[117]Gio. Villani, lib. 8, cap. 5 e 6,Francesco Pipino, Chron., lib. 4, cap. 40, in Muratori, R. I. S., tom. IX.Ferreto Vicentino, ibid., pag. 966, 967, 968, e 969.Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1203.Nic. Speciale, lib. 2, cap. 20.Raynald, Ann. ecc., 1294, §§. 20 e 23, e 1295, §§. 11 a 15.Guardai, e vidi l’ombra di colui,Che fece per viltate il gran rifiuto.Dante,Inf., c. 3.Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio,Per lo qual non temesti torre a ’nganno,La bella donna, e di poi farne strazio?Inf., c. 19.E comento di Benvenuto da Imola, che nota in questo luogo le stesse tradizioni istoriche degli altri contemporanei da me citati.[118]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 9.[119]Diplomi inseriti nell’Anonymi chron. sic. in di Gregorio, Bibl. arag., tom. I, pag. 163, 168.[120]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 21.Anon. chron. sic., cap. 53, loc. cit.Geste de’ conti di Barcellona, in Baluzio, op. cit., pag. 578.Il termine di settembre si legge in un breve di Bonifazio a Caterina di Courtenay, dato a 27 giugno 1295, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 29, 30.[121]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 6, cap. 12.[122]Breve di papa Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, § 32.[123]Atto del 20 giugno 1295, pel quale i legati di Francia e di Carlo di Valois rinunziarono in mani del pontefice l’investitura, che qui senza formole si dice accordata al re di Francia. Negli archivi del reame di Francia, J. 587, 19.[124]Diploma dato di Parigi il 12 gennaio 1295, col quale Giacomo di Maiorca si dichiara decaduto dal sussidio accordatogli dal re di Francia, nel caso che per sua colpa si sturbasse la pace. Il sussidio era 30,000 lire tornesi picciole in tempo di guerra, e 20,000 in tempo di tregua. Ibid., J. 598, 8.[125]Di gennaio 1296, Filippo il Bello donò al Valois la sua casa deFligellain Parigi. Carlo II oltre la dote della figlia, gli avea accordato a 2 marzo 1293 le sue case anche in Parigi. Ibid., J. 377, 1 e 2.[126]Questi particolari del trattato leggonsi in Surita, Annali d’Aragona, lib. 6, cap. 10, il quale dice anche la data, e dà a vedere aver letto i documenti. Similmente il Feliu, Anales de Cataluña, lib. 12, cap. 4, annunzia tutte le condizioni dette da me nel testo, e per tutte cita in generale i documenti dell’archivio di Barcellona, aggiugnendo che i patti si tenner segreti per ingannare i Siciliani. Ma è da avvertire che non si parla della Sicilia nel trattato di Giacomo con Filippo e il Valois, conchiuso in Anagni alla presenza del papa il 20 giugno 1295, dal vescovo d’Orléans e l’abate di Saint–Germain–des–Prés, legati di Francia, e Gilberto Cruyllas, Guglielmo Durford, Pietro Costa, e Guglielmo Galvani dottore in legge, legati d’Aragona. Questo trattato è pubblicato dal Capmany, Memorias, etc., tom. IV, docum. 10, e negli archivi del reame di Francia, J. 589, 10, avvene una copia in buona forma. Non si parlò in esso della restituzione della Sicilia, la quale forse si stabilì in trattato segreto; perchè Giacomo avea ben ragione di coprire le sue brutture. Nei medesimi archivi di Francia, J. 587, 19, leggasi la rinunzia alla concessione dell’Aragona, fatta in mani del papa lo stesso giorno 20 giugno dai legali di Filippo il Bello e di Valois. Nella bolla di Bonifazio del 21 giugno, non si riferiscon tutti gli accordi, ma cheinter caeterasi era stabilita la cessione della Sicilia. Della quistione de’ confini, della ristorazione del re di Maiorca, ancor s’istruisce un breve di Bonifazio a Filippo il Bello, dato a 20 giugno, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 26, 27, 28.Ricordisi la nota in questo stesso capitolo, sopra la restituzione dei beni a Giovanni di Procida.Non ho citato intorno questa pace il Villani, che ne scrive nel lib. 8, cap. 13, perch’egli è poco informato e pieno di anacronismi.[127]Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 24 e 29 a 36, dove si leggono i diplomi di Bonifazio, dati a 20, 21, 27 giugno, e 2, 4, 5 luglio.Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 36.Queste condizioni della pace e pratiche con Federigo, si trovano con poco divario e più brevemente nell’Anonymi chron. sic., cap. 51; Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 20; Montaner, cap. 181.[128]Ruggier Loria possedeva in Sicilia i feudi di Aci, Castiglione, Francavilla, Novara, Linguagrossa, Tremestieri, San Pietro sopra Patti, Ficarra e Tortorici, come si vede dal cap. 16; e in Ispagna quelli di Cocentayna, Alcoy, Ceta, Calis, Altea, Navarres, Puy de Santa–Maria, Balsegue, e Castronovo, nominati in un diploma di Giacomo dato di Valenza il 5 dicembre 1597, che accordò in quelle terre a Ruggier Loria il mero e misto impero. Leggesi questo diploma nel Quintana, Vidas, etc., tom. II, pag. 192.Non abbiam contro il grande ammiraglio prove manifeste di peculato, ma fortissimi sospetti; perchè delle due cose è certa l’una, o ch’egli fosse tenuto uomo d’una integrità senta pari, o che fosse conosciuto ladro del danaro pubblico, e tollerato per forza. I due diplomi di Giacomo dati di Barcellona il 7 marzo, forse 1291, e di Roma il 2 aprile 1297, e pubblicati dal Quintana, tom. II, pag. 178 e 180, pongono senza dubbio questa alternativa; perchè il primo scioglie li eredi dell’ammiraglio da ogni responsabilità per la sua amministrazione s’egli prima dì morire non ne rendesse i conti; il secondo, affidandogli un gran maneggio di danari, dice che renda solo un conto finale, da credersi in parola e senza documenti. Per questo diploma Ruggier Loria è eletto ammiraglio a vita in tutti i regni di Giacomo. A lui è data la cura della costruzione delle navi da guerra; l’autorità di far armare infino a due galee e prendere il danaro dalle casse regie senza special mandato del re; e il maneggio del danaro degli stipendi per tutta l’armata. Oltre a questo, gli è dato il dritto di spedire le patenti de’ corsali; la giurisdizion civile e penale su le genti della flotta durante l’armamento; l’autorità di scambiare i comiti, ossia capitani, delle galee; la franchigia di esportazione di qualunque merci lecite, comperate con suo danaro; il soldo di 60 sotbarch al giorno; la persona e le proprietà dello ammiraglio nemico che fosse preso in battaglia; gli utensili non nuovi delle galee prese e parte delle merci; gli scafi inutili delle navi regie; una ventesima parte de’ Saraceni presi, e una decima parte de’ nuovi tributi imposti su’ Saraceni; gli avanzi de’ naufragi; e gli altri dritti soliti degli ammiragli. Queste concessioni, egli è vero, furono in parte il prezzo del tradimento di Loria; ma non par dubbio ch’egli esercitasse in Sicilia, tra dritto e abuso, la più parte di questa autorità e di questi smisurati guadagni che gli si prometteano sotto le bandiere d’Aragona.[129]Bolla di Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §. 37.[130]Breve di Bonifazio, ibid., 1296, §§. 8 e 9.Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, ed. 1657, pag. 204, attribuisce il rifiuto ai consigli di Filippo il Bello.[131]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.L’Anon. chron. sic., cap. 68, porta i nomi di Ugone Talach e Giovanni di Caltagirone, confondendoli con quei della legazione del 1293.[132]Manifesto di Federigo, nell’Anon. chron. sic., cap. 54.Vi si legge espresso fatta quella promessa da Federigo a’ Siciliani in parlamento a Milazzo. Probabilmente fu lo stesso parlamento quello che deputò gli ambasciadori a Giacomo, ancorchè Speciale non dica il luogo dell’adunanza.[133]Montaner, cap. 182, il quale, per onor di Giacomo, non fa punto parola dell’ambasceria de’ Siciliani.[134]Jerem. Threni, cap. I, v. 12.[135]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.Anon. chron. sic., cap. 52 e 54, il quale porta un diploma, che si legge anco in Lünig, Cod. Ital. dipl., tom. II, Napoli e Sicilia, 64.Geste de’ conti di Barcellona, cap. 29.[136]Diploma citato. Altro del 30 ottobre 1295, in Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 5.Veggasi anche il Montaner, cap. 182.[137]Diploma del 12 dicembre 1295, nell’Anonymi chron. sic. e Lünig, loc. cit.[138]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.[139]Montaner, cap. 184.[140]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22, 25.Del ritorno de’ Catalani alla lor patria, fa menzione il Montaner, cap. 184; e a cap. 185, delle supposte ragioni di Federigo.[141]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.[142]Tien quell’errore il Montaner, cap. 185, e riferisce gli altri motivi per cui Federigo si chiamò terzo, i quali non meritano che se ne faccia parola.[143]Raynald, Ann. ecc., 1296, §§. 7, 8, 9 e 10.[144]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 24.Bolla di Bonifazio VIII, data il dì dell’Ascensione, anno 2, in Lünig, Cod. Ital. dip., Sic. e Nap., num. 65.[145]Nic. Speciale, lib 3, cap. 1.Anon. chron, sic., cap. 54.Montaner, cap. 185.Dall’Anonimo pare che Giovanni di Procida fosse stato confermato nell’uficio di gran cancelliere. Ma in due diplomi del 3 aprile e 15 maggio 1296, pubblicati dal Testa., Vita di Federigo II, docum. 8 e 15, è segnato Corrado Lancia gran cancelliere. Il nome di lui si trova similmente in un altro diploma di concessione feudale a Federigo Talach, dato il 12 dicembre 1296, ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q, q. G. 1, fog. 187. Ed è più naturale che Federigo avesse dato quell’uficio a un suo fidatissimo partigiano, che al Procida, il quale gli si era scoperto contrario.[146]Docum. XLIV.[147]Capitoli del regno di Sicilia, costituzioni di Federigo II, lib. 1, dal cap. 1 al 6. Per la parola ferracano, veggasi il cap. III del presente lavoro.[148]Per ledifensee l’asportazion delle armi, cap. 9. Per le inquisizioni giudiziali, cap. 10. Eccezione per la falsità de’ pesi e misure, cap. 11. Esazioni sui carcerati, cap. 12. Malleverie nei giudizi criminali, cap. 13. Divieto delle esazioni negli stessi giudizi, cap. 14. Simili pei notai o piuttosto officiali dell’erario, cap. 15. Perdita dell’uficio ai magistrati che prolungasser le cause oltre due mesi, cap. 18. Divieto a diroccar le case, o guastare i poderi per misfatti dei proprietari, cap. 25.[149]Cap. 7 ed 8.[150]Cap. 17. Il cap. 16 è anche statuto di polizia, permettendo ai conti, baroni e militi di portar la spada e il pugnale. Il 19 disobbliga i cittadini d’accompagnare i carcerati.[151]L’antico fiume Gela o Imera.[152]Cap. 20.[153]Cap. 24, 22, 21. Il cap. 23 è regolamento per le greggi transitanti. Il 26 di pena d’infamia, privazione d’uficio, e ristorazione de’ danni al doppio, contro i magistrati e officiali trasgressori di questi capitoli.[154]Cap. 31, 32.[155]Gap. 27, 28, 29, 30, 33. Il cap. 34 rimette ai famigliar! e cortigiani del re il dritto del suggello delle concessioni, che per avventura ricevessero dalla corte.Il di Gregorio, Considerazioni sulla Istoria di Sicilia, lib. 4, cap. 4, suppone che l’alienazione de’ feudi fosse veleno dato al baronaggio in una coppa inzuccherata. Questa sarebbe in vero una lode di altissimo intendimento a’ nostri legislatori di quel tempo; ma è da considerare, che per lo meno non fu felice il trovato. Le condizioni del commercio e delle altre industrie appo noi in quel tempo, non eran tali che dal detto statuto potesse nascere una divisione di proprietà, e indebolimento della casta de’ baroni. Infatti i peggiori abusi di feudalità che ricordin le nostre istorie, seguirono dopo tal legge, nel secoloxiv.[156]Diploma del 3 aprile 1296, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 8.Non ho fatto parola della descrizione generale dei feudi, che sembrerebbe compiuta da Federigo in questo tempo, se fosse vera la data del diploma che pubblicò il di Gregorio, Bibl. aragonese, tom. II, pag. 464 e seg. La data è del 1296, ma si dee senza dubbio portare oltre il 1303, leggendovisi il nome della regina Eleonora, la quale sposò Federigo II di Sicilia appunto in quell’anno.[157]Nlc. Speciale, lib. 3, cap. 2.[158]Diploma dato di Messina il 15 maggio 1296, pubblicato dal de Vio, Privilegi di Palermo, fog. 35, e dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 15.[159]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 3 e 4.Anon. chron. sic., cap. 55.[160]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 5.[161]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 6.Tali accordi, fatti da capitani di castella quando credeano che il lor signore non poteali aiutare, non furon molto rari in questa guerra. La forma di essi e le condizioni, che a un di presso doveano esser le medesime, si veggono nel diploma di Carlo II, dato il 7 marzo duodecima Ind. (1299), docum. XXVI.[162]Fu costui il capitan generale di Carlo II, come si scorge da molti diplomi del r. archivio di Napoli, nel 1291–1293.Veggasi ancora Elenco delle pergamene del r archivio di Napoli, tom. II, pag. 82, 91, 99, 131. Poi gli fu surrogato Guglielmo Estendard, per diploma del 30 aprile 1295, ibid., pag. 156. Nel 1299 fu rifatto capitan generale ad guerram in Calabria, Val di Crati e Terra Giordana, diploma del 29 giugno duodecima Ind., nel r. archivio sud. reg. seg. 1299, A, fog. 117.[163]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 7.[164]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 8, 9.[165]Nic. Spedale, lib. 3, cap. 9, 10, 11.[166]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 15 e 16.[167]Anon. chron. sic., cap. 55.[168]Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 19 a 24, porta questa bolla dell’anno precedente.Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.[169]Raynald, 1296, §. 11, breve del 5 febbraio.[170]Bolla, In Lünig, Cod. Ital. dipl. Nap. e Sicilia, num. 65; e presso Raynald, 1296, §§. 13, 14, 15.Le pratiche di Federigo coi Colonnesi, sono rinfacciate da Bonifazio nel manifesto contro questa famiglia, in Raynald, 1297, §§. 27 e 28.[171]Raynald, 1296, §§. 13 e 15.[172]Diploma del 28 agosto 1296, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 171.[173]Ibid., pag. 172, 177, diplomi di sett., 1296, e febb., 1297.[174]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 20, 21.[175]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12, 13, 14.[176]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 21, 23.[177]L’ultimo concetto dell’orazione di Loria, riferita da Niccolò Speciale sembrerebbe triviale e superfluo pei noti principî del dritto comune e feudale. Ma ove si ricordi il dritto pubblico degli Aragonesi e dei Catalani, si vedrà ch’esso era per lo meno assai dubbio intorno il presente caso, cioè di combattere in paese straniero contro i comandi del proprio monarca, e forse contro le sue stesse armi che militassero da ausiliari.[178]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17 e 18.Questi dice espresso che il re, tornando repente di Calabria per quell’ambasceria, chiamò subito il parlamento a Piazza, e vinse il partito; poi tornato a Messina, rimandò l’ambasciadore con la risposta. Nei nostri capitoli del regno si leggono le costituzioni decretate in parlamento a Piazza il 20 ottobre, promulgate dal re a Messina il 25 novembre 1296, come ben il mostra il comentatore monsignor Testa. Dopo tuttociò non so comprendere come il Testa, nella Vita di Federigo l’Aragonese, porti deliberate in quel parlamento le sole costituzioni, e tenutone un secondo a Messina per quella principalissima faccenda dell’ambasceria, ch’è contro la chiara testimonianza dello Speciale, e contro la probabilità; non potendo supporsi che nel parlamento convocato così in fretta si deliberassero tranquillamente nuove regole di amministrazione pubblica, e si rimettesse ad altro tempo la vital quistione della pace e della guerra. Se il secondo parlamento fosse stato convocato, perchè nel primo non si era potuto conchiuder nulla sull’oggetto principale, nel primo si sarebbero tutto al più prese deliberazioni di poco momento, non quelle riforme a favor dell’elemento municipale che mostrano l’azione d’un partito preponderante. Due cose io credo abbian tratto in errore il Testa. La prima, aver seguito nello Speciale (cap. 18) la lezione,Fridericus Messanam egreditur, anzichè la più naturale diregreditur, ritenuta dal di Gregorio. La seconda sorgente di errore fu l’error del Surita, il quale avendo per le mani la cronaca di Speciale, che non porta date, e non i nostri capitoli del regno, ma alcuni diplomi riguardanti un’ambasceria di Giacomo a Federigo in febbraio 1297, pensò porre questa innanzi il parlamento di Piazza; e narrò che Federigo, avuti i messaggi, rispose che ne riferirebbe al parlamento, e que’ non vollero attendere. Il Testa in parte seguendo Surita, e in parte correggendolo come que’ che avea sotto gli occhi la vera data del parlamento di Piazza, compose quel secondo di Messina. A me par chiaro, che nel parlamento tenuto in Piazza il 20 ottobre 1296 si deliberarono insieme, come afferma Speciale, la risposta all’inviato aragonese, e, come il provano i capitoli del regno, le novelle costituzioni anzidette. Tengo ancor vera la legazione di febbraio 1297, perchè Surita certo la trasse da diplomi. E questo fatto, collocato così a luogo opportuno, riesce verosimile: perchè Giacomo insistè dopo la prima ripulsa; Federigo se ne rimise al solito al parlamento, e gli oratori aragonesi, avendone istruzione del re, o comprendendo che riferirsi al parlamento era un prender tempo a una seconda ripulsa, andaron via senz’aspettarla, come afferma il Surita. Indi si vede più chiaramente l’errore del Testa, che, togliendo al tutto da Surita questa legazione di febbraio 1297, fa tener poi il parlamento in Messina, quando al creder di Surita, lib. 5, cap. 26, fu convocato dopo la partenza de’ legati, e in Piazza.[179]Cap. 45, 57, 37, 40, 42, 43, 44, 50, 51, 52, 54.[180]Cap. 36, 38, 39, 46, 47, 48, 58.[181]Cap. 45.[182]Cap. 55, 41, 56.[183]Cap. 53.[184]Cap. 59 infino al 75.[185]Cap. 76.[186]Cap. 77 infino ad 84.[187]Cap. 82, 83, 85.[188]Questo statuto pel carcere è nel cap. 84.[189]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18.Questa fazione d’Ischia si dee porre tra il 15 settembre e il 20 ottobre 1296, perchè di questa data abbiam due diplomi di Carlo II, l’uno in Brindisi, l’altro in Roma; e Speciale afferma che il re si trovava in Napoli quando tornaron le quattro teride fuggenti.[190]Raynald, Ann. ecc., 1297, breve del 30 dicembre 1296.[191]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 25. Veg. la nota a pag. 96 nel presente capitolo.[192]Surita, ibid., cap. 28.La bolla è data il 4 aprile 1297, in Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 2 a 16.Veg. anche Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12.[193]Raynald, ibid., §. 17.[194]Diploma dell’8 giugno 1297, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 7.[195]Raynald, Ann. ecc., 1297, §. 18.[196]Ibid., §. 25.[197]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18 e 19.È gran danno che questo scrittore diligentissimo abbia a sdegno di riportar le date de’ più notabili avvenimenti. In questo di Ruggiero Loria, ancorchè certo si sappia che fin dall’anno precedente ei fosse risoluto a spiccarsi da Federigo, pur importerebbe molto ritrarre appunto il giorno che l’ammiraglio fu sostenuto a corte e poi si fuggi. Perocchè Giacomo a 2 aprile 1297, il creava grande ammiraglio a vita (diploma in Quintana, citato di sopra a pag. 69) e papa Bonifazio il 6 del mese stesso concedeva in feudo a Loria, tornato adApostolicae sedis gratiam et mandata, il castello e la terra di Aci, del dominio della chiesa o del Vescovo di Catania, e da lui al presente tenuti (Breve inserito in un diploma di Carlo II, dal registro del r. archivio di Napoli, seg. 1299, C, fog. 14, e pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 10). Or egli è chiaro, che se queste concessioni furon fatte prima della fuga di Ruggiero, costui non tentennava già tra i nemici e Federigo, ma dissimulava la tradigione; e se ne dee conchiudere che Federigo, se errò, errò solo nel risparmiarlo. In ogni modo il nome di Loria e quel di Procida, che prima d’esso s’era gittato alla Via di tradigione, van condannati nel severo giudizio dell’istoria. Il risentimento contro l’invidia de’ cortigiani, potea portarli ad allontanarsi dalle faccende pubbliche e dalla corte, a menar vita privata nelle lor castella, appunto come Loria minaccio a Federigo dopo la presa ti Cotrone; non già a passare a parte nemica, accettar da essa, dignità, beni, carezze. Entrambi abbandonarono Federigo e la Sicilia, perchè non credeano ohe potessero reggere contro le forze di mezz’Europa collegata; e Loria, che avrebbe pur chiuso gli occhi al pericolo se Federigo si fosse lasciato governare da lui, cedè a quell’interesse, quando vide contrariata la sua disorbitante ambizione.[198]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 20, 21, 22.Anon. chron. sic., cap. 56.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 26 e seg.Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.Veggasi anche il Montaner, cap. 185, il quale seccamente narra l’andata della regina Costanza a Roma con Giovanni di Procida, ove il re d’Aragona era venuto per trattar pace tra Carlo e Federigo. E per le concessioni a Loria veggansi anche i due diplomi del 2 e 6 aprile 1297, citati nella nota precedente.