne hanno, se sono sgualdrine si pigliano un amante.... o due.... o tre.... e se no, si rassegnano agli scappucci del marito. E se no, diventano un castigo di Dio.... e non riparano a niente. È questione di temperamento: io mangio a tutte le tavole e a tutte le ore: senza guardare se chi mi dà da mangiare son padrone o son serve, grandi dame o piccole borghesi. Ho l'amore allegro, io!DianoraAnch'io sarei allegra. Allegra no, serena. Ma con te! Lascia l'amore: la compagnia.Chi ti vede te, tutto il giorno? Lavori come un facchino: chi ti obbliga? Io no. Anzi.... — non ora, ora ci sono avvezza e preferisco — ma prima, io pensavo che lavorare per te era il modo per stare il più possibile lontano da me. E avevo vent'anni.... avevo il diritto di pretendere che tu fossi solo per me. Tu invece non hai mai cercato che donne e denaro: sudice donne e sudicio denaro.Andreasarcastico.Perchè sudicio? Perchè guadagno? Da quando in qua si lavora per rimettere?DianoraMa tu spendi cento per aver mille, tu lesini sulle paghe....AndreaTe l'ha detto Serralunga anche questo?DianoraNessuno. Non me l'ha detto nessuno. So che tu dovresti dare: dare e non prendere.AndreaSicuro! Regalare il palazzo al Municipio, il podere ai contadini, e campar di sospiri. Soprattutto quello: tu sull'albero a cantare e io in basso a guardarti. Tu un cicì e io un madrigale: tu una strofetta e io un sospiro. Ci hai pur avuto sempre qualcuno a sospirare: non ti basta? Perchè guarda che a tuo modo l'amore lo fai anche tu.DianoraIo?!AndreaAnche tu. Diverso da me, ma lo fai. Al modo che ti piace: guardarsi e non toccarsi. Ma guardarsi, guardarsi molto.DianoraL'alibi. Tu cerchi un alibi e una rivalsa.AndreaNoo. Serralunga ti piace. Cappelli meno, e quello è in ribasso. Serralunga è in auge.DianoraNon è vero. Lo dici per vendicarti del quadro....Andrearide forte.Che ha detto che è falso? Lo sapevo prima di lui.DianoraChe mi ha detto dell'Isolina.AndreaFigurarsi! me ne ha liberato. — Ma non si deve permettere di ficcare il naso nelle faccende di casa mia. Sospirare, sospiri pure; ma che mi venga a fare il pedagogo e il moralista, no, non è tollerabile. Maestrino da cinque lire a lezione! Ma ora vedi: un po' per uno a mettere la gente alla porta.Suona.Dianorapronta, violenta.Che fai?AndreaGli insegno come si sta al mondo. Un po' per uno a insegnare.Al servo che entra.Dì al professore Serralunga, che è in sala da pranzo, che passi un minuto di qua. Gli ho da parlare.Il servo esce.DianoraBada che non mi vedi più.AndreaHo sentito. L'hai detto ogni volta.DianoraMa guardami bene: stavolta lo faccio.AndreaFigli non ce n'è, per grazia di Dio: più aria, più respiro, più largo: buon viaggio.E poichè Dianora accenna a restare.Eh! no. Le donne a certi discorsi non hanno a restare.DianoraCome vuoi!Ed esce a testa alta. Quando Andrea si volta Marino è già apparso.SCENA VII.Andrea — Marino.Marinosi è fermato sulla porta.Vuole me?Andreasarcastico.Venga, venga, professore! Si accomodi.E poichè Marino non siede.Vuol Stare in piedi? stia in piedi. «Patti chiari e amicizia lunga....»Ma si corregge.No, non è il caso. «Cosa fatta capo ha....» Ecco, così va bene: quand'è che parte lei?Marinoaltero.Perchè?AndreaPresto, vero? E siccome non credo che avrò l'occasione di rivederla un'altra volta, le do stasera un consiglio: quando passa da Roma chieda il trasloco, perchè questa di Salduggio non è più aria per lei.Marinofa un passo avanti, freddo, contenuto.Consiglio per consiglio. C'è mica il caso che lei?Col gesto indica la pazzia.Si curi. Se mai conosco a Torino un alienista famoso.Andreafa un grande sforzo e si frena.La ringrazio, ma ho la testa solida e le spalle quadrate. Tanto è vero che....S'interrompe.Eh! no: mi correggo anche questa volta. Il tono è troppo alto, poichè nè lei nè io vogliamo finire con un duello rusticano. Io le posso dire quel che preme con sufficiente chiarezza, ma senz'ira. — Dunque. Io non sono un frate, un prete, un santo.... — e la Marchesa lo sa da un pezzo — sicchè gazzettieri, predicatori, battistrada, non occorrono. Se lei crede — come stasera ha mostrato di credere — di dover ripagare qualche tè o qualche invito a pranzo con qualche informazione di carattere privato, si sbaglia. E non occorre aver commentato i classici latini per sapere di queste cose. Mi sono spiegato?Marinocalmo.Oh, si è spiegato benissimo. E rispondo. Prendo di lontano. Venni la prima volta qui dentro perchè la signora graziosamente mi c'invitò e mi ci volle. Ci tornai perchè alla signora fui gradito. Mi sono sempre considerato ospite della signora: della signora, non d'altri. Per lei, signor marchese, non mi sarei disturbatonè distratto dai miei studi e dalle mie occupazioni, e lei, per mia buona o cattiva sorte, ho incontrato cinque o sei volte in tutto, scambiando parole di cerimonia o chiacchiere da caffè. Dunque lei per me un amico, no: nè consuetudine, nè affinità di sentimenti, nè comunanza d'idee. Se lei, poniamo, fosse per rompersi il collo, direi: «Faccia pure». Per la signora no, è diverso.AndreaLo so.MarinoTanto meglio. Perciò, veda, se io avessi saputo di poter giovare alla signora, con avvertimenti, anche di carattere privato, l'avrei fatto senza cercare se la cosa sarebbe gradita o no a Vostra Signoria. Vero è che io parlando stasera non sapevo di giovare o di nuocere alla signora: riferii semplicemente quel che era «di pubblico dominio» come dicono i «gazzettieri». Questo per il passato, recente o lontano. Per quel che tocca il futuro, abbia io o no a tornare a Salduggio — non è nato ancorachi mi possa dar permessi o imporre veti di stare o di andare, di dire o non dire — il signor marchese di Primasco non avrà più il fastidio di vedermi in casa sua. E questo, s'io ho ben inteso, è quel che le preme.AndreaEsatto.Brevissimo silenzio. Suona e al servo che apparisce.Accompagna il professore che vuole andarsene.Il ServoMi scusi, signor marchese: la signora marchesa la fa avvertire che vuol parlare col professore. Che si fermi e verrà.Andreainterroga prima col viso poi con la parola Marino.Dica lei.MarinoSono agli ordini della Signora.Andreaal servo.Riferisci.Il servo esce.Se è possibile discorso breve. La saluto.MarinoRiverisco.Andrea esce. È appena scomparso quando rientra Dianora.SCENA VIII.Marino — Dianora.DianoraChe cosa le ha detto mio marito? Che accade? Che sta per accadere? Non mi tenga in pena.Marinocalmo.Oh! semplicissimo. E pacifico. Il suosignor marito mi ha messo alla porta. Quindi se lei mi dà licenza....E quasi si avvia.DianoraNessuna licenza! Questa è casa mia. Lei vorrà riconoscere che io rimango padrona di ricevere, di trattenere chi voglio e quanto voglio.MarinoLei sì. Giusto: chi vuole e quanto vuole. Ma è anche la casa del suo signor marito che mi ha congedato. E contentarsi! In altri tempi il signor marchese di Primasco mi avrebbe fatto impiccare.DianoraMa lei, lei.... che intende di fare?E poichè Marino tace.Mi vede in che stato sono? Lei che fa?Marinocon un riso amaro.Signora mia, che vuole ch'io faccia? Tanti saluti alla nobil casata dei Primasco e me ne vado.Dianoraquasi umile.