ATTO TERZO.
Una parte del giardino del dottor Wangel. Viale ombreggiato da vecchi alberi. A destra uno stagno. Una siepe separa il giardino dal sentiero. Il fiordo al fondo dell’orizzonte; si vedono le cime dei monti. La sera cade.
(Violetta è seduta su una panchina di pietra; è ancora occupata a cucire. Vicino a lei, sulla panca, ci sono dei libri ed una borsa da lavoro. Hilda e Lyngstrand stanno pescando allo stagno).
Hilda.(facendo un gesto a Lyngstrand) Stia fermo. Eccone là uno grosso!
Lyng.(guardando) Dov’è?
Hilda.(segnando col dito) Non può vederlo... Laggiù. E guardi ancora là. Eccone un altro. (guardando dalla parte degli alberi) Auf! adesso vien lui e me li farà scappare.
Viol.(alzando la testa) Chi viene?
Hilda.Il tuo professore.
Viol.Il mio professore?
Hilda.Eh, mio Dio, non è certo il mio.
Arn.(viene da destra del viale degli alberi) Vi sono anche dei pesci nello stagno?
Hilda.Qualche pesciolino.
Arn.E vivono in quell’acqua?
Hilda.A quel che pare: ora pensiamo noi a regolare i loro conti.
Arn.Perchè non pescano nel fiordo?
Lyng.Lo stagno ha maggior mistero.
Hilda.È più interessante. Ha preso il suo bagno?
Arn.Or ora.
Hilda.Prudentemente ella sarà rimasto nella vasca.
Arn.Non sono un forte nuotatore.
Hilda.Sa fare il morto?
Arn.No, signorina.
Hilda.Io sì. (a Lyngstrand) Andiamo a pescare più in là. (escono da destra costeggiando lo stagno).
Arn.(avvicinandosi a Violetta) Lei così sola, Violetta?
Viol.Di solito.
Arn.La sua mamma non è in giardino?
Viol.È uscita col babbo: passeggeranno sotto il viale.
Arn.Come stava oggi?
Viol.Non lo so, mi sono dimenticata di domandarglielo.
Arn.Che libri sono codesti che legge?
Viol.L’uno è un trattato di botanica, l’altro di geologia.
Arn.E si diverte in quelle letture?
Viol.Sì, quando ne ho il tempo; ma ne ho poco, perchè debbo accudire alle faccende di casa.
Arn.Ma sua madre.... la sua matrina non l’aiuta?
Viol.No, sono io che mi occupo di tutto. Nei due anni in cui babbo fu solo, fui obbligata a prendere la direzione della casa, eppoi ho continuato....
Arn.Ma però ha sempre per la lettura la passione di una volta?
Viol.Leggo volentieri qualche libro utile, vien volentieri il desiderio di conoscere la vita, poichè qui noi si vive quasi segregati da tutti.
Arn.Non dica questo, Violetta.
Viol.Conduciamo la medesima esistenza che i pesci dello stagno. Essi hanno vicino i fiordi dove vanno e vengono migliaia di pesci del mare, pesci liberi, ma i poveri pesciolini domestici non ne sanno nulla, vivono nella loro acqua sempre ferma e non godranno mai la loro parte di vita libera.
Arn.Avrebbero torto a desiderarlo.
Viol.Forse non si avvedrebbero neppure del cambiamento.
Arn.D’altra parte lei non può dire che qui si viva in una completa solitudine: almeno durante la estate. È qualche giorno che la sua casa è trasformata in un centro di ritrovo di vita mondana. È un via vai di gente di passaggio.
Viol.(sorridendo) È perchè lei è uno di quelli che sono di passaggio, che ora vuol burlarsi di noi?
Arn.Burlarmi? Come può supporlo?
Viol.Sì, tutte quelle parole — centro di ritrovo, vita mondana — le avrà udite dagli abitanti della città che si compiacciono a ripeterle.
Arn.È vero.
Viol.In realtà è un errore. Che vantaggio ne proviamo noi, che abitiamo sempre qui, di vedere dei forestieri di passaggio che vengonoper ammirare il sole a mezzanotte? Noi siamo costretti a vivere qui tutta la nostra vita, nel nostro stagno, come quei pesci.
