Chapter 17

352.Delle nozze episcopali fiorentine ebbi a far cenno nella prima di queste monografie, a pag. 28. Sono descritte in un frammento di Cronaca del 1342, pubblicato dietro a quella domestica di Donato Velluti, daD. M. Manni(Firenze, 1731), che alcune pagine della sua prefazione al libro spende su questo argomento, riferendone autorità di scrittori e di documenti. Dal latino notarile di quei documenti e di altri, concernenti il matrimonio della badessa di San Piero, si atteggiano pittorescamente costumi e figure di coteste età singolari.In quelle nozze del 1342, il vescovo novello viene (così descrivono memorie d'un Libro della famiglia Visdomini, riferite dal Manni) viene da Porta Romana. Gli vanno incontro «con tube e cennamelle e altra sorta strumenti» il Potestà e il Capitano con tutti i loro cavalieri e giudici, e grande popolo dietro: così pure, tutti i canonici e il clero e le fraterie, processionalmente. Alla porta i Visdomini e i Tosinghi (le quali due famiglie sono i «visdomini» del vescovato fiorentino, i proverbiati da Dante [Parad. XVI, 112-114] del «farsi grassi» in sede vacante) scendono da cavallo, e «con serto e ghirlande in capo» aspettano 1 vescovo. All'arrivo di lui, che viene,«parato pontificalmente con mitra e piviale», e passa a cavallo la porta, quattro dei suddetti visdomini lo ricevono sotto un palio di drappo dorato retto su quattro bigordi o aste da giostra: altri due, in ufficio di «addestratori», prendono il freno del cavallo. E così, da Porta Romana la comitiva giunge a San Pier Maggiore. Scende il vescovo da cavallo: e i visdomini «lo ricevono nelle loro braccia, e con esso vanno all'altare»; e poi, mentr'e' si para, «sempre lo tengono fra le braccia», aiutandolo a vestirsi, e «vanno con esso fino alla camera, e dentro la camera, della badessa». Ivi il vescovo trova «un bellissimo letto che la badessa ha fatto fare per lui», e in quello si riposa a piacer suo. Poi esce di camera, e viene nel chiostro, dove si fa il banchetto. Il cavallo del vescovo resta alla badessa. Il giorno dipoi tornano i visdomini alla camera dov'è rimasto il vescovo; e al solito inghirlandati lo accompagnano in chiesa all'altare e lo insediano solennemente: poi viene il clero, vengono i religiosi, e lo conducono, scalzo, da San Piero a Santa Reparata, dove prende possesso.Centoventuno anni dopo, il 27 agosto 1473, il vescovo (anzi allora l'arcivescovo) arriva a San Piero, siede pontificalmente; la badessa gli s'inginocchia dinanzi, supplicandolo di «essere da lui spiritualmente sposata»; egli «con ilare faccia» le dà l'anello; un Albizzi ha il privilegio di tenere il dito della sposa nell'inanellamento. Della camera, del letto, della notte nuziale, l'istrumento notarile non dice nulla.Le nozze episcopali in San Piero le aveva anche Pistoia: vediL'ingresso in Pistoia del vescovo Matteo Diamanti, e il suo sposalizio con la badessa di San Piero il 30 maggio 1400; Descrizione di un contemporaneo;pubblicata daC. Gigliotti(Camaiore, 1898) per nozze Rostagno-Cavazza.

352.Delle nozze episcopali fiorentine ebbi a far cenno nella prima di queste monografie, a pag. 28. Sono descritte in un frammento di Cronaca del 1342, pubblicato dietro a quella domestica di Donato Velluti, daD. M. Manni(Firenze, 1731), che alcune pagine della sua prefazione al libro spende su questo argomento, riferendone autorità di scrittori e di documenti. Dal latino notarile di quei documenti e di altri, concernenti il matrimonio della badessa di San Piero, si atteggiano pittorescamente costumi e figure di coteste età singolari.

In quelle nozze del 1342, il vescovo novello viene (così descrivono memorie d'un Libro della famiglia Visdomini, riferite dal Manni) viene da Porta Romana. Gli vanno incontro «con tube e cennamelle e altra sorta strumenti» il Potestà e il Capitano con tutti i loro cavalieri e giudici, e grande popolo dietro: così pure, tutti i canonici e il clero e le fraterie, processionalmente. Alla porta i Visdomini e i Tosinghi (le quali due famiglie sono i «visdomini» del vescovato fiorentino, i proverbiati da Dante [Parad. XVI, 112-114] del «farsi grassi» in sede vacante) scendono da cavallo, e «con serto e ghirlande in capo» aspettano 1 vescovo. All'arrivo di lui, che viene,«parato pontificalmente con mitra e piviale», e passa a cavallo la porta, quattro dei suddetti visdomini lo ricevono sotto un palio di drappo dorato retto su quattro bigordi o aste da giostra: altri due, in ufficio di «addestratori», prendono il freno del cavallo. E così, da Porta Romana la comitiva giunge a San Pier Maggiore. Scende il vescovo da cavallo: e i visdomini «lo ricevono nelle loro braccia, e con esso vanno all'altare»; e poi, mentr'e' si para, «sempre lo tengono fra le braccia», aiutandolo a vestirsi, e «vanno con esso fino alla camera, e dentro la camera, della badessa». Ivi il vescovo trova «un bellissimo letto che la badessa ha fatto fare per lui», e in quello si riposa a piacer suo. Poi esce di camera, e viene nel chiostro, dove si fa il banchetto. Il cavallo del vescovo resta alla badessa. Il giorno dipoi tornano i visdomini alla camera dov'è rimasto il vescovo; e al solito inghirlandati lo accompagnano in chiesa all'altare e lo insediano solennemente: poi viene il clero, vengono i religiosi, e lo conducono, scalzo, da San Piero a Santa Reparata, dove prende possesso.

Centoventuno anni dopo, il 27 agosto 1473, il vescovo (anzi allora l'arcivescovo) arriva a San Piero, siede pontificalmente; la badessa gli s'inginocchia dinanzi, supplicandolo di «essere da lui spiritualmente sposata»; egli «con ilare faccia» le dà l'anello; un Albizzi ha il privilegio di tenere il dito della sposa nell'inanellamento. Della camera, del letto, della notte nuziale, l'istrumento notarile non dice nulla.

Le nozze episcopali in San Piero le aveva anche Pistoia: vediL'ingresso in Pistoia del vescovo Matteo Diamanti, e il suo sposalizio con la badessa di San Piero il 30 maggio 1400; Descrizione di un contemporaneo;pubblicata daC. Gigliotti(Camaiore, 1898) per nozze Rostagno-Cavazza.

353.Nelle nozze del 1301, lo stesso notaro che si roga dell'anello, ha testè ricevuto una protesta del sindaco e procuratore del monastero, con riserva di diritti ec., perchè al pranzo nuziale in San Piero sono stati ammessi, e delle due famiglie visdominali e de' canonici, più di quelli che soli n'avevano il diritto. La cerimonia del 1383 è accompagnata da tumulti e proteste, e seguita da un lodo di giurisperiti.

353.Nelle nozze del 1301, lo stesso notaro che si roga dell'anello, ha testè ricevuto una protesta del sindaco e procuratore del monastero, con riserva di diritti ec., perchè al pranzo nuziale in San Piero sono stati ammessi, e delle due famiglie visdominali e de' canonici, più di quelli che soli n'avevano il diritto. La cerimonia del 1383 è accompagnata da tumulti e proteste, e seguita da un lodo di giurisperiti.

354.Di questa sella, «anzi sella e freno», vedi le lettere XIVª e XVIª della Macinghi Strozzi, e relative annotazioni del Guasti. Ne' tempi dell'Alessandra pare che la cerimonia andasse un po' in disuso: ma non mancano testimonianze del secolo successivo. Unaelucubratiosu tale argomento, di Dionisio Lippi pievano di Castelfiorentino, ha occasione dall'ingresso del 1567.Queste mie noterelle 352, 353, 354, si appoggiano a documenti dell'Archivio notarile, o contenuti nel così dettoBullettoneo Libro dei visdomini, che si conserva nell'Archivio arcivescovile di Firenze.