[199]Molti documenti fornisce il r. archivio di Napoli intorno i beni di Giovanni di Procida, e la restituzione che ne fece il governo angioino dopo la sua, come piaccia meglio chiamarla, conversione o tradigione. Ecco quelli in cui io mi sono avvenuto rifrustando i registri angioini.Diploma del.....Carlo II concedette ad Anselletto de Nigella, valletto della sua corte:In primis, de bonis que fuerant Joannis de Procida, palatium quod dicitur Ferni cum terris adiacentibus eidem palatio circum circa, arbusto de nova plantato, olivato, vinea, avellaneto et castaneis etc.e le rendite di alcuni villani di cui si trascrivono i nomi, ch’eran tenuti a dare al signore una gallina per le feste di san Martino, Natale e Quaresima (carniprivio) e trenta uova per Pasqua. Reg. seg. 1294–95, A, fog. 81, a. t.Diploma del 28 marzo duodecima Ind. (1299), perchè sulle pubbliche entrate di Salerno si pagassero once 12 annuali a Colino di Ducato, in compensode bonis quondam Joannis de Procida militis, che il detto Colino avea risegnato alla curia, e questa ai procuratori di Giovanni di Procida. Reg. seg. 1299, A, fog. 30.Diploma del 16 aprile duodecima Ind., perchè lo stratigoto di Salerno facesse rendere al procuratore de’ beni di Giovanni, ereditati da Tommaso di Procida, alcuni beni burgensatici presi da supposti creditori; e se costoro avesser dritto, il facesser valere innanzi il giudice competente. Ibid., fog. 15, a t.Diploma della stessa data allo stesso effetto, ibid., fog. 210, pubblicato a docum. XXVIII.Diploma dato di Napoli a 6 maggio duodecima Ind., per lo quale son resi a Tommaso di Procida alquanti beni, già conceduti ad altre persone, e a queste è assegnato un compenso. In questo diploma è notevole il principio:Sub presentanone promissionis facte per nos magnifico principi domino Jacobo regi Aragvnum filio nostro carissimo de restaurandis Thomaso de Procida militi fideli nostro burgensaticis bonis omnibus que quondam Johannes de Procida pater ejusdem Thomasii discessus sui tempore de regno nostro Sicilie in regno ipso tenuerat, etc. Ibid., fog, 56, e replicato a fog. 119.Altro diploma della stessa data, per altri beni dello stesso Procida, simile al tutto. Ibid., fog. 56 a t.Diploma del 18 agosto duodecima Ind., perchè senza strepito di giudizio si rendesse ragione a una vedova, che chiedea il pagamento di un debito che avea contratto con leiquondam Joannes de Procida miles dum erat in gratia clarissime memorie domini patris nostri, Ibid., fog. 213.Diploma della stessa data del 18 agosto. Compenso di alcuni beni, ch’erano stati di Giovanni di Procida, e i presenti possessori li aveano ceduto al fisco per renderli a Tommaso. Ibid., fog. 137 a t.Diploma del 29 settembre 1300, cavato dallo stesso r. archivio di Napoli e pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 8.[200]Quintana, Vidas, etc., tom. I, pag. 170, dice che questo sepolcro si vedea ancora nel monastero di Santa Croce dell’ordine di san Bernardo in Catalogna; e trascrive la modesta iscrizione che vi si leggea ancora, secondo la quale Loria morì il 17 gennaio 1865. Ibid., tom. II, pag. 125, è pubblicata la disposizione testamentaria dell’ammiraglio per la sua sepoltura.[201]Il sac. Buscemi, nella Vita di Giovanni di Procida, porta che finisse i suoi giorni di settembre 1299, argomentandolo dal diploma del 30 settembre 1300, docum. 8, in fin del suo lavoro, nel quale riconcedeasi a Tommaso, suo secondo figlio, il castel di Procida, di cui il primogenito, Francesco, non avea curato di prender l’investitura nel solito termine di un anno e un giorno dalla morte del padre. Gli altri diplomi da me trovati nell’archivio di Napoli e citati nella nota precedente mandano indietro la morte del Procida almeno infino a marzo 1299.[202]Ricordinsi i documenti che ho notato nel cap. precedente a mostrare il tradimento di Giovanni di Procida alla Sicilia.[203]Vadi a mia bella figlia, genitriceDell’onor di Cicilia, e d’Aragona.Dante,Purgat., c. 3.[204]Veg. le autorità allegate dallo Inveges, Palermo Nobile, parte 3. Anni 1260–61–62.[205]In gran parte ho tolto queste riflessioni su la regina Costanza, da Speciale, lib. 3, cap. 20, 21.Nelle costìt. di Federigo II (capitoli del regno di Sicilia), si confermano tra gli altri privilegi quei della regina Costanza:nec non Aragonum et Siciliae regina sanctissima mater nostra, etc.Per la morte della regina Costanza veggasi il Montaner, cap. 185.[206]Federigo rimeritò la lealtà di Randazzo con alcune franchige nelle dogane di terra e di mare, per diploma del 15 giugno 1299, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 17.[207]La fellonia di Tommaso di Lentini è confermata da un diploma del 18 febbraio 1299, col quale Federigo die’ in feudo a Bartolomeo Tagliavia la terra di Castelvetrano, posseduta da quello. Nei Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 3.[208]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 22.Anon. chron. sic., cap. 57.La presenza di Federigo all’assedio di Castiglione, si attesta da un diploma del 27 agosto 1297, dato nel campo sotto Castiglione, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 11. La dedizione del castel di Aci è da porsi nel mese di novembre 1297, perchè non tardò guari dopo quella di Castiglione ma infino al 18 novembre sapeasi in Napoli che tenesse pur quel castello; come si scorge da un diploma pubblicato dal Testa, ibid., docum. 14.[209]Sembra che questa guerra di Calabria, di che parla Speciale, sia stata la cagion della chiamata al militar servigio in tutto il reame di Puglia, della quale ci restan moltissimi diplomi dati a 19 aprile, 7, 22, 23, 25, 27 e 30 maggio, 2, 11, 17, 18, 20, 22 giugno 1297, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 179 a 188. Ivi si legge a pag. 180 un altro diploma del 4 maggio, che accorda once 10 a un Giovannipro sumptibus itineris ad exercitum.[210]Conferma questo attestato dello Speciale un diploma del 29 aprile 1297, col quale Roberto vicario generale dava a Riccardo de Avenis alcune terre in Calabria,dummodo infra kalendas Augusti ad Ecclesie romane et Regis fidem redeat a qua defecerat. Elenco cit., tom. II, pag. 179.[211]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 1.[212]Diplomi del 18 novembre (certamente 1297) e del 9 febbraio undecima Ind. 1298 (si legge 1297 computando gli anni dal 25 marzo), pubblicati dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 14 e 18.[213]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.[214]Diploma del 18 novembre 1297 citato di sopra, e i molti altri accennati nel seguito di questo capitolo.[215]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 2.L’Anon. chron. sic., cap. 59, porta l’impresa di Giacomo,operante supradicto papa Bonifacio.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.Montaner ci abbandona al tutto in queste guerre di Giacomo contro Federigo. Porta gli armamenti del primo, come fatti per amor di fermare la pace tra re Carlo e Federigo; a questo il dice venuto in Italia con centocinque galee; nè fa motto del passaggio in Sicilia nel 98, nè di quel dell’anno appresso, nè della battaglia del capo d’Orlando; ma crede aver soddisfatto all’uficio d’istorico, chiudendo il cap. 186 con queste parole: «Altri senza dubbio dirà: come dunque Montaner passa sì lieve su questi fatti? Se tai parole indirizzasse a me, replicherei che v’ha delle domande le quali non meritano risposta.»Le trattative intorno la restituzione al re di Maiorca non appartengono direttamente al presente lavoro, ma fan vedere che Bonifazio per amor dell’impresa di Sicilia sagrificava gli interessi di Giacomo di Maiorca, e temporeggiava con Filippo il Bello che li volea sostenere. Ciò si conferma coi documenti degli archivi del reame di Francia qui appresso notati:Diploma di Giacomo re d’Aragona, dato di Valenza a 15 febbraio 1237, permettendo a Carlo II di stabilire in suo nome, che per due anni non farebbe guerra a Filippo il Bello, e permetterebbe i commerci co’ suoi sudditi, J. 588, 20. Breve di Bonifazio dell’8 agosto 1297, pel quale temporeggia con Filippo il Bello, che insisteva a favore del re di Maiorca, J. 715, 24. Diploma di Giacomo di Maiorca, dato a Saint–Germain–des–Prés l’8 gennaio 1298, consentendo un certo differimento alla restituzione, stabilito tra i re d’Aragona e di Francia, J. 598, 1. Atto pubblico dato in Aix a 2 maggio 1298, nelle stanze di Carlo II, che stipola le condizioni coi re di Francia e Maiorca, a nome di Giacomo d’Aragona; secondo il citato diploma del 15 febbraio 1297, che anche trascrive, J. 511, 6.[216]Diploma del 15 giugno 1298, tratto da’ registri della real cancelleria di Sicilia, pubblicato dal Pirro, Sicilia sacra, pag. 409, ed. 1733.[217]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 3 e 4.Anon. chron. sic., cap. 58, 59.[218]Il Testa, nella Vita di Federigo, porta l’armata ad 80 galee e 90 altre navi, non computatevi le sottili; a 500 cavalli e 1,156 pedoni le genti da sbarco venute d’Aragona con Giacomo. Quest’ultimo numero è tolto da un diploma del 23 giugno 1299, il quale per vero non descrive le forze portate da Giacomo, ma quelle da lui lasciate in Sicilia al fine di questa prima impresa, che poteano esser minori per cagion degli uomini perduti nella guerra, o maggiori pei Catalani e altri avventurieri che poi vi s’aggiugnessero. Picciolissimo fu in questa armata il numero delle navi napoletane, come si vede da parecchi diplomi dati tra il fin di marzo e mezz’aprile 1299, nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 1 a 15.Quanto alle forze terrestri, che furono certo assai grosse, si vegga nel seguito del presente capitolo ciò che scrive Spedale delle perdite sofferte nello assedio di Siracusa.L’Anon. chron. sic. porta venuto Roberto con re Giacomo. Speciale. non ne parla che nel consiglio per discior l’assedio di Siracusa. E per vero si ritrae ch’ei passava in Sicilia in fin di novembre 1298, o più tardi; leggendosi in alcuni diplomi che i feudatari del regno di Napoli dovessero far la mostra alla sua presenza in Napoli il dì 20 novembre per muover contro la Sicilia. Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, fog 209 e 210, diplomi dell’8 e 23 novembre 1298.[219]Anon. chron. sic., cap. 59.Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 35.[220]Veggansi le concessioni feudali in Sicilia fatte da Giacomo a Fulcone Barresio, per diploma del 13 settembre 1298, e a Simone de Belloloco e Filippo di Porta, per altre carte accennate ne’ diplomi del 24 luglio 1299 e 28 dicembre 1300, e la intitolazione d’un atto pubblico dato di Novara il 1 luglio 1299; de’ quali diplomi, il primo e l’ultimo citansi nel seguito di questo capitolo, gli altri due nel cap, XVII. Non abbiam traccia di alcuna delegazione di tanta autorità, che facesse Carlo II a Giacomo. E però è manifesto, che Giacomo la esercitava come capitan generale della corte di Roma, la quale poco prima avea disposto di dare in feudo a Loria il castel d’Aci, come sopra si è detto. La finzione del ceder l’isola a Roma presto fu dismessa; ma non cessarono le pretensioni di Bonifazio, anzi ne nacque una timida gelosia nella corte di Napoli, come si argomenta dal diploma di concessione feudale a Virgilio Scordia, docum. XXXVI.[221]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 4.Anon. Chron. sic., loc. cit.[222]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 5.Anon. chron. sic., cap. 59.[223]Diploma del 8 gennaio 1299 (per errore 1297 col computo dell’anno dal 25 marzo), pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 9.[224]Parmi che tornino a questo concetto le parole di Speciale:plus sapere quam oportebat attentans, neque intelligens verbum illud: curo possidente possideas. Questo traditore giovò molto alla causa dei nemici, come si vede da un diploma di Carlo II, dato il 1 luglio 1299, nel quale è perdonato e redintegrato ne’ suoi feudi, perchè se nella ribellione fallì per concorso, oggi ravveduto, osservava la fede al re angioino, animo et opere. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 158 a t. e 24 a t.Oltre a questo, il governo angioino, per diploma dato lo stesso dì, gli concedea l’aspettativa di altre terre e feudi, del valore d’once cento annuali. Ibid., fog. 158.Mostra ancora la importanza del Barresi, che fu seguito da un suo fratello per nome Fulcone, un altro documento. A costui Giacomo re d’Aragona die’ in feudo in Sicilia a dì 13 settembre 1298, con diploma dato di Milazzo, pe’ suoi continui e rilevanti servigi a pro della Chiesa, il castello e casal di Chila tra Mineo e Caltagirone, con mero e misto impero. Raffermò questa concessione Roberto a dì 10 settembre 1299 da Aidone; e Carlo II da Napoli a 16 febbraio 1300. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C; e ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 2, fog. 88.Il di Gregorio, nella Bibl. arag., tom. II, pag. 520, pubblicò un diploma di Federigo, pel quale furon conceduti a Blasco Alagona il castello e la terra di Naso, posseduti una volta da Giovanni e Matteo Barresi traditori. Questo documento porta la data di Palermo a 26 gennaio decima Ind. anno dell’Incarnazione 1297, e 2odel regno di Federigo; ma io credo errata manifestamente questa data, perchè la decima Ind. cadde bene di gennaio 1297 nell’anno comune, ma nell’anno dell’Incarnazione rispondeva al gennaio 1296. Indipendentemente da tal errore, si può corregger senza alcun dubbio duodecima ind. gennaio dell’anno dell’Incarnazione 1298, ossia gennaio 1299 dell’anno comune, perchè Barresi si ribellò da Federigo al passaggio primo di Giacomo, cioè tra agosto 1298 e la primavera del 1299 dell’anno comune. Il riferisce Speciale, diligentissimo nel descrivere questi tempi di Federigo, ne’ quali ei visse ed ebbe alto stato.[225]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 6 e 7.[226]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 7 e 8.Tolomeo da Lucca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303. Anon. chron. sic., cap. 60, che porta un po’ diverso il numero delle galee.Non mi è riuscito di trovare una interpretazione plausibile di questo soprannome di Garsagnini o Garfagnini, con ch’eran proverbiati que’ prigioni catalani. Gli scrittori contemporanei non ne danno la origine; non si trova nella nostra lingua parlata; il Du Cange, nel glossario, la nota senz’altra spiegazione, che d’essere stata adoperata come ingiuria nel caso particolare narrato di sopra. Il Testa, leggendola garsagnini, spiega persfregiati, marcati, rappiccandola con la vocegarsache suonava profondo cincischío, e così è rapportata dal Du Cange, e così resta ancora nell’idioma siciliano, in cui talvolta si pronunzia anchegassa. Ma io non so accettare che i siciliani guerrieri di que’ tempi, si beffassero delle cicatrici di altri guerrieri; a d’altronde questo combattimento del Faro non fu sì ostinato, che la più parte de’ prigioni potesse escirne con ferite. Perciò crederei più tosto leggeregarfagniniper metatesi daqrafagnini, grifagnini, grifagni, o derivato da aggraffare, e in sicilianoaggranfari. Ed era ben naturale che i nostri guerrieri cittadini dessero di saccardi, predoni, rapaci ladroni, a que’ soldati venderecci di Giacomo.Non credo che questo soprannome potè trarsi in alcun modo dai Garfagnini, abitatori della Garfagnana nello stato di Modena.[227]Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1271, sì legge un diploma del 12 gennaio decimaquarta Ind. (1278), col quale è conceduta a Guglielmo de Mosterio la terra di Grattieri, posseduta già dal conte Arrigo Ventimiglia, traditore, dicea re Carlo.[228]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 9.[229]Speciale dice 18,000 uomini perduti; ma sembran troppi.[230]Si vede dal citato diploma del 23 giugno 1299, Testa, docum. 16.[231]Nello stesso diploma e in un altro della stessa data del 23 giugno, citato nel seguito di questo capitolo, si fa menzione di Pietro Cornel, nominato da Speciale in questo luogo.[232]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10 e 11.Anon. chron. sic., cap. 60 e 61.Per la infermità di Giacomo in Napoli e il figliuolo quivi partoritogli da Bianca, veg. Surita, Annali d’Aragona, lib. 5, cap 37 e 38.La data del ritorno di Giacomo in Napoli dopo questa prima impresa di Sicilia, si conferma per un diploma dato di Napoli a 5 marzo duodecima Ind. (1299), nel quale, dicendosi abbisognar molto frumentopro adventu illustris regis Aragonie, il re comandava trovarne subito 2,000 salme e farne biscotto, sì che fosse pronto il 12 marzo. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 41 a t.Tra le terre ch’eran rimase a’ nemici in Sicilia fu anche Novara, e tenne per Loria, come si ricava da un diploma del 1 luglio 1299, dato in quella terra col titolo di re Giacomo d’Aragona.....existente etiam et dominante domino nostro domino Rogerio de Lauria milite, regnorum Aragonum et Sicilia ammirato, nec non et gratia Dei et regis et per sanctam Romanam Ecclesiam inclito domino Castellionis, Francavillae Nucariæ, Linguegrossae, Cremestadis, S. Petri supra Pactas, Ficariæ, et Turturichii, sui dominii praedictarum terrarum et locorum anno primo feliciter, amen.Dal monastero Cisterciense di Santa–Maria di Novara. Tra’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 178.Quanto a’ soccorsi di Napoli alle castella che teneansi nelle costiere settentrionali di Sicilia, dà validissimo argomento a supporli un diploma del 1 aprile tredicesima Ind. 1299, col quale è ordinato di mandarsi adpartes Sicilieper conto di Ruggier Loria 10 salme di sale. Certamente il governo di Napoli non si limitava a questa sola provvedigione. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 31.[233]Raynald, Ann. ecc., 1298, §. 17, breve al patriarca d’Armenia, 26 ottobre anno 4.[234]Ibid. 1299, §§. 1 e 2, brevi dell’8 e 9 giugno.[235]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 87, 88.[236]Docum. XXIX e XXX.[237]Dei pagamenti fatti a Giacomo in Napoli dan fede i diplomi del 21, 22 e 25 marzo e 4 maggio, 15 e 18 giugno e 8 luglio duodecima Ind., nel registro del r. archivio di Napoli segnato 1299, A, fog. 24, 23, 33, 54 a t., 92 a t., 110 e 209 a t. Son quietanze ai capitani delle città di Aquila, Lucera, Guastimone e Salerno per le somme consegnate a Consalvo Garzia, commissario del re d’Aragona, e tolte da’ sussidi che quelle città avean promesso per la presente guerra.Tre diplomi del 30 maggio, 6 giugno e 8 luglio attestano il pagamento di altre once 220 al medesimo Consalvo Garzia, su la sovvenzione che forniva la città di Napoli; e tutti questi danari furono di carlini d’argento di 60 all’oncia. Ibid., fog. 126 a t. e 138 a t.Un altro diploma del 24 giugno duodecima Ind., porta il pagamento stipendi di alcuni uomini d’arme del re di Aragona, fatto dall’erario di Napoli per mezzo di Consalvo Garzia. Un di questi condottieri, per nome Bertirando Artus, avea 12 once al mese, e’ suoi scudieri 2 once; un altro condottiero 6 once, ec. Reg. citato 1298, A, fog. 115.Questi pagamenti stentati e spezzati, fatti a misura che s’avea il denaro delle sovvenzioni, ancor mostrano quanto fosse esausto l’erario di Napoli in quel tempo. Veg. anche i diplomi del 25 maggio, 5 e 23 giugno nelle seguenti note.[238]Diplomadel 23 giugno 1299, dal registro del r. archivio di Napoli segnato 1299, A, fog. 111, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 16, dal quale si ricavano i seguenti particolari:Che Giacomo avea lasciato in Sicilia 79 cavallialferrati(cioè uomini scelti, armati da capo a pie’, donde forse presero il nome gli alfieri o portatori d’insegna), 422 altri cavalli, e 1,156 fanti; da pagarsi da gennaio ad aprile 1299, per once 5,259; e per maggio ancora, nel numero di 78 cavalli alferrati, 426 cavalli e 1,203 fanti, per once 2,071,15.Che la flotta catalana si dovea pagare per 5 mesi da gennaio a tutto maggio; ma si contentava di 4 mesi di soldo per once 8,951, essendo rimasta gran pezza ne’ porti.Che tornaron di Sicilia con Giacomo alferrati 28, cavalli 425, fanti 151 ch’erano già soddisfatti in Napoli.Che i Catalani andavan creditori inoltre di once 6,085,28, per supplimento a’ cavalli morti o perduti.Da ciò si argomenta ancora che a tutto dicembre 1298, avea pagato queste genti il papa o re Carlo.[239]I mercatanti fiorentini, massime della compagnia de’ Bardi, prestavan danari a re Carlo, pigliando in sicurtà o in isconto la tratta de’ grani.Diploma dell’ultimo febbraio duodecima Ind. (1299), nel quale si legge che il danaro col quale gli angioini comperarono dal traditore Berengario degli Intensi la città d’Otranto, era stato pagato in parte dal mercatante Bartolomeo della compagnia dei Bardi, la quale avea promesso dare in prestito alla corte di Napoli a tutto marzo 1299 once 4,000, e le era stata ceduta la tratta di 40,000 salme di frumento. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 22.Diploma del 25 maggio duodecima Ind. a Lippo Ildebrandini e altri della compagnia de’ Bardi di Firenze. Saducetto d’Adriagraffieredi Carlo II, e Consalvo Garzia cavaliere di re Giacomo, erano stati deputati insieme a raccorre il danaro della sovvenzione generale per la guerra, e tutt’altro danaro appartenente a Carlo o a Giacomo. La compagnia Bardi avea promesso once 4,000 per prezzo della tratta di 40,000 salme di grano. E i due suddetti le davan questa scritta per le once 4,000, da lei veramente pagate. Reg. cit. 1299, A, fog. 185.Diploma del 5 giugno duodecima Ind. Carlo II dà cautela per 10,000 once d’oro, pagate da alcuni mercatanti della compagnia degli Spini di Firenze, mercatanti di Bonifazio VIII. Questo danaro era stato rassegnato in vari giorni, a un cassiere dei re e a Consalvo Garzia. E Bonifazio il dovea a Carlopro pretio quorundum jocalium. Ibid., fog. 183.Diploma del 23 giugno. Sen vede che a tutto quel mese Giacomo dovea a Pietro Cornel condottiero, per stipendi e prezzo di cavalli, once 1,941. Per mezzo de’ Bardi ne fu pagata una parte in Provenza; il rimanente dovea soddisfarsi entro un anno. Ibid., fog. 112. Questo Cornel, citato dallo Speciale come consigliator della ritirata da Siracusa nel 1298, nella state del 1299, pria della nuova impresa, se ne tornò in Ispagna, come si vede da un altro diploma dato l’8 giugno, ibid., fog. 104, che gli accordò il permesso dell’uscita dalle frontiere.Diploma del 23 giugno duodecima Ind., per once 1,120 date in prestito da Benedetto Bonaccorsi della compagnia de’ Bardi di Firenze, con cessione di tratta dì grani. Ibid., fog. 141.Diploma del 23 giugno 1299, ibid., fog 96 a t., che contiene altri imprestiti e cessione della tratta di grani alla compagnia de’ Bardi di Firenze.Diploma dell’ultimo di giugno duodecima Ind. Altri imprestiti de’ Bardi. Ibid., fog. 97.Diploma dell’ultimo di giugno. Da questo si vede che la compagnia de’ Bardi avea casa in Marsiglia; e che avea tratto di Marsiglia e pagato in Napoli once 2,200 per tasse di Provenza, e decime ecclesiastiche di quelle chiese, concedute dal papa per la presente guerra. Ibid., fog. 185 a t.Altro diploma del 4 luglio, ibid., fog. 147, per altri imprestiti di mercatanti italiani.Diploma del 2 agosto duodecima Ind., ibid., fog. 167 a t., per un’altra tratta di vittuaglie alla stessa compagnia.