È in collera anche con me?Marinoaffettuoso.Con lei? Le pare?! Rancore contro di lei? Buonanotte, ecco.E le tende la mano che Dianora non prende.Diamoci la buona notte.DianoraMa.... domani?MarinoDomani?Amaro.Se si ha da giudicare dallo stellato ha da essere una bella giornata.Dianoraora gli pone le mani sulle spalle e l'obbliga a guardarla.No, eh?Marinoche ora soltanto capisce la sua paura.Battermi?Una gran risata.No, no, non ci penso nemmeno. Mai pensato. Io non ho da tenere alto il blasone. Io sono plebeo, e me ne glorio. E, ringraziando Iddio, ci ho mio padre cui provvedere. E non sono nemmeno cavaliere, io: sono fante. E battermi, d'altronde, non sarebbe difenderla, sarebbe recarle danno e offesa. Se è per questo riguardo, non abbia pensiero.DianoraGrazie, Serra. Lei non sa quanto io l'apprezzi, quanto la stimi, quanto sono addolorata.... — più, peggio — avvilita, vergognosa, di quel che è accaduto. Se fossi stata più calma, più accorta, avrei potuto evitare.MarinoLa prego, signora. Non ci perdiamo in recriminazioni: anch'io se mai, avrei dovutoesser più prudente con lei. Ora mi lasci andare.Vuol congedarsi.Buona fortuna, signora.DianoraE i suoi libri, dove glieli rimando? Sono due, salvo errore.Marinosùbito.Se li vuol tenere per mio ricordo....Si ritrae.Non ci badi a questo che dico: a certe ore nei cervelli nasce e vegeta il bacillo del tenero. Me li rimandi a casa. E mi riverisca il suo signor padre, dato che io non lo incontri per istrada prima ch'io parta.DianoraaccorataQuando partirà?MarinoPresto, presto.Ride sarcastico.DianoraMa me ne vado anch'io!...MarinoLei!?DianoraQui con mio marito non ci posso più vivere.... Mi sento tutta livida e pesta come se mi fossero passati sopra coi piedi. In casa mia! senza il più elementare riserbo! con una donna come quella.... sicchè mi potesse trattare da pari a pari.... peggio, lei da padrona io da serva.... ha sentito?Quasi con un grido di liberazione.Ah! non ci sto più!Marinocome se la richiamasse alla realtà.Sì: e dove va?DianoraDovunque, purchè non qui.Marinoquasi affermando.Da suo padre?DianoraNo, da lui no. Ossia andrò qualche volta, qualche mese anche da lui; ma ora no, tutta la vita, come una ripudiata, no. No, perchè lui troverà eccessiva la mia reazione. Oh! ci son preparata. È uomo, e uomo di mondo. Senza saperlo, con tutte le possibili limitazioni, ma sarà solidale con lui.Quasi ripetesse probabili frasi, con amarezza.Siamo in alto noi, dobbiamo dare l'esempio! Quando si ha la gloria di aver avuto tra i lontani ascendenti qualche cardinale e perfino un papa,noblesse oblige. E in massima non gli do torto. Ma quando si può. Io non posso.Riprende.Non so ancora dove andrò: troppo presto per veder chiaro. Farò un po' di bene, lavorerò, studierò. Mi potrà consigliare anche lei, più in qua. Perchè miscriverà, vero? Mi vorrà aiutare? Io non la voglio perdere. Vede? tutto questo tempo, lei non mi dava propriamente consigli, ma pure era come una mia guida spirituale: io sentivo la sua presenza, e quel fatto di vedermela accanto, di pensare: «Serralunga si regolerebbe a questo modo» mi sosteneva, mi segnava il cammino più che lei non creda.Quasi solenne, per impegnarlo.Io ci conto su questa sua assistenza, qualunque sia il nostro destino. Ci conto.Intensa.E lei? Mi dica, lei dove andrà?MarinoOra a casa, a Roma.... Un altr'anno dove vorrà il Ministro....Si corregge.Dove vorrà il Caposezione. Ma qui o lì è indifferente.Dianoracon qualche esitazione.E mi dica.... Per me.... Per saperlo io.Se non era per stasera, per le parole di mio marito sarebbe tornato a Salduggio? Anche se le avessero proposto un'altra residenza migliore o un altro ufficio più degno di lei? Sia schietto.MarinoSì. E avrei fatto male.Dianoraa mezza voce.Male perchè?MarinoPerchè qui non è più aria per me! Immagini! oggi me l'hanno detto già due.DianoraGià due?Marinocon un riso cattivo.Il signor marchese di Primasco e il signor conte Cappelli. Altre parole, altri motivi, ma nella sostanza la nobiltà è concorde. Sicuro! Anche il signor conte Cappelli.DianoraAnche Cappelli?Marinoforte, levando il capo.Dice che io sono innamorato di lei.Dianoracon la sfumatura di un sorriso.Lo dice anche mio marito.MarinoAh! — E allora!... Io non me n'ero accorto, ma dev'esser vero.Dianoratimida, ma curiosa, desiderosa di averne conferma.Se non lo sa lei....Marinoci ripensa.Ma sì! Forse hanno ragione. Quel bisogno di star con lei, di parlar con lei, di sentirne parlare, di vivere il più possibile al lume della sua lampada.... forse è amore. Domani glielo potrei dire con sicurezza se è vero, dal mio patire per laprivazione, perchè fin oggi l'ho vista quante volte ho voluto e mi sono beato della sua presenza. E questo forse è l'amore per me. Perchè la necessità di brancicar con le mani, di afferrarla, di domarla, no, quella no. Io non ho l'amore aggressivo, ferino e tanto meno lascivo.... Petrarca no, ma tanto meno l'Aretino. Forse. Anzi credo di sì.... Ma io!Ed alza le spalle.Passerà.... Il male si è che il Cappelli.... il suo signor marito non so, ma il signor conte Cappelli sì, crede anche di lei.... che anche lei mi voglia bene.DianoraAnche mio marito me l'ha detto. Ma è probabile che non lo pensi. Accusato, si voleva rifare accusando.MarinoE Cappelli?DianoraCappelli è un'anima in pena, sospettoso e in agguato.MarinoGià. Ma è un sismografo. È uno strumento delicatissimo che sente di lontano il pericolo, il disastro. Eh, sì, signora mia, il disastro, perchè se lei veramente sentisse qualche cosa per me, che se ne vuol fare di me? Io dunque l'ho da ringraziare il suo signor marito ch'è uomo di giudizio. Io vado via e metto tutti in pace.DianoraQuando, dove ci rivedremo?Marinoamaro.Chissà!...Dianoraincitatrice.Ma tornerà a studiare! E a pubblicare. Presto eh! Se non la vedrò, voglio almeno leggerla. Presto. Io forse l'ho distratta dal lavoro, non per vanità, sa, ma pure per un piacere mio, e ne ho sino un rimorso. Un certo orgoglio di sentirmi.... non dico amata, no.... consideratada lei sì, l'ho provato e me ne sono compiaciuta: sono donna e son sola. Lei l'ha visto quanto son sola. Tanto, e da tanto più tempo che lei non creda! Lavori.E gli prende le mani per afforzarlo nel proponimento.Marinotriste.Lasci andare: l'Italia non ha perso molto; può aspettare.Dianoraconvinta.Non dica così. Lei deve credere in sè, deve dare il suo cuore e il suo ingegno alla patria. Se