ATTO SECONDO.

ATTO SECONDO.

Sul Belvedere, una collina sorge dietro alla città. Nel fondo un albero con un anemoscopio. Attorno all’albero delle grandi pietre che possono servire da sedili. All’orizzonte si scorge il fiordo e le isole. Non si vede la distesa del mare. È una chiara notte d’estate. Una luce rosso gialla fluttua nell’aria. Si odono in lontananza canti a quattro voci che vengono dalle colline di dietro.

(Alcuni giovani della città, uomini e donne vengono da destra chiacchierando fra loro, passano davanti all’albero ed escono da sinistra. Poco dopo viene Ballested che guida dei touristes d’ambo i sessi. Ha in mano scialli e valigie).

Ballested.Do you, see, làdies and gentlemen.... Noi andremo anche là, dietro vi è un’altrahauteur e down again....(continua a parlare con grande confusione di linguaggi, ed esce con la sua schiera da sinistra).

(Hilda entra di corsa da destra e si ferma per guardare dietro a sè. Violetta entra subito dopo dalla stessa parte).

Viol.Perchè ti sei messa a correre avanti ed hai lasciato Lyngstrand?

Hilda.Perchè non posso camminare adagio. Guarda come si trascina a poco a poco.

Viol.Ma tu lo sai che è sofferente.

Hilda.E credi che sia molto ammalato?

Viol.Sì, purtroppo, povero giovane.

Hilda.Oggi è venuto dal babbo, voglio domandargli che cosa ne pensa lui del suo stato.

Viol.Babbo mi disse che ha offeso i polmoni e che non invecchierà.

Hilda.Davvero! ha detto questo? l’avevo compreso anch’io....

Viol.Hilda, non fingere di non saper nulla.

Hilda.Per chi mi prendi? (a voce bassa) Ecco il signor Lyngstrand che è riuscito ad arrampicarsi fino qui: Hans! non ti pare che guardandolo in viso si indovini che il suo nome sia Hans?

Viol.(a voce bassa) Ti prego, procura di essere buona.

Lyng.(viene da destra, con un ombrello in mano) Mi scusino signorine se io non posso correre.

Hilda.Ha comperato un ombrello?

Lyng.È di sua madre. Mi ha detto di servirmene come bastone, avendo dimenticato il mio.

Viol.Babbo e gli altri sono ancora laggiù?

Lyng.Sì, signorina: suo padre è entrato al caffè un momento, e gli altri sono seduti fuori ad ascoltare la musica. Ma sua madre mi ha detto che verrebbero qui.

Hilda.(fissandolo) Si sente stanco?

Lyng.Un poco: bisogna che mi metta a sedere (siede su una pietra).

Hilda.(ritta davanti a lui) Lo sa che si ballerà sulla piazza?

Lyng.Sì ho sentito che se ne parlava.

Hilda.A lei non piace il ballo?

Viol.(che raccoglie fiori) Hilda, ma lascia riposare un poco il signor Lyngstrand.

Lyng.(a Hilda) Sì, signorina, mi piacerebbe, se potessi....

Hilda.Non sa ballare?

Lyng.Non ho detto questo: sono i miei polmoni che me lo impediscono.

Hilda.Questo male dunque, le è causa di dolori.

Lyng.No, no (sorridendo) perchè infine ad esso debbo se tutti sono così buoni, così gentili, così compiacenti per me.

Hilda.E poi non è un male pericoloso.

Lyng.Pericoloso no. Da quando mi ha visitato suo padre ne ho la certezza.

Hilda.Rimarrà qui, allora, fino a quando sarà guarito?

Lyng.Certamente.

Viol.(offrendogli dei fiori) Tenga, signor Lyngstrand, li metta all’occhiello.

Lyng.Grazie, grazie, signorina: lei è troppo buona con me.

Hilda. (guardando a destra) Ecco che si mettono in cammino.

Viol.(guarda anche lei) Purchè sappiano venirvi: ecco che già sbagliano strada.

Lyng.(alzandosi) Vado io loro incontro: griderò loro che si sbagliano.

Hilda.Bisognerà gridare forte.

Viol.No, è ancora troppo stanco.

Lyng.Oh, la discesa non mi fa male (via da destra).

Hilda.Ah sì, la discesa (guardandolo allontanarsi) Ora corre e non pensa che poi dovrà risalire.