[117]Gio. Villani, lib. 8, cap. 5 e 6,Francesco Pipino, Chron., lib. 4, cap. 40, in Muratori, R. I. S., tom. IX.Ferreto Vicentino, ibid., pag. 966, 967, 968, e 969.Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1203.Nic. Speciale, lib. 2, cap. 20.Raynald, Ann. ecc., 1294, §§. 20 e 23, e 1295, §§. 11 a 15.Guardai, e vidi l’ombra di colui,Che fece per viltate il gran rifiuto.Dante,Inf., c. 3.Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio,Per lo qual non temesti torre a ’nganno,La bella donna, e di poi farne strazio?Inf., c. 19.E comento di Benvenuto da Imola, che nota in questo luogo le stesse tradizioni istoriche degli altri contemporanei da me citati.[118]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 9.[119]Diplomi inseriti nell’Anonymi chron. sic. in di Gregorio, Bibl. arag., tom. I, pag. 163, 168.[120]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 21.Anon. chron. sic., cap. 53, loc. cit.Geste de’ conti di Barcellona, in Baluzio, op. cit., pag. 578.Il termine di settembre si legge in un breve di Bonifazio a Caterina di Courtenay, dato a 27 giugno 1295, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 29, 30.[121]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 6, cap. 12.[122]Breve di papa Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, § 32.[123]Atto del 20 giugno 1295, pel quale i legati di Francia e di Carlo di Valois rinunziarono in mani del pontefice l’investitura, che qui senza formole si dice accordata al re di Francia. Negli archivi del reame di Francia, J. 587, 19.[124]Diploma dato di Parigi il 12 gennaio 1295, col quale Giacomo di Maiorca si dichiara decaduto dal sussidio accordatogli dal re di Francia, nel caso che per sua colpa si sturbasse la pace. Il sussidio era 30,000 lire tornesi picciole in tempo di guerra, e 20,000 in tempo di tregua. Ibid., J. 598, 8.[125]Di gennaio 1296, Filippo il Bello donò al Valois la sua casa deFligellain Parigi. Carlo II oltre la dote della figlia, gli avea accordato a 2 marzo 1293 le sue case anche in Parigi. Ibid., J. 377, 1 e 2.[126]Questi particolari del trattato leggonsi in Surita, Annali d’Aragona, lib. 6, cap. 10, il quale dice anche la data, e dà a vedere aver letto i documenti. Similmente il Feliu, Anales de Cataluña, lib. 12, cap. 4, annunzia tutte le condizioni dette da me nel testo, e per tutte cita in generale i documenti dell’archivio di Barcellona, aggiugnendo che i patti si tenner segreti per ingannare i Siciliani. Ma è da avvertire che non si parla della Sicilia nel trattato di Giacomo con Filippo e il Valois, conchiuso in Anagni alla presenza del papa il 20 giugno 1295, dal vescovo d’Orléans e l’abate di Saint–Germain–des–Prés, legati di Francia, e Gilberto Cruyllas, Guglielmo Durford, Pietro Costa, e Guglielmo Galvani dottore in legge, legati d’Aragona. Questo trattato è pubblicato dal Capmany, Memorias, etc., tom. IV, docum. 10, e negli archivi del reame di Francia, J. 589, 10, avvene una copia in buona forma. Non si parlò in esso della restituzione della Sicilia, la quale forse si stabilì in trattato segreto; perchè Giacomo avea ben ragione di coprire le sue brutture. Nei medesimi archivi di Francia, J. 587, 19, leggasi la rinunzia alla concessione dell’Aragona, fatta in mani del papa lo stesso giorno 20 giugno dai legali di Filippo il Bello e di Valois. Nella bolla di Bonifazio del 21 giugno, non si riferiscon tutti gli accordi, ma cheinter caeterasi era stabilita la cessione della Sicilia. Della quistione de’ confini, della ristorazione del re di Maiorca, ancor s’istruisce un breve di Bonifazio a Filippo il Bello, dato a 20 giugno, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 26, 27, 28.Ricordisi la nota in questo stesso capitolo, sopra la restituzione dei beni a Giovanni di Procida.Non ho citato intorno questa pace il Villani, che ne scrive nel lib. 8, cap. 13, perch’egli è poco informato e pieno di anacronismi.[127]Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 24 e 29 a 36, dove si leggono i diplomi di Bonifazio, dati a 20, 21, 27 giugno, e 2, 4, 5 luglio.Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 36.Queste condizioni della pace e pratiche con Federigo, si trovano con poco divario e più brevemente nell’Anonymi chron. sic., cap. 51; Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 20; Montaner, cap. 181.[128]Ruggier Loria possedeva in Sicilia i feudi di Aci, Castiglione, Francavilla, Novara, Linguagrossa, Tremestieri, San Pietro sopra Patti, Ficarra e Tortorici, come si vede dal cap. 16; e in Ispagna quelli di Cocentayna, Alcoy, Ceta, Calis, Altea, Navarres, Puy de Santa–Maria, Balsegue, e Castronovo, nominati in un diploma di Giacomo dato di Valenza il 5 dicembre 1597, che accordò in quelle terre a Ruggier Loria il mero e misto impero. Leggesi questo diploma nel Quintana, Vidas, etc., tom. II, pag. 192.Non abbiam contro il grande ammiraglio prove manifeste di peculato, ma fortissimi sospetti; perchè delle due cose è certa l’una, o ch’egli fosse tenuto uomo d’una integrità senta pari, o che fosse conosciuto ladro del danaro pubblico, e tollerato per forza. I due diplomi di Giacomo dati di Barcellona il 7 marzo, forse 1291, e di Roma il 2 aprile 1297, e pubblicati dal Quintana, tom. II, pag. 178 e 180, pongono senza dubbio questa alternativa; perchè il primo scioglie li eredi dell’ammiraglio da ogni responsabilità per la sua amministrazione s’egli prima dì morire non ne rendesse i conti; il secondo, affidandogli un gran maneggio di danari, dice che renda solo un conto finale, da credersi in parola e senza documenti. Per questo diploma Ruggier Loria è eletto ammiraglio a vita in tutti i regni di Giacomo. A lui è data la cura della costruzione delle navi da guerra; l’autorità di far armare infino a due galee e prendere il danaro dalle casse regie senza special mandato del re; e il maneggio del danaro degli stipendi per tutta l’armata. Oltre a questo, gli è dato il dritto di spedire le patenti de’ corsali; la giurisdizion civile e penale su le genti della flotta durante l’armamento; l’autorità di scambiare i comiti, ossia capitani, delle galee; la franchigia di esportazione di qualunque merci lecite, comperate con suo danaro; il soldo di 60 sotbarch al giorno; la persona e le proprietà dello ammiraglio nemico che fosse preso in battaglia; gli utensili non nuovi delle galee prese e parte delle merci; gli scafi inutili delle navi regie; una ventesima parte de’ Saraceni presi, e una decima parte de’ nuovi tributi imposti su’ Saraceni; gli avanzi de’ naufragi; e gli altri dritti soliti degli ammiragli. Queste concessioni, egli è vero, furono in parte il prezzo del tradimento di Loria; ma non par dubbio ch’egli esercitasse in Sicilia, tra dritto e abuso, la più parte di questa autorità e di questi smisurati guadagni che gli si prometteano sotto le bandiere d’Aragona.[129]Bolla di Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §. 37.[130]Breve di Bonifazio, ibid., 1296, §§. 8 e 9.Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, ed. 1657, pag. 204, attribuisce il rifiuto ai consigli di Filippo il Bello.[131]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.L’Anon. chron. sic., cap. 68, porta i nomi di Ugone Talach e Giovanni di Caltagirone, confondendoli con quei della legazione del 1293.[132]Manifesto di Federigo, nell’Anon. chron. sic., cap. 54.Vi si legge espresso fatta quella promessa da Federigo a’ Siciliani in parlamento a Milazzo. Probabilmente fu lo stesso parlamento quello che deputò gli ambasciadori a Giacomo, ancorchè Speciale non dica il luogo dell’adunanza.[133]Montaner, cap. 182, il quale, per onor di Giacomo, non fa punto parola dell’ambasceria de’ Siciliani.[134]Jerem. Threni, cap. I, v. 12.[135]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.Anon. chron. sic., cap. 52 e 54, il quale porta un diploma, che si legge anco in Lünig, Cod. Ital. dipl., tom. II, Napoli e Sicilia, 64.Geste de’ conti di Barcellona, cap. 29.[136]Diploma citato. Altro del 30 ottobre 1295, in Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 5.Veggasi anche il Montaner, cap. 182.[137]Diploma del 12 dicembre 1295, nell’Anonymi chron. sic. e Lünig, loc. cit.[138]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.[139]Montaner, cap. 184.[140]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22, 25.Del ritorno de’ Catalani alla lor patria, fa menzione il Montaner, cap. 184; e a cap. 185, delle supposte ragioni di Federigo.[141]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.[142]Tien quell’errore il Montaner, cap. 185, e riferisce gli altri motivi per cui Federigo si chiamò terzo, i quali non meritano che se ne faccia parola.[143]Raynald, Ann. ecc., 1296, §§. 7, 8, 9 e 10.[144]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 24.Bolla di Bonifazio VIII, data il dì dell’Ascensione, anno 2, in Lünig, Cod. Ital. dip., Sic. e Nap., num. 65.[145]Nic. Speciale, lib 3, cap. 1.Anon. chron, sic., cap. 54.Montaner, cap. 185.Dall’Anonimo pare che Giovanni di Procida fosse stato confermato nell’uficio di gran cancelliere. Ma in due diplomi del 3 aprile e 15 maggio 1296, pubblicati dal Testa., Vita di Federigo II, docum. 8 e 15, è segnato Corrado Lancia gran cancelliere. Il nome di lui si trova similmente in un altro diploma di concessione feudale a Federigo Talach, dato il 12 dicembre 1296, ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q, q. G. 1, fog. 187. Ed è più naturale che Federigo avesse dato quell’uficio a un suo fidatissimo partigiano, che al Procida, il quale gli si era scoperto contrario.[146]Docum. XLIV.[147]Capitoli del regno di Sicilia, costituzioni di Federigo II, lib. 1, dal cap. 1 al 6. Per la parola ferracano, veggasi il cap. III del presente lavoro.[148]Per ledifensee l’asportazion delle armi, cap. 9. Per le inquisizioni giudiziali, cap. 10. Eccezione per la falsità de’ pesi e misure, cap. 11. Esazioni sui carcerati, cap. 12. Malleverie nei giudizi criminali, cap. 13. Divieto delle esazioni negli stessi giudizi, cap. 14. Simili pei notai o piuttosto officiali dell’erario, cap. 15. Perdita dell’uficio ai magistrati che prolungasser le cause oltre due mesi, cap. 18. Divieto a diroccar le case, o guastare i poderi per misfatti dei proprietari, cap. 25.[149]Cap. 7 ed 8.[150]Cap. 17. Il cap. 16 è anche statuto di polizia, permettendo ai conti, baroni e militi di portar la spada e il pugnale. Il 19 disobbliga i cittadini d’accompagnare i carcerati.[151]L’antico fiume Gela o Imera.[152]Cap. 20.[153]Cap. 24, 22, 21. Il cap. 23 è regolamento per le greggi transitanti. Il 26 di pena d’infamia, privazione d’uficio, e ristorazione de’ danni al doppio, contro i magistrati e officiali trasgressori di questi capitoli.[154]Cap. 31, 32.[155]Gap. 27, 28, 29, 30, 33. Il cap. 34 rimette ai famigliar! e cortigiani del re il dritto del suggello delle concessioni, che per avventura ricevessero dalla corte.Il di Gregorio, Considerazioni sulla Istoria di Sicilia, lib. 4, cap. 4, suppone che l’alienazione de’ feudi fosse veleno dato al baronaggio in una coppa inzuccherata. Questa sarebbe in vero una lode di altissimo intendimento a’ nostri legislatori di quel tempo; ma è da considerare, che per lo meno non fu felice il trovato. Le condizioni del commercio e delle altre industrie appo noi in quel tempo, non eran tali che dal detto statuto potesse nascere una divisione di proprietà, e indebolimento della casta de’ baroni. Infatti i peggiori abusi di feudalità che ricordin le nostre istorie, seguirono dopo tal legge, nel secoloxiv.[156]Diploma del 3 aprile 1296, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 8.Non ho fatto parola della descrizione generale dei feudi, che sembrerebbe compiuta da Federigo in questo tempo, se fosse vera la data del diploma che pubblicò il di Gregorio, Bibl. aragonese, tom. II, pag. 464 e seg. La data è del 1296, ma si dee senza dubbio portare oltre il 1303, leggendovisi il nome della regina Eleonora, la quale sposò Federigo II di Sicilia appunto in quell’anno.[157]Nlc. Speciale, lib. 3, cap. 2.[158]Diploma dato di Messina il 15 maggio 1296, pubblicato dal de Vio, Privilegi di Palermo, fog. 35, e dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 15.[159]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 3 e 4.Anon. chron. sic., cap. 55.[160]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 5.[161]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 6.Tali accordi, fatti da capitani di castella quando credeano che il lor signore non poteali aiutare, non furon molto rari in questa guerra. La forma di essi e le condizioni, che a un di presso doveano esser le medesime, si veggono nel diploma di Carlo II, dato il 7 marzo duodecima Ind. (1299), docum. XXVI.[162]Fu costui il capitan generale di Carlo II, come si scorge da molti diplomi del r. archivio di Napoli, nel 1291–1293.Veggasi ancora Elenco delle pergamene del r archivio di Napoli, tom. II, pag. 82, 91, 99, 131. Poi gli fu surrogato Guglielmo Estendard, per diploma del 30 aprile 1295, ibid., pag. 156. Nel 1299 fu rifatto capitan generale ad guerram in Calabria, Val di Crati e Terra Giordana, diploma del 29 giugno duodecima Ind., nel r. archivio sud. reg. seg. 1299, A, fog. 117.[163]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 7.[164]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 8, 9.[165]Nic. Spedale, lib. 3, cap. 9, 10, 11.[166]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 15 e 16.[167]Anon. chron. sic., cap. 55.[168]Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 19 a 24, porta questa bolla dell’anno precedente.Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.[169]Raynald, 1296, §. 11, breve del 5 febbraio.[170]Bolla, In Lünig, Cod. Ital. dipl. Nap. e Sicilia, num. 65; e presso Raynald, 1296, §§. 13, 14, 15.Le pratiche di Federigo coi Colonnesi, sono rinfacciate da Bonifazio nel manifesto contro questa famiglia, in Raynald, 1297, §§. 27 e 28.[171]Raynald, 1296, §§. 13 e 15.[172]Diploma del 28 agosto 1296, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 171.[173]Ibid., pag. 172, 177, diplomi di sett., 1296, e febb., 1297.[174]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 20, 21.[175]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12, 13, 14.[176]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 21, 23.[177]L’ultimo concetto dell’orazione di Loria, riferita da Niccolò Speciale sembrerebbe triviale e superfluo pei noti principî del dritto comune e feudale. Ma ove si ricordi il dritto pubblico degli Aragonesi e dei Catalani, si vedrà ch’esso era per lo meno assai dubbio intorno il presente caso, cioè di combattere in paese straniero contro i comandi del proprio monarca, e forse contro le sue stesse armi che militassero da ausiliari.[178]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17 e 18.Questi dice espresso che il re, tornando repente di Calabria per quell’ambasceria, chiamò subito il parlamento a Piazza, e vinse il partito; poi tornato a Messina, rimandò l’ambasciadore con la risposta. Nei nostri capitoli del regno si leggono le costituzioni decretate in parlamento a Piazza il 20 ottobre, promulgate dal re a Messina il 25 novembre 1296, come ben il mostra il comentatore monsignor Testa. Dopo tuttociò non so comprendere come il Testa, nella Vita di Federigo l’Aragonese, porti deliberate in quel parlamento le sole costituzioni, e tenutone un secondo a Messina per quella principalissima faccenda dell’ambasceria, ch’è contro la chiara testimonianza dello Speciale, e contro la probabilità; non potendo supporsi che nel parlamento convocato così in fretta si deliberassero tranquillamente nuove regole di amministrazione pubblica, e si rimettesse ad altro tempo la vital quistione della pace e della guerra. Se il secondo parlamento fosse stato convocato, perchè nel primo non si era potuto conchiuder nulla sull’oggetto principale, nel primo si sarebbero tutto al più prese deliberazioni di poco momento, non quelle riforme a favor dell’elemento municipale che mostrano l’azione d’un partito preponderante. Due cose io credo abbian tratto in errore il Testa. La prima, aver seguito nello Speciale (cap. 18) la lezione,Fridericus Messanam egreditur, anzichè la più naturale diregreditur, ritenuta dal di Gregorio. La seconda sorgente di errore fu l’error del Surita, il quale avendo per le mani la cronaca di Speciale, che non porta date, e non i nostri capitoli del regno, ma alcuni diplomi riguardanti un’ambasceria di Giacomo a Federigo in febbraio 1297, pensò porre questa innanzi il parlamento di Piazza; e narrò che Federigo, avuti i messaggi, rispose che ne riferirebbe al parlamento, e que’ non vollero attendere. Il Testa in parte seguendo Surita, e in parte correggendolo come que’ che avea sotto gli occhi la vera data del parlamento di Piazza, compose quel secondo di Messina. A me par chiaro, che nel parlamento tenuto in Piazza il 20 ottobre 1296 si deliberarono insieme, come afferma Speciale, la risposta all’inviato aragonese, e, come il provano i capitoli del regno, le novelle costituzioni anzidette. Tengo ancor vera la legazione di febbraio 1297, perchè Surita certo la trasse da diplomi. E questo fatto, collocato così a luogo opportuno, riesce verosimile: perchè Giacomo insistè dopo la prima ripulsa; Federigo se ne rimise al solito al parlamento, e gli oratori aragonesi, avendone istruzione del re, o comprendendo che riferirsi al parlamento era un prender tempo a una seconda ripulsa, andaron via senz’aspettarla, come afferma il Surita. Indi si vede più chiaramente l’errore del Testa, che, togliendo al tutto da Surita questa legazione di febbraio 1297, fa tener poi il parlamento in Messina, quando al creder di Surita, lib. 5, cap. 26, fu convocato dopo la partenza de’ legati, e in Piazza.[179]Cap. 45, 57, 37, 40, 42, 43, 44, 50, 51, 52, 54.[180]Cap. 36, 38, 39, 46, 47, 48, 58.[181]Cap. 45.[182]Cap. 55, 41, 56.[183]Cap. 53.[184]Cap. 59 infino al 75.[185]Cap. 76.[186]Cap. 77 infino ad 84.[187]Cap. 82, 83, 85.[188]Questo statuto pel carcere è nel cap. 84.[189]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18.Questa fazione d’Ischia si dee porre tra il 15 settembre e il 20 ottobre 1296, perchè di questa data abbiam due diplomi di Carlo II, l’uno in Brindisi, l’altro in Roma; e Speciale afferma che il re si trovava in Napoli quando tornaron le quattro teride fuggenti.[190]Raynald, Ann. ecc., 1297, breve del 30 dicembre 1296.[191]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 25. Veg. la nota a pag. 96 nel presente capitolo.[192]Surita, ibid., cap. 28.La bolla è data il 4 aprile 1297, in Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 2 a 16.Veg. anche Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12.[193]Raynald, ibid., §. 17.[194]Diploma dell’8 giugno 1297, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 7.[195]Raynald, Ann. ecc., 1297, §. 18.[196]Ibid., §. 25.[197]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18 e 19.È gran danno che questo scrittore diligentissimo abbia a sdegno di riportar le date de’ più notabili avvenimenti. In questo di Ruggiero Loria, ancorchè certo si sappia che fin dall’anno precedente ei fosse risoluto a spiccarsi da Federigo, pur importerebbe molto ritrarre appunto il giorno che l’ammiraglio fu sostenuto a corte e poi si fuggi. Perocchè Giacomo a 2 aprile 1297, il creava grande ammiraglio a vita (diploma in Quintana, citato di sopra a pag. 69) e papa Bonifazio il 6 del mese stesso concedeva in feudo a Loria, tornato adApostolicae sedis gratiam et mandata, il castello e la terra di Aci, del dominio della chiesa o del Vescovo di Catania, e da lui al presente tenuti (Breve inserito in un diploma di Carlo II, dal registro del r. archivio di Napoli, seg. 1299, C, fog. 14, e pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 10). Or egli è chiaro, che se queste concessioni furon fatte prima della fuga di Ruggiero, costui non tentennava già tra i nemici e Federigo, ma dissimulava la tradigione; e se ne dee conchiudere che Federigo, se errò, errò solo nel risparmiarlo. In ogni modo il nome di Loria e quel di Procida, che prima d’esso s’era gittato alla Via di tradigione, van condannati nel severo giudizio dell’istoria. Il risentimento contro l’invidia de’ cortigiani, potea portarli ad allontanarsi dalle faccende pubbliche e dalla corte, a menar vita privata nelle lor castella, appunto come Loria minaccio a Federigo dopo la presa ti Cotrone; non già a passare a parte nemica, accettar da essa, dignità, beni, carezze. Entrambi abbandonarono Federigo e la Sicilia, perchè non credeano ohe potessero reggere contro le forze di mezz’Europa collegata; e Loria, che avrebbe pur chiuso gli occhi al pericolo se Federigo si fosse lasciato governare da lui, cedè a quell’interesse, quando vide contrariata la sua disorbitante ambizione.[198]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 20, 21, 22.Anon. chron. sic., cap. 56.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 26 e seg.Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.Veggasi anche il Montaner, cap. 185, il quale seccamente narra l’andata della regina Costanza a Roma con Giovanni di Procida, ove il re d’Aragona era venuto per trattar pace tra Carlo e Federigo. E per le concessioni a Loria veggansi anche i due diplomi del 2 e 6 aprile 1297, citati nella nota precedente.