XIV.LA PIETRANel commiato della seconda canzone del Convivio, nella quale, come nella precedente, si parla di una Donna gentile che è allegoricamente la filosofia e anagogicamente la Vergine madre, si legge:Canzone, e' par che tu parli contraroal dir d'una sorella che tu hai;chè questa donna, che tant'umil fai,ella la chiama fera e disdegnosa.E il Poeta insegna alla Canzone, come scusarsi col dire che la donna non era orgogliosa, ma pareva. Nel comento così narra e ragiona: “Veramente l'ultimo Verso, che per Tornata è posto, per la litterale sposizione assai leggermente qua si può ridurre, salvo in tanto quanto dice che io lì chiamai questa donna fera e disdegnosa. Dov'è da sapere che dal principio essa Filosofia parea a me, quanto dalla parte del suo corpo (cioè sapienzia), fiera, che non mi ridea, in quanto le sue persuasioni ancora non intendea; e disdegnosa, che non mi volgea l'occhio, cioè, ch'io non potea vedere le sue dimostrazioni. E di tutto questo il difetto era dal mio lato: e per questo, e per quello che nella sentenzia litterale è dato, è manifesta l'allegoria della Tornata„. (Co. 3, 15)Ora a noi parrà soverchio questo chiamar “fera e disdegnosa„ quella che, anagogicamente, è la Madonna. E più ci parrà, se leggiamo la ballata che, verosimilmente, è riconosciuta per la “sorella„ della canzone. Leggiamo in vero: (Ca. 6, 9)Voi che sapete ragionar d'Amore,udite la Ballata mia pietosa,che parla d'una donna disdegnosa,la qual mi ha tolto il cor per suo valore.Tanto disdegna qualunque la mira,che fa chinare gli occhi per paura;che d'intorno da' suoi sempre si girad'ogni crudelitate una pintura.············Par ch'ella dica: io non sarò umileverso d'alcun, che negli occhi mi guardi············Io non spero che mai per sua pietatedegnasse di guardare un poco altrui:così è fera donna in sua beltatequesta, che sente Amor negli occhi sui.············Disdegnosa la Donna, la cui benignità precorre al domandare? crudele e spietata la Donna in cui è, se mai in persona, misericordia e pietà? Non umile verso d'alcuno, la Donna umile ed alta più che creatura? Qualcuno certo rigetterà subito i miei raffronti, e dirà: Non può essere; hai sognato! Eppure anche fermandoci all'allegoria, che dico? anche non andando più in là della lettera, dobbiamo trovare dello strano e del contradditorio in questo chiamar fera e disdegnosa la donna gentile che, come leggiamo nella Vita Nova, lo riguardava “sì pietosamente, quanto a la vista, che tutta la pietà parea in lei accolta„; (VN. 35) che, come leggiamo nel Convivio, “passionata di tanta misericordia si dimostrava sopra ladi luivedova vita, che gli spiriti degli occhisuoia lei si fero massimamente amici„. (Co. 2, 2) Ma ognun dirà che tali sono le contraddizioni dell'amore, e che nell'amore la donna oggi par buona, domani cattiva, ora dolce ora amara. E, quanto all'allegoria, ognun converrà nel ritener giusta la ragione che Dante assegna della fierezza e del disdegno, che gli mostrò alcuna volta la filosofia, sebbene a principio non fosse che una pia consolatrice. E dovrebbe anche ognuno convenire che tali composizionipolisenseè malagevole condurre sì che tutti i sensi riescono al pari congruenti e condecenti. E sol che abbia data un'occhiata ai libri dei mistici, vorrà consentire... Mail consenso d'ognuno ha da venire dopo ben più difficili prove.A questa medesima donna, o ad altra, in altre poesie fa la medesima accusa. Queste poesie sono tre canzoni:Così nel mio parlar,Amor tu vedi ben(una sestina doppia),Io son venuto; tre sestine:Al poco giorno,Amor mi mena,Gran nobiltà; un sonetto:E' non è legno. Che esse, tutte, debbano interpretarsi come allegoriche, non credo abbia opinato alcuno: in parte, sì.[122]A considerarle, in genere, come forti espressioni d'un amore ardente, sono i più condotti da un tal quale compiacimento, di vedere il mistico viatore dibattersi sotto l'impero d'una passione umanamente vera. E questi non considerano che se Dante ha pur destinata una passion di amore a figurare un concetto filosofico, egli ha nell'animo suo, o memore o consapevole, trovate le note quasi selvaggie per esprimere a quel modo quella passione. E dunque le ragioni del compiacimento rimarrebbero uguali. Ma insomma i più, dimenticando affatto Santa Teresa e San Francesco e tanti altri santi misticamente innamorati, non ammettono che queste poesie possano o debbano interpretarsi allegoricamente e anagogicamente; e perciò assegnarsi alla medesima ispirazione, che dettò le altre canzoni del Convivio.Un'idea congiunge tra loro tutte queste poesie; un'idea di durezza e freddezza espressa con la parola “pietra„. Quest'idea le congiunge alla seconda canzone conviviale, o a dir meglio alla ballata o a quellaqualunque poesia, che è “sorella„ della canzone, e che chiama fera e disdegnosa la donna gentile. E tuttavia si potrebbe rimanere in dubbio, perchè rare sono le donne che a volte non sembrino fiere, e rari gli amori in cui elle non si mostrino, una volta o l'altra, disdegnose. Ma la parola “pietra„, con la quale è espressa l'idea di durezza e freddezza, e ferità e disdegno, vince quel dubbio. Ma, ciò che saprà molto agro a principio, nella parola “pietra„ queste poesie pietrose si convengono con la canzoneAmor che nella mente, non tanto per ciò che la donna è là litteralmente e allegoricamente, quanto per ciò che anagogicamente significa. Sì: le poesie pietrose vanno interpretate filosoficamente, perchè “pietra„ è la Vergine Maria.Per vero S. Bernardo, grande autore di Dante, spiega il detto di Isaia,[123]Emitte Agnum de petra deserti, così: “Tagliapietradapietra: il santo e inviolabile sia prodotto dalla virginità santa e inviolata„. E continua: “Sepietraè Cristo, come dice l'Apostolo,[124]non è la Madre d'altro genere che il Figliuol suo, poichè anch'essa è intesa col nome dipietra„.