XIII.L'ANGIOLA E LA DONNAIntorno all'anno, in cui Dante inscrivendosi nelle arti mostrava di dedicarsi alla vita attiva o civile,va posta la canzoneVoi che intendendo. Che a farlo incamminare per la nuova via fosse stato di alcun momento la venuta, in Fiorenza, di Carlo Martello, mi par probabile. Questi gli dice nel Paradiso: (Par. 8, 55)Assai m'amasti, ed avesti bene onde;chè, s'io fossi giù stato, io ti mostravadi mio amor più oltre che le fronde.Le fronde sono della pianta, rispetto ai frutti, quel che la promessa è rispetto all'attendere. La natura, dice Dante, “dà alla vite le foglie per difensione del frutto„; (Co. 4, 24) sì che dell'amor di Carlo apparendo le fronde, si doveva argomentare che sarebbero venuti i frutti che elle hanno a difendere. Dante insomma ebbe ad aspettare qualche cosa, e fu di quei fiorentini cui il giovane principe d'Angiò mostrò il suo amore e di cui egli ebbe la grazia. Sembra verosimile che la venuta di quel gran re con la bella compagnia di dugento cavalieri, scotesse Dante che era stato de' feditori a Campaldino, e lo ispirasse a due cose: a far quella canzone per mandarla, forse, a lui, e a voler essere qualcosa nel governo del comune. Le quali due cose sono strettamente unite, perchè la canzone chiaramente mostra il mutamento del proposito che Dante aveva fatto di dedicarsi alla vita dei contemplanti.Il qual proposito era figurato nell'amore per la donna ch'era a Dante “la speranza dell'eterna beatitudine„. Ebbene nella canzone egli dice che il suo desiderio di morire oexcedere, cioè di andare ove era Beatrice, a' pie' di Dio, era contrastato da un amore, ch'è apparso, e fa fuggir quell'altro. Così èripreso e contradetto con medesime parole e imagini il sonetto ultimo della Vita Nova. In questo un sospiro ch'esce del cuore va su, oltre il primo mobile, cioè nel cielo empireo, che è “lo luogo di quella somma deità„. (Co. 2, 4) Il sospiro che nel sonetto è pur detto “peregrino spirito„, il Poeta spiega poi nella prosa come “penserò, nominandolo per lo nome d'alcuno suo effetto„. (VN. 41) E nella canzone èun soave pensier, che se ne giamolte fiate a' pie' del vostro Sire.È proprio quel pensiero peregrino, chegiunto là dove disira,vede una donna che riceve onore;(S. 25)chè anche quel della canzoneuna donna glorïar vedìa;e quello parlava, parlava sottile, di quella gentile, ricordando spesso Beatrice, e questo parlava sì dolcemente a Dante di quella donna, “d'un'Angiola che in cielo è coronata„. Ora il pensiero della Vita Nova, nella canzonetrova contraro tal, che lo distrugge.E l'anima piange la fuga del pensiero consolatore.Qual donna è quella il cui amore è così efficace a mutare il cuor di Dante? Non è certo una donna come le altre. Anche senza leggere il comento, noi messi nell'avviso dalle parole:Canzone, io credo che saranno radicolor che tua ragione intendan bene,tanto la parli faticosa e forte;arguiremmo che il verace intendimento della canzone non è quello che apparisce dalla sua forma amorosa, che è ancora d'obbligo per il Poeta. La donna va interpretata allegoricamente, cioè non è donna proprio. Ella invero, come Dante comenta; nè c'è ragione alcuna di credere ch'egli nel trattato forzi, per sue ragioni, la lettera; è la filosofia. Ora la filosofia Dante sa bene, e a lungo dichiara nel Convivio, essere amor di sapienza e di sapere. (Co. 3, 11 segg.) E in esso trattato e nelle canzoni che vi si comentano, è distinta sovente filosofia ne' suoi elementi, ma non sì da farne due persone. O meglio l'un d'essi, l'amore “ch'è parte di Filosofia„, (ib. 14) è personificato talvolta, ma in guisa, dirò, meglio metaforica che allegorica; anzi meglio filosofica che poetica. Leggasi, per esempio: “Filosofia per suggetto materiale qui ha la sapienza e per forma amore, e per composto dell'uno e dell'altro l'uso di speculazione„. (ib. 14) C'è, sì, nella prima delle canzoni conviviali “uno spiritel d'amor gentile„, e nella seconda “l'amor che... ragiona„, e “move cose„, e ha parlare che “dolcemente sona„; ma, purmenandoesso all'abito dell'arte e della scienzia, non perde mai, se non per un po' di tropo quasi necessario anche a noi, la sua natura d'accidente in sustanzia e di forma di ciò di cui sapienza è materia. Questo fa vedere che Dante, pur filosofando, non ha più in mente di fare, per visione, un cammino in cui, condotto dall'amore o studio personificato, discendendo e ascendendo, riesca a veder la sapienza. Dante ha rinunziato alla mirabile visione.E senza dubbio. Beatrice nella Vita Nova era trasformata a figurar la sapienza. Ora la sapienzanon è più figurata in lei, bensì, avendo in sè commisto anche l'altro elemento, cioè l'amore, in una donna che Dante omai deve chiamar “donna„. (Co. c. 1, 48) Nel tempo stesso Beatrice torna ad essere quello ch'era nella sua prima giovinezza: un'angiola. (ib. 29)E questo nome d'intelligenza separata le è dato ora, quand'ella rappresenta qualcosa di materiale in rapporto alla spiritualità dell'altra donna; come allora, che per quanto sublimata a simbolo, era pur donna viva e vera. Questo nome d'angiola, qui e là, è una delle prove più convincenti ch'ella fudonna. Ora, ella è morta e vera; e tutto ciò che prima figurava come simbolo, è passato a questa altra. Tutte e due invero sono umili e spirano umiltà. Nella Vita Nova, Beatrice:E sì l'umilia ch'ogni offesa oblia. (c. 1, 40)Ogne dolcezza e ogne pensero umilenasce nel core a chi parlar la sente. (s. 11, 9)Ed avea seco umilità verace. (c. 2, 69)Io divenìa nel dolor sì umile,veggendo in lei tanta umiltà formata. (ib. 71)d'umiltà vestuta. (s. 14, 6)La vista sua fa ogni cosa umile. (s. 16, 9)E sì è cosa umil, che nol si crede. (st. 14)luce de la sua umilitatepassò li cieli. (c. 3, 21)fu posta da l'altissimo signorenel ciel de l'umiltate, ov'è Maria. (s. 18, 3)Nel Convivio, della Donna gentile, che ha preso a Beatrice il posto di Sapienza, si dice:Mira quant'ella è pietosa ed umile. (c. 1, 46)Miri costei ch'è esemplo d'umiltate. (c. 2, 70)quest'è colei ch'umilia ogni perverso. (c. 2, 71)Ora questo concetto d'umiltà pertiene a ciò che le donne simboleggiano, alla sapienza, non veramente alla loro natura o parvenza umana. Umiltà e sapienza sono tra loro nella norma in cui sono tra loro superbia e ignoranza. Come Lucifero fu stolto nella superbia sua, perchè esultò in sè, così Maria fu sapiente nella sua umiltà, perchè lo spirito di lei esultò in Dio, donatore di salute;[102]e l'uno fu travolto nel luogo infimo e l'altra fu elevata su tutti i cori degli angeli. Ella èregina caeli, l'altro imperador del doloroso regno. La pacifica oriafiamma è opposta avexilla regis inferni. (Par. 23, 128 e al. 31, 127; Inf. 34, 27 e 1) E superbia e insipienza fu anche di Eva, quando consentì al diavolo; e poi “di nuovo la sapienza empì il cuore e il corpo d'una donna, sì che noi, deformati nell'insipienza mediante una femmina, siamo riformati mediante pure una femmina alla sapienza„.[103]In verità il serpente che sedusse Eva, dicendo, Sarete come Iddii, fu conculcato da Maria che di Dio si professava ancella. Sì: Maria è l'ancilla dei(Pur. 10, 44); e “solo dell'umiltà, ella piena di tutte le virtù, credè di doversi gloriare, come quella che dice: Dio si volse a guardare l'umiltà dell'ancella sua„.[104]Eppure, anzi perciò, è la creaturache invia più chiaro d'ogni altra l'occhio nel lume eterno. (Par. 33, 44)Or come mai è tanta somiglianza sì dell'angiola e sì della donna (che ormai anche noi abbiamo a chiamarDonna) a Maria?[105]Invero l'angiola nel sogno di Dante dorme nelle braccia d'Amore. (VN. 3) Maria è la sposa del primo Amore. Quella è gentilissima; questa è nobile più che creatura. Quella “fu distruggitrice di tutti i vizi e reina de le virtudi„. Questa è una stella che “fovet virtutes, excoquit vitia„;[106]ed è posta dal Poeta, dietro S. Bonaventura, come esempio, via via per le cornici del santo monte, delle virtù contrarie ai vizi tutti. Avanti l'angiola fuggono superbia ed ira: (VN. s. 11) Maria, come Gesù che disse, Imparate da me che sono mite e umile di cuore, ha con l'umiltà per virtù precipua la mitezza.