Ansa e soffia, simulando.
Ansa e soffia, simulando.
Ascolta. Il mio figlioloSimonetto è infermiccio, ed è svanito,anch'egli — ahimè — di vita troppo breve.E se ne va la primogenitura...Ah se tu non mi fossitanto nemico! Acclozamòracontro Sangro.Bertrando.Io nemico? Oh no!Tibaldo.M'ingiuriisempre.Bertrando.Ma senza fiele.Per caldezza di sangue.La stessa madre ci portò. Se tunon mi rinneghi, io sono il tuo fratello,a cuore aperto. Le parole volano.Dimentica, ti prego. Ecco la mano.
Ascolta. Il mio figlioloSimonetto è infermiccio, ed è svanito,anch'egli — ahimè — di vita troppo breve.E se ne va la primogenitura...Ah se tu non mi fossitanto nemico! Acclozamòracontro Sangro.
Ascolta. Il mio figliolo
Simonetto è infermiccio, ed è svanito,
anch'egli — ahimè — di vita troppo breve.
E se ne va la primogenitura...
Ah se tu non mi fossi
tanto nemico! Acclozamòra
contro Sangro.
Bertrando.
Bertrando.
Io nemico? Oh no!
Io nemico? Oh no!
Tibaldo.
Tibaldo.
M'ingiuriisempre.
M'ingiurii
sempre.
Bertrando.
Bertrando.
Ma senza fiele.Per caldezza di sangue.La stessa madre ci portò. Se tunon mi rinneghi, io sono il tuo fratello,a cuore aperto. Le parole volano.Dimentica, ti prego. Ecco la mano.
Ma senza fiele.
Per caldezza di sangue.
La stessa madre ci portò. Se tu
non mi rinneghi, io sono il tuo fratello,
a cuore aperto. Le parole volano.
Dimentica, ti prego. Ecco la mano.
Tibaldo rompe con uno scoppio di scherno la sua simulazione.
Tibaldo rompe con uno scoppio di scherno la sua simulazione.
Tibaldo.Tieni: un ducato, un ducato! Non valedi più questo tuo sùbitoamor fraterno. Tieni.Per un ducato, lo compero.Bertrando.Ah mulo!Tibaldo.Prendilo dalla mano floscia. Ancórami regge al riso il cuoreammalato. Anzi questomi giova meglio che la digitale.Bertrando.Non ti giova. Ti metto sotto i piedi,ti spezzo quel tuo dosso di buffone!Ah, per dio, questa voltanon ti salvi da me. Ti faccio mordere,giuro, i tuoi calcinacci.Tibaldo.Lasciami! Bruto! Bruto!Bertrando.Giù! La nucaa terra! Acclozamòracontro Sangro.Tibaldo.No! Lasciami! Assassino!Bertrando.Mordi come una femmina...Tibaldo.Assassino!
Tibaldo.
Tibaldo.
Tieni: un ducato, un ducato! Non valedi più questo tuo sùbitoamor fraterno. Tieni.Per un ducato, lo compero.
Tieni: un ducato, un ducato! Non vale
di più questo tuo sùbito
amor fraterno. Tieni.
Per un ducato, lo compero.
Bertrando.
Bertrando.
Ah mulo!
Ah mulo!
Tibaldo.
Tibaldo.
Prendilo dalla mano floscia. Ancórami regge al riso il cuoreammalato. Anzi questomi giova meglio che la digitale.
Prendilo dalla mano floscia. Ancóra
mi regge al riso il cuore
ammalato. Anzi questo
mi giova meglio che la digitale.
Bertrando.
Bertrando.
Non ti giova. Ti metto sotto i piedi,ti spezzo quel tuo dosso di buffone!Ah, per dio, questa voltanon ti salvi da me. Ti faccio mordere,giuro, i tuoi calcinacci.
Non ti giova. Ti metto sotto i piedi,
ti spezzo quel tuo dosso di buffone!
Ah, per dio, questa volta
non ti salvi da me. Ti faccio mordere,
giuro, i tuoi calcinacci.
Tibaldo.
Tibaldo.
Lasciami! Bruto! Bruto!
Lasciami! Bruto! Bruto!
Bertrando.
Bertrando.
Giù! La nucaa terra! Acclozamòracontro Sangro.
Giù! La nuca
a terra! Acclozamòra
contro Sangro.
Tibaldo.
Tibaldo.
No! Lasciami! Assassino!
No! Lasciami! Assassino!
Bertrando.
Bertrando.
Mordi come una femmina...
Mordi come una femmina...
Tibaldo.
Tibaldo.
Assassino!
Assassino!
Appare la madre, accorrendo dalla cappella. E dietro di lei vieneGigliola, seguita daAnnabella; e rimangono quivi in disparte.
Donna Aldegrina.Figli! Figli! Bertrando!Ah vergogna, vergogna! Forsennati!Non avete onta? Mi volete mortad'orrore? Su, gettatevicontro me. Su, rompetemi il mio petto.Su, squassatemi i miei capelli bianchi,più bianchi di doloreche di vecchiezza, e per voi, figli tristi,per voi nati da me, dalle mie visceredilaniate. Ma che latte mai vi diediio, che latte malvagio,perché me lo rendiate in stille e in sorsidi tòssico, ogni giorno?O Bertrando, o selvaggio,che follìa t'ha invasato? Sempre in guerrasei. Dove tu tocchilasci l'impronta dell'artiglio. Sempreteso a nuocere. Mettidunque la mano anche su me. Soltantoquesto ti resta.Bertrando.Taci, madre. Soche non m'ami, da quando ti fu gravel'esser fedele ad una tomba, e guastomi fu il mio nido, e impostami fu la servitù verso gli intrusisempre più dura; e il vecchio nome, il mio,ti sonò male come una rampogna.Donna Aldegrina.Misero te! Non è la prima voltache tu mordi tua madre alla mammella.Bertrando.Non mordo io già. Costui,vedi, ha tentato di mordermi le ditacon i suoi denti di coniglio. E tuproteggilo. Proteggicostui che ha il viso smortoe il fiato grosso. Ei n'ha bisogno. Maconsiglialo a restar nascosto lungotempo sotto le coltri.Donna Aldegrina.O selvaggio, non vediche la sua figlia è làcon la faccia nascosta?Bertrando.Dille che, s'ella guardanella pupilla al vedovoriammogliato, se gli guarda in fondo,vedrà...Donna Aldegrina.Bertrando! Bertrando!Bertrando.Sì, taccio.Addio, madre. O Tibaldo,il tuo ducato, guarda,è rimasto per terra:mostra il rovescio. Bada!Raccàttalo e sii cauto.
