ATTO PRIMO.
A sinistra la casa del dott. Wangel con una grande veranda coperta e fornita di mobili. Avanti e tutto intorno giardino. Al di sotto della veranda un’asta con bandiera. A destra, del giardino, una pergola e sotto questa un tavolo e delle sedie: nel fondo della scena una siepe con una piccola porta. Dietro la siepe una via fiancheggiata d’alberi, che si prolunga fino alla spiaggia. Attraverso gli alberi si vedono i fiordi, e, in lontananza, la sommità delle grandi rocce. E’ un mattino d’estate, caldo, luminoso e chiaro.
(Ballested, uomo di mezza età, indossa una vecchia giacca di velluto ed ha in capo un cappello d’artista a larghe tese, sta vicino all’asta e ne tira le corde. La bandiera è in terra. Vicino c’è un cavalletto su cui è posata una tela, sopra unpliantuna tavolozza, dei pennelli, colori, ecc.)
(Violetta entra dalla porta aperta della stanza che dà sul giardino. Ha un gran vaso di fiori in mano che depone sulla tavola).
Viol.Ebbene, Ballested, siamo avanti?
Ball.Certo signorina, era una roba da poco.... Ma, mi permetta una domanda: deve arrivare qualcuno oggi?
Viol.Sì, aspettiamo il professore Arnholm che deve essere sbarcato questa notte.
Ball.Arnholm!... Aspetti.... è forse quel professore che qualche anno fa era qui come precettore?
Viol.Appunto lui.
Ball.To’ guarda!... Egli ritorna dunque in questa casa benedetta!
Viol.Ed è appunto in suo onore che issiamo la bandiera.
Ball.Ho capito (Violetta rientra in casa).
(Ballested continua il suo lavoro. Poco dopo arriva dalla destra, che è dietro la siepe, Lyngstrand il quale vedendo il cavalletto ecc. si ferma sorpreso. Lyngstrand è un giovane magro, d’aspetto malaticcio. Veste semplicemente, ma con proprietà).
Lyng.(dall’altro lato della siepe) Buon giorno.
Ball.Oh!... Buon giorno (issa la bandiera) Ora va bene! (assicura la corda e poi va al cavalletto per lavorare) Buon giorno, signore, ma non ho il piacere di....
Lyng.Lei è pittore, senza dubbio?
Ball.Sì. Perchè non dovrei esserlo?
Lyng.Me ne sono accorto. Mi permette d’entrare?
Ball.Vorrebbe vedere la mia tela?
Lyng.Ne ho un gran desiderio.
Ball.Non è gran cosa. Entri pure, prego....
Lyng.Grazie, signore. (entra dalla porta della siepe).
Ball.(dipingendo) Questo quaggiù, tra le isole, è il fiordo...
Lyng.Sì, si, lo vedo.
Ball.Mi manca ancora la figura: ma mi è stato impossibile trovare una modella in tutta la città.
Lyng.Ah! lei vuol metterci anche una figura?
Ball.Qui, su questi scogli vi dovrà esser dipinta una sirena morente.
Lyng.Perchè morente?
Ball.Perchè ella si è smarrita e non può più ritrovare la via che la conduce al mare. Rimane quindi imprigionata tra gli scogli ed è agonizzante. Ha compreso la mia idea?
Lyng.Perfettamente.
Ball.E’ stata la padrona di casa a darmene l’idea.
Lyng.E qual nome darà al suo quadro?
Ball.Ho intenzione di chiamarlo «la fine della Sirena».
Lyng.Ben appropriato. Lei potrà fare certamente una bell’opera d’arte.
Ball.E’ anche lei, forse, del mestiere?
Lyng.No, io non sono pittore, ma spero di diventare scultore. Mi chiamo Hans Lyngstrand.
Ball.Vuol divenire scultore? Benissimo, benissimo! Anche la scultura è un’arte che ha i suoi pregi! un’arte gentilissima. Ma mi pare di averla incontrata altre volte. E’ molto tempo che lei è qui?
Lyng.No, solo da quindici giorni; però penso di fermarmi tutta l’estate.
Ball.Per approfittare delle distrazioni della stagione dei bagni, non è vero?
Lyng.Sì, bisogna che mi curi, che riacquisti le forze.
Ball.Ma lei non è ammalato!
Lyng.Sono un po’ debole, ma nulla di grave però. Mi sento soltanto un po’ di oppressione.
Ball.E’ una cosa da nulla. Però sarebbe bene che lei consultasse qualche medico di vaglia.
Lyng.Ho intenzione di parlarne col dottor Wangel.
