V.I SIMULACRI D'AMORE

V.I SIMULACRI D'AMOREDante dunque preparava avanti la morte di Bice una, se non comedia, divina tragedia in canzoni? Delle quali, due sole fece; e in esse la donna amata è trasformata già, come nel poema sacro, a significare la sapienza che è speranza dell'eterna contemplazione, e che fa beato chi la vede. Ci è a noi lecito entrare talmente nel pensiero di Dante, da trarne qualche altra notizia di questa “tragedia„ che cominciò e non finì? Qualche altra notizia, sì forse, studiando quali erano i concetti e le imagini che passavano a quel tempo per la sua anima.La canzoneDonne che avetefu composta dopo che, come Dante in seguito scrisse, “quella gentilissima, la quale fu distruggitrice di tutti i vizii e reina de le virtudi, passando per alcuna parteglinegò lo suo dolcissimo salutare, nel quale stava tutta la beatitudinedi lui„.[45]Or, poichè gli fu negata tale beatitudine, cadde in grande dolore e si partì dalle genti e solingo bagnava la terra di lagrime. E si chiuse nella sua camera e “chiamando misericordia a la donna de la cortesia e dicendo — Amore, aiutail tuo fedele — „ s'addormentò “come un pargoletto battuto lagrimando„. E nel mezzo al suo dormire, gli apparve seduto lungo lui un giovane vestito di bianchissime vestimenta. E io ricordo qui subito l'apparizione di quell'Ombra che nella Comedia è simbolo di studio o amore. Virgilio si mostra a Dante, quando questi ha perduto “la speranza dell'altezza„. Appena Dante lo vide nel gran deserto, gridò a lui,Miserere di me; come in questa visione giovanile, dice prima d'addormentarsi, dice in una camera solitaria, ad Amore: Aiuta il tuo fedele! Prima però di questa esclamazione, egli ne ha diretta un'altra “a la donna della cortesia„, chiamando misericordia. E nella Comedia si legge d'una donna gentile che si compiangeva di Dante smarrito, e chiamava Lucia, di cui Dante era fedele, la qual Lucia si volgeva a Beatrice, di cui Dante era amico. La donna della cortesia, cui prima d'addormentarsi il giovine innamorato chiamò misericordia, è forse Beatrice stessa? o non forse quella Donna Gentile, la cui (Par. 33, 16)benignità non pur soccorrea chi domanda, ma molte fiateliberamente al domandar precorre?quella in cui è misericordia? quella che è tra i mortali fontana vivace di speranza? Mi pare verosimile che Dante chiamasse misericordia, non all'assente sua donna, ma a quest'altra ognor presente, e che è sì cortese che anche non chiamata, risponde; e chiamasse misericordia a quella in cui è misericordia.A ogni modo, anche se si deve intendere che Dante s'addormenti dopo l'invocazione angosciosa alla sua donna e ad Amore, e addormentato abbiala visione d'Amore, ciò si riscontra con la Comedia, non meno di quello che si riscontrerebbe, se la donna della cortesia fosse la Donna Gentile. Poichè se, nella Comedia, la Donna Gentile chiede Lucia cioè la Grazia, e questa ricorre a Beatrice, e Beatrice invia Virgilio a colui che aveva perduta la speranza e piangeva e s'attristava in tutti i suoi pensieri; in tale dramma è implicito un grido mandato dall'anima di Dante. La Donna Gentile può aver precorso il domandar di Dante; sta bene, poichè è di lei consueto; ma come? Chiedendo Lucia, cioè la Grazia; e la Grazia opera appunto nel cuore di quegli cui è data, sebbene gratuitamente data, cioè data per suggerimento di una che precorre il domandare. E questa Grazia operò richiamando, nel cuor del suo fedele, Beatrice, cioè la già tanto amata Sapienza, la quale gli suggerì lo studio, o amore di lei, per qualche anno dismesso. La volontà di Dante entra dunque, a ogni modo, in questo affannarsi di donne celesti e in questo accorrer dell'Ombra a lui. Volle, egli, esser salvo, e d'esser salvo chiese; chiese per una grazia che gli fece la Madonna di cui era devoto. Per essere anche più chiari ed esatti, nel tempo che perdeva la speranza dell'altezza, lo soccorse “la speranza dell'eterna contemplazione„, la quale, per essere personificata in una Beatrice, non è però meno un fatto intimo dell'anima di Dante: Dante sperò, dunque. E ciò è tanto vero che subito dopo i primi rimproveri di Beatrice, gli angeli, quand'ella tace, cantano:In te, domine, speravi. (Pur. 30, 83). E dunque, si rivolgesse egli a Maria o a Beatrice, alla fonte della speranza o alla speranza stessa, Dante fece allora, con quella invocazione, un atto disperanza tal quale fece poi nel perdere la speranza dell'altezza.Se nella Comedia è fedele, oltre che di Beatrice, anche di Lucia, nella Vita Nova è fedele d'Amore. Fedele d'alcuno è sì qui e sì là, dunque; e se giovasse insistere, si potrebbe dimostrare che non c'è molto divario tra esser servo della Grazia di Dio e di Beatrice, ed essere servo del “Signore de la nobilitade„. Ma, in fine, io non voglio se non trovare le traccie della Comedia nella Vita Nova; le traccie prime, non il disegno perfetto. E quali sono in vero queste traccie! Virgilio è studio e amore, ed è “del magnanimo quell'ombra„, che caccia ogni viltà dal cuore del suo discepolo. E lo Amore della Vita Nova, non è il signore della nobilitade? cioè non viltà, cioè magnanimità? E Virgilio dice sovente, Figliuolo, a Dante, e Dante dice, Padre, a Virgilio; e nella Vita Nova Amore chiama sospirando il “pargoletto battuto,„ e gli dice:Fili mi. E Dante è nella Vita Nova figlio e anche servo o fedele d'Amore, come nella Comedia è di Virgilio, oltre figlio, anche servo, se Virgilio è suo signore. E poi questo giovane vestito di bianchissime vestimenta dice di Beatrice,Quella nostra, e professa di poter ragionare a lei: — “e di ciò chiama testimonio colui che lo sa, e come tu prieghi lui che gli le dica: ed io, che son quelli, volentieri le ne ragionerò„ onde il poeta dice alla sua Ballata; (VN. 12 b. 1)Ballata, i' vo' che tu ritrovi Amore,e con lui vadi a madonna davanti...Ebbene anche Virgilio parla con Beatrice e a Beatrice riconduce Dante. Ma c'è di più. Dante “peraltro viaggio„ è giunto al cospetto di Beatrice. Ella è adirata con lui. Perchè? Perchè aveva volti (Pur. 30, 130)i passi suoi per via non veraimagini di ben seguendo false.E poi ella si spiega più particolarmente, accennando a pargolette e altre vanità. (Pur. 31, 58) E Dante ascolta i rimproveri con sospiri e pianti d'angoscia, confuso, pauroso e con nuove lagrime e sospiri, e poi con un sospiro amaro, e sempre e tuttavia piangendo; e infine (Pur. 31, 64)quali i fanciulli vergognando muti,con gli occhi a terra, stannosi ascoltando,e sè riconoscendo, e ripentuti.E nella Vita Nova egli racconta (12): “poi che la mia beatitudine mi fu negata, mi giunse tanto dolore, che, partito me dalle genti, in solinga parte andai a bagnare la terra