NOTE

NOTE

300.Ricordi storici de'Rinuccini; Firenze, 1840; pag.CXXI-XXII. Pei particolari delle feste di San Giovanni al tempo della Repubblica, vediCesare Guasti,Le feste di San Giovanni Batista in Firenze; Firenze, Loescher e Bocca, 1884.

300.Ricordi storici de'Rinuccini; Firenze, 1840; pag.CXXI-XXII. Pei particolari delle feste di San Giovanni al tempo della Repubblica, vediCesare Guasti,Le feste di San Giovanni Batista in Firenze; Firenze, Loescher e Bocca, 1884.

301.Nella VIIª fra leElegiaedelPoliziano, a pag. 238-248 delle suePoesie latine e grechepubblicate per mia cura; Firenze, G. Barbèra, 1867.

301.Nella VIIª fra leElegiaedelPoliziano, a pag. 238-248 delle suePoesie latine e grechepubblicate per mia cura; Firenze, G. Barbèra, 1867.

302.Vedi nel cit. volume dellePoesie latinedelPoliziano, a pag. 145-147.

302.Vedi nel cit. volume dellePoesie latinedelPoliziano, a pag. 145-147.

303.Di Bartolommeo Scala, l'epitaffio in nome del padre di lei; che riferii, con altra epigrafe, nel cit. volume polizianesco a pag. 145. Di Naldo Naldi,Eulogium in Albieram Albitiam morientem, ad Sismundum Stupham eius sponsum, e una sequela di epitaffi. Di Ugolino Verini,in Albieram. Di Alessandro Bracci,Epigrammata in Albieram Masi Albitii filiam, puellam formosissimam, immatura morte peremptam. E adespoti, più altri epitaffi, epigrammi, ec. E poi in prosa, epistole consolatorie allo sposo, di Marsilio Ficino, di Carlo Marsuppini,.... Da farne, insomma, un volume, se meritasse la pena, compulsando i codici Laurenziani (sulla scorta delCatalogusdel Bandini), e un Corsiniano 582, e iCarmina illustrium poetarum italorum(Florentiae, 1719-1726).Nel Catasto fiorentino del 1470 (San Giovanni, Chiave, c. 199) questa è la «portata» di «Maso di Luca di messer Maso, malsano, di anni 42: madonna Caterina sua donna, gravida, d'anni 30; Luca suo figliuolo, d'anni 14;Albera sua figliuola; Maria sua figliuola; Danora sua figliuola; Bartolomea sua figliuola; Lisabetta sua figliuola; Giovanna sua figliuola». E nelLibro dei mortidal 1457 al 1501: «L'Albiera di Tommaso di Luca degli Albizi, riposta in San Piero Maggiore, a dì 15 di luglio 1473». (Archivio fiorentino di Stato).

303.Di Bartolommeo Scala, l'epitaffio in nome del padre di lei; che riferii, con altra epigrafe, nel cit. volume polizianesco a pag. 145. Di Naldo Naldi,Eulogium in Albieram Albitiam morientem, ad Sismundum Stupham eius sponsum, e una sequela di epitaffi. Di Ugolino Verini,in Albieram. Di Alessandro Bracci,Epigrammata in Albieram Masi Albitii filiam, puellam formosissimam, immatura morte peremptam. E adespoti, più altri epitaffi, epigrammi, ec. E poi in prosa, epistole consolatorie allo sposo, di Marsilio Ficino, di Carlo Marsuppini,.... Da farne, insomma, un volume, se meritasse la pena, compulsando i codici Laurenziani (sulla scorta delCatalogusdel Bandini), e un Corsiniano 582, e iCarmina illustrium poetarum italorum(Florentiae, 1719-1726).

Nel Catasto fiorentino del 1470 (San Giovanni, Chiave, c. 199) questa è la «portata» di «Maso di Luca di messer Maso, malsano, di anni 42: madonna Caterina sua donna, gravida, d'anni 30; Luca suo figliuolo, d'anni 14;Albera sua figliuola; Maria sua figliuola; Danora sua figliuola; Bartolomea sua figliuola; Lisabetta sua figliuola; Giovanna sua figliuola». E nelLibro dei mortidal 1457 al 1501: «L'Albiera di Tommaso di Luca degli Albizi, riposta in San Piero Maggiore, a dì 15 di luglio 1473». (Archivio fiorentino di Stato).

304.Quel giovenile matrimonio è registrato nel Catasto fiorentino del 1469-70 (Santa Maria Novella, Unicorno, II, c. 213): «Marco di Piero di Giuliano Vespucci, d'età d'anni XVI. Simonetta di messer Guasparri Catani sua donna, d'anni XVI». Taluno ha dubitato dell'età di questo marito: ma il confronto con altre portate ai Catasti (del 58, dell'80, del 95) comprova che Marco Vespucci era proprio natonel 1453. Dalla Simonetta non apparisce aver avuto figliuoli; sì dalla seconda moglie, che fu nel 1478 Costanza Capponi.

304.Quel giovenile matrimonio è registrato nel Catasto fiorentino del 1469-70 (Santa Maria Novella, Unicorno, II, c. 213): «Marco di Piero di Giuliano Vespucci, d'età d'anni XVI. Simonetta di messer Guasparri Catani sua donna, d'anni XVI». Taluno ha dubitato dell'età di questo marito: ma il confronto con altre portate ai Catasti (del 58, dell'80, del 95) comprova che Marco Vespucci era proprio natonel 1453. Dalla Simonetta non apparisce aver avuto figliuoli; sì dalla seconda moglie, che fu nel 1478 Costanza Capponi.

305.Vivebam, fato sum rapta Albiera; coniuxSismundus vitam reddidit en iterum:Nam faciem et claram caelato marmore formam,Ingenium et mores carmine, restituit.

305.

Vivebam, fato sum rapta Albiera; coniuxSismundus vitam reddidit en iterum:Nam faciem et claram caelato marmore formam,Ingenium et mores carmine, restituit.

Vivebam, fato sum rapta Albiera; coniuxSismundus vitam reddidit en iterum:Nam faciem et claram caelato marmore formam,Ingenium et mores carmine, restituit.

Vivebam, fato sum rapta Albiera; coniux

Sismundus vitam reddidit en iterum:

Nam faciem et claram caelato marmore formam,

Ingenium et mores carmine, restituit.

306.Sui ritratti della Simonetta, non che sulla interpetrazione dellaPrimaveradel Botticelli, vennero riassunte autorevolmente le diverse e disputate opinioni daI. B. Supino,Sandro Botticelli(Firenze, Alinari-Seeber, 1900), pag. 31-37, 69-82. Cfr. ancheE. Müntz,Histoire de l'Art pendant la Renaissance, II (Italie, L'âge d'or), pag. 636-38, 641; Paris, 1891.

306.Sui ritratti della Simonetta, non che sulla interpetrazione dellaPrimaveradel Botticelli, vennero riassunte autorevolmente le diverse e disputate opinioni daI. B. Supino,Sandro Botticelli(Firenze, Alinari-Seeber, 1900), pag. 31-37, 69-82. Cfr. ancheE. Müntz,Histoire de l'Art pendant la Renaissance, II (Italie, L'âge d'or), pag. 636-38, 641; Paris, 1891.

307.I soliti epitaffi, come per l'Albiera, ed epigrammi latini: di Piero Dovizi da Bibbiena, di Tommaso Baldinotti pistoiese, di Francesco Borsellini, nel cit. codice Corsiniano. E poi: unaElegia di Bernardo Pulci fiorentino, della morte della diva Simonetta, a Iuliano de' Medici; e dello stesso Bernardo un sonetto petrarchevole,La diva Simonetta a Iulian de' Medici; e di un veronese Francesco Nursio Timideo, pur terzine elegiache intitolate latinamenteCarmen austerum in funere Symonettae Vespucciae florentinae, ad illustrissimum Alphonsum Calabriae ducem: da vedere nello scritto diA. Neri,La Simonetta, nelGiornale storico della letteratura italiana; vol. V, 1885, pag. 131-147, riassunto nell'Illustrazione Italiana, n.º 13 del 1886.

307.I soliti epitaffi, come per l'Albiera, ed epigrammi latini: di Piero Dovizi da Bibbiena, di Tommaso Baldinotti pistoiese, di Francesco Borsellini, nel cit. codice Corsiniano. E poi: unaElegia di Bernardo Pulci fiorentino, della morte della diva Simonetta, a Iuliano de' Medici; e dello stesso Bernardo un sonetto petrarchevole,La diva Simonetta a Iulian de' Medici; e di un veronese Francesco Nursio Timideo, pur terzine elegiache intitolate latinamenteCarmen austerum in funere Symonettae Vespucciae florentinae, ad illustrissimum Alphonsum Calabriae ducem: da vedere nello scritto diA. Neri,La Simonetta, nelGiornale storico della letteratura italiana; vol. V, 1885, pag. 131-147, riassunto nell'Illustrazione Italiana, n.º 13 del 1886.

308.VediLa Giostra di Giuliano, nel mio libroFlorentia(Firenze, Barbèra, 1897) a pag. 391-393.

308.VediLa Giostra di Giuliano, nel mio libroFlorentia(Firenze, Barbèra, 1897) a pag. 391-393.

309.«In Simonettam», a pag. 149-150 della cit. mia edizione dellePoesie latine e greche. Quello nel quale «Iulii est sententia a me versibus inclusa» dice così:Aspice ut exiguo capiatur marmore quicquidmortali possit a superis tribui.Hic Simonetta iacet, cuius mortalia cunctaconcipere immensum non poterant animum:quam neque mors potuit visa exterrere, Deumquemox petiit cui se nympha dedit moriens.

309.«In Simonettam», a pag. 149-150 della cit. mia edizione dellePoesie latine e greche. Quello nel quale «Iulii est sententia a me versibus inclusa» dice così:

Aspice ut exiguo capiatur marmore quicquidmortali possit a superis tribui.Hic Simonetta iacet, cuius mortalia cunctaconcipere immensum non poterant animum:quam neque mors potuit visa exterrere, Deumquemox petiit cui se nympha dedit moriens.

Aspice ut exiguo capiatur marmore quicquidmortali possit a superis tribui.Hic Simonetta iacet, cuius mortalia cunctaconcipere immensum non poterant animum:quam neque mors potuit visa exterrere, Deumquemox petiit cui se nympha dedit moriens.

Aspice ut exiguo capiatur marmore quicquid

mortali possit a superis tribui.

Hic Simonetta iacet, cuius mortalia cuncta

concipere immensum non poterant animum:

quam neque mors potuit visa exterrere, Deumque

mox petiit cui se nympha dedit moriens.

310.VediAlcune prose di Lorenzo de' Medici per dichiarazione e storia de' suoi Sonetti e delle Canzoni, nel volumetto (Firenze, Barbèra, 1859) dellePoesiediL. de' M.per cura di G. Carducci; a pag. 35 e segg.

310.VediAlcune prose di Lorenzo de' Medici per dichiarazione e storia de' suoi Sonetti e delle Canzoni, nel volumetto (Firenze, Barbèra, 1859) dellePoesiediL. de' M.per cura di G. Carducci; a pag. 35 e segg.

