XV.

XV.Bisognava che Silvio si rassegnasse al destino per conservare la pace, egli vedeva chiaramente l'assoluta impossibilità di combattere le idee della moglie e della suocera, e prese l'eroica determinazione di seguire per suo conto i consigli paterni. Comperò e lesse con somma attenzione il libro sapiente e brioso di Brillat-Savarin, e avendovi trovato diletto si convinse che la sua ripugnanza per le operazioni gastronomiche, non era in fondo che un pretto pregiudizio senza fondamento. Se l'occuparsi della cucina fosse una vergogna o un disonore, il soldato non si farebbe da pranzo.E andava ripetendosi le massime del maestro che aveva studiato:«Che cosa sarebbe l'universo senza la vita? e tutto ciò che vive si nutre.»«Gli animali si pascono, l'uomo mangia, il solo uomo di spirito sa mangiare.» [pg!271]«Il destino delle nazioni dipende dalla maniera che si nutriscono.»«Il Creatore obbligando l'uomo a mangiare per vivere, lo invita coll'appetito e lo ricompensa col piacere.»«La scoperta d'un nuovo cibo è più vantaggiosa alla felicità del genere umano della scoperta d'una stella.»«Colui che ricevendo i suoi amici non dà nessuna cura personale al pranzo che viene preparato per loro, non è degno di avere degli amici.»Dunque necessità, dignità, spirito, riconoscenza, politica, filantropia, ospitalità, tutto esige che i padroni di casa s'intendano di cucina.Di qua non si sfugge!... senza ritornare selvaggi.Cominciò le più serie meditazioni sul libro di cucina, e qualche modesto tentativo riuscito abbastanza bene lo animò a proseguire la prova. E quando ritornava dallo studio entrava in cucina, ordinava i preparativi alla Betta e poi sorvegliava la cottura. Metilde mangiava con grande appetito i piattelli allestiti dal marito, e gliene faceva degli elogi che lo incoraggiavano sempre più a perfezionarsi in quest'arte benefica.Lo stomaco soddisfatto produce il buon umore, [pg!272] il quale mantiene la concordia, e la piccola famigliuola si trovava benissimo della riforma. Silvio ci prendeva gusto, cercava di far conoscenza con buoni cuochi, andava a vederli al fornello, domandava informazioni, suggerimenti, consigli, s'indirizzava ai parenti ed agli amici per ottenere delle ricette di piatti squisiti. Scrisse una lunga lettera a suo cugino di Brianza pregandolo di mandargli una informazione precisa sul modo di fare il risotto alla milanese e i maccheroni al sugo. Nelle lettere alla nonna non parlava d'altro che di cucina, la pregava d'insegnargli a fare i ravioli, i gnocchi, e la torta di lasagne.Quando l'avvocato Ruggeri era chiamato fuori di Venezia per qualche affare, Metilde invitava a pranzo la mamma, dicendogli:—Vieni, e mangerai bene, adesso Silvio se ne intende, e ti farà gustare un pranzetto delizioso;—e poi s'indirizzava al marito:—Ti raccomando quella fritturetta che sai; il pollo in fricassea, e lacharlotte.—Basta che siate esatte per le sei in punto. Tutto sarà pronto.Alla solita ora del passeggio, le signore andavano a spasso nei più eleganti abbigliamenti, e il giovane avvocato, corrispondente di parecchi giornali nazionali e stranieri, deponeva la penna, [pg!273] e rientrava in casa prima del solito. Egli aveva capito che non poteva fidarsi della Betta nemmeno nelle cose secondarie, e preferiva di far tutto da sè. Si metteva in maniche di camicia, cingeva il grembiale, si avvolgeva in testa un fazzoletto per preservarsi i capelli dalla cenere e dalle faville. Puliva il tavolo con un cencio, gettava il carbone nei fornelli, e agitava la ventola per apparecchiarsi il fuoco necessario. Poi andava alla moscaiuola, prendeva le carni, le poneva sul ceppo, le tagliava e apparecchiava regolarmente, con tutte le cure e tutti gl'ingredienti indicati; prendeva la mezzaluna, faceva il battuto di cipolla, prezzemolo e presciutto, e lardellava lo stufato. Dopo ammannite le vivande e infilzati i polli allo spiedo approntava il girarrosto, e sorvegliava con occhio vigilante tutte le cotture. Le varie esalazioni della cucina spandevano intorno un odore eccitante; e tutte quelle voci sommesse o sonore che uscivano dai diversi recipienti, tutte le note basse od acute dell'ambiente armonizzavano fra loro e formavano una sinfonia gastronomica strana. Il crepitare del fuoco accompagnava come un pertichino il gorgogliare dell'acqua bollente nella marmitta; il friggere della cazzeruola, il grillettare dei tartufi nell'olio e lo scoppiettio pizzicato della [pg!274] legna si associavano al suono monotono del coltello che batteva sul tagliere, e ai colpi del pestello nel mortaio, e di tratto in tratto si udiva il ritornello della soneria del menarrosto che indicava la fermata.Le signore rientravano all'ora fissata; mettevano timidamente la testa entro la porta della cucina, ma scappavano via subito spaventate dagli odori. Silvio si avanzava per