io avessi potuto restarle vicino sento che avrei finito col fare qualche cosa di alto di lei.MarinoCredo anch'io.Sono sempre colle mani nelle mani.Dianorasfavillante.Davvero! È una gran gioia e un tormentosentirmi dir questo. E allora, se è così, mi pensi sempre come se le fossi vicina. Mi lasci almeno questa illusione di non essere passata invano nella sua vita. Non solo di averle attraversata la strada, ma di averla aiutata a trovarla: la troverà. Mi lasci almeno questo conforto: io ne ho pochi, e mi preparo ad averne anche meno, ad aver questo solo. Quale sia stata, quale sia la mia vita lei l'ha intesa anche se non ho parlato che stasera. Il sollievo, il ristoro di questi ultimi mesi era la sua compagnia. Lei sente, vero, che queste parole non sono semplici frasi?Gli leva le mani.Ma io voglio salutarla ancora.MarinoNon venga. Salutarci domani piuttosto che oggi, che vale, se non ci dobbiamo più rivedere? Se lei fosse per me la donna del capriccio.... o io per lei l'uomo del capriccio, allora! Ma il capriccio lo detestiamo io e lei. Io sono superbo: o tutto o nulla. Lei.... Lei.... la preda diun'ora non può essere e non mi piacerebbe. Bella sì.... quanto bella! Lei è donna, padrona, signora. Ecco: signora. E per questo non l'ho mai voluta chiamare marchesa, che non dice nulla. La signora. La signora di Salduggio, Nostra Signora di Salduggio. Ecco ora sa quello che penso, che sento di lei: donna di salute, non di perdizione.Ora sono vicinissimi.Dianora.Ah! no. Per nessuno, ma per lei poi, per lei non voglio essere la donna del piacere e del sotterfugio. Fianco a fianco avrei voluto esserle, compagna se non avessi potuto esser moglie.Marinoa mezza voce, perduto.Dove va lei? dove va?DianoraPerchè? Perchè?MarinoPer ritrovarci.... per camminare assieme....a viso scoperto. Mi pare che lei sarebbe una gran forza e una gran luce per me. E io sono un galantuomo. E le voglio un bene! un bene! tanto bene! Mi vede? Devo aver gli occhi che mi brillano. E anche lei.... Mai così bella come ora! Insieme.... o accanto.... vicini vicini. Come se ci fossimo sposati. Vuole? Mi pare che voglia. Ha una faccia come non gliel'ho mai veduta: un cielo senza nuvole, e una bocca.... una bocca....Si tende verso lei per baciarla.Dianorasi ritrae senza sdegno, e quasi senza voce.No, Marino, no.... Come ha detto lei: due fidanzati stasera. Ma quando partirà.... se mi vuole.... sarò con lei.Si fa forza e un poco vacillando giunge al campanello e suona. Marino si ricompone. Dianora con voce dolcissima, congedandolo di lontano.Buona sera, Marino.Il servo comparisce adesso.MarinoBuona sera, signora.E mentre Marino si avviaCALA LA TELA.
Luglio. — Una delle tante sale del palazzo dei Primasco: il salotto dove d'ordinario riceve la Marchesa. In fondo un'arcata a vetri, sicchè si vedono passare le persone prima che entrino e mentre passano ad altre sale. Soffitto a cassettoni. Arazzi alle pareti. Sala vasta, dove una scrivania per signora, i mobili di stile, il pianoforte non ingombrano. Segni evidenti di ricchezza non fastosa ma antica e di buon gusto.
Luglio. — Una delle tante sale del palazzo dei Primasco: il salotto dove d'ordinario riceve la Marchesa. In fondo un'arcata a vetri, sicchè si vedono passare le persone prima che entrino e mentre passano ad altre sale. Soffitto a cassettoni. Arazzi alle pareti. Sala vasta, dove una scrivania per signora, i mobili di stile, il pianoforte non ingombrano. Segni evidenti di ricchezza non fastosa ma antica e di buon gusto.
Quando si alza la tela non è ancora buio. La scena è vuota. Poco dopo Marino, che tiene un piccolo dipinto in legno tra le mani è introdotto da un servo in livrea che s'inchina poi domanda:
Quando si alza la tela non è ancora buio. La scena è vuota. Poco dopo Marino, che tiene un piccolo dipinto in legno tra le mani è introdotto da un servo in livrea che s'inchina poi domanda:
Marino — Il Servo— poiDianora.
Il Servo
Professore, vuole che accenda?
Marino
Mi par presto.
Il Servo
Come vuole lei.
Ed esce. Marino riguarda il dipinto, lo avvicina a sè, lo allontana, scuote la testacon dispregio. Quando vede apparire dietro la vetrata Dianora, lo depone sulla scrivania.
Dianora
sorridente.
Buona sera, Serralunga.
Gli porge le mani.
Marino
s'inchina.
Buona sera, signora.
Dianora
Mi dica la verità, ha pranzato?
Marino
Io sì; son venuto troppo presto?
Dianora
sorride.
Ma no. Io mi alzo adesso da tavola. Non l'ho mandata a chiamare per non levarla anche oggi a suo padre. Ero sola perchè i miei uomini sono andati alla Primaschina e, secondo l'ora, tornano.... mangiati o da mangiare.
Marino si tura le orecchie. Dianora ride e suona.
Marino
Anche il signor principe è fuori?
Dianora
Sì, anche papà. La gita alla Primaschina è per lui, per mostrargli gli ultimi lavori. Lei li ha già visti, vero? Io non sono andata: troppo caldo.
Apparisce un altro servo.
Da bere.
Il servo s'inchina, esce.
E allora hanno caricato a forza il Cappelli. Se c'era anche lei, volevano anche lei. Ma al Ginnasio non c'era, così lei si è salvato e il povero Cappelli no.
Marino
Cappelli per amor suo farebbe questo e altro.
Dianora
sorride.
Ma io non facevo parte della comitiva.
Marino
Questo è vero. E il signor principe si trattiene ancora?
Dianora
Fino a sabato, perchè lunedì si riapre il Senato. Ci pensi! a metà luglio!
Entrano due servi gallonati, quel di prima e un altro, con la guantiera, il secchiello del ghiaccio, siroppi, che depongono su un tavolinetto basso, poi Dianora, a tempo, li congeda col gesto.
Papà deve avere una grande simpatia per lei. Spremuta di limone, vero?
Marino
conferma col gesto.
Simpatia ricambiata.
Dianora
Perchè lei l'ha battuto a scacchi, e tuttavia non le serba rancore. Io gliel'ho detto «Serra....» perchè io d'ora in poi la chiamo Serra.... Serralunga è troppo lungo, «Marino Serra» mi piace di più....
Dianora serve, Marino beve.
Permette?
Marino
magnanimo, con gesto largo.
Permetto! Sebbene tutto è questione d'abitudine. Il suo nome, prima, mi garbava poco....
Dianora
Lo so: me lo disse Cappelli.
Marino
minaccioso col gesto.
Ah! birbante. Ebbene, ora trovo che le si adatta alla persona come una veste. «Dianora». È pulito. Non ricordo nella storia o nella leggenda peccatrici di tal nome. È luminoso e sonoro. «Dianora».
Dianora
sorride.
Ma guardi un po' quante cose è!
Marino
gaio.
E poi è ricco di rime: facili ma non volgari.
Quasi canticchiando.
«Ridi, ridi, ridi ancora — bella boccadi Dianora.» «Quando sorgi appar l'aurora — Tutto intorno s'incolora.» «L'aria, il prato, il ciel s'indora.» E si potrebbe seguitare per un pezzo.
Ride.
E lei, pur mantenendo la rima, può mandare.... «il poeta alla malora». Ma sa perchè mi piace lei — la persona oltre che il nome? Glielo voglio dire.
