III.Sul lago.

— Sì, io.

— Tu, ora? Dopo aver visto la mia pena al solo pensiero del ritorno di quell'uomo? Quando c'era una via d'uscita da quest'inferno, tu stessa l'hai chiusa? Mi dirai almeno perchè?

E le strinse così forte le mani, che ella disse, con un ritorno dell'ambiguo sorriso:

— Mi fai male, sai!

— Ti spezzo! — scattò egli, esasperato dal suo sorriso, improvvisamente e confusamente sovvenendosi dei suoi lunghi dinieghi, delle sue resistenze, delle sue ostilità, con l'impeto folle di trarne vendetta, d'infrangere le morbide forme di quell'anima dura ed avversa. — Se tu persisti in questo proposito, se non dichiari a quell'uomo che hai mutato idea, ti spezzo, ti uccido piuttosto.

Ella rise più sottilmente ancora, dicendo:

— Via, non esagerare.... Noi non ci amiamo fino al delitto.

Improvvisamente egli la lasciò, le voltò le spalle, mosse un passo, afferrò la maniglia dell'uscio per ripassare nella propria cabina. La voce di lei lo trattenne: la voce non più fredda e incisiva, ma tenera e dolce come nei momenti migliori.

— Sei capace di riconoscere la verità?

— Che cosa vuoi dirmi? — proruppe egli ancora. — Che recito? Che recitiamo entrambi? Che recitano tutti? Che l'amor nostro, che tutto l'amore è una finzione, che tutta la vita è un inganno? Grazie. Lo so.

Ella gli stese le due mani, prese le sue, se lo trasse a fianco.

— Stammi a sentire.... Vienimi qui vicino, così.... Stammi a sentire senza interrompermi.... La vita è quella che è. Così com'è, una logica rigorosa la governa.... Un giorno tu mi dicesti che non mi avresti sposata, e fosti sincero. Zitto, lasciami parlare: non voglio essere interrotta, ti dico!... Fosti sincero, fosti nella logica della situazione d'allora. Io ero sola; nessuno ti dava ombra;perchè avresti menomata la tua libertà?... Sai perchè ti feci quella domanda? Per vedere se avresti mentito. Mentii io stessa, ti nascosi la possibilità di sciogliere il mio matrimonio, per proporti il caso astratto, per leggere nel fondo del tuo pensiero. Una promessa bugiarda mi avrebbe fatto dubitare di tutte le altre tue parole. Fosti sincero, e mi piacesti, e te ne fui grata. Ora dici che mi sposeresti, ora ti duoli perchè voglio escluderne la possibilità, e sei sincero ancora. Con la tua gelosia contro l'uomo che viene a riprendermi, non trovi, non puoi trovare altra uscita fuorchè nel rompere questo legame e nell'accettare di unirti con me. Anche questa è logica, anche ora dici quel che senti, quel che devi sentire: io non dubito delle tue parole. Ma se ciò che ora ti seduce si avverasse, se io fossi tua moglie, sai quale sarebbe la logica della situazione nuova? Quando mio marito non fosse più mio marito, quando non avesse più nessun diritto su me, quando non si frapponesse più fra noi, tu non saresti più geloso di lui, ma probabilmente di altri; e allora ti pentiresti di avere rinunziato alla possibilità di lasciarmi se io ti tradissi, opiù semplicemente il giorno in cui l'amor nostro fosse finito; perchè lo sai, è vero? che l'amore, come ogni altra cosa, finisce? Un uomo giunto all'età tua senza avere provato il bisogno di prender moglie, può ridursi a portar via quella d'un altro, ma per pentirsene poi, per accusare di sciocchezza sè stesso e di calcolo quell'altra....

— Che dici? — tentò di interrompere egli, in un impeto di protesta.

— Non io; lo hai già sospettato tu stesso, or ora....

— Non m'hai compreso! Non m'hai perdonato!

— Ma sì, ma sì: ho compreso benissimo. Nulla di più naturale ed umano....

— Ma non sai che un'altra donna, nella tua condizione....

— Lo so: altre donne, nella mia condizione, darebbero qualche anno di vita per la possibilità di unirsi indissolubilmente all'amante. Lo so: vi sono mogli che per raggiungere questo scopo fanno l'impossibile, affrontano lunghi processi, adducono le più tristi e penose menzogne, rinnegano la patria.... E stammi a sentire: finchè non ti avevo incontrato, io mi rallegravo del mioprivilegio. Non ammettevo di dover tradire mio marito; ma pensavo pure talvolta, leggendo un romanzo, udendo una musica, ricordando i sogni della prima gioventù, che un giorno avrei potuto essere esposta ad una tentazione irresistibile.... Quel giorno avrei potuto mettere d'accordo il mio cuore e la mia coscienza, con la facilità di ottenere il divorzio dalla legge africana. E se alla nostra unione manca ancora la consacrazione religiosa, dopo tanti anni, ciò non è stato già per la lontananza di mio marito, per i troppo brevi suoi ritorni; ma perchè io stessa ho indugiato pensando che fosse stolto rinunziare alla via d'uscita, nel caso che avessi amato un altro uomo.

— E vi rinunzi ora che mi ami? — disse egli, interrompendola violentemente, torcendole una mano.

Ella rispose, guardandolo in faccia:

— Sì, perchè ti amo.

Per un momento egli rimase attonito, senza fiato, come sospeso in un dubbio oscuro. Ella gli prese la testa fra le mani, gli accostò la bocca alla bocca.

— Perchè t'amo, capisci? mio malgrado, contro ragione, non so come, non so quanto;e perchè questo è il solo modo d'amarti ancora e d'essere amata da te. Tu m'amerai finchè sarò d'un altro: che m'importa del tuo tormento? Finchè sarai geloso, mi amerai, da morirne; il giorno che fossi tua moglie l'amor tuo finirebbe nella sicurezza, nella sazietà. Io sono orgogliosa anche, sai, e non voglio doverti nulla. Anche se fossi povero e mi dessi il solo tuo nome, ti resterei obbligata, e non voglio! Voglio obbligarti io, invece; voglio che tu stesso debba a me qualche cosa, poco o molto, non importa, non foss'altro ciò che l'amor mio è stato finora nella tua vita d'uomo e d'artista.

Allora egli tremò, abbagliato dalla nuova bellezza diffusa nel viso di Rosanna, dalla luce sfolgorante nel suo sguardo, oppresso e come impaurito dall'ebbrezza prodotta dalle parole di lei, dal ritrovare in lei finalmente, dopo i lunghi dubbî e gli sconforti e le disperazioni, la donna amante che gli si era concessa dopo una lunga resistenza, ma senza falsi pudori, senza ipocrisie, senza calcoli, per impeto di simpatia, per forza di desiderio, per slancio di passione; allora, col cuore stretto dalla vergogna per i sospetti concepiti un momento prima, con l'animachiusa dal dolore nel veder dileguarsi per volere di lei l'insperata possibilità, egli pianse. Non una parola gli uscì dalla gola stretta nello spasmo, dalle labbra bagnate dalle grosse lacrime che gli rigavano il volto.

— Non voglio che tu pianga! — disse ella, accigliandosi, ritraendosi. — Non mi piace il pianto d'un uomo. E poi, di che ti lagni? Hai dimenticato ciò che mi dicesti una volta?

Egli la guardò senza rispondere, senza comprendere. Tante cose le aveva dette! A quale alludeva?

— Non ti rammenti che prevedendo la fine dell'amor nostro, io previdi anche che dopo di te avrei preso necessariamente un altro amante, e poi un terzo, e poi un quarto, e che mi sarei a poco a poco ridotta come le donne che hanno perduto ogni diritto al rispetto?