311.Carte Medicee avanti il principato(nell'Archivio fiorentino di Stato), filzaXXXIII: lettere da Firenze di Piero Vespucci, suocero della Simonetta, al magnifico Lorenzo a Pisa, che gli aveva mandato il suo proprio medico.18 aprile 1476— .... La Simonetta si sta quasi nelli medesimi termini che quando Voi partisti, et poco v'è di meglioramento. Attendevisi et per maestro Stefano et per ogni homo cum diligenzia, et così sempre si farà....20 aprile.— .... Pochi dì fa vi scrissi e avvisa'vi del male di Simonetta; el quale, per grazia di Dio, e per virtù di maestro Stefano mediante Voi, è alquanto meglio, chè à meno febre e meno rimessione, ed à meno afanno del petto, mangia meglio e dorme meglio: e per quanto dicano e' medici, el male suo sarà lungo, e pochi rimedi ocorre fare, se none buono governo. E sendo stato cagione di questo bene, tutti noi e sua madre, che è a Piombino, asai vi ringrazia e ubrigati vi siamo della dimostrazione avete fatto di questo suo male; e non volendo peccare nella ingratitudine verso el maestro, di nollo tenere qui quanto potrebe durare el male, e anche nonn è molto neciesario, e anche perchè non potremo sodisfare con pagamento tale obrigo per la imposibilità nostra; e per tanto vi priego mandiate per detto maestro Stefano, e avisate quello se gli à a dare, che venerdì santo venne. E noi senpre siamo presti a fare ogni cosa dove richiede el debito nostro, e masime avendo riguardo a conservare ogni vostro onore, come questo e ogni altro. Aspetterò da voi aviso, e tanto seguiremo....26 aprile.— Magnifice ac praestantissime vir, compater honorandissime ec. Scripsivi nelli giorni passati del melioramento della Simonetta, el quale invero non ha perseverato come io credetti et come saria stato nostro desiderio. Questa notte sono stati alla disputa maestro Stephano et maestro Moyse, di darle una medicina; la quale concluseno doverseli dare, et così le hanno data. Non si pò ancora comprendere che fructo farà: Dio voglia che facci quanto desideriamo! Et perchè altra volta io vi scripsi della incomodità mia circa alla mercè et salario di maestro Stefano, et da voi non ho risposta alcuna, non m'è parso pigliare partito alcuno; et ancora per otto giorni lo stare suo mi piace, chè pure in questo termine si doverà vedere quello debba sequire: benchè non limito detto termine, se non cum conditione che la intenzione vostra sia così; di che mi sarà caro due versi di risposta di vostro parere. Questi medici sono del male suo discordi: maestro Stephano dice, epsa non essere nè etica nè tisica, et maestro Moyse tiene el contrario: non so chi meglio sene vede. Raccomandomi alla M. V. Florentiae, xxij aprelisMCCCCLXXVI. M.tie V. quicquid est Petrus Vespuccius eques.

311.Carte Medicee avanti il principato(nell'Archivio fiorentino di Stato), filzaXXXIII: lettere da Firenze di Piero Vespucci, suocero della Simonetta, al magnifico Lorenzo a Pisa, che gli aveva mandato il suo proprio medico.

18 aprile 1476— .... La Simonetta si sta quasi nelli medesimi termini che quando Voi partisti, et poco v'è di meglioramento. Attendevisi et per maestro Stefano et per ogni homo cum diligenzia, et così sempre si farà....20 aprile.— .... Pochi dì fa vi scrissi e avvisa'vi del male di Simonetta; el quale, per grazia di Dio, e per virtù di maestro Stefano mediante Voi, è alquanto meglio, chè à meno febre e meno rimessione, ed à meno afanno del petto, mangia meglio e dorme meglio: e per quanto dicano e' medici, el male suo sarà lungo, e pochi rimedi ocorre fare, se none buono governo. E sendo stato cagione di questo bene, tutti noi e sua madre, che è a Piombino, asai vi ringrazia e ubrigati vi siamo della dimostrazione avete fatto di questo suo male; e non volendo peccare nella ingratitudine verso el maestro, di nollo tenere qui quanto potrebe durare el male, e anche nonn è molto neciesario, e anche perchè non potremo sodisfare con pagamento tale obrigo per la imposibilità nostra; e per tanto vi priego mandiate per detto maestro Stefano, e avisate quello se gli à a dare, che venerdì santo venne. E noi senpre siamo presti a fare ogni cosa dove richiede el debito nostro, e masime avendo riguardo a conservare ogni vostro onore, come questo e ogni altro. Aspetterò da voi aviso, e tanto seguiremo....26 aprile.— Magnifice ac praestantissime vir, compater honorandissime ec. Scripsivi nelli giorni passati del melioramento della Simonetta, el quale invero non ha perseverato come io credetti et come saria stato nostro desiderio. Questa notte sono stati alla disputa maestro Stephano et maestro Moyse, di darle una medicina; la quale concluseno doverseli dare, et così le hanno data. Non si pò ancora comprendere che fructo farà: Dio voglia che facci quanto desideriamo! Et perchè altra volta io vi scripsi della incomodità mia circa alla mercè et salario di maestro Stefano, et da voi non ho risposta alcuna, non m'è parso pigliare partito alcuno; et ancora per otto giorni lo stare suo mi piace, chè pure in questo termine si doverà vedere quello debba sequire: benchè non limito detto termine, se non cum conditione che la intenzione vostra sia così; di che mi sarà caro due versi di risposta di vostro parere. Questi medici sono del male suo discordi: maestro Stephano dice, epsa non essere nè etica nè tisica, et maestro Moyse tiene el contrario: non so chi meglio sene vede. Raccomandomi alla M. V. Florentiae, xxij aprelisMCCCCLXXVI. M.tie V. quicquid est Petrus Vespuccius eques.

18 aprile 1476— .... La Simonetta si sta quasi nelli medesimi termini che quando Voi partisti, et poco v'è di meglioramento. Attendevisi et per maestro Stefano et per ogni homo cum diligenzia, et così sempre si farà....

20 aprile.— .... Pochi dì fa vi scrissi e avvisa'vi del male di Simonetta; el quale, per grazia di Dio, e per virtù di maestro Stefano mediante Voi, è alquanto meglio, chè à meno febre e meno rimessione, ed à meno afanno del petto, mangia meglio e dorme meglio: e per quanto dicano e' medici, el male suo sarà lungo, e pochi rimedi ocorre fare, se none buono governo. E sendo stato cagione di questo bene, tutti noi e sua madre, che è a Piombino, asai vi ringrazia e ubrigati vi siamo della dimostrazione avete fatto di questo suo male; e non volendo peccare nella ingratitudine verso el maestro, di nollo tenere qui quanto potrebe durare el male, e anche nonn è molto neciesario, e anche perchè non potremo sodisfare con pagamento tale obrigo per la imposibilità nostra; e per tanto vi priego mandiate per detto maestro Stefano, e avisate quello se gli à a dare, che venerdì santo venne. E noi senpre siamo presti a fare ogni cosa dove richiede el debito nostro, e masime avendo riguardo a conservare ogni vostro onore, come questo e ogni altro. Aspetterò da voi aviso, e tanto seguiremo....

26 aprile.— Magnifice ac praestantissime vir, compater honorandissime ec. Scripsivi nelli giorni passati del melioramento della Simonetta, el quale invero non ha perseverato come io credetti et come saria stato nostro desiderio. Questa notte sono stati alla disputa maestro Stephano et maestro Moyse, di darle una medicina; la quale concluseno doverseli dare, et così le hanno data. Non si pò ancora comprendere che fructo farà: Dio voglia che facci quanto desideriamo! Et perchè altra volta io vi scripsi della incomodità mia circa alla mercè et salario di maestro Stefano, et da voi non ho risposta alcuna, non m'è parso pigliare partito alcuno; et ancora per otto giorni lo stare suo mi piace, chè pure in questo termine si doverà vedere quello debba sequire: benchè non limito detto termine, se non cum conditione che la intenzione vostra sia così; di che mi sarà caro due versi di risposta di vostro parere. Questi medici sono del male suo discordi: maestro Stephano dice, epsa non essere nè etica nè tisica, et maestro Moyse tiene el contrario: non so chi meglio sene vede. Raccomandomi alla M. V. Florentiae, xxij aprelisMCCCCLXXVI. M.tie V. quicquid est Petrus Vespuccius eques.

312.Sforza Bettini; Firenze, 27 aprile 1476 (Carte medicee av. il princ., cit. filzaXXXIII).

312.Sforza Bettini; Firenze, 27 aprile 1476 (Carte medicee av. il princ., cit. filzaXXXIII).

313.Stanze per la Giostra; II, 33.

313.Stanze per la Giostra; II, 33.

314.Cfr. nota 10.

314.Cfr. nota 10.

315.Dum pulchra effertur nigro Simonetta pheretro,blandus et exanimi spirat in ore lepos,nactus Amor tempus quo non sibi turba caveret,iecit ab occlusis mille faces oculis.Mille animos cepit....

315.

Dum pulchra effertur nigro Simonetta pheretro,blandus et exanimi spirat in ore lepos,nactus Amor tempus quo non sibi turba caveret,iecit ab occlusis mille faces oculis.Mille animos cepit....

Dum pulchra effertur nigro Simonetta pheretro,blandus et exanimi spirat in ore lepos,nactus Amor tempus quo non sibi turba caveret,iecit ab occlusis mille faces oculis.Mille animos cepit....

Dum pulchra effertur nigro Simonetta pheretro,

blandus et exanimi spirat in ore lepos,

nactus Amor tempus quo non sibi turba caveret,

iecit ab occlusis mille faces oculis.

Mille animos cepit....

316.Stirpe fui, forma, natoque, opibusque, viroquefelix, ingenio, moribus atque animo.Sed cum alter partus iam nuptae ageretur et annus,heu! nondum nata cum sobole interii.Tristius ut caderem, tantum mihi Parca bonorumostendit potius perfida quam tribuit.Ioannae Albitiae uxori incomparabiliLaurentius TornabonusPos. B. M.Poesie lat. gr.cit. pag. 154-155.

316.

Stirpe fui, forma, natoque, opibusque, viroquefelix, ingenio, moribus atque animo.Sed cum alter partus iam nuptae ageretur et annus,heu! nondum nata cum sobole interii.Tristius ut caderem, tantum mihi Parca bonorumostendit potius perfida quam tribuit.Ioannae Albitiae uxori incomparabiliLaurentius TornabonusPos. B. M.

Stirpe fui, forma, natoque, opibusque, viroquefelix, ingenio, moribus atque animo.Sed cum alter partus iam nuptae ageretur et annus,heu! nondum nata cum sobole interii.Tristius ut caderem, tantum mihi Parca bonorumostendit potius perfida quam tribuit.Ioannae Albitiae uxori incomparabiliLaurentius TornabonusPos. B. M.

Stirpe fui, forma, natoque, opibusque, viroque

felix, ingenio, moribus atque animo.

Sed cum alter partus iam nuptae ageretur et annus,

heu! nondum nata cum sobole interii.

Tristius ut caderem, tantum mihi Parca bonorum

ostendit potius perfida quam tribuit.

Ioannae Albitiae uxori incomparabili

Laurentius Tornabonus

Pos. B. M.

Poesie lat. gr.cit. pag. 154-155.

317.Quanta pietà, su que' cinque decapitati ma in particolare sul giovine Lorenzo, in questa linea di diario contemporaneo!: «.... de' quali ne 'ncrebbe a tutto el popolo.... E féciogli morire la notte medesima, che non fu senza lacrime di me, quando vidi passare a' Tornaquinci, in una bara, quel giovanetto Lorenzo, inanzi dì poco».Diario fiorentinodiLuca Landucci, ed. Del Badia; Firenze, Sansoni, 1883; pag. 156-57.

317.Quanta pietà, su que' cinque decapitati ma in particolare sul giovine Lorenzo, in questa linea di diario contemporaneo!: «.... de' quali ne 'ncrebbe a tutto el popolo.... E féciogli morire la notte medesima, che non fu senza lacrime di me, quando vidi passare a' Tornaquinci, in una bara, quel giovanetto Lorenzo, inanzi dì poco».Diario fiorentinodiLuca Landucci, ed. Del Badia; Firenze, Sansoni, 1883; pag. 156-57.

318.Due sono le medaglie in onore di Giovanna. Identico in ambedue il ritratto, scrittovi in giro, «Ioanna Albiza uxor Laurentii de Tornabonis»: e alla figurazione dell'un rovescio, «Castitas. Pulchritudo. Amor»; dell'altro, «Virginis os habitumque gerens et virginis arma». Vedi a pag. 442-43 dello scritto diE. Ridolfi, cit. nella seguente nota.