[125]E questo nome trova l'Abate di Chiaravalle, che a Maria ben si confà. “O non rettamente è chiamata pietra colei che ver l'amore della interezza era ferma di suo proposito, salda di suo affetto, e anche per il senso stesso contro la lusinga del peccato era al tutto insensibile e pietrosa (lapidea)?„[126]Non altrimenti di tal sua donna dice Dante:Così nel mio parlar voglio esser asprocom'è negli atti questa bella pietra,la quale ognora impetramaggior durezza e più natura cruda;e veste sua persona d'un diasprotal, che per lui, o perch'ella s'arretra,non esce di faretrasaetta, che giammai la colga ignuda:(Ca. c. 9)nella dura pietrache parla e sente come fosse donna.(Ca. sest. 1)com'una donnache fosse fatta d'una bella pietra.(Ca. c. 10)la mente mia ch'è più dura che pietrain tener forte immagine di pietra.(Ca. c. 11)Quest'ultima coppiola di versi (nonchè il primo passo riferito) ci mostra uno svolgimento della prima concezione. La donna è pietra (sentecome una pietra) nel mostrarsi insensibile verso l'amatore, che a sua volta è pietra nell'amarla.(Amor) m'ha serrato tra piccoli collipiù forte assai che la calcina pietra.(Ca. sest. 1)Ed io, che son costante più che pietra...talchè mi giunse al core, ov'io son pietra...sì ch'ella non mi meni col suo freddocolà, dov'io sarò di morte freddo.(Ca. c. 10)(Di me) saranne quello, ch'è d'un uom di marmo,se in pargoletta fia per cuore un marmo.(Ca. c. 11)La qual parola,pargoletta, confrontata ai versi dolcissimi,Io mi son pargoletta bella e nuova············Io fui del cielo, e tornerovvi ancora············Queste parole si leggon nel visod'un'Angioletta che c'è apparita;(Ca. b. 8)noi dobbiamo interpretare pervergineoverginetta. Derivato pur da questa concezione è il principio del sonettoE' non è legno:E' non è legno di sì duri nocchi,nè anco tanto dura alcuna pietra,ch'esta crudel...non vi mettesse amor co' suoi begli occhi.Il qual pensiero già il Dionisi vedeva conforme a ciò che il Poeta dice nel Convivio (2, 1), che alberi son gli uomini che non hanno vita di scienza e d'arte, e pietre coloro “che non hanno vita ragionevole di scienza alcuna, chè sono quasi come pietre„.Intorno a ciò, riassumo e in parte traduco qualche pagina di S. Bernardo,[127]Beato l'uomo che non solo trova, ma conserva lasapienza. Chi s'allontana dalla sapienza, una volta trovata, è segno che non ha radici da cui sia tenuto. E in che modo potrà metter radici, se non dimora? Qual pianta mai si radica, se non resta dove fu confitta? Quelli che perdon pazienza, non tarderanno a gittar la sapienza! “Or che cosa li offenda, l'ha detto avanti la scrittura,quando dice:Quasi lapidis virtus probatio erit in illis. Urtarono nel sasso dell'offensione e nella pietra dello scandalo, mentre la provata virtù di quella rimproverava e ammaestrava gli insipienti, e provava le loro menti, ed essila virtù della sapienzadicevano che eradurezza di pietra, e se la prendevano con tutto, con la disciplina, col viso, col parlare, come fosser duri. Duro è, dicono, questo parlare.[128]Sia: il parlare è duro: che forse non è verace? La pietra è dura: che forse non è preziosa? E perchè la verità è a te dura, se non per la durezza del cuor tuo? Se il core ti s'ammollisse di pietà, più a te piacerebbe la saldezza della verità, che la vanità della menzogna o l'olio dell'adulazione!„Sin qui noi vediamo come Dante, dopo aver chiamatapietrala donna che rappresenta lasapienza, dicesse di diventar pietra anch'esso, perchè nell'amarla egli era non tanto radicato come un albero quanto saldo e immobile come un sasso; e si preparasse, per un altro verso, a spiegare, comentando, come esso e il suo cuore erano veramente pietra e marmo,[129]non la sapienza pargoletta, o ancor acerba per lui.[130]Ma vediamo ora il senso anagogico, se persiste.“Duro è, dicevano, codesto parlare, perchè per loro la prova della sapienza era come virtù di pietra; e perciò non tardarono a gettarla e a ritornarsene addietro. Nè per altra ragione riprovarono lapietra preziosa ed eletta da Dio, che per ciò che la crederono dura,ed era per verità pietra il Cristo, ma per la virtù non per la durezza. Era pietra, ma tal che si poteva convertire, anzi si converse in istagni e fonti d'acque, quando trovò molli e umili i cuori dei fedeli, in cui sgorgare; chè anche cotestoro che così presto urtati da quella cotale specie di durezza, se ne andarono, avrebbero anch'essi forse bevuto, con quelli, da quella Pietra che li seguiva, avrebbero bevuto fiumi di acque vive...