XXXIV.MISENO

XXXIV.MISENODante, come Enea, va per altro viaggio a cercare il suo Anchise, e trova prima il suo Museo che lo conduce a lui; come Giacobbe, serve, nel tempo e modo stesso, a Laban che è la Grazia della remission de' peccati; per avere la sua Rachele. Ma è Dante, non Enea e non Giacobbe: egli va a cercare e vuol avere la suainveterata, in cui è la vecchiezza sapiente di Anchise e la giovane e bella femminilitàdi Rachele. E alla sua antica ed eternamente giovane Beatrice è addotto non dal vecchio Museo, ma dall'eternamente giovane e antica Musa, Matelda.Enea ha, per iscendere, un ammonimento dal suo vate, cioè dalla Sibilla: “hunc... conde sepulcro!„ (Aen. VI122) “T'hai il corpo esanime d'un amico, e non lo sai. Portalo al luogo suo: seppelliscilo:soltantocosì vedrai le selve Stigie e i regni dove i vivi non possono penetrare„.[412]Il novello Enea non può fare il viaggio dell'antico se non al medesimo patto: seppellire il corpo d'un amico: soltanto così. L'esattezza è mirabile: soltanto così, Dante vedrà la selva Stigia, sarà nei regni invii ai viventi. E il corpo deve essere esanime.D'un amico, del primo amico, come Dante poteva intendere che fosse Miseno Eolide a Enea, daquei versi che ricordò nella Monarchia: “Si ha da ascoltare il medesimo (Virgilio) nel sesto, quando parlando di Miseno morto, che era stato ministro d'Ettore in guerra, e dopo la morte di Ettore s'era fatto ministro d'Enea, dice Misenonon inferiora sequutumetc.„. Del primo amico, e ministro suo in guerra. Perchè, chi è colui che Dante deve seppellire? Il proprio corpo, sè stesso. Invero l'uomo “dal principio sè stesso ama„. (Co. 4, 22) Ecco il primo amico. Vero è che poi “conoscendo in sè diverse parti, quelle che in lui sono più nobili, più ama„, e poichè “più nobile parte dell'uomo sia l'animo che il corpo, quello più ama„. (ib.) Ma lì si dice “ama„ per dire “deve amare„; nel fatto, ama più ciò che deve amar meno: il corpo. E qui si tratta di uomo che ritorna a essere ciò che dovrebbe essere e non è; d'uomo che ha da seppellire, dunque, quello che ama più e deve amar meno: il corpo. Chè qui si parla di battesimo.[413]S. Paolo (Dante dopo essere stato Enea, diverrà Paolo) ha del battesimo queste due gradazioni del medesimo concetto che è “quicumque baptizati sumus in Christo Iesu, in morte ipsius baptizati sumus„:[414]la prima: “mortui sumus cum Christo„;[415]la seconda: “consepulti sumus[416]cum illo per baptismum in mortem,ocomplantati facti sumus similitudini mortis eius„. La somiglianza nella morte e nella sepoltura o nel nascondimento sotterra come d'un seme, porta poi la somiglianza nell'effetto. Questasomiglianza è espressa o col vivere o risorgere dai morti o col “camminarein novitate vitae„.[417]Dico subito che Dante, dopo essere uscito dal passo della selva ed aver riposato il corpo lasso, “cammina„. E aggiungo che nella selva era quasi morte, e che il corpo uscendo da quella quasi morte mediante una specie di morte (quasimorte anch'essa), è non altro che lasso e non ha bisogno che d'un po' di riposo, e poi si trova “mortificato„ soloex parte: zoppica da un piede. Nel passare, invece, la vera fiumana, il suo corpo è “esamine„ esattamente, come quello del Miseno, poichè ne era stato vinto ciascun sentimento; e poi il suo occhio è a dirittura “riposato„. Ma sopra tutto occorre notare che questa volta Dante non muore soltanto, non cade soltanto, come uomo cui sonno piglia, ma si trova di là, nella proda d'abisso, sotterra, nella tomba: è sepolto.[418]Ora è evidente che con quella prima quasi morte o mezza morte, non seguìta da seppellimento, in confronto dell'altra morte e sepoltura, Dante vuol esprimere la necessità che dice S. Agostino, di conformarsi con la volontà,cum primum sapere coeperit, al battesimo ricevuto da parvolo; la qual necessità è di tutti, di quelli ancora che si danno alla vita attiva. La qual sentenza generica di S. Agostino è trascritta in questo passo di S. Bernardo: “Il fatto d'avervi prima generati (il battesimo è morte, cioè nascita o rinascita) col sacramento della pietà, sebbenefosse volontario per chi generava, non potè essere volontario per chi era generato; chè questi non avevano alcun uso della volontà, nessun esercizio della ragione; e perciò non vi fu alcun riconoscimento della generazione stessa, nessun conoscimento di tanto genitore. Solo ora la generazione volontaria fa un sacrifizio volontario, secondo quel detto (Ps.53, 8): volontariamente a te sacrificherò e confesserò il tuo nome, poichè è bene„.[419]Ma già S. Bernardo, sebbene pronunzi una verità generale, non l'applica qui a tutti, ma a soli quelli che si danno alla vita contemplativa. Per questi, per questi, succede tal rinnovazione (non ripetizione) del battesimo. E perciò succede a Dante, se è vero, come è vero, che il passaggio dell'Acheronte è il suo entrare nella vita contemplativa. E succede la rinnovazione spirituale e volontaria d'un vero battesimo, con la morte e la sepoltura.Il passaggio dell'Acheronte ha tutte le note del battesimo, come era significato misticamente.