UNA MADREFAMIGLIADEL CINQUECENTO(ISABELLA SACCHETTI GUICCIARDINI)

UNA MADREFAMIGLIADEL CINQUECENTO(ISABELLA SACCHETTI GUICCIARDINI)

Carissimo Luigi, Ho aute dua vostre: alle quali risponderò brevissimo, perchè sono occupata, chè domattina, a Dio piaccendo, andiamo a buona ora in villa: e sono soprastata per conto della Simona[406]... E così andréno a Popiano[407]col nome di Dio, che gli piaccia darci grazia vi stiàno sani. E di là come potrò vi scriverrò; e come arò ordinato le cose più necessarie, vi manderò el garzone colle cose chiedete: e bisognerà rimandarlo presto, per attendere alle faccende. E se manderete un altro buono asino,condurò biada in Firenze e delle altre cose, el più si potrà, pel verno.

Non altro. A voi mi raccomando. Cristo vi guardi. Addì 5 di luglio 1535.

Isabella in Firenze.

La brigata di Messere[408]dice vuole venga sabato a otto.

(Fuori)Al magnifico signoreComessario d'ArezoLuigi Guicciardini consorte onorandoin Arezo.

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Carissimo Luigi, Ho auta con piacere la vostra de' 29 del passato, che troppo mi pareva essere istata sanza vostre lettere. La stanza[409]qui è bella e piaceci; ma ci sono caldi grandissimi, e col sole non si può uscire di casa e poca via andare, che non si sudi forte.

El grano è inbucato la maggior parte, chè cominciava a riscaldare. Del venderlo, se n'è mandato el saggio a Firenze, e farassi quanto iscrivete: a Dio piaccia se ne pigli el migliore partito, che non mi pare punto la nostra usanza.Degli asini, userò colle parole diligenzia sieno ben governi, e con più destreza potrò m'ingegnerò che loro e 'l garzone perdino poco tempo, e con some che si mantenghino.[410]Le stoviglie di legno saranno utile, se ne provederete qualcuna, per le volte[411]di qui e di Firenze: arche,[412]per ora ci è abastanza.

Parmi discorriate bene di pensare prima alla Simona che a nessuna dell'altre faccende: e pensate che io non ho altro desiderio che vederla, a' dì vostri e mia, assettata dove ella ha a stare, e a Dio piaccia aiutarcela porre in luogo ne siamo consolati.[413]Se dopo questa faccenda ci avanzerà tenpo e denari, non ci mancherà che farne.[414]

Pensate che delle cose che io conoscerò che sieno utile, che io le ricorderò a' lavoratori; ma posso poco andare veggendo, rispetto a' caldi: e pensate che la vecchiaia fa el debito suo. Di questa settimana che viene, vedrò se io potrò avere uno, e comincerò a fare rassettare qualcuna di queste cosette de' viottoli e 'l vivaio.

La Simona dice vi scriverrà. Gli occhi sua non sono ben guariti: la mattina sono rossi e grossi più che l'ordinario negli orli loro; e tutto istimo venga da superfruità e superchio di sangue mal purgato.

De' pesci non si è presi co' ritrosi,[415]perchè mi paiono questi lavoratori tanto infaccendati da sera e mattina, che io non ho volsuto affaticargli. Come aranno finito rassettare queste aie, facciàno pensiero votare el lavatoio e farlo rimondare, e pigliare e' pesci più grossi, e rimetterenvi e' piccini, perchè infatti, come dite voi, portono pericolo.[416]E venerdì mattina passato mi parve avessino una mala burasca, e non ho potuto sapere da quello si venga. La mattina a buona ora v'andò una delle nostre serve, e trovòne fuori della fonte, e assai alle prode che si lasciavono pigliare e andavano boccheggiando per la acqua. Anda'vi io a vedergli, e parvemi vi fussi di be' pesci: pigliàmone circa a dua libbre, che furono buoni. Feci molto rimore, e dimandai e' lavoratori, e pareva che tutti si maravigliassino;e dicevono che pel caldo fanno alcuna volta così, per esser assai materia al tondo del lavatoio, e nel lavarvi temono: che forse potrebbe essere; e se ogni volta vi si lavassi avenissi così, lo crederrei; ma non hanno più fatto così, nè prima nè poi.

Piero dice che de' pistacchi se n'appiccò uno: de' pini n'andò uno in su, e poi fu roso da un baco: e' fighi e' peschi dice istanno bene.

