NOTE:1.“Augusto„ per esattezza s'avrebbe a dire, poichè le predizioni del veltro che verrà, di colui per cui la lupa disceda, del messo di Dio che anciderà la fuia, sono echi delle predizioni dell'Eneide, nelle quali si promette, per bocca di Giove e d'Anchise,Augustus Caesar(Aen. I 286; la lupa è ilfuror impius;VI 791: la lupa è il complesso dei mostri domati da Alcide).2.Ep.VI ad Florentinos, 5.3.Vedi a pag. 473, nota. Nell'Ottimo(ed. Pisa Capurro 1828) leggo al verso 118 del XXXIII Pur. “se altro non ne sai, vedi il libro Donico, il quale trattò di questa materia„. Che è o chi è questo Donico? Non forseDoniço?cioè, quel Donizone che cantò la contessa Matelda e le disse Marta e Maria? Su che, vediL. Rocca, Matelda(nel vol.Con Dante e per Dante, 1898 Hoepli).4.Co. 4, 9.5.Co. 4, 6. E si legga ciò che segue: “Oh miseri, che al presente reggete! e oh miserissimi, che retti siete! che nulla filosofica autorità si congiugne colli vostri reggimenti nè per propriostudio, nè per consiglio„. Essi non furono addotti dal propriostudioall'arte lor conveniente. Sull'arteleggi tutto il Cap. 9.6.Mi pare che sia naturale interpretare che Matelda cantasse (Pur. 28, 41) appunto il salmoDelectastia cui poco dopo ella si riferisce (ib. 80).7.Pur. XXXII 100 segg.8.VediL'Ultimo RifugiodiCorrado Ricci, pag. 114 segg. e anche la suaGuida di Ravenna, 2a, pag. 134 sgg.9.Vedi a pag. 279 sgg. Tralascio qui l'ancor più debole obbiezione di Marcabò diruto nel 1309.10.Vedi a pag. 259 sgg.11.Vedi a pag. 277 sgg.12.Vedi a pag. 240 sgg. e a pag. 581 sgg.13.Vedi Aen. I 716 sqq. IV 165 sq. 169 sq. Vedi nel mio libro a pag. 271 sgg. e 283 sgg.14.Aen.VI 640 sqq. Vedi in questo libro a p. 250 e sg.15.VediSotto il velame(Bologna, Zanichelli 2ª ediz. MCMXII) pag. 434 sgg. Al luogo del libro XXIIcontra Faust, si può confrontare un passode Cons. Evang.I 5. Ne ricavo questi dati: “(la vita attiva) è quella per cuisi va, (l'altra) è quella per cuisi giunge; per l'una si fatica, al finedi mondare il cuoreper veder Dio; per l'altra si riposa e si vede Dio; quella è nei precetti di esercitar questa vita temporale; questa nella dottrina di vita eterna... Quella è nellapurgazionede' peccati, questa nella luce che segue la purgazione. E perciò in questa vita mortale, quella consiste nell'operare il bene, questa più nella fede, epresso pochissimiquasi in uno specchio, per enigma, ein parte in alcunavisionedell'incommutabile verità...„. Queste ultime parole sono di S. Paoload Cor.I 13, 12.16.Il lettore a pag. 22, nel momento d'una dimostrazione decisiva, aggiunga alla penultima riga il concetto che è a pag. 149; così: “Il che Dante ha espresso nel poema, a proposito di Maria alla quale è tanto divota e simile Beatrice, dicendo ch'ellain cieloè face di carità ein terrafonte di speranza„. (Par. 33, 10)17.Indico con le sigle VN. la Vita Nova (edizione del Witte e del Casini), con Ca. il Canzoniere (ed. Fraticelli), s. sonetto, b. ballata, c. canzone; con VE. il de Vulgari Eloquentia (ed. Rajna), con Co. il Convivio (ed. Fraticelli), con M. il de Monarchia (ed. Fraticelli), con Inf. Pur. Par. le singole cantiche della Comedia (ed. Witte). Nelle note, MO. e Vel. significano i miei due volumi, Minerva Oscura (Giusti) e Sotto il Velame (Zanichelli).18.“Da questa visione innanzi cominciò lo mio spirito naturale ad essere impedito ne la sua operazione etc.„19.V. nella Vita Nova di AD'Ancona (Pisa, Nistri 1872 e 1884) la nota in proposito al cap. III.20.Un nobile maestro di psicologia, a questo proposito dice: “Per quanto sia ancor tenebrosa la psicologia dei sogni nei loro rapporti colle provocazioni della veglia, si può ritenere che il prodotto intellettuale di origine esclusivamente fantastica, meno facilmente s'inquadra nella trama d'un sogno, come quello che dispiega minor relazione cogli stimoli sensitivi. La disposizione al sogno par più viva sempre rispetto al reale, di cui il sogno è una qualche trasformazione, che rispetto all'ideale di cui il sogno non è che continuazione, perchè l'ideale è appunto il sogno della veglia„.21.Il Casini (VN. pag. 22) con poca verisimiglianza intende “la morte chedea... la tua donna„. Come avrebbe detto Dante che lo verace giudizio del detto sogno non fu veduto allora per alcuno, se Guido l'aveva veduto? Meglio PErcole (Guido Cavalcanti e le sue rimep. 314 segg.). Pur dissento anche da lui. Ilsu' contraroè per me il contrario del sonno, e non l'avversionedi Beatrice. Di più non credo a ciò ch'egli dice che “B. conquistandolo (il cuor di Dante) ne voleva la morte„, e che Amore desse “alla Donna da mangiare il cuore, destinato alla morte, per impietosirla„. Leggiamo per es. il Son. XXIII di Guido:la nova donna cui mercede cheggioquesta battaglia di dolor mantene.············drizzami gli occhi de lo su disdegnosì feramente che distrugge 'l core.Il core muore, quando è disdegnato. E ci vuol, da parte della donna, mercede. Or questa mercede, nel fatto del sogno, Guido la vedeva e interpretava con quel fero cibo delle novelle, che si credeva potente a indurre in amore. (V. in VN. del D'A. pag. 34).22.Togliendo a venticinque (l'adolescenza termina a venticinque anni) i nove anni della puerizia, abbiamo sedici, la cui metà è otto. Nell'esatto mezzo della sua adolescenza sarebbe stato Dante, se avesse avuto diciassette anni e non (come egli pone), due volte nove anni. Il nostro pensiero si fermerà su questi numeri. Notiamo ora che, se non Dante, Bice, sì, era allora proprio nel mezzo, avendo ella poco più di diciassett'anni.23.MBarbi (Un son. e una ball. d'amoreetc. Fir. 1897) crede sia da preferire la lezionemonna Lagiaamonna Bice.24.Son. XXIX nell'edizione di PErcole. Il quale legge, con l'Arnone, al v. 8avei ricolte, lasciando la lezioneavea ricolte, havea riccoltedi due codici, cui si può agguagliare l'altra d'un terzo,have (have') riccolte. E anche l'interpretazione, non solo a questo punto ma altrove, è disforme dalla mia. E bisogna leggere in FD'Ovidio, Studii sulla D. C. “La rimenata di Guido„, per aver notizia della letteratura dell'argomento. FD'O. sostiene tutt'altra opinione della mia.25.Son. X dell'ed. citata. FTorraca pensa così in Rass. Crit. di Percopo e Zingarelli I 33.26.che tutte le tue rime avea ricolte.Quel senso diricogliereè in Dante, Pur. 18, 86. Par. 4, 88; 10, 81; 29, 69; e altrove. E a me pare alluda alla risposta perfetta, rima per rima (come non era sempre solito: cfr. gli altri sonetti a botta e risposta in PErcole p. 317 segg.). E mi pare interpretazione così facile e piana, che per certo alcun altro l'avrà trovata prima di me. L'asindeto avversativo, appoggiato al fortesìdel versodi me parlavi sì coralemente, che io dichiaro colma, non è alieno dallo stile stringato e poco agevole di Guido in altre sue cose. Anche il D'O. dà a quelsìvalore esclamativo e lo dichiara perinvece.27.E può venire in mente che queste rime fossero quelle “certe cosette per rima„ fatte per la “gentile donna schermo de la veritade„ (VN. 5).28.“Sì mi venne una volontà di volere ricordare il nome di quella gentilissima, e d'accompagnarlo di molti nomi di donne, especialmentedel nome di questa gentile donna„: VN. 6. Checchè fosse il segreto intendimento di Dante, quello “specialmente„ ci dice che nellapistolatrionfava il nome della donna dello schermo.29.Casini: Notizia sulla VN. nella sua edizione par. 5: “Se quest'idea del nove non avesse avuto un fondamento nel fatto, Dante avrebbe potuto imaginarla in ogni circostanza, non avrebbe avuto bisogno di dare un'espressione approssimativa alle sue parole, e tanto meno poi dì ricorrere a un artificio del ragionamento etc.„. Lascia invece dubitare l'intervallo tra la prima apparizione e il saluto.30.Aur. Aug.Confessiones3, 11, 20; 4, 1, 1.31.Non posso tenermi dal dire che (nè con ciò intendo che Dante vi s'ispirasse qui o non s'ispirasse anche altronde), che ne' libriContra Faustumdi S. Agostino è grande uso di tali spiegazioni simboliche di numeri. Per es.Et quod vicesimus et septimus dies mensis commemoratur... id est quodam modo conquadratos trinitas perficit; in memoria qua Deum recolimus, in intelligentia qua cognoscimus, in voluntate qua diligimus. Tria enim ter et hoc ter fiunt viginti septem, qui est numeri ternarii quadratus.Lib. XII cap. XIX.32.Vedasi, per citar l'ultima, negli “Studi sulla D. C.