354.Di questa sella, «anzi sella e freno», vedi le lettere XIVª e XVIª della Macinghi Strozzi, e relative annotazioni del Guasti. Ne' tempi dell'Alessandra pare che la cerimonia andasse un po' in disuso: ma non mancano testimonianze del secolo successivo. Unaelucubratiosu tale argomento, di Dionisio Lippi pievano di Castelfiorentino, ha occasione dall'ingresso del 1567.

Queste mie noterelle 352, 353, 354, si appoggiano a documenti dell'Archivio notarile, o contenuti nel così dettoBullettoneo Libro dei visdomini, che si conserva nell'Archivio arcivescovile di Firenze.

355.Ora da me pubblicato inFlorentia, pag. 357 e segg.

355.Ora da me pubblicato inFlorentia, pag. 357 e segg.

356.Nella conferenza che ebbi occasione di indicare a pag. 56, nota 10.

356.Nella conferenza che ebbi occasione di indicare a pag. 56, nota 10.

357.VediP. Villari,Niccolò Machiavelli e i suoi tempi; I, 393; III, 194-196.

357.VediP. Villari,Niccolò Machiavelli e i suoi tempi; I, 393; III, 194-196.

358.«E restata Annalena priva del figliuolo e del marito, non volle più con altro uomo accompagnarsi; e fatto delle sue case un munistero, con molte nobili donne che con lei convennero si rinchiuse, dove santamente visse e morì. La cui memoria, per il munistero creato e nomato da lei, come al presente vive, così viverà sempre».Istorie fiorentine, VI,VII.

358.«E restata Annalena priva del figliuolo e del marito, non volle più con altro uomo accompagnarsi; e fatto delle sue case un munistero, con molte nobili donne che con lei convennero si rinchiuse, dove santamente visse e morì. La cui memoria, per il munistero creato e nomato da lei, come al presente vive, così viverà sempre».Istorie fiorentine, VI,VII.

359.VediG. Zippel,Le monache d'Annalena e il Savonarola; nel fasc. di ottobre 1901 dellaRivista d'Italia.

359.VediG. Zippel,Le monache d'Annalena e il Savonarola; nel fasc. di ottobre 1901 dellaRivista d'Italia.

360.Il solito Naldo Naldi:Ad Annalenam feminam castissimam(Codice Laurenziano XXXV,XXXIV):Surge, liber; nigram tristis nunc indue vestem. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .atque Annae casta sacella pete.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Quae surgunt fesulis .... suffulta columniscandida tempia petes spirituamque domum.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..   .   .   .   .   .   .   Annalenam .... visas. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Vestales ........ spectabis in ordine castas,fundentes sacras in sua vota preces.E dopo avere fatto piangere e disperarsi, nel cenobio d'Annalena, quella sua poesia poveraccia, soggiunge:...... non est minor ille supremum,sit quamvis sapiens, quem capit Anna dolor.Dicitur haec etiam lachrymas fudisse pudicasAlbitiae fato virginis acta gravi.Nec mirum: sic Anna piam dilexit alumnam,pignora sola velut anxia mater amat.E conchiude che, tra la pia Annalena e la poesia di esso Naldo, faranno a gara, per l'Albiera, l'Annalena di pregare, e la poesia di cantare, per farla star meglio di là e di qua.

360.Il solito Naldo Naldi:Ad Annalenam feminam castissimam(Codice Laurenziano XXXV,XXXIV):

Surge, liber; nigram tristis nunc indue vestem. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .atque Annae casta sacella pete.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Quae surgunt fesulis .... suffulta columniscandida tempia petes spirituamque domum.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..   .   .   .   .   .   .   Annalenam .... visas. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Vestales ........ spectabis in ordine castas,fundentes sacras in sua vota preces.

Surge, liber; nigram tristis nunc indue vestem. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .atque Annae casta sacella pete.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Quae surgunt fesulis .... suffulta columniscandida tempia petes spirituamque domum.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..   .   .   .   .   .   .   Annalenam .... visas. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Vestales ........ spectabis in ordine castas,fundentes sacras in sua vota preces.

Surge, liber; nigram tristis nunc indue vestem

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

atque Annae casta sacella pete.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Quae surgunt fesulis .... suffulta columnis

candida tempia petes spirituamque domum.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

.   .   .   .   .   .   .   Annalenam .... visas

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Vestales ........ spectabis in ordine castas,

fundentes sacras in sua vota preces.

E dopo avere fatto piangere e disperarsi, nel cenobio d'Annalena, quella sua poesia poveraccia, soggiunge:

...... non est minor ille supremum,sit quamvis sapiens, quem capit Anna dolor.Dicitur haec etiam lachrymas fudisse pudicasAlbitiae fato virginis acta gravi.Nec mirum: sic Anna piam dilexit alumnam,pignora sola velut anxia mater amat.

...... non est minor ille supremum,sit quamvis sapiens, quem capit Anna dolor.Dicitur haec etiam lachrymas fudisse pudicasAlbitiae fato virginis acta gravi.Nec mirum: sic Anna piam dilexit alumnam,pignora sola velut anxia mater amat.

...... non est minor ille supremum,

sit quamvis sapiens, quem capit Anna dolor.

Dicitur haec etiam lachrymas fudisse pudicas

Albitiae fato virginis acta gravi.

Nec mirum: sic Anna piam dilexit alumnam,

pignora sola velut anxia mater amat.

E conchiude che, tra la pia Annalena e la poesia di esso Naldo, faranno a gara, per l'Albiera, l'Annalena di pregare, e la poesia di cantare, per farla star meglio di là e di qua.

361.Come quello ch'ebbi altra occasione di citare (pag. 232, nota 38), pubblicato daS. Morpurgo,El Costume de le donneec. Per tutta una letteratura medievale, italiana e francese, di «castigamenti» o «reggimenti» domestici o femminili, alla quale esso appartiene, vedi la recensione fattane daE. Gorra, nelGiornale storico della letteratura italiana; XIV, 269 segg.

361.Come quello ch'ebbi altra occasione di citare (pag. 232, nota 38), pubblicato daS. Morpurgo,El Costume de le donneec. Per tutta una letteratura medievale, italiana e francese, di «castigamenti» o «reggimenti» domestici o femminili, alla quale esso appartiene, vedi la recensione fattane daE. Gorra, nelGiornale storico della letteratura italiana; XIV, 269 segg.

362.Quello che fu lungamente conosciuto perTrattato del Governo della famigliadiAgnolo Pandolfini, dialogizzante in esso co' figliuoli e nipoti, è oggi restituito, come libro terzo, all'operaDella famigliadiLeon Battista Alberti: e ciò specialmente dopo il bel libro diGirolamo Mancini,Vita di L. B. Alberti; Firenze, Sansoni, 1882.

362.Quello che fu lungamente conosciuto perTrattato del Governo della famigliadiAgnolo Pandolfini, dialogizzante in esso co' figliuoli e nipoti, è oggi restituito, come libro terzo, all'operaDella famigliadiLeon Battista Alberti: e ciò specialmente dopo il bel libro diGirolamo Mancini,Vita di L. B. Alberti; Firenze, Sansoni, 1882.

363.Vite di uomini illustri del secolo XV; ediz.L. Frati, Bologna, 1892-93. Al tema nostro più strettamente attiene la parte che il buon Vespasiano assegnò alleDonne illustri, scrivendo distesamente la Vita dell'Alessandra Bardi negli Strozzi, e incominciando ilLibro, biografico insieme e didattico,delle lode e commendazione delle donne, mandato a madonna Maria donna di Pierfilippo Pandolfini: nella citata edizione, III, pagg. 245 segg. Non dissimilmente ispirata, sebbene in tutt'altre circostanze di vita civile, apparisce unaDefensione delle donne(Bologna, Romagnoli, 1876) di anonimo, uomo di chiesa, di dicitura piuttosto toscana, ma che scriveva in Mantova pur in quella seconda metà del Quattrocento. Non appartengono, o ben poco, al tema di questo mio libro, ma pure si congiungono comecchessia a quella foggia di scritture, leDifese delle donne, laNobiltà delle donne, e simili altre compilazioni cinquecentistiche, sulle quali vedi la dotta bibliografia diSalvatore Bongi,Annali di Gabriel Giolito de' Ferrari(Roma, 1890-97), I, 246-49.E qui anche ritorna (cfr. nota 38) il nome del leggiadro monaco Firenzuola, coiRagionamenti d'amorepremessi alleNovelle, e preceduti dallaEpistola in lode delle donnea messer Claudio Tolomei, sentenziatore che le donne siano «persone, alle quali più si converrebbe cercare quante matasse faccian mestieri a riempire una tela, che entrare per le scuole de' filosofanti». Ma la filosofia del Firenzuola era, invero, troppo più femminile che monastica. E così quando messer Giovanni Boccacci esalta (Corbaccio, pag. 57-58) i colloqui spirituali con le Muse, quanto potrem noi credergli ch'ei li preferisse daddovero a quelli con le donne di questo mondo? sebbene e' metta a carico di queste la trivialità de' loro discorsi: «e quanta cenere si voglia a cuocere una matassa d'accia, e se il lino viterbese è più sottile che 'l romagnuolo, e se troppo abbia il forno la fornaia scaldato, e la fante lasciato meno il pane levitare, o che da provveder sia donde vegnano delle granate che la casa si spazzi, o quel ch'abbia fatto la notte passata monna cotale e monna altrettale, e quanti paternostri ell'abbia detti al predicare, e s'egli è il meglio alla cotale roba mutar le gale o lasciarle stare....»: il che tutto, o quasi tutto, non guasta a noi l'«ideale nella realtà» della donna di casa del buon tempo antico e di tutti i tempi.