[107]L'angiola è meraviglia che si vede nel mondo, è venuta di cielo in terra a miracol mostrare: (VN. c. 1, s. 15) Maria, per usare le parole di Dante, è “baldezza e onore dell'umana generazione„. (Co. 4, 5). Chi ha parlato all'angiola, non può finir male; e Dante nell'ultimo del suo delirio si trova il nome di Beatrice nel cuore: (VN. 23 e c. 2) “sì mi si cessò la forte fantasia entro in quello punto ch'io voleva dire, O Beatrice, benedetta sei tu...„: Maria salva i peccatori nell'ora della morte; nel nome diMaria finisce la parola di chi a Dio si converte. (Pur. 5, 101) Di quelle parole a Beatrice, Dante delirando non riesce a dire che, O Beatrice; così come Buonconte, non dice che, Maria; se avesse potuto continuare, avrebbe anche questi soggiunto: ... benedetta sei tu tra le donne... Maria èmater salutis, è quella che propinò agli uomini e alle donne l'antidoto della salute, è il legno di vita che solo fu degno di portare il frutto di salute.[108]L'angiola era una gentilissima salute che salutava; nelle sue salute abitava la beatitudine dell'amatore; (VN. 11) vedeva ogni salute, chi la vedeva; (s. 16) il saluto di lei era il fine dei desideri di lui; (19) e bene a ragione perchè nel saluto era salute. Maria è madre di carità;[109]di carità nessuno ebbe più di lei;[110]di carità ell'è meridiana face. (Par. 33, 10) Quando l'angiola “apparia da alcuna parte, per la speranza de la mirabile salute neun nemicoall'amatorerimanea, anzigligiugnea una fiamma di caritade...„. Ma che? Maria è “giuso intra i mortali... di speranza fontana vivace„. E che è l'angiola se non la speranza, che i beati non hanno, come dice anche per bocca di Bernardo chiaramente Dante, e che Dio lascia in terra?[111]Dice invero Bernardo che nel cielo è ardente carità, non speranza, che è quaggiù tra quelli che hanno a morire. Maria, udite... “non sapeva ella che Gesù sarebbe morto? E senza alcun dubbio. E non sperava ella che sarebbe risorto subito? E con fede. E così ella si dolse che fosse crocifisso? E quanto! Ciò fueffetto di carità, ch'ell'ebbe quanta nessun altro„.[112]Ricordate il ragionamento di Dante, sul dolore di Beatrice alla morte del genitore?[113]“Manifesto è, che questa donna fue amarissimamente piena di dolore„. E Maria, o Signore,mater tua, imo martyr tua... quamamareflebat, quamamaredolebat! Nec mirum...„[114]Lo stesso problema si propongono il fedele di Beatrice e il fedele di Maria, a proposito della loro donna odomina! L'angiola è unafilia, come Maria è unamater(e tuttavia ell'è figlia del suo figlio!)dolorosa. E la figlia dolorosa piange pietosamente (la parolapietàtorna a ogni momento e val quantocharitas), e “sì che quale la mirasse dovrebbe morire di pietade„; e Dante piange pur non avendola veduta piangere, e le donne si maravigliano: (VN. 22 s. 12 e 13)Lascia piangere a noi e triste andare(e' fa peccato chi mai ne conforta),che nel su' pianto l'udiamo parlare.Ell'ha nel viso la pietà sì scorta...Ricordate loStabat Mater? Nel passo di Dante echeggiano le parole di quella lamentazione:Quis est homo qui non fleret?E specialmente le parole “e' fa peccato chi mai ne conforta„, sono l'applicazione di tali altre:Fac me tecum pie flere...Et me tibi sociarein planctu desidero...Fac me tecum plangere.È un dolore necessario e santo; consolarsene è far peccato. Or quando vediamo tanta somiglianza di dolore e di effetti di dolore, non crediamo più che sia mera formula quella con cui Dante inizia il capitolo: “sì come piacque al glorioso Sire, lo quale non negoe la morte a sè„. Nè crediamo che abbiano il solito senso umano la parolalodaelaudaelaudare, così spesso adoperate a proposito di Beatrice; nè crediamo che la beatitudine di Dante la quale era “in quelle parole che lodano la donnasua„, fosse qualcosa di terreno. (VN. 18) La lauda di Beatrice somiglia alle laudi di Maria; e qual sorta di beatitudine sia nel recitare le laudi della Vergine, ognun sa.Ma Beatrice, come nel dolore, così nella gloria assomiglia a Maria. Dante vedevali angeli che tornavan suso in cielo,ed una nuvoletta avean davanti,dopo la qual gridavan tutti: — Osanna —e se altro avesser detto, a voi dirèlo.Beatrice è così assunta in cielo, come Maria. E noi possiamo dichiarare quel verso, che può sembrare ad alcuno posto per la rima: “e se altro avesser detto, a voi dirèlo„. Dante vuol dire che non sonavano intorno all'assunta se non voci di gioia. Perchè potrebbe parer ragionevole, che qualche voce di pianto s'udisse dalla terra. Ma continuerò con le parole del fedele di Maria: “Meritamente risuonanegli eccelsi l'azion di grazie e la voce della lauda; ma noi pare che dobbiamo piuttostoplangerecheplaudere... Ma cessi la nostra querela, perchè nemmen noi abbiamo qui la nostra stabile città... È degno che pur nell'esilio, anche sulle fiumane di Babilonia, noi ci ricordiamo di lei, comunichiamo delle sue gioie, partecipiamo della sua letizia... Ci ha preceduti la regina nostra, preceduti, e tanto gloriosamente fu accolta, perchè con fiducia i poveri servi seguano la Donna, gridando: Portaci dietro te!...„[115]Così Dante vuol andar con Beatrice, vuol morire, invoca la morte, e diceguardando verso l'alto regno:Beato, anima bella, chi ti vede.E beato si reputò sempre, e dice a ogni tratto d'essere, per opera di quella beatrice. E Amore gli diceva lietamente nel cuore: “Pensa di benedicere lo dì che io ti presi, però che tu lo dei fare„. E a lui pareva d'avere il cuore sì lieto, che non gli pareva il suo cuore. (VN. 24). E a me vengono in mente le parole di Maria: “Magnificat anima mea Dominum. Et exsultavit spiritus meus... ex hoc beatam me dicent omnes generationes. Quia fedi mihi magna„. È Dante che benedice, ma con le parole di Maria, queldominusche è Amore (VN. 3), per nozze che l'anima sua fece con Amore. (ib. 1)Queste nozze per le quali l'anima “fu a lui sì tosto dispensata„, quest'amore di Dante per Beatrice, ha come l'ispirazione dalle nozze dello Spirito Santo con Maria.[116]Non c'è dubbio. Tra Maria eBeatrice è amistà, oltre che somiglianza. La gentilissima sovente, si può credere, “sedea in parte ove s'udiano parole de la reina de la gloria„; (VN. 5) Maria “fue in grandissima reverenzia ne le parole di questa Beatrice beata„; (VN. 28) Beatrice era piena di “grazia„, come Maria; (VN. 26) Beatrice veduta “tra le donne„ è cagione d'ogni salute; (s. 16) Beatrice va a gloriare “sotto la 'nsegna di quella reina benedetta„; (VN. 28) sale “nel ciel de l'umiltate ov'è Maria„. (s. 18).È simile a Maria; non è Maria. Ora se Beatrice figura anche la sapienza, che cosa sarà figurato in Maria? Una sapienza, certo, superiore a pur questa, che pure consiste nella contemplazione di Dio. In vero, nella Comedia c'è qualcuna che è migliore di Beatrice e che a lei sottentra all'ultimo, quando a Dante non resta che contemplare il più sublime dei misteri. Dante è nel cielo empireo, dove vede la candida rosa; e si volge per domandare la sua donna di cose di che la sua mente è sospesa. (Par. 31, 55). Come nella divina foresta, all'apparir di Beatrice, si volge per dire alcunchè a Virgilio, e Virgilio non c'è più; (Pur. 30, 43) così nell'empireo cielo non vede più presso a sè Beatrice. Presso a lui è il fedele di Maria, Bernardo; è il Virgilio di lassù, questo santo, che lo conduce ad aver la grazia da un'altra e maggior Beatrice, di drizzar gli occhi al primo Amore. (Par. 32, 142) Se Beatrice è la sapienza. Maria che cosa è?Il Convivio ci ammaestra. “Filosofia è uno amoroso uso di sapienza; il quale massimamente è in Dio, perocchè in lui è somma sapienza e sommo amore e sommo atto, che non può essere altrove,se non in quanto da esso procede. È adunque la divina Filosofia della divina essenzia, perocchè in essa non può essere cosa alla sua essenzia aggiunta; ed è nobilissima, perocchè nobilissima essenzia è la divina, e in lui