„ di FD'Ovidio, la trattazione “Dante e San Paolo„ a pag. 326-31. Il D'O. s'acqueta alla chiosa di GMazzoni, ridotta alla più semplice espressione, così: “I celesti vorrebbero subito in cielo la celeste Donna, e Dio la concederebbe se un solo essere celeste, la Pietà, nol rattenesse. I celesti avranno un giorno Beatrice, gli uomini destinati a salvarsi l'avranno ugualmente, ma e quei poveretti che non vedranno mai il Paradiso? Dio misericordioso pensa di lasciar che essi godano almeno un raggio di Paradiso in terra vedendo Beatrice„. Vedi nella VN. del d'Ancona e anche del Casini le varie opinioni d'altri, come quella dello Scherillo nello studio innanzi citato.33.In molte questioni dellaSummaspecialmente in 2a 2ae 18, 2 e 3. Trascrivo:Contra est quod Apost. dicit ad Rom. 8: Quod videt quis, quid sperat? sed beati fruuntur Dei visione; ergo in eis spes locum non habet... cum beatitudo iam non sit futura sed praesens, non potest ibi esse virtus spei; et ideo spes, sicut et fides, evacuatur in patria, et neutrum eorum in beatis esse potest... Evacuata spe in beatis, secundum quam sperabant sibi beatitudinem, sperant quidem aliis beatitudinem, sed non virtute spei, sed magis ex amore charitatis... — Ad conditionem miseriae damnatorum pertinet, ut ipsi sciant, quod nullo modo possunt damnationem evadere... unde patet, quod non possunt apprehendere beatitudinem ut bonum possibile, sicut nec beati ut bonum futurum; et ideo neque in beatis, neque in damnatis est spes; sed in viatoribus, sive sint in vita ista, sive in purgatorio, potest esse spes... magis potest esse fides informis in damnatis, quam spes.34.Ne trovammo altri. Leggasi per esempio il mito del lume che è tenebra in Vel. pag. 67.35.Vedasi nellaSumma2a 2ae 14, 2. L'uomo si distoglie dall'elezion del peccato, mediante lasperanzache sorge dalla considerazione della misericordia che rimette i peccati e premia le virtù: e questa speranza è tolta dalla disperazione.36.Vel. p. 477.37.Aur. Aug.Contra FaustumXXII cap. 52-8. Riferisco qui molte delle dichiarazioni che dà S. Agostino di Rachele, dichiarazioni sinonimiche e che s'accentrano nella parolasapientia...(52)Rachel... (interpretatur) Visum principium, sive Verbum ex quo videtur principium— Spes... aeternae contemplationis Dei,habens certam et delectabilemintelligentiam veritatis,ipsa est Rachel; unde etiam diciturbona facie et pulcra specie... (53)Unusquisque, quid aliud corde gestavit, quid aliud adamavit, nisidoctrinam sapientiae...? — pro concupita et sperata delectatione doctrinae... — ad pulcrae atque perfectae sapientiae deliciaspervenire... — voluptas intelligendiquae vera sunt— Concupisti sapientiam — intelligentiaemeritum... — ad sapientiam... intelligentiapertinere monstretur—qui flagrant ingentiamore perspicuae veritatis... —in eo quod appetit, (est)luminosa sapientia...Verbum quo videam rerum omnium, principium...— speciosa intelligentia... — (54)Rachel clara adspectumente excedit Deoet videi in principio Verbum Deum apud Deum(Paul. ad Cor. 5, 13, Ev. Ioan. 1, 1)...studiocontemplationis,ut ea quae carni sunt invisibilia, non infirmis oculis mentis, per ea quae facta sunt, intellecta conspiciat, et sempiternam Dei virtutem, ac divinitatem ineffabiliter cernat(Paul. ad Rom. 1, 20)... —studiacontemplationisignescunt... etc.38.Liber Sapientiae, Cap. VIII.Vedi FPPerez,La beatrice svelata, cap. XI.39.Vel. passim spec. 49 sgg.40.La lezione di questo verso è assai incerta. “Pur„ non può significare “ancora„, dice il Rajna, che perciò interpunge col d'Anconache mi dicean pur: Morrati, morratiIl Casini vuole che “pur morrati„ sia mantenuto, per far riscontro al “Tu pur morrai„ della prosa dichiarativa. Ma come “pur morrati„ valga “tu pur„ ossia “tu solo„ non si vede.41.Vel. Il passaggio dell'Acheronte, pag. 69-103.42.Aur. Aug.contra FaustumXXII 53:Quamlibet enim acute sinceriterque cernatur a mortalibus incommutabile bonumadhuc corpus quod corrumpitur etc. (Sap. 9, 15).43.Ciò è in Perez,La beatrice svelata, XII.44.Notevole il fatto, segnalato dal Perez, che l'autore dell'Epistola a Can della Scala ricorda e questo passo di S. Paolo e il nome di Riccardo da S. Vittore. È un fatto in favor dell'autenticità che vale quanto molte argomentazioni, quanto si vogliano sottili, contro.45.PRajna, La genesi della Divina Comedia: “Dante, in un periodo d'afflizione, perchè la sua Beatrice, biasimando alcuna cosa in lui, gli ha tolto il prezioso saluto, cerca conforto nella esaltazione dell'amata, e s'attenta, forse per la prima volta, ad affrontare il genere lirico più elevato, cioè la canzone. Egli parla — a donne e donzelle amorose — ...„46.Vel. pag. 28.47.Giuliani: “Io duro costante, non così tu: io rimango sempre lo stesso, non mi muto mai per diverse che sieno le circostanze in cui m'aggiro, ma tu invece ti cambi di frequente„. Il Witte: “un amico amore manda i suoi raggi ugualmente a tutte le parti della circonferenza, cioè si manifesta ugualmente in tutte le azioni dell'amante, ma le tue azioni hanno più d'un centro„. Queste due spiegazioni implicano il concetto d'incostanza e imprudenza. E l'implica anche quella del Notter: “Amando Beatrice mortale, oppure quel che in lei è mortale e non iddio, tu non sei ancora nel vero centro del tuo essere, cioè in me, che sono iddio„.48.Nel Vel. (pag. 153) è notato lo sparire quasi a questo modo della lonza e specialmente del leone nella lupa.49.AD'Ancona nella sua ed. della VN. “In questi due amori... a noi sembra trovare la conferma di ciò che il Boccaccio scrisse, Dante cioè essere stato prono ad amori, non sempre spirituali, specialmente in gioventù. Dovendo egli in questo libretto far le sueconfessioni, non poteva tacere di quei due affetti giovanili: solamente, volendo anche mostrare la fatalità e la perennità dell'amore a Beatrice, li collegò con questo rappresentandoli comeschermi„ etc.GCarducci, nella medesima ed. “Peregrinoindica lo errare da un amore all'altro o da una sembianza d'amore a un'altra:leggermente vestito, adombra la leggerezza e varietà di siffatti amori; e divili drappi, significa che quel nuovo amore fu indegno: per ciò, più sotto,guarda la terra.„MScherillo inAlcuni Capitolietc. (pag. 268-272) rintraccia in poeti provenzali quest'uso d'amori finti a coprire il vero. Io credo però che Dante s'ispirasse a codesti rimatori per dare la sua figurazione allegorica di amori veri sebbene non serii, o che tali, almeno, non gli parvero dopo.50.L'idea del circolo a significare l'amore può D. averla tratta dal3 de Anima(inSumma1a 2ae 26, 2):appetitivus motus circulo agitur. Invero il quid appetibile muove l'appetito che tende all'appetibile, da cui è mosso: così la linea converge a ritrovar sè stessa. Come però l'amore sia il centro di questo circolo, piuttosto che il principio di questo moto, qual è nella Somma, D. può averlo indotto da questo passo di S. Agostino nelle Confessioni, 13, 9: “Il corpo tende, per il peso, al suo luogo. Il peso non è solo verso il basso, ma verso il luogo suo. Il fuoco va a su, la pietra a giù. Sono tratti da' loro pesi, cercano i luoghi loro... Il mio peso è l'amor mio: là son condotto, ovunque io sia condotto„. Per la gravità il corpo cerca inverolocum mediumcome è inSumma1a 2ae 26, 1; e questolocus mediusè detto centro da Dante stesso; (Inf. 34, 107)dalcentro...il puntoal qual si traggon d'ogni parte i pesi.È incluso, nel paragone di Dante, il concetto che amore sia Dio stesso? Può stare. Dio (per dirla con un filosofo cattolico, GMCornoldi, Lezioni di Filosofia, pag. 551), Dio “amando sè ama in sè e con sè tutte le cose„. E come egli è il centro cui tendeva l'anima ardente d'Agostino, ed è l'Amore stesso, così possono essere buone e cattive le cose ch'egli ama.51.Secondo il Lubin sarebbe stato nel 1289. La canzone è trascritta in parte sopra un memoriale dell'anno 1292 del notaio bolognese Pietro Allegranza. Ve la trovò il Carducci.52.Si contradice a F P Perez, che si giova di questo passo, per dimostrare che tutto è allegoria e simbolo nella VN. (Vedi ad esempio Gaspary). Si dice che qui si tratta di personificazioni. Le quali, dunque (dico io), il rimatore deve sapere denudare di cotal vesta. E così dunque negli esempi recati da Dante di poeti, Virgilio avrebbe dovuto certo aprir per prosa cheAeole namque tibivaleva, che cosa? Lucano “non senza ragione alcuna, ma con ragione„ avrebbe detto:Multum, Roma, tamen debes, e questa ragione consisterebbe tutta, in che? nel dire,tu, o Roma, devi, invece che,Roma deve? O guardate: lo scoliaste (vedi per ciò la V. N. del Casini, pag. 141) di Lucano qui soccorre:tamen quod per illud(bellum) tantum rectoremhabemus, ideoetc. Dante forse non pensava che quel sì grande reggitore fosse Nerone o pensava che il concetto di Lucano fosse “che le guerre civili avevano portato alla monarchia„. Superfluo ricordare i sensi mistici attribuiti all'Eneide. Per questi, e per altri, attribuiti alla Farsalia, vedi di Dante stesso il Co. 4, 26, 28. Dante dice che tali personificazioni non si adoperano che in poemi i quali hanno ben altro intendimento di quel che paia, e così non si debbano adoperare in rime (d'amore, per forza) se non per coprire di tal veste un altro senso.53.FPPerez,Beatrice svelata, Cap. XVIII. “Le quali (Beatrice e Giovanna) mentre esprimono, nel concetto di Dante, la distinzione delle due Vite possibili all'uomo — l'operativa, sotto l'impero della ragione, e la speculativa, sotto quello dell'intelligenza — e i loro rapporti d'attenenza e successione, valgono a sodisfare pur anche un gentile bisogno dell'anima sua; consociare alla propria gloria colui che fu primo e dolcissimo tra' suoi amici„. Così vedi nel cap. VIII il divario tra scienza e sapienza, basato sul passo di