363.Vite di uomini illustri del secolo XV; ediz.L. Frati, Bologna, 1892-93. Al tema nostro più strettamente attiene la parte che il buon Vespasiano assegnò alleDonne illustri, scrivendo distesamente la Vita dell'Alessandra Bardi negli Strozzi, e incominciando ilLibro, biografico insieme e didattico,delle lode e commendazione delle donne, mandato a madonna Maria donna di Pierfilippo Pandolfini: nella citata edizione, III, pagg. 245 segg. Non dissimilmente ispirata, sebbene in tutt'altre circostanze di vita civile, apparisce unaDefensione delle donne(Bologna, Romagnoli, 1876) di anonimo, uomo di chiesa, di dicitura piuttosto toscana, ma che scriveva in Mantova pur in quella seconda metà del Quattrocento. Non appartengono, o ben poco, al tema di questo mio libro, ma pure si congiungono comecchessia a quella foggia di scritture, leDifese delle donne, laNobiltà delle donne, e simili altre compilazioni cinquecentistiche, sulle quali vedi la dotta bibliografia diSalvatore Bongi,Annali di Gabriel Giolito de' Ferrari(Roma, 1890-97), I, 246-49.

E qui anche ritorna (cfr. nota 38) il nome del leggiadro monaco Firenzuola, coiRagionamenti d'amorepremessi alleNovelle, e preceduti dallaEpistola in lode delle donnea messer Claudio Tolomei, sentenziatore che le donne siano «persone, alle quali più si converrebbe cercare quante matasse faccian mestieri a riempire una tela, che entrare per le scuole de' filosofanti». Ma la filosofia del Firenzuola era, invero, troppo più femminile che monastica. E così quando messer Giovanni Boccacci esalta (Corbaccio, pag. 57-58) i colloqui spirituali con le Muse, quanto potrem noi credergli ch'ei li preferisse daddovero a quelli con le donne di questo mondo? sebbene e' metta a carico di queste la trivialità de' loro discorsi: «e quanta cenere si voglia a cuocere una matassa d'accia, e se il lino viterbese è più sottile che 'l romagnuolo, e se troppo abbia il forno la fornaia scaldato, e la fante lasciato meno il pane levitare, o che da provveder sia donde vegnano delle granate che la casa si spazzi, o quel ch'abbia fatto la notte passata monna cotale e monna altrettale, e quanti paternostri ell'abbia detti al predicare, e s'egli è il meglio alla cotale roba mutar le gale o lasciarle stare....»: il che tutto, o quasi tutto, non guasta a noi l'«ideale nella realtà» della donna di casa del buon tempo antico e di tutti i tempi.

364.Regola del governo di cura familiare, compilata dal beatoGiovanni Dominicifiorentino de' Frati Predicatori; ediz. Salvi, Firenze 1860.

364.Regola del governo di cura familiare, compilata dal beatoGiovanni Dominicifiorentino de' Frati Predicatori; ediz. Salvi, Firenze 1860.

365.Affettuoso abitual modo di ricordarle, che già rilevai a pag. 64, nota 96.

365.Affettuoso abitual modo di ricordarle, che già rilevai a pag. 64, nota 96.

366.Alle già fino dal Settecento date a stampa, di Donato Velluti, di Giovanni Morelli, di Bonaccorso Pitti, altre oggi eCroniche domesticheeRicordanzesi potrebbero aggiungere: incominciando dalristampare, con migliori cure, quelle tre, e restituendole a quel loro vero titolo, diCroniche domestiche, che è quanto dire presentandole per ciò che veramente esse sono.

366.Alle già fino dal Settecento date a stampa, di Donato Velluti, di Giovanni Morelli, di Bonaccorso Pitti, altre oggi eCroniche domesticheeRicordanzesi potrebbero aggiungere: incominciando dalristampare, con migliori cure, quelle tre, e restituendole a quel loro vero titolo, diCroniche domestiche, che è quanto dire presentandole per ciò che veramente esse sono.

367.Vedi qui a pag. 61, nota 95. Anche il Burckhardt (op. cit., II, 167) attribuisce tale significato e valore alla biografia della Bardi scritta da Vespasiano.

367.Vedi qui a pag. 61, nota 95. Anche il Burckhardt (op. cit., II, 167) attribuisce tale significato e valore alla biografia della Bardi scritta da Vespasiano.

368.Nella cit. ediz., a pagg. 257, 258, 259, 263, 266, 267, 268.

368.Nella cit. ediz., a pagg. 257, 258, 259, 263, 266, 267, 268.

369.«... la seconda regola» (di due, date da San Paolo) «della quale ell'hanno grandissimo bisogno, è questo, ch'elle imparino, e massime in chiesa, a non parlare. E io vi aggiungo, e in ogni altro luogo; perchè con questo mezzo del parlare favellano molti mali...»Proemio alla Vita di Alessandra Bardi, pag. 256.

369.«... la seconda regola» (di due, date da San Paolo) «della quale ell'hanno grandissimo bisogno, è questo, ch'elle imparino, e massime in chiesa, a non parlare. E io vi aggiungo, e in ogni altro luogo; perchè con questo mezzo del parlare favellano molti mali...»Proemio alla Vita di Alessandra Bardi, pag. 256.

370.Nella XXVIª delle già citateLettere, pag. 256.

370.Nella XXVIª delle già citateLettere, pag. 256.

371.Lettere di una gentildonna fiorentina del secolo XV ai figliuoli esuli, pubblicate daCesare Guasti; Firenze, Sansoni, 1877.

371.Lettere di una gentildonna fiorentina del secolo XV ai figliuoli esuli, pubblicate daCesare Guasti; Firenze, Sansoni, 1877.

372.Istorie fiorentine; IV,XVI.

372.Istorie fiorentine; IV,XVI.

373.Archivio fiorentino di Stato;Carte Medicee avanti il principato, XXII, 347. Era la Ginevra moglie, da due anni, di Bernardo Bartolini Salimbeni.

373.Archivio fiorentino di Stato;Carte Medicee avanti il principato, XXII, 347. Era la Ginevra moglie, da due anni, di Bernardo Bartolini Salimbeni.

374.Mi è caro ricordare come una fra le gentili che mi ascoltavano, pubblicasse tre anni dipoi pagine nelle quali Cesare Guasti avrebbe potuto riconoscere non infruttuosa la dedica da lui preposta al suo libro: «Alle donne italiane — le quali prego — leggano questo volume — col cuore». Il libretto di quella gentile s'intitola:Giulia Franceschini,Le Lettere di Alessandra Macinghi Strozzi; Firenze, Stab. tip. fiorentino, 1895.

374.Mi è caro ricordare come una fra le gentili che mi ascoltavano, pubblicasse tre anni dipoi pagine nelle quali Cesare Guasti avrebbe potuto riconoscere non infruttuosa la dedica da lui preposta al suo libro: «Alle donne italiane — le quali prego — leggano questo volume — col cuore». Il libretto di quella gentile s'intitola:Giulia Franceschini,Le Lettere di Alessandra Macinghi Strozzi; Firenze, Stab. tip. fiorentino, 1895.