[420]Non possiamo dire il modo proprio con cui Dante passò, perchè egli, nella sua alta finzion poetica, essendo addormito, essendo anzi morto, non lo può dire. Egli finge di non saperlo nemmen esso. Ma passò mediante quella croce, che si segna sul neofito, mediante quel legno della croce, che è il più lieve legno, indicato da Caron, che è l'arca in cui si galleggia sul diluvio della perdizione. Passò o sulle acque come Gesù e Pietro, o tra le acque che si scostarono per lui, come già per gli ebrei fuggenti dall'Egitto.Passò tra il rimbombo della tempesta, quale era quella che minacciò la navicella degli apostoli. Ma in che modo proprio, non è dato sapere, se non se forse ci dà qualche indizio, come vedremo, di ciò che fu la propria imaginazione di Dante in questo passaggio, l'altro passaggio del fiume che equivale misticamente all'Acheronte, e che è il Letè nel quale fu tuffato, e così passò. Comunque sia, dobbiamo tener per certo che Dante in sì fatto passaggio adombrò la rinnovazione del battesimo, del perfetto battesimo, che lo liberava dallanguor naturaeconseguenza dell'umana colpa. Ora noi vedremo che “altro battesimo, secondo battesimo„ è ciò per cui si entra nella vita contemplativa; e potremo esser certi sì, che battesimo fu il passaggio dell'Acheronte, e sì, che ingresso alla vita contemplativa fu quel passaggio; e che il poema di Dante ha, dunque, tale argomento, di rinunzia alla vita attiva, e che perciò non fu potuto cominciare se non dopo la morte d'Arrigo imperatore; e che la selva oscura è il peccato originale, come il vestibolo e il limbo, e che perciò le tre fiere sono il peccato attuale ossia le tre disposizioni; e che son vere tante illazioni e tanti corollari che ho esposti nei miei libri danteschi, e che è certo che io, aiutato certo nella mia umiltà dalla grande anima di colui che morì nella mia terra, ho veduto attraverso il velame e ho contemplata la mirabile visione.Vita contemplativa è per eccellenza di coloro che fanno la professione religiosa. Ebbene la professione religiosa è detta e considerata un “secondo battesimo„. Primo fu, credo, S. Girolamo a usare questa espressione. Egli dice, scrivendo a Paula, sulla mortedella figlia di lei: “In vero se immaturamente la morte l'avesse rapita mentre era in desiderii secolari e pensava (Dio ne tenga lontani i suoi!) alle delizie di questa vita, sarebbe ella stata da piangere. Ma poichè invece, col favore del Cristo, già da quattro mesi s'è lavata colsecondo, per così direbattesimo del proposito(cioè della profession religiosa), e quindi ella è vissuta così che, spregiato il mondo, ha sempre avuto in cuore il monastero...„ non c'è da piangere.[421]Questo concetto ricorre più volte nel fedele di Maria, maestro di Dante.[422]Egli dice: “Agl'immondi principalmente il Cristo aprì questa via, egli che venne a cercare e a salvare ciò ch'era perito nelle vie del secolo„. Lasciamo star gli immondi; ma certo Dante era per essere ucciso nellevie del secolo, e si mise per un altro cammino. “Che dunque?„ continua l'Abate “passerà uno macchiato per la via santa? No. Venga quanto si voglia macchiato a quella, e tuttavia non passerà macchiato per quella: perchè quando passerà, non sarà macchiato. La via santa lo ammette macchiato, ma, ammessolo,subito lo lava; che lava ogni reità quasi fosseun secondo battesimodi penitenza...„[423]Altrove S. Bernardo dichiara il perchè di questo nome:secondo battesimo. “Voi volete saper da me, donde, tra gli altri istituti di penitenza, la disciplina monastica abbia meritatacodesta prerogativa di chiamarsi secondo battesimo. Credo, per la perfetta rinunzia al mondo e per la singolare eccellenza della vita spirituale per cui una così fatta conversazione essendo superiore a tutti i generi di vita umana, fa chi la professa e ama, simile agli angeli, dissimile dagli uomini; anzi torna a formare nell'uomo l'imagine divina, configurandoci al Cristo, a mo' del battesimo. E infine siamo battezzati con una specie di secondo battesimo, mentre, per ciò che mortifichiamo le nostre membra che sono sulla terra, ci rivestiamo di nuovo del Cristo, piantati sotterra di nuovo a somiglianza della morte di lui.„[424]Anche: “Vieni o Signore Gesù... Noi saremo veramenteliberi, se tu ci libererai. Facemmo vano il primo patto... sottomettendoci a una misera schiavitù, (Dante nella selva era servo). Pertanto, o fratelli, convieneci ribattezziamo; ci è necessario stringere un secondo patto; ci è mestieri una seconda professione; nè più basta rinunziare al diavolo e alle opere di lui; bisogna rinunziare,sì al mondo, sì alla propria volontà. (Dante in vero, fa suo il volere di Virgilio, e così giunge a libertate). Il mondo ci sedusse, la volontà ci travia. Nel primo battesimo, quando la nostra volontà non ci aveva ancora punto nociuto, bastò rinunziare al diavolo, per la cui invidia il peccatoinsieme e la morte entrando per l'entrata medesima, passarono a tutti gli uomini. Dopo che manifestamente provammo le blandizie del mondo fallace e l'infedeltà del nostro volere, in questosecondo, per così dire,battesimo della nostra conversionedobbiamo non solo risarcire il primo patto, ma rinunziare alle passioni stesse„.[425]Noi vediamo che S. Bernardo questo secondo battesimo, che è la profession religiosa o il rinunziare al mondo o secolo e mettersi nella via santa, nella via di Dio, nella vita spirituale, lo dice uguale, non alla semplice morte, ma al nascondimento sotterra, alla sepoltura. Il che più chiaro dice, parlando d'un fra' Natale: “Fu di nuovosepolto col Cristomedianteil battesimo dell'eremo: io starò a metter fuori i vizi di lui, già seppelliti?