Paul. ad Cor. 1 12, 8:alii quidam datur per spiritum sermo sapientiae, alii sermo scientiae.Scientiain Dante era anche sinonimo di “arte„, poichè la Musa (VN 25) egli chiama la propria scienza del poeta.54.La proporzione sarebbe questa: 25 : 10 :: 18 : 7, 2.55.Vel. La selva oscura, pag. 1-48.56.Non diversamente del Giuliani, FFlamini inDante e lo “Stil Novo„(Rivista d'I. 15 Giugno 1900): “Nè chiosa più veritiera poteva egli fare appunto a quella designazione (Io sono uno che scrive quando etc.), se gli dobbiamo credere quanto nellaVita Novaafferma, il cominciamento di canzone riferito da Bonagiunta essergli venuto spontaneo sulle labbra„ etc.57.Vedi a pag. 49.58.Ol. II 94. Nem. III 80. V. 21.59.Perchè non si creda trattarsi di facoltà essenzialmente diversa, basti, per un esempio, ricordare (Pur. 4, 73):Vedrai...Se l'intelletto tuoben chiaro bada············Non ved'io chiaro sì, com'io discerno,là dovemio ingegnoparea manco.Ingegno è espressione più modesta che intelletto. Intelletto si fa dir da Virgilio, esso dice ingegno.60.Ecco il luogo del Convivio: “Pure avvegnachè all'abito di quella si vegna, non vi si viene sì per alcuno, chepropriamente abito dire si possa; perocchè il primo studio, cioè quello per lo quale l'abito si genera, non può quellaperfettamente acquistare„.61.Sap. 8. Lo cita il Perez, e se ne parlerà ancora.62.E qui scienzia vale certo sapienza, come si vede da ciò che seguita all'ultimo passo che cito: “chè, siccome di sopra si dice, Filosofia è quando l'anima e la sapienza sono fatte amiche„. Pure non credo a una svista di Dante.Scientiaè anche nel VE. perhabitus scientiarum. Lescientiae(di cui una è l'arte poetica, detta pur scienza da Dante in VN.) sono le membra della sapienza. Scienzia sarà quindi la Sapienza ma considerata nelle sue parti, veduta come un complesso di parti. Sarà insomma scienzia lo stesso concetto di sapienza, analiticamente espresso invece che sinteticamente. Nello stesso capitolo dice che i seguitatori discienza, cioè filosofi, erano chiamati sapienti, e che filosofo vuol dire amator disapienza. Scienza dascire, che in italiano è sapere dasapere, donde sapienza: gran confusione.63.V. in IDel LungoDal Secolo e dal Poema di Dante, Bologna 1898, nello studio “Il disdegno di Guido„ a p. 40-41, labiblioteca(una gran biblioteca) deldisdegnodi Guido. E aggiungivi “Il disdegno di Guido„ degliStudii sulla D. C.di FD'Ovidio; studio che contiene con qualche lieve ritocco i successivi articoli di lui. NTommaseo aveva enunziate le parole decisive nel suo commento: “Guido non curò l'eleganza dello stile e lostudio degli antichi... Non mai peròl'arte e lo studiosono (in Guido) quanto in Dante profondi„.64.È tanto decisiva, che basterebbe, invertendo il modo della dimostrazione, a provare che Virgilio significa studio.65.Oltre i suoi modi di “sdegnoso e solitario„ (Cronica di D. C. I. 20) giova ricordare che Guido Orlandi (PErcole p. 330) gli dice: “Ovidio leggi: più di te ne vide!„ e Cino (ib. 358) par che dica di lui, ch'e' “cuopre suaignoranza con disdegno„. Ma a nessuno sfugga che Dante nella Vita Nova non fece tanto alta testimonianza di Guido, quanto nella Comedia, perchè qui lo dichiara l'unico idoneo a venir con lui, mancandogli solo lo studio, cheforsenon disdegnò volontariamente.66.Per es. FPPerez. “Non so qui tenermi dal notar la singolarità di questo esprimere per sillogismo e in modo induttivo, anzichè affermativo, il dolore della propria donna alla morte del suo padre„.67.Vedi a pag. 16, 24, 25, 30 e 31.68.Sap. 6. FPPerez, inBeatrice svelataXI.69.Tradurrei: nonqui prior vidit, ma, con la frase biblica,cui se prior ostendit.70.AD'Ancona nella sua VN. “Per uno di quegli accorgimenti, di quelle transazioni, che facciamo con noi stessi, quando vogliamo persuaderci della bontà di una cosa che il sentimento o la ragione ci fanno apparire d'altra natura, Dante mormora entro di sè che leragionidell'antico e del nuovo affettosono identiche, che èlo stesso amorequello che lo fa triste e quello che appare adesso nel volto della donna pietosa. Così l'antico affetto scusa e spiega il nuovo„.71.V. a pag. 12.72.Pag. 57.73.VediScritti su Dantedi Giuseppe Todeschini, 1872 vol. I pag. 311 e segg.;Studi su Dantedi Raffaello Fornaciari,La Trilogia Dantesca, pag. 113 segg.74.VediIntorno all'epoca della Vita Nova... diss. di A. Lubin, Graz. 1862; a pag. 22. Questi afferma trattarsi di due rivoluzioni equivalenti a due anni solari. Il Todeschini contradice affermando significate dalle parole di Dante due rivoluzioni “di Venere nell'orbita sua„, dello spazio, cioè, di 450 giorni circa, in tutto.75.Confess.IV 1, 1:Per idem tempus annorum novem, ab undevicesimo anno aetatis meae, usque ad duodetricesimum, seducebamur et seducebamus, falsi atque fallentes...Si tratta proprio di false imagini di bene. VediS. Agostino e Dante, Saggio di Arena Antonio, 1899. Della Vita Nova questi non parla.76.Confess.I 6, 10; 7, 12.77.ib. III 4, 7.78.ib. III 11, 19.79.ib. V 3, 3 sqq. E vedi a pag. 15, 16, 24, 31.80.Nel pensiero di Dante, Giovanna non mi sembra che fosse, come non è Matelda, la vita attiva in sè e per sè, maqualche cosadella vita attiva in quanto questadisponealla vita contemplativa. Ne riparleremo, e già se n'è parlato molto in Vel. Il colle, sì, rappresenta la beatitudine della vita attiva in sè; il santo monte, no, ma della vita attiva in quanto si dispone e si rende atta alla contemplativa. In cima al bel colle non avrebbe Dante trovata nè Giovanna nè Matelda. Lia lassù non si sarebbe specchiata. Beatrice a Dante dice: (Pur. 30, 73)Ben son, ben son Beatrice:come degnasti d'accedere al monte?non sapei tu che qui è l'uom felice?“Qui: non nell'altro colle, dove è beatitudine imperfetta, per chi ci può arrivare. E tu non potesti. Gran mercè, che allora lasciasti il colle e ti mettesti per questo monte! Eppure io lo sapevo che tu non eri fatto per quella vita là, che poi non dà la beatitudine perfetta, non ha me sulla cima„.81.Vedi VN. di TCasini, pag. 199; PRajna,Per la data della VN.in Giorn. stor. della lett. ital. VI 112-162.82.Hier. proph. lam. I. Vedi anche ALubin,Dante spiegato con Dante, 1884, p. 39 segg. Egli non persuade me come non aveva persuaso il D'Ovidio (Nuova Antologia 15 marzo 1884).83.Sopra tutti, AD'Ancona,Discorso su Beatrice, nella sua ed. della VN.84.Dino Compagni, Cronica (ed. Del Lungo); II. G. Villani VIII, I. VediDino Compagni e la sua cronica, eDa Bonifazio VIII ad Arrigo VIIdi IDLungo. Qui specialmente di quest'ultimo volume il cap. III.85.La V. di D. Testo del c. d.Compendio... per cura di E. Rostagno.86.Nè in queste imaginazioni sono primo, giova avvertire. Ma lungo e fuor del mio proposito, far qui una lista. Si ricorra per altro, da chi voglia vedere come possa aver proceduto Dante nel trasformare una Bice donna in una Beatrice Sapienza, al citato “Discorso su Beatrice„ di AD'Ancona.87.La nota già citata (pag. 11) di MBarbi porta a escluderemonna Bice. Un solo ms. hamonna bice e... uaggia. Nella Giuntina (del 1527) che recòmonna Vanna e monna Bice, questo nome può essere emendamento dell'editore. Il quale si sarebbe ricordato del sonetto XIV della VN. verso 9:io vidi monna Vanna e monna Bice. Ora non è più verosimile che i trascrittori antichi cercando la monna di Lapo e non volendola riconoscere in quella ch'era in sul numero di trenta odelle trenta(se non pensavano al serventese, potevano vedere in quel numero qualcosa di privilegiato), cominciassero a mettere, prima in margine e poi dentro,monna Lapi(Vat.) emonna Lagia?Questo non è più che un dubbio; ma fa pensare quell'unione di Vanna e Bice nel sonetto XIV! e quel pensiero di Dante su Giovanna precorritrice della vera luce! A ogni modo, anche se si esclude Bice dal sonetto del vascello, non si deve però escludere che Guido avesse dall'amico la confidenza dell'amore suo per Bice o Beatrice.88.Cronica di Dino Compagni, XX. Vedi PErcole, nel libro citato, a pag. 44: “Resta dunque che il pellegrinaggio si ponga tra il 1292-93 e il 1295-96. Ed io credo infatti che, avvicinandosi la bufera del 1293... Guido aristocratico, sdegnoso, dovesse sentire assai forte dispetto della sconfitta dei Grandi... è molto probabile che Guido abbandonasse sconfortato Firenze, approfittando dell'occasione d'un pellegrinaggio„.Leggi poi a pag. 49: “Il primo (periodo della vita di G.) va dalla fanciullezza sino al tempo in cui egli cessò, come dice Dante, di mirare la beltà della Primavera gentile. Fino a questo tempo lo vedemmo quasi interamente estraneo dalle lotte cittadine... Il secondo periodo, che va dal 1290 (per me, dal 1292 o 93, riferendomi non al tempo del sonetto, ma della prosa dichiarativa) al 1300, è il più fortunoso... È quindi probabile assai che nel primo periodo egli attendesse a quegli studi filosofici che lo resero così celebre fra i contemporanei„. E aggiungiamo che è assai probabile che nel secondo periodo, non vi attendesse più. Per il viaggio interrotto, vedi a pag. 80 e segg. dello stesso libro.89.IDLungoBon. e Arr. VIIpag. 