d'amarissime lagrime: e poi che alquanto mi fue sollenato questo lagrimare, misimi ne la mia camera là ov'io potea lamentarmi senza essere udito. E quivi chiamando misericordia a la donna de la cortesia, e dicendo: — Amore, aiuta il tuo fedele, — m'addormentai, come un pargoletto battuto lagrimando„. Le stesse lagrime e lo stesso pentimento, poichè il dolore di Dante era, come si vede dall'ultimo paragone, un pentimento. Il fanciullo ha, nella Comedia, solo rimproveri; nella Vita Nova il pargoletto tocca anche delle busse. Or quale era stata la colpa del pargoletto battuto? Assomiglia molto a quella del fanciullo ripentuto. Questi aveva seguitofalse imagini di bene; quegli doveva smettere, gli dice Amore,simulacra nostra, cioè “le finte„se non volete dir, false “imagini d'amore„. E Dante, sempre per consiglio d'Amore, invia a madonna una ballata “adorna di soave armonia, ne la quale„ Amore dice d'esser per essere “tutte le volte che sarà mestiere„, una ballata, nella quale dice che madonna è adirata ver lui, per aver esso guardata “altra„ donna che lei. E Beatrice al suo amatore, lassù nella divina foresta, quando, si direbbe, fu sollenato quel tanto lagrimare, dolcemente (31, 58) rimprovera (ripetiamolo),Non ti dovean gravar le penne in giuso,ad aspettar più colpi, o pargoletta,o altra vanità con sì breve uso.Ma (si dirà) nella Vita Nova Dante poteva dire che il suo cuore non mutò; il che non poteva ripetere nella Comedia. In verità tutti i rimproveri di Beatrice s'accentrano in quello d'incostanza, in quello di manco di prudenza per aver preferito donne sia pur gentili a lei gentilissima[46]. Ora qui, in questo antico episodio, non si tratta d'incostanza (s'insisterà), poichè le donne che Dante passava per aver amate preferendole alla gentilissima, non erano più che schermi e difese dell'amor suo. (VN. 5, 7, 9, 10). E tuttavia, che vuol dir egli Amore con quelle sue parole pronunziate piangendo (12): “Ego tamquam centrum circuli, cui simili modo se habent circumferentiae partes; tu autem non sic„? che vuol dir egli, se non che l'amatore era incostante?[47]Ma qui noi chiediamo: In che modo Amore poteva far tale o tal altro rimprovero a Dante, s'era stato lui a suggerirgli il secondo schermo, approvando così implicitamente anche il primo? Il che riconosce da sè, quando appare nella camera, dicendo,simulacra nostra. Invero questo dolcissimo signore gli era per via apparso nell'imaginazione (VN. 9) “come peregrino leggeramente vestito, di vil drappi. Elligliparea sbigottito, e guardava la terra, salvo che talora li suoi occhigliparea che si volgessero ad un fiume bello e corrente e chiarissimo, lo quale sen gìa lungo questo cammino là ov'egliera„. O, per usare (che è più sicuro) i versi, più antichi e sinceri della prosa, egli trovò Amorenel mezzo della via,in abito legger di peregrino.Nella sembianzagliparea meschinocome avesse perduto signoria;e sospirando pensoso venia,per non veder la gente, a capo chino.E gli dice di venir dalla donna della difesa, che non tornerà così presto; “e però„ aggiunge “quello cuore, ch'io ti facea avere a lei io l'ho meco e portolo a donna, la qual sarà tua difensione, come questa era... Ma tuttavia di queste parole, ch'io t'ho ragionate,se alcuna cosa ne dicessi, dillo nel modo che per loro non si discernesse ilsimulato amore...„. O come simulato, chiediamo noi, se va in volta il cuor di Dante? e se è Amore che lo porta qua e colà? Se Amore stesso gli dice:io vegno di lontana parteov'era lo tuo cor per mio volere,e recolo a servir nuovopiacere?E spieghiamoci un po' queste parole della prosa: “disparve tutta questa mia imaginazione subitamente, per la grandissima parte che mi parve ch'Amore mi desse di sè„. E spieghiamoci le parole corrispondenti del sonetto:Allora presi di lui sì gran parte,ch'egli disparve, e non m'accorsi come.Che voglion dire? Voglion dire che Dante si innamorò, cioè concepì amore, cioè l'amore gli entrò dentro, e perciò e' non poteva più esser fuori di lui in figura estrasoggettiva di peregrino[48]. Così parla coi simboli Dante!Così Dante ubbidì al consiglio che l'Amore gli avea dato “nel cammino de' sospiri„, e trovò la donna indicatagli e in poco tempo “la fecesuadifesa tanto, che troppa gente ne ragionava oltre li termini de la cortesia„. E così la gentilissima gli negò il saluto “per questa cagione, cioè di questa soverchievole voce, che parea che l'infamassi viziosamente„.La gentilissima (pensiamo noi) se invece d'esser viva e poter negare il saluto, fosse già morta e accogliesse Dante sulla vetta del purgatorio, gli farebbe ora un rimprovero non troppo dissimile di quel che gli fece poi, e che leggiamo nella Comedia. Ma ella era viva e gli negava il saluto, dunque, per questa infamia di vizio che adombrava il nome di Dante. E gli manda a fare, per mezzo d'Amore, anche una riprensione. Qual è essa? (12) “Questa nostra Beatrice udio da certe persone, di te ragionando, che la donna la quale io ti nominai„ è Amore che parla “nel cammino de li sospiri, ricevea da te alcuna noia; e però questa gentilissima, la quale è contraria di tutte le noie, non degnò salutare la tua persona, temendo non fosse noiosa„. O Beatrice temesse d'esser lei noiosa o molesta, o temesse che fosse noiosa o molesta o vile la persona di Dante, questa riprensione non è intonata a quel che precede, cioè alla soverchievole voce che infamava viziosamente il suo coperto amatore, e a quel che segue, cioè a quell'umil pregherodella Ballata:lo perdonare se le fosse a noia,che mi comandi per messo ch'io moia;e vedrassi ubidir ben servidore;e a tutto il complesso di quel gentil componimento che è una protesta d'amore che fu, contro le apparenze, sempre costante.Dunque? Dunque, anzitutto, dobbiamo interpretar meglio i consigli di Amore. Amore si presenta a Dante ora coperto di vil drappi, ora vestito di bianchissime vestimenta, come, insomma, “sustanzia corporale„; ma è in verità “uno accidente in sustanzia„.Perciò aver dal “peregrino„ e “leggeramente vestito e di vil drappi„ e “nella sembianza meschino„ e che viene “per non veder la gente a capo chino„, come vergognando; avere da tale quel consiglio che doveva procacciare quella tal soverchievole voce, vuol dire incapriccirsi, innamorarsi, diremo così,leggeramente; poichè il fatto narrato “sotto vesta di figura o di colore retorico„, è pur un fatto psichico, di quell'accidente in sustanzia che è Amore[49]. E così noi spieghiamosimulacra nostrain relazione colsimulato amoreche il peregrino vestito di vil drappi consiglia a Dante. Isimulacra nostra, cioè le finte o false imagini nostre, cioè dello amor tuo, o Dante, sono dette in senso proprio, e valgono