Dianora
Bravo, me lo dica: così ci ripenserò questi tre mesi che lei starà via. Se sapesse quanto lei mi mancherà!
Marino
Non mi faccia insuperbire, che son già orgoglioso di mio.
Dianora
Dunque mi dica; perchè le piaccio?
Marino
Perchè è una donna per bene, di una bella sanità fisica e morale. Non ha la bellezza gracile e fuggitiva di certi fiori esotici: è una bellezza italiana. E a mepiacciono gli scrittori pastosi, i pittori ricchi di colore, e le donne che riposano e non tormentano.
S'inchina.
Lei, signora, mi piace. Eccole fatta, a mio modo, la mia dichiarazione.
Dianora
Sì, sì! Ma in casa mia non ci voleva venire.
Marino
Ma poi ci sono venuto fin troppo.
Dianora
Troppo no.
Marino
Se non le par troppo, bontà sua, ma son qui da loro quasi ogni sera, e il professsor Del Basso ci ha scritto su un epigramma.
Dianora
Ah! Sì?
Marino
Lo vuol sentire? Sì? glielo dico: «Quando giunse al castel torvo, Marino — Guarda si disse: — che bel can mastino! — Non passò un anno da quel giorno ancora; — Si dice: — Che bel cane da signora!»
Dianora
Non c'è mica male!
Marino
Soltanto, come cane da signora, sono mal pettinato.
Dianora
E ci ha il fiocco di traverso. Si aggiusti la cravatta che è storta....
Marino
Così?
E tira.
Dianora
ridendo.
Ma no.... Se non si guarda allo specchio....
Marino
si accomoda allo specchio, poi si dà una gran manata ai capelli.
Bah! come muso non c'è poi tanto male!
E dà in una allegra risata.
Dianora
La sua dama come lo trova?
Marino
Mai avuto dame.
Dianora
Evvia!
Marino
Le mie dame; prima la licenza liceale, poi la laurea, e prima e poi l'Italia. Permio! Se è bella! Viva l'Italia, permio!
E poichè si trova con una giravolta innanzi al pianoforte aperto mette le dita sulla tastiera.
Dianora
Bravo! Giacchè è lì canti qualche cosa.
Marino
Ah, no!
E chiude il piano.
Dianora
Un'aria antica, che le canta così bene.... Anzi, mi spiega perchè per tanti mesi nascose a tutti le sue capacità musicali?
Marino
Primo: perchè sono scarse....
Dianora protesta.
Si fidi di me, sono scarse. Secondo: perchè non volevo apparire il saputello in conversazione o, Dio ci liberi tutti, la ragazzina assetatuzza che parla francese, tedesco, dipinge fiori e stonicchia romanze da salotto.
Dianora
scherzando.
Io penso che lo fece per civetteria.
Marino
Questo mai.
Dianora
Comunque le riuscì bene. Sentirla cantare fu una dolce sorpresa.
Marino
malizioso.
Dolce anche per Cappelli? Non credo.... Lo sa che adesso è geloso di me?
Dianora
Mi sono accorta. Ma che ci posso fare? Volta a volta è stato geloso di tutti. Poi si avvede che non c'è un motivo e si acquieta. — E quella professoressa, sempre innamorata di lui?
Marino
Sempre. Poverina, mi fa una gran pena. A volte la sorprendo che lo guarda con tanto accoramento che mi commuove! Quella, pel suo amore, è capace di qualunque sacrificio e di qualunque delitto.
Dianora
Come tutte le donne.
Marino
Tutte non crederei. Lei per esempio, no.
Dianora
Anche lei va dietro alla solita leggenda che io son fredda, insensibile, diamantina? Trasparente ma gelida? Falso. Ho anch'io le mie nausee e i miei turbamenti. Soltanto li tengo per me, non li dò in pasto alla gente. E creda che con un marito come il mio....
Si ferma, cambia discorso.
Accendo.
Dianora ora vede il dipinto.
Ah! ha riportato il quadro.
E lo prende.
E dunque?
Marino
Confermo la diagnosi: venti lire a pagarlo il suo prezzo.
Dianora
No, via.
Marino
Io, venti lire non le darei. E suo marito l'ha pagato cinquemila, mi pare!...
Dianora
Sì, cinquemila.
Marino
Questa volta il signor marchese è stato buscherato. E ci ho gusto.
Dianora
scherzosamente.
Professore! Certe compiacenze almeno le tenga per sè.
Marino
imperterrito.
Sì, perchè lui passa la vita a buscherare gli altri: si provi anche lui! A meno che il marchese non abbia voluto comprare un falso, sapendolo falso.
Dianora
A che scopo?
Marino
Per dare le cinquemila lire.
Dianora
Ma a che scopo?
Marino
conferma.
Dare cinquemila lire a persona che interessa cui si deve un favore, un servizio! Non so: un modo di pagare senza offendere o senza averne l'aria.
Dianora
Ma no! Se ha comprato dal Barancola, il padre dell'Isolina.
Marino
con una risata.
Allora! Non cinque.... diecimila!
Dianora
Perchè?
Marino
con un gesto largo.
Eeh!
Dianora
L'Isolina!? No, non è possibile!
Marino
vuol deviare e si alza.
Allora vogliamo fare un po' di musica? Ma io suono e lei canta. Oppure lei canta e suona, e io sto a sentire.... Beatitudine piena! Una bella voce calda come la sua, vetrate aperte sul giardino fiorito e in cielo tutto un spolverìo di stelle.
Dianora è pensosa.
Guardi, guardi il cielo.
Dianora
L'Isolina! Ma no, via!
Tutto questo come a sè, più forte.
Del resto
Si avvia.
ora sentiamo.
E suona.
Marino
Che fa, signora? che fa?
Dianora
La chiamo e le domando.
Marino
Io vado via.
Dianora
No. Non è forse nelle usanze, ma voglio che senta anche lei. Perchè potrebbe ricredersi e smentire questa stupida calunnia.
Apparisce un servo.
Mandatemi l'Isolina.
Il servo esce.
Marino
Dunque lei non sapeva? Eppure suo marito non si fa un riguardo.... E generalmente si pensava che lei si sentisse superiore a queste miserie.
Dianora
Di altre sì, sapevo e tacevo; ma di questa....
S'interrompe.
È qui.
Dianora — Marino — Isolina.
Isolina
bionda, fresca, graziosa nel suo vestitino da cameriera, saluta appena col capo Marino e rivolta a Dianora chiede.
Voleva?
Dianora
Vieni avanti. Qui il professor Serralunga dice che il quadro che tuo padre ha venduto al marchese è falso.
Isolina
Quale quadro?
Dianora
Non sai che il marchese ha comperato un quadretto di proprietà di tuo padre,un vecchio quadro che avevate in casa — dice lui — e lo ha pagato cinquemila lire?
Isolina
Io no. Non so nulla.
Dianora
che diffida.
Questo qui. Guarda.
E le mostra il dipinto.
Lo conosci?
Isolina
Io non so nulla. La signora marchesa sa che io vedo mio padre, sì e no, due volte l'anno. Lui sta a Novara e fa i suoi affari; io sto qui e non me ne occupo.
Marino
a Dianora.
Mi pare che non occorra altro.
Dianora
Puoi andare.
Quando Isolina è sulla porta la richiama.
Eh! no! Isolina, senti un po'. Sai che cosa mi son venuti a raccontare? Bada, io non ci credo.
La fissa.
Che tu te la intendi con mio marito. — Esiti? Dunque è vero!
Isolina
fredda.
Ma allora perchè non ha cominciato a chiedermi del marito invece che del quadro?
Marino
d'impeto.
Che maniere son queste?