375.DelleDonne di casa Medici avanti il principato(Contessina, Lucrezia, Clarice, Alfonsina, Maria Salviati) ha raccolto le memorie, dall'edito e dall'inedito, una studiosa alunna dell'Istituto Superiore fiorentino di Magistero femminile, signorina Berta Felice; ed io benauguro della non lontana pubblicazione. — La Macinghi Strozzi è rivissuta nel libro del Guasti. — Di Maria Salviati nei Medici, di Maria Soderini nei Medici, di Maria Strozzi nei Ridolfi, vedi qui appresso, note 87, 88. — Nella Isabella Guicciardini effigio io, in questo stesso libro,Una madrefamiglia del Cinquecento. — Ne' Rucellai, famiglia di gran valentuomini in quell'età di transito da repubblica a principato, e fra questo e quella ondeggiante, entrò la Nannina Medici sorella del magnifico Lorenzo, moglie di Bernardo uom di stato e umanista; e seguaci fervorose pur vi ebbe il Savonarola (vedi appresso nota 376).

375.DelleDonne di casa Medici avanti il principato(Contessina, Lucrezia, Clarice, Alfonsina, Maria Salviati) ha raccolto le memorie, dall'edito e dall'inedito, una studiosa alunna dell'Istituto Superiore fiorentino di Magistero femminile, signorina Berta Felice; ed io benauguro della non lontana pubblicazione. — La Macinghi Strozzi è rivissuta nel libro del Guasti. — Di Maria Salviati nei Medici, di Maria Soderini nei Medici, di Maria Strozzi nei Ridolfi, vedi qui appresso, note 87, 88. — Nella Isabella Guicciardini effigio io, in questo stesso libro,Una madrefamiglia del Cinquecento. — Ne' Rucellai, famiglia di gran valentuomini in quell'età di transito da repubblica a principato, e fra questo e quella ondeggiante, entrò la Nannina Medici sorella del magnifico Lorenzo, moglie di Bernardo uom di stato e umanista; e seguaci fervorose pur vi ebbe il Savonarola (vedi appresso nota 376).

376.VediP. Villari,La storia di G. Savonarola; II,CXCIJ. E ne'Documenti e Studi intorno a G. Savonarola per cura diA. Gherardi(Firenze, Sansoni, 1887, a pag. 216) si legge che all'invito per la prova del fuoco, a provar vera, contro le scomuniche, la dottrina del Frate, erano «tanti che desiderano entrare in questo fuoco, che è uno stupore,così secolari come religiosi, come femine et giovanetti. In modo, che invitando iermattina in pubblico fra Domenico a questo, si levorono a un tratto molte donne gridando: Io, Io....»Una di coteste donne è credibile fosse la «diletta in Cristo sorella, ancilla del Nostro Signore», alla quale, senza ne apparisca altramente il nome, fra Domenico Bonvicini, il più animoso dei seguaci del Savonarola e uno de' due suoi compagni di rogo, scriveva:Sorella mia in Christo domino dulcissima. Le nostre cose sono da Dio: et se Voi starete umile, e non le comunicherete con molti, nè le direte se non forzata o per grande utilità, pregando il Signore che non vi lasci ingannare; se farete, dico, queste tre cose, non vi si mescolerà mai alcuno errore, e cresceranno in magior lume e grazia. Dunque pregate Dio che mi mandi uno demonio come egli ha mandato a Voi; ciò è di quella ragione spirito, della quale ragione avete Voi; perchè io vorrei essere spiritato come siete Voi. De', fate d'essere exaudita. Oh quanta cecità della Chiesa nel tempo presente! poi che e' ministri di quella non sanno discernere tra la luce e le tenebre qual differenza sia, cioè tra 'l pazzo e lo spiritato; e tra lo spiritato di Dio spirito santo, e lo spiritato del demonio spirito maligno. Ma io mi credo che la passione e disordinata affezione, e poca allegrezza del bene e della grazia del fratello, faccia a molti dire quel che per nessuno modo essi non credono. E basti....Guido Biagi,Spigolature savonaroliane(per nozze Rostagno-Cavazza; Firenze, 1898), a pag. 9-10. È probabile che costei fosse monna Bartolomea Gianfigliazzi; «la quale avea sue divozioni e sua spiriti, secondo diceva»; così il Savonarola nel processo (Villari, loc. cit.); «ma» soggiunge «a questa non prestava molta fede, perchè li pareva pazza.»Le due Rucellai savonaroliane furono una Cammilla, venuta dai Bartolini Davanzi, e una Marietta entrata negli Albizzi (vediL. Passerini,Genealogia e Storia della famiglia Rucellai; Firenze, 1861; pagg. 130-131). La Cammilla, scioltasi dalla vita coniugale (prima annuente, poi renuente, il marito), si fece terziaria domenicana col nome di suor Lucia; e nelDiario sacroec. fiorentino, ch'ebbi occasione di citare a pag. 59, è sotto il 28 ottobre: «Beata Lucia Bartolini Rucellai domenicana». Se di tempragiacobinafosse costei, lo mostra una pagina del Processo savonaroliano (Villari, II,CLXJV,CCXXVIJ), che si riferisce al truce episodio (vedi sopra, nota 18) della condanna e decapitazione dei cinque Medicei nel 97: «Filippo Arrigucci, che allora era de' Signori, voleva gittare dalle finestre del Palazzo Bernardo del Nero, che era allora Gonfalonieri di Iustizia: e in quel tempo il ditto Filippo mandò a dimandare madonna Camilla de' Rucellaiquello si aveva a fare allora; e lei gli mandò a rispondere che lei aveva avuto in revelazione, che gittassero dalle finestre Bernardo del Nero....».

376.VediP. Villari,La storia di G. Savonarola; II,CXCIJ. E ne'Documenti e Studi intorno a G. Savonarola per cura diA. Gherardi(Firenze, Sansoni, 1887, a pag. 216) si legge che all'invito per la prova del fuoco, a provar vera, contro le scomuniche, la dottrina del Frate, erano «tanti che desiderano entrare in questo fuoco, che è uno stupore,così secolari come religiosi, come femine et giovanetti. In modo, che invitando iermattina in pubblico fra Domenico a questo, si levorono a un tratto molte donne gridando: Io, Io....»

Una di coteste donne è credibile fosse la «diletta in Cristo sorella, ancilla del Nostro Signore», alla quale, senza ne apparisca altramente il nome, fra Domenico Bonvicini, il più animoso dei seguaci del Savonarola e uno de' due suoi compagni di rogo, scriveva:

Sorella mia in Christo domino dulcissima. Le nostre cose sono da Dio: et se Voi starete umile, e non le comunicherete con molti, nè le direte se non forzata o per grande utilità, pregando il Signore che non vi lasci ingannare; se farete, dico, queste tre cose, non vi si mescolerà mai alcuno errore, e cresceranno in magior lume e grazia. Dunque pregate Dio che mi mandi uno demonio come egli ha mandato a Voi; ciò è di quella ragione spirito, della quale ragione avete Voi; perchè io vorrei essere spiritato come siete Voi. De', fate d'essere exaudita. Oh quanta cecità della Chiesa nel tempo presente! poi che e' ministri di quella non sanno discernere tra la luce e le tenebre qual differenza sia, cioè tra 'l pazzo e lo spiritato; e tra lo spiritato di Dio spirito santo, e lo spiritato del demonio spirito maligno. Ma io mi credo che la passione e disordinata affezione, e poca allegrezza del bene e della grazia del fratello, faccia a molti dire quel che per nessuno modo essi non credono. E basti....

Sorella mia in Christo domino dulcissima. Le nostre cose sono da Dio: et se Voi starete umile, e non le comunicherete con molti, nè le direte se non forzata o per grande utilità, pregando il Signore che non vi lasci ingannare; se farete, dico, queste tre cose, non vi si mescolerà mai alcuno errore, e cresceranno in magior lume e grazia. Dunque pregate Dio che mi mandi uno demonio come egli ha mandato a Voi; ciò è di quella ragione spirito, della quale ragione avete Voi; perchè io vorrei essere spiritato come siete Voi. De', fate d'essere exaudita. Oh quanta cecità della Chiesa nel tempo presente! poi che e' ministri di quella non sanno discernere tra la luce e le tenebre qual differenza sia, cioè tra 'l pazzo e lo spiritato; e tra lo spiritato di Dio spirito santo, e lo spiritato del demonio spirito maligno. Ma io mi credo che la passione e disordinata affezione, e poca allegrezza del bene e della grazia del fratello, faccia a molti dire quel che per nessuno modo essi non credono. E basti....