avvertirle che tutto era pronto, faceva il saluto militare colla mestola, e si metteva a passare il brodo dallo staccio per la minestra.Venuto il carnevale, la nonna annunziò il desiderio di Maria di passare qualche giorno a Venezia con suo marito.Silvio si mostrò poco lieto della notizia, e studiava dei pretesti per non alloggiare i cugini, ma Metilde gli fece comprendere la impossibilità di lasciarli andare all'albergo, e lo obbligò a rispondere che tutto era pronto per riceverli, e che tanto lui che sua moglie avrebbero un gran piacere a vederli.Al giorno fissato Silvio andò a riceverli alla stazione, e caricarono una gondola coi cesti e le sporte dei regali e il loro bagaglio. Arrivati a casa abbracciarono cordialmente Metilde, e dopo scambiati i saluti e le solite domande, presentarono [pg!275] gli oggetti portati in dono. Un enorme coniglio Ariete, allevato da Maria, otto beccaccie uccise da Andrea, il burro fresco e le uova, dei cavoli enormi, dei bei mazzi di cicoria rossa trivigiana, delle frutta e dell'uva perfettamente conservate, e delle confetture d'albicocco e di ciliegio.Tutte queste cose deposte sul tavolo facevano bella mostra, e furono accolte con ringraziamenti ed applausi. Ma c'era un imbarazzo. Silvio non aveva mai fatto cuocere un coniglio, e non sapeva come ammannirlo.—Si può farlo arrosto, colla salsa alla cacciatora, come il lepre, disse Maria, o allagibelottealla francese.—Non conosco nè questa salsa nè lagibelotte, osservò Silvio in aria compunta.—Farò tutto io, a vostra scelta, soggiunse la cugina, sarà un vero piacere per me, di trovarmi in famiglia senza complimenti.—Ma credi mai che acconsentiremo ad una cosa simile, esclamò Metilde; ma nemmeno per sogno! siete venuti per divertirvi, e non dovete pensare ad altro....—C'è il suo tempo per ogni cosa, osservò Maria, e se non mi lasciate fare è segno che volete farmi partire più presto. [pg!276]—Lasciala fare come le piace, disse Silvio a sua moglie, e poi rivolto alla cugina, soggiunse:—Ti aiuterò io in cucina, e vedrai che sono un guattero distinto....—Queste non sono faccende per gli uomini, disse Maria, e meno ancora per gli avvocati; a ciascuno la sua parte; se avessi bisogno di assistenza avrei ricorso a Metilde....—Oh cara Maria, rispose subito Metilde, tutta confusa, io non sono buona da niente.... non saprei nemmeno soffiare nel fuoco....—Allora farò da me sola, conchiuse la cugina, e cambiarono discorso.Maria e Andrea furono condotti nella loro stanza, e mentre si spolveravano, e aprivano il bagaglio, Metilde afferrò il marito per un lembo dell'abito e lo trascinò nel salotto.—Per carità, gli disse, non mischiarti in cose di cucina fino che i cugini sono qui. Hai udito che cosa ne pensa Maria!... tu mi faresti un gran torto lasciandole vedere che sei avvezzo ad occuparti di queste brighe....—Ma se le hai detto tu stessa che non te ne intendi!...—Sta bene, ma tu devi fingere di saperne meno di me....—Sarà difficile. [pg!277]—Vuoi dunque farmi vergognare davanti di loro?...—Ma non ti rammenti che ho scritto varie lettere alla nonna per avere delle ricette di pietanze?—Ma le ricette potevano esser per me....—E il papà non ha veduto che non vuoi saperne?...—Come non voglio saperne?... dunque ti penti di non aver sposato una cuoca?...Silvio per finirla le diede un bacio sulla fronte, e le rispose:—Tu pure non hai sposato un cuoco.... ed io lo faccio per necessità, e per la nostra salute....Udirono un rumore di passi che annunziava il ritorno degli ospiti.—Ti prego, per carità, non tradirmi! gli disse in fretta Metilde, e con uno sguardo così supplichevole che Silvio, per tranquillarla, le rispose:—Non aver paura, ti dò la mia parola; sta tranquilla.Fecero colazione, poi uscirono insieme tutti e quattro per fare un giro per Venezia.Quel primo giorno non permisero a Maria di occuparsi di cucina, e Silvio non abbandonò mai i suoi ospiti. Il pranzo lo fecero venire dalla [pg!278] trattoria; ma la Betta incaricata di tener calde le vivande, le servì in parte fredde, e in parte abbruciate.Cercarono di giustificarla alla meno peggio, ma Silvio soffriva in silenzio per amore dell'arte che aveva cominciato a coltivare, e non poteva a meno di lamentarsi.