„[426]Così il novello Enea obbedisce al precetto del vate, cui aveva gridato il suoMiserere. Il vate gli dice: A te conviene altro viaggio; gli dice: ti trarrò per loco eterno; gli viene a dire: Andrai a immortalesecolo, e vi sarai sensibilmente: il che tutto torna a rinnovare l'ammonimento:Hunc conde sepulcro. Il Miseno ch'egli ha da seppellire è lui stesso, suo primo amico esanime. Dopo, vedràlucos stygiose sarà nella tomba. E nella tomba si trova, dopo il passaggio dell'Acheronte, e non sa dove si trovi. E vedelucos stygios; boschi o selve, per mo' di dire (questo attenuamentoper così direbisogna ripeterlo a ogni tratto interpretando il Poeta mistico, come lo vediamo ripetuto in S. Bernardo e in tutti gli scrittori così fatti): vede una selva: la selva,dico, di spiriti spessi. (Inf. 4, 66) E selva Stigia, sì: passato l'Acheronte, sottentra lo Stige, che si mostra solo al quarto cerchio, ma che continua subito l'Acheronte sin dal cerchio superno.Quand'egli passò la selva oscura, che era anch'essa una specie di fiumana, un Acheronte anch'essa che si valica a nuoto, fu aiutato da un lume, che egli non vedeva e non narra: dal lume di grazia, dal lume della luna piena, da Lucia. Nell'Acheronte, da chi se non dalla medesima grazia o Lucia? Il Letè attraversò tenuto da Matelda; l'Acheronte, aiutato, in modo misterioso, da Lucia, la quale in modo pur misterioso lo recherà poi all'ingresso del Purgatorio. In qual forma venisse, ella che è donna, luna, aquila, folgore, non vuol Dante che si sappia; e tuttavia possiamo imaginarcelo con un'imaginazione di Dante: e con qual altra? La croce nel passaggio che è un battesimo, ci ha da essere: ell'è il più lieve legno. E ci ha da essere la grazia, nel battesimo; la grazia che poi nella lunga via fa meravigliare tutti (per es. Pur. 14, 14); la grazia o Lucia. Lucia è figurata, nel sogno che Dante sognò con lamente divinatrice, in un'aquila con penne d'oro: l'aquila imperiale. (Pur. 9, 20) Questa scende come folgore. Ora un lampo vermiglio è quello che vince i sentimenti di Dante, avanti l'Acheronte. Dorme qui Dante, e dorme là: la grazia opera senza che ce n'accorgiamo e oltre il merito nostro. Venne anche questa volta l'aquila? E allora, la croce? Ecco: Dante nel paradiso contempla la croce di spiriti beati del ciel di Marte. Nel tempo in cui una donna da rossa per vergogna si rifà bianca, egli vede il rosso di Marte cambiarsi nel bianco di Giove: e invece degli spiriti nella croce, vede altri spiriti, volitanti nella grande frase della Giustizia, formare all'ultimo “la testa e il collo d'un'aquila„. (Pur. 18, 107) Ma qui manca possa alla nostra fantasia. A noi, dove Dante non disse, basti dire che egli passò l'Acheronte mediante la croce che è aquila.Così entriamo nel grande significato della divina Comedia. Dante è l'uomo o gli uomini, nella via del mondo o nella via di Deo. Il ribattezzatore dell'umana volontà è il potere imperiale. È questa luna piena che trae l'umanità dalla selva oscura, è questo altro sole, anzi, che impedisce che il mondo disvii, è questa luce o Lucia che fa varcare al genere umano il fiume che è morte e vita, vita e morte; è questo “governo„ che deve fare sì che il frutto venga dopo il fiore del volere, ossia che il battesimo non sia invano: (Par. 27, 147)sì che la classe correrà diretta.Gli ammiratori d'un Dante astratto da' suoi tempi e dalla sua scolastica, che cosa hanno a dire a codestopasso del Paradiso in cui dopo le onde della cupidigia vengono i bozzacchioni dei susini, e poi la pelle bianca che si fa nera della luna, e poi la classe che vira di bordo, e poi il fiore che dà frutto vero? Hanno a dir male, per certo, essi che in Dante non vogliono considerare se non la parte formale. Ebbene io spero che ne penseranno meno peggio per quello che, con l'aiuto della scolastica, io ho mostrato e sono per mostrare intorno al legame di codeste imagini svariate e disformi, tenute insieme però dall'unica idea della rigenerazione del volere, prodotta dalla grazia del battesimo rinnovellata dall'autorità imperiale. Ne penseranno meno peggio, quando vedranno che Beatrice, in quel suo discorso, riassume la divina Comedia nelle sue prime ed essenziali concezioni e figurazioni, facendo riapparire la fiumana su cui il mar non ha vanto, e la selva che si passa per virtù della luna che c'è e non c'è,per incertam lunam; richiamando al nostro pensiero quei motivi iniziali d'acqua e vegetazione; d'acqua Acherontea che se non si varca supiù lieve legno, ci invischia poi nel brago, ci bolle nel fuoco, ci serra nel gelo; di vegetazione selvatica, che se non è favorita da convenevole temperie, o tale resta, o ci trasforma poi in bestie o in semiferi peggiori o in diavoli pessimi.