per modo perfetto e vero, quasi per eterno matrimonio: nell'altre Intelligenzie è per modo minore, quasi come druda, della quale nullo amadore prende compiuta gioia, ma nel suo aspetto contentane la sua vaghezza„. (Co. 3, 12)Ebbene: par probabile che codesta gradazione di amoroso uso di sapienza sia nella Comedia simboleggiato in Maria e Beatrice. Invero Maria è l'unica sposa dello Spirito Santo; (Pur. 20, 97) Beatrice è l'amanza del primo amante: (Par. 4, 118) la quale espressione ricorda quella del Convivio e le equivale; poichè certo non significa ella che Dio non possiede perfettamente la sapienza simboleggiata in Beatrice, ma che essa è della sapienza divina parte minore, per noi, che quella che è simboleggiata nella sposa di Dio.La filosofia nel Convivio è dunque forse anche Maria? Nel fatto Dante ci ammonisce che in esso trattato non sono soltanto i due sensi litterale e allegorico, ma anche il morale e l'anagogico, de' quali “talvolta... toccheràincidentemente, come a luogo e a tempo si converrà„. (Co. 2, 1) Ora per questo sensospiritualeper il quale una scrittura “significa delle superne cose dell'eternale gloria„, la Donna può ben significare Maria, senza contradire il trattatista che la dichiara allegoricamente per filosofia. E noi vediamo ch'ella assomiglia all'angiola della Vita Nova, in quanto questa assomiglia a Maria, e che assomiglia pure a Maria, quale è descrittanella Comedia. S'è già detto ch'ella è umile come e Beatrice e Maria. Ma c'è ben altro. “Vede perfettamente ogne salute„ chi vede Beatrice “tra le donne„: (VN. s. 16) Ebbene è nel Convivio:Chi veder vuol la salutefaccia che gli occhi d'esta donna miri.(Co. c. 1).Beatrice è maraviglia e miracolo: della donna del Convivio si potrà vederedi sì alti miracoli adornezzache tu dirai...Sentiamo anzi ciò che l'anima dirà:Amor, Signor verace,ecco l'ancella tua; fa che ti piace.È la risposta di Maria all'angelo:ecce ancilla domini: fiat mihi secundum verbum tuum. Dante pensava a Maria, nel cantare degli effetti della Donna. Così come il salutare di Beatrice nella Vita Nova è ricordo della salutazione angelica, che fece beata Maria:ex hoc beatam me dicent...Di che è sicura prova questo passo: “Quando questa gentilissima salute salutava, non che Amore fosse tal mezzo, che potesseobumbrarea me la intollerabile beatitudine, ma...„ La qual parolaobumbrareè presa dal racconto di Luca evangelista:Spiritus sanctus superveniet in te et virtus Altissimiobumbrabittibi.[117]E che si tratti del medesimo concetto, riuscirà chiaro leggendo in SanBernardo: “L'ombra del Cristo ritengo sia la carne di lui, della quale fuobumbratoanche a Maria, affinchè per il suo riparo (eius obiectu) il fervore e splendore dello Spirito fosse a lei temperato„.[118]Dante traduceobiectuscon “mezzo„, e rende con le parole “intollerabile beatitudine„ quel fervore e splendore soverchio che occorreva temperare. In questi ricordi non è sola associazione d'idee, ma vera riproduzione di quel dolce e misterioso dramma. L'anima è salutata dall'angelo o dall'angiola; e in ciò l'anima stessa è una specie di Maria; ma chi saluta l'anima è pure una specie di Maria, e l'Amore è lo spirito (uno spirito d'Amore, o spiritel d'amore) che sopravviene. Sapiente invero (per chiarire sì fatto intreccio mistico), sapiente, cioè come Maria, divien l'anima per il sopravvenire dell'amor della sapienza, la quale sapienza è una specie di Maria. Maria rende Maria, la sapienza rende sapiente. Così l'anima, nel Convivio, risponde,Ecce ancilla tua, a quell'Amore, a quello spirito d'Amore, che nella Vita Nova obumbra all'amatore l'intollerabile beatitudine.E nella Vita Nova all'apparire dell'angiola, lo spirito de la vita “cominciò a tremar sì fortemente che apparia ne li menimi polsi orribilmente„; (VN. 1) e si può dire che egli non cessi mai di tremare; e Dante sarebbe già sin dal principio apparso “vile„ come sin dal primo saluto gli diceva Guido, se ciò che ho ragionato è vero;[119]e come certo apparve a sè stesso dopo la morte di Beatrice, quando temeva“di non mostrare la suavilevita„ (VN. 35); e nel Convivio la donna lo signoreggia in modo che “'l cor ne trema sì che fuori appare„; (c. 1, 22) e uno spiritel d'Amore gli dice:Questa bella donna, che tu sentiha trasmutata in tanto la tua vita,che n'hai paura, sì se' fatta vile.(c. 1, 43)E molte sono le espressioni di lode che sono o simili o uguali tra l'angiola e la Donna. A me basti ricordare che anche della Donna il Poeta vuol dire “la loda„, (Co. c. 2, 15) e che da lei discendeun spirito gentilech'è creatore d'ogni pensier buono;(ib. 64)e che i suoi sguardirompon come tuonogl'innati vizii che fanno altrui vile;(ib. 66)e ch'ellaè colei ch'umilia ogni perverso;(ib. 71)cioè, come il Poeta dichiara, “volge dolcemente chi fuori dal debito ordine è piegato„ (Co. 3, 15). Così Beatrice è reina delle virtù, distruggitrice d'ogni vizio, dolce ispiratrice di perdono.E la Donna somiglia a Maria della Comedia. Già nel Poema Maria è chiamata Donna gentile. (Inf. 2, 94) Inoltre, sebbene non possa essere che Dante quando scriveva nella Vita Nova della “gentile donna giovane e bella molto„, (35) pensasse aMaria, tuttavia si deve credere che la pietà e misericordia che nel libello le attribuisce, suggerisse poi al trattatista del Convivio il pensiero di dichiararla l'imagine della filosofia, che lo consola, come consolò Boezio che gli è autore. Or bene: queste qualità di misericordia e pietà sono certo anche in colei in cui è misericordia e pietà. (Par. 33, 19) E nella canzone prima del Convivio, dice della Filosofia:Mira quant'ella èpietosaed umile,saggia e cortese nella sua grandezza,e pensa di chiamarla donna omai.O non ripensa queste parole il Poeta quando fa esclamare al fedele di Maria:Donna, se' tantogrande...In te misericordia, in te pietate,in te magnificenza...?(Par. 33, 13)Non la chiama quiDonnasenz'altro? E poi “saggia„ la dice in quanto a lei chiede la suprema visione. E “umile„ l'ha detta poco prima, e “pietosa„ la afferma con due parole. E “cortese„ la proclama affermando che in lei è magnificenza.La qual magnificenza è non la generale, ma “la spezial cortesia„. (Co. 2, 11) E giova ricordare che molto probabilmente la signora della cortesia,[120]a cui nella Vita Nova Dante chiama misericordia, è la Madonna; non Beatrice, chiamata altrove sì cortese e cortesissima, (VN. 2) ma per la sua somiglianza alla Madonna; la quale è, essa, “donna della cortesia„ come “sire della cortesia„ è Dio.(VN 42) Nella grande preghiera suona: (Par. 33, 16)La tua benignità non pur soccorrea chi domanda, ma molte fiateliberamente al domandar precorre.E noi sappiamo come ella usi nel precorrere la domanda: chiede la Grazia la quale opera nel cuore dello smarrito, infondendogli la speranza. La Donna Gentile si rivolge a Lucia che va a Beatrice. Or bene nel Convivio Dante narra: “Più da sua gentilezza, che da mia elezione, venne ch'io ad essere suo consentissi„. Ella adunque precorse. “Chè passionata di tanta misericordia si dimostrava sopra la mia vedova vita, che gli spiriti degli occhi miei a lei si fêro massimamente amici„. (Co. 2. 1) La espressione della Vita Nova è: “gli occhi miei si cominciaro a dilettare troppo di vederla„. (VN. 37) Nel Convivio riduce la vista a visione, gli occhi a spiriti degli occhi. E non ci è, naturalmente, il “troppo„. Il fatto è che la donna gentile del Convivio è mossa da misericordia, come la Donna Gentile della Comedia: si compianse. La quale a principio del Poema si compiange di lui, e alla fine gl'impetra la visione, dislegandogli ogni nube di sua mortalità. E sì, anche la donna gentile del Convivio, come ha fatta la prima cosa, fa la seconda:Cose appariscon nello suo aspettoche mostran de' piacer del Paradiso,dico negli occhi e nel suo dolce riso.