LEZIONE SETTIMA.Pasquale Galluppi.
SOMMARIO.
A) Vico e Kant — Il problema del conoscere nella filosofia antekantiana — Il problema del conoscere in Kant. —B) Kantismo del Galluppi.
A) Vico e Kant — Il problema del conoscere nella filosofia antekantiana — Il problema del conoscere in Kant. —B) Kantismo del Galluppi.
A) Da Vico a Galluppi, Rosmini e Gioberti corre quasi un secolo. E vi ha di mezzo, oltre i filosofi prima di Kant, Kant e quasi tutti i filosofi tedeschi. Quale è l'anello che congiunge Galluppi, Rosmini e Gioberti a Vico? Ripigliamo il filo della nostra esposizione.
La unità, il veropunto di unione, — quello che è insiemeunireetrarreil contrario, — era per Bruno laCausa.
Ma questo punto eraoscuroin Bruno, e si fa chiaro solo in Spinoza mediante Cartesio. Appariva comecoincidenza, e non già comecontenenzaoinsidenza.
Ilpensierocartesiano, che contiene in sè e pone immediatamente l'essere, è la chiarezza di Bruno. Questo pensiero è laCausa: la unità comeCausa.
Per Vico il vero punto di unione, — che unisce e trae il contrario, — èSviluppo.
Sviluppoè più cheCausa. Non è procedere da sè a un altro, da sè a sè comediminutum, — e perciònon procedere; ma è da sè, per sè, a sè: al vero Sè.
In Vico manca lachiarezzadelloSviluppo. Questachiarezzaè ilnuovopensiero, il nuovocogito ergo sum, il nuovo Cartesio, e quindi il nuovo Spinoza. È ilconosceredi Kant, l'Iodi Fichte, laRagionedi Schelling, loSpirito assolutodi Hegel: lasensibilitàdi Galluppi, come percezione immediata delmee delfuor di me, lapercezione intellettivadi Rosmini, laformoladi Gioberti.
Vico esige unanuovametafisica, lametafisica della mente. E intanto la sua metafisica è lavecchia: quella dell'ente. Questa contradizione, —nuovaunità evecchiametafisica, — è la oscurità di Vico.
Questaesigenzad'una nuova metafisica è la esigenza stessa che fa la filosofia europea nel secolo di Vico. Questa esigenza, fatta dalla filosofia europea, vuol dire: dissoluzione della filosofia che ha il suo principio in Cartesio (e Locke), e necessità di una nuova filosofia.
Questanuova esigenzaè Kant.
Kant è la dissoluzione di tutta la filosofia europea dopo Cartesio, e la nascita della nuova filosofia.
Kant è filosofoeuropeo: risultato del movimento della filosofia europea: risultatochiaro, evidente, cosciente: una conseguenza logica, che si mostra conseguenza e realtàstorica.
In Vico all'opposto questa stessaesigenza, nella sua relazione colla filosofia europea del suo tempo, èoscura: è unaanticipazione, come è un'anticipazione il concetto delloSviluppo. Ecco perchè è oscura. Vico concepisce loSviluppoed esige la nuova metafisica, prima che la vecchia filosofia, — quella di Cartesio e Locke, — sia esaurita; prima che la corruzione sia venuta a tal punto che sia generazione; prima di Wolf e Hume.
In questo senso Vico è precursore dell'avvenire: cioè quegli che pone qualcosa che è vero e ha da essere, perchè è il risultato necessario di quel che è attualmente, — il nuovo mondo, contenuto nel vecchio, e di cui, come si dice, il vecchio è gravido; ma lo pone prima che sia venuta lapienezzadei tempi; quasi un parto precoce: un partoestemporaneo. Questo parto non è un falso parto. Quel che talvolta si dice parto, è semplice eduzione. Quel che si educe, è giàformato, è già vivo, è già generato, già partorito. Allora il parto — il venir fuori — è, direi quasi, più una faccenda meccanica, che altro; il concepimento è tutto; questo è il difficile. Questoconcepimentoè Vico. È la nuova vita — l'infante — posta, intuita, prima che si stacchi da sè dalla vecchia vita, dalla vita della madre.
In questo senso, — quando si considera che Bruno è in sè Spinoza, e Campanella Cartesio, e Telesio Bacone e Locke — quando si considera quel che è Vico, — si può dire che l'ingegnoitalianosia ingegno precursore. È stato tale: e questa è la sua eccellenza, e insieme la sua imperfezione.