Ball.Farà bene. (guarda a sinistra) Ecco che arriva un altro battello a vapore carico di passeggeri. In questi ultimi anni il concorso dei forestieri ha preso uno sviluppo veramente sorprendente.
Lyng.Mi pare difatti che vi sia gran concorso di gente.
Ball.I bagnanti sono numerosissimi, tanto che quasi temo che questa invasione straniera non debba far perdere alla nostra città la sua primitiva fisonomia.
Lyng.Lei dunque è del paese?
Ball.Nossignore, ma ormai mi ci sono accla... accli.... acclimatato. A questo paese mi legano vincoli di abitudini e di tempo.
Lyng.Ed è già un pezzo che è qui?
Ball.Da 18 anni circa. Vi arrivai allora con una compagnia di comici, che non avendo fatto buoni affari, si sciolse e noi tutti ci sbandammo, io però....
Lyng.Lei però rimase in città.
Ball.Sì, e feci bene. Allora non ero che un semplice decoratore.
(Violetta entra sulla terrazza portando una sedia a dondolo che colloca a sinistra).
Viol.(parlando all’interno) Hilda, porta anche lo sgabello per papà.
Lyng.(avvicinandosi alla terrazza e salutando) Buon giorno, signorina Wangel.
Viol.(sui gradini) Lei qui, signor Lyngstrand! Buon giorno. Mi permetta un momento, bisogna che.... (rientra in casa).
Ball.Lei conosce la famiglia?
Lyng.Non molto: ho incontrato qualche volta le signorine e pochi giorni fa ho parlato con la signorina Wangel, al Belvedere, durante il concerto. Essa mi ha anche invitato a venirla a visitare.
Ball.Procuri di frequentare questa casa.
Lyng.E’ mia intenzione. Desidererei anzi poter andare a far visita a queste signore, ma mi occorre una scusa, un pretesto....
Ball.Oh! un pretesto. (guardando a sinistra) Perbacco! (raccogliendo colori, pennelli, ecc.) Il battello è già alla riva. Bisogna che corra all’albergo: forse i forestieri avranno bisogno di me. Perchè, le debbo dire, che io faccio anche il parrucchiere.
Lyng.Lei sa dunque far di tutto?
Ball.Bisogna sapere accli... accla.... acclimatarsi e fare un po’ di tutto nelle piccole città. Se caso mai avesse bisogno di pomata, d’olio, di cosmetico, di sapone.... non ha che a domandare di Ballested, maestro di ballo.
Lyng.Maestro di ballo?
Ball.Presidente dell’Associazione dei coristi, se le piace meglio. Questa sera avremo un concerto al Belvedere. Arrivederci signore (Esce dalla porta che s’apre nella siepe, con la scatola dei colori, cavalletto, ecc.).
(Hilda appare sulla terrazza con lo sgabello. Violetta porta nuovi fiori. Lyngstrand saluta Violetta).
Hilda.(appoggiandosi al parapetto della terrazza e senza rispondere al saluto) Violetta mi diceva che lei, oggi, ha avuto il gran coraggio di entrare in casa nostra.
Lyng.Sì, signorina, mi sono presa questa libertà.
Hilda.Ha fatto la sua passeggiata mattutina?
Lyng.Questa mane non ha durato a lungo questa passeggiata.
Hilda.Ha già fatto il bagno?
Lyng.Or ora. Ho visto anche la sua signora madre che entrava nella cabina.
Hilda.Mia madre!
Lyng.Sì, sua madre.
Hilda.Ah! sì! (posa lo sgabello davanti alla poltrona).
Viol.(interrompendo Hilda) Ha veduto il canotto di papà?
Lyng.Ho visto infatti un canotto che si dirigeva verso la città.
Viol.Dev’essere quello. Papà è andato a visitare dei malati alle isole.
Lyng.(sul primo gradino della terrazza) Come ha disposto bene questi fiori! Oggi è dunque giorno di festa.
Hilda.Sì.
Lyng.Forse il compleanno del loro padre?
Viol.(prevenendo Hilda) Hem!... hem!
Hilda.(senza badare ai segni di Violetta). No, della mamma.
Viol.(con un tono di rimprovero) Hilda!
Hilda.Lasciami in pace (a Lyngstrand) Adesso ritornerà a casa per la colazione?
Lyng.(scendendo lo scalino) Sì, vado a mangiare un boccone.
Hilda.Si sta bene, all’albergo?
Lyng.Non abito più all’albergo: era troppo caro.
Hilda.E dove abita adesso?