(c. 2, 55)Il che è dichiarato nel comento: “E qui si conviene sapere che gli occhi della sapienzia sono le sue dimostrazioni, colle quali si vede la verità certissimamente;e 'l suo riso sono le sue persuasioni; nelle quali si dimostra la luce interiore della sapienza sotto alcuno velamento; e in queste due si sente quel piacere altissimo di beatitudine, il qual è massimo bene in Paradiso„. (Co. 3, 15) E leggiamo: (Par. 33, 40)Gliocchida Dio diletti e veneratifissi nell'Orator, ne dimostraroquanto i devoti preghi, le son gratiIndi all'eterno lume si drizzaro,nel qual non si de' creder che s'inviiper creatura l'occhio tanto chiaro.Ed io ch'al fine di tutti i disiim'appropinquava, sì com'io dovea,l'ardor del desiderio in me finii.············quasi tutta cessamia visione, ed ancor mi distillanel cor lo dolce che nacque da essa.Provò Dante per certo “quel piacere altissimo di beatitudine, il qual è massimo bene in Paradiso„; e per qual mezzo? Per quelli “occhi„. Per certo Dante ciò che vide e godè in Paradiso, vide e godè sì per gli occhi di Beatrice prima, e sì per gli occhi di Maria dopo. E Beatrice che nella Vita Nova somiglia a Maria, nel Convivio è inclusa in Maria, per ciò che a Maria somigliava.Maria è la sposa dello Spirito Santo. Maria è madre figlia del suo figlio. La Donna Gentile del Convivio, o filosofia o sapienza che dir si voglia, è in Dio “per modo perfetto e vero, quasi per eterno matrimonio„. Ella è “la bellissima e onestissimafiglia dello imperadore dell'universo„. (Co. 3, 12; 2, 16) Ella è “sposa dell'imperadore del cielo„. Ella è “non solamente sposa, ma suora e figlia dilettissima„. Anche suora: e ciò s'intende meglio di Maria che della sapienza; poichè Maria essendo figlia di Dio e madre di Gesù, viene a essere sorella di Gesù che è figlio di Dio. E madre no? la donna gentile, cioè “nobilissima„ (Co. 4, 30) quale è colei che nobilitò l'umana natura? “la luce virtuosissima... i cui raggi fanno i fiori rinfronzire e fruttificare la verace degli uomini nobiltà?„. (Co. 4, 1) Anche madre. Ella (la sapienza) è “madre di tutto qualunque principio„ (al. di tutto madre; qualunque etc), e con lei Iddio cominciò il mondo. (Co. 3, 15) E Dante riporta i detti del libro di sapienza: “Quando Dio apparecchiava li Cieli, io era presente„. Il che, anagogicamente, si può intendere di Maria, (Par. 33, 3)termine fisso d'eterno consiglio;come a lei non si disdicono i versi della canzone: (2, 54, 72)Però fu tal da eterno ordinata:Costei pensò chi mosse l'universo.Così nel poema ella è “lo maggior fuoco„ (Par. 23, 90); e nella canzone (2, 19):Non vede il Sol, che tutto 'l mondo gira,cosa tanto gentil, quanto in quell'orache luce nella parte ove dimorala Donna.....ed (ib. 33)ella luce;e le cose che appariscono nel suo aspetto soverchiano la nostra mente (ib. 60)come raggio di sole un fragil viso;e (ib. 63)sua beltà piove fiammelle di fuoco.Nel poema Maria è (Par. 31, 134, e cfr. 32, 107, 23, 92 e al.)una bellezza, che letiziaera negli occhi a tutti gli altri Santi;una stella, un sole del cui splendore brillano le stelle. Così nella canzone, (2, 23) la donna gentile,ogn'intelletto di lassù la mira.Nel poema (Par. 23, 94)per entro il cielo scese una facella,formata in cerchio a guisa di corona,e cinsela, e girossi intorno ad ella.È l'arcangelo. E nella canzone: (2, 41)Quivi, dov'ella parla, si dechinauno spirto dal ciel... (al. un angelo)Per veder Dio, nel poema si dice che bisogna impetrarne grazia da quella che può aiutare. (Par. 32, 147) Nella canzone si dice e nel comento si spiega (c. 2, 51)che il suo aspetto giovaa consentir ciò che par maraviglia.Onde la nostra fede è aiutata.Nessuna cosa par più maraviglia di ciò che Dante vede, per mezzo di Maria: il mistero della Trinità.Infine, per non dilungarci in cento altri raffronti, Maria è Regina del cielo, e la Donna del Convivio, la filosofia cioè o la sapienza, è “eternale Imperadrice„ “che pernoi drizzare, innostra similitudine venne anoi„. (Co. 3, 15)Così, la Donna gentile del Convivio è, anagogicamente, la Vergine madre di Gesù che è sapienza, e, allegoricamente, è laSapientiao la filosofia; e comprende nell'un modo e nell'altro quella sapienza che nella Vita Nova è figurata in una specie di Madonna terrena, imitatrice della celeste. Dante, nel comento, dichiarò che questa sapienza era già personificata nella donna gentile e giovane e bella molto della Vita Nova; il che non è; ma a lui parve di poter essere creduto; perchè invero misericordiosa e pietosa egli aveva dipinta quella donna, come nel libro di Boezio vide poi misericordiosa la filosofia, e, nella sua religione, misericordiosa sapeva la Vergine madre. Ma, in vero, la pietà della donna gentile egli aveva finta, perchè il suo breve innamoramento fosse quel che egli voleva che fosse: un inganno fugace, dopo il quale tornò subito al suo bene. Nè può stare ciò che altri pensarono, che quell'episodio, svolto nel Convivio, figurasse un traviamento di Dante da Beatrice alla filosofia.[121]Beatrice già figurava lasapienza e rassomigliava a Maria; e la donna gentile rappresenta la sapienza e filosofia, ed è anche, anagogicamente, Maria. Il mutamento è di forma, non di sostanza; anzi è nella cornice e non nel quadro. Che già con le due prime canzoni del Convivio Dante mostra d'aver mutato il proposito che aveva fatto, di narrare una visione nella quale rivedesse Beatrice che lo conducesse per la via della contemplazione. Degli studi fatti per tale visione, egli si giovava in modo diverso, celebrando sì le lodi della sapienza, ma rinunziando all'estasi o all'excessus.Egli si era nel 1295 dedicato alla vita civile e prendeva bensì dai suoi studi, fatti per forse trenta mesi, argomenti a poetare; ma non poteva, certo, narrare un suo proposito di abbandonare la via nella quale appunto allora si era messo.
Intorno all'anno, in cui Dante inscrivendosi nelle arti mostrava di dedicarsi alla vita attiva o civile,va posta la canzoneVoi che intendendo. Che a farlo incamminare per la nuova via fosse stato di alcun momento la venuta, in Fiorenza, di Carlo Martello, mi par probabile. Questi gli dice nel Paradiso: (Par. 8, 55)
Assai m'amasti, ed avesti bene onde;chè, s'io fossi giù stato, io ti mostravadi mio amor più oltre che le fronde.
Assai m'amasti, ed avesti bene onde;chè, s'io fossi giù stato, io ti mostravadi mio amor più oltre che le fronde.
Le fronde sono della pianta, rispetto ai frutti, quel che la promessa è rispetto all'attendere. La natura, dice Dante, “dà alla vite le foglie per difensione del frutto„; (Co. 4, 24) sì che dell'amor di Carlo apparendo le fronde, si doveva argomentare che sarebbero venuti i frutti che elle hanno a difendere. Dante insomma ebbe ad aspettare qualche cosa, e fu di quei fiorentini cui il giovane principe d'Angiò mostrò il suo amore e di cui egli ebbe la grazia. Sembra verosimile che la venuta di quel gran re con la bella compagnia di dugento cavalieri, scotesse Dante che era stato de' feditori a Campaldino, e lo ispirasse a due cose: a far quella canzone per mandarla, forse, a lui, e a voler essere qualcosa nel governo del comune. Le quali due cose sono strettamente unite, perchè la canzone chiaramente mostra il mutamento del proposito che Dante aveva fatto di dedicarsi alla vita dei contemplanti.
Il qual proposito era figurato nell'amore per la donna ch'era a Dante “la speranza dell'eterna beatitudine„. Ebbene nella canzone egli dice che il suo desiderio di morire oexcedere, cioè di andare ove era Beatrice, a' pie' di Dio, era contrastato da un amore, ch'è apparso, e fa fuggir quell'altro. Così èripreso e contradetto con medesime parole e imagini il sonetto ultimo della Vita Nova. In questo un sospiro ch'esce del cuore va su, oltre il primo mobile, cioè nel cielo empireo, che è “lo luogo di quella somma deità„. (Co. 2, 4) Il sospiro che nel sonetto è pur detto “peregrino spirito„, il Poeta spiega poi nella prosa come “penserò, nominandolo per lo nome d'alcuno suo effetto„. (VN. 41) E nella canzone è
un soave pensier, che se ne giamolte fiate a' pie' del vostro Sire.
un soave pensier, che se ne giamolte fiate a' pie' del vostro Sire.