118, id.Dal Sec. e dal Poem. di D.pag. 385 segg. Ivi si legge anche che il Biscioni aveva a' suoi tempi veduto di Dante atti consiliari del 1295.90.Vel. La selva oscura.91.Vel. Le tre fiere; e, spec. qui Il corto andare, pag. 169 seg.92.Vel. Il passaggio dell'Acheronte, p. 73 segg.93.Così almeno dice Dante di sè; ma le sue non eranoconfessionicome quelle d'Agostino; bensì erano note della sua vita, molto generiche, per formare una specie di trattato filosofico.94.Vel. pag. 171. Iohn Earle, La “Vita Nova„ di Dante, 1899, pag. 56. Egli crede che il monte non sia quello del Purgatorio, sì quello al termine della valle. Duro peraltro è intendere espresso, da una che sta sur un monte, con quella parola “il monte„, un altro monte che quello su cui ell'è. La sconnessione tra i versi 74 e 75 sparisce, quando s'unisce il 75 al 73. Del resto IEarle intende bene: qui, non là; pure non interpretando esattamente il colle ch'egli dice “il monte della scienza„. E pure anche “scienza„ andrebbe, ma interpretandola come quasi sinonimo di vita attiva, nel modo stesso che sapienza si prendesse per vita contemplativa.95.Nel che peraltro è da vedere un dubbio che veramente ebbe il Poeta. Come la sapienza, di cui si parla nel libro di sapienza, non è la sapienza vera? la sapienza che s'identifica nella contemplazion di Dio? E solve il dubbio dicendo che veramente ella erasenno(cfr. Inf. 16, 20: fece col senno assai e con la spada) o prudenza regale. Così nel Convivio (4, 17): “Bene si pone Prudenza, cioè Senno, per molti essere morale virtù... avvegnachè essa sia conducitrice delle morali virtù, e mostri la via perchè elle si compongono, e senza quelle essere non possono„. Vedi Co. 4, 27.96.Nel Convivio (2, 5) Dante chiama “piùdivina„ la vita contemplativa.Divinala chiama, a dirittura, Beatrice qui nella Comedia (Pur. 33, 88).97.Aur. Aug. contr. FaustumXXII. L'espressione è inSap.9, 14. Vel. pag. 435.98.Ps. 91.99.Ottimamente tratta GPoletto (inAlcuni Studi su Dante Alighieri, App. X) questa materia della vita attiva preparazione alla contemplativa. È meno esatto, a parer mio, in alcune conclusioni. Queste, per esempio. “LaVita Contemplativanon è che complemento dell'attiva, questa quale preparazione di quella„. No: non tutti quelli che riescono a bene, dall'attiva sono passati alla vita contemplativa,in questo modo. Sarebbe un negare che ci sia vita attiva. “Matelda adombra le dueVite„. Non precisamente: adombra qualche cosa che tiene delle due vite: dall'operare e contemplare: l'arte, virtùintellettualee abitooperativo, Vel. 462.100.Osservazione di GPoletto, inAlcuni Studi, pag. 217: “Così è stabilita la necessità della prima parte del viaggio, lasciando alla libera elezione di Dante la seconda„. E cita un passo di S. Gregorio citato inSumma2a 2ae 182, 4.101.S. Bern. Op. I 842: “Quod quidem si magnum illud Ecclesiae corpus considerare libet, facile satis advertimus, longe acrius impugnari spirituales viros ipsius Ecclesiae, quam carnales: quae nimirum duo eius latera, dextrum sinistrumque, puto non inconvenienter accipimus„. Vedi Vel. 264.102.Vedi in S. Bernardo (op. II 461) l'antitesi tra Lucifero e Maria. Mi giovo, trattando di Maria, pure in cose vulgate, di S. Bernardo, perchè certo autore di Dante.103.Bern. Op. I 1564.104.Bern. Op. I 468.105.A ogni tratto Maria è chiamatadomina e domina nostrain S. Bernardo. Vuolsi ch'ella cominciasse a chiamarsidominaa esempio de' Cistercensi, chè tutti i loro monasteri sono dedicati alla Vergine. Vedi in Bern. Op. (ed. Migne) I 89.106.Bern. Op. I 743.107.Bern. Op. I 468.108.Bern. Op. I 1006, 723.109.Bern. Op. I 1374.110.Bern. Op. I 1012.111.Vedi a pag. 18 sgg.112.Bern. Op. I 1012.113.Vedi a pag. 87 sgg.114.Bern. Op. II 610.115.Bern. I 995.116.Leggi più avanti a pag. 155.117.Ev. Luc. 1, 35.118.Bern. Op. I 1328.119.Vedi a pag. 12 sgg. e 98.120.Vedi a pag. 35.121.Si può dire che dietro CWitte (Dante-ForschungenI 1-65 e altr.) tutti ora credano alla così dettaTrilogia Dantesca, di cui il Convivio figurerebbe il traviamento, pieno di contradizioni e di martirio, e la Vita Nova uno stato per così dire d'innocenza e purezza, e la Comedia il ritorno a quella. Modo superficiale, a parer mio, d'intendere! O se invece il Convivio è l'opera moralmente più pura! Lì Dante è fermo (vedremo, comepietra) nell'amor della sapienza, dal quale amore sì nella VN. e sì nella C. narra d'essersi disviato! Per alquanti dì, nella VN.; per un decennio, nella C. Il martirio dell'anima nel Convivio è l'alternarsi di luce e d'ombra ne' suoi stadi: non altro.122.Per es. il Dionisi, del sonettoE' non è legno; il Fraticelli, delle tre sestine, e della sestina doppia e della canzoneIo son venuto.123.Isaia 16, I.124.ad Cor. I 10, 4.125.S. Bern, Op. II 1002.In annunt. Dominica Sermo II.126.id. ib.127.In festo S. Benedicti SermoI. Bern. Op. II 988 sqq.128.Ev. Iohann. 6, 61.129.Così nel comento alla canzone seconda conviviale dice, come già riferii: “E di tutto questo il difetto era dal mio lato„.130.Così intesero veramente il Dionisi e il Fraticelli, interpretando allegoricamente queste composizioni.131.A pagina 156.132.In cantica, Sermo XLVIII, 6; alle parole del Cant. 2, 3:Sub umbra eius quem desideraveram sedi, et fructus eius dulcis gutturi meo. Bern. Op. I, 1437.133.Sermo LIII, 8. Op. I, 1453.134.De laudibus Virginis Mariae, Hom.II, 6. Op. I, 745.135.Medit. in Antiph. Salve Regina.Op. II, 750. Veramente la meditazione si attribuisce ad Anselmo vescovo di Lucca, che visse avanti la nascita di S. Bernardo.136.Georg.I 208.Libra die somnique pares ubi fecerit horas.Servio annota:dicit autem aequinoctium auctumnale, quod fit sole in Libra posito. Vernaleenimaequinoctium sol in arieteefficit.137.Georg.II 336.138.IDLungoDal Sec. e dal Poem. di Dante: pag. 385 segg.139.OBacciDante ambasciatore, etc. Firenze 1899.140.Non mi persuade al tutto Antonio Cimmino conIl Giubileo del 1300 e D. A.Roma 1900, dell'importanza in genere dell'anno santo nella Comedia; nè prima di lui m'aveva persuaso Nunzio Vaccalluzzo conIl plenilunio e l'anno della Visione Dantesca, Trani, 1899 (pag. 23 sg.), nè gli altri, citati in quel bello opuscolo. L'importanza c'è; non però precipua nè grande.141.Vel. pag. 126 segg.142.Vel. pag. 331.143.Vedi a pag. 94. E vedi nota a pag. 134.144.Vedi, per un esempio, PFraticelli nellaDissertazione nel Convito(pag. 6 segg. dell'ed. Barbera 1857). Con che non dico d'accettare le sue date.145.Vedi in FPPerez,La beatrice svelata, l'inoppugnabile capitolo XVIII.146.Vedi nota a pag. 49. E leggi tutto il discorso di GCarducci,Della varia fortuna di Dante.147.IDLungo:da Bon. VIII ad Arr. VII. Cap. VIII.148.Su ciò ritorneremo. E dico sin d'ora che m'acqueto a ciò che dei Malaspina ospiti di Dante dice LStaffetti inBull. Soc. Dant. It.N. 5. VI 6.149.Epistola V dell'ed. Fraticelli.150.IDLungo, Op. cit. Cap. IX.151.IDLungo, Op. cit. pag. 421.152.IDLungo, Op. cit. pag. 422.153.Epistola VII.154.GAScartazzini,Dante in Germania, II, 317 segg.Id.in Giorn. stor. lett. ital. I, 270 sg. — Scheffer Boichorst,Aus Dante's Verbannung, pag. 105-138.155.Tesi di FSKraus inDante sein Leben und sein Werketc. V. Egli però sostiene che tutto il Trattato ebbe occasione da quella bolla e principio in quell'anno.156.CWitte, IDel Lungo, Grauert.157.Il seme, i due capitoli 4 e 5 del IV del Convivio; l'innesto, le correzioni e aggiunte che Dante nellaMonarchiafa a' concetti del Convivio: per es. a quello della nobiltà. Nel Co. 3, 8 non cita l'autore dell'opera di S. Martino Dumiense; in M. 2, 5 l'attribuisce, sia pure a torto, a Seneca. E altro, in rapporto alle epistole e al poema.158.In questo senso mi par di accettare l'idea di IDel Lungo.159.Nella Comedia (Pur. 16, 107) rettifica, e dice che anche l'autorità temporale è un sole. Nel vigesimo dell'inferno (v. 127) ha seguito l'idea o imagine dellaMon.che quell'autorità si raffiguri nella luna. Con l'ipotesi e il calcolo che si leggeranno nei cap. seguenti, Dante alla fine del 1317 si sarebbe trovato a comporre, su per giù, il diciottesimo del purgatorio. C'è da credere che nel tempo stesso che, in ossequio alla tradizione, manteneva nel terzo diMonarchial'imagine della luna imperiale, nella Comedia la facesse correggere quasi dispettosamente da Marco Lombardo.160.Vel. pagg. 122, 169 e altr.161.Dell'epistola a Can Grande è controversa l'autenticità, negata in questi giorni dal D'Ovidio, difesa da FTorraca. A me man mano pare che quest'autenticità risulti dall'esattezza singolare con cui è esposto il pensiero di Dante: da chi, se non da lui stesso?162.È l'epitafio di Giovanni del Virgilio, che al verso 7 dice:
1.“Augusto„ per esattezza s'avrebbe a dire, poichè le predizioni del veltro che verrà, di colui per cui la lupa disceda, del messo di Dio che anciderà la fuia, sono echi delle predizioni dell'Eneide, nelle quali si promette, per bocca di Giove e d'Anchise,Augustus Caesar(Aen. I 286; la lupa è ilfuror impius;VI 791: la lupa è il complesso dei mostri domati da Alcide).
2.Ep.VI ad Florentinos, 5.