Donna Aldegrina.
Donna Aldegrina.
Figli! Figli! Bertrando!Ah vergogna, vergogna! Forsennati!Non avete onta? Mi volete mortad'orrore? Su, gettatevicontro me. Su, rompetemi il mio petto.Su, squassatemi i miei capelli bianchi,più bianchi di doloreche di vecchiezza, e per voi, figli tristi,per voi nati da me, dalle mie visceredilaniate. Ma che latte mai vi diediio, che latte malvagio,perché me lo rendiate in stille e in sorsidi tòssico, ogni giorno?O Bertrando, o selvaggio,che follìa t'ha invasato? Sempre in guerrasei. Dove tu tocchilasci l'impronta dell'artiglio. Sempreteso a nuocere. Mettidunque la mano anche su me. Soltantoquesto ti resta.
Figli! Figli! Bertrando!
Ah vergogna, vergogna! Forsennati!
Non avete onta? Mi volete morta
d'orrore? Su, gettatevi
contro me. Su, rompetemi il mio petto.
Su, squassatemi i miei capelli bianchi,
più bianchi di dolore
che di vecchiezza, e per voi, figli tristi,
per voi nati da me, dalle mie viscere
dilaniate. Ma che latte mai vi diedi
io, che latte malvagio,
perché me lo rendiate in stille e in sorsi
di tòssico, ogni giorno?
O Bertrando, o selvaggio,
che follìa t'ha invasato? Sempre in guerra
sei. Dove tu tocchi
lasci l'impronta dell'artiglio. Sempre
teso a nuocere. Metti
dunque la mano anche su me. Soltanto
questo ti resta.
Bertrando.
Bertrando.
Taci, madre. Soche non m'ami, da quando ti fu gravel'esser fedele ad una tomba, e guastomi fu il mio nido, e impostami fu la servitù verso gli intrusisempre più dura; e il vecchio nome, il mio,ti sonò male come una rampogna.
Taci, madre. So
che non m'ami, da quando ti fu grave
l'esser fedele ad una tomba, e guasto
mi fu il mio nido, e imposta
mi fu la servitù verso gli intrusi
sempre più dura; e il vecchio nome, il mio,
ti sonò male come una rampogna.
Donna Aldegrina.
Donna Aldegrina.
Misero te! Non è la prima voltache tu mordi tua madre alla mammella.
Misero te! Non è la prima volta
che tu mordi tua madre alla mammella.
Bertrando.
Bertrando.
Non mordo io già. Costui,vedi, ha tentato di mordermi le ditacon i suoi denti di coniglio. E tuproteggilo. Proteggicostui che ha il viso smortoe il fiato grosso. Ei n'ha bisogno. Maconsiglialo a restar nascosto lungotempo sotto le coltri.
Non mordo io già. Costui,
vedi, ha tentato di mordermi le dita
con i suoi denti di coniglio. E tu
proteggilo. Proteggi
costui che ha il viso smorto
e il fiato grosso. Ei n'ha bisogno. Ma
consiglialo a restar nascosto lungo
tempo sotto le coltri.
Donna Aldegrina.
Donna Aldegrina.
O selvaggio, non vediche la sua figlia è làcon la faccia nascosta?
O selvaggio, non vedi
che la sua figlia è là
con la faccia nascosta?
Bertrando.
Bertrando.
Dille che, s'ella guardanella pupilla al vedovoriammogliato, se gli guarda in fondo,vedrà...
Dille che, s'ella guarda
nella pupilla al vedovo
riammogliato, se gli guarda in fondo,
vedrà...
Donna Aldegrina.
Donna Aldegrina.
Bertrando! Bertrando!
Bertrando! Bertrando!
Bertrando.
Bertrando.
Sì, taccio.Addio, madre. O Tibaldo,il tuo ducato, guarda,è rimasto per terra:mostra il rovescio. Bada!Raccàttalo e sii cauto.
Sì, taccio.
Addio, madre. O Tibaldo,
il tuo ducato, guarda,
è rimasto per terra:
mostra il rovescio. Bada!
Raccàttalo e sii cauto.
Spinge col piede la moneta verso il fratellastro; poi apre la porta sinistra per uscire.
Spinge col piede la moneta verso il fratellastro; poi apre la porta sinistra per uscire.
Addio, madre.Donna Aldegrina, seguendolo.Bertrando, non andartenecosì. Ti prego! Torna in pace. Stendila mano al tuo fratello.Bertrando.Per un ducato?
Addio, madre.
Addio, madre.
Donna Aldegrina, seguendolo.
Donna Aldegrina, seguendolo.
Bertrando, non andartenecosì. Ti prego! Torna in pace. Stendila mano al tuo fratello.
Bertrando, non andartene
così. Ti prego! Torna in pace. Stendi
la mano al tuo fratello.
Bertrando.
Bertrando.
Per un ducato?
Per un ducato?
Esce.
Esce.
Donna Aldegrina.Aspetta!Ascolta la tua madre.Ti prego!
Donna Aldegrina.
Donna Aldegrina.
Aspetta!Ascolta la tua madre.Ti prego!
Aspetta!
Ascolta la tua madre.
Ti prego!
Segue il figlio, che non si volge.
Segue il figlio, che non si volge.
Tibaldo de Sangrorimane seduto, tra le cartapecore,a capo chino, ancora affannato dalla lotta e pallidissimo. Gigliola leva il capo, guarda il padre, cammina verso di lui. S'odono le voci di fatica lontane.
Gigliola.Vattene, Annabella.
Gigliola.
Gigliola.
Vattene, Annabella.
Vattene, Annabella.
Si sofferma e segue con lo sguardo la nutrice che; se ne va silenziosamente, su per l'ombra della scala. Poi s'accosta al padre, e la voce le trema.
Si sofferma e segue con lo sguardo la nutrice che; se ne va silenziosamente, su per l'ombra della scala. Poi s'accosta al padre, e la voce le trema.
Padre,son io. Non c'è nessuno più. Son iosola, con te.