Il ricordo atroce irruppe nella sua mente. Infatti!... Senza una parola nè un accento di rimprovero, accertando semplicemente una verità patente ed una legge ineluttabile, ella aveva affermato l'impossibilità di fermarsi nella via degli errori; gli aveva riferito il giudizio letto in un libro: «Si trovanodonne che non hanno avuto mai amanti, non se ne trovano che ne abbiano avuto uno solo». Atroce, atroce la pena allora sofferta. Ella non gli aveva rimproverato di averla sospinta per la lubrica china, ma egli stesso ne aveva provato un rimorso acutissimo. Una gelosia inaudita, la gelosia contro gli ignoti, ignoti ancora a lei stessa, in braccio ai quali ella sarebbe caduta, lo aveva morso. Per evitare l'estremo avvilimento di quella creatura, per evitare a sè stesso il rimorso intollerabile, per salvare le anime loro, egli le aveva proposto di lasciarsi, piuttosto, in piena passione, di amarsi da lontano, dolorosamente ma puramente, di non amarsi piuttosto in nessun modo, se a questo patto ella si sarebbe sentita sicura da nuove cadute.

— Non ti rammenti che mi offristi di rinunziare a me, per salvarmi?... Te ne rammenti, è vero?... E allora, non ti lagnare! Lasciami stringere a mio marito: è il mezzo di garentirmi contro nuovi pericoli e di vivere solo, eternamente, nella mia memoria.

Egli chinò il capo, chiudendosi la bocca col fazzoletto, per reprimere il nuovo impeto di pianto.

— Non piangere! — ingiunse ella ancora.

— Tu che comprendi tante cose, — le rispose, amaramente, con voce rotta, — non comprendi il mio dolore?... Non comprendi che io darei la vita per averti conosciuta prima, quando nessun'ombra aveva sfiorato questa tua anima, quando nulla avrebbe potuto impedirti di accettare il mio nome?

Ella tacque un poco, a capo chino, con lo sguardo fiso; poi disse, piano:

— Sì, prima.... forse....

— Ed anche ora! — insistè egli, stendendo le braccia, cercando di stringerla a sè, di vincerla con la forza dei muscoli e l'impeto delle parole. — Ed anche ora, Rosanna; se tu vuoi, se credi all'amor mio, se sei capace di leggermi nel cuore, di vedervi la fiamma che lo investe e lo brucia. Se non vuoi che il rimorso avveleni tutta la mia vita, dimmi di sì, dimmi di sì; altrimenti dovrò credere che tu intenda punirmi, giustamente, perchè quando mi proponesti la prima volta l'ipotesi della nostra unione, ricusai di accoglierla. Sii generosa, non mi serbare rancore....

— Non te ne serbo.

— Allora non t'impegnare, Rosanna! Seiancora in tempo! Non ti chiedo altro che d'aspettare ancora un poco, per rassicurarti, per provarti che non posso mutare, qualunque cosa avvenga; che abbandonarmi a te, riposare in te, darti quanto mi resta di sentimento, di ingegno e di vita, è l'unico mio desiderio, l'ultimo mio bisogno....

Ella scosse il capo, senza rialzarlo.

— No. Mai.

Egli si premè tra le mani la fronte scottante; poi, levatosi, si appressò al finestrino, col petto oppresso, il respiro mozzato dall'aria ormai greve della cabina, avido di ristorarsi al soffio della notte. Restò invaso dallo stupore alzando la tenda: albeggiava, il cielo impallidiva sulla terra ancora avvolta nell'ombra, le masse vegetali si profilavano dense e nere sul lividore dell'orizzonte. Oltre la linea della siepe fuggente e stormente al soffio impetuoso prodotto dalla corsa del treno, i campi rigati dai solchi delle piantagioni, pezzati dalle culture, divisi dai fossi; i casolari vigilati dagli alberi d'alto fusto, nel mezzo dei chiusi, dormivano ancora, parevano abbandonati, deserti, senza forme viventi, senza chiarori alle finestre, senza fumi ai comignoli: solonelle profondità dello spazio ricominciava la vita col dramma eterno della notte e del giorno, con la tacita pugna della luce e delle tenebre personificata nei miti antichissimi, perpetuantesi nel tempo interminabile. Il convoglio fuggiva verso la notte in fuga, come nella folle intenzione di raggiungerla, e gli occhi del dolente tentavano di rifugiarvisi, gonfî di nuove lacrime dinanzi all'agonia di quella notte d'amoreedi dolore.

— È giorno?

La voce di lei, la mano di lei appoggiatasi alla sua spalla lo fecero trasalire.

— Di già!

Poi, scorgendo gli occhi lacrimanti:

— Ancora? — soggiunse, crucciata.

Egli disse, in tono di amara preghiera, scrollando il capo:

— Che ti fa?... Lasciami piangere!

Il suo pianto era queto e dolce, senza singhiozzi. Piangendo le passò un braccio attorno al collo, posò la fronte sulla sua spalla. Sempre tentando d'infrenare l'impeto della commozione, disse:

— Capisco.... capisco.... Forse hai ragione.... forse l'amore finirebbe se ti avessi tuttaper me.... Tristo cuore, il nostro.... Tristo amore, che ha bisogno di sentirsi insidiato, di lottare per vivere....

— Tutta la vita è lotta.

— È vero. È vero.

Di momento in momento la luce si diffondeva vittoriosa; il cielo dell'orizzonte già splendeva come un'immensa lastra d'argento tagliata da un fuso di nubi che s'indorava dalla parte del sole imminente. Egli volse lo sguardo da quello spettacolo agli occhi della donna. Anche in lei, anche nell'anima sua, un contrasto di luci e d'ombre, fulgori di bellezze e oscurità profonde. Come giudicarla, se anch'egli aveva il sentimento della propria miseria, se temeva di spingere lo sguardo nelle oscure profondità della propria coscienza?...

— Che ore saranno?... — domandò la sua voce.

Egli trasse l'orologio.

— Sono le sei e dieci.

— Milano è vicina!... Rientra nella tua cabina. Ho bisogno di restar sola.

— Vado. Mi richiamerai?

— Sì.

Le sfiorò la fronte con un bacio lieve, ela lasciò. Ancora il giuoco degli specchi, nel passaggio, lo fece sussultare; poi, aperto il finestrino della sua cabina, si abbandonò sul lettuccio. Con gli occhi alla luce trionfante, abbacinato, cullato dal moto del treno dopo la notte insonne, sentì il suo pensiero annebbiarsi. Era partito la sera precedente? Non era passato un tempo lunghissimo, dal momento che aveva ricevuto la lettera di Rosanna? Quante cose, nel giro di poche ore! L'attesa alla stazione, il pericolo sulla linea ingombra, la corsa lungo il binario.... Ma quanti maggiori mutamenti nelle disposizioni del suo cuore, quanti più gravi avvenimenti nella sua intima vita! Dalla gioia al pensiero di rivederla dopo tanta separazione, al proposito di rimproverarla acremente per il lungo abbandono; dalla paura di perderla spaventosamente in uno scontro di treni, all'ebbrezza di stringersela viva sul vivo cuore; dalla rivelazione della possibilità del divorzio, alla inesorabile deliberazione del ribadimento della catena.... Di un altro! Di un altro! Era d'un altro, restava d'un altro, sarebbe sempre stata d'un altro. Il treno la trasportava con la velocità del vento incontro a quell'uomo,traversava senza fermarsi le stazioni minori, sostava un istante nelle più importanti, riprendeva la sua corsa fatale verso la mèta. Ora non più ostacoli lungo la via ferrata, libera fino all'estremo orizzonte sui pingui campi ridestati dal sole. Così fossero sorti altri ostacoli! Se almeno quel convoglio si fosse infranto contro un altro, se si fosse precipitato in un abisso, se si fosse bruciato tra le fiamme d'un incendio inestinguibile! Null'altro avrebbe potuto impedire che Rosanna raggiungesse suo marito, che rendesse più stretto il nodo coniugale. Meglio la morte, meglio morire schiacciato, arso, annientato con lei, dopo avere intravvisto la possibilità di farla sua!... Ecco, roteanti nella corsa del treno, le case del suburbio milanese; ecco il conduttore apparire sull'uscio: «Siamo a Londra, signore». A Londra? Come mai tanto lontano? Ma via, giù dal letto per entrare nella cabina di lei, a darle l'ultimo bacio. Vuota, la cabina; ella stava fuori, nel corridoio, in piedi dinanzi ad una finestra, fra gli altri viaggiatori pronti a discendere; e non uno sguardo per lui, quasi fosse divenuto un estraneo, quasi non lo avesse mai conosciuto. Non si conoscevanopiù, come sotto il «Senegal»: ella era d'un altro. Ecco: quell'altro aspettava sotto la tettoia, faceva cenni di saluto alla donna sua; ma allora ella si rivoltava, rientrava un istante nella cabina e traendolo a sè lo baciava sulla bocca....