[427]Ne penseranno meno peggio, quando vedranno dove ci conduce laclasse(latinismo fuor di rima), laclassecosì stranamente comparsa dopo i bozzacchioni e la luna bianca nera[428](si noti anchecome è bella questa bruttezza, quando s'intenda!), e che è così stranamente seguìta dal fiore che allega, come causa da effetto: unaclassediretta che fa sì che le susine non si convertano in bozzacchioni! Ma quellaclasseci conduce all'Acheronte, e perciò al battesimo, e perciò alla pianta che fiorisce e al fiore che allega, e perciò alla grazia, e perciò alla luna che c'è e non si vede,bianca nera, e perciò a Lucia. Quellaclassein vero ci porta a Miseno:hunc conde sepulcro! Sì:la classeandrà bene, sol quando l'umanità, per opera dell'impero strumento della grazia,seppellirà Miseno; il quale così insepolto, cioè battezzato invano, come i più degli uomini insepolti misticamente, nel vestibolo infernale, insepolti perchè ebbero in vano quel battesimo che è un conseppellirsi col Cristo; insepolto; edehu nescis! non lo sapete! e perciò lo dico io e lo figuro in tanti modi e lo faccio dire da Marco e da Beatrice! il qual Miseno, che è il primo amico d'ognuno (l'appetito sensitivo, il tallo, la pianta che ha non solo da fiorire ma da allegare e fruttare); il qual Miseno (Aen. VI150)totam... incestat funereclassem.[429]Questo battesimo figurato, che dissolve latenebrae che è iterato per l'ombra e il veleno della carne,[430]imprime ciò che il sacramento vero: ilcharacter, per cui Dante è riconosciuto, alle parole di Virgilio, dai fantasmi e dai diavoli, e lasciato passare e portato sui fiumi dell'inferno, derivati dall'Acheronte che spiccia dalla colpa originale.[431]Nè mancano nell'immensa Visione le imagini degli altri sacramenti. Ildel ciel messoviene come lo Spirito Santo agli Apostoli: “Dal cielo si produsse d'un tratto un suono, come d'un vento (spiritus) forte che venisse, e riempì la casa tutta...„[432]E già venìa...un fracasso d'un suonpien di spavento...non altrimenti fatto che d'unventoimpetuoso... (Inf. 9, 64).E un cenno a quel che segue negli Atti, “che apparvero lingue spartite, comefuoco„, può essere in quella ragione naturale data dell'impeto del vento, impetuosoper gli avversi ardori. Ora la confermazione o cresima, si sa in che rapporto sia con quella narrazione evangelica. E si veda: non è figurata l'imposizion delle mani nell'atto di Virgilio che chiude con le sue mani gli occhi a Dante, atto che è seguìto dall'ammonimento di mirar la dottrina ascosta sottoil velame? non è adombrato nel vento che vienesull'onde, sull'ondedello Stige che è la continuazione d'Acheronte, d'Acheronte o Letè, il fiume battesimale che Dante aveva passato poco prima, non è adombrato, in quel vento sull'acqua, quel versetto: “Giovanni battezzò conacqua: voi sarete battezzati con loSpirito Santotra non molti giorni„?[433]Il fatto è che dopo quel vento impetuoso (vehementis, ha il testo sacro), tanto gli Apostoli quanto il Poeta sono corroborati nell'anima: Dante, che non mai aveva temuto come avanti Dite, entra sicuro appresso le parole sante. Il luogo è una fortezza, egli che v'entra, è un milite; ed entra senza guerra, perchè la guerra era vinta. (Inf. 9, 104) Chi l'aveva vinta, è Enea, doppiamente connesso allo Spirito Santo, e perchè eletto nel cielo padre di Roma e perchè dotato della virtù eroica.[434]Anche: a principio e al fine della missione di Virgilio nel purgatorio, a piedi e in cima al monte santo, Virgilio compie due riti che hanno l'aria di sacramentali. Distende nel piano, sull'erbetta molle di rugiada, ambe le mani, e lava le guancie di Dante e poi lo cinge del giunco schietto; (Pur. 1, 121) sul grado superno ficca gli occhi nel suo figlio, lo proclama libero, corona e mitria lui sopra lui (Pur. 27, 125) Là Dante è che dalla tomba ha aperto gli occhi alle stelle, cioè uno che muore, perchè altro non è cristianamente il morire del pio, se non un aprir gli occhi nel chiuderli: quella lustrazione non è forse l'olio santo, col quale l'uomo va avanti Dio senza più alcuna nebbia? (Pur. 1, 97) E il giunco m'ha l'ariadell'umileissopo di cui asperso l'uomo si monda. Qua, nel grado superno, Dante ha, con quella spiritual corona e mitria, da Virgilio la licenza d'entrar nella foresta dove vedrà la visione che ha da scrivere “in pro' del mondo che mal vive„, (Pur. 32, 103) e apprenderà le parole che deve insegnare ai vivi di questa vita mortale: (Pur. 33, 52) non è codesto l'ordine sacro? E tutto il salire per il monte èpenitenza; ma con lapenitenzasi fonde l'eucaristia, quando Beatrice pronunzia quelle solenni parole, che non sembreranno belle se non quando ci saremo assuefatti al linguaggio mistico di Dante, linguaggio conforme a quello del sacri libri, pieno d'idee e imagini che dai trivii talora metton l'ali e s'inalzano ai cieli: quelle solenni parole: (Pur. 30, 142)L'alto fato di Dio sarebbe rotto,se Letè si passasse, e talvivandafosse gustata senz'alcuno scottodipentimentoche lagrime spanda.Qualvivandaè nel passaggio d'un fiume? Ma questo passaggio del Letè, combinato col dolce bere ad Eunoè, è tale che l'uomo n'esce “rifatto„, (Pur. 33, 143) come per quellasantissimabevanda e vivanda, che è l'Eucaristia, detta appuntorefectio.[435]E aggiungerò parole sullenozze? In Dio sapientissimo la sapienza è “per modo perfetto e vero, quasi pereterno matrimonio„. (Co. 3, 12) Ematrimonioè dunque l'ascendere di Dantefilosofandoall'Atene celestiale: filosofando, cioè amando lasapienza la quale è Beatrice, possedendo Beatrice, con Beatrice congiunto per sempre.[436]