Guido Biagi,Spigolature savonaroliane(per nozze Rostagno-Cavazza; Firenze, 1898), a pag. 9-10. È probabile che costei fosse monna Bartolomea Gianfigliazzi; «la quale avea sue divozioni e sua spiriti, secondo diceva»; così il Savonarola nel processo (Villari, loc. cit.); «ma» soggiunge «a questa non prestava molta fede, perchè li pareva pazza.»

Le due Rucellai savonaroliane furono una Cammilla, venuta dai Bartolini Davanzi, e una Marietta entrata negli Albizzi (vediL. Passerini,Genealogia e Storia della famiglia Rucellai; Firenze, 1861; pagg. 130-131). La Cammilla, scioltasi dalla vita coniugale (prima annuente, poi renuente, il marito), si fece terziaria domenicana col nome di suor Lucia; e nelDiario sacroec. fiorentino, ch'ebbi occasione di citare a pag. 59, è sotto il 28 ottobre: «Beata Lucia Bartolini Rucellai domenicana». Se di tempragiacobinafosse costei, lo mostra una pagina del Processo savonaroliano (Villari, II,CLXJV,CCXXVIJ), che si riferisce al truce episodio (vedi sopra, nota 18) della condanna e decapitazione dei cinque Medicei nel 97: «Filippo Arrigucci, che allora era de' Signori, voleva gittare dalle finestre del Palazzo Bernardo del Nero, che era allora Gonfalonieri di Iustizia: e in quel tempo il ditto Filippo mandò a dimandare madonna Camilla de' Rucellaiquello si aveva a fare allora; e lei gli mandò a rispondere che lei aveva avuto in revelazione, che gittassero dalle finestre Bernardo del Nero....».

377.Vedi fra i citatiDocumenti e studidel Gherardi, come scriva, il 25 maggio 1495, una Guglielmina della Stufa al marito Luigi Commissario per la Repubblica in Arezzo: «Fra Girolamo, stamani, ci à rafermo el bene che noi avemo avere che non mancherà per nulla, ma che prima abbiamo avere del male; e perchè el male sia meno, ci ha detto faciamo quaresima da qui a lo Spirito Santo, e stiamo in orazione; e che non dubita che messer Domenedio è piatoso, che ci alegerirà le nostre fatiche che avemo avere. Sì che qua ognuno stimo la farà. El simile devereste far Voi, a ciò che Dio ci liberasse da tanti affanni e tribulazione che si trova questa città e, per dire meglio, tuto el mondo».Ma singolare documento savonaroliano e femminile è laLettera di una Monaca a fra Jeronimo Savonarola, pubblicata (per nozze Carnesecchi-Bini; Firenze, 1898) da Guido Biagi; dove è sollecitata «la riforma delle donne» quasi con senso di gelosia, che il riformatore si occupi meno di loro, che «degli uomini e de' fanciulli».✠ yhs.Debitores sumus non carni, ut secundum carnem vivamus. Si enim secundum carnem vixeritis, moriemini: si autem spiritu facta carnis mortificaveritis, vivetis. Ad Romanos, 8 cº.Essendo noi, reverendissimo in Christo Yhesu padre diletto, debitori non alla carne, ma per mortificare le opere della carne collo spirito e vivere; e questo desiderando moltissime persone, e maxime le fanciulle, le quali zelanti e fervide che l'onore di Dio in loro sia magnificato, avuto più volte da Voi predicando consiglio e documenti si debbino reformare ad uno onesto e semplice vivere, e con ardente caritate e mirabile fervore eccitate a fare la reforma; pare a loro che, poi eccitasti et a reformare cominciasti li uomini et i fanciulli, delle donne non vi curiate. E benchè siàno manco degne, non è però che da Dio non siàno molto amate, poi che di donna volse nascere, e la Chiesa dice:Intercede pro devoto femineo sexu. Le quali vorrebbono, per zelo di iustizia, fussi pregato notificare e pubblicare questa reforma, acciò possino el desiderio nel quale si ritruovono perficere. E sapete non essere manco virtute il conservare lo acquistato, che il congregare:immo, più; come dice Jovanni Cassiano nelle sue Collazioni. Et avendo voi assai tempo laborato e ben seminato, è necessario provedere non venisse lo inimicoomo per seminare la zinzania; e maxime che viene il tempo della state, e le fanciulle di nuovo si rivestono: vorrebon sapere che foggia e forma abbino a fare. Sapete che 'l senso tira: se non provedete con questa reforma, transcorreranno in troppa dilazione. Sì che, per caritate, siate contento più presto potete manifestarla. Non altro. Christo Yhesu sempre sia in vostra guardia. La nostra sorella et io, vostre sempre spiritual figliuole, vi preghiamo nelle vostre orazione di noi facciate memoria; e così tutta la casa nostra è al vostro comando. Addì 2 di maggio, l'anno di saluteMCCCCLXXXXVI.Per la Vostra in Christo spiritual figliuola Margarita di Martino.

377.Vedi fra i citatiDocumenti e studidel Gherardi, come scriva, il 25 maggio 1495, una Guglielmina della Stufa al marito Luigi Commissario per la Repubblica in Arezzo: «Fra Girolamo, stamani, ci à rafermo el bene che noi avemo avere che non mancherà per nulla, ma che prima abbiamo avere del male; e perchè el male sia meno, ci ha detto faciamo quaresima da qui a lo Spirito Santo, e stiamo in orazione; e che non dubita che messer Domenedio è piatoso, che ci alegerirà le nostre fatiche che avemo avere. Sì che qua ognuno stimo la farà. El simile devereste far Voi, a ciò che Dio ci liberasse da tanti affanni e tribulazione che si trova questa città e, per dire meglio, tuto el mondo».

Ma singolare documento savonaroliano e femminile è laLettera di una Monaca a fra Jeronimo Savonarola, pubblicata (per nozze Carnesecchi-Bini; Firenze, 1898) da Guido Biagi; dove è sollecitata «la riforma delle donne» quasi con senso di gelosia, che il riformatore si occupi meno di loro, che «degli uomini e de' fanciulli».

✠ yhs.Debitores sumus non carni, ut secundum carnem vivamus. Si enim secundum carnem vixeritis, moriemini: si autem spiritu facta carnis mortificaveritis, vivetis. Ad Romanos, 8 cº.Essendo noi, reverendissimo in Christo Yhesu padre diletto, debitori non alla carne, ma per mortificare le opere della carne collo spirito e vivere; e questo desiderando moltissime persone, e maxime le fanciulle, le quali zelanti e fervide che l'onore di Dio in loro sia magnificato, avuto più volte da Voi predicando consiglio e documenti si debbino reformare ad uno onesto e semplice vivere, e con ardente caritate e mirabile fervore eccitate a fare la reforma; pare a loro che, poi eccitasti et a reformare cominciasti li uomini et i fanciulli, delle donne non vi curiate. E benchè siàno manco degne, non è però che da Dio non siàno molto amate, poi che di donna volse nascere, e la Chiesa dice:Intercede pro devoto femineo sexu. Le quali vorrebbono, per zelo di iustizia, fussi pregato notificare e pubblicare questa reforma, acciò possino el desiderio nel quale si ritruovono perficere. E sapete non essere manco virtute il conservare lo acquistato, che il congregare:immo, più; come dice Jovanni Cassiano nelle sue Collazioni. Et avendo voi assai tempo laborato e ben seminato, è necessario provedere non venisse lo inimicoomo per seminare la zinzania; e maxime che viene il tempo della state, e le fanciulle di nuovo si rivestono: vorrebon sapere che foggia e forma abbino a fare. Sapete che 'l senso tira: se non provedete con questa reforma, transcorreranno in troppa dilazione. Sì che, per caritate, siate contento più presto potete manifestarla. Non altro. Christo Yhesu sempre sia in vostra guardia. La nostra sorella et io, vostre sempre spiritual figliuole, vi preghiamo nelle vostre orazione di noi facciate memoria; e così tutta la casa nostra è al vostro comando. Addì 2 di maggio, l'anno di saluteMCCCCLXXXXVI.Per la Vostra in Christo spiritual figliuola Margarita di Martino.