Viol.Povero giovane!

Hilda.Se Lyngstrand ti chiedesse in isposa, gli diresti di sì?

Viol.Dimmi, diventi pazza?

Hilda.Se non fosse condannato veramente, lo accetteresti come sposo?

Viol.Mi sembra che piuttosto toccherebbe a te sposarlo.

Hilda.Mai! Non ha un soldo! non ha neppure da mantenersi lui.

Viol.Perchè allora ti occupi sempre del signor Lyngstrand?

Hilda.Per la sua malattia.

Viol.Non mi sono mai accorta che tu lo compiangessi per questo....

Hilda.Non lo compiango, solo mi attrae....

Viol.Che cosa?

Hilda.Farlo parlare, fargli dire che non è pericolosamente ammalato; sentirlo discorrere dei suoi sogni per l’avvenire, della sua futura gloria d’artista. Egli crede a tutto questo ed è felice.E nulla si realizzerà di quanto spera, nulla, perchè egli morirà prima, e questo pensiero, vedi, non manca d’interesse.

Viol.Di interesse?...

Hilda.Che cosa vuoi? è la mia opinione.

Viol.Oh, Hilda! tu sei una cattiva ragazza!

Hilda.Sì, voglio essere una cattiva ragazza a dispetto di tutti. (guardando a destra) Eccoli finalmente. Si direbbe che Arnholm non ama le salite. (voltandosi) A proposito, sai che cosa ho notato in Arnholm durante il desinare?

Viol.Che cosa?

Hilda.Comincia a perdere i capelli.

Viol.Ma no, ti sbagli.

Hilda.Non mi sbaglio niente affatto; e poi sul viso, ha già delle rughe. Mio Dio, Violetta, come hai potuto essere tanto innamorata di lui quand’era tuo precettore?

Viol.(sorridendo) Davvero non lo so. Mi ricordo che piangevo dirottamente quando mi diceva che non gli piaceva il mio nome.

Hilda.Eri pur curiosa! (guardando a destra) Guarda la donna del mare che parla con lui e con babbo. Non mi meraviglierei se quei due là se l’intendessero.

Viol.È vergognoso quanto dici! Perchè ti permetti di parlare così sul suo conto, ora che i nostri rapporti sono ottimi?

Hilda.Ottimi! Sei ancora ingenua, piccina mia. No, i nostri rapporti con lei non saranno mai buoni, perchè noi non possiamo soffrire lei, e lei non può soffrire noi. Io non so perchè babbo l’ha portata in casa; non è improbabile che quella un giorno o l’altro diventi pazza.

Viol.Pazza! Perchè?

Hilda.Anche sua madre era pazza, o almeno, è morta pazza.

Viol.Dio mio, che cosa mi dici! Ma se anche ciò che affermi è vero, non parlarne. Procura di essere gentile, fallo per babbo: hai capito Hilda?

Ellida.(accennando col dito al fondo della scena) È là non è vero, è là?

Arn.Sì, in quella direzione.

Ellida.Oh! il mare! il mare!

Viol.(a Arnholm) Le piace questo Belvedere?

Arn.Bellissimo: una vista magnifica.

Wan.Non vi era mai venuto?

Arn.Mai. Ai miei tempi era impossibile arrampicarsi fin qui; non era tracciato neppure un sentiero.

Wan.Non lo fecero che l’anno scorso.

Viol.Il panorama è più imponente veduto da Lodskellen; quel poggio lassù.... (accenna).

Wan.Vuoi andarci, Ellida?

Ellida.(sedendo su di una pietra) No, grazie; ma andateci voi; io vi aspetterò qui.

Wan.Resterò con te. Le ragazze faranno da guida ad Arnholm.

Viol.Vuol venire con noi, signor Arnholm?

Arn.Volentieri. E dobbiamo salire lassù?

Viol.Sì, ma la strada è comodissima.

Hilda.Larga abbastanza per lasciare posto a due persone che la facciano tenendosi sotto braccio.

Arn.(scherzoso) Ne è poi sicura piccola Hilda? (a Viol.) Vuole che noi andiamo a vedere se sua sorella ha detto il vero?

Viol.(sorridendo) Come desidera (escono a sinistra tenendosi sotto braccio).

Hilda.(a Lyngstrand) Andiamo noi pure?

Lyng.Tenendoci sotto braccio?

Hilda.Perchè no?

