453.Sorta di pera autunnale.
453.Sorta di pera autunnale.
454.l'uffizio e la dimora, in Castrocaro di Romagna dov'era Commissario.
454.l'uffizio e la dimora, in Castrocaro di Romagna dov'era Commissario.
455.Il torrente, del quale vedi a pag. 260 in nota.
455.Il torrente, del quale vedi a pag. 260 in nota.
456.Questo suo male, che in altre lettere chiama «l'accidente grande», o «quel mal grande», e che ogni tanto l'assaliva con maggior violenza che «que' piccoli», le aveva disturbato gli ultimi giorni di villa. Sentiamolo da alcune delle lettere che ne scriveva, fra il 19 e il 25 dicembre, al figliuolo Niccolò in Firenze: «yhs. Carissimo figliuolo, Ieri vi scrissi di mio essere: dipoi mi so' istata all'usato, e istòmi volentieri nel letto calda; se io mi lievo, mi sento le ganbe debole; e' polsi s'alterano, e non potrei istar troppo levata; mangio bene e non dormo male. Da domenica in qua non ho auto accidente d'inportanza, salvo che in questo levarmi; chè se io istessi alla dura, dubito non venissi: e qualche volta mi sento, come altre volte ho fatto, certo freddo nel capo tra l'osso e 'l cervello. Io pensavo esser oggi guarita, e potere fare le mie faccende: e in fatti e' non mi riesce. Non so come farò; non posso indovinare quello s'abbi a essere: o indrieto o inanzi. Ma quando io penso esser ne' 62 anni, mi fa pensare a più cose. Qui è istato oggi un tenpo terribile, e 'l maggior vento mi paia mai averci sentito, e rotti tegoli enbrici e rovinato e iscomesso ciò che in 15 giorni s'era assettato; e bisognerà da capo rifarsi. El fattoiano mi dice che parendovi da dare l'olio per uno ducato, crede arebbe uno che lo torre' tutto; benchè a San Casciano non valse tanto: domani s'intenderà quello che farà. Non dirò altro. A voi mi raccomando, e pregate Idio per me. El Signore sano voi conservi. Addì 22 di dicenbre 1542. Isabella a Poppiano. (Fuori:Egregio dottore messer Niccolò Guicciardini figliuolo carissimo, in Firenze).» E due giorni dipoi: «yhs. Carissimo figliuolo, Ebbi la vostra, e per quella mi dite che bisognando verrete voi, la Caterina, la Simona: e lo credo, e sonne certa, e tutti vi ringrazio, e bisognando vi si farà intendere. Dammi noia alcuna volta questo battito al cuore, e qualche triemito; e se non fussi questo freddo, mi starei alcuna volta levata. Se accadrà cosa che inporti, vi si farà intendere, se non fussi qualche cosa istrana che l'uomo non pensassi; io non so indovinare. Penso, se 'l tenpo mi serve, venirne presto, e farassi un poco di senprice cataletto, chè la lettina non sono usa; e forse potrei migliorare di sorte torrei la mula....» E in poscritta, non dimenticando mai la masserizia: «Voi non avete risposto dello olio.» Se non che la famiglia, inquieta, insisteva perch'ella si rimettesse in città. E la buona massaia, che pure aveva scritto «.... istommi così tristerella, e pensate che del tornare io me ne istruggo, e ch'io vorrei esser costì», a quelle insistenze, mezza scorruccita, replicava: «yhs. Carissimo figliuolo etc. È vero che ieri e oggi mi sono istata comodamente, come vi scrissi, e non bisognava pigliassi briga venire; perchè bisognando che io me ne venissi, ci è Bongianni e Cavalcante che tutto potrebbono ordinare; e benchè voi vegnate domani, mi sarà tranbusto e non piccolo, esser a ordine giovedì. E pensate che questo avere ogni dì a pensare a nuova fantasia e iscrivere, non mi giova niente. Io farò quello potrò, e Idio m'aiuti: di venire o non venire, la rimetto in voi. Sono tenpi freddi, e voi non siate molto gagliardo; non vorrei avessi disagio e malassi: chè infatti inporta più e' casi vostri che el mio. Io non posso sapere se 'l miglioramento s'andrà inanzi o indrieto, perchè di sana vedete come mi fa: e pensate che io arei più caro esser malata costì che qui: ma poi che la mia sorte vuole così, bisogna pigliare que' partiti che altri pensa sieno meglio, sanza tanto tribolarsi. Io non vo' più tanto iscrivere e leggere, e fate di me quel che vi pare; chè un sano, faccendo a questo modo, amalerebbe. Non altro. Cristo vi guardi. Addì 25 di dicenbre 1542. Isabella a Poppiano.» Ma il corruccio della massaia si sente, dalla lettera al marito, aver presto ceduto il luogo all'affetto materno, riconoscente verso le premure e le apprensioni del suo caro Messere e delle giovani spose, che l'avean rivoluta in Firenze.
