Chapter 18

Altri se ne veggono sullo stesso proposito nell’Elenco delle pergamene del medesimo r. archivio, tom. II, pag. 193, 213 e 215, in data del 5 maggio 1298, 7 gennaio, 20 e 25 febbraio 1299.Molti altri diplomi attestano che la compagnia de’ Bardi avea in affitto la zecca di Napoli; e talvolta gli ufici delle segrezie di qualche provincia.[240]Veg. la nota238, pag. 128.[241]Diploma del 12 febbraio duodecima Ind. 1299, dall’archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 17. Vi si legge come tre cardinali da parte di Bonifazio aveano intimato a Carlo che pensasse a soddisfare i grossi debiti verso la santa sede, per imprestiti a lui e al padre, censo non pagato, e sussidi sì nella guerra, sì per lo maritaggio della figliuola con re Giacomo.[242]Diplomi del 18 e 20 marzo, 8 e 23 aprile, dai quali si ritraggono vari atti di forza privata commessi da masnade e genti armatesi popolarmente in Vico, Maddaloni, e altre terre anche in Principato. Ibid. fog. 21 a t., 23 a t., 30 a t., 51, 75.[243]Diploma del 25 marzo duodecima Ind. per le vittuaglie che si portavano clandestinamente a’ confini dei nemici in Basilicata, particolarmente dalla terra di Colubrano. Reg. cit. 1299, A, fog. 24 a t.Diploma del 9 aprile duodecima Ind., al capitano di Bari. È la commissione del suo uficio, pel buono e pacifico stato de’ cittadini, e perchèab hostium non ledantur insidiis. Ibid., fog., 26.[244]Diploma del 22 marzo duodecima Ind., ibid., fog. 23, nei quale si legge un capitano in Lucera.Diploma del 26 marzo duodecima Ind., pel quale è eletto un capitano in Bari con mero e misto impero. Ibid., fog. 25.[245]Diploma del 26 marzo duodecima Ind. (1299), col quale è fornita una picciola somma per riparazione delle galee testè tornate di Sicilia. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 524.Diploma del 9 aprile duodecima Ind., perchè si fornissero di biscotto alcune galee napoletane e aragonesi nel porto d’Otranto. Ibid., fog. 31 a t.Diploma del 12 aprile duodecima Ind., per comperarsi subito gran copia di stoppa da rispalmar le galee. Ibid., fog. 51 a t.Diploma del 2 maggio duodecima Ind., per cinque galee catalane ch’erano a Brindisi, e si dovean vettovagliare, e armarne quattro, non bastando la gente per cagion delle malattie. Ibid., fog. 65 a t.Diploma del 29 maggio duodecima Ind. Remiganti in gran copia assoldati in Pozzuoli, Salerno, Sorrento, e Castellamare. Ibid., fog. 85.Vari diplomi del 30 maggio duodecima Ind., per remiganti da assoldarsi in Gaeta, Amalfi, Castellamare e altri luoghi. Ibid., fog. 93.Diploma del 2 giugno, per armarsi dieci galee e provvedersi di viveri. Ibid., fog. 87.Tre diplomi della stessa data, che contengono altre richieste di uomini per la flotta. Ibid., fog. 88 e 99.Diploma del 23 giugno, per armamento di galee in Brindisi. Ibid., fog. 97.[246]Riguardo all’esercito si trovano nel r. archivio di Napoli questi documenti:Diploma del 28 marzo duodecima Ind., per lo quale fu differita infino alla pasqua l’adunata in arme di tutte le milizie feudali a Foggia, bandita prima per marzo. Reg. 1299, A, fog. 26 a t.Diploma del 18 aprile duodecima Ind., perchè da Principato e Terra di Lavoro si recassero in Napoli balestrieri e fanti. Ibid., fog, 51 a t.Diploma del 27 aprile duodecima Ind., Chiamata al militar servigio in Calabria. Ibid., fog. 80.Diploma del 2 maggio, duodecima Ind., per trovarti balestrieri e pedoni pronti agli ordini di Roberto duca di Calabria, vicario generale. Ibid., fog. 54.Diploma dell’8 maggio, duodecima Ind. Chiamata al militar servigio e allo addoamento. Ibid., fog. 79.In tutto il registro 1299, A, ci son molti altri diplomi per armamento de’ cavalli all’impresa di Sicilia.[247]Diploma del 18 aprile, duodecima Ind., al castellano di Pozzuoli, per aver cura che di quella spiaggia non andasser marinai a Ischia e Procida, e non si facessero segnali alle dette isole con fuoco e fumo. Reg. cit., fog. 51 a t.Diploma del 6 maggio, duodecima Ind,, pel quale è differito l’ordine dato al comune di Aversa che mandasse 1,000 uomini,armis et instrumentis aliis decenter munitos ad rebelles insulas nostras Iscle Capri et Procide. Ibid., fog. 61.Diploma del 5 giugno 1299. Ibid., fog. 103 a t. Per adunarsi fanti con accette e scuri da mettere a guasto le campagne d’Ischia, ove Giacomo si dovea portare con la flotta. Napoli dovea fornir 400 uomini, Aversa 300, Capua 300.Diploma del 12 giugno, duodecima Ind. Si doveano pagare per 10 dì, alla ragione di dieci grani al giorno, i 300 fanti d’Aversa, mandati pel guasto d’Ischia. Provvedeasi che il danaro si ritraesse da una contribuzione degli abitanti d’Aversa. Ibid., fog. 128.[248]Veg. docum. XXVI e XXVII, e questi altri:Diploma del 12 marzo, duodecima Ind. (1299), per la custodia degli statichi del castell’Abate. Reg. cit. 1299, A, fog. 45.Diploma del 14 marzo. Il dì 20 i principi Roberto e Filippo si dovean trovare con le genti loro sotto il castell’Abate, per combatter quelle di Federigo, se venissero al soccorso. Perciò, affinchè abbian giusto numero di cavalli e fanti, è provveduto:quod de quolibet foculario mictant servientem peditem unum, munitum armis decentibus et expensis que sibi sufficient amorandum ibidem cum duce prefato. Ibid., fog. 46.Diploma del 28 marzo. Per la medesima cagione, chiamati al militare servigio i feudatari delle città di Napoli, Capua ed Aversa pel 14 aprile. Ibid., fog. 2 a t.Diplomi del 1 e 2 aprile duodecima Ind. (1299), per milizie presentatesi al castell’Abate,coram Roberto primogenito nostro duce Calabrie. Ibid., fog. 36.Diplomi dell’8 e 9 aprile, da’ quali si scorge che Apparente di Villanova castellano del castell’Abate, consegnatolo agli angioini, ebbe salvocondotto a tornarsi in Sicilia. Ibid., fog. 6.Altro diploma dell’8 aprile, per gli stipendi delle genti che avean assediato il castell’Abate. Ibid., fog. 7 a t.[249]Diploma del 2 aprile 1299, risguardante il pagamento degli stipendi a 260 cavalli di Guidone di Primerano, a’ quali doveansi once 520 al mese, computato ogni milite per due scudieri. Si comanda che vadan subito alle frontiere de’ nemici a Rocca Imperiale e Ordeolo, per cavalcar continuamente quelle campagne, dandovi il guasto. In questo diploma si parla ancora di danari pagati ai Catalani e almugaveri di Berengario d’Intensa,e d’un negozioche costui dovea compiere. Vi si fe’ molta premura per l’assedio d’Ordeolo, ove si doveano adunare altre forze, e anche aiuti procacciati dal papa. Nel citato registro 1299, A, fog. 54.Diploma del 1 maggio, duodecima Ind., dal quale si vede che già Rocca Imperiale era venuta in man degli angioini. Reg. seg. 1299, A, fog. 69.Due diplomi del 2 maggio, duodecima Ind. (1299), coi quali son dati altri provvedimenti per l’assedio di Ordeolo; ed è creato un capitano in val di Crati e Basilicatacum mero et mixto imperio et gladii potestate, che vada subito a quell’assedio. Ibid., fog. 66 a t. e 68.Diploma del 14 giugno. È data autorità a Ruggier Sangineto di fermar patti con Berengario de Muronis milite, per la ricuperazione d’Ordeolo e Porta di Roseto. Ibid., fog. 128.Diploma del 15 luglio, duodecima Ind. Provvedimenti perchè non manchi il danaro a incalzar l’assedio d’Ordeolo. Ibid., fog. 124.Diploma dell’8 settembre tredicesima Ind. (1300), dal quale si vede che Ordeolo con Pietra di Roseto eran già in poter degli angioini. Reg. 1299–1300, C, fog. 331 o piuttosto 371.Diploma del penultimo maggio duodecima Ind. (1299). Provvedimenti per la espugnazione del castel di Squillaci. Ibid., fog. 86 a t.[250]Diploma del dì ultimo febbraio duodecima Ind. I principi Roberto e Filippo, da parte del re, in Otranto avean patteggiato con Berengario degl’Intensi che la tenea per parte de’ nemici. Berengario indi era, dice il diploma di Carlo II,ad fidem et mandata nostra reversurus, e gli si dovean pagare, per lui e la sua compagnia, once 2,856, 7, 10, per stipendi dal 18 ottobre undecima Ind. (1297) sino a tutto agosto della stessa Ind. Reg. cit. 1299, A, fog. 22.Diploma del 12 aprile duodecima Ind. (1299). Berengario d’Intensa avea preso statichi dalla terra di Montalto, e consegnatili a Stefano de Argat, sotto giuramento di custodirli per esso. Il re, non avendogli dato autorità a trattare, scioglie il giuramento dato allo stesso Berengario dall’Argat, e comanda che gli statichi si ritengan prigioni dal conte di Catanzaro. Ibid., fog. 49.Diploma del 23 aprile duodecima Ind., per liberarsi alcuni Catalani e Aragonesi della compagnia di Berengario d’Intensa. ch’erano stati messi in prigione. Ibid., log. 75.Diploma dell’8 giugno duodecima Ind., ove si dice che Otranto era tuttavia insidiata, e si sospettava di que’ medesimi Catalani della compagnia d’Intensa che l’avea consegnato agli angioini. Ibid., fog. 90 a t.Diploma del 6 luglio duodecima Ind., per alcuni uomini d’Otranto. Da questo si scorge che Guglielmo Palotta tenea già Otranto per Federigo, che gli fu sostituito Berengario d’Intensa, e che Palotta adesso era anch’eglifedeledi re Carlo. Ibid., fog. 160 a t.Niccolò Speciale, lib. 3, cap. 15, dice chiaro il tradimento di Berengario, ch’era stato sostituito a Guglielmo Palotta nel comando d’Otranto. Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 38, afferma che Berengario degl’Intensi, preso ad Aversa, fu liberato sotto sicurtà, per procaccio di Giacomo.[251]Tre diplomi del 25 giugno, reg. cit. 1299, A, fog. 132 a t. e due del 2 luglio, ibid., fog. 119 a t. 120, svelano quest’altro tradimento. Un tal che tenne il castello di San Giorgio in Calabria, prima per Giacomo re di Sicilia, poi per Federigo, or abboccatosi col medesimo Giacomo, avea pattuito di render il castello a Carlo II, se gli si pagassero i soldi corsi, suoi e del presidio che montavano ad once 55. Non è mestieri aggiugnere che Carlo fece dar subito la moneta.Da un altro diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300, reg. seg., 1299–1300, C, fog. 372, segnato per errore 332, si vede che il nome di costui era Albagno d’Aragona. Con questo diploma si ordinava a favor di lui un altro pagamento.Altri fallirono a Federigo, forse senza vender castella a’ nemici. Tali sembrano i casi de’ due documenti seguenti.Diploma del 10 aprile duodecima Ind. Guidone Lombardo, già nemico, si era convertito. Datagli in feudo la terra di Monforte in Sicilia, ch’ei tenea da Giacomo e da Federigo. Ibid., fog. 13.Diploma del 3 giugno duodecima Ind. Perdonato a Gerardo di Bonavite da Firenze, se tra 15 dì tornasse alla ubbidienza. Costui era stato disertore la prima volta dagli angioini ai nostri; ora era ad Ischia, e pensava tornare a’ primi con un nuovo tradimento. Ibid., fog. 89.[252]Honor est quod onus alleviat, leggesi ne’ due diplomi dati il 10 aprile duodecima Ind. (1299) per la tradigione che racquistava a Carlo II le terre di Martorano e Taverna. Nel r. archivio di Napoli, reg. citato 1299, A, fog, 13 e 38, a t.[253]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 12, 13.[254]Diploma del 24 giugno 1299, nel r. archivio dì Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 113, a t.[255]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14.Il tempo della morte di Corrado Lancia si argomenta anco da un diploma del 15 giugno 1299, sottoscritto da Vinciguerra Palizzi cancellier del regno, in Testa, op. cit., docum. 17.[256]Del tradimento di costui fa fede anco un diploma di Carlo II, dato a 13 settembre tredicesima Ind. (1299), col quale son rimesse tutte lor colpe a Salvacossa, protontino d’Ischia, e agli altri abitanti che piegarono a parte siciliana, ma poi,succedentibus prosperis, dice il diploma, tornarono in fede. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 37, 38.[257]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 18.Anon. chron. sic., cap. 62 e 63, e diploma di Federigo, dato il 6 luglio 1299, ivi trascritto.Veggansi ancora, Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII, pag. 174.Cronaca di Bologna, ibid., tom. XVIII, pag. 304, dove è errato il giorno della battaglia, e portato il numero delle nostre galee a 33, delle nemiche a 55.Cronaca di Cantinelli, presso Mittarelli, Rer. Faventinarum script. Venezia, 1771, pag. 311.Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX.Tolomeo di Lucca, ibid., tom. XI, pag. 1303.Gio. Villani, lib. 8, cap. 29, che si mostra assai male informato dei fatti di tutta questa guerra. Ei fa montare le galee nemiche a 70, e le nostre a 60, e dice Federigo Doria ammiraglio dell’armata siciliana. I nostri storici tacciono il nome di questo ammiraglio.Una delle galee siciliane prese in questa battaglia fu prestata dal governo di Napoli a Francesco Ildebrandini di Firenze. Diploma dato di Napoli a 20 luglio duodecima Ind. (1299), reg. cit., 1299, A, fog, 174, a t.[258]Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII, pag. 174. Vi si legge qualche errore nella cronologia di questi fatti; ma ciò non toglie alla ragione probabilissima che l’autore assegna a questa partenza di Giacomo, da non potersi spiegare abbastanza con la moderazione verso il fratello, o infedeltà con parte angioina, che gli attribuiscono gli scrittori guelfi.La stessa ragione è detta nella cronaca di Cantinelli citata nella nota precedente. Ivi si legge che Giacomo tornò in Catalogna,quia dominus papa Bonifacius noluit sibi dare stipendia que sibi promiserat.[259]Questa testimonianza dello Speciale, acquista maggior fede da’ documenti del r. archivio di Napoli.Diploma del 24 giugno 1299, pel quale si provvede che i condottieri, con le compagnie mercenarie, si faccian trovare a Nicotra, ove andrà Giacomo con la flotta a imbarcarli. Reg. 1299, A, fog. 96 a t., e 113 a t.Due diplomi del 20 luglio duodecima Ind. indirizzati a Egidio di Foloso e Stefano Testardo, condottieri, perchè subito si portassero a Nicotra per passare in Sicilia. Quivi si legge che il governo angioino facea opera a mandare in Sicilia quanta maggior forza potesse. Ibid., fog. 182.[260]Nic, Speciale, lib. 4, cap. 15.[261]Diploma del 5 agosto 1299, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 19. Si prometteano a Giacomo per tutta la sua vita 2,000 once all’anno, e 6,000, nel caso che si racquistasse tutta l’isola.[262]Diploma del 18 luglio 1299, da’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 190.[263]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 15.Anon. chron. sic., cap. 63.[264]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14. Leggesi nell’Anon chron. sic., cap. 62, la citata epistola di Federigo, data di Messina a 6 luglio 1299, pubblicata ancora in altre opere.[265]Diplomi del 19 luglio duodecima Ind. (1299). Rostaino Cantrlemi, eletto capitano dell’armatetta, che dovea partir subito contro le ribelli isole d’Ischia, Procida, Capri. Nel r. archivio di Napoli, reg seg. 1299, A, fog. 152 e 173.Diploma del 20 luglio. Promessa di perdono agli uomini delle dette tre isole, Ibid., fog. 152.Diploma del 29 luglio. Pei fanti e cavalli d’Aversa, levati per la fazione d’Ischia. Si dovean pagare i primi alla ragione di grana dieci al giorno, i secondi di un tarì e grana dieci al giorno. Ibid., fog. 177.Diploma del 30 luglio duodecima Ind. 1299, anno 15 di Carlo II, indirizzato alla moglie di Tommaso di Mattafellone. Dopo la recente vittoria navale su i nemici, Ischia e Capri erano tornate al nome regio. Perciò liberasse immantinenti Corrado Salvacossa, datole prigione per iscambiarlo col marito di lei, prigione de’ nemici, al quale sarebbe provveduto altrimenti. Ibid., fog. 133.Diploma del 31 luglio, ibid. Somigliante comando a Ludo de Huc, al quale il governo avea dato il prigione Giovanni Abbate d’Ischia, in compenso de’ danni che Ludo avea sofferto una volta, prigione in man de’ nemici. In entrambi questi diplomi si fanno grandi parole della vittoria che,jam patet in orbem, e della clemenza verso gli abitatori di Capri e Ischia.Diploma del 13 settembre tredicesima Ind. (1299), per tenersi Ischia in demanio. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 3.[266]Due diplomi dati di Salerno il 16 agosto duodecima Ind. (1299), pel quali Pietro Salvacossa milite è eletto protontino d’Ischia, e si vede che queste uficio era di comandante in secondo luogo nell’armata. Vi si leggono straordinarie lodi ed espressioni di benevolenza per costui. Reg. cit. 1299, A, fog. 170, a t.Diploma dato dì Salerno il 16 agosto duodecima Ind., nel quale costui è eletto capitan generale delle navi nel regno di Napoli:Te igitur capitaneum vassellorum nostrorum que armantur et armabuntur in antea in partibus istis pro tempore generalem, Rogerio tamen de Lauria militi regni Sicilie et Aragonum ammirato dilecto consiliario familiari et fideli nostro cum in partibus istis erit superioritate officii reservata, duximus usque usque ad beneplacitum majestatis nostre statuendum eum plena meri et mixti imperii et gladii potestate, etc. ibid., fog. 171.Diploma del 4 ottobre tredicesima Ind. 1299, 15odel regno di Carlo II, pel quale è riconceduta a Pier Salvacossa, protontino d’Ischia, la terra di Castronovo in val di Mazzara presso Vicari, e i casali di Palagonia, Calaczura e Calatalfati in val di Noto. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 6.Diploma del 4 agosto tredicesima Ind. 1300, dal quale si vede che Salvacossa era naturale d’Ischia. Ibid., fog. 71 a t.[267]Docum. XXXI.Un altro diploma del 17 luglio, a Tommaso di Ortona, tesoriere presso Roberto, dispone che delle once 2,000 mandategli in carlini d’oro e d’argento e tornesi d’argento, si pagassero le genti d’arme lasciate da Giacomo in Sicilia, compresivi i 100 cavalli di Ruggier Loria. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 174.Un altro del 29 luglio porta la elezione di Giovanni di Porta a maestro razionale nell’isola di Sicilia presso Roberto. Ibid., fog. 132 a t.Talchè si può argomentare che la corte angioina volesse far mostra d’istituire presso il vicario di Sicilia un ordinamento di amministrazione speciale, rendendo alla Sicilia que’ benefici che le erano stati tolti per le novazioni di Carlo I.[268]Diploma del 18 luglio duodecima Ind. (1299). Una nave di mercatanti italiani avea portato in Milazzo vin greco e altre merci, che sembran d’uso domestico, a Ruggier Loria. Ei ne pagò parte; per lo rimanente, che volea gittar addosso a Carlo, die’ in pegno argento e masserizie. E Carlo infatti, tolse su di sè il debito, ragionandolo sugli stipendi dell’ammiraglio. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 155 a t.Diploma dell’ultimo luglio Duodecima Ind. Per biscotto da consegnarsi a richiesta di Giacomo o dell’ammiraglio. Ibid., fog. 200.Diploma del 2 agosto duodecima Ind. Per mandarsi una galea con foraggi a Gualtiero conte di Brienne e di Lecce, militante in Sicilia. Ibid., fog. 136 a t.Diploma del 19 agosto. Per farsi tornare all’armata in Sicilia alcuni marinai di castell’Abate, che se n’eran fuggiti. Ibid., fog. 138 a t.Diplomi dell’11 e 29 agosto 1299, per grano, orzo e semola mandati all’esercito in Sicilia, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 222 e 223. Dall’ultimo di questi diplomi si scorge, che nel corso d’agosto si sparse nuova in Cotrone che Roberto si fosse ritirato di Sicilia, onde fu venduto in quella città un carico di vittuaglie ch’era a lui destinato.Ricadono a un di presso in questo tempo, e perciò le noto qui, le seguenti concessioni feudali che non mi è paruto accennare nel testo, ma pur possono mostrare, che la corte di Napoli non cessava di gratificar di beni i suoi settatori più fedeli.Diploma del 19 marzo duodecima Ind. 1299, pel quale fu conceduto a Squarcia Riso milite, il castello e la terra,Sancti Filadelli(San Fratello)situm in valle Demonis, in vece di quel di Sortino, datogliolim serviciorum tuorum intuita, ma tenuto da’ Siciliani. R. archivio di Napoli, reg. 1299, A, fog. 48 a t.Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Conceduta a Matteo ed Arrigo Riso militi, e a Francesco Riso da Messina, la terra di Geremia in Calabria. Ibid., fog. 149.Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Ratificata la concessione feudale del castel di Baccarati in vai di Noto, presso Aldone e Caltagirone, che Giacomo re d’Aragona avea già fatto a Filippo de Porta, in cambio di Castrocucco, da lui posseduto in Principato. Ibid., fog. 155.Diploma senza data, che trovasi nello stesso registro 1299, A, appartenente alla duodecima Ind. cioè infino al 31 agosto. Pel castello di Cuttuli in Principato, già promesso a Ruggier Loria in restituzione o dono. Ibid., fog. 113.[269]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 1 e 2.La morte ignobile e povera di costui è detta dallo Speciale. I documenti tratti dal r. archivio di Napoli, che qui notiamo, provano che la corte angioina dapprima volle dar qualche facoltà a questo gran feudatario siciliano, ma lo spregiava come avvien sempre a’ traditori.Tre diplomi del 26 aprile tredicesima Ind. (1300). Manfredi Maletta conte dì Mineo è fatto castellano di Manfredonia; e insieme si provvede a tramutare in Barletta i prigioni ritenuti in quella fortezza. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 146 a t.Diploma del 12 maggio tredicesima Ind. Perchè la prescrizione non noccia a Manfredi Maletta, ritenuto da buone ragioni a sperimentare i suoi dritti su certe castella. Ibid., fog. 221 a t.Tre diplomi del 18 maggio seguente. Perchè il castel di Manfredonia fosse consegnato a Maletta, ma i prigioni e le armi tramutati nel castel di monte Sant’Angelo, e le vittuaglie consegnate a un cittadino di Manfredonia. Ibid., fog. 250.Diploma del 30 luglio tredicesima Ind. 1300. Era stata commessa al Maletta, ancorchè degno di cose maggiori, la custodia di Monte Vultocum gualdo suo et vallis Vitalbe. Ibid., fog. 291.Diploma del 3 agosto seguente. Ritoltagli questa custodia, perchè appartenea a Giovanni di Monforte. Ibid., fog, 264.Diploma del 18 agosto tredicesima Ind. Legittimazione di Matteo Maletta, figliuol naturale del.vir nobilis comes Manfridus Malecta. V’era scritto ancora comes Minei, e si vede cancellato. Ibid., fog. 396 a t.Diploma del 1 settembre decima quanta Ind. (1300). È affidata al conte Manfredi Maletta la custodia della regia foresta e palagio di San Gervasio. Ibid., fog. 176.Si vede da questi diplomi qual poca fidanza avesse il governo angioino in questo sciagurato, e quanto lo disprezzasse nei medesimi favori che gli dispensava, per allettare coll’esemplo i baroni siciliani all’abbandono della santa causa ch’avean preso a sostenere.[270]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3, 4, 5.[271]Quondam pater patriae, qui Romanos hactenus redolebas. Ibid., cap. 7.[272]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 6.[273]Diplomi di Federigo, dati la più parte di Castrogiovanni d’ottobre 1299, co’ quali confermò alla città di Caltagirone le sue leggi e consuetudini, la proprietà de’ suoi beni, la franchigia della tassa de’ marinai, e le die’ inoltre un casale e un feudo. Privilegi di Caltagirone, lib. 1, fog. 1, 25 e 48, citati dal padre Aprile, Cronologia di Sicilia; cap. 22 a 25.[274]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 7.Anon. chron. sic., cap. 64.Montaner, dopo lungo silenzio, ripiglia in questo tempo la narrazione de’ fatti di Sicilia, con dire al capitolo 190, che il duca Roberto era già in Catania, consegnatagli da messer Virgilio, dice egli, di Napoli, e due altri cavalieri. D’altronde ei si mostra non men restio che male informato, nel parlar di queste vicende.I nomi de’ traditori e la liberalità senza misura che adoperò con essi la corte angioina, si veggono da’ seguenti diplomi. Le prime concessioni sonvi date il dì 11 ottobre 1299; e indi è da argomentare che quel giorno, o poco innanzi, entravano i nemici nella tradita Catania.Diploma del 26 dicembre tredicesima Ind. (1299).Attendentes fidem et merita fructuosa Virgilii de Catania militis, il re lo elegge consigliere e famigliare suo, e lo raccoglie nella regia casa. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.Diploma del 29 dicembre tredicesima Ind. 1300 (deve intendersi anche 1299, secondo il nostro computo, perchè la cancelleria angioina, come abbiamo notato più volte, ragionava il nuovo anno dal venticinque dicembre). È conceduto a Virgilio deCataniamilite, il castel di Vicari e il casal di Ciminna. Fatta la concessione da Roberto, ratificata dal re con questo diploma. Ibid., fog. 41.Diploma del 9 gennaio tredicesima Ind. (1300). Confermato a Margherita di Scordia da Catania,filia quondam magistri Michaelis de Sanducia, il casale di Scordia in val di Noto, ch’essa ebbe per successione del padre. Ibid., fog. 180 a t. Credo che costei fosse la moglie di Virgilio, che forse n’ebbe in dote il feudo di Scordia, e prese questo titolo col quale il chiama sempre Speciale.Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II. Vi è trascritto un privilegio di Roberto, dato di Catania a dì 11 ottobre tredicesima Ind. (1299), pel quale furon dati in feudo al detto Virgilio il tenimentoPiccarani, tenuto da Matteo di Termini ribelle, il tenimentoScorpionis et casale Chifala(forse Cefalà Diana), nella Sicilia oltre il Salso; sotto condizione di dargliene compenso, se gli uomini di quelle terre tornassero in fede a patti. Ibid., fog. 67.Diploma del 20 luglio 1300, dov’è trascritto un altro privilegio di Roberto, dato anche di Catania il dì 11 ottobre 1299, confermandosi a Virgilio di Catania il castello di Thadar in val di Noto, ch’egli tenea tra i beni dotali; con la solita diceria de’ suoi grandi meriti nella conversione di Catania. Ibid., fog. 68 a t.Diploma della stessa data, dove n’è trascritto uno di Roberto dell’11 ottobre 1299. Vi si riconcedono a Virgilio di Catania i casali di Pbake, Bayano, e Pisone in vai di Castrogiovanni. Ibid., fog. 69.Diploma del 20 luglio 1300, docum. XXXVI. Vi si legge chiaramente, al par che nei diplomi sopra citati, e quasi con le stesse parole, la parte principalissima che questo Virgilio avea avuto nel tradimento di Catania, e prendea in trattarne degli altri.S’intinsero nel tradimento di Virgilio o parteciparono de’ suoi frutti, Simone fratello, e Giacomo figliuolo di lui.Diploma dato di Napoli a 4 agosto, tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II, nel quale è trascritto un privilegio di Roberto dato di Catania l’11 ottobre 1299, tredicesima Ind. Di questo Simone è detto che i Catanesi tornarono alla ubbidienza, ejusministerio ac Virgilii de Catania militis fratris sui. Al momento gli era stata conceduta l’aspettativa d’un feudo del valore di once 50 annuali. Or gli si assegnavano i casaliChanzerie, Consene, Contiminii et Racalginegi exhabitata ab antiquo, di qua dal Salso, presso Caltagirone. Ibid., fog. 86.Diploma dato di Napoli il 20 luglio tredicesima Ind. 1300, in cui n’è trascritto uno di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299. Son conceduti a Giacomo di Catania, figliuolo di Virgilio, i castelli di Calatamauro e di Bivona, tenuti, il primo da Guglielmo Calcerando, l’altro da Ugone Talach. La concessione in Catania si vede fatta, com’era uso, innanzi molti nobili, Guglielmo eletto Salernitano, vicario pontificio nell’isola e cancelliere del re, Loria, Amerigo de Sus, Ruggier Sanseverino, e altri conti. Ibid., fog. 33 e 64. Il principio di questo diploma è nel fog. 33, il fine nel 64, perchè questo e molti altri registri furono legati ad occhi chiusi negli andati tempi. Ma si veggon le tracce della antica numerazione delle pagine, cioè xxxij nel attuale 33, e xxxiij nell’attuale 64.Ho cavato dal r. archivio di Napoli i nomi degli altri traditori, per congegnarli alla esecrazione di tutti i Siciliani. Oltre Napoleone Caputo, di cui parla lo Speciale, e Simone e Giacomo di Catania, l’un fratello, l’altro figliuolo di Virgilio, furono Gualtiero Pantaleone, Gualtiero Lamia e Tommaso Connestabile.Diploma del 26 dicembre 1299, pel quale Napoleone di Catania fu creato consigliere e famigliare del re, con la stessa formola del diploma della medesima data per Virgilio di Catania. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.Diploma del 20 dicembre 1299, nel quale con le medesime parole del diploma dell’ugual data, riportato di sopra per lo stesso Virgilio, Napoleone di Catania milite ebbe in feudo i casali di Avola e Buscemi, e quel disabitato di Momolina. Ibid., fog. 41.Diploma del 26 dicembre 1299. Con le stesse parole di que’ di Virgilio e Napoleone, fu creato Gualtiero di Pantaleone di Catania, consigliere e famigliare del re. Ibid., fog. 42 a t.Diploma del 24 gennaio 1300 tredicesima Ind., anno 16 di Carlo II. Ratificata con privilegio la concessione feudale del casale di Silvestro in territorio di Lentini a Gualtier Pantaleone di Catania,quem militari nuper decoravimus cingulo. Ibid., fog. 52 a t.Diploma del 25 gennaio stesso. È conceduto a questo Gualtier Pantaleone il casal di Biscari in val di Noto, in merito della fede e prontezzaquibus in procuranda reversione civitatis Cathanis ad fidei nostre cultum laborasse dignoscitur. Ibid.Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II.Con le medesime formole è conceduta a Gualtiero de Lamia da Catania, stato sempre fedele in cuor suo, il tenimento di Vaccarato in territorio d’Aidone. Ibid., fog. 54.Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, pel quale è conceduto il casal di Muletta in Val di Mazzara a Tommaso deComestabulì de Thasina civis Cathanie, un tempo ribelle, e poi, dopo il racquisto di Catania, voltosi a servire con efficacia Roberto. Ibid., fog. 85.Due altri diplomi parlan di altri; certo traditori, ma non forse in questo fatto di Catania.L’uno è dato il 28 dicembre 1300 (1299) tredicesima Ind., anno 15 di Carlo II, e contiene le seguenti concessioni: A Pietro di Monte Aguto, Racalmuto e Caccamo; a Gilberto di Sentillis, Giarratana e Palazzolo; a Ugolino di Callaro, Licodia; a Pietro Sossa, Calatafimi e Calatamauro in val dì Mazzara; a Simone di Belloloco, il caste! di Tane o Gane, e il casale di Chondroni o Thondroni, in vece del cartel di Sortino, concedutogli da re Giacomo all’assedio di Siracnsa, nell’ignoranza che Carlo lo avesse già dato a Squarcia Riso. Ibid., fog. 42.L’altro il 2 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Conceduti a Giuliano d’Alessandro da Siracusa i casali di Cassibari e Lungarini. Ibid., fog. 56 a t., e duplicato a fog. 20.[275]A costui fu data in premio Licodia. Veg. il diploma del 28 dicembre 1299, citato nella nota precedente.[276]Nic. Speciale, lib. 5, cap, 8 e 9.[277]Et que(servitia)ad presens sub continuis laboribus in convertendis ad fidem predictam aliis civitatibus et locis insule Sicilie prestat, etc., si legge nel docum. XXXVI.[278]Anon. chron. sic., cap. 64.....Non tamen quod aliquod ipsorum captum fuerit a dictis hostibus ex pretio sive pugna.[279]Lo principe de’ nuovi FariseiAvendo guerra presso a Laterano,E non con Saracin, nè con Giudei,Che ciascun suo nimico era Cristiano,E nessuno era stato a vincer Acri,Nè mercatante in terra di Soldano.Dante,Inf., c. 27.Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.Breve di Bonifazio, dato il 13 giugno anno 5, da Anagni, in Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 6.Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 970.[280]Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 4; e 1301, §§. 1 e 2.[281]Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41 e 47, in Muratori, R. I. S., tom. IX.[282]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 9.Raynald, Ann. ecc., 1299, §, 4.[283]Raynald, Ibid.[284]Così io scrissi nella prima edizione, prestando fede allo Speciale piuttosto che a Montaner, il quale sostiene a cap. 192, che il principe di Taranto fosse mandato dal padre per porre in terra a capo d’Orlando, e andar a trovare Roberto in Catania; ma che stigato da’ suoi, per cupidità di gloria e di preda, si deliberava ad assaltar Trapani. La lettera di Carlo II, docum. XXXII, or toglie ogni dubbio, e attesta la grande esattezza dello Speciale, narrando come lui i particolari dell’impresa del principe di Taranto.[285]Ho a un di presso voltato in italiano lo Speciale, il quale forse presta le sue frasi al buon Sancio, ma certo riferisce fedelmente il consiglio.[286]La citata lettera di Carlo II a Filippo il Bello, dà al principe di Taranto a un di presso seicento cavalli, e gran forza di fanti. Angelo di Costanzo, scrittore del secolo XVI, porta i fanti a mille; ma le parole di Carlo II sembrano indicare un maggior numero L’epistola di Federigo ai Palermitani, citata qui appresso, dice anche seicento i cavalli nemici; Speciale settecento. Il Montaner, cap. 192, esagerando senza freno, fa montare la forza de’ nemici a 1,200 cavalli, e de’ nostri a 600 cavalli e 3,000 fanti; e toccando gli ordini della battaglia, dice messi da Federigo alla vanguardia Calcerando, Moncada e Blasco, i fanti alla dritta, e i cavalli alla mancina; il che mal s’accorda con la descrizione di Speciale, più particolareggiata e più degna di fede.[287]Il Montaner porta abbattuta da Federigo la bandiera di Filippo, e indi i due giovani principi strettisi a combatter tra loro; e dall’Aragonese morto il cavallo all’Angioino, onde Martino Peris D’Aros s’era avventato a costui per spacciarlo, se non che Federigo il trattenne ad onta di Blasco Alagona. È evidente, che Speciale non avrebbe defraudato il suo re di questa gloria di abbattere il principe di Taranto; e che perciò il racconto del Montaner si dee noverar tra le disorbitanti sue favole ad esaltazione de’ reali d’Aragona.[288]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 10.Anon. chron. sic., cap. 56 e 57, ov’è trascritta la epistola di Federigo a’ Palermitani.Epistola citata di Carlo II, docum. XXXII.Gio, Villani, lib. 8, cap. 34.Montaner, cap. 192.Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304, che con picciolo anacronismo porta questa battaglia nel 1300.[289]Questo privilegio, dato in Palermo il 20 dicembre 1299, è pubblicato dal de Vio, privilegi di Palermo, pag. 24.Il Testa, op. cit., pag. 98, dice anche accordate da Federigo larghissime franchige a Marsala, perchè que’ cittadini aveano egregiamente meritato nella battaglia della Falconarìa, capitanati da Giovanni di Ferro. Ma ei non cita questo privilegio, nè a me è venuto fatto di trovarlo, o vederne cenno negli scrittori contemporanei.[290]Nic. Speciale, Anon. chron. sic, e Montaner, luoghi citati.[291]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 11.[292]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.[293]Montaner, cap. 191.[294]Tommaso di Procida, seguendo la diffalta di Giovanni suo padre, passò a parte angioina; ove fu molto accarezzato, e resigli i beni paterni, come si vede dai diplomi citati nel cap. XV, pag. 104, 105, 106, e da un altro del 21 ottobre decimaquarta Ind, (1300), per la restituzione di altri stabili in Salerno. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 101, a t.[295]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.Anon. chron sic., cap. 68.Ramondo Montaner, cap. 191, narra assai diversamente questa fazion di Gagliano. Il primo errore è, che la pone innanzi alla battaglia della Falconarìa. Il secondo, che tace del tutto il tradimento del castellano, e dice andati a Gagliano i cavalieri della Morte, per combatter Blasco e Calcerando, che sapeano trovarsi in quel castello. Ei dà a’ nostri dugento cavalli e trecento pedoni; ai nemici in tutto cinquecento cavalli e assai fanteria. Quanto ai movimenti e ai casi della battaglia, si allontana assai meno dallo Speciale, anzi, in alcuni punti, s’accorda del tutto con esso. Io ho creduto seguir piuttosto Speciale che Montaner, perchè il primo è istorico più grave e nazionale, il secondo infedelissimo in questo periodo. Si potrebbe dubitare che il castellan di Gagliano fosse il medesimo istorico Montaner: ma io penso che no; 1o. pel nome diverso, appellandosi il castellano Montaner de Sosa, e l’istorico solamente Montaner; 2o. pel detto anacronismo rispetto alla battaglia della Falconarìa, nel quale il castellano non sarebbe caduto di certo; 3o. infine per quel nobile e cavalleresco carattere dell’istorico Montaner, incapace di un inganno di guerra, che può ben dirsi tradimento nerissimo.Degli uomini di paraggio uccisi o caduti in poter di Federigo in questi due combattimenti della Falconarìa e di Gagliano, ci fan fede anco i seguenti documenti: Diploma del 15 aprile tredicesima Ind. (1300). Per la tutela de’ figliuoli di alcuni cavalieri,nuper mortuiin Sicilia, guerreggiando contro i nimici. Nomina Simone Agrilleri, Goffredo de Mili, Adamo de Siliac e Goffredo di Joinville. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 143.Diploma del 22 aprile tredicesima Ind. Per la cura dei beni feudali di Giovanni di Joinville,militis captivi apud hostes. Ibid., fog. 258.Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Commessa a Filippo di Tuzziaco l’amministrazione de’ beni del suo parente conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici In Sicilia, ibid., fog. 93 a t.Diploma del 7 luglio tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto alla contessa di Corigliano, per andar a visitare il marito, prigione In Sicilia. Ibid., fog. 161.Un altro diploma della stessa data contiene dei provvedimenti pe’ vassalli del conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici. Ibid., fog. 162.Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., per l’amministrazione de’ beni de’ militi, baroni e altri feudatarì, che, combattendo pel re in Sicilia, caddero in man del nemico. Ibid., fog. 279 a t.[296]Veggasi cap. XXVII, pag. 164.[297]Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.[298]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 10 e 11.Diploma di Federigo, dato il 1 dicembre 1299, presso l’Anon. chron. sic., cap, 57.Diploma di Carlo II, dato il di 8 maggio tredicesima Ind. (1300). Il re commetteva a Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa, legati suoi a Genova, d’attraversare gli aiuti che preparavansi a Federigo; armandosi, com’ei sapea, due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, sotto specie di servir all’uopo delle sue guerre, ma in realtà per accompagnare quegli armamenti destinati alla Sicilia. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 195, a t.4 Federigo stese anche la mano a prender beni ecclesiastici in sussidio della guerra; ma assai discretamente, per non si concitar contro il clero siciliano, che teneva a lui non ostanti le istigazioni di Roma. Veggasi il trattato di Caltabellotta nel capitolo seguente, e i documenti citati dal di Gregorio, Considerazioni sopra la storia di Sicilia, lib. 4, cap. 5, e annotazione 49 allo stesso capitolo.[299]Docum. XXXII.[300]Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 513, 47.[301]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 15 e 16.[302]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 13, 14. Tra le ultime parole del breve son queste:Nonnulla vero alia pro subsidio negotii acies considerationis nostrae circumspicit, quae presentibus non duximus inserenda. Ibid., §. 21, si vede che Bonifacio scrisse ai Catanesi, rallegrandosi con loro della ribellione di Ragusa, di Noto e d’un’altra terra per parte angioina.[303]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 1 a 4, e nota del Mansi su lo stesso luogo. Bolla di Bonifacio, data 22 marzo, ibid., e nella cronica di Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41, in Muratori, R. I. S., tom. IX.[304]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10, che cita una bolla del 1 marzo 1300 a questo effetto.[305]Gio. Villani, lib. 8, cap. 36.Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 8.Cronaca d’Asti, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 191, 192. L’autore della Cron. d’Asti fu testimone oculare.Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 896.[306]Oltre le asserzioni di Bonifazio nel breve del 9 gennaio 1300, citato poco fa, questi sussidi forniti dalla corte di Roma nell’anno trecento, son provati da’ seguenti diplomi del r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C.Diploma dato di Napoli a dì 8 maggio tredicesima Ind. (1300). È una quetanza de’ danari che Bartolomeo de Capua, protonotaio e logoteta, avea ricevuto per conto del re dalla corte di Roma, e speso ne’ bisogni della guerra e dei reame. Vi si leggon le seguenti somme. Da papa Niccolò V, once d’oro 6,000. Da papa Bonifazio ad Anagni, in due volte, once 4,000, più 3,000, più 5,700. Dal medesimo a Roma, per mezzo di rari mercatanti a fin di pagare galee e uomini d’arme di Catalogna in quest’anno tredicesima Ind. once 4,000. Infine anche in Roma altre once 10,000. Reg. cit., fog. 409 a t.Diploma dato di Anagni a 5 giugno tredicesima Ind. È cautela per once d’oro 8,500, date in prestito a re Carlo da papa Bonifazio. Ibid., fog. 412 a t.Diploma monco e senza data nel medesimo registro, fog. 374 a t, Si legge tra vari altri di settembre 1300. Slmilmente è cautela di danaro dato a re Carlo dal papa,cogitans quod ad promocionem et prosecucionem negocii recuperacionis insule nostre Sicilie contra Fridericum de Aragonia, hostem ejusdem Romane Matris Ecclesie atque nostrum Siculosque rebelles, pecuniali subsidio egebamus, etc., e segue con parole di gratitudine grandissima verso il papa, che gli avea dato in prestito fiorini 23,000 in fiorini d’oro e tornesi grossi d’argento; e once d’oro 1,000, in once d’oro. Il re ipotecava alla restituzione, tutti i suoi regni e beni. Avea ricevuto una parte di questo danaro per mezzo degli Spini di Firenze, mercatanti, o, come oggi si direbbe, banchieri del papa.[307]Diploma dato di Napoli a 18 maggio tredicesima Ind. (1300). Nobilibus et discretis viris Potestati, Capitaneo, Principibus Artium, Vexilliferis Justitie, communi et populo civitatis Florentie. Li avea ringraziato re Carlo di fiorin d’oro 5,000, donatigli in quest’anno; e di 200 cavalli ausiliari, mandatigli il 20 aprile. Or nuove grazie rendea per altri 3,000 fiorini; e pregavali di richieder altri sussidi di danaro, da altre città di quelle regioni. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 235.Diploma dato di Napoli a 12 luglio tredicesima Ind. (1300). Re Carlo elegge Guglielmo Recuperanza da Pisa, procuratore a riscuoter da quantunque persone e comuni di Toscana, il danaro promesso o da promettersi, in sussidio della siciliana guerra. Gli commette in particolare di riscuoter 4,000 fiorini dalla città di Lucca, e mandarli per la compagnia dei Bardi di Firenze. Ibid., fog. 164.Diploma dato di Napoli a 10 agosto seguente, perchè la compagnia de’ Bardi s’abbia questi 4,000 fiorini di Lucca, in isconto de’ suoi crediti contro il re. Ibid., 287.Diploma dato di Napoli a 19 aprile tredicesima Ind. (1300). Guglielmo de Recuperanza è eletto, con piena guarentigia, procurator dal re a torre danaro in prestito col favor degli amici e devoti del re in Toscana, da comuni, compagnie e privati, pei bisogni dell’impresa che s’apparecchiava contro la Sicilia. R. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 144 a t.Diploma dato di Napoli a 4 maggio tredicesima Ind. Arrigo d’Aprano da Napoli, cavaliere, è mandato a corte di Roma, per accattar, con ordine del papa o senza, 4,000 once da alcune compagnie di mercatanti, obbligando i regni e beni di Carlo, e le decime ecclesiastiche a lui concedute da Martino IV, Niccolò IV, e Bonifazio. Ibid., fog. 150.Diploma del 18 aprile tredicesima Ind. (1300) dato di Napoli, per imprestiti da mercatanti fiorentini, da soddisfarsi su la tratta de’ grani. Ibid., fog. 302.Diploma dato di Napoli 20 maggio tredicesima Ind. La compagnia de’ Bardi di Firenze avea prestato al re once d’oro 1,200, per le spese di mandare in Ungheria Carlo suo nipote. Provvedimento di soddisfarle in parte con once 500, che gli uomini di Civita restavano a dare, per le once 1,000, promesse al re s’ei li ritenesse in demanio. Ibid., fog. 244.[308]Diploma dato di Napoli a 19 giugno tredicesima Ind. (1300). Perchè si pagasse sulla tratta delle vittuaglie, il rimanente delle once 580, date in prestito a Roberto duca di Calabria da Gualtier de Ala e Marino Riccioli da Catania. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 260 a t.[309]Diploma al siniscalco di Provenza, dato di Napoli a 11 febbraio tredicesima Ind. (1300). R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 353.[310]Diploma dato di Napoli a 13 giugno tredicesima Ind. (1300). Promettesi largo nolo e ristorazion dei danni che potessero recare i nemici, a chiunque portasse in Sicilia con le proprie navi, grano, orzo, vino, panni, ferro, ec. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 241 a.t.Diploma del 20 giugno, ibid., fog. 269; 8 settembre decimaquarta Ind. (1300), ibid., fog. 176; 18 ottobre seguente, ibid., fog. 100 a t.; 22 detto, ibid., fog. 102; 28 detto, ibid., fog. 106 a t.; detto, ibid., fog. 115, per grani ed altre derrate mandate a Roberto in Catania.La corte di Napoli porgeva anche del danaro a Roberto.Diploma dato di Napoli a 2 agosto tredicesima Ind. (1300), per once 7,940 in fiorini e carlini d’oro e d’argento, mandate a Catania per gli stipendi. Ibid., fog. 90.Diploma dato di Napoli a 15 settembre decimaquarta Ind. (1300), per once 2,500 da mandarsi subito in Sicilia all’ammiraglio. Ibid., f. 160.[311]Diploma dato di Napoli a 2 maggio tredicesima Ind. (1300), nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 148 a t. Tratta de’ soldati,qui vel bolla nostra contra dictos hostes et rebelles nostros in actu vel congressu relinquerint, vel negligentes in illis aut inobedientes tibi (Rogerio de Lauria) fortassis extiterint, etc.[312]Diploma dato di Napoli l’8 settembre 1299 duodecima Ind., r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 374. È mandato in Francia da re Carlo a que’ due principi del sangue, maestro Lodovico de Verdun,rogaturum eos et procuraturum cum illis ex parte nostra quod ipsi ad nos in regnum nostrum predictum....... nobis certa guerre nostre prosecutione accedant.Gli è data autorità di pagare a ciascun di loro infino a ventimila lire tornesi picciole, per le spese del viaggio, togliendole in presto, sotto la ipoteca di tutti i beni del re.[313]Diploma dato di Napoli 4 maggio tredicesima Ind. (1300). Ruggier Loria avea arruolato 60 cavalli in Catalogna, Valenza e altri domini di Giacomo pel soldo, che sarebbe stabilito da un vescovo e un frate legati di Carlo II. Loria obbligò per lo pagamento tutti i suoi beni in Ispagna. E Carlo dichiaravasi tenuto a ristorare perciò di quantunque spesa lui o i suoi eredi. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 150.[314]Diploma dato di Napoli 18 maggio tredicesima Ind. Ibid., fog. 321.Diploma del 18 maggio, al comune di Firenze, citato di sopra, pag. 180, nota 1.[315]Diplomi del 23 giugno tredicesima Ind. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 368 a t., e 27 giugno, ibid., fog. 268, pel Grimaldi; e del 21 ottobre decimaquarta Ind. (1300), ch’è il conto del credito di Tommaso di Procida per sè e la sua compagnia. A lui 5 once al mese, a’ suoi uomini d’arme 4 per ciascuno, 15 once per prezzo d’un caval baio perduto in servigio, 7 once per un altra, 15 e 10 once per riscatto di ciascuno di vari uomini d’arme, ed once 8 per uno scudiero, fatti prigioni da’ nemici. Una parte gli fu pagata in danaro, il rimagnente in frumento. Ibid., fog. 101 a t.Altro diploma, ibid., fog. 107, pel conte Filippo di Fiandra.Altro del 25 ottobre decimaquarta Ind., per Umberto (primo di questo nome) delfino di Vienna, condottiero di 100 cavalli, ibid., fog. 112 a t.Altro del 31 ottobre per altri 300 cavalli, ec.[316]Sette diplomi dati di Napoli a 20 maggio tredicesima Ind. a diversi baroni. Perchè si recassero al servigio feudale in Matera, sotto il conte Pietro Ruffo, capitan generale di guerra in quelle province, sì che si facesse un ultimo sforzo contro il nemico, già prostrato e confuso. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 237 a t. e 238 a t.[317]Diploma dato di Napoli a 13 maggio tredicesima Ind. È dato a Riccardo di Grimaldo, abitator di Cosenza, e a’ malandrini della sua compagnia, stati valentissimi contro i nimici, di appropriarsi quantunque prendesser su loro, persone e robe, fuorchè le persone il cui riscatto passasse le 100 once o potesse portare al re il racquisto di qualche terra, nel qual caso si darebbero 100 once alla compagnia. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 222 a t.[318]Diplomi dati di Napoli a 9 maggio 1300, tredicesima Ind. nel reg. citato 1299–1300, C, fog. 197 a t. Bertrando Vicecomite è eletto capitano con mero e misto impero, finchè giunga a Catania, a consegnare a Roberto gli stuoli di fanti e cavalli che mandavagli il re. Questa straordinaria autorità per lo solo viaggio, mostra che trista gente fossero questi rinforzi assoldati dal re di Napoli.[319]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 13.Ei dice espressamente 400 cavalli toscani. I diplomi testè citati, parlan di 200 cavalli di Firenze, ed è naturale che gli altri fossero di altre città di Toscana, al medesimo effetto richieste da Carlo e dal papa, come innanzi si disse.[320]Diplomi dati di Napoli a 3 gennaio 1300, tredicesima Ind., registro citato 1299–1300, C, fog. 50 a t. Sono in favore de’comites nauclerii, proderii, balistarii et marinarii seu homines maris, etc. La terra d’Agosta nell’uno, e la città di Patti nell’altro di questi diplomi, è detta:Nunc exhabitatam et propriis incolis derelictam, etc.[321]Diploma dato di Napoli, 28 dicembre 1300, tredicesima Ind. (cioè a dire, secondo il nostro computo, dicembre 1299, perchè la cancelleria di Napoli cominciava il nuov’anno a 25 dicembre), nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 41 a t. È conceduto in feudo il castel di Palagonia in val di Noto in Sicilia, a Rimbaldo de Ofar, uno de’ guerrieri spagnuoli lasciati da Giacomo in Sicilia, e assai segnalatosi.Altro diploma della stessa data, ibid., fog. 42. Concessioni di Caccamo e Racalmuto a Pietro di Monteagudo; di Giarratana e Palazzolo a Gilberto de Sentillis, e altri, forse la più parte spagnuoli.[322]Breve del 1 febbraio citato di sopra, in Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 12, e altri citati nello stesso paragrafo.[323]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 17, 18, 19, breve dato il 15 gennaio 1300.[324]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.[325]Diploma nel citato registro 1299–1300, C, fog. 363. È dato di Napoli il 7 maggio tredicesima Ind. (1300), e indirizzato al siniscalco di Provenza. Dice aver provveduto che sulle entrate delle dette contee,ubi melius, commodius, habilius et liberius percipi valeat et haberi, assignetur et stabiliatur Inclito principi domino Jacobo, Illustri Regi Aragonum, filio nostro carissimo, perceptio annui redditus unciarum auri duo millia computandis in summa pecunie ad quam tenemus eidem juxta quod..... in patentibus licteris nostris hactenus exinde factis, etc.