[199]Molti documenti fornisce il r. archivio di Napoli intorno i beni di Giovanni di Procida, e la restituzione che ne fece il governo angioino dopo la sua, come piaccia meglio chiamarla, conversione o tradigione. Ecco quelli in cui io mi sono avvenuto rifrustando i registri angioini.Diploma del.....Carlo II concedette ad Anselletto de Nigella, valletto della sua corte:In primis, de bonis que fuerant Joannis de Procida, palatium quod dicitur Ferni cum terris adiacentibus eidem palatio circum circa, arbusto de nova plantato, olivato, vinea, avellaneto et castaneis etc.e le rendite di alcuni villani di cui si trascrivono i nomi, ch’eran tenuti a dare al signore una gallina per le feste di san Martino, Natale e Quaresima (carniprivio) e trenta uova per Pasqua. Reg. seg. 1294–95, A, fog. 81, a. t.Diploma del 28 marzo duodecima Ind. (1299), perchè sulle pubbliche entrate di Salerno si pagassero once 12 annuali a Colino di Ducato, in compensode bonis quondam Joannis de Procida militis, che il detto Colino avea risegnato alla curia, e questa ai procuratori di Giovanni di Procida. Reg. seg. 1299, A, fog. 30.Diploma del 16 aprile duodecima Ind., perchè lo stratigoto di Salerno facesse rendere al procuratore de’ beni di Giovanni, ereditati da Tommaso di Procida, alcuni beni burgensatici presi da supposti creditori; e se costoro avesser dritto, il facesser valere innanzi il giudice competente. Ibid., fog. 15, a t.Diploma della stessa data allo stesso effetto, ibid., fog. 210, pubblicato a docum. XXVIII.Diploma dato di Napoli a 6 maggio duodecima Ind., per lo quale son resi a Tommaso di Procida alquanti beni, già conceduti ad altre persone, e a queste è assegnato un compenso. In questo diploma è notevole il principio:Sub presentanone promissionis facte per nos magnifico principi domino Jacobo regi Aragvnum filio nostro carissimo de restaurandis Thomaso de Procida militi fideli nostro burgensaticis bonis omnibus que quondam Johannes de Procida pater ejusdem Thomasii discessus sui tempore de regno nostro Sicilie in regno ipso tenuerat, etc. Ibid., fog, 56, e replicato a fog. 119.Altro diploma della stessa data, per altri beni dello stesso Procida, simile al tutto. Ibid., fog. 56 a t.Diploma del 18 agosto duodecima Ind., perchè senza strepito di giudizio si rendesse ragione a una vedova, che chiedea il pagamento di un debito che avea contratto con leiquondam Joannes de Procida miles dum erat in gratia clarissime memorie domini patris nostri, Ibid., fog. 213.Diploma della stessa data del 18 agosto. Compenso di alcuni beni, ch’erano stati di Giovanni di Procida, e i presenti possessori li aveano ceduto al fisco per renderli a Tommaso. Ibid., fog. 137 a t.Diploma del 29 settembre 1300, cavato dallo stesso r. archivio di Napoli e pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 8.[200]Quintana, Vidas, etc., tom. I, pag. 170, dice che questo sepolcro si vedea ancora nel monastero di Santa Croce dell’ordine di san Bernardo in Catalogna; e trascrive la modesta iscrizione che vi si leggea ancora, secondo la quale Loria morì il 17 gennaio 1865. Ibid., tom. II, pag. 125, è pubblicata la disposizione testamentaria dell’ammiraglio per la sua sepoltura.[201]Il sac. Buscemi, nella Vita di Giovanni di Procida, porta che finisse i suoi giorni di settembre 1299, argomentandolo dal diploma del 30 settembre 1300, docum. 8, in fin del suo lavoro, nel quale riconcedeasi a Tommaso, suo secondo figlio, il castel di Procida, di cui il primogenito, Francesco, non avea curato di prender l’investitura nel solito termine di un anno e un giorno dalla morte del padre. Gli altri diplomi da me trovati nell’archivio di Napoli e citati nella nota precedente mandano indietro la morte del Procida almeno infino a marzo 1299.[202]Ricordinsi i documenti che ho notato nel cap. precedente a mostrare il tradimento di Giovanni di Procida alla Sicilia.[203]Vadi a mia bella figlia, genitriceDell’onor di Cicilia, e d’Aragona.Dante,Purgat., c. 3.[204]Veg. le autorità allegate dallo Inveges, Palermo Nobile, parte 3. Anni 1260–61–62.[205]In gran parte ho tolto queste riflessioni su la regina Costanza, da Speciale, lib. 3, cap. 20, 21.Nelle costìt. di Federigo II (capitoli del regno di Sicilia), si confermano tra gli altri privilegi quei della regina Costanza:nec non Aragonum et Siciliae regina sanctissima mater nostra, etc.Per la morte della regina Costanza veggasi il Montaner, cap. 185.[206]Federigo rimeritò la lealtà di Randazzo con alcune franchige nelle dogane di terra e di mare, per diploma del 15 giugno 1299, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 17.[207]La fellonia di Tommaso di Lentini è confermata da un diploma del 18 febbraio 1299, col quale Federigo die’ in feudo a Bartolomeo Tagliavia la terra di Castelvetrano, posseduta da quello. Nei Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 3.[208]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 22.Anon. chron. sic., cap. 57.La presenza di Federigo all’assedio di Castiglione, si attesta da un diploma del 27 agosto 1297, dato nel campo sotto Castiglione, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 11. La dedizione del castel di Aci è da porsi nel mese di novembre 1297, perchè non tardò guari dopo quella di Castiglione ma infino al 18 novembre sapeasi in Napoli che tenesse pur quel castello; come si scorge da un diploma pubblicato dal Testa, ibid., docum. 14.[209]Sembra che questa guerra di Calabria, di che parla Speciale, sia stata la cagion della chiamata al militar servigio in tutto il reame di Puglia, della quale ci restan moltissimi diplomi dati a 19 aprile, 7, 22, 23, 25, 27 e 30 maggio, 2, 11, 17, 18, 20, 22 giugno 1297, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 179 a 188. Ivi si legge a pag. 180 un altro diploma del 4 maggio, che accorda once 10 a un Giovannipro sumptibus itineris ad exercitum.[210]Conferma questo attestato dello Speciale un diploma del 29 aprile 1297, col quale Roberto vicario generale dava a Riccardo de Avenis alcune terre in Calabria,dummodo infra kalendas Augusti ad Ecclesie romane et Regis fidem redeat a qua defecerat. Elenco cit., tom. II, pag. 179.[211]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 1.[212]Diplomi del 18 novembre (certamente 1297) e del 9 febbraio undecima Ind. 1298 (si legge 1297 computando gli anni dal 25 marzo), pubblicati dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 14 e 18.[213]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.[214]Diploma del 18 novembre 1297 citato di sopra, e i molti altri accennati nel seguito di questo capitolo.[215]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 2.L’Anon. chron. sic., cap. 59, porta l’impresa di Giacomo,operante supradicto papa Bonifacio.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.Montaner ci abbandona al tutto in queste guerre di Giacomo contro Federigo. Porta gli armamenti del primo, come fatti per amor di fermare la pace tra re Carlo e Federigo; a questo il dice venuto in Italia con centocinque galee; nè fa motto del passaggio in Sicilia nel 98, nè di quel dell’anno appresso, nè della battaglia del capo d’Orlando; ma crede aver soddisfatto all’uficio d’istorico, chiudendo il cap. 186 con queste parole: «Altri senza dubbio dirà: come dunque Montaner passa sì lieve su questi fatti? Se tai parole indirizzasse a me, replicherei che v’ha delle domande le quali non meritano risposta.»Le trattative intorno la restituzione al re di Maiorca non appartengono direttamente al presente lavoro, ma fan vedere che Bonifazio per amor dell’impresa di Sicilia sagrificava gli interessi di Giacomo di Maiorca, e temporeggiava con Filippo il Bello che li volea sostenere. Ciò si conferma coi documenti degli archivi del reame di Francia qui appresso notati:Diploma di Giacomo re d’Aragona, dato di Valenza a 15 febbraio 1237, permettendo a Carlo II di stabilire in suo nome, che per due anni non farebbe guerra a Filippo il Bello, e permetterebbe i commerci co’ suoi sudditi, J. 588, 20. Breve di Bonifazio dell’8 agosto 1297, pel quale temporeggia con Filippo il Bello, che insisteva a favore del re di Maiorca, J. 715, 24. Diploma di Giacomo di Maiorca, dato a Saint–Germain–des–Prés l’8 gennaio 1298, consentendo un certo differimento alla restituzione, stabilito tra i re d’Aragona e di Francia, J. 598, 1. Atto pubblico dato in Aix a 2 maggio 1298, nelle stanze di Carlo II, che stipola le condizioni coi re di Francia e Maiorca, a nome di Giacomo d’Aragona; secondo il citato diploma del 15 febbraio 1297, che anche trascrive, J. 511, 6.[216]Diploma del 15 giugno 1298, tratto da’ registri della real cancelleria di Sicilia, pubblicato dal Pirro, Sicilia sacra, pag. 409, ed. 1733.[217]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 3 e 4.Anon. chron. sic., cap. 58, 59.[218]Il Testa, nella Vita di Federigo, porta l’armata ad 80 galee e 90 altre navi, non computatevi le sottili; a 500 cavalli e 1,156 pedoni le genti da sbarco venute d’Aragona con Giacomo. Quest’ultimo numero è tolto da un diploma del 23 giugno 1299, il quale per vero non descrive le forze portate da Giacomo, ma quelle da lui lasciate in Sicilia al fine di questa prima impresa, che poteano esser minori per cagion degli uomini perduti nella guerra, o maggiori pei Catalani e altri avventurieri che poi vi s’aggiugnessero. Picciolissimo fu in questa armata il numero delle navi napoletane, come si vede da parecchi diplomi dati tra il fin di marzo e mezz’aprile 1299, nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 1 a 15.Quanto alle forze terrestri, che furono certo assai grosse, si vegga nel seguito del presente capitolo ciò che scrive Spedale delle perdite sofferte nello assedio di Siracusa.L’Anon. chron. sic. porta venuto Roberto con re Giacomo. Speciale. non ne parla che nel consiglio per discior l’assedio di Siracusa. E per vero si ritrae ch’ei passava in Sicilia in fin di novembre 1298, o più tardi; leggendosi in alcuni diplomi che i feudatari del regno di Napoli dovessero far la mostra alla sua presenza in Napoli il dì 20 novembre per muover contro la Sicilia. Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, fog 209 e 210, diplomi dell’8 e 23 novembre 1298.[219]Anon. chron. sic., cap. 59.Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 35.[220]Veggansi le concessioni feudali in Sicilia fatte da Giacomo a Fulcone Barresio, per diploma del 13 settembre 1298, e a Simone de Belloloco e Filippo di Porta, per altre carte accennate ne’ diplomi del 24 luglio 1299 e 28 dicembre 1300, e la intitolazione d’un atto pubblico dato di Novara il 1 luglio 1299; de’ quali diplomi, il primo e l’ultimo citansi nel seguito di questo capitolo, gli altri due nel cap, XVII. Non abbiam traccia di alcuna delegazione di tanta autorità, che facesse Carlo II a Giacomo. E però è manifesto, che Giacomo la esercitava come capitan generale della corte di Roma, la quale poco prima avea disposto di dare in feudo a Loria il castel d’Aci, come sopra si è detto. La finzione del ceder l’isola a Roma presto fu dismessa; ma non cessarono le pretensioni di Bonifazio, anzi ne nacque una timida gelosia nella corte di Napoli, come si argomenta dal diploma di concessione feudale a Virgilio Scordia, docum. XXXVI.[221]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 4.Anon. Chron. sic., loc. cit.[222]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 5.Anon. chron. sic., cap. 59.[223]Diploma del 8 gennaio 1299 (per errore 1297 col computo dell’anno dal 25 marzo), pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 9.[224]Parmi che tornino a questo concetto le parole di Speciale:plus sapere quam oportebat attentans, neque intelligens verbum illud: curo possidente possideas. Questo traditore giovò molto alla causa dei nemici, come si vede da un diploma di Carlo II, dato il 1 luglio 1299, nel quale è perdonato e redintegrato ne’ suoi feudi, perchè se nella ribellione fallì per concorso, oggi ravveduto, osservava la fede al re angioino, animo et opere. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 158 a t. e 24 a t.Oltre a questo, il governo angioino, per diploma dato lo stesso dì, gli concedea l’aspettativa di altre terre e feudi, del valore d’once cento annuali. Ibid., fog. 158.Mostra ancora la importanza del Barresi, che fu seguito da un suo fratello per nome Fulcone, un altro documento. A costui Giacomo re d’Aragona die’ in feudo in Sicilia a dì 13 settembre 1298, con diploma dato di Milazzo, pe’ suoi continui e rilevanti servigi a pro della Chiesa, il castello e casal di Chila tra Mineo e Caltagirone, con mero e misto impero. Raffermò questa concessione Roberto a dì 10 settembre 1299 da Aidone; e Carlo II da Napoli a 16 febbraio 1300. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C; e ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 2, fog. 88.Il di Gregorio, nella Bibl. arag., tom. II, pag. 520, pubblicò un diploma di Federigo, pel quale furon conceduti a Blasco Alagona il castello e la terra di Naso, posseduti una volta da Giovanni e Matteo Barresi traditori. Questo documento porta la data di Palermo a 26 gennaio decima Ind. anno dell’Incarnazione 1297, e 2odel regno di Federigo; ma io credo errata manifestamente questa data, perchè la decima Ind. cadde bene di gennaio 1297 nell’anno comune, ma nell’anno dell’Incarnazione rispondeva al gennaio 1296. Indipendentemente da tal errore, si può corregger senza alcun dubbio duodecima ind. gennaio dell’anno dell’Incarnazione 1298, ossia gennaio 1299 dell’anno comune, perchè Barresi si ribellò da Federigo al passaggio primo di Giacomo, cioè tra agosto 1298 e la primavera del 1299 dell’anno comune. Il riferisce Speciale, diligentissimo nel descrivere questi tempi di Federigo, ne’ quali ei visse ed ebbe alto stato.[225]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 6 e 7.[226]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 7 e 8.Tolomeo da Lucca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303. Anon. chron. sic., cap. 60, che porta un po’ diverso il numero delle galee.Non mi è riuscito di trovare una interpretazione plausibile di questo soprannome di Garsagnini o Garfagnini, con ch’eran proverbiati que’ prigioni catalani. Gli scrittori contemporanei non ne danno la origine; non si trova nella nostra lingua parlata; il Du Cange, nel glossario, la nota senz’altra spiegazione, che d’essere stata adoperata come ingiuria nel caso particolare narrato di sopra. Il Testa, leggendola garsagnini, spiega persfregiati, marcati, rappiccandola con la vocegarsache suonava profondo cincischío, e così è rapportata dal Du Cange, e così resta ancora nell’idioma siciliano, in cui talvolta si pronunzia anchegassa. Ma io non so accettare che i siciliani guerrieri di que’ tempi, si beffassero delle cicatrici di altri guerrieri; a d’altronde questo combattimento del Faro non fu sì ostinato, che la più parte de’ prigioni potesse escirne con ferite. Perciò crederei più tosto leggeregarfagniniper metatesi daqrafagnini, grifagnini, grifagni, o derivato da aggraffare, e in sicilianoaggranfari. Ed era ben naturale che i nostri guerrieri cittadini dessero di saccardi, predoni, rapaci ladroni, a que’ soldati venderecci di Giacomo.Non credo che questo soprannome potè trarsi in alcun modo dai Garfagnini, abitatori della Garfagnana nello stato di Modena.[227]Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1271, sì legge un diploma del 12 gennaio decimaquarta Ind. (1278), col quale è conceduta a Guglielmo de Mosterio la terra di Grattieri, posseduta già dal conte Arrigo Ventimiglia, traditore, dicea re Carlo.[228]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 9.[229]Speciale dice 18,000 uomini perduti; ma sembran troppi.[230]Si vede dal citato diploma del 23 giugno 1299, Testa, docum. 16.[231]Nello stesso diploma e in un altro della stessa data del 23 giugno, citato nel seguito di questo capitolo, si fa menzione di Pietro Cornel, nominato da Speciale in questo luogo.[232]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10 e 11.Anon. chron. sic., cap. 60 e 61.Per la infermità di Giacomo in Napoli e il figliuolo quivi partoritogli da Bianca, veg. Surita, Annali d’Aragona, lib. 5, cap 37 e 38.La data del ritorno di Giacomo in Napoli dopo questa prima impresa di Sicilia, si conferma per un diploma dato di Napoli a 5 marzo duodecima Ind. (1299), nel quale, dicendosi abbisognar molto frumentopro adventu illustris regis Aragonie, il re comandava trovarne subito 2,000 salme e farne biscotto, sì che fosse pronto il 12 marzo. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 41 a t.Tra le terre ch’eran rimase a’ nemici in Sicilia fu anche Novara, e tenne per Loria, come si ricava da un diploma del 1 luglio 1299, dato in quella terra col titolo di re Giacomo d’Aragona.....existente etiam et dominante domino nostro domino Rogerio de Lauria milite, regnorum Aragonum et Sicilia ammirato, nec non et gratia Dei et regis et per sanctam Romanam Ecclesiam inclito domino Castellionis, Francavillae Nucariæ, Linguegrossae, Cremestadis, S. Petri supra Pactas, Ficariæ, et Turturichii, sui dominii praedictarum terrarum et locorum anno primo feliciter, amen.Dal monastero Cisterciense di Santa–Maria di Novara. Tra’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 178.Quanto a’ soccorsi di Napoli alle castella che teneansi nelle costiere settentrionali di Sicilia, dà validissimo argomento a supporli un diploma del 1 aprile tredicesima Ind. 1299, col quale è ordinato di mandarsi adpartes Sicilieper conto di Ruggier Loria 10 salme di sale. Certamente il governo di Napoli non si limitava a questa sola provvedigione. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 31.[233]Raynald, Ann. ecc., 1298, §. 17, breve al patriarca d’Armenia, 26 ottobre anno 4.[234]Ibid. 1299, §§. 1 e 2, brevi dell’8 e 9 giugno.[235]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 87, 88.[236]Docum. XXIX e XXX.[237]Dei pagamenti fatti a Giacomo in Napoli dan fede i diplomi del 21, 22 e 25 marzo e 4 maggio, 15 e 18 giugno e 8 luglio duodecima Ind., nel registro del r. archivio di Napoli segnato 1299, A, fog. 24, 23, 33, 54 a t., 92 a t., 110 e 209 a t. Son quietanze ai capitani delle città di Aquila, Lucera, Guastimone e Salerno per le somme consegnate a Consalvo Garzia, commissario del re d’Aragona, e tolte da’ sussidi che quelle città avean promesso per la presente guerra.Tre diplomi del 30 maggio, 6 giugno e 8 luglio attestano il pagamento di altre once 220 al medesimo Consalvo Garzia, su la sovvenzione che forniva la città di Napoli; e tutti questi danari furono di carlini d’argento di 60 all’oncia. Ibid., fog. 126 a t. e 138 a t.Un altro diploma del 24 giugno duodecima Ind., porta il pagamento stipendi di alcuni uomini d’arme del re di Aragona, fatto dall’erario di Napoli per mezzo di Consalvo Garzia. Un di questi condottieri, per nome Bertirando Artus, avea 12 once al mese, e’ suoi scudieri 2 once; un altro condottiero 6 once, ec. Reg. citato 1298, A, fog. 115.Questi pagamenti stentati e spezzati, fatti a misura che s’avea il denaro delle sovvenzioni, ancor mostrano quanto fosse esausto l’erario di Napoli in quel tempo. Veg. anche i diplomi del 25 maggio, 5 e 23 giugno nelle seguenti note.[238]Diplomadel 23 giugno 1299, dal registro del r. archivio di Napoli segnato 1299, A, fog. 111, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 16, dal quale si ricavano i seguenti particolari:Che Giacomo avea lasciato in Sicilia 79 cavallialferrati(cioè uomini scelti, armati da capo a pie’, donde forse presero il nome gli alfieri o portatori d’insegna), 422 altri cavalli, e 1,156 fanti; da pagarsi da gennaio ad aprile 1299, per once 5,259; e per maggio ancora, nel numero di 78 cavalli alferrati, 426 cavalli e 1,203 fanti, per once 2,071,15.Che la flotta catalana si dovea pagare per 5 mesi da gennaio a tutto maggio; ma si contentava di 4 mesi di soldo per once 8,951, essendo rimasta gran pezza ne’ porti.Che tornaron di Sicilia con Giacomo alferrati 28, cavalli 425, fanti 151 ch’erano già soddisfatti in Napoli.Che i Catalani andavan creditori inoltre di once 6,085,28, per supplimento a’ cavalli morti o perduti.Da ciò si argomenta ancora che a tutto dicembre 1298, avea pagato queste genti il papa o re Carlo.[239]I mercatanti fiorentini, massime della compagnia de’ Bardi, prestavan danari a re Carlo, pigliando in sicurtà o in isconto la tratta de’ grani.Diploma dell’ultimo febbraio duodecima Ind. (1299), nel quale si legge che il danaro col quale gli angioini comperarono dal traditore Berengario degli Intensi la città d’Otranto, era stato pagato in parte dal mercatante Bartolomeo della compagnia dei Bardi, la quale avea promesso dare in prestito alla corte di Napoli a tutto marzo 1299 once 4,000, e le era stata ceduta la tratta di 40,000 salme di frumento. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 22.Diploma del 25 maggio duodecima Ind. a Lippo Ildebrandini e altri della compagnia de’ Bardi di Firenze. Saducetto d’Adriagraffieredi Carlo II, e Consalvo Garzia cavaliere di re Giacomo, erano stati deputati insieme a raccorre il danaro della sovvenzione generale per la guerra, e tutt’altro danaro appartenente a Carlo o a Giacomo. La compagnia Bardi avea promesso once 4,000 per prezzo della tratta di 40,000 salme di grano. E i due suddetti le davan questa scritta per le once 4,000, da lei veramente pagate. Reg. cit. 1299, A, fog. 185.Diploma del 5 giugno duodecima Ind. Carlo II dà cautela per 10,000 once d’oro, pagate da alcuni mercatanti della compagnia degli Spini di Firenze, mercatanti di Bonifazio VIII. Questo danaro era stato rassegnato in vari giorni, a un cassiere dei re e a Consalvo Garzia. E Bonifazio il dovea a Carlopro pretio quorundum jocalium. Ibid., fog. 183.Diploma del 23 giugno. Sen vede che a tutto quel mese Giacomo dovea a Pietro Cornel condottiero, per stipendi e prezzo di cavalli, once 1,941. Per mezzo de’ Bardi ne fu pagata una parte in Provenza; il rimanente dovea soddisfarsi entro un anno. Ibid., fog. 112. Questo Cornel, citato dallo Speciale come consigliator della ritirata da Siracusa nel 1298, nella state del 1299, pria della nuova impresa, se ne tornò in Ispagna, come si vede da un altro diploma dato l’8 giugno, ibid., fog. 104, che gli accordò il permesso dell’uscita dalle frontiere.Diploma del 23 giugno duodecima Ind., per once 1,120 date in prestito da Benedetto Bonaccorsi della compagnia de’ Bardi di Firenze, con cessione di tratta dì grani. Ibid., fog. 141.Diploma del 23 giugno 1299, ibid., fog 96 a t., che contiene altri imprestiti e cessione della tratta di grani alla compagnia de’ Bardi di Firenze.Diploma dell’ultimo di giugno duodecima Ind. Altri imprestiti de’ Bardi. Ibid., fog. 97.Diploma dell’ultimo di giugno. Da questo si vede che la compagnia de’ Bardi avea casa in Marsiglia; e che avea tratto di Marsiglia e pagato in Napoli once 2,200 per tasse di Provenza, e decime ecclesiastiche di quelle chiese, concedute dal papa per la presente guerra. Ibid., fog. 185 a t.Altro diploma del 4 luglio, ibid., fog. 147, per altri imprestiti di mercatanti italiani.Diploma del 2 agosto duodecima Ind., ibid., fog. 167 a t., per un’altra tratta di vittuaglie alla stessa compagnia.