—Domani farò io, disse Maria, e mangeremo il coniglio.Ciascuno riprese le sue abitudini, con qualche modificazione indicata dalle convenienze. Andrea girovagava tutto il giorno. Metilde conduceva Maria a visitare le chiese e i monumenti; le faceva vedere le mostre dei negozi, e specialmente quelle dei merciai e delle modiste. Quando rientravano, Maria si cambiava di vestito e andava in cucina a fare il pranzo. Metilde riceveva qualche visita, e suonava il pianoforte. La Betta correva su e giù per servire le signore, quando avevano bisogno di lei. Silvio attendeva ai suoi atti giudiziari, ed alle corrispondenze dei giornali; sollevato dell'obbligo della cucina avrebbe potuto lavorare più lungamente allo studio, ma voleva godersi un po' di vacanza, e andava a fumare il sigaro a Santa Marta o alla Zuecca. La signora Emilia si lasciava vedere di raro, perchè sapeva che [pg!279] sua figlia non era libera, e che andavano ogni sera al teatro.Silvio, per dovere d'ospitalità, cercò di mostrarsi sempre cortese per Andrea, gli evitò l'occasione di trovarsi con persone che avrebbero potuto farlo arrossire della sua goffaggine. Metilde si prestò, con amichevole confidenza, a togliere i difetti più rimarchevoli dell'abbigliamento di Maria; la Betta fu molto occupata a disfare delle pieghe assurde, a rifarle in modo più corretto, a cambiar di posto certi nastri, a rifarne i nodi, o a sopprimerli addirittura. Fu chiamata una modista che sostituì un cappellino semplice e ammodo, a un certo cappello sopracarico di fiori a pennacchi che avea acquistato a Treviso.Comperarono un paletò di foggia recente che sostituì la tunica di vecchia data; così Maria facea buona figura, e la elegante cugina poteva accompagnarla, senza timore che la strana disuguaglianza della coppia facesse ridere la gente.Frequentando i passeggi, i teatri e gli altri spettacoli, schivarono di ricevere in casa certe visite di signore schizzinose che non avrebbero saputo nascondere l'impressione impreveduta di certi strambotti che sfuggivano a Maria nel suo dialogo, di alcune pose, e di certe mosse troppo [pg!280] ardite della persona che tradivano la mancanza di buone abitudini sociali.La trasformazione esterna di Maria attirò l'ammirazione di Silvio che si sentiva attratto verso di lei da una forza arcana, come il ferro verso la calamita, che egli voleva dissimulare, alla quale si sforzava di resistere, animato dal dovere, dal rispetto, dall'onestà, e che riusciva a dominare ed a vincere, ma dopo una lotta pertinace, e una rivolta del cuore, dove sentiva ancora un antico fuoco che covava sotto la cenere.Ma queste lotte dell'istinto brutale col dovere dell'uomo onesto, della natura colla ragione, mettevano in burrasca il suo povero cervello, lo torturavano con pensieri sconvolti e riflessioni strambe sulle leggi e sui costumi del mondo civile. Gli pareva di poter amare due donne in una volta, senza pregiudizio di nessuna, la poligamia gli sembrava una legge di natura, la monogamia un errore sociale; e concludeva che il diritto della monogamia impone alla donna un dovere inesorabile, quello di essere completa, di soddisfare ai bisogni ideali e ai bisogni materiali dell'esistenza, di accoppiare la coltura sociale alla istruzione domestica, di saper scrivere bene una lettera e lisciarsi la pelle come un'odalisca, di saper suonare un notturno, e cuocere [pg!281] un pollo. Fino che abbisognano varie donne ai diversi uffici, se la monogamia sarà una legge civile, la poligamia continuerà ad essere un'abitudine comune, un uso od un abuso della nostra vita sociale!—Silvio!...—gli chiedeva sua moglie,—perchè sei così pensieroso?... dopo l'arrivo di Maria non mi sembri più quello di prima!... non mi ami più?... La presenza di tua cugina ti ricorda il primo amore, che mi dicevi spento e dimenticato!... dopo che io mi sono prestata ad abbellirla, tu saresti capace di compensare la mia abnegazione col tradimento!... La guardi lungamente in silenzio.... se le parli, ti confondi... e così mi rendi infelice!...—e si metteva a piangere e a singhiozzare, con pericolo d'essere udita nella stanza vicina degli ospiti.Il marito protestava altamente, cercava di consolarla, le diceva che quelli erano sogni, visioni d'una mente ammalata, la assicurava che egli non amava più Maria; che se l'avesse amata, quelle sue maniere, quei suoi spropositi gli avrebbero prodotto l'effetto d'una doccia gelata. Si animava troppo parlando, passava rapidamente dalla dolcezza alla collera, voleva convincerla con delle carezze e riusciva sdegnoso, non giungeva mai ad ispirarle fiducia, e passavano una [pg!282] parte della notte a far delle scene o delle querele; alla mattina erano pallidi e sfiniti, e Silvio che voleva mostrarsi indifferente, pareva dispettoso, e appariva più imbarazzato di prima nei suoi dialoghi colla cugina.Così finirono il carnevale, e finalmente la quaresima venne a togliere l'incubo che li opprimeva; i cugini lasciarono Venezia, e l'ordine fu ristabilito nella piccola famiglia, ove Metilde liberata dalla vista di Maria, distratta dalla compagnia di sua madre, si mostrò meno gelosa e più tollerante col marito, il quale aveva ripreso tranquillamente le sue funzioni suppletorie dei fornelli, e viveva occupatissimo nel triplice incarico di avvocato, di giornalista e di cuoco, lavorando assiduamente colla penna e colla mestola, fra le rifritture del foro, i pasticci della politica, e i processi della cucina. [pg!283]