318.Due sono le medaglie in onore di Giovanna. Identico in ambedue il ritratto, scrittovi in giro, «Ioanna Albiza uxor Laurentii de Tornabonis»: e alla figurazione dell'un rovescio, «Castitas. Pulchritudo. Amor»; dell'altro, «Virginis os habitumque gerens et virginis arma». Vedi a pag. 442-43 dello scritto diE. Ridolfi, cit. nella seguente nota.

319.Non Ginevra Benci, ma Giovanna Tornabuoni. VediEnrico Ridolfi,Giovanna Tornabuoni e Ginevra de' Benci nel coro di S. Maria Novella in Firenze; nell'Archivio Storico ItalianoSer. V, to. VI, an. 1890; pag. 448 segg.

319.Non Ginevra Benci, ma Giovanna Tornabuoni. VediEnrico Ridolfi,Giovanna Tornabuoni e Ginevra de' Benci nel coro di S. Maria Novella in Firenze; nell'Archivio Storico ItalianoSer. V, to. VI, an. 1890; pag. 448 segg.

320.Lo ebbero i Pandolfini, per eredità dai Tornabuoni, nel loro palazzo di Via San Gallo, sino a quasi un cent'anni fa; ora è in Inghilterra: vedi a pag. 444-49 del cit. scritto di E. Ridolfi. Il quale alla descrizione della tavola del Ghirlandaio soggiunge: «Dietro la persona vedevasi appeso alla parete un filo di coralli ad uso di collana, sotto il quale in una cartelletta il seguente distico, che per la grazia sua potrebbe ben essere dettato dal Poliziano....Ars utinam mores animumque effingere posset! Pulchrior in terris nulla tabella foret. 1488.»

320.Lo ebbero i Pandolfini, per eredità dai Tornabuoni, nel loro palazzo di Via San Gallo, sino a quasi un cent'anni fa; ora è in Inghilterra: vedi a pag. 444-49 del cit. scritto di E. Ridolfi. Il quale alla descrizione della tavola del Ghirlandaio soggiunge: «Dietro la persona vedevasi appeso alla parete un filo di coralli ad uso di collana, sotto il quale in una cartelletta il seguente distico, che per la grazia sua potrebbe ben essere dettato dal Poliziano....Ars utinam mores animumque effingere posset! Pulchrior in terris nulla tabella foret. 1488.»

321.Affreschi della villa Lemmi, scoperti nel 1882. Vedi il cit. scritto diE. Ridolfi, pag. 439-42; eI. B. Supino,Sandro Botticelli, pag. 92-96;eCavalcaselle e Crowe,Storia della pittura in Italia(Firenze, Succ. Le Monnier), VI, 1894, pag. 258-262.

321.Affreschi della villa Lemmi, scoperti nel 1882. Vedi il cit. scritto diE. Ridolfi, pag. 439-42; eI. B. Supino,Sandro Botticelli, pag. 92-96;eCavalcaselle e Crowe,Storia della pittura in Italia(Firenze, Succ. Le Monnier), VI, 1894, pag. 258-262.

322.«An.MCCCCLXXXX, quo pulcherrima civitas, opibus victoriis artibus aedificiisque nobilis, copia salubritate pace perfruebatur.» Vedi a pag. 169 delle cit.Poesie lat. gr.

322.«An.MCCCCLXXXX, quo pulcherrima civitas, opibus victoriis artibus aedificiisque nobilis, copia salubritate pace perfruebatur.» Vedi a pag. 169 delle cit.Poesie lat. gr.

323.I particolari della descrizione che segue sono forniti dall'Ammirato, riferito nel cit. scritto diE. Ridolfi, pag. 438-39.

323.I particolari della descrizione che segue sono forniti dall'Ammirato, riferito nel cit. scritto diE. Ridolfi, pag. 438-39.

324.Vedi, nel mio cit. volume dellePoesie latine e grechela dedicatoria della IIIª fra leSylvae: Ambra, in poetae Homeri enarratione pronuntiata;MCCCCLXXXV: pag. 333-335: ed ivi, dalleEpistolaepur del Poliziano, riferito ciò che risguarda Lorenzo Tornabuoni.

324.Vedi, nel mio cit. volume dellePoesie latine e grechela dedicatoria della IIIª fra leSylvae: Ambra, in poetae Homeri enarratione pronuntiata;MCCCCLXXXV: pag. 333-335: ed ivi, dalleEpistolaepur del Poliziano, riferito ciò che risguarda Lorenzo Tornabuoni.

325.Antonia di Francesco Giannotti fu moglie a Bernardo Pulci, fratello di Luca e di Luigi. Scrisse leRappresentazioni sacre di Santa Guglielma, Santa Domitilla, il Figliuol prodigo, San Francesco. VediA. D'Ancona,Origini del teatro italiano; Torino, Loescher, 1891; I, 268-69: eF. Flamini,La vita e le liriche di Bernardo Pulcinel periodicoIl Propugnatore, Nuova serie, vol. I (1888), pag. 224-25.

325.Antonia di Francesco Giannotti fu moglie a Bernardo Pulci, fratello di Luca e di Luigi. Scrisse leRappresentazioni sacre di Santa Guglielma, Santa Domitilla, il Figliuol prodigo, San Francesco. VediA. D'Ancona,Origini del teatro italiano; Torino, Loescher, 1891; I, 268-69: eF. Flamini,La vita e le liriche di Bernardo Pulcinel periodicoIl Propugnatore, Nuova serie, vol. I (1888), pag. 224-25.

326.Su madonna Lucrezia vediLucrezia Tornabuoni donna di Piero di Cosimo de' Medici, StudiodiG. Levantini-Pieroni: Firenze, Successori Le Monnier, 1888: eLe Laudi di Lucrezia de' Medici per cura diGuglielmo Volpi; Pistoia, 1900. A lei a Careggi scriveva da Fiesole, nell'estate del 79, il Poliziano (a pag. 72 del cit. mio volume diProse volgari e Poesie latineecc.): «Madonna Lucrezia, o vero Lucrezia,» cioè la nipotina «aveva apparato a mente tutta la Lucrezia» cioè «laude e sonetti e ternarii» della nonna. In alcun altro di que' documenti della vita domestica medicea, è nominata fanciullescamente «Lucezia» quella che al Varchi (Stor. fior., VI,XXXIX) doveva parere «la più degna e la più venerabile matrona, che forse giammai per nessun tempo in alcuna città si trovasse». Ed enumera poi tutte le sue attinenze di sangue e di parentela; il che mostra com'e' sentissero la parte pur della donna nella storia civile: «figliuola di Lorenzo de' Medici, sorella carnale di papa Leone, cugina di Clemente, zia d'Ippolito cardinale de' Medici e di Lorenzo duca d'Urbino, moglie di Iacopo e madre di Giovanni Salviati cardinale, suocera del signor Giovanni [delle Bande Nere], avola materna del duca Cosimo».Delle letterine scritte dai bambini di casa Medici, e delle materne della Clarice moglie di Lorenzo, con altri documenti domestici, si potrebbe fare un bel mazzolino, chi lo legasse poi con garbo. Io raccolsi (per nozze Bemporad-Vita; Firenze, 1887) leLetterine d'un bambino alunno di messer Angelo Ambrogini Poliziano, cioè Piero de' Medici. Aggiungi:Nonna, Mamma e Nipotina. Lettere femminili di casa Medici(1477-1479); Firenze, Civelli, 1892. EAffetti di famiglia nel Quattrocento, Spigolature diGuglielmo Volpi; Firenze, 1891, estr. daVita Nuova, II, 50.

326.Su madonna Lucrezia vediLucrezia Tornabuoni donna di Piero di Cosimo de' Medici, StudiodiG. Levantini-Pieroni: Firenze, Successori Le Monnier, 1888: eLe Laudi di Lucrezia de' Medici per cura diGuglielmo Volpi; Pistoia, 1900. A lei a Careggi scriveva da Fiesole, nell'estate del 79, il Poliziano (a pag. 72 del cit. mio volume diProse volgari e Poesie latineecc.): «Madonna Lucrezia, o vero Lucrezia,» cioè la nipotina «aveva apparato a mente tutta la Lucrezia» cioè «laude e sonetti e ternarii» della nonna. In alcun altro di que' documenti della vita domestica medicea, è nominata fanciullescamente «Lucezia» quella che al Varchi (Stor. fior., VI,XXXIX) doveva parere «la più degna e la più venerabile matrona, che forse giammai per nessun tempo in alcuna città si trovasse». Ed enumera poi tutte le sue attinenze di sangue e di parentela; il che mostra com'e' sentissero la parte pur della donna nella storia civile: «figliuola di Lorenzo de' Medici, sorella carnale di papa Leone, cugina di Clemente, zia d'Ippolito cardinale de' Medici e di Lorenzo duca d'Urbino, moglie di Iacopo e madre di Giovanni Salviati cardinale, suocera del signor Giovanni [delle Bande Nere], avola materna del duca Cosimo».

Delle letterine scritte dai bambini di casa Medici, e delle materne della Clarice moglie di Lorenzo, con altri documenti domestici, si potrebbe fare un bel mazzolino, chi lo legasse poi con garbo. Io raccolsi (per nozze Bemporad-Vita; Firenze, 1887) leLetterine d'un bambino alunno di messer Angelo Ambrogini Poliziano, cioè Piero de' Medici. Aggiungi:Nonna, Mamma e Nipotina. Lettere femminili di casa Medici(1477-1479); Firenze, Civelli, 1892. EAffetti di famiglia nel Quattrocento, Spigolature diGuglielmo Volpi; Firenze, 1891, estr. daVita Nuova, II, 50.

327.VediI. Burckhardt,La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, trad, da D. Valbusa; Firenze, Sansoni, 1876; II, 166-69: eG. Voigt,Il Risorgimento dell'antichità classica, trad, da D. Valbusa; Firenze, Sansoni, 1888-97; I, 439-40, 589: eVittorio Rossi,Il Quattrocento; Milano, Vallardi; pag. 41-42. E a pag. 291 del mio libroFlorentia; Firenze, Barbèra, 1897.

327.VediI. Burckhardt,La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, trad, da D. Valbusa; Firenze, Sansoni, 1876; II, 166-69: eG. Voigt,Il Risorgimento dell'antichità classica, trad, da D. Valbusa; Firenze, Sansoni, 1888-97; I, 439-40, 589: eVittorio Rossi,Il Quattrocento; Milano, Vallardi; pag. 41-42. E a pag. 291 del mio libroFlorentia; Firenze, Barbèra, 1897.

328.Così ne scriveva al magnifico Lorenzo, da Venezia il 20 giugno 1491: «Item, visitai iersera quella Cassandra Fedele litterata, e salutai ec. per vostra parte. È cosa, Lorenzo, mirabile, nè meno in vulgare che in latino: discretissima,et meis oculis etiambella. Partì' mi stupito.... Verrà un dì in ogni modo a Firenze a vedervi; sicchè apparecchiatevi a farli onore.» A pag. 81-82 delleProse volgariec. da me pubblicate.

328.Così ne scriveva al magnifico Lorenzo, da Venezia il 20 giugno 1491: «Item, visitai iersera quella Cassandra Fedele litterata, e salutai ec. per vostra parte. È cosa, Lorenzo, mirabile, nè meno in vulgare che in latino: discretissima,et meis oculis etiambella. Partì' mi stupito.... Verrà un dì in ogni modo a Firenze a vedervi; sicchè apparecchiatevi a farli onore.» A pag. 81-82 delleProse volgariec. da me pubblicate.

329.Vedi nel mio cit. volume polizianesco diPoesie lat. e gr., a pag. 199-204, 214, 215; eV. Rossi,Il Quattrocento; Milano, Vallardi; pag. 275.