quel che “le imagini di ben... false„ che Beatrice rimprovera a Dante di là del fiume sacro; e l'amor simulatoè la traduzione di quella frase propria inallegorica. Le imagini false di bene sono un consiglio che ci dà l'irrequieto desiderio, che abbiam dentro noi, di simulare l'amore, e questo irrequieto desiderio si può allora ben rappresentare con la figura d'un uomo errante, d'un mendico, d'un malvestito. Cioè: si può rappresentar così, quando all'ebbrezza passeggiera, nell'anima pensosa d'un più dolce e grave e non mai svanito sebben lontano amore, è succeduto il pentimento: allora sono vil drappi attorno al nostro capriccio, che sembra un tradimento; prima egli non aveva che unabito legger di peregrino,ma pareva tuttavia un servo o meschino, meglio che signore, come prima e poi; signore della nobiltà. E, insomma, era il cuore di Dante che si trovava prima in una parte, cioè presso una donna, e poi fu recato in un'altra, cioè presso altra donna, “a servir novo piacere„. Il cuore! Il cuore, o, come Dante stesso spiega altrove, l'appetito (VN. 38).E possiamo ora spiegare l'enigma d'Amore?Ego tamquam centrum circuli.Come mai? Dante era incostante perchè amava, sia pur leggeramente, questa e quella; e l'Amore, il suo amore, il quale pure era come un peregrino, no? In verità è così: Dante era incostante, Amore no. Questa è la spiegazione; la spiegazione che Dante doveva chiedere poi a Virgilio (allo studio) nella quarta cornice del santo monte: (Pur. 18, 13).Però ti prego, dolce Padre caro,che mi dimostri amore, a cui riduciogni buono operare e il suo contraro.L'amore è sempre quello, sia egli diretto e misurato, sia erranteper malo obietto,o per troppo o per poco di vigore.(Pur. 17, 97)E la suamateraè sempre buona, sebben laformapossa non esser buona; cioè l'amor in genere, che è lamatera, è una cera sempre buona; ma noi possiamo imprimervi un segno, laforma, il nostro amor particolare, non buono. (Pur. 18, 37). Ora Dante, nella sua vita nuova, già aveva assai di studio, che gli dimostrasse amore; poichè esprimeva allora il medesimo concetto che si fece poi dimostrare da Virgilio nel suo viaggio. In questo glielo dimostrava Virgilio, che è pure studio e amore; in quella Amore, vestito di bianchissime vestimenta, gli parlava “molto oscuramente„, ma gli diceva la stessa cosa, e col paragone del circolo, di cui amore è il centro a cui le parti della circonferenzasimili modo se habent, gli significava che l'amore è in sè una cera, che qualunque impronta riceva, è rispetto a quelle impronte come il centro del circolo ai punti della circonferenza; equidistante, siano essi, per così dire, buoni o cattivi, siano esse belle o brutte; equidistante, come a dire, indifferente, sempre esso[50]. Mal'amantenon sic: egli è “forma sustanziale unita con matera„, ed ha una virtù che consiglia; non è una passione, come lo amore.E dunque, tornando al primo detto, noi vediamo come l'Amore stesso possa rimproverare o compiangere l'amante, di ciò che proprio esso gli consigliò o gli approvò. Noi troviamo la cosa inverosimile e strana, pensando a queste due persone, il peregrino e il giovine, che sono la stessa persona, ora male ora ben vestita; ma questa persona, non è un di noi; è un simbolo; non è un uomo ma uno accidente in sustanzia, una passione, l'amore. E il suo consigliare o approvare, come il suo rimproverare o compiangere, sono rappresentati come parole, ora in volgare ora in latino, d'una persona, ora in vil drappi ora in bianche vesti, ora peregrino, cioè errante (che sbaglia, tradurrei io, non che va da questa a quella), ora seduto, cioè, forse, costante; ma sono fatti intimi dello stesso Dante, il quale dalla stessa impeccabile passione ha avuti ora cattivi ora buonisuggerimenti. In verità Virgilio lo dice chiaramente: (Pur. 17, 103)esser convieneAmor sementa in voi d'ogni virtude,e d'ogni operazion che merta pene.E questi due fatti intimi, che Dante adolescente racconta di sè, sono dunque simili a quelli ch'egli racconta come avvenuti nel mezzo del cammino di sua vita. La Comedia s'impernia su tali due fatti: uno smarrimento e un ritrovamento; un peccare e un pentire. E il peccare, in essa, non è meno, che nella narrazione giovanile, un suggerimento d'amore. Beatrice parlando di lui come d'amico suo, e pure, al sommo del monte, rimproverandogli d'essersi dato altrui, riconosce quel che Dante esprime nella sua Ballata, che sebbene abbia “altra guardata„, tuttavia “e' non mutò 'l core„. Sì: pargolette e altre vanità della Comedia non sono disformi dagli schermi e difese della Vita Nova,simulacra, imagini di ben false, suggerite dall'amore: il quale in verità era sempre fisso nell'unica Beatrice, cioè, come spiega nella Comedia, nel bene del suo soggetto (Pur. 17, 106).Appresso la visione, donde uscì la ballata “de lo perdonare„, e dopo “una battaglia de' diversi pensieri„, un'amica persona conduce Dante in parte “dove molte gentili donne erano raunate„. (VN. 13 e 14) Queste donne “ragionando si gabbavano diluiconlagentilissima„ perchè dell'amatore non essendo rimasti “in vita più che gli spiriti del viso„, egli era come trasfigurato. Ora in ciò che il poeta dice “che Amore uccide tutti lisuoispiriti, e li visivi rimangono in vita, salvo che fuori de li strumentiloro„, sono, a confessione del poeta stesso, dubbiose parole. “E questo dubbio è impossibile a solvere a chi non fosse in simile grado fedele d'Amore; ed a coloro che vi sono è manifesto ciò che solverebbe le dubitose parole: e però non è bene a me di dichiarare tale dubitazione, acciò che 'l mio parlare dichiarando sarebbe indarno, o vero di soperchio„. Possiam noi solvere le dubitose parole? Sì; ricordando quello ch'egli dice di aver detto al suo amico, quando fu fuori della veduta di quelle donne: “Io tenni li piedi in quella parte de la vita, di là da la quale non si può ire più per intendimento di ritornare„. Egli fu, cioè, sul confine tra la vita e la morte. Ebbene Dante non può voler accennar altro se non quell'excessus mentische dà la visione. Il restar in vita gli spiriti del viso o visivi, e l'essere morti tutti gli altri, vuol dire essere fuori della sua vita consueta, e contemplare. E in questi effetti s'indugia ancora in due altri sonetti, finchè al poeta “convenne ripigliare materia nova e più nobile che la passata„. E così s'avvia alla canzone che comincia le rime nuove o la tragedia giovanile, come io volli chiamarla; la quale tragedia è solo composta di due canzoni, ma doveva esser di più, e contenere, ragionevolmente, concetti, quali abbiamo già veduti e vedremo essersi aggirati nella mente di Dante allora, e quindi vediamo ricomparire nella Divina Comedia.