Credo certissimo che la stanza mia costì[417]v'are' fatto avanzare qualche iscudo più; se non altro la spesa di qua: chè tenere la casa aperta come bisogna non si può fare senza ispesa, come vedrete. E la iscusa della casa costì accetto per averlo inteso da altri: benchè, secondo m'è stato detto, v'è stato più brigata che non siàno noi. Pertanto che io me lo reco per una vostra buona usanza; chè siate istato in luoghi capacissimi, di casa e d'ogni altra cosa, èssene istato el simile. Possomi dolere in questo caso della natura e della fortuna: e prima della natura, che non mi fece con quelle parte a voi sufficiente;[418]e poi della fortuna, acozarci insieme. Or sia come si voglia: tutto à fatto Idio, e a lui piaccia sia con salute della anima vostra e mia. Chè a poco altro che alla Simona e questo, penso: chè oramai mi veggo presso al tempo del rendere e' conti di questo viaggio presso a finito.

Bisogna lasciare passare questi terribili caldi, e intanto sarà finito rassettare questi grani, che domani si misurerà l'utimo[419]grano; e parmi sarà questo d'Andrea circa 12 o 13 moggia. Per la prima vi potrò dare lo 'ntero di tutto.

Ora bisognerà pensare alla vendemia. Bisogna ricerchiare qualche tino; e racconciarci le botte dello aceto che ce l'ò trovato tutto guasto, no so quello s'è volsuto dire; e fare segare quel ciriegio, che benchè molte volte l'abbi ordinato non s'è fatto. Vedrò ora condurre e ordinare queste faccende, se io potrò; ma dubito che la partita mia non impedisca: perchè l'ordinare e non ci essere, non riesce; e se io avessi visto e pensato a tante cose che io ci veggo da fare, non so se io m'avessi ordinata questa gita.[420]Veggo che voi n'avete voglia, e non vorrei iscontentarvene; e se io dovessi lasciare ogni cosa andare in perdizione, e voi diliberiate che io venga, lo farò: e non potrò passarvi 15 dì che io non ritorni qui, chè ci lascerò molte cose. Ciò che mi dà più noia che altro, si è che io non ci ò una serva da lasciarci, di tenpo,[421]per 15 giorni. Messere non mi pare vogli ci rimanga la Caterina, e lei non ci vuole rimanere, perchè gli parrebbe esser troppa sola quando non ci fussi Messere.[422]Andrànose, se io vengo, tutti, prima mi parta di qua. La Simona di Messere[423]gli parve troppo caldo, e per ancora non ci è venuta, e non penso altrimenti ci venga nè qui nè costì. Di mettere qui uno per questefaccende che ci occorreranno, non veggo persona a proposito.

Del cacio s'è condotto el migliore, cioè el primaticcio, in Firenze: quello mi trovo qui non è molto bello. Arei caro sapere quante coppie ne vorresti,[424]e così indigrosso quante libbre, che lo iscierò del meglio.

Io non pensavo più a quel male, perchè non ne dicevi più nulla.... E secondo mi disse maestro Lionardo,[425]non sono da darsene pensiero.

Duolmi abbiate tante brighe co' servidori. È cosa fastidiosa, e non siate solo; chè è così per tutto. Bisogna alle volte soportare qualche cosa. Dipoi avesti Ottaviano, mi pare senpre abbiate auto che fare; faceva così in casa: ha una mala lingua, e comettitore di scandoli, e bestiale, e sanza pensare a nulla. Siàno tutti pieni di difetti: bisogna soportarsi l'un l'altro, tanto che ci morréno.

Ho fatto l'anbasciata vostra a' lavoratori. E' fighi non hanno pidocchi: so' ispenti. E' melaranci sotto la grotta ve n'è parecchi che ànno messo: quegli de' nocciuoli v'è 2, gli altri sono secchi: hogli fatti alcuna volta anaffiare.

Io non dirò per questa altro. A voi mi raccomando. Cristo vi guardi. Addì 6 d'agosto 1535.

Isabella a Popiano.

(Fuori)Al magnifico signoreComessario d'ArezoLuigi Guicciardini consorte onorandoin Arezo.

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Carissimo Luigi, Ho auto tre vostre; una de' 7, e de' 13 e 18: risponderò a tutte le cose mi paranno di più inportanza.