Altri se ne veggono sullo stesso proposito nell’Elenco delle pergamene del medesimo r. archivio, tom. II, pag. 193, 213 e 215, in data del 5 maggio 1298, 7 gennaio, 20 e 25 febbraio 1299.Molti altri diplomi attestano che la compagnia de’ Bardi avea in affitto la zecca di Napoli; e talvolta gli ufici delle segrezie di qualche provincia.[240]Veg. la nota238, pag. 128.[241]Diploma del 12 febbraio duodecima Ind. 1299, dall’archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 17. Vi si legge come tre cardinali da parte di Bonifazio aveano intimato a Carlo che pensasse a soddisfare i grossi debiti verso la santa sede, per imprestiti a lui e al padre, censo non pagato, e sussidi sì nella guerra, sì per lo maritaggio della figliuola con re Giacomo.[242]Diplomi del 18 e 20 marzo, 8 e 23 aprile, dai quali si ritraggono vari atti di forza privata commessi da masnade e genti armatesi popolarmente in Vico, Maddaloni, e altre terre anche in Principato. Ibid. fog. 21 a t., 23 a t., 30 a t., 51, 75.[243]Diploma del 25 marzo duodecima Ind. per le vittuaglie che si portavano clandestinamente a’ confini dei nemici in Basilicata, particolarmente dalla terra di Colubrano. Reg. cit. 1299, A, fog. 24 a t.Diploma del 9 aprile duodecima Ind., al capitano di Bari. È la commissione del suo uficio, pel buono e pacifico stato de’ cittadini, e perchèab hostium non ledantur insidiis. Ibid., fog., 26.[244]Diploma del 22 marzo duodecima Ind., ibid., fog. 23, nei quale si legge un capitano in Lucera.Diploma del 26 marzo duodecima Ind., pel quale è eletto un capitano in Bari con mero e misto impero. Ibid., fog. 25.[245]Diploma del 26 marzo duodecima Ind. (1299), col quale è fornita una picciola somma per riparazione delle galee testè tornate di Sicilia. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 524.Diploma del 9 aprile duodecima Ind., perchè si fornissero di biscotto alcune galee napoletane e aragonesi nel porto d’Otranto. Ibid., fog. 31 a t.Diploma del 12 aprile duodecima Ind., per comperarsi subito gran copia di stoppa da rispalmar le galee. Ibid., fog. 51 a t.Diploma del 2 maggio duodecima Ind., per cinque galee catalane ch’erano a Brindisi, e si dovean vettovagliare, e armarne quattro, non bastando la gente per cagion delle malattie. Ibid., fog. 65 a t.Diploma del 29 maggio duodecima Ind. Remiganti in gran copia assoldati in Pozzuoli, Salerno, Sorrento, e Castellamare. Ibid., fog. 85.Vari diplomi del 30 maggio duodecima Ind., per remiganti da assoldarsi in Gaeta, Amalfi, Castellamare e altri luoghi. Ibid., fog. 93.Diploma del 2 giugno, per armarsi dieci galee e provvedersi di viveri. Ibid., fog. 87.Tre diplomi della stessa data, che contengono altre richieste di uomini per la flotta. Ibid., fog. 88 e 99.Diploma del 23 giugno, per armamento di galee in Brindisi. Ibid., fog. 97.[246]Riguardo all’esercito si trovano nel r. archivio di Napoli questi documenti:Diploma del 28 marzo duodecima Ind., per lo quale fu differita infino alla pasqua l’adunata in arme di tutte le milizie feudali a Foggia, bandita prima per marzo. Reg. 1299, A, fog. 26 a t.Diploma del 18 aprile duodecima Ind., perchè da Principato e Terra di Lavoro si recassero in Napoli balestrieri e fanti. Ibid., fog, 51 a t.Diploma del 27 aprile duodecima Ind., Chiamata al militar servigio in Calabria. Ibid., fog. 80.Diploma del 2 maggio, duodecima Ind., per trovarti balestrieri e pedoni pronti agli ordini di Roberto duca di Calabria, vicario generale. Ibid., fog. 54.Diploma dell’8 maggio, duodecima Ind. Chiamata al militar servigio e allo addoamento. Ibid., fog. 79.In tutto il registro 1299, A, ci son molti altri diplomi per armamento de’ cavalli all’impresa di Sicilia.[247]Diploma del 18 aprile, duodecima Ind., al castellano di Pozzuoli, per aver cura che di quella spiaggia non andasser marinai a Ischia e Procida, e non si facessero segnali alle dette isole con fuoco e fumo. Reg. cit., fog. 51 a t.Diploma del 6 maggio, duodecima Ind,, pel quale è differito l’ordine dato al comune di Aversa che mandasse 1,000 uomini,armis et instrumentis aliis decenter munitos ad rebelles insulas nostras Iscle Capri et Procide. Ibid., fog. 61.Diploma del 5 giugno 1299. Ibid., fog. 103 a t. Per adunarsi fanti con accette e scuri da mettere a guasto le campagne d’Ischia, ove Giacomo si dovea portare con la flotta. Napoli dovea fornir 400 uomini, Aversa 300, Capua 300.Diploma del 12 giugno, duodecima Ind. Si doveano pagare per 10 dì, alla ragione di dieci grani al giorno, i 300 fanti d’Aversa, mandati pel guasto d’Ischia. Provvedeasi che il danaro si ritraesse da una contribuzione degli abitanti d’Aversa. Ibid., fog. 128.[248]Veg. docum. XXVI e XXVII, e questi altri:Diploma del 12 marzo, duodecima Ind. (1299), per la custodia degli statichi del castell’Abate. Reg. cit. 1299, A, fog. 45.Diploma del 14 marzo. Il dì 20 i principi Roberto e Filippo si dovean trovare con le genti loro sotto il castell’Abate, per combatter quelle di Federigo, se venissero al soccorso. Perciò, affinchè abbian giusto numero di cavalli e fanti, è provveduto:quod de quolibet foculario mictant servientem peditem unum, munitum armis decentibus et expensis que sibi sufficient amorandum ibidem cum duce prefato. Ibid., fog. 46.Diploma del 28 marzo. Per la medesima cagione, chiamati al militare servigio i feudatari delle città di Napoli, Capua ed Aversa pel 14 aprile. Ibid., fog. 2 a t.Diplomi del 1 e 2 aprile duodecima Ind. (1299), per milizie presentatesi al castell’Abate,coram Roberto primogenito nostro duce Calabrie. Ibid., fog. 36.Diplomi dell’8 e 9 aprile, da’ quali si scorge che Apparente di Villanova castellano del castell’Abate, consegnatolo agli angioini, ebbe salvocondotto a tornarsi in Sicilia. Ibid., fog. 6.Altro diploma dell’8 aprile, per gli stipendi delle genti che avean assediato il castell’Abate. Ibid., fog. 7 a t.[249]Diploma del 2 aprile 1299, risguardante il pagamento degli stipendi a 260 cavalli di Guidone di Primerano, a’ quali doveansi once 520 al mese, computato ogni milite per due scudieri. Si comanda che vadan subito alle frontiere de’ nemici a Rocca Imperiale e Ordeolo, per cavalcar continuamente quelle campagne, dandovi il guasto. In questo diploma si parla ancora di danari pagati ai Catalani e almugaveri di Berengario d’Intensa,e d’un negozioche costui dovea compiere. Vi si fe’ molta premura per l’assedio d’Ordeolo, ove si doveano adunare altre forze, e anche aiuti procacciati dal papa. Nel citato registro 1299, A, fog. 54.Diploma del 1 maggio, duodecima Ind., dal quale si vede che già Rocca Imperiale era venuta in man degli angioini. Reg. seg. 1299, A, fog. 69.Due diplomi del 2 maggio, duodecima Ind. (1299), coi quali son dati altri provvedimenti per l’assedio di Ordeolo; ed è creato un capitano in val di Crati e Basilicatacum mero et mixto imperio et gladii potestate, che vada subito a quell’assedio. Ibid., fog. 66 a t. e 68.Diploma del 14 giugno. È data autorità a Ruggier Sangineto di fermar patti con Berengario de Muronis milite, per la ricuperazione d’Ordeolo e Porta di Roseto. Ibid., fog. 128.Diploma del 15 luglio, duodecima Ind. Provvedimenti perchè non manchi il danaro a incalzar l’assedio d’Ordeolo. Ibid., fog. 124.Diploma dell’8 settembre tredicesima Ind. (1300), dal quale si vede che Ordeolo con Pietra di Roseto eran già in poter degli angioini. Reg. 1299–1300, C, fog. 331 o piuttosto 371.Diploma del penultimo maggio duodecima Ind. (1299). Provvedimenti per la espugnazione del castel di Squillaci. Ibid., fog. 86 a t.[250]Diploma del dì ultimo febbraio duodecima Ind. I principi Roberto e Filippo, da parte del re, in Otranto avean patteggiato con Berengario degl’Intensi che la tenea per parte de’ nemici. Berengario indi era, dice il diploma di Carlo II,ad fidem et mandata nostra reversurus, e gli si dovean pagare, per lui e la sua compagnia, once 2,856, 7, 10, per stipendi dal 18 ottobre undecima Ind. (1297) sino a tutto agosto della stessa Ind. Reg. cit. 1299, A, fog. 22.Diploma del 12 aprile duodecima Ind. (1299). Berengario d’Intensa avea preso statichi dalla terra di Montalto, e consegnatili a Stefano de Argat, sotto giuramento di custodirli per esso. Il re, non avendogli dato autorità a trattare, scioglie il giuramento dato allo stesso Berengario dall’Argat, e comanda che gli statichi si ritengan prigioni dal conte di Catanzaro. Ibid., fog. 49.Diploma del 23 aprile duodecima Ind., per liberarsi alcuni Catalani e Aragonesi della compagnia di Berengario d’Intensa. ch’erano stati messi in prigione. Ibid., log. 75.Diploma dell’8 giugno duodecima Ind., ove si dice che Otranto era tuttavia insidiata, e si sospettava di que’ medesimi Catalani della compagnia d’Intensa che l’avea consegnato agli angioini. Ibid., fog. 90 a t.Diploma del 6 luglio duodecima Ind., per alcuni uomini d’Otranto. Da questo si scorge che Guglielmo Palotta tenea già Otranto per Federigo, che gli fu sostituito Berengario d’Intensa, e che Palotta adesso era anch’eglifedeledi re Carlo. Ibid., fog. 160 a t.Niccolò Speciale, lib. 3, cap. 15, dice chiaro il tradimento di Berengario, ch’era stato sostituito a Guglielmo Palotta nel comando d’Otranto. Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 38, afferma che Berengario degl’Intensi, preso ad Aversa, fu liberato sotto sicurtà, per procaccio di Giacomo.[251]Tre diplomi del 25 giugno, reg. cit. 1299, A, fog. 132 a t. e due del 2 luglio, ibid., fog. 119 a t. 120, svelano quest’altro tradimento. Un tal che tenne il castello di San Giorgio in Calabria, prima per Giacomo re di Sicilia, poi per Federigo, or abboccatosi col medesimo Giacomo, avea pattuito di render il castello a Carlo II, se gli si pagassero i soldi corsi, suoi e del presidio che montavano ad once 55. Non è mestieri aggiugnere che Carlo fece dar subito la moneta.Da un altro diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300, reg. seg., 1299–1300, C, fog. 372, segnato per errore 332, si vede che il nome di costui era Albagno d’Aragona. Con questo diploma si ordinava a favor di lui un altro pagamento.Altri fallirono a Federigo, forse senza vender castella a’ nemici. Tali sembrano i casi de’ due documenti seguenti.Diploma del 10 aprile duodecima Ind. Guidone Lombardo, già nemico, si era convertito. Datagli in feudo la terra di Monforte in Sicilia, ch’ei tenea da Giacomo e da Federigo. Ibid., fog. 13.Diploma del 3 giugno duodecima Ind. Perdonato a Gerardo di Bonavite da Firenze, se tra 15 dì tornasse alla ubbidienza. Costui era stato disertore la prima volta dagli angioini ai nostri; ora era ad Ischia, e pensava tornare a’ primi con un nuovo tradimento. Ibid., fog. 89.[252]Honor est quod onus alleviat, leggesi ne’ due diplomi dati il 10 aprile duodecima Ind. (1299) per la tradigione che racquistava a Carlo II le terre di Martorano e Taverna. Nel r. archivio di Napoli, reg. citato 1299, A, fog, 13 e 38, a t.[253]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 12, 13.[254]Diploma del 24 giugno 1299, nel r. archivio dì Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 113, a t.[255]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14.Il tempo della morte di Corrado Lancia si argomenta anco da un diploma del 15 giugno 1299, sottoscritto da Vinciguerra Palizzi cancellier del regno, in Testa, op. cit., docum. 17.[256]Del tradimento di costui fa fede anco un diploma di Carlo II, dato a 13 settembre tredicesima Ind. (1299), col quale son rimesse tutte lor colpe a Salvacossa, protontino d’Ischia, e agli altri abitanti che piegarono a parte siciliana, ma poi,succedentibus prosperis, dice il diploma, tornarono in fede. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 37, 38.[257]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 18.Anon. chron. sic., cap. 62 e 63, e diploma di Federigo, dato il 6 luglio 1299, ivi trascritto.Veggansi ancora, Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII, pag. 174.Cronaca di Bologna, ibid., tom. XVIII, pag. 304, dove è errato il giorno della battaglia, e portato il numero delle nostre galee a 33, delle nemiche a 55.Cronaca di Cantinelli, presso Mittarelli, Rer. Faventinarum script. Venezia, 1771, pag. 311.Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX.Tolomeo di Lucca, ibid., tom. XI, pag. 1303.Gio. Villani, lib. 8, cap. 29, che si mostra assai male informato dei fatti di tutta questa guerra. Ei fa montare le galee nemiche a 70, e le nostre a 60, e dice Federigo Doria ammiraglio dell’armata siciliana. I nostri storici tacciono il nome di questo ammiraglio.Una delle galee siciliane prese in questa battaglia fu prestata dal governo di Napoli a Francesco Ildebrandini di Firenze. Diploma dato di Napoli a 20 luglio duodecima Ind. (1299), reg. cit., 1299, A, fog, 174, a t.[258]Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII, pag. 174. Vi si legge qualche errore nella cronologia di questi fatti; ma ciò non toglie alla ragione probabilissima che l’autore assegna a questa partenza di Giacomo, da non potersi spiegare abbastanza con la moderazione verso il fratello, o infedeltà con parte angioina, che gli attribuiscono gli scrittori guelfi.La stessa ragione è detta nella cronaca di Cantinelli citata nella nota precedente. Ivi si legge che Giacomo tornò in Catalogna,quia dominus papa Bonifacius noluit sibi dare stipendia que sibi promiserat.[259]Questa testimonianza dello Speciale, acquista maggior fede da’ documenti del r. archivio di Napoli.Diploma del 24 giugno 1299, pel quale si provvede che i condottieri, con le compagnie mercenarie, si faccian trovare a Nicotra, ove andrà Giacomo con la flotta a imbarcarli. Reg. 1299, A, fog. 96 a t., e 113 a t.Due diplomi del 20 luglio duodecima Ind. indirizzati a Egidio di Foloso e Stefano Testardo, condottieri, perchè subito si portassero a Nicotra per passare in Sicilia. Quivi si legge che il governo angioino facea opera a mandare in Sicilia quanta maggior forza potesse. Ibid., fog. 182.[260]Nic, Speciale, lib. 4, cap. 15.[261]Diploma del 5 agosto 1299, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 19. Si prometteano a Giacomo per tutta la sua vita 2,000 once all’anno, e 6,000, nel caso che si racquistasse tutta l’isola.[262]Diploma del 18 luglio 1299, da’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 190.[263]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 15.Anon. chron. sic., cap. 63.[264]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14. Leggesi nell’Anon chron. sic., cap. 62, la citata epistola di Federigo, data di Messina a 6 luglio 1299, pubblicata ancora in altre opere.[265]Diplomi del 19 luglio duodecima Ind. (1299). Rostaino Cantrlemi, eletto capitano dell’armatetta, che dovea partir subito contro le ribelli isole d’Ischia, Procida, Capri. Nel r. archivio di Napoli, reg seg. 1299, A, fog. 152 e 173.Diploma del 20 luglio. Promessa di perdono agli uomini delle dette tre isole, Ibid., fog. 152.Diploma del 29 luglio. Pei fanti e cavalli d’Aversa, levati per la fazione d’Ischia. Si dovean pagare i primi alla ragione di grana dieci al giorno, i secondi di un tarì e grana dieci al giorno. Ibid., fog. 177.Diploma del 30 luglio duodecima Ind. 1299, anno 15 di Carlo II, indirizzato alla moglie di Tommaso di Mattafellone. Dopo la recente vittoria navale su i nemici, Ischia e Capri erano tornate al nome regio. Perciò liberasse immantinenti Corrado Salvacossa, datole prigione per iscambiarlo col marito di lei, prigione de’ nemici, al quale sarebbe provveduto altrimenti. Ibid., fog. 133.Diploma del 31 luglio, ibid. Somigliante comando a Ludo de Huc, al quale il governo avea dato il prigione Giovanni Abbate d’Ischia, in compenso de’ danni che Ludo avea sofferto una volta, prigione in man de’ nemici. In entrambi questi diplomi si fanno grandi parole della vittoria che,jam patet in orbem, e della clemenza verso gli abitatori di Capri e Ischia.Diploma del 13 settembre tredicesima Ind. (1299), per tenersi Ischia in demanio. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 3.[266]Due diplomi dati di Salerno il 16 agosto duodecima Ind. (1299), pel quali Pietro Salvacossa milite è eletto protontino d’Ischia, e si vede che queste uficio era di comandante in secondo luogo nell’armata. Vi si leggono straordinarie lodi ed espressioni di benevolenza per costui. Reg. cit. 1299, A, fog. 170, a t.Diploma dato dì Salerno il 16 agosto duodecima Ind., nel quale costui è eletto capitan generale delle navi nel regno di Napoli:Te igitur capitaneum vassellorum nostrorum que armantur et armabuntur in antea in partibus istis pro tempore generalem, Rogerio tamen de Lauria militi regni Sicilie et Aragonum ammirato dilecto consiliario familiari et fideli nostro cum in partibus istis erit superioritate officii reservata, duximus usque usque ad beneplacitum majestatis nostre statuendum eum plena meri et mixti imperii et gladii potestate, etc. ibid., fog. 171.Diploma del 4 ottobre tredicesima Ind. 1299, 15odel regno di Carlo II, pel quale è riconceduta a Pier Salvacossa, protontino d’Ischia, la terra di Castronovo in val di Mazzara presso Vicari, e i casali di Palagonia, Calaczura e Calatalfati in val di Noto. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 6.Diploma del 4 agosto tredicesima Ind. 1300, dal quale si vede che Salvacossa era naturale d’Ischia. Ibid., fog. 71 a t.[267]Docum. XXXI.Un altro diploma del 17 luglio, a Tommaso di Ortona, tesoriere presso Roberto, dispone che delle once 2,000 mandategli in carlini d’oro e d’argento e tornesi d’argento, si pagassero le genti d’arme lasciate da Giacomo in Sicilia, compresivi i 100 cavalli di Ruggier Loria. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 174.Un altro del 29 luglio porta la elezione di Giovanni di Porta a maestro razionale nell’isola di Sicilia presso Roberto. Ibid., fog. 132 a t.Talchè si può argomentare che la corte angioina volesse far mostra d’istituire presso il vicario di Sicilia un ordinamento di amministrazione speciale, rendendo alla Sicilia que’ benefici che le erano stati tolti per le novazioni di Carlo I.[268]Diploma del 18 luglio duodecima Ind. (1299). Una nave di mercatanti italiani avea portato in Milazzo vin greco e altre merci, che sembran d’uso domestico, a Ruggier Loria. Ei ne pagò parte; per lo rimanente, che volea gittar addosso a Carlo, die’ in pegno argento e masserizie. E Carlo infatti, tolse su di sè il debito, ragionandolo sugli stipendi dell’ammiraglio. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 155 a t.Diploma dell’ultimo luglio Duodecima Ind. Per biscotto da consegnarsi a richiesta di Giacomo o dell’ammiraglio. Ibid., fog. 200.Diploma del 2 agosto duodecima Ind. Per mandarsi una galea con foraggi a Gualtiero conte di Brienne e di Lecce, militante in Sicilia. Ibid., fog. 136 a t.Diploma del 19 agosto. Per farsi tornare all’armata in Sicilia alcuni marinai di castell’Abate, che se n’eran fuggiti. Ibid., fog. 138 a t.Diplomi dell’11 e 29 agosto 1299, per grano, orzo e semola mandati all’esercito in Sicilia, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 222 e 223. Dall’ultimo di questi diplomi si scorge, che nel corso d’agosto si sparse nuova in Cotrone che Roberto si fosse ritirato di Sicilia, onde fu venduto in quella città un carico di vittuaglie ch’era a lui destinato.Ricadono a un di presso in questo tempo, e perciò le noto qui, le seguenti concessioni feudali che non mi è paruto accennare nel testo, ma pur possono mostrare, che la corte di Napoli non cessava di gratificar di beni i suoi settatori più fedeli.Diploma del 19 marzo duodecima Ind. 1299, pel quale fu conceduto a Squarcia Riso milite, il castello e la terra,Sancti Filadelli(San Fratello)situm in valle Demonis, in vece di quel di Sortino, datogliolim serviciorum tuorum intuita, ma tenuto da’ Siciliani. R. archivio di Napoli, reg. 1299, A, fog. 48 a t.Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Conceduta a Matteo ed Arrigo Riso militi, e a Francesco Riso da Messina, la terra di Geremia in Calabria. Ibid., fog. 149.Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Ratificata la concessione feudale del castel di Baccarati in vai di Noto, presso Aldone e Caltagirone, che Giacomo re d’Aragona avea già fatto a Filippo de Porta, in cambio di Castrocucco, da lui posseduto in Principato. Ibid., fog. 155.Diploma senza data, che trovasi nello stesso registro 1299, A, appartenente alla duodecima Ind. cioè infino al 31 agosto. Pel castello di Cuttuli in Principato, già promesso a Ruggier Loria in restituzione o dono. Ibid., fog. 113.[269]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 1 e 2.La morte ignobile e povera di costui è detta dallo Speciale. I documenti tratti dal r. archivio di Napoli, che qui notiamo, provano che la corte angioina dapprima volle dar qualche facoltà a questo gran feudatario siciliano, ma lo spregiava come avvien sempre a’ traditori.Tre diplomi del 26 aprile tredicesima Ind. (1300). Manfredi Maletta conte dì Mineo è fatto castellano di Manfredonia; e insieme si provvede a tramutare in Barletta i prigioni ritenuti in quella fortezza. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 146 a t.Diploma del 12 maggio tredicesima Ind. Perchè la prescrizione non noccia a Manfredi Maletta, ritenuto da buone ragioni a sperimentare i suoi dritti su certe castella. Ibid., fog. 221 a t.Tre diplomi del 18 maggio seguente. Perchè il castel di Manfredonia fosse consegnato a Maletta, ma i prigioni e le armi tramutati nel castel di monte Sant’Angelo, e le vittuaglie consegnate a un cittadino di Manfredonia. Ibid., fog. 250.Diploma del 30 luglio tredicesima Ind. 1300. Era stata commessa al Maletta, ancorchè degno di cose maggiori, la custodia di Monte Vultocum gualdo suo et vallis Vitalbe. Ibid., fog. 291.Diploma del 3 agosto seguente. Ritoltagli questa custodia, perchè appartenea a Giovanni di Monforte. Ibid., fog, 264.Diploma del 18 agosto tredicesima Ind. Legittimazione di Matteo Maletta, figliuol naturale del.vir nobilis comes Manfridus Malecta. V’era scritto ancora comes Minei, e si vede cancellato. Ibid., fog. 396 a t.Diploma del 1 settembre decima quanta Ind. (1300). È affidata al conte Manfredi Maletta la custodia della regia foresta e palagio di San Gervasio. Ibid., fog. 176.Si vede da questi diplomi qual poca fidanza avesse il governo angioino in questo sciagurato, e quanto lo disprezzasse nei medesimi favori che gli dispensava, per allettare coll’esemplo i baroni siciliani all’abbandono della santa causa ch’avean preso a sostenere.[270]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3, 4, 5.[271]Quondam pater patriae, qui Romanos hactenus redolebas. Ibid., cap. 7.[272]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 6.[273]Diplomi di Federigo, dati la più parte di Castrogiovanni d’ottobre 1299, co’ quali confermò alla città di Caltagirone le sue leggi e consuetudini, la proprietà de’ suoi beni, la franchigia della tassa de’ marinai, e le die’ inoltre un casale e un feudo. Privilegi di Caltagirone, lib. 1, fog. 1, 25 e 48, citati dal padre Aprile, Cronologia di Sicilia; cap. 22 a 25.[274]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 7.Anon. chron. sic., cap. 64.Montaner, dopo lungo silenzio, ripiglia in questo tempo la narrazione de’ fatti di Sicilia, con dire al capitolo 190, che il duca Roberto era già in Catania, consegnatagli da messer Virgilio, dice egli, di Napoli, e due altri cavalieri. D’altronde ei si mostra non men restio che male informato, nel parlar di queste vicende.I nomi de’ traditori e la liberalità senza misura che adoperò con essi la corte angioina, si veggono da’ seguenti diplomi. Le prime concessioni sonvi date il dì 11 ottobre 1299; e indi è da argomentare che quel giorno, o poco innanzi, entravano i nemici nella tradita Catania.Diploma del 26 dicembre tredicesima Ind. (1299).Attendentes fidem et merita fructuosa Virgilii de Catania militis, il re lo elegge consigliere e famigliare suo, e lo raccoglie nella regia casa. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.Diploma del 29 dicembre tredicesima Ind. 1300 (deve intendersi anche 1299, secondo il nostro computo, perchè la cancelleria angioina, come abbiamo notato più volte, ragionava il nuovo anno dal venticinque dicembre). È conceduto a Virgilio deCataniamilite, il castel di Vicari e il casal di Ciminna. Fatta la concessione da Roberto, ratificata dal re con questo diploma. Ibid., fog. 41.Diploma del 9 gennaio tredicesima Ind. (1300). Confermato a Margherita di Scordia da Catania,filia quondam magistri Michaelis de Sanducia, il casale di Scordia in val di Noto, ch’essa ebbe per successione del padre. Ibid., fog. 180 a t. Credo che costei fosse la moglie di Virgilio, che forse n’ebbe in dote il feudo di Scordia, e prese questo titolo col quale il chiama sempre Speciale.Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II. Vi è trascritto un privilegio di Roberto, dato di Catania a dì 11 ottobre tredicesima Ind. (1299), pel quale furon dati in feudo al detto Virgilio il tenimentoPiccarani, tenuto da Matteo di Termini ribelle, il tenimentoScorpionis et casale Chifala(forse Cefalà Diana), nella Sicilia oltre il Salso; sotto condizione di dargliene compenso, se gli uomini di quelle terre tornassero in fede a patti. Ibid., fog. 67.Diploma del 20 luglio 1300, dov’è trascritto un altro privilegio di Roberto, dato anche di Catania il dì 11 ottobre 1299, confermandosi a Virgilio di Catania il castello di Thadar in val di Noto, ch’egli tenea tra i beni dotali; con la solita diceria de’ suoi grandi meriti nella conversione di Catania. Ibid., fog. 68 a t.Diploma della stessa data, dove n’è trascritto uno di Roberto dell’11 ottobre 1299. Vi si riconcedono a Virgilio di Catania i casali di Pbake, Bayano, e Pisone in vai di Castrogiovanni. Ibid., fog. 69.Diploma del 20 luglio 1300, docum. XXXVI. Vi si legge chiaramente, al par che nei diplomi sopra citati, e quasi con le stesse parole, la parte principalissima che questo Virgilio avea avuto nel tradimento di Catania, e prendea in trattarne degli altri.S’intinsero nel tradimento di Virgilio o parteciparono de’ suoi frutti, Simone fratello, e Giacomo figliuolo di lui.Diploma dato di Napoli a 4 agosto, tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II, nel quale è trascritto un privilegio di Roberto dato di Catania l’11 ottobre 1299, tredicesima Ind. Di questo Simone è detto che i Catanesi tornarono alla ubbidienza, ejusministerio ac Virgilii de Catania militis fratris sui. Al momento gli era stata conceduta l’aspettativa d’un feudo del valore di once 50 annuali. Or gli si assegnavano i casaliChanzerie, Consene, Contiminii et Racalginegi exhabitata ab antiquo, di qua dal Salso, presso Caltagirone. Ibid., fog. 86.Diploma dato di Napoli il 20 luglio tredicesima Ind. 1300, in cui n’è trascritto uno di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299. Son conceduti a Giacomo di Catania, figliuolo di Virgilio, i castelli di Calatamauro e di Bivona, tenuti, il primo da Guglielmo Calcerando, l’altro da Ugone Talach. La concessione in Catania si vede fatta, com’era uso, innanzi molti nobili, Guglielmo eletto Salernitano, vicario pontificio nell’isola e cancelliere del re, Loria, Amerigo de Sus, Ruggier Sanseverino, e altri conti. Ibid., fog. 33 e 64. Il principio di questo diploma è nel fog. 33, il fine nel 64, perchè questo e molti altri registri furono legati ad occhi chiusi negli andati tempi. Ma si veggon le tracce della antica numerazione delle pagine, cioè xxxij nel attuale 33, e xxxiij nell’attuale 64.Ho cavato dal r. archivio di Napoli i nomi degli altri traditori, per congegnarli alla esecrazione di tutti i Siciliani. Oltre Napoleone Caputo, di cui parla lo Speciale, e Simone e Giacomo di Catania, l’un fratello, l’altro figliuolo di Virgilio, furono Gualtiero Pantaleone, Gualtiero Lamia e Tommaso Connestabile.Diploma del 26 dicembre 1299, pel quale Napoleone di Catania fu creato consigliere e famigliare del re, con la stessa formola del diploma della medesima data per Virgilio di Catania. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.Diploma del 20 dicembre 1299, nel quale con le medesime parole del diploma dell’ugual data, riportato di sopra per lo stesso Virgilio, Napoleone di Catania milite ebbe in feudo i casali di Avola e Buscemi, e quel disabitato di Momolina. Ibid., fog. 41.Diploma del 26 dicembre 1299. Con le stesse parole di que’ di Virgilio e Napoleone, fu creato Gualtiero di Pantaleone di Catania, consigliere e famigliare del re. Ibid., fog. 42 a t.Diploma del 24 gennaio 1300 tredicesima Ind., anno 16 di Carlo II. Ratificata con privilegio la concessione feudale del casale di Silvestro in territorio di Lentini a Gualtier Pantaleone di Catania,quem militari nuper decoravimus cingulo. Ibid., fog. 52 a t.Diploma del 25 gennaio stesso. È conceduto a questo Gualtier Pantaleone il casal di Biscari in val di Noto, in merito della fede e prontezzaquibus in procuranda reversione civitatis Cathanis ad fidei nostre cultum laborasse dignoscitur. Ibid.Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II.Con le medesime formole è conceduta a Gualtiero de Lamia da Catania, stato sempre fedele in cuor suo, il tenimento di Vaccarato in territorio d’Aidone. Ibid., fog. 54.Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, pel quale è conceduto il casal di Muletta in Val di Mazzara a Tommaso deComestabulì de Thasina civis Cathanie, un tempo ribelle, e poi, dopo il racquisto di Catania, voltosi a servire con efficacia Roberto. Ibid., fog. 85.Due altri diplomi parlan di altri; certo traditori, ma non forse in questo fatto di Catania.L’uno è dato il 28 dicembre 1300 (1299) tredicesima Ind., anno 15 di Carlo II, e contiene le seguenti concessioni: A Pietro di Monte Aguto, Racalmuto e Caccamo; a Gilberto di Sentillis, Giarratana e Palazzolo; a Ugolino di Callaro, Licodia; a Pietro Sossa, Calatafimi e Calatamauro in val dì Mazzara; a Simone di Belloloco, il caste! di Tane o Gane, e il casale di Chondroni o Thondroni, in vece del cartel di Sortino, concedutogli da re Giacomo all’assedio di Siracnsa, nell’ignoranza che Carlo lo avesse già dato a Squarcia Riso. Ibid., fog. 42.L’altro il 2 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Conceduti a Giuliano d’Alessandro da Siracusa i casali di Cassibari e Lungarini. Ibid., fog. 56 a t., e duplicato a fog. 20.[275]A costui fu data in premio Licodia. Veg. il diploma del 28 dicembre 1299, citato nella nota precedente.[276]Nic. Speciale, lib. 5, cap, 8 e 9.[277]Et que(servitia)ad presens sub continuis laboribus in convertendis ad fidem predictam aliis civitatibus et locis insule Sicilie prestat, etc., si legge nel docum. XXXVI.[278]Anon. chron. sic., cap. 64.....Non tamen quod aliquod ipsorum captum fuerit a dictis hostibus ex pretio sive pugna.[279]Lo principe de’ nuovi FariseiAvendo guerra presso a Laterano,E non con Saracin, nè con Giudei,Che ciascun suo nimico era Cristiano,E nessuno era stato a vincer Acri,Nè mercatante in terra di Soldano.Dante,Inf., c. 27.Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.Breve di Bonifazio, dato il 13 giugno anno 5, da Anagni, in Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 6.Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 970.[280]Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 4; e 1301, §§. 1 e 2.[281]Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41 e 47, in Muratori, R. I. S., tom. IX.[282]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 9.Raynald, Ann. ecc., 1299, §, 4.[283]Raynald, Ibid.[284]Così io scrissi nella prima edizione, prestando fede allo Speciale piuttosto che a Montaner, il quale sostiene a cap. 192, che il principe di Taranto fosse mandato dal padre per porre in terra a capo d’Orlando, e andar a trovare Roberto in Catania; ma che stigato da’ suoi, per cupidità di gloria e di preda, si deliberava ad assaltar Trapani. La lettera di Carlo II, docum. XXXII, or toglie ogni dubbio, e attesta la grande esattezza dello Speciale, narrando come lui i particolari dell’impresa del principe di Taranto.[285]Ho a un di presso voltato in italiano lo Speciale, il quale forse presta le sue frasi al buon Sancio, ma certo riferisce fedelmente il consiglio.[286]La citata lettera di Carlo II a Filippo il Bello, dà al principe di Taranto a un di presso seicento cavalli, e gran forza di fanti. Angelo di Costanzo, scrittore del secolo XVI, porta i fanti a mille; ma le parole di Carlo II sembrano indicare un maggior numero L’epistola di Federigo ai Palermitani, citata qui appresso, dice anche seicento i cavalli nemici; Speciale settecento. Il Montaner, cap. 192, esagerando senza freno, fa montare la forza de’ nemici a 1,200 cavalli, e de’ nostri a 600 cavalli e 3,000 fanti; e toccando gli ordini della battaglia, dice messi da Federigo alla vanguardia Calcerando, Moncada e Blasco, i fanti alla dritta, e i cavalli alla mancina; il che mal s’accorda con la descrizione di Speciale, più particolareggiata e più degna di fede.[287]Il Montaner porta abbattuta da Federigo la bandiera di Filippo, e indi i due giovani principi strettisi a combatter tra loro; e dall’Aragonese morto il cavallo all’Angioino, onde Martino Peris D’Aros s’era avventato a costui per spacciarlo, se non che Federigo il trattenne ad onta di Blasco Alagona. È evidente, che Speciale non avrebbe defraudato il suo re di questa gloria di abbattere il principe di Taranto; e che perciò il racconto del Montaner si dee noverar tra le disorbitanti sue favole ad esaltazione de’ reali d’Aragona.[288]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 10.Anon. chron. sic., cap. 56 e 57, ov’è trascritta la epistola di Federigo a’ Palermitani.Epistola citata di Carlo II, docum. XXXII.Gio, Villani, lib. 8, cap. 34.Montaner, cap. 192.Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304, che con picciolo anacronismo porta questa battaglia nel 1300.[289]Questo privilegio, dato in Palermo il 20 dicembre 1299, è pubblicato dal de Vio, privilegi di Palermo, pag. 24.Il Testa, op. cit., pag. 98, dice anche accordate da Federigo larghissime franchige a Marsala, perchè que’ cittadini aveano egregiamente meritato nella battaglia della Falconarìa, capitanati da Giovanni di Ferro. Ma ei non cita questo privilegio, nè a me è venuto fatto di trovarlo, o vederne cenno negli scrittori contemporanei.[290]Nic. Speciale, Anon. chron. sic, e Montaner, luoghi citati.[291]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 11.[292]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.[293]Montaner, cap. 191.[294]Tommaso di Procida, seguendo la diffalta di Giovanni suo padre, passò a parte angioina; ove fu molto accarezzato, e resigli i beni paterni, come si vede dai diplomi citati nel cap. XV, pag. 104, 105, 106, e da un altro del 21 ottobre decimaquarta Ind, (1300), per la restituzione di altri stabili in Salerno. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 101, a t.[295]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.Anon. chron sic., cap. 68.Ramondo Montaner, cap. 191, narra assai diversamente questa fazion di Gagliano. Il primo errore è, che la pone innanzi alla battaglia della Falconarìa. Il secondo, che tace del tutto il tradimento del castellano, e dice andati a Gagliano i cavalieri della Morte, per combatter Blasco e Calcerando, che sapeano trovarsi in quel castello. Ei dà a’ nostri dugento cavalli e trecento pedoni; ai nemici in tutto cinquecento cavalli e assai fanteria. Quanto ai movimenti e ai casi della battaglia, si allontana assai meno dallo Speciale, anzi, in alcuni punti, s’accorda del tutto con esso. Io ho creduto seguir piuttosto Speciale che Montaner, perchè il primo è istorico più grave e nazionale, il secondo infedelissimo in questo periodo. Si potrebbe dubitare che il castellan di Gagliano fosse il medesimo istorico Montaner: ma io penso che no; 1o. pel nome diverso, appellandosi il castellano Montaner de Sosa, e l’istorico solamente Montaner; 2o. pel detto anacronismo rispetto alla battaglia della Falconarìa, nel quale il castellano non sarebbe caduto di certo; 3o. infine per quel nobile e cavalleresco carattere dell’istorico Montaner, incapace di un inganno di guerra, che può ben dirsi tradimento nerissimo.Degli uomini di paraggio uccisi o caduti in poter di Federigo in questi due combattimenti della Falconarìa e di Gagliano, ci fan fede anco i seguenti documenti: Diploma del 15 aprile tredicesima Ind. (1300). Per la tutela de’ figliuoli di alcuni cavalieri,nuper mortuiin Sicilia, guerreggiando contro i nimici. Nomina Simone Agrilleri, Goffredo de Mili, Adamo de Siliac e Goffredo di Joinville. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 143.Diploma del 22 aprile tredicesima Ind. Per la cura dei beni feudali di Giovanni di Joinville,militis captivi apud hostes. Ibid., fog. 258.Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Commessa a Filippo di Tuzziaco l’amministrazione de’ beni del suo parente conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici In Sicilia, ibid., fog. 93 a t.Diploma del 7 luglio tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto alla contessa di Corigliano, per andar a visitare il marito, prigione In Sicilia. Ibid., fog. 161.Un altro diploma della stessa data contiene dei provvedimenti pe’ vassalli del conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici. Ibid., fog. 162.Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., per l’amministrazione de’ beni de’ militi, baroni e altri feudatarì, che, combattendo pel re in Sicilia, caddero in man del nemico. Ibid., fog. 279 a t.[296]Veggasi cap. XXVII, pag. 164.[297]Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.[298]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 10 e 11.Diploma di Federigo, dato il 1 dicembre 1299, presso l’Anon. chron. sic., cap, 57.Diploma di Carlo II, dato il di 8 maggio tredicesima Ind. (1300). Il re commetteva a Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa, legati suoi a Genova, d’attraversare gli aiuti che preparavansi a Federigo; armandosi, com’ei sapea, due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, sotto specie di servir all’uopo delle sue guerre, ma in realtà per accompagnare quegli armamenti destinati alla Sicilia. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 195, a t.4 Federigo stese anche la mano a prender beni ecclesiastici in sussidio della guerra; ma assai discretamente, per non si concitar contro il clero siciliano, che teneva a lui non ostanti le istigazioni di Roma. Veggasi il trattato di Caltabellotta nel capitolo seguente, e i documenti citati dal di Gregorio, Considerazioni sopra la storia di Sicilia, lib. 4, cap. 5, e annotazione 49 allo stesso capitolo.[299]Docum. XXXII.[300]Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 513, 47.[301]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 15 e 16.[302]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 13, 14. Tra le ultime parole del breve son queste:Nonnulla vero alia pro subsidio negotii acies considerationis nostrae circumspicit, quae presentibus non duximus inserenda. Ibid., §. 21, si vede che Bonifacio scrisse ai Catanesi, rallegrandosi con loro della ribellione di Ragusa, di Noto e d’un’altra terra per parte angioina.[303]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 1 a 4, e nota del Mansi su lo stesso luogo. Bolla di Bonifacio, data 22 marzo, ibid., e nella cronica di Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41, in Muratori, R. I. S., tom. IX.[304]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10, che cita una bolla del 1 marzo 1300 a questo effetto.[305]Gio. Villani, lib. 8, cap. 36.Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 8.Cronaca d’Asti, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 191, 192. L’autore della Cron. d’Asti fu testimone oculare.Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 896.[306]Oltre le asserzioni di Bonifazio nel breve del 9 gennaio 1300, citato poco fa, questi sussidi forniti dalla corte di Roma nell’anno trecento, son provati da’ seguenti diplomi del r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C.Diploma dato di Napoli a dì 8 maggio tredicesima Ind. (1300). È una quetanza de’ danari che Bartolomeo de Capua, protonotaio e logoteta, avea ricevuto per conto del re dalla corte di Roma, e speso ne’ bisogni della guerra e dei reame. Vi si leggon le seguenti somme. Da papa Niccolò V, once d’oro 6,000. Da papa Bonifazio ad Anagni, in due volte, once 4,000, più 3,000, più 5,700. Dal medesimo a Roma, per mezzo di rari mercatanti a fin di pagare galee e uomini d’arme di Catalogna in quest’anno tredicesima Ind. once 4,000. Infine anche in Roma altre once 10,000. Reg. cit., fog. 409 a t.Diploma dato di Anagni a 5 giugno tredicesima Ind. È cautela per once d’oro 8,500, date in prestito a re Carlo da papa Bonifazio. Ibid., fog. 412 a t.Diploma monco e senza data nel medesimo registro, fog. 374 a t, Si legge tra vari altri di settembre 1300. Slmilmente è cautela di danaro dato a re Carlo dal papa,cogitans quod ad promocionem et prosecucionem negocii recuperacionis insule nostre Sicilie contra Fridericum de Aragonia, hostem ejusdem Romane Matris Ecclesie atque nostrum Siculosque rebelles, pecuniali subsidio egebamus, etc., e segue con parole di gratitudine grandissima verso il papa, che gli avea dato in prestito fiorini 23,000 in fiorini d’oro e tornesi grossi d’argento; e once d’oro 1,000, in once d’oro. Il re ipotecava alla restituzione, tutti i suoi regni e beni. Avea ricevuto una parte di questo danaro per mezzo degli Spini di Firenze, mercatanti, o, come oggi si direbbe, banchieri del papa.[307]Diploma dato di Napoli a 18 maggio tredicesima Ind. (1300). Nobilibus et discretis viris Potestati, Capitaneo, Principibus Artium, Vexilliferis Justitie, communi et populo civitatis Florentie. Li avea ringraziato re Carlo di fiorin d’oro 5,000, donatigli in quest’anno; e di 200 cavalli ausiliari, mandatigli il 20 aprile. Or nuove grazie rendea per altri 3,000 fiorini; e pregavali di richieder altri sussidi di danaro, da altre città di quelle regioni. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 235.Diploma dato di Napoli a 12 luglio tredicesima Ind. (1300). Re Carlo elegge Guglielmo Recuperanza da Pisa, procuratore a riscuoter da quantunque persone e comuni di Toscana, il danaro promesso o da promettersi, in sussidio della siciliana guerra. Gli commette in particolare di riscuoter 4,000 fiorini dalla città di Lucca, e mandarli per la compagnia dei Bardi di Firenze. Ibid., fog. 164.Diploma dato di Napoli a 10 agosto seguente, perchè la compagnia de’ Bardi s’abbia questi 4,000 fiorini di Lucca, in isconto de’ suoi crediti contro il re. Ibid., 287.Diploma dato di Napoli a 19 aprile tredicesima Ind. (1300). Guglielmo de Recuperanza è eletto, con piena guarentigia, procurator dal re a torre danaro in prestito col favor degli amici e devoti del re in Toscana, da comuni, compagnie e privati, pei bisogni dell’impresa che s’apparecchiava contro la Sicilia. R. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 144 a t.Diploma dato di Napoli a 4 maggio tredicesima Ind. Arrigo d’Aprano da Napoli, cavaliere, è mandato a corte di Roma, per accattar, con ordine del papa o senza, 4,000 once da alcune compagnie di mercatanti, obbligando i regni e beni di Carlo, e le decime ecclesiastiche a lui concedute da Martino IV, Niccolò IV, e Bonifazio. Ibid., fog. 150.Diploma del 18 aprile tredicesima Ind. (1300) dato di Napoli, per imprestiti da mercatanti fiorentini, da soddisfarsi su la tratta de’ grani. Ibid., fog. 302.Diploma dato di Napoli 20 maggio tredicesima Ind. La compagnia de’ Bardi di Firenze avea prestato al re once d’oro 1,200, per le spese di mandare in Ungheria Carlo suo nipote. Provvedimento di soddisfarle in parte con once 500, che gli uomini di Civita restavano a dare, per le once 1,000, promesse al re s’ei li ritenesse in demanio. Ibid., fog. 244.[308]Diploma dato di Napoli a 19 giugno tredicesima Ind. (1300). Perchè si pagasse sulla tratta delle vittuaglie, il rimanente delle once 580, date in prestito a Roberto duca di Calabria da Gualtier de Ala e Marino Riccioli da Catania. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 260 a t.[309]Diploma al siniscalco di Provenza, dato di Napoli a 11 febbraio tredicesima Ind. (1300). R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 353.[310]Diploma dato di Napoli a 13 giugno tredicesima Ind. (1300). Promettesi largo nolo e ristorazion dei danni che potessero recare i nemici, a chiunque portasse in Sicilia con le proprie navi, grano, orzo, vino, panni, ferro, ec. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 241 a.t.Diploma del 20 giugno, ibid., fog. 269; 8 settembre decimaquarta Ind. (1300), ibid., fog. 176; 18 ottobre seguente, ibid., fog. 100 a t.; 22 detto, ibid., fog. 102; 28 detto, ibid., fog. 106 a t.; detto, ibid., fog. 115, per grani ed altre derrate mandate a Roberto in Catania.La corte di Napoli porgeva anche del danaro a Roberto.Diploma dato di Napoli a 2 agosto tredicesima Ind. (1300), per once 7,940 in fiorini e carlini d’oro e d’argento, mandate a Catania per gli stipendi. Ibid., fog. 90.Diploma dato di Napoli a 15 settembre decimaquarta Ind. (1300), per once 2,500 da mandarsi subito in Sicilia all’ammiraglio. Ibid., f. 160.[311]Diploma dato di Napoli a 2 maggio tredicesima Ind. (1300), nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 148 a t. Tratta de’ soldati,qui vel bolla nostra contra dictos hostes et rebelles nostros in actu vel congressu relinquerint, vel negligentes in illis aut inobedientes tibi (Rogerio de Lauria) fortassis extiterint, etc.[312]Diploma dato di Napoli l’8 settembre 1299 duodecima Ind., r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 374. È mandato in Francia da re Carlo a que’ due principi del sangue, maestro Lodovico de Verdun,rogaturum eos et procuraturum cum illis ex parte nostra quod ipsi ad nos in regnum nostrum predictum....... nobis certa guerre nostre prosecutione accedant.Gli è data autorità di pagare a ciascun di loro infino a ventimila lire tornesi picciole, per le spese del viaggio, togliendole in presto, sotto la ipoteca di tutti i beni del re.[313]Diploma dato di Napoli 4 maggio tredicesima Ind. (1300). Ruggier Loria avea arruolato 60 cavalli in Catalogna, Valenza e altri domini di Giacomo pel soldo, che sarebbe stabilito da un vescovo e un frate legati di Carlo II. Loria obbligò per lo pagamento tutti i suoi beni in Ispagna. E Carlo dichiaravasi tenuto a ristorare perciò di quantunque spesa lui o i suoi eredi. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 150.[314]Diploma dato di Napoli 18 maggio tredicesima Ind. Ibid., fog. 321.Diploma del 18 maggio, al comune di Firenze, citato di sopra, pag. 180, nota 1.[315]Diplomi del 23 giugno tredicesima Ind. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 368 a t., e 27 giugno, ibid., fog. 268, pel Grimaldi; e del 21 ottobre decimaquarta Ind. (1300), ch’è il conto del credito di Tommaso di Procida per sè e la sua compagnia. A lui 5 once al mese, a’ suoi uomini d’arme 4 per ciascuno, 15 once per prezzo d’un caval baio perduto in servigio, 7 once per un altra, 15 e 10 once per riscatto di ciascuno di vari uomini d’arme, ed once 8 per uno scudiero, fatti prigioni da’ nemici. Una parte gli fu pagata in danaro, il rimagnente in frumento. Ibid., fog. 101 a t.Altro diploma, ibid., fog. 107, pel conte Filippo di Fiandra.Altro del 25 ottobre decimaquarta Ind., per Umberto (primo di questo nome) delfino di Vienna, condottiero di 100 cavalli, ibid., fog. 112 a t.Altro del 31 ottobre per altri 300 cavalli, ec.[316]Sette diplomi dati di Napoli a 20 maggio tredicesima Ind. a diversi baroni. Perchè si recassero al servigio feudale in Matera, sotto il conte Pietro Ruffo, capitan generale di guerra in quelle province, sì che si facesse un ultimo sforzo contro il nemico, già prostrato e confuso. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 237 a t. e 238 a t.[317]Diploma dato di Napoli a 13 maggio tredicesima Ind. È dato a Riccardo di Grimaldo, abitator di Cosenza, e a’ malandrini della sua compagnia, stati valentissimi contro i nimici, di appropriarsi quantunque prendesser su loro, persone e robe, fuorchè le persone il cui riscatto passasse le 100 once o potesse portare al re il racquisto di qualche terra, nel qual caso si darebbero 100 once alla compagnia. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 222 a t.[318]Diplomi dati di Napoli a 9 maggio 1300, tredicesima Ind. nel reg. citato 1299–1300, C, fog. 197 a t. Bertrando Vicecomite è eletto capitano con mero e misto impero, finchè giunga a Catania, a consegnare a Roberto gli stuoli di fanti e cavalli che mandavagli il re. Questa straordinaria autorità per lo solo viaggio, mostra che trista gente fossero questi rinforzi assoldati dal re di Napoli.[319]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 13.Ei dice espressamente 400 cavalli toscani. I diplomi testè citati, parlan di 200 cavalli di Firenze, ed è naturale che gli altri fossero di altre città di Toscana, al medesimo effetto richieste da Carlo e dal papa, come innanzi si disse.[320]Diplomi dati di Napoli a 3 gennaio 1300, tredicesima Ind., registro citato 1299–1300, C, fog. 50 a t. Sono in favore de’comites nauclerii, proderii, balistarii et marinarii seu homines maris, etc. La terra d’Agosta nell’uno, e la città di Patti nell’altro di questi diplomi, è detta:Nunc exhabitatam et propriis incolis derelictam, etc.[321]Diploma dato di Napoli, 28 dicembre 1300, tredicesima Ind. (cioè a dire, secondo il nostro computo, dicembre 1299, perchè la cancelleria di Napoli cominciava il nuov’anno a 25 dicembre), nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 41 a t. È conceduto in feudo il castel di Palagonia in val di Noto in Sicilia, a Rimbaldo de Ofar, uno de’ guerrieri spagnuoli lasciati da Giacomo in Sicilia, e assai segnalatosi.Altro diploma della stessa data, ibid., fog. 42. Concessioni di Caccamo e Racalmuto a Pietro di Monteagudo; di Giarratana e Palazzolo a Gilberto de Sentillis, e altri, forse la più parte spagnuoli.[322]Breve del 1 febbraio citato di sopra, in Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 12, e altri citati nello stesso paragrafo.[323]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 17, 18, 19, breve dato il 15 gennaio 1300.[324]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.[325]Diploma nel citato registro 1299–1300, C, fog. 363. È dato di Napoli il 7 maggio tredicesima Ind. (1300), e indirizzato al siniscalco di Provenza. Dice aver provveduto che sulle entrate delle dette contee,ubi melius, commodius, habilius et liberius percipi valeat et haberi, assignetur et stabiliatur Inclito principi domino Jacobo, Illustri Regi Aragonum, filio nostro carissimo, perceptio annui redditus unciarum auri duo millia computandis in summa pecunie ad quam tenemus eidem juxta quod..... in patentibus licteris nostris hactenus exinde factis, etc.