XV.Bisognava che Silvio si rassegnasse al destino per conservare la pace, egli vedeva chiaramente l'assoluta impossibilità di combattere le idee della moglie e della suocera, e prese l'eroica determinazione di seguire per suo conto i consigli paterni. Comperò e lesse con somma attenzione il libro sapiente e brioso di Brillat-Savarin, e avendovi trovato diletto si convinse che la sua ripugnanza per le operazioni gastronomiche, non era in fondo che un pretto pregiudizio senza fondamento. Se l'occuparsi della cucina fosse una vergogna o un disonore, il soldato non si farebbe da pranzo.E andava ripetendosi le massime del maestro che aveva studiato:«Che cosa sarebbe l'universo senza la vita? e tutto ciò che vive si nutre.»«Gli animali si pascono, l'uomo mangia, il solo uomo di spirito sa mangiare.» [pg!271]«Il destino delle nazioni dipende dalla maniera che si nutriscono.»«Il Creatore obbligando l'uomo a mangiare per vivere, lo invita coll'appetito e lo ricompensa col piacere.»«La scoperta d'un nuovo cibo è più vantaggiosa alla felicità del genere umano della scoperta d'una stella.»«Colui che ricevendo i suoi amici non dà nessuna cura personale al pranzo che viene preparato per loro, non è degno di avere degli amici.»Dunque necessità, dignità, spirito, riconoscenza, politica, filantropia, ospitalità, tutto esige che i padroni di casa s'intendano di cucina.Di qua non si sfugge!... senza ritornare selvaggi.Cominciò le più serie meditazioni sul libro di cucina, e qualche modesto tentativo riuscito abbastanza bene lo animò a proseguire la prova. E quando ritornava dallo studio entrava in cucina, ordinava i preparativi alla Betta e poi sorvegliava la cottura. Metilde mangiava con grande appetito i piattelli allestiti dal marito, e gliene faceva degli elogi che lo incoraggiavano sempre più a perfezionarsi in quest'arte benefica.Lo stomaco soddisfatto produce il buon umore, [pg!272] il quale mantiene la concordia, e la piccola famigliuola si trovava benissimo della riforma. Silvio ci prendeva gusto, cercava di far conoscenza con buoni cuochi, andava a vederli al fornello, domandava informazioni, suggerimenti, consigli, s'indirizzava ai parenti ed agli amici per ottenere delle ricette di piatti squisiti. Scrisse una lunga lettera a suo cugino di Brianza pregandolo di mandargli una informazione precisa sul modo di fare il risotto alla milanese e i maccheroni al sugo. Nelle lettere alla nonna non parlava d'altro che di cucina, la pregava d'insegnargli a fare i ravioli, i gnocchi, e la torta di lasagne.Quando l'avvocato Ruggeri era chiamato fuori di Venezia per qualche affare, Metilde invitava a pranzo la mamma, dicendogli:—Vieni, e mangerai bene, adesso Silvio se ne intende, e ti farà gustare un pranzetto delizioso;—e poi s'indirizzava al marito:—Ti raccomando quella fritturetta che sai; il pollo in fricassea, e lacharlotte.—Basta che siate esatte per le sei in punto. Tutto sarà pronto.Alla solita ora del passeggio, le signore andavano a spasso nei più eleganti abbigliamenti, e il giovane avvocato, corrispondente di parecchi giornali nazionali e stranieri, deponeva la penna, [pg!273] e rientrava in casa prima del solito. Egli aveva capito che non poteva fidarsi della Betta nemmeno nelle cose secondarie, e preferiva di far tutto da sè. Si metteva in maniche di camicia, cingeva il grembiale, si avvolgeva in testa un fazzoletto per preservarsi i capelli dalla cenere e dalle faville. Puliva il tavolo con un cencio, gettava il carbone nei fornelli, e agitava la ventola per apparecchiarsi il fuoco necessario. Poi andava alla moscaiuola, prendeva le carni, le poneva sul ceppo, le tagliava e apparecchiava regolarmente, con tutte le cure e tutti gl'ingredienti indicati; prendeva la mezzaluna, faceva il battuto di cipolla, prezzemolo e presciutto, e lardellava lo stufato. Dopo ammannite le vivande e infilzati i polli allo spiedo approntava il girarrosto, e sorvegliava con occhio vigilante tutte le cotture. Le varie esalazioni della cucina spandevano intorno un odore eccitante; e tutte quelle voci sommesse o sonore che uscivano dai diversi recipienti, tutte le note basse od acute dell'ambiente armonizzavano fra loro e formavano una sinfonia gastronomica strana. Il crepitare del fuoco accompagnava come un pertichino il gorgogliare dell'acqua bollente nella marmitta; il friggere della cazzeruola, il grillettare dei tartufi nell'olio e lo scoppiettio pizzicato della [pg!274] legna si associavano al suono monotono del coltello che batteva sul tagliere, e ai colpi del pestello nel mortaio, e di tratto in tratto si udiva il ritornello della soneria del menarrosto che indicava la fermata.Le signore rientravano all'ora fissata; mettevano timidamente la testa entro la porta della cucina, ma scappavano via subito spaventate dagli odori. Silvio si avanzava per avvertirle che tutto era pronto, faceva il saluto militare colla mestola, e si metteva a passare il brodo dallo staccio per la minestra.Venuto il carnevale, la nonna annunziò il desiderio di Maria di passare qualche giorno a Venezia con suo marito.Silvio si mostrò poco lieto della notizia, e studiava dei pretesti per non alloggiare i cugini, ma Metilde gli fece comprendere la impossibilità di lasciarli andare all'albergo, e lo obbligò a rispondere che tutto era pronto per riceverli, e che tanto lui che sua moglie avrebbero un gran piacere a vederli.Al giorno fissato Silvio andò a riceverli alla stazione, e caricarono una gondola coi cesti e le sporte dei regali e il loro bagaglio. Arrivati a casa abbracciarono cordialmente Metilde, e dopo scambiati i saluti e le solite domande, presentarono [pg!275] gli oggetti portati in dono. Un enorme coniglio Ariete, allevato da Maria, otto beccaccie uccise da Andrea, il burro fresco e le uova, dei cavoli enormi, dei bei mazzi di cicoria rossa trivigiana, delle frutta e dell'uva perfettamente conservate, e delle confetture d'albicocco e di ciliegio.Tutte queste cose deposte sul tavolo facevano bella mostra, e furono accolte con ringraziamenti ed applausi. Ma c'era un imbarazzo. Silvio non aveva mai fatto cuocere un coniglio, e non sapeva come ammannirlo.—Si può farlo arrosto, colla salsa alla cacciatora, come il lepre, disse Maria, o allagibelottealla francese.—Non conosco nè questa salsa nè lagibelotte, osservò Silvio in aria compunta.—Farò tutto io, a vostra scelta, soggiunse la cugina, sarà un vero piacere per me, di trovarmi in famiglia senza complimenti.—Ma credi mai che acconsentiremo ad una cosa simile, esclamò Metilde; ma nemmeno per sogno! siete venuti per divertirvi, e non dovete pensare ad altro....—C'è il suo tempo per ogni cosa, osservò Maria, e se non mi lasciate fare è segno che volete farmi partire più presto. [pg!276]—Lasciala fare come le piace, disse Silvio a sua moglie, e poi rivolto alla cugina, soggiunse:—Ti aiuterò io in cucina, e vedrai che sono un guattero distinto....—Queste non sono faccende per gli uomini, disse Maria, e meno ancora per gli avvocati; a ciascuno la sua parte; se avessi bisogno di assistenza avrei ricorso a Metilde....—Oh cara Maria, rispose subito Metilde, tutta confusa, io non sono buona da niente.... non saprei nemmeno soffiare nel fuoco....