E prima, quanto a' vini, n'è istato qui poco per tutto. Da Ripalto e 'l Mulino non potetti averne più, per la causa vi scrissi allora; e l'uno e l'altro sono molto poveri. Apaionmi legate persone;[426]e parmi che Giovanni abbi poco el capo a starvi: e pochi giorni sono mi disse che non era el bisogno suo el podere, che dura assai fatica, e per essere in sulla strada patisce assai danni da' pecorai; e che mi voleva aiutare trovare lavoratore, io gli aiutassi trovar podere. Io gli risposi non m'impacciavo d'allogare, e che gli aspettassi voi. Dissemi che ve lo iscrivessi, acciò che a bell'agio potessi assettarvi. Dissi non ve lo iscriverrei, perchè ora non era tempo. Non l'ò poi rivisto.

Quelle vite mostravano meglio che altrove. Non so poi come s'andassi. Usossi la possibile diligenzia.

Rileggete la mia lettera, e vedrete che io vi dissi che alla botte del vecchio erono iscoppiato e' cerchi. E così l'avessi io venduto tutto, che ne serbai tanto che io pensavo, e mi riusciva, averne per insino a Pasqua e dipoi;ci avevo una bottina di stretto, che l'avevo disegnato per la serva per insino a vebraio, e restavamene 12 barili. Ma sorte volse, che iscoppiò l'utimo cerchio della botte, e la mattina si trovò tutto in terra. Pensate se mi dolfe; chè era buono, e aronne a ricomperare qualche poco, e del vecchio ho compero qualche fiasco, e alcuna volta n'ò da Firenze.

Dispiacemi assai, vi stiate con tanto disagio e fastidio quanto mi scrivete. Bisogna facciate come iscrivete che io faccia io: pigliarsi queste faccende per piacere,[427]e non si straccare el manco sia possibile, e isperare nel tempo che vola. E per tutto dove uomo si truova, in questo mondo è iscontenti; e maximo nell'età nostra,[428]che ogni cosa c'infastidisce. El tutto istà, ci riposiàno nella futura vita.

Delle legne pel forno non ho ancora fatto tagliare, rispetto a questi tenpi, che mai ci è fatto altro che piovere poi tanto tempo; e sonci tante triste vie, che non si posson condure. Somi servita di quelle crono intorno a' Casini, e della sanza che non ho seco poco obrigo, e la quercie della strada, con qualche altre cose secche; tanto ci andiàn vivendo comodamente. Non ho fatto bucati, nè atteso a inbiancare accia come soglio. Se 'l tenpo istessi qualche dì, che si potessi, farei tagliare come mi scrivete.

L'olio rinviliò lunedì passato soldi 20, come da Messere penso arete inteso, chê a lui ne scrivo. Secondo che io intendo, oggi per la acqua non s'è passata la Pesa; e pensonon vi sia istato mercato.[429]Bisognerebbe che voi dicessi, Com'è al tal pregio, datelo: perchè varia per mercato assai, e passa 2 mercati prima se n'abbi la risposta. Al fattoiano[430]ho detto quanto iscrivete; e quando el tenpo servirà,[431]non mancherà di quello potrà: chè non è mai rimaso libero di quella mano, e ispesso gli dà gran noia. Al Tozo parlai de' pali: dissemi che fra un mese vedrebbe provedergli. La gora e' pescaiuoli dal Mulino si fornì a' 21 del presente:[432]è poi venuto due piene: diconmi à provato benissimo quello s'è fatto. Ma, secondo m'è detto, quel mugnaio è tanto dappoco, che io dubito non vi mantenga quel luogo: perchè ispesso bisogna rassettar la gora; e non fa nulla. Voi arete inteso quanto sia parso a Bastiano da Enpoli da fare, circa al vivaio e la fossa.

Circa al portarsi e' lavoratori meco, non me ne posso per insino a ora dolere più che l'anno passato. E de' porci ànno conperati 3 per uno: Piero à ispeso 31 lire, e' Casini 35; sono maggiori e da farsi più grossi, a detto di questi contadini.[433]Le vostre inbasciate ho tutte fatte loro, circa lefosse e l'altre cose m'avete iscritto: e tutto mi dicon fare, e pare che loro desiderino partirsi vostro amico. Delle ghiande ci è poche per tutto: e quella[434]dal Mal fastello, che suole esser, quando n'è assai, coperta la terra, non ve n'ò mai viste un centinaio; e così quella da' capperi. Vagliono un grosso lo staio, e meglio. Io ho conperato un porcellino, che m'è costo lire 9 e soldi 12, per amazarlo questo carnovale, chi ci sarà. Chè m'è tocco di molte mele tanto cattive, che non sono da cavarne nulla; chè sono istate tanto disutile e istrane, che non sono se non per dare a' porci; e penso che le consumi, con parecchi istaia di ghiande che io ci avevo. E penso sia la carne per insalar qui; e per in Firenze potrete provedere voi, se costà sarà buono insalare.