Il bacio lo destò. Il sogno non era stato tutto ingannatore; ella era china su lui, sorridente, odorante, fresca dopo il lavacro mattutino.

— Lévati, dormiglione: siamo a Milano. Distese le braccia per stringerla a sè, ma ad un tratto udì picchiare. Rialzatasi rapidamente, ella sparì dietro l'uscio del gabinetto.

— Avanti, chi è?

Il conduttore entrò annunziando:

— Siamo arrivati, signore.

— Grazie. Va bene. Pensate alle mie valigie.

Si alzò, si ricompose, uscì nel corridoio. Ella vi era già, gli sorrise, gli stese la mano, come riconoscendolo in quel punto.

— Avete dormito bene, Bertini?... — A voce più bassa soggiunse: — Ti permetto di accompagnarmi.

Egli dubitò di avere udito male. Non gliaveva scritto che alla stazione di Milano doveva lasciarla, che dovevano fingere di non conoscersi? Ma poichè ella si rivoltava, quasi a richiamarlo, ad attirarlo presso di sè, la raggiunse e l'aiutò a discendere.

Un altro treno sopraggiungeva in quel momento, empiva la tettoia di frastuono e di fumo.

— Chiasso? — domandò ella al facchino,

— Chiasso, sissignora.

Ella cercò tra la folla dei viaggiatori attraversanti i binarî, avviantisi alle scale d'uscita.

— Eccolo!... — disse, riconoscendo l'alta figura del marito, intento anch'egli a guardarsi intorno; poi ingiunse: — Seguimi.

Lodovico la seguì macchinalmente. Prima che potesse riflettere, che potesse considerare quale fosse la nuova volontà di lei, la vide scambiare un bacio col consorte e poi rivolgersi verso di lui:

— Francesco, ho il piacere di presentarti il signor Bertini.... un grande scultore italiano.... un mio buon amico, col quale ho fatto insieme il viaggio....

Acque grigie, cielo grigio, veli di nebbie erranti sulle coste dei monti, solitudine e silenzio sulle rive fuggenti dinanzi al battello vibrante e pulsante. Ai rintocchi della campana del timoniere, Perez, ritto a poppa con gli sguardi verso le lontananze vaporose del bacino di Morganella, si rivolse, vide il pontile sporgente dalla sponda sinistra, lesse col cannocchiale il nome scritto sull'arco dell'approdo: «Promonte-Fraida», e andò a cercare la sua valigia, deposta sotto coperta per timore che venisse a piovere. Il «Ticino» era mezzo vuoto, in quella uggiosa mattinata d'autunno; nessun forestiero tra gli scarsi viaggiatori della prima classe; popolata solo la seconda, di paesani: fattori di campagna con sacchi e fagotti, operai con gli strumenti del mestiere, qualche contadina col capo avvolto nel fazzoletto vistoso, due preti che si preparavanoa scendere mentre il moto delle ruote si arrestava, per riprendere subito dopo in senso inverso. Sul pontile non c'erano nè viaggiatori nè curiosi: solo due marinai della «Lacustre» pronti ad afferrare le gomene lanciate dai loro compagni di bordo.

Sbarcato con la sua valigia in mano, Perez si guardò intorno, un poco imbarazzato: Lodovico gli aveva scritto che lo avrebbe rilevato all'approdo, e non si vedeva nessuno.

— Non c'è una carrozza? Un omnibus d'albergo? — domandò a uno dei marinai.

— Nossignore. A questa stagione c'è aperto il solo «Grand-Hôtel», alla Fraida; ma l'omnibus scende soltanto alla stazione della ferrovia, a Gozzana.

— Si troverà almeno qualcuno che mi porti la valigia e mi insegni la via?

— Dove va?

— Dal signor Bertini, il cognato del dottor Salfi....

— Ah, bene! — rispose quell'uomo, con espressione di rispetto, udendo pronunziare i due nomi. — Aspetti un momento che il battello sia ripartito: proveremo all'osteria del Morello; e se mai, sono qua io.

Ma quando il «Ticino», liberato dalle gomene,fischiò sul punto di riprendere la corsa, Perez udì il fischio prolungarsi in un tintinnìo di sonagliere. Rivoltatosi, vide un calessino avanzarsi a tutta carriera, arrestarsi di botto dinanzi al pontile: Lodovico lo guidava.

— Manca di funicolari, questa tua Promonte! — gli disse allegramente, caricando la valigia sullo svelto veicolo. — Quando si sta fra le nubi, si fa trovare almeno un ippogrifo!

— Scusami, — rispose l'altro. — Ho calcolato male il tempo. Ti prego di scusarmi.

— Non ti scuso niente affatto: ti ringrazio. Almeno una volta in vita mia avrò potuto pronunziare una parola regale: «Poco mancò non mi toccasse aspettare!...»

Rise della propria facezia; poi, osservando il cavallino fremente per la corsa vertiginosa e carezzandolo sulla groppa in sudore, esclamò:

— Ma guarda questa povera bestiola, come me l'hanno conciata!... Ma che maniera di guidare!... Denunzieremo il signor padrone alla Società zoofila del capoluogo!

Quando ebbe preso posto accanto all'ospite,quando il legnetto s'avviò per la salita, gli mancò il cuore di scherzare. Se non avesse visto l'amico suo da tre anni invece che da tre soli mesi, l'opera del tempo avrebbe spiegato la trasformazione operatasi in lui; il solo dolore dell'anima non poteva averla prodotta. I capelli delle tempie erano quasi tutti incanutiti; sul viso scarnito e soffuso d'un lividore malsano le occhiaie si erano gonfiate d'umore, come negl'infermi di nefrite; i solchi delle rughe erano più profondi, le vene temporali più turgide e serpiginose. Bisognava domandargli: «Soffri? Perchè non ti curi?...» ma le parole gli morivano sulle labbra, per paura di toccare la piaga secreta di quell'anima in pena.

Egli stesso ruppe il silenzio per domandargli:

— Sei partito iersera?

— Iersera.

— Hai fatto colazione?

— Sì, male, a bordo.

— Prenderai qualche cosa arrivando.

— No, grazie; aspetterò il pranzo, oramai.

Il cavallino scodinzolava, dondolava la testa, annitriva, quasi scacciandosi di dosso la stanchezza per vincere l'erta della viatagliata sul vivo e nudo fianco della montagna.

— Che vista!... — esclamò Perez, volgendo lo sguardo al lago, che dall'altezza gradatamente crescente si slargava, svelando tutte le sinuosità delle sue coste, tutte le macchie dei paeselli adagiati sulle rive o inerpicati su per le frastagliate pendici. — Una lastra d'acciaio, — riprese lo spettatore ammirato ed estatico, — in fondo a una conca di lavagna: guarda che stupenda intonazione!... È questo il punto da cui prendesti il bozzetto che mi mandasti dopo la prima rappresentazione del «Fascino»?... Ma nel tuo quadretto c'è il sole, c'è l'azzurro, c'è il verde....

Tacque, per la rinnovata paura di toccare un tasto falso. Dopo un'altra lunga pausa domandò:

— A casa tua stanno tutti bene?

— Bene, grazie.