—Allora farò da me sola, conchiuse la cugina, e cambiarono discorso.Maria e Andrea furono condotti nella loro stanza, e mentre si spolveravano, e aprivano il bagaglio, Metilde afferrò il marito per un lembo dell'abito e lo trascinò nel salotto.—Per carità, gli disse, non mischiarti in cose di cucina fino che i cugini sono qui. Hai udito che cosa ne pensa Maria!... tu mi faresti un gran torto lasciandole vedere che sei avvezzo ad occuparti di queste brighe....—Ma se le hai detto tu stessa che non te ne intendi!...—Sta bene, ma tu devi fingere di saperne meno di me....—Sarà difficile. [pg!277]—Vuoi dunque farmi vergognare davanti di loro?...—Ma non ti rammenti che ho scritto varie lettere alla nonna per avere delle ricette di pietanze?—Ma le ricette potevano esser per me....—E il papà non ha veduto che non vuoi saperne?...—Come non voglio saperne?... dunque ti penti di non aver sposato una cuoca?...Silvio per finirla le diede un bacio sulla fronte, e le rispose:—Tu pure non hai sposato un cuoco.... ed io lo faccio per necessità, e per la nostra salute....Udirono un rumore di passi che annunziava il ritorno degli ospiti.—Ti prego, per carità, non tradirmi! gli disse in fretta Metilde, e con uno sguardo così supplichevole che Silvio, per tranquillarla, le rispose:—Non aver paura, ti dò la mia parola; sta tranquilla.Fecero colazione, poi uscirono insieme tutti e quattro per fare un giro per Venezia.Quel primo giorno non permisero a Maria di occuparsi di cucina, e Silvio non abbandonò mai i suoi ospiti. Il pranzo lo fecero venire dalla [pg!278] trattoria; ma la Betta incaricata di tener calde le vivande, le servì in parte fredde, e in parte abbruciate.Cercarono di giustificarla alla meno peggio, ma Silvio soffriva in silenzio per amore dell'arte che aveva cominciato a coltivare, e non poteva a meno di lamentarsi.—Domani farò io, disse Maria, e mangeremo il coniglio.Ciascuno riprese le sue abitudini, con qualche modificazione indicata dalle convenienze. Andrea girovagava tutto il giorno. Metilde conduceva Maria a visitare le chiese e i monumenti; le faceva vedere le mostre dei negozi, e specialmente quelle dei merciai e delle modiste. Quando rientravano, Maria si cambiava di vestito e andava in cucina a fare il pranzo. Metilde riceveva qualche visita, e suonava il pianoforte. La Betta correva su e giù per servire le signore, quando avevano bisogno di lei. Silvio attendeva ai suoi atti giudiziari, ed alle corrispondenze dei giornali; sollevato dell'obbligo della cucina avrebbe potuto lavorare più lungamente allo studio, ma voleva godersi un po' di vacanza, e andava a fumare il sigaro a Santa Marta o alla Zuecca. La signora Emilia si lasciava vedere di raro, perchè sapeva che [pg!279] sua figlia non era libera, e che andavano ogni sera al teatro.Silvio, per dovere d'ospitalità, cercò di mostrarsi sempre cortese per Andrea, gli evitò l'occasione di trovarsi con persone che avrebbero potuto farlo arrossire della sua goffaggine. Metilde si prestò, con amichevole confidenza, a togliere i difetti più rimarchevoli dell'abbigliamento di Maria; la Betta fu molto occupata a disfare delle pieghe assurde, a rifarle in modo più corretto, a cambiar di posto certi nastri, a rifarne i nodi, o a sopprimerli addirittura. Fu chiamata una modista che sostituì un cappellino semplice e ammodo, a un certo cappello sopracarico di fiori a pennacchi che avea acquistato a Treviso.Comperarono un paletò di foggia recente che sostituì la tunica di vecchia data; così Maria facea buona figura, e la elegante cugina poteva accompagnarla, senza timore che la strana disuguaglianza della coppia facesse ridere la gente.Frequentando i passeggi, i teatri e gli altri spettacoli, schivarono di ricevere in casa certe visite di signore schizzinose che non avrebbero saputo nascondere l'impressione impreveduta di certi strambotti che sfuggivano a Maria nel suo dialogo, di alcune pose, e di certe mosse troppo [pg!280] ardite della persona che tradivano la mancanza di buone abitudini sociali.La trasformazione esterna di Maria attirò l'ammirazione di Silvio che si sentiva attratto verso di lei da una forza arcana, come il ferro verso la calamita, che egli voleva dissimulare, alla quale si sforzava di resistere, animato dal dovere, dal rispetto, dall'onestà, e che riusciva a dominare ed a vincere, ma dopo una lotta pertinace, e una rivolta del cuore, dove sentiva ancora un antico fuoco che covava sotto la cenere.Ma queste lotte dell'istinto brutale col dovere dell'uomo onesto, della natura colla ragione, mettevano in burrasca il suo povero cervello, lo torturavano con pensieri sconvolti e riflessioni strambe sulle leggi e sui costumi del mondo civile. Gli pareva di poter amare due donne in una volta, senza pregiudizio di nessuna, la poligamia gli sembrava una legge di natura, la monogamia un errore sociale; e concludeva che il diritto della monogamia impone alla donna un dovere inesorabile, quello di essere completa, di soddisfare ai bisogni ideali e ai bisogni materiali dell'esistenza, di accoppiare la coltura sociale alla istruzione domestica, di saper scrivere bene una lettera e lisciarsi la pelle come un'odalisca, di saper suonare un notturno, e cuocere [pg!281] un pollo. Fino che abbisognano varie donne ai diversi uffici, se la monogamia sarà una legge civile, la poligamia continuerà ad essere un'abitudine comune, un uso od un abuso della nostra vita sociale!—Silvio!...—gli chiedeva sua moglie,—perchè sei così pensieroso?... dopo l'arrivo di Maria non mi sembri più quello di prima!... non mi ami più?... La presenza di tua cugina ti ricorda il primo amore, che mi dicevi spento e dimenticato!... dopo che io mi sono prestata ad abbellirla, tu saresti capace di compensare la mia abnegazione col tradimento!... La guardi lungamente in silenzio.... se le parli, ti confondi... e così mi rendi infelice!...—e si metteva a piangere e a singhiozzare, con pericolo d'essere udita nella stanza vicina degli ospiti.Il marito protestava altamente, cercava di consolarla, le diceva che quelli erano sogni, visioni d'una mente ammalata, la assicurava che egli non amava più Maria; che se l'avesse amata, quelle sue maniere, quei suoi spropositi gli avrebbero prodotto l'effetto d'una doccia gelata. Si animava troppo parlando, passava rapidamente dalla dolcezza alla collera, voleva convincerla con delle carezze e riusciva sdegnoso, non giungeva mai ad ispirarle fiducia, e passavano una [pg!282] parte della notte a far delle scene o delle querele; alla mattina erano pallidi e sfiniti, e Silvio che voleva mostrarsi indifferente, pareva dispettoso, e appariva più imbarazzato di prima nei suoi dialoghi colla cugina.Così finirono il carnevale, e finalmente la quaresima venne a togliere l'incubo che li opprimeva; i cugini lasciarono Venezia, e l'ordine fu ristabilito nella piccola famiglia, ove Metilde liberata dalla vista di Maria, distratta dalla compagnia di sua madre, si mostrò meno gelosa e più tollerante col marito, il quale aveva ripreso tranquillamente le sue funzioni suppletorie dei fornelli, e viveva occupatissimo nel triplice incarico di avvocato, di giornalista e di cuoco, lavorando assiduamente colla penna e colla mestola, fra le rifritture del foro, i pasticci della politica, e i processi della cucina. [pg!283]