329.Vedi nel mio cit. volume polizianesco diPoesie lat. e gr., a pag. 199-204, 214, 215; eV. Rossi,Il Quattrocento; Milano, Vallardi; pag. 275.

330.Vedi nel cit. volume gli epigrammiIn Mabilium(contro il Marullo), pag. 131-140: e a pag. 273-74 l'ode inBartholomaeum Scalam.

330.Vedi nel cit. volume gli epigrammiIn Mabilium(contro il Marullo), pag. 131-140: e a pag. 273-74 l'ode inBartholomaeum Scalam.

331.La prima delle tre, Eleonora Nencini. Le altre due: Maddalena Marliani Bignami di Milano, e Cornelia Rossi Martinetti di Bologna. Nell'Inno secondo dei Frammenti del CarmeLe Grazie.

331.La prima delle tre, Eleonora Nencini. Le altre due: Maddalena Marliani Bignami di Milano, e Cornelia Rossi Martinetti di Bologna. Nell'Inno secondo dei Frammenti del CarmeLe Grazie.

332.Per l'Ambra, vedi nel cit. volume la IIIª delleSylvae, intitolataAmbra, con allusione alla villa medicea del Poggio a Caiano; e fra i poemetti di Lorenzo (ed. Carducci, pag. 261-277) quello pure intitolatoAmbra. Del Boccaccio poi vedi ilNinfale fiesolano, i cui protagonisti, Affrico e Mensola, finiscono tragicamente ne' due ruscelli così anc'oggi chiamati.

332.Per l'Ambra, vedi nel cit. volume la IIIª delleSylvae, intitolataAmbra, con allusione alla villa medicea del Poggio a Caiano; e fra i poemetti di Lorenzo (ed. Carducci, pag. 261-277) quello pure intitolatoAmbra. Del Boccaccio poi vedi ilNinfale fiesolano, i cui protagonisti, Affrico e Mensola, finiscono tragicamente ne' due ruscelli così anc'oggi chiamati.

333.La pietosa storia di questa sposa giovinetta (puella; nel senso generico di donna giovine: come anchefanciulla, vedi il quinto Vocabolario della Crusca), di nome «Alba» o «Albiera», ma non sappiamo di chi figliuola nè a chi moglie, morta appena a vent'anni, è diluita negli slombati distici dei due umanisti fiorentini e medicei, Naldo Naldi e Ugolino Verini.Canta il Verino (Cod. Laurent. XXXIX,XLII, c. 27-28):De Albera puella quae sub porticu attrita est.Tam dira heu miseris fati mortalibus instatsors? heu quam magnum porticus ausa nefas!. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Porticus annoso ligno subfulta vigebat,quod carie attrivit longa senecta malo.Rusticus hic imbrem atque aestus vitare solebatnamtusca hanc quartus signat ab urbe lapis.Venerat huc multis comitata Albera puellis,infoelixque illic dum manet illa perit.Porticus ingentem traxit collapsa ruinam:pignora dum protegit, concidit ipsa parens;occidit, et caro vitam servavit alumno,carior et nati quam sua vita fuit.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Quid lachrymae, quid vota, pii valuere mariti?quid quod eras Scalae vatis amica tui?E poi:Epitaphium Alberae puellae. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Vix me bisdenos numerantem, porticus, annos,dum ruit, elysias compulit ire domos.Alberae fuerat nomen mihi, lector amice:ne pigeat tumulo collachrymare meo.E Naldo Naidi (Cod. Laurent. XXXV,XXXIV), che viva l'afiligge con ismaniosi elegiaci (c. 4-6, 7-9, 11, 18-20), nè può saperla andata in campagna a bagnarsi senza restarne in timore, che, mentre le faranno corteggio le ninfe aquatiche, non le abbiano a dar noia quelli sguaiati de' Satiri silvestri, canta egli pure l'Eulogium in Albam morientemVos igitur mortis causas praebetis acerbae;estis et exitio, rura, molesta gravi.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Nam dum rura colit, prima est abrepta iuventa,dum ruit in tenerum trabs inimica caput.Quid labor heu fuerat, fugeret dum cara puella,labentem murum substinuisse Lares?. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Nam dum forte cupis nimia pietate puellumpellere ab extremis, Alba benigna, malis,occidis infelix, fato moritura severo,dum cadit in tenerum dira ruina caput.Heu quis tunc matri, cernenti talia, sensus,qualis in exangui corpore vita fuit,candida cum natae morientia viderat ora,ferre nec extremo tempore posset opem?Et nisi quod subito stupuit devicta dolore,in medio linquens languida membra solo,non potuit tanto cernens superesse dolori,sed fuit in natae morte casura, parens.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Nona dies aderat, crudeli funere raptacum iacuit gelido cara puella thoro,cum venit absentis miseras ad coniugis aures,uxorem fato succubuisse gravi.Ut rediit tandem, rumore accitus amaro,sensit et in tristi condita busta solo,arserat impatiens uxoris membra pudicaevisendi subito, qualiacunque forent.Instabant cuncti graviter ne vellet amiciflaccida iam longa membra videre mora:attamen e nigro promatur ut illa sepulchro,vicerunt miseri vota dolenda viri.Ergo ubi dimotus, qui cygnea colla tegebat,atque palam, gelidus, fecerat illa lapis,qualia viventis patuerunt ora puellae,candida nec turpi commaculata situ.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .An quoque te livor carpit, Venus aurea, divam,et premit invidia pectora sancta gravi?Sic est: heu carae nocuit pia forma puellae,invidia superas nec caruisse deas.

333.La pietosa storia di questa sposa giovinetta (puella; nel senso generico di donna giovine: come anchefanciulla, vedi il quinto Vocabolario della Crusca), di nome «Alba» o «Albiera», ma non sappiamo di chi figliuola nè a chi moglie, morta appena a vent'anni, è diluita negli slombati distici dei due umanisti fiorentini e medicei, Naldo Naldi e Ugolino Verini.

Canta il Verino (Cod. Laurent. XXXIX,XLII, c. 27-28):

De Albera puella quae sub porticu attrita est.Tam dira heu miseris fati mortalibus instatsors? heu quam magnum porticus ausa nefas!. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Porticus annoso ligno subfulta vigebat,quod carie attrivit longa senecta malo.Rusticus hic imbrem atque aestus vitare solebatnamtusca hanc quartus signat ab urbe lapis.Venerat huc multis comitata Albera puellis,infoelixque illic dum manet illa perit.Porticus ingentem traxit collapsa ruinam:pignora dum protegit, concidit ipsa parens;occidit, et caro vitam servavit alumno,carior et nati quam sua vita fuit.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Quid lachrymae, quid vota, pii valuere mariti?quid quod eras Scalae vatis amica tui?

De Albera puella quae sub porticu attrita est.Tam dira heu miseris fati mortalibus instatsors? heu quam magnum porticus ausa nefas!. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Porticus annoso ligno subfulta vigebat,quod carie attrivit longa senecta malo.Rusticus hic imbrem atque aestus vitare solebatnamtusca hanc quartus signat ab urbe lapis.Venerat huc multis comitata Albera puellis,infoelixque illic dum manet illa perit.

De Albera puella quae sub porticu attrita est.

Tam dira heu miseris fati mortalibus instat

sors? heu quam magnum porticus ausa nefas!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Porticus annoso ligno subfulta vigebat,

quod carie attrivit longa senecta malo.

Rusticus hic imbrem atque aestus vitare solebat

namtusca hanc quartus signat ab urbe lapis.

Venerat huc multis comitata Albera puellis,

infoelixque illic dum manet illa perit.

Porticus ingentem traxit collapsa ruinam:pignora dum protegit, concidit ipsa parens;occidit, et caro vitam servavit alumno,carior et nati quam sua vita fuit.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Quid lachrymae, quid vota, pii valuere mariti?quid quod eras Scalae vatis amica tui?

Porticus ingentem traxit collapsa ruinam:

pignora dum protegit, concidit ipsa parens;

occidit, et caro vitam servavit alumno,

carior et nati quam sua vita fuit.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Quid lachrymae, quid vota, pii valuere mariti?

quid quod eras Scalae vatis amica tui?

E poi:

Epitaphium Alberae puellae. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Vix me bisdenos numerantem, porticus, annos,dum ruit, elysias compulit ire domos.Alberae fuerat nomen mihi, lector amice:ne pigeat tumulo collachrymare meo.

Epitaphium Alberae puellae. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Vix me bisdenos numerantem, porticus, annos,dum ruit, elysias compulit ire domos.Alberae fuerat nomen mihi, lector amice:ne pigeat tumulo collachrymare meo.

Epitaphium Alberae puellae

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Vix me bisdenos numerantem, porticus, annos,

dum ruit, elysias compulit ire domos.

Alberae fuerat nomen mihi, lector amice:

ne pigeat tumulo collachrymare meo.

E Naldo Naidi (Cod. Laurent. XXXV,XXXIV), che viva l'afiligge con ismaniosi elegiaci (c. 4-6, 7-9, 11, 18-20), nè può saperla andata in campagna a bagnarsi senza restarne in timore, che, mentre le faranno corteggio le ninfe aquatiche, non le abbiano a dar noia quelli sguaiati de' Satiri silvestri, canta egli pure l'

Eulogium in Albam morientemVos igitur mortis causas praebetis acerbae;estis et exitio, rura, molesta gravi.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Nam dum rura colit, prima est abrepta iuventa,dum ruit in tenerum trabs inimica caput.Quid labor heu fuerat, fugeret dum cara puella,labentem murum substinuisse Lares?. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Nam dum forte cupis nimia pietate puellumpellere ab extremis, Alba benigna, malis,occidis infelix, fato moritura severo,dum cadit in tenerum dira ruina caput.Heu quis tunc matri, cernenti talia, sensus,qualis in exangui corpore vita fuit,candida cum natae morientia viderat ora,ferre nec extremo tempore posset opem?Et nisi quod subito stupuit devicta dolore,in medio linquens languida membra solo,non potuit tanto cernens superesse dolori,sed fuit in natae morte casura, parens.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Nona dies aderat, crudeli funere raptacum iacuit gelido cara puella thoro,cum venit absentis miseras ad coniugis aures,uxorem fato succubuisse gravi.Ut rediit tandem, rumore accitus amaro,sensit et in tristi condita busta solo,arserat impatiens uxoris membra pudicaevisendi subito, qualiacunque forent.Instabant cuncti graviter ne vellet amiciflaccida iam longa membra videre mora:attamen e nigro promatur ut illa sepulchro,vicerunt miseri vota dolenda viri.Ergo ubi dimotus, qui cygnea colla tegebat,atque palam, gelidus, fecerat illa lapis,qualia viventis patuerunt ora puellae,candida nec turpi commaculata situ.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .An quoque te livor carpit, Venus aurea, divam,et premit invidia pectora sancta gravi?Sic est: heu carae nocuit pia forma puellae,invidia superas nec caruisse deas.

Eulogium in Albam morientemVos igitur mortis causas praebetis acerbae;estis et exitio, rura, molesta gravi.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Nam dum rura colit, prima est abrepta iuventa,dum ruit in tenerum trabs inimica caput.Quid labor heu fuerat, fugeret dum cara puella,labentem murum substinuisse Lares?. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Nam dum forte cupis nimia pietate puellumpellere ab extremis, Alba benigna, malis,occidis infelix, fato moritura severo,dum cadit in tenerum dira ruina caput.Heu quis tunc matri, cernenti talia, sensus,qualis in exangui corpore vita fuit,candida cum natae morientia viderat ora,ferre nec extremo tempore posset opem?Et nisi quod subito stupuit devicta dolore,in medio linquens languida membra solo,non potuit tanto cernens superesse dolori,sed fuit in natae morte casura, parens.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Nona dies aderat, crudeli funere raptacum iacuit gelido cara puella thoro,cum venit absentis miseras ad coniugis aures,uxorem fato succubuisse gravi.Ut rediit tandem, rumore accitus amaro,sensit et in tristi condita busta solo,arserat impatiens uxoris membra pudicaevisendi subito, qualiacunque forent.Instabant cuncti graviter ne vellet amiciflaccida iam longa membra videre mora:attamen e nigro promatur ut illa sepulchro,vicerunt miseri vota dolenda viri.Ergo ubi dimotus, qui cygnea colla tegebat,atque palam, gelidus, fecerat illa lapis,qualia viventis patuerunt ora puellae,candida nec turpi commaculata situ.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .An quoque te livor carpit, Venus aurea, divam,et premit invidia pectora sancta gravi?Sic est: heu carae nocuit pia forma puellae,invidia superas nec caruisse deas.