Padre,son io. Non c'è nessuno più. Son iosola, con te.
Padre,
son io. Non c'è nessuno più. Son io
sola, con te.
Egli si leva, timidamente, vacillando un poco, senza osare di guardare in viso la figlia.
Egli si leva, timidamente, vacillando un poco, senza osare di guardare in viso la figlia.
Tibaldo.Gigliola!Gigliola.Oh no, non devisorridere così. Tu mi farestimeno male, se tu mi calpestassi.Tibaldo.Non ti devo sorridere... Perché?Ti faccio male... Non so... Lascia allorach'io mi metta in ginocchio avanti a te,figlia. Non so che altro potrei, figlia,ora. Tu no, non mi faresti malese tu mi calpestassi.Ma ti benedirei.Gigliola.No, no, non in ginocchio. Sta diritto.
Tibaldo.
Tibaldo.
Gigliola!
Gigliola!
Gigliola.
Gigliola.
Oh no, non devisorridere così. Tu mi farestimeno male, se tu mi calpestassi.
Oh no, non devi
sorridere così. Tu mi faresti
meno male, se tu mi calpestassi.
Tibaldo.
Tibaldo.
Non ti devo sorridere... Perché?Ti faccio male... Non so... Lascia allorach'io mi metta in ginocchio avanti a te,figlia. Non so che altro potrei, figlia,ora. Tu no, non mi faresti malese tu mi calpestassi.Ma ti benedirei.
Non ti devo sorridere... Perché?
Ti faccio male... Non so... Lascia allora
ch'io mi metta in ginocchio avanti a te,
figlia. Non so che altro potrei, figlia,
ora. Tu no, non mi faresti male
se tu mi calpestassi.
Ma ti benedirei.
Gigliola.
Gigliola.
No, no, non in ginocchio. Sta diritto.
No, no, non in ginocchio. Sta diritto.
Una pausa. Corruga le ciglia.
Una pausa. Corruga le ciglia.
Chi ti voleva piegare la nucaa terra?Tibaldo.Figlia, abbi pietà del tuopadre se tu sei stata testimonedella vergogna.Gigliola.Tremi tutto. Seipiù bianco della tua camicia.Tibaldo.Soffroun poco.Gigliola.Certo, tu non tremi... è vero?tu non tremi... per quello.Tibaldo.Per quello?
Chi ti voleva piegare la nucaa terra?
Chi ti voleva piegare la nuca
a terra?
Tibaldo.
Tibaldo.
Figlia, abbi pietà del tuopadre se tu sei stata testimonedella vergogna.
Figlia, abbi pietà del tuo
padre se tu sei stata testimone
della vergogna.
Gigliola.
Gigliola.
Tremi tutto. Seipiù bianco della tua camicia.
Tremi tutto. Sei
più bianco della tua camicia.
Tibaldo.
Tibaldo.
Soffroun poco.
Soffro
un poco.
Gigliola.
Gigliola.
Certo, tu non tremi... è vero?tu non tremi... per quello.
Certo, tu non tremi... è vero?
tu non tremi... per quello.
Tibaldo.
Tibaldo.
Per quello?
Per quello?
Una pausa.
Una pausa.
Gigliola.Padre!Tibaldo.Di': che hai? che vuoi,Gigliola? Parla.Gigliola.Tu non hai paura.Tibaldo.Di chi?
Gigliola.
Gigliola.
Padre!
Padre!
Tibaldo.
Tibaldo.
Di': che hai? che vuoi,Gigliola? Parla.
Di': che hai? che vuoi,
Gigliola? Parla.
Gigliola.
Gigliola.
Tu non hai paura.
Tu non hai paura.
Tibaldo.
Tibaldo.
Di chi?
Di chi?
Una pausa.
Una pausa.
Gigliola.Gli hai morso la mano.Tibaldo.Gigliola...Gigliola.Forte?Tibaldo.Che mi domandi!Gigliola.Forte dovevi. Tu non hai paura;è vero?Tibaldo, balbettando.Ma che hai?Che mi domandi! Se tu hai vedutoquello che non doveva esser vedutodagli occhi tuoi, perdónami, perdónami.Gigliola.Tutto ho veduto, veggo.Non ho più ciglia: sono senza pàlpebre:gli occhi miei non si serranopiù, non battono più.Veggo, terribilmente.Tibaldo.Gigliola sei? Che maiavvenne? Chi ti dàquesta forza? Che gridi, quanti gridinella tua voce sorda!Gigliola.Dimenticato aveviil suono della mia gola ferita.Tibaldo.Rimasta eri velataper me, tutta velatadal tuo lutto, in disparte.Gigliola.T'è nuova la mia voce?Per un anno in silenzioho portata la piagasenza sangue, la piagache fu fatta anche a mein un punto, lo sai,qui d'intorno al respiro...Tibaldo.Come ti guarderò?Eri velata. Vivere ho potuto,esiliato dall'anima tua,con l'amore dell'esulepel piccolo giardino ove non entrapiù...Gigliola.Tutto è arso. Non aver paroledi tenerezza per la creaturaabbandonata nell'orrore, sola,come in fondo al burrone,come in mezzo al ghiacciaio.Ma guardami; ma leva gli occhi. Guardamiquale sono: non piùpiccola e neppure piùdolce... Nulla di giovine è rimastoin me. Passata in un anno è la miaprimavera. Mi sono maturatanon al sole ma all'ombra,all'ombra d'una sepoltura. Guardami;ché devo interrogarti,e il tempo incalza. Ho fretta.
Gigliola.
Gigliola.
Gli hai morso la mano.
Gli hai morso la mano.
Tibaldo.
Tibaldo.
Gigliola...
Gigliola...
Gigliola.
Gigliola.
Forte?
Forte?
Tibaldo.
Tibaldo.
Che mi domandi!
Che mi domandi!
Gigliola.
Gigliola.
Forte dovevi. Tu non hai paura;è vero?
Forte dovevi. Tu non hai paura;
è vero?
Tibaldo, balbettando.
Tibaldo, balbettando.
Ma che hai?Che mi domandi! Se tu hai vedutoquello che non doveva esser vedutodagli occhi tuoi, perdónami, perdónami.
Ma che hai?
Che mi domandi! Se tu hai veduto
quello che non doveva esser veduto
dagli occhi tuoi, perdónami, perdónami.
Gigliola.