[117]Gio. Villani, lib. 8, cap. 5 e 6,Francesco Pipino, Chron., lib. 4, cap. 40, in Muratori, R. I. S., tom. IX.Ferreto Vicentino, ibid., pag. 966, 967, 968, e 969.Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1203.Nic. Speciale, lib. 2, cap. 20.Raynald, Ann. ecc., 1294, §§. 20 e 23, e 1295, §§. 11 a 15.Guardai, e vidi l’ombra di colui,Che fece per viltate il gran rifiuto.Dante,Inf., c. 3.Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio,Per lo qual non temesti torre a ’nganno,La bella donna, e di poi farne strazio?Inf., c. 19.E comento di Benvenuto da Imola, che nota in questo luogo le stesse tradizioni istoriche degli altri contemporanei da me citati.[118]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 9.[119]Diplomi inseriti nell’Anonymi chron. sic. in di Gregorio, Bibl. arag., tom. I, pag. 163, 168.[120]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 21.Anon. chron. sic., cap. 53, loc. cit.Geste de’ conti di Barcellona, in Baluzio, op. cit., pag. 578.Il termine di settembre si legge in un breve di Bonifazio a Caterina di Courtenay, dato a 27 giugno 1295, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 29, 30.[121]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 6, cap. 12.[122]Breve di papa Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, § 32.[123]Atto del 20 giugno 1295, pel quale i legati di Francia e di Carlo di Valois rinunziarono in mani del pontefice l’investitura, che qui senza formole si dice accordata al re di Francia. Negli archivi del reame di Francia, J. 587, 19.[124]Diploma dato di Parigi il 12 gennaio 1295, col quale Giacomo di Maiorca si dichiara decaduto dal sussidio accordatogli dal re di Francia, nel caso che per sua colpa si sturbasse la pace. Il sussidio era 30,000 lire tornesi picciole in tempo di guerra, e 20,000 in tempo di tregua. Ibid., J. 598, 8.[125]Di gennaio 1296, Filippo il Bello donò al Valois la sua casa deFligellain Parigi. Carlo II oltre la dote della figlia, gli avea accordato a 2 marzo 1293 le sue case anche in Parigi. Ibid., J. 377, 1 e 2.[126]Questi particolari del trattato leggonsi in Surita, Annali d’Aragona, lib. 6, cap. 10, il quale dice anche la data, e dà a vedere aver letto i documenti. Similmente il Feliu, Anales de Cataluña, lib. 12, cap. 4, annunzia tutte le condizioni dette da me nel testo, e per tutte cita in generale i documenti dell’archivio di Barcellona, aggiugnendo che i patti si tenner segreti per ingannare i Siciliani. Ma è da avvertire che non si parla della Sicilia nel trattato di Giacomo con Filippo e il Valois, conchiuso in Anagni alla presenza del papa il 20 giugno 1295, dal vescovo d’Orléans e l’abate di Saint–Germain–des–Prés, legati di Francia, e Gilberto Cruyllas, Guglielmo Durford, Pietro Costa, e Guglielmo Galvani dottore in legge, legati d’Aragona. Questo trattato è pubblicato dal Capmany, Memorias, etc., tom. IV, docum. 10, e negli archivi del reame di Francia, J. 589, 10, avvene una copia in buona forma. Non si parlò in esso della restituzione della Sicilia, la quale forse si stabilì in trattato segreto; perchè Giacomo avea ben ragione di coprire le sue brutture. Nei medesimi archivi di Francia, J. 587, 19, leggasi la rinunzia alla concessione dell’Aragona, fatta in mani del papa lo stesso giorno 20 giugno dai legali di Filippo il Bello e di Valois. Nella bolla di Bonifazio del 21 giugno, non si riferiscon tutti gli accordi, ma cheinter caeterasi era stabilita la cessione della Sicilia. Della quistione de’ confini, della ristorazione del re di Maiorca, ancor s’istruisce un breve di Bonifazio a Filippo il Bello, dato a 20 giugno, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 26, 27, 28.Ricordisi la nota in questo stesso capitolo, sopra la restituzione dei beni a Giovanni di Procida.Non ho citato intorno questa pace il Villani, che ne scrive nel lib. 8, cap. 13, perch’egli è poco informato e pieno di anacronismi.[127]Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 24 e 29 a 36, dove si leggono i diplomi di Bonifazio, dati a 20, 21, 27 giugno, e 2, 4, 5 luglio.Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 36.Queste condizioni della pace e pratiche con Federigo, si trovano con poco divario e più brevemente nell’Anonymi chron. sic., cap. 51; Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 20; Montaner, cap. 181.[128]Ruggier Loria possedeva in Sicilia i feudi di Aci, Castiglione, Francavilla, Novara, Linguagrossa, Tremestieri, San Pietro sopra Patti, Ficarra e Tortorici, come si vede dal cap. 16; e in Ispagna quelli di Cocentayna, Alcoy, Ceta, Calis, Altea, Navarres, Puy de Santa–Maria, Balsegue, e Castronovo, nominati in un diploma di Giacomo dato di Valenza il 5 dicembre 1597, che accordò in quelle terre a Ruggier Loria il mero e misto impero. Leggesi questo diploma nel Quintana, Vidas, etc., tom. II, pag. 192.Non abbiam contro il grande ammiraglio prove manifeste di peculato, ma fortissimi sospetti; perchè delle due cose è certa l’una, o ch’egli fosse tenuto uomo d’una integrità senta pari, o che fosse conosciuto ladro del danaro pubblico, e tollerato per forza. I due diplomi di Giacomo dati di Barcellona il 7 marzo, forse 1291, e di Roma il 2 aprile 1297, e pubblicati dal Quintana, tom. II, pag. 178 e 180, pongono senza dubbio questa alternativa; perchè il primo scioglie li eredi dell’ammiraglio da ogni responsabilità per la sua amministrazione s’egli prima dì morire non ne rendesse i conti; il secondo, affidandogli un gran maneggio di danari, dice che renda solo un conto finale, da credersi in parola e senza documenti. Per questo diploma Ruggier Loria è eletto ammiraglio a vita in tutti i regni di Giacomo. A lui è data la cura della costruzione delle navi da guerra; l’autorità di far armare infino a due galee e prendere il danaro dalle casse regie senza special mandato del re; e il maneggio del danaro degli stipendi per tutta l’armata. Oltre a questo, gli è dato il dritto di spedire le patenti de’ corsali; la giurisdizion civile e penale su le genti della flotta durante l’armamento; l’autorità di scambiare i comiti, ossia capitani, delle galee; la franchigia di esportazione di qualunque merci lecite, comperate con suo danaro; il soldo di 60 sotbarch al giorno; la persona e le proprietà dello ammiraglio nemico che fosse preso in battaglia; gli utensili non nuovi delle galee prese e parte delle merci; gli scafi inutili delle navi regie; una ventesima parte de’ Saraceni presi, e una decima parte de’ nuovi tributi imposti su’ Saraceni; gli avanzi de’ naufragi; e gli altri dritti soliti degli ammiragli. Queste concessioni, egli è vero, furono in parte il prezzo del tradimento di Loria; ma non par dubbio ch’egli esercitasse in Sicilia, tra dritto e abuso, la più parte di questa autorità e di questi smisurati guadagni che gli si prometteano sotto le bandiere d’Aragona.[129]Bolla di Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §. 37.[130]Breve di Bonifazio, ibid., 1296, §§. 8 e 9.Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, ed. 1657, pag. 204, attribuisce il rifiuto ai consigli di Filippo il Bello.[131]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.L’Anon. chron. sic., cap. 68, porta i nomi di Ugone Talach e Giovanni di Caltagirone, confondendoli con quei della legazione del 1293.[132]Manifesto di Federigo, nell’Anon. chron. sic., cap. 54.Vi si legge espresso fatta quella promessa da Federigo a’ Siciliani in parlamento a Milazzo. Probabilmente fu lo stesso parlamento quello che deputò gli ambasciadori a Giacomo, ancorchè Speciale non dica il luogo dell’adunanza.[133]Montaner, cap. 182, il quale, per onor di Giacomo, non fa punto parola dell’ambasceria de’ Siciliani.[134]Jerem. Threni, cap. I, v. 12.[135]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.Anon. chron. sic., cap. 52 e 54, il quale porta un diploma, che si legge anco in Lünig, Cod. Ital. dipl., tom. II, Napoli e Sicilia, 64.Geste de’ conti di Barcellona, cap. 29.[136]Diploma citato. Altro del 30 ottobre 1295, in Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 5.Veggasi anche il Montaner, cap. 182.[137]Diploma del 12 dicembre 1295, nell’Anonymi chron. sic. e Lünig, loc. cit.[138]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.[139]Montaner, cap. 184.[140]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22, 25.Del ritorno de’ Catalani alla lor patria, fa menzione il Montaner, cap. 184; e a cap. 185, delle supposte ragioni di Federigo.[141]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.[142]Tien quell’errore il Montaner, cap. 185, e riferisce gli altri motivi per cui Federigo si chiamò terzo, i quali non meritano che se ne faccia parola.[143]Raynald, Ann. ecc., 1296, §§. 7, 8, 9 e 10.[144]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 24.Bolla di Bonifazio VIII, data il dì dell’Ascensione, anno 2, in Lünig, Cod. Ital. dip., Sic. e Nap., num. 65.[145]Nic. Speciale, lib 3, cap. 1.Anon. chron, sic., cap. 54.Montaner, cap. 185.Dall’Anonimo pare che Giovanni di Procida fosse stato confermato nell’uficio di gran cancelliere. Ma in due diplomi del 3 aprile e 15 maggio 1296, pubblicati dal Testa., Vita di Federigo II, docum. 8 e 15, è segnato Corrado Lancia gran cancelliere. Il nome di lui si trova similmente in un altro diploma di concessione feudale a Federigo Talach, dato il 12 dicembre 1296, ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q, q. G. 1, fog. 187. Ed è più naturale che Federigo avesse dato quell’uficio a un suo fidatissimo partigiano, che al Procida, il quale gli si era scoperto contrario.[146]Docum. XLIV.[147]Capitoli del regno di Sicilia, costituzioni di Federigo II, lib. 1, dal cap. 1 al 6. Per la parola ferracano, veggasi il cap. III del presente lavoro.[148]Per ledifensee l’asportazion delle armi, cap. 9. Per le inquisizioni giudiziali, cap. 10. Eccezione per la falsità de’ pesi e misure, cap. 11. Esazioni sui carcerati, cap. 12. Malleverie nei giudizi criminali, cap. 13. Divieto delle esazioni negli stessi giudizi, cap. 14. Simili pei notai o piuttosto officiali dell’erario, cap. 15. Perdita dell’uficio ai magistrati che prolungasser le cause oltre due mesi, cap. 18. Divieto a diroccar le case, o guastare i poderi per misfatti dei proprietari, cap. 25.[149]Cap. 7 ed 8.[150]Cap. 17. Il cap. 16 è anche statuto di polizia, permettendo ai conti, baroni e militi di portar la spada e il pugnale. Il 19 disobbliga i cittadini d’accompagnare i carcerati.[151]L’antico fiume Gela o Imera.[152]Cap. 20.[153]Cap. 24, 22, 21. Il cap. 23 è regolamento per le greggi transitanti. Il 26 di pena d’infamia, privazione d’uficio, e ristorazione de’ danni al doppio, contro i magistrati e officiali trasgressori di questi capitoli.[154]Cap. 31, 32.[155]Gap. 27, 28, 29, 30, 33. Il cap. 34 rimette ai famigliar! e cortigiani del re il dritto del suggello delle concessioni, che per avventura ricevessero dalla corte.Il di Gregorio, Considerazioni sulla Istoria di Sicilia, lib. 4, cap. 4, suppone che l’alienazione de’ feudi fosse veleno dato al baronaggio in una coppa inzuccherata. Questa sarebbe in vero una lode di altissimo intendimento a’ nostri legislatori di quel tempo; ma è da considerare, che per lo meno non fu felice il trovato. Le condizioni del commercio e delle altre industrie appo noi in quel tempo, non eran tali che dal detto statuto potesse nascere una divisione di proprietà, e indebolimento della casta de’ baroni. Infatti i peggiori abusi di feudalità che ricordin le nostre istorie, seguirono dopo tal legge, nel secoloxiv.[156]Diploma del 3 aprile 1296, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 8.Non ho fatto parola della descrizione generale dei feudi, che sembrerebbe compiuta da Federigo in questo tempo, se fosse vera la data del diploma che pubblicò il di Gregorio, Bibl. aragonese, tom. II, pag. 464 e seg. La data è del 1296, ma si dee senza dubbio portare oltre il 1303, leggendovisi il nome della regina Eleonora, la quale sposò Federigo II di Sicilia appunto in quell’anno.[157]Nlc. Speciale, lib. 3, cap. 2.[158]Diploma dato di Messina il 15 maggio 1296, pubblicato dal de Vio, Privilegi di Palermo, fog. 35, e dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 15.[159]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 3 e 4.Anon. chron. sic., cap. 55.[160]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 5.[161]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 6.Tali accordi, fatti da capitani di castella quando credeano che il lor signore non poteali aiutare, non furon molto rari in questa guerra. La forma di essi e le condizioni, che a un di presso doveano esser le medesime, si veggono nel diploma di Carlo II, dato il 7 marzo duodecima Ind. (1299), docum. XXVI.[162]Fu costui il capitan generale di Carlo II, come si scorge da molti diplomi del r. archivio di Napoli, nel 1291–1293.Veggasi ancora Elenco delle pergamene del r archivio di Napoli, tom. II, pag. 82, 91, 99, 131. Poi gli fu surrogato Guglielmo Estendard, per diploma del 30 aprile 1295, ibid., pag. 156. Nel 1299 fu rifatto capitan generale ad guerram in Calabria, Val di Crati e Terra Giordana, diploma del 29 giugno duodecima Ind., nel r. archivio sud. reg. seg. 1299, A, fog. 117.[163]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 7.[164]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 8, 9.[165]Nic. Spedale, lib. 3, cap. 9, 10, 11.[166]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 15 e 16.[167]Anon. chron. sic., cap. 55.[168]Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 19 a 24, porta questa bolla dell’anno precedente.Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.[169]Raynald, 1296, §. 11, breve del 5 febbraio.[170]Bolla, In Lünig, Cod. Ital. dipl. Nap. e Sicilia, num. 65; e presso Raynald, 1296, §§. 13, 14, 15.Le pratiche di Federigo coi Colonnesi, sono rinfacciate da Bonifazio nel manifesto contro questa famiglia, in Raynald, 1297, §§. 27 e 28.[171]Raynald, 1296, §§. 13 e 15.[172]Diploma del 28 agosto 1296, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 171.[173]Ibid., pag. 172, 177, diplomi di sett., 1296, e febb., 1297.[174]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 20, 21.[175]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12, 13, 14.[176]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 21, 23.[177]L’ultimo concetto dell’orazione di Loria, riferita da Niccolò Speciale sembrerebbe triviale e superfluo pei noti principî del dritto comune e feudale. Ma ove si ricordi il dritto pubblico degli Aragonesi e dei Catalani, si vedrà ch’esso era per lo meno assai dubbio intorno il presente caso, cioè di combattere in paese straniero contro i comandi del proprio monarca, e forse contro le sue stesse armi che militassero da ausiliari.[178]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17 e 18.Questi dice espresso che il re, tornando repente di Calabria per quell’ambasceria, chiamò subito il parlamento a Piazza, e vinse il partito; poi tornato a Messina, rimandò l’ambasciadore con la risposta. Nei nostri capitoli del regno si leggono le costituzioni decretate in parlamento a Piazza il 20 ottobre, promulgate dal re a Messina il 25 novembre 1296, come ben il mostra il comentatore monsignor Testa. Dopo tuttociò non so comprendere come il Testa, nella Vita di Federigo l’Aragonese, porti deliberate in quel parlamento le sole costituzioni, e tenutone un secondo a Messina per quella principalissima faccenda dell’ambasceria, ch’è contro la chiara testimonianza dello Speciale, e contro la probabilità; non potendo supporsi che nel parlamento convocato così in fretta si deliberassero tranquillamente nuove regole di amministrazione pubblica, e si rimettesse ad altro tempo la vital quistione della pace e della guerra. Se il secondo parlamento fosse stato convocato, perchè nel primo non si era potuto conchiuder nulla sull’oggetto principale, nel primo si sarebbero tutto al più prese deliberazioni di poco momento, non quelle riforme a favor dell’elemento municipale che mostrano l’azione d’un partito preponderante. Due cose io credo abbian tratto in errore il Testa. La prima, aver seguito nello Speciale (cap. 18) la lezione,Fridericus Messanam egreditur, anzichè la più naturale diregreditur, ritenuta dal di Gregorio. La seconda sorgente di errore fu l’error del Surita, il quale avendo per le mani la cronaca di Speciale, che non porta date, e non i nostri capitoli del regno, ma alcuni diplomi riguardanti un’ambasceria di Giacomo a Federigo in febbraio 1297, pensò porre questa innanzi il parlamento di Piazza; e narrò che Federigo, avuti i messaggi, rispose che ne riferirebbe al parlamento, e que’ non vollero attendere. Il Testa in parte seguendo Surita, e in parte correggendolo come que’ che avea sotto gli occhi la vera data del parlamento di Piazza, compose quel secondo di Messina. A me par chiaro, che nel parlamento tenuto in Piazza il 20 ottobre 1296 si deliberarono insieme, come afferma Speciale, la risposta all’inviato aragonese, e, come il provano i capitoli del regno, le novelle costituzioni anzidette. Tengo ancor vera la legazione di febbraio 1297, perchè Surita certo la trasse da diplomi. E questo fatto, collocato così a luogo opportuno, riesce verosimile: perchè Giacomo insistè dopo la prima ripulsa; Federigo se ne rimise al solito al parlamento, e gli oratori aragonesi, avendone istruzione del re, o comprendendo che riferirsi al parlamento era un prender tempo a una seconda ripulsa, andaron via senz’aspettarla, come afferma il Surita. Indi si vede più chiaramente l’errore del Testa, che, togliendo al tutto da Surita questa legazione di febbraio 1297, fa tener poi il parlamento in Messina, quando al creder di Surita, lib. 5, cap. 26, fu convocato dopo la partenza de’ legati, e in Piazza.[179]Cap. 45, 57, 37, 40, 42, 43, 44, 50, 51, 52, 54.[180]Cap. 36, 38, 39, 46, 47, 48, 58.[181]Cap. 45.[182]Cap. 55, 41, 56.[183]Cap. 53.[184]Cap. 59 infino al 75.[185]Cap. 76.[186]Cap. 77 infino ad 84.[187]Cap. 82, 83, 85.[188]Questo statuto pel carcere è nel cap. 84.[189]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18.Questa fazione d’Ischia si dee porre tra il 15 settembre e il 20 ottobre 1296, perchè di questa data abbiam due diplomi di Carlo II, l’uno in Brindisi, l’altro in Roma; e Speciale afferma che il re si trovava in Napoli quando tornaron le quattro teride fuggenti.[190]Raynald, Ann. ecc., 1297, breve del 30 dicembre 1296.[191]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 25. Veg. la nota a pag. 96 nel presente capitolo.[192]Surita, ibid., cap. 28.La bolla è data il 4 aprile 1297, in Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 2 a 16.Veg. anche Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12.[193]Raynald, ibid., §. 17.[194]Diploma dell’8 giugno 1297, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 7.[195]Raynald, Ann. ecc., 1297, §. 18.[196]Ibid., §. 25.[197]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18 e 19.È gran danno che questo scrittore diligentissimo abbia a sdegno di riportar le date de’ più notabili avvenimenti. In questo di Ruggiero Loria, ancorchè certo si sappia che fin dall’anno precedente ei fosse risoluto a spiccarsi da Federigo, pur importerebbe molto ritrarre appunto il giorno che l’ammiraglio fu sostenuto a corte e poi si fuggi. Perocchè Giacomo a 2 aprile 1297, il creava grande ammiraglio a vita (diploma in Quintana, citato di sopra a pag. 69) e papa Bonifazio il 6 del mese stesso concedeva in feudo a Loria, tornato adApostolicae sedis gratiam et mandata, il castello e la terra di Aci, del dominio della chiesa o del Vescovo di Catania, e da lui al presente tenuti (Breve inserito in un diploma di Carlo II, dal registro del r. archivio di Napoli, seg. 1299, C, fog. 14, e pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 10). Or egli è chiaro, che se queste concessioni furon fatte prima della fuga di Ruggiero, costui non tentennava già tra i nemici e Federigo, ma dissimulava la tradigione; e se ne dee conchiudere che Federigo, se errò, errò solo nel risparmiarlo. In ogni modo il nome di Loria e quel di Procida, che prima d’esso s’era gittato alla Via di tradigione, van condannati nel severo giudizio dell’istoria. Il risentimento contro l’invidia de’ cortigiani, potea portarli ad allontanarsi dalle faccende pubbliche e dalla corte, a menar vita privata nelle lor castella, appunto come Loria minaccio a Federigo dopo la presa ti Cotrone; non già a passare a parte nemica, accettar da essa, dignità, beni, carezze. Entrambi abbandonarono Federigo e la Sicilia, perchè non credeano ohe potessero reggere contro le forze di mezz’Europa collegata; e Loria, che avrebbe pur chiuso gli occhi al pericolo se Federigo si fosse lasciato governare da lui, cedè a quell’interesse, quando vide contrariata la sua disorbitante ambizione.[198]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 20, 21, 22.Anon. chron. sic., cap. 56.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 26 e seg.Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.Veggasi anche il Montaner, cap. 185, il quale seccamente narra l’andata della regina Costanza a Roma con Giovanni di Procida, ove il re d’Aragona era venuto per trattar pace tra Carlo e Federigo. E per le concessioni a Loria veggansi anche i due diplomi del 2 e 6 aprile 1297, citati nella nota precedente.