Arn.(sedendosi vicino a Violetta) Violetta, le è di peso codesta vita ritirata? Desidera qualche cosa....
Viol.Forse.
Arn.Che cosa?
Viol.Prima di tutto partire, eppoi istruirmi; poter studiar molto.
Arn.Quando ero suo professore, Wangel mi diceva spesso di lasciarla studiare ciò che voleva.
Viol.Povero babbo, egli parla molto ma quando si tratta di passare ai fatti, di prendere una risoluzione.... manca d’energia.
Arn.Pur troppo ha ragione: manca d’energia!... Ma non gli ha mai parlato del suo desiderio?
Viol.No, mai.
Arn.Ebbene, perchè non gliene parla? Non aspetti che sia troppo tardi.
Viol.Forse perchè anch’io manco d’energia. È un difetto che avrò ereditato da mio padre.
Arn.Hem.... lo crede?...
Viol.Sì, disgraziatamente. Eppoi, babbo non ha tempo di pensare a me ed al mio avvenire, e non ne ha nemmeno più la voglia. La sua vita è completamente assorbita da quella di Ellida.
Arn.Da quella di....
Viol.Voglio dire che lui e la mia matrigna.... (s’interrompe) Lei mi capisce: babbo e mamma hanno i loro interessi.
Arn.In questo caso sarebbe meglio andar via di qui.
Viol.Forse. Ma mi sembra, che, malgrado tutto, io non abbia il diritto di lasciare il babbo.
Arn.Un giorno o l’altro dovrà bene lasciarlo: più presto ciò avverrà, meglio sarà.
Viol.Capisco anch’io che questo passo dovrò farlo, perchè anch’io debbo pensare al mio avvenire.Se mi morisse il babbo non avrei nessuno a cui ricorrere. Povero babbo, il solo pensiero di separarmi da lui mi spaventa.
Arn.La spaventa?
Viol.Sì, per lui.
Arn.Ma presso di lui resterebbe sempre la signora Ellida.
Viol.Lei non ha il tatto, la delicatezza della mia povera mamma! Vi sono molte cose che essa non vede neppure, o non vuol vedere e delle quali non si occupa. Non so poi spiegarne la ragione.
Arn.Hem.... la comprendo, signorina....
Viol.Povero babbo, anche lui ha le sue debolezze! Lei l’avrà notato. Eppoi ha troppe poche occupazioni, e sua moglie non sa sostenerlo, aiutarlo nelle lunghe ore di ozio. E di questo forse, una parte della colpa è di babbo.
Arn.Ah! che le fa pensare ciò?
Viol.Papà vuole sempre visi sorridenti intorno a lui. Egli dice che in casa deve sempre splendere il sole, la gioia. Ecco perchè ho paura ogni qualvolta lo vedo provare qualche rimedio per guarirla.... Non ci riuscirà.
Arn.Lei lo crede?
Viol.Sì, e questo pensiero mi perseguita sempre.... (con collera) Non è ingiusta codesta forzata permanenza in casa? Io sono inutile a mio padre e, d’altra parte, ho verso me stessa dei doveri che non posso compiere.
Arn.Cara Violetta, su questo noi dobbiamo parlare seriamente.
Viol.Non gioverà gran che: bisogna dire che io sono destinata a passare qui la mia vita, presso questo stagno.
Arn.Ah, no!... dipende da lei....
Viol.(con vivacità) Lo crede?
Arn.Sì, da lei, da lei sola.
Viol.Ah! se potessi soltanto.... Vuol forse tentare di decidere il babbo?...
Arn.Certo, ma lei prima deve dirmi con franchezza se.... (guardando a sinistra) Silenzio: non lasci scorgere nulla per ora. Ci riparleremo più tardi.
(Ellida viene da sinistra senza cappello, una grande sciarpa le copre la testa e le spalle).
Ellida.(con agitazione nervosa) Si sta bene qui, si sta benissimo!
Arn.(alzandosi). Ha fatto una passeggiata?
Ellida.Sì, una gran corsa con Wangel, e ora andremo a fare una gita in battello.
Viol.Non vuoi riposarti?
Ellida.No, grazie.
Viol.(facendole posto sulla panca) C’è posto anche per te.