È proprio quel pensiero peregrino, che
giunto là dove disira,vede una donna che riceve onore;(S. 25)
giunto là dove disira,vede una donna che riceve onore;(S. 25)
chè anche quel della canzone
una donna glorïar vedìa;
una donna glorïar vedìa;
e quello parlava, parlava sottile, di quella gentile, ricordando spesso Beatrice, e questo parlava sì dolcemente a Dante di quella donna, “d'un'Angiola che in cielo è coronata„. Ora il pensiero della Vita Nova, nella canzone
trova contraro tal, che lo distrugge.
trova contraro tal, che lo distrugge.
E l'anima piange la fuga del pensiero consolatore.
Qual donna è quella il cui amore è così efficace a mutare il cuor di Dante? Non è certo una donna come le altre. Anche senza leggere il comento, noi messi nell'avviso dalle parole:
Canzone, io credo che saranno radicolor che tua ragione intendan bene,tanto la parli faticosa e forte;
Canzone, io credo che saranno radicolor che tua ragione intendan bene,tanto la parli faticosa e forte;
arguiremmo che il verace intendimento della canzone non è quello che apparisce dalla sua forma amorosa, che è ancora d'obbligo per il Poeta. La donna va interpretata allegoricamente, cioè non è donna proprio. Ella invero, come Dante comenta; nè c'è ragione alcuna di credere ch'egli nel trattato forzi, per sue ragioni, la lettera; è la filosofia. Ora la filosofia Dante sa bene, e a lungo dichiara nel Convivio, essere amor di sapienza e di sapere. (Co. 3, 11 segg.) E in esso trattato e nelle canzoni che vi si comentano, è distinta sovente filosofia ne' suoi elementi, ma non sì da farne due persone. O meglio l'un d'essi, l'amore “ch'è parte di Filosofia„, (ib. 14) è personificato talvolta, ma in guisa, dirò, meglio metaforica che allegorica; anzi meglio filosofica che poetica. Leggasi, per esempio: “Filosofia per suggetto materiale qui ha la sapienza e per forma amore, e per composto dell'uno e dell'altro l'uso di speculazione„. (ib. 14) C'è, sì, nella prima delle canzoni conviviali “uno spiritel d'amor gentile„, e nella seconda “l'amor che... ragiona„, e “move cose„, e ha parlare che “dolcemente sona„; ma, purmenandoesso all'abito dell'arte e della scienzia, non perde mai, se non per un po' di tropo quasi necessario anche a noi, la sua natura d'accidente in sustanzia e di forma di ciò di cui sapienza è materia. Questo fa vedere che Dante, pur filosofando, non ha più in mente di fare, per visione, un cammino in cui, condotto dall'amore o studio personificato, discendendo e ascendendo, riesca a veder la sapienza. Dante ha rinunziato alla mirabile visione.
E senza dubbio. Beatrice nella Vita Nova era trasformata a figurar la sapienza. Ora la sapienzanon è più figurata in lei, bensì, avendo in sè commisto anche l'altro elemento, cioè l'amore, in una donna che Dante omai deve chiamar “donna„. (Co. c. 1, 48) Nel tempo stesso Beatrice torna ad essere quello ch'era nella sua prima giovinezza: un'angiola. (ib. 29)
E questo nome d'intelligenza separata le è dato ora, quand'ella rappresenta qualcosa di materiale in rapporto alla spiritualità dell'altra donna; come allora, che per quanto sublimata a simbolo, era pur donna viva e vera. Questo nome d'angiola, qui e là, è una delle prove più convincenti ch'ella fudonna. Ora, ella è morta e vera; e tutto ciò che prima figurava come simbolo, è passato a questa altra. Tutte e due invero sono umili e spirano umiltà. Nella Vita Nova, Beatrice:
E sì l'umilia ch'ogni offesa oblia. (c. 1, 40)Ogne dolcezza e ogne pensero umilenasce nel core a chi parlar la sente. (s. 11, 9)Ed avea seco umilità verace. (c. 2, 69)Io divenìa nel dolor sì umile,veggendo in lei tanta umiltà formata. (ib. 71)d'umiltà vestuta. (s. 14, 6)La vista sua fa ogni cosa umile. (s. 16, 9)E sì è cosa umil, che nol si crede. (st. 14)luce de la sua umilitatepassò li cieli. (c. 3, 21)fu posta da l'altissimo signorenel ciel de l'umiltate, ov'è Maria. (s. 18, 3)
E sì l'umilia ch'ogni offesa oblia. (c. 1, 40)
Ogne dolcezza e ogne pensero umilenasce nel core a chi parlar la sente. (s. 11, 9)
Ed avea seco umilità verace. (c. 2, 69)
Io divenìa nel dolor sì umile,veggendo in lei tanta umiltà formata. (ib. 71)
d'umiltà vestuta. (s. 14, 6)
La vista sua fa ogni cosa umile. (s. 16, 9)
E sì è cosa umil, che nol si crede. (st. 14)
luce de la sua umilitatepassò li cieli. (c. 3, 21)
fu posta da l'altissimo signorenel ciel de l'umiltate, ov'è Maria. (s. 18, 3)
Nel Convivio, della Donna gentile, che ha preso a Beatrice il posto di Sapienza, si dice:
Mira quant'ella è pietosa ed umile. (c. 1, 46)Miri costei ch'è esemplo d'umiltate. (c. 2, 70)quest'è colei ch'umilia ogni perverso. (c. 2, 71)
Mira quant'ella è pietosa ed umile. (c. 1, 46)
Miri costei ch'è esemplo d'umiltate. (c. 2, 70)
quest'è colei ch'umilia ogni perverso. (c. 2, 71)
Ora questo concetto d'umiltà pertiene a ciò che le donne simboleggiano, alla sapienza, non veramente alla loro natura o parvenza umana. Umiltà e sapienza sono tra loro nella norma in cui sono tra loro superbia e ignoranza. Come Lucifero fu stolto nella superbia sua, perchè esultò in sè, così Maria fu sapiente nella sua umiltà, perchè lo spirito di lei esultò in Dio, donatore di salute;[102]e l'uno fu travolto nel luogo infimo e l'altra fu elevata su tutti i cori degli angeli. Ella èregina caeli, l'altro imperador del doloroso regno. La pacifica oriafiamma è opposta avexilla regis inferni. (Par. 23, 128 e al. 31, 127; Inf. 34, 27 e 1) E superbia e insipienza fu anche di Eva, quando consentì al diavolo; e poi “di nuovo la sapienza empì il cuore e il corpo d'una donna, sì che noi, deformati nell'insipienza mediante una femmina, siamo riformati mediante pure una femmina alla sapienza„.[103]In verità il serpente che sedusse Eva, dicendo, Sarete come Iddii, fu conculcato da Maria che di Dio si professava ancella. Sì: Maria è l'ancilla dei(Pur. 10, 44); e “solo dell'umiltà, ella piena di tutte le virtù, credè di doversi gloriare, come quella che dice: Dio si volse a guardare l'umiltà dell'ancella sua„.[104]Eppure, anzi perciò, è la creaturache invia più chiaro d'ogni altra l'occhio nel lume eterno. (Par. 33, 44)
Or come mai è tanta somiglianza sì dell'angiola e sì della donna (che ormai anche noi abbiamo a chiamarDonna) a Maria?[105]
Invero l'angiola nel sogno di Dante dorme nelle braccia d'Amore. (VN. 3) Maria è la sposa del primo Amore. Quella è gentilissima; questa è nobile più che creatura. Quella “fu distruggitrice di tutti i vizi e reina de le virtudi„. Questa è una stella che “fovet virtutes, excoquit vitia„;[106]ed è posta dal Poeta, dietro S. Bonaventura, come esempio, via via per le cornici del santo monte, delle virtù contrarie ai vizi tutti. Avanti l'angiola fuggono superbia ed ira: (VN. s. 11) Maria, come Gesù che disse, Imparate da me che sono mite e umile di cuore, ha con l'umiltà per virtù precipua la mitezza.[107]L'angiola è meraviglia che si vede nel mondo, è venuta di cielo in terra a miracol mostrare: (VN. c. 1, s. 15) Maria, per usare le parole di Dante, è “baldezza e onore dell'umana generazione„. (Co. 4, 5). Chi ha parlato all'angiola, non può finir male; e Dante nell'ultimo del suo delirio si trova il nome di Beatrice nel cuore: (VN. 23 e c. 2) “sì mi si cessò la forte fantasia entro in quello punto ch'io voleva dire, O Beatrice, benedetta sei tu...