3.Vedi a pag. 473, nota. Nell'Ottimo(ed. Pisa Capurro 1828) leggo al verso 118 del XXXIII Pur. “se altro non ne sai, vedi il libro Donico, il quale trattò di questa materia„. Che è o chi è questo Donico? Non forseDoniço?cioè, quel Donizone che cantò la contessa Matelda e le disse Marta e Maria? Su che, vediL. Rocca, Matelda(nel vol.Con Dante e per Dante, 1898 Hoepli).
4.Co. 4, 9.
5.Co. 4, 6. E si legga ciò che segue: “Oh miseri, che al presente reggete! e oh miserissimi, che retti siete! che nulla filosofica autorità si congiugne colli vostri reggimenti nè per propriostudio, nè per consiglio„. Essi non furono addotti dal propriostudioall'arte lor conveniente. Sull'arteleggi tutto il Cap. 9.
6.Mi pare che sia naturale interpretare che Matelda cantasse (Pur. 28, 41) appunto il salmoDelectastia cui poco dopo ella si riferisce (ib. 80).
7.Pur. XXXII 100 segg.
8.VediL'Ultimo RifugiodiCorrado Ricci, pag. 114 segg. e anche la suaGuida di Ravenna, 2a, pag. 134 sgg.
9.Vedi a pag. 279 sgg. Tralascio qui l'ancor più debole obbiezione di Marcabò diruto nel 1309.
10.Vedi a pag. 259 sgg.
11.Vedi a pag. 277 sgg.
12.Vedi a pag. 240 sgg. e a pag. 581 sgg.
13.Vedi Aen. I 716 sqq. IV 165 sq. 169 sq. Vedi nel mio libro a pag. 271 sgg. e 283 sgg.
14.Aen.VI 640 sqq. Vedi in questo libro a p. 250 e sg.
15.VediSotto il velame(Bologna, Zanichelli 2ª ediz. MCMXII) pag. 434 sgg. Al luogo del libro XXIIcontra Faust, si può confrontare un passode Cons. Evang.I 5. Ne ricavo questi dati: “(la vita attiva) è quella per cuisi va, (l'altra) è quella per cuisi giunge; per l'una si fatica, al finedi mondare il cuoreper veder Dio; per l'altra si riposa e si vede Dio; quella è nei precetti di esercitar questa vita temporale; questa nella dottrina di vita eterna... Quella è nellapurgazionede' peccati, questa nella luce che segue la purgazione. E perciò in questa vita mortale, quella consiste nell'operare il bene, questa più nella fede, epresso pochissimiquasi in uno specchio, per enigma, ein parte in alcunavisionedell'incommutabile verità...„. Queste ultime parole sono di S. Paoload Cor.I 13, 12.
16.Il lettore a pag. 22, nel momento d'una dimostrazione decisiva, aggiunga alla penultima riga il concetto che è a pag. 149; così: “Il che Dante ha espresso nel poema, a proposito di Maria alla quale è tanto divota e simile Beatrice, dicendo ch'ellain cieloè face di carità ein terrafonte di speranza„. (Par. 33, 10)
17.Indico con le sigle VN. la Vita Nova (edizione del Witte e del Casini), con Ca. il Canzoniere (ed. Fraticelli), s. sonetto, b. ballata, c. canzone; con VE. il de Vulgari Eloquentia (ed. Rajna), con Co. il Convivio (ed. Fraticelli), con M. il de Monarchia (ed. Fraticelli), con Inf. Pur. Par. le singole cantiche della Comedia (ed. Witte). Nelle note, MO. e Vel. significano i miei due volumi, Minerva Oscura (Giusti) e Sotto il Velame (Zanichelli).
18.“Da questa visione innanzi cominciò lo mio spirito naturale ad essere impedito ne la sua operazione etc.„
19.V. nella Vita Nova di AD'Ancona (Pisa, Nistri 1872 e 1884) la nota in proposito al cap. III.
20.Un nobile maestro di psicologia, a questo proposito dice: “Per quanto sia ancor tenebrosa la psicologia dei sogni nei loro rapporti colle provocazioni della veglia, si può ritenere che il prodotto intellettuale di origine esclusivamente fantastica, meno facilmente s'inquadra nella trama d'un sogno, come quello che dispiega minor relazione cogli stimoli sensitivi. La disposizione al sogno par più viva sempre rispetto al reale, di cui il sogno è una qualche trasformazione, che rispetto all'ideale di cui il sogno non è che continuazione, perchè l'ideale è appunto il sogno della veglia„.
21.Il Casini (VN. pag. 22) con poca verisimiglianza intende “la morte chedea... la tua donna„. Come avrebbe detto Dante che lo verace giudizio del detto sogno non fu veduto allora per alcuno, se Guido l'aveva veduto? Meglio PErcole (Guido Cavalcanti e le sue rimep. 314 segg.). Pur dissento anche da lui. Ilsu' contraroè per me il contrario del sonno, e non l'avversionedi Beatrice. Di più non credo a ciò ch'egli dice che “B. conquistandolo (il cuor di Dante) ne voleva la morte„, e che Amore desse “alla Donna da mangiare il cuore, destinato alla morte, per impietosirla„. Leggiamo per es. il Son. XXIII di Guido:
la nova donna cui mercede cheggioquesta battaglia di dolor mantene.············drizzami gli occhi de lo su disdegnosì feramente che distrugge 'l core.
la nova donna cui mercede cheggioquesta battaglia di dolor mantene.············drizzami gli occhi de lo su disdegnosì feramente che distrugge 'l core.
Il core muore, quando è disdegnato. E ci vuol, da parte della donna, mercede. Or questa mercede, nel fatto del sogno, Guido la vedeva e interpretava con quel fero cibo delle novelle, che si credeva potente a indurre in amore. (V. in VN. del D'A. pag. 34).
22.Togliendo a venticinque (l'adolescenza termina a venticinque anni) i nove anni della puerizia, abbiamo sedici, la cui metà è otto. Nell'esatto mezzo della sua adolescenza sarebbe stato Dante, se avesse avuto diciassette anni e non (come egli pone), due volte nove anni. Il nostro pensiero si fermerà su questi numeri. Notiamo ora che, se non Dante, Bice, sì, era allora proprio nel mezzo, avendo ella poco più di diciassett'anni.
23.MBarbi (Un son. e una ball. d'amoreetc. Fir. 1897) crede sia da preferire la lezionemonna Lagiaamonna Bice.
24.Son. XXIX nell'edizione di PErcole. Il quale legge, con l'Arnone, al v. 8avei ricolte, lasciando la lezioneavea ricolte, havea riccoltedi due codici, cui si può agguagliare l'altra d'un terzo,have (have') riccolte. E anche l'interpretazione, non solo a questo punto ma altrove, è disforme dalla mia. E bisogna leggere in FD'Ovidio, Studii sulla D. C. “La rimenata di Guido„, per aver notizia della letteratura dell'argomento. FD'O. sostiene tutt'altra opinione della mia.
25.Son. X dell'ed. citata. FTorraca pensa così in Rass. Crit. di Percopo e Zingarelli I 33.
26.che tutte le tue rime avea ricolte.Quel senso diricogliereè in Dante, Pur. 18, 86. Par. 4, 88; 10, 81; 29, 69; e altrove. E a me pare alluda alla risposta perfetta, rima per rima (come non era sempre solito: cfr. gli altri sonetti a botta e risposta in PErcole p. 317 segg.). E mi pare interpretazione così facile e piana, che per certo alcun altro l'avrà trovata prima di me. L'asindeto avversativo, appoggiato al fortesìdel versodi me parlavi sì coralemente, che io dichiaro colma, non è alieno dallo stile stringato e poco agevole di Guido in altre sue cose. Anche il D'O. dà a quelsìvalore esclamativo e lo dichiara perinvece.
27.E può venire in mente che queste rime fossero quelle “certe cosette per rima„ fatte per la “gentile donna schermo de la veritade„ (VN. 5).
28.“Sì mi venne una volontà di volere ricordare il nome di quella gentilissima, e d'accompagnarlo di molti nomi di donne, especialmentedel nome di questa gentile donna„: VN. 6. Checchè fosse il segreto intendimento di Dante, quello “specialmente„ ci dice che nellapistolatrionfava il nome della donna dello schermo.
29.Casini: Notizia sulla VN. nella sua edizione par. 5: “Se quest'idea del nove non avesse avuto un fondamento nel fatto, Dante avrebbe potuto imaginarla in ogni circostanza, non avrebbe avuto bisogno di dare un'espressione approssimativa alle sue parole, e tanto meno poi dì ricorrere a un artificio del ragionamento etc.„. Lascia invece dubitare l'intervallo tra la prima apparizione e il saluto.
30.Aur. Aug.Confessiones3, 11, 20; 4, 1, 1.
31.Non posso tenermi dal dire che (nè con ciò intendo che Dante vi s'ispirasse qui o non s'ispirasse anche altronde), che ne' libriContra Faustumdi S. Agostino è grande uso di tali spiegazioni simboliche di numeri. Per es.Et quod vicesimus et septimus dies mensis commemoratur... id est quodam modo conquadratos trinitas perficit; in memoria qua Deum recolimus, in intelligentia qua cognoscimus, in voluntate qua diligimus. Tria enim ter et hoc ter fiunt viginti septem, qui est numeri ternarii quadratus.Lib. XII cap. XIX.
32.Vedasi, per citar l'ultima, negli “Studi sulla D. C.„ di FD'Ovidio, la trattazione “Dante e San Paolo„ a pag. 326-31. Il D'O. s'acqueta alla chiosa di GMazzoni, ridotta alla più semplice espressione, così: “I celesti vorrebbero subito in cielo la celeste Donna, e Dio la concederebbe se un solo essere celeste, la Pietà, nol rattenesse. I celesti avranno un giorno Beatrice, gli uomini destinati a salvarsi l'avranno ugualmente, ma e quei poveretti che non vedranno mai il Paradiso? Dio misericordioso pensa di lasciar che essi godano almeno un raggio di Paradiso in terra vedendo Beatrice„. Vedi nella VN. del d'Ancona e anche del Casini le varie opinioni d'altri, come quella dello Scherillo nello studio innanzi citato.