Altri se ne veggono sullo stesso proposito nell’Elenco delle pergamene del medesimo r. archivio, tom. II, pag. 193, 213 e 215, in data del 5 maggio 1298, 7 gennaio, 20 e 25 febbraio 1299.Molti altri diplomi attestano che la compagnia de’ Bardi avea in affitto la zecca di Napoli; e talvolta gli ufici delle segrezie di qualche provincia.[240]Veg. la nota238, pag. 128.[241]Diploma del 12 febbraio duodecima Ind. 1299, dall’archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 17. Vi si legge come tre cardinali da parte di Bonifazio aveano intimato a Carlo che pensasse a soddisfare i grossi debiti verso la santa sede, per imprestiti a lui e al padre, censo non pagato, e sussidi sì nella guerra, sì per lo maritaggio della figliuola con re Giacomo.[242]Diplomi del 18 e 20 marzo, 8 e 23 aprile, dai quali si ritraggono vari atti di forza privata commessi da masnade e genti armatesi popolarmente in Vico, Maddaloni, e altre terre anche in Principato. Ibid. fog. 21 a t., 23 a t., 30 a t., 51, 75.[243]Diploma del 25 marzo duodecima Ind. per le vittuaglie che si portavano clandestinamente a’ confini dei nemici in Basilicata, particolarmente dalla terra di Colubrano. Reg. cit. 1299, A, fog. 24 a t.Diploma del 9 aprile duodecima Ind., al capitano di Bari. È la commissione del suo uficio, pel buono e pacifico stato de’ cittadini, e perchèab hostium non ledantur insidiis. Ibid., fog., 26.[244]Diploma del 22 marzo duodecima Ind., ibid., fog. 23, nei quale si legge un capitano in Lucera.Diploma del 26 marzo duodecima Ind., pel quale è eletto un capitano in Bari con mero e misto impero. Ibid., fog. 25.[245]Diploma del 26 marzo duodecima Ind. (1299), col quale è fornita una picciola somma per riparazione delle galee testè tornate di Sicilia. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 524.Diploma del 9 aprile duodecima Ind., perchè si fornissero di biscotto alcune galee napoletane e aragonesi nel porto d’Otranto. Ibid., fog. 31 a t.Diploma del 12 aprile duodecima Ind., per comperarsi subito gran copia di stoppa da rispalmar le galee. Ibid., fog. 51 a t.Diploma del 2 maggio duodecima Ind., per cinque galee catalane ch’erano a Brindisi, e si dovean vettovagliare, e armarne quattro, non bastando la gente per cagion delle malattie. Ibid., fog. 65 a t.Diploma del 29 maggio duodecima Ind. Remiganti in gran copia assoldati in Pozzuoli, Salerno, Sorrento, e Castellamare. Ibid., fog. 85.Vari diplomi del 30 maggio duodecima Ind., per remiganti da assoldarsi in Gaeta, Amalfi, Castellamare e altri luoghi. Ibid., fog. 93.Diploma del 2 giugno, per armarsi dieci galee e provvedersi di viveri. Ibid., fog. 87.Tre diplomi della stessa data, che contengono altre richieste di uomini per la flotta. Ibid., fog. 88 e 99.Diploma del 23 giugno, per armamento di galee in Brindisi. Ibid., fog. 97.[246]Riguardo all’esercito si trovano nel r. archivio di Napoli questi documenti:Diploma del 28 marzo duodecima Ind., per lo quale fu differita infino alla pasqua l’adunata in arme di tutte le milizie feudali a Foggia, bandita prima per marzo. Reg. 1299, A, fog. 26 a t.Diploma del 18 aprile duodecima Ind., perchè da Principato e Terra di Lavoro si recassero in Napoli balestrieri e fanti. Ibid., fog, 51 a t.Diploma del 27 aprile duodecima Ind., Chiamata al militar servigio in Calabria. Ibid., fog. 80.Diploma del 2 maggio, duodecima Ind., per trovarti balestrieri e pedoni pronti agli ordini di Roberto duca di Calabria, vicario generale. Ibid., fog. 54.Diploma dell’8 maggio, duodecima Ind. Chiamata al militar servigio e allo addoamento. Ibid., fog. 79.In tutto il registro 1299, A, ci son molti altri diplomi per armamento de’ cavalli all’impresa di Sicilia.[247]Diploma del 18 aprile, duodecima Ind., al castellano di Pozzuoli, per aver cura che di quella spiaggia non andasser marinai a Ischia e Procida, e non si facessero segnali alle dette isole con fuoco e fumo. Reg. cit., fog. 51 a t.Diploma del 6 maggio, duodecima Ind,, pel quale è differito l’ordine dato al comune di Aversa che mandasse 1,000 uomini,armis et instrumentis aliis decenter munitos ad rebelles insulas nostras Iscle Capri et Procide. Ibid., fog. 61.Diploma del 5 giugno 1299. Ibid., fog. 103 a t. Per adunarsi fanti con accette e scuri da mettere a guasto le campagne d’Ischia, ove Giacomo si dovea portare con la flotta. Napoli dovea fornir 400 uomini, Aversa 300, Capua 300.Diploma del 12 giugno, duodecima Ind. Si doveano pagare per 10 dì, alla ragione di dieci grani al giorno, i 300 fanti d’Aversa, mandati pel guasto d’Ischia. Provvedeasi che il danaro si ritraesse da una contribuzione degli abitanti d’Aversa. Ibid., fog. 128.[248]Veg. docum. XXVI e XXVII, e questi altri:Diploma del 12 marzo, duodecima Ind. (1299), per la custodia degli statichi del castell’Abate. Reg. cit. 1299, A, fog. 45.Diploma del 14 marzo. Il dì 20 i principi Roberto e Filippo si dovean trovare con le genti loro sotto il castell’Abate, per combatter quelle di Federigo, se venissero al soccorso. Perciò, affinchè abbian giusto numero di cavalli e fanti, è provveduto:quod de quolibet foculario mictant servientem peditem unum, munitum armis decentibus et expensis que sibi sufficient amorandum ibidem cum duce prefato. Ibid., fog. 46.Diploma del 28 marzo. Per la medesima cagione, chiamati al militare servigio i feudatari delle città di Napoli, Capua ed Aversa pel 14 aprile. Ibid., fog. 2 a t.Diplomi del 1 e 2 aprile duodecima Ind. (1299), per milizie presentatesi al castell’Abate,coram Roberto primogenito nostro duce Calabrie. Ibid., fog. 36.Diplomi dell’8 e 9 aprile, da’ quali si scorge che Apparente di Villanova castellano del castell’Abate, consegnatolo agli angioini, ebbe salvocondotto a tornarsi in Sicilia. Ibid., fog. 6.Altro diploma dell’8 aprile, per gli stipendi delle genti che avean assediato il castell’Abate. Ibid., fog. 7 a t.[249]Diploma del 2 aprile 1299, risguardante il pagamento degli stipendi a 260 cavalli di Guidone di Primerano, a’ quali doveansi once 520 al mese, computato ogni milite per due scudieri. Si comanda che vadan subito alle frontiere de’ nemici a Rocca Imperiale e Ordeolo, per cavalcar continuamente quelle campagne, dandovi il guasto. In questo diploma si parla ancora di danari pagati ai Catalani e almugaveri di Berengario d’Intensa,e d’un negozioche costui dovea compiere. Vi si fe’ molta premura per l’assedio d’Ordeolo, ove si doveano adunare altre forze, e anche aiuti procacciati dal papa. Nel citato registro 1299, A, fog. 54.Diploma del 1 maggio, duodecima Ind., dal quale si vede che già Rocca Imperiale era venuta in man degli angioini. Reg. seg. 1299, A, fog. 69.Due diplomi del 2 maggio, duodecima Ind. (1299), coi quali son dati altri provvedimenti per l’assedio di Ordeolo; ed è creato un capitano in val di Crati e Basilicatacum mero et mixto imperio et gladii potestate, che vada subito a quell’assedio. Ibid., fog. 66 a t. e 68.Diploma del 14 giugno. È data autorità a Ruggier Sangineto di fermar patti con Berengario de Muronis milite, per la ricuperazione d’Ordeolo e Porta di Roseto. Ibid., fog. 128.Diploma del 15 luglio, duodecima Ind. Provvedimenti perchè non manchi il danaro a incalzar l’assedio d’Ordeolo. Ibid., fog. 124.Diploma dell’8 settembre tredicesima Ind. (1300), dal quale si vede che Ordeolo con Pietra di Roseto eran già in poter degli angioini. Reg. 1299–1300, C, fog. 331 o piuttosto 371.Diploma del penultimo maggio duodecima Ind. (1299). Provvedimenti per la espugnazione del castel di Squillaci. Ibid., fog. 86 a t.[250]Diploma del dì ultimo febbraio duodecima Ind. I principi Roberto e Filippo, da parte del re, in Otranto avean patteggiato con Berengario degl’Intensi che la tenea per parte de’ nemici. Berengario indi era, dice il diploma di Carlo II,ad fidem et mandata nostra reversurus, e gli si dovean pagare, per lui e la sua compagnia, once 2,856, 7, 10, per stipendi dal 18 ottobre undecima Ind. (1297) sino a tutto agosto della stessa Ind. Reg. cit. 1299, A, fog. 22.Diploma del 12 aprile duodecima Ind. (1299). Berengario d’Intensa avea preso statichi dalla terra di Montalto, e consegnatili a Stefano de Argat, sotto giuramento di custodirli per esso. Il re, non avendogli dato autorità a trattare, scioglie il giuramento dato allo stesso Berengario dall’Argat, e comanda che gli statichi si ritengan prigioni dal conte di Catanzaro. Ibid., fog. 49.Diploma del 23 aprile duodecima Ind., per liberarsi alcuni Catalani e Aragonesi della compagnia di Berengario d’Intensa. ch’erano stati messi in prigione. Ibid., log. 75.Diploma dell’8 giugno duodecima Ind., ove si dice che Otranto era tuttavia insidiata, e si sospettava di que’ medesimi Catalani della compagnia d’Intensa che l’avea consegnato agli angioini. Ibid., fog. 90 a t.Diploma del 6 luglio duodecima Ind., per alcuni uomini d’Otranto. Da questo si scorge che Guglielmo Palotta tenea già Otranto per Federigo, che gli fu sostituito Berengario d’Intensa, e che Palotta adesso era anch’eglifedeledi re Carlo. Ibid., fog. 160 a t.Niccolò Speciale, lib. 3, cap. 15, dice chiaro il tradimento di Berengario, ch’era stato sostituito a Guglielmo Palotta nel comando d’Otranto. Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 38, afferma che Berengario degl’Intensi, preso ad Aversa, fu liberato sotto sicurtà, per procaccio di Giacomo.[251]Tre diplomi del 25 giugno, reg. cit. 1299, A, fog. 132 a t. e due del 2 luglio, ibid., fog. 119 a t. 120, svelano quest’altro tradimento. Un tal che tenne il castello di San Giorgio in Calabria, prima per Giacomo re di Sicilia, poi per Federigo, or abboccatosi col medesimo Giacomo, avea pattuito di render il castello a Carlo II, se gli si pagassero i soldi corsi, suoi e del presidio che montavano ad once 55. Non è mestieri aggiugnere che Carlo fece dar subito la moneta.Da un altro diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300, reg. seg., 1299–1300, C, fog. 372, segnato per errore 332, si vede che il nome di costui era Albagno d’Aragona. Con questo diploma si ordinava a favor di lui un altro pagamento.Altri fallirono a Federigo, forse senza vender castella a’ nemici. Tali sembrano i casi de’ due documenti seguenti.Diploma del 10 aprile duodecima Ind. Guidone Lombardo, già nemico, si era convertito. Datagli in feudo la terra di Monforte in Sicilia, ch’ei tenea da Giacomo e da Federigo. Ibid., fog. 13.Diploma del 3 giugno duodecima Ind. Perdonato a Gerardo di Bonavite da Firenze, se tra 15 dì tornasse alla ubbidienza. Costui era stato disertore la prima volta dagli angioini ai nostri; ora era ad Ischia, e pensava tornare a’ primi con un nuovo tradimento. Ibid., fog. 89.[252]Honor est quod onus alleviat, leggesi ne’ due diplomi dati il 10 aprile duodecima Ind. (1299) per la tradigione che racquistava a Carlo II le terre di Martorano e Taverna. Nel r. archivio di Napoli, reg. citato 1299, A, fog, 13 e 38, a t.[253]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 12, 13.[254]Diploma del 24 giugno 1299, nel r. archivio dì Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 113, a t.[255]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14.Il tempo della morte di Corrado Lancia si argomenta anco da un diploma del 15 giugno 1299, sottoscritto da Vinciguerra Palizzi cancellier del regno, in Testa, op. cit., docum. 17.[256]Del tradimento di costui fa fede anco un diploma di Carlo II, dato a 13 settembre tredicesima Ind. (1299), col quale son rimesse tutte lor colpe a Salvacossa, protontino d’Ischia, e agli altri abitanti che piegarono a parte siciliana, ma poi,succedentibus prosperis, dice il diploma, tornarono in fede. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 37, 38.[257]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 18.Anon. chron. sic., cap. 62 e 63, e diploma di Federigo, dato il 6 luglio 1299, ivi trascritto.Veggansi ancora, Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII, pag. 174.Cronaca di Bologna, ibid., tom. XVIII, pag. 304, dove è errato il giorno della battaglia, e portato il numero delle nostre galee a 33, delle nemiche a 55.Cronaca di Cantinelli, presso Mittarelli, Rer. Faventinarum script. Venezia, 1771, pag. 311.Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX.Tolomeo di Lucca, ibid., tom. XI, pag. 1303.Gio. Villani, lib. 8, cap. 29, che si mostra assai male informato dei fatti di tutta questa guerra. Ei fa montare le galee nemiche a 70, e le nostre a 60, e dice Federigo Doria ammiraglio dell’armata siciliana. I nostri storici tacciono il nome di questo ammiraglio.Una delle galee siciliane prese in questa battaglia fu prestata dal governo di Napoli a Francesco Ildebrandini di Firenze. Diploma dato di Napoli a 20 luglio duodecima Ind. (1299), reg. cit., 1299, A, fog, 174, a t.[258]Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII, pag. 174. Vi si legge qualche errore nella cronologia di questi fatti; ma ciò non toglie alla ragione probabilissima che l’autore assegna a questa partenza di Giacomo, da non potersi spiegare abbastanza con la moderazione verso il fratello, o infedeltà con parte angioina, che gli attribuiscono gli scrittori guelfi.La stessa ragione è detta nella cronaca di Cantinelli citata nella nota precedente. Ivi si legge che Giacomo tornò in Catalogna,quia dominus papa Bonifacius noluit sibi dare stipendia que sibi promiserat.[259]Questa testimonianza dello Speciale, acquista maggior fede da’ documenti del r. archivio di Napoli.Diploma del 24 giugno 1299, pel quale si provvede che i condottieri, con le compagnie mercenarie, si faccian trovare a Nicotra, ove andrà Giacomo con la flotta a imbarcarli. Reg. 1299, A, fog. 96 a t., e 113 a t.Due diplomi del 20 luglio duodecima Ind. indirizzati a Egidio di Foloso e Stefano Testardo, condottieri, perchè subito si portassero a Nicotra per passare in Sicilia. Quivi si legge che il governo angioino facea opera a mandare in Sicilia quanta maggior forza potesse. Ibid., fog. 182.[260]Nic, Speciale, lib. 4, cap. 15.[261]Diploma del 5 agosto 1299, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 19. Si prometteano a Giacomo per tutta la sua vita 2,000 once all’anno, e 6,000, nel caso che si racquistasse tutta l’isola.[262]Diploma del 18 luglio 1299, da’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 190.[263]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 15.Anon. chron. sic., cap. 63.[264]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14. Leggesi nell’Anon chron. sic., cap. 62, la citata epistola di Federigo, data di Messina a 6 luglio 1299, pubblicata ancora in altre opere.[265]Diplomi del 19 luglio duodecima Ind. (1299). Rostaino Cantrlemi, eletto capitano dell’armatetta, che dovea partir subito contro le ribelli isole d’Ischia, Procida, Capri. Nel r. archivio di Napoli, reg seg. 1299, A, fog. 152 e 173.Diploma del 20 luglio. Promessa di perdono agli uomini delle dette tre isole, Ibid., fog. 152.Diploma del 29 luglio. Pei fanti e cavalli d’Aversa, levati per la fazione d’Ischia. Si dovean pagare i primi alla ragione di grana dieci al giorno, i secondi di un tarì e grana dieci al giorno. Ibid., fog. 177.Diploma del 30 luglio duodecima Ind. 1299, anno 15 di Carlo II, indirizzato alla moglie di Tommaso di Mattafellone. Dopo la recente vittoria navale su i nemici, Ischia e Capri erano tornate al nome regio. Perciò liberasse immantinenti Corrado Salvacossa, datole prigione per iscambiarlo col marito di lei, prigione de’ nemici, al quale sarebbe provveduto altrimenti. Ibid., fog. 133.Diploma del 31 luglio, ibid. Somigliante comando a Ludo de Huc, al quale il governo avea dato il prigione Giovanni Abbate d’Ischia, in compenso de’ danni che Ludo avea sofferto una volta, prigione in man de’ nemici. In entrambi questi diplomi si fanno grandi parole della vittoria che,jam patet in orbem, e della clemenza verso gli abitatori di Capri e Ischia.Diploma del 13 settembre tredicesima Ind. (1299), per tenersi Ischia in demanio. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 3.[266]Due diplomi dati di Salerno il 16 agosto duodecima Ind. (1299), pel quali Pietro Salvacossa milite è eletto protontino d’Ischia, e si vede che queste uficio era di comandante in secondo luogo nell’armata. Vi si leggono straordinarie lodi ed espressioni di benevolenza per costui. Reg. cit. 1299, A, fog. 170, a t.Diploma dato dì Salerno il 16 agosto duodecima Ind., nel quale costui è eletto capitan generale delle navi nel regno di Napoli:Te igitur capitaneum vassellorum nostrorum que armantur et armabuntur in antea in partibus istis pro tempore generalem, Rogerio tamen de Lauria militi regni Sicilie et Aragonum ammirato dilecto consiliario familiari et fideli nostro cum in partibus istis erit superioritate officii reservata, duximus usque usque ad beneplacitum majestatis nostre statuendum eum plena meri et mixti imperii et gladii potestate, etc. ibid., fog. 171.Diploma del 4 ottobre tredicesima Ind. 1299, 15odel regno di Carlo II, pel quale è riconceduta a Pier Salvacossa, protontino d’Ischia, la terra di Castronovo in val di Mazzara presso Vicari, e i casali di Palagonia, Calaczura e Calatalfati in val di Noto. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 6.Diploma del 4 agosto tredicesima Ind. 1300, dal quale si vede che Salvacossa era naturale d’Ischia. Ibid., fog. 71 a t.[267]Docum. XXXI.Un altro diploma del 17 luglio, a Tommaso di Ortona, tesoriere presso Roberto, dispone che delle once 2,000 mandategli in carlini d’oro e d’argento e tornesi d’argento, si pagassero le genti d’arme lasciate da Giacomo in Sicilia, compresivi i 100 cavalli di Ruggier Loria. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 174.Un altro del 29 luglio porta la elezione di Giovanni di Porta a maestro razionale nell’isola di Sicilia presso Roberto. Ibid., fog. 132 a t.Talchè si può argomentare che la corte angioina volesse far mostra d’istituire presso il vicario di Sicilia un ordinamento di amministrazione speciale, rendendo alla Sicilia que’ benefici che le erano stati tolti per le novazioni di Carlo I.[268]Diploma del 18 luglio duodecima Ind. (1299). Una nave di mercatanti italiani avea portato in Milazzo vin greco e altre merci, che sembran d’uso domestico, a Ruggier Loria. Ei ne pagò parte; per lo rimanente, che volea gittar addosso a Carlo, die’ in pegno argento e masserizie. E Carlo infatti, tolse su di sè il debito, ragionandolo sugli stipendi dell’ammiraglio. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 155 a t.Diploma dell’ultimo luglio Duodecima Ind. Per biscotto da consegnarsi a richiesta di Giacomo o dell’ammiraglio. Ibid., fog. 200.Diploma del 2 agosto duodecima Ind. Per mandarsi una galea con foraggi a Gualtiero conte di Brienne e di Lecce, militante in Sicilia. Ibid., fog. 136 a t.Diploma del 19 agosto. Per farsi tornare all’armata in Sicilia alcuni marinai di castell’Abate, che se n’eran fuggiti. Ibid., fog. 138 a t.Diplomi dell’11 e 29 agosto 1299, per grano, orzo e semola mandati all’esercito in Sicilia, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 222 e 223. Dall’ultimo di questi diplomi si scorge, che nel corso d’agosto si sparse nuova in Cotrone che Roberto si fosse ritirato di Sicilia, onde fu venduto in quella città un carico di vittuaglie ch’era a lui destinato.Ricadono a un di presso in questo tempo, e perciò le noto qui, le seguenti concessioni feudali che non mi è paruto accennare nel testo, ma pur possono mostrare, che la corte di Napoli non cessava di gratificar di beni i suoi settatori più fedeli.Diploma del 19 marzo duodecima Ind. 1299, pel quale fu conceduto a Squarcia Riso milite, il castello e la terra,Sancti Filadelli(San Fratello)situm in valle Demonis, in vece di quel di Sortino, datogliolim serviciorum tuorum intuita, ma tenuto da’ Siciliani. R. archivio di Napoli, reg. 1299, A, fog. 48 a t.Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Conceduta a Matteo ed Arrigo Riso militi, e a Francesco Riso da Messina, la terra di Geremia in Calabria. Ibid., fog. 149.Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Ratificata la concessione feudale del castel di Baccarati in vai di Noto, presso Aldone e Caltagirone, che Giacomo re d’Aragona avea già fatto a Filippo de Porta, in cambio di Castrocucco, da lui posseduto in Principato. Ibid., fog. 155.Diploma senza data, che trovasi nello stesso registro 1299, A, appartenente alla duodecima Ind. cioè infino al 31 agosto. Pel castello di Cuttuli in Principato, già promesso a Ruggier Loria in restituzione o dono. Ibid., fog. 113.[269]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 1 e 2.La morte ignobile e povera di costui è detta dallo Speciale. I documenti tratti dal r. archivio di Napoli, che qui notiamo, provano che la corte angioina dapprima volle dar qualche facoltà a questo gran feudatario siciliano, ma lo spregiava come avvien sempre a’ traditori.Tre diplomi del 26 aprile tredicesima Ind. (1300). Manfredi Maletta conte dì Mineo è fatto castellano di Manfredonia; e insieme si provvede a tramutare in Barletta i prigioni ritenuti in quella fortezza. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 146 a t.Diploma del 12 maggio tredicesima Ind. Perchè la prescrizione non noccia a Manfredi Maletta, ritenuto da buone ragioni a sperimentare i suoi dritti su certe castella. Ibid., fog. 221 a t.Tre diplomi del 18 maggio seguente. Perchè il castel di Manfredonia fosse consegnato a Maletta, ma i prigioni e le armi tramutati nel castel di monte Sant’Angelo, e le vittuaglie consegnate a un cittadino di Manfredonia. Ibid., fog. 250.Diploma del 30 luglio tredicesima Ind. 1300. Era stata commessa al Maletta, ancorchè degno di cose maggiori, la custodia di Monte Vultocum gualdo suo et vallis Vitalbe. Ibid., fog. 291.Diploma del 3 agosto seguente. Ritoltagli questa custodia, perchè appartenea a Giovanni di Monforte. Ibid., fog, 264.Diploma del 18 agosto tredicesima Ind. Legittimazione di Matteo Maletta, figliuol naturale del.vir nobilis comes Manfridus Malecta. V’era scritto ancora comes Minei, e si vede cancellato. Ibid., fog. 396 a t.Diploma del 1 settembre decima quanta Ind. (1300). È affidata al conte Manfredi Maletta la custodia della regia foresta e palagio di San Gervasio. Ibid., fog. 176.Si vede da questi diplomi qual poca fidanza avesse il governo angioino in questo sciagurato, e quanto lo disprezzasse nei medesimi favori che gli dispensava, per allettare coll’esemplo i baroni siciliani all’abbandono della santa causa ch’avean preso a sostenere.[270]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3, 4, 5.[271]Quondam pater patriae, qui Romanos hactenus redolebas. Ibid., cap. 7.[272]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 6.[273]Diplomi di Federigo, dati la più parte di Castrogiovanni d’ottobre 1299, co’ quali confermò alla città di Caltagirone le sue leggi e consuetudini, la proprietà de’ suoi beni, la franchigia della tassa de’ marinai, e le die’ inoltre un casale e un feudo. Privilegi di Caltagirone, lib. 1, fog. 1, 25 e 48, citati dal padre Aprile, Cronologia di Sicilia; cap. 22 a 25.[274]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 7.Anon. chron. sic., cap. 64.Montaner, dopo lungo silenzio, ripiglia in questo tempo la narrazione de’ fatti di Sicilia, con dire al capitolo 190, che il duca Roberto era già in Catania, consegnatagli da messer Virgilio, dice egli, di Napoli, e due altri cavalieri. D’altronde ei si mostra non men restio che male informato, nel parlar di queste vicende.I nomi de’ traditori e la liberalità senza misura che adoperò con essi la corte angioina, si veggono da’ seguenti diplomi. Le prime concessioni sonvi date il dì 11 ottobre 1299; e indi è da argomentare che quel giorno, o poco innanzi, entravano i nemici nella tradita Catania.Diploma del 26 dicembre tredicesima Ind. (1299).Attendentes fidem et merita fructuosa Virgilii de Catania militis, il re lo elegge consigliere e famigliare suo, e lo raccoglie nella regia casa. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.Diploma del 29 dicembre tredicesima Ind. 1300 (deve intendersi anche 1299, secondo il nostro computo, perchè la cancelleria angioina, come abbiamo notato più volte, ragionava il nuovo anno dal venticinque dicembre). È conceduto a Virgilio deCataniamilite, il castel di Vicari e il casal di Ciminna. Fatta la concessione da Roberto, ratificata dal re con questo diploma. Ibid., fog. 41.Diploma del 9 gennaio tredicesima Ind. (1300). Confermato a Margherita di Scordia da Catania,filia quondam magistri Michaelis de Sanducia, il casale di Scordia in val di Noto, ch’essa ebbe per successione del padre. Ibid., fog. 180 a t. Credo che costei fosse la moglie di Virgilio, che forse n’ebbe in dote il feudo di Scordia, e prese questo titolo col quale il chiama sempre Speciale.Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II. Vi è trascritto un privilegio di Roberto, dato di Catania a dì 11 ottobre tredicesima Ind. (1299), pel quale furon dati in feudo al detto Virgilio il tenimentoPiccarani, tenuto da Matteo di Termini ribelle, il tenimentoScorpionis et casale Chifala(forse Cefalà Diana), nella Sicilia oltre il Salso; sotto condizione di dargliene compenso, se gli uomini di quelle terre tornassero in fede a patti. Ibid., fog. 67.Diploma del 20 luglio 1300, dov’è trascritto un altro privilegio di Roberto, dato anche di Catania il dì 11 ottobre 1299, confermandosi a Virgilio di Catania il castello di Thadar in val di Noto, ch’egli tenea tra i beni dotali; con la solita diceria de’ suoi grandi meriti nella conversione di Catania. Ibid., fog. 68 a t.Diploma della stessa data, dove n’è trascritto uno di Roberto dell’11 ottobre 1299. Vi si riconcedono a Virgilio di Catania i casali di Pbake, Bayano, e Pisone in vai di Castrogiovanni. Ibid., fog. 69.Diploma del 20 luglio 1300, docum. XXXVI. Vi si legge chiaramente, al par che nei diplomi sopra citati, e quasi con le stesse parole, la parte principalissima che questo Virgilio avea avuto nel tradimento di Catania, e prendea in trattarne degli altri.S’intinsero nel tradimento di Virgilio o parteciparono de’ suoi frutti, Simone fratello, e Giacomo figliuolo di lui.Diploma dato di Napoli a 4 agosto, tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II, nel quale è trascritto un privilegio di Roberto dato di Catania l’11 ottobre 1299, tredicesima Ind. Di questo Simone è detto che i Catanesi tornarono alla ubbidienza, ejusministerio ac Virgilii de Catania militis fratris sui. Al momento gli era stata conceduta l’aspettativa d’un feudo del valore di once 50 annuali. Or gli si assegnavano i casaliChanzerie, Consene, Contiminii et Racalginegi exhabitata ab antiquo, di qua dal Salso, presso Caltagirone. Ibid., fog. 86.Diploma dato di Napoli il 20 luglio tredicesima Ind. 1300, in cui n’è trascritto uno di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299. Son conceduti a Giacomo di Catania, figliuolo di Virgilio, i castelli di Calatamauro e di Bivona, tenuti, il primo da Guglielmo Calcerando, l’altro da Ugone Talach. La concessione in Catania si vede fatta, com’era uso, innanzi molti nobili, Guglielmo eletto Salernitano, vicario pontificio nell’isola e cancelliere del re, Loria, Amerigo de Sus, Ruggier Sanseverino, e altri conti. Ibid., fog. 33 e 64. Il principio di questo diploma è nel fog. 33, il fine nel 64, perchè questo e molti altri registri furono legati ad occhi chiusi negli andati tempi. Ma si veggon le tracce della antica numerazione delle pagine, cioè xxxij nel attuale 33, e xxxiij nell’attuale 64.Ho cavato dal r. archivio di Napoli i nomi degli altri traditori, per congegnarli alla esecrazione di tutti i Siciliani. Oltre Napoleone Caputo, di cui parla lo Speciale, e Simone e Giacomo di Catania, l’un fratello, l’altro figliuolo di Virgilio, furono Gualtiero Pantaleone, Gualtiero Lamia e Tommaso Connestabile.Diploma del 26 dicembre 1299, pel quale Napoleone di Catania fu creato consigliere e famigliare del re, con la stessa formola del diploma della medesima data per Virgilio di Catania. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.Diploma del 20 dicembre 1299, nel quale con le medesime parole del diploma dell’ugual data, riportato di sopra per lo stesso Virgilio, Napoleone di Catania milite ebbe in feudo i casali di Avola e Buscemi, e quel disabitato di Momolina. Ibid., fog. 41.Diploma del 26 dicembre 1299. Con le stesse parole di que’ di Virgilio e Napoleone, fu creato Gualtiero di Pantaleone di Catania, consigliere e famigliare del re. Ibid., fog. 42 a t.Diploma del 24 gennaio 1300 tredicesima Ind., anno 16 di Carlo II. Ratificata con privilegio la concessione feudale del casale di Silvestro in territorio di Lentini a Gualtier Pantaleone di Catania,quem militari nuper decoravimus cingulo. Ibid., fog. 52 a t.Diploma del 25 gennaio stesso. È conceduto a questo Gualtier Pantaleone il casal di Biscari in val di Noto, in merito della fede e prontezzaquibus in procuranda reversione civitatis Cathanis ad fidei nostre cultum laborasse dignoscitur. Ibid.Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II.Con le medesime formole è conceduta a Gualtiero de Lamia da Catania, stato sempre fedele in cuor suo, il tenimento di Vaccarato in territorio d’Aidone. Ibid., fog. 54.Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, pel quale è conceduto il casal di Muletta in Val di Mazzara a Tommaso deComestabulì de Thasina civis Cathanie, un tempo ribelle, e poi, dopo il racquisto di Catania, voltosi a servire con efficacia Roberto. Ibid., fog. 85.Due altri diplomi parlan di altri; certo traditori, ma non forse in questo fatto di Catania.L’uno è dato il 28 dicembre 1300 (1299) tredicesima Ind., anno 15 di Carlo II, e contiene le seguenti concessioni: A Pietro di Monte Aguto, Racalmuto e Caccamo; a Gilberto di Sentillis, Giarratana e Palazzolo; a Ugolino di Callaro, Licodia; a Pietro Sossa, Calatafimi e Calatamauro in val dì Mazzara; a Simone di Belloloco, il caste! di Tane o Gane, e il casale di Chondroni o Thondroni, in vece del cartel di Sortino, concedutogli da re Giacomo all’assedio di Siracnsa, nell’ignoranza che Carlo lo avesse già dato a Squarcia Riso. Ibid., fog. 42.L’altro il 2 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Conceduti a Giuliano d’Alessandro da Siracusa i casali di Cassibari e Lungarini. Ibid., fog. 56 a t., e duplicato a fog. 20.[275]A costui fu data in premio Licodia. Veg. il diploma del 28 dicembre 1299, citato nella nota precedente.[276]Nic. Speciale, lib. 5, cap, 8 e 9.[277]Et que(servitia)ad presens sub continuis laboribus in convertendis ad fidem predictam aliis civitatibus et locis insule Sicilie prestat, etc., si legge nel docum. XXXVI.[278]Anon. chron. sic., cap. 64.....Non tamen quod aliquod ipsorum captum fuerit a dictis hostibus ex pretio sive pugna.[279]Lo principe de’ nuovi FariseiAvendo guerra presso a Laterano,E non con Saracin, nè con Giudei,Che ciascun suo nimico era Cristiano,E nessuno era stato a vincer Acri,Nè mercatante in terra di Soldano.Dante,Inf., c. 27.Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.Breve di Bonifazio, dato il 13 giugno anno 5, da Anagni, in Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 6.Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 970.[280]Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 4; e 1301, §§. 1 e 2.[281]Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41 e 47, in Muratori, R. I. S., tom. IX.[282]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 9.Raynald, Ann. ecc., 1299, §, 4.[283]Raynald, Ibid.[284]Così io scrissi nella prima edizione, prestando fede allo Speciale piuttosto che a Montaner, il quale sostiene a cap. 192, che il principe di Taranto fosse mandato dal padre per porre in terra a capo d’Orlando, e andar a trovare Roberto in Catania; ma che stigato da’ suoi, per cupidità di gloria e di preda, si deliberava ad assaltar Trapani. La lettera di Carlo II, docum. XXXII, or toglie ogni dubbio, e attesta la grande esattezza dello Speciale, narrando come lui i particolari dell’impresa del principe di Taranto.[285]Ho a un di presso voltato in italiano lo Speciale, il quale forse presta le sue frasi al buon Sancio, ma certo riferisce fedelmente il consiglio.[286]La citata lettera di Carlo II a Filippo il Bello, dà al principe di Taranto a un di presso seicento cavalli, e gran forza di fanti. Angelo di Costanzo, scrittore del secolo XVI, porta i fanti a mille; ma le parole di Carlo II sembrano indicare un maggior numero L’epistola di Federigo ai Palermitani, citata qui appresso, dice anche seicento i cavalli nemici; Speciale settecento. Il Montaner, cap. 192, esagerando senza freno, fa montare la forza de’ nemici a 1,200 cavalli, e de’ nostri a 600 cavalli e 3,000 fanti; e toccando gli ordini della battaglia, dice messi da Federigo alla vanguardia Calcerando, Moncada e Blasco, i fanti alla dritta, e i cavalli alla mancina; il che mal s’accorda con la descrizione di Speciale, più particolareggiata e più degna di fede.[287]Il Montaner porta abbattuta da Federigo la bandiera di Filippo, e indi i due giovani principi strettisi a combatter tra loro; e dall’Aragonese morto il cavallo all’Angioino, onde Martino Peris D’Aros s’era avventato a costui per spacciarlo, se non che Federigo il trattenne ad onta di Blasco Alagona. È evidente, che Speciale non avrebbe defraudato il suo re di questa gloria di abbattere il principe di Taranto; e che perciò il racconto del Montaner si dee noverar tra le disorbitanti sue favole ad esaltazione de’ reali d’Aragona.[288]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 10.Anon. chron. sic., cap. 56 e 57, ov’è trascritta la epistola di Federigo a’ Palermitani.Epistola citata di Carlo II, docum. XXXII.Gio, Villani, lib. 8, cap. 34.Montaner, cap. 192.Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304, che con picciolo anacronismo porta questa battaglia nel 1300.[289]Questo privilegio, dato in Palermo il 20 dicembre 1299, è pubblicato dal de Vio, privilegi di Palermo, pag. 24.Il Testa, op. cit., pag. 98, dice anche accordate da Federigo larghissime franchige a Marsala, perchè que’ cittadini aveano egregiamente meritato nella battaglia della Falconarìa, capitanati da Giovanni di Ferro. Ma ei non cita questo privilegio, nè a me è venuto fatto di trovarlo, o vederne cenno negli scrittori contemporanei.[290]Nic. Speciale, Anon. chron. sic, e Montaner, luoghi citati.[291]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 11.[292]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.[293]Montaner, cap. 191.[294]Tommaso di Procida, seguendo la diffalta di Giovanni suo padre, passò a parte angioina; ove fu molto accarezzato, e resigli i beni paterni, come si vede dai diplomi citati nel cap. XV, pag. 104, 105, 106, e da un altro del 21 ottobre decimaquarta Ind, (1300), per la restituzione di altri stabili in Salerno. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 101, a t.[295]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.Anon. chron sic., cap. 68.Ramondo Montaner, cap. 191, narra assai diversamente questa fazion di Gagliano. Il primo errore è, che la pone innanzi alla battaglia della Falconarìa. Il secondo, che tace del tutto il tradimento del castellano, e dice andati a Gagliano i cavalieri della Morte, per combatter Blasco e Calcerando, che sapeano trovarsi in quel castello. Ei dà a’ nostri dugento cavalli e trecento pedoni; ai nemici in tutto cinquecento cavalli e assai fanteria. Quanto ai movimenti e ai casi della battaglia, si allontana assai meno dallo Speciale, anzi, in alcuni punti, s’accorda del tutto con esso. Io ho creduto seguir piuttosto Speciale che Montaner, perchè il primo è istorico più grave e nazionale, il secondo infedelissimo in questo periodo. Si potrebbe dubitare che il castellan di Gagliano fosse il medesimo istorico Montaner: ma io penso che no; 1o. pel nome diverso, appellandosi il castellano Montaner de Sosa, e l’istorico solamente Montaner; 2o. pel detto anacronismo rispetto alla battaglia della Falconarìa, nel quale il castellano non sarebbe caduto di certo; 3o. infine per quel nobile e cavalleresco carattere dell’istorico Montaner, incapace di un inganno di guerra, che può ben dirsi tradimento nerissimo.Degli uomini di paraggio uccisi o caduti in poter di Federigo in questi due combattimenti della Falconarìa e di Gagliano, ci fan fede anco i seguenti documenti: Diploma del 15 aprile tredicesima Ind. (1300). Per la tutela de’ figliuoli di alcuni cavalieri,nuper mortuiin Sicilia, guerreggiando contro i nimici. Nomina Simone Agrilleri, Goffredo de Mili, Adamo de Siliac e Goffredo di Joinville. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 143.Diploma del 22 aprile tredicesima Ind. Per la cura dei beni feudali di Giovanni di Joinville,militis captivi apud hostes. Ibid., fog. 258.Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Commessa a Filippo di Tuzziaco l’amministrazione de’ beni del suo parente conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici In Sicilia, ibid., fog. 93 a t.Diploma del 7 luglio tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto alla contessa di Corigliano, per andar a visitare il marito, prigione In Sicilia. Ibid., fog. 161.Un altro diploma della stessa data contiene dei provvedimenti pe’ vassalli del conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici. Ibid., fog. 162.Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., per l’amministrazione de’ beni de’ militi, baroni e altri feudatarì, che, combattendo pel re in Sicilia, caddero in man del nemico. Ibid., fog. 279 a t.[296]Veggasi cap. XXVII, pag. 164.[297]Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.[298]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 10 e 11.Diploma di Federigo, dato il 1 dicembre 1299, presso l’Anon. chron. sic., cap, 57.Diploma di Carlo II, dato il di 8 maggio tredicesima Ind. (1300). Il re commetteva a Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa, legati suoi a Genova, d’attraversare gli aiuti che preparavansi a Federigo; armandosi, com’ei sapea, due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, sotto specie di servir all’uopo delle sue guerre, ma in realtà per accompagnare quegli armamenti destinati alla Sicilia. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 195, a t.4 Federigo stese anche la mano a prender beni ecclesiastici in sussidio della guerra; ma assai discretamente, per non si concitar contro il clero siciliano, che teneva a lui non ostanti le istigazioni di Roma. Veggasi il trattato di Caltabellotta nel capitolo seguente, e i documenti citati dal di Gregorio, Considerazioni sopra la storia di Sicilia, lib. 4, cap. 5, e annotazione 49 allo stesso capitolo.[299]Docum. XXXII.[300]Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 513, 47.[301]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 15 e 16.[302]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 13, 14. Tra le ultime parole del breve son queste:Nonnulla vero alia pro subsidio negotii acies considerationis nostrae circumspicit, quae presentibus non duximus inserenda. Ibid., §. 21, si vede che Bonifacio scrisse ai Catanesi, rallegrandosi con loro della ribellione di Ragusa, di Noto e d’un’altra terra per parte angioina.[303]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 1 a 4, e nota del Mansi su lo stesso luogo. Bolla di Bonifacio, data 22 marzo, ibid., e nella cronica di Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41, in Muratori, R. I. S., tom. IX.[304]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10, che cita una bolla del 1 marzo 1300 a questo effetto.[305]Gio. Villani, lib. 8, cap. 36.Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 8.Cronaca d’Asti, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 191, 192. L’autore della Cron. d’Asti fu testimone oculare.Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 896.[306]Oltre le asserzioni di Bonifazio nel breve del 9 gennaio 1300, citato poco fa, questi sussidi forniti dalla corte di Roma nell’anno trecento, son provati da’ seguenti diplomi del r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C.Diploma dato di Napoli a dì 8 maggio tredicesima Ind. (1300). È una quetanza de’ danari che Bartolomeo de Capua, protonotaio e logoteta, avea ricevuto per conto del re dalla corte di Roma, e speso ne’ bisogni della guerra e dei reame. Vi si leggon le seguenti somme. Da papa Niccolò V, once d’oro 6,000. Da papa Bonifazio ad Anagni, in due volte, once 4,000, più 3,000, più 5,700. Dal medesimo a Roma, per mezzo di rari mercatanti a fin di pagare galee e uomini d’arme di Catalogna in quest’anno tredicesima Ind. once 4,000. Infine anche in Roma altre once 10,000. Reg. cit., fog. 409 a t.Diploma dato di Anagni a 5 giugno tredicesima Ind. È cautela per once d’oro 8,500, date in prestito a re Carlo da papa Bonifazio. Ibid., fog. 412 a t.Diploma monco e senza data nel medesimo registro, fog. 374 a t, Si legge tra vari altri di settembre 1300. Slmilmente è cautela di danaro dato a re Carlo dal papa,cogitans quod ad promocionem et prosecucionem negocii recuperacionis insule nostre Sicilie contra Fridericum de Aragonia, hostem ejusdem Romane Matris Ecclesie atque nostrum Siculosque rebelles, pecuniali subsidio egebamus, etc., e segue con parole di gratitudine grandissima verso il papa, che gli avea dato in prestito fiorini 23,000 in fiorini d’oro e tornesi grossi d’argento; e once d’oro 1,000, in once d’oro. Il re ipotecava alla restituzione, tutti i suoi regni e beni. Avea ricevuto una parte di questo danaro per mezzo degli Spini di Firenze, mercatanti, o, come oggi si direbbe, banchieri del papa.[307]Diploma dato di Napoli a 18 maggio tredicesima Ind. (1300). Nobilibus et discretis viris Potestati, Capitaneo, Principibus Artium, Vexilliferis Justitie, communi et populo civitatis Florentie. Li avea ringraziato re Carlo di fiorin d’oro 5,000, donatigli in quest’anno; e di 200 cavalli ausiliari, mandatigli il 20 aprile. Or nuove grazie rendea per altri 3,000 fiorini; e pregavali di richieder altri sussidi di danaro, da altre città di quelle regioni. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 235.Diploma dato di Napoli a 12 luglio tredicesima Ind. (1300). Re Carlo elegge Guglielmo Recuperanza da Pisa, procuratore a riscuoter da quantunque persone e comuni di Toscana, il danaro promesso o da promettersi, in sussidio della siciliana guerra. Gli commette in particolare di riscuoter 4,000 fiorini dalla città di Lucca, e mandarli per la compagnia dei Bardi di Firenze. Ibid., fog. 164.Diploma dato di Napoli a 10 agosto seguente, perchè la compagnia de’ Bardi s’abbia questi 4,000 fiorini di Lucca, in isconto de’ suoi crediti contro il re. Ibid., 287.Diploma dato di Napoli a 19 aprile tredicesima Ind. (1300). Guglielmo de Recuperanza è eletto, con piena guarentigia, procurator dal re a torre danaro in prestito col favor degli amici e devoti del re in Toscana, da comuni, compagnie e privati, pei bisogni dell’impresa che s’apparecchiava contro la Sicilia. R. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 144 a t.Diploma dato di Napoli a 4 maggio tredicesima Ind. Arrigo d’Aprano da Napoli, cavaliere, è mandato a corte di Roma, per accattar, con ordine del papa o senza, 4,000 once da alcune compagnie di mercatanti, obbligando i regni e beni di Carlo, e le decime ecclesiastiche a lui concedute da Martino IV, Niccolò IV, e Bonifazio. Ibid., fog. 150.Diploma del 18 aprile tredicesima Ind. (1300) dato di Napoli, per imprestiti da mercatanti fiorentini, da soddisfarsi su la tratta de’ grani. Ibid., fog. 302.Diploma dato di Napoli 20 maggio tredicesima Ind. La compagnia de’ Bardi di Firenze avea prestato al re once d’oro 1,200, per le spese di mandare in Ungheria Carlo suo nipote. Provvedimento di soddisfarle in parte con once 500, che gli uomini di Civita restavano a dare, per le once 1,000, promesse al re s’ei li ritenesse in demanio. Ibid., fog. 244.[308]Diploma dato di Napoli a 19 giugno tredicesima Ind. (1300). Perchè si pagasse sulla tratta delle vittuaglie, il rimanente delle once 580, date in prestito a Roberto duca di Calabria da Gualtier de Ala e Marino Riccioli da Catania. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 260 a t.[309]Diploma al siniscalco di Provenza, dato di Napoli a 11 febbraio tredicesima Ind. (1300). R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 353.[310]Diploma dato di Napoli a 13 giugno tredicesima Ind. (1300). Promettesi largo nolo e ristorazion dei danni che potessero recare i nemici, a chiunque portasse in Sicilia con le proprie navi, grano, orzo, vino, panni, ferro, ec. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 241 a.t.Diploma del 20 giugno, ibid., fog. 269; 8 settembre decimaquarta Ind. (1300), ibid., fog. 176; 18 ottobre seguente, ibid., fog. 100 a t.; 22 detto, ibid., fog. 102; 28 detto, ibid., fog. 106 a t.; detto, ibid., fog. 115, per grani ed altre derrate mandate a Roberto in Catania.La corte di Napoli porgeva anche del danaro a Roberto.Diploma dato di Napoli a 2 agosto tredicesima Ind. (1300), per once 7,940 in fiorini e carlini d’oro e d’argento, mandate a Catania per gli stipendi. Ibid., fog. 90.Diploma dato di Napoli a 15 settembre decimaquarta Ind. (1300), per once 2,500 da mandarsi subito in Sicilia all’ammiraglio. Ibid., f. 160.[311]Diploma dato di Napoli a 2 maggio tredicesima Ind. (1300), nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 148 a t. Tratta de’ soldati,qui vel bolla nostra contra dictos hostes et rebelles nostros in actu vel congressu relinquerint, vel negligentes in illis aut inobedientes tibi (Rogerio de Lauria) fortassis extiterint, etc.[312]Diploma dato di Napoli l’8 settembre 1299 duodecima Ind., r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 374. È mandato in Francia da re Carlo a que’ due principi del sangue, maestro Lodovico de Verdun,rogaturum eos et procuraturum cum illis ex parte nostra quod ipsi ad nos in regnum nostrum predictum....... nobis certa guerre nostre prosecutione accedant.Gli è data autorità di pagare a ciascun di loro infino a ventimila lire tornesi picciole, per le spese del viaggio, togliendole in presto, sotto la ipoteca di tutti i beni del re.[313]Diploma dato di Napoli 4 maggio tredicesima Ind. (1300). Ruggier Loria avea arruolato 60 cavalli in Catalogna, Valenza e altri domini di Giacomo pel soldo, che sarebbe stabilito da un vescovo e un frate legati di Carlo II. Loria obbligò per lo pagamento tutti i suoi beni in Ispagna. E Carlo dichiaravasi tenuto a ristorare perciò di quantunque spesa lui o i suoi eredi. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 150.[314]Diploma dato di Napoli 18 maggio tredicesima Ind. Ibid., fog. 321.Diploma del 18 maggio, al comune di Firenze, citato di sopra, pag. 180, nota 1.[315]Diplomi del 23 giugno tredicesima Ind. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 368 a t., e 27 giugno, ibid., fog. 268, pel Grimaldi; e del 21 ottobre decimaquarta Ind. (1300), ch’è il conto del credito di Tommaso di Procida per sè e la sua compagnia. A lui 5 once al mese, a’ suoi uomini d’arme 4 per ciascuno, 15 once per prezzo d’un caval baio perduto in servigio, 7 once per un altra, 15 e 10 once per riscatto di ciascuno di vari uomini d’arme, ed once 8 per uno scudiero, fatti prigioni da’ nemici. Una parte gli fu pagata in danaro, il rimagnente in frumento. Ibid., fog. 101 a t.Altro diploma, ibid., fog. 107, pel conte Filippo di Fiandra.Altro del 25 ottobre decimaquarta Ind., per Umberto (primo di questo nome) delfino di Vienna, condottiero di 100 cavalli, ibid., fog. 112 a t.Altro del 31 ottobre per altri 300 cavalli, ec.[316]Sette diplomi dati di Napoli a 20 maggio tredicesima Ind. a diversi baroni. Perchè si recassero al servigio feudale in Matera, sotto il conte Pietro Ruffo, capitan generale di guerra in quelle province, sì che si facesse un ultimo sforzo contro il nemico, già prostrato e confuso. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 237 a t. e 238 a t.[317]Diploma dato di Napoli a 13 maggio tredicesima Ind. È dato a Riccardo di Grimaldo, abitator di Cosenza, e a’ malandrini della sua compagnia, stati valentissimi contro i nimici, di appropriarsi quantunque prendesser su loro, persone e robe, fuorchè le persone il cui riscatto passasse le 100 once o potesse portare al re il racquisto di qualche terra, nel qual caso si darebbero 100 once alla compagnia. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 222 a t.[318]Diplomi dati di Napoli a 9 maggio 1300, tredicesima Ind. nel reg. citato 1299–1300, C, fog. 197 a t. Bertrando Vicecomite è eletto capitano con mero e misto impero, finchè giunga a Catania, a consegnare a Roberto gli stuoli di fanti e cavalli che mandavagli il re. Questa straordinaria autorità per lo solo viaggio, mostra che trista gente fossero questi rinforzi assoldati dal re di Napoli.[319]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 13.Ei dice espressamente 400 cavalli toscani. I diplomi testè citati, parlan di 200 cavalli di Firenze, ed è naturale che gli altri fossero di altre città di Toscana, al medesimo effetto richieste da Carlo e dal papa, come innanzi si disse.[320]Diplomi dati di Napoli a 3 gennaio 1300, tredicesima Ind., registro citato 1299–1300, C, fog. 50 a t. Sono in favore de’comites nauclerii, proderii, balistarii et marinarii seu homines maris, etc. La terra d’Agosta nell’uno, e la città di Patti nell’altro di questi diplomi, è detta:Nunc exhabitatam et propriis incolis derelictam, etc.[321]Diploma dato di Napoli, 28 dicembre 1300, tredicesima Ind. (cioè a dire, secondo il nostro computo, dicembre 1299, perchè la cancelleria di Napoli cominciava il nuov’anno a 25 dicembre), nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 41 a t. È conceduto in feudo il castel di Palagonia in val di Noto in Sicilia, a Rimbaldo de Ofar, uno de’ guerrieri spagnuoli lasciati da Giacomo in Sicilia, e assai segnalatosi.Altro diploma della stessa data, ibid., fog. 42. Concessioni di Caccamo e Racalmuto a Pietro di Monteagudo; di Giarratana e Palazzolo a Gilberto de Sentillis, e altri, forse la più parte spagnuoli.[322]Breve del 1 febbraio citato di sopra, in Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 12, e altri citati nello stesso paragrafo.[323]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 17, 18, 19, breve dato il 15 gennaio 1300.[324]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.[325]Diploma nel citato registro 1299–1300, C, fog. 363. È dato di Napoli il 7 maggio tredicesima Ind. (1300), e indirizzato al siniscalco di Provenza. Dice aver provveduto che sulle entrate delle dette contee,ubi melius, commodius, habilius et liberius percipi valeat et haberi, assignetur et stabiliatur Inclito principi domino Jacobo, Illustri Regi Aragonum, filio nostro carissimo, perceptio annui redditus unciarum auri duo millia computandis in summa pecunie ad quam tenemus eidem juxta quod..... in patentibus licteris nostris hactenus exinde factis, etc.