Lyng.Dalla signora Jensen.
Hilda.Jensen?
Lyng.La levatrice.
Hilda.Scusi, signor Lyngstrand, ma ho da sbrigare qualcosa.
Lyng.Mi scusi signorina, io non dovevo dire....
Hilda.Che cosa?
Lyng.Quello che ho detto....
Hilda.(con sussiego) Non capisco.
Lyng.È naturale. Frattanto permetta ch’io mi ritiri...
Viol.(sui primi gradini della terrazza) Arrivederci signor Lyngstrand. Voglia scusarci per oggi, ma più tardi, quando non saremo tanto occupate, ci farà piacere se viene a salutarci ed a salutare nostro padre.
Lyng.Col più grande piacere, non domando di meglio. (saluta ed esce dalla porta del giardino — sulla strada saluta un’altra volta).
Hilda.Buon giorno, e tanti saluti per me alla signora Jensen.
Viol.(a mezza voce e prendendola per un braccio) Hilda, non fare la cattiva. Ti potrebbe sentire.
Hilda.Non me ne importa nulla.
Viol.(guardando a destra) Ecco papà.
(Il dottor Wangel è in abito da viaggio con una piccola borsa in mano — entra da destra).
Wan.Eccomi, figlie mie.
Viol.(andandogli incontro) Buon giorno papà.
Hilda.(andando anch’essa verso Wangel) Hai finito, per oggi?
Wan.Probabilmente bisognerà che faccia una corsa in città. Arnholm è arrivato?
Viol.Sì, questa notte, ed è sceso all’albergo.
Wan.Dunque non l’avete veduto?
Viol.No, dovrebbe venire a momenti.
Hilda.(portandolo verso la terrazza) Guardati un poco attorno.
Wan.(scorgendo i fiori) Vedo, vedo, ragazze mie: si direbbe che oggi è un giorno di festa. Brave.... brave.... E siete sole in casa?
Hilda.Sì, lei è andata a fare....
Viol.(interrompendola) Mamma è andata al bagno.
Wan.(guarda Violetta con benevolenza, le mette una mano sul capo — poi, con esitazione) Ascoltatemi, figlie mie. Avete intenzione di lasciare tutto il giorno quei fiori sulla terrazza e questa bandiera.
Hilda.Certamente; e troverai giusto che....
Wan.Sì.... sì.... ma ecco vedete...
Viol.(facendogli dei segni) Babbo, è per il professore Arnholm. È naturale che quando arriva un amico come lui....
Hilda.(sorridendo e scuotendolo per un braccio) Lui che fu il professore di Violetta....
Wan.(sorridendo) Siete due maliziose! Voi trovate naturalissimo che noi ci ricordiamo di quella che non è più tra noi: e sia pure. Intanto Hilda, prendi la mia valigia; (le dà la valigia) e portala nel mio studio. Ebbene no, figlie mie, questa festa non mi piace, non mi piace che ogni anno voialtre.... mi capite?... Insomma, bisogna che faccia sempre quel che volete voi.
Hilda.(andando a sinistra con la valigia) Se non mi sbaglio credo di vedere laggiù il professore.
Viol.(guardando) Lui! (ridendo) Ma che, credi forse che sia Arnholm, quel buon uomo là?..
Wan.Eppure è lui.... non vi è alcun dubbio.... Sì, sì, è lui.
Viol.(guardandolo sorpresa) Dio mio! È proprio lui!
(Il professore Arnholm in elegante abito da mattina, con occhiali d’oro e un bastoncino in mano appare in fondo al viale. Ha l’aria stanca. Guarda in giardino — saluta ed entra).
Wan.(andandogli incontro) Sia il benvenuto, professore. Non può credere con quanto piacere la rivedo in questi luoghi che le sono tanto noti.
Arn.Grazie, dottore, mille volte grazie. (gli stringe la mano e vengono tutti e due al proscenio) E son queste le bambine? (stendendo loro le mani) Non le avrei riconosciute.
Wan.Lo credo bene.
Arn.Nonpertanto, Violetta.... Violetta sì, l’avrei riconosciuta.
Wan.Sono otto o nove anni che lei non ci vede; da allora sono avvenuti tanti mutamenti.
Arn.(guardando attorno) Non mi pare: sono cresciuti gli alberi, si è abbellito il giardino; ecco tutto.
Wan.La scena, infatti, è sempre la stessa.
Arn.(sorridendo) Ed ora ha due ragazze da marito.
Wan.Per ora una sola.
Hilda.(tra sè) Grazie. Non è gentile papà.