456.Questo suo male, che in altre lettere chiama «l'accidente grande», o «quel mal grande», e che ogni tanto l'assaliva con maggior violenza che «que' piccoli», le aveva disturbato gli ultimi giorni di villa. Sentiamolo da alcune delle lettere che ne scriveva, fra il 19 e il 25 dicembre, al figliuolo Niccolò in Firenze: «yhs. Carissimo figliuolo, Ieri vi scrissi di mio essere: dipoi mi so' istata all'usato, e istòmi volentieri nel letto calda; se io mi lievo, mi sento le ganbe debole; e' polsi s'alterano, e non potrei istar troppo levata; mangio bene e non dormo male. Da domenica in qua non ho auto accidente d'inportanza, salvo che in questo levarmi; chè se io istessi alla dura, dubito non venissi: e qualche volta mi sento, come altre volte ho fatto, certo freddo nel capo tra l'osso e 'l cervello. Io pensavo esser oggi guarita, e potere fare le mie faccende: e in fatti e' non mi riesce. Non so come farò; non posso indovinare quello s'abbi a essere: o indrieto o inanzi. Ma quando io penso esser ne' 62 anni, mi fa pensare a più cose. Qui è istato oggi un tenpo terribile, e 'l maggior vento mi paia mai averci sentito, e rotti tegoli enbrici e rovinato e iscomesso ciò che in 15 giorni s'era assettato; e bisognerà da capo rifarsi. El fattoiano mi dice che parendovi da dare l'olio per uno ducato, crede arebbe uno che lo torre' tutto; benchè a San Casciano non valse tanto: domani s'intenderà quello che farà. Non dirò altro. A voi mi raccomando, e pregate Idio per me. El Signore sano voi conservi. Addì 22 di dicenbre 1542. Isabella a Poppiano. (Fuori:Egregio dottore messer Niccolò Guicciardini figliuolo carissimo, in Firenze).» E due giorni dipoi: «yhs. Carissimo figliuolo, Ebbi la vostra, e per quella mi dite che bisognando verrete voi, la Caterina, la Simona: e lo credo, e sonne certa, e tutti vi ringrazio, e bisognando vi si farà intendere. Dammi noia alcuna volta questo battito al cuore, e qualche triemito; e se non fussi questo freddo, mi starei alcuna volta levata. Se accadrà cosa che inporti, vi si farà intendere, se non fussi qualche cosa istrana che l'uomo non pensassi; io non so indovinare. Penso, se 'l tenpo mi serve, venirne presto, e farassi un poco di senprice cataletto, chè la lettina non sono usa; e forse potrei migliorare di sorte torrei la mula....» E in poscritta, non dimenticando mai la masserizia: «Voi non avete risposto dello olio.» Se non che la famiglia, inquieta, insisteva perch'ella si rimettesse in città. E la buona massaia, che pure aveva scritto «.... istommi così tristerella, e pensate che del tornare io me ne istruggo, e ch'io vorrei esser costì», a quelle insistenze, mezza scorruccita, replicava: «yhs. Carissimo figliuolo etc. È vero che ieri e oggi mi sono istata comodamente, come vi scrissi, e non bisognava pigliassi briga venire; perchè bisognando che io me ne venissi, ci è Bongianni e Cavalcante che tutto potrebbono ordinare; e benchè voi vegnate domani, mi sarà tranbusto e non piccolo, esser a ordine giovedì. E pensate che questo avere ogni dì a pensare a nuova fantasia e iscrivere, non mi giova niente. Io farò quello potrò, e Idio m'aiuti: di venire o non venire, la rimetto in voi. Sono tenpi freddi, e voi non siate molto gagliardo; non vorrei avessi disagio e malassi: chè infatti inporta più e' casi vostri che el mio. Io non posso sapere se 'l miglioramento s'andrà inanzi o indrieto, perchè di sana vedete come mi fa: e pensate che io arei più caro esser malata costì che qui: ma poi che la mia sorte vuole così, bisogna pigliare que' partiti che altri pensa sieno meglio, sanza tanto tribolarsi. Io non vo' più tanto iscrivere e leggere, e fate di me quel che vi pare; chè un sano, faccendo a questo modo, amalerebbe. Non altro. Cristo vi guardi. Addì 25 di dicenbre 1542. Isabella a Poppiano.» Ma il corruccio della massaia si sente, dalla lettera al marito, aver presto ceduto il luogo all'affetto materno, riconoscente verso le premure e le apprensioni del suo caro Messere e delle giovani spose, che l'avean rivoluta in Firenze.
457.Di stile fiorentino.
457.Di stile fiorentino.
458.Ciò che segue è in foglio a parte o, come dicevano, polizzino.
458.Ciò che segue è in foglio a parte o, come dicevano, polizzino.
459.costipazione, infreddatura, reuma: e dicevanoscesa, perchè si credeva che il catarro scendesse dal capo nelle altre membra.
459.costipazione, infreddatura, reuma: e dicevanoscesa, perchè si credeva che il catarro scendesse dal capo nelle altre membra.
460.La figliuola e la nuora.
460.La figliuola e la nuora.
461.NelleCarte Strozzianedel R. Archivio di Stato in Firenze. Vedine l'Inventario, pubblicato per cura della R. Soprintendenza degli Archivi Toscani.
461.NelleCarte Strozzianedel R. Archivio di Stato in Firenze. Vedine l'Inventario, pubblicato per cura della R. Soprintendenza degli Archivi Toscani.
462.Vedi nella seguente pagina l'Alberetto, che non sarà inopportuno alla migliore intelligenza delle Lettere di madonna Isabella.
462.Vedi nella seguente pagina l'Alberetto, che non sarà inopportuno alla migliore intelligenza delle Lettere di madonna Isabella.