Altri se ne veggono sullo stesso proposito nell’Elenco delle pergamene del medesimo r. archivio, tom. II, pag. 193, 213 e 215, in data del 5 maggio 1298, 7 gennaio, 20 e 25 febbraio 1299.

Molti altri diplomi attestano che la compagnia de’ Bardi avea in affitto la zecca di Napoli; e talvolta gli ufici delle segrezie di qualche provincia.

[240]Veg. la nota238, pag. 128.

[241]Diploma del 12 febbraio duodecima Ind. 1299, dall’archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 17. Vi si legge come tre cardinali da parte di Bonifazio aveano intimato a Carlo che pensasse a soddisfare i grossi debiti verso la santa sede, per imprestiti a lui e al padre, censo non pagato, e sussidi sì nella guerra, sì per lo maritaggio della figliuola con re Giacomo.

[242]Diplomi del 18 e 20 marzo, 8 e 23 aprile, dai quali si ritraggono vari atti di forza privata commessi da masnade e genti armatesi popolarmente in Vico, Maddaloni, e altre terre anche in Principato. Ibid. fog. 21 a t., 23 a t., 30 a t., 51, 75.

[243]Diploma del 25 marzo duodecima Ind. per le vittuaglie che si portavano clandestinamente a’ confini dei nemici in Basilicata, particolarmente dalla terra di Colubrano. Reg. cit. 1299, A, fog. 24 a t.

Diploma del 9 aprile duodecima Ind., al capitano di Bari. È la commissione del suo uficio, pel buono e pacifico stato de’ cittadini, e perchèab hostium non ledantur insidiis. Ibid., fog., 26.

[244]Diploma del 22 marzo duodecima Ind., ibid., fog. 23, nei quale si legge un capitano in Lucera.

Diploma del 26 marzo duodecima Ind., pel quale è eletto un capitano in Bari con mero e misto impero. Ibid., fog. 25.

[245]Diploma del 26 marzo duodecima Ind. (1299), col quale è fornita una picciola somma per riparazione delle galee testè tornate di Sicilia. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 524.

Diploma del 9 aprile duodecima Ind., perchè si fornissero di biscotto alcune galee napoletane e aragonesi nel porto d’Otranto. Ibid., fog. 31 a t.

Diploma del 12 aprile duodecima Ind., per comperarsi subito gran copia di stoppa da rispalmar le galee. Ibid., fog. 51 a t.

Diploma del 2 maggio duodecima Ind., per cinque galee catalane ch’erano a Brindisi, e si dovean vettovagliare, e armarne quattro, non bastando la gente per cagion delle malattie. Ibid., fog. 65 a t.

Diploma del 29 maggio duodecima Ind. Remiganti in gran copia assoldati in Pozzuoli, Salerno, Sorrento, e Castellamare. Ibid., fog. 85.

Vari diplomi del 30 maggio duodecima Ind., per remiganti da assoldarsi in Gaeta, Amalfi, Castellamare e altri luoghi. Ibid., fog. 93.

Diploma del 2 giugno, per armarsi dieci galee e provvedersi di viveri. Ibid., fog. 87.

Tre diplomi della stessa data, che contengono altre richieste di uomini per la flotta. Ibid., fog. 88 e 99.

Diploma del 23 giugno, per armamento di galee in Brindisi. Ibid., fog. 97.

[246]Riguardo all’esercito si trovano nel r. archivio di Napoli questi documenti:

Diploma del 28 marzo duodecima Ind., per lo quale fu differita infino alla pasqua l’adunata in arme di tutte le milizie feudali a Foggia, bandita prima per marzo. Reg. 1299, A, fog. 26 a t.

Diploma del 18 aprile duodecima Ind., perchè da Principato e Terra di Lavoro si recassero in Napoli balestrieri e fanti. Ibid., fog, 51 a t.

Diploma del 27 aprile duodecima Ind., Chiamata al militar servigio in Calabria. Ibid., fog. 80.

Diploma del 2 maggio, duodecima Ind., per trovarti balestrieri e pedoni pronti agli ordini di Roberto duca di Calabria, vicario generale. Ibid., fog. 54.

Diploma dell’8 maggio, duodecima Ind. Chiamata al militar servigio e allo addoamento. Ibid., fog. 79.

In tutto il registro 1299, A, ci son molti altri diplomi per armamento de’ cavalli all’impresa di Sicilia.

[247]Diploma del 18 aprile, duodecima Ind., al castellano di Pozzuoli, per aver cura che di quella spiaggia non andasser marinai a Ischia e Procida, e non si facessero segnali alle dette isole con fuoco e fumo. Reg. cit., fog. 51 a t.

Diploma del 6 maggio, duodecima Ind,, pel quale è differito l’ordine dato al comune di Aversa che mandasse 1,000 uomini,armis et instrumentis aliis decenter munitos ad rebelles insulas nostras Iscle Capri et Procide. Ibid., fog. 61.

Diploma del 5 giugno 1299. Ibid., fog. 103 a t. Per adunarsi fanti con accette e scuri da mettere a guasto le campagne d’Ischia, ove Giacomo si dovea portare con la flotta. Napoli dovea fornir 400 uomini, Aversa 300, Capua 300.

Diploma del 12 giugno, duodecima Ind. Si doveano pagare per 10 dì, alla ragione di dieci grani al giorno, i 300 fanti d’Aversa, mandati pel guasto d’Ischia. Provvedeasi che il danaro si ritraesse da una contribuzione degli abitanti d’Aversa. Ibid., fog. 128.

[248]Veg. docum. XXVI e XXVII, e questi altri:

Diploma del 12 marzo, duodecima Ind. (1299), per la custodia degli statichi del castell’Abate. Reg. cit. 1299, A, fog. 45.

Diploma del 14 marzo. Il dì 20 i principi Roberto e Filippo si dovean trovare con le genti loro sotto il castell’Abate, per combatter quelle di Federigo, se venissero al soccorso. Perciò, affinchè abbian giusto numero di cavalli e fanti, è provveduto:quod de quolibet foculario mictant servientem peditem unum, munitum armis decentibus et expensis que sibi sufficient amorandum ibidem cum duce prefato. Ibid., fog. 46.

Diploma del 28 marzo. Per la medesima cagione, chiamati al militare servigio i feudatari delle città di Napoli, Capua ed Aversa pel 14 aprile. Ibid., fog. 2 a t.

Diplomi del 1 e 2 aprile duodecima Ind. (1299), per milizie presentatesi al castell’Abate,coram Roberto primogenito nostro duce Calabrie. Ibid., fog. 36.

Diplomi dell’8 e 9 aprile, da’ quali si scorge che Apparente di Villanova castellano del castell’Abate, consegnatolo agli angioini, ebbe salvocondotto a tornarsi in Sicilia. Ibid., fog. 6.

Altro diploma dell’8 aprile, per gli stipendi delle genti che avean assediato il castell’Abate. Ibid., fog. 7 a t.

[249]Diploma del 2 aprile 1299, risguardante il pagamento degli stipendi a 260 cavalli di Guidone di Primerano, a’ quali doveansi once 520 al mese, computato ogni milite per due scudieri. Si comanda che vadan subito alle frontiere de’ nemici a Rocca Imperiale e Ordeolo, per cavalcar continuamente quelle campagne, dandovi il guasto. In questo diploma si parla ancora di danari pagati ai Catalani e almugaveri di Berengario d’Intensa,e d’un negozioche costui dovea compiere. Vi si fe’ molta premura per l’assedio d’Ordeolo, ove si doveano adunare altre forze, e anche aiuti procacciati dal papa. Nel citato registro 1299, A, fog. 54.

Diploma del 1 maggio, duodecima Ind., dal quale si vede che già Rocca Imperiale era venuta in man degli angioini. Reg. seg. 1299, A, fog. 69.

Due diplomi del 2 maggio, duodecima Ind. (1299), coi quali son dati altri provvedimenti per l’assedio di Ordeolo; ed è creato un capitano in val di Crati e Basilicatacum mero et mixto imperio et gladii potestate, che vada subito a quell’assedio. Ibid., fog. 66 a t. e 68.

Diploma del 14 giugno. È data autorità a Ruggier Sangineto di fermar patti con Berengario de Muronis milite, per la ricuperazione d’Ordeolo e Porta di Roseto. Ibid., fog. 128.

Diploma del 15 luglio, duodecima Ind. Provvedimenti perchè non manchi il danaro a incalzar l’assedio d’Ordeolo. Ibid., fog. 124.

Diploma dell’8 settembre tredicesima Ind. (1300), dal quale si vede che Ordeolo con Pietra di Roseto eran già in poter degli angioini. Reg. 1299–1300, C, fog. 331 o piuttosto 371.

Diploma del penultimo maggio duodecima Ind. (1299). Provvedimenti per la espugnazione del castel di Squillaci. Ibid., fog. 86 a t.

[250]Diploma del dì ultimo febbraio duodecima Ind. I principi Roberto e Filippo, da parte del re, in Otranto avean patteggiato con Berengario degl’Intensi che la tenea per parte de’ nemici. Berengario indi era, dice il diploma di Carlo II,ad fidem et mandata nostra reversurus, e gli si dovean pagare, per lui e la sua compagnia, once 2,856, 7, 10, per stipendi dal 18 ottobre undecima Ind. (1297) sino a tutto agosto della stessa Ind. Reg. cit. 1299, A, fog. 22.

Diploma del 12 aprile duodecima Ind. (1299). Berengario d’Intensa avea preso statichi dalla terra di Montalto, e consegnatili a Stefano de Argat, sotto giuramento di custodirli per esso. Il re, non avendogli dato autorità a trattare, scioglie il giuramento dato allo stesso Berengario dall’Argat, e comanda che gli statichi si ritengan prigioni dal conte di Catanzaro. Ibid., fog. 49.

Diploma del 23 aprile duodecima Ind., per liberarsi alcuni Catalani e Aragonesi della compagnia di Berengario d’Intensa. ch’erano stati messi in prigione. Ibid., log. 75.

Diploma dell’8 giugno duodecima Ind., ove si dice che Otranto era tuttavia insidiata, e si sospettava di que’ medesimi Catalani della compagnia d’Intensa che l’avea consegnato agli angioini. Ibid., fog. 90 a t.

Diploma del 6 luglio duodecima Ind., per alcuni uomini d’Otranto. Da questo si scorge che Guglielmo Palotta tenea già Otranto per Federigo, che gli fu sostituito Berengario d’Intensa, e che Palotta adesso era anch’eglifedeledi re Carlo. Ibid., fog. 160 a t.

Niccolò Speciale, lib. 3, cap. 15, dice chiaro il tradimento di Berengario, ch’era stato sostituito a Guglielmo Palotta nel comando d’Otranto. Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 38, afferma che Berengario degl’Intensi, preso ad Aversa, fu liberato sotto sicurtà, per procaccio di Giacomo.

[251]Tre diplomi del 25 giugno, reg. cit. 1299, A, fog. 132 a t. e due del 2 luglio, ibid., fog. 119 a t. 120, svelano quest’altro tradimento. Un tal che tenne il castello di San Giorgio in Calabria, prima per Giacomo re di Sicilia, poi per Federigo, or abboccatosi col medesimo Giacomo, avea pattuito di render il castello a Carlo II, se gli si pagassero i soldi corsi, suoi e del presidio che montavano ad once 55. Non è mestieri aggiugnere che Carlo fece dar subito la moneta.

Da un altro diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300, reg. seg., 1299–1300, C, fog. 372, segnato per errore 332, si vede che il nome di costui era Albagno d’Aragona. Con questo diploma si ordinava a favor di lui un altro pagamento.

Altri fallirono a Federigo, forse senza vender castella a’ nemici. Tali sembrano i casi de’ due documenti seguenti.

Diploma del 10 aprile duodecima Ind. Guidone Lombardo, già nemico, si era convertito. Datagli in feudo la terra di Monforte in Sicilia, ch’ei tenea da Giacomo e da Federigo. Ibid., fog. 13.

Diploma del 3 giugno duodecima Ind. Perdonato a Gerardo di Bonavite da Firenze, se tra 15 dì tornasse alla ubbidienza. Costui era stato disertore la prima volta dagli angioini ai nostri; ora era ad Ischia, e pensava tornare a’ primi con un nuovo tradimento. Ibid., fog. 89.

[252]Honor est quod onus alleviat, leggesi ne’ due diplomi dati il 10 aprile duodecima Ind. (1299) per la tradigione che racquistava a Carlo II le terre di Martorano e Taverna. Nel r. archivio di Napoli, reg. citato 1299, A, fog, 13 e 38, a t.

[253]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 12, 13.

[254]Diploma del 24 giugno 1299, nel r. archivio dì Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 113, a t.

[255]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14.

Il tempo della morte di Corrado Lancia si argomenta anco da un diploma del 15 giugno 1299, sottoscritto da Vinciguerra Palizzi cancellier del regno, in Testa, op. cit., docum. 17.

[256]Del tradimento di costui fa fede anco un diploma di Carlo II, dato a 13 settembre tredicesima Ind. (1299), col quale son rimesse tutte lor colpe a Salvacossa, protontino d’Ischia, e agli altri abitanti che piegarono a parte siciliana, ma poi,succedentibus prosperis, dice il diploma, tornarono in fede. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C.

Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 37, 38.

[257]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 18.

Anon. chron. sic., cap. 62 e 63, e diploma di Federigo, dato il 6 luglio 1299, ivi trascritto.

Veggansi ancora, Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII, pag. 174.

Cronaca di Bologna, ibid., tom. XVIII, pag. 304, dove è errato il giorno della battaglia, e portato il numero delle nostre galee a 33, delle nemiche a 55.

Cronaca di Cantinelli, presso Mittarelli, Rer. Faventinarum script. Venezia, 1771, pag. 311.

Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX.

Tolomeo di Lucca, ibid., tom. XI, pag. 1303.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 29, che si mostra assai male informato dei fatti di tutta questa guerra. Ei fa montare le galee nemiche a 70, e le nostre a 60, e dice Federigo Doria ammiraglio dell’armata siciliana. I nostri storici tacciono il nome di questo ammiraglio.

Una delle galee siciliane prese in questa battaglia fu prestata dal governo di Napoli a Francesco Ildebrandini di Firenze. Diploma dato di Napoli a 20 luglio duodecima Ind. (1299), reg. cit., 1299, A, fog, 174, a t.

[258]Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII, pag. 174. Vi si legge qualche errore nella cronologia di questi fatti; ma ciò non toglie alla ragione probabilissima che l’autore assegna a questa partenza di Giacomo, da non potersi spiegare abbastanza con la moderazione verso il fratello, o infedeltà con parte angioina, che gli attribuiscono gli scrittori guelfi.

La stessa ragione è detta nella cronaca di Cantinelli citata nella nota precedente. Ivi si legge che Giacomo tornò in Catalogna,quia dominus papa Bonifacius noluit sibi dare stipendia que sibi promiserat.

[259]Questa testimonianza dello Speciale, acquista maggior fede da’ documenti del r. archivio di Napoli.

Diploma del 24 giugno 1299, pel quale si provvede che i condottieri, con le compagnie mercenarie, si faccian trovare a Nicotra, ove andrà Giacomo con la flotta a imbarcarli. Reg. 1299, A, fog. 96 a t., e 113 a t.

Due diplomi del 20 luglio duodecima Ind. indirizzati a Egidio di Foloso e Stefano Testardo, condottieri, perchè subito si portassero a Nicotra per passare in Sicilia. Quivi si legge che il governo angioino facea opera a mandare in Sicilia quanta maggior forza potesse. Ibid., fog. 182.

[260]Nic, Speciale, lib. 4, cap. 15.

[261]Diploma del 5 agosto 1299, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 19. Si prometteano a Giacomo per tutta la sua vita 2,000 once all’anno, e 6,000, nel caso che si racquistasse tutta l’isola.

[262]Diploma del 18 luglio 1299, da’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 190.

[263]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 15.

Anon. chron. sic., cap. 63.

[264]Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14. Leggesi nell’Anon chron. sic., cap. 62, la citata epistola di Federigo, data di Messina a 6 luglio 1299, pubblicata ancora in altre opere.

[265]Diplomi del 19 luglio duodecima Ind. (1299). Rostaino Cantrlemi, eletto capitano dell’armatetta, che dovea partir subito contro le ribelli isole d’Ischia, Procida, Capri. Nel r. archivio di Napoli, reg seg. 1299, A, fog. 152 e 173.

Diploma del 20 luglio. Promessa di perdono agli uomini delle dette tre isole, Ibid., fog. 152.

Diploma del 29 luglio. Pei fanti e cavalli d’Aversa, levati per la fazione d’Ischia. Si dovean pagare i primi alla ragione di grana dieci al giorno, i secondi di un tarì e grana dieci al giorno. Ibid., fog. 177.

Diploma del 30 luglio duodecima Ind. 1299, anno 15 di Carlo II, indirizzato alla moglie di Tommaso di Mattafellone. Dopo la recente vittoria navale su i nemici, Ischia e Capri erano tornate al nome regio. Perciò liberasse immantinenti Corrado Salvacossa, datole prigione per iscambiarlo col marito di lei, prigione de’ nemici, al quale sarebbe provveduto altrimenti. Ibid., fog. 133.

Diploma del 31 luglio, ibid. Somigliante comando a Ludo de Huc, al quale il governo avea dato il prigione Giovanni Abbate d’Ischia, in compenso de’ danni che Ludo avea sofferto una volta, prigione in man de’ nemici. In entrambi questi diplomi si fanno grandi parole della vittoria che,jam patet in orbem, e della clemenza verso gli abitatori di Capri e Ischia.

Diploma del 13 settembre tredicesima Ind. (1299), per tenersi Ischia in demanio. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 3.

[266]Due diplomi dati di Salerno il 16 agosto duodecima Ind. (1299), pel quali Pietro Salvacossa milite è eletto protontino d’Ischia, e si vede che queste uficio era di comandante in secondo luogo nell’armata. Vi si leggono straordinarie lodi ed espressioni di benevolenza per costui. Reg. cit. 1299, A, fog. 170, a t.

Diploma dato dì Salerno il 16 agosto duodecima Ind., nel quale costui è eletto capitan generale delle navi nel regno di Napoli:Te igitur capitaneum vassellorum nostrorum que armantur et armabuntur in antea in partibus istis pro tempore generalem, Rogerio tamen de Lauria militi regni Sicilie et Aragonum ammirato dilecto consiliario familiari et fideli nostro cum in partibus istis erit superioritate officii reservata, duximus usque usque ad beneplacitum majestatis nostre statuendum eum plena meri et mixti imperii et gladii potestate, etc. ibid., fog. 171.

Diploma del 4 ottobre tredicesima Ind. 1299, 15odel regno di Carlo II, pel quale è riconceduta a Pier Salvacossa, protontino d’Ischia, la terra di Castronovo in val di Mazzara presso Vicari, e i casali di Palagonia, Calaczura e Calatalfati in val di Noto. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 6.

Diploma del 4 agosto tredicesima Ind. 1300, dal quale si vede che Salvacossa era naturale d’Ischia. Ibid., fog. 71 a t.

[267]Docum. XXXI.

Un altro diploma del 17 luglio, a Tommaso di Ortona, tesoriere presso Roberto, dispone che delle once 2,000 mandategli in carlini d’oro e d’argento e tornesi d’argento, si pagassero le genti d’arme lasciate da Giacomo in Sicilia, compresivi i 100 cavalli di Ruggier Loria. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 174.

Un altro del 29 luglio porta la elezione di Giovanni di Porta a maestro razionale nell’isola di Sicilia presso Roberto. Ibid., fog. 132 a t.

Talchè si può argomentare che la corte angioina volesse far mostra d’istituire presso il vicario di Sicilia un ordinamento di amministrazione speciale, rendendo alla Sicilia que’ benefici che le erano stati tolti per le novazioni di Carlo I.

[268]Diploma del 18 luglio duodecima Ind. (1299). Una nave di mercatanti italiani avea portato in Milazzo vin greco e altre merci, che sembran d’uso domestico, a Ruggier Loria. Ei ne pagò parte; per lo rimanente, che volea gittar addosso a Carlo, die’ in pegno argento e masserizie. E Carlo infatti, tolse su di sè il debito, ragionandolo sugli stipendi dell’ammiraglio. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 155 a t.

Diploma dell’ultimo luglio Duodecima Ind. Per biscotto da consegnarsi a richiesta di Giacomo o dell’ammiraglio. Ibid., fog. 200.

Diploma del 2 agosto duodecima Ind. Per mandarsi una galea con foraggi a Gualtiero conte di Brienne e di Lecce, militante in Sicilia. Ibid., fog. 136 a t.

Diploma del 19 agosto. Per farsi tornare all’armata in Sicilia alcuni marinai di castell’Abate, che se n’eran fuggiti. Ibid., fog. 138 a t.

Diplomi dell’11 e 29 agosto 1299, per grano, orzo e semola mandati all’esercito in Sicilia, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 222 e 223. Dall’ultimo di questi diplomi si scorge, che nel corso d’agosto si sparse nuova in Cotrone che Roberto si fosse ritirato di Sicilia, onde fu venduto in quella città un carico di vittuaglie ch’era a lui destinato.

Ricadono a un di presso in questo tempo, e perciò le noto qui, le seguenti concessioni feudali che non mi è paruto accennare nel testo, ma pur possono mostrare, che la corte di Napoli non cessava di gratificar di beni i suoi settatori più fedeli.

Diploma del 19 marzo duodecima Ind. 1299, pel quale fu conceduto a Squarcia Riso milite, il castello e la terra,Sancti Filadelli(San Fratello)situm in valle Demonis, in vece di quel di Sortino, datogliolim serviciorum tuorum intuita, ma tenuto da’ Siciliani. R. archivio di Napoli, reg. 1299, A, fog. 48 a t.

Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Conceduta a Matteo ed Arrigo Riso militi, e a Francesco Riso da Messina, la terra di Geremia in Calabria. Ibid., fog. 149.

Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Ratificata la concessione feudale del castel di Baccarati in vai di Noto, presso Aldone e Caltagirone, che Giacomo re d’Aragona avea già fatto a Filippo de Porta, in cambio di Castrocucco, da lui posseduto in Principato. Ibid., fog. 155.

Diploma senza data, che trovasi nello stesso registro 1299, A, appartenente alla duodecima Ind. cioè infino al 31 agosto. Pel castello di Cuttuli in Principato, già promesso a Ruggier Loria in restituzione o dono. Ibid., fog. 113.

[269]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 1 e 2.

La morte ignobile e povera di costui è detta dallo Speciale. I documenti tratti dal r. archivio di Napoli, che qui notiamo, provano che la corte angioina dapprima volle dar qualche facoltà a questo gran feudatario siciliano, ma lo spregiava come avvien sempre a’ traditori.

Tre diplomi del 26 aprile tredicesima Ind. (1300). Manfredi Maletta conte dì Mineo è fatto castellano di Manfredonia; e insieme si provvede a tramutare in Barletta i prigioni ritenuti in quella fortezza. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 146 a t.

Diploma del 12 maggio tredicesima Ind. Perchè la prescrizione non noccia a Manfredi Maletta, ritenuto da buone ragioni a sperimentare i suoi dritti su certe castella. Ibid., fog. 221 a t.

Tre diplomi del 18 maggio seguente. Perchè il castel di Manfredonia fosse consegnato a Maletta, ma i prigioni e le armi tramutati nel castel di monte Sant’Angelo, e le vittuaglie consegnate a un cittadino di Manfredonia. Ibid., fog. 250.

Diploma del 30 luglio tredicesima Ind. 1300. Era stata commessa al Maletta, ancorchè degno di cose maggiori, la custodia di Monte Vultocum gualdo suo et vallis Vitalbe. Ibid., fog. 291.

Diploma del 3 agosto seguente. Ritoltagli questa custodia, perchè appartenea a Giovanni di Monforte. Ibid., fog, 264.

Diploma del 18 agosto tredicesima Ind. Legittimazione di Matteo Maletta, figliuol naturale del.vir nobilis comes Manfridus Malecta. V’era scritto ancora comes Minei, e si vede cancellato. Ibid., fog. 396 a t.

Diploma del 1 settembre decima quanta Ind. (1300). È affidata al conte Manfredi Maletta la custodia della regia foresta e palagio di San Gervasio. Ibid., fog. 176.

Si vede da questi diplomi qual poca fidanza avesse il governo angioino in questo sciagurato, e quanto lo disprezzasse nei medesimi favori che gli dispensava, per allettare coll’esemplo i baroni siciliani all’abbandono della santa causa ch’avean preso a sostenere.

[270]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3, 4, 5.

[271]Quondam pater patriae, qui Romanos hactenus redolebas. Ibid., cap. 7.

[272]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 6.

[273]Diplomi di Federigo, dati la più parte di Castrogiovanni d’ottobre 1299, co’ quali confermò alla città di Caltagirone le sue leggi e consuetudini, la proprietà de’ suoi beni, la franchigia della tassa de’ marinai, e le die’ inoltre un casale e un feudo. Privilegi di Caltagirone, lib. 1, fog. 1, 25 e 48, citati dal padre Aprile, Cronologia di Sicilia; cap. 22 a 25.

[274]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 7.

Anon. chron. sic., cap. 64.

Montaner, dopo lungo silenzio, ripiglia in questo tempo la narrazione de’ fatti di Sicilia, con dire al capitolo 190, che il duca Roberto era già in Catania, consegnatagli da messer Virgilio, dice egli, di Napoli, e due altri cavalieri. D’altronde ei si mostra non men restio che male informato, nel parlar di queste vicende.

I nomi de’ traditori e la liberalità senza misura che adoperò con essi la corte angioina, si veggono da’ seguenti diplomi. Le prime concessioni sonvi date il dì 11 ottobre 1299; e indi è da argomentare che quel giorno, o poco innanzi, entravano i nemici nella tradita Catania.

Diploma del 26 dicembre tredicesima Ind. (1299).Attendentes fidem et merita fructuosa Virgilii de Catania militis, il re lo elegge consigliere e famigliare suo, e lo raccoglie nella regia casa. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.

Diploma del 29 dicembre tredicesima Ind. 1300 (deve intendersi anche 1299, secondo il nostro computo, perchè la cancelleria angioina, come abbiamo notato più volte, ragionava il nuovo anno dal venticinque dicembre). È conceduto a Virgilio deCataniamilite, il castel di Vicari e il casal di Ciminna. Fatta la concessione da Roberto, ratificata dal re con questo diploma. Ibid., fog. 41.

Diploma del 9 gennaio tredicesima Ind. (1300). Confermato a Margherita di Scordia da Catania,filia quondam magistri Michaelis de Sanducia, il casale di Scordia in val di Noto, ch’essa ebbe per successione del padre. Ibid., fog. 180 a t. Credo che costei fosse la moglie di Virgilio, che forse n’ebbe in dote il feudo di Scordia, e prese questo titolo col quale il chiama sempre Speciale.

Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II. Vi è trascritto un privilegio di Roberto, dato di Catania a dì 11 ottobre tredicesima Ind. (1299), pel quale furon dati in feudo al detto Virgilio il tenimentoPiccarani, tenuto da Matteo di Termini ribelle, il tenimentoScorpionis et casale Chifala(forse Cefalà Diana), nella Sicilia oltre il Salso; sotto condizione di dargliene compenso, se gli uomini di quelle terre tornassero in fede a patti. Ibid., fog. 67.