Come affrontare l'argomento scottante? Come riprendere la conversazione interrotta da tre mesi, all'arrivo del «Senegal», dopo quanto aveva saputo?... Accompagnato l'amico alla stazione, quella sera, con vane parole di esortazione alla calma, con la viva raccomandazione di non lasciarlo almenosenza notizie, non aveva più ricevuto da lui se non qualche cartolina illustrata da diverse città e stazioni climatiche svizzere. Gli aveva scritto egli stesso; ma la sua lettera, diretta alla posta di Lucerna, non doveva, essergli pervenuta, perchè era rimasta senza risposta. Aveva chiesto di lui a sua sorella, a Promonte, ed ella gli aveva fatto sapere che era tornato lassù, con lei, ma in condizioni di salute e di spirito che la impensierivano. Si era proposto di chiedere qualche giorno di licenza per andarlo a trovare, quando una strana lettera gli aveva preannunziato l'imminente scioglimento del dramma. Sulla busta, con l'intestazione del «Grand-Hôtel» di Fraida — una frazione di Promonte, dall'altra parte del lago — la scrittura dell'indirizzo gli era riuscita ignota. Cercata, prima di leggere, la sottoscrizione, il nome di Rosanna Lariani lo aveva stupito. Che mai poteva volere da lui?... Ella gli si rammentava, evocando rapidamente i ricordi di Valsorrisa; poi gli chiedeva senz'altro un favore. Al suo matrimonio, contratto civilmente nella Stanlesia, era mancata — narrava — la benedizione religiosa; un po' tardi, ma in tempo, aveva deciso,d'accordo col marito, di accostarsi all'altare; per evitare l'indiscreta curiosità dei conoscenti, sarebbero andati a sposarsi in un paesetto fuori mano, a Promonte sul Lago, la terra natale del comune amico Bertini; e poichè questi aveva accettato di essere suo testimonio, ella chiedeva a lui stesso se voleva servire da testimonio al marito; in caso affermativo, lo pregava di trovarsi lassù per la mattina del 27 ottobre, alle 7; la cerimonia si sarebbe celebrata, beninteso, con estrema semplicità, senza la minima concessione alle consuetudini mondane, senza nessun altro spettatore fuorchè i due amici testimonî, ai quali era data viva preghiera di astenersi da ogni formalità, di non darsi altro disturbo fuorchè quello di assistere al compimento del rito.... Naturalmente egli aveva risposto accettando, annunziando anche a Lodovico che sarebbe arrivato con la seconda corsa del 26. Nulla gli aveva chiesto di spiegargli, come se avesse compreso ogni cosa; e in verità, quantunque ignorasse quanto era sopravvenuto, aveva intuito la gravità della crisi. Per ribadire l'anello che la legava al marito, bisognava che quella donna volessesottrarsi all'amante; ma perchè mai, allora, proprio l'amante doveva assistere a quelle nozze? Un secreto accordo era intervenuto fra loro? Ma allora che cosa crucciava, quale pena rodeva l'amico suo?

— Volendo ripartire domani, — gli domandò, per dire qualche cosa, per interrompere il silenzio penoso, — quale corsa mi conviene prendere?

— Quella del pomeriggio. La mattina il battello in discesa passa alle 5; bisognerebbe levarsi alle 3 per giungere in tempo.

— No, non ho furia; preferisco aspettare.

Tacque ancora; poi ridomandò:

— E tu, ti tratterrai un pezzo quassù?... Tornerai a Firenze?... Che cosa ti proponi di fare?

L'interrogato si voltò a guardarlo con espressione di meraviglia.

— Mi tratterrò?... Dove andrò?... Che cosa farò?...

Pareva in preda a un grande stupore, come se le domande fossero troppo bizzarre e stravaganti.

— E tu, lo sai che cosa farai?... Lo sa nessuno, quel che farà?... Conosci qualcuno che faccia ciò che vuole?... Ah, sì!...

Un carro in discesa era apparso da una svoltata e s'avanzava incrociandosi col calessino. L'uomo che lo guidava, un contadino di dubbia età, con le labbra sottili interamente sbarbate, gli occhietti lucenti, il collo avvolto in un fazzoletto, salutò profondamente, cavandosi il berretto.

— Riverisco, signoria!

— Ciao, Pin!... — gli gridò lo scultore, improvvisamente animato, con un sorriso ed un gesto vivace. — Tien duro, Pin!... Non mollare!... Vendiamolo caro, quel seme....

— Stia pur sicuro!... — gridò a sua volta il passante, con un riso sonoro. — A Pinella Scórcola non la fanno mica!...

— Bravo Pinella!...

Ma gettata quella voce d'approvazione all'uomo già lontano, lo sguardo del dolente si spense.

— Quel bruto, sì, fa ciò che vuole; sa quanto deve vendere il suo raccolto, come può frodare il compratore. — Dando un colpo di frusta al cavallo che trasalì e quasi s'impennò all'inusato maltrattamento, soggiunse: — Tu lo sai ciò che vuoi: arrivare presto alla stalla, mangiare il tuo sacco di biada.... Ma io, ma noi....

— È vero! — mormorò Perez, chinando il capo, pensando alla stranezza del caso che lo faceva salire su quell'alpe per assistere alle rinnovate nozze d'un uomo che non conosceva e della donna per cui l'amico suo spasimava.

Ma Lodovico, con voce rauca, strozzata da un colpo di tosse, ribattè:

— È vero, che cosa?... C'è qualche cosa di vero?... C'è qualche cosa di reale?... Io ti domando se questa scena che ci sta dinanzi esiste, se noi che parliamo esistiamo, se l'universo e la vita hanno nulla di consistente.... Divago? Hai paura che mi giri?

— Vedo che soffri.

— Ora? In questo momento? No. Ora non soffro.

Perez tentò di prendergli la mano guantata che stringeva le redini, esclamando:

— Lodovico, lasciami dire....

Ma egli continuò, come se non avesse udito l'interruzione:

— Ora mi par di sognare.... Ti giuro che il solo sentimento ancora vivo in me è lo stupore.... Non mi riconosco, non riconosco niente intorno a me.... Tutto ha un sensonuovo, insolito, impenetrabile.... La memoria m'inganna.... Ho tardato a ordinare che attaccassero perchè non pensavo più che tu dovessi arrivare a quest'ora.... quantunque il motivo del tuo viaggio.... quello, no, non mi fosse uscito di mente!...

Rise d'un riso così doloroso, che Perez ripetè con nuova effusione il gesto, gli strinse con più forza la mano ed espresse finalmente tutta la sua inquieta curiosità domandando, a frasi rotte, per accenni:

— Ma perchè?... Che cosa significa?... Siete d'accordo?... Con quale intenzione?

Abbandonate le redini per rispondere alla stretta della mano amica, Lodovico mormorò, battendo le ciglia sugli occhi stanchi:

— Perchè!... Perchè questa è la logica, dice, della nostra situazione.... Perchè il nodo che la stringe a suo marito è troppo saldo, perchè quell'uomo soffrirebbe troppo nel perderla, perchè i figli non possono essere abbandonati....

— Va bene; ma quale necessità di compiere la nuova cerimonia?...

— Non potendo disfare questo nodo, bisogna, dice, rinsaldarlo. Si sono sentiti, dice, poco maritati dalla legge africana, checonsente il divorzio con estrema facilità; vogliono, vuole, una conferma irrevocabile.

— E tu, proprio tu, devi servirle da testimonio?

— Io. E la cerimonia deve celebrarsi proprio qui, nella chiesa del mio paese; e tu, il mio migliore amico, il mio confidente, anche tu devi esser presente.

— Lo so, ma non capisco. Perchè?

— Perchè! Forse perchè io non possa dubitare che il suo proponimento è stato attuato; perchè neanche in sogno io creda più alla possibilità che torni libera.

— Ma dunque.... volevi che divorziasse?

Il dolente strinse anche più forte la mano fraterna.

— Non posso vivere senza di lei.

— Volevi sposarla?... — insistè Perez, stupito.

— Ti pare incredibile? Non te ne sai dare ragione?... Ma capisci ora la parte che questa donna ha presa nella mia vita?... Sì, ho voluto unirla a me, per sempre.... E la perdo, invece, per volontà sua, unicamente. E non posso maledirla.... Tu che studii il cuore umano, studia questo caso: ella mi sfugge perchè mi ama. Questa è, dice, la piùgran prova d'amore che m'abbia data. Ascolta, tu che passi come me la vita a cercare immagini di bellezza: io le dissi un giorno, ai primi tempi dell'amor nostro, che bisognava fare una cosa bella di questo nostro amore, che bisognava salvarlo dalla corruzione, dalle volgarità.... Quando mi è parso che la dissoluzione del suo matrimonio e la nostra unione fossero ciò che di meglio potessimo fare per la bellezza dell'esempio che avremmo dato al mondo, ella ha sdegnosamente sorriso, mi ha dimostrato che ci saremmo odiati il domani delle nostre nozze; mentre, dal momento che ci saremo uniformati alla necessità, che avremo sacrificato il nostro piacere al dovere, che avrò assistito alla benedizione del suo anello nuziale, la nostra fiamma purificata arderà più alta, la stessa memoria dell'amor nostro sarà benedetta....