Eulogium in Albam morientem

Vos igitur mortis causas praebetis acerbae;

estis et exitio, rura, molesta gravi.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Nam dum rura colit, prima est abrepta iuventa,

dum ruit in tenerum trabs inimica caput.

Quid labor heu fuerat, fugeret dum cara puella,

labentem murum substinuisse Lares?

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Nam dum forte cupis nimia pietate puellum

pellere ab extremis, Alba benigna, malis,

occidis infelix, fato moritura severo,

dum cadit in tenerum dira ruina caput.

Heu quis tunc matri, cernenti talia, sensus,

qualis in exangui corpore vita fuit,

candida cum natae morientia viderat ora,

ferre nec extremo tempore posset opem?

Et nisi quod subito stupuit devicta dolore,

in medio linquens languida membra solo,

non potuit tanto cernens superesse dolori,

sed fuit in natae morte casura, parens.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Nona dies aderat, crudeli funere rapta

cum iacuit gelido cara puella thoro,

cum venit absentis miseras ad coniugis aures,

uxorem fato succubuisse gravi.

Ut rediit tandem, rumore accitus amaro,

sensit et in tristi condita busta solo,

arserat impatiens uxoris membra pudicae

visendi subito, qualiacunque forent.

Instabant cuncti graviter ne vellet amici

flaccida iam longa membra videre mora:

attamen e nigro promatur ut illa sepulchro,

vicerunt miseri vota dolenda viri.

Ergo ubi dimotus, qui cygnea colla tegebat,

atque palam, gelidus, fecerat illa lapis,

qualia viventis patuerunt ora puellae,

candida nec turpi commaculata situ.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

An quoque te livor carpit, Venus aurea, divam,

et premit invidia pectora sancta gravi?

Sic est: heu carae nocuit pia forma puellae,

invidia superas nec caruisse deas.

334.Decameron, Introduzione.

334.Decameron, Introduzione.

335.Non disdico quanto scrissi. È bensì vero, che nel medioevo, e suoi strascichi, la carità pubblica parve quasi respingere da sè la pietà femminile, relegata, spesso crudelmente, nei chiostri. Nella peste del 1630 e 33 in Firenze, l'uso che gli Ufficiali della Sanità facevano delle donne era di «rinchiuderle», cioè vietar loro d'uscire di casa, salvo che potessero andare in carrozza loro propria. E una di esse, che anche era una brava donna, se ne sfogava nientemeno che con Galileo: «Qua si fa la quarantena per noi altre povere donne, per la quale sono passati già venti giorni: e questa mattina è andato il terzo bando per altri dieci giorni, con speranza che S. Giovanni ci scarceri e dia libertà; ma purchè giovi: e sia fatta la volontà del Signore». Lettera de' 14 maggio 1633; la 2507 nelCarteggiogalileiano (Edizione nazionale, to. XV, 1904, pag. 122): cfr. i n. 2477, 2479, 2503, 2511, 2534.

335.Non disdico quanto scrissi. È bensì vero, che nel medioevo, e suoi strascichi, la carità pubblica parve quasi respingere da sè la pietà femminile, relegata, spesso crudelmente, nei chiostri. Nella peste del 1630 e 33 in Firenze, l'uso che gli Ufficiali della Sanità facevano delle donne era di «rinchiuderle», cioè vietar loro d'uscire di casa, salvo che potessero andare in carrozza loro propria. E una di esse, che anche era una brava donna, se ne sfogava nientemeno che con Galileo: «Qua si fa la quarantena per noi altre povere donne, per la quale sono passati già venti giorni: e questa mattina è andato il terzo bando per altri dieci giorni, con speranza che S. Giovanni ci scarceri e dia libertà; ma purchè giovi: e sia fatta la volontà del Signore». Lettera de' 14 maggio 1633; la 2507 nelCarteggiogalileiano (Edizione nazionale, to. XV, 1904, pag. 122): cfr. i n. 2477, 2479, 2503, 2511, 2534.

336.NelSaggio di Rime di buoni autoriec.; Firenze, 1825.

336.NelSaggio di Rime di buoni autoriec.; Firenze, 1825.

337.Delle bellezze delle donne, Discorsi due; nel secondo de' quali si legge: «Ma ditemi il vero: non vi par egli che questa nostra dipintura (della perfetta bellezza d'una donna) sia riuscita, nella mente vostra, più bella con quattro di voi, che la famigerata Elena di Zeusi con cinque Crotoniate? E questo è un fortissimo argomento, che a Prato sono oggi molto piú belle le donne, ch'elle non erano in Grecia anticamente». Del resto, al trattato umanistico del Firenzuola avevano preceduto, intorno a quel leggiadro argomento, le graziose goffaggini medievali, di forma tra il popolano e il dottrinale. Vedi, per esempio:El costume de le donne, con un Capitolo de leXXXIIIbellezze(per cura diS. Morpurgo); Firenze, Libreria Dante, 1889. Della sede e scena dei dialoghi Firenzoliani dove oggi il CollegioCicognini, vediCesare Guasti,Memorie di Giuseppe Silvestri; Prato, 1874; II, 5-6.

337.Delle bellezze delle donne, Discorsi due; nel secondo de' quali si legge: «Ma ditemi il vero: non vi par egli che questa nostra dipintura (della perfetta bellezza d'una donna) sia riuscita, nella mente vostra, più bella con quattro di voi, che la famigerata Elena di Zeusi con cinque Crotoniate? E questo è un fortissimo argomento, che a Prato sono oggi molto piú belle le donne, ch'elle non erano in Grecia anticamente». Del resto, al trattato umanistico del Firenzuola avevano preceduto, intorno a quel leggiadro argomento, le graziose goffaggini medievali, di forma tra il popolano e il dottrinale. Vedi, per esempio:El costume de le donne, con un Capitolo de leXXXIIIbellezze(per cura diS. Morpurgo); Firenze, Libreria Dante, 1889. Della sede e scena dei dialoghi Firenzoliani dove oggi il CollegioCicognini, vediCesare Guasti,Memorie di Giuseppe Silvestri; Prato, 1874; II, 5-6.

338.Purg.XIV, 109-10;Inf.XXXI, 17.

338.Purg.XIV, 109-10;Inf.XXXI, 17.

339.Vedi, per quanto qui riferisco sulla Giostra del magnifico Lorenzo, le indicazioni contenute a pag. 407-408 del cit. mio libroFlorentia.

339.Vedi, per quanto qui riferisco sulla Giostra del magnifico Lorenzo, le indicazioni contenute a pag. 407-408 del cit. mio libroFlorentia.

340.Mi piace riferire (parte della prima, e della seconda l'intero) le due lettere di Francesco Tornabuoni al magnifico Lorenzo, dei 4 e degli 11 gennaio 1469 (le pubblicai per nozze Levi-Bondi:La fidanzata di Lorenzo de' Medici; Firenze, Landi, 1897)..... E' non manca mai giorno, che io non sia a vedere la vostra madonna Clarice, che mi fa impazare; che ogni giorno me ne pare meglio: lei bella, e piena di tutti i buon costumi, e à uno spirito mirabile; e sono circa viij giorni che l'à cominciato a imparare a ballare, c'ogni giorno à imparato un ballo: che non li è prima mostro, che l'à imparato. Maestro Agnolo l'avea pregata che la dovessi scrivervi di suo' mano, e per niente non lo volea fare: io l'ò tanto pregata, che per amore mio disse essere contenta farlo; ma ben mi disse che voi dimostravi essere molto occupato in questa giostra, chè dapoi è venuto Donnino non à avuto vostre lettere. Poi che voi non la potete vicitare con la persona, fatelo almanco con lettere spesso, chè gliene date gran consolazione. E in effetto, voi avete la più digna compagna d'Italia....X.º Al nome di Dio, adi xj di febraio 1468 (stil fior.).Magnifice vir et maior honorandissime. Questo dì c'è suto lettere di Giovanni Tornabuoni, come avevi fatto la giostra, e n'era uscito sano e con grandissimo onore V. M. La qual cosa subito ebbi intesa, l'andai a dire a la vostra madonna Clarice, e li portai una lettera di Giovanni, che non vi potrei dire la consolazione n'ebbe: che sono iiij giorni non s'è rallegrata se none oggi, perchè stava continovamente in sospetto di V. M. per rispetto de la giostra; e ancora à avuto un poco di doglia di testa, e subito intese questa nuova li passò la doglia, e sta tutta allegra. E di madonna Madalena non vi dico nulla, chè sarebbe impossibile a dirlo con quanta consolazione e allegreza sta, e solo li resta avere una consolazione: e questo ène, che voi vegniate fin qua questa quaresima, chè dice che vuole che voi vegiate la vostra mercanzia avanti l'abiate a casa: la quale ogni giorno migliora. In questa fia una lettera sua. Madonna Clarice non à voluto scrivere, e àmi detto che io vi scriva per suo' parte che v'à da dire un grandissimosegreto, e che non si fida di persona, nè lo vuol fare per lettera perchè dubita non ne fussi fatto mal servigio: e in effetto, vi chiama a più potere, e dice, ora s'è fatto la giostra, non arete più scusa da arecare. E a V. M. si raccomanda, e vi priega la raccomandiate al magnifico Piero e a madonna Contessina e a madonna Lucrezia e a la Bianca e a la Nannina e a Giuliano. Ieri levai panno pagonazo di Londra per una gonna a la romanesca, perchè questa quaresima vuol Madonna che la vadia a la romanesca, che credo non istarà punto male, e vuole andar vicitando tutti questi perdoni, pregando Iddio per voi.Per questa terra non si fa altro che dire de la gran magnificenza avete fatto, e massimo de la persona, che si dice vi siate aoperato tanto degnamente quanto sia possibile di dire, e che giamai fu paladino facessi quello à fatto V. Magnificenza, che ciascheduno se n'è ralegrato grandemente, e massimo li amici vostri. Messere Giovanfrancesco figliolo del Marchese di Mantova si raccomanda a V. M., e per Dio se n'è molto rallegrato e avutone grandissima consolazione, confermandovisi sempre parato ai piaceri di V. M.Per questa non m'accade a dire, se non che sempre mi raccomando a V. M., che l'altissimo Iddio di male guardi e la conservi in felicità.Vostro Francesco di Filippo Tornabuoni in Roma.La fidanzata scriveva a Lorenzo il 28 gennaio: e ne rispetto la grafìa, che è ben diversa in altre lettere della Clarice dopo fattasi fiorentina:Magnifico consorte, recommandatione etc. Ho hauta una vostra lettera, e inteso quanto scrivete. Che a Voi sia cara la mia lettera me piace, como a collei che sempre desidera fare cosa che ve sia grata. Et più dite, che avete poco scritto: remagno contenta a tanto quanto vi piace, governandome sempre in bona speranza. Madonna mia matre ve benedice. Piacive recomandarme a vostru et mio patre, a vostra e mia matre, e a quelli altri che vi pare. Sempre me recomando a Voi. A Borna, die xxviii gennaio 1469. Vostra Clarice de Ursinis.E il 25 febbraio, dopo che Lorenzo stesso le aveva scritto della giostra, rispondeva:Magnifico consorte, recommandatione etc. Ho auta una vostra lettera, la quale a mi è molto grata, dove mi avi sate de la giostra, che havete hauto l'onore. A mi moltomi piacce che sia sodisfato l'animo vostro in quelo che v'è sì a piacere; et se le horationi mia sonno hesaudite in questo, me è caro, como a culei che desidera fare cosa che ve sii a piaccere. Pregovi me recommandate a mio patre Piero, a mia matre Lucretia, et a madonna Contissina, et tucti l'altri che ve pare. Io mi recommando a Voi. Non altro. In Roma, die XXV febr. 1469. Vostra Clarice de Ursinis.Caratteristico de' costumi, non meno che squisito per pittura dal vero, è quanto, due anni prima, aveva scritto da Roma, nel marzo del 67, madonna Lucrezia al marito Piero de' Medici, dopo aver messo gli occhi sulla Clarice come buon partito pel loro figliuolo. Così le due letterine della fidanzata, come questa della Tornabuoni, le pubblicò Cesare Guasti (Tre lettere di Lucrezia Tornabuoni a Piero de' Medici ed altre lettere, ec.) per nozze Uguccioni-Del Turco; Firenze, tip. Le Monnier, 1859..... Giovedì mattina, andando a San Piero, mi riscontrai in madonna Maddalena Orsina, sorella del Cardinale, la quale avea seco suo' figliuola, d'età d'anni 15 in 16. Era vestita alla romana, co'l lenzuolo; la quale mi parve, in quello abito, molta bella, bianca e grande: ma perchè la fanciulla pure era coperta, non la pote' vedere a mio modo. Accadde ieri che andai a vicitare il prefato monsignor Orsino, il quale era in casa la prefata suo' sorella, che entra in nella sua; quando, fatto per tuo' parte con suo' Signoria le debite vicitazioni, vi sopraggiunse la prefata suo' sorella colla detta fanciulla; la quale era in una gonna istretta alla romana, e sanza lenzuolo: e stemoci gran pezzo a ragionare; e io posi ben ment' a detta fanciulla. La quale, come dico, è di ricipiente grandezza, e bianca, et à sì dolce maniera, non però sì gentile come le nostre; ma è di gran modesta, e da ridulla presto a' nostri costumi. Il capo non à biondo, perchè non se n'à di qua (cioè, a Roma non son comuni le bionde, che erano le più pregiate di bellezza): pendono i suoi capegli in rosso, e n'à assai. La faccia del viso pende un po' tondetta; ma non mi dispiace. La gola è isvelta confacientemente, ma mi pare un po' sotiletta o, a dir meglio, gentiletta. Il petto non potemo vedere, perchè usano ire tutte turate; ma mostra di buona qualità. Va col capo non ardita come le nostre, ma pare lo porti un po' innanzi: e questo mi stimo proceda perchè si vergogniava; chè in lei non vego segnio alcuno, se non per lo star vergogniosa. La mano à lunga e isvelta. E tutto racolto, giudichiamo la fanciullaassai più che comunale; ma non da comparalla alla Maria, Lucrezia e Bianca (loro figliuole). Lorenzo lui medesimo l'à vista: e quanto esso se ne contenti, tu lo potrai intendere. Io giudicherò che tutto che tu et lui ditirminerete sia ben fatto, e me n'accorderò. Lassiamne Idio pigliar il meglio partito.... Tua Lucrezia.E in altro foglio di sua mano soggiungeva:Come ti dico per letera di mano di Giovanni (Tornabuoni, suo fratello), noi abiàno vista la fanciulla, con buono modo e sanza dimostrazione; e quando la cosa nonn'abia avere effetto, non ci si metterà nulla del tuo, chè nallo ragionamento s'è avuto. La fanciulla à dua buone parti, ch'è grande e biancha: non à uno bello viso, nè rusticho; à buona persona. Lorenzo l'ha veduta: intendi da lui se la li piace; chè ci è tante altre parti, che s'ella soddisfacessi a lui, ci potremo contentare. El nome suo è Clarice. Lucretia tua.