Diploma del 20 luglio 1300, dov’è trascritto un altro privilegio di Roberto, dato anche di Catania il dì 11 ottobre 1299, confermandosi a Virgilio di Catania il castello di Thadar in val di Noto, ch’egli tenea tra i beni dotali; con la solita diceria de’ suoi grandi meriti nella conversione di Catania. Ibid., fog. 68 a t.

Diploma della stessa data, dove n’è trascritto uno di Roberto dell’11 ottobre 1299. Vi si riconcedono a Virgilio di Catania i casali di Pbake, Bayano, e Pisone in vai di Castrogiovanni. Ibid., fog. 69.

Diploma del 20 luglio 1300, docum. XXXVI. Vi si legge chiaramente, al par che nei diplomi sopra citati, e quasi con le stesse parole, la parte principalissima che questo Virgilio avea avuto nel tradimento di Catania, e prendea in trattarne degli altri.

S’intinsero nel tradimento di Virgilio o parteciparono de’ suoi frutti, Simone fratello, e Giacomo figliuolo di lui.

Diploma dato di Napoli a 4 agosto, tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II, nel quale è trascritto un privilegio di Roberto dato di Catania l’11 ottobre 1299, tredicesima Ind. Di questo Simone è detto che i Catanesi tornarono alla ubbidienza, ejusministerio ac Virgilii de Catania militis fratris sui. Al momento gli era stata conceduta l’aspettativa d’un feudo del valore di once 50 annuali. Or gli si assegnavano i casaliChanzerie, Consene, Contiminii et Racalginegi exhabitata ab antiquo, di qua dal Salso, presso Caltagirone. Ibid., fog. 86.

Diploma dato di Napoli il 20 luglio tredicesima Ind. 1300, in cui n’è trascritto uno di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299. Son conceduti a Giacomo di Catania, figliuolo di Virgilio, i castelli di Calatamauro e di Bivona, tenuti, il primo da Guglielmo Calcerando, l’altro da Ugone Talach. La concessione in Catania si vede fatta, com’era uso, innanzi molti nobili, Guglielmo eletto Salernitano, vicario pontificio nell’isola e cancelliere del re, Loria, Amerigo de Sus, Ruggier Sanseverino, e altri conti. Ibid., fog. 33 e 64. Il principio di questo diploma è nel fog. 33, il fine nel 64, perchè questo e molti altri registri furono legati ad occhi chiusi negli andati tempi. Ma si veggon le tracce della antica numerazione delle pagine, cioè xxxij nel attuale 33, e xxxiij nell’attuale 64.

Ho cavato dal r. archivio di Napoli i nomi degli altri traditori, per congegnarli alla esecrazione di tutti i Siciliani. Oltre Napoleone Caputo, di cui parla lo Speciale, e Simone e Giacomo di Catania, l’un fratello, l’altro figliuolo di Virgilio, furono Gualtiero Pantaleone, Gualtiero Lamia e Tommaso Connestabile.

Diploma del 26 dicembre 1299, pel quale Napoleone di Catania fu creato consigliere e famigliare del re, con la stessa formola del diploma della medesima data per Virgilio di Catania. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.

Diploma del 20 dicembre 1299, nel quale con le medesime parole del diploma dell’ugual data, riportato di sopra per lo stesso Virgilio, Napoleone di Catania milite ebbe in feudo i casali di Avola e Buscemi, e quel disabitato di Momolina. Ibid., fog. 41.

Diploma del 26 dicembre 1299. Con le stesse parole di que’ di Virgilio e Napoleone, fu creato Gualtiero di Pantaleone di Catania, consigliere e famigliare del re. Ibid., fog. 42 a t.

Diploma del 24 gennaio 1300 tredicesima Ind., anno 16 di Carlo II. Ratificata con privilegio la concessione feudale del casale di Silvestro in territorio di Lentini a Gualtier Pantaleone di Catania,quem militari nuper decoravimus cingulo. Ibid., fog. 52 a t.

Diploma del 25 gennaio stesso. È conceduto a questo Gualtier Pantaleone il casal di Biscari in val di Noto, in merito della fede e prontezzaquibus in procuranda reversione civitatis Cathanis ad fidei nostre cultum laborasse dignoscitur. Ibid.

Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II.

Con le medesime formole è conceduta a Gualtiero de Lamia da Catania, stato sempre fedele in cuor suo, il tenimento di Vaccarato in territorio d’Aidone. Ibid., fog. 54.

Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, pel quale è conceduto il casal di Muletta in Val di Mazzara a Tommaso deComestabulì de Thasina civis Cathanie, un tempo ribelle, e poi, dopo il racquisto di Catania, voltosi a servire con efficacia Roberto. Ibid., fog. 85.

Due altri diplomi parlan di altri; certo traditori, ma non forse in questo fatto di Catania.

L’uno è dato il 28 dicembre 1300 (1299) tredicesima Ind., anno 15 di Carlo II, e contiene le seguenti concessioni: A Pietro di Monte Aguto, Racalmuto e Caccamo; a Gilberto di Sentillis, Giarratana e Palazzolo; a Ugolino di Callaro, Licodia; a Pietro Sossa, Calatafimi e Calatamauro in val dì Mazzara; a Simone di Belloloco, il caste! di Tane o Gane, e il casale di Chondroni o Thondroni, in vece del cartel di Sortino, concedutogli da re Giacomo all’assedio di Siracnsa, nell’ignoranza che Carlo lo avesse già dato a Squarcia Riso. Ibid., fog. 42.

L’altro il 2 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Conceduti a Giuliano d’Alessandro da Siracusa i casali di Cassibari e Lungarini. Ibid., fog. 56 a t., e duplicato a fog. 20.

[275]A costui fu data in premio Licodia. Veg. il diploma del 28 dicembre 1299, citato nella nota precedente.

[276]Nic. Speciale, lib. 5, cap, 8 e 9.

[277]Et que(servitia)ad presens sub continuis laboribus in convertendis ad fidem predictam aliis civitatibus et locis insule Sicilie prestat, etc., si legge nel docum. XXXVI.

[278]Anon. chron. sic., cap. 64.....Non tamen quod aliquod ipsorum captum fuerit a dictis hostibus ex pretio sive pugna.

[279]Lo principe de’ nuovi FariseiAvendo guerra presso a Laterano,E non con Saracin, nè con Giudei,Che ciascun suo nimico era Cristiano,E nessuno era stato a vincer Acri,Nè mercatante in terra di Soldano.

[279]Lo principe de’ nuovi FariseiAvendo guerra presso a Laterano,E non con Saracin, nè con Giudei,

Che ciascun suo nimico era Cristiano,E nessuno era stato a vincer Acri,Nè mercatante in terra di Soldano.

Dante,Inf., c. 27.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.

Breve di Bonifazio, dato il 13 giugno anno 5, da Anagni, in Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 6.

Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 970.

[280]Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 4; e 1301, §§. 1 e 2.

[281]Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41 e 47, in Muratori, R. I. S., tom. IX.

[282]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 9.

Raynald, Ann. ecc., 1299, §, 4.

[283]Raynald, Ibid.

[284]Così io scrissi nella prima edizione, prestando fede allo Speciale piuttosto che a Montaner, il quale sostiene a cap. 192, che il principe di Taranto fosse mandato dal padre per porre in terra a capo d’Orlando, e andar a trovare Roberto in Catania; ma che stigato da’ suoi, per cupidità di gloria e di preda, si deliberava ad assaltar Trapani. La lettera di Carlo II, docum. XXXII, or toglie ogni dubbio, e attesta la grande esattezza dello Speciale, narrando come lui i particolari dell’impresa del principe di Taranto.

[285]Ho a un di presso voltato in italiano lo Speciale, il quale forse presta le sue frasi al buon Sancio, ma certo riferisce fedelmente il consiglio.

[286]La citata lettera di Carlo II a Filippo il Bello, dà al principe di Taranto a un di presso seicento cavalli, e gran forza di fanti. Angelo di Costanzo, scrittore del secolo XVI, porta i fanti a mille; ma le parole di Carlo II sembrano indicare un maggior numero L’epistola di Federigo ai Palermitani, citata qui appresso, dice anche seicento i cavalli nemici; Speciale settecento. Il Montaner, cap. 192, esagerando senza freno, fa montare la forza de’ nemici a 1,200 cavalli, e de’ nostri a 600 cavalli e 3,000 fanti; e toccando gli ordini della battaglia, dice messi da Federigo alla vanguardia Calcerando, Moncada e Blasco, i fanti alla dritta, e i cavalli alla mancina; il che mal s’accorda con la descrizione di Speciale, più particolareggiata e più degna di fede.

[287]Il Montaner porta abbattuta da Federigo la bandiera di Filippo, e indi i due giovani principi strettisi a combatter tra loro; e dall’Aragonese morto il cavallo all’Angioino, onde Martino Peris D’Aros s’era avventato a costui per spacciarlo, se non che Federigo il trattenne ad onta di Blasco Alagona. È evidente, che Speciale non avrebbe defraudato il suo re di questa gloria di abbattere il principe di Taranto; e che perciò il racconto del Montaner si dee noverar tra le disorbitanti sue favole ad esaltazione de’ reali d’Aragona.

[288]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 10.

Anon. chron. sic., cap. 56 e 57, ov’è trascritta la epistola di Federigo a’ Palermitani.

Epistola citata di Carlo II, docum. XXXII.

Gio, Villani, lib. 8, cap. 34.

Montaner, cap. 192.

Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304, che con picciolo anacronismo porta questa battaglia nel 1300.

[289]Questo privilegio, dato in Palermo il 20 dicembre 1299, è pubblicato dal de Vio, privilegi di Palermo, pag. 24.

Il Testa, op. cit., pag. 98, dice anche accordate da Federigo larghissime franchige a Marsala, perchè que’ cittadini aveano egregiamente meritato nella battaglia della Falconarìa, capitanati da Giovanni di Ferro. Ma ei non cita questo privilegio, nè a me è venuto fatto di trovarlo, o vederne cenno negli scrittori contemporanei.

[290]Nic. Speciale, Anon. chron. sic, e Montaner, luoghi citati.

[291]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 11.

[292]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.

[293]Montaner, cap. 191.

[294]Tommaso di Procida, seguendo la diffalta di Giovanni suo padre, passò a parte angioina; ove fu molto accarezzato, e resigli i beni paterni, come si vede dai diplomi citati nel cap. XV, pag. 104, 105, 106, e da un altro del 21 ottobre decimaquarta Ind, (1300), per la restituzione di altri stabili in Salerno. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 101, a t.

[295]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.

Anon. chron sic., cap. 68.

Ramondo Montaner, cap. 191, narra assai diversamente questa fazion di Gagliano. Il primo errore è, che la pone innanzi alla battaglia della Falconarìa. Il secondo, che tace del tutto il tradimento del castellano, e dice andati a Gagliano i cavalieri della Morte, per combatter Blasco e Calcerando, che sapeano trovarsi in quel castello. Ei dà a’ nostri dugento cavalli e trecento pedoni; ai nemici in tutto cinquecento cavalli e assai fanteria. Quanto ai movimenti e ai casi della battaglia, si allontana assai meno dallo Speciale, anzi, in alcuni punti, s’accorda del tutto con esso. Io ho creduto seguir piuttosto Speciale che Montaner, perchè il primo è istorico più grave e nazionale, il secondo infedelissimo in questo periodo. Si potrebbe dubitare che il castellan di Gagliano fosse il medesimo istorico Montaner: ma io penso che no; 1o. pel nome diverso, appellandosi il castellano Montaner de Sosa, e l’istorico solamente Montaner; 2o. pel detto anacronismo rispetto alla battaglia della Falconarìa, nel quale il castellano non sarebbe caduto di certo; 3o. infine per quel nobile e cavalleresco carattere dell’istorico Montaner, incapace di un inganno di guerra, che può ben dirsi tradimento nerissimo.

Degli uomini di paraggio uccisi o caduti in poter di Federigo in questi due combattimenti della Falconarìa e di Gagliano, ci fan fede anco i seguenti documenti: Diploma del 15 aprile tredicesima Ind. (1300). Per la tutela de’ figliuoli di alcuni cavalieri,nuper mortuiin Sicilia, guerreggiando contro i nimici. Nomina Simone Agrilleri, Goffredo de Mili, Adamo de Siliac e Goffredo di Joinville. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 143.

Diploma del 22 aprile tredicesima Ind. Per la cura dei beni feudali di Giovanni di Joinville,militis captivi apud hostes. Ibid., fog. 258.

Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Commessa a Filippo di Tuzziaco l’amministrazione de’ beni del suo parente conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici In Sicilia, ibid., fog. 93 a t.

Diploma del 7 luglio tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto alla contessa di Corigliano, per andar a visitare il marito, prigione In Sicilia. Ibid., fog. 161.

Un altro diploma della stessa data contiene dei provvedimenti pe’ vassalli del conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici. Ibid., fog. 162.

Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., per l’amministrazione de’ beni de’ militi, baroni e altri feudatarì, che, combattendo pel re in Sicilia, caddero in man del nemico. Ibid., fog. 279 a t.

[296]Veggasi cap. XXVII, pag. 164.

[297]Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.

[298]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 10 e 11.

Diploma di Federigo, dato il 1 dicembre 1299, presso l’Anon. chron. sic., cap, 57.

Diploma di Carlo II, dato il di 8 maggio tredicesima Ind. (1300). Il re commetteva a Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa, legati suoi a Genova, d’attraversare gli aiuti che preparavansi a Federigo; armandosi, com’ei sapea, due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, sotto specie di servir all’uopo delle sue guerre, ma in realtà per accompagnare quegli armamenti destinati alla Sicilia. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 195, a t.

4 Federigo stese anche la mano a prender beni ecclesiastici in sussidio della guerra; ma assai discretamente, per non si concitar contro il clero siciliano, che teneva a lui non ostanti le istigazioni di Roma. Veggasi il trattato di Caltabellotta nel capitolo seguente, e i documenti citati dal di Gregorio, Considerazioni sopra la storia di Sicilia, lib. 4, cap. 5, e annotazione 49 allo stesso capitolo.

[299]Docum. XXXII.

[300]Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 513, 47.

[301]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 15 e 16.

[302]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 13, 14. Tra le ultime parole del breve son queste:Nonnulla vero alia pro subsidio negotii acies considerationis nostrae circumspicit, quae presentibus non duximus inserenda. Ibid., §. 21, si vede che Bonifacio scrisse ai Catanesi, rallegrandosi con loro della ribellione di Ragusa, di Noto e d’un’altra terra per parte angioina.

[303]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 1 a 4, e nota del Mansi su lo stesso luogo. Bolla di Bonifacio, data 22 marzo, ibid., e nella cronica di Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41, in Muratori, R. I. S., tom. IX.

[304]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10, che cita una bolla del 1 marzo 1300 a questo effetto.

[305]Gio. Villani, lib. 8, cap. 36.

Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 8.

Cronaca d’Asti, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 191, 192. L’autore della Cron. d’Asti fu testimone oculare.

Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 896.

[306]Oltre le asserzioni di Bonifazio nel breve del 9 gennaio 1300, citato poco fa, questi sussidi forniti dalla corte di Roma nell’anno trecento, son provati da’ seguenti diplomi del r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C.

Diploma dato di Napoli a dì 8 maggio tredicesima Ind. (1300). È una quetanza de’ danari che Bartolomeo de Capua, protonotaio e logoteta, avea ricevuto per conto del re dalla corte di Roma, e speso ne’ bisogni della guerra e dei reame. Vi si leggon le seguenti somme. Da papa Niccolò V, once d’oro 6,000. Da papa Bonifazio ad Anagni, in due volte, once 4,000, più 3,000, più 5,700. Dal medesimo a Roma, per mezzo di rari mercatanti a fin di pagare galee e uomini d’arme di Catalogna in quest’anno tredicesima Ind. once 4,000. Infine anche in Roma altre once 10,000. Reg. cit., fog. 409 a t.

Diploma dato di Anagni a 5 giugno tredicesima Ind. È cautela per once d’oro 8,500, date in prestito a re Carlo da papa Bonifazio. Ibid., fog. 412 a t.

Diploma monco e senza data nel medesimo registro, fog. 374 a t, Si legge tra vari altri di settembre 1300. Slmilmente è cautela di danaro dato a re Carlo dal papa,cogitans quod ad promocionem et prosecucionem negocii recuperacionis insule nostre Sicilie contra Fridericum de Aragonia, hostem ejusdem Romane Matris Ecclesie atque nostrum Siculosque rebelles, pecuniali subsidio egebamus, etc., e segue con parole di gratitudine grandissima verso il papa, che gli avea dato in prestito fiorini 23,000 in fiorini d’oro e tornesi grossi d’argento; e once d’oro 1,000, in once d’oro. Il re ipotecava alla restituzione, tutti i suoi regni e beni. Avea ricevuto una parte di questo danaro per mezzo degli Spini di Firenze, mercatanti, o, come oggi si direbbe, banchieri del papa.

[307]Diploma dato di Napoli a 18 maggio tredicesima Ind. (1300). Nobilibus et discretis viris Potestati, Capitaneo, Principibus Artium, Vexilliferis Justitie, communi et populo civitatis Florentie. Li avea ringraziato re Carlo di fiorin d’oro 5,000, donatigli in quest’anno; e di 200 cavalli ausiliari, mandatigli il 20 aprile. Or nuove grazie rendea per altri 3,000 fiorini; e pregavali di richieder altri sussidi di danaro, da altre città di quelle regioni. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 235.

Diploma dato di Napoli a 12 luglio tredicesima Ind. (1300). Re Carlo elegge Guglielmo Recuperanza da Pisa, procuratore a riscuoter da quantunque persone e comuni di Toscana, il danaro promesso o da promettersi, in sussidio della siciliana guerra. Gli commette in particolare di riscuoter 4,000 fiorini dalla città di Lucca, e mandarli per la compagnia dei Bardi di Firenze. Ibid., fog. 164.

Diploma dato di Napoli a 10 agosto seguente, perchè la compagnia de’ Bardi s’abbia questi 4,000 fiorini di Lucca, in isconto de’ suoi crediti contro il re. Ibid., 287.

Diploma dato di Napoli a 19 aprile tredicesima Ind. (1300). Guglielmo de Recuperanza è eletto, con piena guarentigia, procurator dal re a torre danaro in prestito col favor degli amici e devoti del re in Toscana, da comuni, compagnie e privati, pei bisogni dell’impresa che s’apparecchiava contro la Sicilia. R. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 144 a t.

Diploma dato di Napoli a 4 maggio tredicesima Ind. Arrigo d’Aprano da Napoli, cavaliere, è mandato a corte di Roma, per accattar, con ordine del papa o senza, 4,000 once da alcune compagnie di mercatanti, obbligando i regni e beni di Carlo, e le decime ecclesiastiche a lui concedute da Martino IV, Niccolò IV, e Bonifazio. Ibid., fog. 150.

Diploma del 18 aprile tredicesima Ind. (1300) dato di Napoli, per imprestiti da mercatanti fiorentini, da soddisfarsi su la tratta de’ grani. Ibid., fog. 302.

Diploma dato di Napoli 20 maggio tredicesima Ind. La compagnia de’ Bardi di Firenze avea prestato al re once d’oro 1,200, per le spese di mandare in Ungheria Carlo suo nipote. Provvedimento di soddisfarle in parte con once 500, che gli uomini di Civita restavano a dare, per le once 1,000, promesse al re s’ei li ritenesse in demanio. Ibid., fog. 244.

[308]Diploma dato di Napoli a 19 giugno tredicesima Ind. (1300). Perchè si pagasse sulla tratta delle vittuaglie, il rimanente delle once 580, date in prestito a Roberto duca di Calabria da Gualtier de Ala e Marino Riccioli da Catania. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 260 a t.

[309]Diploma al siniscalco di Provenza, dato di Napoli a 11 febbraio tredicesima Ind. (1300). R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 353.

[310]Diploma dato di Napoli a 13 giugno tredicesima Ind. (1300). Promettesi largo nolo e ristorazion dei danni che potessero recare i nemici, a chiunque portasse in Sicilia con le proprie navi, grano, orzo, vino, panni, ferro, ec. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 241 a.t.

Diploma del 20 giugno, ibid., fog. 269; 8 settembre decimaquarta Ind. (1300), ibid., fog. 176; 18 ottobre seguente, ibid., fog. 100 a t.; 22 detto, ibid., fog. 102; 28 detto, ibid., fog. 106 a t.; detto, ibid., fog. 115, per grani ed altre derrate mandate a Roberto in Catania.

La corte di Napoli porgeva anche del danaro a Roberto.

Diploma dato di Napoli a 2 agosto tredicesima Ind. (1300), per once 7,940 in fiorini e carlini d’oro e d’argento, mandate a Catania per gli stipendi. Ibid., fog. 90.

Diploma dato di Napoli a 15 settembre decimaquarta Ind. (1300), per once 2,500 da mandarsi subito in Sicilia all’ammiraglio. Ibid., f. 160.

[311]Diploma dato di Napoli a 2 maggio tredicesima Ind. (1300), nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 148 a t. Tratta de’ soldati,qui vel bolla nostra contra dictos hostes et rebelles nostros in actu vel congressu relinquerint, vel negligentes in illis aut inobedientes tibi (Rogerio de Lauria) fortassis extiterint, etc.

[312]Diploma dato di Napoli l’8 settembre 1299 duodecima Ind., r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 374. È mandato in Francia da re Carlo a que’ due principi del sangue, maestro Lodovico de Verdun,rogaturum eos et procuraturum cum illis ex parte nostra quod ipsi ad nos in regnum nostrum predictum....... nobis certa guerre nostre prosecutione accedant.

Gli è data autorità di pagare a ciascun di loro infino a ventimila lire tornesi picciole, per le spese del viaggio, togliendole in presto, sotto la ipoteca di tutti i beni del re.

[313]Diploma dato di Napoli 4 maggio tredicesima Ind. (1300). Ruggier Loria avea arruolato 60 cavalli in Catalogna, Valenza e altri domini di Giacomo pel soldo, che sarebbe stabilito da un vescovo e un frate legati di Carlo II. Loria obbligò per lo pagamento tutti i suoi beni in Ispagna. E Carlo dichiaravasi tenuto a ristorare perciò di quantunque spesa lui o i suoi eredi. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 150.

[314]Diploma dato di Napoli 18 maggio tredicesima Ind. Ibid., fog. 321.

Diploma del 18 maggio, al comune di Firenze, citato di sopra, pag. 180, nota 1.

[315]Diplomi del 23 giugno tredicesima Ind. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 368 a t., e 27 giugno, ibid., fog. 268, pel Grimaldi; e del 21 ottobre decimaquarta Ind. (1300), ch’è il conto del credito di Tommaso di Procida per sè e la sua compagnia. A lui 5 once al mese, a’ suoi uomini d’arme 4 per ciascuno, 15 once per prezzo d’un caval baio perduto in servigio, 7 once per un altra, 15 e 10 once per riscatto di ciascuno di vari uomini d’arme, ed once 8 per uno scudiero, fatti prigioni da’ nemici. Una parte gli fu pagata in danaro, il rimagnente in frumento. Ibid., fog. 101 a t.

Altro diploma, ibid., fog. 107, pel conte Filippo di Fiandra.

Altro del 25 ottobre decimaquarta Ind., per Umberto (primo di questo nome) delfino di Vienna, condottiero di 100 cavalli, ibid., fog. 112 a t.

Altro del 31 ottobre per altri 300 cavalli, ec.

[316]Sette diplomi dati di Napoli a 20 maggio tredicesima Ind. a diversi baroni. Perchè si recassero al servigio feudale in Matera, sotto il conte Pietro Ruffo, capitan generale di guerra in quelle province, sì che si facesse un ultimo sforzo contro il nemico, già prostrato e confuso. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 237 a t. e 238 a t.

[317]Diploma dato di Napoli a 13 maggio tredicesima Ind. È dato a Riccardo di Grimaldo, abitator di Cosenza, e a’ malandrini della sua compagnia, stati valentissimi contro i nimici, di appropriarsi quantunque prendesser su loro, persone e robe, fuorchè le persone il cui riscatto passasse le 100 once o potesse portare al re il racquisto di qualche terra, nel qual caso si darebbero 100 once alla compagnia. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 222 a t.

[318]Diplomi dati di Napoli a 9 maggio 1300, tredicesima Ind. nel reg. citato 1299–1300, C, fog. 197 a t. Bertrando Vicecomite è eletto capitano con mero e misto impero, finchè giunga a Catania, a consegnare a Roberto gli stuoli di fanti e cavalli che mandavagli il re. Questa straordinaria autorità per lo solo viaggio, mostra che trista gente fossero questi rinforzi assoldati dal re di Napoli.

[319]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 13.

Ei dice espressamente 400 cavalli toscani. I diplomi testè citati, parlan di 200 cavalli di Firenze, ed è naturale che gli altri fossero di altre città di Toscana, al medesimo effetto richieste da Carlo e dal papa, come innanzi si disse.

[320]Diplomi dati di Napoli a 3 gennaio 1300, tredicesima Ind., registro citato 1299–1300, C, fog. 50 a t. Sono in favore de’comites nauclerii, proderii, balistarii et marinarii seu homines maris, etc. La terra d’Agosta nell’uno, e la città di Patti nell’altro di questi diplomi, è detta:Nunc exhabitatam et propriis incolis derelictam, etc.

[321]Diploma dato di Napoli, 28 dicembre 1300, tredicesima Ind. (cioè a dire, secondo il nostro computo, dicembre 1299, perchè la cancelleria di Napoli cominciava il nuov’anno a 25 dicembre), nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 41 a t. È conceduto in feudo il castel di Palagonia in val di Noto in Sicilia, a Rimbaldo de Ofar, uno de’ guerrieri spagnuoli lasciati da Giacomo in Sicilia, e assai segnalatosi.

Altro diploma della stessa data, ibid., fog. 42. Concessioni di Caccamo e Racalmuto a Pietro di Monteagudo; di Giarratana e Palazzolo a Gilberto de Sentillis, e altri, forse la più parte spagnuoli.

[322]Breve del 1 febbraio citato di sopra, in Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 12, e altri citati nello stesso paragrafo.

[323]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 17, 18, 19, breve dato il 15 gennaio 1300.

[324]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.

[325]Diploma nel citato registro 1299–1300, C, fog. 363. È dato di Napoli il 7 maggio tredicesima Ind. (1300), e indirizzato al siniscalco di Provenza. Dice aver provveduto che sulle entrate delle dette contee,ubi melius, commodius, habilius et liberius percipi valeat et haberi, assignetur et stabiliatur Inclito principi domino Jacobo, Illustri Regi Aragonum, filio nostro carissimo, perceptio annui redditus unciarum auri duo millia computandis in summa pecunie ad quam tenemus eidem juxta quod..... in patentibus licteris nostris hactenus exinde factis, etc.


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