Bisognava che Silvio si rassegnasse al destino per conservare la pace, egli vedeva chiaramente l'assoluta impossibilità di combattere le idee della moglie e della suocera, e prese l'eroica determinazione di seguire per suo conto i consigli paterni. Comperò e lesse con somma attenzione il libro sapiente e brioso di Brillat-Savarin, e avendovi trovato diletto si convinse che la sua ripugnanza per le operazioni gastronomiche, non era in fondo che un pretto pregiudizio senza fondamento. Se l'occuparsi della cucina fosse una vergogna o un disonore, il soldato non si farebbe da pranzo.

E andava ripetendosi le massime del maestro che aveva studiato:

«Che cosa sarebbe l'universo senza la vita? e tutto ciò che vive si nutre.»

«Gli animali si pascono, l'uomo mangia, il solo uomo di spirito sa mangiare.» [pg!271]

«Il destino delle nazioni dipende dalla maniera che si nutriscono.»

«Il Creatore obbligando l'uomo a mangiare per vivere, lo invita coll'appetito e lo ricompensa col piacere.»

«La scoperta d'un nuovo cibo è più vantaggiosa alla felicità del genere umano della scoperta d'una stella.»

«Colui che ricevendo i suoi amici non dà nessuna cura personale al pranzo che viene preparato per loro, non è degno di avere degli amici.»

Dunque necessità, dignità, spirito, riconoscenza, politica, filantropia, ospitalità, tutto esige che i padroni di casa s'intendano di cucina.

Di qua non si sfugge!... senza ritornare selvaggi.

Cominciò le più serie meditazioni sul libro di cucina, e qualche modesto tentativo riuscito abbastanza bene lo animò a proseguire la prova. E quando ritornava dallo studio entrava in cucina, ordinava i preparativi alla Betta e poi sorvegliava la cottura. Metilde mangiava con grande appetito i piattelli allestiti dal marito, e gliene faceva degli elogi che lo incoraggiavano sempre più a perfezionarsi in quest'arte benefica.

Lo stomaco soddisfatto produce il buon umore, [pg!272] il quale mantiene la concordia, e la piccola famigliuola si trovava benissimo della riforma. Silvio ci prendeva gusto, cercava di far conoscenza con buoni cuochi, andava a vederli al fornello, domandava informazioni, suggerimenti, consigli, s'indirizzava ai parenti ed agli amici per ottenere delle ricette di piatti squisiti. Scrisse una lunga lettera a suo cugino di Brianza pregandolo di mandargli una informazione precisa sul modo di fare il risotto alla milanese e i maccheroni al sugo. Nelle lettere alla nonna non parlava d'altro che di cucina, la pregava d'insegnargli a fare i ravioli, i gnocchi, e la torta di lasagne.

Quando l'avvocato Ruggeri era chiamato fuori di Venezia per qualche affare, Metilde invitava a pranzo la mamma, dicendogli:

—Vieni, e mangerai bene, adesso Silvio se ne intende, e ti farà gustare un pranzetto delizioso;—e poi s'indirizzava al marito:—Ti raccomando quella fritturetta che sai; il pollo in fricassea, e lacharlotte.

—Basta che siate esatte per le sei in punto. Tutto sarà pronto.