Gigliola.
Tutto ho veduto, veggo.Non ho più ciglia: sono senza pàlpebre:gli occhi miei non si serranopiù, non battono più.Veggo, terribilmente.
Tutto ho veduto, veggo.
Non ho più ciglia: sono senza pàlpebre:
gli occhi miei non si serrano
più, non battono più.
Veggo, terribilmente.
Tibaldo.
Tibaldo.
Gigliola sei? Che maiavvenne? Chi ti dàquesta forza? Che gridi, quanti gridinella tua voce sorda!
Gigliola sei? Che mai
avvenne? Chi ti dà
questa forza? Che gridi, quanti gridi
nella tua voce sorda!
Gigliola.
Gigliola.
Dimenticato aveviil suono della mia gola ferita.
Dimenticato avevi
il suono della mia gola ferita.
Tibaldo.
Tibaldo.
Rimasta eri velataper me, tutta velatadal tuo lutto, in disparte.
Rimasta eri velata
per me, tutta velata
dal tuo lutto, in disparte.
Gigliola.
Gigliola.
T'è nuova la mia voce?Per un anno in silenzioho portata la piagasenza sangue, la piagache fu fatta anche a mein un punto, lo sai,qui d'intorno al respiro...
T'è nuova la mia voce?
Per un anno in silenzio
ho portata la piaga
senza sangue, la piaga
che fu fatta anche a me
in un punto, lo sai,
qui d'intorno al respiro...
Tibaldo.
Tibaldo.
Come ti guarderò?Eri velata. Vivere ho potuto,esiliato dall'anima tua,con l'amore dell'esulepel piccolo giardino ove non entrapiù...
Come ti guarderò?
Eri velata. Vivere ho potuto,
esiliato dall'anima tua,
con l'amore dell'esule
pel piccolo giardino ove non entra
più...
Gigliola.
Gigliola.
Tutto è arso. Non aver paroledi tenerezza per la creaturaabbandonata nell'orrore, sola,come in fondo al burrone,come in mezzo al ghiacciaio.Ma guardami; ma leva gli occhi. Guardamiquale sono: non piùpiccola e neppure piùdolce... Nulla di giovine è rimastoin me. Passata in un anno è la miaprimavera. Mi sono maturatanon al sole ma all'ombra,all'ombra d'una sepoltura. Guardami;ché devo interrogarti,e il tempo incalza. Ho fretta.
Tutto è arso. Non aver parole
di tenerezza per la creatura
abbandonata nell'orrore, sola,
come in fondo al burrone,
come in mezzo al ghiacciaio.
Ma guardami; ma leva gli occhi. Guardami
quale sono: non più
piccola e neppure più
dolce... Nulla di giovine è rimasto
in me. Passata in un anno è la mia
primavera. Mi sono maturata
non al sole ma all'ombra,
all'ombra d'una sepoltura. Guardami;
ché devo interrogarti,
e il tempo incalza. Ho fretta.
Con uno sforzo angoscioso il padre solleva le palpebre, la fisa.
Con uno sforzo angoscioso il padre solleva le palpebre, la fisa.
Tibaldo.Oh, l'orrore, l'orrorenella tua faccia, gli occhi senza pàlpebre!Figlia, e m'odii anche tu?E chi t'ha fatta così dura? Dimmi.Gigliola.Ti ricordi? Fra pocheore viene quell'ora:verso sera. Mia madre fu chiamata;e la povera entrònella stanza già scura.E, poco dopo, quell'altra, la servatortuosa, la femmina di Luco,escì gridando. E giàla vittima non si moveva più...Tibaldo.No, no, non seguitare!Gigliola.Bisogna che tu m'oda,e che tu mi risponda.Quell'altra è la tua moglieoggi. Tu me l'hai data per padrona.Mi fu tolta la madre e mi fu dataper padrona colei che con lo stracciolavava il pavimento.Non è vero? Ma guardami!Tibaldo.Non posso più. Non ho più forza.Gigliola.Eppurebisogna che, con gli occhinegli occhi, a viso a viso,tu mi risponda.Tibaldo.Sùbitoparla. Dimmi che vuoi.Ti guardo.Gigliola.Sai la verità?Tibaldo.Ma quale?Gigliola.No, padre, no, non mi sfuggire. Tieniferma l'anima tua nella pupillacome ho ferma la mia.Chi la fece morire?La verità! La verità!Tibaldo.Non fula sorte iniqua? la percossa cieca?Gigliola.Oh ti supplico, padre!Non mi mentire. Parlamicome s'io fossi moribonda, comese dopo io mi dovessiavere negli orecchi e nella boccail suggello per sempre. Non lo sai?Non sospetti? Quell'altrache uscì gridando...Tibaldo.No, no!Gigliola.Ma sei tuttobianco.Tibaldo.Oh! Oh! E tu pensi,figlia, tu pensi di me questa infàmia:ch'io t'avrei sottopostaa tanto orrore nella casa dovemi nascesti, ch'io compliceavrei congiunto col legame orrendola bestia criminosae la tua purità,qui nella casa dov'è custoditaquella che fu sepolta...Gigliola.Silenziosamentesepolta fu, silenziosamente:ed ogni viso intornoera come la pietra sepolcrale,come la pietra che si pone soprala cosa buia e segreta. E il tuo viso...Tibaldo.Il mio viso...Gigliola.Parevache avesse un marchio d'onta.Oh che pietà di te, padre! Ma tuttodire debbo. Parevache già lo difformassel'obliquità che poi ho rivedutamille volte, la maschera convulsache t'ha messa la femmina e che tunon puoi strapparti...Tibaldo.Me la vedi? qui?l'ho qui? Se piango, non si fende? Machi t'ha fatta così crudele? Chit'ha mutata, anche te?t'ha convulsa, anche te?Tu non sei più Gigliola.Gigliola.Non sono più Gigliola. Maturatasono, disfatta, e non dall'ombra soladi quel sepolcro ma dal fiato impuroche m'alita su l'anima continuo,e da quel tuo sorriso, dal sorrisodi vergogna, che per un anno fuil segno della tua bontà paterna!Tibaldo.Mi struggevo d'amoreper te, con un rimpianto senza fine,esiliato dall'anima tua,esiliato da tutte le dolcicose che conoscevoin te che m'eri il fioredi questo tronco guasto.Gigliola.E perché l'hai gittato,il fiore, sotto i piedi assuefattia camminare scalzinell'immondezza?Tibaldo.Comepotresti tu comprendere il mio maledisperato, la mia miseria senzariparo?Gigliola.Ah che pietà di te! Non sonocrudele.Tibaldo.Me n'andrò, scomparirò.Non mi vedrai. Vuoi questo?Gigliola.Scàcciala.Tibaldo.Tu non puoi, non puoi comprendere!Gigliola.Scàcciala.Tibaldo.Me n'andrò.Gigliola.Scàcciala. Il laccio è teso anche per te.Cieco tu sei. Io vedo.Tibaldo.Il ribrezzo ti vainnanzi alla parola. Di': che vedi?Gigliola.La turpitudine ovunque, la frodeservile, il tradimento. Profanàtisono i miei occhi; e chiuderli non posso.Tibaldo.Con ogni tua parolacome con una brancam'afferri il cuore e me lo serri. Dimmitutto.Gigliola.Sì, tutto debbo dire comechi sta per trapassare.Di tutte queste cose che m'insozzanomi purificherò.