33.In molte questioni dellaSummaspecialmente in 2a 2ae 18, 2 e 3. Trascrivo:Contra est quod Apost. dicit ad Rom. 8: Quod videt quis, quid sperat? sed beati fruuntur Dei visione; ergo in eis spes locum non habet... cum beatitudo iam non sit futura sed praesens, non potest ibi esse virtus spei; et ideo spes, sicut et fides, evacuatur in patria, et neutrum eorum in beatis esse potest... Evacuata spe in beatis, secundum quam sperabant sibi beatitudinem, sperant quidem aliis beatitudinem, sed non virtute spei, sed magis ex amore charitatis... — Ad conditionem miseriae damnatorum pertinet, ut ipsi sciant, quod nullo modo possunt damnationem evadere... unde patet, quod non possunt apprehendere beatitudinem ut bonum possibile, sicut nec beati ut bonum futurum; et ideo neque in beatis, neque in damnatis est spes; sed in viatoribus, sive sint in vita ista, sive in purgatorio, potest esse spes... magis potest esse fides informis in damnatis, quam spes.
34.Ne trovammo altri. Leggasi per esempio il mito del lume che è tenebra in Vel. pag. 67.
35.Vedasi nellaSumma2a 2ae 14, 2. L'uomo si distoglie dall'elezion del peccato, mediante lasperanzache sorge dalla considerazione della misericordia che rimette i peccati e premia le virtù: e questa speranza è tolta dalla disperazione.
36.Vel. p. 477.
37.Aur. Aug.Contra FaustumXXII cap. 52-8. Riferisco qui molte delle dichiarazioni che dà S. Agostino di Rachele, dichiarazioni sinonimiche e che s'accentrano nella parolasapientia...(52)Rachel... (interpretatur) Visum principium, sive Verbum ex quo videtur principium— Spes... aeternae contemplationis Dei,habens certam et delectabilemintelligentiam veritatis,ipsa est Rachel; unde etiam diciturbona facie et pulcra specie... (53)Unusquisque, quid aliud corde gestavit, quid aliud adamavit, nisidoctrinam sapientiae...? — pro concupita et sperata delectatione doctrinae... — ad pulcrae atque perfectae sapientiae deliciaspervenire... — voluptas intelligendiquae vera sunt— Concupisti sapientiam — intelligentiaemeritum... — ad sapientiam... intelligentiapertinere monstretur—qui flagrant ingentiamore perspicuae veritatis... —in eo quod appetit, (est)luminosa sapientia...Verbum quo videam rerum omnium, principium...— speciosa intelligentia... — (54)Rachel clara adspectumente excedit Deoet videi in principio Verbum Deum apud Deum(Paul. ad Cor. 5, 13, Ev. Ioan. 1, 1)...studiocontemplationis,ut ea quae carni sunt invisibilia, non infirmis oculis mentis, per ea quae facta sunt, intellecta conspiciat, et sempiternam Dei virtutem, ac divinitatem ineffabiliter cernat(Paul. ad Rom. 1, 20)... —studiacontemplationisignescunt... etc.
38.Liber Sapientiae, Cap. VIII.Vedi FPPerez,La beatrice svelata, cap. XI.
39.Vel. passim spec. 49 sgg.
40.La lezione di questo verso è assai incerta. “Pur„ non può significare “ancora„, dice il Rajna, che perciò interpunge col d'Ancona
che mi dicean pur: Morrati, morrati
che mi dicean pur: Morrati, morrati
Il Casini vuole che “pur morrati„ sia mantenuto, per far riscontro al “Tu pur morrai„ della prosa dichiarativa. Ma come “pur morrati„ valga “tu pur„ ossia “tu solo„ non si vede.
41.Vel. Il passaggio dell'Acheronte, pag. 69-103.
42.Aur. Aug.contra FaustumXXII 53:Quamlibet enim acute sinceriterque cernatur a mortalibus incommutabile bonumadhuc corpus quod corrumpitur etc. (Sap. 9, 15).
43.Ciò è in Perez,La beatrice svelata, XII.
44.Notevole il fatto, segnalato dal Perez, che l'autore dell'Epistola a Can della Scala ricorda e questo passo di S. Paolo e il nome di Riccardo da S. Vittore. È un fatto in favor dell'autenticità che vale quanto molte argomentazioni, quanto si vogliano sottili, contro.
45.PRajna, La genesi della Divina Comedia: “Dante, in un periodo d'afflizione, perchè la sua Beatrice, biasimando alcuna cosa in lui, gli ha tolto il prezioso saluto, cerca conforto nella esaltazione dell'amata, e s'attenta, forse per la prima volta, ad affrontare il genere lirico più elevato, cioè la canzone. Egli parla — a donne e donzelle amorose — ...„
46.Vel. pag. 28.
47.Giuliani: “Io duro costante, non così tu: io rimango sempre lo stesso, non mi muto mai per diverse che sieno le circostanze in cui m'aggiro, ma tu invece ti cambi di frequente„. Il Witte: “un amico amore manda i suoi raggi ugualmente a tutte le parti della circonferenza, cioè si manifesta ugualmente in tutte le azioni dell'amante, ma le tue azioni hanno più d'un centro„. Queste due spiegazioni implicano il concetto d'incostanza e imprudenza. E l'implica anche quella del Notter: “Amando Beatrice mortale, oppure quel che in lei è mortale e non iddio, tu non sei ancora nel vero centro del tuo essere, cioè in me, che sono iddio„.
48.Nel Vel. (pag. 153) è notato lo sparire quasi a questo modo della lonza e specialmente del leone nella lupa.
49.AD'Ancona nella sua ed. della VN. “In questi due amori... a noi sembra trovare la conferma di ciò che il Boccaccio scrisse, Dante cioè essere stato prono ad amori, non sempre spirituali, specialmente in gioventù. Dovendo egli in questo libretto far le sueconfessioni, non poteva tacere di quei due affetti giovanili: solamente, volendo anche mostrare la fatalità e la perennità dell'amore a Beatrice, li collegò con questo rappresentandoli comeschermi„ etc.
GCarducci, nella medesima ed. “Peregrinoindica lo errare da un amore all'altro o da una sembianza d'amore a un'altra:leggermente vestito, adombra la leggerezza e varietà di siffatti amori; e divili drappi, significa che quel nuovo amore fu indegno: per ciò, più sotto,guarda la terra.„
MScherillo inAlcuni Capitolietc. (pag. 268-272) rintraccia in poeti provenzali quest'uso d'amori finti a coprire il vero. Io credo però che Dante s'ispirasse a codesti rimatori per dare la sua figurazione allegorica di amori veri sebbene non serii, o che tali, almeno, non gli parvero dopo.
50.L'idea del circolo a significare l'amore può D. averla tratta dal3 de Anima(inSumma1a 2ae 26, 2):appetitivus motus circulo agitur. Invero il quid appetibile muove l'appetito che tende all'appetibile, da cui è mosso: così la linea converge a ritrovar sè stessa. Come però l'amore sia il centro di questo circolo, piuttosto che il principio di questo moto, qual è nella Somma, D. può averlo indotto da questo passo di S. Agostino nelle Confessioni, 13, 9: “Il corpo tende, per il peso, al suo luogo. Il peso non è solo verso il basso, ma verso il luogo suo. Il fuoco va a su, la pietra a giù. Sono tratti da' loro pesi, cercano i luoghi loro... Il mio peso è l'amor mio: là son condotto, ovunque io sia condotto„. Per la gravità il corpo cerca inverolocum mediumcome è inSumma1a 2ae 26, 1; e questolocus mediusè detto centro da Dante stesso; (Inf. 34, 107)
dalcentro...il puntoal qual si traggon d'ogni parte i pesi.
dalcentro...il puntoal qual si traggon d'ogni parte i pesi.
È incluso, nel paragone di Dante, il concetto che amore sia Dio stesso? Può stare. Dio (per dirla con un filosofo cattolico, GMCornoldi, Lezioni di Filosofia, pag. 551), Dio “amando sè ama in sè e con sè tutte le cose„. E come egli è il centro cui tendeva l'anima ardente d'Agostino, ed è l'Amore stesso, così possono essere buone e cattive le cose ch'egli ama.
51.Secondo il Lubin sarebbe stato nel 1289. La canzone è trascritta in parte sopra un memoriale dell'anno 1292 del notaio bolognese Pietro Allegranza. Ve la trovò il Carducci.
52.Si contradice a F P Perez, che si giova di questo passo, per dimostrare che tutto è allegoria e simbolo nella VN. (Vedi ad esempio Gaspary). Si dice che qui si tratta di personificazioni. Le quali, dunque (dico io), il rimatore deve sapere denudare di cotal vesta. E così dunque negli esempi recati da Dante di poeti, Virgilio avrebbe dovuto certo aprir per prosa cheAeole namque tibivaleva, che cosa? Lucano “non senza ragione alcuna, ma con ragione„ avrebbe detto:Multum, Roma, tamen debes, e questa ragione consisterebbe tutta, in che? nel dire,tu, o Roma, devi, invece che,Roma deve? O guardate: lo scoliaste (vedi per ciò la V. N. del Casini, pag. 141) di Lucano qui soccorre:tamen quod per illud(bellum) tantum rectoremhabemus, ideoetc. Dante forse non pensava che quel sì grande reggitore fosse Nerone o pensava che il concetto di Lucano fosse “che le guerre civili avevano portato alla monarchia„. Superfluo ricordare i sensi mistici attribuiti all'Eneide. Per questi, e per altri, attribuiti alla Farsalia, vedi di Dante stesso il Co. 4, 26, 28. Dante dice che tali personificazioni non si adoperano che in poemi i quali hanno ben altro intendimento di quel che paia, e così non si debbano adoperare in rime (d'amore, per forza) se non per coprire di tal veste un altro senso.
53.FPPerez,Beatrice svelata, Cap. XVIII. “Le quali (Beatrice e Giovanna) mentre esprimono, nel concetto di Dante, la distinzione delle due Vite possibili all'uomo — l'operativa, sotto l'impero della ragione, e la speculativa, sotto quello dell'intelligenza — e i loro rapporti d'attenenza e successione, valgono a sodisfare pur anche un gentile bisogno dell'anima sua; consociare alla propria gloria colui che fu primo e dolcissimo tra' suoi amici„. Così vedi nel cap. VIII il divario tra scienza e sapienza, basato sul passo di Paul. ad Cor. 1 12, 8:alii quidam datur per spiritum sermo sapientiae, alii sermo scientiae.Scientiain Dante era anche sinonimo di “arte„, poichè la Musa (VN 25) egli chiama la propria scienza del poeta.
54.La proporzione sarebbe questa: 25 : 10 :: 18 : 7, 2.
55.Vel. La selva oscura, pag. 1-48.