✠ yhs.

Debitores sumus non carni, ut secundum carnem vivamus. Si enim secundum carnem vixeritis, moriemini: si autem spiritu facta carnis mortificaveritis, vivetis. Ad Romanos, 8 cº.

Essendo noi, reverendissimo in Christo Yhesu padre diletto, debitori non alla carne, ma per mortificare le opere della carne collo spirito e vivere; e questo desiderando moltissime persone, e maxime le fanciulle, le quali zelanti e fervide che l'onore di Dio in loro sia magnificato, avuto più volte da Voi predicando consiglio e documenti si debbino reformare ad uno onesto e semplice vivere, e con ardente caritate e mirabile fervore eccitate a fare la reforma; pare a loro che, poi eccitasti et a reformare cominciasti li uomini et i fanciulli, delle donne non vi curiate. E benchè siàno manco degne, non è però che da Dio non siàno molto amate, poi che di donna volse nascere, e la Chiesa dice:Intercede pro devoto femineo sexu. Le quali vorrebbono, per zelo di iustizia, fussi pregato notificare e pubblicare questa reforma, acciò possino el desiderio nel quale si ritruovono perficere. E sapete non essere manco virtute il conservare lo acquistato, che il congregare:immo, più; come dice Jovanni Cassiano nelle sue Collazioni. Et avendo voi assai tempo laborato e ben seminato, è necessario provedere non venisse lo inimicoomo per seminare la zinzania; e maxime che viene il tempo della state, e le fanciulle di nuovo si rivestono: vorrebon sapere che foggia e forma abbino a fare. Sapete che 'l senso tira: se non provedete con questa reforma, transcorreranno in troppa dilazione. Sì che, per caritate, siate contento più presto potete manifestarla. Non altro. Christo Yhesu sempre sia in vostra guardia. La nostra sorella et io, vostre sempre spiritual figliuole, vi preghiamo nelle vostre orazione di noi facciate memoria; e così tutta la casa nostra è al vostro comando. Addì 2 di maggio, l'anno di saluteMCCCCLXXXXVI.

Per la Vostra in Christo spiritual figliuola Margarita di Martino.

378.Predicadei 15 maggio 1496; a c. 42-43 dell'edizione di Venezia, 1540.

378.Predicadei 15 maggio 1496; a c. 42-43 dell'edizione di Venezia, 1540.

379.VediVillari, op. cit., I, 505-511; II, 95. In unaCanzona(da me ripubblicata; Firenze, 1864)d'un Piagnone pel Bruciamento delle vanità nel carnevale del 1498, la quale al Tommaseo (Dizionario estetico, pag. 910) parve palinodia insieme e parodia dei canti carnascialeschi Medicei, fra le cose che il fiorentino piagnone dice a Carnevale, mentre questi si accinge a tramutarsi da Firenze, convertita cristiana, a Roma curiale e pagana, è anche:Le tue donne vane e stoltesonsi mai contra te volte,che l'avevi fatte erede?E Carnasciale risponde:Ciascun m'ha per derelitto;fin le donne m'hanno afflitto,rinegando la mia fede.

379.VediVillari, op. cit., I, 505-511; II, 95. In unaCanzona(da me ripubblicata; Firenze, 1864)d'un Piagnone pel Bruciamento delle vanità nel carnevale del 1498, la quale al Tommaseo (Dizionario estetico, pag. 910) parve palinodia insieme e parodia dei canti carnascialeschi Medicei, fra le cose che il fiorentino piagnone dice a Carnevale, mentre questi si accinge a tramutarsi da Firenze, convertita cristiana, a Roma curiale e pagana, è anche:

Le tue donne vane e stoltesonsi mai contra te volte,che l'avevi fatte erede?

Le tue donne vane e stoltesonsi mai contra te volte,che l'avevi fatte erede?

Le tue donne vane e stolte

sonsi mai contra te volte,

che l'avevi fatte erede?

E Carnasciale risponde:

Ciascun m'ha per derelitto;fin le donne m'hanno afflitto,rinegando la mia fede.

Ciascun m'ha per derelitto;fin le donne m'hanno afflitto,rinegando la mia fede.

Ciascun m'ha per derelitto;

fin le donne m'hanno afflitto,

rinegando la mia fede.

380.Vedi in iscorcio quelle e altre figure inMecenate e Cliente medicei, a pag. 206 segg. del cit. mio libroFlorentia.

380.Vedi in iscorcio quelle e altre figure inMecenate e Cliente medicei, a pag. 206 segg. del cit. mio libroFlorentia.

381.P. Villari,Niccolò Machiavelli e i suoi tempi; III, 44 segg., 77, 136 segg.

381.P. Villari,Niccolò Machiavelli e i suoi tempi; III, 44 segg., 77, 136 segg.

382.VediCarnasciale postumo, a pag. 412-421 del mio cit.Florentia; eRepubblica medicea, a pag. 143-149 delle mieConferenze fiorentine(Milano, Cogliati, 1901).

382.VediCarnasciale postumo, a pag. 412-421 del mio cit.Florentia; eRepubblica medicea, a pag. 143-149 delle mieConferenze fiorentine(Milano, Cogliati, 1901).

383.A pag. 68-69 del cit. Studio diG. Levantini-Pieronisu Lucrezia Tornabuoni.

383.A pag. 68-69 del cit. Studio diG. Levantini-Pieronisu Lucrezia Tornabuoni.

384.Lettera LIXª, de' 15 novembre 1465, a pag. 517: «.... l'angiolo Raffaello,.... come guardò Tubbiuzzo da pericoli e da inganni, e poi lo rimenò al padre e alla madre,.... così rimeni voi a vostra madre, che con tanto disiderio v'aspetta».

384.Lettera LIXª, de' 15 novembre 1465, a pag. 517: «.... l'angiolo Raffaello,.... come guardò Tubbiuzzo da pericoli e da inganni, e poi lo rimenò al padre e alla madre,.... così rimeni voi a vostra madre, che con tanto disiderio v'aspetta».

385.Vedi sopra, a pag. 236-37, nota348.

385.Vedi sopra, a pag. 236-37, nota348.

386.Anche questa madre fiorentina ci fu rivelata da Cesare Guasti, quando illustrò coi documentiAlcuni fatti della prima giovinezza di Cosimo I de' Medici(ora negliScritti storici, vol. I delleOpere, a pagg. 91 segg.). Vedi poiL. A. Ferrai,Cosimo de' Medici duca di Firenze; Bologna, Zanichelli, 1882:Pierre Gauthiez,Jean des Bandes Noires; Paris, 1901.

386.Anche questa madre fiorentina ci fu rivelata da Cesare Guasti, quando illustrò coi documentiAlcuni fatti della prima giovinezza di Cosimo I de' Medici(ora negliScritti storici, vol. I delleOpere, a pagg. 91 segg.). Vedi poiL. A. Ferrai,Cosimo de' Medici duca di Firenze; Bologna, Zanichelli, 1882:Pierre Gauthiez,Jean des Bandes Noires; Paris, 1901.

387.Anche in quel dramma finale della libertà fiorentina, la parte che, madre e sorella, figliuola e nuora, ha la donna, accennata già pur negli storici contemporanei, emerge oggi e rileva dalle belle monografie diL. A. Ferrai,Lorenzino de' Medici e la società cortigiana del Cinquecento, Milano, Hoepli, 1891; e diPierre Gauthiez,Lorenzaccio, Paris, 1904.

387.Anche in quel dramma finale della libertà fiorentina, la parte che, madre e sorella, figliuola e nuora, ha la donna, accennata già pur negli storici contemporanei, emerge oggi e rileva dalle belle monografie diL. A. Ferrai,Lorenzino de' Medici e la società cortigiana del Cinquecento, Milano, Hoepli, 1891; e diPierre Gauthiez,Lorenzaccio, Paris, 1904.

388.QuestoAneddoto della corte d'Urbinofu, con parole degne e della donna e della patria, tratto fuori dagliOpuscolidiScipione Ammirato, e ravvivato, daPietro Giordani;Opere, ed. Gussalli, VIII, 136-37.

388.QuestoAneddoto della corte d'Urbinofu, con parole degne e della donna e della patria, tratto fuori dagliOpuscolidiScipione Ammirato, e ravvivato, daPietro Giordani;Opere, ed. Gussalli, VIII, 136-37.

389.Le due tragedie strozziane sono state modernamente riprodotte, in un dramma, ilFilippo Strozzidel Niccolini, e in un romanzo (qual ei si sia) di Giovanni Rosini, laLuisa Strozzi. Su «la fine della Luisa Strozzi, involta ancor oggi in profondo mistero, senza speranza di squarciare il fitto velo che la ricopre», vediL. A. Ferrai, op. cit. pag. 146-49.

389.Le due tragedie strozziane sono state modernamente riprodotte, in un dramma, ilFilippo Strozzidel Niccolini, e in un romanzo (qual ei si sia) di Giovanni Rosini, laLuisa Strozzi. Su «la fine della Luisa Strozzi, involta ancor oggi in profondo mistero, senza speranza di squarciare il fitto velo che la ricopre», vediL. A. Ferrai, op. cit. pag. 146-49.

390.Clarice, figliuola di Piero del magnifico Lorenzo de' Medici e dell'Alfonsina Orsini, rinnovava il nome della nonna. «Altiera e animosa donna» la ritrae il Varchi (Stor. fior.III,V), che alla vigilia della cacciata Medicea del 1527, va in lettiga, «come cagionevole» ch'ella era (e morì l'anno dopo) al palagio dei Medici; e rinfaccia ai due giovinastri, Ippolito e Alessandro, che ivi rappresentano indegnamente quel gran nome, come e quanto «i modi che essi hanno tenuti e tengono siano dissimili a quelli che hanno tenuti i loro maggiori»; e che «i suoi antenati avevano tanto potuto in Firenze, quanto aveva conceduto il popolo; e alla volontà di quello avevano ceduto, andandosene; e essendo richiamati dalla volontà di quello, erano altre volte ritornati: e così giudicava che fusse da fare al presente».Col nome di Clarice Medici Strozzi è fra leRime diverse di alcune nobilissime donne, raccolte daL. Domenichi(Lucca, 1559), questo madrigale patriottico a Firenze:Flora, ninfa superba,che di Dïana sprezzil'arco le reti le fontane e l'erba,non viver tanto in vezzi;chè, a te stessa increscendo,cangi la propria forma in strani lezj.Già, se il vero io comprendo,poco stimi i pastor che t'ebber cara,poco la libertà c'ognuno apprezza:tal che, la tua bellezzapigliando nova forma, or non più rarasarai, nè altrui sì cara.Di ciò mi doglio, e il mio dolor sia vano,che l'amaro tuo fin non è lontano.Madrigale che ne ricorda un altro, nel quale pur sotto imagine di donna amorosa, ma con ben altro vigor di linee e profondità di sentimento, Michelangiolo Buonarroti raffigura, com'è il titolo appostogli dal Guasti editore delle sueRime(Firenze, F. Le Monnier, 1863), «Fiorenza e gli esuli fiorentini». Versi che in sè hanno alcun che di sacro mistero, da ricordare, dell'immortale artefice, le Laurenziane figurazioni dell'agonia della patria.(Gli esuli fiorentini alla Patria)Per molti, donna, anzi per mille amanticreata fusti, e d'angelica forma.Or par che 'n ciel si dorma,s'un sol s'apropia quel ch'è dato a tanti.Ritorna a' nostri piantiil sol degli occhi tuoi, che par che schivichi del suo dono in tal miseria è nato.(La Patria agli esuli).Deh! non turbate i vostri desir santi:chè chi di me par che vi spogli e privi,col gran timor non gode il gran peccato.Chè degli amanti è men felice statoquello, ove 'l gran desir gran copia affrena,ch'una miseria di speranza piena.

390.Clarice, figliuola di Piero del magnifico Lorenzo de' Medici e dell'Alfonsina Orsini, rinnovava il nome della nonna. «Altiera e animosa donna» la ritrae il Varchi (Stor. fior.III,V), che alla vigilia della cacciata Medicea del 1527, va in lettiga, «come cagionevole» ch'ella era (e morì l'anno dopo) al palagio dei Medici; e rinfaccia ai due giovinastri, Ippolito e Alessandro, che ivi rappresentano indegnamente quel gran nome, come e quanto «i modi che essi hanno tenuti e tengono siano dissimili a quelli che hanno tenuti i loro maggiori»; e che «i suoi antenati avevano tanto potuto in Firenze, quanto aveva conceduto il popolo; e alla volontà di quello avevano ceduto, andandosene; e essendo richiamati dalla volontà di quello, erano altre volte ritornati: e così giudicava che fusse da fare al presente».

Col nome di Clarice Medici Strozzi è fra leRime diverse di alcune nobilissime donne, raccolte daL. Domenichi(Lucca, 1559), questo madrigale patriottico a Firenze:

Flora, ninfa superba,che di Dïana sprezzil'arco le reti le fontane e l'erba,non viver tanto in vezzi;chè, a te stessa increscendo,cangi la propria forma in strani lezj.Già, se il vero io comprendo,poco stimi i pastor che t'ebber cara,poco la libertà c'ognuno apprezza:tal che, la tua bellezzapigliando nova forma, or non più rarasarai, nè altrui sì cara.Di ciò mi doglio, e il mio dolor sia vano,che l'amaro tuo fin non è lontano.

Flora, ninfa superba,che di Dïana sprezzil'arco le reti le fontane e l'erba,non viver tanto in vezzi;chè, a te stessa increscendo,cangi la propria forma in strani lezj.Già, se il vero io comprendo,poco stimi i pastor che t'ebber cara,poco la libertà c'ognuno apprezza:tal che, la tua bellezzapigliando nova forma, or non più rarasarai, nè altrui sì cara.Di ciò mi doglio, e il mio dolor sia vano,che l'amaro tuo fin non è lontano.

Flora, ninfa superba,

che di Dïana sprezzi

l'arco le reti le fontane e l'erba,

non viver tanto in vezzi;

chè, a te stessa increscendo,

cangi la propria forma in strani lezj.

Già, se il vero io comprendo,

poco stimi i pastor che t'ebber cara,

poco la libertà c'ognuno apprezza:

tal che, la tua bellezza

pigliando nova forma, or non più rara

sarai, nè altrui sì cara.

Di ciò mi doglio, e il mio dolor sia vano,

che l'amaro tuo fin non è lontano.

Madrigale che ne ricorda un altro, nel quale pur sotto imagine di donna amorosa, ma con ben altro vigor di linee e profondità di sentimento, Michelangiolo Buonarroti raffigura, com'è il titolo appostogli dal Guasti editore delle sueRime(Firenze, F. Le Monnier, 1863), «Fiorenza e gli esuli fiorentini». Versi che in sè hanno alcun che di sacro mistero, da ricordare, dell'immortale artefice, le Laurenziane figurazioni dell'agonia della patria.

(Gli esuli fiorentini alla Patria)

Per molti, donna, anzi per mille amanticreata fusti, e d'angelica forma.Or par che 'n ciel si dorma,s'un sol s'apropia quel ch'è dato a tanti.Ritorna a' nostri piantiil sol degli occhi tuoi, che par che schivichi del suo dono in tal miseria è nato.

Per molti, donna, anzi per mille amanticreata fusti, e d'angelica forma.Or par che 'n ciel si dorma,s'un sol s'apropia quel ch'è dato a tanti.Ritorna a' nostri piantiil sol degli occhi tuoi, che par che schivichi del suo dono in tal miseria è nato.

Per molti, donna, anzi per mille amanti

creata fusti, e d'angelica forma.

Or par che 'n ciel si dorma,

s'un sol s'apropia quel ch'è dato a tanti.

Ritorna a' nostri pianti

il sol degli occhi tuoi, che par che schivi

chi del suo dono in tal miseria è nato.

(La Patria agli esuli).

Deh! non turbate i vostri desir santi:chè chi di me par che vi spogli e privi,col gran timor non gode il gran peccato.Chè degli amanti è men felice statoquello, ove 'l gran desir gran copia affrena,ch'una miseria di speranza piena.

Deh! non turbate i vostri desir santi:chè chi di me par che vi spogli e privi,col gran timor non gode il gran peccato.Chè degli amanti è men felice statoquello, ove 'l gran desir gran copia affrena,ch'una miseria di speranza piena.