Dante dunque preparava avanti la morte di Bice una, se non comedia, divina tragedia in canzoni? Delle quali, due sole fece; e in esse la donna amata è trasformata già, come nel poema sacro, a significare la sapienza che è speranza dell'eterna contemplazione, e che fa beato chi la vede. Ci è a noi lecito entrare talmente nel pensiero di Dante, da trarne qualche altra notizia di questa “tragedia„ che cominciò e non finì? Qualche altra notizia, sì forse, studiando quali erano i concetti e le imagini che passavano a quel tempo per la sua anima.

La canzoneDonne che avetefu composta dopo che, come Dante in seguito scrisse, “quella gentilissima, la quale fu distruggitrice di tutti i vizii e reina de le virtudi, passando per alcuna parteglinegò lo suo dolcissimo salutare, nel quale stava tutta la beatitudinedi lui„.[45]Or, poichè gli fu negata tale beatitudine, cadde in grande dolore e si partì dalle genti e solingo bagnava la terra di lagrime. E si chiuse nella sua camera e “chiamando misericordia a la donna de la cortesia e dicendo — Amore, aiutail tuo fedele — „ s'addormentò “come un pargoletto battuto lagrimando„. E nel mezzo al suo dormire, gli apparve seduto lungo lui un giovane vestito di bianchissime vestimenta. E io ricordo qui subito l'apparizione di quell'Ombra che nella Comedia è simbolo di studio o amore. Virgilio si mostra a Dante, quando questi ha perduto “la speranza dell'altezza„. Appena Dante lo vide nel gran deserto, gridò a lui,Miserere di me; come in questa visione giovanile, dice prima d'addormentarsi, dice in una camera solitaria, ad Amore: Aiuta il tuo fedele! Prima però di questa esclamazione, egli ne ha diretta un'altra “a la donna della cortesia„, chiamando misericordia. E nella Comedia si legge d'una donna gentile che si compiangeva di Dante smarrito, e chiamava Lucia, di cui Dante era fedele, la qual Lucia si volgeva a Beatrice, di cui Dante era amico. La donna della cortesia, cui prima d'addormentarsi il giovine innamorato chiamò misericordia, è forse Beatrice stessa? o non forse quella Donna Gentile, la cui (Par. 33, 16)