E' tetti bisognava farli acconciare d'agosto. Poi che io ci sono, fatta fu la vendemia, mai ci è fatto altro che piovere; e non s'è ancora potuto fare s'acconcino, come el tenpo serve.[435]Gli usci non ho fatto acconciare. Nel prencipio che io ci fu', non potetti avere legnaiuolo; e poi m'è parso e' dì piccoli e male opere,[436]chè bisognava condurci legnaiuolo da Castelfiorentini o da Firenze. E bisognerebbe fare questepanche, uno uscio alla corte grande, tutte queste finestre inpannate, e molte altre cose, volendoci abitare come le persone:[437]e per sì piccola cosa[438]non m'è parso porti la spesa condurci un maestro, in questi tempi istrani. Se saréno questa istate sani, e si vegga poterci istare in pace, si potrà allora condurci un buon maestro, e a tutto dare opera; e ora avere pazienzia, come s'è fatto quest'altre volte.

Voi mi dite mandarmi iscritto di questi debitori, che dicono ànno avere; che l'arò caro: però non vo' pagare, se voi non mi dite che abbino avere. Quel di Vanozzo, intendo dice non esser pagato della vite s'ebbe da lui; da Benedetto Canbi intendo avesti non so che trave che non s'è pagata, adoperossi alla casina; Meo Giorli dice v'aiutò non so che opere, che non fu pagato: pertanto arò caro rivediate tutto, se potete; e quanto più presto, meglio, acciò possi ispedire tutte queste faccende.

Sapete che quando ci venne cotesto medico, che voi eri qui, che io vi dissi m'era parso uomo di buona qualità: e parmi esser certa che avendo e' medici nel prencipio cavato sangue a Messere, gli arebbe giovato assai, perchè l'orine sua erono rosse e torbide, e 'l viso rosso assai, e massimo come mangiava. Maestro Marcantonio istette sospeso e non volse. E' mia accidenti non accade vi dica, perchè gli sapete a punto. El lattovaro m'à fatto pigliare maestro Giovanbatista, si chiama mitridato istenperato nella malvagìa. Me l'ò trovato buono el purgarmi:[439]benchè nel pigliare isciloppi e medicine, pareva mi nocessi per allora; discostandomi poi dalle purgazione, ho vistom'erono istate buone. El mitridato ho usato la vernata; la state no.

Quanto alla vostra de' 12, non accade dirvi altro, se non el grano è cavato della buca iscema e istà bene: e l'ò tutto fatto vagliare, e porre in camera della casina, dispersé el vecchio e nuovo. Se voi volete si venda, avisate. Del vecchio s'arebbe 33 soldi, del nuovo 35. Del vecchio ve n'è qualche poco del bucato: parmi che el vagliarlo gli abbi giovato; par meglio assai. Francesco Caradori non ho visto se non una volta poi ci sono. La comessione de' pali detti al Tozo, come mi dicesti; e promisse provedergli. E' vini bianchi si sono mutati all'ordinario, e la vernaccia è quasi chiara: non mi pare molto buona quest'anno; fu anno assai migliore. El greco credo sarà buono: non è ancor chiaro.

Se Cavalcante[440]ci verrà, l'arò caro, per intendere di vostro essere: benchè, per quanto a questa mi scrivete, resto coll'animo posato, e di nuovo da Messere intendo esser seguitato el miglioramento; tanto che io penso siate al tutto libero: e così piaccia a Dio. Vero è che e' tenpi sono contrarii a riaersi, e maximo le persone di tenpo; e come dite, penso vi paia fare adagio: che è ragionevole.[441]

Quando Messere vorrà dalle monache quello mi scrivete, farò quanto bisognerà. Non posso pensare chi vi s'abbi inpedito che voi non abbiate di questa faccenda fatto a vostro modo, s'era di tanto utile quanto voi mi scrivete.