Alla solita ora del passeggio, le signore andavano a spasso nei più eleganti abbigliamenti, e il giovane avvocato, corrispondente di parecchi giornali nazionali e stranieri, deponeva la penna, [pg!273] e rientrava in casa prima del solito. Egli aveva capito che non poteva fidarsi della Betta nemmeno nelle cose secondarie, e preferiva di far tutto da sè. Si metteva in maniche di camicia, cingeva il grembiale, si avvolgeva in testa un fazzoletto per preservarsi i capelli dalla cenere e dalle faville. Puliva il tavolo con un cencio, gettava il carbone nei fornelli, e agitava la ventola per apparecchiarsi il fuoco necessario. Poi andava alla moscaiuola, prendeva le carni, le poneva sul ceppo, le tagliava e apparecchiava regolarmente, con tutte le cure e tutti gl'ingredienti indicati; prendeva la mezzaluna, faceva il battuto di cipolla, prezzemolo e presciutto, e lardellava lo stufato. Dopo ammannite le vivande e infilzati i polli allo spiedo approntava il girarrosto, e sorvegliava con occhio vigilante tutte le cotture. Le varie esalazioni della cucina spandevano intorno un odore eccitante; e tutte quelle voci sommesse o sonore che uscivano dai diversi recipienti, tutte le note basse od acute dell'ambiente armonizzavano fra loro e formavano una sinfonia gastronomica strana. Il crepitare del fuoco accompagnava come un pertichino il gorgogliare dell'acqua bollente nella marmitta; il friggere della cazzeruola, il grillettare dei tartufi nell'olio e lo scoppiettio pizzicato della [pg!274] legna si associavano al suono monotono del coltello che batteva sul tagliere, e ai colpi del pestello nel mortaio, e di tratto in tratto si udiva il ritornello della soneria del menarrosto che indicava la fermata.

Le signore rientravano all'ora fissata; mettevano timidamente la testa entro la porta della cucina, ma scappavano via subito spaventate dagli odori. Silvio si avanzava per avvertirle che tutto era pronto, faceva il saluto militare colla mestola, e si metteva a passare il brodo dallo staccio per la minestra.

Venuto il carnevale, la nonna annunziò il desiderio di Maria di passare qualche giorno a Venezia con suo marito.

Silvio si mostrò poco lieto della notizia, e studiava dei pretesti per non alloggiare i cugini, ma Metilde gli fece comprendere la impossibilità di lasciarli andare all'albergo, e lo obbligò a rispondere che tutto era pronto per riceverli, e che tanto lui che sua moglie avrebbero un gran piacere a vederli.

Al giorno fissato Silvio andò a riceverli alla stazione, e caricarono una gondola coi cesti e le sporte dei regali e il loro bagaglio. Arrivati a casa abbracciarono cordialmente Metilde, e dopo scambiati i saluti e le solite domande, presentarono [pg!275] gli oggetti portati in dono. Un enorme coniglio Ariete, allevato da Maria, otto beccaccie uccise da Andrea, il burro fresco e le uova, dei cavoli enormi, dei bei mazzi di cicoria rossa trivigiana, delle frutta e dell'uva perfettamente conservate, e delle confetture d'albicocco e di ciliegio.

Tutte queste cose deposte sul tavolo facevano bella mostra, e furono accolte con ringraziamenti ed applausi. Ma c'era un imbarazzo. Silvio non aveva mai fatto cuocere un coniglio, e non sapeva come ammannirlo.

—Si può farlo arrosto, colla salsa alla cacciatora, come il lepre, disse Maria, o allagibelottealla francese.

—Non conosco nè questa salsa nè lagibelotte, osservò Silvio in aria compunta.

—Farò tutto io, a vostra scelta, soggiunse la cugina, sarà un vero piacere per me, di trovarmi in famiglia senza complimenti.

—Ma credi mai che acconsentiremo ad una cosa simile, esclamò Metilde; ma nemmeno per sogno! siete venuti per divertirvi, e non dovete pensare ad altro....

—C'è il suo tempo per ogni cosa, osservò Maria, e se non mi lasciate fare è segno che volete farmi partire più presto. [pg!276]

—Lasciala fare come le piace, disse Silvio a sua moglie, e poi rivolto alla cugina, soggiunse:—Ti aiuterò io in cucina, e vedrai che sono un guattero distinto....

—Queste non sono faccende per gli uomini, disse Maria, e meno ancora per gli avvocati; a ciascuno la sua parte; se avessi bisogno di assistenza avrei ricorso a Metilde....

—Oh cara Maria, rispose subito Metilde, tutta confusa, io non sono buona da niente.... non saprei nemmeno soffiare nel fuoco....

—Allora farò da me sola, conchiuse la cugina, e cambiarono discorso.

Maria e Andrea furono condotti nella loro stanza, e mentre si spolveravano, e aprivano il bagaglio, Metilde afferrò il marito per un lembo dell'abito e lo trascinò nel salotto.

—Per carità, gli disse, non mischiarti in cose di cucina fino che i cugini sono qui. Hai udito che cosa ne pensa Maria!... tu mi faresti un gran torto lasciandole vedere che sei avvezzo ad occuparti di queste brighe....

—Ma se le hai detto tu stessa che non te ne intendi!...

—Sta bene, ma tu devi fingere di saperne meno di me....

—Sarà difficile. [pg!277]

—Vuoi dunque farmi vergognare davanti di loro?...

—Ma non ti rammenti che ho scritto varie lettere alla nonna per avere delle ricette di pietanze?

—Ma le ricette potevano esser per me....

—E il papà non ha veduto che non vuoi saperne?...

—Come non voglio saperne?... dunque ti penti di non aver sposato una cuoca?...

Silvio per finirla le diede un bacio sulla fronte, e le rispose:

—Tu pure non hai sposato un cuoco.... ed io lo faccio per necessità, e per la nostra salute....

Udirono un rumore di passi che annunziava il ritorno degli ospiti.

—Ti prego, per carità, non tradirmi! gli disse in fretta Metilde, e con uno sguardo così supplichevole che Silvio, per tranquillarla, le rispose:—Non aver paura, ti dò la mia parola; sta tranquilla.

Fecero colazione, poi uscirono insieme tutti e quattro per fare un giro per Venezia.

Quel primo giorno non permisero a Maria di occuparsi di cucina, e Silvio non abbandonò mai i suoi ospiti. Il pranzo lo fecero venire dalla [pg!278] trattoria; ma la Betta incaricata di tener calde le vivande, le servì in parte fredde, e in parte abbruciate.