Dante, come Enea, va per altro viaggio a cercare il suo Anchise, e trova prima il suo Museo che lo conduce a lui; come Giacobbe, serve, nel tempo e modo stesso, a Laban che è la Grazia della remission de' peccati; per avere la sua Rachele. Ma è Dante, non Enea e non Giacobbe: egli va a cercare e vuol avere la suainveterata, in cui è la vecchiezza sapiente di Anchise e la giovane e bella femminilitàdi Rachele. E alla sua antica ed eternamente giovane Beatrice è addotto non dal vecchio Museo, ma dall'eternamente giovane e antica Musa, Matelda.

Enea ha, per iscendere, un ammonimento dal suo vate, cioè dalla Sibilla: “hunc... conde sepulcro!„ (Aen. VI122) “T'hai il corpo esanime d'un amico, e non lo sai. Portalo al luogo suo: seppelliscilo:soltantocosì vedrai le selve Stigie e i regni dove i vivi non possono penetrare„.[412]Il novello Enea non può fare il viaggio dell'antico se non al medesimo patto: seppellire il corpo d'un amico: soltanto così. L'esattezza è mirabile: soltanto così, Dante vedrà la selva Stigia, sarà nei regni invii ai viventi. E il corpo deve essere esanime.

D'un amico, del primo amico, come Dante poteva intendere che fosse Miseno Eolide a Enea, daquei versi che ricordò nella Monarchia: “Si ha da ascoltare il medesimo (Virgilio) nel sesto, quando parlando di Miseno morto, che era stato ministro d'Ettore in guerra, e dopo la morte di Ettore s'era fatto ministro d'Enea, dice Misenonon inferiora sequutumetc.„. Del primo amico, e ministro suo in guerra. Perchè, chi è colui che Dante deve seppellire? Il proprio corpo, sè stesso. Invero l'uomo “dal principio sè stesso ama„. (Co. 4, 22) Ecco il primo amico. Vero è che poi “conoscendo in sè diverse parti, quelle che in lui sono più nobili, più ama„, e poichè “più nobile parte dell'uomo sia l'animo che il corpo, quello più ama„. (ib.) Ma lì si dice “ama„ per dire “deve amare„; nel fatto, ama più ciò che deve amar meno: il corpo. E qui si tratta di uomo che ritorna a essere ciò che dovrebbe essere e non è; d'uomo che ha da seppellire, dunque, quello che ama più e deve amar meno: il corpo. Chè qui si parla di battesimo.[413]

S. Paolo (Dante dopo essere stato Enea, diverrà Paolo) ha del battesimo queste due gradazioni del medesimo concetto che è “quicumque baptizati sumus in Christo Iesu, in morte ipsius baptizati sumus„:[414]la prima: “mortui sumus cum Christo„;[415]la seconda: “consepulti sumus[416]cum illo per baptismum in mortem,ocomplantati facti sumus similitudini mortis eius„. La somiglianza nella morte e nella sepoltura o nel nascondimento sotterra come d'un seme, porta poi la somiglianza nell'effetto. Questasomiglianza è espressa o col vivere o risorgere dai morti o col “camminarein novitate vitae„.[417]Dico subito che Dante, dopo essere uscito dal passo della selva ed aver riposato il corpo lasso, “cammina„. E aggiungo che nella selva era quasi morte, e che il corpo uscendo da quella quasi morte mediante una specie di morte (quasimorte anch'essa), è non altro che lasso e non ha bisogno che d'un po' di riposo, e poi si trova “mortificato„ soloex parte: zoppica da un piede. Nel passare, invece, la vera fiumana, il suo corpo è “esamine„ esattamente, come quello del Miseno, poichè ne era stato vinto ciascun sentimento; e poi il suo occhio è a dirittura “riposato„. Ma sopra tutto occorre notare che questa volta Dante non muore soltanto, non cade soltanto, come uomo cui sonno piglia, ma si trova di là, nella proda d'abisso, sotterra, nella tomba: è sepolto.[418]Ora è evidente che con quella prima quasi morte o mezza morte, non seguìta da seppellimento, in confronto dell'altra morte e sepoltura, Dante vuol esprimere la necessità che dice S. Agostino, di conformarsi con la volontà,cum primum sapere coeperit, al battesimo ricevuto da parvolo; la qual necessità è di tutti, di quelli ancora che si danno alla vita attiva. La qual sentenza generica di S. Agostino è trascritta in questo passo di S. Bernardo: “Il fatto d'avervi prima generati (il battesimo è morte, cioè nascita o rinascita) col sacramento della pietà, sebbenefosse volontario per chi generava, non potè essere volontario per chi era generato; chè questi non avevano alcun uso della volontà, nessun esercizio della ragione; e perciò non vi fu alcun riconoscimento della generazione stessa, nessun conoscimento di tanto genitore. Solo ora la generazione volontaria fa un sacrifizio volontario, secondo quel detto (Ps.53, 8): volontariamente a te sacrificherò e confesserò il tuo nome, poichè è bene„.[419]Ma già S. Bernardo, sebbene pronunzi una verità generale, non l'applica qui a tutti, ma a soli quelli che si danno alla vita contemplativa. Per questi, per questi, succede tal rinnovazione (non ripetizione) del battesimo. E perciò succede a Dante, se è vero, come è vero, che il passaggio dell'Acheronte è il suo entrare nella vita contemplativa. E succede la rinnovazione spirituale e volontaria d'un vero battesimo, con la morte e la sepoltura.