La sua voce si spense in un brivido. Lasciata la mano del compagno, riafferrò le redini, le trasse forte a sè, fece arrestare la bestia e balzò a terra.

— Lodovico! Che fai?

— Nulla: mi muovo.

Perez scese anche lui, gli si pose a fianco,incapace di proferir parola. Sentiva l'inutilità di qualunque commento, l'intimo accordo dei loro giudizî nel riconoscere che quella soluzione era veramente la più degna, la sola degna. Soltanto, mentre egli la considerava teoricamente, da spettatore disinteressato, il cuore dell'amico suo sanguinava. Come confortarlo? Che dirgli?

Il cavallo, nonostante la minor gravezza della soma e la minore pendenza della strada già presso al termine, non aveva modificato l'andatura. Ora il lago era scomparso dietro le spalle dei viandanti; in una insenatura della montagna si scorgeva il paesetto con le sue casette bianche sparse come un gregge intorno ad una massa alta e scura: la chiesa. Fra poche ore, lassù, si sarebbe compiuto il rito. Come avrebbe Lodovico sostenuto la commozione ineffabile, se il solo pensiero di ciò che si preparava lo turbava così? E che cosa sarebbe poi avvenuto dei due amanti? L'intenzione di attingere nella benedizione nuziale nuova forza per resistere alla tentazione e tornare al suo ufficio di moglie e di madre, chiudendo nel cuore la fiamma del sentimento vietato, deponeva senza dubbio in favore di quella donna;ma i migliori proponimenti sarebbero poi valsi contro l'abito contratto, contro la forza dei ricordi? Che ostacolo avrebbe ella potuto trovare nel compimento della cerimonia religiosa al proseguimento dei loro secreti rapporti? Vedendo l'angoscia dell'amico, Perez pensava di confortarlo con questo argomento: «Non ti disperare: costei che ti dà una prova d'amore rifiutando di unirsi a te, ma per restar tua con la memoria, col cuore, tornerà a te, nell'altro modo, quando vorrai....» ma uno scrupolo lo tratteneva, un senso come di pudore all'idea di negare una cosa bella, la saldezza dei buoni propositi di lei, la possibilità che entrambi perseverassero nel sacrifizio.

— Partiranno subito? — domandò tuttavia, per dedurne quando e dove avrebbero potuto rivedersi.

— Subito.... Scenderanno a Gozzana per prendere il treno delle undici e cinque.

— Tornano a Firenze?

— Per prendere i figli. Ripartono per l'Inghilterra.

— Suo marito non torna in Africa?

Lodovico rispose di no con una mossa del capo.

— No? Non vi torna più?

Con uno sforzo su sè stesso, l'interrogato proferì:

— No.... Si è dimesso.... Si stabiliscono a Londra....

A quell'annunzio, improvvisamente, Perez ebbe la piena coscienza del proprio torto. Il sacrifizio era totale, per volontà di lei, evidentemente; ella aveva sentito che non bastava unirsi spiritualmente al marito, ma che doveva restare al suo fianco, materialmente, vigilata dal suo affetto, lontana dalla tentazione. Nulla restava da dire per consolare l'afflitto; nulla, fuorchè lodare la bellezza di quell'anima; ma ogni parola di lode non avrebbe aperto una nuova ferita nell'anima dell'amante?

Procedettero ancora un pezzo in silenzio; poi, alla Croce del Calvario, scoprendosi il panorama della Valsilvana, simile ad uno squarcio enorme nel fianco della terra, con le vene denudate del Borchio e della Marsaglia, Perez sostò un momento, volgendo lo sguardo per il paesaggio.

— E questo «Grand-Hôtel» di Fraida? — domandò all'amico. — Io non me ne rammento.

— Dall'altra parte della montagna, oltre il bosco dei larici.

— La conosco, Fraida; dico che questo albergo due anni addietro non c'era.

— È nuovo, dell'altro anno.

Superato l'ultimo tratto dell'erta, il cavallo s'arrestò al principio d'un viale piano e diritto. Pareva che l'intelligente animale volesse significare: «È ora di risalire». Lodovico, infatti, riprese il proprio posto, seguito dall'amico. Appena sentì le redini in mano al padrone, la bestia ripartì al piccolo trotto, con la testa alta, scodinzolando. In pochi minuti percorse il viale, sino in fondo alla piazza.

La chiesa la dominava, da una specie di alta terrazza alla quale si saliva per una larga gradinata: una chiesa severa come un castello, munita di due campanili che parevano torri, coi muri disadorni anneriti dall'età, umidi e rivestiti di musco alla base. Un poco più in alto della chiesa, di fianco, tra una folta macchia di alberi, un vasto e basso casamento, con una specie di rustico, portico, formato da colonne di mattoni: la vecchia casa dei Bertini. Il cavallo s'avviò lentamente per la ripidissima viottola cheportava lassù. Sotto il portico i parenti dell'ospite aspettavano: la sorella, il cognato, i nipoti.

— Benvenuto!... Bentornato fra noi!... — esclamò il dottore, con un sorriso cordiale sulla faccia barbuta, stendendo le braccia nerborute a prendere la valigia, a stringere le due mani dell'ospite. — Da quanto tempo ci aveva promesso questa desideratissima visita!...

— Si vede — soggiunse la sorella, scrollando il capo precocemente bianco di chiome, ma roseo e fresco di carnagione — che il nostro paese non gli piace, e forse neanche la nostra casa!

Perez protestò vivacemente:

— Signora Laura, non mi mortifichi, adesso!... Sarei di difficile contentatura se non giudicassi il paese semplicemente meraviglioso; e quanto alla loro casa, è proprio sicura che sia tutta loro, dopo che io vi sono venuto?

— Questo è anche vero! Ma se non esercitate la vostra parte di proprietà, c'è il caso d'incappare nella prescrizione!

— Eccomi qui ad interromperla!... Come cresce questa gioventù!... — esclamò poi,rivolgendosi ai due adolescenti, posando la mano sulle loro spalle, e fermandosi estatico dinanzi alla piccola Rita. — Ma guardate un poco come ci siamo fatte grandi e belle, zitte zitte, senza dirne nulla allo zio del cuore!... Non te ne rammenti più, dello zio del cuore?... Abbiamo perduto un poco di memoria, intanto che ci siamo fatte signorine?...

La bimba avvampò. Bruna con gli occhi azzurri, il viso magro e allungato dei Bertini, la personcina slanciata, l'espressione dolce e patetica, pareva una figura spiccata da un quadro.

— Se lo zio del cuore vuol vedere la stanza che gli abbiamo preparata....

— Sicuro che voglio vederla! E bada bene che se non è bella come quella dell'altra volta, mi prenderò la tua!

Era ancora la stessa, all'angolo di mezzogiorno e di levante, con le due finestre aperte sulle vedute della valle e del lago: un grosso mazzo di violette, in un vaso di cristallo sulla scrivania, la profumava. Egli vi si trattenne il tempo di disfare la valigia, di mettere in ordine le sue cose e cambiarsi; subito dopo uscì nel salotto in cerca di Lodovico.

— Mio fratello è andato un momento fuori, — gli disse la signora Laura. — Se avete bisogno di qualche cosa....

— Grazie! Di nulla!... Non sarà nello studio?...

— Oh, nello studio!... — esclamò l'interrogata, con espressione di profondo rammarico. — Non vi ha posto piede da che è qui; non ne ha neppure cercato la chiave!

— Non se ne dolga. Lo lasci riposare.