56.Non diversamente del Giuliani, FFlamini inDante e lo “Stil Novo„(Rivista d'I. 15 Giugno 1900): “Nè chiosa più veritiera poteva egli fare appunto a quella designazione (Io sono uno che scrive quando etc.), se gli dobbiamo credere quanto nellaVita Novaafferma, il cominciamento di canzone riferito da Bonagiunta essergli venuto spontaneo sulle labbra„ etc.
57.Vedi a pag. 49.
58.Ol. II 94. Nem. III 80. V. 21.
59.Perchè non si creda trattarsi di facoltà essenzialmente diversa, basti, per un esempio, ricordare (Pur. 4, 73):
Vedrai...Se l'intelletto tuoben chiaro bada············Non ved'io chiaro sì, com'io discerno,là dovemio ingegnoparea manco.
Vedrai...Se l'intelletto tuoben chiaro bada············Non ved'io chiaro sì, com'io discerno,là dovemio ingegnoparea manco.
Ingegno è espressione più modesta che intelletto. Intelletto si fa dir da Virgilio, esso dice ingegno.
60.Ecco il luogo del Convivio: “Pure avvegnachè all'abito di quella si vegna, non vi si viene sì per alcuno, chepropriamente abito dire si possa; perocchè il primo studio, cioè quello per lo quale l'abito si genera, non può quellaperfettamente acquistare„.
61.Sap. 8. Lo cita il Perez, e se ne parlerà ancora.
62.E qui scienzia vale certo sapienza, come si vede da ciò che seguita all'ultimo passo che cito: “chè, siccome di sopra si dice, Filosofia è quando l'anima e la sapienza sono fatte amiche„. Pure non credo a una svista di Dante.Scientiaè anche nel VE. perhabitus scientiarum. Lescientiae(di cui una è l'arte poetica, detta pur scienza da Dante in VN.) sono le membra della sapienza. Scienzia sarà quindi la Sapienza ma considerata nelle sue parti, veduta come un complesso di parti. Sarà insomma scienzia lo stesso concetto di sapienza, analiticamente espresso invece che sinteticamente. Nello stesso capitolo dice che i seguitatori discienza, cioè filosofi, erano chiamati sapienti, e che filosofo vuol dire amator disapienza. Scienza dascire, che in italiano è sapere dasapere, donde sapienza: gran confusione.
63.V. in IDel LungoDal Secolo e dal Poema di Dante, Bologna 1898, nello studio “Il disdegno di Guido„ a p. 40-41, labiblioteca(una gran biblioteca) deldisdegnodi Guido. E aggiungivi “Il disdegno di Guido„ degliStudii sulla D. C.di FD'Ovidio; studio che contiene con qualche lieve ritocco i successivi articoli di lui. NTommaseo aveva enunziate le parole decisive nel suo commento: “Guido non curò l'eleganza dello stile e lostudio degli antichi... Non mai peròl'arte e lo studiosono (in Guido) quanto in Dante profondi„.
64.È tanto decisiva, che basterebbe, invertendo il modo della dimostrazione, a provare che Virgilio significa studio.
65.Oltre i suoi modi di “sdegnoso e solitario„ (Cronica di D. C. I. 20) giova ricordare che Guido Orlandi (PErcole p. 330) gli dice: “Ovidio leggi: più di te ne vide!„ e Cino (ib. 358) par che dica di lui, ch'e' “cuopre suaignoranza con disdegno„. Ma a nessuno sfugga che Dante nella Vita Nova non fece tanto alta testimonianza di Guido, quanto nella Comedia, perchè qui lo dichiara l'unico idoneo a venir con lui, mancandogli solo lo studio, cheforsenon disdegnò volontariamente.
66.Per es. FPPerez. “Non so qui tenermi dal notar la singolarità di questo esprimere per sillogismo e in modo induttivo, anzichè affermativo, il dolore della propria donna alla morte del suo padre„.
67.Vedi a pag. 16, 24, 25, 30 e 31.
68.Sap. 6. FPPerez, inBeatrice svelataXI.
69.Tradurrei: nonqui prior vidit, ma, con la frase biblica,cui se prior ostendit.
70.AD'Ancona nella sua VN. “Per uno di quegli accorgimenti, di quelle transazioni, che facciamo con noi stessi, quando vogliamo persuaderci della bontà di una cosa che il sentimento o la ragione ci fanno apparire d'altra natura, Dante mormora entro di sè che leragionidell'antico e del nuovo affettosono identiche, che èlo stesso amorequello che lo fa triste e quello che appare adesso nel volto della donna pietosa. Così l'antico affetto scusa e spiega il nuovo„.
71.V. a pag. 12.
72.Pag. 57.
73.VediScritti su Dantedi Giuseppe Todeschini, 1872 vol. I pag. 311 e segg.;Studi su Dantedi Raffaello Fornaciari,La Trilogia Dantesca, pag. 113 segg.
74.VediIntorno all'epoca della Vita Nova... diss. di A. Lubin, Graz. 1862; a pag. 22. Questi afferma trattarsi di due rivoluzioni equivalenti a due anni solari. Il Todeschini contradice affermando significate dalle parole di Dante due rivoluzioni “di Venere nell'orbita sua„, dello spazio, cioè, di 450 giorni circa, in tutto.
75.Confess.IV 1, 1:Per idem tempus annorum novem, ab undevicesimo anno aetatis meae, usque ad duodetricesimum, seducebamur et seducebamus, falsi atque fallentes...Si tratta proprio di false imagini di bene. VediS. Agostino e Dante, Saggio di Arena Antonio, 1899. Della Vita Nova questi non parla.
76.Confess.I 6, 10; 7, 12.
77.ib. III 4, 7.
78.ib. III 11, 19.
79.ib. V 3, 3 sqq. E vedi a pag. 15, 16, 24, 31.
80.Nel pensiero di Dante, Giovanna non mi sembra che fosse, come non è Matelda, la vita attiva in sè e per sè, maqualche cosadella vita attiva in quanto questadisponealla vita contemplativa. Ne riparleremo, e già se n'è parlato molto in Vel. Il colle, sì, rappresenta la beatitudine della vita attiva in sè; il santo monte, no, ma della vita attiva in quanto si dispone e si rende atta alla contemplativa. In cima al bel colle non avrebbe Dante trovata nè Giovanna nè Matelda. Lia lassù non si sarebbe specchiata. Beatrice a Dante dice: (Pur. 30, 73)
Ben son, ben son Beatrice:come degnasti d'accedere al monte?non sapei tu che qui è l'uom felice?
Ben son, ben son Beatrice:come degnasti d'accedere al monte?non sapei tu che qui è l'uom felice?
“Qui: non nell'altro colle, dove è beatitudine imperfetta, per chi ci può arrivare. E tu non potesti. Gran mercè, che allora lasciasti il colle e ti mettesti per questo monte! Eppure io lo sapevo che tu non eri fatto per quella vita là, che poi non dà la beatitudine perfetta, non ha me sulla cima„.
81.Vedi VN. di TCasini, pag. 199; PRajna,Per la data della VN.in Giorn. stor. della lett. ital. VI 112-162.
82.Hier. proph. lam. I. Vedi anche ALubin,Dante spiegato con Dante, 1884, p. 39 segg. Egli non persuade me come non aveva persuaso il D'Ovidio (Nuova Antologia 15 marzo 1884).
83.Sopra tutti, AD'Ancona,Discorso su Beatrice, nella sua ed. della VN.
84.Dino Compagni, Cronica (ed. Del Lungo); II. G. Villani VIII, I. VediDino Compagni e la sua cronica, eDa Bonifazio VIII ad Arrigo VIIdi IDLungo. Qui specialmente di quest'ultimo volume il cap. III.
85.La V. di D. Testo del c. d.Compendio... per cura di E. Rostagno.
86.Nè in queste imaginazioni sono primo, giova avvertire. Ma lungo e fuor del mio proposito, far qui una lista. Si ricorra per altro, da chi voglia vedere come possa aver proceduto Dante nel trasformare una Bice donna in una Beatrice Sapienza, al citato “Discorso su Beatrice„ di AD'Ancona.
87.La nota già citata (pag. 11) di MBarbi porta a escluderemonna Bice. Un solo ms. hamonna bice e... uaggia. Nella Giuntina (del 1527) che recòmonna Vanna e monna Bice, questo nome può essere emendamento dell'editore. Il quale si sarebbe ricordato del sonetto XIV della VN. verso 9:io vidi monna Vanna e monna Bice. Ora non è più verosimile che i trascrittori antichi cercando la monna di Lapo e non volendola riconoscere in quella ch'era in sul numero di trenta odelle trenta(se non pensavano al serventese, potevano vedere in quel numero qualcosa di privilegiato), cominciassero a mettere, prima in margine e poi dentro,monna Lapi(Vat.) emonna Lagia?
Questo non è più che un dubbio; ma fa pensare quell'unione di Vanna e Bice nel sonetto XIV! e quel pensiero di Dante su Giovanna precorritrice della vera luce! A ogni modo, anche se si esclude Bice dal sonetto del vascello, non si deve però escludere che Guido avesse dall'amico la confidenza dell'amore suo per Bice o Beatrice.
88.Cronica di Dino Compagni, XX. Vedi PErcole, nel libro citato, a pag. 44: “Resta dunque che il pellegrinaggio si ponga tra il 1292-93 e il 1295-96. Ed io credo infatti che, avvicinandosi la bufera del 1293... Guido aristocratico, sdegnoso, dovesse sentire assai forte dispetto della sconfitta dei Grandi... è molto probabile che Guido abbandonasse sconfortato Firenze, approfittando dell'occasione d'un pellegrinaggio„.
Leggi poi a pag. 49: “Il primo (periodo della vita di G.) va dalla fanciullezza sino al tempo in cui egli cessò, come dice Dante, di mirare la beltà della Primavera gentile. Fino a questo tempo lo vedemmo quasi interamente estraneo dalle lotte cittadine... Il secondo periodo, che va dal 1290 (per me, dal 1292 o 93, riferendomi non al tempo del sonetto, ma della prosa dichiarativa) al 1300, è il più fortunoso... È quindi probabile assai che nel primo periodo egli attendesse a quegli studi filosofici che lo resero così celebre fra i contemporanei„. E aggiungiamo che è assai probabile che nel secondo periodo, non vi attendesse più. Per il viaggio interrotto, vedi a pag. 80 e segg. dello stesso libro.
89.IDLungoBon. e Arr. VIIpag. 118, id.Dal Sec. e dal Poem. di D.pag. 385 segg. Ivi si legge anche che il Biscioni aveva a' suoi tempi veduto di Dante atti consiliari del 1295.