Wan.Vogliamo andare sulla terrazza? Là si gode più fresco. (vanno sulla terrazza. Wangel fa sedere Arnholm sulla sedia a dondolo). Lei ha bisogno di riposarsi, si vede che è ancora stanco dal viaggio.
Arn.Non molto; tra questi splendidi panorami non si sente neppur la stanchezza.
Viol.(a Wangel) Tra poco qui farà troppo caldo, vuoi che vada in salone a preparare gli sciroppi e della soda?
Wan.Fa come ti piace; ed anche del cognac, se qualcuno ne desidera.
Viol.Va bene (a Hilda) Porta la valigia nellostudio. (Violetta entra in casa e chiude l’uscio. Hilda prende la valigia, scende in giardino e va a sinistra dietro la casa).
Arn.(che ha seguito sempre con gli occhi Violetta) Quanto è bella!... Quanto sono belle le sue figlie, dottore.
Wan.(sedendosi) Le pare?
Arn.Violetta mi ha sorpreso ed anche Hilda.Ma lei, dottore, vuole dunque passare tutta la sua vita in questi luoghi?
Wan.Che vuole! È qui che sono nato, è qui che ho vissuto felice con colei, con la mia moglie adorata, che mi ha lasciato troppo presto. Lei l’ha conosciuta, Arnholm, l’ha veduta, l’ultima volta che fu qui.
Arn.Sì, sì.
Wan.Ora sono felicissimo anche con quella che ha preso il posto della prima. Debbo convenire che fui preferito dalla sorte.
Arn.Ha avuto figli dal secondo matrimonio?
Wan.Un figlio due anni e mezzo fa, ma è morto solo dopo cinque mesi!
Arn.Non è in casa sua moglie?
Wan.Sarà qui a momenti. È andata al bagno: ci va tutti i giorni anche se fa cattivo tempo.
Arn.È forse ammalata?
Wan.Ammalata no, da qualche anno è nervosissima. Il suo male è intermittente; non so quello che abbia, i bagni sono il suo maggior piacere. Il mare, si può dire, che le sia necessario.
Arn.Mi ricordo infatti....
Wan.(con un sorriso quasi impercettibile) Lei la deve avere conosciuta quando era professore a Skjoldvik?
Arn.È vero. Veniva spesso a trovare il pastore, eppoi la vedevo ogni volta che mi recavo da suo padre, al faro.
Wan.Il suo soggiorno al faro ha lasciato nella sua anima delle tracce indelebili. Qui nessuno la comprende e tutti la chiamano la donna del mare.
Arn.Davvero?
Wan.Appunto questa sua passione. Parlatele di quei giorni, caro Arnholm, le farà molto bene.
Arn.(guardandolo dubbioso) Crede?
Wan.Ne sono sicuro. (si ode la voce di Ellida).
Ell.(di dentro) Wangel, sei in giardino?
Wan.(alzandosi) Sì, mia cara.
(Ellida appare sul viale, dietro la siepe. Ha uno scialle sulle spalle e tutti i cappelli sciolti perchè ancora bagnati).
Wan.(sorridendo e stendendogli la mano) Sirena.
Ellida.(sale la terrazza e prendendogli la mano) Dio sia lodato! Ti ritrovo finalmente. Quando sei arrivato?
Wan.Poco fa. (indicando) Ma non saluti il nostro vecchio amico?
Ellida(stringendo la mano ad Arnholm) Oh, lei! Mi scusi se non mi sono trovata in casa per riceverla.
Arn.Non mi deve nessuna scusa, signora mia.
Wan.Era fredda l’acqua, oggi?
Ellida.Fredda? Mio Dio! Qui l’acqua non è mai fredda! È sempre tiepida. L’acqua dei fiordi non è buona!
Wan.(sorpreso) Non è buona?
Ellida.No, credo che ci renda anche ammalati.
Wan.(sorridendo) Non fai certo dellaréclameai nostri bagni, tu.
Arn.Io credo, signora, che lei abbia una simpatia speciale pel mare e per tutto quanto concerne il mare.
Ellida.Forse ha ragione. Ma guardi le ragazze come hanno ornato di fiori la terrazza per farle onore.
Wan.(imbarazzato) Hem... (guardando l’orologio) Bisogna che vada.
Arn.È proprio per me?
Ellida.Ne dubita forse? Crede dunque che ci siano tutti i giorni? Auff! ma qui si soffoca. (scende in giardino) Venga con me, si respira meglio qui. (siede in giardino).
Arn.(avvicinandosi a Ellida) Qui però soffia.