„: Maria salva i peccatori nell'ora della morte; nel nome diMaria finisce la parola di chi a Dio si converte. (Pur. 5, 101) Di quelle parole a Beatrice, Dante delirando non riesce a dire che, O Beatrice; così come Buonconte, non dice che, Maria; se avesse potuto continuare, avrebbe anche questi soggiunto: ... benedetta sei tu tra le donne... Maria èmater salutis, è quella che propinò agli uomini e alle donne l'antidoto della salute, è il legno di vita che solo fu degno di portare il frutto di salute.[108]L'angiola era una gentilissima salute che salutava; nelle sue salute abitava la beatitudine dell'amatore; (VN. 11) vedeva ogni salute, chi la vedeva; (s. 16) il saluto di lei era il fine dei desideri di lui; (19) e bene a ragione perchè nel saluto era salute. Maria è madre di carità;[109]di carità nessuno ebbe più di lei;[110]di carità ell'è meridiana face. (Par. 33, 10) Quando l'angiola “apparia da alcuna parte, per la speranza de la mirabile salute neun nemicoall'amatorerimanea, anzigligiugnea una fiamma di caritade...„. Ma che? Maria è “giuso intra i mortali... di speranza fontana vivace„. E che è l'angiola se non la speranza, che i beati non hanno, come dice anche per bocca di Bernardo chiaramente Dante, e che Dio lascia in terra?[111]Dice invero Bernardo che nel cielo è ardente carità, non speranza, che è quaggiù tra quelli che hanno a morire. Maria, udite... “non sapeva ella che Gesù sarebbe morto? E senza alcun dubbio. E non sperava ella che sarebbe risorto subito? E con fede. E così ella si dolse che fosse crocifisso? E quanto! Ciò fueffetto di carità, ch'ell'ebbe quanta nessun altro„.[112]Ricordate il ragionamento di Dante, sul dolore di Beatrice alla morte del genitore?[113]“Manifesto è, che questa donna fue amarissimamente piena di dolore„. E Maria, o Signore,mater tua, imo martyr tua... quamamareflebat, quamamaredolebat! Nec mirum...„[114]Lo stesso problema si propongono il fedele di Beatrice e il fedele di Maria, a proposito della loro donna odomina! L'angiola è unafilia, come Maria è unamater(e tuttavia ell'è figlia del suo figlio!)dolorosa. E la figlia dolorosa piange pietosamente (la parolapietàtorna a ogni momento e val quantocharitas), e “sì che quale la mirasse dovrebbe morire di pietade„; e Dante piange pur non avendola veduta piangere, e le donne si maravigliano: (VN. 22 s. 12 e 13)
Lascia piangere a noi e triste andare(e' fa peccato chi mai ne conforta),che nel su' pianto l'udiamo parlare.Ell'ha nel viso la pietà sì scorta...
Lascia piangere a noi e triste andare(e' fa peccato chi mai ne conforta),che nel su' pianto l'udiamo parlare.
Ell'ha nel viso la pietà sì scorta...
Ricordate loStabat Mater? Nel passo di Dante echeggiano le parole di quella lamentazione:
Quis est homo qui non fleret?
Quis est homo qui non fleret?
E specialmente le parole “e' fa peccato chi mai ne conforta„, sono l'applicazione di tali altre:
Fac me tecum pie flere...Et me tibi sociarein planctu desidero...Fac me tecum plangere.
Fac me tecum pie flere...Et me tibi sociarein planctu desidero...Fac me tecum plangere.
È un dolore necessario e santo; consolarsene è far peccato. Or quando vediamo tanta somiglianza di dolore e di effetti di dolore, non crediamo più che sia mera formula quella con cui Dante inizia il capitolo: “sì come piacque al glorioso Sire, lo quale non negoe la morte a sè„. Nè crediamo che abbiano il solito senso umano la parolalodaelaudaelaudare, così spesso adoperate a proposito di Beatrice; nè crediamo che la beatitudine di Dante la quale era “in quelle parole che lodano la donnasua„, fosse qualcosa di terreno. (VN. 18) La lauda di Beatrice somiglia alle laudi di Maria; e qual sorta di beatitudine sia nel recitare le laudi della Vergine, ognun sa.
Ma Beatrice, come nel dolore, così nella gloria assomiglia a Maria. Dante vedeva
li angeli che tornavan suso in cielo,ed una nuvoletta avean davanti,dopo la qual gridavan tutti: — Osanna —e se altro avesser detto, a voi dirèlo.
li angeli che tornavan suso in cielo,ed una nuvoletta avean davanti,dopo la qual gridavan tutti: — Osanna —e se altro avesser detto, a voi dirèlo.
Beatrice è così assunta in cielo, come Maria. E noi possiamo dichiarare quel verso, che può sembrare ad alcuno posto per la rima: “e se altro avesser detto, a voi dirèlo„. Dante vuol dire che non sonavano intorno all'assunta se non voci di gioia. Perchè potrebbe parer ragionevole, che qualche voce di pianto s'udisse dalla terra. Ma continuerò con le parole del fedele di Maria: “Meritamente risuonanegli eccelsi l'azion di grazie e la voce della lauda; ma noi pare che dobbiamo piuttostoplangerecheplaudere... Ma cessi la nostra querela, perchè nemmen noi abbiamo qui la nostra stabile città... È degno che pur nell'esilio, anche sulle fiumane di Babilonia, noi ci ricordiamo di lei, comunichiamo delle sue gioie, partecipiamo della sua letizia... Ci ha preceduti la regina nostra, preceduti, e tanto gloriosamente fu accolta, perchè con fiducia i poveri servi seguano la Donna, gridando: Portaci dietro te!...„[115]Così Dante vuol andar con Beatrice, vuol morire, invoca la morte, e dice
guardando verso l'alto regno:Beato, anima bella, chi ti vede.
guardando verso l'alto regno:Beato, anima bella, chi ti vede.
E beato si reputò sempre, e dice a ogni tratto d'essere, per opera di quella beatrice. E Amore gli diceva lietamente nel cuore: “Pensa di benedicere lo dì che io ti presi, però che tu lo dei fare„. E a lui pareva d'avere il cuore sì lieto, che non gli pareva il suo cuore. (VN. 24). E a me vengono in mente le parole di Maria: “Magnificat anima mea Dominum. Et exsultavit spiritus meus... ex hoc beatam me dicent omnes generationes. Quia fedi mihi magna„. È Dante che benedice, ma con le parole di Maria, queldominusche è Amore (VN. 3), per nozze che l'anima sua fece con Amore. (ib. 1)
Queste nozze per le quali l'anima “fu a lui sì tosto dispensata„, quest'amore di Dante per Beatrice, ha come l'ispirazione dalle nozze dello Spirito Santo con Maria.[116]Non c'è dubbio. Tra Maria eBeatrice è amistà, oltre che somiglianza. La gentilissima sovente, si può credere, “sedea in parte ove s'udiano parole de la reina de la gloria„; (VN. 5) Maria “fue in grandissima reverenzia ne le parole di questa Beatrice beata„; (VN. 28) Beatrice era piena di “grazia„, come Maria; (VN. 26) Beatrice veduta “tra le donne„ è cagione d'ogni salute; (s. 16) Beatrice va a gloriare “sotto la 'nsegna di quella reina benedetta„; (VN. 28) sale “nel ciel de l'umiltate ov'è Maria„. (s. 18).
È simile a Maria; non è Maria. Ora se Beatrice figura anche la sapienza, che cosa sarà figurato in Maria? Una sapienza, certo, superiore a pur questa, che pure consiste nella contemplazione di Dio. In vero, nella Comedia c'è qualcuna che è migliore di Beatrice e che a lei sottentra all'ultimo, quando a Dante non resta che contemplare il più sublime dei misteri. Dante è nel cielo empireo, dove vede la candida rosa; e si volge per domandare la sua donna di cose di che la sua mente è sospesa. (Par. 31, 55). Come nella divina foresta, all'apparir di Beatrice, si volge per dire alcunchè a Virgilio, e Virgilio non c'è più; (Pur. 30, 43) così nell'empireo cielo non vede più presso a sè Beatrice. Presso a lui è il fedele di Maria, Bernardo; è il Virgilio di lassù, questo santo, che lo conduce ad aver la grazia da un'altra e maggior Beatrice, di drizzar gli occhi al primo Amore. (Par. 32, 142) Se Beatrice è la sapienza. Maria che cosa è?