340.Mi piace riferire (parte della prima, e della seconda l'intero) le due lettere di Francesco Tornabuoni al magnifico Lorenzo, dei 4 e degli 11 gennaio 1469 (le pubblicai per nozze Levi-Bondi:La fidanzata di Lorenzo de' Medici; Firenze, Landi, 1897).

.... E' non manca mai giorno, che io non sia a vedere la vostra madonna Clarice, che mi fa impazare; che ogni giorno me ne pare meglio: lei bella, e piena di tutti i buon costumi, e à uno spirito mirabile; e sono circa viij giorni che l'à cominciato a imparare a ballare, c'ogni giorno à imparato un ballo: che non li è prima mostro, che l'à imparato. Maestro Agnolo l'avea pregata che la dovessi scrivervi di suo' mano, e per niente non lo volea fare: io l'ò tanto pregata, che per amore mio disse essere contenta farlo; ma ben mi disse che voi dimostravi essere molto occupato in questa giostra, chè dapoi è venuto Donnino non à avuto vostre lettere. Poi che voi non la potete vicitare con la persona, fatelo almanco con lettere spesso, chè gliene date gran consolazione. E in effetto, voi avete la più digna compagna d'Italia....X.º Al nome di Dio, adi xj di febraio 1468 (stil fior.).Magnifice vir et maior honorandissime. Questo dì c'è suto lettere di Giovanni Tornabuoni, come avevi fatto la giostra, e n'era uscito sano e con grandissimo onore V. M. La qual cosa subito ebbi intesa, l'andai a dire a la vostra madonna Clarice, e li portai una lettera di Giovanni, che non vi potrei dire la consolazione n'ebbe: che sono iiij giorni non s'è rallegrata se none oggi, perchè stava continovamente in sospetto di V. M. per rispetto de la giostra; e ancora à avuto un poco di doglia di testa, e subito intese questa nuova li passò la doglia, e sta tutta allegra. E di madonna Madalena non vi dico nulla, chè sarebbe impossibile a dirlo con quanta consolazione e allegreza sta, e solo li resta avere una consolazione: e questo ène, che voi vegniate fin qua questa quaresima, chè dice che vuole che voi vegiate la vostra mercanzia avanti l'abiate a casa: la quale ogni giorno migliora. In questa fia una lettera sua. Madonna Clarice non à voluto scrivere, e àmi detto che io vi scriva per suo' parte che v'à da dire un grandissimosegreto, e che non si fida di persona, nè lo vuol fare per lettera perchè dubita non ne fussi fatto mal servigio: e in effetto, vi chiama a più potere, e dice, ora s'è fatto la giostra, non arete più scusa da arecare. E a V. M. si raccomanda, e vi priega la raccomandiate al magnifico Piero e a madonna Contessina e a madonna Lucrezia e a la Bianca e a la Nannina e a Giuliano. Ieri levai panno pagonazo di Londra per una gonna a la romanesca, perchè questa quaresima vuol Madonna che la vadia a la romanesca, che credo non istarà punto male, e vuole andar vicitando tutti questi perdoni, pregando Iddio per voi.Per questa terra non si fa altro che dire de la gran magnificenza avete fatto, e massimo de la persona, che si dice vi siate aoperato tanto degnamente quanto sia possibile di dire, e che giamai fu paladino facessi quello à fatto V. Magnificenza, che ciascheduno se n'è ralegrato grandemente, e massimo li amici vostri. Messere Giovanfrancesco figliolo del Marchese di Mantova si raccomanda a V. M., e per Dio se n'è molto rallegrato e avutone grandissima consolazione, confermandovisi sempre parato ai piaceri di V. M.Per questa non m'accade a dire, se non che sempre mi raccomando a V. M., che l'altissimo Iddio di male guardi e la conservi in felicità.Vostro Francesco di Filippo Tornabuoni in Roma.

.... E' non manca mai giorno, che io non sia a vedere la vostra madonna Clarice, che mi fa impazare; che ogni giorno me ne pare meglio: lei bella, e piena di tutti i buon costumi, e à uno spirito mirabile; e sono circa viij giorni che l'à cominciato a imparare a ballare, c'ogni giorno à imparato un ballo: che non li è prima mostro, che l'à imparato. Maestro Agnolo l'avea pregata che la dovessi scrivervi di suo' mano, e per niente non lo volea fare: io l'ò tanto pregata, che per amore mio disse essere contenta farlo; ma ben mi disse che voi dimostravi essere molto occupato in questa giostra, chè dapoi è venuto Donnino non à avuto vostre lettere. Poi che voi non la potete vicitare con la persona, fatelo almanco con lettere spesso, chè gliene date gran consolazione. E in effetto, voi avete la più digna compagna d'Italia....

X.º Al nome di Dio, adi xj di febraio 1468 (stil fior.).

Magnifice vir et maior honorandissime. Questo dì c'è suto lettere di Giovanni Tornabuoni, come avevi fatto la giostra, e n'era uscito sano e con grandissimo onore V. M. La qual cosa subito ebbi intesa, l'andai a dire a la vostra madonna Clarice, e li portai una lettera di Giovanni, che non vi potrei dire la consolazione n'ebbe: che sono iiij giorni non s'è rallegrata se none oggi, perchè stava continovamente in sospetto di V. M. per rispetto de la giostra; e ancora à avuto un poco di doglia di testa, e subito intese questa nuova li passò la doglia, e sta tutta allegra. E di madonna Madalena non vi dico nulla, chè sarebbe impossibile a dirlo con quanta consolazione e allegreza sta, e solo li resta avere una consolazione: e questo ène, che voi vegniate fin qua questa quaresima, chè dice che vuole che voi vegiate la vostra mercanzia avanti l'abiate a casa: la quale ogni giorno migliora. In questa fia una lettera sua. Madonna Clarice non à voluto scrivere, e àmi detto che io vi scriva per suo' parte che v'à da dire un grandissimosegreto, e che non si fida di persona, nè lo vuol fare per lettera perchè dubita non ne fussi fatto mal servigio: e in effetto, vi chiama a più potere, e dice, ora s'è fatto la giostra, non arete più scusa da arecare. E a V. M. si raccomanda, e vi priega la raccomandiate al magnifico Piero e a madonna Contessina e a madonna Lucrezia e a la Bianca e a la Nannina e a Giuliano. Ieri levai panno pagonazo di Londra per una gonna a la romanesca, perchè questa quaresima vuol Madonna che la vadia a la romanesca, che credo non istarà punto male, e vuole andar vicitando tutti questi perdoni, pregando Iddio per voi.

Per questa terra non si fa altro che dire de la gran magnificenza avete fatto, e massimo de la persona, che si dice vi siate aoperato tanto degnamente quanto sia possibile di dire, e che giamai fu paladino facessi quello à fatto V. Magnificenza, che ciascheduno se n'è ralegrato grandemente, e massimo li amici vostri. Messere Giovanfrancesco figliolo del Marchese di Mantova si raccomanda a V. M., e per Dio se n'è molto rallegrato e avutone grandissima consolazione, confermandovisi sempre parato ai piaceri di V. M.

Per questa non m'accade a dire, se non che sempre mi raccomando a V. M., che l'altissimo Iddio di male guardi e la conservi in felicità.

Vostro Francesco di Filippo Tornabuoni in Roma.

La fidanzata scriveva a Lorenzo il 28 gennaio: e ne rispetto la grafìa, che è ben diversa in altre lettere della Clarice dopo fattasi fiorentina:

Magnifico consorte, recommandatione etc. Ho hauta una vostra lettera, e inteso quanto scrivete. Che a Voi sia cara la mia lettera me piace, como a collei che sempre desidera fare cosa che ve sia grata. Et più dite, che avete poco scritto: remagno contenta a tanto quanto vi piace, governandome sempre in bona speranza. Madonna mia matre ve benedice. Piacive recomandarme a vostru et mio patre, a vostra e mia matre, e a quelli altri che vi pare. Sempre me recomando a Voi. A Borna, die xxviii gennaio 1469. Vostra Clarice de Ursinis.