Isolina
E lei che c'entra? Io non ho da renderle i conti.
Dianora
A me, rispondi a me. Dunque di mio marito....
Isolina
Non son io che sono andata a cercarlo.
Dianora
Io ti ho beneficata, ti ho accolta, e tu....
Isolina
Beneficata in che modo? Lei mi paga e io la servo. Dunque, benefici niente.
Dianora
Ma è il tuo padrone, ma è mio marito!...
Isolina
Proprio per questo!
Dianora
Ma tu fai i tuoi fagottisùbitoe te ne vai:sùbito. La tua roba te la manderemo a Novara.
Isolina
Nossignora: no a Novara, a Torino, perchè non torno a casa. Lascio l'indirizzo alla Caterina.
Il fragore di un'automobile che si ferma.
Sente? Sono i signori. Vuol dire che al signor marchese glielo dice lei che non sono più al servizio. — Signora.
Esce tranquilla, sfrontata.
Dianora
nauseata e furiosa.
E non ha vent'anni. Che schifo! Ah! Ma tutto ha un limite. Buona, sì, imbecille, no.
Marino
Ma lasci diguazzar nel pantano chi è nel pantano, lei che è pulita!
Dianora — Marino — Il Principe di Melisangro — Il marchese Andrea — I Servi.
Entra prima il Principe di Melisangro, poi Andrea, tutti e due polverosi. Il Principe sessantenne, ma valido, ancor bello. Andrea trentacinquenne, barbuto, naso aquilino, occhi lucenti, modi bruschi e recisi d'imperio. I servi passano dietro le invetriate con le maschere, gli spolverini dei padroni. Il servo gallonato che ha schiuso le porte per far entrare il Principe, attende che entri anche il marchese Andrea ed esce soltanto quando è entrato lui.
Il Principe
Ciao, Dianora.
E la bacia sulle guance senza troppo accostarsi a lei.
Buona sera, professore. La mano no: troppa polvere.
Marino
Signor principe....
Il Principe
a Marino.
Ha pranzato colla marchesa?
A Dianora.
Hai avuto buona compagnia.
Dianora
No, è venuto dopo.
Il Principe
a Marino.
Mi darà la rivincita a scacchi?
Marino
Quando vuole!
Il Principe
Ma sono già rassegnato al mio destino. Troppo forte!
Andrea
che entra solo adesso perchè si è intrattenuto a leggere un telegramma.
Dianora, noi non abbiamo pranzato.... Addio, professore....
Riprende.
Ma occorre aspettare Cappelli: lo abbiamo deposto a casa. Formalista, lui! Se non è in abito nero.... Ma io rimango così, se permetti. Andiamo a levarci la polvere.
Il Principe lo precede per uscire, Andrea lo segue, poi si ferma.
Di' tu a Dianora quel che ti è parso della Primaschina.
Il Principe
Superba! Un tenimento superbo. Ci avete speso, ma è raddoppiato di valore. Ci dovreste passare qualche mese, godervela.
Andrea
Speso relativamente poco.
Guardando Marino.
Di versi non m'intendo, vero, professore? ma di affari....
Dianora
che intanto ha preso il dipinto, lo mette quasi sotto gli occhi del marito e dice seccamente.
È falso.
Andrea
Ah! sì?
Al Principe.
Va' intanto. Vengo sùbito.
Il Principe, che era già sulla porta, esce.
Chi lo dice?
A Marino.
Lei?... Ne è sicuro?
Marino
Sicurissimo.
Andrea
freddo.
Sarà. Ma io lo faccio vedere a un altro.
Marino
Che se ne intenda più di me.
Andrea
Si capisce.
Marino
Non la consiglio. Ci scapiterà il suo buon nome d'intenditore.
Andrea
Non occorre dire che l'ho già comperato. Se confermerà, butteremo sul fuoco. Ma anche il più esperto a volte ci casca.
Dianora
Bell'imbroglione quel Barancola che te l'ha venduto!
Andrea
Se credi che io ci perda l'appetito!
A Marino.
Venga ad assistere e vedrà.
Esce.
Dianora
Ha visto? Imperturbabile! Quasi quasi mi piace più la serva del padrone.
Marino
Ci pensa ancora? Non mi faccia pentire di aver parlato.
Dianora
Lei? Le ho detto: lei mi ha dato una prova di amicizia.
Si volta.
Ecco Cappelli.
E gli va incontro.
Buona sera, Cappelli.
Marino — Dianora — Cappelli.
Cappelli
che entra.
Buona sera, marchesa.
Le bacia la mano.
Marino
da lontano.
Ciao, Cappelli.
Cappelli
lo vede solo ora e ne è seccato.
Ah! sei qui anche tu? Ciao.
Dianora
a Marino.
Magari sapeva anche Cappelli e non mi ha detto nulla.
Cappelli
Che cosa, marchesa? Mi dica.
Dianora
Poi, poi, a suo tempo. Ci divertiremo un po' tutti.
Cappelli
Di cattivo umore anche lei?
Dianora
Nuvoli. — Pare che le faccia piacere.
Cappelli
Che lei sia triste? Si figuri!... Posso almeno sapere?
Dianora
A suo tempo. Perchè questa volta non sto zitta. Non ci pensi. Vado dar ordini anche per lei.
Ed esce.
Marino — Cappelli — Andrea.
Cappelli
a Marino.
Mi dici dove ti cacci tu tutto il giorno? Al Ginnasio non c'eri, a casa non c'eri. Oramai per trovarti bisogna venir qui.
Marino
Ho riportato il dipinto.
Cappelli
Tutti i pretesti son buoni.
Marino
Pretesti di che?
Cappelli
Nulla. M'intendo da me.
Marino
Caro il mio Cappelli, tu vaneggi....
Cappelli
altro tono.
Be'; tu sarai informato. Ormai se non sei tu al corrente, non lo è nessuno. Che cos'ha la Marchesa? Sì, che cosa dovevo sapere e non le ho detto, ma a suo tempo saprò?
Marino
Hai sentito.... Nuvoli.... Ma forse le passano... E non volendo sono stato io.... Nel bel mondo, nel vostro mondo, si direbbe che ho fatto una gaffe.
Cappelli
Miracolo!
Marino
Perchè? Ne ho fatte molte?
Cappelli
Qualcuna.
Marino
indulgente.
Che tono!
Con un inchino.
Signor conte!
Cambiando.
Del resto lo so, la maggiore, per te — la sola anzi — lo sproposito che ti dà fastidio, è quel vedermi qui. Se mai, battiti il petto....mea culpa. Sei tu che mi ci hai voluto. E posso fare al più degli spropositi se si guarda alle leggi eleganti del bel mondo: ma le azioni, no. E sulle regole eleganti del bel mondo io ci faccio una bella risata.
Andrea
entrando, a Cappelli.
Hai fatto presto: bravo! Possiamo andare.
A Marino.
Venga anche lei ad assistere.
Cappelli e Marino si avviano. Andrea vorrebbe seguirli, ma sopraggiunge Dianora.
Dianora — Andrea.
Dianora
ad Andrea
Ho bisogno di te....
A Marino e Cappelli.
Andate pure voi, ve lo mando sùbito.
Andrea
Adesso? Mica una storia lunga?
Dianora
No, no.
Andrea
Un qualche baloss da mettere a posto? Asili infantili? Sussidii di latte alle gestanti?
Dianora
sempre fredda.
No, no. Altra roba.
Andrea
Che non si può rimandare?
A Cappelli.
Allora andate voi, il principe è già a tavola.
Marino e Cappelli escono.
Dianora
Siedi.
Andrea
Ahi! si comincia male.
Siede.
Siedo perchè son stanco, ma breve, eh?
Dianora
in piedi vicino a lui, calma.