— È quel che ho detto per iscusarlo, a chi si lagna della sua inerzia. Vi ha parlato almeno del monumento sull'Antalba?

— No.

— Vedete?... Il suo nome fu concordemente suggerito da tutti, quando sorse l'idea d'innalzare una grande immagine sacra su quella vetta. Si sono raccolte più di trentamila lire: somma ragguardevole, se pensate che il nostro paese non è ricco, e che, naturalmente, questo denaro dovrà servire alle sole spese vive. Per la scelta del tema si sono interamente affidati alla sua fantasia d'artista; monsignor Garbarini, il nostro vescovo, gli ha fatto sapere che se i fondi disponibili non basteranno allo svolgimento di un'idea grandiosa, supplirà delsuo. Ma dopo molte promesse, dopo le calde sollecitazioni rivoltegli da Don Pietro Castelli, il nostro vecchio e buon curato orgoglioso di lui più che un padre del figlio, egli non parla neppure di mettersi al lavoro. Aveva detto che doveva risalire su quel monte, per ispirarsi: dacchè è qui, è uscito oggi la prima volta, per venirvi incontro.

— Ha lavorato tanto, a Firenze....

— Non è il lavoro quello che lo abbatte così; io so di quali sforzi è capace quando ha sereno lo spirito.... Sentite, Perez, giacchè siamo su questo doloroso argomento.... Noi abbiamo aspettato con tanta impazienza questa vostra visita perchè speriamo molto in voi.... Non vedete com'è ridotto il mio povero Lodovico?

— Mi pare un poco sofferente, infatti. Che ha?

— Lo sappiamo, forse?... Mio marito non è riuscito ad osservarlo, non gli ha potuto strappare una sola parola. Dichiara che sta benissimo! E non digerisce, passa le notti insonni....

— Neurastenia, dispepsia nervosa, probabilmente.

— Poterlo credere!... Noi facciamo assegnamentosu voi, Perez, che gli siete tanto amico, che avete la sua confidenza.... Con noi è chiuso, irritabile a un grado che non posso dirvi.... Interrogatelo, diteci che ha, che cosa possiamo fare per lui; fate voi stesso qualche cosa per guarirlo, per divagarlo....

— Proverò, signora Laura; ma bisognerebbe aver tempo, e disgraziatamente i giorni della mia licenza sono contati.

— Già, dimenticavo che siete venuto per la cerimonia di domani, non per noi.... Siete molto più amico di quei signori che nostro!

L'espressione di fiduciosa preghiera, di cordiale abbandono che aveva animato il suo viso e la sua voce diede luogo, mentre ella proferiva queste ultime parole, a un senso di riserva, quasi di diffidenza.

— Amico no, davvero!... — protestò Perez.

— No?

— Conobbi la signora a Valsorrisa, due anni addietro, quando passammo la stagione lassù con Lodovico.

— Giovane? Bella? — domandò l'altra, a denti stretti.

— Ma come? Non la conosce?

— Io no.

— Non sono qui col marito, alla Fraida?

— Sì, ho sentito che vi sono tornati da qualche giorno, dopo esservi stati un mese fa, per la richiesta delle pubblicazioni; ma io non li ho visti, nè allora nè ora....

Perez tacque un poco; poi, come spiegando la cosa a sè stesso, riprese:

— Senza dubbio, nella loro condizione particolarissima, hanno bisogno di solitudine, di raccoglimento....

— Senza dubbio! — ripetè la signora Laura. — Nessun indiscreto — soggiunse, sottolineando la parola con l'intonazione della voce e un gesto della mano — li disturberà.

— Però, con loro.... coi parenti di Lodovico....

— Ma già: è quel che si potrebbe pensare, se gli sono tanto amici da scegliere proprio il suo paese per compiervi questa.... — Non pronunziò la parola; dopo una breve reticenza riprese: — Non mancavano certamente siti fuori mano, in Toscana.... se stanno a Firenze....

— Vi sta la signora. Il marito è rimasto finora in Africa, nella Stanlesia.... Suo fratello non le ha narrato?

— Lodovico non è stato mai molto loquace; ora, poi....

Parve che ella volesse aggiungere qualche cosa, ma si rivoltò a un tratto udendo rumore di passi: lo scultore apparve sull'uscio.

— Laura, — disse alla sorella, — non mi riesce di trovar la chiave dello studio. Dove l'avranno cacciata?

— L'ho serbata io. Ti serve?

— Bisognerebbe aprirlo per mettervi un po' d'ordine.

— Subito. Faccio da me, o vieni anche tu?

— No, io resto con Perez.

I due amici uscirono sulla terrazza. Il velo della nebbia si era sollevato un poco; un sole pallido, senza raggi, pendeva sulla cima Antalba.

— Ho sentito del monumento sacro che vogliono innalzare lassù, — disse Perez. — Ti disponi a lavorare?

— Io?... Se mi dài un'idea, se mi spieghi che cosa debbo fare!...

Si appoggiò a una delle colonne, strappò alcune foglie gialle dalla vite che vi si attorcigliava, e soggiunse, pianissimo, come parlando tra sè:

— Domattina verrà qui.

— Ho sentito che tua sorella non la conosce ancora.

— No. Non ha voluto conoscere nessuno dei miei, non ha voluto entrare in questa casa, prima della funzione sacra....

Perez chinò il capo in atto d'approvazione, senza pronunziare le parole di lode che gli venivano alle labbra.

— A proposito!... — esclamò poi, — vorrei dirti una cosa.... La signora Lariani mi scrisse di astenermi dalle solite formalità; ma fiori vorrei pure mandarne.... anche come annunzio che sono arrivato.

Lodovico rispose, con lo stesso tono raccolto:

— Fiori, sì. Li mando anch'io....

— Ne avete sempre tanti, in giardino? Tuo cognato li coltiva con la stessa passione?

— Sempre....

La piccola Rita attraversava in quel momento la terrazza correndo. Visti i due amici, si fermò di botto.

— Rita, — le domandò lo zio, — dov'è tuo padre?

— L'hanno mandato a chiamare da Cecco della Gervasa.... Dice che sta molto male.

— E tu dove vai?

— In giardino, a coglier fiori per la cappella del Redentore.

— Lasciane, dei belli.... Ne ho bisogno.

— Eh!... — rispose la bimba, facendo col braccino un gesto largo. — Prima che li colga tutti!... Ma se vuoi scegliere, perchè non vieni con me?

— Mi pare che la mia nipotina del cuore abbia proprio ragione, — approvò Perez. — Andiamo anche noi.

Si avviarono. Dietro l'edificio principale, oltre la corte interna, dirimpetto ai corpi rustici, il vecchio granaio che lo scultore aveva trasformato e adattato a studio già mostrava il grande uscio e le finestre spalancate. La signora Laura, vedendo passare la piccola brigata, venne innanzi sulla soglia.

— Dove andate?

— In giardino, — rispose Rita.

— Laura, — soggiunse lo scultore, — io e Perez abbiamo bisogno di fiori, per stasera.

— Ma.... — fece ella, esitante, e quasi con un moto di contrarietà. — Domani, veramente, bisognerebbe ornare la cappella, alla Guardiola.

Un lampo passò nello sguardo di Lodovico. Egli rispose, con voce dura:

— Se bisogna ornare la cappella, cercheremo altrove....

— Ma no, ma no.... fa' pure.... ce ne sarà per tutti.... — soggiunse tosto la signora Laura, riguardosa a un tratto, e come pentita delle prime parole; mentre suo fratello, voltatosi verso la bambina, le ingiungeva brevemente:

— Rita, andiamo!

La bimba, quasi comprendendo il secreto dissenso dei parenti, si voltò a guardare la madre coi grandi occhi inquieti, poi si mosse dietro allo zio.

Allora, con voce concitata e dolente, la signora Laura trattenne un istante l'amico.

— Vedete, Perez?... Ha preso fuoco.... Che gli ho detto?

— Sst!... Stia zitta!... Venga, venga con noi.... — E procedendo a brevi passi, in modo da far crescere la distanza dai due che li precedevano, l'ospite riprese: — Scusi, mia buona amica, ma neanche a me sembra che la nostra richiesta le abbia fatto molto piacere....