Ebbi la vostra de' 18 pel garzone andava a San Casciano; che mi fu di piacere assai, per intendere el vostro miglioramento esser seguitato tanto, che vi pare esser quasi ritornato nel vostro solito essere. Le cose mi ricordate m'ingegneròtutte exequire, quelle potrò. Ho dipoi una altra vostra de' diciotto, che mostra partirsi Cavalcante a dì 19: el che penso pel tenpo contrario non si partissi; perchè non intendo sia arrivato.

El vivaio e la fossa non si sono cominciati, rispetto a' tenpi e l'openione di Bastiano da Enpoli, come da Messere e da lui penso arete inteso. A' lavoratori ho fatto tutte le 'nbasciate vostre, delle fosse aperte, e delle ulive si rassettino e guardino gli ulivi; ma ci è istato tanti tenpi molli e rovinosi, che non si sono per ancora tocchi ulive nè guatati e' pedali per còrre o ricòrre. Oggi, che siàno all'utimo del mese, ci è bellissimo tenpo, e trae buon vento: se reggerà, si vedrà; ma non ci ò fede, chè siamo presso all'utimo della luna.[442]Se la luna nuova tornassi con questo tenpo, mi parebbe d'averci buona isperanza: e andando dicenbre e gennaio di buon tenpo, si seminerebbe dimolte cose; e forse che e' pregi del grano e biade non farebbono altro. Qui ho auto qualche chiesta del grano, e a questi tenpi se ne sare' venduto qualche staio: el che non ho fatto, perchè e Messere e Gregorio mi consigliorono si stessi qualche mercato a vedere; e così s'è fatto. Arò caro intendere l'openione vostro[443]el più presto sia possibile, perchè siàno presso a Pasqua, e apressasi el tenpo da partirsi di qui. Delle fave s'è venduto e vendesi qualche istaio;che cominciai a darle a soldi 22, e ora l'ò vendute 29, ma poche staia.

Ser Antonio[444]vi bisogna avere per iscusato, perchè à una infermità tanto crudele, che ne increscerebbe alle pietre; e ispesso si sente gridare non altrimenti si facci una donna sopra parto; è iscuro e tanto tribolato, che ispesso chiama la morte. Getta per quelle vie dell'orina tanto sangue, che, secondo mi dice la sorella, va ispesso per insino al saccone. Alcuna volta dice messa, e va per casa; non se gli vede febre. Dice essersi fatto cercare,[445]e che gli è detto non pietra ma una fistola in quelle parte; ed è possibile viva in questo martoro qualche poco di tenpo. Idio gli dia pazienzia e forteza a soportare tanta tribulazione nella quale e' mi pare sia.

Io non vo' dirvi per questa altro, chè ci ò iscritto su più giorni. Rincrescemi pure questo tanto iscrivere, e a Messere, e la Simona,[446]e opere, e grani;[447]tanto che le mia faccenduze mi vanno in disordine, e me ne istracco troppo. Pertanto abbiatemi per iscusato, se io non vi scrivo ispesso, come forse vorresti e io ancor vorrei: ma non posso tanto. A voi mi raccomando. Cristo vi guardi. Addì 30 di novenbre 1542.

Isabella a Poppiano.

(Fuori)Al magnifico Comessario di CastracaroLuigi Guicciardini consorte onorandoin Castracaro.

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Carissimo Luigi, Ho auta una vostra de' 23 del passato, e una de' 5 del presente; e in questa risponderò all'una e all'altra quanto occorrerà.

E prima, quanto alla prima, abbiàno da ringraziare Idio siate riuscito a bene e assai presto della malattia mi contate avere auta, che non pare fussi di piccola inportanza.[448]Idio senpre ne sia ringraziato. Dell'orazione per voi, non si manca; pure che Idio l'accetti: bisogna l'aiuto vostro, e sanza quello credo che altro poco vaglia etc.