Ellida.(passeggiando) No, no; non voglio sedermi.
Arn.Si capisce che la passeggiata deve averle fatto bene: è tutta rianimata in viso.
Ellida.Sì, mi sento bene, mi sento felice, rassicurata. (guardando a sinistra) Che cosa c’è laggiù? È una nave quella che arriva?
Viol.(si alza e guarda) Mi sembra una nave inglese.
Arn.Si dirige ai segnali degli scogli: è là che si fermano ordinariamente?
Viol.Sì, ma per poco: una mezz’ora al più, dopo rimontano nel fiordo.
Ellida.E domani saranno in alto mare! In alto mare! Oh, perchè non è possibile viverci sempre! Se si potesse!
Arn.Ha fatto dei lunghi viaggi di mare lei, signora Wangel?
Ellida.No; solo delle piccole escursioni per i fiordi.
Viol.(con un sospiro) Dobbiamo accontentarci della terra ferma.
Arn.È il nostro elemento.
Ellida.Non lo credo.
Arn.Non apparteniamo noi, forse, alla terra ferma?
Ellida.Io credo che se dalla nascita ci avezzassero a vivere sul mare, nel mare, saremmo forse, molto, ma molto più felici.
Arn.Lo crede?
Ellida.Sì, lo credo, e vorrei farne la prova. Ne ho spesso parlato con Wangel.
Arn.E quale è l’opinione del dottore?
Ellida.Che potrei avere ragione.
Arn.(scherzando) Sia pure, ma il male è senza rimedio. Noi, dunque, abbiamo sbagliato rotta e siamo diventati animali terrestri, anzichè animali marini. Disgraziatamente ora non possiamo più cambiare.
Ellida.È una triste verità! ed ecco perchè tutti soffriamo una pena segreta. Mi creda, la melanconia dell’umanità deriva da ciò.
Arn.Ma, cara signora Wangel, io non mi sono mai accorto che proprio tutto il mondo sia tanto triste quanto lei dice. Ho notato, al contrario, come la maggior parte degli uomini, prenda la vita molto allegramente e come viva in una felicità continua ed incosciente.
Ellida.Errore! codesta gioia è simile a quella che proviamo nelle lunghe e belle notti d’estate; quelle notti su cui pesa sempre la minaccia di un tempo burrascoso; ed è quella minaccia che oscura la gioia dell’umanità, come le nubi gettano l’ombra sui fiordi sui quali passano.... Il fiordo che pochi momenti fa era tanto bianco, tanto azzurro, e che ora, ad un tratto....
Viol.Scaccia quei brutti pensieri. Pochi momenti or sono eri contenta....
Ellida.È vero, sono una sciocca. (guardandosi con inquietudine d’attorno) Perchè Wangel non viene? eppure me l’aveva promesso. Caro signor Arnholm, vuol avere la bontà di andarlo a cercare?
Arn.Subito, signora.
Ellida.Gli dica che venga subito, subito, perchè in questo momento non lo vedo più.
Arn.Chi?
Ellida.Ah! lei non comprende! Quando non mi è vicino m’avviene delle volte che non mi ricordo più della sua fisonomia. Ma vada a cercarlo, dunque. (passeggia lungo lo stagno).
Viol.(ad Arnholm) Vengo anch’io; lei non saprebbe trovarlo.
Arn.Non s’incomodi signorina, so benissimo....
Viol.(piano ad Arnholm) Mi lasci fare, sono inquieta; temo che babbo sia andato a bordo del battello....
Arn.(piano) E questo la spaventa?
Viol.(c. s.) Sì. Di solito egli vi si reca per incontrare qualche amico, e siccome vi è trattoria a bordo....
Arn.Ho compreso; venga con me allora. (escono a sinistra).
(Ellida immobile fissando lo stagno, mormora parole incomprensibili, come se parlasse tra sè — pronuncia parole tronche).
(Sul sentiero, dietro la siepe del giardino, appare uno straniero in abito da viaggio. La sua barbae i suoi capelli sono rossicci ed arruffati. Ha in capo un berretto scozzese e porta a tracolla una borsetta. Cammina lentamente dietro la siepe guardando nel giardino. Scorgendo Ellida si ferma e la guarda fissamente dicendo a bassa voce) Buona sera, Ellida.