Prima che te lo dica lei, se la incontri, te lo dico io, anche per incarico suo, anche perchè tu non ne chieda agli altri della servitù: ho messo fuori di casa l'Isolina.
Andrea
freddo.
Ah!
Dianora
Proprio adesso: sarà un quarto d'ora.
Andrea
Bene. C'è altro?
Dianora
Sei un ingrato. Nemmeno una parola di rimpianto.
Andrea
Isolina: personale tuo, affare tuo.
Dianora
Ah! no: personale tuo, molto più tuo che mio, perchè veniva a letto con te.
Andrea
alza le spalle.
Storie.
E si leva.
Dianora
No, storia. E se n'è anche vantata.
Andrea
Anche!
Dianora
Domanda a Serralunga. C'era anche lui....
Andrea
aggrotta le ciglia.
E tu, davanti a Serralunga...?
Dianora
Era già informato. Sicuro! Tutti informati prima di me.
Andrea
E Serralunga ha riferito a te. Bella canaglia!
Dianora
Perchè?
Andrea
Perchè è una canaglia, che ti sta attorno e cerca di profittare di malumori....
Dianora
interrompendo.
No, sai. Non deviare perchè non attacca. Niente alibi. Rispondi a me.
Andrea
Che cosa ho da rispondere? Te l'ha detto lei, se n'è anche vantata.... tu l'hai messa fuori: partita chiusa. Ora mi lasci andare a pranzo.
Dianora
No, eh! Così no. Come se fosse una cosa da nulla, come se dovessi rifarti un tanto, no. Non è la prima volta, verissimo. Tu sai che lo so. Ma non è una ragione perchè tu debba passarla liscia, senza rivalse da parte mia. Sì, anche delle altre a suo tempo ho saputo, ma almeno le altre valevan qualche cosa, con quelle altre rischiavi qualche cosa, dietro le altre c'era qualcuno, non un padre che specula vendendoti, per pitture antiche, modernissime croste; un ricattino sudicio e dissimulato. Sì, capisco: aver la donnetta in casa per i bassi servizi era comodo, ma vergognoso ancheper te; perchè non devi credere che lei ti voglia bene, che tu le piaccia. No; per avvilirti.... e per avvilirmi. Di questo s'è vantata: non d'altro. Per essere alla pari con una gran dama, per dividere con me, me, per fare un dispregio a me....
Minacciosa.
Ma non finisce qui. Stavolta non finisce qui. Balleremo tutti, stavolta.
Andrea
Tu che vuoi? Parla chiaro. Vuoi denunziarmi a tuo padre?
Dianora
Niente mio padre. Fra me e te. Da un pezzo non siamo più marito e moglie, ma non mi basta. Me ne voglio andare.
Andrea
impetuoso.
Ah! senti, veh! Ho sgobbato tutta la mattina a scriver lettere, a dar ordini, a far verifiche. Sono stato quattr'ore al volante. Ho discusso con appaltatori e fittavoli tutto il pomeriggio. Sono più delle nove e quasi non ho preso un bocconedacchè mi sono alzato. E tutto il giorno e tutti i giorni lavoro e giro come un facchino e come un fattorino di banca. Altro che chiacchiere di letteratura e comitati di beneficenza! E dunque lasciami in pace. E non diventar ridicola. Dopo sei anni di matrimonio!
Dianora
No, non sei anni: sei mesi. Nemmeno. Non eran sei mesi che già ti sapevo con un'altra. — Ma perchè mi hai sposato? Perchè mi hai sposato?
Andrea
Anche il perchè? Non possiamo rimandare a domani?
Dianora
Noo.
Andrea
Perchè? o bella, perchè mi piacevi. Per averti. E con te non c'era altro modo. Perchè ridevi bene con una bella bocca, e io ti speravo meno romantica, meno nelle nuvole e più di questo mondo, dovei maschi sono maschi e le femmine sono femmine, e non angioletti di bambagia o caprette di cartapesta!
Più marcato.
E sopratutto per aver dei figlioli che non mi hai saputo fare. Almeno, quando le donne hanno un marmocchio si acquietano!
Dianora
E quando non ne hanno, marmocchi?
Andrea
Quando non ne hanno, se sono sgualdrine si pigliano un amante.... o due.... o tre.... e se no, si rassegnano agli scappucci del marito. E se no, diventano un castigo di Dio.... e non riparano a niente. È questione di temperamento: io mangio a tutte le tavole e a tutte le ore: senza guardare se chi mi dà da mangiare son padrone o son serve, grandi dame o piccole borghesi. Ho l'amore allegro, io!
Dianora
Anch'io sarei allegra. Allegra no, serena. Ma con te! Lascia l'amore: la compagnia.Chi ti vede te, tutto il giorno? Lavori come un facchino: chi ti obbliga? Io no. Anzi.... — non ora, ora ci sono avvezza e preferisco — ma prima, io pensavo che lavorare per te era il modo per stare il più possibile lontano da me. E avevo vent'anni.... avevo il diritto di pretendere che tu fossi solo per me. Tu invece non hai mai cercato che donne e denaro: sudice donne e sudicio denaro.
Andrea
sarcastico.
Perchè sudicio? Perchè guadagno? Da quando in qua si lavora per rimettere?
Dianora
Ma tu spendi cento per aver mille, tu lesini sulle paghe....
Andrea
Te l'ha detto Serralunga anche questo?
Dianora
Nessuno. Non me l'ha detto nessuno. So che tu dovresti dare: dare e non prendere.
Andrea
Sicuro! Regalare il palazzo al Municipio, il podere ai contadini, e campar di sospiri. Soprattutto quello: tu sull'albero a cantare e io in basso a guardarti. Tu un cicì e io un madrigale: tu una strofetta e io un sospiro. Ci hai pur avuto sempre qualcuno a sospirare: non ti basta? Perchè guarda che a tuo modo l'amore lo fai anche tu.
Dianora
Io?!
Andrea
Anche tu. Diverso da me, ma lo fai. Al modo che ti piace: guardarsi e non toccarsi. Ma guardarsi, guardarsi molto.
Dianora
L'alibi. Tu cerchi un alibi e una rivalsa.
Andrea
Noo. Serralunga ti piace. Cappelli meno, e quello è in ribasso. Serralunga è in auge.
Dianora
Non è vero. Lo dici per vendicarti del quadro....
Andrea
ride forte.
Che ha detto che è falso? Lo sapevo prima di lui.
Dianora
Che mi ha detto dell'Isolina.
Andrea
Figurarsi! me ne ha liberato. — Ma non si deve permettere di ficcare il naso nelle faccende di casa mia. Sospirare, sospiri pure; ma che mi venga a fare il pedagogo e il moralista, no, non è tollerabile. Maestrino da cinque lire a lezione! Ma ora vedi: un po' per uno a mettere la gente alla porta.
Suona.
Dianora
pronta, violenta.
Che fai?
Andrea
Gli insegno come si sta al mondo. Un po' per uno a insegnare.
Al servo che entra.
Dì al professore Serralunga, che è in sala da pranzo, che passi un minuto di qua. Gli ho da parlare.
Il servo esce.
Dianora
Bada che non mi vedi più.
Andrea
Ho sentito. L'hai detto ogni volta.
Dianora
Ma guardami bene: stavolta lo faccio.
Andrea
Figli non ce n'è, per grazia di Dio: più aria, più respiro, più largo: buon viaggio.
E poichè Dianora accenna a restare.
Eh! no. Le donne a certi discorsi non hanno a restare.
Dianora
Come vuoi!
Ed esce a testa alta. Quando Andrea si volta Marino è già apparso.
Andrea — Marino.
Marino
si è fermato sulla porta.
Vuole me?
Andrea
sarcastico.