„ E così il mistico continua predicando felice Simon Barjona (che doveva esser chiamato Pietro), il quale volle rimaner col Cristo; e si volge ai confratelli chiamando felici anche loro, se persevereranno nella sapienza, essi “che si inscrissero nella disciplina della sapienza e nella scuola della filosofia cristiana„, per duro che sia il parlar di lei, per duro che sia ciò che ella ingiunge, per duri che siano i rimbrotti che ella fa. E conclude questo punto con parole che s'hanno a meditare, da quanti leggono le fiere imagini di spasimo e di crudeltà che Dante usa in quelle sue poesie pietrose: “Io sempre (o Signore), spererò in te, anche se tu miucciderai. Anzi allora spererò vie più, quando miflagellerai,squatrerai,brucerai,uccideraiciò che viveva in me„.Si parla del Cristo, e non di Maria, qui; ma come il Cristo è pietra, così è pietra Maria:petra de petra. Ricordiamo. E ricordiamo che S. Bernardo è nel futuro paradiso, per Dante, quel che Virgilio nell'inferno: il Virgilio che lo adduce a quella maggior Beatrice, che è la Vergine madre. Ricordiamo che le sue opere sono per Dante come un'Eneide mistica.Scendere a dichiarare minutamente le canzoni pietrose, non giova. Ognun può farlo. E d'altra parte alcune d'esse meritano uno studio preventivo, per istabilirne l'autenticità. Per esempio, delle tre sestine, due mi paiono apocrife, per la ragione appunto che il buon Fraticelli assegna della loro autenticità. Egli dice, e riferisco la sue parole, singolarmente chiare: “Nell'una e nelle altre va il Poeta trattando l'argomento medesimo, ch'è quello non tanto di parlare d'una donna bella, giovine e gentile, la quale vestita a verde, ed aventesi in testa una ghirlanda d'erba, gira danzando per piani e per colli; quanto di far lamento della di lei durezza e insensibilità, protestando il Poeta, che il suo amore non sarà mai per venir meno (ricordiamo l'ultimo passo di S. Bernardo!), ed esprimendo la sua speranza di riuscire alla perfine ad aver gioia e piacere di lei. Se l'una pertanto è, com'è di fatto, opera dell'Alighieri, debbono esser pure le altre due...„ Appunto per questo, le altre due è difficile siano dell'Alighieri, che non si ripeteva e non si trastullava.Ma consideriamo la prima d'esse, che è certamente dell'Alighieri. (VE. 2, 10; 13) In essa, come nelle altre, le parole finali sono:ombra,colli,erba,verde,pietra,donna. Di queste parole le prime cinque hanno, rispetto allaDonnaper eccellenza, cioè a Maria, un alto senso mistico.Ombravedemmo già[131]come possa riferirsi a Maria. L'ombra, di cui la virtù dell'altissimo circuì Maria, è, secondo S. Bernardo, la carne stessa del Cristo, la quale, col suo mezzo, temperò il fervore e lo splendore dello Spirito.Ma leggiamo ancora nei libri del fedel di Maria: “L'ombra di lui (del Cristo) è la carne di lui; l'ombra di lui è la fede. A Maria fece ombra la carne del proprio figlio; a me, la fede del Signore. Sebbene, anche a me come non fa ombra quella carne, poichè in mistero io la mangio? E santa come è, la Vergine tuttavia provò anch'essa l'ombra della fede, poichè le fu detto: beata che credesti!„[132]Icollihanno anch'essi un valore mistico rispetto alla Vergine Deipara. È notevole che S. Bernardo lo dichiari in uno di questi sermoni sui Cantici. I monti e i colli che lo Sposo salta per giungere alla terra, sono secondo l'abate di Chiaravalle, gli spiriti celesti, maggiori e minori, che Dio passò per esinanirsi (secondo l'espressione di S. Paolo) e ricever la forma di servo, e farsi simile agli uomini, ed essere trovato, nel portamento, come uomo.[133]Nella poesia di Dante, anche questa volta invece del Cristo sarebbe Maria, invece dello sposo la sposa: il che si spiega troppo bene, dovendo le canzoni letteralmente essere d'amore. L'erbae ilverdetraducono l'espressionevirgae viroremche è pure in S. Bernardo, a proposito della nota profezia di Isaia: Uscirà un rampollo (virga) dalla radica di Iesse, e dalla sua radica un fiore salirà. Ora così si esprime S. Bernardo, e mi faccio da un po' lontano, perchè torna in volta l'ombradi prima, la quale così si trova anche nell'autor di Dante poco separata dal verde e dall'erba. “Buona e desiderabile è l'ombrasotto l'ali di Gesù, dove è sicuro rifugio ai fuggenti, grato refrigerio agli stanchi. Pietà di me, Signore Gesù; pietà di me; poichè in te confida l'anima mia, e nell'ombra dell'ali tue spererò, finchè non trapassi l'iniquità. Nondimeno in cotesta testimonianza di Isaia intendi per fiore il figlio, per germoglio (o ramicello:virgam), la madre; poichè il germoglio fiorì senza seme (absque germine), e la Vergine concepì non da un uomo. Nè la emission del fiore offese la verdezza del germoglio (virgae virorem), nè la produzione del sacro parto offese il pudore della Vergine„.[134]Dellapietraho già parlato; qui giova aggiungere che, come nel passo riferito più su di S. Bernardo, anche in questa sestina abbiamo lapietrain due sensi, dipietradura e fredda, e dipietravirtuosa e preziosa. Chè in vero oltre la pietra dura, insensibile e non mossa dal tepore primaverile e stretta tra la calcina, e vai dicendo, è anche la pietra che ha virtù nascosta:Le sue bellezze han più virtù, che pietra.Possiamo aggiungere che altre imagini della sestina, come “il bianchir de' colli„, che tornano poi “di bianco in verde„, e la “neve all'ombra„, trovano riscontro in caratteri mistici della Vergine. Invero: “quanto lucido avorio era quello che piacque agli occhi di Re sì grande e ricco, ne' cui iorni l'argento non è di alcun pregio! quantofreddo, che non si scaldò nè per il concepimento! quantosolido, cui nè il parto violò! quanto candido insieme e rubicondo,cui il candore della luce eterna e il fuoco dello Spirito santo riempì di tutta la pienezza sua! Invero Maria anch'essa fu e più candida della neve e più rubiconda dell'avorio antico...