Il Convivio ci ammaestra. “Filosofia è uno amoroso uso di sapienza; il quale massimamente è in Dio, perocchè in lui è somma sapienza e sommo amore e sommo atto, che non può essere altrove,se non in quanto da esso procede. È adunque la divina Filosofia della divina essenzia, perocchè in essa non può essere cosa alla sua essenzia aggiunta; ed è nobilissima, perocchè nobilissima essenzia è la divina, e in lui per modo perfetto e vero, quasi per eterno matrimonio: nell'altre Intelligenzie è per modo minore, quasi come druda, della quale nullo amadore prende compiuta gioia, ma nel suo aspetto contentane la sua vaghezza„. (Co. 3, 12)
Ebbene: par probabile che codesta gradazione di amoroso uso di sapienza sia nella Comedia simboleggiato in Maria e Beatrice. Invero Maria è l'unica sposa dello Spirito Santo; (Pur. 20, 97) Beatrice è l'amanza del primo amante: (Par. 4, 118) la quale espressione ricorda quella del Convivio e le equivale; poichè certo non significa ella che Dio non possiede perfettamente la sapienza simboleggiata in Beatrice, ma che essa è della sapienza divina parte minore, per noi, che quella che è simboleggiata nella sposa di Dio.
La filosofia nel Convivio è dunque forse anche Maria? Nel fatto Dante ci ammonisce che in esso trattato non sono soltanto i due sensi litterale e allegorico, ma anche il morale e l'anagogico, de' quali “talvolta... toccheràincidentemente, come a luogo e a tempo si converrà„. (Co. 2, 1) Ora per questo sensospiritualeper il quale una scrittura “significa delle superne cose dell'eternale gloria„, la Donna può ben significare Maria, senza contradire il trattatista che la dichiara allegoricamente per filosofia. E noi vediamo ch'ella assomiglia all'angiola della Vita Nova, in quanto questa assomiglia a Maria, e che assomiglia pure a Maria, quale è descrittanella Comedia. S'è già detto ch'ella è umile come e Beatrice e Maria. Ma c'è ben altro. “Vede perfettamente ogne salute„ chi vede Beatrice “tra le donne„: (VN. s. 16) Ebbene è nel Convivio:
Chi veder vuol la salutefaccia che gli occhi d'esta donna miri.(Co. c. 1).
Chi veder vuol la salutefaccia che gli occhi d'esta donna miri.(Co. c. 1).
Beatrice è maraviglia e miracolo: della donna del Convivio si potrà vedere
di sì alti miracoli adornezzache tu dirai...
di sì alti miracoli adornezzache tu dirai...
Sentiamo anzi ciò che l'anima dirà:
Amor, Signor verace,ecco l'ancella tua; fa che ti piace.
Amor, Signor verace,ecco l'ancella tua; fa che ti piace.
È la risposta di Maria all'angelo:ecce ancilla domini: fiat mihi secundum verbum tuum. Dante pensava a Maria, nel cantare degli effetti della Donna. Così come il salutare di Beatrice nella Vita Nova è ricordo della salutazione angelica, che fece beata Maria:ex hoc beatam me dicent...Di che è sicura prova questo passo: “Quando questa gentilissima salute salutava, non che Amore fosse tal mezzo, che potesseobumbrarea me la intollerabile beatitudine, ma...„ La qual parolaobumbrareè presa dal racconto di Luca evangelista:Spiritus sanctus superveniet in te et virtus Altissimiobumbrabittibi.[117]E che si tratti del medesimo concetto, riuscirà chiaro leggendo in SanBernardo: “L'ombra del Cristo ritengo sia la carne di lui, della quale fuobumbratoanche a Maria, affinchè per il suo riparo (eius obiectu) il fervore e splendore dello Spirito fosse a lei temperato„.[118]Dante traduceobiectuscon “mezzo„, e rende con le parole “intollerabile beatitudine„ quel fervore e splendore soverchio che occorreva temperare. In questi ricordi non è sola associazione d'idee, ma vera riproduzione di quel dolce e misterioso dramma. L'anima è salutata dall'angelo o dall'angiola; e in ciò l'anima stessa è una specie di Maria; ma chi saluta l'anima è pure una specie di Maria, e l'Amore è lo spirito (uno spirito d'Amore, o spiritel d'amore) che sopravviene. Sapiente invero (per chiarire sì fatto intreccio mistico), sapiente, cioè come Maria, divien l'anima per il sopravvenire dell'amor della sapienza, la quale sapienza è una specie di Maria. Maria rende Maria, la sapienza rende sapiente. Così l'anima, nel Convivio, risponde,Ecce ancilla tua, a quell'Amore, a quello spirito d'Amore, che nella Vita Nova obumbra all'amatore l'intollerabile beatitudine.
E nella Vita Nova all'apparire dell'angiola, lo spirito de la vita “cominciò a tremar sì fortemente che apparia ne li menimi polsi orribilmente„; (VN. 1) e si può dire che egli non cessi mai di tremare; e Dante sarebbe già sin dal principio apparso “vile„ come sin dal primo saluto gli diceva Guido, se ciò che ho ragionato è vero;[119]e come certo apparve a sè stesso dopo la morte di Beatrice, quando temeva“di non mostrare la suavilevita„ (VN. 35); e nel Convivio la donna lo signoreggia in modo che “'l cor ne trema sì che fuori appare„; (c. 1, 22) e uno spiritel d'Amore gli dice:
Questa bella donna, che tu sentiha trasmutata in tanto la tua vita,che n'hai paura, sì se' fatta vile.(c. 1, 43)
Questa bella donna, che tu sentiha trasmutata in tanto la tua vita,che n'hai paura, sì se' fatta vile.(c. 1, 43)
E molte sono le espressioni di lode che sono o simili o uguali tra l'angiola e la Donna. A me basti ricordare che anche della Donna il Poeta vuol dire “la loda„, (Co. c. 2, 15) e che da lei discende
un spirito gentilech'è creatore d'ogni pensier buono;(ib. 64)
un spirito gentilech'è creatore d'ogni pensier buono;(ib. 64)
e che i suoi sguardi
rompon come tuonogl'innati vizii che fanno altrui vile;(ib. 66)
rompon come tuonogl'innati vizii che fanno altrui vile;(ib. 66)
e ch'ella
è colei ch'umilia ogni perverso;(ib. 71)
è colei ch'umilia ogni perverso;(ib. 71)
cioè, come il Poeta dichiara, “volge dolcemente chi fuori dal debito ordine è piegato„ (Co. 3, 15). Così Beatrice è reina delle virtù, distruggitrice d'ogni vizio, dolce ispiratrice di perdono.
E la Donna somiglia a Maria della Comedia. Già nel Poema Maria è chiamata Donna gentile. (Inf. 2, 94) Inoltre, sebbene non possa essere che Dante quando scriveva nella Vita Nova della “gentile donna giovane e bella molto„, (35) pensasse aMaria, tuttavia si deve credere che la pietà e misericordia che nel libello le attribuisce, suggerisse poi al trattatista del Convivio il pensiero di dichiararla l'imagine della filosofia, che lo consola, come consolò Boezio che gli è autore. Or bene: queste qualità di misericordia e pietà sono certo anche in colei in cui è misericordia e pietà. (Par. 33, 19) E nella canzone prima del Convivio, dice della Filosofia:
Mira quant'ella èpietosaed umile,saggia e cortese nella sua grandezza,e pensa di chiamarla donna omai.
Mira quant'ella èpietosaed umile,saggia e cortese nella sua grandezza,e pensa di chiamarla donna omai.
O non ripensa queste parole il Poeta quando fa esclamare al fedele di Maria:
Donna, se' tantogrande...In te misericordia, in te pietate,in te magnificenza...?(Par. 33, 13)
Donna, se' tantogrande...In te misericordia, in te pietate,in te magnificenza...?(Par. 33, 13)
Non la chiama quiDonnasenz'altro? E poi “saggia„ la dice in quanto a lei chiede la suprema visione. E “umile„ l'ha detta poco prima, e “pietosa„ la afferma con due parole. E “cortese„ la proclama affermando che in lei è magnificenza.
La qual magnificenza è non la generale, ma “la spezial cortesia„. (Co. 2, 11) E giova ricordare che molto probabilmente la signora della cortesia,[120]a cui nella Vita Nova Dante chiama misericordia, è la Madonna; non Beatrice, chiamata altrove sì cortese e cortesissima, (VN. 2) ma per la sua somiglianza alla Madonna; la quale è, essa, “donna della cortesia„ come “sire della cortesia„ è Dio.(VN 42) Nella grande preghiera suona: (Par. 33, 16)
La tua benignità non pur soccorrea chi domanda, ma molte fiateliberamente al domandar precorre.
La tua benignità non pur soccorrea chi domanda, ma molte fiateliberamente al domandar precorre.