Ellida.Lo sente lei che è avvezzo all’aria tiepida della capitale. Mi hanno detto che in estate ci fa un caldo insopportabile.
Wan.(che è disceso in giardino) Mia cara Ellida, puoi rimanere a fare un po’ di compagnia al nostro ospite?
Ellida.Hai da lavorare?
Wan.Ho da sbrigare qualche piccola cosa nello studio, poi voglio fare un po’ di toilette; ma non perderò troppo tempo.
Arn.Non si dia tanta pena, dottore; sua moglie ed io passeremo il tempo chiacchierando (siede vicino a Ellida).
Wan.(contento) Benissimo, arrivederci. (via dentro la casa).
Ellida.(dopo breve pausa) Non si sta forse bene qui?
Arn.Benissimo.
Ellida.Chiamano questo viale, ilmioviale perchè fui io che lo volli, o meglio, fu Wangel che lo fece fare per accontentarmi.
Arn.È questo il suo posto favorito?
Ellida.Vi passo la maggior parte delle mie giornate.
Arn.Con le ragazze?
Ellida.No, le ragazze stanno sulla terrazza.
Arn.E Wangel?
Ellida.O egli or va, or viene. Sta un po’ vicino a me, un po’ vicino a loro.
Arn.Fu lei a volere?...
Ellida.Non è forse bene? Noi possiamo parlarci anche a distanza, quando abbiamo qualche cosa da dirci.
Arn.(dopo breve pausa durante la quale si fa pensieroso) Quando la vidi l’ultima volta, eravamo a Skjoldvik. Quanto tempo è passato d’allora?
Ellida.Più di dieci anni...
Arn.Non meno. Là, al faro, mi ricordo benissimo che il pastore diceva che lei era una pagana perchè suo padre invece di un nome cristiano le aveva imposto il nome di un battello. Chi mi avrebbe detto allora che avrei dovuto ritrovarla qui, moglie di Wangel.
Ellida.In quel tempo Wangel non era ancora... viveva la prima signora Wangel, la madre delle ragazze, la loro vera madre.
Arn.Sì, però se anche Wangel fosse stato libero non avrei mai potuto prevedere questo matrimonio.
Ellida.Neppure io.
Arn.Wangel è così generoso, così buono con tutti....
Ellida.(con effusione) Sì, è molto buono!
Arn.I loro sentimenti debbono essere però, diametralmente opposti.
Ellida.È vero.
Arn.Perchè ha accettata questa unione?
Ellida.Mio caro signor Arnholm, non me lo chieda; non saprei spiegarle come avvenne, eppoi, se anche le dicessi ogni cosa non mi comprenderebbe.
Arn.Hem... (a voce più bassa) Ha mai parlato di me con suo marito? Ha accennato alle mie speranze d’un giorno, speranze.... deluse?
Ellida.Come può solo pensarlo? non gli ho dettomai neppure una parola di... di quello a cui lei allude.
Arn.Tanto meglio, perchè mi avrebbe imbarazzato l’idea che...
Ellida.Si tranquillizzi. Gli ho detto soltanto, e questo è vero, che lei è il più simpatico ed il migliore di tutti i miei amici che avevo laggiù.
Arn.Grazie; ma perchè non mi scrisse più dopo la mia partenza?
Ellida.Pensai che le avrebbe recato dolore a sentire notizie, di una persona.... che non poteva mai essere ciò che lei avrebbe desiderato. Temevo che le mie lettere potessero incrudelire la ferita.
Arn.Forse ha fatto bene.
Ellida.E lei piuttosto perchè non mi ha mai scritto?
Arn.(guardandola con sorriso di rimprovero) Io? Dopo un rifiuto simile a quello che avevo ricevuto?
Ellida.Capisco. E da quel tempo non ha più pensato a prender moglie?
Arn.Mai. Son rimasto fedele ai miei ricordi.
Ellida.(con leggero tono d’ira) Ma lasci stare i tristi ricordi. Pensi piuttosto a diventare un marito fortunato.
Arn.E non ho tempo da perdere, signora mia, perchè ho quasi vergogna a confessarlo, ma 37 anni sono già suonati....
Ellida.Ragione di più per far presto. (breve pausa, poi con tono di voce seria ma affabile) Arnholm, le dirò una cosa che non potevo dirle allora.
Arn.Che cosa?
Ellida.Allorchè mi fece la sua domanda, non potevo risponderle diversamente.
Arn.Lei non mi offerse che dell’amicizia.
Ellida.Lei non sapeva come tutto il mio essere, tutti i miei pensieri non m’appartenevano più in quel tempo.