„ Quasi quasi mi pare che il Poeta dando alle sue donne chiome così bionde, segua e corregga qui il suo autore. Nella sestina dice:Quand'ella ha in testa una ghirlanda d'erbatrae dalla mente nostra ogni altra donna;perchè si meschia il crespogialloe 'l verdesì bel, ch'Amor vi viene a stare all'ombra.E nella canzoneCosì nel mio parlar, ha:biondi capeglich'Amor per consumarmi increspa e dora.Se Dante avesse comentate allegoricamente e anagogicamente queste poesie, certo in parole e imagini, che a noi sembrano insignificanti e comuni, avrebbe rivelato a noi intenzioni non sospettate. Ma come avrebbe dichiarate certe eruzioni di passione così carnale e accesa, quali troviamo qua e là in tutte? Anagogicamente, io dico, non le avrebbe dichiarate. In fatti nelle tre che comenta, dopo aver detto che il senso anagogico c'è, lo tace però quasi del tutto, appagandosi dell'allegorico, oltre il letterale. Non avrebbe aperto il senso anagogico; ma questo pur c'è, non ostante la crudezza di certe parole e di certi pensieri. Di che occorre agl'immemori lettori fornire alcuna prova.Rileggiamo la stanza più terribile della canzone più aspra.Così vedess'io lui fender per mezzolo core alla crudele che 'l mio squatra;poi non mi sarebbe atrala morte, ov'io per sua bellezza corro;chè tanto dà nel sol, quanto nel rezzoquesta scherana micidiale e latra.Oimè! perchè non latraper me, com'io per lei nel caldo borro?che tosto griderei: io vi soccorro;e fare' volentier, siccome quegli,che ne' biondi capegli,ch'Amor per consumarmi increspa e dora,metterei mano e sazieremi allora.S'io avessi le bionde treccie prese...A tutti sembrerà impossibile che queste parole siano dirette alla Vergine. Impossibile, sì: invero sono l'espressione d'un amor terreno che deve, allegoricamente, figurare l'amore per la sapienza o la filosofia che non si lascia amare dall'ardente amatore, la qual sapienza o filosofia è, anagogicamente, la Madonna. Non son dunque propriamente dirette a lei, tali parole. E tuttavia udite: “O donna, che rapisci (si può dir,rubi) i cuori degli uomini con la dolcezza, non rapisti (orubasti) tu, donna, il cuor mio? Dove di grazia l'hai messo, che io possa trovarlo? O rapitrice (rubatrice, latra) di cuori (quella scherana di che è micidiale e di che èlatra, se non del cuore di Dante?), o rapitrice di cuori, quando mi renderai il mio cuore? Perchè così rapisci?(rubi) i cuori dei semplici? Perchè fai violenza agli amici tuoi? che lo vuoi sempre tener con te?„ Basta colorire un poco le parole, e qui avremmo presso a poco la stanza di Dante. Ma leggiamo ancora: “Quando te lo chiedo (il mio cuore), tu mi sorridi,e subito addormentato dalla tua dolcezza mi cheto. Quando tornato in me, lo chiedo ancora, mi abbracci, o dolcissima, e subito io m'inebrio dell'amor tuo: allora il cuor mio non discerno dal tuo, nè so chiedere altro che il tuo„. Qual è questa donna? chi a lei parla con tanto languor di dolcezza? La donna è Maria; e chi le parla, è il suo fedel Bernardo.[135]Sia questo, ripeto, per esempio.E ripeto che il senso anagogico è più là o più su dell'allegorico. Non maraviglia perciò che nell'ardente figurazione del litterale, si perdesse di udita quell'eco, che ne aveva a risonare tanto lungi, senza arrivar mai alle orecchie del volgo.
Nel commiato della seconda canzone del Convivio, nella quale, come nella precedente, si parla di una Donna gentile che è allegoricamente la filosofia e anagogicamente la Vergine madre, si legge:
Canzone, e' par che tu parli contraroal dir d'una sorella che tu hai;chè questa donna, che tant'umil fai,ella la chiama fera e disdegnosa.
Canzone, e' par che tu parli contraroal dir d'una sorella che tu hai;chè questa donna, che tant'umil fai,ella la chiama fera e disdegnosa.
E il Poeta insegna alla Canzone, come scusarsi col dire che la donna non era orgogliosa, ma pareva. Nel comento così narra e ragiona: “Veramente l'ultimo Verso, che per Tornata è posto, per la litterale sposizione assai leggermente qua si può ridurre, salvo in tanto quanto dice che io lì chiamai questa donna fera e disdegnosa. Dov'è da sapere che dal principio essa Filosofia parea a me, quanto dalla parte del suo corpo (cioè sapienzia), fiera, che non mi ridea, in quanto le sue persuasioni ancora non intendea; e disdegnosa, che non mi volgea l'occhio, cioè, ch'io non potea vedere le sue dimostrazioni. E di tutto questo il difetto era dal mio lato: e per questo, e per quello che nella sentenzia litterale è dato, è manifesta l'allegoria della Tornata„. (Co. 3, 15)
Ora a noi parrà soverchio questo chiamar “fera e disdegnosa„ quella che, anagogicamente, è la Madonna. E più ci parrà, se leggiamo la ballata che, verosimilmente, è riconosciuta per la “sorella„ della canzone. Leggiamo in vero: (Ca. 6, 9)
Voi che sapete ragionar d'Amore,udite la Ballata mia pietosa,che parla d'una donna disdegnosa,la qual mi ha tolto il cor per suo valore.Tanto disdegna qualunque la mira,che fa chinare gli occhi per paura;che d'intorno da' suoi sempre si girad'ogni crudelitate una pintura.············Par ch'ella dica: io non sarò umileverso d'alcun, che negli occhi mi guardi············Io non spero che mai per sua pietatedegnasse di guardare un poco altrui:così è fera donna in sua beltatequesta, che sente Amor negli occhi sui.············
Voi che sapete ragionar d'Amore,udite la Ballata mia pietosa,che parla d'una donna disdegnosa,la qual mi ha tolto il cor per suo valore.