[199]Molti documenti fornisce il r. archivio di Napoli intorno i beni di Giovanni di Procida, e la restituzione che ne fece il governo angioino dopo la sua, come piaccia meglio chiamarla, conversione o tradigione. Ecco quelli in cui io mi sono avvenuto rifrustando i registri angioini.Diploma del.....Carlo II concedette ad Anselletto de Nigella, valletto della sua corte:In primis, de bonis que fuerant Joannis de Procida, palatium quod dicitur Ferni cum terris adiacentibus eidem palatio circum circa, arbusto de nova plantato, olivato, vinea, avellaneto et castaneis etc.e le rendite di alcuni villani di cui si trascrivono i nomi, ch’eran tenuti a dare al signore una gallina per le feste di san Martino, Natale e Quaresima (carniprivio) e trenta uova per Pasqua. Reg. seg. 1294–95, A, fog. 81, a. t.Diploma del 28 marzo duodecima Ind. (1299), perchè sulle pubbliche entrate di Salerno si pagassero once 12 annuali a Colino di Ducato, in compensode bonis quondam Joannis de Procida militis, che il detto Colino avea risegnato alla curia, e questa ai procuratori di Giovanni di Procida. Reg. seg. 1299, A, fog. 30.Diploma del 16 aprile duodecima Ind., perchè lo stratigoto di Salerno facesse rendere al procuratore de’ beni di Giovanni, ereditati da Tommaso di Procida, alcuni beni burgensatici presi da supposti creditori; e se costoro avesser dritto, il facesser valere innanzi il giudice competente. Ibid., fog. 15, a t.Diploma della stessa data allo stesso effetto, ibid., fog. 210, pubblicato a docum. XXVIII.Diploma dato di Napoli a 6 maggio duodecima Ind., per lo quale son resi a Tommaso di Procida alquanti beni, già conceduti ad altre persone, e a queste è assegnato un compenso. In questo diploma è notevole il principio:Sub presentanone promissionis facte per nos magnifico principi domino Jacobo regi Aragvnum filio nostro carissimo de restaurandis Thomaso de Procida militi fideli nostro burgensaticis bonis omnibus que quondam Johannes de Procida pater ejusdem Thomasii discessus sui tempore de regno nostro Sicilie in regno ipso tenuerat, etc. Ibid., fog, 56, e replicato a fog. 119.Altro diploma della stessa data, per altri beni dello stesso Procida, simile al tutto. Ibid., fog. 56 a t.Diploma del 18 agosto duodecima Ind., perchè senza strepito di giudizio si rendesse ragione a una vedova, che chiedea il pagamento di un debito che avea contratto con leiquondam Joannes de Procida miles dum erat in gratia clarissime memorie domini patris nostri, Ibid., fog. 213.Diploma della stessa data del 18 agosto. Compenso di alcuni beni, ch’erano stati di Giovanni di Procida, e i presenti possessori li aveano ceduto al fisco per renderli a Tommaso. Ibid., fog. 137 a t.Diploma del 29 settembre 1300, cavato dallo stesso r. archivio di Napoli e pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 8.[200]Quintana, Vidas, etc., tom. I, pag. 170, dice che questo sepolcro si vedea ancora nel monastero di Santa Croce dell’ordine di san Bernardo in Catalogna; e trascrive la modesta iscrizione che vi si leggea ancora, secondo la quale Loria morì il 17 gennaio 1865. Ibid., tom. II, pag. 125, è pubblicata la disposizione testamentaria dell’ammiraglio per la sua sepoltura.[201]Il sac. Buscemi, nella Vita di Giovanni di Procida, porta che finisse i suoi giorni di settembre 1299, argomentandolo dal diploma del 30 settembre 1300, docum. 8, in fin del suo lavoro, nel quale riconcedeasi a Tommaso, suo secondo figlio, il castel di Procida, di cui il primogenito, Francesco, non avea curato di prender l’investitura nel solito termine di un anno e un giorno dalla morte del padre. Gli altri diplomi da me trovati nell’archivio di Napoli e citati nella nota precedente mandano indietro la morte del Procida almeno infino a marzo 1299.[202]Ricordinsi i documenti che ho notato nel cap. precedente a mostrare il tradimento di Giovanni di Procida alla Sicilia.[203]Vadi a mia bella figlia, genitriceDell’onor di Cicilia, e d’Aragona.Dante,Purgat., c. 3.[204]Veg. le autorità allegate dallo Inveges, Palermo Nobile, parte 3. Anni 1260–61–62.[205]In gran parte ho tolto queste riflessioni su la regina Costanza, da Speciale, lib. 3, cap. 20, 21.Nelle costìt. di Federigo II (capitoli del regno di Sicilia), si confermano tra gli altri privilegi quei della regina Costanza:nec non Aragonum et Siciliae regina sanctissima mater nostra, etc.Per la morte della regina Costanza veggasi il Montaner, cap. 185.[206]Federigo rimeritò la lealtà di Randazzo con alcune franchige nelle dogane di terra e di mare, per diploma del 15 giugno 1299, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 17.[207]La fellonia di Tommaso di Lentini è confermata da un diploma del 18 febbraio 1299, col quale Federigo die’ in feudo a Bartolomeo Tagliavia la terra di Castelvetrano, posseduta da quello. Nei Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 3.[208]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 22.Anon. chron. sic., cap. 57.La presenza di Federigo all’assedio di Castiglione, si attesta da un diploma del 27 agosto 1297, dato nel campo sotto Castiglione, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 11. La dedizione del castel di Aci è da porsi nel mese di novembre 1297, perchè non tardò guari dopo quella di Castiglione ma infino al 18 novembre sapeasi in Napoli che tenesse pur quel castello; come si scorge da un diploma pubblicato dal Testa, ibid., docum. 14.[209]Sembra che questa guerra di Calabria, di che parla Speciale, sia stata la cagion della chiamata al militar servigio in tutto il reame di Puglia, della quale ci restan moltissimi diplomi dati a 19 aprile, 7, 22, 23, 25, 27 e 30 maggio, 2, 11, 17, 18, 20, 22 giugno 1297, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 179 a 188. Ivi si legge a pag. 180 un altro diploma del 4 maggio, che accorda once 10 a un Giovannipro sumptibus itineris ad exercitum.[210]Conferma questo attestato dello Speciale un diploma del 29 aprile 1297, col quale Roberto vicario generale dava a Riccardo de Avenis alcune terre in Calabria,dummodo infra kalendas Augusti ad Ecclesie romane et Regis fidem redeat a qua defecerat. Elenco cit., tom. II, pag. 179.[211]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 1.[212]Diplomi del 18 novembre (certamente 1297) e del 9 febbraio undecima Ind. 1298 (si legge 1297 computando gli anni dal 25 marzo), pubblicati dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 14 e 18.[213]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.[214]Diploma del 18 novembre 1297 citato di sopra, e i molti altri accennati nel seguito di questo capitolo.[215]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 2.L’Anon. chron. sic., cap. 59, porta l’impresa di Giacomo,operante supradicto papa Bonifacio.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.Montaner ci abbandona al tutto in queste guerre di Giacomo contro Federigo. Porta gli armamenti del primo, come fatti per amor di fermare la pace tra re Carlo e Federigo; a questo il dice venuto in Italia con centocinque galee; nè fa motto del passaggio in Sicilia nel 98, nè di quel dell’anno appresso, nè della battaglia del capo d’Orlando; ma crede aver soddisfatto all’uficio d’istorico, chiudendo il cap. 186 con queste parole: «Altri senza dubbio dirà: come dunque Montaner passa sì lieve su questi fatti? Se tai parole indirizzasse a me, replicherei che v’ha delle domande le quali non meritano risposta.»Le trattative intorno la restituzione al re di Maiorca non appartengono direttamente al presente lavoro, ma fan vedere che Bonifazio per amor dell’impresa di Sicilia sagrificava gli interessi di Giacomo di Maiorca, e temporeggiava con Filippo il Bello che li volea sostenere. Ciò si conferma coi documenti degli archivi del reame di Francia qui appresso notati:Diploma di Giacomo re d’Aragona, dato di Valenza a 15 febbraio 1237, permettendo a Carlo II di stabilire in suo nome, che per due anni non farebbe guerra a Filippo il Bello, e permetterebbe i commerci co’ suoi sudditi, J. 588, 20. Breve di Bonifazio dell’8 agosto 1297, pel quale temporeggia con Filippo il Bello, che insisteva a favore del re di Maiorca, J. 715, 24. Diploma di Giacomo di Maiorca, dato a Saint–Germain–des–Prés l’8 gennaio 1298, consentendo un certo differimento alla restituzione, stabilito tra i re d’Aragona e di Francia, J. 598, 1. Atto pubblico dato in Aix a 2 maggio 1298, nelle stanze di Carlo II, che stipola le condizioni coi re di Francia e Maiorca, a nome di Giacomo d’Aragona; secondo il citato diploma del 15 febbraio 1297, che anche trascrive, J. 511, 6.[216]Diploma del 15 giugno 1298, tratto da’ registri della real cancelleria di Sicilia, pubblicato dal Pirro, Sicilia sacra, pag. 409, ed. 1733.[217]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 3 e 4.Anon. chron. sic., cap. 58, 59.[218]Il Testa, nella Vita di Federigo, porta l’armata ad 80 galee e 90 altre navi, non computatevi le sottili; a 500 cavalli e 1,156 pedoni le genti da sbarco venute d’Aragona con Giacomo. Quest’ultimo numero è tolto da un diploma del 23 giugno 1299, il quale per vero non descrive le forze portate da Giacomo, ma quelle da lui lasciate in Sicilia al fine di questa prima impresa, che poteano esser minori per cagion degli uomini perduti nella guerra, o maggiori pei Catalani e altri avventurieri che poi vi s’aggiugnessero. Picciolissimo fu in questa armata il numero delle navi napoletane, come si vede da parecchi diplomi dati tra il fin di marzo e mezz’aprile 1299, nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 1 a 15.Quanto alle forze terrestri, che furono certo assai grosse, si vegga nel seguito del presente capitolo ciò che scrive Spedale delle perdite sofferte nello assedio di Siracusa.L’Anon. chron. sic. porta venuto Roberto con re Giacomo. Speciale. non ne parla che nel consiglio per discior l’assedio di Siracusa. E per vero si ritrae ch’ei passava in Sicilia in fin di novembre 1298, o più tardi; leggendosi in alcuni diplomi che i feudatari del regno di Napoli dovessero far la mostra alla sua presenza in Napoli il dì 20 novembre per muover contro la Sicilia. Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, fog 209 e 210, diplomi dell’8 e 23 novembre 1298.[219]Anon. chron. sic., cap. 59.Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 35.[220]Veggansi le concessioni feudali in Sicilia fatte da Giacomo a Fulcone Barresio, per diploma del 13 settembre 1298, e a Simone de Belloloco e Filippo di Porta, per altre carte accennate ne’ diplomi del 24 luglio 1299 e 28 dicembre 1300, e la intitolazione d’un atto pubblico dato di Novara il 1 luglio 1299; de’ quali diplomi, il primo e l’ultimo citansi nel seguito di questo capitolo, gli altri due nel cap, XVII. Non abbiam traccia di alcuna delegazione di tanta autorità, che facesse Carlo II a Giacomo. E però è manifesto, che Giacomo la esercitava come capitan generale della corte di Roma, la quale poco prima avea disposto di dare in feudo a Loria il castel d’Aci, come sopra si è detto. La finzione del ceder l’isola a Roma presto fu dismessa; ma non cessarono le pretensioni di Bonifazio, anzi ne nacque una timida gelosia nella corte di Napoli, come si argomenta dal diploma di concessione feudale a Virgilio Scordia, docum. XXXVI.[221]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 4.Anon. Chron. sic., loc. cit.[222]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 5.Anon. chron. sic., cap. 59.[223]Diploma del 8 gennaio 1299 (per errore 1297 col computo dell’anno dal 25 marzo), pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 9.[224]Parmi che tornino a questo concetto le parole di Speciale:plus sapere quam oportebat attentans, neque intelligens verbum illud: curo possidente possideas. Questo traditore giovò molto alla causa dei nemici, come si vede da un diploma di Carlo II, dato il 1 luglio 1299, nel quale è perdonato e redintegrato ne’ suoi feudi, perchè se nella ribellione fallì per concorso, oggi ravveduto, osservava la fede al re angioino, animo et opere. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 158 a t. e 24 a t.Oltre a questo, il governo angioino, per diploma dato lo stesso dì, gli concedea l’aspettativa di altre terre e feudi, del valore d’once cento annuali. Ibid., fog. 158.Mostra ancora la importanza del Barresi, che fu seguito da un suo fratello per nome Fulcone, un altro documento. A costui Giacomo re d’Aragona die’ in feudo in Sicilia a dì 13 settembre 1298, con diploma dato di Milazzo, pe’ suoi continui e rilevanti servigi a pro della Chiesa, il castello e casal di Chila tra Mineo e Caltagirone, con mero e misto impero. Raffermò questa concessione Roberto a dì 10 settembre 1299 da Aidone; e Carlo II da Napoli a 16 febbraio 1300. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C; e ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 2, fog. 88.Il di Gregorio, nella Bibl. arag., tom. II, pag. 520, pubblicò un diploma di Federigo, pel quale furon conceduti a Blasco Alagona il castello e la terra di Naso, posseduti una volta da Giovanni e Matteo Barresi traditori. Questo documento porta la data di Palermo a 26 gennaio decima Ind. anno dell’Incarnazione 1297, e 2odel regno di Federigo; ma io credo errata manifestamente questa data, perchè la decima Ind. cadde bene di gennaio 1297 nell’anno comune, ma nell’anno dell’Incarnazione rispondeva al gennaio 1296. Indipendentemente da tal errore, si può corregger senza alcun dubbio duodecima ind. gennaio dell’anno dell’Incarnazione 1298, ossia gennaio 1299 dell’anno comune, perchè Barresi si ribellò da Federigo al passaggio primo di Giacomo, cioè tra agosto 1298 e la primavera del 1299 dell’anno comune. Il riferisce Speciale, diligentissimo nel descrivere questi tempi di Federigo, ne’ quali ei visse ed ebbe alto stato.[225]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 6 e 7.[226]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 7 e 8.Tolomeo da Lucca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303. Anon. chron. sic., cap. 60, che porta un po’ diverso il numero delle galee.Non mi è riuscito di trovare una interpretazione plausibile di questo soprannome di Garsagnini o Garfagnini, con ch’eran proverbiati que’ prigioni catalani. Gli scrittori contemporanei non ne danno la origine; non si trova nella nostra lingua parlata; il Du Cange, nel glossario, la nota senz’altra spiegazione, che d’essere stata adoperata come ingiuria nel caso particolare narrato di sopra. Il Testa, leggendola garsagnini, spiega persfregiati, marcati, rappiccandola con la vocegarsache suonava profondo cincischío, e così è rapportata dal Du Cange, e così resta ancora nell’idioma siciliano, in cui talvolta si pronunzia anchegassa. Ma io non so accettare che i siciliani guerrieri di que’ tempi, si beffassero delle cicatrici di altri guerrieri; a d’altronde questo combattimento del Faro non fu sì ostinato, che la più parte de’ prigioni potesse escirne con ferite. Perciò crederei più tosto leggeregarfagniniper metatesi daqrafagnini, grifagnini, grifagni, o derivato da aggraffare, e in sicilianoaggranfari. Ed era ben naturale che i nostri guerrieri cittadini dessero di saccardi, predoni, rapaci ladroni, a que’ soldati venderecci di Giacomo.Non credo che questo soprannome potè trarsi in alcun modo dai Garfagnini, abitatori della Garfagnana nello stato di Modena.[227]Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1271, sì legge un diploma del 12 gennaio decimaquarta Ind. (1278), col quale è conceduta a Guglielmo de Mosterio la terra di Grattieri, posseduta già dal conte Arrigo Ventimiglia, traditore, dicea re Carlo.[228]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 9.[229]Speciale dice 18,000 uomini perduti; ma sembran troppi.[230]Si vede dal citato diploma del 23 giugno 1299, Testa, docum. 16.[231]Nello stesso diploma e in un altro della stessa data del 23 giugno, citato nel seguito di questo capitolo, si fa menzione di Pietro Cornel, nominato da Speciale in questo luogo.[232]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10 e 11.Anon. chron. sic., cap. 60 e 61.Per la infermità di Giacomo in Napoli e il figliuolo quivi partoritogli da Bianca, veg. Surita, Annali d’Aragona, lib. 5, cap 37 e 38.La data del ritorno di Giacomo in Napoli dopo questa prima impresa di Sicilia, si conferma per un diploma dato di Napoli a 5 marzo duodecima Ind. (1299), nel quale, dicendosi abbisognar molto frumentopro adventu illustris regis Aragonie, il re comandava trovarne subito 2,000 salme e farne biscotto, sì che fosse pronto il 12 marzo. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 41 a t.Tra le terre ch’eran rimase a’ nemici in Sicilia fu anche Novara, e tenne per Loria, come si ricava da un diploma del 1 luglio 1299, dato in quella terra col titolo di re Giacomo d’Aragona.....existente etiam et dominante domino nostro domino Rogerio de Lauria milite, regnorum Aragonum et Sicilia ammirato, nec non et gratia Dei et regis et per sanctam Romanam Ecclesiam inclito domino Castellionis, Francavillae Nucariæ, Linguegrossae, Cremestadis, S. Petri supra Pactas, Ficariæ, et Turturichii, sui dominii praedictarum terrarum et locorum anno primo feliciter, amen.Dal monastero Cisterciense di Santa–Maria di Novara. Tra’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 178.Quanto a’ soccorsi di Napoli alle castella che teneansi nelle costiere settentrionali di Sicilia, dà validissimo argomento a supporli un diploma del 1 aprile tredicesima Ind. 1299, col quale è ordinato di mandarsi adpartes Sicilieper conto di Ruggier Loria 10 salme di sale. Certamente il governo di Napoli non si limitava a questa sola provvedigione. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 31.[233]Raynald, Ann. ecc., 1298, §. 17, breve al patriarca d’Armenia, 26 ottobre anno 4.[234]Ibid. 1299, §§. 1 e 2, brevi dell’8 e 9 giugno.[235]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 87, 88.[236]Docum. XXIX e XXX.[237]Dei pagamenti fatti a Giacomo in Napoli dan fede i diplomi del 21, 22 e 25 marzo e 4 maggio, 15 e 18 giugno e 8 luglio duodecima Ind., nel registro del r. archivio di Napoli segnato 1299, A, fog. 24, 23, 33, 54 a t., 92 a t., 110 e 209 a t. Son quietanze ai capitani delle città di Aquila, Lucera, Guastimone e Salerno per le somme consegnate a Consalvo Garzia, commissario del re d’Aragona, e tolte da’ sussidi che quelle città avean promesso per la presente guerra.Tre diplomi del 30 maggio, 6 giugno e 8 luglio attestano il pagamento di altre once 220 al medesimo Consalvo Garzia, su la sovvenzione che forniva la città di Napoli; e tutti questi danari furono di carlini d’argento di 60 all’oncia. Ibid., fog. 126 a t. e 138 a t.Un altro diploma del 24 giugno duodecima Ind., porta il pagamento stipendi di alcuni uomini d’arme del re di Aragona, fatto dall’erario di Napoli per mezzo di Consalvo Garzia. Un di questi condottieri, per nome Bertirando Artus, avea 12 once al mese, e’ suoi scudieri 2 once; un altro condottiero 6 once, ec. Reg. citato 1298, A, fog. 115.Questi pagamenti stentati e spezzati, fatti a misura che s’avea il denaro delle sovvenzioni, ancor mostrano quanto fosse esausto l’erario di Napoli in quel tempo. Veg. anche i diplomi del 25 maggio, 5 e 23 giugno nelle seguenti note.[238]Diplomadel 23 giugno 1299, dal registro del r. archivio di Napoli segnato 1299, A, fog. 111, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 16, dal quale si ricavano i seguenti particolari:Che Giacomo avea lasciato in Sicilia 79 cavallialferrati(cioè uomini scelti, armati da capo a pie’, donde forse presero il nome gli alfieri o portatori d’insegna), 422 altri cavalli, e 1,156 fanti; da pagarsi da gennaio ad aprile 1299, per once 5,259; e per maggio ancora, nel numero di 78 cavalli alferrati, 426 cavalli e 1,203 fanti, per once 2,071,15.Che la flotta catalana si dovea pagare per 5 mesi da gennaio a tutto maggio; ma si contentava di 4 mesi di soldo per once 8,951, essendo rimasta gran pezza ne’ porti.Che tornaron di Sicilia con Giacomo alferrati 28, cavalli 425, fanti 151 ch’erano già soddisfatti in Napoli.Che i Catalani andavan creditori inoltre di once 6,085,28, per supplimento a’ cavalli morti o perduti.Da ciò si argomenta ancora che a tutto dicembre 1298, avea pagato queste genti il papa o re Carlo.[239]I mercatanti fiorentini, massime della compagnia de’ Bardi, prestavan danari a re Carlo, pigliando in sicurtà o in isconto la tratta de’ grani.Diploma dell’ultimo febbraio duodecima Ind. (1299), nel quale si legge che il danaro col quale gli angioini comperarono dal traditore Berengario degli Intensi la città d’Otranto, era stato pagato in parte dal mercatante Bartolomeo della compagnia dei Bardi, la quale avea promesso dare in prestito alla corte di Napoli a tutto marzo 1299 once 4,000, e le era stata ceduta la tratta di 40,000 salme di frumento. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 22.Diploma del 25 maggio duodecima Ind. a Lippo Ildebrandini e altri della compagnia de’ Bardi di Firenze. Saducetto d’Adriagraffieredi Carlo II, e Consalvo Garzia cavaliere di re Giacomo, erano stati deputati insieme a raccorre il danaro della sovvenzione generale per la guerra, e tutt’altro danaro appartenente a Carlo o a Giacomo. La compagnia Bardi avea promesso once 4,000 per prezzo della tratta di 40,000 salme di grano. E i due suddetti le davan questa scritta per le once 4,000, da lei veramente pagate. Reg. cit. 1299, A, fog. 185.Diploma del 5 giugno duodecima Ind. Carlo II dà cautela per 10,000 once d’oro, pagate da alcuni mercatanti della compagnia degli Spini di Firenze, mercatanti di Bonifazio VIII. Questo danaro era stato rassegnato in vari giorni, a un cassiere dei re e a Consalvo Garzia. E Bonifazio il dovea a Carlopro pretio quorundum jocalium. Ibid., fog. 183.Diploma del 23 giugno. Sen vede che a tutto quel mese Giacomo dovea a Pietro Cornel condottiero, per stipendi e prezzo di cavalli, once 1,941. Per mezzo de’ Bardi ne fu pagata una parte in Provenza; il rimanente dovea soddisfarsi entro un anno. Ibid., fog. 112. Questo Cornel, citato dallo Speciale come consigliator della ritirata da Siracusa nel 1298, nella state del 1299, pria della nuova impresa, se ne tornò in Ispagna, come si vede da un altro diploma dato l’8 giugno, ibid., fog. 104, che gli accordò il permesso dell’uscita dalle frontiere.Diploma del 23 giugno duodecima Ind., per once 1,120 date in prestito da Benedetto Bonaccorsi della compagnia de’ Bardi di Firenze, con cessione di tratta dì grani. Ibid., fog. 141.Diploma del 23 giugno 1299, ibid., fog 96 a t., che contiene altri imprestiti e cessione della tratta di grani alla compagnia de’ Bardi di Firenze.Diploma dell’ultimo di giugno duodecima Ind. Altri imprestiti de’ Bardi. Ibid., fog. 97.Diploma dell’ultimo di giugno. Da questo si vede che la compagnia de’ Bardi avea casa in Marsiglia; e che avea tratto di Marsiglia e pagato in Napoli once 2,200 per tasse di Provenza, e decime ecclesiastiche di quelle chiese, concedute dal papa per la presente guerra. Ibid., fog. 185 a t.Altro diploma del 4 luglio, ibid., fog. 147, per altri imprestiti di mercatanti italiani.Diploma del 2 agosto duodecima Ind., ibid., fog. 167 a t., per un’altra tratta di vittuaglie alla stessa compagnia.
[117]Gio. Villani, lib. 8, cap. 5 e 6,
Francesco Pipino, Chron., lib. 4, cap. 40, in Muratori, R. I. S., tom. IX.
Ferreto Vicentino, ibid., pag. 966, 967, 968, e 969.
Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1203.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 20.
Raynald, Ann. ecc., 1294, §§. 20 e 23, e 1295, §§. 11 a 15.