Circa la gora e' pescaiuoli, non vi sono istata e non posso dirvi a punto dove si sieno.[449]Solo vi dirò che io mandai per quel mugnaio da Castelfiorentini, che ispesso veniva in Firenze a voi, che à nome Michele e chiamasi Ispina d'oro sopranome, e parmi persona molto pratica con questi fiumi e dassai persona; e lui dette el disegno dellagora e de' pescaiuoli: disse che per quest'anno non si pensassi facessi danno; e per due o tre piene, sono venute poi, ànno retto bene, e dicono che ànno fruttato bene, e riparato al danno che pareva volessi far l'acqua. Vero è che Bongianni[450]v'andò, e disse gli sare' parso da farne un altro nel mezo di dua vi sono fatti: e dipoi ebbi la vostra de' 5 del presente gliene parlai, parendomi desiderassi voi che se ne facessi un altro; e forse che lui ve n'aveva iscritto; e a lui pare che per ora non sia da fare altro e istare a vedere una altra piena. Sono testè l'acque molto girate, e' dì minori di tutto l'anno,[451]ed è da fare simili lavori per necessità. Quel maestro da Enpoli v'andò, e aprovò quello vi s'era fatto esser a proposito, e non ragionò vi bisognassi altro. Io non vi sono istata, chè sono istate le vie tanto triste, e troppo lunga a me a farla a piede. Ispesi 6 ducati d'oro d'opere e ferri e per tutto quello bisognò: e prima in dua volte ispesi 12 lire, che fu tutto gittato via; e non si può errare, avere in simil lavori parere da chi à pratica di quello che altrui à di bisogno.[452]Questo mugnaio è molto debolino d'animo d'ingegno e di cervello edi persona: e bisognerebbe tenervi uno che sempre rassettassi ora le pale e ora e' marmi; e non so come vi si pagherà, chè m'è detto è poverissimo. Io farò seco quello potrò.

Circa el grano della buca piena, sono forse 15 giorni che io la feci aprire, e cavossene tanto che v'entrò Pieretto e null'altro: cercossi tutto intorno intorno la paglia, trovossi asciutta; e andossi colle canne per insino al fondo, e per tutto si trovò asciutto. E così lo tenni 3 o 4 giorni, e ricercossi di nuovo; e trovandolo asciutto per tutto, rimessesi el cavato, e riturossi, e così s'è. Quel della buca iscema si cavò, e tutto lo feci vagliare, ed è in sul palco della camera della casina. Venduto non se n'è, perchè non ho auto bisogno di denari, e perchè e' non ci pareva perdessi istando qualche poco a vedere: arebbesene 32 e 33 soldi. Delle fave ho vendute qualche istaio, e così se ne vende, 22 soldi 28 e 26.

Sapete che io vi scrissi che Francesco di ser Cione non poteva darvi denari, e che vi darebbe terra: rileggete la mia prima lettera. Dal Pogna ebbi lire 6; da Gregorio ho auto lire 87; lire 27 ebbi da ser Antonio che gli aveva riscossi da Francesco di ser Cione, e 'l resto mi disse quanto di sopra è detto.

E' vini bianghi stanno bene: el maggior male ci sia è che sono pochi, e non buoni come sogliono. A' lavoratori ho fatto l'anbasciata vostra: dicono, gli aquai e ogni altra cosa istar bene, e che ànno cura e' bestiami no paschino dove dite. Attendono a ricòrre l'ulive; e da Sant'Andrea in qua ci è istato assai buoni tenpi: prima ci era acqua, nebbia e umido, come iscrivete esser costà.

E' lavoratori nuovi ci vennono per San Simone, che ci era Messere. Dipoi non ci è venuto quel de' Lotti; quel di Pieretto ci è istato 2 volte, e l'utima fu per Sa' Niccolò; che mi dissono fasciorono e' piantoni, perchè non temessino el freddo: dopo la vendemia seminorono certe biade usanoin que' tenpi, che è vena: ora attendono all'ulive. De' poderi vecchi per ancora non ci fanno altro. Delle pere ci fu poche: toccòmene 2 bigoncie, vendute che furono le cosime.[453]Feci conto essermi tocco, di tutte le frutte, lire 34 e soldi 10. Delle mele m'è tocche circa 40 bigoncie; ma sono tanto triste e brutte, che se ne caverà poco: honne vendute un monticello a soldi 8 la bigoncia; non l'ò ancora misurate. Del mugnaio, cercando, forse si troverebbe qualche cosa; ma non vorrei entrare in queste ragione faccende, non ci sendo voi: e così ho detto a Giovanni da Ripalto. Del lavoratore che torna dove Piero, mi pare un bel promettitore, e fassi di buono animo a far bene ogni cosa: se riuscirà a fatti, andrà bene; e a questo voi ci sarete, a Dio piaccendo: se riuscirà, n'arò piacere assai. Questo de' Lotti parla poco, e poche volte io l'ò visto: par sensata persona. Bisogna giudicare alla giornata; come dice el proverbio, Non ti conosco se io non ti maneggio: e puossi male vedere se non si pruova. Delle ulive ci è poche; el fattoiano pensa ci sia un trenta barili d'olio in questi 2 poderi. A ser Antonio feci l'anbasciata vostra, che l'ebbe cara: vive, el poverino, co molto tormento. Se ci capiterà Francesco Caradori, gli dirò quanto iscrivete: non l'ò visto se non un tratto, poi ci sono.