Tanto disdegna qualunque la mira,che fa chinare gli occhi per paura;che d'intorno da' suoi sempre si girad'ogni crudelitate una pintura.
············Par ch'ella dica: io non sarò umileverso d'alcun, che negli occhi mi guardi············
Io non spero che mai per sua pietatedegnasse di guardare un poco altrui:così è fera donna in sua beltatequesta, che sente Amor negli occhi sui.
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Disdegnosa la Donna, la cui benignità precorre al domandare? crudele e spietata la Donna in cui è, se mai in persona, misericordia e pietà? Non umile verso d'alcuno, la Donna umile ed alta più che creatura? Qualcuno certo rigetterà subito i miei raffronti, e dirà: Non può essere; hai sognato! Eppure anche fermandoci all'allegoria, che dico? anche non andando più in là della lettera, dobbiamo trovare dello strano e del contradditorio in questo chiamar fera e disdegnosa la donna gentile che, come leggiamo nella Vita Nova, lo riguardava “sì pietosamente, quanto a la vista, che tutta la pietà parea in lei accolta„; (VN. 35) che, come leggiamo nel Convivio, “passionata di tanta misericordia si dimostrava sopra ladi luivedova vita, che gli spiriti degli occhisuoia lei si fero massimamente amici„. (Co. 2, 2) Ma ognun dirà che tali sono le contraddizioni dell'amore, e che nell'amore la donna oggi par buona, domani cattiva, ora dolce ora amara. E, quanto all'allegoria, ognun converrà nel ritener giusta la ragione che Dante assegna della fierezza e del disdegno, che gli mostrò alcuna volta la filosofia, sebbene a principio non fosse che una pia consolatrice. E dovrebbe anche ognuno convenire che tali composizionipolisenseè malagevole condurre sì che tutti i sensi riescono al pari congruenti e condecenti. E sol che abbia data un'occhiata ai libri dei mistici, vorrà consentire... Mail consenso d'ognuno ha da venire dopo ben più difficili prove.
A questa medesima donna, o ad altra, in altre poesie fa la medesima accusa. Queste poesie sono tre canzoni:Così nel mio parlar,Amor tu vedi ben(una sestina doppia),Io son venuto; tre sestine:Al poco giorno,Amor mi mena,Gran nobiltà; un sonetto:E' non è legno. Che esse, tutte, debbano interpretarsi come allegoriche, non credo abbia opinato alcuno: in parte, sì.[122]A considerarle, in genere, come forti espressioni d'un amore ardente, sono i più condotti da un tal quale compiacimento, di vedere il mistico viatore dibattersi sotto l'impero d'una passione umanamente vera. E questi non considerano che se Dante ha pur destinata una passion di amore a figurare un concetto filosofico, egli ha nell'animo suo, o memore o consapevole, trovate le note quasi selvaggie per esprimere a quel modo quella passione. E dunque le ragioni del compiacimento rimarrebbero uguali. Ma insomma i più, dimenticando affatto Santa Teresa e San Francesco e tanti altri santi misticamente innamorati, non ammettono che queste poesie possano o debbano interpretarsi allegoricamente e anagogicamente; e perciò assegnarsi alla medesima ispirazione, che dettò le altre canzoni del Convivio.
Un'idea congiunge tra loro tutte queste poesie; un'idea di durezza e freddezza espressa con la parola “pietra„. Quest'idea le congiunge alla seconda canzone conviviale, o a dir meglio alla ballata o a quellaqualunque poesia, che è “sorella„ della canzone, e che chiama fera e disdegnosa la donna gentile. E tuttavia si potrebbe rimanere in dubbio, perchè rare sono le donne che a volte non sembrino fiere, e rari gli amori in cui elle non si mostrino, una volta o l'altra, disdegnose. Ma la parola “pietra„, con la quale è espressa l'idea di durezza e freddezza, e ferità e disdegno, vince quel dubbio. Ma, ciò che saprà molto agro a principio, nella parola “pietra„ queste poesie pietrose si convengono con la canzoneAmor che nella mente, non tanto per ciò che la donna è là litteralmente e allegoricamente, quanto per ciò che anagogicamente significa. Sì: le poesie pietrose vanno interpretate filosoficamente, perchè “pietra„ è la Vergine Maria.