Deh! non turbate i vostri desir santi:

chè chi di me par che vi spogli e privi,

col gran timor non gode il gran peccato.

Chè degli amanti è men felice stato

quello, ove 'l gran desir gran copia affrena,

ch'una miseria di speranza piena.

391.Di villa, Lettere di Isabella Guicciardini al marito Luigi negli anni 1535 e 1542. Per nozze Guicciardini-Martelli. Firenze, Succ. Le Monnier, 1883. Vedi in questo volume qui appresso.

391.Di villa, Lettere di Isabella Guicciardini al marito Luigi negli anni 1535 e 1542. Per nozze Guicciardini-Martelli. Firenze, Succ. Le Monnier, 1883. Vedi in questo volume qui appresso.

392.Vasari,Vite, XI, 268.

392.Vasari,Vite, XI, 268.

393.Ripeto, dopo alquanti anni, queste parole, con la speranza altresì che il Governo, ammaestrato da dolorose esperienze, cooperi efficacemente, mediante provvedimenti degni dell'onor nazionale, alla buona volontà e al sentimento gentilizio delle nostre antiche famiglie.

393.Ripeto, dopo alquanti anni, queste parole, con la speranza altresì che il Governo, ammaestrato da dolorose esperienze, cooperi efficacemente, mediante provvedimenti degni dell'onor nazionale, alla buona volontà e al sentimento gentilizio delle nostre antiche famiglie.

394.Lorenzo il Magnifico, Conferenza d'Ernesto Masi; fra quelle suLa vita italiana nel Rinascimento; Milano, Treves, 1893.

394.Lorenzo il Magnifico, Conferenza d'Ernesto Masi; fra quelle suLa vita italiana nel Rinascimento; Milano, Treves, 1893.

395.Varchi,Stor. fior., X,XXVII. All'Incisa di Valdarno, un marmoricorda:1529, Lucrezia de' Mazzanti | donna d'alto cuore | plebea | dagli amplessi aborrendo | di soldato alla patria nemico | inviolata | qui nell'Arno | annegossi nè a lei | maggiore dell'altra Lucrezia | i tempi consentirono un Bruto | e la Repubblica fiorentina | periva. || Questa memoria | dopo 309 anni | Antonio Brucalassi | poneva. Egisto Sarri, pittore del cui nome Figline si onora, raffigurava, con fedeltà storica, nelle belle matronali forme di popolana nobilissima quel femminile eroismo, in un quadro che si conserva presso il cav. Giovanni Magherini Graziani. Il capitolo VI dell'Assedio di Firenzedel Guerrazzi è intitolato «Lucrezia Mazzanti».

395.Varchi,Stor. fior., X,XXVII. All'Incisa di Valdarno, un marmoricorda:1529, Lucrezia de' Mazzanti | donna d'alto cuore | plebea | dagli amplessi aborrendo | di soldato alla patria nemico | inviolata | qui nell'Arno | annegossi nè a lei | maggiore dell'altra Lucrezia | i tempi consentirono un Bruto | e la Repubblica fiorentina | periva. || Questa memoria | dopo 309 anni | Antonio Brucalassi | poneva. Egisto Sarri, pittore del cui nome Figline si onora, raffigurava, con fedeltà storica, nelle belle matronali forme di popolana nobilissima quel femminile eroismo, in un quadro che si conserva presso il cav. Giovanni Magherini Graziani. Il capitolo VI dell'Assedio di Firenzedel Guerrazzi è intitolato «Lucrezia Mazzanti».

396.Varchi,Stor. fior., XV,XXIII. Della iscrizione latina di esso Varchi per la «Lucrezia etrusca,» vedi nell'Assediodel Guerrazzi la Nota al cit. cap. VI.

396.Varchi,Stor. fior., XV,XXIII. Della iscrizione latina di esso Varchi per la «Lucrezia etrusca,» vedi nell'Assediodel Guerrazzi la Nota al cit. cap. VI.

397.Nel cap. VII dell'Assedio, immaginando e colorendo di suo sopr'un accenno diIacopo Nardi,Istorie di Firenze, VIII,LV.

397.Nel cap. VII dell'Assedio, immaginando e colorendo di suo sopr'un accenno diIacopo Nardi,Istorie di Firenze, VIII,LV.

398.Promessi sposi, cap. VIII.

398.Promessi sposi, cap. VIII.

399.Isabella Orsini duchessa di Bracciano, Racconto diF. D. Guerrazzi.

399.Isabella Orsini duchessa di Bracciano, Racconto diF. D. Guerrazzi.

400.Nei capitoli IX e X deiPromessi Sposi.

400.Nei capitoli IX e X deiPromessi Sposi.

401.Nardi,Istorie di Firenze; IX,I.

401.Nardi,Istorie di Firenze; IX,I.

402.LeLettere spirituali e familiari diS. Caterina de' Ricciper cura di C. Guasti (Prato, 1861), e quellealla Famigliaper cura di A. Gherardi (Firenze, 1890), hanno avvivato i lineamenti umani di questa donna fiorentina del buon tempo antico, inalzata agli onori della santità. Delle altre, ben diverse, due Ricci fa cenno il Guasti a pag. VI del Proemio al suo libro. E daMarietta de' Ricci, ovvero Firenze al tempo dell'Assedio, s'intitola un coacervato di romanzesco e di erudizione, diA. AdemolloeL. Passerini; Firenze, 1811 e 1845.

402.LeLettere spirituali e familiari diS. Caterina de' Ricciper cura di C. Guasti (Prato, 1861), e quellealla Famigliaper cura di A. Gherardi (Firenze, 1890), hanno avvivato i lineamenti umani di questa donna fiorentina del buon tempo antico, inalzata agli onori della santità. Delle altre, ben diverse, due Ricci fa cenno il Guasti a pag. VI del Proemio al suo libro. E daMarietta de' Ricci, ovvero Firenze al tempo dell'Assedio, s'intitola un coacervato di romanzesco e di erudizione, diA. AdemolloeL. Passerini; Firenze, 1811 e 1845.

403.Vedi il bel libro diAntonio Favaro,Galileo Galilei e Suor Maria Celeste; Firenze, Barbèra, 1891.

403.Vedi il bel libro diAntonio Favaro,Galileo Galilei e Suor Maria Celeste; Firenze, Barbèra, 1891.

404.Sulla tomba di Maria Alinda Brunamonti Bonacci, è oggi pio doveroso ufficio aggiungere anche il suo nome.

404.Sulla tomba di Maria Alinda Brunamonti Bonacci, è oggi pio doveroso ufficio aggiungere anche il suo nome.

405.Emilia Peruzzi nata Toscanelli: anche lei passata! VediE. De Amicis,Un salotto fiorentino del secolo scorso; Firenze, G. Barbèra, 1902 Nella cappella domestica della Torre all'Antella essa fece scrivere:Dal 9 Settembre 1891, | XLIº anniversario delle nostre nozze felici, | al 27 aprile 1892, | che Firenze memore ti richiese nella sua Santa Croce, | posasti qui presso la madre | alla pia ombra del sacrario domestico, | o mio Ubaldino. || Ma se disgiunte nell'estrema quiete le ossa, | la concorde anima d'Emilia tua | tornerà a te in quell'angelico tempio | che solo amore e luce ha per confine.Ma anche la lapide, che ora in quella cappella cuopre le ossa di Lei, aspetta d'essere sollevata; e il sepolcro gentilizio di Santa Croce l'attende.

405.Emilia Peruzzi nata Toscanelli: anche lei passata! VediE. De Amicis,Un salotto fiorentino del secolo scorso; Firenze, G. Barbèra, 1902 Nella cappella domestica della Torre all'Antella essa fece scrivere:Dal 9 Settembre 1891, | XLIº anniversario delle nostre nozze felici, | al 27 aprile 1892, | che Firenze memore ti richiese nella sua Santa Croce, | posasti qui presso la madre | alla pia ombra del sacrario domestico, | o mio Ubaldino. || Ma se disgiunte nell'estrema quiete le ossa, | la concorde anima d'Emilia tua | tornerà a te in quell'angelico tempio | che solo amore e luce ha per confine.Ma anche la lapide, che ora in quella cappella cuopre le ossa di Lei, aspetta d'essere sollevata; e il sepolcro gentilizio di Santa Croce l'attende.


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