Adunque la chiarezza dellaesigenzadi Vico è la filosofia del suo tempo e dopo del suo tempo sino a Kant; è tutto il secolo decimottavo. La chiarezza delloSviluppoè Kant e tutta la filosofia dopo Kant. In generale lachiarezzadi Vico è il decimottavo e il decimonono secolo.
È noto come Kant risulta dalle due direzioni del pensiero moderno dopo Cartesio. Cartesio dice:Pensare è essere. Questa unità è immediata; e perciò pensare e essere non sono veramente uno. Quindi: il pensare come pensare, come astratto pensare, e il pensare come essere: cioè, il cartesianismo e il lockismo (percezione lockiana). Il primo riesce alformalismo volfiano, alla puracosa; il secondo allamateria: due metafisiche. Hume è lanegazionedel lockismo; Wolf lapietrificazionedel cartesianismo (puro intellettualismo). Kant è lanegazionevera di tutti e due, e perciò lanuova unità: ilnuovoCartesio.
Quella doppia direzione vuol dire:distinzioneeopposizionede' due contrarii, posti come immediatamenteunoda Cartesio. È la loro divergenza: l'apparizionedella lorodifferenza. Ma nella loro divergenza, nella loroultimadivergenza, già manifestano la loro unità, la loronuovaunità: non più quella di prima, la cartesiana.
Nella loro ultima divergenza quelle due direzioni sono ilConoscere: il conoscere comeconcetto, come semplice intelletto, e il conoscere comepercezione(intuizione), come semplice senso. La loro unità — la nuova unità — è dunque ilconoscere, o meglio ilpuroconoscere.
Ho detto: ilpuro conoscere; puro, cioè non empirico, ma trascendentale. Quindi il psicologismo kantiano è in sè trascendentale. In questo concetto è il gran significato del kantismo.
Il conoscere — questa è la scoperta di Kant — è un immediato (un originario), che consta di due immediati (di due originarii; almeno appaiono così), che sono il pensare ed il sentire, il concetto e l'intuizione, l'universale ed il particolare, il così dettoa priorie l'a posteriori. Nel conoscere, l'immediato non è il solo concetto, come voleva il Cartesianismo, nè la sola intuizione come voleva il Lockismo. Col solo concetto non siconoscenulla (il concetto èvuoto) e però è falsa l'idea immediata o innata cartesiana; e d'altra parte, colla semplice intuizione nè meno si conosce nulla (l'intuizioneè cieca), e però è falsa la percezione o l'idea lockiana. Adunque il conoscere è un immediatosui generis: un immediato che è immediatamente due immediati, unamediazioneimmediata (originaria); unaunità, che non risulta dagli elementi di cui consta come l'effetto dalla causa, e perciò non èposterioread essi; e che nè meno produce essa i suoi elementi, come la causa produce l'effetto, e perciò non èanterioread essi.Posteriore: i due elementi, presi per sè, non sono niente senza la loro unità — il conoscere, e perciò non possono produrla.Anteriore: il conoscere non è niente senza i due elementi, e perciò non può produrli. Il conoscere, adunque, non può essere nè semplicemente effetto o risultato, nè semplicemente causa o principio. Da una parte, il conoscere non può essere senza i due elementi; dunque, il conoscere èrisultato. E d'altra parte, gli elementi non possono essere senza il conoscere; dunque, il conoscere è principio. Adunque, il conoscere — non essendo nè semplice risultato nè semplice causa — è insiemerisultato e causa. Ma di che? Dise stesso. Esso è il risultato dei suoi elementi; e gli elementi sono l'effetto del conoscere. Adunque, il conoscere è l'effetto del suo effetto, cioè la causa di se stesso:causa sui[98].
Eccoci, come pare, ritornati a Cartesio e Spinoza. E pure non è vero, Cartesio dice:Pensare è essere. Qui l'essere è contenuto nel pensare, è l'effettodel pensare; non è tutto il pensare, tutta la realtà del pensare, l'adequatezza del pensare, ma meno di quel che è il pensare; è, insomma, il pensare comeens diminutum. È un semplicegiudizio,un giudizio immediato. — Il pensiero è, dunque, qui causa di un altro, più che di se stesso, cioè di se stesso come altro, e non come se stesso. Kant, al contrario, vuol dire:Pensare(conoscere)è essere(senso, intuizione);essere è pensare(concetto); adunque,pensare è pensare.