Per vero S. Bernardo, grande autore di Dante, spiega il detto di Isaia,[123]Emitte Agnum de petra deserti, così: “Tagliapietradapietra: il santo e inviolabile sia prodotto dalla virginità santa e inviolata„. E continua: “Sepietraè Cristo, come dice l'Apostolo,[124]non è la Madre d'altro genere che il Figliuol suo, poichè anch'essa è intesa col nome dipietra„.[125]E questo nome trova l'Abate di Chiaravalle, che a Maria ben si confà. “O non rettamente è chiamata pietra colei che ver l'amore della interezza era ferma di suo proposito, salda di suo affetto, e anche per il senso stesso contro la lusinga del peccato era al tutto insensibile e pietrosa (lapidea)?„[126]
Non altrimenti di tal sua donna dice Dante:
Così nel mio parlar voglio esser asprocom'è negli atti questa bella pietra,la quale ognora impetramaggior durezza e più natura cruda;e veste sua persona d'un diasprotal, che per lui, o perch'ella s'arretra,non esce di faretrasaetta, che giammai la colga ignuda:(Ca. c. 9)
Così nel mio parlar voglio esser asprocom'è negli atti questa bella pietra,la quale ognora impetramaggior durezza e più natura cruda;e veste sua persona d'un diasprotal, che per lui, o perch'ella s'arretra,non esce di faretrasaetta, che giammai la colga ignuda:(Ca. c. 9)
nella dura pietrache parla e sente come fosse donna.(Ca. sest. 1)
nella dura pietrache parla e sente come fosse donna.(Ca. sest. 1)
com'una donnache fosse fatta d'una bella pietra.(Ca. c. 10)
com'una donnache fosse fatta d'una bella pietra.(Ca. c. 10)
la mente mia ch'è più dura che pietrain tener forte immagine di pietra.(Ca. c. 11)
la mente mia ch'è più dura che pietrain tener forte immagine di pietra.(Ca. c. 11)
Quest'ultima coppiola di versi (nonchè il primo passo riferito) ci mostra uno svolgimento della prima concezione. La donna è pietra (sentecome una pietra) nel mostrarsi insensibile verso l'amatore, che a sua volta è pietra nell'amarla.
(Amor) m'ha serrato tra piccoli collipiù forte assai che la calcina pietra.(Ca. sest. 1)
(Amor) m'ha serrato tra piccoli collipiù forte assai che la calcina pietra.(Ca. sest. 1)
Ed io, che son costante più che pietra...talchè mi giunse al core, ov'io son pietra...sì ch'ella non mi meni col suo freddocolà, dov'io sarò di morte freddo.(Ca. c. 10)
Ed io, che son costante più che pietra...talchè mi giunse al core, ov'io son pietra...sì ch'ella non mi meni col suo freddocolà, dov'io sarò di morte freddo.(Ca. c. 10)
(Di me) saranne quello, ch'è d'un uom di marmo,se in pargoletta fia per cuore un marmo.(Ca. c. 11)
(Di me) saranne quello, ch'è d'un uom di marmo,se in pargoletta fia per cuore un marmo.(Ca. c. 11)
La qual parola,pargoletta, confrontata ai versi dolcissimi,
Io mi son pargoletta bella e nuova············Io fui del cielo, e tornerovvi ancora············Queste parole si leggon nel visod'un'Angioletta che c'è apparita;(Ca. b. 8)
Io mi son pargoletta bella e nuova············Io fui del cielo, e tornerovvi ancora············Queste parole si leggon nel visod'un'Angioletta che c'è apparita;(Ca. b. 8)
noi dobbiamo interpretare pervergineoverginetta. Derivato pur da questa concezione è il principio del sonettoE' non è legno:
E' non è legno di sì duri nocchi,nè anco tanto dura alcuna pietra,ch'esta crudel...non vi mettesse amor co' suoi begli occhi.
E' non è legno di sì duri nocchi,nè anco tanto dura alcuna pietra,ch'esta crudel...non vi mettesse amor co' suoi begli occhi.
Il qual pensiero già il Dionisi vedeva conforme a ciò che il Poeta dice nel Convivio (2, 1), che alberi son gli uomini che non hanno vita di scienza e d'arte, e pietre coloro “che non hanno vita ragionevole di scienza alcuna, chè sono quasi come pietre„.
Intorno a ciò, riassumo e in parte traduco qualche pagina di S. Bernardo,[127]Beato l'uomo che non solo trova, ma conserva lasapienza. Chi s'allontana dalla sapienza, una volta trovata, è segno che non ha radici da cui sia tenuto. E in che modo potrà metter radici, se non dimora? Qual pianta mai si radica, se non resta dove fu confitta? Quelli che perdon pazienza, non tarderanno a gittar la sapienza! “Or che cosa li offenda, l'ha detto avanti la scrittura,quando dice:Quasi lapidis virtus probatio erit in illis. Urtarono nel sasso dell'offensione e nella pietra dello scandalo, mentre la provata virtù di quella rimproverava e ammaestrava gli insipienti, e provava le loro menti, ed essila virtù della sapienzadicevano che eradurezza di pietra, e se la prendevano con tutto, con la disciplina, col viso, col parlare, come fosser duri. Duro è, dicono, questo parlare.[128]Sia: il parlare è duro: che forse non è verace? La pietra è dura: che forse non è preziosa? E perchè la verità è a te dura, se non per la durezza del cuor tuo? Se il core ti s'ammollisse di pietà, più a te piacerebbe la saldezza della verità, che la vanità della menzogna o l'olio dell'adulazione!„
Sin qui noi vediamo come Dante, dopo aver chiamatapietrala donna che rappresenta lasapienza, dicesse di diventar pietra anch'esso, perchè nell'amarla egli era non tanto radicato come un albero quanto saldo e immobile come un sasso; e si preparasse, per un altro verso, a spiegare, comentando, come esso e il suo cuore erano veramente pietra e marmo,[129]non la sapienza pargoletta, o ancor acerba per lui.[130]Ma vediamo ora il senso anagogico, se persiste.