E noi sappiamo come ella usi nel precorrere la domanda: chiede la Grazia la quale opera nel cuore dello smarrito, infondendogli la speranza. La Donna Gentile si rivolge a Lucia che va a Beatrice. Or bene nel Convivio Dante narra: “Più da sua gentilezza, che da mia elezione, venne ch'io ad essere suo consentissi„. Ella adunque precorse. “Chè passionata di tanta misericordia si dimostrava sopra la mia vedova vita, che gli spiriti degli occhi miei a lei si fêro massimamente amici„. (Co. 2. 1) La espressione della Vita Nova è: “gli occhi miei si cominciaro a dilettare troppo di vederla„. (VN. 37) Nel Convivio riduce la vista a visione, gli occhi a spiriti degli occhi. E non ci è, naturalmente, il “troppo„. Il fatto è che la donna gentile del Convivio è mossa da misericordia, come la Donna Gentile della Comedia: si compianse. La quale a principio del Poema si compiange di lui, e alla fine gl'impetra la visione, dislegandogli ogni nube di sua mortalità. E sì, anche la donna gentile del Convivio, come ha fatta la prima cosa, fa la seconda:
Cose appariscon nello suo aspettoche mostran de' piacer del Paradiso,dico negli occhi e nel suo dolce riso.(c. 2, 55)
Cose appariscon nello suo aspettoche mostran de' piacer del Paradiso,dico negli occhi e nel suo dolce riso.(c. 2, 55)
Il che è dichiarato nel comento: “E qui si conviene sapere che gli occhi della sapienzia sono le sue dimostrazioni, colle quali si vede la verità certissimamente;e 'l suo riso sono le sue persuasioni; nelle quali si dimostra la luce interiore della sapienza sotto alcuno velamento; e in queste due si sente quel piacere altissimo di beatitudine, il qual è massimo bene in Paradiso„. (Co. 3, 15) E leggiamo: (Par. 33, 40)
Gliocchida Dio diletti e veneratifissi nell'Orator, ne dimostraroquanto i devoti preghi, le son gratiIndi all'eterno lume si drizzaro,nel qual non si de' creder che s'inviiper creatura l'occhio tanto chiaro.Ed io ch'al fine di tutti i disiim'appropinquava, sì com'io dovea,l'ardor del desiderio in me finii.············quasi tutta cessamia visione, ed ancor mi distillanel cor lo dolce che nacque da essa.
Gliocchida Dio diletti e veneratifissi nell'Orator, ne dimostraroquanto i devoti preghi, le son grati
Indi all'eterno lume si drizzaro,nel qual non si de' creder che s'inviiper creatura l'occhio tanto chiaro.
Ed io ch'al fine di tutti i disiim'appropinquava, sì com'io dovea,l'ardor del desiderio in me finii.
············
quasi tutta cessamia visione, ed ancor mi distillanel cor lo dolce che nacque da essa.
Provò Dante per certo “quel piacere altissimo di beatitudine, il qual è massimo bene in Paradiso„; e per qual mezzo? Per quelli “occhi„. Per certo Dante ciò che vide e godè in Paradiso, vide e godè sì per gli occhi di Beatrice prima, e sì per gli occhi di Maria dopo. E Beatrice che nella Vita Nova somiglia a Maria, nel Convivio è inclusa in Maria, per ciò che a Maria somigliava.
Maria è la sposa dello Spirito Santo. Maria è madre figlia del suo figlio. La Donna Gentile del Convivio, o filosofia o sapienza che dir si voglia, è in Dio “per modo perfetto e vero, quasi per eterno matrimonio„. Ella è “la bellissima e onestissimafiglia dello imperadore dell'universo„. (Co. 3, 12; 2, 16) Ella è “sposa dell'imperadore del cielo„. Ella è “non solamente sposa, ma suora e figlia dilettissima„. Anche suora: e ciò s'intende meglio di Maria che della sapienza; poichè Maria essendo figlia di Dio e madre di Gesù, viene a essere sorella di Gesù che è figlio di Dio. E madre no? la donna gentile, cioè “nobilissima„ (Co. 4, 30) quale è colei che nobilitò l'umana natura? “la luce virtuosissima... i cui raggi fanno i fiori rinfronzire e fruttificare la verace degli uomini nobiltà?„. (Co. 4, 1) Anche madre. Ella (la sapienza) è “madre di tutto qualunque principio„ (al. di tutto madre; qualunque etc), e con lei Iddio cominciò il mondo. (Co. 3, 15) E Dante riporta i detti del libro di sapienza: “Quando Dio apparecchiava li Cieli, io era presente„. Il che, anagogicamente, si può intendere di Maria, (Par. 33, 3)
termine fisso d'eterno consiglio;
termine fisso d'eterno consiglio;
come a lei non si disdicono i versi della canzone: (2, 54, 72)
Però fu tal da eterno ordinata:Costei pensò chi mosse l'universo.
Però fu tal da eterno ordinata:Costei pensò chi mosse l'universo.
Così nel poema ella è “lo maggior fuoco„ (Par. 23, 90); e nella canzone (2, 19):
Non vede il Sol, che tutto 'l mondo gira,cosa tanto gentil, quanto in quell'orache luce nella parte ove dimorala Donna.....
Non vede il Sol, che tutto 'l mondo gira,cosa tanto gentil, quanto in quell'orache luce nella parte ove dimorala Donna.....
ed (ib. 33)
ella luce;
ella luce;
e le cose che appariscono nel suo aspetto soverchiano la nostra mente (ib. 60)
come raggio di sole un fragil viso;
come raggio di sole un fragil viso;
e (ib. 63)
sua beltà piove fiammelle di fuoco.
sua beltà piove fiammelle di fuoco.
Nel poema Maria è (Par. 31, 134, e cfr. 32, 107, 23, 92 e al.)
una bellezza, che letiziaera negli occhi a tutti gli altri Santi;
una bellezza, che letiziaera negli occhi a tutti gli altri Santi;
una stella, un sole del cui splendore brillano le stelle. Così nella canzone, (2, 23) la donna gentile,
ogn'intelletto di lassù la mira.
ogn'intelletto di lassù la mira.
Nel poema (Par. 23, 94)
per entro il cielo scese una facella,formata in cerchio a guisa di corona,e cinsela, e girossi intorno ad ella.
per entro il cielo scese una facella,formata in cerchio a guisa di corona,e cinsela, e girossi intorno ad ella.
È l'arcangelo. E nella canzone: (2, 41)
Quivi, dov'ella parla, si dechinauno spirto dal ciel... (al. un angelo)
Quivi, dov'ella parla, si dechinauno spirto dal ciel... (al. un angelo)
Per veder Dio, nel poema si dice che bisogna impetrarne grazia da quella che può aiutare. (Par. 32, 147) Nella canzone si dice e nel comento si spiega (c. 2, 51)
che il suo aspetto giovaa consentir ciò che par maraviglia.Onde la nostra fede è aiutata.
che il suo aspetto giovaa consentir ciò che par maraviglia.Onde la nostra fede è aiutata.
Nessuna cosa par più maraviglia di ciò che Dante vede, per mezzo di Maria: il mistero della Trinità.Infine, per non dilungarci in cento altri raffronti, Maria è Regina del cielo, e la Donna del Convivio, la filosofia cioè o la sapienza, è “eternale Imperadrice„ “che pernoi drizzare, innostra similitudine venne anoi„. (Co. 3, 15)
Così, la Donna gentile del Convivio è, anagogicamente, la Vergine madre di Gesù che è sapienza, e, allegoricamente, è laSapientiao la filosofia; e comprende nell'un modo e nell'altro quella sapienza che nella Vita Nova è figurata in una specie di Madonna terrena, imitatrice della celeste. Dante, nel comento, dichiarò che questa sapienza era già personificata nella donna gentile e giovane e bella molto della Vita Nova; il che non è; ma a lui parve di poter essere creduto; perchè invero misericordiosa e pietosa egli aveva dipinta quella donna, come nel libro di Boezio vide poi misericordiosa la filosofia, e, nella sua religione, misericordiosa sapeva la Vergine madre. Ma, in vero, la pietà della donna gentile egli aveva finta, perchè il suo breve innamoramento fosse quel che egli voleva che fosse: un inganno fugace, dopo il quale tornò subito al suo bene. Nè può stare ciò che altri pensarono, che quell'episodio, svolto nel Convivio, figurasse un traviamento di Dante da Beatrice alla filosofia.[121]Beatrice già figurava lasapienza e rassomigliava a Maria; e la donna gentile rappresenta la sapienza e filosofia, ed è anche, anagogicamente, Maria. Il mutamento è di forma, non di sostanza; anzi è nella cornice e non nel quadro. Che già con le due prime canzoni del Convivio Dante mostra d'aver mutato il proposito che aveva fatto, di narrare una visione nella quale rivedesse Beatrice che lo conducesse per la via della contemplazione. Degli studi fatti per tale visione, egli si giovava in modo diverso, celebrando sì le lodi della sapienza, ma rinunziando all'estasi o all'excessus.
Egli si era nel 1295 dedicato alla vita civile e prendeva bensì dai suoi studi, fatti per forse trenta mesi, argomenti a poetare; ma non poteva, certo, narrare un suo proposito di abbandonare la via nella quale appunto allora si era messo.