Conoscere è conoscere.Qui non abbiamo più un giudizio, ma un sillogismo.
Questo è il nuovoCogito ergo sum, lanuova unità. Non è una unitàvuota, A = A,pensare è pensare, come pare considerando solo l'ultimo giudizio. È una unitàpiena, concreta, perchè è il risultato di due mediazioni; il pensare (ilrisultato) a cui si ritorna, è l'attualità assoluta del pensare da cui si comincia.
Questa unità non è, dunque, una semplice e monotona ripetizione di sè (A = A); non è l'Uno che produce l'Altro, e si degrada, si perde; ma è l'Unità che produce se stessa come Unità, come vera Unità. L'Unità qui è il prodursi come Unità; e perciò è produrre se stessa,producendo i suoi opposti elementi e unendoli.
Questo è il veropunto della unione: il verounire e trarre il contrarioINSIEME.
Produrre se stesso,producendo e riducendoi suoi proprii elementi opposti, èsvilupparsi(spiegarsi). L'unità kantiana — ilconoscere— il nuovoCogito, è dunque l'unità dello spiritodi Vico, l'unità comeSviluppooSpiegamento: comeProcesso.
Questa unità è ciò che Kant chiamaunità sintetica a priori, originaria, della coscienza. Inessa è la possibilità e ilverosignificato delgiudizio sintetico a priori.
Kant vuol spiegare la conoscenza empirica, reale, concreta: laesperienza. Ora la spiegazione della conoscenza empirica non può essere la stessa conoscenza empirica; ciò non sarebbe una spiegazione. La spiegazione del conoscere empirico è ilpuroconoscere: il conoscere, come dice Kant,trascendentale.
Conoscere puro o trascendentale è il conoscere, che è la possibilità del conoscere; che è in fondo a ogni conoscere; ilconcettodel conoscere, senza il quale il conoscere non sarebbe tale. Ilgiudizio sintetico a prioriè la possibilità di ogni giudizio, il giudizio come giudizio, il giudizio puro, trascendentale.
Il giudizio puro, sintetico a priori, non è un dato giudizio, un giudizio empirico. Esso si fonda nella unità sintetica originaria; è (nel vero senso) questa stessa Unità, e come questa non consta di elementi empirici.
Esso non è, come si crede, l'unità di dueconcetti, de' quali l'uno non è contenuto nell'altro. È l'unità dellaintuizionee delconcetto, del senso e dell'intelletto. Ed è l'unità, non di unadataintuizione e di undatoconcetto, ma della intuizione come intuizione e del concetto come concetto. Se il conoscere è la unità — quella tale unità già spiegata innanzi — del senso e dell'intelletto, spiegare il conoscere è spiegare questa unità: è far vedere come senso e intelletto fanno uno, cioè il conoscere: il senso come senso, come puro senso, e l'intelletto come intelletto, come puro intelletto: cioè intuizione pura, concetto puro. (Prima di Kant non si pensava alla intuizionepura, e nè meno al concettopuronel vero senso. — Gran merito di Kant è la scoperta delpuro, specialmente della intuizione pura[99]). Ora laintuizione puraè iltempo, e quindi lospazio; ilconcetto puroè lacategoria. QuindiEsteticaeLogica trascendentali, pure. Adunque il problema è: Come è possibile l'unità del tempo e dellacategoria(della intuizione pura e del concetto puro)?
Tale è il significato della quistione: Come è possibile il giudizio sintetico a priori? È lo stesso che domandare: come è possibile ilconoscere? Cioè: come è possibile quellaunità sintetica originaria? L'Unità comeSviluppo?
Infatti, non è già chesensoedintellettosiano dati così come opposti, come l'uno la negazione dell'altro, e si tratti diunificarli; nè che sia data laUnità, e si tratti semplicemente ditrarre gli opposti. Si tratta invece della Unità che pone se stessa, ponendo e unendo gli opposti: della Unità comeSviluppo.
Sviluppo; quindi in altri termini: come l'unità (il conoscere) si pone da prima comesenso, per porsi poi comeintelletto, cioè come vero conoscere?
Questo è il problema: come l'intelligibile si fa sensibile, e il sensibile intelligibile, e perciò l'intelligibile, vero intelligibile? — Come l'intelligente si fa senziente, e il senziente intelligente, e perciò l'intelligente vero intelligente? — Come la puraidea si fa natura, e la natura spirito, e perciò lo spirito vero spirito? È il problema della creazione: il nuovo problema. È il problema dello spirito, che in Kant si presenta come problema delconoscere.