Guardai, e vidi l’ombra di colui,Che fece per viltate il gran rifiuto.
Dante,Inf., c. 3.
Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio,Per lo qual non temesti torre a ’nganno,La bella donna, e di poi farne strazio?
Inf., c. 19.
E comento di Benvenuto da Imola, che nota in questo luogo le stesse tradizioni istoriche degli altri contemporanei da me citati.
[118]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 9.
[119]Diplomi inseriti nell’Anonymi chron. sic. in di Gregorio, Bibl. arag., tom. I, pag. 163, 168.
[120]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 21.
Anon. chron. sic., cap. 53, loc. cit.
Geste de’ conti di Barcellona, in Baluzio, op. cit., pag. 578.
Il termine di settembre si legge in un breve di Bonifazio a Caterina di Courtenay, dato a 27 giugno 1295, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 29, 30.
[121]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 6, cap. 12.
[122]Breve di papa Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, § 32.
[123]Atto del 20 giugno 1295, pel quale i legati di Francia e di Carlo di Valois rinunziarono in mani del pontefice l’investitura, che qui senza formole si dice accordata al re di Francia. Negli archivi del reame di Francia, J. 587, 19.
[124]Diploma dato di Parigi il 12 gennaio 1295, col quale Giacomo di Maiorca si dichiara decaduto dal sussidio accordatogli dal re di Francia, nel caso che per sua colpa si sturbasse la pace. Il sussidio era 30,000 lire tornesi picciole in tempo di guerra, e 20,000 in tempo di tregua. Ibid., J. 598, 8.
[125]Di gennaio 1296, Filippo il Bello donò al Valois la sua casa deFligellain Parigi. Carlo II oltre la dote della figlia, gli avea accordato a 2 marzo 1293 le sue case anche in Parigi. Ibid., J. 377, 1 e 2.
[126]Questi particolari del trattato leggonsi in Surita, Annali d’Aragona, lib. 6, cap. 10, il quale dice anche la data, e dà a vedere aver letto i documenti. Similmente il Feliu, Anales de Cataluña, lib. 12, cap. 4, annunzia tutte le condizioni dette da me nel testo, e per tutte cita in generale i documenti dell’archivio di Barcellona, aggiugnendo che i patti si tenner segreti per ingannare i Siciliani. Ma è da avvertire che non si parla della Sicilia nel trattato di Giacomo con Filippo e il Valois, conchiuso in Anagni alla presenza del papa il 20 giugno 1295, dal vescovo d’Orléans e l’abate di Saint–Germain–des–Prés, legati di Francia, e Gilberto Cruyllas, Guglielmo Durford, Pietro Costa, e Guglielmo Galvani dottore in legge, legati d’Aragona. Questo trattato è pubblicato dal Capmany, Memorias, etc., tom. IV, docum. 10, e negli archivi del reame di Francia, J. 589, 10, avvene una copia in buona forma. Non si parlò in esso della restituzione della Sicilia, la quale forse si stabilì in trattato segreto; perchè Giacomo avea ben ragione di coprire le sue brutture. Nei medesimi archivi di Francia, J. 587, 19, leggasi la rinunzia alla concessione dell’Aragona, fatta in mani del papa lo stesso giorno 20 giugno dai legali di Filippo il Bello e di Valois. Nella bolla di Bonifazio del 21 giugno, non si riferiscon tutti gli accordi, ma cheinter caeterasi era stabilita la cessione della Sicilia. Della quistione de’ confini, della ristorazione del re di Maiorca, ancor s’istruisce un breve di Bonifazio a Filippo il Bello, dato a 20 giugno, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 26, 27, 28.
Ricordisi la nota in questo stesso capitolo, sopra la restituzione dei beni a Giovanni di Procida.
Non ho citato intorno questa pace il Villani, che ne scrive nel lib. 8, cap. 13, perch’egli è poco informato e pieno di anacronismi.
[127]Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 24 e 29 a 36, dove si leggono i diplomi di Bonifazio, dati a 20, 21, 27 giugno, e 2, 4, 5 luglio.
Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 36.
Queste condizioni della pace e pratiche con Federigo, si trovano con poco divario e più brevemente nell’Anonymi chron. sic., cap. 51; Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 20; Montaner, cap. 181.
[128]Ruggier Loria possedeva in Sicilia i feudi di Aci, Castiglione, Francavilla, Novara, Linguagrossa, Tremestieri, San Pietro sopra Patti, Ficarra e Tortorici, come si vede dal cap. 16; e in Ispagna quelli di Cocentayna, Alcoy, Ceta, Calis, Altea, Navarres, Puy de Santa–Maria, Balsegue, e Castronovo, nominati in un diploma di Giacomo dato di Valenza il 5 dicembre 1597, che accordò in quelle terre a Ruggier Loria il mero e misto impero. Leggesi questo diploma nel Quintana, Vidas, etc., tom. II, pag. 192.
Non abbiam contro il grande ammiraglio prove manifeste di peculato, ma fortissimi sospetti; perchè delle due cose è certa l’una, o ch’egli fosse tenuto uomo d’una integrità senta pari, o che fosse conosciuto ladro del danaro pubblico, e tollerato per forza. I due diplomi di Giacomo dati di Barcellona il 7 marzo, forse 1291, e di Roma il 2 aprile 1297, e pubblicati dal Quintana, tom. II, pag. 178 e 180, pongono senza dubbio questa alternativa; perchè il primo scioglie li eredi dell’ammiraglio da ogni responsabilità per la sua amministrazione s’egli prima dì morire non ne rendesse i conti; il secondo, affidandogli un gran maneggio di danari, dice che renda solo un conto finale, da credersi in parola e senza documenti. Per questo diploma Ruggier Loria è eletto ammiraglio a vita in tutti i regni di Giacomo. A lui è data la cura della costruzione delle navi da guerra; l’autorità di far armare infino a due galee e prendere il danaro dalle casse regie senza special mandato del re; e il maneggio del danaro degli stipendi per tutta l’armata. Oltre a questo, gli è dato il dritto di spedire le patenti de’ corsali; la giurisdizion civile e penale su le genti della flotta durante l’armamento; l’autorità di scambiare i comiti, ossia capitani, delle galee; la franchigia di esportazione di qualunque merci lecite, comperate con suo danaro; il soldo di 60 sotbarch al giorno; la persona e le proprietà dello ammiraglio nemico che fosse preso in battaglia; gli utensili non nuovi delle galee prese e parte delle merci; gli scafi inutili delle navi regie; una ventesima parte de’ Saraceni presi, e una decima parte de’ nuovi tributi imposti su’ Saraceni; gli avanzi de’ naufragi; e gli altri dritti soliti degli ammiragli. Queste concessioni, egli è vero, furono in parte il prezzo del tradimento di Loria; ma non par dubbio ch’egli esercitasse in Sicilia, tra dritto e abuso, la più parte di questa autorità e di questi smisurati guadagni che gli si prometteano sotto le bandiere d’Aragona.
[129]Bolla di Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §. 37.
[130]Breve di Bonifazio, ibid., 1296, §§. 8 e 9.
Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, ed. 1657, pag. 204, attribuisce il rifiuto ai consigli di Filippo il Bello.
[131]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.
L’Anon. chron. sic., cap. 68, porta i nomi di Ugone Talach e Giovanni di Caltagirone, confondendoli con quei della legazione del 1293.
[132]Manifesto di Federigo, nell’Anon. chron. sic., cap. 54.
Vi si legge espresso fatta quella promessa da Federigo a’ Siciliani in parlamento a Milazzo. Probabilmente fu lo stesso parlamento quello che deputò gli ambasciadori a Giacomo, ancorchè Speciale non dica il luogo dell’adunanza.
[133]Montaner, cap. 182, il quale, per onor di Giacomo, non fa punto parola dell’ambasceria de’ Siciliani.
[134]Jerem. Threni, cap. I, v. 12.
[135]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.
Anon. chron. sic., cap. 52 e 54, il quale porta un diploma, che si legge anco in Lünig, Cod. Ital. dipl., tom. II, Napoli e Sicilia, 64.
Geste de’ conti di Barcellona, cap. 29.
[136]Diploma citato. Altro del 30 ottobre 1295, in Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 5.
Veggasi anche il Montaner, cap. 182.
[137]Diploma del 12 dicembre 1295, nell’Anonymi chron. sic. e Lünig, loc. cit.
[138]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.
[139]Montaner, cap. 184.
[140]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22, 25.
Del ritorno de’ Catalani alla lor patria, fa menzione il Montaner, cap. 184; e a cap. 185, delle supposte ragioni di Federigo.
[141]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.
[142]Tien quell’errore il Montaner, cap. 185, e riferisce gli altri motivi per cui Federigo si chiamò terzo, i quali non meritano che se ne faccia parola.
[143]Raynald, Ann. ecc., 1296, §§. 7, 8, 9 e 10.
[144]Nic. Speciale, lib. 2, cap. 24.
Bolla di Bonifazio VIII, data il dì dell’Ascensione, anno 2, in Lünig, Cod. Ital. dip., Sic. e Nap., num. 65.
[145]Nic. Speciale, lib 3, cap. 1.
Anon. chron, sic., cap. 54.
Montaner, cap. 185.
Dall’Anonimo pare che Giovanni di Procida fosse stato confermato nell’uficio di gran cancelliere. Ma in due diplomi del 3 aprile e 15 maggio 1296, pubblicati dal Testa., Vita di Federigo II, docum. 8 e 15, è segnato Corrado Lancia gran cancelliere. Il nome di lui si trova similmente in un altro diploma di concessione feudale a Federigo Talach, dato il 12 dicembre 1296, ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q, q. G. 1, fog. 187. Ed è più naturale che Federigo avesse dato quell’uficio a un suo fidatissimo partigiano, che al Procida, il quale gli si era scoperto contrario.
[146]Docum. XLIV.
[147]Capitoli del regno di Sicilia, costituzioni di Federigo II, lib. 1, dal cap. 1 al 6. Per la parola ferracano, veggasi il cap. III del presente lavoro.
[148]Per ledifensee l’asportazion delle armi, cap. 9. Per le inquisizioni giudiziali, cap. 10. Eccezione per la falsità de’ pesi e misure, cap. 11. Esazioni sui carcerati, cap. 12. Malleverie nei giudizi criminali, cap. 13. Divieto delle esazioni negli stessi giudizi, cap. 14. Simili pei notai o piuttosto officiali dell’erario, cap. 15. Perdita dell’uficio ai magistrati che prolungasser le cause oltre due mesi, cap. 18. Divieto a diroccar le case, o guastare i poderi per misfatti dei proprietari, cap. 25.
[149]Cap. 7 ed 8.
[150]Cap. 17. Il cap. 16 è anche statuto di polizia, permettendo ai conti, baroni e militi di portar la spada e il pugnale. Il 19 disobbliga i cittadini d’accompagnare i carcerati.
[151]L’antico fiume Gela o Imera.
[152]Cap. 20.
[153]Cap. 24, 22, 21. Il cap. 23 è regolamento per le greggi transitanti. Il 26 di pena d’infamia, privazione d’uficio, e ristorazione de’ danni al doppio, contro i magistrati e officiali trasgressori di questi capitoli.
[154]Cap. 31, 32.
[155]Gap. 27, 28, 29, 30, 33. Il cap. 34 rimette ai famigliar! e cortigiani del re il dritto del suggello delle concessioni, che per avventura ricevessero dalla corte.
Il di Gregorio, Considerazioni sulla Istoria di Sicilia, lib. 4, cap. 4, suppone che l’alienazione de’ feudi fosse veleno dato al baronaggio in una coppa inzuccherata. Questa sarebbe in vero una lode di altissimo intendimento a’ nostri legislatori di quel tempo; ma è da considerare, che per lo meno non fu felice il trovato. Le condizioni del commercio e delle altre industrie appo noi in quel tempo, non eran tali che dal detto statuto potesse nascere una divisione di proprietà, e indebolimento della casta de’ baroni. Infatti i peggiori abusi di feudalità che ricordin le nostre istorie, seguirono dopo tal legge, nel secoloxiv.
[156]Diploma del 3 aprile 1296, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 8.
Non ho fatto parola della descrizione generale dei feudi, che sembrerebbe compiuta da Federigo in questo tempo, se fosse vera la data del diploma che pubblicò il di Gregorio, Bibl. aragonese, tom. II, pag. 464 e seg. La data è del 1296, ma si dee senza dubbio portare oltre il 1303, leggendovisi il nome della regina Eleonora, la quale sposò Federigo II di Sicilia appunto in quell’anno.
[157]Nlc. Speciale, lib. 3, cap. 2.
[158]Diploma dato di Messina il 15 maggio 1296, pubblicato dal de Vio, Privilegi di Palermo, fog. 35, e dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 15.
[159]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 3 e 4.
Anon. chron. sic., cap. 55.
[160]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 5.
[161]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 6.
Tali accordi, fatti da capitani di castella quando credeano che il lor signore non poteali aiutare, non furon molto rari in questa guerra. La forma di essi e le condizioni, che a un di presso doveano esser le medesime, si veggono nel diploma di Carlo II, dato il 7 marzo duodecima Ind. (1299), docum. XXVI.
[162]Fu costui il capitan generale di Carlo II, come si scorge da molti diplomi del r. archivio di Napoli, nel 1291–1293.
Veggasi ancora Elenco delle pergamene del r archivio di Napoli, tom. II, pag. 82, 91, 99, 131. Poi gli fu surrogato Guglielmo Estendard, per diploma del 30 aprile 1295, ibid., pag. 156. Nel 1299 fu rifatto capitan generale ad guerram in Calabria, Val di Crati e Terra Giordana, diploma del 29 giugno duodecima Ind., nel r. archivio sud. reg. seg. 1299, A, fog. 117.
[163]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 7.
[164]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 8, 9.
[165]Nic. Spedale, lib. 3, cap. 9, 10, 11.
[166]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 15 e 16.
[167]Anon. chron. sic., cap. 55.
[168]Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 19 a 24, porta questa bolla dell’anno precedente.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
[169]Raynald, 1296, §. 11, breve del 5 febbraio.
[170]Bolla, In Lünig, Cod. Ital. dipl. Nap. e Sicilia, num. 65; e presso Raynald, 1296, §§. 13, 14, 15.
Le pratiche di Federigo coi Colonnesi, sono rinfacciate da Bonifazio nel manifesto contro questa famiglia, in Raynald, 1297, §§. 27 e 28.
[171]Raynald, 1296, §§. 13 e 15.
[172]Diploma del 28 agosto 1296, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 171.
[173]Ibid., pag. 172, 177, diplomi di sett., 1296, e febb., 1297.
[174]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 20, 21.
[175]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12, 13, 14.
[176]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 21, 23.
[177]L’ultimo concetto dell’orazione di Loria, riferita da Niccolò Speciale sembrerebbe triviale e superfluo pei noti principî del dritto comune e feudale. Ma ove si ricordi il dritto pubblico degli Aragonesi e dei Catalani, si vedrà ch’esso era per lo meno assai dubbio intorno il presente caso, cioè di combattere in paese straniero contro i comandi del proprio monarca, e forse contro le sue stesse armi che militassero da ausiliari.
[178]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17 e 18.
Questi dice espresso che il re, tornando repente di Calabria per quell’ambasceria, chiamò subito il parlamento a Piazza, e vinse il partito; poi tornato a Messina, rimandò l’ambasciadore con la risposta. Nei nostri capitoli del regno si leggono le costituzioni decretate in parlamento a Piazza il 20 ottobre, promulgate dal re a Messina il 25 novembre 1296, come ben il mostra il comentatore monsignor Testa. Dopo tuttociò non so comprendere come il Testa, nella Vita di Federigo l’Aragonese, porti deliberate in quel parlamento le sole costituzioni, e tenutone un secondo a Messina per quella principalissima faccenda dell’ambasceria, ch’è contro la chiara testimonianza dello Speciale, e contro la probabilità; non potendo supporsi che nel parlamento convocato così in fretta si deliberassero tranquillamente nuove regole di amministrazione pubblica, e si rimettesse ad altro tempo la vital quistione della pace e della guerra. Se il secondo parlamento fosse stato convocato, perchè nel primo non si era potuto conchiuder nulla sull’oggetto principale, nel primo si sarebbero tutto al più prese deliberazioni di poco momento, non quelle riforme a favor dell’elemento municipale che mostrano l’azione d’un partito preponderante. Due cose io credo abbian tratto in errore il Testa. La prima, aver seguito nello Speciale (cap. 18) la lezione,Fridericus Messanam egreditur, anzichè la più naturale diregreditur, ritenuta dal di Gregorio. La seconda sorgente di errore fu l’error del Surita, il quale avendo per le mani la cronaca di Speciale, che non porta date, e non i nostri capitoli del regno, ma alcuni diplomi riguardanti un’ambasceria di Giacomo a Federigo in febbraio 1297, pensò porre questa innanzi il parlamento di Piazza; e narrò che Federigo, avuti i messaggi, rispose che ne riferirebbe al parlamento, e que’ non vollero attendere. Il Testa in parte seguendo Surita, e in parte correggendolo come que’ che avea sotto gli occhi la vera data del parlamento di Piazza, compose quel secondo di Messina. A me par chiaro, che nel parlamento tenuto in Piazza il 20 ottobre 1296 si deliberarono insieme, come afferma Speciale, la risposta all’inviato aragonese, e, come il provano i capitoli del regno, le novelle costituzioni anzidette. Tengo ancor vera la legazione di febbraio 1297, perchè Surita certo la trasse da diplomi. E questo fatto, collocato così a luogo opportuno, riesce verosimile: perchè Giacomo insistè dopo la prima ripulsa; Federigo se ne rimise al solito al parlamento, e gli oratori aragonesi, avendone istruzione del re, o comprendendo che riferirsi al parlamento era un prender tempo a una seconda ripulsa, andaron via senz’aspettarla, come afferma il Surita. Indi si vede più chiaramente l’errore del Testa, che, togliendo al tutto da Surita questa legazione di febbraio 1297, fa tener poi il parlamento in Messina, quando al creder di Surita, lib. 5, cap. 26, fu convocato dopo la partenza de’ legati, e in Piazza.
[179]Cap. 45, 57, 37, 40, 42, 43, 44, 50, 51, 52, 54.
[180]Cap. 36, 38, 39, 46, 47, 48, 58.
[181]Cap. 45.
[182]Cap. 55, 41, 56.
[183]Cap. 53.
[184]Cap. 59 infino al 75.
[185]Cap. 76.
[186]Cap. 77 infino ad 84.
[187]Cap. 82, 83, 85.
[188]Questo statuto pel carcere è nel cap. 84.
[189]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18.
Questa fazione d’Ischia si dee porre tra il 15 settembre e il 20 ottobre 1296, perchè di questa data abbiam due diplomi di Carlo II, l’uno in Brindisi, l’altro in Roma; e Speciale afferma che il re si trovava in Napoli quando tornaron le quattro teride fuggenti.
[190]Raynald, Ann. ecc., 1297, breve del 30 dicembre 1296.
[191]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 25. Veg. la nota a pag. 96 nel presente capitolo.
[192]Surita, ibid., cap. 28.
La bolla è data il 4 aprile 1297, in Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 2 a 16.
Veg. anche Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12.
[193]Raynald, ibid., §. 17.
[194]Diploma dell’8 giugno 1297, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 7.
[195]Raynald, Ann. ecc., 1297, §. 18.
[196]Ibid., §. 25.
[197]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18 e 19.
È gran danno che questo scrittore diligentissimo abbia a sdegno di riportar le date de’ più notabili avvenimenti. In questo di Ruggiero Loria, ancorchè certo si sappia che fin dall’anno precedente ei fosse risoluto a spiccarsi da Federigo, pur importerebbe molto ritrarre appunto il giorno che l’ammiraglio fu sostenuto a corte e poi si fuggi. Perocchè Giacomo a 2 aprile 1297, il creava grande ammiraglio a vita (diploma in Quintana, citato di sopra a pag. 69) e papa Bonifazio il 6 del mese stesso concedeva in feudo a Loria, tornato adApostolicae sedis gratiam et mandata, il castello e la terra di Aci, del dominio della chiesa o del Vescovo di Catania, e da lui al presente tenuti (Breve inserito in un diploma di Carlo II, dal registro del r. archivio di Napoli, seg. 1299, C, fog. 14, e pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 10). Or egli è chiaro, che se queste concessioni furon fatte prima della fuga di Ruggiero, costui non tentennava già tra i nemici e Federigo, ma dissimulava la tradigione; e se ne dee conchiudere che Federigo, se errò, errò solo nel risparmiarlo. In ogni modo il nome di Loria e quel di Procida, che prima d’esso s’era gittato alla Via di tradigione, van condannati nel severo giudizio dell’istoria. Il risentimento contro l’invidia de’ cortigiani, potea portarli ad allontanarsi dalle faccende pubbliche e dalla corte, a menar vita privata nelle lor castella, appunto come Loria minaccio a Federigo dopo la presa ti Cotrone; non già a passare a parte nemica, accettar da essa, dignità, beni, carezze. Entrambi abbandonarono Federigo e la Sicilia, perchè non credeano ohe potessero reggere contro le forze di mezz’Europa collegata; e Loria, che avrebbe pur chiuso gli occhi al pericolo se Federigo si fosse lasciato governare da lui, cedè a quell’interesse, quando vide contrariata la sua disorbitante ambizione.
[198]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 20, 21, 22.
Anon. chron. sic., cap. 56.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 26 e seg.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
Veggasi anche il Montaner, cap. 185, il quale seccamente narra l’andata della regina Costanza a Roma con Giovanni di Procida, ove il re d’Aragona era venuto per trattar pace tra Carlo e Federigo. E per le concessioni a Loria veggansi anche i due diplomi del 2 e 6 aprile 1297, citati nella nota precedente.
[199]Molti documenti fornisce il r. archivio di Napoli intorno i beni di Giovanni di Procida, e la restituzione che ne fece il governo angioino dopo la sua, come piaccia meglio chiamarla, conversione o tradigione. Ecco quelli in cui io mi sono avvenuto rifrustando i registri angioini.
Diploma del.....Carlo II concedette ad Anselletto de Nigella, valletto della sua corte:In primis, de bonis que fuerant Joannis de Procida, palatium quod dicitur Ferni cum terris adiacentibus eidem palatio circum circa, arbusto de nova plantato, olivato, vinea, avellaneto et castaneis etc.e le rendite di alcuni villani di cui si trascrivono i nomi, ch’eran tenuti a dare al signore una gallina per le feste di san Martino, Natale e Quaresima (carniprivio) e trenta uova per Pasqua. Reg. seg. 1294–95, A, fog. 81, a. t.
Diploma del 28 marzo duodecima Ind. (1299), perchè sulle pubbliche entrate di Salerno si pagassero once 12 annuali a Colino di Ducato, in compensode bonis quondam Joannis de Procida militis, che il detto Colino avea risegnato alla curia, e questa ai procuratori di Giovanni di Procida. Reg. seg. 1299, A, fog. 30.
Diploma del 16 aprile duodecima Ind., perchè lo stratigoto di Salerno facesse rendere al procuratore de’ beni di Giovanni, ereditati da Tommaso di Procida, alcuni beni burgensatici presi da supposti creditori; e se costoro avesser dritto, il facesser valere innanzi il giudice competente. Ibid., fog. 15, a t.