Il passaggio dell'Acheronte ha tutte le note del battesimo, come era significato misticamente.[420]Non possiamo dire il modo proprio con cui Dante passò, perchè egli, nella sua alta finzion poetica, essendo addormito, essendo anzi morto, non lo può dire. Egli finge di non saperlo nemmen esso. Ma passò mediante quella croce, che si segna sul neofito, mediante quel legno della croce, che è il più lieve legno, indicato da Caron, che è l'arca in cui si galleggia sul diluvio della perdizione. Passò o sulle acque come Gesù e Pietro, o tra le acque che si scostarono per lui, come già per gli ebrei fuggenti dall'Egitto.Passò tra il rimbombo della tempesta, quale era quella che minacciò la navicella degli apostoli. Ma in che modo proprio, non è dato sapere, se non se forse ci dà qualche indizio, come vedremo, di ciò che fu la propria imaginazione di Dante in questo passaggio, l'altro passaggio del fiume che equivale misticamente all'Acheronte, e che è il Letè nel quale fu tuffato, e così passò. Comunque sia, dobbiamo tener per certo che Dante in sì fatto passaggio adombrò la rinnovazione del battesimo, del perfetto battesimo, che lo liberava dallanguor naturaeconseguenza dell'umana colpa. Ora noi vedremo che “altro battesimo, secondo battesimo„ è ciò per cui si entra nella vita contemplativa; e potremo esser certi sì, che battesimo fu il passaggio dell'Acheronte, e sì, che ingresso alla vita contemplativa fu quel passaggio; e che il poema di Dante ha, dunque, tale argomento, di rinunzia alla vita attiva, e che perciò non fu potuto cominciare se non dopo la morte d'Arrigo imperatore; e che la selva oscura è il peccato originale, come il vestibolo e il limbo, e che perciò le tre fiere sono il peccato attuale ossia le tre disposizioni; e che son vere tante illazioni e tanti corollari che ho esposti nei miei libri danteschi, e che è certo che io, aiutato certo nella mia umiltà dalla grande anima di colui che morì nella mia terra, ho veduto attraverso il velame e ho contemplata la mirabile visione.

Vita contemplativa è per eccellenza di coloro che fanno la professione religiosa. Ebbene la professione religiosa è detta e considerata un “secondo battesimo„. Primo fu, credo, S. Girolamo a usare questa espressione. Egli dice, scrivendo a Paula, sulla mortedella figlia di lei: “In vero se immaturamente la morte l'avesse rapita mentre era in desiderii secolari e pensava (Dio ne tenga lontani i suoi!) alle delizie di questa vita, sarebbe ella stata da piangere. Ma poichè invece, col favore del Cristo, già da quattro mesi s'è lavata colsecondo, per così direbattesimo del proposito(cioè della profession religiosa), e quindi ella è vissuta così che, spregiato il mondo, ha sempre avuto in cuore il monastero...„ non c'è da piangere.[421]Questo concetto ricorre più volte nel fedele di Maria, maestro di Dante.[422]Egli dice: “Agl'immondi principalmente il Cristo aprì questa via, egli che venne a cercare e a salvare ciò ch'era perito nelle vie del secolo„. Lasciamo star gli immondi; ma certo Dante era per essere ucciso nellevie del secolo, e si mise per un altro cammino. “Che dunque?„ continua l'Abate “passerà uno macchiato per la via santa? No. Venga quanto si voglia macchiato a quella, e tuttavia non passerà macchiato per quella: perchè quando passerà, non sarà macchiato. La via santa lo ammette macchiato, ma, ammessolo,subito lo lava; che lava ogni reità quasi fosseun secondo battesimodi penitenza...„[423]Altrove S. Bernardo dichiara il perchè di questo nome:secondo battesimo. “Voi volete saper da me, donde, tra gli altri istituti di penitenza, la disciplina monastica abbia meritatacodesta prerogativa di chiamarsi secondo battesimo. Credo, per la perfetta rinunzia al mondo e per la singolare eccellenza della vita spirituale per cui una così fatta conversazione essendo superiore a tutti i generi di vita umana, fa chi la professa e ama, simile agli angeli, dissimile dagli uomini; anzi torna a formare nell'uomo l'imagine divina, configurandoci al Cristo, a mo' del battesimo. E infine siamo battezzati con una specie di secondo battesimo, mentre, per ciò che mortifichiamo le nostre membra che sono sulla terra, ci rivestiamo di nuovo del Cristo, piantati sotterra di nuovo a somiglianza della morte di lui.„[424]Anche: “Vieni o Signore Gesù... Noi saremo veramenteliberi, se tu ci libererai. Facemmo vano il primo patto... sottomettendoci a una misera schiavitù, (Dante nella selva era servo). Pertanto, o fratelli, convieneci ribattezziamo; ci è necessario stringere un secondo patto; ci è mestieri una seconda professione; nè più basta rinunziare al diavolo e alle opere di lui; bisogna rinunziare,sì al mondo, sì alla propria volontà. (Dante in vero, fa suo il volere di Virgilio, e così giunge a libertate). Il mondo ci sedusse, la volontà ci travia. Nel primo battesimo, quando la nostra volontà non ci aveva ancora punto nociuto, bastò rinunziare al diavolo, per la cui invidia il peccatoinsieme e la morte entrando per l'entrata medesima, passarono a tutti gli uomini. Dopo che manifestamente provammo le blandizie del mondo fallace e l'infedeltà del nostro volere, in questosecondo, per così dire,battesimo della nostra conversionedobbiamo non solo risarcire il primo patto, ma rinunziare alle passioni stesse„.[425]Noi vediamo che S. Bernardo questo secondo battesimo, che è la profession religiosa o il rinunziare al mondo o secolo e mettersi nella via santa, nella via di Dio, nella vita spirituale, lo dice uguale, non alla semplice morte, ma al nascondimento sotterra, alla sepoltura. Il che più chiaro dice, parlando d'un fra' Natale: “Fu di nuovosepolto col Cristomedianteil battesimo dell'eremo: io starò a metter fuori i vizi di lui, già seppelliti?„[426]

Così il novello Enea obbedisce al precetto del vate, cui aveva gridato il suoMiserere. Il vate gli dice: A te conviene altro viaggio; gli dice: ti trarrò per loco eterno; gli viene a dire: Andrai a immortalesecolo, e vi sarai sensibilmente: il che tutto torna a rinnovare l'ammonimento:Hunc conde sepulcro. Il Miseno ch'egli ha da seppellire è lui stesso, suo primo amico esanime. Dopo, vedràlucos stygiose sarà nella tomba. E nella tomba si trova, dopo il passaggio dell'Acheronte, e non sa dove si trovi. E vedelucos stygios; boschi o selve, per mo' di dire (questo attenuamentoper così direbisogna ripeterlo a ogni tratto interpretando il Poeta mistico, come lo vediamo ripetuto in S. Bernardo e in tutti gli scrittori così fatti): vede una selva: la selva,dico, di spiriti spessi. (Inf. 4, 66) E selva Stigia, sì: passato l'Acheronte, sottentra lo Stige, che si mostra solo al quarto cerchio, ma che continua subito l'Acheronte sin dal cerchio superno.

Quand'egli passò la selva oscura, che era anch'essa una specie di fiumana, un Acheronte anch'essa che si valica a nuoto, fu aiutato da un lume, che egli non vedeva e non narra: dal lume di grazia, dal lume della luna piena, da Lucia. Nell'Acheronte, da chi se non dalla medesima grazia o Lucia? Il Letè attraversò tenuto da Matelda; l'Acheronte, aiutato, in modo misterioso, da Lucia, la quale in modo pur misterioso lo recherà poi all'ingresso del Purgatorio. In qual forma venisse, ella che è donna, luna, aquila, folgore, non vuol Dante che si sappia; e tuttavia possiamo imaginarcelo con un'imaginazione di Dante: e con qual altra? La croce nel passaggio che è un battesimo, ci ha da essere: ell'è il più lieve legno. E ci ha da essere la grazia, nel battesimo; la grazia che poi nella lunga via fa meravigliare tutti (per es. Pur. 14, 14); la grazia o Lucia. Lucia è figurata, nel sogno che Dante sognò con lamente divinatrice, in un'aquila con penne d'oro: l'aquila imperiale. (Pur. 9, 20) Questa scende come folgore. Ora un lampo vermiglio è quello che vince i sentimenti di Dante, avanti l'Acheronte. Dorme qui Dante, e dorme là: la grazia opera senza che ce n'accorgiamo e oltre il merito nostro. Venne anche questa volta l'aquila? E allora, la croce? Ecco: Dante nel paradiso contempla la croce di spiriti beati del ciel di Marte. Nel tempo in cui una donna da rossa per vergogna si rifà bianca, egli vede il rosso di Marte cambiarsi nel bianco di Giove: e invece degli spiriti nella croce, vede altri spiriti, volitanti nella grande frase della Giustizia, formare all'ultimo “la testa e il collo d'un'aquila„. (Pur. 18, 107) Ma qui manca possa alla nostra fantasia. A noi, dove Dante non disse, basti dire che egli passò l'Acheronte mediante la croce che è aquila.

Così entriamo nel grande significato della divina Comedia. Dante è l'uomo o gli uomini, nella via del mondo o nella via di Deo. Il ribattezzatore dell'umana volontà è il potere imperiale. È questa luna piena che trae l'umanità dalla selva oscura, è questo altro sole, anzi, che impedisce che il mondo disvii, è questa luce o Lucia che fa varcare al genere umano il fiume che è morte e vita, vita e morte; è questo “governo„ che deve fare sì che il frutto venga dopo il fiore del volere, ossia che il battesimo non sia invano: (Par. 27, 147)

sì che la classe correrà diretta.

sì che la classe correrà diretta.

Gli ammiratori d'un Dante astratto da' suoi tempi e dalla sua scolastica, che cosa hanno a dire a codestopasso del Paradiso in cui dopo le onde della cupidigia vengono i bozzacchioni dei susini, e poi la pelle bianca che si fa nera della luna, e poi la classe che vira di bordo, e poi il fiore che dà frutto vero? Hanno a dir male, per certo, essi che in Dante non vogliono considerare se non la parte formale. Ebbene io spero che ne penseranno meno peggio per quello che, con l'aiuto della scolastica, io ho mostrato e sono per mostrare intorno al legame di codeste imagini svariate e disformi, tenute insieme però dall'unica idea della rigenerazione del volere, prodotta dalla grazia del battesimo rinnovellata dall'autorità imperiale. Ne penseranno meno peggio, quando vedranno che Beatrice, in quel suo discorso, riassume la divina Comedia nelle sue prime ed essenziali concezioni e figurazioni, facendo riapparire la fiumana su cui il mar non ha vanto, e la selva che si passa per virtù della luna che c'è e non c'è,per incertam lunam; richiamando al nostro pensiero quei motivi iniziali d'acqua e vegetazione; d'acqua Acherontea che se non si varca supiù lieve legno, ci invischia poi nel brago, ci bolle nel fuoco, ci serra nel gelo; di vegetazione selvatica, che se non è favorita da convenevole temperie, o tale resta, o ci trasforma poi in bestie o in semiferi peggiori o in diavoli pessimi.[427]Ne penseranno meno peggio, quando vedranno dove ci conduce laclasse(latinismo fuor di rima), laclassecosì stranamente comparsa dopo i bozzacchioni e la luna bianca nera[428](si noti anchecome è bella questa bruttezza, quando s'intenda!), e che è così stranamente seguìta dal fiore che allega, come causa da effetto: unaclassediretta che fa sì che le susine non si convertano in bozzacchioni! Ma quellaclasseci conduce all'Acheronte, e perciò al battesimo, e perciò alla pianta che fiorisce e al fiore che allega, e perciò alla grazia, e perciò alla luna che c'è e non si vede,bianca nera, e perciò a Lucia. Quellaclassein vero ci porta a Miseno:hunc conde sepulcro! Sì:la classeandrà bene, sol quando l'umanità, per opera dell'impero strumento della grazia,seppellirà Miseno; il quale così insepolto, cioè battezzato invano, come i più degli uomini insepolti misticamente, nel vestibolo infernale, insepolti perchè ebbero in vano quel battesimo che è un conseppellirsi col Cristo; insepolto; edehu nescis! non lo sapete! e perciò lo dico io e lo figuro in tanti modi e lo faccio dire da Marco e da Beatrice! il qual Miseno, che è il primo amico d'ognuno (l'appetito sensitivo, il tallo, la pianta che ha non solo da fiorire ma da allegare e fruttare); il qual Miseno (Aen. VI150)

totam... incestat funereclassem.[429]

totam... incestat funereclassem.[429]

Questo battesimo figurato, che dissolve latenebrae che è iterato per l'ombra e il veleno della carne,[430]imprime ciò che il sacramento vero: ilcharacter, per cui Dante è riconosciuto, alle parole di Virgilio, dai fantasmi e dai diavoli, e lasciato passare e portato sui fiumi dell'inferno, derivati dall'Acheronte che spiccia dalla colpa originale.[431]Nè mancano nell'immensa Visione le imagini degli altri sacramenti. Ildel ciel messoviene come lo Spirito Santo agli Apostoli: “Dal cielo si produsse d'un tratto un suono, come d'un vento (spiritus) forte che venisse, e riempì la casa tutta...„[432]

E già venìa...un fracasso d'un suonpien di spavento...non altrimenti fatto che d'unventoimpetuoso... (Inf. 9, 64).

E già venìa...un fracasso d'un suonpien di spavento...non altrimenti fatto che d'unventoimpetuoso... (Inf. 9, 64).

E un cenno a quel che segue negli Atti, “che apparvero lingue spartite, comefuoco„, può essere in quella ragione naturale data dell'impeto del vento, impetuosoper gli avversi ardori. Ora la confermazione o cresima, si sa in che rapporto sia con quella narrazione evangelica. E si veda: non è figurata l'imposizion delle mani nell'atto di Virgilio che chiude con le sue mani gli occhi a Dante, atto che è seguìto dall'ammonimento di mirar la dottrina ascosta sottoil velame? non è adombrato nel vento che vienesull'onde, sull'ondedello Stige che è la continuazione d'Acheronte, d'Acheronte o Letè, il fiume battesimale che Dante aveva passato poco prima, non è adombrato, in quel vento sull'acqua, quel versetto: “Giovanni battezzò conacqua: voi sarete battezzati con loSpirito Santotra non molti giorni„?[433]Il fatto è che dopo quel vento impetuoso (vehementis, ha il testo sacro), tanto gli Apostoli quanto il Poeta sono corroborati nell'anima: Dante, che non mai aveva temuto come avanti Dite, entra sicuro appresso le parole sante. Il luogo è una fortezza, egli che v'entra, è un milite; ed entra senza guerra, perchè la guerra era vinta. (Inf. 9, 104) Chi l'aveva vinta, è Enea, doppiamente connesso allo Spirito Santo, e perchè eletto nel cielo padre di Roma e perchè dotato della virtù eroica.[434]Anche: a principio e al fine della missione di Virgilio nel purgatorio, a piedi e in cima al monte santo, Virgilio compie due riti che hanno l'aria di sacramentali. Distende nel piano, sull'erbetta molle di rugiada, ambe le mani, e lava le guancie di Dante e poi lo cinge del giunco schietto; (Pur. 1, 121) sul grado superno ficca gli occhi nel suo figlio, lo proclama libero, corona e mitria lui sopra lui (Pur. 27, 125) Là Dante è che dalla tomba ha aperto gli occhi alle stelle, cioè uno che muore, perchè altro non è cristianamente il morire del pio, se non un aprir gli occhi nel chiuderli: quella lustrazione non è forse l'olio santo, col quale l'uomo va avanti Dio senza più alcuna nebbia? (Pur. 1, 97) E il giunco m'ha l'ariadell'umileissopo di cui asperso l'uomo si monda. Qua, nel grado superno, Dante ha, con quella spiritual corona e mitria, da Virgilio la licenza d'entrar nella foresta dove vedrà la visione che ha da scrivere “in pro' del mondo che mal vive„, (Pur. 32, 103) e apprenderà le parole che deve insegnare ai vivi di questa vita mortale: (Pur. 33, 52) non è codesto l'ordine sacro? E tutto il salire per il monte èpenitenza; ma con lapenitenzasi fonde l'eucaristia, quando Beatrice pronunzia quelle solenni parole, che non sembreranno belle se non quando ci saremo assuefatti al linguaggio mistico di Dante, linguaggio conforme a quello del sacri libri, pieno d'idee e imagini che dai trivii talora metton l'ali e s'inalzano ai cieli: quelle solenni parole: (Pur. 30, 142)

L'alto fato di Dio sarebbe rotto,se Letè si passasse, e talvivandafosse gustata senz'alcuno scottodipentimentoche lagrime spanda.

L'alto fato di Dio sarebbe rotto,se Letè si passasse, e talvivandafosse gustata senz'alcuno scotto

dipentimentoche lagrime spanda.

Qualvivandaè nel passaggio d'un fiume? Ma questo passaggio del Letè, combinato col dolce bere ad Eunoè, è tale che l'uomo n'esce “rifatto„, (Pur. 33, 143) come per quellasantissimabevanda e vivanda, che è l'Eucaristia, detta appuntorefectio.[435]

E aggiungerò parole sullenozze? In Dio sapientissimo la sapienza è “per modo perfetto e vero, quasi pereterno matrimonio„. (Co. 3, 12) Ematrimonioè dunque l'ascendere di Dantefilosofandoall'Atene celestiale: filosofando, cioè amando lasapienza la quale è Beatrice, possedendo Beatrice, con Beatrice congiunto per sempre.[436]


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