La Critica di Kant è dunquepsicologismo; ma psicologismotrascendentale. Il suo difetto, come si vedrà poi[100], è di non essere veramente trascendentale, di essere poco trascendentale.
B) Il problema delconoscereè il problema de' due nostri filosofi Galluppi e Rosmini. Tutti e due pigliano questo problema da Kant; e senza saperlo, forse, essi rispondono allaesigenzadi Vico.
Come rispondono?
Galluppi scrive unaCritica della conoscenza[101], nella quale mostra grandissima erudizione e molto acume. Conosce assai bene la storia della filosofia da Cartesio a Kant: non così i greci e i tedeschi. Manca della conoscenza del fondamento e della corona dell'edifizio della storia della filosofia. Quindi non conoscebenequel che conosce.
Pare pretto empirista, un nuovo Locke, puro psicologista. Procede empiricamente, colla semplice osservazione; nega ilgiudizio sintetico a priori, e non intende il senso di questo problema, come l'ha bene inteso il Rosmini; pare insomma di tutt'altroinfetto, che di kantismo.
E con tuttociò è kantista; è kantista quasi senza saperlo, quasi suo malgrado, per una forza superiore alla sua volontà[102].
Egli dice:sensibilità interna(la coscienza) esensibilità esterna; e su questa doppia base che, come sensibilità, è una sola, edifica tutto l'edifizio del sapere, mediante l'intellettovuoto, senzaforma, e il volere. La sensibilità dà i materiali; l'intelletto e il volere fanno il resto. Così Galluppi dalla percezione sensibile si eleva gradatamente sino a Dio. E di Dio sa soloche è, ma non sacos'è: l'Esseresupremo. Così Galluppi pare lockiano: anche Locke comincia dalsenso, che dà il materiale, lavora questo coll'intellettoe colvolere, che sono vuoti, senzaforma essenziale, e riesce all'astrattoEssere supremo.
Ma già, in primo luogo, ilvoleredi Galluppi non è perfettamente vuoto. Come volereetico, esso ha unaforma, unaoriginalità: quindi i così dettigiudizii sintetici a priori pratici. Questi gli ammette. Essi scaturiscono dallapotenza produttivadella ragione; dall'unità sinteticadello spirito.
In secondo luogo, è vero che noi ci eleviamo dalla percezione a Dio. Ma noi non potremmo elevarci a Dio e nè meno al concetto dell'universocome tale, comecosmo, ordine, sistema, se lo spirito non creasse dal suoproprio fondoalcune idee, cioè non fosse unaunità sintetica originaria. Così, oltre alcuneidee semplici, identità, diversità, etc., la stessa idea diunitàderiva, secondo Galluppi, dall'unità sinteticadello spirito.
In terzo luogo, egli chiama la coscienza in generale dell'Io e del Non-io (me e fuor di me),sensibilità;la quale afferra la sostanzialità dell'Io e del Non-io immediatamente, direttamente; e perciò èsenso, nongiudizio(non intelletto);ricettività, nonspontaneità. Galluppi non s'accorge che la suasensibilitàè tale solo di nome, e che quellasostanzialitàdell'Io e del Non-io è tutt'altro che percezione sensibile, e non è altro che il contenutonecessario e originariodella coscienza di sè (Kant e Fichte), cioè il puro conoscere: quel conoscere, che Galluppi vuol appunto combattere col suo realismo fondato nellapercezione.
Infatti, Galluppi distingue tre cose: lasensazione, lapercezione della sensazioneo lacoscienza, e l'oggetto della sensazione. Egli dice: «la coscienza di qualunque sensazione è inseparabile dalla coscienza del me». Ciò è vero, ma questa coscienza, e in generale la coscienza, non èsenso interno, e Galluppi stesso la distingue dalla sensazione come tale: essa è intelletto, o senso divenuto intelletto. Come va, dunque, che Galluppi chiama lacoscienzaanchesensibilità interna? Ammesso che lacoscienzadella sensazione sia inseparabile dallaautocoscienza, ne segue forse che la stessa sensazione come tale sia quest'autocoscienza? La sensazione come tale non è coscienza; cioè la coscienza non èsensibilità. Qui dunque Galluppi sbaglia, e si contradice. Si contradice, perchè, se la coscienza è la stessa sensibilità interna, coscienza e sensazione devono essere la stessa cosa. Se la sensazione è distinta dalla coscienza della sensazione, e la coscienza è sensibilità, cioè sensazione, dobbiamo avere una sensazione della sensazione. Ma la così detta sensazione della sensazione non è sensazione (è intelletto), e Galluppi sbaglia tenendola per tale. Ciò vuol dire, che il puro senso, la purasensazione, non è l'Io; l'Io è essenzialmente una priori; non è posto da altro, ma pone se stesso. Galluppi potrebbe derivare dalla sensazione come tale quello che egli chiama il sentimento della sensazione, cioè la coscienza?