Diploma della stessa data allo stesso effetto, ibid., fog. 210, pubblicato a docum. XXVIII.
Diploma dato di Napoli a 6 maggio duodecima Ind., per lo quale son resi a Tommaso di Procida alquanti beni, già conceduti ad altre persone, e a queste è assegnato un compenso. In questo diploma è notevole il principio:Sub presentanone promissionis facte per nos magnifico principi domino Jacobo regi Aragvnum filio nostro carissimo de restaurandis Thomaso de Procida militi fideli nostro burgensaticis bonis omnibus que quondam Johannes de Procida pater ejusdem Thomasii discessus sui tempore de regno nostro Sicilie in regno ipso tenuerat, etc. Ibid., fog, 56, e replicato a fog. 119.
Altro diploma della stessa data, per altri beni dello stesso Procida, simile al tutto. Ibid., fog. 56 a t.
Diploma del 18 agosto duodecima Ind., perchè senza strepito di giudizio si rendesse ragione a una vedova, che chiedea il pagamento di un debito che avea contratto con leiquondam Joannes de Procida miles dum erat in gratia clarissime memorie domini patris nostri, Ibid., fog. 213.
Diploma della stessa data del 18 agosto. Compenso di alcuni beni, ch’erano stati di Giovanni di Procida, e i presenti possessori li aveano ceduto al fisco per renderli a Tommaso. Ibid., fog. 137 a t.
Diploma del 29 settembre 1300, cavato dallo stesso r. archivio di Napoli e pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 8.
[200]Quintana, Vidas, etc., tom. I, pag. 170, dice che questo sepolcro si vedea ancora nel monastero di Santa Croce dell’ordine di san Bernardo in Catalogna; e trascrive la modesta iscrizione che vi si leggea ancora, secondo la quale Loria morì il 17 gennaio 1865. Ibid., tom. II, pag. 125, è pubblicata la disposizione testamentaria dell’ammiraglio per la sua sepoltura.
[201]Il sac. Buscemi, nella Vita di Giovanni di Procida, porta che finisse i suoi giorni di settembre 1299, argomentandolo dal diploma del 30 settembre 1300, docum. 8, in fin del suo lavoro, nel quale riconcedeasi a Tommaso, suo secondo figlio, il castel di Procida, di cui il primogenito, Francesco, non avea curato di prender l’investitura nel solito termine di un anno e un giorno dalla morte del padre. Gli altri diplomi da me trovati nell’archivio di Napoli e citati nella nota precedente mandano indietro la morte del Procida almeno infino a marzo 1299.
[202]Ricordinsi i documenti che ho notato nel cap. precedente a mostrare il tradimento di Giovanni di Procida alla Sicilia.
[203]Vadi a mia bella figlia, genitriceDell’onor di Cicilia, e d’Aragona.
Dante,Purgat., c. 3.
[204]Veg. le autorità allegate dallo Inveges, Palermo Nobile, parte 3. Anni 1260–61–62.
[205]In gran parte ho tolto queste riflessioni su la regina Costanza, da Speciale, lib. 3, cap. 20, 21.
Nelle costìt. di Federigo II (capitoli del regno di Sicilia), si confermano tra gli altri privilegi quei della regina Costanza:nec non Aragonum et Siciliae regina sanctissima mater nostra, etc.
Per la morte della regina Costanza veggasi il Montaner, cap. 185.
[206]Federigo rimeritò la lealtà di Randazzo con alcune franchige nelle dogane di terra e di mare, per diploma del 15 giugno 1299, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 17.
[207]La fellonia di Tommaso di Lentini è confermata da un diploma del 18 febbraio 1299, col quale Federigo die’ in feudo a Bartolomeo Tagliavia la terra di Castelvetrano, posseduta da quello. Nei Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 3.
[208]Nic. Speciale, lib. 3, cap. 22.
Anon. chron. sic., cap. 57.
La presenza di Federigo all’assedio di Castiglione, si attesta da un diploma del 27 agosto 1297, dato nel campo sotto Castiglione, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 11. La dedizione del castel di Aci è da porsi nel mese di novembre 1297, perchè non tardò guari dopo quella di Castiglione ma infino al 18 novembre sapeasi in Napoli che tenesse pur quel castello; come si scorge da un diploma pubblicato dal Testa, ibid., docum. 14.
[209]Sembra che questa guerra di Calabria, di che parla Speciale, sia stata la cagion della chiamata al militar servigio in tutto il reame di Puglia, della quale ci restan moltissimi diplomi dati a 19 aprile, 7, 22, 23, 25, 27 e 30 maggio, 2, 11, 17, 18, 20, 22 giugno 1297, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 179 a 188. Ivi si legge a pag. 180 un altro diploma del 4 maggio, che accorda once 10 a un Giovannipro sumptibus itineris ad exercitum.
[210]Conferma questo attestato dello Speciale un diploma del 29 aprile 1297, col quale Roberto vicario generale dava a Riccardo de Avenis alcune terre in Calabria,dummodo infra kalendas Augusti ad Ecclesie romane et Regis fidem redeat a qua defecerat. Elenco cit., tom. II, pag. 179.
[211]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 1.
[212]Diplomi del 18 novembre (certamente 1297) e del 9 febbraio undecima Ind. 1298 (si legge 1297 computando gli anni dal 25 marzo), pubblicati dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 14 e 18.
[213]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.
[214]Diploma del 18 novembre 1297 citato di sopra, e i molti altri accennati nel seguito di questo capitolo.
[215]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 2.
L’Anon. chron. sic., cap. 59, porta l’impresa di Giacomo,operante supradicto papa Bonifacio.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.
Montaner ci abbandona al tutto in queste guerre di Giacomo contro Federigo. Porta gli armamenti del primo, come fatti per amor di fermare la pace tra re Carlo e Federigo; a questo il dice venuto in Italia con centocinque galee; nè fa motto del passaggio in Sicilia nel 98, nè di quel dell’anno appresso, nè della battaglia del capo d’Orlando; ma crede aver soddisfatto all’uficio d’istorico, chiudendo il cap. 186 con queste parole: «Altri senza dubbio dirà: come dunque Montaner passa sì lieve su questi fatti? Se tai parole indirizzasse a me, replicherei che v’ha delle domande le quali non meritano risposta.»
Le trattative intorno la restituzione al re di Maiorca non appartengono direttamente al presente lavoro, ma fan vedere che Bonifazio per amor dell’impresa di Sicilia sagrificava gli interessi di Giacomo di Maiorca, e temporeggiava con Filippo il Bello che li volea sostenere. Ciò si conferma coi documenti degli archivi del reame di Francia qui appresso notati:
Diploma di Giacomo re d’Aragona, dato di Valenza a 15 febbraio 1237, permettendo a Carlo II di stabilire in suo nome, che per due anni non farebbe guerra a Filippo il Bello, e permetterebbe i commerci co’ suoi sudditi, J. 588, 20. Breve di Bonifazio dell’8 agosto 1297, pel quale temporeggia con Filippo il Bello, che insisteva a favore del re di Maiorca, J. 715, 24. Diploma di Giacomo di Maiorca, dato a Saint–Germain–des–Prés l’8 gennaio 1298, consentendo un certo differimento alla restituzione, stabilito tra i re d’Aragona e di Francia, J. 598, 1. Atto pubblico dato in Aix a 2 maggio 1298, nelle stanze di Carlo II, che stipola le condizioni coi re di Francia e Maiorca, a nome di Giacomo d’Aragona; secondo il citato diploma del 15 febbraio 1297, che anche trascrive, J. 511, 6.
[216]Diploma del 15 giugno 1298, tratto da’ registri della real cancelleria di Sicilia, pubblicato dal Pirro, Sicilia sacra, pag. 409, ed. 1733.
[217]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 3 e 4.
Anon. chron. sic., cap. 58, 59.
[218]Il Testa, nella Vita di Federigo, porta l’armata ad 80 galee e 90 altre navi, non computatevi le sottili; a 500 cavalli e 1,156 pedoni le genti da sbarco venute d’Aragona con Giacomo. Quest’ultimo numero è tolto da un diploma del 23 giugno 1299, il quale per vero non descrive le forze portate da Giacomo, ma quelle da lui lasciate in Sicilia al fine di questa prima impresa, che poteano esser minori per cagion degli uomini perduti nella guerra, o maggiori pei Catalani e altri avventurieri che poi vi s’aggiugnessero. Picciolissimo fu in questa armata il numero delle navi napoletane, come si vede da parecchi diplomi dati tra il fin di marzo e mezz’aprile 1299, nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 1 a 15.
Quanto alle forze terrestri, che furono certo assai grosse, si vegga nel seguito del presente capitolo ciò che scrive Spedale delle perdite sofferte nello assedio di Siracusa.
L’Anon. chron. sic. porta venuto Roberto con re Giacomo. Speciale. non ne parla che nel consiglio per discior l’assedio di Siracusa. E per vero si ritrae ch’ei passava in Sicilia in fin di novembre 1298, o più tardi; leggendosi in alcuni diplomi che i feudatari del regno di Napoli dovessero far la mostra alla sua presenza in Napoli il dì 20 novembre per muover contro la Sicilia. Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, fog 209 e 210, diplomi dell’8 e 23 novembre 1298.
[219]Anon. chron. sic., cap. 59.
Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 35.
[220]Veggansi le concessioni feudali in Sicilia fatte da Giacomo a Fulcone Barresio, per diploma del 13 settembre 1298, e a Simone de Belloloco e Filippo di Porta, per altre carte accennate ne’ diplomi del 24 luglio 1299 e 28 dicembre 1300, e la intitolazione d’un atto pubblico dato di Novara il 1 luglio 1299; de’ quali diplomi, il primo e l’ultimo citansi nel seguito di questo capitolo, gli altri due nel cap, XVII. Non abbiam traccia di alcuna delegazione di tanta autorità, che facesse Carlo II a Giacomo. E però è manifesto, che Giacomo la esercitava come capitan generale della corte di Roma, la quale poco prima avea disposto di dare in feudo a Loria il castel d’Aci, come sopra si è detto. La finzione del ceder l’isola a Roma presto fu dismessa; ma non cessarono le pretensioni di Bonifazio, anzi ne nacque una timida gelosia nella corte di Napoli, come si argomenta dal diploma di concessione feudale a Virgilio Scordia, docum. XXXVI.
[221]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 4.
Anon. Chron. sic., loc. cit.
[222]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 5.
Anon. chron. sic., cap. 59.
[223]Diploma del 8 gennaio 1299 (per errore 1297 col computo dell’anno dal 25 marzo), pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 9.
[224]Parmi che tornino a questo concetto le parole di Speciale:plus sapere quam oportebat attentans, neque intelligens verbum illud: curo possidente possideas. Questo traditore giovò molto alla causa dei nemici, come si vede da un diploma di Carlo II, dato il 1 luglio 1299, nel quale è perdonato e redintegrato ne’ suoi feudi, perchè se nella ribellione fallì per concorso, oggi ravveduto, osservava la fede al re angioino, animo et opere. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 158 a t. e 24 a t.
Oltre a questo, il governo angioino, per diploma dato lo stesso dì, gli concedea l’aspettativa di altre terre e feudi, del valore d’once cento annuali. Ibid., fog. 158.
Mostra ancora la importanza del Barresi, che fu seguito da un suo fratello per nome Fulcone, un altro documento. A costui Giacomo re d’Aragona die’ in feudo in Sicilia a dì 13 settembre 1298, con diploma dato di Milazzo, pe’ suoi continui e rilevanti servigi a pro della Chiesa, il castello e casal di Chila tra Mineo e Caltagirone, con mero e misto impero. Raffermò questa concessione Roberto a dì 10 settembre 1299 da Aidone; e Carlo II da Napoli a 16 febbraio 1300. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C; e ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 2, fog. 88.
Il di Gregorio, nella Bibl. arag., tom. II, pag. 520, pubblicò un diploma di Federigo, pel quale furon conceduti a Blasco Alagona il castello e la terra di Naso, posseduti una volta da Giovanni e Matteo Barresi traditori. Questo documento porta la data di Palermo a 26 gennaio decima Ind. anno dell’Incarnazione 1297, e 2odel regno di Federigo; ma io credo errata manifestamente questa data, perchè la decima Ind. cadde bene di gennaio 1297 nell’anno comune, ma nell’anno dell’Incarnazione rispondeva al gennaio 1296. Indipendentemente da tal errore, si può corregger senza alcun dubbio duodecima ind. gennaio dell’anno dell’Incarnazione 1298, ossia gennaio 1299 dell’anno comune, perchè Barresi si ribellò da Federigo al passaggio primo di Giacomo, cioè tra agosto 1298 e la primavera del 1299 dell’anno comune. Il riferisce Speciale, diligentissimo nel descrivere questi tempi di Federigo, ne’ quali ei visse ed ebbe alto stato.
[225]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 6 e 7.
[226]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 7 e 8.
Tolomeo da Lucca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303. Anon. chron. sic., cap. 60, che porta un po’ diverso il numero delle galee.
Non mi è riuscito di trovare una interpretazione plausibile di questo soprannome di Garsagnini o Garfagnini, con ch’eran proverbiati que’ prigioni catalani. Gli scrittori contemporanei non ne danno la origine; non si trova nella nostra lingua parlata; il Du Cange, nel glossario, la nota senz’altra spiegazione, che d’essere stata adoperata come ingiuria nel caso particolare narrato di sopra. Il Testa, leggendola garsagnini, spiega persfregiati, marcati, rappiccandola con la vocegarsache suonava profondo cincischío, e così è rapportata dal Du Cange, e così resta ancora nell’idioma siciliano, in cui talvolta si pronunzia anchegassa. Ma io non so accettare che i siciliani guerrieri di que’ tempi, si beffassero delle cicatrici di altri guerrieri; a d’altronde questo combattimento del Faro non fu sì ostinato, che la più parte de’ prigioni potesse escirne con ferite. Perciò crederei più tosto leggeregarfagniniper metatesi daqrafagnini, grifagnini, grifagni, o derivato da aggraffare, e in sicilianoaggranfari. Ed era ben naturale che i nostri guerrieri cittadini dessero di saccardi, predoni, rapaci ladroni, a que’ soldati venderecci di Giacomo.
Non credo che questo soprannome potè trarsi in alcun modo dai Garfagnini, abitatori della Garfagnana nello stato di Modena.
[227]Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1271, sì legge un diploma del 12 gennaio decimaquarta Ind. (1278), col quale è conceduta a Guglielmo de Mosterio la terra di Grattieri, posseduta già dal conte Arrigo Ventimiglia, traditore, dicea re Carlo.
[228]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 9.
[229]Speciale dice 18,000 uomini perduti; ma sembran troppi.
[230]Si vede dal citato diploma del 23 giugno 1299, Testa, docum. 16.
[231]Nello stesso diploma e in un altro della stessa data del 23 giugno, citato nel seguito di questo capitolo, si fa menzione di Pietro Cornel, nominato da Speciale in questo luogo.
[232]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10 e 11.
Anon. chron. sic., cap. 60 e 61.
Per la infermità di Giacomo in Napoli e il figliuolo quivi partoritogli da Bianca, veg. Surita, Annali d’Aragona, lib. 5, cap 37 e 38.
La data del ritorno di Giacomo in Napoli dopo questa prima impresa di Sicilia, si conferma per un diploma dato di Napoli a 5 marzo duodecima Ind. (1299), nel quale, dicendosi abbisognar molto frumentopro adventu illustris regis Aragonie, il re comandava trovarne subito 2,000 salme e farne biscotto, sì che fosse pronto il 12 marzo. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 41 a t.
Tra le terre ch’eran rimase a’ nemici in Sicilia fu anche Novara, e tenne per Loria, come si ricava da un diploma del 1 luglio 1299, dato in quella terra col titolo di re Giacomo d’Aragona.....existente etiam et dominante domino nostro domino Rogerio de Lauria milite, regnorum Aragonum et Sicilia ammirato, nec non et gratia Dei et regis et per sanctam Romanam Ecclesiam inclito domino Castellionis, Francavillae Nucariæ, Linguegrossae, Cremestadis, S. Petri supra Pactas, Ficariæ, et Turturichii, sui dominii praedictarum terrarum et locorum anno primo feliciter, amen.
Dal monastero Cisterciense di Santa–Maria di Novara. Tra’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 178.
Quanto a’ soccorsi di Napoli alle castella che teneansi nelle costiere settentrionali di Sicilia, dà validissimo argomento a supporli un diploma del 1 aprile tredicesima Ind. 1299, col quale è ordinato di mandarsi adpartes Sicilieper conto di Ruggier Loria 10 salme di sale. Certamente il governo di Napoli non si limitava a questa sola provvedigione. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 31.
[233]Raynald, Ann. ecc., 1298, §. 17, breve al patriarca d’Armenia, 26 ottobre anno 4.
[234]Ibid. 1299, §§. 1 e 2, brevi dell’8 e 9 giugno.
[235]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 87, 88.
[236]Docum. XXIX e XXX.
[237]Dei pagamenti fatti a Giacomo in Napoli dan fede i diplomi del 21, 22 e 25 marzo e 4 maggio, 15 e 18 giugno e 8 luglio duodecima Ind., nel registro del r. archivio di Napoli segnato 1299, A, fog. 24, 23, 33, 54 a t., 92 a t., 110 e 209 a t. Son quietanze ai capitani delle città di Aquila, Lucera, Guastimone e Salerno per le somme consegnate a Consalvo Garzia, commissario del re d’Aragona, e tolte da’ sussidi che quelle città avean promesso per la presente guerra.
Tre diplomi del 30 maggio, 6 giugno e 8 luglio attestano il pagamento di altre once 220 al medesimo Consalvo Garzia, su la sovvenzione che forniva la città di Napoli; e tutti questi danari furono di carlini d’argento di 60 all’oncia. Ibid., fog. 126 a t. e 138 a t.
Un altro diploma del 24 giugno duodecima Ind., porta il pagamento stipendi di alcuni uomini d’arme del re di Aragona, fatto dall’erario di Napoli per mezzo di Consalvo Garzia. Un di questi condottieri, per nome Bertirando Artus, avea 12 once al mese, e’ suoi scudieri 2 once; un altro condottiero 6 once, ec. Reg. citato 1298, A, fog. 115.
Questi pagamenti stentati e spezzati, fatti a misura che s’avea il denaro delle sovvenzioni, ancor mostrano quanto fosse esausto l’erario di Napoli in quel tempo. Veg. anche i diplomi del 25 maggio, 5 e 23 giugno nelle seguenti note.
[238]Diplomadel 23 giugno 1299, dal registro del r. archivio di Napoli segnato 1299, A, fog. 111, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 16, dal quale si ricavano i seguenti particolari:
Che Giacomo avea lasciato in Sicilia 79 cavallialferrati(cioè uomini scelti, armati da capo a pie’, donde forse presero il nome gli alfieri o portatori d’insegna), 422 altri cavalli, e 1,156 fanti; da pagarsi da gennaio ad aprile 1299, per once 5,259; e per maggio ancora, nel numero di 78 cavalli alferrati, 426 cavalli e 1,203 fanti, per once 2,071,15.
Che la flotta catalana si dovea pagare per 5 mesi da gennaio a tutto maggio; ma si contentava di 4 mesi di soldo per once 8,951, essendo rimasta gran pezza ne’ porti.
Che tornaron di Sicilia con Giacomo alferrati 28, cavalli 425, fanti 151 ch’erano già soddisfatti in Napoli.
Che i Catalani andavan creditori inoltre di once 6,085,28, per supplimento a’ cavalli morti o perduti.
Da ciò si argomenta ancora che a tutto dicembre 1298, avea pagato queste genti il papa o re Carlo.
[239]I mercatanti fiorentini, massime della compagnia de’ Bardi, prestavan danari a re Carlo, pigliando in sicurtà o in isconto la tratta de’ grani.
Diploma dell’ultimo febbraio duodecima Ind. (1299), nel quale si legge che il danaro col quale gli angioini comperarono dal traditore Berengario degli Intensi la città d’Otranto, era stato pagato in parte dal mercatante Bartolomeo della compagnia dei Bardi, la quale avea promesso dare in prestito alla corte di Napoli a tutto marzo 1299 once 4,000, e le era stata ceduta la tratta di 40,000 salme di frumento. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 22.
Diploma del 25 maggio duodecima Ind. a Lippo Ildebrandini e altri della compagnia de’ Bardi di Firenze. Saducetto d’Adriagraffieredi Carlo II, e Consalvo Garzia cavaliere di re Giacomo, erano stati deputati insieme a raccorre il danaro della sovvenzione generale per la guerra, e tutt’altro danaro appartenente a Carlo o a Giacomo. La compagnia Bardi avea promesso once 4,000 per prezzo della tratta di 40,000 salme di grano. E i due suddetti le davan questa scritta per le once 4,000, da lei veramente pagate. Reg. cit. 1299, A, fog. 185.
Diploma del 5 giugno duodecima Ind. Carlo II dà cautela per 10,000 once d’oro, pagate da alcuni mercatanti della compagnia degli Spini di Firenze, mercatanti di Bonifazio VIII. Questo danaro era stato rassegnato in vari giorni, a un cassiere dei re e a Consalvo Garzia. E Bonifazio il dovea a Carlopro pretio quorundum jocalium. Ibid., fog. 183.
Diploma del 23 giugno. Sen vede che a tutto quel mese Giacomo dovea a Pietro Cornel condottiero, per stipendi e prezzo di cavalli, once 1,941. Per mezzo de’ Bardi ne fu pagata una parte in Provenza; il rimanente dovea soddisfarsi entro un anno. Ibid., fog. 112. Questo Cornel, citato dallo Speciale come consigliator della ritirata da Siracusa nel 1298, nella state del 1299, pria della nuova impresa, se ne tornò in Ispagna, come si vede da un altro diploma dato l’8 giugno, ibid., fog. 104, che gli accordò il permesso dell’uscita dalle frontiere.
Diploma del 23 giugno duodecima Ind., per once 1,120 date in prestito da Benedetto Bonaccorsi della compagnia de’ Bardi di Firenze, con cessione di tratta dì grani. Ibid., fog. 141.
Diploma del 23 giugno 1299, ibid., fog 96 a t., che contiene altri imprestiti e cessione della tratta di grani alla compagnia de’ Bardi di Firenze.
Diploma dell’ultimo di giugno duodecima Ind. Altri imprestiti de’ Bardi. Ibid., fog. 97.
Diploma dell’ultimo di giugno. Da questo si vede che la compagnia de’ Bardi avea casa in Marsiglia; e che avea tratto di Marsiglia e pagato in Napoli once 2,200 per tasse di Provenza, e decime ecclesiastiche di quelle chiese, concedute dal papa per la presente guerra. Ibid., fog. 185 a t.
Altro diploma del 4 luglio, ibid., fog. 147, per altri imprestiti di mercatanti italiani.
Diploma del 2 agosto duodecima Ind., ibid., fog. 167 a t., per un’altra tratta di vittuaglie alla stessa compagnia.