Vivacemente, schiettamente, ella confessò:

— È vero, sì.... e ve ne chiedo scusa!... Ma che volete!... Se dovessi dirvi che vediamo con molta simpatia questa donna, non sarei punto sincera.

— Mi permette di dirle che ha torto?

— Perchè è venuta qui? Perchè si nasconde da noi? Che cosa significa questo tardivo matrimonio religioso? Che cosa vuole da mio fratello?... No, Perez: bisogna che vi dica tutto, una buona volta.... Io sento che il male di Lodovico viene da lei.

Egli rispose, con voce grave:

— Il male, ma forse anche il bene.

— Come sarebbe a dire?

Erano sulla soglia del giardino, dove lo scultore e la sua nipotina cominciavano ad aggirarsi, chinati sulle aiuole, sui vasi, sulle piccole tettoie che riparavano le piante più delicate dalle intemperie.

— Signora Laura, a una donna d'alti sentimenti come lei si può, si deve anzi dir tutto, affinchè giudichi serenamente.... La signora Lariani è stata una grande passione di Lodovico; non è mancato per lui se, invece di rendere indissolubile il nodo coniugale, ella non lo ha sciolto, chiedendo ed ottenendo il divorzio in Africa per sposaresuo fratello. Lei stessa si è opposta a questo disegno; lei stessa, stringendosi al padre dei proprî figli, rende impossibile la pazzia che Lodovico avrebbe commessa a cuor leggero. Non ha voluto lei stessa conoscere nessuno di loro, finchè la benedizione nuziale non avrà cancellato il ricordo del legame colpevole e riscattato l'errore.

— Ah!... — fece la signora Laura, fermandosi e guardando l'ospite con un senso d'immenso stupore.

— Domani, dopo la cerimonia, prima di partire per l'Inghilterra, dove vanno a stabilirsi, verrà qui. Veda lei, nella sua bontà, nella sua giustizia, se merita di essere accolta ostilmente....

Il domani, all'alba, mentre ancora tutta la casa era immersa nel sonno, Perez fu destato dalla cameriera che venne a portargli il caffè. Si levò, si vestì rapidamente, e andò a picchiare all'uscio di Lodovico. Lo trovò seduto alla scrivania, con la testa fra le mani: vedendo il letto non ancora disfatto e le molte carte strappate nel cestino, comprese che aveva passata la notte a scrivere ed a stracciare i suoi scritti.

— Se la cerimonia è per le sette, — gli disse, senza dare a divedere d'essersi accorto di nulla, — non abbiamo molto tempo da perdere.

— Sono pronto.

Uscirono insieme nella corte, montarono sul calessino già attaccato, guidato questa volta dal fattore, che prese la via della Fraida. Non scambiarono una parola durante il breve percorso, sotto il bosco dei larici.La nebbia si era riaddensata, nella notte, ma un vento fresco che cominciava a levarsi la discacciava ora lungo le coste dei monti, la faceva svaporare dalla valle come da una immensa caldaia. Una carrozza a quattro posti stava ferma dinanzi al cancello del «Grand-Hôtel»; gli sposi aspettavano nel salottino del pian terreno rialzato. In un semplicissimo abito da viaggio, di color grigio, senza trine, senza nastri, con una sola spilla al colletto, formata da tre serpentelli annodati in un triplice simbolo di eternità, la signora Lariani, in piedi accanto alla finestra, leggeva un libro che posò sul davanzale per volgersi ai sopravvenuti.

— Grazie dei fiori! — disse, mostrando i mazzi disposti in due grandi vasi sul pianoforte. — Grazie a voi, Perez, d'avere accettato.... — Rivolta al marito, presentò: — Domenico Perez, Francesco; il dotto e l'artista di cui ti ho tanto parlato, che ci fa il piacere di esser tuo testimonio.

Il colonnello Harrington gli strinse la mano, dicendo in un italiano alquanto dentale:

— Le sono molto grato dell'onore che mi fate.

— Lieto e fortunato io stesso....

— Sono le sette precise, — riprese ella, dopo aver guardato l'orologio, e rivolgendosi allo scultore, a cui il colonnello si era avvicinato, salutandolo con molta cordialità. — Non si potrebbe essere più puntuali! Il tempo di prendere una tazza di tè: volete?

— Grazie, no.... — si scusò egli, inchinandosi.

— Allora voi, Perez?

— Volentieri, signora.

— Poco latte o molto?

— Moltissimo.

— Quante altre volte siete venuto quassù? — gli domandò ancora, servendolo.

— Tre o quattro; ma non mi sono bastate. Bisognerebbe viverci tutta la vita.

— Tutta è forse troppo; ma pochi luoghi, veramente, ho visto di una bellezza così perfetta. È vero, Francesco?

— Sicuramente, — confermò l'interrogato, cominciando ad infilarsi i guanti. — Vi sono paesaggi di più maestà, ma nessuno così.... così «graceful».

— Ben detto, — approvò Perez. — La grazia è propriamente la qualità di queste linee.

— «Do you speak english»?

— «Yes, Sir».

— «I am very glad»....

Mentre essi parlavano in inglese, ella s'avvicinò a Bertini, che sfogliava il libretto da lei lasciato sul davanzale della finestra. Era un opuscolo di poche diecine di pagine, legato di tela verde con fregi d'oro; sul frontespizio miniato si leggeva: «Il Matrimonio cristiano, con l'aggiunta della Messa per gli sposi». Ogni pagina, inquadrata di rosso, era divisa in due colonne: una per il testo, l'altra per la traduzione della «Benedictio anuli» e della «Missa pro sponso et sponsa».

— Io non sono dotta come voi, — spiegò ella, con un sorriso di scusa. — Ho bisogno di aiuto per comprendere le formole del rituale.

Egli rispose, senza alzare lo sguardo, continuando a sfogliare macchinalmente le pagine:

— È un latino molto facile.

— Sì, quello della messa comune lo conosco anch'io; ma vi sono parti nuove, in quella che andiamo ad ascoltare.... A questo proposito....

S'interruppe, sollevò le mani, si trasse dal dito l'anello nuziale, e glielo porse.

Egli depose il libro, senza stendere la mano. Il suo sguardo pareva cieco; il viso era livido e inespressivo come una maschera.

— Prendete, custoditelo; tocca a voi consegnarlo al sacerdote.

La mano che egli sollevò lentamente tremava; quando ella vi ebbe deposto il cerchietto d'oro, si abbassò come gravata d'un peso insostenibile.

— «Stanlesia has been founded twenty years ago», — spiegava il colonnello a Perez; — «it is a free State of english speaking people»....

— Se non vi dispiace, — diss'ella, volgendosi dalla loro parte, — continuerete la vostra conversazione in carrozza; ora è tempo d'andare....

Raccolse da una poltrona i guanti e il mantello, che Perez corse a reggerle; poi, preso il libretto della messa nuziale, disse a Bertini che chiudeva con un gesto automatico l'anello nel portamonete:

— Datemi il braccio.

Si avviarono così, a fianco l'uno dell'altra.Ella era, come sempre, perfettamente padrona di sè, sciolta nelle mosse, serena nel viso. Il braccio di lui tremava tanto, il suo passo era così malfermo, che ella sostò un momento, nel giardino.

— La mattinata è fresca. Vi levate mai così presto?

— Talvolta....

Tremava anche la sua voce, pareva che egli non potesse più dominarsi.

Ella si volse a guardare dietro di sè. Perez, rimasto solo mentre il colonnello dava ordini al portinaio ed al cameriere, si avanzava a raggiungerli.

— Quanto tempo è, Perez, — gli domandò, — che assisteste in duello il vostro amico?

— Molti anni, signora; troppi anni!... — Sottolineando con l'espressione della voce e dello sguardo l'esortazione al coraggio che era nell'allusione di lei, soggiunse: — Ti rammenti, Lodovico?

Sopraggiunto il marito, salirono in carrozza: ella prima, additando a Bertini il posto accanto al suo; Perez e il colonnello poi, sedendo sui posti dirimpetto.