“Duro è, dicevano, codesto parlare, perchè per loro la prova della sapienza era come virtù di pietra; e perciò non tardarono a gettarla e a ritornarsene addietro. Nè per altra ragione riprovarono lapietra preziosa ed eletta da Dio, che per ciò che la crederono dura,ed era per verità pietra il Cristo, ma per la virtù non per la durezza. Era pietra, ma tal che si poteva convertire, anzi si converse in istagni e fonti d'acque, quando trovò molli e umili i cuori dei fedeli, in cui sgorgare; chè anche cotestoro che così presto urtati da quella cotale specie di durezza, se ne andarono, avrebbero anch'essi forse bevuto, con quelli, da quella Pietra che li seguiva, avrebbero bevuto fiumi di acque vive...„ E così il mistico continua predicando felice Simon Barjona (che doveva esser chiamato Pietro), il quale volle rimaner col Cristo; e si volge ai confratelli chiamando felici anche loro, se persevereranno nella sapienza, essi “che si inscrissero nella disciplina della sapienza e nella scuola della filosofia cristiana„, per duro che sia il parlar di lei, per duro che sia ciò che ella ingiunge, per duri che siano i rimbrotti che ella fa. E conclude questo punto con parole che s'hanno a meditare, da quanti leggono le fiere imagini di spasimo e di crudeltà che Dante usa in quelle sue poesie pietrose: “Io sempre (o Signore), spererò in te, anche se tu miucciderai. Anzi allora spererò vie più, quando miflagellerai,squatrerai,brucerai,uccideraiciò che viveva in me„.
Si parla del Cristo, e non di Maria, qui; ma come il Cristo è pietra, così è pietra Maria:petra de petra. Ricordiamo. E ricordiamo che S. Bernardo è nel futuro paradiso, per Dante, quel che Virgilio nell'inferno: il Virgilio che lo adduce a quella maggior Beatrice, che è la Vergine madre. Ricordiamo che le sue opere sono per Dante come un'Eneide mistica.
Scendere a dichiarare minutamente le canzoni pietrose, non giova. Ognun può farlo. E d'altra parte alcune d'esse meritano uno studio preventivo, per istabilirne l'autenticità. Per esempio, delle tre sestine, due mi paiono apocrife, per la ragione appunto che il buon Fraticelli assegna della loro autenticità. Egli dice, e riferisco la sue parole, singolarmente chiare: “Nell'una e nelle altre va il Poeta trattando l'argomento medesimo, ch'è quello non tanto di parlare d'una donna bella, giovine e gentile, la quale vestita a verde, ed aventesi in testa una ghirlanda d'erba, gira danzando per piani e per colli; quanto di far lamento della di lei durezza e insensibilità, protestando il Poeta, che il suo amore non sarà mai per venir meno (ricordiamo l'ultimo passo di S. Bernardo!), ed esprimendo la sua speranza di riuscire alla perfine ad aver gioia e piacere di lei. Se l'una pertanto è, com'è di fatto, opera dell'Alighieri, debbono esser pure le altre due...„ Appunto per questo, le altre due è difficile siano dell'Alighieri, che non si ripeteva e non si trastullava.
Ma consideriamo la prima d'esse, che è certamente dell'Alighieri. (VE. 2, 10; 13) In essa, come nelle altre, le parole finali sono:ombra,colli,erba,verde,pietra,donna. Di queste parole le prime cinque hanno, rispetto allaDonnaper eccellenza, cioè a Maria, un alto senso mistico.Ombravedemmo già[131]come possa riferirsi a Maria. L'ombra, di cui la virtù dell'altissimo circuì Maria, è, secondo S. Bernardo, la carne stessa del Cristo, la quale, col suo mezzo, temperò il fervore e lo splendore dello Spirito.Ma leggiamo ancora nei libri del fedel di Maria: “L'ombra di lui (del Cristo) è la carne di lui; l'ombra di lui è la fede. A Maria fece ombra la carne del proprio figlio; a me, la fede del Signore. Sebbene, anche a me come non fa ombra quella carne, poichè in mistero io la mangio? E santa come è, la Vergine tuttavia provò anch'essa l'ombra della fede, poichè le fu detto: beata che credesti!„[132]
Icollihanno anch'essi un valore mistico rispetto alla Vergine Deipara. È notevole che S. Bernardo lo dichiari in uno di questi sermoni sui Cantici. I monti e i colli che lo Sposo salta per giungere alla terra, sono secondo l'abate di Chiaravalle, gli spiriti celesti, maggiori e minori, che Dio passò per esinanirsi (secondo l'espressione di S. Paolo) e ricever la forma di servo, e farsi simile agli uomini, ed essere trovato, nel portamento, come uomo.[133]Nella poesia di Dante, anche questa volta invece del Cristo sarebbe Maria, invece dello sposo la sposa: il che si spiega troppo bene, dovendo le canzoni letteralmente essere d'amore. L'erbae ilverdetraducono l'espressionevirgae viroremche è pure in S. Bernardo, a proposito della nota profezia di Isaia: Uscirà un rampollo (virga) dalla radica di Iesse, e dalla sua radica un fiore salirà. Ora così si esprime S. Bernardo, e mi faccio da un po' lontano, perchè torna in volta l'ombradi prima, la quale così si trova anche nell'autor di Dante poco separata dal verde e dall'erba. “Buona e desiderabile è l'ombrasotto l'ali di Gesù, dove è sicuro rifugio ai fuggenti, grato refrigerio agli stanchi. Pietà di me, Signore Gesù; pietà di me; poichè in te confida l'anima mia, e nell'ombra dell'ali tue spererò, finchè non trapassi l'iniquità. Nondimeno in cotesta testimonianza di Isaia intendi per fiore il figlio, per germoglio (o ramicello:virgam), la madre; poichè il germoglio fiorì senza seme (absque germine), e la Vergine concepì non da un uomo. Nè la emission del fiore offese la verdezza del germoglio (virgae virorem), nè la produzione del sacro parto offese il pudore della Vergine„.[134]Dellapietraho già parlato; qui giova aggiungere che, come nel passo riferito più su di S. Bernardo, anche in questa sestina abbiamo lapietrain due sensi, dipietradura e fredda, e dipietravirtuosa e preziosa. Chè in vero oltre la pietra dura, insensibile e non mossa dal tepore primaverile e stretta tra la calcina, e vai dicendo, è anche la pietra che ha virtù nascosta:
Le sue bellezze han più virtù, che pietra.
Le sue bellezze han più virtù, che pietra.
Possiamo aggiungere che altre imagini della sestina, come “il bianchir de' colli„, che tornano poi “di bianco in verde„, e la “neve all'ombra„, trovano riscontro in caratteri mistici della Vergine. Invero: “quanto lucido avorio era quello che piacque agli occhi di Re sì grande e ricco, ne' cui iorni l'argento non è di alcun pregio! quantofreddo, che non si scaldò nè per il concepimento! quantosolido, cui nè il parto violò! quanto candido insieme e rubicondo,cui il candore della luce eterna e il fuoco dello Spirito santo riempì di tutta la pienezza sua! Invero Maria anch'essa fu e più candida della neve e più rubiconda dell'avorio antico...„ Quasi quasi mi pare che il Poeta dando alle sue donne chiome così bionde, segua e corregga qui il suo autore. Nella sestina dice:
Quand'ella ha in testa una ghirlanda d'erbatrae dalla mente nostra ogni altra donna;perchè si meschia il crespogialloe 'l verdesì bel, ch'Amor vi viene a stare all'ombra.
Quand'ella ha in testa una ghirlanda d'erbatrae dalla mente nostra ogni altra donna;perchè si meschia il crespogialloe 'l verdesì bel, ch'Amor vi viene a stare all'ombra.
E nella canzoneCosì nel mio parlar, ha:
biondi capeglich'Amor per consumarmi increspa e dora.
biondi capeglich'Amor per consumarmi increspa e dora.
Se Dante avesse comentate allegoricamente e anagogicamente queste poesie, certo in parole e imagini, che a noi sembrano insignificanti e comuni, avrebbe rivelato a noi intenzioni non sospettate. Ma come avrebbe dichiarate certe eruzioni di passione così carnale e accesa, quali troviamo qua e là in tutte? Anagogicamente, io dico, non le avrebbe dichiarate. In fatti nelle tre che comenta, dopo aver detto che il senso anagogico c'è, lo tace però quasi del tutto, appagandosi dell'allegorico, oltre il letterale. Non avrebbe aperto il senso anagogico; ma questo pur c'è, non ostante la crudezza di certe parole e di certi pensieri. Di che occorre agl'immemori lettori fornire alcuna prova.
Rileggiamo la stanza più terribile della canzone più aspra.
Così vedess'io lui fender per mezzolo core alla crudele che 'l mio squatra;poi non mi sarebbe atrala morte, ov'io per sua bellezza corro;chè tanto dà nel sol, quanto nel rezzoquesta scherana micidiale e latra.Oimè! perchè non latraper me, com'io per lei nel caldo borro?che tosto griderei: io vi soccorro;e fare' volentier, siccome quegli,che ne' biondi capegli,ch'Amor per consumarmi increspa e dora,metterei mano e sazieremi allora.S'io avessi le bionde treccie prese...
Così vedess'io lui fender per mezzolo core alla crudele che 'l mio squatra;poi non mi sarebbe atrala morte, ov'io per sua bellezza corro;chè tanto dà nel sol, quanto nel rezzoquesta scherana micidiale e latra.Oimè! perchè non latraper me, com'io per lei nel caldo borro?che tosto griderei: io vi soccorro;e fare' volentier, siccome quegli,che ne' biondi capegli,ch'Amor per consumarmi increspa e dora,metterei mano e sazieremi allora.
S'io avessi le bionde treccie prese...
A tutti sembrerà impossibile che queste parole siano dirette alla Vergine. Impossibile, sì: invero sono l'espressione d'un amor terreno che deve, allegoricamente, figurare l'amore per la sapienza o la filosofia che non si lascia amare dall'ardente amatore, la qual sapienza o filosofia è, anagogicamente, la Madonna. Non son dunque propriamente dirette a lei, tali parole. E tuttavia udite: “O donna, che rapisci (si può dir,rubi) i cuori degli uomini con la dolcezza, non rapisti (orubasti) tu, donna, il cuor mio? Dove di grazia l'hai messo, che io possa trovarlo? O rapitrice (rubatrice, latra) di cuori (quella scherana di che è micidiale e di che èlatra, se non del cuore di Dante?), o rapitrice di cuori, quando mi renderai il mio cuore? Perchè così rapisci?(rubi) i cuori dei semplici? Perchè fai violenza agli amici tuoi? che lo vuoi sempre tener con te?„ Basta colorire un poco le parole, e qui avremmo presso a poco la stanza di Dante. Ma leggiamo ancora: “Quando te lo chiedo (il mio cuore), tu mi sorridi,e subito addormentato dalla tua dolcezza mi cheto. Quando tornato in me, lo chiedo ancora, mi abbracci, o dolcissima, e subito io m'inebrio dell'amor tuo: allora il cuor mio non discerno dal tuo, nè so chiedere altro che il tuo„. Qual è questa donna? chi a lei parla con tanto languor di dolcezza? La donna è Maria; e chi le parla, è il suo fedel Bernardo.[135]
Sia questo, ripeto, per esempio.
E ripeto che il senso anagogico è più là o più su dell'allegorico. Non maraviglia perciò che nell'ardente figurazione del litterale, si perdesse di udita quell'eco, che ne aveva a risonare tanto lungi, senza arrivar mai alle orecchie del volgo.