benignità non pur soccorrea chi domanda, ma molte fiateliberamente al domandar precorre?

benignità non pur soccorrea chi domanda, ma molte fiateliberamente al domandar precorre?

quella in cui è misericordia? quella che è tra i mortali fontana vivace di speranza? Mi pare verosimile che Dante chiamasse misericordia, non all'assente sua donna, ma a quest'altra ognor presente, e che è sì cortese che anche non chiamata, risponde; e chiamasse misericordia a quella in cui è misericordia.

A ogni modo, anche se si deve intendere che Dante s'addormenti dopo l'invocazione angosciosa alla sua donna e ad Amore, e addormentato abbiala visione d'Amore, ciò si riscontra con la Comedia, non meno di quello che si riscontrerebbe, se la donna della cortesia fosse la Donna Gentile. Poichè se, nella Comedia, la Donna Gentile chiede Lucia cioè la Grazia, e questa ricorre a Beatrice, e Beatrice invia Virgilio a colui che aveva perduta la speranza e piangeva e s'attristava in tutti i suoi pensieri; in tale dramma è implicito un grido mandato dall'anima di Dante. La Donna Gentile può aver precorso il domandar di Dante; sta bene, poichè è di lei consueto; ma come? Chiedendo Lucia, cioè la Grazia; e la Grazia opera appunto nel cuore di quegli cui è data, sebbene gratuitamente data, cioè data per suggerimento di una che precorre il domandare. E questa Grazia operò richiamando, nel cuor del suo fedele, Beatrice, cioè la già tanto amata Sapienza, la quale gli suggerì lo studio, o amore di lei, per qualche anno dismesso. La volontà di Dante entra dunque, a ogni modo, in questo affannarsi di donne celesti e in questo accorrer dell'Ombra a lui. Volle, egli, esser salvo, e d'esser salvo chiese; chiese per una grazia che gli fece la Madonna di cui era devoto. Per essere anche più chiari ed esatti, nel tempo che perdeva la speranza dell'altezza, lo soccorse “la speranza dell'eterna contemplazione„, la quale, per essere personificata in una Beatrice, non è però meno un fatto intimo dell'anima di Dante: Dante sperò, dunque. E ciò è tanto vero che subito dopo i primi rimproveri di Beatrice, gli angeli, quand'ella tace, cantano:In te, domine, speravi. (Pur. 30, 83). E dunque, si rivolgesse egli a Maria o a Beatrice, alla fonte della speranza o alla speranza stessa, Dante fece allora, con quella invocazione, un atto disperanza tal quale fece poi nel perdere la speranza dell'altezza.

Se nella Comedia è fedele, oltre che di Beatrice, anche di Lucia, nella Vita Nova è fedele d'Amore. Fedele d'alcuno è sì qui e sì là, dunque; e se giovasse insistere, si potrebbe dimostrare che non c'è molto divario tra esser servo della Grazia di Dio e di Beatrice, ed essere servo del “Signore de la nobilitade„. Ma, in fine, io non voglio se non trovare le traccie della Comedia nella Vita Nova; le traccie prime, non il disegno perfetto. E quali sono in vero queste traccie! Virgilio è studio e amore, ed è “del magnanimo quell'ombra„, che caccia ogni viltà dal cuore del suo discepolo. E lo Amore della Vita Nova, non è il signore della nobilitade? cioè non viltà, cioè magnanimità? E Virgilio dice sovente, Figliuolo, a Dante, e Dante dice, Padre, a Virgilio; e nella Vita Nova Amore chiama sospirando il “pargoletto battuto,„ e gli dice:Fili mi. E Dante è nella Vita Nova figlio e anche servo o fedele d'Amore, come nella Comedia è di Virgilio, oltre figlio, anche servo, se Virgilio è suo signore. E poi questo giovane vestito di bianchissime vestimenta dice di Beatrice,Quella nostra, e professa di poter ragionare a lei: — “e di ciò chiama testimonio colui che lo sa, e come tu prieghi lui che gli le dica: ed io, che son quelli, volentieri le ne ragionerò„ onde il poeta dice alla sua Ballata; (VN. 12 b. 1)

Ballata, i' vo' che tu ritrovi Amore,e con lui vadi a madonna davanti...