Quanto alla vostra de' 5, m'è istato grato lo intendere siate dello stomaco e de altre vostre indisposizione quasi al tutto rettificato; che n'ò auto piacere. A Dio piaccia conservarvi, e voi sappiatevi riguardare. Cavalcante non ho visto, benchè io abbi inteso sia istato 15 giorni in Firenze: pensate se io l'arei visto volentieri! Parmi che virincresca molto le faccende e la stanza,[454]che v'andasti così con fastidio e malvolentieri, e penso v'abbi a rincrescere tutto questo tenpo: ma vorrei che voi facessi come voi dite a me che io facci io, che voi vi pigliassi coteste faccende per piacere. Pensate voi che io abbi un gran contento e ispasso, trovarmi qui co due fanticelle, e poco altri rivedere e con altri parlare, e 'l più del tempo iscrivere, e pagare opere, e vendere, e tener conti? e tutte queste faccende rincrescono alle persone di tenpo. Bisogna in questo mondo, chi ci vuole avere contenti, pigliarsi piacere delle cose che dispiacciano, altrimenti si starebbe senpre in tormento; e pensare che 'l tenpo vola, chè siamo già al terzo di questo camino. Io vo ispesso a vedere ser Antonio; e quando io lo veggo in quelle pene, mi pare essere una signora, pensando che posso dormire e mangiare e avere qualche riposo. Pertanto, quando siàno a questo, ringraziàno Idio.

La terra della fossa tutta seminorono e' lavoratori, come lo dissi loro: el bottino non si rienpie per esser seminato sopra la terra l'aveva a rienpiere; e se io l'avessi a fare, vi porrei qualche cosa in quella buca: e volendo voi pure che la fossa si facci, bisognerà lasciare ire el grano. La fonte getta dimolta acqua, quasi a bocca d'un mezo barile, e 'l lavatoio senpre trabocca, e pare istrano esser tanto basso, per esservi assai acqua; e 'l vivaio si mantiene pieno: credo che meglio si raccorrebbe la vena della acqua, quando non fussi tanta dovizia.

Quando Bongianni farà fare la buca iscrivete, pagarò l'opere. E' pali non si sono auti: el Tozo mi disse gli provederebbe,ma che non si tagliono per insino a gienaio; e così intendo dal fattore di Cavalcante, che n'à a provedere per Bongianni. Io non ho conperato legne, e ho fatto fare di queste pel podere, e quando si tagliò pe' pali di Vergignio[455]certi resti, e pel forno quelle mi scrivesti, e non patisco: chè el tenpo è in modo, si può ire a torno. Del vino, ho fatto venire da Firenze di quel di Paterno, che era bonissimo, e alcuna volta n'ò conperato a Montagnana: e ingegnerommi patire manco che io potrò.

E per questa non voglio dirvi altro: chè è tardi, e ancora ho a cenare. A voi mi raccomando. El Signore sano vi conservi. Addì 12 di dicenbre 1542.

Isabella a Poppiano.

La stima de' porci venduti si scontrò con quella mandasti. Per la vostra de' 7 di novenbre, mi dite mandarmi, come vi sentivi meglio, e' conti di questi che dicono avere aver da voi: che è questo di Vanozo per conto della vite; e intendo avete a pagare un legno s'ebbe da Benedetto Canbi, che si misse nella casina; Meo Giorli dice gli avete a pagare una opera; el fabro dice gli avete a pagare 2 libbre d'aguti e certo vino dette alla Maria, che è un pezo io pensavo l'avessi pagato. Arei caro intendere da voi se tutti questi ànno avere quanto vi scrivo: sono piccola cosa, e a tutti sodisfarò, chè penso sieno tutte cose dimenticate: e chi à avere la pensa forse altrimenti; e non è bene. Pertanto arei caro, el più presto potete me ne dessi notizia: perchè oramai sare' tempo di ritornare in Firenze; chè siàno a Pasqua, e le faccende sono presso a finite. Per di qui sabato saranno finito e' tetti; che erono condotti inmodo, mi costerà 3 ducati o meglio questo lavoro, tra calcina, tegoli e mezane, e opere; ma staranno bene. Ser Antonio è istato da domenica in qua un po' meglio, e istamani à detto messa; e raccomandasi a voi.