Lyng.(le offre il braccio sorridendo) È curiosa davvero!

Hilda.Curiosa?

Lyng.Abbiamo l’aria di due fidanzati.

Hilda.Dunque lei non ha mai dato braccio a nessuna signora? (escono da sinistra)

Wan.(che è rimasto presso all’albero) Ellida siamo soli....

Ellida.Siediti vicino a me.

Wan.Qui tutto è calma, tutto tranquillità. Noi possiamo parlare.

Ellida.Di che cosa?

Wan.Di te, Ellida, di noi, della nostra vita. Non possiamo continuare a vivere così.

Ellida.Che cosa desideri di più?

Wan.Un’intimità completa, reciproca, come quella di una volta....

Ellida.Ah! se potessi! ma è impossibile!

Wan.Credo avere indovinato i tuoi pensieri. Da alcune parole che ti son sfuggite, da certe tue osservazioni ho supposto che....

Ellida.(bruscamente) Tu non hai indovinato nulla; dimmi che non hai indovinato nulla.

Wan.Ellida, il tuo carattere è leale; perchè tu abbia la pace e la felicità bisogna che la tua vita sia tutta franchezza e sincerità.

Ellida.(guardandolo attentamente) Ebbene?

Wan.Ebbene, tu non puoi essere la seconda moglie di un uomo.

Ellida.Che ti fa supporre questo?

Wan.Ne ho avuto più volte il presentimento: da oggi ne ho acquistato più volte la certezza. Questa festa preparata dalle ragazze, in ricordo della loro madre!... Tu hai supposto che io pure lo sapessi e non hai avuto torto; i ricordi di un uomo non si cancellano; no, non posso dimenticare....

Ellida.Lo so e lo comprendo.

Wan.Nonpertanto t’inganni. A te sembra, che l’altra, la madre dei miei figli, viva ancora, che essa sia sempre tra noi, invisibile. Tu credi che io divida il mio cuore tra lei e te. Ecco il pensiero che ti toglie la pace, che t’appare come una immoralità nella nostra vita. Ecco perchè tu non puoi più, non vuoi più vivere nella mia intimità, tu non vuoi più essere mia moglie.

Ellida.(alzandosi) Tu hai compreso tutto questo, Wangel?

Wan.Oggi ho letto chiaro fino in fondo all’anima tua.

Ellida.Ah! questo non lo credo!

Wan.(alzandosi) Un’altra pena poi ti affligge.

Ellida.(spaventata) Tu sai che io ho un altro segreto?

Wan.Sì. Tu non puoi vivere qui. Le nostre montagne ti opprimono, qui non c’è abbastanza luce per te, l’orizzonte non è abbastanza spazioso, il vento non soffia abbastanza forte.

Ellida.È vero; sia giorno o notte, sia inverno o estate io mi sento sempre attratta verso il mare.

Wan.Lo so, mia cara. (mettendole una mano sul capo) Ed ecco perchè la cara bambina ammalata, tornerà a casa sua.

Ellida.Che cosa dici?

Wan.Noi partiremo.

Ellida.Partiremo!

Wan.Sì, andremo sulle rive del mare, in un luogo dove troverai il nido che ti abbisogna.

Ellida.Non pensiamoci, è un sogno: tu non puoi vivere lontano da questi luoghi.

Wan.E credi che potrei vivere senza di te?

Ellida.Ma io ricuso e resto. Io ti appartengo.

Wan.E credi davvero di appartenermi, Ellida?

Ellida.Non ne parliamo più: tu tieni qui tutto ciò che ti fa vivere e respirare.

Wan.Per me, procurerò adattarmi. Noi partiremo. Sono deciso, Ellida, assolutamente deciso.

Ellida.Che ci guadagneremo?

Wan.Tu ritroverai la tua salute e la tua tranquillità.

Ellida.Chi sa? Ma tu? Bisogna pensare a te; che cosa guadagnerai?

Wan.Ti riconquisterò, mia adorata!

Ellida.È impossibile, Wangel, non lo potrai. Ed è questo che è orribile, che mi rende disperata.

Wan.Bisogna tentare. Fino a quando rimarrai qui, questi pensieri non ti abbandoneranno mai; bisogna fuggire questi luoghi il più presto possibile: bisogna ed io lo voglio, capisci!