Ballata, i' vo' che tu ritrovi Amore,e con lui vadi a madonna davanti...

Ebbene anche Virgilio parla con Beatrice e a Beatrice riconduce Dante. Ma c'è di più. Dante “peraltro viaggio„ è giunto al cospetto di Beatrice. Ella è adirata con lui. Perchè? Perchè aveva volti (Pur. 30, 130)

i passi suoi per via non veraimagini di ben seguendo false.

i passi suoi per via non veraimagini di ben seguendo false.

E poi ella si spiega più particolarmente, accennando a pargolette e altre vanità. (Pur. 31, 58) E Dante ascolta i rimproveri con sospiri e pianti d'angoscia, confuso, pauroso e con nuove lagrime e sospiri, e poi con un sospiro amaro, e sempre e tuttavia piangendo; e infine (Pur. 31, 64)

quali i fanciulli vergognando muti,con gli occhi a terra, stannosi ascoltando,e sè riconoscendo, e ripentuti.

quali i fanciulli vergognando muti,con gli occhi a terra, stannosi ascoltando,e sè riconoscendo, e ripentuti.

E nella Vita Nova egli racconta (12): “poi che la mia beatitudine mi fu negata, mi giunse tanto dolore, che, partito me dalle genti, in solinga parte andai a bagnare la terra d'amarissime lagrime: e poi che alquanto mi fue sollenato questo lagrimare, misimi ne la mia camera là ov'io potea lamentarmi senza essere udito. E quivi chiamando misericordia a la donna de la cortesia, e dicendo: — Amore, aiuta il tuo fedele, — m'addormentai, come un pargoletto battuto lagrimando„. Le stesse lagrime e lo stesso pentimento, poichè il dolore di Dante era, come si vede dall'ultimo paragone, un pentimento. Il fanciullo ha, nella Comedia, solo rimproveri; nella Vita Nova il pargoletto tocca anche delle busse. Or quale era stata la colpa del pargoletto battuto? Assomiglia molto a quella del fanciullo ripentuto. Questi aveva seguitofalse imagini di bene; quegli doveva smettere, gli dice Amore,simulacra nostra, cioè “le finte„se non volete dir, false “imagini d'amore„. E Dante, sempre per consiglio d'Amore, invia a madonna una ballata “adorna di soave armonia, ne la quale„ Amore dice d'esser per essere “tutte le volte che sarà mestiere„, una ballata, nella quale dice che madonna è adirata ver lui, per aver esso guardata “altra„ donna che lei. E Beatrice al suo amatore, lassù nella divina foresta, quando, si direbbe, fu sollenato quel tanto lagrimare, dolcemente (31, 58) rimprovera (ripetiamolo),

Non ti dovean gravar le penne in giuso,ad aspettar più colpi, o pargoletta,o altra vanità con sì breve uso.

Non ti dovean gravar le penne in giuso,ad aspettar più colpi, o pargoletta,o altra vanità con sì breve uso.

Ma (si dirà) nella Vita Nova Dante poteva dire che il suo cuore non mutò; il che non poteva ripetere nella Comedia. In verità tutti i rimproveri di Beatrice s'accentrano in quello d'incostanza, in quello di manco di prudenza per aver preferito donne sia pur gentili a lei gentilissima[46]. Ora qui, in questo antico episodio, non si tratta d'incostanza (s'insisterà), poichè le donne che Dante passava per aver amate preferendole alla gentilissima, non erano più che schermi e difese dell'amor suo. (VN. 5, 7, 9, 10). E tuttavia, che vuol dir egli Amore con quelle sue parole pronunziate piangendo (12): “Ego tamquam centrum circuli, cui simili modo se habent circumferentiae partes; tu autem non sic„? che vuol dir egli, se non che l'amatore era incostante?[47]

Ma qui noi chiediamo: In che modo Amore poteva far tale o tal altro rimprovero a Dante, s'era stato lui a suggerirgli il secondo schermo, approvando così implicitamente anche il primo? Il che riconosce da sè, quando appare nella camera, dicendo,simulacra nostra. Invero questo dolcissimo signore gli era per via apparso nell'imaginazione (VN. 9) “come peregrino leggeramente vestito, di vil drappi. Elligliparea sbigottito, e guardava la terra, salvo che talora li suoi occhigliparea che si volgessero ad un fiume bello e corrente e chiarissimo, lo quale sen gìa lungo questo cammino là ov'egliera„. O, per usare (che è più sicuro) i versi, più antichi e sinceri della prosa, egli trovò Amore

nel mezzo della via,in abito legger di peregrino.Nella sembianzagliparea meschinocome avesse perduto signoria;e sospirando pensoso venia,per non veder la gente, a capo chino.

nel mezzo della via,in abito legger di peregrino.

Nella sembianzagliparea meschinocome avesse perduto signoria;e sospirando pensoso venia,per non veder la gente, a capo chino.

E gli dice di venir dalla donna della difesa, che non tornerà così presto; “e però„ aggiunge “quello cuore, ch'io ti facea avere a lei io l'ho meco e portolo a donna, la qual sarà tua difensione, come questa era... Ma tuttavia di queste parole, ch'io t'ho ragionate,se alcuna cosa ne dicessi, dillo nel modo che per loro non si discernesse ilsimulato amore...„. O come simulato, chiediamo noi, se va in volta il cuor di Dante? e se è Amore che lo porta qua e colà? Se Amore stesso gli dice:

io vegno di lontana parteov'era lo tuo cor per mio volere,e recolo a servir nuovopiacere?

io vegno di lontana parteov'era lo tuo cor per mio volere,e recolo a servir nuovopiacere?