Oltre a ciò, Galluppi dice: «la sensazione è di sua naturaoggettiva; è la percezioneimmediatadell'oggetto, etc.». Ma quale sensazione? La sensazione come tale, ovvero la sensazione in quanto percepita, cioè la coscienza stessa della sensazione? Galluppi scambia la seconda colla prima e attribuisce alla prima ciò che è proprio solo della seconda, cioè non più della sensazione, ma della coscienza, dell'intelletto. Non è la sensazione come tale che percepisce l'oggetto (Rosmini ha ragione: la sensazione non ha oggetto, ma termine soltanto), ma sì la coscienza della sensazione: cioè la sensazione comeoggetto della coscienza(Galluppi stesso dice: l'oggetto della coscienza è la sensazione) diventa essa stessa l'oggetto(l'oggetto reale). In altre parole, l'oggettivitànon appartiene alla sensazione, ma all'autocoscienza. Se Galluppi avesse ben posto mente alla sua distinzione di sensazione e coscienza della sensazione, sarebbe entrato nella buona via; avrebbe attribuito l'oggettività non alla sensazione come tale, ma alla sensazione in quantointesa. E il fatto curioso è, che l'oggettività ch'egli vuol vendicare alla sensazione non è altro che l'oggettività in generale, quella appunto che consiste nell'autocoscienza; ciò ch'egli chiama ilfuor di menon è altro che il Non-io in generale, non è l'esteso, non è ilcorpo, etc. Ma se si tratta di ciò, perchè combattere quelli che parlano di oggettivitàrealee la provano col ragionamento? Galluppi dicendo: la sensazione è lapercezione immediata dell'oggetto, — haragione se per sensazione si intende la coscienza, e per oggetto l'oggettività in generale, ilNon-iocome tale; giacchè nell'autocoscienza l'Io e il Non-io sono posti immediatamente; il ragionamento fondato nel principio dicausa, diragione sufficiente, etc., non ci entra. Quelli che Galluppi vuol confutare, perchè non attribuiscono alla sensazione l'oggettività, parlano di oggettivitàreale, ed hanno ragione; giacchè, se è vero, che senza la sensazione non si ha l'oggetto reale, senza l'intelletto non solo non si ha l'oggetto, ma senza l'intelletto stesso come ragionamento dallacausa, ecc., non si ha l'oggettoreale, un Non-ioreale.
Gioberti critica così Galluppi: «Il concetto di corpo inchiude due elementi, la sostanza intima o forza, e le proprietà o modificazioni. Lasensazionedel Galluppi ci porge il secondo elemento, che consiste nei sensibili, ma non il primo, che è schiettamente intelligibile»[103]. Questa critica vale contro la sensazione in generale, ma non contro la sensazione del Galluppi; giacchè quella che il Galluppi chiama impropriamentesensazioneci porge il semplicefuor di me(il non-Io in generale), cioè un elemento intellettivo, e non già un elemento sensibile[104].
Adunque Galluppi pone, o meglio presuppone l'unità sintetica originaria, lanuova unità. Questa è il suoDeus ex machina, a cui egli ricorre ne' casi difficili. Ma non se ne avvede; non la comprende.È kantista suo malgrado, ripeto, e quasi senza saperlo. Ei pone launità nuovanella forma immediata, cioè comesensibilità. E non è Locke; non è l'antico empirista, ma il nuovo. Questo empirismo, che contiene in sè la nuova unità, è la negazione dell'empirismo astratto.
Rosmini è kantista con maggior coscienza. Anzi crede di esser più kantista di Kant. A udirlo, il giudizio sinteticoa prioril'ha scoperto lui, non Kant; quel di Kant è un giudizio posticcio.
Ciò si vedrà nella lezione seguente.