Ellida.(voltandosi, con un grido) Ah! mio caro, sei qui finalmente!
Str.Sì, finalmente sono arrivato.
Ellida.(lo guarda stupita ed inquieta) Chi siete? che volete?
Str.La mia venuta non ti dovrebbe sorprendere...
Ellida.(stupita) Mio Dio!... Chi siete, vi ripeto?... perchè mi parlate?... Di chi cercate?
Str.Di te, naturalmente...,
Ellida.(spaventata) Ah!... (lo fissa, getta un grido, retrocede) Gli occhi! Gli occhi!
Str.Cominci a conoscermi finalmente! io, invece vedi, ti conobbi subito, Ellida!
Ellida.Oh! quegli occhi! Non fissatemi a quel modo, o chiamerò aiuto!
Str.Sst! sst! Non aver paura, non ti farò male.
Ellida.(coprendosi il volto colle mani) Ve ne scongiuro, non mi fissate a quel modo.
Str.(sedendo sulla siepe) Sono arrivato con la nave inglese.
Ellida.(guardandolo con ansietà) Che cosa volete da me?
Str.T’avevo promesso di tornare non appena avessi potuto.
Ellida.Partite, ripartite e non tornate più qui. Ve lo scrissi che tutto fra noi era finito; tutto.... tutto!
Str.(senza risponderle) Avrei voluto poter venir prima, ma mi fu impossibile. Finalmente sono venuto ed eccomi da te, Ellida.
Ellida.Che cosa volete? Che cosa pensate? Perchè siete venuto qui?
Str.Non l’hai ancora capita che sono venuto a prenderti?
Ellida.(retrocedendo spaventata) Prendermi?!... Ma che pensate mai?...
Str.Sì, a prenderti: è naturale.
Ellida.Ma voi sapete che io sono maritata.
Str.Lo so.
Ellida.Lo sapete e venite qui... per prendermi.
Str.Certamente.
Ellida.(nascondendosi la testa fra le mani) Quello sguardo, sempre quello sguardo spaventevole!
Str.Forse tu.... non vorresti più...?
Ellida.(con orrore) Non mi fissate a quel modo!
Str.Ti domando se ora non vuoi più...?
Ellida(con orrore) No, no; non voglio, non voglio! Ho detto che non voglio, che non posso, che non voglio.... (con voce più bassa) Non devo più....
Str.(scavalca la siepe ed entra in giardino) Ellida, debbo dirti una cosa prima di partire.
Ellida.(vorrebbe andare ma rimane paralizzata dall’orrore, appoggiata ad un albero, presso lo stagno). Non mi toccate! non avvicinatevi!... Vi ripeto, non toccatemi!
Str.(avvicinandosi dolcemente di qualche passo) Ellida, non devi aver paura di me.
Ellida.(coprendosi gli occhi con le mani) Non mi fissate così!...
Str.Non aver paura, Ellida....
Wan.(entra in giardino dalla sinistra) M’hai dovuto aspettare molto.
Ellida.(si slancia verso di lui, si attacca al suo braccio, gridandogli) Oh! Wangel! salvami, salvami, se lo puoi!
Wan.Ellida, che cos’hai?
Ellida.Salvami Wangel! Non lo vedi dunque! È là! è là!
Wan.(guardando) Un uomo.... (avanzandosi verso di lui) Chi è lei, e perchè è entrato nel mio giardino?
Str.(indicando Ellida con un moto del capo) Debbo parlarle.
Wan.Ah! dunque era lei! (a Ellida) Mi dissero infatti che uno straniero era entrato in casa, ed aveva chiesto di te.
Str.Sì, ero io.
Wan.E cosa ha da dire a mia moglie? (voltandosi) Ma tu, Ellida, lo conosci?
Ellida.(a bassa voce e torcendosi le mani) Se lo conosco! Sì, sì, sì!...
Wan.Dunque?...
Ellida.Oh! Wangel, è lui... lui stesso! tu sai....
Wan.Possibile! (voltandosi) È lei Johnston?... È lei che molti anni or sono...?
Str.Mi chiami pure Johnston, se le fa piacere. Però non è questo il mio nome.