Magnifico consorte, recommandatione etc. Ho hauta una vostra lettera, e inteso quanto scrivete. Che a Voi sia cara la mia lettera me piace, como a collei che sempre desidera fare cosa che ve sia grata. Et più dite, che avete poco scritto: remagno contenta a tanto quanto vi piace, governandome sempre in bona speranza. Madonna mia matre ve benedice. Piacive recomandarme a vostru et mio patre, a vostra e mia matre, e a quelli altri che vi pare. Sempre me recomando a Voi. A Borna, die xxviii gennaio 1469. Vostra Clarice de Ursinis.

E il 25 febbraio, dopo che Lorenzo stesso le aveva scritto della giostra, rispondeva:

Magnifico consorte, recommandatione etc. Ho auta una vostra lettera, la quale a mi è molto grata, dove mi avi sate de la giostra, che havete hauto l'onore. A mi moltomi piacce che sia sodisfato l'animo vostro in quelo che v'è sì a piacere; et se le horationi mia sonno hesaudite in questo, me è caro, como a culei che desidera fare cosa che ve sii a piaccere. Pregovi me recommandate a mio patre Piero, a mia matre Lucretia, et a madonna Contissina, et tucti l'altri che ve pare. Io mi recommando a Voi. Non altro. In Roma, die XXV febr. 1469. Vostra Clarice de Ursinis.

Magnifico consorte, recommandatione etc. Ho auta una vostra lettera, la quale a mi è molto grata, dove mi avi sate de la giostra, che havete hauto l'onore. A mi moltomi piacce che sia sodisfato l'animo vostro in quelo che v'è sì a piacere; et se le horationi mia sonno hesaudite in questo, me è caro, como a culei che desidera fare cosa che ve sii a piaccere. Pregovi me recommandate a mio patre Piero, a mia matre Lucretia, et a madonna Contissina, et tucti l'altri che ve pare. Io mi recommando a Voi. Non altro. In Roma, die XXV febr. 1469. Vostra Clarice de Ursinis.

Caratteristico de' costumi, non meno che squisito per pittura dal vero, è quanto, due anni prima, aveva scritto da Roma, nel marzo del 67, madonna Lucrezia al marito Piero de' Medici, dopo aver messo gli occhi sulla Clarice come buon partito pel loro figliuolo. Così le due letterine della fidanzata, come questa della Tornabuoni, le pubblicò Cesare Guasti (Tre lettere di Lucrezia Tornabuoni a Piero de' Medici ed altre lettere, ec.) per nozze Uguccioni-Del Turco; Firenze, tip. Le Monnier, 1859.

.... Giovedì mattina, andando a San Piero, mi riscontrai in madonna Maddalena Orsina, sorella del Cardinale, la quale avea seco suo' figliuola, d'età d'anni 15 in 16. Era vestita alla romana, co'l lenzuolo; la quale mi parve, in quello abito, molta bella, bianca e grande: ma perchè la fanciulla pure era coperta, non la pote' vedere a mio modo. Accadde ieri che andai a vicitare il prefato monsignor Orsino, il quale era in casa la prefata suo' sorella, che entra in nella sua; quando, fatto per tuo' parte con suo' Signoria le debite vicitazioni, vi sopraggiunse la prefata suo' sorella colla detta fanciulla; la quale era in una gonna istretta alla romana, e sanza lenzuolo: e stemoci gran pezzo a ragionare; e io posi ben ment' a detta fanciulla. La quale, come dico, è di ricipiente grandezza, e bianca, et à sì dolce maniera, non però sì gentile come le nostre; ma è di gran modesta, e da ridulla presto a' nostri costumi. Il capo non à biondo, perchè non se n'à di qua (cioè, a Roma non son comuni le bionde, che erano le più pregiate di bellezza): pendono i suoi capegli in rosso, e n'à assai. La faccia del viso pende un po' tondetta; ma non mi dispiace. La gola è isvelta confacientemente, ma mi pare un po' sotiletta o, a dir meglio, gentiletta. Il petto non potemo vedere, perchè usano ire tutte turate; ma mostra di buona qualità. Va col capo non ardita come le nostre, ma pare lo porti un po' innanzi: e questo mi stimo proceda perchè si vergogniava; chè in lei non vego segnio alcuno, se non per lo star vergogniosa. La mano à lunga e isvelta. E tutto racolto, giudichiamo la fanciullaassai più che comunale; ma non da comparalla alla Maria, Lucrezia e Bianca (loro figliuole). Lorenzo lui medesimo l'à vista: e quanto esso se ne contenti, tu lo potrai intendere. Io giudicherò che tutto che tu et lui ditirminerete sia ben fatto, e me n'accorderò. Lassiamne Idio pigliar il meglio partito.... Tua Lucrezia.

.... Giovedì mattina, andando a San Piero, mi riscontrai in madonna Maddalena Orsina, sorella del Cardinale, la quale avea seco suo' figliuola, d'età d'anni 15 in 16. Era vestita alla romana, co'l lenzuolo; la quale mi parve, in quello abito, molta bella, bianca e grande: ma perchè la fanciulla pure era coperta, non la pote' vedere a mio modo. Accadde ieri che andai a vicitare il prefato monsignor Orsino, il quale era in casa la prefata suo' sorella, che entra in nella sua; quando, fatto per tuo' parte con suo' Signoria le debite vicitazioni, vi sopraggiunse la prefata suo' sorella colla detta fanciulla; la quale era in una gonna istretta alla romana, e sanza lenzuolo: e stemoci gran pezzo a ragionare; e io posi ben ment' a detta fanciulla. La quale, come dico, è di ricipiente grandezza, e bianca, et à sì dolce maniera, non però sì gentile come le nostre; ma è di gran modesta, e da ridulla presto a' nostri costumi. Il capo non à biondo, perchè non se n'à di qua (cioè, a Roma non son comuni le bionde, che erano le più pregiate di bellezza): pendono i suoi capegli in rosso, e n'à assai. La faccia del viso pende un po' tondetta; ma non mi dispiace. La gola è isvelta confacientemente, ma mi pare un po' sotiletta o, a dir meglio, gentiletta. Il petto non potemo vedere, perchè usano ire tutte turate; ma mostra di buona qualità. Va col capo non ardita come le nostre, ma pare lo porti un po' innanzi: e questo mi stimo proceda perchè si vergogniava; chè in lei non vego segnio alcuno, se non per lo star vergogniosa. La mano à lunga e isvelta. E tutto racolto, giudichiamo la fanciullaassai più che comunale; ma non da comparalla alla Maria, Lucrezia e Bianca (loro figliuole). Lorenzo lui medesimo l'à vista: e quanto esso se ne contenti, tu lo potrai intendere. Io giudicherò che tutto che tu et lui ditirminerete sia ben fatto, e me n'accorderò. Lassiamne Idio pigliar il meglio partito.... Tua Lucrezia.

E in altro foglio di sua mano soggiungeva:

Come ti dico per letera di mano di Giovanni (Tornabuoni, suo fratello), noi abiàno vista la fanciulla, con buono modo e sanza dimostrazione; e quando la cosa nonn'abia avere effetto, non ci si metterà nulla del tuo, chè nallo ragionamento s'è avuto. La fanciulla à dua buone parti, ch'è grande e biancha: non à uno bello viso, nè rusticho; à buona persona. Lorenzo l'ha veduta: intendi da lui se la li piace; chè ci è tante altre parti, che s'ella soddisfacessi a lui, ci potremo contentare. El nome suo è Clarice. Lucretia tua.

Come ti dico per letera di mano di Giovanni (Tornabuoni, suo fratello), noi abiàno vista la fanciulla, con buono modo e sanza dimostrazione; e quando la cosa nonn'abia avere effetto, non ci si metterà nulla del tuo, chè nallo ragionamento s'è avuto. La fanciulla à dua buone parti, ch'è grande e biancha: non à uno bello viso, nè rusticho; à buona persona. Lorenzo l'ha veduta: intendi da lui se la li piace; chè ci è tante altre parti, che s'ella soddisfacessi a lui, ci potremo contentare. El nome suo è Clarice. Lucretia tua.

341.Delle nozze di Lorenzo de' Medici con Clarice Orsini nel 1409; Informazione di Piero Parenti fiorentino: Firenze, tip. Bencini, 1870.

341.Delle nozze di Lorenzo de' Medici con Clarice Orsini nel 1409; Informazione di Piero Parenti fiorentino: Firenze, tip. Bencini, 1870.

342.Vedi nel mio libroFlorentia, a pag. 212 e 307.

342.Vedi nel mio libroFlorentia, a pag. 212 e 307.

343.Vedi la XXIIIª delle lettere del Poliziano, da me date nelle sueProse volgari.

343.Vedi la XXIIIª delle lettere del Poliziano, da me date nelle sueProse volgari.

344.VediUn cappellano mediceo, a pag. 422 e segg. del mioFlorentia.

344.VediUn cappellano mediceo, a pag. 422 e segg. del mioFlorentia.

345.Nota dell'armeggeria fatta da Bartolommeo Benci alla Marietta degli Strozzi il 14 di febbraio 1464 in Firenze; Firenze, tip. Galileiana, 1876: pubblicata, per nozze Paoli-Martelli, daA. Gherardicon lettera dedicatoria illustrativa.

345.Nota dell'armeggeria fatta da Bartolommeo Benci alla Marietta degli Strozzi il 14 di febbraio 1464 in Firenze; Firenze, tip. Galileiana, 1876: pubblicata, per nozze Paoli-Martelli, daA. Gherardicon lettera dedicatoria illustrativa.

346.«Ritrasse di naturale» scrive di Desiderio da Settignano il Vasari (IV, 228) «la testa della Marietta degli Strozzi; la quale essendo bellissima, gli riuscì molto eccellente»: e dal Boschetto degli Strozzi, fuor di Porta S. Frediano, è oggi nel loro palazzo in città. Altri ha creduto riconoscerla in un busto, pure strozziano, che è nel Museo di Berlino. «Ad Laurentium Strozam de Mariettae sororis laudibus» sono distici del solito eulogista mediceo Naldo Naldi, nel codice Laurenziano XXXV,XXXIV, c. 15-17.

346.«Ritrasse di naturale» scrive di Desiderio da Settignano il Vasari (IV, 228) «la testa della Marietta degli Strozzi; la quale essendo bellissima, gli riuscì molto eccellente»: e dal Boschetto degli Strozzi, fuor di Porta S. Frediano, è oggi nel loro palazzo in città. Altri ha creduto riconoscerla in un busto, pure strozziano, che è nel Museo di Berlino. «Ad Laurentium Strozam de Mariettae sororis laudibus» sono distici del solito eulogista mediceo Naldo Naldi, nel codice Laurenziano XXXV,XXXIV, c. 15-17.

347.Fra leVitedi contemporanei scritte da Vespasiano da Bisticci, è anche quella dell'Alessandra Bardi Strozzi: ma vedi di lei anche nell'aureo libro diCesare Guastisull'altra degna donna entrata nell'altro ramo della grande famiglia, Alessandra Macinghi negli Strozzi:Lettere di una gentildonna fiorentina del secolo XV ai figliuoli esuli; Firenze, Sansoni, 1877; pag.XII-XV.

347.Fra leVitedi contemporanei scritte da Vespasiano da Bisticci, è anche quella dell'Alessandra Bardi Strozzi: ma vedi di lei anche nell'aureo libro diCesare Guastisull'altra degna donna entrata nell'altro ramo della grande famiglia, Alessandra Macinghi negli Strozzi:Lettere di una gentildonna fiorentina del secolo XV ai figliuoli esuli; Firenze, Sansoni, 1877; pag.XII-XV.