Arn.In quel tempo?
Ellida.Sì.
Arn.Come mai, se non conosceva neppur Wangel, allora?
Ellida.Non si tratta di Wangel.
Arn.No? Di chi dunque? In quel tempo a Skjoldvik non so trovare nessuno capace di inspirarle...
Ellida.Infatti fu una follìa.
Arn.Mi dica tutto.
Ellida.No, le basti sapere che non ero libera.
Arn.E se fosse stata libera, mi avrebbe dato un’altra risposta?
Ellida.Quando è venuto Wangel la risposta fu differente.
Arn.Per qual ragione mi racconta tutto ciò?
Ellida.(alzandosi inquieta e nervosa) Perchè sento il bisogno di confidarmi con qualcuno.
Arn.Suo marito dunque, ignora tutto?
Ellida.Fino dal principio le dissi che i miei pensieri erano altrove; non mi fece alcuna domanda e non ne abbiamo mai più parlato. In realtà non è stato che un momento di follìa che è finito presto.... o meglio che finirà presto...
Arn.(alzandosi) Come finirà?
Ellida.Arnholm, non ci è stato nulla di quanto lei può credere: è un caso bizzarro, non so nemmeno come esprimermi, e sono certa che lei mi darà della malata, o della pazza.
Arn.Sentiamo dunque questo segreto.
Ellida.Sì, tenterò. Son curiosa di vedere come saprà lei, uomo ragionevole, spiegare.... (lo guarda e si ferma) Ma vien gente; le racconterò tutto più tardi.
(Lyngstrand viene dalla sinistra della strada ed entra in giardino. Ha un fiore all’occhiello ed in mano un gran mazzo di fiori avvolti in carta bianca e nastri rosa. Si ferma esitando innanzi alla terrazza).
Ellida.(facendosi vedere). Cerca le ragazze, signor Lyngstrand.
Lyng.(voltandosi) Oh! scusi, signora (saluta e si avvicina) Cercavo di lei, signora Wangel. Mi sono permesso di venire e...
Ellida.Ha fatto benissimo, lei è sempre il benvenuto.
Lyng.Grazie, signora... e siccome oggi è il giorno di festa....
Ellida.Oh! lo sa anche lei?
Lyng.Lo so, ed ecco perchè mi permetto offrirle anch’io questi fiori.... (li offre).
Ellida.Caro signore, non è a me che deve darli, bensì al signor Arnholm: è lui che si festeggia.
Lyng.(guardando Arnholm indeciso) Scusi, signora, ma io non ho l’onore di conoscere il signore. Io venivo per farle i miei auguri per il suo genetliaco.
Ellida.Il mio genetliaco? Lei s’inganna.
Lyng.(con un sorriso malizioso) Non credevo che fosse un segreto, il genetliaco della signora Wangel.
Arn.(fissando Ellida con uno sguardo interrogativo) Oggi? ma no; è un errore.
Ellida.(a Lyngstrand) Ma chi le ha detto...?
Lyng.La signorina Hilda, poco fa. Ero venuto quiper pochi minuti stamane e vedendo tutto questo apparato di festa domandai alle signorine per quale ragione avessero messi tanti fiori sulla terrazza e issata la bandiera.
Ellida.Ebbene?
Lyng.La signorina Hilda mi rispose: perchè oggi è la festa della mamma.
Ellida.Della mamma?... Ah, sì.... infatti...
Arn.(tra sè) Ora comprendo (scambia un’occhiata di intelligenza con Ellida).
Arn.Giacchè il signore sa tutto io credo, che....
Ellida.(a Lyngstrand) Già, poichè lei sa....
Lyng.(porgendole i fiori) Dunque, mi permette di farle i miei auguri?
Ellida.(prendendo i fiori) Grazie, grazie mille, e voglia sedere un poco con noi. (siedono tutti). Questa mia festa doveva infatti essere un segreto per tutti.
Arn.Un segreto che noi forestieri non avremmo dovuto conoscere.
Ellida.(deponendo i fiori sulla tavola) È vero, che i forestieri....
Lyng.Le prometto che non farò parola con alcuno.
Ellida.Oh, non importa. E la sua salute, come va? Meglio, non è vero?
Lyng.Sì signora, vado abbastanza bene, e questo altro anno potrò recarmi nel mezzogiorno.
Ellida.Le ragazze mi hanno parlato di questo suo progetto.
Lyng.Ho a Bergen un benefattore che mi protegge e che promise di aiutarmi per quest’altro anno.
Ellida.Come lo conobbe questo benefattore?