Wan.Lei non si chiama Johnston?
Str.No.
Wan.Che cosa vuole da mia moglie? La figlia del custode del faro, da molti anni si è maritata, e Lei non deve ignorare con chi si è sposata.
Str.Lo so da più che tre anni.
Ellida.(con interesse) E come lo avete saputo?
Str.Ero diretto qui: un giorno mi capitò tra mano un vecchio giornale e vi lessi l’annuncio del matrimonio.
Ellida.(fissando un punto innanzi a sè) Il matrimonio.... Sì, era ben quello.
Str.Quella notizia mi fece una grande impressione, perchè noi pure celebrammo una cerimonia, la cerimonia degli anelli: te ne ricordi Ellida; anche il nostro fu un matrimonio.
Ellida.(coprendosi il volto) Ah!
Wan.Come può lei osare?
Ellida.L’hai dimenticato? (sentendo lo sguardo dello straniero, grida) Non mi fissate più a quel modo!
Wan.(piantandosi di fronte allo straniero) È a me che deve parlare e non a lei! Ed ora che conosce la situazione, qui non ci ha più nulla da fare. Con qual diritto lei perseguita fino in casa mia, mia moglie?
Str.Avevo promesso a Ellida di venirla a prendere; essa m’aveva promesso di aspettare il mio ritorno.
Wan.Lei si permette di chiamare mia moglie col solo nome di battesimo. È una famigliarità che noi non permettiamo con le nostre donne, signore.
Str.Lo so, ma poichè essa era mia prima d’essere di altri....
Wan.Ancora!
Ellida.(retrocedendo fino a che viene a mettersi dietro Wangel) Egli non mi lascierà mai!
Wan.Dunque, lei crede che mia moglie le appartenga?
Str.Non vi ha raccontato la cerimonia degli anelli?
Wan.Sì, ma che importa: in seguito essa ha spezzato quei legami. Lei lo sa, perchè Ellida glielo scrisse.
Str.Ellida ed io abbiamo giurato che quella cerimonia la consideravamo come una cerimonia nuziale. Era un matrimonio.
Ellida.Ma io non voglio, capite? Non vi voglio più. Non mi fissate a quel modo! Vi ho già detto che non voglio!
Wan.Lei è pazzo se intende di avanzare dei diritti, basandosi solamente su tali fanciullaggini!
Str.È vero, non ho alcun diritto.... almeno nel senso in cui intende lei codesta parola.
Wan.Crede forse di poterla rapire con la forza e malgrado la sua volontà?
Str.No; Ellida deve seguirmi volontariamente!
Ellida.(stupefatta) Volontariamente?!
Wan.E lei osa credere?...
Ellida(c. s.) Volontariamente!
Wan.Ah, ma lei è un pazzo! Se ne vada, qui non ha niente da fare.
Str.(guardando il suo orologio) Tra poco dovrò imbarcarmi. (s’avanza di un passo) Ellida, io ho fatto il mio dovere. (s’avanza ancora) Ho mantenuta la mia parola.
Ellida.(retrocedendo in tono supplichevole) Non mi toccate, non mi toccate!
Str.Rifletti fino a domani sera....
Wan.Non c’è nulla da riflettere! Esca! Vada via di qui.
Str.(parlando a Ellida) Rimonto il fiordo sulla nave inglese, e tornerò domani sera. Tu mi aspetterai qui, in questo giardino. Preferisco non avere da fare che con te; mi capisci?
Ellida.(a voce bassa, tremante) Wangel, lo senti?
Wan.Sta tranquilla: gl’impediremo noi di tornare.
Str.Arrivederci Ellida, a domani sera.
Ellida(supplichevole) No, non tornate domani, non tornate!
Str.Sei tu pronta a venire con me, sul mare?...
Ellida.Non mi guardate a quel modo!
Str.Qualunque cosa avvenga, preparati per la partenza.... domani.
Wan.Entra in casa, Ellida.
Ellida.Non posso! Aiutami, salvami Wangel!
Str.Bada! ti avverto che, se domani non mi seguirai, tutto sarà finito tra noi e per sempre!
Ellida.(guardandolo tremante) Tutto sarà finito e per sempre?...
Str.(con un moto del capo) Per sempre, Ellida! Io non tornerò più in questo paese, tu non mi vedrai più, non avrai più mie notizie. Sarò morto per te!
Ellida.(con un sorriso) Ah!
Str.Rifletti dunque bene a ciò che stai per fare (scavalca la siepe, poi si ferma e dice) Ellida, preparati a partire domani sera. Io verrò a prenderti (parte lentamente dal sentiero di destra).
Ellida.(seguendolo con gli occhi) M’ha detto «volontariamente», m’ha detto che debbo partire volontariamente con lui.
Wan.Sii ragionevole, Ellida; ora è partito e non tornerà più!
Ellida.No, tornerà domani sera.
Wan.Si provi a venire. In ogni caso, ti assicuro che tu non lo vedrai.
Ellida.(scuotendo la testa) Wangel, per quanto tu faccia non potrai impedirglielo.
Wan.Lascia fare a me.
Ellida.(pensierosa, senza ascoltare Wangel) Verrà domani sera, poi partirà sulla grande nave, per l’alto mare.... Sarà vero che non tornerà mai più!... mai più!...
Wan.Stanne sicura; che cosa vuoi che venga a fare qui? Tu stessa gli hai detto che non vuoi più saperne di lui. Questa volta è davvero finita!
Ellida.(tra sè) Dunque, o domani.... o mai....
Wan.E se osasse ritornare....
Ellida.(vivamente) Ebbene?
Wan.Troveremo il modo di renderlo innocuo.
Ellida.Non lo credere.
Wan.Eppure nulla di più semplice. Se non ti lascierà tranquilla, gli ricorderemo l’assassinio del capitano. Ciò lo renderà ragionevole.
Ellida(con violenza) No! no! questo no! Noi non sappiamo nulla dell’assassinio del capitano.
Wan.Nulla? Te l’ha confessato lui stesso!
Ellida.No, non m’ha detto nulla: se tu parli io ti smentisco. Quell’uomo non deve essere incarcerato; egli appartiene al mare. È là la sua vita!
Wan.(lentamente e fissandola) Ah Ellida! Ellida!
Ellida.(attaccandosi a lui con violenza) Mio Wangel, salvami.... salvami da quell’uomo!
Wan.(liberandosi dolcemente dalla sua stretta) Vieni, vieni con me.
(Lyngstrand e Hilda vengono dallo stagno sempre con gli arnesi da pesca).
Lyng.(vivamente verso Ellida) Ah! signora, signora, debbo dirle una cosa straordinaria.... Abbiamo veduto or ora l’americano.
Wan.L’americano?...
Hilda.Sì, l’ho visto anch’io.
Lyng.Veniva dal giardino, andando verso la nave inglese.
Wan.Come conosce lei quell’uomo?
Lyng.Abbiamo servito sulla medesima nave, qualche anno fa. Io lo credevo morto ed invece l’ho ritrovato in piena vita!
Wan.Può darmi delle informazioni su lui?
Lyng.No: certamente è tornato per vendicarsi della sposa infedele.
Wan.Sarebbe a dire?
Hilda.Quell’americano ha fornito a Lyngstrand il soggetto per un’opera d’arte.
Wan.Non capisco.
Ellida.Più tardi saprai tutto.
(Arnholm e Violetta dal sentiero di sinistra ad di là del giardino).
Viol.Venite; la nave inglese rimonta ora il fiordo.
Lyng.(vicino alla siepe) Certamente questa notte si vendicherà.
Hilda.(con un segno affermativo del capo) Dell’infedele. Oh sì, questo è certo!
Lyng.Comincia ad interessarmi la cosa.
Ellida.(guardando verso la direzione della nave) Domani dunque....
Wan.E poi mai più.
Ellida.(a voce bassa, tremando) Salvami Wangel, salvami da me stessa!
Wan.(guardandola con ansia) Ellida, tu mi nascondi qualche cosa.
Ellida.È lui ciò che mi attrae....
Wan.Ma che ti attrae?
Ellida.Quell’uomo.... è come il mare.
(Ellida attraversa lentamente e pensierosa il giardino ed esce a sinistra. Wangel, inquieto, la segue fissandola con sguardo osservatore).
FINE DELL’ATTO TERZO.