E spieghiamoci un po' queste parole della prosa: “disparve tutta questa mia imaginazione subitamente, per la grandissima parte che mi parve ch'Amore mi desse di sè„. E spieghiamoci le parole corrispondenti del sonetto:

Allora presi di lui sì gran parte,ch'egli disparve, e non m'accorsi come.

Allora presi di lui sì gran parte,ch'egli disparve, e non m'accorsi come.

Che voglion dire? Voglion dire che Dante si innamorò, cioè concepì amore, cioè l'amore gli entrò dentro, e perciò e' non poteva più esser fuori di lui in figura estrasoggettiva di peregrino[48]. Così parla coi simboli Dante!

Così Dante ubbidì al consiglio che l'Amore gli avea dato “nel cammino de' sospiri„, e trovò la donna indicatagli e in poco tempo “la fecesuadifesa tanto, che troppa gente ne ragionava oltre li termini de la cortesia„. E così la gentilissima gli negò il saluto “per questa cagione, cioè di questa soverchievole voce, che parea che l'infamassi viziosamente„.

La gentilissima (pensiamo noi) se invece d'esser viva e poter negare il saluto, fosse già morta e accogliesse Dante sulla vetta del purgatorio, gli farebbe ora un rimprovero non troppo dissimile di quel che gli fece poi, e che leggiamo nella Comedia. Ma ella era viva e gli negava il saluto, dunque, per questa infamia di vizio che adombrava il nome di Dante. E gli manda a fare, per mezzo d'Amore, anche una riprensione. Qual è essa? (12) “Questa nostra Beatrice udio da certe persone, di te ragionando, che la donna la quale io ti nominai„ è Amore che parla “nel cammino de li sospiri, ricevea da te alcuna noia; e però questa gentilissima, la quale è contraria di tutte le noie, non degnò salutare la tua persona, temendo non fosse noiosa„. O Beatrice temesse d'esser lei noiosa o molesta, o temesse che fosse noiosa o molesta o vile la persona di Dante, questa riprensione non è intonata a quel che precede, cioè alla soverchievole voce che infamava viziosamente il suo coperto amatore, e a quel che segue, cioè a quell'umil pregherodella Ballata:

lo perdonare se le fosse a noia,che mi comandi per messo ch'io moia;e vedrassi ubidir ben servidore;

lo perdonare se le fosse a noia,che mi comandi per messo ch'io moia;e vedrassi ubidir ben servidore;

e a tutto il complesso di quel gentil componimento che è una protesta d'amore che fu, contro le apparenze, sempre costante.

Dunque? Dunque, anzitutto, dobbiamo interpretar meglio i consigli di Amore. Amore si presenta a Dante ora coperto di vil drappi, ora vestito di bianchissime vestimenta, come, insomma, “sustanzia corporale„; ma è in verità “uno accidente in sustanzia„.Perciò aver dal “peregrino„ e “leggeramente vestito e di vil drappi„ e “nella sembianza meschino„ e che viene “per non veder la gente a capo chino„, come vergognando; avere da tale quel consiglio che doveva procacciare quella tal soverchievole voce, vuol dire incapriccirsi, innamorarsi, diremo così,leggeramente; poichè il fatto narrato “sotto vesta di figura o di colore retorico„, è pur un fatto psichico, di quell'accidente in sustanzia che è Amore[49]. E così noi spieghiamosimulacra nostrain relazione colsimulato amoreche il peregrino vestito di vil drappi consiglia a Dante. Isimulacra nostra, cioè le finte o false imagini nostre, cioè dello amor tuo, o Dante, sono dette in senso proprio, e valgono quel che “le imagini di ben... false„ che Beatrice rimprovera a Dante di là del fiume sacro; e l'amor simulatoè la traduzione di quella frase propria inallegorica. Le imagini false di bene sono un consiglio che ci dà l'irrequieto desiderio, che abbiam dentro noi, di simulare l'amore, e questo irrequieto desiderio si può allora ben rappresentare con la figura d'un uomo errante, d'un mendico, d'un malvestito. Cioè: si può rappresentar così, quando all'ebbrezza passeggiera, nell'anima pensosa d'un più dolce e grave e non mai svanito sebben lontano amore, è succeduto il pentimento: allora sono vil drappi attorno al nostro capriccio, che sembra un tradimento; prima egli non aveva che un

abito legger di peregrino,

abito legger di peregrino,

ma pareva tuttavia un servo o meschino, meglio che signore, come prima e poi; signore della nobiltà. E, insomma, era il cuore di Dante che si trovava prima in una parte, cioè presso una donna, e poi fu recato in un'altra, cioè presso altra donna, “a servir novo piacere„. Il cuore! Il cuore, o, come Dante stesso spiega altrove, l'appetito (VN. 38).

E possiamo ora spiegare l'enigma d'Amore?Ego tamquam centrum circuli.Come mai? Dante era incostante perchè amava, sia pur leggeramente, questa e quella; e l'Amore, il suo amore, il quale pure era come un peregrino, no? In verità è così: Dante era incostante, Amore no. Questa è la spiegazione; la spiegazione che Dante doveva chiedere poi a Virgilio (allo studio) nella quarta cornice del santo monte: (Pur. 18, 13).

Però ti prego, dolce Padre caro,che mi dimostri amore, a cui riduciogni buono operare e il suo contraro.

Però ti prego, dolce Padre caro,che mi dimostri amore, a cui riduciogni buono operare e il suo contraro.