90.Vel. La selva oscura.
91.Vel. Le tre fiere; e, spec. qui Il corto andare, pag. 169 seg.
92.Vel. Il passaggio dell'Acheronte, p. 73 segg.
93.Così almeno dice Dante di sè; ma le sue non eranoconfessionicome quelle d'Agostino; bensì erano note della sua vita, molto generiche, per formare una specie di trattato filosofico.
94.Vel. pag. 171. Iohn Earle, La “Vita Nova„ di Dante, 1899, pag. 56. Egli crede che il monte non sia quello del Purgatorio, sì quello al termine della valle. Duro peraltro è intendere espresso, da una che sta sur un monte, con quella parola “il monte„, un altro monte che quello su cui ell'è. La sconnessione tra i versi 74 e 75 sparisce, quando s'unisce il 75 al 73. Del resto IEarle intende bene: qui, non là; pure non interpretando esattamente il colle ch'egli dice “il monte della scienza„. E pure anche “scienza„ andrebbe, ma interpretandola come quasi sinonimo di vita attiva, nel modo stesso che sapienza si prendesse per vita contemplativa.
95.Nel che peraltro è da vedere un dubbio che veramente ebbe il Poeta. Come la sapienza, di cui si parla nel libro di sapienza, non è la sapienza vera? la sapienza che s'identifica nella contemplazion di Dio? E solve il dubbio dicendo che veramente ella erasenno(cfr. Inf. 16, 20: fece col senno assai e con la spada) o prudenza regale. Così nel Convivio (4, 17): “Bene si pone Prudenza, cioè Senno, per molti essere morale virtù... avvegnachè essa sia conducitrice delle morali virtù, e mostri la via perchè elle si compongono, e senza quelle essere non possono„. Vedi Co. 4, 27.
96.Nel Convivio (2, 5) Dante chiama “piùdivina„ la vita contemplativa.Divinala chiama, a dirittura, Beatrice qui nella Comedia (Pur. 33, 88).
97.Aur. Aug. contr. FaustumXXII. L'espressione è inSap.9, 14. Vel. pag. 435.
98.Ps. 91.
99.Ottimamente tratta GPoletto (inAlcuni Studi su Dante Alighieri, App. X) questa materia della vita attiva preparazione alla contemplativa. È meno esatto, a parer mio, in alcune conclusioni. Queste, per esempio. “LaVita Contemplativanon è che complemento dell'attiva, questa quale preparazione di quella„. No: non tutti quelli che riescono a bene, dall'attiva sono passati alla vita contemplativa,in questo modo. Sarebbe un negare che ci sia vita attiva. “Matelda adombra le dueVite„. Non precisamente: adombra qualche cosa che tiene delle due vite: dall'operare e contemplare: l'arte, virtùintellettualee abitooperativo, Vel. 462.
100.Osservazione di GPoletto, inAlcuni Studi, pag. 217: “Così è stabilita la necessità della prima parte del viaggio, lasciando alla libera elezione di Dante la seconda„. E cita un passo di S. Gregorio citato inSumma2a 2ae 182, 4.
101.S. Bern. Op. I 842: “Quod quidem si magnum illud Ecclesiae corpus considerare libet, facile satis advertimus, longe acrius impugnari spirituales viros ipsius Ecclesiae, quam carnales: quae nimirum duo eius latera, dextrum sinistrumque, puto non inconvenienter accipimus„. Vedi Vel. 264.
102.Vedi in S. Bernardo (op. II 461) l'antitesi tra Lucifero e Maria. Mi giovo, trattando di Maria, pure in cose vulgate, di S. Bernardo, perchè certo autore di Dante.
103.Bern. Op. I 1564.
104.Bern. Op. I 468.
105.A ogni tratto Maria è chiamatadomina e domina nostrain S. Bernardo. Vuolsi ch'ella cominciasse a chiamarsidominaa esempio de' Cistercensi, chè tutti i loro monasteri sono dedicati alla Vergine. Vedi in Bern. Op. (ed. Migne) I 89.
106.Bern. Op. I 743.
107.Bern. Op. I 468.
108.Bern. Op. I 1006, 723.
109.Bern. Op. I 1374.
110.Bern. Op. I 1012.
111.Vedi a pag. 18 sgg.
112.Bern. Op. I 1012.
113.Vedi a pag. 87 sgg.
114.Bern. Op. II 610.
115.Bern. I 995.
116.Leggi più avanti a pag. 155.
117.Ev. Luc. 1, 35.
118.Bern. Op. I 1328.
119.Vedi a pag. 12 sgg. e 98.
120.Vedi a pag. 35.
121.Si può dire che dietro CWitte (Dante-ForschungenI 1-65 e altr.) tutti ora credano alla così dettaTrilogia Dantesca, di cui il Convivio figurerebbe il traviamento, pieno di contradizioni e di martirio, e la Vita Nova uno stato per così dire d'innocenza e purezza, e la Comedia il ritorno a quella. Modo superficiale, a parer mio, d'intendere! O se invece il Convivio è l'opera moralmente più pura! Lì Dante è fermo (vedremo, comepietra) nell'amor della sapienza, dal quale amore sì nella VN. e sì nella C. narra d'essersi disviato! Per alquanti dì, nella VN.; per un decennio, nella C. Il martirio dell'anima nel Convivio è l'alternarsi di luce e d'ombra ne' suoi stadi: non altro.
122.Per es. il Dionisi, del sonettoE' non è legno; il Fraticelli, delle tre sestine, e della sestina doppia e della canzoneIo son venuto.
123.Isaia 16, I.
124.ad Cor. I 10, 4.
125.S. Bern, Op. II 1002.In annunt. Dominica Sermo II.
126.id. ib.
127.In festo S. Benedicti SermoI. Bern. Op. II 988 sqq.
128.Ev. Iohann. 6, 61.
129.Così nel comento alla canzone seconda conviviale dice, come già riferii: “E di tutto questo il difetto era dal mio lato„.
130.Così intesero veramente il Dionisi e il Fraticelli, interpretando allegoricamente queste composizioni.
131.A pagina 156.
132.In cantica, Sermo XLVIII, 6; alle parole del Cant. 2, 3:Sub umbra eius quem desideraveram sedi, et fructus eius dulcis gutturi meo. Bern. Op. I, 1437.
133.Sermo LIII, 8. Op. I, 1453.
134.De laudibus Virginis Mariae, Hom.II, 6. Op. I, 745.
135.Medit. in Antiph. Salve Regina.Op. II, 750. Veramente la meditazione si attribuisce ad Anselmo vescovo di Lucca, che visse avanti la nascita di S. Bernardo.
136.Georg.I 208.Libra die somnique pares ubi fecerit horas.Servio annota:dicit autem aequinoctium auctumnale, quod fit sole in Libra posito. Vernaleenimaequinoctium sol in arieteefficit.
137.Georg.II 336.
138.IDLungoDal Sec. e dal Poem. di Dante: pag. 385 segg.
139.OBacciDante ambasciatore, etc. Firenze 1899.
140.Non mi persuade al tutto Antonio Cimmino conIl Giubileo del 1300 e D. A.Roma 1900, dell'importanza in genere dell'anno santo nella Comedia; nè prima di lui m'aveva persuaso Nunzio Vaccalluzzo conIl plenilunio e l'anno della Visione Dantesca, Trani, 1899 (pag. 23 sg.), nè gli altri, citati in quel bello opuscolo. L'importanza c'è; non però precipua nè grande.
141.Vel. pag. 126 segg.
142.Vel. pag. 331.
143.Vedi a pag. 94. E vedi nota a pag. 134.
144.Vedi, per un esempio, PFraticelli nellaDissertazione nel Convito(pag. 6 segg. dell'ed. Barbera 1857). Con che non dico d'accettare le sue date.
145.Vedi in FPPerez,La beatrice svelata, l'inoppugnabile capitolo XVIII.
146.Vedi nota a pag. 49. E leggi tutto il discorso di GCarducci,Della varia fortuna di Dante.
147.IDLungo:da Bon. VIII ad Arr. VII. Cap. VIII.
148.Su ciò ritorneremo. E dico sin d'ora che m'acqueto a ciò che dei Malaspina ospiti di Dante dice LStaffetti inBull. Soc. Dant. It.N. 5. VI 6.
149.Epistola V dell'ed. Fraticelli.
150.IDLungo, Op. cit. Cap. IX.
151.IDLungo, Op. cit. pag. 421.
152.IDLungo, Op. cit. pag. 422.
153.Epistola VII.
154.GAScartazzini,Dante in Germania, II, 317 segg.Id.in Giorn. stor. lett. ital. I, 270 sg. — Scheffer Boichorst,Aus Dante's Verbannung, pag. 105-138.
155.Tesi di FSKraus inDante sein Leben und sein Werketc. V. Egli però sostiene che tutto il Trattato ebbe occasione da quella bolla e principio in quell'anno.
156.CWitte, IDel Lungo, Grauert.
157.Il seme, i due capitoli 4 e 5 del IV del Convivio; l'innesto, le correzioni e aggiunte che Dante nellaMonarchiafa a' concetti del Convivio: per es. a quello della nobiltà. Nel Co. 3, 8 non cita l'autore dell'opera di S. Martino Dumiense; in M. 2, 5 l'attribuisce, sia pure a torto, a Seneca. E altro, in rapporto alle epistole e al poema.
158.In questo senso mi par di accettare l'idea di IDel Lungo.
159.Nella Comedia (Pur. 16, 107) rettifica, e dice che anche l'autorità temporale è un sole. Nel vigesimo dell'inferno (v. 127) ha seguito l'idea o imagine dellaMon.che quell'autorità si raffiguri nella luna. Con l'ipotesi e il calcolo che si leggeranno nei cap. seguenti, Dante alla fine del 1317 si sarebbe trovato a comporre, su per giù, il diciottesimo del purgatorio. C'è da credere che nel tempo stesso che, in ossequio alla tradizione, manteneva nel terzo diMonarchial'imagine della luna imperiale, nella Comedia la facesse correggere quasi dispettosamente da Marco Lombardo.
160.Vel. pagg. 122, 169 e altr.
161.Dell'epistola a Can Grande è controversa l'autenticità, negata in questi giorni dal D'Ovidio, difesa da FTorraca. A me man mano pare che quest'autenticità risulti dall'esattezza singolare con cui è esposto il pensiero di Dante: da chi, se non da lui stesso?
162.È l'epitafio di Giovanni del Virgilio, che al verso 7 dice: