IV
Al contrario, si tratta proprio di Saladino in un gruppo di novelle, le quali si riferiscono ai viaggi che in incognito avrebbe compiuti in Occidente. Questi pretesi viaggi sono stati oggetto di parecchi racconti che noi troviamo in Francia, in Italia, e in Ispagna. In Francia non ci se ne presentano in epoca assai remota, ma è assai probabile, come vedremo, che le narrazioni italiane abbiano avuto fonti francesi ora perdute. Attualmente noi non ritroviamo una storiella di questo gruppo che nel poema (scritto dopo il 1350) del qualeBaudouin de Sebource ilBastart de Bouillonsono due rame; essa non ci è neanche pervenuta nelle redazioni versificate, bensí inJean d'Avesnesne abbiamo una in prosa, evidentemente fedele, e i riferimenti ripetuti e precisi che ne son fatti nelBaudouine nelBastartnon permettono di dubitare che abbia figurato nel poema.[82]Questa storia, tal quale viene presentata qui, è, almeno nella prima sua parte, la semplice imitazione d'una finzionepiú antica, appartenente al ciclo della prima crociata e riferita a tutt'altro personaggio che Saladino. Il poema delleEnfances Godefroi, il quale, nella sua forma attuale,[83]è stato redatto circa il 1160, contiene un lungo episodio che è unito al rimanente con un legame assai debole, e che ha dovuto formare in origine un poema isolato, alquanto anteriore a questa data: è il «voyage de Cornumarant». Cornumarant, re di Gerusalemme (personaggio importante degli antichi poemi sulla prima crociata), avendo avuto sentore di una predizione, secondo la quale il duca Goffredo di Bouillon deve togliere la città santa ai Saraceni, va in Francia con un interprete, con l'intenzione di conoscere la potenza del duca e di ucciderlo, se può: come sia riconosciuto dall'abate di Saint-Tron, come riveli l'esser suo a Goffredo, come rinunzi al progetto di omicidio, non è quello che devo raccontare qui. Quanto a Saladino, non è una profezia che lo conduce in Occidente, è semplicemente il desiderio di «veoir la noblesse et le maintien des chrestiens».[84]Si fa accompagnare da suo zio Giovanni di Pontieu (v. addietro p. 27) e da Huon Dodekin, divenuto Huon di Tabarie, cui deve l'ordine di cavalleria (v. addietro p. 11, n. 2). Sbarcano a Brindisi, passano per Roma, traversano la Lombardia e arrivano a Parigi: «Deux ou trois jours furent les barons a Paris pour eulx donner joye, et jamais ne leur eust illecanuyé, pour ce que c'est ung droit monde».[85]Il re Filippo non c'era, ma sono ricevuti dalla regina (che non è nominata), alla quale Saladino fa una viva impressione. I viaggiatori vanno a Saint-Omer, dove risiede il re, e Saladino difende vittoriosamente in singolar tenzone l'innocenza ingiustamente accusata di una fanciulla della famiglia dei conti di Pontieu. A Cambrai si combatte un magnifico torneo, nel quale Saladino ottiene il premio, rovesciando lo stesso re Riccardo d'Inghilterra. La «largesse» e la «courtoisie» dello sconosciuto eguagliano la sua valentia, e la regina ne è sempre piú invaghita. Glie lo dichiara senza ambage e si dà intieramente a lui; anch'egli finisce per confessarle l'esser suo, ma ciò non toglie che ella seguiti ad amarlo.[86]Finalmente egli se ne va in Siria. Però ben presto ne ritorna in tutt'altre condizioni, con una flotta immensa e col proposito di conquistare la Francia: Huon di Tabarie e Giovanni di Pontieu riescono a stornare sull'Inghilterra l'invasione minacciante, e l'Inghilterra stessa è salvata, grazie soprattutto al valore dei cavalieri francesi, in un episodio (ilPas Salehadin) sul quale ritorneremo piú tardi. Ben presto, ritornando in Siria, Saladino viene a sua volta assalito colà dai re di Francia e d'Inghilterra. Questa seconda parte del racconto non è, come si scorge, affatto in relazione con la prima, nella quale vediamo il soldano visitare la Francia per semplice curiosità.
Non unicamente per questo sentimento, ma anchein previsione di una crociata imminente e per il desiderio di informarsi delle forze dei Cristiani,[87]Saladino si risolve a percorrere il mondo nella maggior parte dei racconti italiani. Il piú antico sembra esser quello di Bosone da Gubbio (v. piú addietro, p. 11), del resto assai confuso.[88]Il re di Francia, secondo Bosone, era stato fatto prigioniero da Saladino con molti altri suoi baroni, tra i quali ilconte Artese;[89]Saladino usa molte cortesie a quest'ultimo, lo mette in libertà, e gli annunzia che gli farà una visita in Francia. Infatti, travestito da eremita, gli si presenta qualche tempo dopo; quindi, sotto le spoglie d'un mercante, visita col conte l'Europa e critica la prodigalità del re in relazione coll'avarizia del papa.[90]In seguito, nel romanzo di Bosone,accade un'altra avventura la cui scena è in Ispagna: un cavaliere, Ugodi Moncaro, è di un'estrema cortesia verso Saladino, senza riconoscerlo, e di ciò il soldano lo ricompensa piú tardi, quando Ugo è caduto nelle sue mani dopo una disfatta dei Cristiani, rinviandolo libero in patria con altri dieci prigionieri e un presente di dieci mila pezze d'oro.[91]
Secondo il Rajna, queste novelle sono d'origine francese, e niente è piú probabile, sebbene siano singolarmente alterate dalla trasmissione orale. I commentatori di Dante, citati dal Rajna e dal Fioravanti, ci mostrano che durante il secoloXIVquesta idea dei viaggi di Saladino era molto sparsa in Italia: «Questi, dice Iacopo della Lana, fue soldano di Babilonia, lo quale fue sagacissima e savia persona, sapeva tutte le lingue,[92]e sapeva molto bene trasformarsi di sua persona; cercava tutte le provincie e tutte le terre sí de' Cristiani come de' Saracini, e sapeva andare sí segretamente che nulla sua gente né altri lo sapea». Il Boccaccio, nel suo commento, ci attesta anche la diffusione di questa tradizione: «Credesiche, trasformatosi, gran parte del mondo personalmente cercasse, e massimamente intra' Cristiani, li quali, per la Terra Santa da lui occupata, gli erano capitali nemici». Sembra evidente, come è stato notato,[93]che quest'ultima parte della frase indichi che Saladino esplorasse i paesi dei Cristiani allo scopo d'informarsi delle forzedelle quali avrebbero potuto disporre contro di lui. Lo stesso Boccaccio lo dice espressamente nella bella storia di Messer Torello (Decam.,X, 9), il quale, come Ugo di Moncaro, si mostra, a Pavia, d'una cortesia squisita verso Saladino vestito da mercante, e piú tardi riceve da lui una meravigliosa ricompensa:[94]Saladino aveva intrapreso il suo viaggio in «Ponente» per vedere da se stesso i preparativi della crociata, a tempo di Federico I. Era insomma uno spionaggio, e se il sultano fosse stato riconosciuto, rischiava di pagar molto cara la sua temerità.
Tuttavia ciò accadde una volta,[95]ma impunemente, se si deve credere a un altro novellista, questa volta spagnolo, D. Juan Manuel, che scriveva alla metà del secoloXIV. Nella novella L delConde Lucanor, Patronio narra al suo padrone che in Egitto Saladino s'era invaghito d'una dama bella e virtuosa, sposa d'uno de' suoi principali cavalieri. Costei gli promette d'esaudirlo quando avrà risposto alla seguente questione: «Quale è la miglior cosa che possa esserenell'uomo e diventare la fonte di tutte le virtù?» Il soldano ha un bel riflettere e cercare, non trova nulla; invano interroga tutti quelli che ravvicinano. Allora, travestito da giullare, in compagnia di due altri giullari, percorre il mondo, l'Italia, la Francia, domandando ovunque una risposta che non ottiene mai. Finalmente in Ispagna incontra un cavaliere che lo porta da suo padre, vegliardo assai saggio; costui un tempo era stato prigioniero di Saladino, il quale lo aveva trattato molto bene; dapprima lo riconosce, ma non se ne fa accorgere pubblicamente. Egli risponde alla questione: la miglior cosa che possa essere nell'uomo è la vergogna (vergüenza); poi chiama a parte il soldano, e gli dice che lo riconosce, ma che non lo tradirà. Saladino ritornato in Egitto va a trovare la dama e le dà la risposta del vegliardo; essa gli dice che è buona, ma gli fa un'altra questione: «Non si considera egli come il miglior uomo che viva?» Egli confessa di sí; allora l'esorta a riunire la miglior cosa del mondo col miglior uomo del mondo, e Saladino commosso cambia in rispettosa amicizia la passione che aveva per lei.[96]