Tibaldo.
Tibaldo.
Oh, l'orrore, l'orrorenella tua faccia, gli occhi senza pàlpebre!Figlia, e m'odii anche tu?E chi t'ha fatta così dura? Dimmi.
Oh, l'orrore, l'orrore
nella tua faccia, gli occhi senza pàlpebre!
Figlia, e m'odii anche tu?
E chi t'ha fatta così dura? Dimmi.
Gigliola.
Gigliola.
Ti ricordi? Fra pocheore viene quell'ora:verso sera. Mia madre fu chiamata;e la povera entrònella stanza già scura.E, poco dopo, quell'altra, la servatortuosa, la femmina di Luco,escì gridando. E giàla vittima non si moveva più...
Ti ricordi? Fra poche
ore viene quell'ora:
verso sera. Mia madre fu chiamata;
e la povera entrò
nella stanza già scura.
E, poco dopo, quell'altra, la serva
tortuosa, la femmina di Luco,
escì gridando. E già
la vittima non si moveva più...
Tibaldo.
Tibaldo.
No, no, non seguitare!
No, no, non seguitare!
Gigliola.
Gigliola.
Bisogna che tu m'oda,e che tu mi risponda.Quell'altra è la tua moglieoggi. Tu me l'hai data per padrona.Mi fu tolta la madre e mi fu dataper padrona colei che con lo stracciolavava il pavimento.Non è vero? Ma guardami!
Bisogna che tu m'oda,
e che tu mi risponda.
Quell'altra è la tua moglie
oggi. Tu me l'hai data per padrona.
Mi fu tolta la madre e mi fu data
per padrona colei che con lo straccio
lavava il pavimento.
Non è vero? Ma guardami!
Tibaldo.
Tibaldo.
Non posso più. Non ho più forza.
Non posso più. Non ho più forza.
Gigliola.
Gigliola.
Eppurebisogna che, con gli occhinegli occhi, a viso a viso,tu mi risponda.
Eppure
bisogna che, con gli occhi
negli occhi, a viso a viso,
tu mi risponda.
Tibaldo.
Tibaldo.
Sùbitoparla. Dimmi che vuoi.Ti guardo.
Sùbito
parla. Dimmi che vuoi.
Ti guardo.
Gigliola.
Gigliola.
Sai la verità?
Sai la verità?
Tibaldo.
Tibaldo.
Ma quale?
Ma quale?
Gigliola.
Gigliola.
No, padre, no, non mi sfuggire. Tieniferma l'anima tua nella pupillacome ho ferma la mia.Chi la fece morire?La verità! La verità!
No, padre, no, non mi sfuggire. Tieni
ferma l'anima tua nella pupilla
come ho ferma la mia.
Chi la fece morire?
La verità! La verità!
Tibaldo.
Tibaldo.
Non fula sorte iniqua? la percossa cieca?
Non fu
la sorte iniqua? la percossa cieca?
Gigliola.
Gigliola.
Oh ti supplico, padre!Non mi mentire. Parlamicome s'io fossi moribonda, comese dopo io mi dovessiavere negli orecchi e nella boccail suggello per sempre. Non lo sai?Non sospetti? Quell'altrache uscì gridando...
Oh ti supplico, padre!
Non mi mentire. Parlami
come s'io fossi moribonda, come
se dopo io mi dovessi
avere negli orecchi e nella bocca
il suggello per sempre. Non lo sai?
Non sospetti? Quell'altra
che uscì gridando...
Tibaldo.
Tibaldo.
No, no!
No, no!
Gigliola.
Gigliola.
Ma sei tuttobianco.
Ma sei tutto
bianco.
Tibaldo.
Tibaldo.
Oh! Oh! E tu pensi,figlia, tu pensi di me questa infàmia:ch'io t'avrei sottopostaa tanto orrore nella casa dovemi nascesti, ch'io compliceavrei congiunto col legame orrendola bestia criminosae la tua purità,qui nella casa dov'è custoditaquella che fu sepolta...
Oh! Oh! E tu pensi,
figlia, tu pensi di me questa infàmia:
ch'io t'avrei sottoposta
a tanto orrore nella casa dove
mi nascesti, ch'io complice
avrei congiunto col legame orrendo
la bestia criminosa
e la tua purità,
qui nella casa dov'è custodita
quella che fu sepolta...
Gigliola.
Gigliola.
Silenziosamentesepolta fu, silenziosamente:ed ogni viso intornoera come la pietra sepolcrale,come la pietra che si pone soprala cosa buia e segreta. E il tuo viso...
Silenziosamente
sepolta fu, silenziosamente:
ed ogni viso intorno
era come la pietra sepolcrale,
come la pietra che si pone sopra
la cosa buia e segreta. E il tuo viso...
Tibaldo.
Tibaldo.
Il mio viso...
Il mio viso...
Gigliola.
Gigliola.
Parevache avesse un marchio d'onta.
Pareva
che avesse un marchio d'onta.
Oh che pietà di te, padre! Ma tuttodire debbo. Parevache già lo difformassel'obliquità che poi ho rivedutamille volte, la maschera convulsache t'ha messa la femmina e che tunon puoi strapparti...