Il vento, ringagliardito, aveva squarciato il velo della nebbia; candidi lembi ne rimanevanoancora attaccati alle asperità delle montagne, simili a brandelli d'una gran veste lacerata; fiocchi di vapori s'insinuavano fra i solchi della terra in modo da porne in evidenza tutta la plastica.

— La cima Antalba è quella? — domandò ella, rivolta a Bertini, e additando la vetta più alta della Gobba del Cammello.

— Sì.

— Lassù dovrebbe sorgere il vostro monumento?

Egli rispose con una impercettibile scossa delle spalle. Riprendendo l'animato discorso in inglese col marito, Perez non lasciava con gli occhi l'amico, e il ricordo evocato dalla signora Lariani si precisava ora nella sua memoria. Nella prima gioventù, forse più di venti anni addietro, in seguito a una discussione artistica invelenitasi e degenerata in diverbio, egli aveva assistito Lodovico sul terreno, a Roma. In una simile mattinata autunnale, lungo la via Appia, si era trovato seduto come ora dinanzi al compagno in procinto di battersi; ma il pericolo a cui il giovane andava allora incontro lo aveva reso loquace, ilare, quasi felice, mentre l'uomo maturo pareva ora smarrito all'appressarsidell'ultimo atto della sua ultima passione.

Salita e girata dalla parte del monte, la carrozza venne ad arrestarsi dinanzi alla porticina destra della chiesa: la sola aperta, delle tre. Le poche persone che stavano giù nella piazza volsero appena il capo: certamente la curiosità di assistere ad una cerimonia nuziale le avrebbe spinte a raggiungere la comitiva; ma nessuno sospettò che a quell'ora, senza apparato, si stesse per celebrare un matrimonio: evidentemente i forestieri accompagnati dal signor Bertini andavano visitando le cose notevoli di Promonte. Dall'interno, il tendone di pelle imbottita che difendeva l'entrata della porticina si sollevò: il vecchio custode apparve, inchinandosi a tutti, salutando con rispettosa cordialità lo scultore.

— Signor Lodovico, suo servo.

Ella domandò entrando:

— Non vi è qui un'opera del signor Bertini?

— Eccola! — rispose il vecchio, additando l'acquasantaio.

Un grande angelo, con le ali raccolte, lo sguardo al cielo, le braccia protese ed arcuate,reggeva con ambe le mani un'anfora antica. Le forme disegnate sotto il peplo leggero erano quelle d'un adolescente, senza sesso, o piuttosto ambiguamente partecipe dei caratteri dei due sessi: un divino ermafrodito, agile e forte come un efebo, coi fianchi e il seno soavi d'una giovinetta canefora, il viso d'una bellezza ideale e propriamente oltreumana.

— Pare un Donatello, — disse il colonnello, rompendo il silenzio.

— Infatti! — rispose Perez, molto stupito d'udire un così sagace giudizio artistico in bocca ad un uomo d'arme piovuto dall'estrema Africa orrenda.

Il vecchio, con voce tremante di orgoglio e di tenerezza insieme, soggiunse:

— Il signor Lodovico aveva appena vent'anni quando la lavorò per la sua chiesa.... Questa è la chiesa del signor Bertini.... Qui son sepolti i suoi nonni, qui si sposarono i suoi genitori, qui fu tenuto a battesimo.... Me ne rammento come fosse ieri, e se ne rammenta Don Pietro.... Lì, dinanzi al fonte.... la sua sorellina e gli altri bambini che reggevano i ceri.... ed era buono anche nelle fasce, il nostro signor Lodovico....

Lo scultore pareva non udisse, considerando il marmo; ma non pareva neanche che vi riconoscesse l'opera propria, tanto il suo sguardo era attonito.

— Ora si aspetta la statua che lavorerà per la cima Antalba.... L'ha promessa a Monsignore!... Chi sa che bellezza....

Perez tagliò corto, osservando:

— Non facciamo aspettare il signor curato.

Per la navata di destra, nella cui penombra splendevano le luci delle lampade votive, la comitiva si avviò alla sacristia. Don Pietro, già vestito del camice e della pianeta, finiva di cingere la stola ed il manipolo: vecchissimo, con una tenue aureola di capelli bianchi intorno alla fronte ed alla nuca che parevano scolpite nell'avorio antico, egli manteneva ancora diritta l'alta persona, e solo le sue mani tremavano un poco. Le distese ai sopravvenuti, chinando la bella testa in atto di saluto, e disse:

— Se gli sposi vogliono udire la lettura del «Contrahant», non resterà poi che apporre la loro firma, con quella dei testimonî, dopo la cerimonia.

Assentendo tutti, prese dalle mani del chierico il foglio e lesse la formula di consentimentodell'autorità ecclesiastica. Poi chiese:

— L'anello?

Ella si volse a Bertini: ma poichè pareva che questi non comprendesse, spiegò:

— Bertini, volete dare l'anello al Reverendo?

Allora soltanto egli trasse il cerchietto d'oro e lo consegnò al sacerdote.

Tutti tornarono in chiesa. Non vi erano se non due donne, due contadine, inginocchiate sotto il pergamo. Gli ori dell'altare rifulgevano alla luce dei ceri che il sacrista veniva accendendo. Due inginocchiatoi stavano disposti sopra un breve tappeto, poco discosti dal primo gradino, per gli sposi; più indietro, due sedie per i testimonî.

Il celebrante salì sull'altare, lentamente, sostando ad ogni gradino. Fece l'atto di genuflettersi, distese le braccia, chinò la fronte e baciò la tovaglia. Poi, ridisceso, si appressò agli sposi. Nel silenzio augusto domandò con voce solenne:

— Voi, Francesco Patrizio Harrington, volete prendere per vostra legittima moglie, secondo il rito di Santa Romana Chiesa, Rosanna Lariani?

Rigidamente composto, come dinanzi ad un capo, come sulla fronte del suo reggimento, l'interrogato si sciolse dall'atteggiamento marziale, s'inchinò e disse con voce vibrante di commozione contenuta:

— Sì.

— E voi, Rosanna Lariani, volete prendere per vostro legittimo marito, secondo il rito di Santa Romana Chiesa, Francesco Patrizio Harrington?

Ella che reggeva con le due mani intrecciate il libretto, a testa china, prosciolse le braccia, rialzò la fronte e rispose fermamente:

— Sì.

Un senso d'indefinibile inquietudine guadagnò l'animo di Perez. Senza volgere il capo egli guardò con la coda dell'occhio alla sua destra. Lodovico, ritto dietro la seggiola, ne aveva strettamente afferrata la spalliera con una mano; l'altra, con la quale reggeva il cappello, era scossa da un tremito violento. Col viso cadaverico, le mascelle contratte, lo sguardo fiso e ardente, era evidente che faceva uno sforzo straordinario per non tradirsi.

Ma già, alzate le braccia paterne, distesele venerabili mani tremolanti, socchiusi i miti occhi, il sacerdote pronunziava con voce ispirata le parole irrevocabili:

— «Ego coniungo vos in matrimonium, in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti».

L'inquietudine, la commozione, il turbamento di Perez, al pensiero della tempesta che imperversava in quel punto nel cuore dell'amico, divennero insostenibili; col bisogno di reagire, di scuotersi, di fare qualche cosa, depose il cappello sulla seggiola e cominciò a cavarsi i guanti.

Ora, risalito sull'altare, il sacerdote iniziava la cerimonia della Benedizione, proferiva le formule alle quali l'accolito dava le dovute risposte.

— «Adiutorum nostrum in nomine Domini».

— «Qui fecit coelum et terram».

— «Domine, exaudi orationem meam».

— «Et clamor meus ad te veniat»....

Quale secreta virtù possedevano le parole antiche, le formule che per secoli e secoli erano state ripetute dalle anime pie, che per secoli e secoli avrebbero echeggiato sotto le vôlte sacre al raccoglimento ed alla penitenza, sopra le culle e sopra le bare?Appartenevano ad una lingua non più parlata dagli uomini, ma eternamente viva, come la più propria espressione della preghiera. E il significato ne era così chiaro, si traduceva così facilmente anche agli ignari:


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