L'amore è sempre quello, sia egli diretto e misurato, sia errante

per malo obietto,o per troppo o per poco di vigore.(Pur. 17, 97)

per malo obietto,o per troppo o per poco di vigore.(Pur. 17, 97)

E la suamateraè sempre buona, sebben laformapossa non esser buona; cioè l'amor in genere, che è lamatera, è una cera sempre buona; ma noi possiamo imprimervi un segno, laforma, il nostro amor particolare, non buono. (Pur. 18, 37). Ora Dante, nella sua vita nuova, già aveva assai di studio, che gli dimostrasse amore; poichè esprimeva allora il medesimo concetto che si fece poi dimostrare da Virgilio nel suo viaggio. In questo glielo dimostrava Virgilio, che è pure studio e amore; in quella Amore, vestito di bianchissime vestimenta, gli parlava “molto oscuramente„, ma gli diceva la stessa cosa, e col paragone del circolo, di cui amore è il centro a cui le parti della circonferenzasimili modo se habent, gli significava che l'amore è in sè una cera, che qualunque impronta riceva, è rispetto a quelle impronte come il centro del circolo ai punti della circonferenza; equidistante, siano essi, per così dire, buoni o cattivi, siano esse belle o brutte; equidistante, come a dire, indifferente, sempre esso[50]. Mal'amantenon sic: egli è “forma sustanziale unita con matera„, ed ha una virtù che consiglia; non è una passione, come lo amore.

E dunque, tornando al primo detto, noi vediamo come l'Amore stesso possa rimproverare o compiangere l'amante, di ciò che proprio esso gli consigliò o gli approvò. Noi troviamo la cosa inverosimile e strana, pensando a queste due persone, il peregrino e il giovine, che sono la stessa persona, ora male ora ben vestita; ma questa persona, non è un di noi; è un simbolo; non è un uomo ma uno accidente in sustanzia, una passione, l'amore. E il suo consigliare o approvare, come il suo rimproverare o compiangere, sono rappresentati come parole, ora in volgare ora in latino, d'una persona, ora in vil drappi ora in bianche vesti, ora peregrino, cioè errante (che sbaglia, tradurrei io, non che va da questa a quella), ora seduto, cioè, forse, costante; ma sono fatti intimi dello stesso Dante, il quale dalla stessa impeccabile passione ha avuti ora cattivi ora buonisuggerimenti. In verità Virgilio lo dice chiaramente: (Pur. 17, 103)

esser convieneAmor sementa in voi d'ogni virtude,e d'ogni operazion che merta pene.

esser convieneAmor sementa in voi d'ogni virtude,e d'ogni operazion che merta pene.

E questi due fatti intimi, che Dante adolescente racconta di sè, sono dunque simili a quelli ch'egli racconta come avvenuti nel mezzo del cammino di sua vita. La Comedia s'impernia su tali due fatti: uno smarrimento e un ritrovamento; un peccare e un pentire. E il peccare, in essa, non è meno, che nella narrazione giovanile, un suggerimento d'amore. Beatrice parlando di lui come d'amico suo, e pure, al sommo del monte, rimproverandogli d'essersi dato altrui, riconosce quel che Dante esprime nella sua Ballata, che sebbene abbia “altra guardata„, tuttavia “e' non mutò 'l core„. Sì: pargolette e altre vanità della Comedia non sono disformi dagli schermi e difese della Vita Nova,simulacra, imagini di ben false, suggerite dall'amore: il quale in verità era sempre fisso nell'unica Beatrice, cioè, come spiega nella Comedia, nel bene del suo soggetto (Pur. 17, 106).

Appresso la visione, donde uscì la ballata “de lo perdonare„, e dopo “una battaglia de' diversi pensieri„, un'amica persona conduce Dante in parte “dove molte gentili donne erano raunate„. (VN. 13 e 14) Queste donne “ragionando si gabbavano diluiconlagentilissima„ perchè dell'amatore non essendo rimasti “in vita più che gli spiriti del viso„, egli era come trasfigurato. Ora in ciò che il poeta dice “che Amore uccide tutti lisuoispiriti, e li visivi rimangono in vita, salvo che fuori de li strumentiloro„, sono, a confessione del poeta stesso, dubbiose parole. “E questo dubbio è impossibile a solvere a chi non fosse in simile grado fedele d'Amore; ed a coloro che vi sono è manifesto ciò che solverebbe le dubitose parole: e però non è bene a me di dichiarare tale dubitazione, acciò che 'l mio parlare dichiarando sarebbe indarno, o vero di soperchio„. Possiam noi solvere le dubitose parole? Sì; ricordando quello ch'egli dice di aver detto al suo amico, quando fu fuori della veduta di quelle donne: “Io tenni li piedi in quella parte de la vita, di là da la quale non si può ire più per intendimento di ritornare„. Egli fu, cioè, sul confine tra la vita e la morte. Ebbene Dante non può voler accennar altro se non quell'excessus mentische dà la visione. Il restar in vita gli spiriti del viso o visivi, e l'essere morti tutti gli altri, vuol dire essere fuori della sua vita consueta, e contemplare. E in questi effetti s'indugia ancora in due altri sonetti, finchè al poeta “convenne ripigliare materia nova e più nobile che la passata„. E così s'avvia alla canzone che comincia le rime nuove o la tragedia giovanile, come io volli chiamarla; la quale tragedia è solo composta di due canzoni, ma doveva esser di più, e contenere, ragionevolmente, concetti, quali abbiamo già veduti e vedremo essersi aggirati nella mente di Dante allora, e quindi vediamo ricomparire nella Divina Comedia.


Back to IndexNext