Oh che pietà di te, padre! Ma tutto
dire debbo. Pareva
che già lo difformasse
l'obliquità che poi ho riveduta
mille volte, la maschera convulsa
che t'ha messa la femmina e che tu
non puoi strapparti...
Tibaldo.
Tibaldo.
Me la vedi? qui?l'ho qui? Se piango, non si fende? Machi t'ha fatta così crudele? Chit'ha mutata, anche te?t'ha convulsa, anche te?Tu non sei più Gigliola.
Me la vedi? qui?
l'ho qui? Se piango, non si fende? Ma
chi t'ha fatta così crudele? Chi
t'ha mutata, anche te?
t'ha convulsa, anche te?
Tu non sei più Gigliola.
Gigliola.
Gigliola.
Non sono più Gigliola. Maturatasono, disfatta, e non dall'ombra soladi quel sepolcro ma dal fiato impuroche m'alita su l'anima continuo,e da quel tuo sorriso, dal sorrisodi vergogna, che per un anno fuil segno della tua bontà paterna!
Non sono più Gigliola. Maturata
sono, disfatta, e non dall'ombra sola
di quel sepolcro ma dal fiato impuro
che m'alita su l'anima continuo,
e da quel tuo sorriso, dal sorriso
di vergogna, che per un anno fu
il segno della tua bontà paterna!
Tibaldo.
Tibaldo.
Mi struggevo d'amoreper te, con un rimpianto senza fine,esiliato dall'anima tua,esiliato da tutte le dolcicose che conoscevoin te che m'eri il fioredi questo tronco guasto.
Mi struggevo d'amore
per te, con un rimpianto senza fine,
esiliato dall'anima tua,
esiliato da tutte le dolci
cose che conoscevo
in te che m'eri il fiore
di questo tronco guasto.
Gigliola.
Gigliola.
E perché l'hai gittato,il fiore, sotto i piedi assuefattia camminare scalzinell'immondezza?
E perché l'hai gittato,
il fiore, sotto i piedi assuefatti
a camminare scalzi
nell'immondezza?
Tibaldo.
Tibaldo.
Comepotresti tu comprendere il mio maledisperato, la mia miseria senzariparo?
Come
potresti tu comprendere il mio male
disperato, la mia miseria senza
riparo?
Gigliola.
Gigliola.
Ah che pietà di te! Non sonocrudele.
Ah che pietà di te! Non sono
crudele.
Tibaldo.
Tibaldo.
Me n'andrò, scomparirò.Non mi vedrai. Vuoi questo?
Me n'andrò, scomparirò.
Non mi vedrai. Vuoi questo?
Gigliola.
Gigliola.
Scàcciala.
Scàcciala.
Tibaldo.
Tibaldo.
Tu non puoi, non puoi comprendere!
Tu non puoi, non puoi comprendere!
Gigliola.
Gigliola.
Scàcciala.
Scàcciala.
Tibaldo.
Tibaldo.
Me n'andrò.
Me n'andrò.
Gigliola.
Gigliola.
Scàcciala. Il laccio è teso anche per te.Cieco tu sei. Io vedo.
Scàcciala. Il laccio è teso anche per te.
Cieco tu sei. Io vedo.
Tibaldo.
Tibaldo.
Il ribrezzo ti vainnanzi alla parola. Di': che vedi?
Il ribrezzo ti va
innanzi alla parola. Di': che vedi?
Gigliola.
Gigliola.
La turpitudine ovunque, la frodeservile, il tradimento. Profanàtisono i miei occhi; e chiuderli non posso.
La turpitudine ovunque, la frode
servile, il tradimento. Profanàti
sono i miei occhi; e chiuderli non posso.
Tibaldo.
Tibaldo.
Con ogni tua parolacome con una brancam'afferri il cuore e me lo serri. Dimmitutto.
Con ogni tua parola
come con una branca
m'afferri il cuore e me lo serri. Dimmi
tutto.
Gigliola.
Gigliola.
Sì, tutto debbo dire comechi sta per trapassare.Di tutte queste cose che m'insozzanomi purificherò.
Sì, tutto debbo dire come
chi sta per trapassare.
Di tutte queste cose che m'insozzano
mi purificherò.
Una pausa.
Una pausa.
Scàcciala. L'uomoche ti voleva piegare la nucaa terra, e tu l'hai morsoalla mano... Oh sozzura!
Scàcciala. L'uomoche ti voleva piegare la nucaa terra, e tu l'hai morsoalla mano... Oh sozzura!
Scàcciala. L'uomo
che ti voleva piegare la nuca
a terra, e tu l'hai morso
alla mano... Oh sozzura!
Si copre la faccia.
Si copre la faccia.
Tibaldo.No, no, no!... Che sai tu? Come sai tu?O figlia, tu vedere... No, no. L'odio...l'odio t'abbaglia.La voce di Angizia, nell'ombra della scala.Tibaldo! Tibaldo!
Tibaldo.
Tibaldo.
No, no, no!... Che sai tu? Come sai tu?O figlia, tu vedere... No, no. L'odio...l'odio t'abbaglia.
No, no, no!... Che sai tu? Come sai tu?
O figlia, tu vedere... No, no. L'odio...
l'odio t'abbaglia.
La voce di Angizia, nell'ombra della scala.
La voce di Angizia, nell'ombra della scala.
Tibaldo! Tibaldo!
Tibaldo! Tibaldo!
La femmina appare.
Angizia.Non rispondi? Che hai?Ma sei di sasso? È veroche c'è stato litigiocol fratellastro? che siete venutialle mani?
Angizia.
Angizia.
Non rispondi? Che hai?Ma sei di sasso? È veroche c'è stato litigiocol fratellastro? che siete venutialle mani?
Non rispondi? Che hai?
Ma sei di sasso? È vero
che c'è stato litigio
col fratellastro? che siete venuti
alle mani?
Vede Gigliola.
Vede Gigliola.
Ah, tu staviqui con la tua taràntola...Tibaldo.Con mia figlia Gigliola.Parlavo con mia figlia. Abbiamo ancóraqualche cosa da dirci...Angizia.Ch'io non possostare a sentire?Tibaldo.Vieni,figlia, con me. Andiamo altrove.Angizia.No.Tu resta qui. Lascia che vada.Tibaldo.Angizia,non alzare la voce.Non sei tu che comandinella casa dei Sangro.Angizia.Il pollo mette i denti?Che novità! Rideremo. Ma intantoio sono la tua moglie: e la figliastradeve obbedire. Vattene,Gigliola. Ho da parlarecol mio marito.Gigliola.Serva,se — ora che hai le chiavi — puoisenza sotterfugio intrattenertia scemar le caraffenella dispensa, almenoèvita di mostrartialticcia innanzi a noie di farci sentire nella tuaarroganza l'odore del tuo vizio.Angizia.Tibaldo, e non le dài una ceffatatu che sei presso? Da costei mi lasciingiuriare? O taràntola, bada,ch'io non ti metta il mio calcagno sopra.Tibaldo.Taci, taci. Va via,va via di qui. Non voglio che tu parlicosì alla mia figlia. Non sei degnadi scuoterle la polvere dall'orlodella veste.Angizia.Impazzisci? Credi tud'essere ancóra il mio padrone? Vogliosapere quel che dicevate. Certocostei ti sobillavacontro di me, come fa sempre. Mail veleno si spegne col veleno.Gigliola.Serva, tu sei esperta di veleni.Lo so. Tu sei dei Marsi. Porti il nomedella montagna amara. E ieri seravidi il tuo padre che ti cerca, cheti richiama col sufolo di canna.È un ciurmadore di vipere.Angizia.Questot'ha detto? Non è vero, non è vero,Tibaldo. No, colui non è il mio padre.Non lo conosco. È un uomodi Luco, che passava per di quie voleva da mel'elemosina.Gigliola.Via, non t'affannare.Vedremo poi. L'uomo di Luco è ancoraqui ne' pressi, e ti spia.Ma non questo dicevo.Angizia.E che dicevi?Gigliola.Serva, che oggi è l'anno.Angizia.Bene, sì. Oggi è l'anno. E tu mi guardi.Gigliola.Ti guardo.Angizia.Bene, sì. Eccomi. Guardami.Credi ch'io abbia paura?Gigliola.Ti guardo.Angizia.Che hai da dire? Su via, di', di' tutto.Parla. Credi che abbassi gli occhi? No,no, non li abbasso. Credi ch'io non sappiaquel che dicono sempre gli occhi tuoiquando mi fissi? Dicono:«Sei tu! Sei tu! Sei tu!.» Ebbene, sì,è vero.Tibaldo.No, Gigliola,non l'ascoltare. È pazzadi furore, è la bestiafurente: ha la vertigine dell'odio.L'hai provocata. Non sa quel che dice.Non l'ascoltare. Vattene, Gigliola.Costei mentisce per esasperarti.Angizia.No, non mentisco. È vero, è vero. Sonoio. Te lo grido, e non abbasso gli occhi.Eccomi. T'ho risposto,senza tremare. Io l'ho fatto. Oggi è l'anno.Tibaldo.Non è vero! La vedi: è fuor di sè;è la bestia impazzata.Gigliola.Madre mia, madre mia, anima santa,questo è il punto. Sostienimi. Ho promesso;manterrò. Sarò forte.Angizia.E che farai?Che mi potrai tu fare?Sono coperta dal tuo padre. Duesiamo, due fummo.Tibaldo.Taci,cagna rabbiosa. Vattene. Ti scaccio.Se ancóra parli, ti trascino fuoripei capelli, ti sbatto al pavimento.Angizia.Non hai forza: ti tremano i ginocchi;ora stramazzi. Due(tu che ancora mi chiami serva, intendimiintendimi!) due fummo. Te lo dicoperchè tu sappia beneche per toccarmi devipassare sul tuo padre.Tibaldo, piegando i ginocchi, curvandosi a terra.Non la credere!Ha mentito, ha mentito, per vendetta.È frenetica d'odio. Te lo giuro,figlia. Ma passa, ma passa su me.
Ah, tu staviqui con la tua taràntola...
Ah, tu stavi
qui con la tua taràntola...
Tibaldo.
Tibaldo.
Con mia figlia Gigliola.Parlavo con mia figlia. Abbiamo ancóraqualche cosa da dirci...
Con mia figlia Gigliola.
Parlavo con mia figlia. Abbiamo ancóra
qualche cosa da dirci...
Angizia.
Angizia.
Ch'io non possostare a sentire?
Ch'io non posso
stare a sentire?
Tibaldo.
Tibaldo.
Vieni,figlia, con me. Andiamo altrove.
Vieni,
figlia, con me. Andiamo altrove.
Angizia.
Angizia.
No.Tu resta qui. Lascia che vada.
No.
Tu resta qui. Lascia che vada.
Tibaldo.
Tibaldo.
Angizia,non alzare la voce.Non sei tu che comandinella casa dei Sangro.
Angizia,
non alzare la voce.
Non sei tu che comandi
nella casa dei Sangro.
Angizia.
Angizia.
Il pollo mette i denti?Che novità! Rideremo. Ma intantoio sono la tua moglie: e la figliastradeve obbedire. Vattene,Gigliola. Ho da parlarecol mio marito.
Il pollo mette i denti?
Che novità! Rideremo. Ma intanto
io sono la tua moglie: e la figliastra
deve obbedire. Vattene,
Gigliola. Ho da parlare
col mio marito.
Gigliola.
Gigliola.
Serva,se — ora che hai le chiavi — puoisenza sotterfugio intrattenertia scemar le caraffenella dispensa, almenoèvita di mostrartialticcia innanzi a noie di farci sentire nella tuaarroganza l'odore del tuo vizio.
Serva,
se — ora che hai le chiavi — puoi
senza sotterfugio intrattenerti
a scemar le caraffe
nella dispensa, almeno
èvita di mostrarti
alticcia innanzi a noi
e di farci sentire nella tua
arroganza l'odore del tuo vizio.
Angizia.
Angizia.
Tibaldo, e non le dài una ceffatatu che sei presso? Da costei mi lasciingiuriare? O taràntola, bada,ch'io non ti metta il mio calcagno sopra.
Tibaldo, e non le dài una ceffata
tu che sei presso? Da costei mi lasci
ingiuriare? O taràntola, bada,
ch'io non ti metta il mio calcagno sopra.
Tibaldo.
Tibaldo.
Taci, taci. Va via,va via di qui. Non voglio che tu parlicosì alla mia figlia. Non sei degnadi scuoterle la polvere dall'orlodella veste.