Ellida.No, no: è meglio che ti dica ogni cosa: tu non devi essere infelice per me, tanto più che il tuo sacrificio non servirebbe a nulla. Sappi una volta ciò che sento, ciò che penso. Siediti vicino a me. (siedono sopra i sassi).

Wan.Suvvia, Ellida, coraggio.

Ellida.Il giorno in cui sei venuto laggiù a chiedermi se volevo, se potevo essere tua, francamente, lealmente mi hai parlalo del tuo primo matrimonio, e della felicità che esso ti aveva arrecato.

Wan.Dicevo la verità.

Ellida.Sì, sì, non ne dubito ma non parliamo di ciò ora. Voglio solo ricordarti che io pure fui franca con te, poichè ti confessai che avevo amato un altr’uomo e che questo era stato quasi il mio fidanzato.

Wan.Quasi?

Ellida.Sì, ma durò poco: partì, e ogni legame che ci univa fu rotto. Era quella tutta la verità.

Wan.Perchè, Ellida, tornare sul passato? Io non avevo alcun diritto di interrogarti e chiederti il nome di quell’uomo.

Ellida.Tu fosti sempre delicato.

Wan.(sorridente). Eppoi non era difficile indovinare....

Ellida.Indovinare il suo nome?

Wan.Sicuro. A Skjoldvik e nei dintorni, non vi erano troppi uomini per poter spaziare sulla scelta, o piuttosto, non ve n’era che un solo che potesse....

Ellida.Tu supponi adesso che quest’uomo fosse Arnholm?

Wan.Sì! Non è lui?

Ellida.No. Ti ricordi quando, verso la fine d’autunno approdò a Skjoldvik quella grande nave americana, per riparare ad un’avaria?

Wan.Me ne ricordo; fu a bordo di quella nave che una mattina venne trovato il capitano assassinato. Fui chiamato io a fare l’autopsia del cadavere. Si disse che l’assassino fosse stato il secondo pilota.

Ellida.Nessuno può affermarlo, perchè nessuno può provarlo.

Wan.Eppure, se non fosse stato lui, perchè quel pilota si sarebbe annegato?

Ellida.Non si è annegato: è partito a bordo di una baleniera.

Wan.(stupito) Come lo sai tu?

Ellida.(padroneggiandosi) Lo so. Wangel, perchè quel pilota.... era il mio fidanzato.

Wan.(con grande stupore) Che cosa dici Ellida? È mai possibile?

Ellida.Sì, era il mio fidanzato.

Wan.Ma eri pazza dunque.... fidanzarti con uno sconosciuto? Come si chiamava?

Ellida.Allora si faceva chiamare Friman, piùtardi le sue lettere portarono la firma di Alfredo Johnston.

Wan.Da dove veniva?

Ellida.Dalla Finlandia, mi disse. Credo che egli fosse nato là, e che abbia in seguito emigrato con suo padre.

Wan.Eppoi....

Ellida.Eppoi non so più nulla: noi non parlavamo mai del passato.

Wan.Di che cosa parlavate?

Ellida.Sopratutto del mare: parlavamo della tempesta e dei giorni di calma, delle notti scure e dei giorni pieni di sole. Parlavamo delle balene, delle foche, che si trascinano sugli scogli ai raggi del sole, e delle aquile e delle Sirene. Allora mi sembrava che quegli esseri dovessero appartenere alla stessa sua razza; e mi pareva che io stessa dovessi appartenere all’Oceano.

Wan.E fu allora che ti sei fidanzata con quell’uomo?

Ellida.Sì. Egli mi disse «è necessario».

Wan.Necessario? Ma tu non avevi la tua volontà?

Ellida.Quando gli ero vicino, no. E quando mi lasciava io non potevo spiegarmi questo fascino.

Wan.Lo vedevi spesso?

Ellida.Spesso no. Venne un giorno a visitare il faro, ed è così che l’ho conosciuto; poi ci incontrammo di quando in quando. Ma successe l’assassinio del capitano e fu costretto a fuggire.

Wan.Racconta.... racconta....

Ellida.Un mattino, era appena giorno, ho ricevuto un suo biglietto nel quale mi pregava di andare ad aspettarlo a Brathammeren, sai, il capo che c’è tra il faro e Skjoldvik.

Wan.Lo conosco.

Ellida.Mi scriveva di andare perchè aveva da parlarmi.

Wan.Ci sei andata?

Ellida.Non potevo fare altrimenti. Allora mi raccontò che aveva ucciso il suo capitano, durante la notte.

Wan.Fu lui che ti ha confessato?...

Ellida.Sì, ma aggiunse che quel delitto era giusto e naturale. Non volle dirmi di più, adducendo la scusa che non poteva parlare.

Wan.E gli hai creduto?

Ellida.Sì. Alla fine egli dovette partire, ma al momento di lasciarmi... non puoi immaginarti quello che fece.

Wan.Che cosa?

Ellida.Si tolse dal dito un anello, che portava sempre con sè, volle che gli dessi un altro mio anello, poi, unendoli tra loro, e dicendo che da quel momento noi ci sposavamo col mare, lanciò lontano, lontano nei flutti, i due piccoli dischi d’oro.

Wan.E tu, Ellida, tu hai accettato?

Ellida.In quel momento io ero dominata da una forza superiore. Come Dio volle partì... Tornai allora di corsa a casa e mi persuasi che ciò che avevo fatto era una pazzia!

Wan.Ma tu mi hai parlato di lettere: ti ha scritto?

Ellida.Prima, poche righe da Arcangelo; mi diceva solamente che partiva per l’America, e mi dava il suo indirizzo per rispondergli.

Wan.Gli hai risposto?

Ellida.Subito. Naturalmente gli scrissi che tutto doveva essere finito tra noi; che non doveva più pensare a me, e ch’io volevo dimenticarlo.

Wan.E ti continuò a scrivere?

Ellida.Sì.

Wan.Rispondendo alla tua lettera?

Ellida.Alla mia lettera non rispose neppure una parola: come se non gli avessi scritto nulla. Mi diceva semplicemente che bisognava aspettare, che m’avrebbe avvisata all’epoca in cui avrebbepotuto chiamarmi a sè e che allora io avrei dovuto raggiungerlo immediatamente.

Wan.Dunque, non rinunciò a te?

Ellida.Tornai a scrivergli, tornando a ripetere, con più forza, quanto gli avevo detto, ma lui non si diede per inteso e mi rispose senza una sola allusione alla nostra rottura. Compresi che era inutile insistere e non gli scrissi più.

Wan.E non hai più avuto sue nuove?

Ellida.Sì, mi scrisse ancora tre volte: una prima lettera da S. Francisco di California, un’altra dalla China ed una terza dall’Australia. Mi diceva che doveva partire per le miniere d’oro. Da allora non so più nulla.

Wan.Quest’uomo esercita su te una strana influenza, Ellida. Bisogna che tu non pensi più a lui. Me lo prometti, mia cara Ellida? Noi cambieremo vita. Andremo in cerca di un’aria un poco più fredda. Ti piace l’aria fortificante del mare?

Ellida.Non me ne parlare, te ne supplico. Non v’è mezzo per guarirmi; neppure il mare potrebbe liberarmi da questo mio male.

Wan.Di qual male tu parli?

Ellida.Parlo di questo terrore, di questa potenza spaventevole.

Wan.Ma te ne sei liberata da un pezzo, da quando l’hai licenziato. Ormai tutto è finito.

Ellida.(alzandosi bruscamente) No! ecco, la sventura appunto è che non è vero che tutto sia finito!

Wan.Non è finito?

Ellida.E temo che questo legame non abbia a finir mai.

Wan.(a voce soffocata) Tu vuoi dire allora che hai sempre nel cuore l’immagine di quell’uomo.

Ellida.Un giorno ho creduto di averlo dimenticato, poi a poco a poco, ricomparve.

Wan.Da quando?

Ellida.Da circa tre anni o poco più. Ero allora in istato interessante.

Wan.Ah! tu eri?... Ora mi spiego molte cose.

Ellida.Ti inganni. Quel sentimento che si è impadronito di me, tu non puoi averlo notato, ed io stessa non lo saprei definire.

Wan.(con uno sguardo di terrore) Da tre anni dunque.... tu ami un altr’uomo.... uno straniero.

Ellida.No, io non amo che te.

Wan.(dolcemente) E allora perchè non hai voluto essere con me.... veramente mia moglie?

Ellida.Sempre a cagione di quest’orribile sentimento che quell’uomo mi ha inspirato.

Wan.Spiegati meglio.

Ellida.È un fenomeno! un male! un turbamento strano, violento che solo il mare.... perchè tu devi sapere, Wangel...

(Giovani della città che entrano da sinistra ed escono da destra salutando).

Viol.Voi altri due restate ancora qui?

Ellida.Sì, si sta tanto bene su questo poggio. È così fresco!

Arn.Noi andiamo a ballare.

Wan.Vi raggiungeremo subito.

Hilda.Allora arrivederci.

Ellida.Scusi, signor Lyngstrand; si trattenga un momento. (Lyngstrand si ferma, gli altri escono da destra).

Ellida.(a Lyngstrand) Va a ballare anche lei?

Lyng.No, signora, non mi azzardo.

Ellida.Fa bene ad essere prudente. Lei non è ristabilito completamente a quanto pare.

Lyng.Non del tutto.

Ellida.(con esitazione) A che epoca ha fatto quel tal viaggio?...

Lyng.Quello che causò il mio male?

Ellida.Sì, quello di cui parlavamo stamane.

Lyng.Sono quasi tre anni.

Ellida.Tre anni?

Lyng.Sissignora: lasciammo l’America in febbraio, e abbiamo naufragato in marzo, all’epoca delle tempeste equinoziali.

Ellida.(guardando Wangel) E fu allora che....

Wan.Ma, cara Ellida....

Ellida.Io non voglio trattenerlo di più, signor Lyngstrand. Raggiunga gli altri, ma dia retta a me, procuri di non ballare.

Lyng.Sissignora, l’obbedirò. (esce da destra).

Wan.Perchè gli hai fatto quelle domande?

Ellida.Johnston era a bordo con lui; ne sono sicura.

Wan.Che cosa te lo fa supporre?

Ellida.(senza rispondergli) A bordo Johnston seppe che mi ero maritata con un altro durante la sua assenza, e, contemporaneamente io fui assalita da questa malattia.

Wan.Quegli di cui mi parlavi poc’anzi?

Ellida.Sì. Mi è sempre vicino! O davanti, o ai lati, io lo vedo. Egli non mi guarda mai ma mi segue sempre!

Wan.Lo vedi?

Ellida.Come lo vidi l’ultima volta, dieci anni or sono a Brathammeren. Vedo sopratutto distintamente la spilla della sua cravatta con una grossa perla celeste. Quella perla ricorda l’occhio di un pesce morto e pare che mi fissi sempre!

Wan.Mia cara Ellida, tu sei ammalata più di quello che io non credevo; più di quello che tu stessa non t’immagini.

Ellida.Lo so. Aiutami, Wangel, se lo puoi, perchè sento che questo male mi uccide.

Wan.Ed hai potuto passare tre anni in questo stato d’animo; hai potuto sopportare tante sofferenze senza confidarti con me?

Ellida.Non l’ho potuto prima d’oggi in cui questa confidenza è divenuta necessaria per te stesso. Se avessi dovuto dirti tutto, avrei dovuto confessarti cosa inesplicabile, indicibile....

Wan.Indicibile??...

Ellida.(allontanandolo con la mano) No, no, no; non mi chiedere nulla! Wangel, come spieghi tu gli strani occhi che aveva il nostro bambino?

Wan.Ma, Ellida, t’assicuro che la tua è una illusione.... Gli occhi del nostro bambino non avevano nulla di speciale.

Ellida.No, non è vero! Come non l’hai osservato? Gli occhi di quel fanciullo cambiavano di colore, come il mare, secondo il buono o cattivo tempo. Oh! tu non potevi porvi attenzione, perchè tu non dubitavi.

Wan.Ebbene, sia pure come dici: a che vuoi concludere?

Ellida.(a voce bassa e avvicinandosi a lui) Quegli occhi io gli ho veduti un’altra volta.

Wan.Quando? Dove?

Ellida.A Brathammeren... dieci anni or sono....

Wan.(rinculando d’un passo) Che cosa mai dici?

Ellida.(con voce bassa e tremante). Il fanciullo aveva gli occhi dello straniero.

Wan.(con un grido involontario) Ellida!

Ellida.(disperata, alzando le mani in atto di supplica) Tu ora devi comprendere perchè io non voglio, non posso vivere con te... come moglie!... (si volge rapidamente e fugge da destra).

Wan.(rincorrendola, grida) Ellida! Sventurata Ellida, mia povera Ellida!

FINE DELL’ATTO SECONDO.


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