A' 13 ho fatta questa agiunta.

(Fuori)Al magnifico signoreComessario di CastracaroLuigi Guicciardini consorte onorandoin Castracaro.

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Carissimo Luigi, Ho aute 3 vostre, che non risponderò per ora a quelle. Solo vi dirò come domani sarà otto giorni che io tornai da Popiano: e là su mi governai, co riposo e buona vita, con pollo pesto e istillato; e migliorai tanto che parve a Messere e a Bongianni che io ne venissi, pensando se l'accidente mi fussi ritornato, sarei istato in piggior grado.[456]E se ser Antonio fussi istato sano, o vi fussiistato un altro buon religioso apresso, mi mettevo a ristio ancora per qualche giorno: ma non vi esendo, mi lasciaiconsigliare. E pensate che el travaglio del partire, e la mutazione della aria, e molte visitazione, mi parse fermassi el miglioramento. E istommi così trista per camera, come molte volte m'avete vista, con deboleza di capo, occupazione di cuore (e non ci è ordine lo possi con nulla vincere), debilità di matrice; che el corpo la ganba e 'l cuore, tutto questo lato manco, mi sento travagliato; con poco gusto del cibo: el vino mi piace, e assai ne piglio conforto; e sono buoni, come da Cavalcante intenderete, che tutti di villa e di Firenze gli ha asaggiati, bianghi e vermigli. E quando lui arrivò a Poppiano, istavo bene, e meglio m'ero sentita che io fussi istata un pezo, come da lui intenderete; tanto che io ispesso pensavo che le natura facessi in questa età suo isforzo: caminavo legiermente, e dormivo benissimo e mangiavo, e così ogni altra mia operazione, assai meglio che l'anno passato. La sera che Cavalcante arrivò, la mattina tutta cominciai andar sozopra. Vero è che el tenpo si mutò, e féssi freddo grande; e benchè io avessi de' panni, lo sentivo assai al capo e tutta la persona.

Mandai per maestro Giovanbatista per dirgli e' mia difetti: e quando ci venne, disse volermi vedere cor un poco d'agio, chè aveva faccenda; per allora non volse badare, chè aveva faccenda: non l'ò poi visto, e non me ne sono curata, per tanto istia posata qualche dì, che possi megliogiudicare e' mia difetti. Farò che ci verrà: e se vedete costì el vostro medico, intendete da lui quello gliene pare. E così doverresti parlargli per conto della Simona e di Pierantonio; chè l'ò trovata sì grassa, che vi so dire l'acqua della Porretta non la disecca. Pierantonio si sta come si suole...

Voi mi dite v'avisi quello vale la carne; che n'ò parlato con Cecco dalle porte: dicemi costerà lire 10½ a tòrla dal beccaio. Pertanto che a me parebbe ne insalassi costì 4 peze più che so ne insalerete per voi, valendo quello m'avete iscritto. Mi pare migliore ispesa far così: per in villa s'insalerà quel porcello conperai, che sarà 150 libbre o circa.

El grano vecchio non se n'è venduto, e non se ne troverrà più che 24 e 25 soldi lo staio, perchè ogni cosa è rinviliato. L'olio Messere n'à venduto 20 barili, lire 7 soldi 2.

Non dirò per questa altro. A voi mi raccomando. Cristo vi guardi e sano vi conservi. Addì 9 di gennaio 1542.[457]

Isabella in Firenze.

Ritenuta[458]per insino a stasera, che ho auta la vostra degli otto, che m'è istata gratissima: duolmi solo lo intendere abbiate auto iscesa[459]già 2 notte. Avisate ispesso come istate. Da Cavalcante intenderete di mio essere. E la Simona e la Caterina[460]ci sono istate da poi tornai. Io non insaleròqui carne, come da Cavalcante intenderete; e così del tagliare le legne a Poppiano: e darete aviso di quello vi paia da fare e quando. Non dirò altro. Attendete a riguardarvi, e così farò io. Idio ci dia grazia ci rivegiàno sani.

(Fuori)Al magnifico signoreComessario di CastracaroLuigi Guicciardini consorte onorandoin Castracaro.


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