Taci, taci. Va via,
va via di qui. Non voglio che tu parli
così alla mia figlia. Non sei degna
di scuoterle la polvere dall'orlo
della veste.
Angizia.
Angizia.
Impazzisci? Credi tud'essere ancóra il mio padrone? Vogliosapere quel che dicevate. Certocostei ti sobillavacontro di me, come fa sempre. Mail veleno si spegne col veleno.
Impazzisci? Credi tu
d'essere ancóra il mio padrone? Voglio
sapere quel che dicevate. Certo
costei ti sobillava
contro di me, come fa sempre. Ma
il veleno si spegne col veleno.
Gigliola.
Gigliola.
Serva, tu sei esperta di veleni.Lo so. Tu sei dei Marsi. Porti il nomedella montagna amara. E ieri seravidi il tuo padre che ti cerca, cheti richiama col sufolo di canna.È un ciurmadore di vipere.
Serva, tu sei esperta di veleni.
Lo so. Tu sei dei Marsi. Porti il nome
della montagna amara. E ieri sera
vidi il tuo padre che ti cerca, che
ti richiama col sufolo di canna.
È un ciurmadore di vipere.
Angizia.
Angizia.
Questot'ha detto? Non è vero, non è vero,Tibaldo. No, colui non è il mio padre.Non lo conosco. È un uomodi Luco, che passava per di quie voleva da mel'elemosina.
Questo
t'ha detto? Non è vero, non è vero,
Tibaldo. No, colui non è il mio padre.
Non lo conosco. È un uomo
di Luco, che passava per di qui
e voleva da me
l'elemosina.
Gigliola.
Gigliola.
Via, non t'affannare.Vedremo poi. L'uomo di Luco è ancoraqui ne' pressi, e ti spia.Ma non questo dicevo.
Via, non t'affannare.
Vedremo poi. L'uomo di Luco è ancora
qui ne' pressi, e ti spia.
Ma non questo dicevo.
Angizia.
Angizia.
E che dicevi?
E che dicevi?
Gigliola.
Gigliola.
Serva, che oggi è l'anno.
Serva, che oggi è l'anno.
Angizia.
Angizia.
Bene, sì. Oggi è l'anno. E tu mi guardi.
Bene, sì. Oggi è l'anno. E tu mi guardi.
Gigliola.
Gigliola.
Ti guardo.
Ti guardo.
Angizia.
Angizia.
Bene, sì. Eccomi. Guardami.Credi ch'io abbia paura?
Bene, sì. Eccomi. Guardami.
Credi ch'io abbia paura?
Gigliola.
Gigliola.
Ti guardo.
Ti guardo.
Angizia.
Angizia.
Che hai da dire? Su via, di', di' tutto.Parla. Credi che abbassi gli occhi? No,no, non li abbasso. Credi ch'io non sappiaquel che dicono sempre gli occhi tuoiquando mi fissi? Dicono:«Sei tu! Sei tu! Sei tu!.» Ebbene, sì,è vero.
Che hai da dire? Su via, di', di' tutto.
Parla. Credi che abbassi gli occhi? No,
no, non li abbasso. Credi ch'io non sappia
quel che dicono sempre gli occhi tuoi
quando mi fissi? Dicono:
«Sei tu! Sei tu! Sei tu!.» Ebbene, sì,
è vero.
Tibaldo.
Tibaldo.
No, Gigliola,non l'ascoltare. È pazzadi furore, è la bestiafurente: ha la vertigine dell'odio.L'hai provocata. Non sa quel che dice.Non l'ascoltare. Vattene, Gigliola.Costei mentisce per esasperarti.
No, Gigliola,
non l'ascoltare. È pazza
di furore, è la bestia
furente: ha la vertigine dell'odio.
L'hai provocata. Non sa quel che dice.
Non l'ascoltare. Vattene, Gigliola.
Costei mentisce per esasperarti.
Angizia.
Angizia.
No, non mentisco. È vero, è vero. Sonoio. Te lo grido, e non abbasso gli occhi.Eccomi. T'ho risposto,senza tremare. Io l'ho fatto. Oggi è l'anno.
No, non mentisco. È vero, è vero. Sono
io. Te lo grido, e non abbasso gli occhi.
Eccomi. T'ho risposto,
senza tremare. Io l'ho fatto. Oggi è l'anno.
Tibaldo.
Tibaldo.
Non è vero! La vedi: è fuor di sè;è la bestia impazzata.
Non è vero! La vedi: è fuor di sè;
è la bestia impazzata.
Gigliola.
Gigliola.
Madre mia, madre mia, anima santa,questo è il punto. Sostienimi. Ho promesso;manterrò. Sarò forte.
Madre mia, madre mia, anima santa,
questo è il punto. Sostienimi. Ho promesso;
manterrò. Sarò forte.
Angizia.
Angizia.
E che farai?Che mi potrai tu fare?Sono coperta dal tuo padre. Duesiamo, due fummo.
E che farai?
Che mi potrai tu fare?
Sono coperta dal tuo padre. Due
siamo, due fummo.
Tibaldo.
Tibaldo.
Taci,cagna rabbiosa. Vattene. Ti scaccio.Se ancóra parli, ti trascino fuoripei capelli, ti sbatto al pavimento.
Taci,
cagna rabbiosa. Vattene. Ti scaccio.
Se ancóra parli, ti trascino fuori
pei capelli, ti sbatto al pavimento.
Angizia.
Angizia.
Non hai forza: ti tremano i ginocchi;ora stramazzi. Due(tu che ancora mi chiami serva, intendimiintendimi!) due fummo. Te lo dicoperchè tu sappia beneche per toccarmi devipassare sul tuo padre.
Non hai forza: ti tremano i ginocchi;
ora stramazzi. Due
(tu che ancora mi chiami serva, intendimi
intendimi!) due fummo. Te lo dico
perchè tu sappia bene
che per toccarmi devi
passare sul tuo padre.
Tibaldo, piegando i ginocchi, curvandosi a terra.
Tibaldo, piegando i ginocchi, curvandosi a terra.
Non la credere!Ha mentito, ha mentito, per vendetta.È frenetica d'odio. Te lo giuro,figlia. Ma passa, ma passa su me.
Non la credere!
Ha mentito, ha mentito, per vendetta.
È frenetica d'odio. Te lo giuro,
figlia. Ma passa, ma passa su me.