Cercarono di giustificarla alla meno peggio, ma Silvio soffriva in silenzio per amore dell'arte che aveva cominciato a coltivare, e non poteva a meno di lamentarsi.

—Domani farò io, disse Maria, e mangeremo il coniglio.

Ciascuno riprese le sue abitudini, con qualche modificazione indicata dalle convenienze. Andrea girovagava tutto il giorno. Metilde conduceva Maria a visitare le chiese e i monumenti; le faceva vedere le mostre dei negozi, e specialmente quelle dei merciai e delle modiste. Quando rientravano, Maria si cambiava di vestito e andava in cucina a fare il pranzo. Metilde riceveva qualche visita, e suonava il pianoforte. La Betta correva su e giù per servire le signore, quando avevano bisogno di lei. Silvio attendeva ai suoi atti giudiziari, ed alle corrispondenze dei giornali; sollevato dell'obbligo della cucina avrebbe potuto lavorare più lungamente allo studio, ma voleva godersi un po' di vacanza, e andava a fumare il sigaro a Santa Marta o alla Zuecca. La signora Emilia si lasciava vedere di raro, perchè sapeva che [pg!279] sua figlia non era libera, e che andavano ogni sera al teatro.

Silvio, per dovere d'ospitalità, cercò di mostrarsi sempre cortese per Andrea, gli evitò l'occasione di trovarsi con persone che avrebbero potuto farlo arrossire della sua goffaggine. Metilde si prestò, con amichevole confidenza, a togliere i difetti più rimarchevoli dell'abbigliamento di Maria; la Betta fu molto occupata a disfare delle pieghe assurde, a rifarle in modo più corretto, a cambiar di posto certi nastri, a rifarne i nodi, o a sopprimerli addirittura. Fu chiamata una modista che sostituì un cappellino semplice e ammodo, a un certo cappello sopracarico di fiori a pennacchi che avea acquistato a Treviso.

Comperarono un paletò di foggia recente che sostituì la tunica di vecchia data; così Maria facea buona figura, e la elegante cugina poteva accompagnarla, senza timore che la strana disuguaglianza della coppia facesse ridere la gente.

Frequentando i passeggi, i teatri e gli altri spettacoli, schivarono di ricevere in casa certe visite di signore schizzinose che non avrebbero saputo nascondere l'impressione impreveduta di certi strambotti che sfuggivano a Maria nel suo dialogo, di alcune pose, e di certe mosse troppo [pg!280] ardite della persona che tradivano la mancanza di buone abitudini sociali.

La trasformazione esterna di Maria attirò l'ammirazione di Silvio che si sentiva attratto verso di lei da una forza arcana, come il ferro verso la calamita, che egli voleva dissimulare, alla quale si sforzava di resistere, animato dal dovere, dal rispetto, dall'onestà, e che riusciva a dominare ed a vincere, ma dopo una lotta pertinace, e una rivolta del cuore, dove sentiva ancora un antico fuoco che covava sotto la cenere.

Ma queste lotte dell'istinto brutale col dovere dell'uomo onesto, della natura colla ragione, mettevano in burrasca il suo povero cervello, lo torturavano con pensieri sconvolti e riflessioni strambe sulle leggi e sui costumi del mondo civile. Gli pareva di poter amare due donne in una volta, senza pregiudizio di nessuna, la poligamia gli sembrava una legge di natura, la monogamia un errore sociale; e concludeva che il diritto della monogamia impone alla donna un dovere inesorabile, quello di essere completa, di soddisfare ai bisogni ideali e ai bisogni materiali dell'esistenza, di accoppiare la coltura sociale alla istruzione domestica, di saper scrivere bene una lettera e lisciarsi la pelle come un'odalisca, di saper suonare un notturno, e cuocere [pg!281] un pollo. Fino che abbisognano varie donne ai diversi uffici, se la monogamia sarà una legge civile, la poligamia continuerà ad essere un'abitudine comune, un uso od un abuso della nostra vita sociale!

—Silvio!...—gli chiedeva sua moglie,—perchè sei così pensieroso?... dopo l'arrivo di Maria non mi sembri più quello di prima!... non mi ami più?... La presenza di tua cugina ti ricorda il primo amore, che mi dicevi spento e dimenticato!... dopo che io mi sono prestata ad abbellirla, tu saresti capace di compensare la mia abnegazione col tradimento!... La guardi lungamente in silenzio.... se le parli, ti confondi... e così mi rendi infelice!...—e si metteva a piangere e a singhiozzare, con pericolo d'essere udita nella stanza vicina degli ospiti.

Il marito protestava altamente, cercava di consolarla, le diceva che quelli erano sogni, visioni d'una mente ammalata, la assicurava che egli non amava più Maria; che se l'avesse amata, quelle sue maniere, quei suoi spropositi gli avrebbero prodotto l'effetto d'una doccia gelata. Si animava troppo parlando, passava rapidamente dalla dolcezza alla collera, voleva convincerla con delle carezze e riusciva sdegnoso, non giungeva mai ad ispirarle fiducia, e passavano una [pg!282] parte della notte a far delle scene o delle querele; alla mattina erano pallidi e sfiniti, e Silvio che voleva mostrarsi indifferente, pareva dispettoso, e appariva più imbarazzato di prima nei suoi dialoghi colla cugina.

Così finirono il carnevale, e finalmente la quaresima venne a togliere l'incubo che li opprimeva; i cugini lasciarono Venezia, e l'ordine fu ristabilito nella piccola famiglia, ove Metilde liberata dalla vista di Maria, distratta dalla compagnia di sua madre, si mostrò meno gelosa e più tollerante col marito, il quale aveva ripreso tranquillamente le sue funzioni suppletorie dei fornelli, e viveva occupatissimo nel triplice incarico di avvocato, di giornalista e di cuoco, lavorando assiduamente colla penna e colla mestola, fra le rifritture del foro, i pasticci della politica, e i processi della cucina. [pg!283]


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