Lyng.Per un caso stranissimo. Io fui marinaio sopra uno di questi battelli che fanno il servizio della costa...
Ellida.Dunque lei ama il mare?
Lyng.Niente affatto, ma dopo la morte di mia madre, mio padre, a cui ero di peso, non vollepiù tenermi in casa e m’ingaggiò marinaio. In un viaggio il mio legno naufragò nel canale, e per me fu una fortuna.
Arn.Una fortuna?
Lyng.Io rimasi parecchio tempo nell’acqua ghiacciata prima che arrivassero i soccorsi, e di quel bagno la mia salute ne ha sempre risentito. Da allora io sono malato di petto e dovetti abbandonare il mare: fu per me una vera felicità.
Arn.Una felicità?
Lyng.Il mio male non è grave ed ora posso diventare scultore, realizzando così il mio sogno. Quale gioia modellare l’argilla che, sotto le nostre dita, poco a poco, prende la forma e vita.
Ellida.E che cosa desidera modellare? delle Sirene o delle antiche Valchirie.
Lyng.Il mio sogno è di dedicarmi a una grande opera, ad un gruppo.
Ellida.Ed il soggetto di questo gruppo?
Lyng.Un gruppo che io vidi realmente.
Arn.Si provi e vedrà che riuscirà.
Ellida.Ma che cosa è dunque?
Lyng.Ecco la mia idea: una giovane donna, moglie di un marinaio, dorme e dormendo sogna: io mostrerò il suo sogno.
Arn.È tutto qui?
Lyng.No, vi deve essere un’altra figura, un fantasma: il marito ingannato durante la sua assenza è morto in mare.
Ellida.Morto?
Lyng.Sì, durante un lungo viaggio. Ed ora il fantastico: egli ritorna nella notte alla sua capanna ed ora sta ritto ai piedi del letto fissando la moglie. Egli deve essere bagnato come un uomo che esce dalle onde.
Ellida.(raggomitolandosi nella poltrona) Che soggetto singolare. (chiude gli occhi) Io vedo già la scena disegnarsi davanti ai miei occhi.
Arn.Mi scusi, signore, poco fa lei diceva che ilgruppo doveva rappresentare una scena a cui lei stesso era stato testimone.
Lyng.Infatti, ho veduto qualche cosa di simile.
Arn.Come! Lei ha veduto un morto che....?
Lyng.Non l’ho veramente veduto ma....
Ellida.(con grande interesse) Racconti su la prego....
Arn.(a Ellida) È una storiella che le farà piacere: c’è del mare....
Ellida.Continui signor Lyngstrand.
Lyng.Il nostro brik aveva lasciato Halifan per tornar qui. Il nostromo ammalatosi era stato mandato all’ospedale e un americano aveva preso il suo posto. Il nuovo nostromo....
Ellida.L’americano?
Lyng.Sì; il nuovo nostromo un giorno si fece prestare dal capitano dei vecchi giornali norvegesi che leggeva con passione, dicendo di voler imparare il norvegese.
Ellida.E il seguito?
Lyng. Una sera si alzò un forte temporale. Eccetto il nostromo ed io, erano tutti sul ponte. L’americano aveva male ad un piede da non poter camminare, ed io soffrivo in modo che mi era impossibile muovermi dalla mia amaca. Egli, come sempre, leggeva i giornali.
Ellida.Continui.
Lyng.Ad un tratto, egli gettò un grido, poi si mise a lacerare il giornale, ma tutto ciò tranquillamente.
Ellida.Senza dir nulla?
Lyng.No, sul principio non disse nulla, poi come parlando a sè stesso, mormorò: «Ella è maritata! si è unita ad un altr’uomo durante la mia assenza!»
Ellida.(socchiudendo gli occhi) Diceva proprio così?
Lyng.Sissignora, e pronunciò queste parole in norvegese. Quell’uomo aveva una grande facilità per imparare le lingue.
Ellida.Come è andata a finire?
Lyng.Non mi dimenticherò mai quello che ha soggiunto poi dolcemente «Ma essa è mia e sarà mia; mi seguirà, dovessi tornare a cercarla laggiù, come un annegato che torna dal fondo del mare.»
Ellida.(si versa un bicchier d’acqua — la sua voce trema) Auff! come fa caldo quest’oggi!
Lyng.E disse tutto questo con una tale espressione di forza e di volontà che, ne sono sicuro, manterrà la sua parola.
Ellida.E non sa che cosa sia avvenuto di quell’uomo?
Lyng.Dev’esser morto.
Ellida.Come può supporlo?
Lyng.Nello stesso viaggio al ritorno abbiamo naufragato nel canale. Io riuscii a scivolare nella grande scialuppa col capitano e cinque marinai. Il pilota invece s’imbarcò col marinaio sul piccolo canotto.
Ellida.E non si ebbe più alcuna notizia di loro?
Lyng.Alcuna, almeno a tutt’oggi, in cui mi scrive anche il mio benefattore. Da quest’avventura io voglio trarre il soggetto d’un’opera d’arte. Vedo la sposa infedele del marinaio, poi il vendicatore che quantunque annegato sorge, cosa orrenda, dal mare. Me le vedo queste due figure innanzi agli occhi palpitanti di vita.
Ellida.Io pure. (si alza) Andiamo a cercare Wangel. Qui si soffoca (si avanza in giardino).
Lyng.Io me ne vado, volevo solamente farle una piccola visita per porgerle i miei auguri. Ora che l’ho fatta....
Ellida.Faccia come crede. Arrivederci allora e grazie dei fiori. (Lyngstrand saluta ed esce dal giardino).
Arn.(alzandosi e avvicinandosi a Ellida) Quel racconto l’ha commossa?
Ellida.Sì, ciò non pertanto...
Arn.Eppure non c’era nulla di straordinario. Doveva immaginarselo.
Ellida.(fissandolo attonita) Dovevo immaginarmela?
Arn.Lo credo.
Ellida.Immaginare che un uomo possa tornare al mondo in quelle circostanze!
Arn.Ma no, diavolo! Forse che questa pazza storia dello scultore, avrebbe....
Ellida.Mio caro Arnholm, non è tanto pazza quanto lei suppone.
Arn.Dunque questa storiella dell’uomo risuscitato l’ha turbata a questo punto? Ed io che credevo...
Ellida.Che cosa?
Arn.Credevo che quella sua emozione non fosse che una simulazione da parte sua, o che soffrisse per un’altra causa; per lo spettacolo a cui assiste di vedere che qui si solennizza in secreto una festa di famiglia, e che suo marito e i suoi figliuoli vivono una vita di ricordi a cui lei è estranea.
Ellida.No, no, non parliamo di questo; io non ho alcun diritto di pretendere che mio marito sia solo per me.
Arn.Eppure è il suo diritto.
Ellida.Forse, ma non ne uso, perchè io pure vivo una vita di ricordi, alla quale gli altri sono estranei.
Arn.Lei?... (a voce bassa) Dunque.... dunque lei non ama suo marito?
Ellida.Io? ma io l’amo con tutto il mio cuore, ed è ben questo che è orribile, inesplicabile.
Arn.Signora Wangel, abbia confidenza in me, mi confessi ogni cosa.
Ellida.Non posso, almeno per ora: forse più tardi.
(Violetta appare sulla terrazza e scende in giardino).
Viol.Vogliono intanto passare nel salone? Papà arriverà a momenti.
Ellida.Sì, sì.
Wan.(che ha cambiato d’abito da sinistra con Hilda) Eccomi finalmente libero. Ho sete, beverei volontieri qualche cosa di fresco.
Ellida.Aspetta un momento. (va a prendere i fiori).
Hilda.Che bei fiori! Chi l’ha portati?
Ellida.Mia cara Hilda, me li ha regalati lo scultore Lyngstrand.
Hilda.(stupita) Lyngstrand è stato qui un’altra volta!
Ellida.(con piccolo sorriso). Sì, è venuto a portare i fiori per la festa.... tu sai bene....
Viol.(guardando di sottecchi Hilda) Ah!
Hilda.(tra sè) Che imbecille!
Wan.(imbarazzato, a Ellida) Hem.... bisogna che ti spieghi.... ti dirò mia cara, mia amata Ellida...
Ellida.(interrompendolo) Venite ragazze. Mettiamo anche questi fiori con gli altri. (sale la terrazza).
Viol.(a Hilda) Vedi Hilda, che non è cattiva come la dici?
Hilda.(a bassa voce con tono irritato) Quanto sei sciocca! Fa tutto questo solo per piacere di più al babbo.
Wan.(che è salito sulla terrazza, stringendo la mano a Ellida) Grazie, grazie: ti sono riconoscente Ellida per questo tuo atto.
Ellida.(cambiando disposizione ai fiori) Bah! Perchè non debbo fare qualche cosa anch’io per la mamma?
Arn.Hem....! (si dirige verso la terrazza, Violetta ed Hilda rimangono in giardino).
FINE DELL’ATTO PRIMO.