348.Nel cit. carteggio domestico pubblicato dal Guasti, si può vedere (pag. 589-90, 594-96) com'era giudicata la Marietta, quando sitrattò di farne la moglie d'uno de' figliuoli dell'Alessandra, Lorenzo. A questo Lorenzo, che n'era innamorato fino a dare per certo che o lei o nessuna, il fratello maggiore Filippo scriveva nel 69: «Confessoti che sia da mettere per bella fanciulla, o vuoi dire donna, e che ha buona dota: ma in opposito mi pare vi siano tante parti, che pesono assai più che le buone. Di prima faccia, a chi lo sentirà parrà che noi vi manchiamo di riputazione, perchè la mercatanzia non va, tanto è soprastata e suta percossa» (allude a trattative d'altri matrimoni) «e costì e altrove; e l'essere trasandata di tempo, e sanza padre e sanza madre,» (era morta nel 65) «e fuori di casa sua, essendo bella, non sarebbe gran fatto che ci fussi qualche macchia. Poi penso, ec.»

348.Nel cit. carteggio domestico pubblicato dal Guasti, si può vedere (pag. 589-90, 594-96) com'era giudicata la Marietta, quando sitrattò di farne la moglie d'uno de' figliuoli dell'Alessandra, Lorenzo. A questo Lorenzo, che n'era innamorato fino a dare per certo che o lei o nessuna, il fratello maggiore Filippo scriveva nel 69: «Confessoti che sia da mettere per bella fanciulla, o vuoi dire donna, e che ha buona dota: ma in opposito mi pare vi siano tante parti, che pesono assai più che le buone. Di prima faccia, a chi lo sentirà parrà che noi vi manchiamo di riputazione, perchè la mercatanzia non va, tanto è soprastata e suta percossa» (allude a trattative d'altri matrimoni) «e costì e altrove; e l'essere trasandata di tempo, e sanza padre e sanza madre,» (era morta nel 65) «e fuori di casa sua, essendo bella, non sarebbe gran fatto che ci fussi qualche macchia. Poi penso, ec.»

349.È del febbraio 64, a Lorenzo, giovine di diciott'anni, a Pisa, nell'Archivio fiorentino di Stato,Carte Strozzi Uguccioni, filzaCIII, a c. 72. Questo e qualche altro po' del latino che, leggendo alle signore, tradussi, non disdice forse all'argomento umanistico.... nè ormai a leggitrici parecchie, che vengon sapendo di latino più di taluni laureati..... ea ad te scribam, quae neque ah amicitia nostra aliena sunt, simulque in legendo tibi aliquam voluptatem possint afferre. Cum enim haec scribebam, nix totam pene urbem oppleverat: quam aliis taedio atque languori, aliis exercitio atque voluptati, fuisse scias; sed in primis incredibili voluptati fuit Laucterio Neronio, Priori Pandolfino et Bartholomeo Bencio, spectatissimis sane nostrae civitatis hominibus. Hi enim, hac oblata rerum opportunitate, in id convenerunt, ut aliquid memoria dignum ederent. Quapropter, circiter secundam horam noctis, ante aedes Strozzae puellae, cum summa hominum frequentia, nam ad id undique populus confluxerant, se obtulerunt, scilicet parati et simul iacere atque recipere quasi ad invicem multam nivem. Partiti igitur sunt cum puella nivem. Quod spectaculum, Dii immortales! nam pro dignitate, et innumerorum funalium luminibus, et tubarum clangore atque tibiarum suavitate, exornatum erat. Hic autem vereor ne mea inculta oratione assequi possim quid ea nocte meis oculis conspicatus sum. Quid enim dicam de variis circumastantium studiis? quid de multorum applausu? Liceat haec breviter perstringere, mi Laurenti, cum assequi nostris verbis nequeamus. Quisque enim illorum aliquid egregium se adeptum putabat, si nive niveae puellae faciem conspersisset, adeo ut facile diceres, hanc totam rem non nivis ludum fuisse, sed potius sagittatorum certamen ad scopon, tanta gloria pugnabant! Ipsa vero puella ita se gessit, ob summam, quae in illa est,ludendi venustatem atque dexteritatem, non dicam ob pulchritudinem quae satis omnibus innotescit, ut probata ab omnibus atque commendata discederet. Adolescentes vero ii, qui tam liberaliter luserant, nullo pacto prius, quin digno munere eam afficerent, discedendum putarunt. Itaque discessum est, ut unusquisque sibi accumulatissime satisfecisse videretur...»

349.È del febbraio 64, a Lorenzo, giovine di diciott'anni, a Pisa, nell'Archivio fiorentino di Stato,Carte Strozzi Uguccioni, filzaCIII, a c. 72. Questo e qualche altro po' del latino che, leggendo alle signore, tradussi, non disdice forse all'argomento umanistico.... nè ormai a leggitrici parecchie, che vengon sapendo di latino più di taluni laureati.

.... ea ad te scribam, quae neque ah amicitia nostra aliena sunt, simulque in legendo tibi aliquam voluptatem possint afferre. Cum enim haec scribebam, nix totam pene urbem oppleverat: quam aliis taedio atque languori, aliis exercitio atque voluptati, fuisse scias; sed in primis incredibili voluptati fuit Laucterio Neronio, Priori Pandolfino et Bartholomeo Bencio, spectatissimis sane nostrae civitatis hominibus. Hi enim, hac oblata rerum opportunitate, in id convenerunt, ut aliquid memoria dignum ederent. Quapropter, circiter secundam horam noctis, ante aedes Strozzae puellae, cum summa hominum frequentia, nam ad id undique populus confluxerant, se obtulerunt, scilicet parati et simul iacere atque recipere quasi ad invicem multam nivem. Partiti igitur sunt cum puella nivem. Quod spectaculum, Dii immortales! nam pro dignitate, et innumerorum funalium luminibus, et tubarum clangore atque tibiarum suavitate, exornatum erat. Hic autem vereor ne mea inculta oratione assequi possim quid ea nocte meis oculis conspicatus sum. Quid enim dicam de variis circumastantium studiis? quid de multorum applausu? Liceat haec breviter perstringere, mi Laurenti, cum assequi nostris verbis nequeamus. Quisque enim illorum aliquid egregium se adeptum putabat, si nive niveae puellae faciem conspersisset, adeo ut facile diceres, hanc totam rem non nivis ludum fuisse, sed potius sagittatorum certamen ad scopon, tanta gloria pugnabant! Ipsa vero puella ita se gessit, ob summam, quae in illa est,ludendi venustatem atque dexteritatem, non dicam ob pulchritudinem quae satis omnibus innotescit, ut probata ab omnibus atque commendata discederet. Adolescentes vero ii, qui tam liberaliter luserant, nullo pacto prius, quin digno munere eam afficerent, discedendum putarunt. Itaque discessum est, ut unusquisque sibi accumulatissime satisfecisse videretur...»

.... ea ad te scribam, quae neque ah amicitia nostra aliena sunt, simulque in legendo tibi aliquam voluptatem possint afferre. Cum enim haec scribebam, nix totam pene urbem oppleverat: quam aliis taedio atque languori, aliis exercitio atque voluptati, fuisse scias; sed in primis incredibili voluptati fuit Laucterio Neronio, Priori Pandolfino et Bartholomeo Bencio, spectatissimis sane nostrae civitatis hominibus. Hi enim, hac oblata rerum opportunitate, in id convenerunt, ut aliquid memoria dignum ederent. Quapropter, circiter secundam horam noctis, ante aedes Strozzae puellae, cum summa hominum frequentia, nam ad id undique populus confluxerant, se obtulerunt, scilicet parati et simul iacere atque recipere quasi ad invicem multam nivem. Partiti igitur sunt cum puella nivem. Quod spectaculum, Dii immortales! nam pro dignitate, et innumerorum funalium luminibus, et tubarum clangore atque tibiarum suavitate, exornatum erat. Hic autem vereor ne mea inculta oratione assequi possim quid ea nocte meis oculis conspicatus sum. Quid enim dicam de variis circumastantium studiis? quid de multorum applausu? Liceat haec breviter perstringere, mi Laurenti, cum assequi nostris verbis nequeamus. Quisque enim illorum aliquid egregium se adeptum putabat, si nive niveae puellae faciem conspersisset, adeo ut facile diceres, hanc totam rem non nivis ludum fuisse, sed potius sagittatorum certamen ad scopon, tanta gloria pugnabant! Ipsa vero puella ita se gessit, ob summam, quae in illa est,ludendi venustatem atque dexteritatem, non dicam ob pulchritudinem quae satis omnibus innotescit, ut probata ab omnibus atque commendata discederet. Adolescentes vero ii, qui tam liberaliter luserant, nullo pacto prius, quin digno munere eam afficerent, discedendum putarunt. Itaque discessum est, ut unusquisque sibi accumulatissime satisfecisse videretur...»

350.Nix ipsa es virgo, et nive ludis. Lude; sed antequam pereat candor, fac rigor ut pereat.A pag. 143 delle cit.Poesie lat. e gr. Vedi ivi da me indicati altri consimili ghiribizzi nivali. Del resto si hanno, de' giuochi di neve, anche riscontri medievali popolari. Nei Sonetti di Folgore da San Gimignano (Le Rimeec.; Bologna, 1880; pag. 5) per la Brigata spendereccia senese, uno de' divertimenti invernali dev'esser diuscir di fora alcuna volta il giorno,gittando della neve bella e biancaa le donzelle che staran dattorno.E uno deiCanti carnascialeschifiorentini (Firenze, 1559; pag. 61), dei tempi appunto della Marietta, è ilCanto della neve, gentilissima cosa, come bastano questi versi a mostrare:Chi vuol con questa neve trastullarsi,o belle donne, ei non è tempo a starsi.La bella neve, donne, oggi v'invita:l'è oggi bianca, e doman fia fuggita;e così fa la vostra età fiorita:chè tosto è vecchia; e poi bisogna starsi.

350.

Nix ipsa es virgo, et nive ludis. Lude; sed antequam pereat candor, fac rigor ut pereat.

Nix ipsa es virgo, et nive ludis. Lude; sed antequam pereat candor, fac rigor ut pereat.

Nix ipsa es virgo, et nive ludis. Lude; sed ante

quam pereat candor, fac rigor ut pereat.

A pag. 143 delle cit.Poesie lat. e gr. Vedi ivi da me indicati altri consimili ghiribizzi nivali. Del resto si hanno, de' giuochi di neve, anche riscontri medievali popolari. Nei Sonetti di Folgore da San Gimignano (Le Rimeec.; Bologna, 1880; pag. 5) per la Brigata spendereccia senese, uno de' divertimenti invernali dev'esser di

uscir di fora alcuna volta il giorno,gittando della neve bella e biancaa le donzelle che staran dattorno.

uscir di fora alcuna volta il giorno,gittando della neve bella e biancaa le donzelle che staran dattorno.

uscir di fora alcuna volta il giorno,

gittando della neve bella e bianca

a le donzelle che staran dattorno.

E uno deiCanti carnascialeschifiorentini (Firenze, 1559; pag. 61), dei tempi appunto della Marietta, è ilCanto della neve, gentilissima cosa, come bastano questi versi a mostrare:

Chi vuol con questa neve trastullarsi,o belle donne, ei non è tempo a starsi.La bella neve, donne, oggi v'invita:l'è oggi bianca, e doman fia fuggita;e così fa la vostra età fiorita:chè tosto è vecchia; e poi bisogna starsi.

Chi vuol con questa neve trastullarsi,o belle donne, ei non è tempo a starsi.La bella neve, donne, oggi v'invita:l'è oggi bianca, e doman fia fuggita;e così fa la vostra età fiorita:chè tosto è vecchia; e poi bisogna starsi.

Chi vuol con questa neve trastullarsi,

o belle donne, ei non è tempo a starsi.

La bella neve, donne, oggi v'invita:

l'è oggi bianca, e doman fia fuggita;

e così fa la vostra età fiorita:

chè tosto è vecchia; e poi bisogna starsi.

351.Foscolo,Sepolcri, vv. 20-22.

351.Foscolo,Sepolcri, vv. 20-22.


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