Venga, venga, professore! Si accomodi.
E poichè Marino non siede.
Vuol Stare in piedi? stia in piedi. «Patti chiari e amicizia lunga....»
Ma si corregge.
No, non è il caso. «Cosa fatta capo ha....» Ecco, così va bene: quand'è che parte lei?
Marino
altero.
Perchè?
Andrea
Presto, vero? E siccome non credo che avrò l'occasione di rivederla un'altra volta, le do stasera un consiglio: quando passa da Roma chieda il trasloco, perchè questa di Salduggio non è più aria per lei.
Marino
fa un passo avanti, freddo, contenuto.
Consiglio per consiglio. C'è mica il caso che lei?
Col gesto indica la pazzia.
Si curi. Se mai conosco a Torino un alienista famoso.
Andrea
fa un grande sforzo e si frena.
La ringrazio, ma ho la testa solida e le spalle quadrate. Tanto è vero che....
S'interrompe.
Eh! no: mi correggo anche questa volta. Il tono è troppo alto, poichè nè lei nè io vogliamo finire con un duello rusticano. Io le posso dire quel che preme con sufficiente chiarezza, ma senz'ira. — Dunque. Io non sono un frate, un prete, un santo.... — e la Marchesa lo sa da un pezzo — sicchè gazzettieri, predicatori, battistrada, non occorrono. Se lei crede — come stasera ha mostrato di credere — di dover ripagare qualche tè o qualche invito a pranzo con qualche informazione di carattere privato, si sbaglia. E non occorre aver commentato i classici latini per sapere di queste cose. Mi sono spiegato?
Marino
calmo.
Oh, si è spiegato benissimo. E rispondo. Prendo di lontano. Venni la prima volta qui dentro perchè la signora graziosamente mi c'invitò e mi ci volle. Ci tornai perchè alla signora fui gradito. Mi sono sempre considerato ospite della signora: della signora, non d'altri. Per lei, signor marchese, non mi sarei disturbatonè distratto dai miei studi e dalle mie occupazioni, e lei, per mia buona o cattiva sorte, ho incontrato cinque o sei volte in tutto, scambiando parole di cerimonia o chiacchiere da caffè. Dunque lei per me un amico, no: nè consuetudine, nè affinità di sentimenti, nè comunanza d'idee. Se lei, poniamo, fosse per rompersi il collo, direi: «Faccia pure». Per la signora no, è diverso.
Andrea
Lo so.
Marino
Tanto meglio. Perciò, veda, se io avessi saputo di poter giovare alla signora, con avvertimenti, anche di carattere privato, l'avrei fatto senza cercare se la cosa sarebbe gradita o no a Vostra Signoria. Vero è che io parlando stasera non sapevo di giovare o di nuocere alla signora: riferii semplicemente quel che era «di pubblico dominio» come dicono i «gazzettieri». Questo per il passato, recente o lontano. Per quel che tocca il futuro, abbia io o no a tornare a Salduggio — non è nato ancorachi mi possa dar permessi o imporre veti di stare o di andare, di dire o non dire — il signor marchese di Primasco non avrà più il fastidio di vedermi in casa sua. E questo, s'io ho ben inteso, è quel che le preme.
Andrea
Esatto.
Brevissimo silenzio. Suona e al servo che apparisce.
Accompagna il professore che vuole andarsene.
Il Servo
Mi scusi, signor marchese: la signora marchesa la fa avvertire che vuol parlare col professore. Che si fermi e verrà.
Andrea
interroga prima col viso poi con la parola Marino.
Dica lei.
Marino
Sono agli ordini della Signora.
Andrea
al servo.
Riferisci.
Il servo esce.
Se è possibile discorso breve. La saluto.
Marino
Riverisco.
Andrea esce. È appena scomparso quando rientra Dianora.
Marino — Dianora.
Dianora
Che cosa le ha detto mio marito? Che accade? Che sta per accadere? Non mi tenga in pena.
Marino
calmo.
Oh! semplicissimo. E pacifico. Il suosignor marito mi ha messo alla porta. Quindi se lei mi dà licenza....
E quasi si avvia.
Dianora
Nessuna licenza! Questa è casa mia. Lei vorrà riconoscere che io rimango padrona di ricevere, di trattenere chi voglio e quanto voglio.
Marino
Lei sì. Giusto: chi vuole e quanto vuole. Ma è anche la casa del suo signor marito che mi ha congedato. E contentarsi! In altri tempi il signor marchese di Primasco mi avrebbe fatto impiccare.
Dianora
Ma lei, lei.... che intende di fare?
E poichè Marino tace.
Mi vede in che stato sono? Lei che fa?
Marino
con un riso amaro.
Signora mia, che vuole ch'io faccia? Tanti saluti alla nobil casata dei Primasco e me ne vado.
Dianora
quasi umile.
È in collera anche con me?
Marino
affettuoso.
Con lei? Le pare?! Rancore contro di lei? Buonanotte, ecco.
E le tende la mano che Dianora non prende.
Diamoci la buona notte.
Dianora
Ma.... domani?
Marino
Domani?
Amaro.
Se si ha da giudicare dallo stellato ha da essere una bella giornata.
Dianora
ora gli pone le mani sulle spalle e l'obbliga a guardarla.
No, eh?
Marino
che ora soltanto capisce la sua paura.
Battermi?
Una gran risata.
No, no, non ci penso nemmeno. Mai pensato. Io non ho da tenere alto il blasone. Io sono plebeo, e me ne glorio. E, ringraziando Iddio, ci ho mio padre cui provvedere. E non sono nemmeno cavaliere, io: sono fante. E battermi, d'altronde, non sarebbe difenderla, sarebbe recarle danno e offesa. Se è per questo riguardo, non abbia pensiero.
Dianora
Grazie, Serra. Lei non sa quanto io l'apprezzi, quanto la stimi, quanto sono addolorata.... — più, peggio — avvilita, vergognosa, di quel che è accaduto. Se fossi stata più calma, più accorta, avrei potuto evitare.
Marino
La prego, signora. Non ci perdiamo in recriminazioni: anch'io se mai, avrei dovutoesser più prudente con lei. Ora mi lasci andare.
Vuol congedarsi.
Buona fortuna, signora.
Dianora
E i suoi libri, dove glieli rimando? Sono due, salvo errore.
Marino
sùbito.
Se li vuol tenere per mio ricordo....
Si ritrae.
Non ci badi a questo che dico: a certe ore nei cervelli nasce e vegeta il bacillo del tenero. Me li rimandi a casa. E mi riverisca il suo signor padre, dato che io non lo incontri per istrada prima ch'io parta.
Dianora
accorata
Quando partirà?
Marino
Presto, presto.
Ride sarcastico.
Dianora
Ma me ne vado anch'io!...
Marino
Lei!?
Dianora
Qui con mio marito non ci posso più vivere.... Mi sento tutta livida e pesta come se mi fossero passati sopra coi piedi. In casa mia! senza il più elementare riserbo! con una donna come quella.... sicchè mi potesse trattare da pari a pari.... peggio, lei da padrona io da serva.... ha sentito?
Quasi con un grido di liberazione.
Ah! non ci sto più!
Marino
come se la richiamasse alla realtà.
Sì: e dove va?
Dianora
Dovunque, purchè non qui.
Marino
quasi affermando.
Da suo padre?
Dianora
No, da lui no. Ossia andrò qualche volta, qualche mese anche da lui; ma ora no, tutta la vita, come una ripudiata, no. No, perchè lui troverà eccessiva la mia reazione. Oh! ci son preparata. È uomo, e uomo di mondo. Senza saperlo, con tutte le possibili limitazioni, ma sarà solidale con lui.
Quasi ripetesse probabili frasi, con amarezza.
Siamo in alto noi, dobbiamo dare l'esempio! Quando si ha la gloria di aver avuto tra i lontani ascendenti qualche cardinale e perfino un papa,noblesse oblige. E in massima non gli do torto. Ma quando si può. Io non posso.
Riprende.
Non so ancora dove andrò: troppo presto per veder chiaro. Farò un po' di bene, lavorerò, studierò. Mi potrà consigliare anche lei, più in qua. Perchè miscriverà, vero? Mi vorrà aiutare? Io non la voglio perdere. Vede? tutto questo tempo, lei non mi dava propriamente consigli, ma pure era come una mia guida spirituale: io sentivo la sua presenza, e quel fatto di vedermela accanto, di pensare: «Serralunga si regolerebbe a questo modo» mi sosteneva, mi segnava il cammino più che lei non creda.
Quasi solenne, per impegnarlo.
Io ci conto su questa sua assistenza, qualunque sia il nostro destino. Ci conto.
Intensa.
E lei? Mi dica, lei dove andrà?
Marino
Ora a casa, a Roma.... Un altr'anno dove vorrà il Ministro....
Si corregge.
Dove vorrà il Caposezione. Ma qui o lì è indifferente.
Dianora
con qualche esitazione.
E mi dica.... Per me.... Per saperlo io.Se non era per stasera, per le parole di mio marito sarebbe tornato a Salduggio? Anche se le avessero proposto un'altra residenza migliore o un altro ufficio più degno di lei? Sia schietto.
Marino
Sì. E avrei fatto male.
Dianora
a mezza voce.
Male perchè?
Marino
Perchè qui non è più aria per me! Immagini! oggi me l'hanno detto già due.
Dianora
Già due?
Marino
con un riso cattivo.
Il signor marchese di Primasco e il signor conte Cappelli. Altre parole, altri motivi, ma nella sostanza la nobiltà è concorde. Sicuro! Anche il signor conte Cappelli.
Dianora
Anche Cappelli?
Marino
forte, levando il capo.
Dice che io sono innamorato di lei.
Dianora
con la sfumatura di un sorriso.
Lo dice anche mio marito.
Marino
Ah! — E allora!... Io non me n'ero accorto, ma dev'esser vero.
Dianora
timida, ma curiosa, desiderosa di averne conferma.
Se non lo sa lei....
Marino
ci ripensa.
Ma sì! Forse hanno ragione. Quel bisogno di star con lei, di parlar con lei, di sentirne parlare, di vivere il più possibile al lume della sua lampada.... forse è amore. Domani glielo potrei dire con sicurezza se è vero, dal mio patire per laprivazione, perchè fin oggi l'ho vista quante volte ho voluto e mi sono beato della sua presenza. E questo forse è l'amore per me. Perchè la necessità di brancicar con le mani, di afferrarla, di domarla, no, quella no. Io non ho l'amore aggressivo, ferino e tanto meno lascivo.... Petrarca no, ma tanto meno l'Aretino. Forse. Anzi credo di sì.... Ma io!
Ed alza le spalle.
Passerà.... Il male si è che il Cappelli.... il suo signor marito non so, ma il signor conte Cappelli sì, crede anche di lei.... che anche lei mi voglia bene.
Dianora
Anche mio marito me l'ha detto. Ma è probabile che non lo pensi. Accusato, si voleva rifare accusando.
Marino
E Cappelli?
Dianora
Cappelli è un'anima in pena, sospettoso e in agguato.
Marino
Già. Ma è un sismografo. È uno strumento delicatissimo che sente di lontano il pericolo, il disastro. Eh, sì, signora mia, il disastro, perchè se lei veramente sentisse qualche cosa per me, che se ne vuol fare di me? Io dunque l'ho da ringraziare il suo signor marito ch'è uomo di giudizio. Io vado via e metto tutti in pace.
Dianora
Quando, dove ci rivedremo?
Marino
amaro.
Chissà!...
Dianora
incitatrice.
Ma tornerà a studiare! E a pubblicare. Presto eh! Se non la vedrò, voglio almeno leggerla. Presto. Io forse l'ho distratta dal lavoro, non per vanità, sa, ma pure per un piacere mio, e ne ho sino un rimorso. Un certo orgoglio di sentirmi.... non dico amata, no.... consideratada lei sì, l'ho provato e me ne sono compiaciuta: sono donna e son sola. Lei l'ha visto quanto son sola. Tanto, e da tanto più tempo che lei non creda! Lavori.
E gli prende le mani per afforzarlo nel proponimento.
Marino
triste.
Lasci andare: l'Italia non ha perso molto; può aspettare.
Dianora
convinta.
Non dica così. Lei deve credere in sè, deve dare il suo cuore e il suo ingegno alla patria. Se io avessi potuto restarle vicino sento che avrei finito col fare qualche cosa di alto di lei.
Marino
Credo anch'io.
Sono sempre colle mani nelle mani.
Dianora
sfavillante.
Davvero! È una gran gioia e un tormentosentirmi dir questo. E allora, se è così, mi pensi sempre come se le fossi vicina. Mi lasci almeno questa illusione di non essere passata invano nella sua vita. Non solo di averle attraversata la strada, ma di averla aiutata a trovarla: la troverà. Mi lasci almeno questo conforto: io ne ho pochi, e mi preparo ad averne anche meno, ad aver questo solo. Quale sia stata, quale sia la mia vita lei l'ha intesa anche se non ho parlato che stasera. Il sollievo, il ristoro di questi ultimi mesi era la sua compagnia. Lei sente, vero, che queste parole non sono semplici frasi?
Gli leva le mani.
Ma io voglio salutarla ancora.
Marino
Non venga. Salutarci domani piuttosto che oggi, che vale, se non ci dobbiamo più rivedere? Se lei fosse per me la donna del capriccio.... o io per lei l'uomo del capriccio, allora! Ma il capriccio lo detestiamo io e lei. Io sono superbo: o tutto o nulla. Lei.... Lei.... la preda diun'ora non può essere e non mi piacerebbe. Bella sì.... quanto bella! Lei è donna, padrona, signora. Ecco: signora. E per questo non l'ho mai voluta chiamare marchesa, che non dice nulla. La signora. La signora di Salduggio, Nostra Signora di Salduggio. Ecco ora sa quello che penso, che sento di lei: donna di salute, non di perdizione.
Ora sono vicinissimi.
Dianora.
Ah! no. Per nessuno, ma per lei poi, per lei non voglio essere la donna del piacere e del sotterfugio. Fianco a fianco avrei voluto esserle, compagna se non avessi potuto esser moglie.
Marino
a mezza voce, perduto.
Dove va lei? dove va?
Dianora
Perchè? Perchè?
Marino
Per ritrovarci.... per camminare assieme....a viso scoperto. Mi pare che lei sarebbe una gran forza e una gran luce per me. E io sono un galantuomo. E le voglio un bene! un bene! tanto bene! Mi vede? Devo aver gli occhi che mi brillano. E anche lei.... Mai così bella come ora! Insieme.... o accanto.... vicini vicini. Come se ci fossimo sposati. Vuole? Mi pare che voglia. Ha una faccia come non gliel'ho mai veduta: un cielo senza nuvole, e una bocca.... una bocca....
Si tende verso lei per baciarla.
Dianora
si ritrae senza sdegno, e quasi senza voce.
No, Marino, no.... Come ha detto lei: due fidanzati stasera. Ma quando partirà.... se mi vuole.... sarò con lei.
Si fa forza e un poco vacillando giunge al campanello e suona. Marino si ricompone. Dianora con voce dolcissima, congedandolo di lontano.
Buona sera, Marino.
Il servo comparisce adesso.
Marino
Buona sera, signora.
E mentre Marino si avvia
CALA LA TELA.